Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Abusi sui sordomuti all’Istituto Provolo Pm e polizia cercano prove con un’escavatrice

    Abusi sui sordomuti all’Istituto Provolo Pm e polizia cercano prove con un’escavatrice

    Abusi al Provolo in Argentina: polizia scientifica, pubblico ministero e avvocati si sono presentati presso l’ Istituto in Luján «armati» di macchina escavatrice. Obiettivo: cercare una serie di prove a carico dei 9 indagati (di cui 5 arrestati, tra cui il prete veronese don Nicola Corradi) che,a detta di alcune vittime, potrebbero trovarsi sepolte nel giardino del Provolo. È l’ultimo risvolto dell’inchiesta condotta dal procuratore Gustavo Stroppiana sulle presunte violenze perpetrate sui sordomuti all’interno dell’Istituto. Un caso che è già sfociato nell’arresto lo scorso ottobre di don Corradi (82 anni, ora ai domiciliari per ragioni d’età e di salute), dell’altro religioso Horacio Corbacho (56), e dei dipendenti amministrativi José Luis Ojeda (41), Jorge Bordón (50) e Armando Gómez ( 56).Ancora latitante invece una suora che avrebbe concorso ai reati.

    Corriere di Verona

  • Abusi al Provolo Gli indagati salgono a nove

    Abusi al Provolo Gli indagati salgono a nove

    «Legati e violentati al Provolo». A Mendoza la procura iscrive altri tre nomi sul registro degli indagati:si aggiungono ai 5 arrestati (tra cui il veronese don Nicola Corradi) e alla suora latitante.

    «Incatenati e violentati all’Istituto Provolo». A Mendoza la procura argentina iscrive altre tre persone sul registro degli indagati: devono rispondere di abusi sessuali ai danni di bambini e ragazzi sordomuti e i loro nomi vanno ad aggiungersi a quelli dei 5 già arrestati a ottobre 2015 (tra cui spicca il prete veronese don Nicola Corradi) e della suora latitante.

    Al momento don Nicola ( foto) è agli arresti domiciliari per ragioni di età (ha 82 anni) e salute, mentre in carcere risultano tuttora detenuti

    un altro religioso, Horacio Corbacho, e tre amministrativi, Jorge Bordon, José Luis Ojeda e Armando Gomez. Colpita da mandato d’arresto internazionale invece è la suora giapponese Kosaka Kumiko, accusata di complicità negli abusi sessuali perpetrati sugli ospiti sordomuti dell’istituto.

    Quanto ai tre nuovi indagati, a farli incriminare è stata l’agghiacciante testimonianza di una delle vittime, una giovane di 23 anni ma che all’epoca delle violenze ne aveva soltanto 13. Nella sua denuncia, ha riferito di essere stata accompagnata in una soffitta e incatenata prima di essere abusata. Un dettaglio che coincide con altri emersi durante le indagini, anche se la 23enne ha dichiarato di essere stata violentata in una stanza diversa da quella in cui gli investigatori avevano trovato tracce delle catene. Inquietante anche il nome che veniva usato dagli aguzzini per descrivere la stanza degli abusi: la casetta di Dio. Oltre alle testimonianze delle vittime, a complicare il quadro accusatorio a carico dei presunti colpevoli di abuso, ci sarebbe anche altro materiale trovato nei computer oppure conservato in cd o chiavette elettroniche. Ci sarebbero anche fotografie e video a contenuto pedopornografico. Intanto il segretario di Culto della Nazione Santiago de Estrada ha parlato del caso Provolo davanti al Senato argentino. «È molto poco ciò che possiamo fare», si è lamentato. Nella riunione della Commissione delle Relazioni Esterne, presieduta dal senatore nazionale Julio Cobos, De Estrada ha criticato soprattutto la mancanza di informazioni sul caso e la lentezza con cui prosegue l’indagine giudiziaria: «C’è un segreto istruttorio, non sappiamo con certezza chi sono le vittime. Ci dicono che stanno prendendo le testimonianze e che per questo si sta ritardando tanto il processo. Stiamo in sospeso, ci piacerebbe sapere di più». I colpi di scena, comunque, non mancano di certo.E altri se ne annunciano a breve.

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  • La pesante critica degli argentini a Bergoglio “Qui 27 ragioni per le quali Francesco ha consolidato la cultura del clero abusatore”.

    La pesante critica degli argentini a Bergoglio “Qui 27 ragioni per le quali Francesco ha consolidato la cultura del clero abusatore”.

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    AZIONI DEL PAPA FRANCESCO CHE CONSOLIDANO IL SISTEMA DELLA COPERTURA VATICANA DEL CLERO ABUSATORE SESSUALE

    1. – Ha designato nella Curia vaticana cardinali che hanno partecipato al conclave che lo ha eletto come papa, membri della cosiddetta “sporca dozzina” perché sono stati accusati di coprire sacerdoti pedofili. Loro sono: Leonardo Sandri (Argentina), membro della segretaria per la Comunicazione del Vaticano; George Pell (Australia), Prefetto della Segreteria di Economia della Santa Sede; Marc Ouellet (Canada), Prefetto della Congregazione per i Vescovi e Presidente della Pontificia Commissione per l’ America Latina; Seán O’Malley (USA), Consigliere nel C8 e Presidente della Pontificia Commssione per la Protezione dei Minori; Peter Turkson (Ghana), Prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale; Oscar Rodríguez Madariaga (Honduras), Consigliere del C9.
    2. – Ha designato nella C9 (organo consultivo), i seguenti cardinali accusati di coprire abusi sessuali: Oscar Rodríguez Madariaga; Francisco Javier Errázuriz Ossa; Sean Patrick O’Malley; George Pell.
    3. – In particolare, il cardinale George Pell è responsabile di avere coperto più di 4.000 casi di abusi sessuali del clero in Australia.
    4. – Ha avvallato l’espulsione di Peter Sanders dalla Commissione per la Tutela dei Minori. Sanders è stato vittima di abuso sessuale ed è molto critico verso l’attività della commissione, una struttura senza potere, le cui dichiarazioni e pronunciamenti non hanno carattere vincolante né obbligatorio per i vescovi. Una cortina di fumo.
    5. – Ha avvallato la mancanza di attività di quella Commissione, all’ accettare la rinuncia di Marie Collins, un’altra vittima di abuso sessuale, designata ad essere integrata come segno di trasparenza. La causa per la quale ha rinunciato: “Mancanza di appoggio nel Vaticano”. Si sono stancati di usare e manipolare le due vittime.
    6. – Ha nominato vescovo di Osorno il sacerdote Luis Barros, principale insabbiatore del pedofilo Fernando Karadima. Nel miglior stile calcistico, gli ha teso l’agguato mediante un video dove ha consigliato un gruppo di cileni: “pensate con la testa e non vi lasciate condizionare dalle accuse infondate dei mancini ” (2).
    7. – Ha fatto uscire con rapidità dalla Repubblica Dominicana il nunzio apostolico Jozef Wesolowski, accusato di pedofilia e detenzione di pornografia infantile. Una delle sue vittime ha detto che “aveva un tipo di gusto preciso, dai 14 ai 16 anni, e se erano “palliducci” molto meglio”.
    8. – Ha creato un tribunale fraudolento, incaricato di giudicare i vescovi. Poi, ha fatto marcia indietro elaborando la lettera apostolica “Come una madre amorevole”, soppiantando quello ad un procedimento incaricato a determinate Congregazioni. Il processo era grossolanamente truffaldino: il vescovo accusato ha la possibiltà di incontrare i superiori delle Congregazioni, fomentando la congiura; si consolida il privilegium fori, cioè, il fatto che preti giudichino preti; si elimina l’indipendenza come fondamento di un giudizio giusto ed imparziale. Un’assurdità giuridica.
    9. – Avvalla la protezione che il cardinal Bagnasco – presidente della Conferenza Episcopale Italiana ed arcivescovo di Genova – fa a Carlos Buela, fondatore dell’Istituto Verbo Incarnato.
    10. – Mantiene l’ambiguità nel caso spagnolo denominato “los romanones”. Risponde personalmente alla chiamata del denunciante, gli chiede perdono, lo incita a denunciare alla giustizia civile e mette in marcia il processo canonico rapidamente, frutto del quale l’arcivescovo di Granada sospende a divinis tre degli imputati. Tuttavia, colloca altri membri del clan come loro sostituti. Non sottopone il vescovo di Granada – Francisco Javier Martínez– a giudizio per negligenza.
    11. – Non ha espulso il sacerdote francese Bernard Preynat nè il suo superiore, l’arcivescovo di Lione Philippe Barbarin, dopo le denunce per abuso sessuale contro il primo.
    12. – In Messico, lascia al suo posto il cardinale Norberto Rivera, il maggior copritore di sacerdote pedofili di quel paese, incluso il predatore sessuale Marcial Maciel Degollado, fondatore dei Legionari di Cristo.
    13. – Protegge 25 vescovi francesi (5 di loro in attività), che coprirono 39 sacerdoti abusatori di 300 bambini.
    14. – Non ha ancora espulso il prete Julio Cesar Grassi, nonostante sia condannato per delitti di abuso sessuale e corruzione di minori. Il procedimento canonico è stato ripreso dopo che la CSJN ha confermato l’arresto del prete.
    15. – Non ha modificato le norme giuridiche della Chiesa conforme alle esortazioni dell’ONU per i casi di abuso sessuale.
    16. – Avvalla le linee-guida della CEA (Conferenza Episcopale Argentina) dove si negano sistematicamente alle vittime le garanzie del dovuto processo, rendendole nuovamente vittime poiché continua l’abuso di potere e la negazione della giustizia.
    17. – Mantiene il segreto pontificio, che obbliga tutti i partecipanti ad un procedimento canonico ad osservare il segreto sotto giuramento del silenzio. Si imbavagliano e costringono le vittime.
    18. – Non ha pubblicato il registro ufficiale – certificato per enti indipendenti – dei sacerdoti espulsi a causa di abuso sessuale infantile.
    19. – Mantiene in segreto il luogo dove stanno i sacerdoti accusati di abuso sessuale, con sanzione canonica, ma che rimangono nella chiesa. Nemmeno ci sono meccanismi di controllo posti in essere da organizzazioni indipendenti, né vengono avvisati i famigliari del luogo dove viene destinato l’abusatore, mettendo a rischio bambini e bambine.
    20. – Non ha mai ricevuto le vittime di abuso membri della Rete di Sopravviventi di Abuso Sessuale Ecclesiastico d’Argentina. Quelle che ha ricevuto – di altri paesi – sono state ricevute per evitare reclami.
    21. – È venuto a conoscenza nel 2014 di casi di abuso sessuale nell’ Istituto Antonio Provolo di Verona, Italia, e non ha adottato nessuna misura. È stata consegnata – nelle sue proprie mani – la lista dei sacerdoti abusatori e delle vittime.
    22. – Ha iniziato nel 2015 il processo di beatificazione del vescovo di Verona, Giuseppe Carraro, il quale ha abusato sessualmente di un alunno dell’Istituto Antonio Provolo di quella città.
    23. – È venuto nuovamente a conoscenza – nel 2016 – di altri casi di abusi sessuali nell’Istituto Provolo, questa volta in Mendoza e La Plata, Argentina, e neanche lì ha fatto niente.
    24. – Avvalla l’agire delittuoso delle autorità dell’Istituto Provolo d’Italia rispetto ai sacerdoti detenuti in Mendoza. La Commissione del Vaticano che ha inviato a Mendoza, è arrivata nella provincia recentemente in aprile del 2017 con chiari propositi di ricavare informazioni del fascicolo senza avere legittimazione processuale.
    25. -Avvalla l’agire complice dell’Arcivescovato di Mendoza, entità localmente responsabile dell’Istituto Antonio Provolo.
    26. – Non ha iniziato alcun procedimento canonico contro i vescovi di Mendoza per la sua responsabilità nel funzionamento dell’Istituto Antonio Provolo applicando le disposizioni contenute nel documento “Come una madre amorosa”.
    27. – Ha ridotto le sanzioni ad un gruppo di preti pedofili italiani, che non perderanno la loro condizione di sacerdoti, ma saranno esentati dai pubblici uffici.

    Avvocato Carlos Lombardi

    Consigliere della Rete dei Sopravvissuti all’Abuso Sessuale Ecclesiastico di Argentina

  • Pedofilia all’istituto argentino Provolo. Ci potrebbero essere altri 3 accusati

    Pedofilia all’istituto argentino Provolo. Ci potrebbero essere altri 3 accusati

    Oltre ai 5 già arrestati e alla suora latitante, una testimone ha parlato di altri tre uomini, di cui uno vestito da prete, sarebbero coinvolti.

    Sono 5 i detenuti e una latitante per lo scandalo pedofilia riguardante l’istituto Antonio Provolo in Argentina. Oltre al sacerdote veronese Nicola Corradi, agli arresti domiciliari per via dell’età e della salute, c’è un altro religioso Horacio Corbacho e tre amministrativi: Jorge Bordon, José Luis Ojeda e Armando Gomez. La latitante invece è la suora giapponese Kosaka Kumiko, accusata di complicità negli abusi sessuali commessi sui bambini sordomuti dell’istituto.

    A questi soggetti, si potrebbero aggiungere altri 3 uomini, di cui uno vestito come un prete, ma al momento non è certo se indossasse soltanto gli abiti o se fosse un religioso a tutti gli effetti. Queste nuove rivelazioni sono state fatte da una vittima che oggi ha 23 anni ma che all’epoca delle violenze ne aveva soltanto 13. La sua testimonianza è stata riportata da Ignacio de la Rosa per il giornale argentino Los Andes, tradotto Roberta Pietra per la Rete L’Abuso Onlus.

    A quanto riferito dalla giovane, oltre agli accusati avrebbero partecipato alle violenze altre tre persone, tra cui appunto un presunto sacerdote. Anche questa vittima ha riferito di essere stata portata in una soffitta e incatenata prime di essere abusata. Un dettaglio che coincide con altri emersi durante le indagini, anche se la 23enne ha dichiarato di essere stata violentata in una stanza diversa da quella in cui gli investigatori avevano trovato tracce delle catene. Inquitante anche il nome che veniva usato dagli aguzzini per descrivere la stanza degli abusi: la casetta di Dio.

    Oltre alle testimonianze delle vittime, a complicare il quadro accusatorio a carico dei presunti colpevoli di abuso, ci sarebbe anche altro materiale trovato nei computer oppure conservato in CD o chiavette elettroniche. Ci sarebbero anche fotografie compromettenti, pannolini insanguinati usati per tamponare le ferite lasciate sul corpo delle vittime abusate e anche pillole anticoncezionali da somministrare alle bambine violentate.

    https://www.veronasera.it/cronaca/pedofilia-provolo-possibili-altri-tre-accusati-24-aprile-2017.html

  • Provolo: nuove denunce contro vecchi abusatori

    Provolo: nuove denunce contro vecchi abusatori

    Un’ex alunna del collegio per sordi della città mendozina di Luján de Cuyo ha aggiunto tre accusati alla lista di preti, suore ed impiegati pedofili. Il “fratello” Giuseppe Spinelli nella mira?

    La settimana scorsa ci sono state novità nella causa giudiziaria per la quale sono già detenute cinque persone accusate di avere commesso abusi sessuali ed altri maltrattamenti su una ventina di bambine e bambini tra i 4 ed i 17 anni nell’Istituto Antonio Provolo di Luján de Cuyo.

    Come abbiamo già informato, giovedì una giovane di 23 anni (che ha studiato lì fino all’anno 2006) ha dato testimonianza davanti al pubblico ministero Gustavo Stroppiana ed ha confermato che ha sofferto ripetute violenze da parte di tre uomini nell’Istituto. Secondo quanto emerge dalle sue dichiarazioni, uno di questi uomini potrebbe essere un sacerdote o qualcuno molto relazionato con la gerarchia cattolica, poiché al momento di commettere gli attacchi sessuali vestiva come un prete.

    Questa nuova dichiarazione ha provocato un nuovo giro nella causa, elevando a nove il numero delle persone imputate di avere commesso gli abusi o meglio di essere partecipanti necessari di essi. Questi tre nuovi accusati si aggiungono ai preti  Nicola Corradi ed Horacio Corbacho e gli impiegati del Provolo Jorge Bordón, José Luis Ojeda e Armando Gómez (tutti detenuti -Corradi agli arresti domiciliari-) e alla suora giapponese Kosaka Kumiko, latitante da varie settimane.

    Los nombres de los tres nuevos acusados no trascendieron públicamente e incluso algunos medios dijeron, basándose en “fuentes judiciales”, que la joven no los recordaría. En lo que sí coinciden las versiones es en que la víctima detalló los rasgos físicos de sus atacantes e incluso aseguró que uno de ellos utilizaba vestimenta religiosa.

    Il pubblico ministero Stroppiana ha detto al quotidiano Clarín, dopo avere ascoltato la testimonianza della giovane di 23 anni, che il suo compito ora è “analizzare questa nuova testimonianza ed ottenere altre prove per procedere ad ulteriori imputazioni”. Per questo nella mattina di venerdì si è diretto alla sede del Provolo (attualmente chiusa), accompagnato da rappresentanti delle parti e da una macchina scavatrice.

    Dopo avere rimosso la terra da un giardino della proprietà (indicato dalla giovane come il luogo dove ha visto seppellire corde, catene e materiale pornografico più di dieci anni fa) il pubblico ministero ha detto che non si sono ottenute prove. Tuttavia la testimonianza della vittima ha apportato molte precisazioni e dati rilevanti. Per caso, ha identificato in un’ispezione oculare una soffitta nella quale era stata condotta per una sessione di tortura sessuale dai tre uomini accusati. Questa soffitta, si precisa, non è la stessa che era già stata identificata come “la casetta di Dio” da altre vittime.

    Chi è e dove sta il “fratello Giuseppe”?

    Il prete italiano Nicola Corradi oggi passa i suoi giorni detenuto in una casa di Mendoza. Ed è molto difficile che possa schivare il processo penale che lo vede protagonista di decine di abusi sessuali e torture fisiche e psicologiche.

    Ma Corradi, oggi di 82 anni, abusava bambine e bambini da almeno 50 anni, quando nella sede madre del Provolo di Verona ha cominciato ad avere sotto la sua tutela decine di bambini sordi. Varie delle sue vittime italiane, già adulte, lo hanno denunciato nel 2009 davanti al Vaticano insieme ad altri preti e “fratelli” (così si denomina uno dei gradini inferiori a quello di sacerdote nella categoria ecclesiastica).

    Tra questi “fratelli” si trovava Giuseppe Spinelli, il quale come Corradi ed altri pedofili dovettero partire verso le sedi del Provolo d’Argentina quando le successive lamentele e rumori per i loro abusi sessuali hanno cominciato a macchiarli dentro le loro congregazione.

    Secondo varie fonti, Spinelli si è trasformato nella mano destra di Corradi nella sede del Provolo di La Plata, dove sono caduti direttamente dall’Italia nel decennio del 70. Anni dopo, verso la fine degli anni 90, entrambi si istallarono nella sede di Luján de Cuyo che cominciava le sue funzioni come istituto per sordi e ipoacustici.

    Negli ultimi anni Spinelli ha acquisito un costante basso profilo nel Provolo di Mendoza, al punto che molte persone vicine all’istituzione assicurano di non conoscerlo né averlo mai visto. E c’è chi assicura che il suo ostracismo sarebbe causato da un debole stato di salute che quasi lo porta alla morte una decina di anni fa.

    Tuttavia, nessuno può affermare con sicurezza se Spinelli è ancora in Mendoza, o se è tornato qualche volta a La Plata o anche se è andato a passare i suoi ultimi anni nella sua Verona natale (anche questa ultima è poco probabile a causa del fatto che le denunce che lo hanno scacciato da lì non si dimenticano). Inoltre, nessuno può assicurare fino ad ora che Spinelli sia ancora vivo.

    Di fronte alle nuove denunce di una giovane ipoacustica di 23 anni sugli abusi sessuali sofferti nell’Istituto Provolo di Luján de Cuyo, alcune domande si impongono.

    Visto che la sua permanenza nella sede di Luján de Cuyo coincide temporalmente con la recente denuncia della giovane di 23 anni, è Giuseppe Spinelli (o il “fratello Giuseppe”, come si è fatto sempre chiamare in Argentina) uno dei nuovi accusati?

    Sarà arrestato Spinelli, sia per i suoi crimini sessuali commessi in Italia o per avere coperto e chissà commesso questi stessi crimini in Argentina?

    Se non è tra gli accusati, ha qualcosa da dire su tutto questo Spinelli o pensa di portarsi tutta la sua memoria ed il suo vissuto alla tomba?

    Una cosa è certa. Abbia o no violato bambine e bambini in Argentina e sia o no ancora nel paese, Giuseppe Spinelli è oggi un pezzo importante di questo puzzle di terrore.

    Bisognerà vedere se il Potere Giudiziario (che già accumula 1.500 fogli in un faldone al rosso vivo) è a tempo per trovarlo, domandargli del suo passato ed il suo presente e tirargli fuori anche solo dei ritagli di verità.

    Guarda il documentario Non abuserai (il comandamento negato nella Chiesa di Francesco)

    Tradotto per Rete L’ABUSO da Roberta Pietra

    http://www.laizquierdadiario.com/Provolo-nuevas-denuncias-contra-viejos-abusadores

  • Papa Francesco sotto inchiesta per aver coperto casi di pedofilia

    Papa Francesco sotto inchiesta per aver coperto casi di pedofilia

    Mentre in Italia continuiamo ad ascoltare i “sermoni” dei nostri giornali, i colleghi francesi di Mediapart rivelano in una inchiesta scoop la “meccanica del silenzio” portata avanti da Francesco e da altri 25 vescovi.

    Nessun giornale italiano sta parlando della brillante inchiesta condotta da Mediapart e Cash Investigation: 25 vescovi (dei quali 5 ancora in carica) avrebbero coperto 39 uomini di chiesa autori di abusi sessuali per anni ai danni di 339 bambini e bambine. Un’inchiesta già denominata dai media stranieri lo “spotlight francese”.

    Questo sta accadendo in Francia, quindi potrebbe non interessare i lettori italiani. Ma forse può interessarci il caso di padre Grassi, il prete “star” argentino, difeso durante tutta la durata del processo da Papa Francesco, che nel 2010 era arcivescovo di Buenos Aires. Persino dopo la condanna di padre Grassi a 15 anni per l’aggressione di due minori, proprio il pontefice ha ordinato una controinchiesta ed ha continuato a “occultare” prove evidenti. Gabriel, una delle vittime, ha dichiarato di essere stato minacciato e di aver subìto il furto di alcuni dei documenti che provavano la colpevolezza del prete. I giudici hanno ammesso per la prima volta ai microfoni di Cash Investigation che si è trattato di un tentativo di influenza della Chiesa.

    Il Papa è dunque al centro di una nuova inchiesta. Ma la Chiesa cattolica continua a “esfiltrare”, ovvero a rimuovere discretamente i colpevoli dai luoghi in cui si trovano e aspettare che tutti dimentichino.

    Per evitare scandali e sfuggire alle indagini della polizia, infatti, Francesco e i suoi predecessori hanno fatto trasferire dal 1990 più di 90 preti accusati di pedofilia in mete meno illuminate dai riflettori dei media, come l’Africa e la Nuova Guinea.

    Mentre sui giornali italiani vengono ripetuti ogni giorno i sermoni di Francesco e si tessono le lodi di un pontefice che lotta contro la pedofilia e “chiede umilmente perdono alle famiglie delle vittime”, solo grazie a inchieste come quella di Mediapart è possibile rintracciare realmente preti pedofili e scoprire che alcuni di questi continuano a svolgere le loro funzioni indisturbati.

    Oltre a difendere padre Grassi, Papa Francesco si è schierato dalla parte del Cardinale Barbarin, anche lui a conoscenza di casi di pedofilia e responsabile di averli occultati.

  • Provolo: per il Segretario di Culto, l’indagine va molto lentamente

    Provolo: per il Segretario di Culto, l’indagine va molto lentamente

    Il segretario di Culto della Nazione ha parlato in Senato alla presenza dei legislatori di Mendoza. “È molto poco ciò che possiamo fare”, si è lamentato.

    Nella riunione della Commissione delle Relazioni Esterne di oggi, presieduta dal senatore nazionale per la UCR, Julio Cobos, è stato presente il segretario di Culto della Nazione, Santiago de Estrada, il quale ha dato informazioni sul caso Provolo ed ha risposto alle inquietudini dei senatori presenti. 

    De Estrada si è lamentato per la mancanza di informazioni sul caso ed ha criticato la lentezza con la quale avanza l’indagine giudiziaria. “C’è un segreto istruttorio, per questo contiamo con molta poca informazione. Non sappiamo con certezza chi sono le vittime. Ci dicono che stanno prendendo le testimonianze e che per questo si sta ritardando tanto il processo. Stiamo in sospeso, ci piacerebbe sapere di più“, si è difeso il funzionario.

    Anche il segretario di Culto si è riferito alla commissione investigatrice inviata dalla Santa Sede, i quali incontrarono i preti detenuti, ma non le vittime ed i loro familiari. “Torneranno a Mendoza la settimana che viene a chiedere l’accesso al fascicolo. Non si sono incontrati con le vittime perchè non hanno la certezza su chi sono. È stato chiesto loro di presentare uno scritto con gli elementi dell’indagine a coloro che vogliono avere l’accesso“, ha spiegato.

    Rispetto al possibile intervento che possa avere la segreteria di Culto, De Estrada ha minimizzato l’ingerenza del suo portafoglio: “Sono 500 istituzioni di culto cattolico iscritte in tutto il paese. La segreteria chiede gli statuti, la costituzione e la nomina di autorità; ma non può fare molto di più. Non possiamo chiedere precedenti ai chierici, né intrometterci nella vita interna di ogni istituzione. Non ci corrisponde la funzione di supervisione“, declinando le responsabilità il funzionario.

    “Quando sapremo chi sono le vittime e che tipo di aiuto necessitano, potremo intervenire dallo Stato. Ci sono 500 istituzioni iscritte e quella denunciata è una sola“, ha argomentato il segretario di Culto.

    Infine, De Estrada si è riferito alla richiesta di informazioni a Verona sui precedenti del prete Nicola Corradi, il quale avrebbe già avuto denunce di abuso prima di arrivare in Argentina nel 1969. “Sono state chieste informazioni a Verona sui precedenti di Corradi ma non hanno risposto; continueremo ad insistere. Non posso fare una richiesta formale ma una richiesta informale“, ha chiuso De Estrada.

    Tradotto per Rete L’ABUSO da Roberta Pietra

    http://www.mdzol.com/nota/729732-para-el-secretario-de-culto-la-investigacion-va-muy-lenta/

  • Provolo: altre 3 persone sotto accusa, uno sarebbe un sacerdote

    Provolo: altre 3 persone sotto accusa, uno sarebbe un sacerdote

    Sono state denunciate ieri da un’ex alunna dell’Istituto religioso. Si sommano ai cinque detenuti e alla suora in fuga

    Ignacio de la Rosa – idelarosa@losandes.com.ar

    Una testimonianza rivelatrice con dettagli da brivido rilasciata da una ragazza di 23 anni durante la mattina di ieri ha coinvolto altri 3 uomini nei casi di violenze ed altri abusi sessuali nel già chiuso istituto religioso Antonio Provolo (Luján de Cuyo).

    In questo modo e in accordo alla relazione della vittima – che ha detto di essere stata abusata nel luogo prima del 2006 (anno in cui ha abbandonato l’istituzione)-, queste 3 persone si sommerebbero agli amministrativi già detenuti ed imputati per almeno 26 episodi commessi contro minori sordomuti.

    Secondo quanto sottolineato da Oscar Barrera, avvocato della vittima -la quale aveva già prestato dichiarazione, anche se ieri ha chiesto di ampliarla-, lei ha aggiunto che alcuni dei 5 detenuti e la suora giapponese Kosaka Kumiko (oggi latitante) sono stati complici di queste altre 3 persone, le quali l’hanno violentata in una soffitta dove c’erano anche delle catene.

    La víttima ha partecipato ieri ad un’ispezione oculare nella sede di via Boedo ed ha guidato il pubblico ministero Gustavo Stroppiana, gli avvocati querelanti ed uno dei difensori nella stanza dove lei dormiva e nel luogo dove ha assicurato essere stata vessata.

    “Si tratta di una soffitta diferente da quella che avevano indicato le altre vittime e le catene delle quali parlava già non stavano nel luogo”, ha sottolineato Barrera.

    La denunziante ha lasciato l’istituto nel 2006, quando aveva 13 anni, ed ha detto che gli abusi sono stati commessi in reiterate opportunità prima di questa data. Inoltre, ha indicato che una delle tre nuove persone coinvolte vestiva come un prete “anche se non si può determinare se era prete o no, o se era parte dell’ordine religioso”, ha sottolineato una fonte giuridica.

    “Si da un giro importante nella causa, perchè in accordo a questa denuncia si sommano altre 3 persone alle 5 che già sono imputate e detenute (NdR: i preti Nicola Corradi -agli arresti domiciliari- e Horacio Corbacho, gli amministrativi Jorge Bordón, José Luis Ojeda e Armando Gómez), che accusa di avere partecipato come complici”, ha sottolineato Barrera.

    Nel corso del giorno di oggi potrebbero emergere altre novità nella causa. Ad eccezione di Corradi, gli altri  4 imputati sono alloggiati in una cella del carcere di Boulogne Sur Mer ed ora la pista punta ad identificare i 3 nuovi indicati.

    Questa settimana, periti avevano percorso lo stabilimento ed analizzato il luogo conosciuto come “la casetta di Dio” (la soffitta), dove i bimbi hanno dichiarato di essere stati abusati. Durante le perquisizioni sono state aperte più di 200 stanze dell’istituto e sono state trovate prove che complicano ancora di più le posizioni degli accusati , inclusi alcuni docenti dell’istituto.

    Secondo quanto ha sottolineato opportunamente l’avvocato querelante Sergio Salinas, sono stati sequestrati computer, CD, carte scritte a mano, una chiavetta elettronica, macchine fotografiche a scatto e pillole anticoncezionali. Le macchine fotografiche a rullino coinciderebbero con i negativi trovati in una perquisizione precedente, nascosti in un buco nella parete di un’altra stanza. Inoltre, in una stanza contigua, sono state trovate anche catene e pannolini insanguinati.

    “In una delle stanze delle custodi del settore delle bambine, che si suppone si tratti di una suora, c’erano pillole anticoncezionali”, ha commentato Salinas.

    Hanno trovato anche una nota del 2014 nella quale una maestra commenta ad un’altra che una madre è arrabbiata perché è stanca che suo figlio abbia “incidenti” nella scuola. “Sembra che voglia farsi dare denaro dalla scuola”, conclude la nota della donna.

    Tradotto per Rete L’ABUSO da Roberta Pietra

    http://www.losandes.com.ar/article/provolo-acusan-a-otras-3-personas-en-la-causa-y-uno-seria-sacerdote

  • La “condanna” di Papa Francesco a padre Carlos Buela in seguito alle sue azioni nell’Istituto

    La “condanna” di Papa Francesco a padre Carlos Buela in seguito alle sue azioni nell’Istituto

    Padre Carlos Buela è rifugiato in una istituzione religiosa in Italia, secondo quanto ha dato a conoscere giorni fa il quotidiano Diario San Rafael, in base ad una pubblicazione del quotidiano europeo La Repubblica.

    Ora, a seguito di questa nuova polemica che coinvolge il fondatore dell’Istituto del Verbo Incarnato, è apparsa una nuova richiesta di condanna ecclesiastica verso Buela dell’ottobre dell’anno scorso da parte di rappresentanti della Santa Sede in Vaticano alla quale risponde proprio Papa Francesco, con data di aprile del 2016.

    La richiesta, emessa dalla Curia Romana, indica che “in riferimento a Padre Carlos Buela, fondatore dell’IVE, il Papa Benedetto XVI aveva disposto che non gli fosse permessa nessuna ingerenza nel governo né nello svolgimento nell’Istituto”.

    La sentenza ha stabilito: “Si proibisce in modo assoluto al Padre Carlos Buela avere relazione con i membri dell’IVE, ad eccezione di quelli della comunità dove abiterà con il permesso di questo Dicastero (organismo della Curia Romana), e con le religiose Servitrici del Signore e della Vergine di Matará”.

    “Non potrà fare dichiarazioni ai mezzi di informazione né apparire in pubblico”, dice la “condanna” e alla fine stabilisce che “non potrà partecipare in nessuna iniziativa o incontro dell’IVE, né personalmente né attraverso altri mezzi di comunicazione”.

    Queste tre decisioni sono state “approvate nello specifico” dal Papa Francesco, secondo il documento al quale ha avuto accesso il quotidiano dei sanraffaellini.

    Oltre alla decisione del Dicastero, approvata da Francesco, Buela non ha rispettato quanto stabilito nella sua “condanna”, poiché riceveva ogni quindici giorni il supervisore del Verbo Incarnato, Gustavo Nieto, il quale è anche stato sanzionato ecclesiasticamente. Nieto riceveva ordini da parte di Buela su quali azioni intraprendere all’interno dell’Istituto di Las Paredes, San Rafael.

    Dall’altra parte, e in una grave attitudine di disobbedienza, Buela ha ricevuto nel suo rifugio dei minori con i quali si è fatto fotografare, quando anche questo era stato proibito da parte delle massime autorità della Chiesa Cattolica, soprattutto nella cornice delle denunce per abusi commessi da Buela durante la sua permanenza al fronte dell’IVE.

    Accuse in Italia

    Il quotidiano La Repubblica, nel titolo del suo articolo, indica che “l’abusatore di seminaristi, don Carlos si nasconde in una chiesa di Genova”. Nello sviluppo della nota, il mattutino indica che “non ci sarebbe niente di strano se Don Carlos nel 2010 non fosse stato considerato colpevole di abusi sessuali su giovani seminaristi dalla Santa Sede, che gli aveva ritirato l’incarico e lo aveva trasferito all’estero”.

    La Repubblica ricorda che Buela sta a 11 mila chilometri dall’Argentina “in un rifugio blindato in Genova, dove risiede in un appartamento del complesso della chiesa San Teodoro”.

    L’articolo continua e riporta una dichiarazione di Francesco Zanardi, componente del gruppo Rete L’ABUSO, incaricata di denunciare casi di abusi sessuali nella Chiesa.

    “Troviamo quanto meno imbarazzante la situazione. La diocesi del presidente dei vescovi, il cardinale Angelo Bagnasco, accoglie un sacerdote riconosciuto colpevole dal Vaticano”, continua sottolineando “ci domandiamo cosa succederebbe se un giorno la Giustizia argentina decidesse di aprire un’indagine: Buela tornerebbe immediatamente nel suo paese?”.

    http://www.diariosanrafael.com.ar/actualidad/78193-la-condena-del-papa-francisco-al-padre-carlos-buela-tras-sus-acciones-en-el-instituto

  • Francia: dimissioni mons. Gaschignard per atteggiamenti inappropriati. Vescovi, “accettiamo con fede e con fiducia decisione del Papa”

    Francia: dimissioni mons. Gaschignard per atteggiamenti inappropriati. Vescovi, “accettiamo con fede e con fiducia decisione del Papa”

    I vescovi di Francia accolgono “con fede e con fiducia” la decisione presa da Papa Francesco e ufficializzata oggi dalla Santa Sede delle dimissioni di monsignor Hervé Gaschignard, vescovo di Aire e Dax, e prendono atto della “sua gravità”. E’ quanto scrive monsignor Georges Pontier, arcivescovo di Marsiglia e presidente della Conferenza episcopale francese, in un comunicato diffuso oggi immediatamente dopo la pubblicazione sul bollettino della Sala stampa vaticana delle dimissioni del vescovo di Aire e Dax accettate dal Papa. “Per diverse settimane, nella diocesi di Dax – spiega mons. Pontier -, persistevano voci sugli atteggiamenti pastorali inappropriati del vescovo. Sono stati portati all’attenzione del cardinale Jean-Pierre Ricard, arcivescovo di Bordeaux e del nunzio apostolico. Questa atmosfera aveva reso difficile il governo della diocesi. E’ per questo motivo che venerdì 31 marzo, monsignor Hervé Gaschignard si era preso un periodo di allontanamento e di riposo e, su suggerimento del nunzio apostolico, ha offerto le sue dimissioni al Papa qualche giorno fa. I vescovi vogliono assicurare la loro preghiera a tutti coloro che sono coinvolti da questo evento e soprattutto a coloro che ne sono feriti”. Papa Francesco ha nominato monsignor Bernard Charrier, vescovo emerito di Tulle, amministratore apostolico della diocesi di Aire e Dax. Interpellato da “La Croix”, Vincent Neymon, vice portavoce del Conferenza episcopale francese, ha detto: “È inesatto ad oggi parlare di pedofilia. Non bisogna andare troppo veloce e rispettare la presunzione di innocenza. In ogni caso, il governo della diocesi in queste circostanze non era più possibile perché c’è stata una rottura della fiducia”.

    http://agensir.it/quotidiano/2017/4/6/francia-dimissioni-mons-gaschignard-per-atteggiamenti-inappropriati-vescovi-accettiamo-con-fede-e-con-fiducia-decisione-del-papa/