Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Triveneto

  • Pedofilia in Agordino (BL). 10 mamme: “il parroco ha violentato le nostre bimbe”, I Carabinieri ascoltano le mamme

    Pedofilia in Agordino (BL). 10 mamme: “il parroco ha violentato le nostre bimbe”, I Carabinieri ascoltano le mamme

    di Lauredana Marsiglia
    AGORDINO (BELLUNO) – Una brutta gran brutta storia, che già divide il paese e che ormai da tempo circola come veleno tra un rosario e il caffè al bar. Al centro della vicenda presunti atti di violenza sessuale nei confronti di ragazzine che frequentano la parrocchia. Il nord magnetico dell’inchiesta sarebbe il reverendo, da qualche anno a capo della chiesa locale dopo che il suo predecessore fu costretto ad andarsene sotto il tiro di continui dispetti da parte di ignoti che minarono profondamente la sua resistenza. Un giorno fece le valige e non tornò più.
    Proprio ieri le braci del sospetto si sono riattizzate con l’audizione, da parte dei carabinieri, di ben dieci mamme di altrettante bimbe.

    Dettagli e approfondimenti sul Gazzettino di Belluno in edicola oppure nell’edizione digitale cliccando qui

    Venerdì 28 Febbraio 2014

    http://www.gazzettino.it/NORDEST/BELLUNO/a…ie/546421.shtml

  • Il paese si schiera con il suo parroco

    Il paese si schiera con il suo parroco

    Il pedofilo don Paolo Biasi, circondato da bambini e ragazzini, chiede perdono e invoca la parola d’ordine: SILENZIO. E alle sue vittime quando chiede perdono?

     Don Paolo ha ringraziato e invitato a restare uniti: «Importante sentire di avere vicino tante persone» I genitori: «È il segno che non crediamo alle accuse»

    «Silenzio, preghiera e perdono»: è in questo modo che don Paolo Biasi, parroco di Ca’ degli Oppi, sta affrontando la bufera sollevata dalla trasmissione tv «Le Iene», che ha riaperto il caso della sua condanna per molestie, risalente al 2010 e già scontata. Il sacerdote ha parlato al termine della veglia di preghiera che si è tenuta venerdì sera nella chiesa parrocchiale di San Girolamo.

    Veglia alla quale hanno preso parte più di 300 parrocchiani, facendo sentire la loro vicinanza al parroco. Alla vista della chiesa gremita, il sacerdote ha fatto una prova microfono dicendo: «Di solito si dice uno, due, tre prova. Stasera permettetemi di dire, uno, due, tre… grazie». A questo punto è scoppiato un fragoroso applauso, durato alcuni minuti che hanno fatto commuovere don Biasi. E’ seguita a battimani la recita del rosario, dell’invocazione allo Spirito Santo e della preghiera per la santificazione dei sacerdoti.

    Quindi una melodia, suonata da un violino, ha preceduto le poche parole di saluto del parroco all’assemblea. «E se questo momento di dolore servisse a renderci più uniti?», si è domandato dall’altare don Paolo. «Ringrazierei Dio se fosse così. Stasera qui non ci sono gruppi diversi, ma siamo una sola comunità cristiana unita. Continuiamo a restare uniti». Quindi, salutato da tanti fedeli che li si sono fatti attorno, ha stretto loro la mano, uno ad uno.

    «Speriamo che il Signore mi dia la salute», ha aggiunto don Biasi alle parole iniziali («Silenzio, preghiera e perdono»). Comunque la partecipazione alla veglia è stata un segnale chiaro: la comunità è dalla sua parte. «Sicuramente», risponde il sacerdote, «è importante sentire di avere vicino tante persone».
    Don Biasi è riuscito a tenere testa alle incalzanti e provocatorie domande delle «Iene», recitando l’Ave Maria. «Per mezza giornata, alcune persone con la microtelecamera addosso, attendevano il nostro parroco in tutti gli angoli della parrocchia per riprenderlo», raccontavano in chiesa i fedeli accorsi per la veglia.
    I bambini e i ragazzi del catechismo, due ore prima del rosario di venerdì, si sono presentati in chiesa con un cartellone di foto per assistere alla messa del loro «don». «Questo è il segno che noi non crediamo alle accuse che gli sono state mosse e mandiamo i nostri figli tranquille al catechismo», hanno sottolineato alcuni genitori, con accanto le catechiste, al termine del momento di preghiera.

    «La cosa sembrava chiarita dopo la lettera del vescovo: non capisco perchè sia rispuntata fuori in questo momento con tanto fragore», commenta il sindaco di Oppeano, Alessandro Montagnoli, anche lui in chiesa alla veglia. «Nei confronti della comunità di Ca’ degli Oppi, don Paolo si è comportato bene ed è stato ben accolto. E’ un prete giovane che ha già iniziato a lavorare coinvolgendo bambini e ragazzi», sottolinea il sindaco. «Avevamo saputo come amministrazione della vicenda che l’aveva coinvolto e per la quale era stato condannato, ma abbiamo saputo anche che egli si è sempre dichiarato innocente».
    «Comunque, ritengo sia la diocesi a dover prendere una posizione in merito alla situazione che si è creata e mi auguro non venga strumentalizzata dalla politica, visto che siamo prossimi alle elezioni amministrative ed europee», conclude Montagnoli.

    «Quando è giunto tra noi, si è detto subito disponibile ad incontrare in canonica chiunque avesse voluto chiarimenti o spiegazioni sulla vicenda capitata quando era in Umbria», fa notare Mirko Vertuan, presidente dell’Avis di Ca’ degli Oppi e promotore della veglia dell’altra sera, «non ha mai voluto tenerci nascosto nulla. Perchè dunque ricorrere alla televisione per fargli del male? E’ stato un gesto scandaloso, al quale la comunità ha voluto ribellarsi venendo in chiesa stasera».

    «Ha scontato la sua pena e adesso è un uomo libero: non può essere perseguitato a vita», fa notare Francesca Feder terminata la preghiera. «E’ un sacerdote che ama stare in mezzo alla gente ed è giusto che torni a fare il parroco: in questi mesi ha dimostrato di avere ottime doti e potenzialità pastorali. Gli auguro che stando in mezzo a noi, riesca a superare questa prova durissima».

    Zeno Martini

    http://www.larena.it/stories/Provincia/642247_il_paese_si_schiera_con_il_suo_parroco/

  • Cà degli Oppi: prete condannato per pedofilia ora dice Messa nella Bassa Veronese

    Cà degli Oppi: prete condannato per pedofilia ora dice Messa nella Bassa Veronese

    CA’ DEGLI OPPI (VERONA), 9 FEBBRAIO 2014- I fatti per i quali don Paolo Biasi è stato condannato risalgono al 2005. Quattro ragazze di 14 anni avevano sporto denuncia contro il prete per averle “palpeggiate in diverse occasioni al seno”. Oggi è parroco a Cà degli Oppi, nel veronese.

    Il processo inizia nel 2008. Nel 2010 il prete viene condannato ad un anno e mezzo in primo grado con la condizionale e al risarcimento di 20mila euro a due delle vittime. Il suo avvocato gli consiglia di ricorrere in appello, ma don Paolo rinuncia, pur dichiarandosi innocente. Già all’apertura del processo, il prete era stato rimosso dalla parrocchia di Castel Ritaldi e spedito a Verona, sua città natale. Il vescovo Zenti l’ha prima mandato a fare il cappellano a Castelletto di Brenzone per tre anni e poi l’ha messo alla guida della parrocchia di Cà degli Oppi. L’altra sera va in onda un servizio del programma “Le Iene”, dove il giornalista Pablo Trincia ha posto alcune domande direttamente a don Paolo e anche al vescovo . “È opportuno che un sacerdote condannato per molestie sessuali sia messo a insegnare catechismo a bambini e ragazzini?” ha chiesto Trincia. “Non poteva la diocesi trovargli un’altra collocazione a servizio di malati, anziani, carcerati o dietro ad una scrivania? Non è pericoloso lasciarlo ancora a contatto di minori dopo quello che ha fatto? Oppure il Vaticano non riconosce la giustizia italiana che ha emesso una condanna diventata definitiva con la rinuncia al ricorso?”. Di tutta risposta il prete recita diverse “Ave Maria”. A spiegare la posizione della Chiesa è invece il direttore dell’ufficio stampa della diocesi di Verona, don Bruno Fasani. “Innanzitutto va premesso che don Paolo ha un’indole particolarmente aperta, è un prete “amicone”, abbraccia i suoi parrocchiani e cerca una vicinanza fisica oltre che spirituale con loro: non lo dico io, ma fior fiore di esperti del comportamento che hanno avuto modo di studiare don Paolo arrivando a definire il suo modo di rapportarsi alle persone tipico di un adolescente, con grandi manifestazioni di cordialità. Ora, relativamente ai fatti incresciosi, sarebbe accaduto tutto una notte di Natale: dopo la messa, la sacrestia s’è riempita di gente per lo scambio di auguri e c’erano anche le due ragazzine che proprio in quella situazione sarebbero state molestate. Sono tornate a casa e hanno raccontato tutto ai genitori. Da lì, è partita la denuncia. Il fatto che don Paolo abbia potuto in mezzo a tanti parrocchiani” continua don Bruno Fasani “in sacrestia, toccare le ragazzine, è sembrato inverosimile a tutti e il processo è stato affrontato con la certezza che sarebbe finito in una bolla di sapone. Invece, arriva la condanna. Il vescovo di Spoleto d’accordo con il nostro monsignor Zenti decide allora di far tornare don Paolo a Verona. Viene mandato per tre anni a Castelletto di Brenzone, nel convento delle suore, a fare il cappellano. Il vescovo Zenti», prosegue don Fasani, seguendo le indicazioni di Roma sottopone don Paolo ad alcuni test medici eseguiti da professori del comportamento che confermano che, al di là di atteggiamenti adolescenziali privi però di ogni valenza libidica, è persona che non ha alcun tipo di problema dal punto di vista della pedofilia”. La Santa Sede dichiara: “Può tornare a fare il prete”. “Forte del giudizio di esperti e del nulla osta del Vaticano” conclude don Fasani, “il vescovo Zenti lo trasferisce da Castelletto a dirigere la parrocchia di Ca’ degli Oppi. E a prova che non ha nulla da tenere nascosto a nessuno, scrive ai parrocchiani una lettera che è stata letta in chiesa per annunciare il suo arrivo e spiegare l’intera vicenda”.

    Il vescovo Zenti assicura: “Sono state svolte approfondite indagini compiute in sede diocesana e presso la Santa Sede in seguito alle quali don Paolo è risultato del tutto innocente. Se si fosse rivelato che era realmente colpevole di molestie sessuali non ve lo avrei certo mandato come parroco. “Come vescovo me ne assumo la responsabilità”. Conclude don Fasani: “La faccenda è delicata ma dobbiamo stare attenti che la foga di vedere preti pedofili dappertutto porti a criminalizzare anche chi è innocente”, dicendo inoltre che questi sono “anni nei quali, soprattutto per tramite dei media, con disinvoltura si mescolavano accuse vere con accuse montate o inconsistenti” e dicendo che Don Paolo “ha vissuto la vicenda con angoscia e ha chiesto di non procedere all’appello perché non se la sentiva di sottoporsi ancora per lungo tempo a quel calvario mediatico che era stato usato contro di lui”.

    Federica Sterza

    Foto www.media.larena.it

    http://www.infooggi.it/articolo/ca-degli-oppi-prete-condannato-per-pedofilia-ora-dice-messa-nella-bassa-veronese/60113/

  • La sconvolgente risposta dei cittadini di Ca’ degli Oppi al servizio delle iene

    La sconvolgente risposta dei cittadini di Ca’ degli Oppi al servizio delle iene

    Il paese di Ca’ degli Oppi difende il proprio parroco, don Paolo Biasi, dalle accuse di molestatore rilanciate dalle «Iene» due sere fa su Italia Uno, non con una contro-trasmissione televisiva, ma con un’altra «arma»: la preghiera.

    Infatti ieri sera la comunità cadioppina si è data appuntamento nella chiesa di San Girolamo, piena all’inverosimile, presente anche il sindaco Montagnoli con la giunta, i rappresentanti di tutte le associazioni del paese. Una folla che ha pregato per il proprio parroco, pastore della parrocchia da appena quattro mesi, dopo essere stato per tre anni a Castelletto di Brenzone e come cappellano dell’ospedale di Malcesine. Ha pregato non perché venga mandato via, ma per trattenerlo.

    Ieri mattina, tra piazza Donatori di Sangue, il bar e la tabaccheria, non si parlava d’altro. Il sentimento comune è stato quello di prendere le difese del sacerdote, che ha subito una condanna definitiva per aver molestato alcune ragazzine di 14 anni durante il suo ministero in Umbria.

    Una cosa risaputa dalla comunità, che era stata avvertita dal vescovo monsignor Giuseppe Zenti tramite una lettera che spiegava la situazione prima del suo arrivo.
    Una lettera che ha fatto chiarezza tra i fedeli, che avevano saputo della questione in estate ed erano rimasti perplessi. Ma dopo il chiarimento del vescovo e la sua piena presa di responsabilità circa la scelta di inviare don Biasi a Ca’ degli Oppi, i dubbi sono stati fugati.

    Dopo averlo visto celebrare messa, averlo visto pregare, organizzare le attività pastorali e sentire le sue omelie, i cadioppini frequentanti e osservanti si sono decisamente schierati dalla parte del vescovo. Per questo ieri hanno voluto manifestare il loro disappunto circa la polemica sollevata dalle Iene, guarda caso dopo l’accusa pesante mossa dall’Onu al Vaticano sulla pedofilia. E l’hanno fatto proprio in chiesa e come una vera Chiesa. «Il paese l’ha accolto bene, dopo aver appreso della situazione direttamente dal vescovo», conferma l’assessore Luca Faustini, residente proprio a Ca’ degli Oppi, «Da noi non ci sono stati problemi».

    «Non ha alcun senso andare a tirar fuori una cosa vecchia di anni», prende le difese del parroco anche un altro residente della frazione, l’assessore Romolo Meneghelli, che ha una sua spiegazione per il caso mediatico che si è scatenato. «Sono state due – tre persone di qui ad andare a sollevare la questione, che per il resto della frazione era chiarita», continua Meneghelli. «Per noi, come amministratori e come residenti di Ca’ degli Oppi, è un’ottima persona, che si è già conquistata la stima di tutti, tranne di quelle poche persone, che conosciamo molto bene e che hanno cercato di mettere zizzania».

    «La gente sta molto attenta alle sue prediche e alle messe non si distrae, segno che riesce a catturare le menti e i cuori dei fedeli», fa notare Mattia Galbero, consigliere provinciale del Pdl, già consigliere comunale e anche presidente de La Magnifica Fabbriceria, una delle associazioni di volontariato più attive nella frazione.
    «Purtroppo c’è sempre chi vorrebbe mettere etichette ed è sempre pronta a condannare gli altri, ma non guarda mai dentro di sè. È vero che qualcuno aveva mosso qualche perplessità prima del suo arrivo, ma dopo la lettera del vescovo abbiamo capito la situazione», evidenzia il consigliere.

    «Quando abbiamo organizzato le iniziative natalizie, la gente del paese è venuta volentieri e anche lui ha sempre partecipato attivamente», aggiunge Galbero, «La comunità ha deciso di stare con lui, tranne i soliti sputasentenze, perchè non vuole che se ne vada dal paese e l’ha espresso pregando in chiesa, perchè il parroco si faccia forza, superi questo momento e rimanga al suo posto». «Tutti vogliono che rimanga qui tra noi a Ca’ degli Oppi», fa notare anche Mirko Vertuan, presidente dell’Avis di Ca’ degli Oppi, uno dei promotori della veglia di preghiera, «il 99 per cento della parrocchia e del paese è con il don. Con la serata di preghiera abbiamo voluto fargli sentire la nostra vicinanza. Tanti discorsi che sono venuti fuori sono inutili, perchè conosciamo nomi e cognomi di chi li ha fatti». «E poi, come ci insegna il Vangelo», concludono Galbero e Vertuan, «chi è senza peccato, scagli la prima pietra».

    Zeno Martini

    http://www.larena.it/stories/dalla_home/641536_una_folla_in_preghiera_per_il_parroco/

  • Scoppia il caso del prete condannato

    Scoppia il caso del prete condannato

    Quando si dice le coincidenze. Nello stesso giorno in cui l’Onu ha accusato il Vaticano di «aver sistematicamente adottato politiche che hanno portato alla prosecuzione degli abusi su minori e all’impunità dei sacerdoti colpevoli», la chiesa veronese è finita al centro delle polemiche dopo il servizio delle «Iene» sul prete condannato per molestie sessuali dal tribunale di Spoleto e trasferito a fare il parroco nella Bassa.
    I fatti risalgono al 2005. Quattro ragazze di 14 anni denunciano don Paolo Biasi per averle «palpeggiate in diverse occasioni al seno». Nel 2008 parte il processo. Nel 2010 il religioso viene condannato a un anno e mezzo con la condizionale e al risarcimento di 20mila euro a due delle vittime costituitesi parte civile.
    Per l’avvocato Laura Modena si tratta di una «sentenza che grida vendetta» e consiglia il ricorso in appello. Don Paolo non vuole andare avanti, rinuncia al secondo grado di giudizio pur dichiarandosi innocente.
    Rimosso già all’apertura delle indagini dalla parrocchia umbra di Castel Ritaldi, viene spedito a Verona, sua città natale. Qui, dopo essere stato mandato dal vescovo Zenti a fare il cappellano a Castelletto di Brenzone per tre anni, quattro mesi fa è stato «reintegrato» e messo alla guida della parrocchia di Ca’ degli Oppi. Si arriva così all’altra sera al servizio della «iena» Pablo Trincia che ha reso pubblico il passato di don Paolo intervistando due delle quattro ragazze molestate e venendo direttamente nel paese della Bassa a parlare con lui e con monsignor Zenti. Il servizio del giornalista gira attorno ad una semplice domanda, ripetutamente rivolta a don Paolo e al vescovo: «È opportuno che un sacerdote condannato per molestie sessuali sia messo a insegnare catechismo a bambini e ragazzini? Non poteva la diocesi trovargli un’altra collocazione a servizio di malati, anziani, carcerati o dietro ad una scrivania? Non è pericoloso lasciarlo ancora a contatto di minori dopo quello che ha fatto? Oppure il Vaticano non riconosce la giustizia italiana che ha emesso una condanna diventanta definitiva con la rinuncia al ricorso?».
    La recita di continue «Ave Maria» è stata la risposta alle domande da parte dello stesso don Paolo mentre il vescovo Zenti ha cercato di spiegare che «bisogna conoscere e dire la verità», che don Paolo «va bene lì dov’è adesso», che «non si può trattare la gente in questo modo, è una violenza, un’aggressione che non accetto».
    A spiegare con calma la posizione della Chiesa è don Bruno Fasani, direttore dell’ufficio stampa della diocesi di Verona. «Innanzittutto va premesso che don Paolo ha un’indole particolarmente aperta, è un prete “amicone”, abbraccia i suoi parrocchiani e cerca una vicinanza fisica oltre che spiriturale con loro: non lo dico io», precisa don Fasani, «ma fior fiore di esperti del comportamento che hanno avuto modo di studiare don Paolo arrivando a definire il suo modo di rapportarsi alle persone tipico di un adolescente, con grandi manifestazioni di cordialità. Ora, relativamente ai fatti incresciosi, sarebbe accaduto tutto una notte di Natale: dopo la messa, la sacrestia s’è riempita di gente per lo scambio di auguri e c’erano anche le due ragazzine che proprio in quella situazione sarebbero state molestate. Sono tornate a casa e hanno raccontato tutto ai genitori. Da lì, è partita la denuncia». Continua don Fasani: «Il fatto che don Paolo abbia potuto in mezzo a tanti parrocchiani, in sacrestia, toccare le ragazzine, è sembrato inverosimile a tutti e il processo è stato affrontato con la certezza che sarebbe finito in una bolla di sapone. Invece, arriva la condanna. Il vescovo di Spoleto d’accordo con il nostro monsignor Zenti decide allora di far tornare don Paolo a Verona. Viene mandato per tre anni a Castelletto di Brenzone, nel convento delle suore, a fare il cappellano». Una sorta di «punizione» in attesa di chiarire, fuori dalle aule di tribunale, la posizione del sacerdote che continua a proclamarsi innocente. «Il vescovo Zenti», prosegue don Fasani, «seguendo le indicazioni di Roma sottopone don Paolo ad alcuni test medici eseguiti da professori del comportamento che confermano che, al di là di atteggiamenti adolescenziali privi però di ogni valenza libidica, è persona che non ha alcun tipo di problema dal punto di vista della pedofilia». L’esito dell’esame viene mandato alla Santa Sede alla Congregazione della dottrina per la fede che conclude: «Può tornare a fare il prete».
    «Forte del giudizio di esperti e del nulla osta del Vaticano», conclude don Fasani, «il vescovo Zenti lo trasferisce da Castelletto a dirigere la parrocchia di Ca’ degli Oppi. E a prova che non ha nulla da tenere nascosto a nessuno, scrive ai parrocchiani una lettera che è stata letta in chiesa per annunciare il suo arrivo e spiegare l’intera vicenda». In alcuni passaggi in cui ricostruisce la vicenda parla di «affettuosità nello scambio degli auguri natalizi», di «anni nei quali, soprattutto per tramite dei media, con disinvoltura si mescolavano accuse vere con accuse montate o inconsistenti», di un don Paolo che «ha vissuto la vicenda con angoscia e ha chiesto di non procedere all’appello perchè non se la sentiva di sottoporsi ancora per lungo tempo a quel calvario mediatico che era stato usato contro di lui». Termina il vescovo: «Sono state svolte approfondite indagini compiute in sede diocesana e presso la Santa Sede in seguito alle quali don Paolo è risultato del tutto innocente… Se si fosse rivelato che era realmente colpevole di molestie sessuali non ve lo avrei certo mandato come parrocco. Come vescovo me ne assumo la responsabilità». L’invito per e-mail, poi, a una parrocchiana che chiedeva chiarimenti: «Accogliete don Paolo con amore e pregate per lui che ha già sofferto abbastanza».
    Conclude don Fasani: «La facenda è delicata ma dobbiamo stare attenti che la foga di vedere preti pedofili dapperttutto porti a criminalizzare anche chi è innocente».

    Camilla Ferro

    http://www.larena.it/stories/dalla_home/641536_una_folla_in_preghiera_per_il_parroco/

  • Il prete è condannato per abusi? E il vescovo gli fa fare il catechista​

    Il prete è condannato per abusi? E il vescovo gli fa fare il catechista​

    Nuovo caso di pedofilia all’interno della Chiesa. Un prete, già condannato per molestie, a distanza di anni viene riassegnato a una nuova parrocchia per fare il catechista per i giovani del posto…

    Nuovo caso di pedofilia all’interno della Chiesa denunciato dalle Iene, che hanno dedicato la loro puntata alla storia di un prete condannato per molestie che, a distanza di anni, è stato riassegnato in una nuova parrocchia al contatto diretto con i ragazzi. Nello specifico il sacerdote – condannato ad un anno e mezzo per molestie su minori – insegna catechismo a bambini e ragazzi della sua parrocchia.

    La storia- secondo quanto riporta il Corriere Veneto – inizia nel 2005, quando don Paolo era parroco in un piccolo paesino umbro e venne accusato da quattro ragazze di molestie sessuali nei loro confronti.

    L’inviato della trasmissione ne ha chiesto conto al vescovo Zenti, che ha solo riposto “Sta bene lì dov’è”. Il giorno dopo la trasmissione, però, la Curia fa sapere di aver fornito alle Iene una propria versione dei fatti, di cui non è stata fatta menzione del servizio. Per il portavoce del vescovo, monsignor Bruno Fasani “sono state prese tutte le dovute cautele del caso”. In parole pover il prete è stato riammesso a fare il catechista dopo che dal Vaticano è arrivato il via libera visto che non c’erano rischi, confermati anche da medici e psicologi, di comportamenti “sconvenienti”.

    http://www.affaritaliani.it/cronache/prete-condannato-abusi-vescovo-catechista070214.html

  • Una folla in preghiera per il parroco

    Una folla in preghiera per il parroco

    L’assessore Meneghelli: «Si è conquistato la stima di tutti; a mettere zizzania sono state poche persone»

    Il paese di Ca’ degli Oppi difende il proprio parroco, don Paolo Biasi, dalle accuse di molestatore rilanciate dalle «Iene» due sere fa su Italia Uno, non con una contro-trasmissione televisiva, ma con un’altra «arma»: la preghiera.
    Infatti ieri sera la comunità cadioppina si è data appuntamento nella chiesa di San Girolamo, piena all’inverosimile, presente anche il sindaco Montagnoli con la giunta, i rappresentanti di tutte le associazioni del paese. Una folla che ha pregato per il proprio parroco, pastore della parrocchia da appena quattro mesi, dopo essere stato per tre anni a Castelletto di Brenzone e come cappellano dell’ospedale di Malcesine. Ha pregato non perché venga mandato via, ma per trattenerlo.
    Ieri mattina, tra piazza Donatori di Sangue, il bar e la tabaccheria, non si parlava d’altro. Il sentimento comune è stato quello di prendere le difese del sacerdote, che ha subito una condanna definitiva per aver molestato alcune ragazzine di 14 anni durante il suo ministero in Umbria.
    Una cosa risaputa dalla comunità, che era stata avvertita dal vescovo monsignor Giuseppe Zenti tramite una lettera che spiegava la situazione prima del suo arrivo.
    Una lettera che ha fatto chiarezza tra i fedeli, che avevano saputo della questione in estate ed erano rimasti perplessi. Ma dopo il chiarimento del vescovo e la sua piena presa di responsabilità circa la scelta di inviare don Biasi a Ca’ degli Oppi, i dubbi sono stati fugati.
    Dopo averlo visto celebrare messa, averlo visto pregare, organizzare le attività pastorali e sentire le sue omelie, i cadioppini frequentanti e osservanti si sono decisamente schierati dalla parte del vescovo. Per questo ieri hanno voluto manifestare il loro disappunto circa la polemica sollevata dalle Iene, guarda caso dopo l’accusa pesante mossa dall’Onu al Vaticano sulla pedofilia. E l’hanno fatto proprio in chiesa e come una vera Chiesa. «Il paese l’ha accolto bene, dopo aver appreso della situazione direttamente dal vescovo», conferma l’assessore Luca Faustini, residente proprio a Ca’ degli Oppi, «Da noi non ci sono stati problemi».
    «Non ha alcun senso andare a tirar fuori una cosa vecchia di anni», prende le difese del parroco anche un altro residente della frazione, l’assessore Romolo Meneghelli, che ha una sua spiegazione per il caso mediatico che si è scatenato. «Sono state due – tre persone di qui ad andare a sollevare la questione, che per il resto della frazione era chiarita», continua Meneghelli. «Per noi, come amministratori e come residenti di Ca’ degli Oppi, è un’ottima persona, che si è già conquistata la stima di tutti, tranne di quelle poche persone, che conosciamo molto bene e che hanno cercato di mettere zizzania».
    «La gente sta molto attenta alle sue prediche e alle messe non si distrae, segno che riesce a catturare le menti e i cuori dei fedeli», fa notare Mattia Galbero, consigliere provinciale del Pdl, già consigliere comunale e anche presidente de La Magnifica Fabbriceria, una delle associazioni di volontariato più attive nella frazione.
    «Purtroppo c’è sempre chi vorrebbe mettere etichette ed è sempre pronta a condannare gli altri, ma non guarda mai dentro di sè. È vero che qualcuno aveva mosso qualche perplessità prima del suo arrivo, ma dopo la lettera del vescovo abbiamo capito la situazione», evidenzia il consigliere.
    «Quando abbiamo organizzato le iniziative natalizie, la gente del paese è venuta volentieri e anche lui ha sempre partecipato attivamente», aggiunge Galbero, «La comunità ha deciso di stare con lui, tranne i soliti sputasentenze, perchè non vuole che se ne vada dal paese e l’ha espresso pregando in chiesa, perchè il parroco si faccia forza, superi questo momento e rimanga al suo posto». «Tutti vogliono che rimanga qui tra noi a Ca’ degli Oppi», fa notare anche Mirko Vertuan, presidente dell’Avis di Ca’ degli Oppi, uno dei promotori della veglia di preghiera, «il 99 per cento della parrocchia e del paese è con il don. Con la serata di preghiera abbiamo voluto fargli sentire la nostra vicinanza. Tanti discorsi che sono venuti fuori sono inutili, perchè conosciamo nomi e cognomi di chi li ha fatti». «E poi, come ci insegna il Vangelo», concludono Galbero e Vertuan, «chi è senza peccato, scagli la prima pietra».

    Zeno Martini

    http://www.larena.it/stories/dalla_home/641536_una_folla_in_preghiera_per_il_parroco/

  • Accuse di abusi su uno studente: assolto l’ex rettore del seminario

    Accuse di abusi su uno studente: assolto l’ex rettore del seminario

    Formula piena per l’ex rettore del seminario minore di Rubano che era accusato da un ventiduenne con forti problemi psichici: “perché il fatto non sussiste”

    PADOVA. Assolto con formula piena don Gino Temporin, 67 anni, ex rettore del seminario minore di Rubano, accusato di violenza sessuale aggravata nei confronti di un ex studente dell’istituto. Il tribunale di Padova l’ha assolto “perché il fatto non sussiste”. Il pubblico ministero Maria D’Arpa aveva chiesto 7 anni di carcere e, come pene accessorie, l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e da qualsiasi ufficio attinente alla tutela e alla curatela.

    Restituito dunque l’onore al prete che in quarant’anni di sacerdozio non aveva mai avuto una macchia. Il suo accusatore è un ventiduenne della provincia di Venezia, un ragazzo con forti problematiche, sottoposto a terapie di natura psichiatrica e ricoverato più volte in casa di cura, cui evidentemente i giudici non hanno creduto. Secondo il Tribunale, si era inventato le accuse infamanti all’ex rettore del seminario.

    L’indagine era stata avviata in seguito alla denuncia del ragazzo presentata dopo essersi confidato, nel 2009, con una psicologa della clinica “Le betulle” di Como dov’era ricoverato. Non c’era nessun testimone di quella assserita violenza che per i giudici non è mai esistita.

    Il vescovo di Padova, mons. Antonio Mattiazzo – a nome dell’intero presbiterio e della Diocesi, che mai hanno messo in dubbio l’esemplarità di comportamento di don Gino Temporin nell’ambito del suo ministero – esprime “soddisfazione per l’esito del processo di primo grado, che riconosce l’innocenza di don Gino Temporin. Rimane comunque l’amarezza per una vicenda che ha fortemente provato e fatto soffrire un presbitero della nostra Chiesa e turbato la serenità di un istituto, come il Seminario Minore, che rappresenta un esempio di attenzione educativa qualificata. A don Gino Temporin si confermano vicinanza e stima anche per la solidità interiore e la disponibilità con cui ha accolto questa dura prova”.

    http://mattinopadova.gelocal.it/cronaca/2013/12/18/news/assolto-don-gino-temporin-non-violento-lo-studente-1.8324076

  • Bimba 11enne abusata, il prete: «Taci e perdona», Treviso. Chiede aiuto al prete. Lui non denuncia: «Impara da Santa Maria Goretti»

    Bimba 11enne abusata, il prete: «Taci e perdona», Treviso. Chiede aiuto al prete. Lui non denuncia: «Impara da Santa Maria Goretti»

    di Serena Gasparoni

    Aveva appena undici anni quando il patrigno la accarezzò come un genitore non dovrebbe mai fare. Episodi che si sono poi ripetuti per anni, con sempre maggiore frequenza e in maniera sempre più morbosa. Fatti confidati ad una compagna di banco quando era ancora alle elementari, poi alla madre, inutilmente. La vittima, una ragazzina di origini africane, che oggi ha sedici anni, dal 2002 residente nel Trevigiano, ha finalmente trovato la forza di consegnare il patrigno alla giustizia e denunciare le violenze subite. A scuotere le coscienze, oltre alla brutalità dell’intera vicenda è che tutto ciò sarebbe potuto venire alla luce molto tempo prima.
    La ragazzina raccontò l’accaduto fin dal principio alla madre; lei preferì rivolgersi a due sacerdoti cattolici che seguivano la comunità di riferimento anziché alle forze dell’ordine. Il primo decise di ricorrere a riti voodoo per far cessare le morbose attenzioni del patrigno nei confronti della figliastra. Il secondo consigliò alla piccola di perdonarlo, «proprio come fece Santa Maria Goretti, con il suo aguzzino». E di cercare la storia della santa su internet.
    L’articolo completo sulla Tribuna oggi in edicola

    http://tribunatreviso.gelocal.it/cronaca/2…rdona-1.8123609

  • Fiume Veneto. Don Pasquale Rea accusato di falsa testimonianza, “Mentì in processo per pedofilia”

    Fiume Veneto. Don Pasquale Rea accusato di falsa testimonianza, “Mentì in processo per pedofilia”

    Prete tacque sulle violenze. «È falsa testimonianza»

    05-10-2013 – Concordia Sagittaria

    Falsa testimonianza. È l’ipotesi di reato che la procura di Pordenone contesta a don Pasquale Rea, 33 anni, già vicario parrocchiale a Fiume Veneto e Cimpello, oggi a Concordia. Il fascicolo d’indagine ora è sulla scrivania del gip, che la prossima settimana si pronuncerà. Tre le possibilità: l’archiviazione, il rinvio a giudizio, un supplemento di indagini. Il fascicolo sul sacerdote, originario del Napoletano, era cominciata all’indomani del 7 ottobre 2011. Quel giorno un indiano quarantenne venne condannato per tentata violenza sessuale – 3 anni e 4 mesi di reclusione poi ridotti in appello a un anno e 8 mesi, per due episodi di palpeggiamento nei confronti di un bambino di 7 anni e di un adolescente di 15 con la scusa di giocare a calcio con loro, e assolto dalle rimanenti accuse. Alcuni ragazzini, sentiti dai giudici in forma protetta, avevano dichiarato univocamente di avere raccontato al sacerdote le loro disavventure con l’indiano. Don Pasquale Rea aveva confermato di esserne stato sempre all’oscuro.
    Fonte: La Nuova Venezia

    www.portogruaro.net/news/scheda.php?categoria=13&news=36523