Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Il silenzio della chiesa sui casi di pedofilia in Messico

    Il silenzio della chiesa sui casi di pedofilia in Messico

    Nella regione montuosa nel nord dello stato di Oaxaca, in Messico, il prete Gerardo Silvestre Hernández per anni ha abusato sessualmente di decine di bambini indigeni. “Ci obbligava ad avere rapporti con lui. Ci faceva ubriacare,
    così non ce ne rendevamo conto”, racconta una delle vittime.

    Nonostante le prove presentate da altri sacerdoti e le testimonianze di alcuni minori, le autorità ecclesiastiche messicane e la Santa sede non sono intervenute. Intanto la procura ha aperto un’indagine e il 22 febbraio 2017 Gerardo Silvestre Hernández è stato condannato a sedici anni e sei mesi di prigione per abusi sessuali e corruzione di minorenni. È la prima sentenza di questo tipo contro un sacerdote della chiesa cattolica in Messico.

    Il documentario – diretto da Santiago Mohar Volkow e basato sulle indagini del reporter e scrittore messicano Diego Enrique Osorno per l’Agencia Bengala –racconta gli abusi del prete sui bambini zapotechi, il ruolo della chiesa e le ritorsioni subite dai sacerdoti che hanno denunciato i fatti.

    https://www.internazionale.it/video/2017/05/31/chiesa-pedofilia-messico

  • L’Australia annullerà i passaporti ai pedofili condannati: «Così fermeremo il turismo sessuale»

    L’Australia annullerà i passaporti ai pedofili condannati: «Così fermeremo il turismo sessuale»

    Giro di vite in materia di violenza e sicurezza: l’Australia annuncia l’intenzione di cancellare i passaporti ai pedofili condannati. Cresce il numero di abusi sui minori in certe aree del mondo, come il sud-est asiatico o i Caraibi: uomini con tendenze pedofile viaggiano appositamente per mietere vittime. Come mettere un freno al fenomeno? Estirpando il problema alla radice impedendo a questi cittadini di spostarsi. La Bbc riporta le parole di Michael Keenan. Il ministro della Giustizia ha definito il turismo sessuale un «crimine ripugnante» e ha poi spiegato: «Nessun Paese prima d’ora ha intrapreso un’azione così forte e decisa per impedire ai propri cittadini di recarsi all’estero, spesso in Paesi vulnerabili, e abusare di bambini». Secondo una stima di Keenan il divieto di espatrio interesserà circa 20mila persone condannate per pedofilia e rimaste, a pena scontata, sotto la vigilanza delle autorità.

    Soltanto nel 2016, almeno 800 tra loro hanno viaggiato liberamente all’estero. I numeri, dunque, parlano e raccontano di mete raggiunte ad hoc per usare violenza a minori laddove sono ancor più indifesi da un tessuto sociale faticoso. «Vai a Bali, a Phnom Penh, a Siem Reap e vedi questi australiani, uomini bianchi, insieme a bambini del posto e non sono lì per abbronzarsi», ha dichiarato Derryn Hinch, il senatore indipendente che ha depositato la proposta che passerà al vaglio del parlamento. «L’Australia – come la Svizzera – può perseguire i propri cittadini anche se abusano di minori all’estero. Il nostro Paese, del resto, può processare chiunque si trovi nella Confederazione e venga accusato, fra le altre cose, di atti sessuali con fanciulli commessi all’estero. Per contrastare il turismo pedocriminale e la pornografia infantile, l’Ufficio federale di polizia dispone di un commissariato dedicato e collabora con partner all’estero».

    http://www.ilmattino.it/primopiano/esteri/australia_annullera_passaporti_pedofili_condannati_fermeremo_turismo_sessuale-2472937.html

  • Australia, quattro mesi di carcere per un ex prete: ha abusato di una bambina di 8 anni

    Australia, quattro mesi di carcere per un ex prete: ha abusato di una bambina di 8 anni

    Nel 1974 ha abusato nel presbiterio di una bambina di 8 anni, minacciandola di “finire all’inferno se avesse mai raccontato a qualcuno dei loro incontri”. Anthony Colbourne, ex prete australiano oggi 75enne, è stato condannato solo nei giorni scorsi a 4 mesi di carcere con una sentenza storica.

    Quattro mesi di prigione. Questa la pena stabilita da un tribunale australiano nei confronti di un prete cattolico, oggi 75enne, condannato per aver molestato e minacciato più volte una bambina di 8 anni. I fatti risalgono al 1974, ma la sentenza nei confronti di Anthony Colbourne è arrivata soltanto nei giorni scorsi. L’uomo avrebbe abusato in quattro diverse occasioni della piccola nel presbiterio e nel suo ufficio, convincendola che sarebbe andata dritta all’inferno se avesse raccontato a qualcuno di quei loro incontri. Dopo sofferenze e soprusi, la ragazza, una volta compiuti i 14 anni d’età, avrebbe raccontato tutto alla madre, che però non le ha creduto.
    Colbourne è stato fermato dalla polizia soltanto nel maggio del 2016, dopo che la vittima, ormai adulta, lo ha denunciato alla Commissione Reale per l’abuso sessuale di minori. Stando a quanto raccontato dalla donna agli inquirenti, il prete l’avrebbe costretta ad accarezzarlo perché “era una brava ragazza, che sarebbe andata in paradiso insieme alla mamma e al papà. Ero convinta – riporta la stampa locale – che i sacerdoti fossero persone vicine a Dio e che si dovesse fare come loro ordinavano”.

    Il prete, che è stato rimosso dalle sue funzioni più di un anno fa, ha vissuto fino a oggi in isolamento in un convento di frati cappuccini di Melbourne, sostenuto dalla sua comunità durante tutto l’iter giudiziario. Il giudice che si è occupato del caso ha dichiarato alla stampa locale che l’uomo ha mostrato di essere pentito di quanto fatto negli anni della sua giovinezza e di aver molto sofferto in seguito al suo allontanamento dalla chiesa. Nonostante goda di buona salute, ha ricevuto una condanna a 18 mesi di prigione, che però sarà sospesa dopo soli quattro mesi dietro le sbarre. Una pena minima, secondo molti, per gli abusi compiuti.

    http://www.fanpage.it/australia-quattro-mesi-di-carcere-per-un-ex-prete-ha-abusato-di-una-bambina-di-8-anni/

  • Due casi di pedofilia nella diocesi di Nizza, la verità viene a galla 50 anni dopo

    Due casi di pedofilia nella diocesi di Nizza, la verità viene a galla 50 anni dopo

    Due nizzardi – Jean e Serge – hanno denunciato sul sito internet “ coabuse.fr” di essere stati vittime di molestie sessuali in una parrocchia della città

    Anche la Francia vive lo scandalo della pedofilia nella Chiesa cattolica. Più precisamente la diocesi di Nizza. Secondo quanto scrive il quotidiano Nice Matin, due nizzardi – Jean e Serge – hanno denunciato sul sito internet “ coabuse.fr” di essere stati vittime di molestie sessuali da parte di un prete in una parrocchia di Nizza, quando erano bambini. I fatti risalgono agli anni ’50 in un caso e i ’60 nell’altro.

    I due non si conoscevano prima di testimoniare la loro tremenda esperienza sul sito, ma poi , incrociando i racconti, si sono resi conto che la chiesa era la stessa: Sainte-Thérèse-de-l’enfant-Jésus nel quartiere Magnan a Nizza. Stesso anche il prete: l’abate Dallas che per lungo tempo ha officiato nell’edificio di culto in questione. Cinquant’anni dopo i fatti viene fuori dunque fuori la verità. Lo stesso vescovo, Monsignor Marceau, si è recato da Serge, che ora vive a Tolone, per chiedere scusa a nome della diocesi di Nizza.

    https://www.riviera24.it/2017/05/due-casi-di-pedofilia-nella-diocesi-di-nizza-la-verita-viene-a-galla-50-anni-dopo-255082/

  • PROVOLO; la chiesa non consegnerà i documenti alla giustizia.

    PROVOLO; la chiesa non consegnerà i documenti alla giustizia.

    Al di là dei proclami della Santa Sede puntualmente riportati dalla stampa, nel concreto l’ennesimo rifiuto della Santa Sede a collaborare con la giustizia.

    PROVOLO la chiesa non informerà la giustizia

    La commissione del Vaticano che indaga sulle denunce di abuso all’istituto Provolo, ha dichiarato che lo impedisce un accordo tra Vaticano e Argentina .

    Il giorno prima di partire, dopo la sua seconda visita per l’indagine interna alla chiesa che vuole accertare se i due sacerdoti dell’istituto (già denunciati a Verona anni fa) sono colpevoli delle decine di abusi di cui sono accusati. Il vicario giudiziale del vaticano ha dato appuntamento ai giornalisti in un hotel del centro per una conferenza stampa , per parlare del suo lavoro.

    Ha insistito sull’indipendenza della chiesa non solo nel realizzare l’indagine interna ma anche nel non rivelare i dettagli che potrebbero trapelare – come è previsto nel concordato del 1966 firmato con lo Stato Argentino ai tempi del Presidente  Juan Carlos Onganía che arrivò al potere grazie ad un colpo di stato.

    Va ricordato che è in vigore il concordato tra Santa Sede e Stato argentino che riconosce alla chiesa l’indipendenza, al fine di poter portare avanti tutto ciò che è utile per la sua missione. Questo prevede che abbia la facoltà, come la ha lo stato, di indagare per proprio conto, ha sottolineato Dante Simon rispondendo così alla richiesta di collaborare che gli aveva inviato la magistratura, la quale aveva chiesto di consegnare le informazioni utili all’indaggine in corso. Simon ha inoltre sottolineato che la chiesa non ha la stessa struttura che ha lo stato per fare le indagini e se un magistrato cita questo testimone e lui si rifiuta di andare, viene obbligato dalla forza pubblica, cosa che la chiesa non può fare ed è per questo che è più logico che sia la chiesa a chiedere allo stato, e non al contrario.

    Quando gli è stato chiesto se erano al corrente delle accuse che pesano sul sacerdote Nicola Corradi, segnalato come l’autore di abusi anche a Verona oltre che a La Plata, Simon ha risposto che lui e il notaio  Juan Martínez hanno il compito di indagare su quello che è successo nel Provolo di Lujan, per le altre situazioni, quella di La Plata e quella di Verona, sarà la chiesa a decidere cosa fare.

    Si sono avvicinati ad una vittima

    A differenza di quanto accaduto nella sua prima visita, quando ci fu un incontro solo con i sacerdoti Corradi e Corbacho, accusati degli abusi, questa volta hanno potuto parlare con un conoscente di una presunta vittima, ma non vogliono, per prudenza, divulgare ulteriori dettagli ha detto Simon.

    Dice che loro non sono venuti con nessun interprete per parlare con qualche ex alunno sordo, hanno potuto parlare con i familiari di qualche vittima e quindi senza difficoltà.

    Indagini senza nessun tempo limite

    Il vicario giudiziale ha anticipato che l’indagine in corso non ha limite di tempo e verremo a Mendoza quante volte sarà necessario . Siamo una specie di magistrati che raccolgono le informazioni e le inviano alla Santa Sede che è l’organo competente che deciderà i passi da fare e se ci sarà un giudizio canonico, in quanto magistrati non potremmo intervenire, ha detto Simon.

    Non sapevamo dei casi del 2008

    Da quanto sappiamo la chiesa non è a conoscenza di queste denunce, ne di precedenti altrimenti la chiesa avrebbe agito d’ufficio, ma non lo ha fatto perchè non ne era a conoscenza, così assicura Simon.

    Difendere i più vulnerabili

    Simon e il portavoce dell’arcivescovado di Mendoza, Marcello De Benedictis, hanno insistito sul fatto che gli ispettori inviati dalla Santa Sede cercheranno di andare a fondo. Siamo qua anche senza aver ricevuto denunce, perché vogliamo sapere la verità su quanto accaduto e vogliamo difendere i più vulnerabili, i bambini.

    http://www.diariouno.com.ar/mendoza/provolo-la-iglesia-no-informara-la-justicia-20170520-n1400113.html

  • Abusi, la vergogna e la lotta dei vescovi argentini

    Abusi, la vergogna e la lotta dei vescovi argentini

    Intervista con Sergio Buenanueva, vescovo di San Francisco e presidente della Commissione dei Ministeri della Conferenza episcopale argentina, sulla risposta della Chiesa contro le violenze sessuali su minori

    Vergogna, rimorso e tristezza. Dolore. Sono le parole di monsignor Sergio Buenanueva, responsabile della prevenzione degli abusi sessuali contro i minori nell’episcopato argentino. La Chiesa nel Paese natale del Papa sta attraversando una grave crisi a seguito dello scandalo nell’istituto per bambini sordomuti “Próvolo”, a Mendoza. Di questo e di altro Vatican Insider ne parla con il vescovo  di San Francisco.

    La Conferenza episcopale argentina ha appena approvato una Commissione per affrontare i casi di abusi sessuali su minori, come agirà? 

    «Si tratta per l’esattezza di un “Consiglio pastorale per la protezione di minori e adulti vulnerabili”, la cui funzione è aiutare i vescovi, le diocesi e tutta la Chiesa nella prevenzione degli abusi. Essa preparerà un programma integrale di prevenzione, coinvolgendo il maggior numero di agenti pastorali su questa tematica, a cominciare dai vescovi. La missione della Commissione non è di trattare i casi di abusi né di ricevere le denunce, che rimane responsabilità di ciascuna diocesi o congregazione religiosa. Vogliamo attivarlo al più presto possibile, nel mese di novembre si rinnovano le autorità della Conferenza episcopale e poi si configurerà anche il Consiglio, guidato da un vescovo e composto da laici, chierici e consacrati».

    È l’unica iniziativa che la Chiesa argentina ha posto in atto per affrontare il problema degli abusi? 

    «Stiamo facendo un cammino progressivo, è un tema difficile, delicato e complesso, un dramma umano molto profondo, c’è tanto dolore e tante vite ferite. Per i vescovi è dura, tuttavia c’è una forte volontà di far fronte al problema. Tra il 2011 e il 2015 abbiamo elaborato le “Linee guida” richieste da Benedetto XVI per rispondere con velocità e giustizia alle denunce. Sono state approvate nell’aprile 2013 e sono tuttora in vigore, e hanno colmato un vuoto in questo ambito. Inoltre, i seminari argentini stanno prestando una sempre maggiore attenzione alle sfide della educazione affettivo-sessuale. La “Commissione Ministeri” ha creato anche un gruppo di consulenza per la salute generale dei ministri ordinati e dei candidati agli Ordini Sacri, chiamata “Équipe Geremia” e composta da psichiatri professionisti che aiutano nei seminari».

    Qual è la situazione generale degli abusi sessuali in Argentina?  

    «Come negli altri Paesi si sono verificati casi in gran parte delle diocesi del Paese. Sicuramente non abbiamo una statistica esatta degli abusi né nella Chiesa né nella società. È uno dei compiti che dobbiamo assolvere. È un punto difficile, anche perché il silenzio fa parte della dinamica degli abusi. È molto importante rompere questo silenzio e allarmare i “terzi” coinvolti. Ad esempio l’ultimo caso dell’istituto di sordomuti può produrre un effetto cascata di denunce. Noi dobbiamo essere comunque preparati».

    In questi giorni la stampa nazionale ha pubblicato una lista di nomi di sacerdoti accusati di tali delitti. Che cosa ha significato per la Chiesa?  

    «In generale una inchiesta giornalistica seria e ben fondata di questi casi non solo è legittima, anche se critica, ma necessaria. Nella crisi degli abusi, i media hanno ricoperto un ruolo fondamentale. Tuttavia questa inchiesta presenta alcuni punti deboli: si basa su notizie giornalistiche e su informazioni a volte anche false. Mischia casi di abusi con altre problematiche. Parliamo di una cosa molto grave, non possiamo informare superficialmente, perché procuriamo danno ad alcune persone in base alle segnalazioni del report. Bisogna che i giornalisti verifichino i dati in maniera più accurata».

    Sta dicendo che la lista contiene nomi sbagliati? 

    «Si. Un vescovo ha dovuto chiarire che le accuse ricevute in passato non riguardavano abusi su minori, e che, comunque è stato assolto da tutti i capi d’accusa. Mi è dispiaciuto anche di un sacerdote finito al centro delle indagini e poi dichiarato innocente sia dalla giustizia civile sia da quella ecclesiastica».

    La Chiesa copre i criminali, come a volte la si accusa? 

    «La Chiesa è intransigente su questo punto, considera la pedofilia come uno dei delitti più gravi in assoluto, per cui riserva le sanzioni canoniche più severe. Non c’è posto per gli abusatori nel sacerdozio e nella vita consacrata, disse Giovanni Paolo II. Una linea dura ratificata da Benedetto XVII e da Francesco. La Chiesa è ugualmente severa con i vescovi negligenti nelle risposte alle denunce. Dobbiamo riconoscere, con grande dolore e umiltà, che spesso non si è risposto come si doveva. Abbiamo talvolta perso la lucidità e la sensibilità per capire che il male maggiore non era avere un sacerdote in meno o screditare il buon nome della Chiesa, bensì il danno causato a minori vulnerabili. Questo è un motivo di penitenza per tutta la Chiesa, in primo luogo per i pastori».

    Come si deve comportare un fedele quando viene a conoscenza di casi di abusi? 

    Credere anzitutto al racconto della vittima e cercare di dargli conforto. Quindi comunicare il caso a chi di competenza: alla giustizia civile come a quella ecclesiale. Quindi avere fiducia nei vescovi e nei sacerdoti. Molte vittime e le loro famiglie la perdono a causa della brutta esperienza vissuta. Il nuovo Consiglio dovrà preparare alcuni suggerimenti per i vescovi su queste situazioni».

    Cioè? I vescovi come devono agire per i crimini di pedofilia? 

    «L’abuso non è solo un peccato o una debolezza di un sacerdote, è un delitto che colpisce gravemente l’ordine sociale. Le “Linee Guida” tracciano un cammino da seguire sin dal momento in cui un vescovo riceve una denuncia o la notizia di un possibile abuso. Esse stabiliscono anche l’obbligo di aprire un processo ecclesiastico con il Vaticano e la cooperazione con la giustizia civile, la cui azione è essenziale. Molte volte le famiglie o le vittime non vogliono rivolgersi alla giustizia. In Argentina, tali crimini contro l’integrità sessuale delle persone, specialmente se sono minori, possono essere solo denunciati dalle vittime, dai loro genitori o da legittimi rappresentanti. Normalmente sono invitati a fare questo passo e vengono accompagnati anche ad esporre denuncia. Come detto, è una questione delicata. Lo scopo principale è chiarire la verità e fare giustizia».

    Qual è il messaggio della Chiesa alle vittime e alla società argentina?  

    «Per quello che so, le vittime e le loro famiglie sono molto arrabbiate con noi. E, in un certo senso, è giusto così. È difficile rivolgere loro una parola che non sia vista come una profonda ferita che si riapre. Posso capire anche il sospetto della nostra sincerità. Come vescovo vorrei condividere il dolore, per quanto sia possibile, provo un senso di vergogna, di rimorso e di tristezza… Queste persone non dovrebbero mai aver subito un tale male. Il nostro impegno è quello di lavorare duramente perché nessun altro, in particolare i bambini e gli adulti vulnerabili, debbano attraversare un simile calvario. Alla società vogliamo dare un messaggio chiaro e cioè che la Chiesa in Argentina è determinata a realizzare ogni tipo di iniziativa che esista per prevenire gli abusi. Chiedo a Dio la libertà interiore di non essere distratti dalla perdita di credibilità e di prestigio della Chiesa, ma di rimanere concentrati nella volontà di fare giustizia e proteggere tutte le persone deboli con i quali Cristo si identifica. Anche loro sono vicari di Cristo sulla terra».

    http://www.lastampa.it/2017/05/18/vaticaninsider/ita/nel-mondo/abusi-la-vergogna-e-la-lotta-dei-vescovi-argentini-0xALiEPfW0Y5GQHCNWH9iI/pagina.html

  • PROVOLO: Anche il direttore accusato di abusi su minori e atti di lussuria con due dipendenti, una sposata

    PROVOLO: Anche il direttore accusato di abusi su minori e atti di lussuria con due dipendenti, una sposata

    Rafael Ramon Amarilla, 30 anni, di Puerto Rico (Argentina), della Compagnia di Maria (don Provolo) Fu consacrato a Verona il 24 maggio del 2014 dal vescovo Giuseppe Zenti. Sostituì circa sei mesi fa, dopo l’arresto, l’allora direttore Nicola Corradi e oggi è anche lui accusato di abusi su minori.

    Le amanti di un prete del Provolo

    Ramon Amarilla è il responsabile dell’istituto dall’arresto di Corradi e Corbacho, è anche sospettato di abusi e violenza di genere.

    Sono passati quasi sei mesi dalle prime denunce di abusi sui bambini sordi nell’Istituto Provolo di Luján de Cuyo. Una scabrosa trama tra pedofilia complicità e occultamenti durati decenni è venuta alla luce. Il caso Provolo che è distante dall’essere un caso isolato, è un impressionante esempio delle atrocità che spesso accadono e quasi mai vengono alla luce in questo tipo di istituti, ed è tuttavia evidente che quella che oggi sta emergendo è solo una piccola parte.

    Ora, una trama di amanti, denunce e violenza di genere coinvolge un altro sacerdote del Provolo. Si tratta di Ramon Amarilla alla direzione dell’istituto argentino dall’arresto di Nicola Corradi e Horacio Corbacho. C’è un’indagine canonica in corso parallela al caso giudiziario del Provolo di cui il sacerdote è oggetto. Il religioso oriundo di Misiones è arrivato dalla congregazione alla sede di Luján de Cuyo nell’aprile del 2015, proveniva da Mar della Plata.

    Tuttavia il superiore locale del Provolo non è esente da accuse di vessazione simili a quelli commessi da Corradi Corbacho e gli altri quattro detenuti.

    Alle denunce per abuso di minori fatte dai genitori, si aggiunge la rottura sistematica dell’impegno di celibato.

    Secondo un’indagine di questo quotidiano, il sacerdote Ramon Amarilla dal suo arrivo a Mendoza ha avuto ripetute relazioni sessuali, almeno con due donne che lavoravano nel Provolo. Entrambe le donne erano inservienti dell’istituto e tra le altre cose il loro compito era quello di prendersi cura proprio di quei bambini i cui genitori, oggi, vogliono denunciare gli abusi. Una delle donne che chiameremo N. è stata la custode dell’istituto per vari anni e ha conosciuto Amarilla quando arrivò a Mendoza. Entrambi hanno avuto una relazione sentimentale che si presume sia durata fino ad oggi. Secondo fonti gli incontri si svolgevano nell’istituto e la donna passava i finesettimana con Amarilla nel convitto.

    Una presunta vittima di abusi sessuali ha riconosciuto N. come una delle persone vista avere rapporti con il religioso. La seconda C. è sposata e insieme al marito erano una“coppia modello” nella parrocchia di San Eugenio dove Amarilla celebrava messa. La donna e il marito erano catechisti nel quartiere 21e si avvicinarono al Provolo per collaborare, facendo anche donazioni ai bambini dell’istituto.

    A metà del 2013 C. è entrata a lavorare al Provolo come custode nel turno di notte e da allora Amarilla e lei hanno intrapreso la loro relazione, parallelamente a quella che il religioso aveva con N.

    L’infedeltà di C. è stata scoperta dal marito ma tanto il prete come l’amante hanno negato la relazione. Nell’aprile del 2016, dopo che il marito di C. ha presentato prove inconfutabili che dimostravano la relazione, i due amanti la hanno ammessa e ora la coppia ha chiesto il divorzio.

    La commissione del Vaticano che indaga, rappresentata dal Vicario Giudiziale Dante Simon e il notaio Juan Martìnez sta esaminando il caso di Amarilla parallelamente all’indagine della magistratura sul Provolo, nonostante pubblicamente abbiano dichiarato il contrario. Le prove presentate sarebbero già sufficienti perche Amarilla venga condannato dalla giustizia Canonica con l’espulsione dalla chiesa.

    La comunità in qui vive Amarilla è confusa e il sospetto che i suoi comportamenti presto sarebbero divenuti di pubblico dominio, malgrado le minacce e il disperato tentativo da parte delle persone coinvolte di insabbiare tutto.

    Violenza di genere

    Secondo quanto è trapelato, nel maggio del 2016 ci fu una chiamata al 911 nella quale si denunciava un caso di violenza di genere a Carrodilla. Le persone coinvolte risultano essere Amarilla e N.

    Il religioso e la sua amante hanno sporto denuncia al commissariato 47 ma il caso non è giunto ad una istanza giudiziaria.

    Abusi

    Amarilla è stato segnalato da almeno quattro minori come autore di vessazioni nell’istituto Provolo. Ancora non ci sono denunce in sede giudiziaria perché le vittime, fino all’arrivo della magistratura non sapevano parlare il linguaggio dei segni e quindi non in grado di fare una deposizione. Attualmente i familiari delle presunte vittime stanno lavorando affiancati da insegnanti specializzati affinché i loro figli possano deporre le loro dichiarazioni e quindi avviare le denunce penali.

    Una minorenne ha raccontato ai familiari di essere stata obbligata insieme ad altri due compagni ad assistere a rapporti tra Amarila, N. e una terza persona che non è stata identificata. Inoltre i familiari dei minori denunciano che Amarilla e altri dipendenti del Provolo organizzavano escursioni dall’istituto senza autorizzazione ne avviso preventivo ai genitori dei bambini. Alcune di queste escursioni sono state scoperte successivamente grazie a pubblicazioni fatte sui social network.

    Dalla pubblicazione di questo articolo, tutti i tentativi di comunicare con padre Ramon Amarilla sono stati vani. Da parte sua l’Istituto Antonio Provolo rimane chiuso per disposizione della DGE fino alla sentenza della causa per abusi attualmente in corso.

    http://www.mendozapost.com/nota/63066-investigan-a-un-empresario-por-lavado-de-dinero/

  • Australia, indagini sul cardinale Pell e un libro che elenca gli abusi sessuali

    Australia, indagini sul cardinale Pell e un libro che elenca gli abusi sessuali

    Sydney – La polizia dello stato australiano di Victoria sta considerando ora se incriminare il cardinale George Pell – già arcivescovo di Melbourne e poi di Sydney e ora prefetto della Segreteria per l’Economia del Vaticano – per accuse di abusi sessuali a minori risalenti alla fine degli anni 1970, quando era ancora sacerdote.

    La polizia conferma in un comunicato diffuso ieri sera di aver ricevuto una notifica dall’Ufficio della Pubblica Accusa riguardante indagini su accuse di aggressione sessuale, oggetto di un documento probatorio presentato dalla polizia stessa. Il comunicato aggiunge che i detective daranno considerazione a tale notifica, prima di formulare imputazioni. Le asserzioni includono quelle di due uomini di oltre 40 anni provenienti da Ballarat, cittadina natale di Pell, che lo accusano di averli toccati in maniera inappropriata mentre giocava a lanciarli in acqua nella locale piscina pubblica.

    Tali accuse erano divenute pubbliche lo scorso luglio in un reportage sulla Tv nazionale Abc della giornalista investigativa Luoise Milligan, che dà maggiori dettagli nel libro appena uscito “The Cardinal: The Rise And Fall of George Pell”. In ottobre tre funzionari della polizia del Victoria si sono recati a Roma per interrogare Pell, che ha partecipato volontariamente. La pubblica accusa ha esaminato anche le evidenze raccolte in quell’occasione. Secondo il libro pubblicato da Melbourne University Press, Pell avrebbe anche abusato di due coristi nella cattedrale di Melbourne verso la fine degli anni Novanta. E sarebbe stato a conoscenza delle attività di preti pedofili sotto la sua giurisdizione prima di quanto abbia mai ammesso.

    Il cardinale ha respinto strenuamente in più occasioni ogni accusa di abusi e di insabbiamento. E tramite un portavoce ha domandato le scuse e la ritrattazione ai giornali Sydney Morning Herald e The Age, e a Guardian Australia, per gli articoli in cui trattano del libro. Il cui contenuto è definito «linciaggio mediatico».

    «La decisione della casa editrice di procedere con la pubblicazione è un palese tentativo di interferire con corso della giustizia. A differenza di Melbourne University Press, il cardinale non interferirà con il corso della giustizia, ma attenderà il risultato del dovuto processo prima di avviare un’azione per diffamazione» ha dichiarato il portavoce.

    http://www.ilsecoloxix.it/p/mondo/2017/05/17/ASh9smRH-australia_indagini_cardinale.shtml

  • Pedofilia al Provolo in Argentina, ispettore del Papa interrogato dal pm

    Pedofilia al Provolo in Argentina, ispettore del Papa interrogato dal pm

    Uno dei due religiosi inviati dal pontefice per indagare sullo scandalo scoppiato all’istituto di Mendoza è stato chiamato a collaborare in quanto persona informata sui fatti

    Erano stati incaricati da Papa Francesco di condurre delle indagini sullo scandalo pedofilia dell’istituto Provolo di Mendoza, in Argentina. Sono due sacerdoti che potrebbero rischiare l’incriminazione per falsa testimonianza se non collaboreranno con il pubblico ministero.

    A riferirlo è stato l’avvocato Carlos Lombardi, legale che cura gli interessi di Rete L’Abuso Onlus, associazione italiana delle vittime dei preti pedofili. Lombardi ha raccontato che il pm ha convocato uno dei due sacerdoti inviati dal pontefice e lo ha interrogato per circa 5 ore in quanto persona informata sui fatti.

    Pare che il religioso all’inizio si sia dimostrato reticente, poi la possibile accusa di falsa testimonianza lo ha indotto a parlare con il pubblico ministero, che gli ha dato tempo fino a venerdì 19 maggio per fornire alla magistratura tutto il materiale raccolto durante la sua indagine.

    https://www.veronasera.it/cronaca/pedofilia-provolo-ispettore-papa-interrogato-17-maggio-2017.html

     

  • “Cold case”: dopo 47 anni il dna di un prete potrebbe risolvere l’omicidio di suor Cathy

    “Cold case”: dopo 47 anni il dna di un prete potrebbe risolvere l’omicidio di suor Cathy

    Riesumato il corpo del sacerdote. La vicenda della religiosa è un mistero dal 1970. Netflix lancia un documentario sul caso

    BALTIMORA – Il mistero della morte di suor Cathy rimane insoluto da 47 anni. Da quel 3 gennaio del 1970 in cui il corpo della 26enne è stato ritrovato in avanzato stato di decomposizione in un campo a sud di Baltimora. Ora, però, il test del dna effettuato sul corpo di un prete che conosceva la religiosa potrebbe finalmente dare un volto e un nome all’assassino di Catherine Ann Cesnik.

    A disporre la riesumazione della salma del sacerdote è stato un team della polizia della Contea di Baltimora che si occupa di “cold case”, di casi irrisolti. Aprire la tomba di padre Joseph Maskell, spiega la polizia alla Cnn, rimaneva un tentativo che non si poteva non compiere per tentare di risolvere uno dei casi più conosciuti e misteriosi di quell’angolo di Stati Uniti.

    A spingere gli inquirenti verso il sepolcro di Maskell, tuttavia, non è stato il semplice scrupolo. Il prete è stato infatti al centro di uno scandalo di abusi sessuali che ha turbato la comunità cattolica di Baltimora per decenni. E suor Cathy, forse, sapeva troppo a riguardo per continuare a vivere. Secondo la legale di diverse presunte vittime del sacerdote, infatti, la religiosa, che insegnava in un istituto cattolico della città del Maryland, era stata la loro confidente: «Non c’è dubbio che le mie clienti abbiano raccontato a sorella Cathy quello che stava succedendo. Non c’è dubbio che lei abbia detto loro che avrebbe fatto qualcosa», ha assicurato Joanne Suder al portale americano.

    Padre Maskell avrebbe addirittura usato “l’esecuzione” di suor Cathy per mettere in guardia una delle sue presunte vittime. Condottala nel campo dove aveva abbandonato il cadavere della religiosa avrebbe infatti avvertito la giovane dicendole: «Guarda quello che succede a chi dice cose brutte sugli altri».

    Gli abusi perpetrati da padre Maskell sarebbero avvenuti negli anni ‘60 e ‘70, ma le prime presunte vittime si sono fatte avanti solo a partire dagli inizi degli anni ‘90. Nel 1994 gli investigatori di Baltimora avevano preso sul serio le loro accuse e interrogato Maskell, ma non erano riusciti a trovare prove schiaccianti contro di lui. Allontanato dalla Chiesa in quello stesso anno, l’ormai ex sacerdote si era trasferito in Irlanda ed aveva poi fatto ritorno a Baltimora per morirvi nel 2001.

    Suor Catherine Cesnik è scomparsa il 7 novembre del 1969. A quel tempo aveva preso un anno sabbatico dalla Chiesa, insegnava alla Western High School di Baltimora e viveva con una consorella in un appartamento nella città del Maryland. Era uscita di casa per andare in un centro commerciale e non vi aveva mai fatto ritorno. È stata rinvenuta cadavere in un campo il 3 gennaio dell’anno successivo da un padre che era fuori a caccia con il figlio. Ad ucciderla era stato un colpo alla testa.

    Nei decenni gli investigatori hanno confrontato il dna trovato sul luogo in cui è stato rinvenuto il suo corpo con quello di molti sospettati. Senza successo. Riesumare il corpo di padre Maskell è stata una necessità risultata subito evidente agli inquirenti che, di recente, hanno preso in mano il “cold case” di suor Cathy. I tempi per ottenere un mandato, tuttavia, hanno permesso di procedere solo il 28 febbraio scorso. La polizia attende ancora i risultati del test.

    La storia di suor Cathy sarà oggetto di un documentario che Netflix lancerà negli Stati Uniti il 19 maggio prossimo. “The Keepers” (“I Custodi”) è una serie in sette episodi che scava nel mistero della morte della religiosa e nella presunta sequela di abusi perpetrati da padre Maskell. Il documentario punta inoltre il dito contro una polizia che «ad andar bene ha fatto errori per 45 anni; nella peggiore delle ipotesi, invece, ha insabbiato il tutto».

    Interrogati sulla strana concomitanza temporale dell’esumazione di padre Maskell con il lancio della serie, gli inquirenti impegnati nel caso hanno assicurato che le due cose non hanno nulla a che vedere l’una con l’altra.

    La pista della colpevolezza del sacerdote, precisano del resto, è solo una delle ipotesi su cui stanno lavorando. La morte di suor Cathy potrebbe infatti essere collegata agli omicidi, anch’essi irrisolti, di altre tre giovani ritrovate nell’area di Baltimora più o meno nello stesso periodo. Tutte, come la suora, erano scomparse durante delle visite a dei centri commerciali.

    http://www.tio.ch/News/Estero/Attualita/1144854/Cold-case-dopo-47-anni-il-dna-di-un-prete-potrebbe-risolvere-l-omicidio-di-suor-Cathy