Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Pedofilia: impennata di cause legali

    Pedofilia: impennata di cause legali

    I lavori della commissione nazionale australiana hanno spinto molte presunte vittime a farsi avanti

    SYDNEY – Diversi studi legali in Australia stanno ricevendo un volume senza precedenti di richieste di assistenza da persone che affermano di aver subito da minorenni abusi sessuali in istituzioni come chiese, scuole e gruppi giovanili.

    Una richiesta incoraggiata dalle rivelazioni della Commissione nazionale d’inchiesta sulle risposte istituzionali agli abusi sessuali sui minori, che ha appena concluso le udienze dopo quattro anni di lavori, e facilitata da riforme legali che permettono ai sopravvissuti di presentare domande di risarcimento senza limiti di tempo.

    Un solo studio legale, Shine Lawyers, aveva ricevuto 61 richieste di assistenza per ‘storici’ abusi sessuali nel 2012, prima dell’inizio dei lavori della Commissione, e lo scorso anno ne ha ricevute 730, un aumento di oltre il 1000 percento. La legale specializzata nei casi di pedofilia, Lisa Flynn, ha detto al Sydney Morning Herald che la Commissione ha creato un’ampia consapevolezza dell’impatto devastante degli abusi.

    «È un aumento straordinario di richieste, che è largamente dovuto ai riflettori puntati dalla Commissione. Il suo lavoro ha incoraggiato tanti a farsi avanti, è stato uno tsunami di richieste di assistenza. In tanti hanno visto il coraggio degli altri nel testimoniare davanti alla Commissione e questo ha dato loro incoraggiamento», ha aggiunto Flynn. Diversi stati australiani hanno inoltre annullato la prescrizione per le azioni civili da parte di sopravvissuti ad abusi di pedofilia.

    Le cifre diffuse dalla Commissione indicano che fra il 1980 e il 2015 la chiesa cattolica ha pagato l’equivalente di 196 milioni di euro in risarcimenti a vittime di pedofilia (quai 210 milioni di franchi), e le diocesi anglicane circa 23 milioni di euro (Fr 24,6 milioni). La Commissione ha udito le deposizioni a porte chiuse di oltre 6500 vittime.

    Oltre 2000 hanno riferito di aver subito abusi in istituzioni cattoliche, circa 500 in istituzioni anglicane e oltre 250 in enti gestiti dall’Esercito della Salvezza. La più alta proporzione dei responsabili, quasi un terzo, erano membri del clero, il 20% insegnanti e il 13% operatori di centri di assistenza residenziali. Oltre 1950 possibili casi criminali sono stati riferiti alla polizia.

    http://www.tio.ch/News/Estero/Attualita/1138777/Pedofilia-impennata-di-cause-legali/

  • Pedofilia in Australia: un terzo dei responsabili fanno parte del clero

    Pedofilia in Australia: un terzo dei responsabili fanno parte del clero

    Le vittime sono principalmente ragazzini fra i 10 e i 14 anni. Questi i dati finali della commissione pubblica d’inchiesta

    CANBERRA – Ha concluso i lavori con la 57/ma udienza pubblica la Commissione australiana d’inchiesta sulle risposte istituzionali agli abusi sessuali sui minori, che dalla sua costituzione quattro anni fa ha ascoltato le deposizioni a porte chiuse di oltre 6’500 vittime.

    I dati finali indicano che gli autori delle violenze sono stati in gran maggioranza uomini, per lo più membri del clero, mentre le vittime erano principalmente ragazzini di età fra 10 e 14 anni, con un 5% che aveva meno di cinque anni all’inizio degli abusi. In più di un terzo dei casi gli abusi sono continuati per oltre un anno. Oltre 2’000 delle vittime che hanno testimoniato hanno riferito di aver subito abusi in istituzioni cattoliche, circa 500 in istituzioni anglicane e oltre 250 in enti gestiti dall’Esercito della Salvezza.

    «Quasi il 94% delle vittime ha riferito di abusi perpetrati da uomini», ha detto nell’udienza finale il legale che assiste la Commissione, Gail Furness. La più alta proporzione dei responsabili, quasi un terzo, erano membri del clero, il 20% insegnanti e il 13% operatori di centri di assistenza residenziali.

    «Per molti sopravvissuti, gli impatti degli abusi sono profondi e interconnessi. Possono essere sofferti simultaneamente o consecutivamente, in una cascata di effetti per tutta una vita», ha detto ancora Furness.

    «Molti subiscono traumi profondi e complessi, mentre gli effetti colpiscono a catena genitori, fratelli e sorelle e anche figli della vittima, danneggiano le relazioni affettive e la carriera». Mentre le bambine sono più a rischio di abusi in contesti familiari, tra chi ha denunciato abusi in istituzioni due terzi erano maschi.

    Da quando è stata istituita nel 2013 dal governo laburista di Julia Gillard, la Commissione di sei membri ha tenuto udienze in sei stati e due territori del paese, ha chiesto e ottenuto il rilascio di 1,2 milioni di documenti e ha identificato più di 4’000 istituzioni in cui si sono commessi abusi negli ultimi decenni. Inoltre, ha riferito alla polizia oltre 1’950 possibili casi criminali.

    http://www.tio.ch/News/Estero/Attualita/1137795/Pedofilia-in-Australia-un-terzo-dei-responsabili-fanno-parte-del-clero/

  • Catene, alcol e alunni seviziati «Provolo, la stanza dell’orrore»

    Catene, alcol e alunni seviziati «Provolo, la stanza dell’orrore»

    Minori abusati in Argentina, mandato di cattura internazionale per una suora

    Un «nascondiglio segreto» dove le vittime venivano incatenate e seviziate. In Argentina l’hanno subito definita «stanza degli orrori». E così l’inchiesta sugli abusi, denunciati da almeno una sessantina di sordomuti che frequentavano la sede argentina del Provolo, approda a una delle due pagine più inquietanti. Mentre scatta il mandato di cattura internazionale per una suora.

    Un «nascondiglio segreto» dove le vittime venivano violentate e da cui non sarebbero mai potute fuggire. In Argentina l’hanno subito definita «stanza degli orrori». E così l’inchiesta sugli abusi, denunciati da almeno una sessantina di sordomuti che frequentavano la sede argentina del Provolo a Lujàn, approda a una delle due pagine più inquietanti.

    Tutto è partito dall’interrogatorio di una ragazza: al magistrato che indaga sul prete veronese don Nicola Corradi e su altre quattro persone tra religiosi e dipendenti dell’Istituto, quell’ex alunna (che ora ha 18 anni) stava raccontando delle violenze perpetrate su di lei al Provolo quando, a un certo punto, ha fatto riferimento a una «stanza segreta» dove sia lei che altre vittime sarebbero state costrette a soggiacere alle più turpi nefandezze da parte degli arrestati. Dentro quella specie di «nascondiglio», ha continuato la giovane nel corso della sua sconvolgente testimonianza resa davanti al pubblico ministero Gustavo Stroppiana, quei «cinque bruti ci tenevano prigionieri legandoci con delle catene attaccate al muro e così ci impedivano di fuggire mentre ci costringevano a piegarci alle loro volontà».

    Sconvolto da tanti particolari e dettagli di cui finora la procura non aveva mai avuto notizia, nelle scorse ore il magistrato ha chiesto e ottenuto di poter effettuare una perquisizione urgente all’interno dell’Istituto, che da qualche settimana è chiuso su decisione del governo argentino proprio alla luce degli agghiaccianti crimini di cui sarebbe stata teatro la sede argentina del Provolo, crimini che via via stanno venendo alla luce grazie alle denunce di decine e decine di vittime. Scortato da telecamere e fotografi, il pm si è dunque recato di persona presso l’Istituto per trovare conferma o meno sull’esistenza della «stanza degli orrori». E, purtroppo, la ragazza nulla aveva aggiunto alla più cruda e terribile verità: uscendo dal Provolo, infatti, lo stesso magistrato ha comunicato ai giornalisti di aver «visto il nascondiglio segreto dove avvenivano le violenze».

    Trovarlo, però, non è stato agevole: «Arrivarci è difficile: dopo cinque rampe di scale che non sono continuative ma ad ostacoli – ha riferito il pm Stroppiana –, l’abbiamo finalmente individuato. Siamo giunti fino alla soffitta, un percorso impervio. Devi salire al primo piano, camminare alcuni metri, salire ancora a un altro piano, fino a giungere alla soffitta. Lì è tutto molto tetro e oscuro, proprio come ci aveva detto la ragazza. La stanza si apre attraverso una botola nascosta. Dentro, poi, al posto delle catene descritte dalla giovane abbiamo trovato il buco alla parete dove, a prima vista, dovevano trovarsi proprio le catene». L’ipotesi è che qualcuno, dopo che è scoppiata l’inchiesta scandalo, abbia provveduto a rimuoverle e così adesso, per appurarlo, è tutto sotto sequestro e in mano alla locale polizia scientifica per i rilievi.

    Intanto, l’avvocato Silvio Salinas che assiste gli ex alunni e i loro familiari in qualità di parte civile ha aggiunto che, a detta della ragazza, in quella stanza dell’orrore sarebbero entrate anche alcune suore e avrebbero assistito alle violenze senza nemmeno cercare di intervenire. A supporto di questa tesi va registrato il mandato di cattura internazionale per la suora giapponese Kosaka Kumiko, che avrebbe nascosto gli abusi denunciata dalla ragazza ora maggiorenne.La testimone ha riferito che ad averla portata per la prima volta in quel nascondiglio sarebbe stato Horacio Corbacho, il prete di 56 anni tuttora detenuto insieme ai coindagati (tranne Corradi a cui sono stati concessi i domiciliari in ragione dei suoi 82 anni) nel carcere di Boulogne Sur Mer, ma che lì dentro avrebbero abusato di lei anche gli altri quattro arrestati.

    Non è ancora finita: nel film dell’orrore, infatti, va aggiunto che per voce della procura è giunta conferma che dalla «stanza segreta» sono spuntati anche centinaia di dvd e video dai contenuti pedopornografici, tutti camuffati con insospettabili copertine come quella sul disneyano «Re Leone». Trovate inoltre «quasi 300 chiavi dentro due grandi insalatiere» oltre a sette computer e a «una grande quantità di bottiglie di bevande alcoliche come Fernet, birra e vino». Alcolici che, hanno subito tenuto a precisare gli investigatori, non erano certo quelli che si utilizzano nelle messe. Tutt’altro.

    Laura Tedesco

    Dal Corriere di Verona del 2-4-17

  • Questa è la suora ricercata per gli abusi nel Provolo

    Questa è la suora ricercata per gli abusi nel Provolo

    Di: Melisa Stopansky – La Giustizia ha chiesto un mandato di cattura internazionale per la religiosa Kosaka Kumiko, di origine giapponese, la quale avrebbe lasciato l’istituto Provolo di Luján de Cuyo circa tre anni fa, lasciando dietro di sé un’oscura trama di coperture e partecipazione agli abusi perpetrati nel collegio per bambini sordi.

    La procura che indaga gli abusi e la corruzione di minori, ha chiesto di indicare la sua attuale residenza a causa delle ultime testimonianze delle vittime, le quali indicano la religiosa come partecipe primaria degli atti, la quale inoltre osservava durante gli abusi sessuali.

    Apparentemente la donna starebbe in Uruguay, ma il suo domicilio è sconosciuto, pertanto è stato emesso l’ordine di cattura internazionale.

    Il pubblico ministero Gustavo Stroppiana ha indicato, parlando con El Sol, che si sospetta abbia insabbiato gli abusi per anni, inoltre una testimone ha denunciato essere stata oltraggiata da uno dei sacerdoti a 5 anni e che la suora le avrebbe posto un pannolino per nasconder il sanguinamento conseguente alle molteplici ferite.

    La religiosa aveva un vincolo forte con l’allora direttore del Provolo, Nicola Corradi, e con Corbacho, i due preti che sono detenuti per gli abusi e la corruzione di minori.

    Era colei che si incaricava di accudire le bambine nel convitto, dove alloggiavano le studentesse che vivevano lontano e per questo rimanevano internate.

    Le mamme di molte delle vittime la ricordano come una persona “strana e ritrosa”.

    http://www.elsol.com.ar/nota/299218/policiales/esta-es-la-monja-que-buscada-por-los-abusos-en-el-provolo.html

  • Caso Provolo: chiesto mandato di cattura internazionale per una suora “cómplice”

    Caso Provolo: chiesto mandato di cattura internazionale per una suora “cómplice”

    È una religiosa giapponese che, secondo una vittima, ha contribuito a nascondere gli abusi. Potrebbe essere lo stesso per dirigenti e professori dell’istituto.

    di Kevin Maroto@klmaroto

    La Giustizia sembra decisa ad andare avanti su coloro che sono stati complici e insabbiatori degli abusi accaduti per anni nell’istituto Provolo.

    Come aveva anticipato l’ avvocato delle vittime che parlava ieri con MDZ , nella mattina di oggi è stata confermata la richiesta di cattura internazionale per la suora giapponese Kosaka Kumiko, la quale si troverebbe “rifugiata” in Paraguay. La religiosa è stata menzionata nella testimonianza di un’adolescente di 17 anni che ha sofferto abusi da parte del prete Horacio Corbacho quando ne aveva 5 e frequentava l’istituto di Lujan per bambini sordi.

    Dalla dichiarazione della ragazza si evince che la suora non ha solo coperto i crimini, ma ne è stata partecipe in prima persona e complice degli abusi quando ha posto un pannolino assorbente alla bimba per fermare l’emorragia che gli aveva provocato la violenza subita da Corbacho. Inoltre avrebbe obbligato la piccola ad assistere alle lezioni in piedi, poiché non si poteva sedere per i dolori che le provocavano le ferite inflitte.

    Kumiko sarebbe accusata di complicità in abuso sessuale aggravato, un’accusa più severa della semplice copertura. L’avvocato delle vittime, Sergio Salinas, ha spiegato che dalle testimonianze si evince che la suora era incaricata di “sondare” i bambini per identificare i più sottomessi che sarebbero poi stati abusati.

    Al tempo stesso, l’ecclesiastica giapponese non sarebbe l’unica nel mirino della Giustizia: dirigenti e professori potrebbero avere la stessa sorte dei cinque detenuti nella causa fino a questo momento (Horacio Corbacho, Nicola Corradi, Armando Gómez, Jorge Bordón e Luis Ojeda). Per quanto emerge dalle indagini, c’erano chiare evidenze di ciò che stava succedendo e nessuno ha avvisato le autorità.

    Molte vittime, che oggi sono adolescenti e che non si erano animate a denunciare gli abusi sofferti in quel momento, hanno cominciato a rilasciare la loro testimonianza grazie dall’appoggio psicologico ricevuto. A seguito di queste nuove testimonianze, potranno essere arrestate altre persone che, con le loro azioni, hanno contribuito a far sì che gli abusi continuassero per più di un decennio.

    Tradotto per Rete L’ABUSO da Roberta Pietra

    http://www.mdzol.com/nota/726454-caso-provolo-pidieron-la-captura-de-una-monja-complice/

     

  • IRLANDA, L’ORFANOTROFIO DEGLI ORRORI: ECCO LA VERITÀ

    IRLANDA, L’ORFANOTROFIO DEGLI ORRORI: ECCO LA VERITÀ

    Cosa avveniva dietro le alte mura della “Casa di St. Mary per mamme e bambini”? Una ricostruzione agghiacciante

    “Ho provato tanta tristezza e anche angoscia all’idea che un vecchio sistema di fogne del periodo vittoriano fosse stato usato per seppellire quei bambini. La scoperta la diceva lunga sul modo in cui erano stati trattati nell’orfanatrofio, sempre affamati, benchè le suore avessero cibo in abbondanza, e quasi abbandonati, quando si ammalavano, anche se in quell’ordine c’erano molte infermiere”. Catherine Corless, la studiosa diventata famosa per aver denunciato gli abusi della “Casa di st. Mary per mamme e bambini” di Tuam, contea di Galway, centro d’Irlanda, è arrivata quasi per caso alla scoperta che ha fatto il giro del mondo.

    “Ho cominciato la mia ricerca, cinque anni fa, per un articolo che sarebbe stato pubblicato sulla rivista annuale di storia locale. Volevo spiegare com’era nata questa istituzione, pensata per le ragazze madri e i loro figli, e parlare anche dell’ordine che la gestiva, le suore del ‘Bon Secours’”, racconta Corless, sulla sessantina, che ricorda quella grande casa, chiusa da mura altissime, con in cima vetri rotti e isolata dal resto del paese. Quei piccoli maltrattati e denutriti sono parte dei suoi ricordi d’infanzia perché i bambini andavano a scuola con lei anche se le maestre li tenevano separati dagli altri scolari e li trattavano come se avessero fatto qualcosa di male.

    Catherine ricorda le prediche con le quali, dal pulpito, il sacerdote condannava le ragazze madri come peccatrici e diceva che dovevano espiare il male commesso. “Certo il sacerdote incoraggiava i genitori a mandare via di casa le figlie e a isolarle nella ‘St. Mary house’ dove, nel periodo precedente il parto, le future mamme venivano trattate malissimo e assistite soltanto da un’altra mamma. Ostetriche e dottori intervenivano soltanto nel caso di gravi complicazioni”, continua Catherine Corless, “I maltrattamenti continuavano anche dopo che era nato il bambino perché le madri dovevano lavorare duramente e, benchè alle suore non mancasse il cibo, grazie alla frutta e alla verdura dell’orto e ai maiali e ai polli del cortile, ai piccoli non veniva dato abbastanza da mangiare e soprattutto non consumavano mai carne. Insomma erano trascurati e trattati con grande durezza”.

    “Nessuno sapeva quello che capitava dentro quelle altissime mure. Le suore venivano pagate individualmente dallo stato per ciascuna mamma e bambino che accoglievano e per gestire quella casa e ricevevano anche ampi finanziamenti. Non era una charity ma non davano lavoro a nessuno della città perché potevano contare sulle madri che si fermavano per un anno prima di andare in Inghilterra in cerca di un impiego dopo aver dato in adozione il bambino. Non mancavano soldi e appena la struttura aveva bisogno di lavori di riparazione il comune interveniva finanziandoli”, continua la storica.

    E’ stata l’assenza dei resti dei piccoli ad allarmare la Corless. “Benchè fossi riuscita ad ottenere le copie dei certificati di morte di tutti e 796 i bambini, che erano stati depositati presso il comune, di loro non esisteva traccia in nessun cimitero. Insomma erano spariti”, dice la storica,“In Irlanda, da sempre, i corpi vengono sepolti in cimiteri, in terra consacrata e ogni custode ha un registro con tutti i nomi e il luogo nel quale sono stati sepolti ma dei piccoli della “st. Mary home” non c’era traccia in nessun cimitero della zona. I cadaverini di neonati e bambini molto piccoli, alcuni dei quali vissuti appena pochi minuti, erano stati messi dalle suore nelle gallerie di una vecchia fognatura del periodo vittoriano sulla quale, nel 1840, era stato costruito l’orfanatrofio. Questi tunnel hanno nascosto per anni gli orrori commessi in quell’orfanatrofio”.

    “Non vi furono mai omicidi in quell’orfanatrofio ma il tasso di mortalità dentro la “st. Mary home” era cinque volte più alto rispetto al resto della popolazione e il motivo era che i bambini non venivano curati quando si ammalavano benchè le suore fossero infermiere. Lo si capisce anche dalle cause di morte scritte sui certificati. Alcuni piccoli morivano per ascessi, mal di gola o gastrointerite, disturbi che è possibile combattere con igiene adeguata o separando i bambini. La “st.Mary’s home” era molto grande e c’era spazio per isolare i piccoli così che non contagiassero altri, invece le condizioni di affollamento li facevano morire come mosche”, conclude la Corless.

    Un mese fa gli scavi condotti dalla commissione avviata dal governo irlandese per investigare che cosa si trovava nell’area che era stata occupata dalla “st. Mary home” ha trovato resti di piccoli scheletri di neonati e di bambini di qualche anno confermando i risultati della ricerca fatta da Catherine Corless.
    E la ricercatrice scrive, oggi, un nuovo capitolo di questa storia fatto dei sopravvissuti alla “st.Mary home” che vogliono ritrovare i resti ancora nella fognatura e dando degna sepoltura.

    “Non sappiamo ancora quanti scheletri rimangano in quella fognatura e in che condizioni siano”, spiega Catherine Corless, “E se alcuni di essi si trovino in altre parti di quella struttura. Sono in contatto con molti di quei bambini, oggi adulti, e, per loro, onorare la memoria di chi è ancora sepolto là sotto è molto importante”.

    http://www.famigliacristiana.it/articolo/irlanda-orfanotrofio-degli-orrori-la-verita.aspx

  • Caso Provolo: una vittima ha raccontato di una macabra stanza con catene dove legavano i bambini per violentarli

    Caso Provolo: una vittima ha raccontato di una macabra stanza con catene dove legavano i bambini per violentarli

    Per queste affermazioni hanno fatto un’ispezione oculare nella soffitta dell’Istituto, dove hanno trovato una parete con un buco dove potrebbero essere state attaccate le catene. Hanno trovato altre prove che vanno ad aggravare la condizione dei cinque detenuti.

    Strazianti e macabri dettagli sono stati apportati da una testimone e vittima sui reiterati abusi sessuali i quali, secondo quanto ha denunciato, è stata sottomessa nell’Istituto Provolo di Luján. Grazie a questa testimonianza è stata fatta un’ispezione oculare e sono stati trovati altri elementi per incriminare gli accusati e continuare l’indagine.
    Si tratta di una giovane che è ancora minore di 18 e che ha sofferto reiterati abusi dai 5 anni, quando era alunna internata dell’Istituto Provolo, diretto dal prete Nicola Corradi. Altri testimoni e vittime l’avevano indicata come una delle tante (vittime), ma in quel momento non ha voluto dichiarare. Ora, con l’appoggio psicologico corrispondente, ha accettato di raccontare l’orrore che ha vissuto per anni.
    Ha raccontato come sono stati i primi abusi, la complicità di altre autorità e (altre) religiose che vengono indagate, ma sono ancora in libertà. “Ha raccontato altri eventi come una delle suore che la colpiva, che sapeva ciò che le succedeva, come le suore vedevano quando le veniva mostrata pornografia e dà un dettaglio su una volta quando è stata portata, per abusare di lei, in una stanza dove c’erano catene, le ammanettavano i polsi e che lì si producevano atti di abuso sessuale”, ha raccontato Sergio Salinas, avvocato di Xumex, querelante per le vittime.

    Dietro al racconto della ragazza, hanno chiesto un’ispezione oculare urgente, che ha ricevuto l’opposizione della difesa, ma è stata fatta comunque con il pubblico ministero della causa Gustavo Stroppiana.
    “Questa stanza l’abbiamo trovata dopo cinque scale che non convergono una dietro l’altra, ma che uno deve salire al primo piano, cammina alcuni metri, sale ad un altro piano e così si arriva alla soffitta di tutto l’edificio”, ha specificato Salinas.
    “Lì è stato trovato un pezzo e al momento di aprire la porta, tutto molto tetro ed oscuro come ha detto lei, dove dovevano esserci le catene appese alla parete, c’era un buco nel cemento”, ha raccontato Salinas ed ha continuato: “Uno può dubitare se sono esistite o no le catene, ma ciò che chiama l’attenzione è che sotto a questo c’erano due negativi fotografici, uno che era stato incollato ad altri due negativi ed un terzo con argilla che bisogna fare un lavoro per vedere cosa c’era in questa immagine”.

    Questi negativi sono stati sequestrati dalla Polizia Scientifica per continuare la catena di custodia e per la legalità del processo.
    Nel suo racconto la vittima ha detto che chi l’aveva portata fino alla stanza di questa soffitta era Horacio Corbacho, il prete di 56 anni che oggi si trova detenuto nel padiglione degli abusatori sessuali del carcere penale Boulogne Sur Mer.
    Immediatamente gli investigatori hanno associato questi negativi trovati lì con quanto trovato nella stanza di Corbacho nella prima perquisizione realizzata dall’allora pubblico ministero Fabricio Sidoti. In quel momento sono stati sequestrati elementi di pornografía, immagini e negativi fotografici.
    Sono stati inoltre sequestrati sette computer che stavano in questa soffitta, e centinaia di film in DVD che all’esterno hanno il nome di film per bambini come “Il Re Leone”, ma che devono essere analizzati per controllare se hanno materiale pornografico.

    Dradotto da roberta Pietra

    http://www.diariouno.com.ar/policiales/caso-provolo-una-victima-conto-una-macabra-habitacion-cadenas-donde-esposaban-chicos-violarlos-20170329-n1366424.html

  • MENDOZA: Altri ritrovamenti macabri nell’Istituto Provolo

    MENDOZA: Altri ritrovamenti macabri nell’Istituto Provolo

    Gli investigatori hanno trovato una stanza chiusa con un lucchetto ma la sua chiave non è stata trovata. Inoltre hanno trovato varie bottiglie di bevande alcoliche in un luogo esclusivo dei religiosi.

    Una suggestiva porta chiusa con un lucchetto e nessuno sa cosa c’è dall’altra parte è  una delle cose che si sono trovati di fronte gli investigatori che hanno svolto un’ispezione oculare nell’Istituto Provolo di Luján, dopo la dichiarazione di una vittima, la quale ha denunciato abusi sessuali.

    Il ritrovamento fatto 5º piano della soffitta dell’edificio, dove per  la prima hanno aperto la porta di una stanza nella quale la vittima ha indicato che c’erano catene e lì le vittime venivano ammanettate per abusare di loro. Le catene non c’erano più, ma al loro posto c’era un buco nella parete.

    A pochi metri da lì hanno trovato una porta chiusa con un lucchetto. Hanno provato con quasi 300 chiavi trovate che erano in due grandi insalatiere, ma nessuna lo ha aperto.
    Per questo hanno chiesto l’autorizzazione per una approfondita perquisizione e per far sì che il giudice permettesse di aprire quella porta con la forza in caso fosse necessario, sempre per conservare le prove e che queste non possano essere annullate in un processo legale.

    In questo settore della soffitta hanno sequestrato anche sette computer e centinaia di DVD con copertine di film per bambini, ma tutto sarà esaminato per individuare se c’è materiale pornografico.
    Ma un altro dei ritrovamenti interessanti nell’ispezione oculare avvenuta  martedì pomeriggio  è stata una gran quantità di bottiglie di bevande alcoliche come Fernet, Gancia, birra e vino, che non era lo stesso che si utilizza nelle messe, che stavano in un luogo “esclusivo per la contemplazione religiosa”, secondo quanto ha specificato l’avvocato querelante Sergio Salinas.

    Per questa causa, che è venuta alla luce nel novembre dell’anno passato, il prete che era a carico dello stabilimento,  Nicola Corradi (82) che è agli arresti domiciliari, l’altro religioso che sarebbe stato partecipe, Horacio Corbacho (56), si trova rinchiuso nel padiglione degli abusatori sessuali di Boulogne Sur Mer, insieme ad altri tre civili che lavoravano nell’Istituto: José Luis Ojeda (41), Jorge Bordón (50) che era amministrativo e chirichetto, ed il giardiniere Armando Gómez (46).

    http://www.diariouno.com.ar/policiales/mas-hallazgos-macabros-y-extranos-el-instituto-provolo-20170329-n1366513.html

  • COLOMBIA: Polemica per la difesa dell’Arcidiocesi di Cali in caso di abuso su minori

    COLOMBIA: Polemica per la difesa dell’Arcidiocesi di Cali in caso di abuso su minori

    (CNN Español) – La difesa della Chiesa cattolica in un caso di abuso sessuale su minori da parte di un sacerdote ha generato indignazione, poichè secondo un documento che è circolato sui media e del quale CNN è venuta a conoscenza, gli avvocati della Chiesa assicurano che i genitori delle vittime sono i colpevoli dell’aggressione ai figli.

    Nel 2012, un giudice di Cali — città al sud occidente del paese— ha ritenuto responsabile il sacerdote William de Jesús Mazo Pérez di violenza carnale e abusi contro tre minori di 10, 11 e 12 anni e lo ha condannato a 33 anni di prigione, secondo un documento della Corte al quale ha avuto accesso la CNN. La condanna è stata ratificata in prima e seconda istanza.

    L’accusato rima nel carcere di Villahermosa di Cali, secondo la Procura.

    In accordo con la Procura, il sacerdote —che lavorava nella chiesa La Candelaria, in un quartiere di classe medio bassa— ha abusato dei bambini nell’anno 2009 e “ha dato loro denaro e regali per far sì che non raccontassero quanto successo ai loro famigliari”.

    Le vittime hanno seguito un processo penale per esigere una riparazione integrale, secondo quanto ha raccontato alla CNN  Spagnola l’avvocato Elmer Montaña. Però la polemica è cominciata alla fine di gennaio quando la Chiesa ha presentato un documento davanti al tribunale di Cali nel quale dà la colpa alle vittime per quanto successo.

    Nel documento firmato a nome dell’Arcidiocesi di Cali dall’avvocato Walther Collazos, al quale abbiamo avuto accesso, si dice che i responsabili del danno ai minori furono le vittime indirette (genitori, nonni, zii) poiché “sono venuti meno al loro dovere di protezione, vigilanza, comunicazione e protezione … di alcuni bambini di 10 e 13 anni, che in nessuna circostanza potrebbero decidere, risolvere, determinare il corso e divenire della loro vita e libertà sessuale”.

    Tenendo presente quanto sopra, si determina in questa maniera che la causa del danno è attribuibile in maniera esclusiva alle vittime indirette sono venuti meno al loro dovere di protezione, vigilanza, comunicazione e protezione … di alcuni bambini di 10 e 13 anni, che sotto nessuna circostanza potrebbero decidere, risolvere, determinare il corso e divenire della loro vita e libertà sessuale; esponendoli al rischio; non essendo a conoscenza del dovere di attenzione che gli corrispondeva. In altre parole, la causa efficiente del danno è la condotta negligente adottata dalla stessa vittima indiretta (genitori, nonni, zii), i quali per imposizione, non solo costituzionali come è stato citato, ma morale e di costume, erano chiamati a stare lì per custodire il bene più prezioso … i bambini. Il codice civile determina nell’articolo 2348: “RESPONSABILITA’ DEI GENITORI DI FRONTE AI DANNI OCCASIONATI DAI LORO FIGLI MINORI: I genitori saranno sempre responsabili del danno causato per le colpe o i delitti commessi dai loro figli minori, e che notoriamente provengono da cattiva educazione o di abitudini viziose che gli hanno lasciato acquisire”.

    (Brano del documento dell’avvocato della Chiesa di Cali nel processo contro il sacerdote Mazo Pérez per abuso sessuale di minori)

    Il documento cita un artícolo del Codice Civile nel quale si responsabilizzano i genitori ” del danno causato dai loro figli minori”, come se i bambini avessero commesso una mancanza.

    “Quando le vittime hanno conosciuto questo documento si sono indignati moltissimo. Poiché ovviamente questo ha generato un enorme rifiuto nelle famiglie dei bambini abusati che già sono adolescenti maggiorenni e loro, dopo avere conosciuto questo documento lo hanno reso pubblico per denunciare la posizione della chiesa che loro considerano offensiva e umiliante”, ha aggiunto l’avvocato Montaña.

    La Chiesa si difende

    L’avvocato dell’arcidiocesi di Cali, Walter Collazos, ha ratificato la posizione della Chiesa in una conferenza stampa il 13 di febbraio e disse che i delitti non sono responsabilità di questa istituzione poichè sono stati svolti di notte.

    “[I delitti] non sono stati commessi in orari istituzionali nè in prestazione di servizi. Mazo non era in funzioni pastorali”, ha detto Collazos davanti ai giornalisti, citato dal quotidiano El País di Cali.

    CNN ha comunicato con l’Arcidiocesi di Cali per ottenere una dichiarazione su questo tema, ma una funzionaria di questa istituzione ha detto che monsignor Monsalve non sta dando dichiarazioni per il momento, poiché già ha dato dichiarazioni in altri media.

    In un comunicato della Conferenza Episcopale Colombiana, la Chiesa spiega che il documento in cui “si suppone”  che accusino le famiglie delle vittime, “riflette la posizione di questa giurisdizione in termini giuridici ed è in questi termini che l’avvocato cita il codice civile che parla della responsabilità dei genitori in questi casi”.

    In questo comunicato la Chiesa cita l’appoggio che hanno espresso alcuni movimenti social a monsignor Darío de Jesús Monsalve e citano un documento in cui queste organizzazioni dicono che la polemica intorno all’ex sacerdote cerca di “minimizzare gli animi del compito pastorale per la pace in Colombia”.

    L’Arcidiocesi ha invitato i colombiani a esprimere il loro appoggio attraverso l’hashtag  #CreoEnMonseñor. (#CredoNelMonsignore).

    http://cnnespanol.cnn.com/2017/02/15/polemica-abuso-sexual-de-ninos-por-parte-de-un-sacerdote-cali/

  • Pedofilia. Vescovi francesi chiedono alle vittime dei preti di denunciare gli abusi

    Pedofilia. Vescovi francesi chiedono alle vittime dei preti di denunciare gli abusi

    “Incoraggiamo le vittime a sporgere denuncia presso le autorità giudiziarie alle quali, da parte nostra, segnaleremo i fatti a nostra conoscenza. Ma occorre smettere di lasciar intendere che ogni prete sia un pedofilo potenziale”. Lo ha detto monsignor Georges Pontier, presidente dei vescovi francesi e arcivescovo di Marsiglia, aprendo questa mattina a Lourdes l’Assemblea plenaria dei vescovi di Francia. Nella sua prolusione, rilanciata dal Sir, l’arcivescovo ha ricordato la richiesta di perdono, lo scorso novembre, “al Signore e a coloro che hanno subito atti indicibili da parte di sacerdoti e consacrati, o errori di decisione da parte nostra. Questo non è stato per distoglierci dalle nostre responsabilità”. In tutto l’anno, assicura, “abbiamo messo in campo nelle nostre diocesi e a livello nazionale diverse misure, tra le quali centri d’ascolto per le vittime. Abbiamo sviluppato strumenti di formazione per tutti i responsabili dei bambini e dei giovani”. “Siamo stati affiancati da una commissione di esperti – ha proseguito Pontier – per consigliarci nella gestione dei fatti”. “Siamo profondamente colpiti dalla sofferenza delle vittime e vogliamo accoglierle e ascoltarle nel modo migliore. Siamo risoluti – ha concluso – ad aiutare la giustizia a fare il suo lavoro. Nulla può dispensarcene”.

    Nel richiamare la riflessioni del Consiglio permanente, il 20 giugno e il 16 ottobre dell’anno scorso, in vista delle elezioni presidenziali del 23 aprile e 7 maggio, Pontier – riferisce il Sir – ha citato in particolare anche diversi stralci del documento di ottobre, “Dans un monde qui change, retrouver le sens du politique”, e ha lanciato un monito: “Non possiamo pensare al nostro futuro, ognuno ripiegato su se stesso. Alcuni lo pensano” ma “è un inganno”. Di qui l’invito all’accoglienza e al “dovere della solidarietà”, richiamato spesso dal Papa. “Dovere di solidarietà”, ha spiegato, “è opporsi alla cultura dello scarto e nutrire attenzione per i più deboli”. Per questo è necessario da parte di tutti un cambiamento di atteggiamento verso migranti e rifugiati” passando da un “atteggiamento di difesa e paura” ad un’autentica “cultura dell’incontro”. Da Pontier l’invito che “le paure comprensibili” dopo gli attentati di Daesh non portino ad “un pericoloso sguardo di sospetto nei confronti di ogni musulmano”. “Più che un rischio – afferma l’arcivescovo – la religione islamica è una sfida che dobbiamo accogliere”. “Fondamentale” la questione della formazione degli imam, così come “l’organizzazione di una rappresentanza eleggibile dell’islam nel nostro Paese”.