Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: Triveneto

  • Zenti si scusa con Dalla Bernardina Commissione per gli abusi al Provolo

    Zenti si scusa con Dalla Bernardina Commissione per gli abusi al Provolo

    IL PRELATO AVEVA USATO TERMINI PESANTI DOPO I RACCONTI DEGLI EX ALLIEVI

    Ritirata la querela contro il vescovo. «Accerteremo i fatti»

    VERONA — Sei giorni fa l’avevano strombazzata come una conferenza stampa. Uno di quegli incontri, cioè, in cui alcune persone incontrano i giornalisti, espongono un fatto e rispondono alle domande. La «conferenza stampa » in questione si è tenuta ieri.Omeglio, si sarebbe dovuta tenere. Già, perchè le persone coinvolte nella vicenda – il vescovo monsignor Giuseppe Zenti e il presidente dell’associazione sordi Antonio Provolo onlus Giorgio Dalla Bernardina – dai giornalisti non si sono sono fatte neanche vedere.A futura memoria si sono fatti immortalare in una stanza, con una stretta di manoalla quale solo i fotografi hanno potuto partecipare. E la «conferenza stampa» altro non è stato se non la lettura di un comunicato, alla presenza di quattro avvocati. Enrico Morgante e Mario Vittore De Marzi per il vescovo, Giuseppe Rossodivita e Paolo Tacchi Venturi per Dalla Bernardina. Si è chiusa con un «colloquio chiarificatore» la vicenda per cui Dalla Bernardina aveva querelato il vescovo.

    Querela legata alle dichiarazioni di Zenti – quelle sì fatte in una conferenza stampa «vera» – all’indomani della pubblicazione su L’Espresso delle prime testimonianze di alcuni ex studenti del Provolo, che raccontavano di aver subìto abusi sessuali da preti e laici dell’istituto,maanche da altri e alti prelati veronesi. Il vescovo quel 23 gennaio del 2009, non usò giri di parole. «Ci vogliono prove concrete – disse -. Non ipotesi che riportano fantasie aberranti». Bollò come «casi psichiatrici» quei sordi che misero anche per iscritto i loro racconti. Parlò di «montature e menzogne» e di un ricatto che Dalla Bernardina avrebbe messo in atto per gestire una tenuta a San Zeno di Montagna. Iniziò quella che nel comunicato di ieri è definita «controversia ». Una controversia che giusto oggi sarebbe finita davanti al giudice. E che ora, invece, grazie a quel «colloquio chiarificatore » si ferma. Previo il pagamento, da parte del vescovo, delle spese legali sostenute da Dalla Bernardina. Entrambi, si legge nel comunicato, «alla luce dell’incontro ritengono di voler impostare per il futuro un rapporto di fruttuosa collaborazione improntata al reciproco rispetto». Il tutto si tradurrà «con la fattiva collaborazione dell’associazione Provolo nell’ambito dell’inchiesta che la curia di Verona si appresta a realizzare, con la costituzione di una commissione indipendente, terza e imparziale, al fine di accertare i fatti di pedofilia denunciati dai sordi ex allievi dell’istituto Provolo».

    Da chi sia composta questa commissione «terza ed imparziale» e quando inizierà a lavorare non è dato sapere. Di certo rimane che le carte riguardanti gli abusi del Provolo da tempo hanno preso la strada romana, quella delle stanze della congregazione per la Dottrina della Fede, che ha anche chiesto un approfondimento delle indagini. Altra cosa certa è che la vicenda del Provolo non arriverà in tribunale. Prescritti gli eventuali abusi, ritirata la querela contro il vescovo. Quella querela che, pochi giorni dopo la conferenza stampa del 23 gennaio 2009, Giorgio Dalla Bernardina agoniava per sè. «Se sono tutte calunnie il vescovo ci quereli, così in aula verrà fuori tutto». Alla fine fu lui a querelare. Ma in aula non ci andrà nessuno. «Monsignor Giuseppe Zenti – si legge nel comunicato – ha manifestato le proprie scuse al signor Giorgio Dalla Bernardina, pur chiarendo e precisando di non aver mai voluto offendere nè lui personalmente nè l’associazione sordi Antonio Provolo e tanto meno i sordi associati. Le esternazioni del vescovo, piuttosto, erano dettate dalla volontà di difendere la propria diocesi da quelle che, in quel momento, sembravano essere accuse ingiustificate. Giorgio Dalla Berardina, dal canto suo, accetta le scuse del vescovo e ribadisce quindi di non aver mai ricattato, mai plagiato i sordi e mai falsificato o scritto di proprio pugno le dichiarazioni rese dai sordi inerenti i fatti di pedofilia, di non aver mai avanzato pretese sui beni dell’istituto Provolo e di non aver mai pensato di ambire alla carica dell’Ens », che è l’ente nazionale sordomuti. Tant’è. Si chiude un capitolo.Arimanere aperta, invece, è la storia. E si vedrà chi comporrà quella commissione che la deve scrivere.

    Angiola Petronio

  • Il prete accusato di pedofilia frequentò Sacile, Zoppola, Pordenone e Castelnovo

    Il prete accusato di pedofilia frequentò Sacile, Zoppola, Pordenone e Castelnovo

    Il sacerdote salesiano Titian James Miani, accusato di pedofilia negli Stati Uniti, non solo è stato a Pordenone, ma anche a Castelnovo, Sacile e Zoppola prima di attraversare l’Atlantico.

    Lo si è appreso ieri da ambienti legali americani: nato a Zoppola il 23 marzo 1927, da Ernesto (morto nel 1963) e Maria Quattrin (deceduta nel 1952), frequentò il seminario di Pordenone dall’ottobre 1943 al giugno 1948. Due anni di superiori e tre di collegio.

    Entrò nella casa dei salesiani, a Castelnovo, nel settembre 1948 come assistente vi restò per un anno e fece il noviziato a Villa Moglia (Asti) prima di ottenere la vestizione, nel seminario di Pordenone, assistito dal superiore monsignor Pascotto, nel maggio 1947; la professione perpetua la effettuò in California nel 1954, l’ordinazione, a Watsonville l’anno successivo.

    Prima di entrare a fare parte del clero, il sacerdote prestò servizio militare a Sacile, dal marzo 1943 al settembre dello stesso anno, quando ottenne la dichiarazione di esonero. C’è anche un giallo sui suoi percorsi di studio. Il preside del Don Bosco di Pordenone di allora, Alfredo Toschi, su richiesta dell’interessato (il 12 novembre 1956) certificò che l’allora studente aveva completato come privatista il ginnasio dall’anno 1939 al 1944.

    Tale certificazione è accompagnata da una lettera scritta a mano dal prete, indirizzata a fratel Luois nella quale, nel 1956, domandando di accedere all’Università, annota che «ora qui è tutto bene» (a Pordenone), dopo una broncopolmonite, e puntualizza di allegare il certificato di studi del direttore di Pordenone «che è stato disposto ad aiutarmi nella migliore maniera possibile».

    A questo aggiunge: «Ha deciso di figurare che io abbia fatto il liceo nel suo collegio e mi ha permesso, come vede, di fare il certificato in regola. Si sa che qui in Italia il liceo è solo di tre anni, però lui mi spiegò che si può dire che io ho fatto anche il noviziato (come privato) nel suo collegio. Le spiego questo caso mai le chiedessero come mai han messo quattro anni di liceo».

    Tra i documenti dell’avvocato americano che difende le presunte vittime di abusi, Jeff Anderson, figura anche la nota per la quale il sacerdote oggi 83enne sarebbe stato protagonista di un episodio non chiaro anche in Friuli: «1947, Miani è accusato di avere molestato un ragazzo a Pordenone. Miani fu mandato in Brasile e poi in Canada». E, a proposito del presunto fatto di Pordenone, la procura della Repubblica non intenderebbe aprire alcun procedimento: si tratta di ipotetici episodi già caduti in prescrizione. A meno che, filtra, non siano eventuali vittime a presentare esposti. E allora l’apertura di un fascicolo tornerebbe obbligatoria.

  • Mestre. 6 bambini denunciano: molestati al catechismo

    Mestre. 6 bambini denunciano: molestati al catechismo

    Sei minori, dai sette ai nove anni, accusano un quindicenne. Gli episodi sarebbero avvenuti nei bagni durante il catechismo. Rabbia dei genitori, imbarazzo del sacerdote. Indaga la Procura dei minori

    di Carlo Mion
    MESTRE La vicenda ha messo in subbuglio una parrocchia del centro: sei bambini di età compresa tra i sette e i nove anni accusano un quindicenne di averli toccati nelle parti intime quando li ha accompagnati al gabinetto durante le ore di catechismo.

    Una vicenda ora difficile da gestire. Sia per il parroco di quella comunità. E sia per chi, dopo l’apertura di un fascicolo in Procura dei minori, dovrà interrogare i bambini presunte vittime e il quindicenne presunto molestatore. Di sicuro ora i racconti dei ragazzini non saranno più fedeli in quanto inquinati da un clima molto turbato che coinvolge adulti e minori.

    La vicenda scoppia quando dal parroco si presentano alcuni genitori spiegandogli che i loro figli hanno raccontato in casa dei comportamenti scabrosi tenuti nei loro confronti da un ragazzo di quindici anni. Si tratta di un ragazzo che collabora con i loro insegnanti durante l’ora di catechismo in patronato. Stando al racconto fatto dai bambini il 15enne quando li accompagna in bagno li accarezza nelle parti intime. Il parroco rimane senza parole anche perchè conosce il ragazzo e la sua famiglia che da sempre frequentano la chiesa e partecipano alle varie attività della parrocchia. A quei primi ragazzini se ne aggiungono altri nel testimoniare gli stessi comportamenti del 15enne. Alla fine sono sei quelli che accusano di essere stati toccati e masturbati dal ragazzo. Il parroco avvicina la famiglia del 15enne per scoprire cosa veramente sia successo. Dal canto suo il ragazzo nega tutto.

    Mentre il prete cerca di capire e definire l’accaduto, anche perchè tutti i protagonisti sono minorenni, monta la protesta dei genitori che portano a catechismo i figli in quella parrocchia. Per il sacerdote non è facile gestire la vicenda senza danneggiare nessuno e appurare la verità prima di portare al cospetto dei giudici l’accaduto. Nel contempo si rende conto che il suo comportamento deve essere il più trasparente possibile per evitare facili strumentalizzazioni nei confronti della Chiesa. E deve fare tutto in tempi più che brevi. Il passaparola innesca la rabbia di gran parte dei genitori. Nel frattempo viene interessata la polizia e la Procura presso il Tribunale dei Minori. Le cose iniziano a farsi difficili perchè c’è il rischio che i bambini possano essere influenzati nel testimoniare i comportamenti del ragazzo che li accompagnava in bagno, dai racconti che sentono in famiglia o quando frequentano gli altri bambini. Altri genitori hanno fatto sapere che pure i loro figli sembra siano stati molestati. E naturalmente la rabbia sale. Nel mirino finisce la parrocchia e gli insegnanti di catechismo.

    La situazione è complicata da affrontare. Tantopiù per chi ora dovrà sentire i bambini e capire, con l’aiuto di uno psicologo, quanto dei loro racconti è vero. Nel contempo bisogna anche tutelare l’altro minore finito al centro di una vicenda che sicuramente è enorme per lui e può diventare devastante se si dimostrasse non vera.
    (17 maggio 2010)

  • Preti pedofili, il vescovo di Bolzano in procura: “Segnalati 50 casi alla Diocesi”

    Preti pedofili, il vescovo di Bolzano in procura: “Segnalati 50 casi alla Diocesi”

    Preti pedofili, il vescovo di Bolzano in procura: “Segnalati 50 casi alla Diocesi”
    Colloquio tra Karl Golser e il procuratore Guido Rispoli: molti fatti sono ormai prescritti ma si farà comunque piena luce sulle accuse
    BOLZANO. Il tema degli abusi sessuali nelle istituzioni ecclesiali è stato affrontato a Bolzano in un incontro tra il procuratore capo Guido Rispoli ed il vescovo diocesano Karl Golser, dopo alcuni casi venuti alla luce di recente con il responsabile laico dei chierichetti di Bressanone arrestato nei giorni scorsi con l’accusa di violenza sessuale nei confronti di alcuni ragazzini.

    ”Nelle ultime settimane – ha detto il vescovo – sono arrivate circa cinquanta mail alla diocesi e un numero esiguo di segnalazioni mette a tema abusi sessuali su minorenni da parte di sacerdoti”.

    Alcuni episodi di abusi erano stati segnalati nei mesi scorsi sulla stampa di lingua tedesca, tanto che il vescovo aveva promosso un indirizzo e-mail sul sito della Curia per raccogliere segnalazioni e prendere gli opportuni provvedimenti.

    ”La Diocesi – ha detto Golser – si impegna a esaminare i presunti fatti accaduti in passato ed a fare piena luce sulle accuse. Si pone dalla parte delle vittime e mediante diverse iniziative contribuisce a creare un clima di dialogo”.

    ”I casi segnalati – si legge in una nota della Curia – risalgono a molto tempo fa. Anche se questi casi sono caduti in prescrizione, tuttavia le vittime hanno il diritto di essere ascoltate e insieme bisogna cercare la via per rielaborare tali esperienze traumatiche”.

    Nel colloquio sono state fornite informazioni ”nel caso che vi dovessero essere in futuro accuse fondate di abusi sessuali all’interno della Chiesa”, si legge nella nota. Golser ha tra l’altro auspicato una campagna di prevenzione nell’ambito della formazione dei religiosi.
    (20 aprile 2010)

  • Udine. 5 chiese con scritte anti preti pedofili

    Udine. 5 chiese con scritte anti preti pedofili

    (ANSA) – UDINE, 20 APR – Scritte con ingiurie contro la Chiesa cattolica e i sacerdoti, con chiari riferimenti alla pedofilia, sono state tracciate da persone sconosciute la scorsa notte sulle pareti esterne della chiesa parrocchiale di San Martino Vescovo a Turrida di Sedegliano (Udine). E’ la quinta chiesa imbrattata in modo analogo negli ultimi giorni in Friuli (due nella citta’ di Udine). Le scritte sono state scoperte da alcuni parrocchiani che hanno subito chiesto l’intervento dell’amministratore parrocchiale, mons. Nicolino Borgo, e dei Carabinieri. (ANSA).

    Scritte ingiuriose contro la chiesa e i pedofili ai Rizzi

    Predefinito Rif: Pedofilia uguale omosessualità. La Chiesa esce dall’angolo rispolverando un preg
    La diffusione del pregiudizio omofobo da parte del clero si sta diffondendo anche tra chi condanna la chiesa cattolica.
    Ne sono la riprova queste scritte comparse pochi giorni fa su una chiesa a Udine

    Scritte ingiuriose contro la chiesa e i pedofili ai Rizzi – Udine20.it

    Scritte ingiuriose contro la chiesa e i pedofili ai Rizzi

    E’ stato il muro della chiesa dei Rizzi in via delle Scuole ad essere imbrattato con una scritta ingiuriosa contro i preti e contro la pedofilia. Nei giorni scorsi un altro gesto simile, persone non ancora identificate hanno imbrattato con del letame i muri della chiesa di Barazzetto di Coseano.

    Monsignor Gherbezza vicario generale della Curia “Un gesto di grave inciviltà che arriva in un momento particolare in cui la chiesa è sotto attacco e sta subendo una campagna denigratoria. Le chiese udinesi invece stanno subendo l’attacco dei vandali.”

    Furio Honsell sindaco di Udine “A nome della città condanno l’aggressione ed esprimo la mia solidarietà nei confronti dei parroci e dell’arcivescovo. Una città civile come Udine deve assolutamente condannare atti di aggressione alla Chiesa. Ero a Vissandone la mattina di Pasqua per celebrare la messa e ho visto molte persone sconvolte per quello che è accaduto. Tutti questi atti sacrileghi denotano una mancanza assoluta di rispetto non solo per un luogo sacro e per Dio, ma anche per tutte le persone che si ritrovano in chiesa e credono. Sono gesti che hanno superato il limite”

    Giuseppe Faccin parroco dei Rizzi La nostra comunità è unita ma poco tutelata dai flussi che periodicamente invadono questa zona soprattutto in occasione delle partite di calcio. Era già comparsa una scritta dei tifosi, adesso questa. Purtroppo in certi frangenti ognuno si sente libero di fare quello che vuole e probabilmente, sull’onda della campagna contro la chiesa e il Papa portata avanti da alcuni media, qualcuno ha pensato bene di esprimere il proprio disagio interiore così. Io sono prete e non sono né gay, né pedofilo, con tutto il rispetto per i gay e nessuno per i pedofili per cui sono sereno. E invito anche la nostra comunità a rimanere serena e a non preoccuparsi. Questo muro imbrattato – continua – è un’altra prova di fede. Dobbiamo distinguere le eccezioni, che purtroppo ci sono state, dalla sostanza che vede la chiesa impegnata a fare del bene. Anche per questo non sono per niente preoccupato. La scritta sarà presto cancellata.

  • Pedofilia, il vescovo di Bolzano apre sul celibato dei preti: “Non è un dogma”

    Pedofilia, il vescovo di Bolzano apre sul celibato dei preti: “Non è un dogma”

    Pedofilia, il vescovo di Bolzano apre sul celibato dei preti: “Non è un dogma”
    La posizione di Golser espressa in televisione nell’intervista con Lilli Gruber su La7. E sugli abusi sessuali ci sarà un vertice con il procuratore Rispoli
    di Gianfranco Piccoli
    BOLZANO. «Il celibato? Un grande valore e una grande disciplina, ma non è un dogma: se ne può parlare».
    Lo ha detto il vescovo di Bolzano-Bressanone Karl Golser, ospite su La 7 della giornalista altoatesina Lilli Gruber, conduttrice di Otto e mezzo. Secondo Golser, dunque, i tempi sono maturi per discutere il celibato sacerdotale. Quest’obbligo è dettato da una norma del Diritto Canonico che affonda le radici nell’XI secolo, ma non è un dogma di fede: in teoria può essere modificata. Infatti, lo stesso obbligo non è previsto per le chiese di rito orientale, che hanno una struttura normativa differente rispetto alle chiese latine.
    Il dibattito sul celibato sacerdotale è esploso con lo scandalo della pedofilia. E’ stato soprattutto il teologo svizzero Hans Kung, con una serie di riflessioni pubblicate anche su Repubblica, a spingere su questo tasto. Amico negli anni della gioventù di Ratzinger, Kung è stato successivamente allontanato dall’i nsegnamento della teologica cattolica proprio per le sue posizioni ritenute dalla Chiesa troppo «progressiste». L’accostamento tra pedofilia e celibato è un’equazione che è stata però respinta con forza dalla Chiesa («il problema nella società tocca indifferentemente celibi e sposati») e a metà marzo papa Benedetto XVI è intervenuto ribadendo la «sacralità» del celibato sacerdotale. Parole che qualcuno ha interpreato come una netta chiusura.
    Golser, che in passato ha collaborato con il Papa, non è nuovo ad interventi che si smarcano da quello che è comunemente ritenuto il pensiero dominante all’interno delle istituzioni ecclesiastiche. Aveva stupito, ad esempio, alla vigilia della nomina a capo della chiesa altoatesina, la sua apertura sulla tutela giuridica degli omosessuali, pur ribadendo un «no» deciso all’unione matrimoniale per i gay. Ora questa uscita sul celibato sacerdotale, che senz’a ltro farà discutere. Quella di Golser è una voce ascoltata: non va dimenticato che è presidente dell’Associazione dei teologi moralisti italiani. Da notare che un pensiero analogo a quello espresso ieri sera da Golser in tv è stato manifestato recentemente da Carlo Maria Martini, cardinale emerito di Milano e «pulpito» autorevole della Chiesa.

    Tornando alla pedofilia, alla Gruber Golser ha detto che «solo adesso la Chiesa Cattolica ha la conoscenza vera e propria che la pedofilia non può essere guarita. Prima si pensava che un sacerdote, se riconosceva di aver sbagliato ed era disposto a fare una terapia, potesse essere inserito in un’altra struttura pastorale. Oggi si sa che non è così e anche la Chiesa chiede la loro rimozione». Quanto ai casi dei sacerdoti omosessuali, Golser ha precisato: «Bisogna distinguere tra pedofilia e omosessualità, che invece non è una malattia. Per l’esercizio del sacerdozio, ciò che vale per eterosessuali vale anche per gli omosessuali, ovvero la capacità di vivere secondo le regole della Chiesa».
    Il vescovo ha anche annunciato che lunedì prossimo incontrerà il procuratore Capo della repubblica di Bolzano, Guido Rispoli. Un incontro che nasce dall’iniziativa avviata dalla Diocesi per raccogliere on-line le segnalazioni delle vittime (vere o presunte) di abusi sessuali da parte di rappresentanti della Chiesa cattolica in Alto Adige.
    La Procura ha apprezzato la scelta della Diocesi, ma anche ricordato che eventuali abusi vanno immediatamente segnalati alla magistratura, a meno che non ci si trovi di fronte ad episodi che palesemente sono caduti in prescrizione. «Fino ad ora ho riscontrato cinque-sei casi veri di abusi, su una cinquantina di segnalazioni pervenute sul nostro sito – ha detto il vescovo a La 7 – si tratta di vicende drammatiche risalenti a 30-40-50 anni fa, su cui le vittime oggi hanno bisogno di esprimersi». I tempi indicati da Golser, fanno ritenere che non ci saranno segnalazioni che potranno tradursi in inchieste.
    Rispoli ieri ha ribadito di apprezzare non poco l’atteggiamento di collaborazione della curia altoatesina: «Una volontà di dialogo che il vescovo Golser ha già dimostrato in passato», ha aggiunto il procuratore. I tempi del grande freddo scoppiato durante il caso don Carli sembrano davvero lontani
    (10 aprile 2010)

  • Pedofilia nell’istituto religioso Bufera dopo le accuse in tivù

    Pedofilia nell’istituto religioso Bufera dopo le accuse in tivù

    ABUSI. Polemiche dopo la testimonianza di tre sordomuti che hanno frequentato il Provolo negli anni Sessanta
    Molte le telefonate di persone che volevano contattare l’associazione degli ex allievi L’Avvenire: «Contenzioso di tipo patrimoniale». El Pais titola: «Inferno a Verona»

    • 28/03/2010

    Le testimonianze delle vittime durante la trasmissione «Mi manda RaiTre»

    Hanno suscitato enorme impressione in città le choccanti testimonianze di tre ex allievi dell’istituto Antonio Provolo mandate in onda l’altra sera dalla trasmissione televisiva Mi manda Raitre. A riaccendere l’attenzione sulla vicenda è stato il fatto che per la prima volta alcune delle 67 persone – e 15 di loro l’hanno messo per iscritto – che hanno denunciato, a distanza di molti anni dai fatti, gli abusi che avrebbero subito da religiosi dell’istituto per sordomuti hanno accettato di comparire apertamente, con i loro volti e i loro nomi. E le loro rivelazioni, in un momento in cui i riflettori dell’opinione pubblica internazionale sono puntati sullo scandalo della pedofilia in ambienti ecclesiastici, hanno fatto il giro del mondo.
    «Durante la trasmissione, a quanto mi ha riferito il conduttore Andrea Vianello, sono arrivate moltissime telefonate, anche da Verona, di gente interessata a contattarci», afferma Marco Lodi Rizzini, l’avvocato che segue l’associazione degli ex allievi dell’istituto Provolo. E «molte adesioni», assicura, sono già arrivate al convegno che le associazioni dei familiari e delle vittime di abusi sessuali stanno organizzando per il 25 settembre a Verona. «L’assessore comunale Stefano Bertacco», fa sapere, «ci ha assicurato che se possibile potremo avere a disposizione la Gran Guardia, ma l’obiettivo è fare rete con le associazioni americane che stanno lottando affinché certi crimini non si ripetano più e la nostra, ribadisco, non è una battaglia contro la Chiesa ma contro comportamenti aberranti dal punto di vista etico, ho visto persone di 60 anni piangere nel raccontarmi ciò che hanno sofferto, nel dirmi di aver rinunciato ad avere figli per paura di mettere al mondo bimbi sordi che avrebbero potuto subire le stesse violenze fisiche e psichiche».
    In una pausa della trasmissione i tre ex allievi del Provolo si sono rifiutati di stringere la mano al portavoce della Curia monsignor Bruno Fasani, intervenuto a difesa dell’operato della diocesi scaligera, e a telecamere spente nei corridoi della Rai ci sarebbero stati anche momenti di tensione. Il sacerdote si era detto «commosso» nel trovarsi di fronte i loro volti e aveva offerto la «massima disponibilità ad accertare la verità». Ma gli altri erano stati irremovibili: «Prima vogliamo giustizia». Ricucire non sarà facile. «Troppi fraintendimenti e la cosa è sfuggita di mano a tutti», aveva ammesso Fasani. «Siamo stati accusati», commenta Rizzini, «di aver falsificato le dichiarazioni delle vittime, di essere dei ricattatori. Al monsignore, nel salutarlo, ho detto “il suo è un compito difficile”».
    Di «processo solo mediatico», intanto, parla il quotidiano cattolico Avvenire che torna ad affermare che «sullo sfondo della vicenda c’è un contenzioso di tipo patrimoniale». Si legge: «Era il gennaio 2009 quando il vescovo Giuseppe Zenti, di fronte alle gravissime accuse di pedofilia lanciate contro l’Istituto Provolo e la Congregazione Compagnia di Maria, chiedeva una denuncia vera e circostanziata». E aggiunge: «Sono passati un anno e due mesi, ma di quella denuncia ancora nulla, al punto che il procuratore capo, Giulio Schinaia, ha dichiarato di non poter procedere. Il processo mediatico, invece, è scattato subito, senza alcun riscontro». Secondo il giornale dei vescovi «tanti sono i fatti incredibili» e fra questi mette la circostanza che al Provolo ci siano stati «25 pedofili su 28 religiosi, senza che un solo racconto sia mai trapelato tra le famiglie o tra i bambini stessi». E conclude: «Solo ieri sera tre degli accusatori hanno presentato il loro volto e la loro identità. Un primo passo, si spera, verso un chiaro accertamento delle posizioni».
    Il giornale spagnolo El Paìs, invece, titola «El infierno en Verona». Nell’articolo si parla di «spaventoso caso di abusi massicci contro bambini sordomuti, molto simile a quello denunciato in Wisconsin», dipingendolo come lo «scandalo più grave di pederastia clericale conosciuto in Italia».E.S.

    http://www.larena.it/stories/Cronaca/139234__pedofilia_nellistituto_religioso_bufera_dopo_le_accuse_in_tiv/

  • Il caso veronese – I RACCONTI A «MI MANDA RAI tRE». MONSIGNOR FASANI: VA FATTA CHIAREZZA

    Il caso veronese – I RACCONTI A «MI MANDA RAI tRE». MONSIGNOR FASANI: VA FATTA CHIAREZZA

    Il caso veronese – I RACCONTI A «MI MANDA RAI tRE». MONSIGNOR FASANI: VA FATTA CHIAREZZA

    VERONA — Un anno e due mesi. Dopo altri venticinque anni. «All’inizio è stato un fraintendimento. A botta calda abbiamo avuto delle perplessità, pensando alle questioni logistico- patrimoniali che erano state tirate in ballo. Poi abbiamo capito davvero». Monsignor Bruno Fasani, ieri sera a «Mi manda RaiTre», ha provato – durante la pubblicità – a stringere la mano alle tre persone che aveva davanti. Ma Alessandro, Gianni e Dario quel gesto non lo hanno accettato. «Vogliamo la giustizia», ha detto Dario con la sua voce roca, con le parole che non conoscono le consonanti. Perchè Alessandro, Gianni e Dario la loro voce non l’hanno mai ascoltata. E non la sanno modulare. Sono sordi, Alessandro, Gianni e Dario. E ieri sono andati in quella televisione che per loro altro non è che un contenitore di immagini. Ci hanno messo la faccia, Alessandro, Gianni e Dario, E non è poco per chi vive in una città che per certe faccende sa essere un paese, come Verona.

    Sono andati in tivù, loro tre. Tre dei 67 alunni dell’istituto per sordi Antonio Provolo che avrebbero subìto violenze sessuali di ogni genere, dagli anni Cinquanta fino al 1984, da parte di religiosi e laici che in quella struttura lavoravano e vivevano. Ci sono volute proprio quelle che don Fasani ieri sera ha definito più volte «questioni logistico-patrimoniali» per portare a galla quello che – se venisse provato – sarebbe il più imponente scandalo che ha coinvolto la Chiesa in Italia. Ha aperto, insolitamente, con una «copertina», la trasmissione di Andrea Vianello. Una «copertina » in cui si raccontava del caso «inquietante nella somiglianza » che in questi giorni sta scoppiando come un bubbone in America e che racconta sempre di abusi sessuali da parte di religiosi in un istituto per sordi. Ma quello del Provolo è un caso «madre». Quasi 40 anni di violenze, perpetrate da 25 dei 26 insegnanti dell’epoca. Alessandro, Dario e Gianni hanno ripetuto la storia che già avevano raccontato ai giornali, in particolare a L’Espresso che aveva sollevato il caso oltre un anno fa.

    I loro nomi erano già conosciuti. Alessandro Vantini, Dario Laiti, Gianni Bisoli. Adesso sono dei pensionati. I loro racconti sono brevi. E assolutamente crudi. «Sono diventato sordo a 8 anni – ha raccontato Gianni – A nove sono arrivato al Provolo e tre mesi dopo sono iniziate le violenze. Sono stato sodomizzato da don Arrigo, don Rino, don Alcide, don Nicola, don Giovanni, don Giuseppe, fratel Erminio…». Un rosario di una decina di nomi. E di quel «don Giuseppe» il cognome lo fece proprio il vescovo Zenti, in una conferenza stampa del 23 gennaio 2009. «Tirare in ballo il nome di un mio predecessore – disse allora – di monsignor Giuseppe Carraro, era una cosa che non si doveva fare». In realtà la fece lui. Ma i racconti fatti da Gianni su quel monsignore definito il «pupillo di Paolo VI» e per il quale è in corso una causa di beatificazione, sono ben diversi. «Mi ha sodomizzato e ha preteso dei giochi sessuali », ha detto ieri davanti alle telecamere. Gli stessi racconti pieni di miasmi fatti da Alessandro e Dario. «Una vergogna che non ha senso di esistere », l’ha definita Paolo Tessadri, il giornalista de L’Espresso che ha raccolto le testimonianze. Don Fasani ha provato a spiegare che la curia non è intervenuta prima perchè non conosceva i «nomi degli abusati nè degli abusanti». Eppure i nomi circolano da oltre un anno, anche sui giornali esteri. «La nostra unica preoccupazione – ha detto – è quella di acclarare la verità. E’ fondamentale fare chiarezza». Ma Alessandro, Gianni e Dario ieri sera hanno chiesto qualcosa di più. Per loro la chiarezza c’è già, chiedono giustizia. Chiedono che quei sette preti che ancora vivono al Provolo, che nel frattempo ha totalmente cambiato «gestione», vengano allontanati, anche se da anni non hanno più contatti con i ragazzi. «Non diamo – ha replicato don Fasani – per scontato che siano dei pedofili». Uno di loro, un «fratello», che fino allo scorso maggio viveva all’istituto, quegli abusi li aveva ammessi mesi fa. E don Fasani, come contraltare, ha provato una sorta di coupe de theatre, con il «pentimento» di uno di quei 15 sordi che aveva denunciato abusi. «Ho copiato una storia che mi era stata preparata », recita la deposizione portata dal portavoce della curia. La stessa deposizione in cui si conferma che «ci sono stati dei toccamenti».

    Lo stesso don Fasani che a un certo punto ha detto: «La situazione ci è sfuggita di mano a tutti quanti…». Dopo trent’anni e la bora dello scandalo che soffia sulla Chiesa, per Alessandro, Gianni e Dario non è comunque abbastanza.

    Angiola Petronio
    27 marzo 2010

    http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cronaca/2010/27-marzo-2010/abusi-provolo-vogliamo-giustizia-rifiutano-mano-prete-curia-1602729062393.shtml

  • In tv gli abusi all’istituto “Provolo”

    In tv gli abusi all’istituto “Provolo”

    IL CASO. Alla trasmissione “Mi manda Rai 3” si sono presentati tre ex allievi vittime di pedofilia. Tra i 60 abusati anche tre vicentini
    La Curia veronese ha voluto essere presente con il direttore dell’ufficio stampa, mons. Fasani

    Gli ex allievi dell’istituto “Provolo” ieri sera a “Mi manda Rai 3”

    Si sono presentati in tre: per la prima volta si sono mostrati in pubblico, per denunciare quello che avevano subìto. Erano tre dei circa 60 ex allievi dell’istituto “Provolo” per sordomuti di Verona, vittime di abusi sessuali da parte di religiosi dell’istituto veronese, nei decenni scorsi. Si sono presentati in televisione, negli studi di Rai 3, alla trasmissione “Mi manda Rai 3” condotta da Andrea Vianello.
    Di questa sessantina di ex allievi vittime di religiosi (e non solo) pedofili, tre sono vicentini, come era emerso nel corso delle indagini. I tre apparsi nella trasmissione televisiva ieri sera erano comunque tutti veronesi: Gianni Bisoli, Dario Laiti, Alessandro Vantini. Con le loro denunce hanno dato un nome e un volto a chi ha commesso gli abusi; e anche a chi li ha subìti.
    La redazione della trasmissione ha mandato in onda le testimonianze, dando voce a questi ormai adulti sordomuti abusati. Testimonianze che, come ha sottolineato anche il conduttore, andranno attentamente verificate. Testimonianze, comunque, agghiaccianti; con i nomi di una decina di sacerdoti e religiosi autori delle violenze ai bambini sordomuti dell’istituto.
    A “Mi manda Rai 3” era presente anche Paolo Tessadri, giornalista dell’Espresso, che per primo pubblicò la storia dei sordomuti dell’istituto “Provolo”. Con lui, anche Marco Lodi Rizzini, portavoce dell’Associazione ex allievi dell’istituto veronese, a dare man forte al presidente Giorgio Dalla Bernardina.
    La Curia veronese non si è sottratta al dibattito. Era infatti presente il direttore dell’ufficio stampa della diocesi, mons. Bruno Fasani, che ha espresso partecipazione e profondo dolore nei confronti di chi aveva subìto abusi.
    Mons. Fasani ha comunque voluto precisare che la Chiesa di Verona non ha mai cercato di nascondere i fatti; e che, se finora aveva tenuto un atteggiamento prudente, era perchè mancavano denunce precise, con i nomi sia dei presunti abusatori sia degli abusati. È volontà della Chiesa stessa fare chiarezza fino in fondo, per arrivare alla verità, ha concluso il sacerdote veronese.
    Il dibattito, per quanto l’argomento fosse scabroso e per quanto la contrapposizione fosse evidente, ha seguito un andamento pacato, proprio in considerazione della sofferenza delle vittime. Da entrambe le parti sono state puntualizzate alcune precisazioni.
    A conclusione, un giovane pure lui vittima di abusi (ma non all’istituto veronese) ha chiesto la modifica della legge, in modo che gli abusi di pedofilia non possano cadere in prescrizione. E un giurista ha sottolineato che, se in sede penale il reato di pedofilia è soggetto a prescrizione, in sede civile c’è la possibilità di intervenire, in quanto il manifestarsi del danno può avvenire molto tempo dopo aver subìto il danno.
    Marco Sessa

    http://www.ilgiornaledivicenza.it/stories/Cronaca/139017__in_tv_gli_abusi_allistituto_provolo/

  • «Ratzinger ignorò le mie denunce sul quel prete Usa spedito a Vicenza»

    «Ratzinger ignorò le mie denunce sul quel prete Usa spedito a Vicenza»

    Vicenza. Se n’era occupato anche il nostro giornale, due anni fa, quando Bill Nash era venuto a Vicenza. Per chiedere che quel prete americano che abusò di lui negli anni ’70 quando era in seminario negli Usa, padre James Tully, venisse radiato definitivamente dalla Chiesa. E che invece dopo che la storia era finita sui media era stato mandato silenziosamente in “penitenza” nell’Istituto dei Saveriani di viale Trento direttamente dal Vaticano. Così oggi, dopo aver letto delle scuse del Papa sui casi di pedofilia tra i religiosi, ha preso carta e penna per sfogarsi su alcuni siti on line.

    Nash ha ricordato quelle lettere di denuncia che aveva mandato all’allora cardinal Ratzinger, capo della Congregazione per la dottrina delle fede (Cdf) che si occupa tra l’altro anche dei crimini sessuali commessi dai sacerdoti. Senza mai ricevere risposta. Nessuna. Lo stesso appello di Nash lo ha lanciato anche un’altra vittima di abusi da parte di religiosi, Joey Piscitelli. Che a Benedetto XVI chiede oggi come abbia potuto «mantenere in attività a San Francisco e a contatto con i bambini quel padre Steven Whelan che io avevo denunciato per abusi sessuali».

    Tutti e due hanno allegato le lettere inviate alla Congregazione ancora nel 2005. Sempre rimaste senza risposta. «Io vi posso dire – ha spiegato Nash – che la Cdf non si è mai interessata al caso che gli avevo presentato. Un caso che avevo segnalato più volte, a distanza di mesi, anche alla Congregazione per gli Ordini religiosi». Ma mentre la Chiesa taceva, racconta sempre Nash, i media statunitensi e italiani pubblicavano la sua storia. Compresi i verbali della polizia del Wisconsin su padre Tully (che l’associazione anti-pedofilia Prometeo accusa di altri 7 episodi di abusi su ragazzini), i soldi che le autorità religiose versarono a Nash come risarcimento danni, la lettera di un alto prelato che riconosceva la pedofilia del sacerdote. Su un sito internet dedicato ai preti accusati di abuso sessuali si leggeva che padre Tully era stato sottoposto a un periodo di cura per “sexual problem” nel Connecticut e di una sua ammissione di colpevolezza rivelata al suo terapista.

    Nash dice che scrisse più volte alla Congregazione diretta dal futuro Papa Benedetto XVI: «Ma solo grazie agli articoli usciti su giornali che la Chiesa imbarazzata decise di rispedire padre Tully da Vicenza a New York». Mentre era dai Saveriani vicentini il prete Usa parlò solo una volta delle accuse contro di lui, dopo una messa: «Niente sesso, credetemi, solo gesti interpretati male. Non sono stato condannato, e chi mi accusava ha firmato un accordo».

    Secondo il blog “Alternet” James Tully, 63enne, è oggi un ex sacerdote e vive nel New Jersey. Ma anche se alla fine, dopo 40 anni, Bill Nash è riuscito a vederlo cacciato dalla Chiesa, non riesce a darsi pace per quei lunghi silenzi delle gerarchie cattoliche. E per quelle scuse di Papa Ratzinger che, dice «sapeva tutto e ci ha ignorati».
    Alessandro Mognon

    http://www.ilgiornaledivicenza.it/home/laquo-ratzinger-ignor-ograve-le-mie-denuncesul-quel-prete-usa-spedito-a-vicenza-raquo-1.1214834