Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Triveneto

  • Verona. Pedofilia, testimonianza choc: «Sodomizzato da una quindicina di preti»

    Verona. Pedofilia, testimonianza choc: «Sodomizzato da una quindicina di preti»

    Verona. Pedofilia, testimonianza choc: «Sodomizzato da una quindicina di preti»
    Un ex allievo dell’istituto per sordomuti Provolo racconta: «Anche un prelato della Diocesi mi volle e mi violentò»

    VERONA (26 marzo) – Nuova bufera sull’istituto per sordomuti Provolo di Verona. La choccante testimonianza di un ex allievo riaccende i riflettori sui presunti episodi di pedofilia che sarebbero avvenuti fra le mura della scuola: «Sodomizzato e costretto a rapporti da una quindicina di preti e fratelli».
    Bruno è veronese, ha oltre sessant’anni e vive solo non avendo mai avuto il “coraggio” di farsi una famiglia. È una delle persone sorde, vittime, da adolescenti, di violenze e abusi sessuali a cui sarebbero stati sottoposti da esponenti del clero veronese durante la permanenza all’istituto scaligero.
    Penalmente, visti i decenni trascorsi dai presunti episodi denunciati, gli orrori dei presunti pedofili non sono perseguibili né per la legge italiana né per il codice canonico, ma le denuncie presentate dal 2005 da 67 ex allievi verranno ugualmente analizzate dalla Congregazione vaticana per la Dottrina della Fede. La decisione è stata assunta dopo le recenti disposizioni del Papa contro i preti pedofili.

    Bruno, che in questi giorni sta seguendo sulla stampa gli scandali di pedofilia che stanno chiamando in causa uomini della Chiesa, ha ricordato oggi all’Ansa, attraverso il consulente dell’associazione familiari Marco Lodi Rizzini, il momento forse più tragico dell’intera triste vicenda, risalente a una cinquantina di anni fa. «Sono sordo da quando avevo 8 anni – spiega Bruno – e sono entrato al Provolo l’anno successivo. Praticamente dalle prime settimane a quando, a 15 anni, uscii da quell’inferno venni sodomizzato e costretto a rapporti di ogni tipo da una quindicina di preti e fratelli».

    Bruno era considerato un bambino “prezioso” se a un certo punto un alto prelato della Diocesi lo volle a palazzo. «Mi ha violentato» sostiene Bruno, indicando che precedentemente aveva subito abusi dallo stesso anche con oggetti.

    «Un’esperienza terribile – conclude – dalla quale sono uscito sconvolto e che mi ha lasciato segni nella mia vita». Sul fronte giudiziario, invece, il Giudice per le indagini preliminari di Verona dovrà pronunciarsi il 9 giugno prossimo sull’opposizione all’archiviazione presentata dall’associazione nei confronti dell’attuale vescovo di Verona, mons. Giuseppe Zenti, denunciato dall’associazione familiari dopo che in un primo tempo aveva respinto le accuse attribuendole a mire economiche sui beni della congregazione religiosa “Compagnia di Maria”, che gestisce il Provolo.

    http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=96043&sez=NORDEST

  • «BASTA COL SILENZIO». Tra denunce e controaccuse c’è anche una causa civile sull’utilizzo della Tenuta Cervi

    «BASTA COL SILENZIO». Tra denunce e controaccuse c’è anche una causa civile sull’utilizzo della Tenuta Cervi

    La manifestazione «Anch’io ho subìto violenza dal prete» si terrà il 25 settembre

    • 23/03/2010

    «Anch’io ho subito violenza dal prete»: il titolo del manifesto non lascia spazio a ciò che sarà il programma dell’incontro che si svolgerà a Verona il 25 settembre. Un incontro voluto da due famiglie di Brescia (i genitori di due bimbe di sei anni abusate da un sacerdote) che hanno chiesto la collaborazione e il sostegno dell’associazione Antonio Provolo onlus che nel gennaio 2008 rese pubblici i racconti di abusi ripetuti e continuati subiti dai bimbi sordi ad opera di fratelli laici e sacerdoti che formavano il corpo degli educatori dell’Istituto Provolo. Violenze che si sarebbero protratte per trent’anni – e fino al 1984 – e passate sotto silenzio: le vittime non potevano raccontare.
    Una sofferenza covata per anni, poi il coraggio di esporsi: ora l’associazione presieduta da Giorgio Dalla Bernardina è diventata il catalizzatore per tutti coloro che vogliono uscire allo scoperto e denunciare. Un convegno con esperti, un indirizzo di posta elettronica al quale far pervenire l’iscrizione (lacolpa@libero.it) e professionisti in grado di fornire consulenza e consigli per una mobilitazione concreta e operativa.
    Tra la rabbia delle vittime e le parole forti del Papa ora c’è la richiesta presentata dalla Congregazione vaticana per la dottrina della Chiesa alla Curia veronese.
    «Nessuna delle vittime degli abusi è stata sentita, l’unica persona allontanata è un fratello laico che ora ha più di 70 anni. L’indagine si è limitata a lui, che ha ammesso gli abusi sui bimbi sordi ospiti dell’istituto. Era nel direttivo e fu membro del cda del Provolo, addirittura fu nominato presidente ad interim», spiega Marco Lodi Rizzini, portavoce della Antonio Provolo onlus, «È stato l’unico sentito e subito cacciato tant’è che è stata l’associazione a dargli una mano per trovare una casa e una sistemazione. Era stato buttato in mezzo a una strada. Per quel che riguarda gli altri non mi risulta siano stati ascoltati nè tantomeno allontanati e sono una decina i sacerdoti ancora vivi che in quegli anni si resero responsabili di violenze».
    Le testimonianze e poi la denuncia al vescovo perchè all’uscita dell’articolo de L’Espresso monsignor Zenti espresse incredulità per quei racconti ma parlò di «accuse infamanti per utilizzare i beni della congregazione». L’oggetto della denuncia per diffamazione (per la quale la procura ha chiesto l’archiviazione e ora il fascicolo pende davanti al gip che dovrà decidere) presentata da Giorgio Dalla Bernardina fu questa e altre affermazioni rese in conferenza stampa. «L’unica cosa che possiamo dire è che da quando abbiamo denunciato monsignor Zenti i contributi che ricevevamo da tre importanti realtà private non arrivano più», prosegue Lodi Rizzini, «non abbiamo mai ricevuto molto ma da allora nulla». E aggiunge che il loro scopo è contribuire a creare a Verona un centro audiofonologico per bambini incocleati: l’unico è a Genova. «Il progetto esiste ma servono finanziamenti».
    Denunce di abusi e imbarazzi, come quello creato all’interno della Fondazione Bonoris, proprietaria della tenuta Cervi affidata, come da testamento, all’istituto che a inizio secolo si occupava dell’educazione dei bambini sordi e muti. Imbarazzo dovuto al fatto che, come riferì su queste pagine la direzione della fondazione bresciana, all’indomani delle dichiarazioni choc delle vittime, ad una richiesta di chiarimenti la Curia veronese non rispose. Silenzio e nessuna spiegazione ma ora davanti al giudice civile pende una causa intentata dagli esecutori testamentari per verificare che esistano ancora le condizioni per il rispetto delle volontà del conte Bonoris: la tenuta doveva essere a disposizione di tutti i sordi. Mentre da tempo i membri dell’associazione presieduta da Giorgio Dalla Bernardina in quel luogo non possono entrare.F.M.

    www.larena.it/stories/Cronaca/315843/

     

  • Verona. Indagine canonica su presunte violenze all’istituto per sordomuti

    Verona. Indagine canonica su presunte violenze all’istituto per sordomuti

    VERONA (22 marzo) – Verranno affrontati dalla Congregazione vaticana per la Dottrina della Fede i fascicoli d’indagine canonica sulle presunte violenze sessuali da parte di religiosi operanti all’Istituto per sordomuti “AntonioProvolo” di Verona, avvenute circa 30 anni fa, su 67 alunni e denunciate da un’associazione di famiglie di allievi.

    Lo ha reso noto oggi il portavoce della Curia veronese, mons. Bruno Fasani, precisando che la decisione risponde alle recenti disposizioni papali contro i preti pedofili, allo scopo di accelerare i processi.

    La Diocesi scaligera – chiamata in causa dall’associazione – aveva accertato che episodi di violenze sessuali erano avvenuti, e che nei confronti dei responsabili erano stati presi provvedimenti di allontanamento.

    Per gli ultimi sospettati, con violenze risalenti ai primi anni ’90, erano stati avviati procedimenti canonici di espulsione dalla Congregazione.

    Sul fronte giudiziario, invece, il Giudice per le indagini preliminari di Verona dovrà pronunciarsi il 9 giugno prossimo sull’opposizione all’archiviazione presentata dall’associazione nei confronti del vescovo, mons. Giuseppe Zenti, che aveva in un primo tempo respinto le accuse attribuendole a mire economiche sui beni della congregazione religiosa “Compagnia di Maria”,che gestisce l’istituto Provolo.

    http://www.gazzettino.it/articolo_app.php?id=27570&sez=NORDEST&npl=&desc_sez=

  • Molestie, molte segnalazioni alla Curia

    Molestie, molte segnalazioni alla Curia

    Alto Adige — 14 marzo 2010 pagina 17 sezione: CRONACA
    BOLZANO. Piovono le segnalazioni alla curia riguardo alle molestie subìte da parte di religiosi. Dopo il caso emerso nei giorni scorsi, l’Alto Adige ha avuto notizia di altre due denunce. E la diocesi ammette: «Naturalmente abbiamo ricevuto numerose e-mail; ora contatteremo i molestati per aiutarli». Prima testimonianza raccolta ieri dall’Alto Adige, dopo che l’interessato aveva spedito una e-mail alla curia: «Ho frequentato l’istituto bolzanino […] nella prima metà degli anni Settanta. Tre anni di scuole medie in tutto, dal 1972 al 1975. In quel periodo sono stati ben due gli insegnanti, due religiosi, che sono stati allontanati per molestie o abusi di tipo sessuale. Un insegnante di ginnastica mandato poi a fare il cappellano militare a Verona e un insegnante di italiano e geografia. Il secondo caso mi è noto nei minimi dettagli, perché la vittima fu mio cugino». Secondo caso segnalato, prima alla curia, poi al nostro giornale: «Era il 1944, ero sfollato a Nova Ponente per via dei bombardamenti. Avevo nove anni. Il cooperatore del vicario mi dava lezioni di latino, e almeno due volte mi toccò nelle parti intime. Altre due volte mi propose di andare oltre, ma io rifiutai. Anche mio fratello, tredici anni più giovane di me, ebbe la sua razione quando frequentava le medie in un noto istituto religioso bolzanino». Ovviamente le testimonianze qui vengono citate in forma anonima, ma sono state presentate da due noti professionisti bolzanini, il secondo dei quali è oggi in pensione. Prima in Italia, la curia altoatesina guidata dal vescovo Karl Golser ha deciso di attivarsi via web per un’operazione trasparenza senza precedenti. Che pare stia dando i suoi primi frutti. La richiesta di denuncia via posta elettronica per i presunti abusi subìti, lanciata soltanto pochi giorni or sono, è stata raccolta da molti. «Naturalmente abbiamo ricevuto numerose segnalazioni, era prevedibile», precisa il portavoce della curia Martin Pezzei, che però preferisce non specificare la quantità. «Non ci interessano le statistiche, li consideriamo tutti come dei casi singoli, da trattare separatamente». Gli abusi segnalati verranno analizzati singolarmente e il responsabile diocesano, il vicario generale Josef Matzneller, «si premurerà di contattare singolarmente tutte le persone che ci scrivono. La nostra unica preoccupazione è di trovare il modo di supportarle, perché chi ha subìto episodi così brutti ha il diritto di essere aiutato». I due casi qui citati risalgono però ai decenni passati. «È corretto fare chiarezza, ma bisogna stare attenti, perché si potrebbe accusare chi magari non può più difendersi, perché è morto», ammonisce il parroco dei Tre Santi don Jimmy Baldo. Ma la curia, come conclude Pezzei, «considererà tutte le segnalazioni che, sicuramente, riguarderanno per lo più il passato. Perché chi ha subìto certe molestie ha bisogno di anni, a volte di decenni, per trovare il coraggio di parlare. L’importante, per la diocesi, è fare chiarezza, e muoversi attivamente per supportare le vittime».

    Davide Pasquali

  • Ex studente: abusi nella sacrestia di un convento di Bolzano

    Ex studente: abusi nella sacrestia di un convento di Bolzano

    BOLZANO (13 marzo) – Ripetuti abusi, addirittura in sacrestia, da parte di cinque frati di un convento bolzanino negli anni ’60: un altoatesino ribadisce in un lungo articolo sul quotidiano Tageszeitung le accuse sollevate ieri in una intervista con il giornale di lingua tedesca
    L’uomo, che resta anonimo, descrive le violenze subite all’età di 13-14 anni durante un soggiorno estivo nel convento senza entrare nei dettagli. Gli abusi – così l’altoatesino – sarebbero avvenuti «una volta nei vigneti, l’altra in cantina e poi in stanza». Sarebbe anche stato portato da un frate in sacrestia, dopo averlo aiutato ad allestire la chiesa per un matrimonio. La presunta vittima spiega «di non aver mai avuto il coraggio di denunciare i fatti». «Solo ora, che in mezza Europa si parla di violenze sessuali commesse da uomini di chiesa, oso uscire dalle tenebre», scrive. L’uomo afferma di essere omosessuale. «Chi sa – aggiunge – se senza gli abusi subiti da ragazzino avrei avuto una vita eterosessuale».

    Pedofilia: ex studente, abusi in sacrestia convento Bolzano
    I fatti sarebbero avvenuti negli anni ’60

    13 marzo, 12:00

    (ANSA) – BOLZANO, 13 MAR – Ripetuti abusi, addirittura in sacrestia, da parte di cinque frati di un convento bolzanino negli anni ’60: un altoatesino ribadisce sulla Tageszeitung le accuse sollevate ieri in una intervista con il giornale. L’uomo, che resta anonimo, descrive le violenze subite all’eta’ di 13-14 anni durante un soggiorno estivo nel convento. Gli abusi sarebbero avvenuti ”nei vigneti, in cantina e in stanza”. Sarebbe anche stato portato da un frate in sacrestia, dopo averlo aiutato ad allestire la chiesa per un matrimonio. (ANSA).

    http://www.ansa.it/web/notizie/regioni/trentino/2010/03/13/visualizza_new.html_1732990639.html

  • Rispoli al vescovo: segnalateci gli abusi Il procuratore: «Apprezzo l’operazione trasparenza ma non si dimentichi la Procura»

    Rispoli al vescovo: segnalateci gli abusi Il procuratore: «Apprezzo l’operazione trasparenza ma non si dimentichi la Procura»

    Data: 12/03/2010

    Rispoli al vescovo: segnalateci gli abusi
    Il procuratore: «Apprezzo l’operazione trasparenza ma non si dimentichi la Procura»

    Per il caso don Carli la Curia difese in aula quanto previsto dal diritto canonico in vigore

    BOLZANO. La Chiesa non può pensare di gestire in proprio le eventuali denunce di violenze compiute nel passato anche in Alto Adige. E’, nella sostanza, la puntualizzazione fatta ieri dal procuratore capo Guido Rispoli dopo aver avuto notizia dell’operazione trasparenza avviata dal vescovo Karl Golser. «Auspico – ha detto il procuratore – che eventuali notizie di reato vengano girate tempestivamente alla Procura».
    Ieri mattina su questo tema il procuratore ha anche avuto un incontro con il sostituto Donatella Marchesini. Si tratta del magistrato che condusse l’inchiesta penale a carico di don Giorgio Carli, il sacerdote bolzanino finito sotto processo a distanza di 15 anni dalle presunte violenze sessuali ai danni di una parrocchiana che all’epoca dei fatti aveva appena otto anni. Nel corso di quel processo era stato chiamato a deporre anche l’allora vescovo Wilhelm Egger che aveva difeso il diritto della Chiesa a trattare determinate segnalazioni secondo le proprie regole e le proprie gerarchie. L’allora procuratore Cuno Tarfusser aveva contestato, nei fatti, questo tipo di logica. Nel processo a don Giorgio era sostanzialmente emerso che la Chiesa avrebbe evitato di approfondire (all’epoca dei fatti) le accuse al sacerdote bolzanino per una «ragione di Stato».
    Nel corso dell’udienza davanti al tribunale, l’allora vescovo Egger confermò che nel caso don Carli la Chiesa si mosse secondo il proprio ordinamento (che trova riscontro nel diritto canonico) non avendo alcun obbligo né nei confronti della presunta parte lesa né nei confronti dell’autorità civile, cioè la magistratura.
    Questo perchè il protocollo prevede il diritto di adire la Congregazione per la Fede, dunque per aprire una sorta di inchiesta interna parallela a quella civile della magistratura. Proprio dall’analisi del diritto canonico, più volte richiamato in aula, emerse piano piano la logica con cui la Chiesa si mosse per il caso don Carli e cioè la tutela della comunità ed il rispetto dell’accusato con l’obiettivo di tutelare la buona fama dei sacerdoti («la vita di un religioso dev’essere d’esempio») nell’interesse della Comunità dei fedeli.
    Ora nel pieno della bufera tedesca per il caso Ratisbona, l’operazione trasparenza voluta dal nuovo vescovo rischia di dover fare i conti anche con la richiesta della magistratura di essere sempre considerata punto di riferimento in caso di segnalazioni di casi di violenze o abusi del passato. «Da parte mia c’è massimo apprezzamento per l’iniziativa del vescovo – ha detto ieri il procuratore Rispoli – ma evidenzio che sarebbe opportuno che in caso di segnalazioni di violenze o abusi, queste vengano immediatamente girate alla magistratura prima ancora degli eventuali accertamenti interni della Chiesa. Questo per salvaguardare la necessità della magistratura di acquisire eventuali elementi probatori». (ma.be.)

    © R http://stage7.presstoday.com/_Standard/Articles/19343229

    Matzneller è l incaricato della curia

    Alto Adige — 11 marzo 2010 pagina 14 sezione: CRONACA
    BOLZANO. Da ieri la diocesi ha attivato una nuova casella di posta elettronica cui è possibile inviare le segnalazioni di eventuali abusi commessi da sacerdoti: molestie@bz-bx.net. Il vicario generale Josef Matzneller è il responsabile diocesano dell’esame di «tutti i presunti casi di molestie e di abusi sessuali all’interno della Chiesa Cattolica». Il documento «Ogni abuso è uno di troppo», pubblicato ieri sul sito della diocesi, spiega la procedura. Il vicario «dopo avere chiarito le varie posizioni, ha il compito di sostenere le vittime e di prendere provvedimenti contro i responsabili. Si devono chiarire le conseguenze legali e all’interno della Chiesa si devono trarne quindi le giuste conseguenze». Il documento resterà in apertura della homepage per alcune settimane, poi sotto la voce «suggerimenti» resterà lo spazio dedicato alle segnalazioni di abusi, inserito nel sito da oltre cinque anni.

    Il vescovo: «Denunciate gli abusi»

    Alto Adige — 11 marzo 2010 pagina 14 sezione: CRONACA
    BOLZANO. Operazione trasparenza del vescovo Karl Golser sugli abusi commessi da sacerdoti. Nel pieno della bufera tedesca, la diocesi ha deciso di invitare pubblicamente le eventuali vittime a farsi avanti, segnalando cosa è accaduto. Il vicario generale Josef Matzneller, responsabile diocesano per le presunte molestie, spiega con poche parole la scelta di affrontare così direttamente il tema più devastante per la Chiesa: «Non vogliamo reagire alle situazioni, ma affrontarle». Ecco allora la presa di posizione pubblicata ieri: «La Diocesi condanna ogni tipo di abuso». C’è il riconoscimento che le vittime «hanno il diritto» che i fatti vengano accertati. C’è l’impegno a prendere provvedimenti contro i responsabili». E perfino una casella di posta elettronica dedicata: molestie@bz-bx.net. Proprio ieri alla radio Rai di lingua tedesca l’attore Luis Benedikter, ex ospite del convitto dell’ordine agostiniano all’abbazia di Novacella, ha dichiarato di essere stato testimone da ragazzo di percosse crudeli contro altri studenti. Fatti che sarebbero avvenuti tra gli anni Cinquanta e Sessanta, denunciati pubblicamente solo ora. E’ proprio questo il fenomeno che sta sconvolgendo la Chiesa, oggi in Europa dopo gli Usa: violenze che emergono a distanza di decenni. La Chiesa è accusata di avere ignorato o coperto le violenze sessuali e fisiche commesse da sacerdoti e suore. Fino alle ammissioni e alla richiesta di perdono. La Diocesi ha deciso di gestire questo fenomeno con la massima trasparenza e si è affidata al sito internet. Da ieri lo spazio principale della homepage della diocesi è occupato dall’annuncio che verrà aperto sul web un forum in cui possono essere inserite le segnalazioni dei presunti abusi. In realtà già da alcuni anni, ancora ai tempi del vescovo Egger, alla voce «suggerimenti» del sito, si trova il capitolo «Presunte molestie da parte di sacerdoti», in cui viene chiarito che le segnalazioni vengono subito esaminate. La notizia di ieri è che questo diventa il «tema» principale della homepage per alcune settimane, con un documento. Il testo è dominato dalla fotografia in penombra di una galleria. Sensazione di paura e pericolo. Il titolo è più che esplicito: «Ogni abuso è uno di troppo». Questo il testo: «La Diocesi è profondamente rammaricata e condanna ogni tipo di abuso. La Chiesa desidera chiarire in modo sincero questi fatti, poiché le vittime ne hanno il diritto. Per questo motivo la diocesi intende tra l’altro creare sul sito internet diocesano un forum in cui vengano esaminate eventuali segnalazioni di abusi. In questo modo si vuole assicurare che ogni segnalazione venga subito presa in considerazione e verificata, perché la protezione delle eventuali vittime ha la massima priorità. Eventuali abusi verranno immediatamente esaminati dal responsabile diocesano per presunte molestie, il vicario generale Josef Matzneller. Allo stesso tempo la Diocesi s’impegna nel campo della prevenzione nelle istituzioni diocesane a promuovere una cultura dell’attenzione e un’educazione in cui si ponga al centro il rafforzamento della personalità di ogni bambino e di ogni giovane». Francesca Gonzato

    I Verdi: bravo Golser, un esempio

    Alto Adige — 11 marzo 2010 pagina 14 sezione: CRONACA
    BOLZANO. La Chiesa altoatesina promette di analizzare con scrupolo le segnalazioni di abusi commessi da sacerdoti. I Verdi plaudono alla linea di trasparenza sancita ieri dal vescovo Karl Golser con il documento pubblicato sul sito internet della Diocesi. Ma non solo. I consiglieri Hans Heiss e Riccardo Dello Sbarba hanno depositato una interrogazione in consiglio provinciale in cui chiedono se la giunta è a conoscenza di casi di molestie avvenuti in scuole e collegi cattolici. Secondo i Verdi è auspicabile che venga istituita una agenzia, che possa diventare un punto di riferimento per le vittime di abusi e allo stesso tempo un centro di monitoraggio. Così Dello Sbarba commenta l’invito della diocesi perché vengano segnalati eventuali episodi: «Bravissimo il nostro vescovo Karl Golser. Un esempio, rispetto a quanto accade in Germania tra omertà, silenzi e tentativi di coprire».

  • Curia di Bolzano: “denunciate a noi i preti pedofili”. E perché non ai magistrati?, Trucchetto per controllare le vittime

    Curia di Bolzano: “denunciate a noi i preti pedofili”. E perché non ai magistrati?, Trucchetto per controllare le vittime

    Vogliono controllare le vittime.

    La curia di Bolzano ha sempre difeso a spada tratta due suoi preti condannati per pedofilia, don Hansjoerg Rigger e don Giorgio Carli

    PEDOFILIA CLERICALE
    LA CURIA DI BOLZANO INVITA A SEGNALARE GLI ABUSI SUL WEB

    PEDOFILIA: CURIA BOLZANO INVITA A SEGNALARE ABUSI SU WEB
    TESTIMONE, MALTRATTAMENTI IN COLLEGIO RELIGIOSO NEGLI ANNI ’50

    (ANSA) – BOLZANO, 10 MAR – Sull’onda dello sconcerto suscitato nei Paesi dell’area tedesca su presente violenze nell’ambito ecclesiastico, in Alto Adige spuntano testimoni su episodi di maltrattamenti avvenuti negli anni ’50 in un collegio religioso. E, la Curia sul suo sito internet ha offerto la possibilita’ di inviare segnalazioni.
    La Rai di lingua tedesca ha diffuso stamani affermazioni fatte da Luis Benedikter, insegnante e uomo di spettacolo altoatesino, che ha parlato di un clima di intimidazione in un collegio religioso negli anni ’50. Benedikter – ha detto la Rai – ha raccontato episodi vissuti quando aveva dai 12 ai 15 anni, con il direttore del coro ”che ripetutamente puniva i ragazzi con una frusta, colpendoli alle mani o al viso”. ”C’era – ha detto Benedikter – un’atmosfera ”di cruda violenza, di maltrattamento fisico e di annientamento psicologico”. Sulla vicenda i Verdi altoatesini hanno presentato un’interrogazione in consiglio provinciale, chiedendo alla giunta di istituire un’agenzia per monitorare la situazione. E la Curia ha indicato sul suo sito web un indirizzo e-mail a cui inviare eventuali segnalazioni: ”Ogni segnalazione – e’ stato assicurato – viene presa in considerazione subito e verificata, perche’ la protezione per i possibili soggetti interessati ha la massima priorita”’.(ANSA).

    Mercoledì 10 Marzo,2010 Ore: 15:55

    Ogni abuso è uno di troppo versione testuale
    La Diocesi è profondamente rammaricato e condanna ogni tipo di abuso.
    La Chiesa desidera chiarire in modo sincero questi fatti, poiché le vittime ne hanno il diritto.
    Per questo motivo la Diocesiintende tra l’altro vuole creare sul sito internet diocesano un forum in cui vengano esaminate eventuali segnalazioni di abusi. In questo modo si vuole assicurare che ogni segnalazione venga subito presa in considerazione e verificata, perché la protezione delle eventuali vittime ha la massima priorità.
    Eventuali abusi verranno immediatamente esaminati dal responsabile diocesano per presunte molestie, il Vicario Generale Josef Matzneller.
    Allo stesso tempo la Diocesi s’impegna nel campo della prevenzione nelle Istituzioni diocesane a promuovere una cultura dell’attenzione e un’educazione in cui si ponga al centro il rafforzamento della personalità di ogni bambino e di ogni giovane.

    Responsabile diocesano per presunte molestie
    Il Vicario Generale Josef Matzneller come responsabile diocesano per presunte molestie ha il compito di esaminare tutti i presunti casi di molestie e di abusi sessuali all’interno della Chiesa Cattolica.
    Inoltre, dopo aver chiarito le varie posizioni ha il compito di sostenere le vittime e di prendere provvedimenti contro i responsabili. Si devono chiarire le conseguenze legali e all’interno della Chiesa e si devono trarne quindi le giuste conseguenze.
    E-Mail: molestie@bz-bx.net

    LA CHIESA IN ALLARME
    Molestie subite da religiosi: la Curia di Bolzano invita a segnalarle via e-mail
    Sul sito della Diocesi creato un indirizzo per raccogliere le testimonianze. E un artista altoatesino racconta di violenze subite in un istituto religioso negli anni Cinquanta
    BOLZANO. Sull’onda dello sconcerto suscitato nei Paesi dell’area tedesca su presunte violenze nell’ambito ecclesiastico, in Alto Adige la Curia di Bolzano e Bressanone sul suo sito internet ha offerto la possibilità ai fedeli di inviare segnalazioni su eventuali episodi di abusi, attraverso un indirizzo e-mail dedicato.

    Cliccando sulla voce “Presunte molesie da parte di sacerdoti” si accede a una pagina di dettaglio nella quale, si legge, “vengono annotate ed esaminate eventuali segnalazioni di presunti molestie o abusi.

    Si vuole assicurare _ precisa la Diocesi _ che ogni segnalazione viene presa in considerazione subito e verificata, perché la protezione per i possibili soggetti interessati ha la massima priorità.
    Il Vicario generale è sempre disponibile a incontrare i soggetti interessati e i loro familiari per chiarire le varie posizioni”.

    Viene poi indicato l’indirizzo e-mail al quale mandare la segnalazione: curia.vescovile@bz-bx.net

    Nel frattempo la Rai di lingua tedesca ha diffuso stamani affermazioni fatte da Luis Benedikter, insegnante e uomo di spettacolo altoatesino, che ha parlato di un clima di intimidazione in un collegio religioso altoatesino negli anni ’50.

    Benedikter – ha detto la Rai – ha raccontato episodi vissuti quando aveva dai 12 ai 15 anni, con il direttore del coro ”che ripetutamente puniva i ragazzi con una frusta, colpendoli alle mani o al viso”. ”C’era – ha detto Benedikter – un’atmosfera ”di cruda violenza, di maltrattamento fisico e di annientamento psicologico”.

    Sulla vicenda i Verdi altoatesini hanno presentato un’interrogazione in consiglio provinciale, chiedendo alla giunta di istituire un’agenzia per monitorare la situazione.
    (10 marzo 2010)

  • Una vittima: abusi prima su di me, dopo su mio fratello e su altri ragazzini «Quel prete e le molestie durate tredici anni»

    Una vittima: abusi prima su di me, dopo su mio fratello e su altri ragazzini «Quel prete e le molestie durate tredici anni»

    I racconti-appello dopo l’iniziativa del vescovo Karl Golser.
    Una vittima: abusi prima su di me, dopo su mio fratello e su altri ragazzini
    «Quel prete e le molestie durate tredici anni»
    Bolzano, le segnalazioni e-mail alla Curia
    Di Giuseppe Sarcina Corriere della Sera 16 marzo 2010
    DAL NOSTRO INVIATO BOLZANO — Le prime e-mail «anti-pedofilia» sono arrivate sabato scorso, nella casella di posta elettronica appena aperta dalla Curia di Bolzano («molestie@bz.net»). Un lungo messaggio scritto da un professionista, ora in pensione. Più che una denuncia è un racconto-appello al vescovo Karl Golser e al suo vicario Josef Matzneller, incaricato di seguire questo particolare dossier. La vicenda risale molto indietro, agli anni della guerra, e ripercorre la storia di un ragazzine sfollato con la sua famiglia a Nova Ponente, un paese a 30 chilometri dalle bombe di Bolzano. Il protagonista di allora vive ancora in città e accetta di parlarne, ma a condizione di mantenere l’anonimato. «Ho raccontato nei dettagli le molestie che ho subito tanti anni fa da parte di un giovane sacerdote, sulla trentina, biondo e molto dinamico. Mi toccava sui pantaloncini, cercava di baciarmi, mi chiedeva di accarezzarlo. Insomma un classico. Non era violento, ma il suo comportamento era chiaramente inaccettabile. Ne sono disgustato ancora adesso. So con certezza che ha continuato a insidiare i ragazzini, specie gli studenti della scuola media: c’è passato anche mio fratello, tredici anni dopo di me. Ma oggi, dopo tanto tempo, quello che mi interessa è cogliere l’opportunità offerta dal vescovo e offrire un contributo per un’operazione trasparenza che è arrivata con grande ritardo, ma che comunque, finalmente, è arrivata». Per il momento Matzneller non ha ancora risposto alle e-mail. In questi giorni fa sapere di essere molto impegnato e di confermare le dichiarazioni rilasciate nei giorni scorsi al Corriere. Nelle palazzine della Curia, alle spalle del Duomo, c’è solo il presidio del portavoce Martin Pezzei. Risponde a scatti, anzi farebbe volentieri a meno delle domande suscitate da un’iniziativa che non ha precedenti, a sentire gli esperti, nella storia recente della Chiesa cattolica in Italia. Tra l’altro la gestione un po’ approssimativa della comunicazione ha già provocato un mezzo pasticcio in città. Domenica scorsa un quotidiano locale aveva titolato: «Molestie, molte segnalazioni alla Curia», e ora il portavoce è costretto a inseguire, a precisare che «nessuno ha detto che sono molte», che lui non può e non vuole «dare numeri», perché «ogni abuso è di troppo», come recita lo slogan diffuso via Internet. In realtà i vertici della Diocesi vogliono misurare i passi con grande cautela. L’invito a denunciare molestie sessuali e comportamenti scorretti esisteva già da qualche anno sul sito della Curia. Ma era praticamente invisibile, relegato nelle ultime schermate, quasi nei titoli di coda. È stato il vescovo Golser a ordinare di collocarlo, con grande rilievo grafico, nella prima pagina del sito. L’iniziativa anti-pedofilia fa parte di una più ampia campagna di apertura in una Diocesi (Bolzano-Bressano-ne) di 400 mila abitanti solcata dal bilinguismo italo-tedesco, ma ora disorientata soprattutto dall’impatto dell’immigrazione (nord-africani e molti cinesi). Golser, da neanche un anno al vertice della Curia, segue con grande attenzione tutto ciò che si muove in Austria e Germania (qualcosa di più che buoni vicini di casa), dove da anni il tema della pedofilia nella Chiesa viene dibattuto apertamente sui siti di parrocchie e vescovadi. Naturalmente sono state fondamentali anche le raccomandazioni del Papa (tedesco) Joseph Ratzinger rivolte a tutte le Comunità ecclesiali. Nei prossimi giorni la Curia si muoverà su due piani, il vescovo terrà alto il profilo, perché ormai Bolzano può diventare un modello per le altre diocesi italiane. Monsignor Golser insisterà, dunque, sull’aspetto «pastorale», riassorbendo l’azione di contrasto agli abusi sessuali nel grande capitolo della «riconciliazione tra gli uomini e con Dio». Domenica scorsa, 14 marzo, ha già colto l’occasione della «Giornata del seminario» a Bressanone per mettere in guardia seminaristi e studenti, citando apertamente l’insidia delle molestie sessuali. Matzneller, invece, agirà con la massima discrezione, ma senza cestinare alcuna e-mail, alcuna telefonata. In una prima fase il vicario ricostruirà i fatti denunciati, accertandosi che non vi siano gli estremi per una denuncia penale. Poi contatterà le «vittime», confronterà le loro versioni con i dati raccolti e, infine, se sarà il caso, interverrà con un provvedimento disciplinare a carico dei preti colpevoli. «Io spero che facciano sul serio – dice ancora il firmatario della prima denuncia – ho scritto al vescovo che non basta trasferire un sacerdote da una parrocchia all’altra. Lo dico sulla base della mia esperienza: significherebbe solo spostare un grave problema da una comunità all’altra».

  • Verona, sospetto Prete pedofilo al lavoro in parrocchia?

    Verona, sospetto Prete pedofilo al lavoro in parrocchia?

    Verona, sospetto Prete pedofilo al lavoro in parrocchia?
    Scritto da S.M.
    martedì, 23 febbraio 2010 10:11

    Le maggiori agenzie di stampa (Ansa, APconm etc) il 12 febbraio 2010 riportano la notizia della condanna, da parte del Tribunale di Spoleto, di un prete accusato di pedofilia. La sentenza non è definitiva e sono stati annunciati opposti ricorsi da parte delle famiglie delle quattro bambine e del difensore del condannato.

    Il punto però è un altro, i fatti risalgono al 2005 il processo inizia nel 2007: nel frattempo dove ha lavorato l’imputato?

    Seguiamo la Costituzione e quindi nessuno è colpevole fino alla condanna definitiva, ma un po’ di prudenza è d’obbligo, anche perchè non mancano certo le case di riposo per anziani in cui impiegare un prete.

    L’interessato invece, secondo le migliori tradizioni, è stato riportato a Verona (da quanto risulta dal sito del Centro Missionario Diocesanoparrocchia di Forette “In questi mesi sono rientrati dalla missione don Paolo Biasi (dalla diocesi di Spoleto), ora parroco a Forette”. dal dicembre 2007 alla

    La notizia, ci dicono, non ha trovato spazio sul quotidiano locale (omonimo di un famoso monumento) e sul giornale della Curia veronese. Mentre altri, come il Corriere del Veneto non raccontano dove sia finito questo fantomatico “sacerdote veronese”.

    Qualche particolare:

    Dal sito della parrocchia della Beata Vergine Maria (Borgo Nuovo-Verona) veniamo a sapere che lì è nata la vocazione di don Paolo Biasi (nato il 24/5/1968) “ammesso tra i candidati al diaconato: Giovedì Santo 28.03.1991; istituito Lettore: sabato 07.12.1991; istituito accolito: martedì 08.12.1992; ordinato diacono: domenica 08.05.1994; Ordinato sacerdote: sabato 03.06.1995”.

    Non sappiamo (ancora) se abbia esercitato il suo mestiere nella diocesi di Verona o sia stato subito mandato via, in pellegrinaggio da parrocchia a parrocchia. Ci segnalano che dal sito della pro loco di Savelli (una frazione di Norcia) risulta che don Paolo Biasi è stato parroco della località per tre anni e mezzo fino al 6 ottobre 2002, quando è stato ufficialmente nominato parroco di Castel Ritaldi (Pg), dove si sarebbero verificati i fatti di pedofilia per i quali è stato condannato.

    I motivi del trasferimento da Savelli a Castel Ritaldi non sono stati resi noti, come sempre in questi casi. Dice il sito della pro loco che “don Paolo è stato veramente particolare: contestatore e contestato; innovatore e conservatore; contestato e non”.

    Secondo l’Arcivescovo Fontana Paolo Biasi, che ha poi “seminato”, applicando le norme dettate dal sinodo diocesano e costruendo l’attuale oratorio che è “una meraviglia” (La Voce di Spoleto )

    Nel gennaio 2007 lo spostamento all’Abbazia di S. Eutizio in Prec, secondo Spoletoonline per mancanza di preti di nazionalità italiana.

     

  • Italia, è davvero lotta contro i preti pedofili?

    Italia, è davvero lotta contro i preti pedofili?

    pubblicato il 15 settembre 2009

    Mezzo secolo di sevizie nei luoghi più sacri. Ora c’è un’inchiesta, ma è alto il rischio impunità.

    “Avveniva notte dopo notte. Nel dormitorio, nelle camere dei preti e nei bagni”. “Tre ragazzini e tre preti si masturbavano a vicenda sotto la doccia“. E ancora. “Era il 1959, avevo 11 anni. Mi ha sodomizzato e preteso altri giochi sessuali. È stata un’esperienza terribile che mi ha procurato da adulto gravi problemi psicologici“. “Avveniva nella sua stanza all’ultimo piano. E mi costringeva a fare queste cose anche a Villa Cervi durante le colonie estive e al campeggio sul lago di Garda“. “Mi costringeva spesso con punizioni (in ginocchio per ore in un angolo) e percosse (violenti schiaffi e bastonature) ad avere rapporti con lui. Nello stanzone dove dormivo con altri sordi spesso mi svegliava per portarmi nei bagni dove mi sodomizzava o si faceva masturbare. Non ho mai dimenticato“. “A tredici anni nella chiesa, durante la confessione faccia a faccia, il sacerdote mi ha toccata il seno più volte. Ricordo bene il suo nome. Io mi sono spaventata moltissimo e da allora non mi sono più confessata“. “Ha tirato fuori il membro e voleva che lo toccassi. Anche sotto l’altare”.

    LA CULTURA DEL SILENZIO – Settantatré casi di presunti abusi sessuali su minori in dieci anni, più di 235 vittime. Sono i dati allarmanti contenuti in un’inchiesta dell’Associated Press sugli scandali a sfondo sessuale che hanno coinvolto preti cattolici in Italia. Quello che ne emerge è una realtà di soprusi circondata per decenni da una cultura del silenzio, in un Paese dove la Chiesa è una delle istituzioni più rispettate, una realtà che però sta lentamente venendo alla luce grazie a un movimento che vuole smascherare e sradicare i colpevoli. Il conteggio dell’Ap è basato sulle cronache locali e sui siti e blog delle vittime di abusi. I numeri – osserva l’autrice dell’inchiesta, Nicole Winfield – sono ancora irrisori rispetto alle centinaia di casi all’esame dei tribunali statunitensi o irlandesi. Basti pensare che la Chiesa italiana finora è stata costretta a pagare soltanto qualche centinaio di migliaia di euro come risarcimento alle vittime, rispetto ai 2,6 miliardi di dollari calcolati per la diocesi americana e gli 1,1 miliardi di euro (1,5 miliardi di dollari) stimati per le vittime in Irlanda. Ma questo non significa che i casi di abusi italiani non abbiano ripercussioni, tutt’altro: con 50.850 preti su una popolazione di 60 milioni di abitanti, l’Italia ha più sacerdoti di tutto il Sud America o dell’Africa. Negli Stati Uniti – dove il Vaticano può contare su 44.700 preti per una popolazione di 300 milioni – dal 1950 ad oggi sono stati accusati di molestie a minori più di 4mila preti cattolici. I casi italiani, d’altronde, seguono più o meno lo stesso schema di quelli americani e irlandesi: spesso i sacerdoti hanno preso di mira poveri, disabili fisici o mentali, oppure tossicodipendenti affidati alle loro cure.

    L’ INCHIESTA DELL’ ESPRESSO – L’Associated Press dedica ampio spazio al caso dell’Istituto Antonio Provolo di Verona, reso pubblico lo scorso gennaio da un’inchiesta dell’Espresso in cui risultava che decine di bambini e ragazzi sordi fossero stati violentati e molestati dagli insegnanti-sacerdoti almeno fino al 1984. Accuse sottoscritte da oltre sessanta fra ex alunni e alunne dell’ Istituto e rese pubbliche solo dopo le parole di condanna del Papa contro i sacerdoti pedofili. Purtroppo, tutti i reati che sono stati commessi ai danni di quei minori sono ormai prescritti e pur avendo testimonianze scritte e filmate alcuni di quei sacerdoti, ormai anziani, sono ancora in servizio nell’ Istituto. Quei bambini oggi hanno in media tra i 50 e i 70 anni, qualcuno dice di essere stato seviziato fino quasi alla maggiore età. Scene raccapriccianti, impresse nella loro memoria. Ma la storia più angosciante è quella di Bruno, oggi sessantenne, che alla fine degli anni Cinquanta spiccava sugli altri bambini per i lineamenti angelici: era il ‘bello’ della sua classe. E solo ora tira fuori l’incubo che lo ha tormentato per tutta la vita: “Sono diventato sordo a otto anni, a nove frequentavo il Provolo che ho lasciato a 15 anni. Tre mesi dopo la mia entrata in istituto e fino al quindicesimo anno sono stato oggetto di attenzioni sessuali, sono stato sodomizzato e costretto a rapporti di ogni tipo dai seguenti preti e fratelli“. Ha elencato 16 nomi. Nella lista anche un alto prelato, molto famoso a Verona.

    LA MADRE DI TUTTI I TABU’ – Ma nell’indagine dell’ Ap si citano anche vicende di incitamento alla prostituzione o partecipazione a riti satanici. Su tutto, pesa l’incertezza della pena. Quando ci sono state sentenze giudiziarie, osservano, si è passati da due anni con la condizionale a otto anni di carcere, anche se “con l’ormai nota lentezza del sistema giudiziario italiano, non è dato stabilire quante di queste condanne verranno effettivamente scontate“. Quando invece si è trattato di patteggiare un risarcimento, le cifre variano dai 15mila ai 150mila euro per vittima. E troppo poco coraggio, quando si tratta di queste vicende, anche da parte dei media più indipendenti. In più c’è una certa ritrosia nelle piccole città italiane, dove non si parla di sesso e figurarsi di sesso fra un prete e un bambino. “E’ il top dei tabù” ha detto Jacqueline Monica Magi, il giudice che segue i casi di pedofilia “questo è il provincialismo dell’ Italia”. “Come avrei potuto dire a mio padre che un prete faceva sesso con me ?”, Alessandro Vantini, 59 anni, ha raccontato tutto all’ Ap con il linguaggio dei segni, “non potevi parlarne ai tuoi parenti perché loro ti avrebbero picchiato”. E Gianni Bisoli, 60 anni, ha accusato di prolungate molestie sessuali, monsignor Giuseppe Carraro, vescovo di Verona, morto nel 1981 e in odore di beatificazione. Un’inchiesta della diocesi di Verona scagiona Carraro, ma le testimonianze non riguarderebbero le presunte vittime e si limiterebbero a coinvolgere altri membri della Congregazione e loro affiliati, personale della scuola e documentazione interna. Il processo di beatificazione è stato sospeso, ma adesso è tutto nelle mani del Vaticano. L’attuale vescovo di Verona, monsignor Giuseppe Zenti inizialmente aveva accusato gli ex studenti di fabbricare menzogne, ma quando uno dei religiosi accusati ha ammesso le relazioni sessuali, si è visto costretto ad ordinare un’inchiesta interna. Il risultato ha accertato che alcuni abusi sarebbero avvenuti realmente.

    UNO TSUNAMI – Nel 2002 quando scoppiò lo scandalo negli Stati Uniti, monsignor Betori aveva giustificato il non aver affrontato la questione nella Conferenza Episcopale, con il fatto che in Italia gli abusi sessuali fossero molto limitati. Ora, invece, i prelati italiani e il Vaticano sembrano aver capito che il problema è molto più serio. Monsignor Charles Scicluna della Congregazione per la Dottrina della Fede che segue tutti questi casi ha ammesso che le pubbliche denunce in Italia sono in aumento da quando è scoppiato lo tsunami negli States. “C’è un cambio di mentalità”-riferiscono dall’ Ap-“e questo può essere molto positivo”. “E’ accaduto”- dice Scicluna-“è importante che se ne parli, altrimenti non possiamo come Chiesa aiutare quelli che ne hanno bisogno. Vittime e carnefici”.

    Parliamone, aggiungiamo noi. Perché questi reati non cadano in prescrizione e perché chi li ha commessi possa essere giudicato da un Tribunale e non da una diocesi. O peggio, una Congrega.

    http://www.giornalettismo.com/archives/36654/italia-e-davvero-lotta-contro-i-preti-pedofili/