Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Abusi all’Istituto Provolo: la strategia per “confondere” le indagini non è riuscita

    Abusi all’Istituto Provolo: la strategia per “confondere” le indagini non è riuscita

    La Camera d’appello ha deciso di respingere il ricorso presentato dalla difesa di Corradi e Corbacho per chiudere l’indagine, annullando le prove e le testimonianze raccolte dalla fine di febbraio.

    L’indagine sugli abusi avvenuti per anni presso l’Istituto Provolo di Luján continueranno normalmente, almeno fino a giugno, quando si potrà richiedere una ulteriore proroga di 12 mesi. Questa la risposta data dalla Camera d’appello nel corso della mattinata.
    Momenti di ansia circa la possibilità di una decisione contraria da parte del giudice, che potrebbe annullare prove importanti e testimonianze ottenute negli ultimi due mesi che hanno fatto avanzare in modo significativo la causa.
    Attraverso una scappatoia legale, gli avvocati dei sacerdoti Corradi e Corbacho hanno tentato di far chiudere l’indagine facendo annullare tutte le prove raccolte dalla fine di febbraio, sostenendo che la gestione del caso da parte del pm Gustavo Stroppiana che aveva chiesto una proroga delle indagini, dovesse essere dichiarata nulla e con lei tutte le prove raccolte in quel periodo.
    L’indagine preliminare in un procedimento penale dovrebbe durare tre mesi, si può chiedere poi un’ulteriore proroga di tre mesi e una estenzione straordinaria di 12 mesi, una volta che il termine è scaduto. Il problema è sorto perché il giorno in cui il termine iniziale è scaduto ha coinciso con le vacanze di Carnevale e il pubblico ministero Stroppiana ha chiesto la proroga nelle prime ore della giornata lavorativa successiva. Una mossa da parte degli avvocati di Corradi e Corbacho per tentare di interrompere l’avanzamento delle indagini.
    Uno degli avvocati delle vittime, Oscar Barrera , ha parlato con MDZ e ha detto di essere rimasto soddisfatto dalla decisione della Corte d’Appello. ” Non esistevano basi per giustificare la chiusura delle indagini, non vi era alcuna motivazione di presentare questa richiesta, l’estensione è stata chiesta in un modo tempestivo e così inteso alla Camera , “.
    La situazione Kumiko
    La suora giapponese Kumiko Kosaka, che diventa la sesta detenuta nel processo in cui il Venerdì scorso ha deposto e che continuerà per almeno 20 giorni, nonostante la richiesta di arresti domiciliari fatta dalla sua difesa .
    L’ecclesiastica, in mattinata riprenderà la sua deposizione giurata al pubblico ministero e nei prossimi giorni verrà sottoposta a una perizia psichiatrica e psicologica, attraverso diverse fasi; una procedura standard per persone accusate di reati contro l’integrità sessuale.

    Nuove vittime e le ispezioni
    Nelle prossime settimane potrebbero aggiungersi nuove vittime alle 27 confermate, dal momento che sono in programma almeno cinque nuove camere Gesell pe l’accusa.
    Allo stesso modo, il pubblico ministero sta cercando di ottenere gli elementi tecnici per effettuare una perizia geologica nelle strutture Provolo, finalizzate alla ricerca di oggetti sepolti citati da una delle vittime nella sua testimonianza. Il 21 aprile, il procuratore Stroppiana ha ordinato una ispezione con delle ruspe presso l’ istituto ma con esito negativo, in quanto cercato sepolta la presunta prova non è stata trovata.

    http://www.mdzol.com/nota/732847-provolo-fracaso-la-estrategia-para-embarrar-la-causa/

  • Pedofilia: parla la suora detenuta in Argentina

    Pedofilia: parla la suora detenuta in Argentina

    ‘Il diavolo con viso da donna’ respinge le accuse: ecco la testimonianza di Suor Kumiko.

  • «Studenti violentati», in carcere una suora

    «Studenti violentati», in carcere una suora

    Scandalo pedofilia in Argentina: per i pm era la complice di un prete veronese

    Con le manette ai polsi e il giubbotto antiproiettile sopra la tonaca, si è professata davanti a decine di telecamere e accecata dai flash «una brava persona che ha dedicato la propria vita a Dio».

    Invece secondo i suoi ex alunni all’Istituto per sordomuti Provolo di Mendoza, in Argentina, suor Kosaka Kumiko li avrebbe trattati per 6 anni «peggio di un diavolo con la faccia di donna». La latitanza della religiosa giapponese si è conclusa a Buenos Aires dopo 26 giorni: su di lei pendeva un mandato di cattura internazionale spiccato dai pm sudamericani Gustavo Stroppiana e Flavio D’Amore, che la descrivono come «la principale complice degli abusi che il prete veronese Nicola Corradi ha perpetrato a oltre una sessantina di ragazzi e bambini iscritti all’Istituto».

    La cercavano ovunque, si è costituita lei stessa: accompagnata da un avvocato, ha spiegato di «temere per la mia vita». Nel giro di poche ore l’hanno trasferita sotto strettissima sorveglianza a Mendoza, dove suor Kumiko è stata immediatamente condotta al quartier generale della polizia federale e poi in tribunale per l’udienza di convalida: «Sono innocente – ha tentato di difendersi -. Non sapevo delle violenze sugli studenti, sono una persona buona, ho consegnato la mia vita a Dio».

    Ma gli inquirenti non hanno dubbi e accusano la monaca, che ha 60 anni e prestava servizio al Provolo di Mendoza fino al 2014, di aver «picchiato e umiliato durante l’intera durata del suo incarico gli adolescenti che frequentavano l’Istituto», di averli «obbligati a mangiare fino a vomitare nel loro proprio piatto» e di aver «selezionato in prima persona le vittime che don Corradi e i suoi complici avrebbero potuto violentare con più facilità».

    E sarebbe stata ancora una volta suor Kumiko, punta il dito la procura sudamericana, a costringere gli studenti al silenzio minacciandoli e tenendoli legati per giornate intere. Insieme al prete veronese, il primo dei sei indagati per lo scandalo-abusi a finire in arresto lo scorso ottobre prima di ottenere i domiciliari in virtù Suor Kosaka Kumiko dei suoi 82 anni, la religiosa avrebbe allestito un «nascondiglio segreto» dove le vittime venivano violentate e da cui non potevano fuggire. In Argentina l’hanno subito definita «stanza degli orrori», facendo scrivere all’inchiesta sul Provolo una delle due pagine più inquietanti. Il nome della suora è uscito per la prima volta un mese fa, nel corso dell’interrogatorio di una ragazza: a uno dei magistrati che a fine 2016 aveva già fatto arrestare don Corradi e altre quattro persone tra religiosi e dipendenti dell’Istituto, quell’ex alunna stava raccontando delle violenze subite al Provolo quando ha fatto riferimento a una «stanza segreta» dove sia lei che altre vittime sarebbero state costrette a soggiacere alle più turpi nefandezze da parte degli arrestati «con la complicità anche di una suora». Da quel«nascondiglio dell’orrore», durante la perquisizione, sono spuntati «centinaia di dvd pedopornografici e una grande quantità di alcolici» che, hanno subito tenuto a precisare gli investigatori, non erano certo quelli che si utilizzano nelle messe. Tutt’altro.

    Il Corriere del Veneto del 7 – 5 –  17

  • “La suora selezionava i bimbi più ‘sottomessi’ per consegnarli agli abusi dei sacerdoti”

    “La suora selezionava i bimbi più ‘sottomessi’ per consegnarli agli abusi dei sacerdoti”

    Arrestata la monaca latitante da un mese Kosaka Kumiko, al centro dello scandalo di pedofilia fra Verona e Argentina

    “Sono una brava persona, che ha donato la sua vita a Dio”. Si difende con queste parole Kosaka Kumiko, arrestata in Argentina dopo un mese di latitanza, per l’accusa di aver favoreggiato per anni gli abusi dei sacerdoti nei confronti dei bambini sordi, in cura presso l’Istituto Provolo di Mendoza, in Argentina.

    Con ancora addosso l’abito monacale e ai polsi le manette si è dichiarata non colpevole, respingendo la ricostruzione degli avvocati delle vittime, che parlano di lei come “il diavolo dal volto femminile”, “la monaca degli abusi”, “il mostro meno sospettabile”.

    Nel 2007 la suora si è trasferita a Mendoza dal Giappone e per sei anni ha lavorato presso l’Istituto Provolo, al centro di uno scandalo di pedofilia. Le vittime, ora adolescenti, accusano la suora di aver svolto un ruolo centrale nella vicenda, selezionando i bambini più “sottomessi” per consegnarli come prede. Una ragazza sostiene che la donna le abbia fatto indossare un pannolino, quando aveva cinque anni, per nascondere l’emorragia provocata dai sistematici stupri a cui diversi sacerdoti l’avevano sottoposta.

    L’Istituto Provolo – racconta El Pais – è stato al centro della cronaca argentina nel dicembre dello scorso anno, quando vennero arrestati i sacerdoti Nicola Corradi, 82 anni, e Horacio Corbacho, 52, con l’accusa di “abuso sessuale aggravato”, contro almeno venti bambini non udenti tra i 10 e i 12 anni. Don Nicola Corradi, scrive Verona sera, era già stato al centro di uno scandalo riguardante gli abusi sui minori dell’istituto Provolo di Verona. Era stato poi trasferito in una struttura gemella in Argentina, dove è avvenuto il fatto.

    Kosaka Kumiko per sei anni è stata responsabile della cura di 43 bambini, che ora, supportati dalla Ong Xumek, l’accusano di aver “partecipato alle pratiche con carezze e guardato pornografia con i sacerdoti e i ragazzi”. La sua funzione principale era però quella di selezionare i bambini più vulnerabili, poiché “i più ‘sottomessi’ venivano consegnati ai violentatori, i ribelli si salvavano dagli abusi”. Quando emersero le prove della sua presunta colpevolezza Kumiko è fuggita a Buenos Aires, dove finalmente si è arresa: “Sono innocente, non sapevo degli abusi”, ha detto al giudice.

    http://www.huffingtonpost.it/2017/05/06/la-suora-selezionava-i-bimbi-piu-sottomessi-per-consegnarli-a_a_22072376/

  • Resta imputata e detenuta una suora per gli abusi in Mendoza: “Sono innocente, ho consegnato la mia vita a Dio”

    Resta imputata e detenuta una suora per gli abusi in Mendoza: “Sono innocente, ho consegnato la mia vita a Dio”

    Hanno abusato di minorenni e disabili. Kosaka Kumiko ha detto che non sapeva niente. 

    di Roxana Badaloni

    Ammanettata e con giubbotto antiproiettile, la suora giapponese Kosaka Kumiko è stata trasferita ai tribunali mendocini, implicata come partecipante di primo piano negli abusi sessuali, percosse e corruzione di minori di bambini sordi internati nel collegio religioso Antonio Provolo, in Mendoza.

    La dichiarazione della suora è terminata dopo le 20:00. La sua imputazione è per “commissione dell’omissione del delitto di abuso sessuale con acceso carnale, in concorso ideale, con abuso sessuale gravemente oltraggiante, aggravato dall’essere l’autore incaricato della sorveglianza e per essere stato commesso contro un minore di 18 anni d’età approfittando della situazione di convivenza con lo stesso”.

    La religiosa rimarrà detenuta nel penitenziario di Agua de Avispas, vicino al carcere di Almafuerte.

    Passado il mezzogiorno, il pubblico ministero Flavio D’Amore, sostituto di Gustavo Stroppiana, aveva imputato la suora per tre fatti nei quali è stata denunciata, a partire dalle testimonianze di minorenni abusati, i quali hanno reso dichiarazione assistiti da interpreti del linguaggio dei segni e guidati da psicologi, poiché si tratta di vittime minorenni e disabili.

    “Sono innocente. Non sapevo degli abusi. Sono una persona buona, ho consegnato la mia vita a Dio”, ha detto la religiosa nella sua dichiarazione testimoniale. Per la Giustizia ci sono prove sufficienti che compromettono la suora. È stata respinta la richiesta di arresti domiciliari.

    L’avvocato difensore delle vittime, Sergio Salinas, dell’ONG Xumek, ha spiegato quali sono i tre casi per i quali è stata imputata Kumiko: “La denuncia di una giovane di 17 anni, che frequentava l’istituto ed ha dichiarato di essere stata abusata quando aveva 5 anni e che Kumiko le ha posto un pannolino per fermare l’emorragia provocata dall’abuso. Il caso dell’altra vittima che ha raccontato che la suora la mandava nella stanza del prete Horacio Corbacho (anch’egli detenuto) dove veniva abusata. E testimoni che dicono che la religiosa ha partecipato nella palpazione a bimbe, chiedendo che si tocchino tra loro e che vedeva pornografia insieme al custode Jorge Bordón (un altro detenuto) in un televisore”.

    L’avvocato Salinas ha commentato che la suora ha negato i fatti davanti alla Giustizia mendocina, ma non ha prodotto prove. Dovrà essere sottoposta a perizie psicologiche perchè si tratta di delitti sessuali.

    Kumiko aveva la missione di proteggere i bambini ipoacusici che vivevano lontani dal Gran Mendoza e rimanevano a dormire nel convitto del Provolo di Luján de Cuyo, dove sono stati commessi aberranti abusi. Ma la suora giapponese ha fatto tutto il contrario: si è dedicata ad identificare i bimbi più vulnerabili e a coprire i delitti che commettevano i suoi superiori. I testimoni contro di lei si accumulano e, quando la Giustizia è andata a cercarla, è fuggita. È stata latitante più di un mese fino a che, lo scorso martedì, si è consegnata in un commissariato della Città di Buenos Aires.

    Kumiko ha circa 60 anni ed ha lasciato l’Istituto Provolo di Mendoza tre anni fa. È accusata di avere maltrattato e ferito per le percosse gli alunni sordi che frequentavano l’istituto, di averli obbligati a mangiare fino a vomitare nel loro proprio piatto e di essere l’incaricata di identificare i minori più sottomessi che poi sarebbero stati abusati. Oltre alla suora, ci sono cinque uomini detenuti, due preti e tre impiegati (il custode, il chierichetto ed il giardiniere). Dei sacerdoti, quello con maggior potere nell’istituzione, l’italiano Nicola Corradi (82), trascina denunce di abuso sessuale su bambini dal 1984, a Verona, Italia. È stato trasferito in Argentina per coprire i suoi atti aberranti. L’altro prete detenuto è Horacio Corbacho (56), primo sacerdote laureato dalla Compagnia delle Sorelle di Maria, un ordine religioso per ipoacusici con sede in La Plata, alla quale appartiene questo collegio.

    Tradotto per Rete L’ABUSO da Roberta Pietra

    https://www.clarin.com/sociedad/imputaron-monja-caso-abusos-mendoza-inocente-entregado-vida-dios_0_B1sxhxtJ-.html

  • Abusi, un primo caso in Curia

    Abusi, un primo caso in Curia

    La svolta di trasparenza della Chiesa, anche in Ticino – L’intervista al vescovo Lazzeri: “La mia porta è aperta”

    Un primo caso avvenuto in Ticino è stato portato all’attenzione della commissione diocesana che si occupa degli abusi sessuali commessi in ambito ecclesiastico. Risale agli anni ’60 e allora non fu denunciato. Il presunto autore, ci ha confermato un membro della commissione stessa, era un sacerdote non incardinato nella diocesi, il suo era un “soggiorno temporaneo”.

    La vittima ne ha parlato solo ora, dopo che il 17 gennaio sono state presentate due figure indipendenti (attualmente lo psichiatra Carlo Calanchini e la psicoterapeuta Rita Pezzati) alle quali ci si può rivolgere per una consulenza e per l’aiuto necessario a maturare la denuncia. Accanto alla creazione della citata commissione, è un passo importante per la Chiesa cattolica ticinese, un passo compiuto in realtà già da un paio di anni ma finora non pubblicizzato, tanto che fino al momento della conferenza stampa nessuno si era fatto avanti.

    Nel primo “embrione di caso”, ancora da approfondire, la giustizia non può più fare niente: a mezzo secolo di distanza è ormai prescritto. Ma la commissione esaminerà l’eventualità di un risarcimento. A questo scopo la conferenza dei vescovi svizzeri ha stanziato mezzo milione di franchi. Un indennizzo può essere accordato anche quando il reato è già caduto in prescrizione. La diocesi di Lugano partecipa al fondo, ma in Ticino finora nessuno ha avanzato pretese.

    “C’è tutto da guadagnare a rendere pubblico l’accaduto”
    Il cambiamento rispetto al passato è chiaro: oggi la vittima è al centro delle preoccupazioni, perché “non c’è danno peggiore che andare contro la verità né ci sono motivi per nasconderla. Quando ci sono casi gravi che accadono nella Chiesa c’è tutto da guadagnare nel rendere pubblico l’accaduto”. Monsignor Valerio Lazzeri da noi intervistato fotografa così la svolta di trasparenza nei riguardi dei reati sessuali commessi da religiosi, una svolta che in Vaticano è cominciata sotto Benedetto XVI, che l’episcopato elvetico ha recepito e che anche la diocesi di Lugano ha fatto sua. La frase forse più sentita arriva alla fine dell’incontro, a telecamere ormai spente: “La mia porta è sempre aperta, lo scriva questo”.

    “C’è di che chiedere perdono”
    Il cambio di rotta non si traduce in una critica esplicita ai predecessori: “C’è la coscienza che ci sono state situazioni di cui chiedere perdono”, ma è “difficile individuare i casi precisi”. “Il passato nessuno può cambiarlo e forse nessuno è chiamato a giudicarlo adesso”, dice monsignor Lazzeri: la prassi è mutata e l’attenzione è rivolta oggi alla prevenzione e ad applicare le nuove disposizioni, anche a casi che, come quello approdato in tribunale nell’agosto del 2016, risalgono a vescovi precedenti e in passato sono stati gestiti diversamente.

    E l’avvertimento di Papa Francesco, pronto a sanzionare chi dovesse nascondere nuovi casi, Lazzeri non lo vive “come una spada di Damocle”, perché ogni contributo alla chiarezza, che venga da istituzioni, media e opinione pubblica, è benefico per il “discorso di purificazione” avviato.

    Il tempo dei trasferimenti da una parrocchia all’altra è insomma finito, oggi in caso di “sospetti fondati” bisogna “intervenire subito con un allontanamento sia per salvaguardare le vittime che per mettere in condizione la persona che potrebbe fare del male di farsi curare”.

    Stefano Pongan

    http://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Abusi-un-primo-caso-in-Curia-8598409.html

  • Provolo: Kumiko si dissocia dalle accuse di abuso, ma finisce in un penitenziario (VIDEO)

    Provolo: Kumiko si dissocia dalle accuse di abuso, ma finisce in un penitenziario (VIDEO)

    Dopo un mese di fuga, è arrivata a Mendoza ed è stata ascoltata in tribunale. I testimoni la indicano come coautore di crimini efferati.

    La suora giapponese  Kosaka Kumiko , è stata denunciata come coautore negli abusi sessuali aberranti sui bambini sordi dell’istituto Provolo di Lujan de Cuyo, Mendoza dove è arrivata questa mattina dopo aver trascorso un mese come latitante.

    Appena arrivata è stata portata al quartier generale della polizia federale e poi in tribunale. Lì, ha dovuto spiegare il motivo per cui i testimoni la indicano come complice degli stupri, abusi, pestaggi e punizioni nella scuola religiosa per i bambini.

    Secondo quanto siamo riusciti a sapere ,  Kumico avrebbe dichiarato di non aver nulla a che fare con i gravi reati di cui è imputata.

    La religiosa non ha espressamente dichiarato la sua innocenza ma lo ha dato a intendere ogni volta che la difesa ha risposto alle domande. L’imputata non ha interagito dichiarazioni nella deposizione.

    L’audizione di Kumiko è durata diverse ore, poi, il procuratore Flavio D’amore, sostituto del pubblico ministero nel caso, Gustavo Stroppiana, ha proceduto all’imputazione della religiosa.

    La suora è stata accusata di “commissione per omissione del reato di abuso sessuale con rapporti sessuali, idealmente concorso con abusi sessuali gravemente scandalosi, aggravata dall’essere autice, guardiano, responsabile, oltre al fatto che questi sino stati commessi contro persone al di sotto dei 18 anni di età approfittando della situazione esistente di coesistenza con gli stessi “ , confermano fonti giudiziarie.

    La religiosa sarà detenuta presso la sede del carcere di Agua de las Avispas, nei pressi di prigione Almafuerte in Cacheuta.

    Una delle vittime di molestie dice che Kumiko era colei che “metteva i pannolini ai ragazzi abusati, perché in molti casi non riuscivano nemmeno a sedersi per via del sanguinamento provocato dagli abusi.”

    Sulla religiosa ha pesato l’ordine del mandato internazionale emesso dal procuratore Gustavo Stroppiana. Martedì, attraverso una funzionaria del tribunale di Buenos Aires, era stato segalato il suo arrivo, intorno a mezzogiorno quando era stata identificata e accompagnata dal suo avvocato.

    Kumiko è accusata di essere coinvolta nei crimini di abuso sessuale e corruzione di minori, lo stesso capo d’accusa per il quale sono già in carcere due sacerdoti e tre funzionari amministrativi.

    http://www.losandes.com.ar/article/caso-provolo-la-monja-kosaka-kumiko-ya-esta-en-mendoza?pic=7

  • Si è costituita a Buenos Aires la suora Kumiko accusata per gli abusi al Provolo.

    Si è costituita a Buenos Aires la suora Kumiko accusata per gli abusi al Provolo.

    La monaca giapponese Kosaka Kumiko, latitante dal 31 di marzo e tra gli accusati degli abusi sessuali su bambini sordi nell’istituto religioso Antonio Provolo di Lujan Decujo si è costituita nella mattinata del 2 maggio 2017 a Buenos Aires

    Sulla religiosa pesa un mandato di cattura internazionale richiesto dal pubblico ministero Gustavo Stroppiana e secondo quanto confermato dalla giustizia mendocina ci sarebbero altre pendenze a carico della suora gli sono state comunicate a mezzogiorno di oggi, confermando che Kumiko era arrivata insieme ad un avvocato ed era stata identificata.

    La religiosa ha inoltre voluto sapere se era ancora valido il mandato di cattura nei suoi confronti cosa che l’autorità giudiziaria le ha confermato.

    Ora bisognerà organizzare il trasporto della suora da Buenos Aires a Mendoza in quanto esiste il problema che nel momento in cui la suora attraversa il confine mendocino, sarà automaticamente imputata di corruzione di minori, gli stessi per i quali sono già imputati e detenuti due preti e tre dirigenti dell’istituto.

    A Denunciare Kumiko sono le vittime che sostengono sia coinvolta almeno dal 2005 indicandola come colei che adescava le potenziali vittime, addirittura toccandole prima di consegnarle agli altri 5 imputati che le avrebbero poi abusate.

    Questo filone ha già almeno 27 vittime denuncianti e questa mattina se ne è aggiunta una nuova . Tutte segnalano Kumiko, don Corradi e Corbacho, oltre ad altri tre dipendenti dell’istituto.

    Si aggiunge un’altra vittima, un adolescente di 17 anni che sarebbe stato abusato dal sacerdote Corbacho

    Trato da http://www.losandes.com.ar/article/se-entrego-en-buenos-aires-la-monja-kumiko-acusada-por-los-abusos-en-el-provolo

  • La Chiesa vetero-cattolica nella bufera, sospeso un prete per presunti abusi

    La Chiesa vetero-cattolica nella bufera, sospeso un prete per presunti abusi

    Il caso risale agli anni ’70 ma l’allora adolescente, ha deciso di parlare solo oggi

    La chiesa vetero-cattolica nei Paesi Bassi ha sospeso un altro prete coinvolto in uno scandalo di abusi sui minori; questa volta si tratta di un religioso, che negli anni ’70 avrebbe abusato di un adolescente.

    All’inizio di questo mese la chiesa aveva sospeso un pastore arrestato in Cambogia e accusato di possedere materiale pedopornografico. I funzionari ecclesiastici, pur consapevoli delle sue tendenze sessuali, gli avevano permesso di continuare come prete a condizione venisse monitorato da vicino.

    Nel nuovo caso, un operatore sociale di Amsterdam di 58 anni ha raccontato al Volkskrant di aver subito abusi dal pastore mentre era sotto la sua protezione. Nonostante la denuncia contro l’uomo, il pastore non venne sospeso. Al contrario, gli venne vietato di entrare in contatto con bambini.

    Il vescovo Dirk-Jan Schoon ha annunciato che la chiesa riconosce di non aver fatto abbastanza; Schoon ha anche esortato altre vittime a farsi avanti. Il termine Chiesa vetero-cattolica risale agli anni ’50 quando fu utilizzato da gruppi in disaccordo con la chiesa cattolica romana.

    La Chiesa vetero-cattolica nella bufera, sospeso un prete per presunti abusi

  • Irlanda, ospedale affidato a ordine di suore coinvolto nello scandalo ‘Magdalene’: e scoppia la polemica

    Irlanda, ospedale affidato a ordine di suore coinvolto nello scandalo ‘Magdalene’: e scoppia la polemica

    Le Sorelle della Carità amministravano le cosiddette “lavanderie”, istituti femminili in cui venivano rinchiuse giovani orfane o figlie di ragazze madri, ritenute “immorali”. Si dimette l’ostetrico della clinica. Petizione online per chiedere al governo di riconsiderare la decisione

    dal nostro corrispondente ENRICO FRANCESCHINI

    LONDRA – Chi darebbe da gestire un asilo infantile a un pedofilo riconosciuto? La paradossale domanda è lecita di fronte alla decisione del governo irlandese di affidare un ospedale ostetrico a un ordine religioso di suore coinvolto nello scandalo delle “Magdalene laundries”, le cosiddette “lavanderie”, di fatto istituti femminili in cui venivano rinchiuse giovani orfane ritenute “immorali” per via di una presunta condotta peccaminosa o semplicemente perché figlie di ragazze madri e dunque nate fuori dal matrimonio. Una forma di prigionia latente durata decenni, da cui sono passate 30 mila donne: un caso che ha imbarazzato a lungo l’Irlanda, causata pubbliche inchieste, costretto la chiesa cattolica locale a risarcimenti di milioni di euro e scoperchiato efferatezze di ogni genere, inclusa la recente scoperta del sotterramento di neonati in fosse comuni.

    Eppure il ministro della Sanità Simon Harris ha annunciato nei giorni scorsi che l’ospedale materno di Dublino verrà trasferito nel campus del St. Vincent Elm Park, un complesso di cliniche e altri istituti religiosi di proprietà delle Sisters of Charity, le Sorelle della Carità, uno degli ordini di suore che amministravano le famigerate “Magdalene laundries”. E che, come se non bastasse, ha ancora un debito di 3 milioni e mezzo di euro con il governo, come parte delle compensazioni concordate per le vittime dello scandalo.

    Ieri uno dei più autorevoli ostetrici della repubblica irlandese, il professor Peter Boylan, ha rassegnato le dimissioni dal suo incarico nell’ospedale della capitale per protesta contro il provvedimento. “Non posso rimanere parte di un’istituzione così cieca verso le conseguenze di questa decisione e così sorda alle preoccupazioni dell’opinione pubblica”, ha dichiarato il medico al Guardian di Londra. “E’ difficile immaginare perché il governo abbia pensato di dare un ospedale da 300 milioni di euro a un ordine religioso con un passato così vergognoso, in particolare davanti al loro rifiuto di riconoscere le proprie responsabilità”.

    Il ministro Harris ha difeso l’iniziativa sostenendo che non ci sarà nessun vantaggio economico per le Sisters of Charity e che il trasferimento permette un risparmio nei costi. Ma una petizione online per chiedere al governo di riconsiderare la decisione ha raccolto 100 mila firme in pochi giorni e a Dublino ci sono già state due manifestazioni di protesta. Gli oppositori del progetto lo citano come la prova che l’Irlanda deve fare ancora strada per liberarsi del
    legame troppo stretto fra stato e chiesa, fonte delle sofferenze venute alla luce con la vicenda delle “Magdalene laundries” e con altri abusi in conventi, scuole e istituti religiosi di quello che era considerato fino a non molti anni or sono il Paese più cattolico d’Europa.

    http://www.repubblica.it/esteri/2017/04/28/news/irlanda_polemiche_ospedale_ostetrico_affidato_a_suore_dello_scandalo-164091768/?ref=RHRS-BH-I0-C6-P17-S1.6-T1