Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Abusi sessuali, il Vaticano indaga sul vescovo di Cadice

    Abusi sessuali, il Vaticano indaga sul vescovo di Cadice

    La prima inchiesta canonica per presunti abusi sessuali contro un vescovo ha suscitato scalpore in Spagna e provocato la sospensione dell’agenda del prelato. È stata aperta dal Vaticano contro Rafael Zornoza, 76 anni, vescovo di Cadice e Ceuta, accusato di abusi sessuali su un minore, tra il 1994 e il 2000, quando era sacerdote a Getafe (Madrid), e dirigeva il seminario maggiore.

    Il denunciante, un ex seminarista, ha raccontato in una lettera, inviata quest’estate al Dicastero per la Dottrina della Fede come Zornoza lo costringesse a subire abusi sessuali, da quando aveva 14 anni e fino ai 21.

    «Scrivo questa lettera con la sola intenzione di evitare che quanto è accaduto a me possa continuare e succedere ad altri bambini», dice il denunciante nelle prime righe della missiva, rivelata oggi da El Pais. La vicenda non ha precedenti in Spagna, dove per la prima volta un vescovo è oggetto di un’indagine per presunta pedofilia. Le norme ecclesiastiche prevedono che il responsabile dell’indagine sia l’arcivescovo metropolitano da cui dipende l’indagato. In questo caso, già prescritto dalla giustizia civile, sarebbe l’arcivescovo di Siviglia. Ma il fascicolo è stato di trasferito la scorsa settimana al Tribunale della Rota della Nunziatura Apostolica in Spagna e potrebbe culminare in un processo canonico.

    In una nota ufficiale, la diocesi di Cadice e Ceuta ha confermato che Zornoza «ha sospeso temporaneamente la sua agenda per il chiarimento dei fatti e per ricevere il trattamento per un cancro aggressivo di cui è affetto». Tuttavia, ha respinto le accuse «molto gravi e infondate» nei riguardi del prelato, nominato vescovo nel 2011 da papa Benedetto XIV. E, dopo aver espresso «piena fiducia nella giustizia ecclesiastica», ha fatto appello al «rispetto della presunzione di innocenza».

    Sulla stessa linea, la Conferenza episcopale spagnola (Cee) ha manifestato «rispetto» per il lavoro di investigazione avviato dal Tribunale della Rota e «fiducia nella giustizia».

    Secondo il denunciante, gli abusi sarebbero avvenuti quando Zornoza, allora 45enne, era sacerdote della diocesi alla periferia di Madrid. E sarebbero continuati anche quando la vittima, ormai maggiorenne, entrò nel seminario maggiore, con violenze fisiche e una serie di manipolazioni psicologiche, inclusi trattamenti terapeutici per «curare» la sua presunta omosessualità. Solo dopo tre decenni, l’uomo è stato capace di riconoscere gli abusi subiti, riuscendo a denunciarli.

    Quello di Zornoza non è un caso isolato. Stando all’inchiesta giornalistica di El Pais, che ha monitorato e documentato i casi di violenza sessuale in ambito ecclesiastico dalla fine degli anni ’90, sono 1.568 i membri del clero accusati di abusi su minori e 2.954 le vittime accertate. Ma un quadro ancora più drammatico è emerso nel 2023 dalla Commissione parlamentare d’inchiesta guidata dal Difensore del Popolo, secondo cui almeno 440.000 vittime potrebbero essere coinvolte in abusi sessuali in ambito ecclesiastico. Parallelamente la Cee ha affidato un proprio ‘audit’ allo studio legale Cremades&Sotelo, che ha accertato oltre 2.000 vittime, delle quali solo il 2% ha avuto accesso al Programma di indennizzo e riparazione del danno subito (Prive), con compensazioni concrete.

    https://www.cdt.ch/news/mondo/abusi-sessuali-il-vaticano-indaga-sul-vescovo-di-cadice-410649

  • La società civile contro gli abusi sessuali nella Chiesa slovena

    La società civile contro gli abusi sessuali nella Chiesa slovena

    La Coalizione contro i privilegi ecclesiastici e l’Associazione degli atei di Slovenia sono convinte che in Slovenia non ci sia ancora stato un impegno sistematico, da parte delle autorità e delle istituzioni competenti, sugli abusi sessuali commessi da appartenenti al clero, per questo chiedono ai legislatori di intervenire.

    Secondo i promotori dell’iniziativa, la Chiesa cattolica occupa un posto speciale nella società slovena, e questo rappresenta una sorta di garanzia implicita di intoccabilità per molti ecclesiastici.

    La convinzione, inoltre, è che gli organi di lavoro interni non possano essere obiettivi, per questo chiedono l’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta, dotata di ampi poteri e in grado di indagare sulla questione in modo approfondito, anche per verificare l’eventuale coinvolgimento di funzionari pubblici nell’occultamento di casi di abuso.

    Il tema è molto delicato e divisivo, e anche la Curia romana ha riconosciuto, circoscrivendo il contorno della questione a un 2-3% di ecclesiastici colpevoli di abusi contro i minori.

    Valutazioni indipendenti parlano di numeri tre o quattro volte superiori, una stima che quindi in Slovenia si aggira intorno a un centinaio di chierici potenzialmente colpevoli.

    I firmatari dell’iniziativa si aspettano ora un atteggiamento collaborativo dalla Chiesa cattolica, perché – hanno detto – l’impegno non è contro l’istituzione, ma a favore e tutela delle vittime di abusi sessuali.

    Valerio Fabbri

    https://www.rtvslo.si/capodistria/radio-capodistria/notizie/slovenia/la-societa-civile-contro-gli-abusi-sessuali-nella-chiesa-slovena/763313

  • Prete dei migranti accusato di abusi sessuali: il missionario dei poveri che avrebbe violentato chi cercava salvezza

    Prete dei migranti accusato di abusi sessuali: il missionario dei poveri che avrebbe violentato chi cercava salvezza

    La sera del 30 ottobre, in una strada secondaria di Casablanca, un ragazzo guineano di diciassette anni — cappuccio tirato su, sguardo basso — si rifiuta di parlare. È il più giovane tra i sei migranti che, secondo un’inchiesta giornalistica locale, sarebbero stati vittime di abusi sessuali mentre cercavano rifugio in un servizio ecclesiale della città. Al centro delle accuse non c’è un uomo qualunque, ma Padre Antoine Exelmans, sacerdote francese noto per l’impegno a favore di migranti e richiedenti asilo, premiato nel 2020 per il suo lavoro umanitario. Oggi, quel nome è legato a un presunto “sistema di sfruttamento sessuale” durato “almeno quattro anni”. Il contrasto è feroce e costringe a guardare in faccia il dolore, le falle dei meccanismi di tutela e il linguaggio con cui la Chiesa racconta — o attenua — ciò che accade ai più vulnerabili.

    Secondo quanto ricostruito da Le Monde, Exelmans, che tra il 2021 e il 2024 ha diretto il servizio di accoglienza per migranti presso la parrocchia di Notre-Dame-de-Lourdes a Casablanca, è oggi sospettato di “violenze sessuali” su giovani esuli. L’aspetto più delicato è che, secondo il diocèse de Rennes, di cui dipende, il sacerdote avrebbe “riconosciuto abusi sessuali” durante un’indagine canonica avviata dall’arcidiocesi di Rabat, le cui conclusioni sono già state inviate a Roma. Nel frattempo, le autorità marocchine hanno raccolto elementi dell’inchiesta giornalistica e ascoltato alcune delle presunte vittime.

    Le versioni divergono sul numero dei ragazzi coinvolti. Il quotidiano marocchino Enass parla di sei giovani — cinque guineani e un camerunese — tutti minorenni all’epoca dei fatti. Il diocèse de Rennes, invece, ne riconosce uno solo, più quattro adulti che si sarebbero rivolti all’arcidiocesi di Rabat. Due narrazioni ancora lontane, che impongono prudenza ma non attenuano la gravità del quadro.

    L’inchiesta di Enass, pubblicata il 3 novembre 2025, è un documento dettagliato, costruito su testimonianze dirette e ricostruzioni ambientali. Parla di un “sistema” che avrebbe preso di mira minori fragili, isolati, spesso ospitati nel presbiterio per un “accompagnamento personalizzato” poi degenerato in coercizioni e abusi. Secondo la testata, almeno tre di loro sarebbero già stati ascoltati dalla Brigata nazionale della polizia giudiziaria su delega della procura di Casablanca, e sono stati disposti accertamenti medici.

    Un capitolo oscuro riguarda i presunti “trattamenti psichiatrici” imposti o suggeriti dal sacerdote. Enass riferisce che Exelmans avrebbe richiesto sistematicamente prescrizioni di psicofarmaci, prima in ospedale, poi da una psichiatra del terzo settore. Se confermato, questo aspetto aprirebbe interrogativi inquietanti: fino a che punto la farmacologia può essere stata usata per indebolire la volontà o la lucidità delle vittime? Domande da tribunale, che richiederanno perizie e contraddittorio, ma che bastano a mettere a nudo la questione centrale: la protezione dei minori in contesti dove il potere spirituale e materiale è concentrato nelle mani di un solo uomo.

    In un comunicato, l’arcidiocesi di Rabat ha dichiarato di aver “collaborato pienamente con le autorità civili” non appena ricevute le prime segnalazioni, e di aver trasmesso a Roma i risultati dell’indagine interna. Il documento elenca anche misure cautelari: divieto per il sacerdote di avere contatti con minori se non in presenza di un altro adulto e obbligo di accompagnamento psicologico. L’arcivescovo Cristóbal López Romero ha aggiunto che “la sola vittima minorenne conosciuta” dalla diocesi è oggi seguita dalla Chiesa.

    Dalla Francia, la diocesi di Rennes conferma che Exelmans avrebbe ammesso “abusi sessuali” in sede canonica, e invita eventuali testimoni a farsi avanti. La cronologia è chiara: segnalazioni in Marocco, rientro in Francia nel giugno 2024, avvio dell’inchiesta canonica, trasmissione degli atti a Roma. Ovunque, la parola d’ordine è “cooperazione”, ma resta il dubbio su quanto sia stata tempestiva.

    Chi è, in fondo, Padre Antoine Exelmans? Sacerdote del diocèse de Rennes, in missione in Marocco come Fidei donum dal 2016, ex vicario generale a Rabat, punto di riferimento per le organizzazioni umanitarie e i migranti del Maghreb. Nel 2020 riceve il Prix d’Aix-la-Chapelle pour la paix, destinato a chi combatte “le ingiustizie” nel mondo. È lo stesso periodo in cui promuove una riorganizzazione dei servizi ecclesiali per migranti, smantellando strutture professionali e privilegiando la gestione “volontaria” e “spirituale” dell’accoglienza. Una riforma che oggi si interroga: la semplificazione amministrativa ha eliminato anche le garanzie di controllo?

    Se le accuse fossero confermate, questo caso mostrerebbe come un rapporto asimmetrico — adulto contro minore, europeo contro migrante, pastore contro gregge — possa trasformarsi in abuso. I racconti parlano di isolamento, di sostegno psicologico trasformato in dipendenza, di spazi ecclesiali privi di supervisione. È proprio in questi vuoti che dovrebbero esistere regole chiare: niente incontri prolungati in solitudine con minori, monitoraggio esterno, protocolli sull’uso di psicofarmaci, formazione obbligatoria per sacerdoti e volontari. Non sono burocrazie, ma barriere che salvano vite.

    I comunicati ufficiali hanno scelto formule come “abusi su persone fragili”, un eufemismo che offusca la realtà. La cautela è legittima, la presunzione d’innocenza sacrosanta. Ma quando emergono minori, le parole contano. Dire “abusi” non basta: serve trasparenza, tempi certi, decisioni pubbliche. L’ammissione di colpe in sede canonica, confermata da Rennes, impone un dovere: chiarire dove si trovi oggi Exelmans, quali restrizioni subisca, chi vigili sulla loro applicazione.

    Le indagini corrono su due binari: quella canonica, avviata a Rabat e trasmessa a Roma, e quella giudiziaria marocchina, con accertamenti clinici e audizioni. In parallelo, le autorità francesi hanno ascoltato il sacerdote. Un’inchiesta transnazionale che dovrà coordinare prove, referti, registri parrocchiali, scambi di email e chat. Senza un raccordo forte, la tutela dei minori rischia di perdersi nei confini.

    Il caso Exelmans non nasce dal nulla. È figlio di un sistema che, nonostante le riforme post–Commissione Sauvé, continua a produrre zone d’ombra. E il contesto marocchino — fatto di migranti senza documenti, minori soli, vulnerabilità estrema — amplifica ogni rischio. Quando l’aiuto diventa dipendenza, quando la fiducia diventa arma, l’abuso è dietro l’angolo. Da qui le richieste, rilanciate da media e associazioni, di un audit indipendente sui servizi ecclesiali per migranti in Marocco.

    La credibilità di un’istituzione non si misura dai comunicati, ma dalle scelte. E qui la domanda è semplice: quei sei ragazzi sono stati protetti o abbandonati? La giustizia farà il suo corso, ma la prevenzione non può attendere i verdetti. Va costruita ora, con regole verificabili, pubbliche, condivise. Solo così Notre-Dame-de-Lourdes potrà tornare a essere un rifugio, e non un simbolo di promessa tradita.

    Resta un’immagine che non si dimentica: un ragazzo di diciassette anni che rifiuta l’aiuto psicologico perché “blasé”, come se la speranza si fosse consumata prima di nascere. È da lì che tutto dovrebbe ripartire: dalla fiducia che nessun minore debba mai più scegliere tra il silenzio e la sopravvivenza.

    Cronologia essenziale dei fatti (nota di servizio al lettore)

    • Maggio 2024: viene riferito il deposito di una prima denuncia presso la procura della Corte d’appello di Casablanca.
    • Giugno 2024: il sacerdote lascia il Marocco e rientra in Francia. La narrativa ecclesiale parla di “esaurimento/burn-out”; attivisti e fonti associative parlano invece di “fuga/exfiltration”. Due letture contrapposte, da verificare.
    • 5 luglio 2024: comunicazione ufficiale dell’arcidiocesi di Rabat sui “segnali” riguardanti Exelmans e sull’apertura di un’indagine canonica.
    • 3 novembre 2025: l’inchiesta di Enass con nomi di paese, profili delle presunte vittime e dettagli sul “sistema” ipotizzato.
    • 4-5 novembre 2025: testate marocchine e internazionali rilanciano; l’arcidiocesi di Rabat dichiara la piena cooperazione e ribadisce misure restrittive nei confronti del sacerdote.
    • 5 novembre 2025: Le Monde riferisce le ammissioni rese in sede canonica e la divergenza sui numeri delle vittime.

    https://www.giornalelavoce.it/news/attualita/646245/prete-dei-migranti-accusato-di-abusi-sessuali-il-missionario-dei-poveri-che-avrebbe-violentato-chi-cercava-salvezza.html

  • I sopravvissuti raccontano gli abusi e chiedono all’arcidiocesi di Baltimora la responsabilità finanziaria nel caso di bancarotta

    I sopravvissuti raccontano gli abusi e chiedono all’arcidiocesi di Baltimora la responsabilità finanziaria nel caso di bancarotta

    Dieci vittime di abusi sessuali nell’arcidiocesi di Baltimora hanno testimoniato mercoledì in tribunale federale e molte hanno espresso frustrazione per gli sforzi della Chiesa cattolica per accertare le responsabilità nello scandalo. 

    L’udienza emozionante faceva parte della procedura fallimentare dell’arcidiocesi e la questione fondamentale su quanto la chiesa pagherà alle vittime resta senza risposta nella lunga e dolorosa battaglia legale. 

    Vite distrutte 

    La prima sopravvissuta a testimoniare dettagliatamente gli abusi sessuali subiti dall’arcivescovo Curley. 

    “Proteggere un uomo che ha molestato dei bambini è il più grande insulto alla nostra fede e ai sopravvissuti”, ha detto al giudice. 

    Ha affermato di aver lasciato la scuola cattolica “perso, confuso e distrutto”.

    Lesse una lettera inviata anni dopo dal prete che aveva abusato di lui, in cui descriveva il suo tentativo di suicidio. 

    “Mentre giacevo sanguinante sul pavimento della mia camera da letto, ho pensato a te”, ha detto. “Mi sono sentito male, non ho mai avuto la possibilità di dirti quanto ti amavo. Eri la persona per cui avrei lasciato tutto.” 

    La vittima ha affermato che ciò dimostra “l’impatto duraturo di abusi e manipolazioni”.

    Il secondo sopravvissuto ha raccontato di essere stato violentato da un prete quando aveva 10 anni. 

    “Ho urlato e lui mi ha minacciato per il mio silenzio”, ha detto. “Non sono stato abbastanza forte per reagire.”

    Ha descritto l’emorragia per settimane e ha detto che i suoi genitori l’hanno scoperta e lo hanno mandato a fare una colonscopia. Ha detto di non essere più andato da un medico fino ai 50 anni e di non aver rivelato pubblicamente l’abuso fino ai 56 anni.

    “Non pregate per me. Lo considero un tentativo di abuso, perché il mio aggressore pregava con me dopo ogni seduta”, ha detto in tribunale. 

    Ora, professore universitario, ha detto al giudice di sentirsi “inutile”. 

    “Non ho anima”, disse. 

    Soffre di terrori notturni e a causa del dolore è costretto a bere eccessivamente.

    Il terzo sopravvissuto ha detto al giudice: “Per decenni ho aspettato questo giorno per essere ascoltato”. 

    Ha affermato che una suora l’ha aggredita sessualmente a Villa Maria. 

    “Mi sentivo umiliata, sola, impotente”, ha raccontato la vittima all’aula gremita. “Non mi è mai stato mostrato alcun amore”.

    La vittima ha dichiarato al giudice: “Istituzioni come questa devono imparare che la vita dei bambini non è sacrificabile. Queste erano le persone di cui avrei dovuto fidarmi. Mi hanno violata e mi hanno privato della dignità”.

    Il quarto sopravvissuto ha più di 70 anni e ha dichiarato che nessuno ha creduto a ciò che gli è successo. 

    “Non mi fido della gente”, ha detto. 

    Ha raccontato alla corte di essere stato aggredito sessualmente da un prete di East Baltimore, che ha iniziato offrendogli cene e regali. “Mi stava adescando”.

    “Mi vergogno di quello che ha fatto. Mi vergogno”, ha detto l’uomo tra le lacrime.

    Ha raccontato che il prete lo ha portato in una stanza, ha chiuso la porta a chiave, si è ubriacato e poi lo ha maltrattato, costringendolo poi a fare una doccia. 

    “È così triste che non puoi dirlo a nessuno. Ti marchieranno”, ha detto l’uomo. 

    L’arcivescovo William Lori sedeva al tavolo principale con i rappresentanti della chiesa mentre Erin Maze descriveva “il dolore e la sofferenza inimmaginabili” per gli abusi sessuali subiti e si rivolgeva direttamente all’arcivescovo Lori: “Non si tratta di te!” 

    Lesse le dichiarazioni rilasciate dall’arcivescovo e gli disse: “Non stai cercando di risarcirci equamente”. 

    Fuori dal tribunale, Maze ha dichiarato all’investigatore della WJZ Mike Hellgren: “Per me era importante perché devo chiarire che l’ipocrisia che si sta diffondendo all’interno della Chiesa cattolica continua”.

    Maze ha affermato: “Continuano a fingere che gliene importi qualcosa di noi, ma non è così”.

    Un ex conduttore televisivo ha descritto il dolore per gli abusi subiti come “camminare con una macchia nell’anima”. 

    Ha detto della chiesa: “Ti dispiace di essere stato scoperto. Non ti dispiace di quello che è successo.”

    Il giornalista ha affermato che far testimoniare le vittime è un “circo” e ha chiesto all’arcivescovo Lori: “Per cosa? Solo per ottenere una scappatoia assicurativa? Lasciatemi stare!” 

    “La mia condanna è l’ergastolo”, ha detto il sopravvissuto. “Non finisce mai.”

    Caso di fallimento 

    L’arcidiocesi di Baltimora ha dichiarato bancarotta pochi giorni prima dell’entrata in vigore del Child Victims Act del Maryland. La legge ha eliminato la prescrizione nei casi di abusi sessuali e ha avviato una valanga di cause legali, con oltre 900 richieste di risarcimento contro la chiesa. 

    I sopravvissuti hanno cercato di respingere la richiesta di fallimento e stanno contestando la richiesta di immunità caritatevole avanzata dall’arcidiocesi, secondo cui le donazioni a un ente di beneficenza non dovrebbero essere utilizzate per pagare le richieste civili . 

    L’arcidiocesi di Baltimora aveva precedentemente dichiarato a WJZ: “Presentando il Capitolo 11, l’arcidiocesi cerca di fornire il processo più ordinato in cui le vittime sopravvissute possano essere risarcite, anche tramite le sue polizze assicurative, mantenendo al contempo la missione e il ministero della chiesa”.

    Dopo l’udienza di mercoledì, l’arcivescovo Lori ha definito “straziante ascoltare le loro storie. Le cose che sono accadute loro e gli effetti duraturi sulle loro vite sono qualcosa che tocca profondamente tutti noi”.

    “Mi sono scusata molte volte, ma mi rendo conto che nessuna scusa potrà mai coprire ciò che è successo a queste persone”, ha detto Lori a WJZ. 

    Secondo i documenti depositati in tribunale, la chiesa ha un patrimonio di oltre 100 milioni di dollari e ha proposto un fondo di 33 milioni di dollari per risarcire le vittime. Un’offerta di risarcimento di circa 35.000 dollari per ciascuna vittima è stata respinta e Lori ha dichiarato a WJZ che le trattative stanno continuando.

    “Sono molto ansioso e spero che si giunga a un accordo nel prossimo futuro”, ha affermato. 

    Riguardo al risarcimento, Lori ha affermato: “Si tratta della Chiesa che cerca, al meglio delle sue capacità, di offrire un risarcimento giusto, equo e giusto e, allo stesso tempo, di continuare la nostra missione, le nostre parrocchie, le nostre scuole e le nostre organizzazioni benefiche”.

    Sostenitori in tribunale 

    I sopravvissuti speravano di lasciare un segno indelebile nel giudice, dimostrando di meritare un giusto risarcimento per il trauma che li tormenta da decenni. 

    Questa è la terza volta che si rivolgono al giudice. 

    Frank Schindler, un sopravvissuto che non ha voluto condividere la sua storia durante l’udienza, è venuto a sostenere le altre vittime. 

    “Le persone possono avere diverse definizioni di carità. Per me, violentare una bambina non è un atto caritatevole”, ha detto Schindler a WJZ. 

    Teresa Lancaster, un’avvocatessa che ha subito abusi da parte del defunto padre Joseph Maskell, ha affermato che la chiesa era a conoscenza da tempo del suo caso e di altri. In precedenza aveva testimoniato sugli abusi subiti e aveva ascoltato molte altre persone raccontare le loro storie.

    “È stato devastante. Una volta che lo senti, e senti come queste vite sono state cambiate, ti lascia senza parole. Davvero”, ha detto Lancaster.

    Ha incoraggiato il pubblico a leggere il rapporto storico del procuratore generale del Maryland, che descrive nei dettagli decenni di abusi sessuali . 

    “È importante sapere che ogni volta che I Survivor racconta la sua storia, la rivive. Ti riporta nella stanza, di nuovo con i tuoi aguzzini, quindi non è un compito facile”, ha detto Lancaster. “Ma ho una domanda per la chiesa e per Lori. ‘Riuscite a vederci ora? Riuscite a sentirci ora? E potete fermare la difesa dell’immunità caritatevole’”.

    https://www.cbsnews.com/baltimore/news/survivors-stories-abuse-archdiocese-baltimore-bankruptcy-case/

  • Chiesa evangelica riformata: al via studio su abusi al suo interno

    Chiesa evangelica riformata: al via studio su abusi al suo interno

    (Keystone-ATS) Per portarlo a termine è stato approvato un credito massimo di 250’000 franchi, ha reso noto il portavoce della EKS, Stephan Jütte, a margine del sinodo d’autunno. I risultati della ricerca indipendente, il cui bando di gara sarà elaborato da un gruppo di lavoro interdisciplinare, dovrebbero essere disponibili alla fine del 2027.

    Nel settembre 2023 uno studio dell’Università di Zurigo ha provocato un terremoto evidenziando che dal 1950 nella Chiesa cattolica svizzera si sono verificati oltre mille casi di abusi sessuali.

    Un’inchiesta condotta dalla Chiesa riformata tedesca ha poi rivelato che anche al suo interno sono stati commessi abusi. La presidente della EKS, Rita Famos, ha da parte sua affermato di aver sentito parlare di molti casi verificatisi anche nella Chiesa riformata svizzera. Lo studio tedesco ha aperto gli occhi all’EKS, ha affermato Famos nell’aprile del 2024. Inizialmente il suo parlamento ecclesiastico ha però deciso di non commissionare alcuno studio, preferendo che in primo luogo un gruppo di lavoro ne valutasse l’opportunità.

    Quest’ultimo l’ha per finire raccomandato, precisando che la ricerca dovrà essere aperta dal punto di vista metodologico e interdisciplinare e affiancata da un gruppo di accompagnamento, con organizzazioni di persone interessate, rappresentanti delle Chiese che fanno parte dell’EKS ed esperti.

    Il Consiglio ecclesiastico dell’EKS, in qualità di organo esecutivo, si occuperà del coordinamento del progetto. L’anno scorso il costo dello studio era stato stimato in 1,6 milioni di franchi. Quello ora commissionato dovrebbe costare molto meno.

    L’EKS parte dal presupposto che il suo studio costituirà un complemento ai lavori commissionati dal Consiglio federale a livello nazionale. Nella sessione autunnale, le Camere federali hanno trasmesso al governo sei mozioni identiche con il mandato di elaborare concetti di protezione per la prevenzione degli abusi nelle organizzazioni che lavorano con bambini e adolescenti.

    https://www.swissinfo.ch/ita/chiesa-evangelica-riformata%3A-al-via-studio-su-abusi-al-suo-interno/90271834

  • La Chiesa riformata svizzera indaga sugli abusi

    La Chiesa riformata svizzera indaga sugli abusi

    La Chiesa riformata svizzera vuole vederci chiaro sui casi di abusi sessuali al suo interno. Per fare questo è stato commissionato uno studio scientifico i cui risultati sono attesi per la fine del 2027. Lo studio è stato approvato dal sinodo lunedì, il suo organo più alto, riunito proprio lunedì e martedì a Berna allo scopo di far luce sul fenomeno al suo interno, con uno studio di tipo qualitativo.

    “Qualitativo, ha riferito Rita Famos – presidente della Chiesa evangelica riformata Svizzera-vuol dire che analizzeremo da vicino i singoli casi segnalati per capire cosa sia successo esattamente. Non si tratta di uno studio ampio in cui esamineremo tutti gli atti e i documenti cercando di portare a galla i casi sommersi”.

    Nel 2024, sull’onda dei casi di abuso rilevati nella Chiesa cattolica, anche quella riformata si è decisa a vederci più chiaro al proprio interno. Soprattutto dopo che una ricerca tedesca aveva messo in evidenza la presenza preoccupante del fenomeno nelle chiese protestanti della Germania. Ora lo studio che sta per partire in Svizzera viene accolto positivamente dalle associazioni delle vittime.

    “Non sono i numeri ad essere importanti, precisa Hannah Götte dell’Associazione vittime abusi nelle chiese, poiché non si riesce comunque a portarli tutti alla luce. Spero invece che questo studio possa evidenziare il modo di agire degli autori degli abusi, come lo diventano. Se ci si riesce si potrà intervenire meglio all’interno della chiesa con misure di prevenzione.” Lo scopo della ricerca è infatti anche quello di agire meglio, prima che si arrivi agli abusi.

    Rita Famos ha concluso dicendo che già vi sono misure di protezione che lo studio permetterà di migliorare. “Stiamo raccogliendo le cifre relative agli abusi, chiarisce, e ora vogliamo introdurre – in collaborazione con gli enti di aiuto alle vittime – un unico ente nazionale al quale le persone possono rivolgersi”.

    https://www.rsi.ch/info/mondo/La-Chiesa-riformata-svizzera-indaga-sugli-abusi–3251414.html

  • Abusi in ambito religioso, crescono le richieste d’aiuto

    Abusi in ambito religioso, crescono le richieste d’aiuto

    Sale il numero delle vittime di abusi in ambito religioso che si sono rivolte al Gruppo di ascolto per vittime di abusi in ambito religioso (GAVA), il gruppo che è nato un anno fa in Ticino, per fornire prima di tutto ascolto e un supporto indipendente, dopo il (duro) rapporto pubblicato dall’Università di Zurigo sulla vicenda degli abusi sessuali in ambito ecclesiastico in Svizzera.

    Nei giorni scorsi il GAVA si è riunito in assemblea, ha ampliato il suo comitato e nominato due nuovi co-presidenti: Gianantonio Romano e Patrizia Cattaneo Beretta. SEIDISERA della RSI ha intervistato proprio Patrizia Cattaneo Beretta per capire le strategie dell’associazione.

    “Altre persone ci hanno contattato e questo è particolarmente importante, perché l’ascolto e l’accompagnamento delle vittime sono il cuore della mission di GAVA. Siamo giunti a una decina di vittime che il team d’ascolto ha sentito. Per alcune vittime c’è stata la necessità di essere ascoltate più volte. Altre persone hanno voluto parlare con la nostra testimone, anche lei persona vittima e membro di GAVA, Raffaella Raschetti”.

    Il “sopravvissuto”: Patrizia Cattaneo Beretta spiega che è questo il termine che si usa. “È una persona che sa di cosa parla, che ha avuto un’esperienza d’abuso, che condivide e ascolta con empatia ciò che un’altra persona ha da raccontargli”.

    “Un’altra persona che ci ha contattato ha chiesto di incontrare il vescovo Alain De Raemy – continua Patrizia Cattaneo Beretta – e anche questo è stato un momento molto, molto forte. Una vittima che si è palesata dopo luglio ha sollecitato la creazione di un gruppo di auto-aiuto. E sono state pure rivolte a noi richieste di appoggio da parte di vittime in Italia. Non si sono sentite né accolte né ascoltate e si sono rivolte a GAVA”.

    L’improvvisazione non può trovare spazio in una situazione del genere. “I nostri amici, che hanno ascoltato nel primo anno, sono professionisti – sottolinea Patrizia Cattaneo Beretta – ma occorre allenarsi a una capacità di ascolto empatica, accogliente e non giudicante. Per questo GAVA ha proposto ai suoi membri un intero percorso formativo. GAVA nasce per colmare una lacuna che esisteva in Ticino. Siamo infatti una realtà che non ha legami né con la Chiesa né con gli apparati statali, ma al nostro interno abbiamo delle vittime (e non solo), che ascoltano altre vittime”.

    https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Abusi-in-ambito-religioso-crescono-le-richieste-d%E2%80%99aiuto–3247064.html

  • I sopravvissuti agli abusi nella Chiesa cattolica in Asia/Oceania denunciano il rapporto della Commissione pontificia

    I sopravvissuti agli abusi nella Chiesa cattolica in Asia/Oceania denunciano il rapporto della Commissione pontificia

    “Senza un reale e aperto coinvolgimento diretto con SNAP e con i sopravvissuti, la loro credibilità rimarrà pari a zero”, afferma John Brown, un sopravvissuto australiano agli abusi da parte del clero, in merito al secondo rapporto annuale della Pontificia Commissione.

    Mentre la Commissione vaticana ha ribadito l’impegno della Chiesa cattolica a porre le vittime e i sopravvissuti agli abusi al centro della sua missione di salvaguardia, le vittime e i sopravvissuti che si sono rivolti alla Commissione dall’Asia e dall’Oceania sono stati ignorati.

    Il rapporto non ha menzionato come i leader delle chiese in Asia e Oceania continuino a non rispondere delle proprie azioni e a non essere trasparenti nei confronti delle loro congregazioni e della comunità in generale in merito alla natura e all’entità degli abusi e al modo in cui stanno rispondendo oggi sul campo.

    Ad esempio, in Nuova Zelanda, i vescovi cattolici hanno incaricato degli avvocati di minacciare le vittime e i sopravvissuti di vedere respinte le loro denunce se non tacciono sulle presunte violazioni dei principi e delle procedure di risarcimento.

    In una “Lettera aperta ai popoli dell’Asia e dell’Oceania”, i sopravvissuti hanno espresso le loro preoccupazioni in merito al lavoro della Pontificia Commissione.

    La lettera recita:

    LETTERA APERTA AI POPOLI DELL’ASIA E DELL’OCEANIA
    28 ottobre 2025

    Alla Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori
    Via e-mail: info@tutelaminorum.va ,
    cc. nuntius@nunciature.nz , na.australia@diplomat.va , nu_office_tokyo@yahoo.co.jp

    Pubblicità – scorri per continuare a leggere
    Secondo rapporto su abusi e tutela: sezione Asia/Oceania

    Gentile Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori
    Tēnā koutou katoa,
    Ni sa bula vinaka,
    Wominjeka,

    Saluti dalla regione Asia/Oceania.

    Vi salutiamo nelle lingue dei popoli Māori e Fijiano e nella lingua del popolo Kulin dell’Australia.

    Grazie per il tuo secondo rapporto sugli abusi.

    Il vostro rapporto ha menzionato abusi e tutela nella regione Asia/Oceania e le sfide in questa regione. Aotearoa, Nuova Zelanda e Australia sono due dei principali paesi pesantemente colpiti dagli abusi nella Chiesa cattolica in questa regione. Il vostro rapporto non ha affrontato gli abusi persistenti e l’incapacità dei vostri leader ecclesiastici di tutelare in modo autentico queste due nazioni vitali. Queste nazioni sono state persino escluse dalla vostra mappa a pagina 166. Si trovano a sud-est della mappa che avete visualizzato.

    Nemmeno la rete dei sopravvissuti agli abusi dei preti (SNAP) in Aotearoa, Nuova Zelanda, Australia, Figi e Isole del Pacifico e Giappone, attori principali nella risposta agli abusi e nella “tutela” dei leader della vostra chiesa in questi paesi, è stata contattata da voi per la vostra segnalazione.

    Ci chiediamo: quanto può essere credibile un rapporto della Pontificia Commissione che commenta gli abusi e la tutela in questa regione, senza alcun contributo da parte dei principali attori che si occupano di abusi e tutela in quella regione?

    Ancora una volta, le persone che contano di più, le vittime e i sopravvissuti, sono state ignorate nel vostro approccio istituzionale incentrato sulla Chiesa. Selezionare vittime simboliche non è utile. Dal vostro rapporto, sembra che abbiate intervistato una vittima a Tonga. Non siamo la vostra merce. Quando lo fate, ignorando i gruppi di sopravvissuti che vi contattano, risultate superficiali.

    Interagire con i principali gruppi di sopravvissuti sul campo in Asia/Oceania, con rispetto reciproco, rispondendo loro quando ti contattano, prima di commentare la loro realtà e le loro esperienze, può contribuire a rendere il tuo reportage più credibile.

    Ci auguriamo che in futuro possiate contattarci prima di commentare la nostra realtà in materia di abusi e misure di tutela nella regione Asia/Oceania.

    Sinceramente,

    Donald McLeish,
    leader
    di SNAP Australia

    Mary Speller
    Co-leader
    SNAP Aotearoa Nuova Zelanda

    Felix Fremlin
    Leader
    SNAP Figi/Isole del Pacifico

    Leader di Harumi Suzuki
    SNAP Sendai/Giappone

  • Nota di chiarimento di Ricardo Coronado: “Prevost ha condotto le indagini contro di me”

    Nota di chiarimento di Ricardo Coronado: “Prevost ha condotto le indagini contro di me”

    Lima, 27 ottobre 2025

    Gentile Infovaticana
    Madrid-Spagna
    (via e-mail)

    Egregi Signori:

    Ho seguito con attenzione – e generale acquiescenza – la serie di articoli dedicati a svelare quella che voi chiamate generosamente opacità – io la chiamerei oscurità – del caso “Lute” e del coinvolgimento dell’allora vescovo Robert Prevost. Come è ovvio, il mio precedente ruolo di avvocato delle vittime mi ha pienamente coinvolto.

    Tuttavia, oggi è stato pubblicato un articolo intitolato: “La Chiesa ha lasciato le vittime del pedofilo Lute senza un avvocato, dopo averlo radiato dall’albo con metodi poco trasparenti”. L’articolo contiene un’affermazione inesatta e che potrebbe dare adito a ulteriori sospetti. Dice:

    “…la testimonianza di un adulto, identificato dalle iniziali MVT, che ha raccontato un incontro personale con Coronado a Lima di natura intima, sebbene senza consumazione “piena”, la cui natura sessuale è negata da Coronado, nonché alcune conversazioni oscene su Facebook.”

    Un dettaglio importante che, fino ad ora, mi era sconosciuto è che questa persona, secondo il National Catholic Reporter nel suo articolo del 29 settembre, Esclusiva: la critica di Papa Leone ora afferma che il suo avvocato potrebbe aver avuto un’agenda segreta | National Catholic Reporter , era assistita dallo stesso Prevost:

    “Prevost ha guidato l’indagine sul presunto reato di Coronado-Arrascue durante il mandato del futuro papa come capo della commissione episcopale peruviana per l’audizione delle vittime di abusi, ha detto a NCR una fonte direttamente coinvolta nell’indagine.”

    Tradotto:

    “Prevost ha guidato l’indagine sul presunto reato di Coronado-Arrascue durante il mandato del futuro papa come capo della commissione episcopale peruviana per l’ascolto delle vittime di abusi, ha detto a NCR una fonte direttamente coinvolta nell’indagine.”

    Questi due paragrafi meritano le seguenti precisazioni:

    Questa persona, che ormai si avvicina ai cinquant’anni, non può essere considerata affatto una vittima. Semmai, sono stato vittima sia di lei che della persona che l’ha consigliata, instillando in lei un risentimento che ha cercato di mitigare nel caso Lute, che il vescovo Prevost ha senza dubbio insabbiato.

    Prevost ha condotto l’indagine contro di me , l’avvocato che stava indagando sulla propria negligenza; ed è Prevost stesso che chiede la mia squalifica.

    La presunta intimità di cui parli nel tuo articolo mi sembra assolutamente sbalorditiva. Delle tre volte che ho visto questa persona, due erano in pubblico perché partecipava alle messe che celebravo e mi molestava mentre uscivo dalla chiesa.

    L’unica volta che ho voluto parlare con MVT, questa persona ha voluto oltrepassare i limiti con il pretesto di essere un’esperta in terapie di cui avevo realmente bisogno.

    L’aggiunta “senza piena consumazione” francamente ha senso solo per chi è fuori dal mondo. Posso affermare con sincerità di non aver mai toccato quella persona in alcun modo, se non stringendole la mano o qualcosa di simile come parte di un saluto pubblico.

    Per quanto riguarda i messaggi di Facebook, devo dire che sono completamente modificati: le versioni utilizzate dal vescovo di Cajamarca, presumibilmente utilizzate a Roma per tutelare gli interessi di Prevost, mancano delle formalità necessarie per essere considerate prove ammissibili in tribunale. Le parti presumibilmente scritte da questa persona sono illeggibili, mentre i commenti presumibilmente miei, pieni di volgarità, sono perfettamente leggibili. I messaggi utilizzati nel procedimento sono privi di metadati. L’identità del mittente, la data e l’ora dell’invio sono sconosciute. Sono stati, naturalmente, respinti dal giudice del tribunale peruviano e sarebbero respinti in qualsiasi ordinamento civile; eppure sembrano essere la base per una sanzione nel screditato sistema di diritto canonico!

    Per questo motivo, vi chiedo di pubblicare questa corrispondenza in modo che non si insinui in alcun modo che io abbia avuto una relazione permanente, intima, sessuale o romantica con qualcuno, tanto meno un matrimonio di fatto, o che abbia vissuto nel peccato pubblico.

    Colgo l’occasione per sottolineare il possibile peccato pubblico, continuo e permanente, dell’allora vescovo Prevost e invitarlo alla conversione. Il mio forte sospetto e timore è che colui che abbiamo oggi come “Papa” possa aver utilizzato i seguenti vescovi e istituzioni nel modo seguente:

    Al vescovo di Cajamarca, Circuncisión Martínez Chuquizana, che fin dall’inizio della mia reincorporazione nella diocesi mi ha attivamente molestato e ha avviato un’indagine utilizzando il canone 277 come se fosse un canone penale.
    Al vescovo Victor Emiliano Villegas Suclupe di Chota, che non ha alcuna autorità su di me, né aveva alcuna autorità per intimidirmi e umiliarmi nella mia città natale.
    Molto probabilmente anche il vescovo James Golka di Colorado Springs, che mi ha penalizzato con un decreto senza avere autorità su di me e ha così oscurato il mio abbondante e positivo contributo in quella diocesi.
    La conferenza episcopale peruviana, tramite il suo superiore di allora, il “Prefetto del Dicastero dei Vescovi”, al quale le conferenze erano soggette, di attaccarmi illegalmente.
    Al Dicastero per il Clero, di cui Prevost era membro durante il “processo” contro di me. Ha permesso al Vescovo Golka di modificare il suo decreto senza informarmi della mia difesa, e poi ha abusato del suo diritto come descritto di seguito.
    Di tutto questo, l’unico e vero beneficiario è solo ed esclusivamente Robert Prevost, e le vittime siamo Ana María Quispe, le altre vittime e io.

    Se così fosse, il peccato pubblico di Prevost diventerebbe ancora più grande a causa della sua calunnia e soprattutto a causa delle sue menzogne ​​e del suo uso proditorio del potere in tribunale per ottenere una posizione immorale. ( Cfr. 2476 Catechismo della Chiesa Cattolica ).

    Infine, non posso accettare una dimissione “istruita” dal Dicastero per il Clero senza le formalità di un processo, né le garanzie inerenti a un ordinamento giuridico civile: senza il rispetto del diritto alla difesa, senza la conoscenza delle accuse e degli accusatori, senza il rispetto dei principi di legalità e del giusto processo. Nulla di tutto ciò è stato osservato e, quel che è peggio, mi viene chiesto di fare un atto di fede per accettare ciò che non è nemmeno provato: che Bergoglio abbia firmato il decreto in questione. Devo forse ammettere che questo processo manifestamente viziato sia valido?

    Grazie mille per l’attenzione.

  • La Chiesa ha lasciato le vittime del pedofilo Lute senza un avvocato, dopo averlo squalificato con metodi poco trasparenti.

    La Chiesa ha lasciato le vittime del pedofilo Lute senza un avvocato, dopo averlo squalificato con metodi poco trasparenti.

    Il cosiddetto caso Lute – dal nome di padre Eleuterio Vásquez , sacerdote della diocesi di Chiclayo – rimane una delle ferite aperte della Chiesa che deve essere affrontata il prima possibile. Vásquez fu accusato di aver abusato sessualmente di minori che aveva portato a trascorrere la notte da soli in una residenza parrocchiale sugli altopiani. Le accuse furono presentate direttamente all’allora vescovo di Chiclayo, Robert Francis Prevost , poi papa Leone XIV , ma il caso, lungi dall’essere risolto, rimane bloccato senza alcuna sanzione definitiva contro il pedofilo. Ad oggi, le vittime non hanno nemmeno potuto accedere ai documenti del caso, nonostante le ripetute richieste.

    Tuttavia, a essere punito a tempo di record è stato l’avvocato che aveva rappresentato le vittime dal maggio 2024, il sacerdote e canonista Ricardo Coronado Arrascue , la cui radiazione è diventata uno degli episodi più anomali e inquietanti del recente diritto canonico. La sua caduta è iniziata nel luglio 2024 , quando le vittime, assistite da Coronado, hanno presentato formalmente una richiesta di accesso al fascicolo del caso Lute, rimasta senza risposta per anni. Solo poche settimane dopo, il 24 agosto 2024 , la Conferenza episcopale peruviana (CEP) ha sorpreso tutti pubblicando una dichiarazione senza precedenti: ha annunciato che Coronado “non poteva ricevere l’approvazione per esercitare la professione di avvocato ecclesiastico” e gli ha proibito di agire in cause canoniche.

    La dichiarazione, rilasciata dopo la 127ª Assemblea Plenaria della Conferenza Episcopale Spagnola (CEP), ha citato il canone 1483 del Codice di Diritto Canonico per giustificare la misura. Tuttavia, resta il fatto che le conferenze episcopali non hanno l’autorità di radiare gli avvocati dall’albo. In pratica, un organismo privo di giurisdizione giudiziaria ha rilasciato una dichiarazione pubblica contro l’avvocato che rappresenta le vittime di abusi proprio quando chiedeva trasparenza, il che non può che essere interpretato come una manovra volta a screditarlo e neutralizzare il suo operato .

    Secondo i documenti consultati da InfoVaticana , il caso contro Coronado è stato aperto quello stesso agosto , subito dopo la dichiarazione episcopale. Il processo è stato accelerato, senza una chiara notifica delle accuse né garanzie di un giusto processo. Inoltre, le accuse sono estremamente fragili: alcune voci infondate provenienti dagli Stati Uniti su presunte visite a casa del sacerdote e la testimonianza di un adulto , identificato con le iniziali MVT , che ha raccontato di un incontro personale con Coronado a Lima di natura intima, sebbene senza “piena” consumazione, la cui natura sessuale Coronado nega, nonché alcune conversazioni oscene su Facebook. Il fascicolo stesso riconosce l’assenza di convivenza, persistenza o scandalo pubblico. Al massimo, si tratta di un’indiscrezione privata , del tutto insufficiente a giustificare qualsiasi sanzione. Attualmente, Coronado sta portando avanti una causa per diffamazione contro MVT presso i tribunali di Lima.

    Sebbene sembri incoerente essere stato radiato dall’albo degli avvocati prima di essere radiato dall’albo dei sacerdoti, il colpo più grave per il sacerdote peruviano arrivò quattro mesi dopo. Nel dicembre 2024 , Coronado ricevette la notifica della sua dimissione dallo stato clericale tramite decreto papale , ma il documento conteneva una grave irregolarità: mancava la firma autografa di Papa Francesco . Il decreto era stato elaborato attraverso i canali diplomatici, recando il sigillo vaticano, ma senza soddisfare i requisiti di autenticazione che ne garantiscono la validità. In pratica, si trattava di un’espulsione mascherata da decreto papale , priva di qualsiasi processo, sentenza o risoluzione formale.

    Anche questo episodio si svolge in un contesto ecclesiale particolarmente turbolento. Alla fine del 2024, con Francesco indebolito sia fisicamente che mentalmente , si è moltiplicata una proliferazione di decisioni assurde e insostenibili emanate dalla Curia, molte delle quali legate al Perù. Tra le più note, il decreto penale di condanna contro i giornalisti Giuliana Caccia e Sebastián Blanco , che includeva la minaccia di scomunica per aver criticato i prelati peruviani. Il provvedimento ha provocato uno scandalo globale e ha dovuto essere revocato dallo stesso Francesco , che ha sconfessato i responsabili dopo aver scoperto che il decreto era stato emanato a sua insaputa. In questo stesso clima di caos e abuso di potere, il decreto di dimissioni di Coronado sembra essere un altro prodotto dello stesso meccanismo: funzionari ecclesiastici che usano il nome del Papa per imporre sanzioni arbitrarie , come se la Chiesa fosse diventata il loro giocattolo personale.

    Il fascicolo di Coronado reca le firme del vescovo di Cajamarca, Isaac C. Martínez Chuquizana , e dell’allora segretario del Dicastero per il Clero, monsignor Andrés Gabriel Ferrada Moreira , responsabili dell’elaborazione e dell’approvazione di un provvedimento privo di giustificazione legale o di un giusto processo. La sequenza è significativa: a luglio, le vittime hanno richiesto i documenti; i documenti non sono mai stati trasmessi, ma ad agosto è stata emessa una dichiarazione episcopale contro il suo avvocato ed è stata aperta un’indagine accelerata nei suoi confronti; senza nemmeno un’udienza per garantire il suo diritto alla difesa o la presentazione di prove, a dicembre sono state emesse le sue “dimissioni” con decreto irregolare. Tutto indica che la sanzione è stata fabbricata come punizione diretta per aver richiesto l’accesso al fascicolo dell’abusante .

    Nel frattempo, Eleuterio Vásquez rimane impunito , protetto dal silenzio istituzionale e dall’inerzia di un sistema che punisce il whistleblower prima dell’imputato. Coronado è stato espulso senza processo e marchiato a vita, e le vittime sono rimaste senza assistenza legale. Tra l’altro, nessuno nella Chiesa si è preso la briga di offrire loro un altro avvocato canonico dopo aver licenziato il proprio.

    Lo schema è innegabile: Roma è stata più dura con l’avvocato delle vittime che con il prete abusatore di minori . E lo ha fatto attraverso un atto giuridicamente invalido, emanato in nome di un Papa malato e manipolando i meccanismi della giustizia ecclesiastica. Il caso Lute non è più solo una storia di abusi, ma una dimostrazione di come la gerarchia possa trasformare il diritto canonico in uno strumento di repressione. La squalifica di Coronado ne è la prova: una manovra fraudolenta, crudele e calcolata , eseguita per ostacolare la giustizia e mettere a tacere le vittime .

    https://infovaticana.com/2025/10/27/la-iglesia-dejo-a-las-victimas-del-pederasta-lute-sin-abogado-tras-inhabilitarlo-con-metodos-opacos/