Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • “Ho pulsioni pedofile”, prete belga condannato per adescamento

    “Ho pulsioni pedofile”, prete belga condannato per adescamento

    Un prete belga 76enne in pensione è stato condannato a 15 mesi di reclusione in libertà vigilata per “corruzione di minori”, dopo aver seguito e adescato un ragazzino di 14 anni, lo scorso 3 luglio, in un supermercato di Givet, vicino al confine belga, “chiedendogli di andare con lui nel parcheggio, per ‘fare l’amore’ nella sua auto”. Lo ha reso noto il procuratore di Charleville-Mézières, comune francese capoluogo nel dipartimento delle Ardenne .

    Il minore aveva raccontato tutto alla madre che “ha immediatamente allertato la gendarmeria”, riferisce ancora il procuratore, che “grazie alle precise indicazioni del ragazzo”, è riuscita a identificare l’uomo. Invitato dalla polizia belga a presentarsi alla gendarmeria di Givet, ha “riconosciuto i fatti”, ammettendo di avere sempre “impulsi pedofili”, prosegue il procuratore. Il sacerdote era già stato condannato nel 1997 dalla magistratura belga per “abusi su minori di età inferiore ai 14 anni”. L’uomo è stato giudicato ieri con rito immediato dalla Corte di giustizia di Charleville-Mézières.

  • Da Ratisbona a Melbourne, il filone “Anime pulite” scuote la Chiesa nel profondo

    Da Ratisbona a Melbourne, il filone “Anime pulite” scuote la Chiesa nel profondo

    Estate giudiziaria bollente, dagli abusi sui coristi alle accuse di pedofilia a Pell, fino al processo sui fondi del Bambino Gesù per l’attico di Bertone.

    “Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nessuno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre Vostro”. Come una nemesi biblica inesorabile, o vendetta divina implacabile, l’ombra non solo di due, ma cinquecentoquarantasette “passeri” – così si chiamano i bambini del coro di Ratisbona – oscura il cielo del Vaticano. Cancellando l’estate della Chiesa e il sole che con Bergoglio era tornato miracolosamente, meravigliosamente a splendere su di essa. Restituendola di colpo al plumbeo autunno del pre-conclave.

    Visione infernale, sinistramente in tinta con l’incendio che dalla pineta, nei giorni scorsi, era giunto a lambire la cinta dell’Urbe.

    Un gelo che attraversa l’anima e atrofizza i pensieri, cronicizza l’orizzonte, rimette in discussione il credito e la fiducia di chi osserva da fuori.

    Se la storia si fa con i numeri, quelli che vengono da Ratisbona sono tali da obbligare a riscriverla. Riclassificando il fenomeno della violenza sui minori: da episodico a epidemico.

    Sotto accusa questa volta non c’è una deviazione, ma l’istituzione, supposta portatrice di una mentalità omertosa, diffusa, che molti cominciano a considerare irreformabile: almeno da dentro.

    L’operazione trasparenza che Ratzinger lanciò colpendo un simbolo, nel capostipite dei Legionari di Cristo e candidato agli altari Marcial Maciel, si abbatte oggi come un boomerang sui cantori di Ratisbona, le voci bianche della cattedrale, dirette per trent’anni anni dal Kapellmeister e fratello Georg. Senza guardare in faccia nessuno. Appunto.

    Succede nelle rivoluzioni, quando l’alveo del rinnovamento non basta più a contenere l’onda del risentimento, che non travolge soltanto i colpevoli, ma un intero sistema e il suo ceto dirigente: il quale non poteva non sapere. Fino a scagliarsi, da ultimo, contro gli stessi riformatori. Mentre si fa strada l’idea che il cambiamento non possa venire dall’interno. E nemmeno dai vertici. Bensì dall’esterno. E dai giudici.

    Da mani pulite ad “anime pulite”: quasi che a distanza di un quarto di secolo il metodo della rimozione per via giudiziaria dell’ancien régime si fosse trasferito sull’altra sponda del Tevere. “Passiamo all’altra riva”, insomma, in una originale applicazione dei consigli evangelici.

    E’ il dato di novità, e salto di qualità, di queste giornate di luglio, che in assenza di viaggi e impegni ufficiali avrebbero dovuto rappresentare, per Bergoglio, un periodo di quiete, bonaccia e ordinario cabotaggio, al timone della barca di Pietro. Mai come ora immersa nella tempesta.

    Come un uragano, le cronache modificano il paesaggio visivo del pontificato e consegnano all’immaginario collettivo il profilo di una Chiesa sotto processo, dove i protagonisti e portavoce delle riforme, al posto dei vescovi e dello stesso Pontefice, diventano i detective e gli avvocati delle vittime: da Ulrich Weber, estensore del rapporto su Ratisbona, che occupa e inorridisce lo scenario dei notiziari, al vice commissario di polizia dello stato australiano di Victoria, Shane Patton, che il 29 giugno ha nottetempo annunciato l’incriminazione di un principe della Chiesa, nella persona del cardinale George Pell, completando la metamorfosi dei vaticanisti e convertendoli verosimilmente, lessico e agenda, in cronisti giudiziari. Dalle udienze papali a quelle dei tribunali. Dalle relazioni sinodali a quelle dei legali. Dalle indulgenze, infine, ai risarcimenti.

    Un transfert semantico. Uno tsunami mediatico che non si ferma e in una settimana è destinato a raggiungere l’altro capo del mondo, per proiettare sugli schermi la sagoma inedita, sgomenta, di un porporato alla sbarra, quando un ministro in carica del governo papale, titolare del dicastero dell’economia, comparirà di fronte alla corte di Melbourne, sua terra d’origine, in veste d’imputato, per replicare alle gravi accuse che lo riguardano.

    Per proseguire poi, a settembre, con gli alti prelati che potrebbero essere chiamati a intervenire in qualità di testimoni, con ampia risonanza mediatica, nel processo vaticano aperto ieri per la distrazione di denaro della Fondazione Bambino Gesù. Ipotesi di reato che, qualora comprovata e in caso di condanna dei responsabili, delineerebbe una ulteriore variante, sebbene di altra natura, di abuso perpetrato nei confronti dei più piccoli e dei loro diritti.

    Non fulmini a ciel sereno, temporali estivi e schermaglie procedurali, quindi, quanto piuttosto avvisaglie di un diluvio. Dal quale la Chiesa sortirà più trasparente, di sicuro, ma vulnerabile. Più sincera, però più povera.

    Prescelto tra gli outsider del conclave all’indomani di Vatileaks, per rivestire il re, nudo, con l’abito candido della propria onestà e popolarità, Bergoglio lo ha invece definitivamente, francescanamente spogliato di ogni difesa ed esposto al “giudizio” del mondo, nel senso più stretto e processuale del termine.

    Prospettiva che fa tremare i polsi. E dinamica rivoluzionaria che ormai, segnatamente, risulta sfuggita di mano ai suoi promotori, avviando una catarsi dall’esito incerto. Imprevedibile ergo ingestibile. Irrefrenabile ergo irreversibile.

    http://www.huffingtonpost.it/2017/07/19/da-ratisbona-a-melbourne-il-filone-anime-pulite-scuote-la-chi_a_23037648/

  • I bambini abusati nel coro di Ratisbona furono almeno 547. Il legale: «Georg Ratzinger sapeva»

    I bambini abusati nel coro di Ratisbona furono almeno 547. Il legale: «Georg Ratzinger sapeva»

    La denuncia nel rapporto finale presentato dall’avvocato Ulrich Weber, e divulgato dai media tedeschi. Cinquecento bambini subirono violenze corporali; 67 anche violenze sessuali. «All’ex direttore del coro va rinfacciato di non aver fatto nulla nonostante sapesse»

    Sono almeno 547 i bambini che, tra il 1945 e il 1992, hanno subito violenze nel coro del Duomo di Ratisbona. Ad affermarlo è il rapporto finale di una inchiesta avviata nel 2015 presentato dall’avvocato Ulrich Weber, presentato oggi in una conferenza stampa in Germania. Stando al documento, c’è «un’altissima probabilità» che 500 bambini abbiano subito violenze corporali, e 67 anche violenze sessuali. Secondo Weber 49 colpevoli sono stati identificati. «Nella scuola del coro», si legge nel report», «dominavano paura e senso di impotenza», e «la violenza era un metodo applicato quotidianamente» per ottenere «massimi risultati» e «assoluta disciplina».

    Il coro venne diretto, dal 1964 al 1994, dal fratello del Papa emerito Benedetto XVI, Georg Ratzinger (qui l’intervista di Danilo Taino con lui nel 2010: «Io mi occupavo di musica, mai avuto notizia di casi del genere»). Nel suo rapporto Weber attribuisce a Georg Ratzinger delle «corresponsabilità»: nella conferenza stampa di oggi, il legale, secondo la Dpa (riportata dall’agenzia Ansa), ha affermato che all’ex direttore del coro va «rinfacciato di aver fatto finta di non vedere, e di non essere intervenuto nonostante sapesse».

    Nel 2010, quando il caso era emerso per la prima volta, Ratzinger aveva detto che alcuni ragazzi gli avevano raccontato come andavano le cose nella scuola di preparazione, ma che le loro storie non lo avevano indotto a pensare di «dover intervenire in qualche modo». Ratzinger ha sempre ammesso di aver saputo delle violenze fisiche, ma di non sapere nulla di abusi sessuali. Secondo quanto riportato nel 2010 dalla Passauer Neuen Presse, lo stesso fratello maggiore del Papa ha ammesso di aver dato qualche schiaffo ai ragazzi fino agli anni ‘70 e di essere stato «sollevato» quando le punizioni fisiche vennero vietate dalla legge all’inizio degli anni ‘80.

    Nel 2010 l’allora vescovo di Ratisbona ed ex prefetto emerito della Congregazione per la Dottrina delle Fede, Gerhard Ludwig Muller, ha ammesso gli abusi nel coro, precisando però che gli episodi di pedofilia «non coincidono con il periodo dell’incarico del maestro professor Ratzinger». Anche Muller viene accusato nel rapporto finale sul caso per la debolezza «strategica, organizzativa e comunicativa» con cui lo scandalo venne affrontato.

    Muller divenne capo dell’ex sant’Uffizio nel 2012, dall’allora papa Joseph Ratzinger. Papa Francesco lo ha da pochi giorni sollevato dall’incarico. L’attuale vescovo di Ratisbona, Rudolf Voderholzer, ha già annunciato di voler offrire alle vittime compensazioni finanziarie tra i 5 e i 20 mila euro a testa entro la fine dell’anno.

    http://www.corriere.it/esteri/17_luglio_18/i-bambini-abusati-coro-ratisbona-furono-almeno-547-79dfc3f6-6ba6-11e7-9094-d21d151198e9.shtml

  • Germania, abusi su 547 ragazzi del coro cattolico di Ratisbona

    Germania, abusi su 547 ragazzi del coro cattolico di Ratisbona

    Roma, 18 lug. (askanews) – Almeno 547 ragazzi del celebre coro cattolico tedesco di Ratisbona sono rimasti vittime di maltrattamenti e abusi compiuti tra il 1945 e l’inizio degli anni ’90. E’ quanto si legge in un nuovo rapporto.

    Circa 500 ragazzi del coro di “Regensburger Domspatzen” hanno subito maltrattamenti fisici e 47 sono stati fatti oggetto di aggressioni sessuali e abusi, ha indicato l’avvocato Ulrich Weber, incaricato dalla Chiesa di fare luce su questa vicenda assurta agli onori della cronaca nel 2010.

    Il Coro di Ratisbona, di antichissime origini, è stato per circa 30 anni (sino al 1964) diretto da Georg Ratzinger, fratello del Papa Emerito Benedetto XVI.

    (fonte afp)

  • Coro di Ratisbona, 547 bambini vittime di violenza. La relazione choc

    Coro di Ratisbona, 547 bambini vittime di violenza. La relazione choc

    Più che raddoppiati i casi accertati secondo l’avvocato incaricato di indagare sugli abusi

    Berlino, 18 luglio 2017 – Oltre 500 bambini vittime di abusi nel luogo che più doveva tutelarli, il coro di una chiesa. E’ un numero choc che emerge dalla relazione dell’avvocato Ulrich Weber sui fatti accaduti nel corso di decenni nel coro del Duomo di San Pietro, la più grande chiesa Cattolica di Ratisbona (in Baviera), diretto per trent’anni dal fratello di Papa Ratzinger. Stando al documento divulgato dai media, 500 bambini hanno subito violenze corporali, e 67 anche violenze sessuali. Secondo Weber 49 colpevoli sono stati identificati: insegnanti ma anche preti. Due religiosi già finiti davanti alla giustizia tedesca: si tratta di un ex docente e vicedirettore dell’omonimo ginnasio-liceo, cacciato nel 1958, e di un ex direttore del convitto condannato nel 1971. Entrambi sono morti nel 1984.

    LO SCANDALO – La vicenda non è nuova. Lo scandalo emerse per la prima volta nel 2010. Ma le dimensioni del fenomeno non erano note. Poi, un anno e mezzo fa, l’avvocato Weber, incaricato dall’episcopato di indagare sulla vicenda, redasse un primo rapporto in cui si citavano oltre duecento casi di bambini picchiati e violentati (ma nell’elenco delle angherie c’è anche la privazione di cibo). L’ultimo aggiornamento, che arriva dopo due anni di indagini, fa salire il numero a 547. Più del doppio.

    COME UN LAGER – “Le vittime hanno descritto i loro anni di scuola come una prigione, come l’inferno e come un campo di concentramento – si lege nella relazione – Molti si ricordano di quegli anni come il periodo peggiore della sua vita, caratterizzato da paura e violenza”. Verranno risarcite con non più di 20.000 euro.

    IL FRATELLO DI RATZINGER DIRETTORE – Il coro di voci bianchi “Regensburger Domspatzen”, il più antico del mondo, fu diretto dal fratello del papa emerito Benedetto XVI, Georg Ratzinger, tra il 1964 e il 1994. “Se fossi stato a conoscenza dell’eccesso di violenza utilizzato, avrei fatto qualcosa (…) mi scuso con le vittime”, disse Georg Ratzinger in un’intervista del 2010 alla stampa tedesca. Nel rapporto di Weber si critica anche “la cultura del silenzio” che ha portato le gerarchie ecclesiastiche a tacere per decenni pur di difendere il buon nome della prestigiosa istituzione, nascondendo. come polvere sotto il tappeto, i fatti di Ratisbona.

    http://www.quotidiano.net/esteri/coro-ratisbona-1.3278131

  • Germania, Coro Ratisbona: 547 bambini vittime di violenza

    Germania, Coro Ratisbona: 547 bambini vittime di violenza

    Secondo il rapporto legale fatto dall’avvocato Ulrich Weber su incarico della Chiesa, 67 subirono anche abusi sessuali. Il fratello del papa emerito Benedetto XVI, Georg Ratzinger, è stato direttore del coro per trenta anni, tra il 1964 e il 1994.

    BERLINO – Sono almeno 547 i bambini che, tra il 1945 e l’inizio degli anni ’90, hanno subito violenze nel coro del Duomo di Ratisbona,  il più antico coro di voci bianche del mondo e che fu anche diretto dal fratello del Papa emerito Benedetto XVI, Georg Ratzinger. A fornire questi numeri è stato l’avvocato Ulrich Weber, incaricato dalla Chiesa di far luce sullo scandalo, nel documento finale in cui indica che, tra il 1945 e l’inizio degli anni ’90, 500 bambini e ragazzi subirono violenze corporali e 67 violenze sessuali, in alcuni casi entrambe. L’indagine ha permesso di identificare 49 responsabili, anche se difficilmente ci saranno processi perchè i reati sono prescritti. nel precedente rapporto del gennaio 2016 Weber aveva riferito solo di 231 casi di abusi e maltrattamenti, con stupri, percosse e privazione del cibo.

    Stando al documento, 500 bambini hanno subito violenze corporali, e 67 anche violenze sessuali. Secondo Weber 49 colpevoli sono stati identificati. Per decenni secondo il rapporto si sarebbe creato un “sistema della paura”, con percosse e abusi sessuali. Fra le esibizioni più famose dei Regensburger Domspatzen (i “passeri” del Duomo di Ratisbona fondati mille anni fa), quello per la presa di possesso del titolo di arcivescovo di Monaco del fratello, quello per la visita di Elisabetta II nel 1978 e per quella di Giovanni Paolo II nel 1980.

    “Le vittime – si legge nel nuovo rapporto sulla vicenda – hanno descritto i loro anni di scuola come una prigione, come l’inferno e come un campo di concentramento. Molti si ricordano di quegli anni come il periodo peggiore della sua vita, caratterizzato da paura e violenza”. Dopo le denunce degli anni scorsi, la diocesi ha iniziato a cooperare con l’inchiesta sugli abusi lo scorso anno e dovrà pagare un indennizzo di 20mila euro a ciascuna vittima, in maggioranza, alunni della terza e quarta elementare.

    Il fratello del papa emerito Benedetto XVI, Georg Ratzinger, è stato direttore del coro per trenta anni, tra il 1964 e il 1994. “Se fossi stato a conoscenza dell’eccesso di violenza utilizzato, avrei fatto qualcosa (…) Mi scuso con le vittime”, disse Georg Ratzinger in un’intervista del 2010 alla stampa tedesca, ammettendo comunque di aver anche lui dato qualche schiaffo durante i primi anni da direttore.

    Nella conferenza stampa l’avvocato Weber ha attribuito a Georg Ratzinger la responsabilità di “aver chiuso gli occhi e non aver preso misure a riguardo”. I principali responsabili delle violenze e degli abusi sono stati individuati nel direttore della scuola e del suo vice, ma nel rapporto si punta il dito contro una “cultura del silenzio” che ha spinto molti della gerarchia ecclesiastica a tacere sulle aggressioni nei confronti dei minori per difendere il nome dell’istituzione.

    Nel rapporto viene poi criticato il modo in cui il cardinale Gerhard Ludwig Müller, che era vescovo di Ratisbona nel 2010, ha gestito la vicenda subito dopo le prime denunce, criticando in particolare il fatto di non aver cercato il dialogo con le vittime.

    Per gli abusi due religiosi erano già finiti davanti alla giustizia tedesca: si tratta di un ex insegnante di religione e vicedirettore dell’omonimo ginnasio-liceo, cacciato nel 1958, e di un ex direttore del convitto condannato nel 1971. Entrambi sono morti nel 1984.

    http://www.repubblica.it/esteri/2017/07/18/news/germania_547_bambini_vittime_violenza_coro_ratisbona-171058045/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P1-S1.8-T1

  • Don Granuzzo, l’abusatore di bambini sordi che è scappato in tempo in Argentina

    Don Granuzzo, l’abusatore di bambini sordi che è scappato in tempo in Argentina

    di Daniel Satur – Giovanni Granuzzo con Gustavo Chamorro (attuale direttore del Provolo de La Plata)

    “Da oggi padre John sarà il legale rappresentante del nostro istituto. Per noi è molto importante perchè, mentre diciamo addio al caro padre Nicola (Nicola Corradi), che sarà il responsabile del nostro nuovo istituto di Mendoza, dove porterà tutta la sua esperienza e l’amore per i bambini sordi”.

    Con questa breve presentazione, gli insegnanti e i docenti dell’istituto Provolo di La Plata annunciarono, un pomeriggio dei primi mesi del 1998 alcuni cambiamenti nel collegio e nella scuola. E ‘stato uno dei momenti di maggior splendore ed espansione dell’Istituto, fondato nella capitale Buenos Aires nel 1914. Quasi nel ventesimo secolo, il trattamento preferenziale ricevuto dal Arcivescovo di La Plata si aggiungeva il prestigio come educatori dei bambini e i giovani con disabilità uditive.

    Padre John non era altri che Giovanni Granuzzo, sessantenne italiano che tornava a La Plata per la seconda volta (la prima è stata negli anni ’80). Sempre sobrio, molto colto, Granuzzo era stato chiamato per sostituire, in qualità di rappresentante legale dell’istituto, suo connazionale Nicola Corradi, che a sua volta era stato chiamato a “espandere l’opera” in altre terre. La sua nuova destinazione era Lujan de Cuyo, dove avrebbe avuto un intero Istituto nelle sue mani.

    Corretto e seduttore

    Tutto il personale dell’istituto aveva un grande rispetto verso di lui. E sebbene non avesse contatto quotidiano con gli studenti, era solito dimostrare che sapeva quasi tutto ciò che succedeva. Sempre un caloroso benvenuto ai professori e insegnanti. Oltre hai suoi doveri amministrativi, Don Granuzzo diceva regolarmente messa nella scuola.

    Alcune delle persone che hanno lavorato vicino lui sono d’accordo sul fatto che una delle sue passioni era quello di “formare i novizi”. Granuzzo guidato in modo eccellente da un gruppo di giovani che vivevano in un’ala esterna dell’istituto, che si trova proprio di fronte alla scuola (quasi all’angolo tra 25 e 47). Non insegnava presso la scuola, ma i novizi li aveva sotto il suo comando.

    “Molti di questi ragazzi venivano dal Paraguay e dall’interno del paese,” ricordano le fonti. E c’è chi assicura che uno di quei novizi è diventato un prete, il suo braccio destro e ora vive in Italia. Probabilmente con lui.

    Da quasi tre anni Granuzzo è tornato nella sua nativa Italia. Nessuno dubita che si sia trattato di un trasferimento obbligato, ma ci sono divergenze sui motivi. Alcuni assicurano che volevano come vice direttore della sede di Verona. Ma ci sono anche quelli che pensano (in particolare tra il personale meno compromesso “nell’opera”) che probabilmente vedevano avvicinarsi il pericolo che esplodesse la situazione degli abusi a Mendoza e quindi la decisione di rimpatriarlo.

    Sulla vicenda parecchi sospetti. Perché, all’inizio degli anni 80 e avevdo preso la cittadinanza argentina (DNI 18.212.849) è dovuto rientrare in Italia abbandondo la sua nuova patria?

    Nessuna delle fonti che ha parlato con questo giornale sa rispondere a questa domanda. Nessuno può credere che padre Giovanni habbia deciso, senza un motivo valido, di lasciare suoi novizi, con i quali aveva un rapporto più che speciale ( si dice di “complicità e molta intesa”).

    “Perché Don Granuzzo doveva cambiare la sua vita così tranquilla facendo un passo così carico di molte altre responsabilità?” Si domanda un’ insegnante che ha trascorso molti anni nella scuola superiore e conosce molte storie.

    Una risposta possibile sarebbe, forse, che la tranquillità non sarebbe durata a lungo. Soprattutto se alcune delle vittime di Granuzzo avessero iniziato a parlare. Così sarebbe stato meglio fuggire in tempo . Anche con 80 anni.

    Oggi “Padre Giovanni” vive a Verona, presso lo stesso istituto che lo ha visto “consacrare” e vale la pena ricordare, è il più sicuro della sua congregazione. Non è noto se il suo ex novizio di La Plata è con lui. Non gli manca di certo la compagnia che lo aiutino a superare nei suoi ultimi anni di vita e la nostalgia per l’Argentina.

    Tuttavia, ogni due per tre si sveglia di soprassalto ed è solito passare giornate intere con un fastidioso timore. Sa che il suo attaccamento a La Plata non era solo sentimentale ma anche una protezione.

    80s: Granuzzo (in alto al centro), Spinelli (lato destro), Primati (in alto a destra) e Corradi (in basso a sinistra) nel Provolo di La Plata

    “Io avevo 12 anni e lui 26”

    Granuzzo non condivide con Nicola Corradi, Giuseppe Spinelli e Eliseo Primati solo nazionalità e religione. I quattro fanno parte di una legione di abusatori sessuali dell’istituto Provolo di Verona che, dopo aver commesso innumerevoli crimini tra gli anni ’50 e ’80, sono stati “trasferiti” ad altre latitudini.

    “Ho subito abusi sessuali da Don Granuzzo e ho assistito alle sue molestie su altri compagni. Mi ha molestato per circa tre anni. Sono stato un allievo dell’Istituto Antonio Provolo di Verona, tra i 9 ei 16 anni. Io avevo 12 o 13 anni e lui circa 26  “, dice Gianni Bisoli a L’Izquierda ufficiale dall’Italia.

    Oggi ha 69 anni e da quasi dieci, insieme ad altri sopravvissuti, si batte per la verità sui crimini sessuali nel Provolo veronese. E nonostante sappia che è molto difficile da Granuzzo e altri preti abusatori vadano in prigione nel suo paese, ritiene importante che in Argentina si sappia la sua storia.

     Ho subito abusi sessuali da parte molti sacerdoti. Da Granuzzo, don Nicola Corradi e monsignor Giuseppe Carraro, che fu Vescovo di Verona 1958-1978.

    Che tipo di abuso?

     Palpamenti e masturbazioni violente. E ‘stato terribile. Mi hanno devastato. Sono arrivato a scappare dall’istituto e correre 40 chilometri fino a casa mia. Ma quando sono tornato al Provolo gli abusi sono continuati.

    Bisoli è uno dei più determinati denuncianti di Verona. Ha saputo abbattere la barriera della vergogna, del terrore e del silenzio. Egli non è solo, ma sa che non tutte le vittime hanno lo stesso coraggio. In molte persone riesce ad avere successo il piano di intimidazione attuato dalla gerarchia ecclesiastica in questi casi.

    Quando ha parlato per la prima volta?

     I miei genitori sapevano degli abusi e violenze subite all’istituto. Ma tacquero, condizionati da una certa mentalità di quell’epoca. Non era come oggi.

    Nel 2009 ho contattato l’Associazione Sordi Antonio Provolo [ un’organizzazione esterna all’Istituto ], che sono gli unici a sostenermi. Poi raccontai la mia storia al giornalista Paolo Tessadri del settimanale L’Espresso , che ha pubblicato le note su questi abusi e violenze, arrivando a raccogliere le testimonianze di 70 ex studenti.

    La curia da quanto sa di questi casi?

     Le autorità ecclesiastiche hanno saputo da noi degli abusi nell’istituto Provolo nel 2006, quando abbiamo avuto un primo incontro con monsignor Franco Fiorio, segretario del vescovo di Verona. Tra il 2006 e il 2008 è stato informato l’attuale vescovo di Verona, Giuseppe Zenti, e il Presidente del Tribunale Ecclesiastico di Verona, Giuseppe Mazzoni, sia personalmente che per lettera.

    E il Vaticano?

     Il Vaticano lo ha saputo dalle nostre lettere raccomandate e un video che gli abbiamo inviato. È per questo che la Congregazione per la Dottrina della Fede ha creato a Verona, nel 2010, una commissione di ricerca esterna alla Chiesa.

    Che cosa ha fatto questa commissione?

     E ‘durata quasi due anni. Nel 2012, il Vaticano ha inviato un rapporto con i risultati delle indagini. Ma anche se alcuni abusi sono stati riconosciuti, il rapporto è molto incompleto. La maggior parte dei preti pedofili denunciati alla Commissione sono scomparsi dalla relazione finale. Infatti Granuzzo e Corradi non sono elencati, nonostante io abbia personalmente dichiarato contro di loro. Il Presidente della Commissione, Mario Samnite, si è recentemente giustificato dicendo che non era stato affrontato il caso Corradi perché era in Argentina.

    Gianni Bisoli 

    Vedi anche Francisco conosceva la stupratori Provolo rifugio e non ha mai fatto nulla

    Gli insabbiatori

    Una delle cose che hanno fatto rabbia a Gianni Bisoli e agli altri sopravvissuti del Provolo di Verona è stato l’agire della gerarchia Veronese e del Vaticano, dopo che le accuse sono state rese pubbliche. Un’agire che supera il semplice disinteresse e comprende, per esempio, la falsificazione di documenti nell’intento distorcere la storia.

     Durante i lavori della Commissione ho chiesto di partecipare alle ispezioni nella Curia di Verona, tra cui la stanza del Vescovo per dimoestrare che io conosco molto bene l’ambiente a tutti inaccessibile. Ma non è stato autorizzato. Nonostante le richieste delle vittime che hanno inviato ben due lettere, il Vaticano si è rifiutato di fornire le copie dei verbali e delle registrazioni audio e video della commissione d’inchiesta.

    Come è avvenuta la falsificazione?

     Durante i lavori della Commissione ho potuto ottenere una copia del mio registro di quando ero studente al Provolo. Era una copia ufficiale dell’Istituto autenticato. Li figura che io vengo promosso come studente nel 1963. E siccome io ho dichiarato di essere stato abusato dal Vescovo di Verona fino al 1964, la Commissione ha ritenuto “inammissibile” la mia testimonianza. Ma recentemente ho trovato la mia pagella originale di quando mi sono diplomato alla scuola superiore. Si dice, in modo inequivocabile, che si è conclusa nel 1964. Così ho presentato una denuncia presso la Procura di Verona per verificarne la contraffazione e individuare i responsabili.

    Bisoli aggiunge, se fosse necessario, che fino ad oggi né l’Istituto Provolo di Verona, né la Curia e il Vaticano hanno dato a lui e al resto dei denuncianti assistenza minima, sia materiale che psicologica. Perché si sente in dovere di dare la sua testimonianza, che, oltre a raccontare le aberrazioni del passato smaschera atrocità del presente.

    Il “trasferimento” come strategia

    Nel 1964, quando aveva 16 anni e stava terminando il suo periodo al Provolo, Bisoli e i suoi compagni hanno ascoltato con attenzione Don Eligio Piccoli annunciare che padre Granuzzo e altri sacerdoti e fratelli laici avrebbero lasciato per l’Argentina. A quei tempi non si è dato alcuna spiegazione del motivo per cui la legione di preti lasciava Verona. Nessuno chiese troppo.

    Nel febbraio di quest’anno, 53 anni dopo le denunce, Bisoli ha visto in un video di don Piccoli dove lui stesso riconoscere che tali trasferimenti sono stati pianificati per scongiurare alcuni degli abusatori di Verona (forse il più compromessi), inviandoli in America. E ‘stato quando il vecchio Don Eligio, oggi in un ospedale cattolico perché pedofilo, ha confessato a un giornalista italiano (che portava una telecamera nascosta), questo ed altri segreti.

    Ci sono zone d’ombra in questa storia. Da un lato, non si sa che cosa hanno fatto Granuzzo, Corradi e il resto di quelli “trasferiti” tra il 1964 e l’80, poiché la maggior parte memorie di La Plata assicura che negli anni ’70 arrivarono presso la sede dell’Istituto. D’altra parte, finora nessun altro caso di abusi da parte di  Granuzzo su studenti sordi o novizi nel Provolo di La Plata è a noi noto.

    Ovviamente, nessuna di queste zone d’ombra impedisce di anticipare alcune risposte. Possono essere stati trasferiti nel 1964 in Argentina ed alloggiati in qualsiasi dipendenza ecclesiastica fino che assumevano ruoli nel Provolo? Sì, certo. E può Granuzzo aver commesso violenze e abusi su minori sotto la loro responsabilità? Sì, è probabile.

    Di fatto, oggi, Nicola Corradi (italiano che condivide con padre Giovanni religione, nazionalità, età e “tentazioni”) è in carcere a Mendoza per le denunce di decine di vittime di abusi avvenute negli ultimi anni. Non ci sono accuse contro di lui per presunti abusi da parte delle vittime di La Plata , dove ha diretto la Provolo per due decenni.

    sede Provolo Institute di La Plata. Jorge “Francisco” Bergoglio e Héctor Aguer

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    I favori di Dio

    Con l’impunità garantita dall’intricato istituto, protetto e rispettato dal Vaticano verso i loro stupratori sacerdoti e con la convinzione che molte vittime non possono superare il terrore imposto dalla tonaca, è molto probabile che Granuzzo, Corradi (ora in carcere) Horacio Corbacho (ora prigioniero con Don Nicola), Giuseppe Spinelli (probabilmente morto) ed Eliseo Primati (ancora rinchiuso nella sede di La Plata) abbiano commesso decine o centinaia di abusi senza preoccupare troppo o per niente.

    “Non c’è da stupirsi se mi domandi di Don Granuzzo e nemmeno mi sorprende che sia scoppiato lo scandalo al Provolo in Argentina”, dice Gianni Bisoli. E aggiunge, con un pizzico di ironia, che “la Chiesa dovrebbe vergognarsi: sapevano tutto, questo è innegabile.”

    L’uomo 69enne, non non ha molta speranza che Granuzzo venga toccato dalla magistratura italiana. Ma non mostra rassegnazione. Anche se assicura che la sua vita è stata rovinata dagli abusi ( “Non ho mai potuto avere relazioni sane con le donne o anche baciare sulla bocca una persona”) dice che non si darà pace fino a quando tutti conosceranno la vera storia del Provolo.

    Una storia che Jorge Bergoglio e i suoi vescovi, tra cui Zenti di Verona e Aguer di La Plata, sanno meglio dei sopravvissuti.

    “Il nostro compito mira a rafforzare le capacità di comunicazione e formazione al lavoro (…) in modo che i ragazzi abbiano le stesse opportunità”, ha detto Giovanni Granuzzo in un’intervista con il quotidiano El Dia de La Plata nel maggio 2010. Erano tempi più tranquilli, quando non gli passava per la testa che un giorno sarebbero dovuti tornare, quasi in fuga senza che nessuno sappia molto a la Plata, all’Italia, che li aveva visti partire decenni fa.

    http://www.laizquierdadiario.com/Don-Granuzzo-el-violador-de-ninos-sordos-que-se-fugo-a-tiempo-de-Argentina

  • Francia: diocesi di Lione, decreto di archiviazione inchiesta su card. Barbarin. “I media ora informino adeguatamente”

    Francia: diocesi di Lione, decreto di archiviazione inchiesta su card. Barbarin. “I media ora informino adeguatamente”

    Un comunicato della diocesi di Lione diffuso oggi, rende noto di “aver ufficialmente preso conoscenza del decreto di archiviazione emesso l’11 dicembre 2016 dal procuratore della Repubblica di Lione a beneficio del card. Philipe Barbarin, non avendo l’inchiesta riscontrato alcuna infrazione penale da parte dell’interessato”. L’inchiesta, aperta da una denuncia del febbraio 2016, vedeva il cardinale accusato di “non aver denunciato un’aggressione sessuale e non aver assistito la persona in pericolo in relazione ai fatti imputati a padre Jérôme Billioud nel 1990 e 1993”, spiega la nota della diocesi. Il tribunale di Lione ha ritenuto che non vi sia stata “alcuna violazione” perché il denunciante aveva rispettivamente 17 e 20 anni al momento dei fatti, e perché il card. Barbarin, incontrandolo l’unica volta nel 2009, aveva consigliato “a quest’uomo nel frattempo maggiorenne, di sporgere denuncia”, cosa che era stata fatta. La diocesi auspica che “i media, che avevano ampiamente riportato le accuse del 2016 siano mossi dalla stessa preoccupazione” di informare riguardo la decisione dei giudici di archiviare la denuncia. “Il card. Barbarin si rallegra che la magistratura abbia portato un po’ di verità e di pace dopo le polemiche appassionate e talvolta diffamatrici” si legge ancora nel comunicato che ricorda che il caso di padre Billioud nel 2009 era stato archiviato dalla giustizia, ma che il cardinale aveva ritenuto non opportuno che gli fossero affidate responsabilità pastorali. Il cardinale chiede “siano rispettati i suoi diritti e le decisioni legali che lo riguardano” e ribadisce “il suo profondo sostegno, la disponibilità e la compassione verso tutte le vittime”.

    https://agensir.it/quotidiano/2017/7/11/francia-diocesi-di-lione-decreto-di-archiviazione-inchiesta-su-card-barbarin-i-media-ora-informino-adeguatamente/

  • Francia, la diocesi di Saint Etienne denuncia sospetti abusi sessuali commessi su tre minorenni

    Francia, la diocesi di Saint Etienne denuncia sospetti abusi sessuali commessi su tre minorenni

    Parigi. La diocesi francese di Saint Etienne ieri martedì 4 luglio ha denunciato i sospetti abusi sessuali commessi su tre minorenni negli anni ’80 dello scorso secolo da un prete che oggi ha 84 anni: i fatti sarebbero prescritti dalla legge, ma la diocesi ha ugualmente deciso di sospendere il religioso dal suo ministero; il vescovo, monsignor Sylvain Bataille, ha dichiarato di aver parlato con il prete sotto accusa, il quale gli avrebbe confessato di essere colpevole.

    Le prime denunce contro l’ormai anziano religioso furono presentate all’inizio degli anni 2000, ma non hanno mai avuto seguito; la vicenda aveva suscitato un vasto scandalo in Francia sull’atteggiamento della Chiesa cattolica nei confronti degli episodi di pedofilia, spingendo infine le gerarchie ecclesiastiche ad adottare un nuovo codice di condotta per contrastare il fenomeno.

     © Agenzia Nova

    http://www.impaginato.it/article/585/francia-la-diocesi-di-saint-etienne-denuncia-sospetti-abusi-sessuali-commessi-su-tre-minorenni

  • Abusi sessuali: la sottana di Bergoglio ogni volta copre meno

    Abusi sessuali: la sottana di Bergoglio ogni volta copre meno

    I suoi accoliti vogliono mostrarlo con la volontà di trasformare. Ma Francesco è deciso a continuare a sostenere e coprire migliaia di preti abusatori. La verità, tuttavia, fa il suo lavoro.

    di Daniel Satur @saturnetroc

    Un “inaspettato scandalo colpisce il Papa Francesco”, diceva una cronaca di questo lunedì sul quotidiano Clarín. Inaspettato? In ogni caso sarà lo stesso Jorge Bergoglio colui che colpisce se stesso, al prendere decisioni che finiscono per attivare denunce che mettono a nudo una parte del complesso intreccio delle coperture di migliaia e migliaia di abusatori sessuali dentro alla Chiesa cattolica.

    Questo fine settimana il quotidiano La Repubblica d’Italia ed il settimanale L’Espresso denunciarono che l’arcivescovo gesuita spagnolo Luis Ladaria Ferrer, che Francesco ha appena nominato al fronte della Congregazione per la Dottrina della Fede, è stato un cospicuo insabbiatore di preti pedofili.

    Ladaria Ferrer ha rimpiazzato, per ordine di Bergoglio, il cardinale Gerhard Müller, il quale ha compiuto i suoi cinque anni di funzione in questo “ministero” vaticano (incaricato di “conservare” l’ortodossia cattolica) e non ha contato sul visto buono papale per rinnovare la sua gestione.

    Secondo quanto hanno denunciano questi importanti media italiani, uno dei fatti più scandalosi che hanno visto come protagonista Ladaria Ferrer è stato non avere denunciato davanti al potere giudiziario un prete abusatore di bambini che era stato sanzionato dalla chiesa stessa. Con l’aggravante che, dopo essere stato cacciato come sacerdote, essendo nuovamente laico ha continuato ad abusare sessualmente di adolescenti.

    L’abusatore è Giovanni Trotta, il quale nel 2009 è stato “processato” dal Vaticano e condannato tre anni dopo alla pena di “riduzione allo stato laicale”. Cioè, smettere di essere prete. Questa condanna, che dichiarava Trotta come “colpevole di delitti minori contro il sesto comandamento”, è stata firmata dalle due massime autorità della Congregazione per la Dottrina della Fede di questo momento: il nordamericano William Levada e lo spagnolo Luis Ladaria Ferrer.

    In questa stessa sentenza il Vaticano lasciava aperta la porta per far sì che tutto rimanesse “dentro alle porte” e il caso non trascendesse. Puntualmente gli è stato suggerito “che la nuova condizione del sacerdote dimissionario non dia scandalo ai fedeli”. Ossia, che non si diffonda il caso.

    Detto e fatto. Trotta ha smesso di essere prete, nessuno ha agitato le acque e del tema non se n’è parlato per molto tempo. Fino a che Trotta, confidando nella sua impunità, è tornato a commettere abusi. È stato quando, già senza sottana, si è presentato come allenatore di calcio per adolescenti a Foggia, la stessa regione del sud d’Italia dove aveva commesso gli abusi in precedenza.

    Come sempre succede, nessuna delle famiglie dei giovani calciatori ha saputo da parte della Curia che Trotta era un abusatore. Lo hanno saputo solo quando una vittima è riuscita ad uscire dal terrore e dal silenzio e raccontare quanto sofferto. Dopo le prime denunce, si è riusciti a provare che tra il 2012 ed il 2014 l’ex prete ha abusato di una decina di adolescenti. Finalmente venne arrestato nel 2015 e l’anno scorso è stato condannato ad otto anni di carcere. E in questi giorni affronterà un nuovo giudizio per crimini simili.

    La conclusione è chiara: se l’allora titolare della Congregazione della Dottrina della Fede, l’arcivescovo gesuita Ladaria Ferrer, avesse consegnato al Potere Giuridico italiano nel 2012 il pedofilo Giovanni Trotta, decine di adolescenti non avrebbero sofferto gli abusi di questo uomo negli anni seguenti, come alla fine è successo.

    Ma mentre Trotta affonda sempre di più a livello giudiziario, i suoi copritori ecclesiastici vengono premiati da Bergoglio. È il caso di Ladaria Ferrer, il quale questa settimana è il massimo incaricato del Vaticano di Francesco, di dire che cosa è e cosa non è “peccato” e “delitto” nella chiesa.

    L’ex cardinale argentino potrà giustificarsi dicendo che non è obbligato, secondo le leggi interne del Vaticano e dell’Italia, a denunciare personaggi come Trotta alla giustizia civile. Ma difficilmente potrà sottrarsi, ancora una volta, allo scoperto sui doppi discorsi e doppia morale.

    La settimana passata, mentre Francesco si apprestava a mettere Ladaria Ferrer a dirigere la “Dottrina della Fede” (senza immaginare quanto poco avrebbe tardato nell’essere denunciato), dall’Australia arrivava la denuncia contro un altro dei più eminenti collaboratori del Papa. Il cardinale George Pell, responsabile niente di meno che delle finanze del Vaticano, è stato citato da un tribunale di Melbourne a comparire per accuse di abuso sessuale su minori tra gli anni 1976 e 2001 in differenti città del suo paese.

    Bergoglio è circondato di pedofili e insabbiatori di abusi sessuali sistematici e non ne sa niente? Fino a dove arriverà la capacità di sorprendersi del “Papa umile” che ha chiamato alla “tolleranza zero” verso i crimini sessuali commessi dentro alla sua istituzione?

    Se queste domande non convincono, se ne possono formulare altre. È credibile, a questo livello, che Bergoglio voglia terminare con queste atrocità quando in verità da sempre più potere a coloro che hanno fatto tanto per sostenere un sistema interno di copertura ed impunità? Fino a dove potrà sostenere il doppio discorso Francesco?

    Oggi si parla dei casi di Pell e di Ladaria Ferrer. Ma nello stesso paese di Bergoglio quasi un anno fa è venuto alla luce lo scandalo dell’Istituto Antonio Provolo, dove è dimostrato che anche l’attuale Papa ha compiuto un importante ruolo come copritore di preti abusatori essendo la massima autorità della chiesa cattolica argentina. E, è il caso di dirlo, questi nomi e questi casi sono soltanto granelli di sabbia in un profondo oceano di ipocrisia ed impunità.

    Francesco Zanardi, referente della rete L’Abuso d’Italia (organizzazione di sopravvissuti all’abuso sessuale ecclesiastico) ha detto a La Izquierda Diario che “ciò che sta succedendo dimostra la vera linea della chiesa e non ciò che da quindici anni racconta la stampa corrotta, che ci vuole far credere che si stanno facendo progressi”.

    Zanardi non solo è uno dei denuncianti degli abusi nella chiesa ma anche, per il suo ruolo come referente della rete, porta avanti una constante indagine sul sistema di copertura attuato dal Vaticano.

    Per questo denuncia senza dubitare che “mentre dicono che il Papa vuole pulire [la chiesa] in verità mantiene vicino il suo circolo e continua a nominare persone di dubbia fama come Ladaria o Pell. Noi, le vittime, continuiamo a chiedere giustizia, una giustizia legittima. Ma lontani da questo, la chiesa non risponde alle nostre richieste mentre paga avvocati ai criminali dai quali dice di voler prendere le distanze. Siamo esausti di vedere tutto questo”.

    http://www.laizquierdadiario.com/Abusos-sexuales-la-sotana-de-Bergoglio-cada-vez-tapa-menos