Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Barbara Blaine: “Oggi la Chiesa è più sicura ma servono le condanne”

    Barbara Blaine: “Oggi la Chiesa è più sicura ma servono le condanne”

    La fondatrice della Snap fu molestata da un prete negli Stati Uniti a dodici anni

    di ARTURO ZAMPAGLIONE

    NEW YORK – “Dal Vaticano arrivano solo parole e promesse, invece di azioni concrete per rimediare alla vergogna”. Barbara Blaine, fondatrice e presidente della Snap (Survivors network of those abused by priest), la più grande associazione americana (e mondiale) delle vittime degli abusi sessuali nella chiesa, non esulta affatto per l’ultimo “motu proprio” di Papa Francesco.

    “Sono triste, scettica, delusa”, dice la Blaine, che fu molestata da un sacerdote quando aveva appena 12 anni.
    La mobilitazione contro i preti pedofili è partita proprio negli Stati Uniti, dove, secondo gli ultimi dati di
    bishopsaccountability. com, 6.528 religiosi sono stati accusati di molestie (il 5,6 per cento del numero totale di sacerdoti) e le vittime superano quota 100mila. Ci sono state migliaia di cause giudiziarie, manifestazioni di protesta, indagini giornalistiche, mentre molte diocesi sono state costrette ad avviare le procedure fallimentari dopo aver pagato miliardi di dollari di risarcimento. Le associazioni delle vittime, a cominciare dalla Snap, sono sempre state una spina nel fianco per il Vaticano.

    Barbara Blaine, perché tanto scetticismo? Non è forse un tentativo, quello di Papa Bergoglio, di rendere più spedite le azioni contro i vescovi che hanno nascosto e protetto i preti pedofili?
    “Non è una questione di procedure giudiziarie, ma di volontà. Nel settembre scorso, sull’onda dell’indignazione e delle cause giudiziarie, il Papa decise l’istituzione di un tribunale ad hoc per processare i vescovi. A parte il fatto che dovrebbero essere la polizia e i magistrati, non il Vaticano, a compiere le indagini e a punire i colpevoli, che cosa è successo in questi nove mesi? Nulla. Tutto è rimasto fermo, come prima. Nessuno è stato punito”.

    Ma che cosa avrebbe potuto fare il Vaticano?
    “Come Sommo Pontefice, il Papa è come un monarca assoluto: ha il diritto di agire da solo, senza aspettare pareri o tribunali, come succede in tante altre occasioni quando qualche vescovo si discosta della linea della Chiesa. Basterebbe quindi che Francesco punisse subito, senza indugi, i vescovi complici dei pedofili e stabilisse il principio che, così come le donne e gli uomini sposati non possono diventare sacerdoti, anche i molestatori devono lasciare l’abito talare. Solo un’azione del genere potrebbe sconfiggere il nostro scetticismo e proteggere davvero i bambini nell’ambito della chiesa”,

    Non negherà, tuttavia, che negli ultimi anni sono stati fatti molti passi avanti, almeno negli Stati Uniti.
    “Sì, la Chiesa è più sicura, grazie a tante vittime che hanno avuto il coraggio di superare la vergogna e denunciare i carnefici. Ma non basta. Dobbiamo fare di più per far rimarginare le ferite, soprattutto psicologiche. E occorre segnalare le ricorrenti ipocrisie del Vaticano”.

    Ipocrisie? Può farci degli esempi?
    “Purtroppo non mancano: cominciamo dal vescovo Robert Finn di Kansas City? Nel 2012 Finn fu condannato da un tribunale americano per non aver denunciato subito alla polizia, pur essendone a conoscenza, un sacerdote della diocesi che aveva scattato foto porno ad alcuni ragazzini. A dispetto della condanna, il vescovo è rimasto in carica per altri due anni: poi si è semplicemente “dimesso” dall’incarico, non è stato certo punito. E continua a conservare i privilegi”.

    Un altro esempio?
    “Lo avete adesso a Roma ed è persino più eclatante: quando era arcivescovo di Boston, il cardinale Bernard Law aveva nascosto alle autorità le malefatte di dozzine di sacerdoti. Alla fine è stato costretto

    ad andarsene da Boston, ma non ha dovuto rinunciare alla toga cardinalizia e gli è stata persino affidata la Basilica di Santa Maria Maggiore. E adesso, sotto Papa Francesco, il cardinale vive ancora nel Palazzo della Cancelleria all’ombra del Vaticano “.

    http://www.repubblica.it/cronaca/2016/06/05/news/barbara_blaine_oggi_la_chiesa_e_piu_sicura_ma_servono_le_condanne_-141346836/

  • Vescovi Usa contro la legge anti-pedofili

    Vescovi Usa contro la legge anti-pedofili

    La denuncia dei media: spesi 2 milioni di dollari per mantenere la prescrizione sugli abusi

    La Conferenza Episcopale statunitense, guidata dal cardinale arcivescovo di New York Timothy Dolan, ha speso tra il 2007 ed il 2015 ben 2,1 milioni di dollari per affidare ad una società di lobbisti il compito di bloccare l’approvazione di una legge, «Child Victims Act» che avrebbe reso piu’ semplice alle vittime dei preti pedofili fare causa alla chiesa cattolica. Lo ha scritto il New York Daily News citando documenti statali. Uno dei punti più osteggiati è l’eliminazione della prescrizione per gli abusi sessuali su minori e l’apertura di una «finestra» di un anno per le vittime che non possono più fare causa in base alla legge vigente.

    La notizia ci riporta in pieno nella realtà magistralmente descritta nel film premio Oscar 2016 di Tom McCarthy «Il caso Spotlight» che ripercorre la storia vera trame vere di un’inchiesta realizzata tra il 2001 e il 2002 da un team di giornalisti del Boston Globe, che fece conoscere prima alla città (con la metà degli abitanti di religione cattolica) poi al mondo intero gli abusi sessuali su minori commessi da circa 90 sacerdoti cattolici e mai denunciati dalle autorità ecclesiastiche bostoniane. L’inchiesta del film si allarga fino a toccare molti altri e sempre più importanti esponenti della Chiesa cattolica di Boston, che furono poi accusati di aver coperto quegli abusi, temendone le ripercussioni mediatiche.

    Le inchieste del team Spotlight portarono in seguito alle dimissioni di Bernard Francis Law, arcivescovo di Boston dal 1984. Law si dimise – dopo molte pressioni – perché accusato di non aver denunciato pubblicamente i casi di pedofilia raccontati dal Boston Globe. Sacha Pfeiffer (Rachel McAdams, nel film) ha detto che la storia del film si conclude nel momento giusto, altrimenti «avrebbe dovuto raccontare le dimissioni di Law e la quasi bancarotta dell’arcidiocesi di Boston».

    Michael Rezedes (Mark Ruffalo, nel film) ha detto, sempre parlando del momento in cui finisce Il caso Spotlight: «A quel punto la diga era esplosa. C’erano tutte queste vittime che pensavano di essere sole e soffrivano in silenzio. All’improvviso si sono rese conto di non essere sole. All’improvviso molte di loro volevano parlarne».

    Dal momento in cui finisce il film a oggi ci sono stati soprattutto tribunali, denunce e sentenze. Dal luglio 2003 l’arcivescovo di Boston è lo statunitense Sean O’Malley, che si era già occupato di casi di pedofilia in altre diocesi. Nel settembre 2003 l’arcidiocesi di Boston pagò circa 85 milioni di dollari come risarcimento nei confronti di molte delle vittime di abusi e nell’agosto 2011 l’arcidiocesi di Boston ha pubblicato una lista con i nomi di 159 preti accusati di pedofilia. BBC scrive che il lavoro del team Spotlight fece partire «un effetto domino globale che ha portato a successive inchieste» in altre parti del mondo.

    Ora la notizia apparsa sul New York Daily News riaccende i riflettori sul vergognoso cerchio di omertà sulla pedofilia della Chiesa cattolica in Usa. Ancora non si è spenta negli States la richiesta ai vescovi Usa di di papa Francesco che ha visitato il paese nel settembre 2015: « Mai più crimini di pedofilia» Nel suo discorso ai vescovi incontrati nella cattedrale di San Matteo a Washington, il Pontefice ha ribadito che ci sono «alcune questioni che non è lecito mettere a tacere» come la pedofilia, la «ferita aperta» nel fianco della Chiesa. «Non si ripetano mai più i crimini» ha detto Bergoglio « ho accompagnato il vostro generoso impegno per guarire le vittime, consapevole che nel guarire siamo pur sempre guariti».

    P. Ser.

    http://www.iltempo.it/esteri/2016/06/01/vescovi-usa-contro-la-legge-anti-pedofili-1.1545508

  • Brasile: Indagano un sacerdote per avere messo incinta una ragazza di 15 anni

    Brasile: Indagano un sacerdote per avere messo incinta una ragazza di 15 anni

    Secondo la sua familia, la vittima frequentava regularmente la chiesa fin da piccola ed era molto religiosa

    La giustizia in Brasile castiga con condanne da otto a quindici anni di carcere chi ha relazioni sessuali con minori di 14 anni.

    Río de Janeiro. Un sacerdote del Brasile, Vitoriano Campos Ambrósio, viene indagato per il sospetto di avere ingravidato una ragazza che ora ha 15 anni, hanno informato oggi fonti ufficiali.

    Il vescovo della diocesi di Quixadá, Angelo Pignoli, ha tolto Ambrósio dall’incarico ed ha assicurato, in una dichiarazione all’ Agencia Brasil dello stato,  che il sacerdote avrebbe riconosciuto i fatti.

    La Polizia dello stato di Ceará (nord est) ha informato che sta indagando sul caso, accaduto nella località di Quixeramobim, e che sta cercando di costatare l’età della vittima al momento in cui si è avvenuto l’atto sessuale.

    La legislazione brasiliana castiga con condanne tra otto e quindici anni di carcere chi ha relazioni sessuali con minori di 14 anni, cosa che considera un delitto di “violazione di vulnerabile”.

    La madre della giovane, la cui identità non è stata divulgata, ha detto alla polizia che sua figlia frequentava regolarmente la chiesa fin da piccola e che era molto religiosa.

    La minore è figlia di una coppia divorziata, che oltretutto è povera, e viveva con la nonna paterna.

    Il vescovo ha sospeso Ambrósio dall’incarico di sacerdote come misura cautelare ed ha annunciato che sarà sottoposto ad un processo giuridico-canonico davanti alla Santa Sede.

    La diocesi ha offerto alla giovane assistenza psicologica e prenatale nella maternità che dirige l’istituzione, anche se il vescovo ha assicurato che la responsabilità economica di assistere il bambino sarà del sacerdote, in qualità di padre.

    Fonte: EFE

  • Raffica di abusi durante le cresime

    Raffica di abusi durante le cresime

    Una denuncia fa scoprire episodi «vecchi» di mezzo secolo in Bassa Sassonia

    «Sei stato vittima di abusi sessuali tra il 1965 e il 1976?». La singolare e inquietante domanda è contenuta in una mail che i vertici della diocesi tedesca luterana di Grafschaft Schaumburg, in Bassa Sassonia, hanno inviato a oltre trecento persone che si cresimarono cinquant’anni fa. Non è il primo caso in Germania. Era accaduto anche nel 2010 in Baviera. Gli ultimi episodi venuti alla luce dopo mezzo secolo sono emersi grazie alla denuncia di un uomo che, nel cinquantesimo anniversario della sua cresima (considerata dai protestanti un rito ma non un sacramento), ha raccontato come il sovrintendente, una carica paragonabile a quella del vescovo, tentò all’epoca di abusare di lui.

    «Vi sono ragioni di credere che l’ex sovrintendente, morto nel 1990, abusò di altre persone sotto la sua protezione», si legge nella mail che l’attuale sovrintendente, Andreas Kuehne-Glaser, ha inviato a 320 uomini e donne che si cresimarono nel periodo compreso fra il ’65 e il ’76, esortando altre eventuali vittime a venire allo scoperto. Il passo è stato lungamente meditato dopo la denuncia dell’ex cresimando, che è arrivata lo scorso settembre. «Per decenni la chiesa evangelica si è rifiutata di vedere e reagire di fronte a chi abusava del suo dovere di protezione», si legge nella mail, dove si sottolinea come ora sia stata presa la decisione «di accettare le nostre responsabilità e rifiutarci di cancellare le esperienze del passato».

    Sei anni fa esplose il caso del coro di Ratisbona, in Baviera. Il vescovo della città, Gerhard Ludwig Müller, ammise abusi sessuali nell’ambiente del celebre gruppo canoro, all’epoca in cui esso era diretto dal fratello dell’allora Papa Benedetto XVI, che però si disse estraneo e del tutto all’oscuro della vicenda. Il vescovo lo scrisse in una lettera ai genitori dei coristi pubblicata sul suo sito internet, nella quale spiegò di «essere venuto a conoscenza di un caso di abusi sessuali (…) negli anni Cinquanta» da parte del direttore del convitto dell’epoca, che fu condannato e successivamente morì. Gli abusi sarebbero stati compiuti tra il 1958 e il 1973. Il fratello di Papa Benedetto XVI, Georg Ratzinger (all’epoca ottantaseienne), è stato alla guida dello storico coro del duomo di Ratisbona dal 1964 al 1993.

    Secondo altre fonti, i responsabili degli abusi sessuali sarebbero stati due religiosi, ambedue morti nel 1984, che per questo sarebbero stati anche condannati a pene detentive. Uno era un ex insegnante di religione e vice direttore della scuola frequentata dai coristi, rimosso nel 1958 dall’incarico. Anche l’altro religioso era stato per alcuni mesi direttore del collegio annesso al ginnasio del coro del duomo, prima di essere condannato nel 1971.

    Prima dello «scandalo del coro», erano stati destituiti due monaci dell’abbazia benedettina di Ettal, sempre in Baviera. Al seminario dei cappuccini a Burghausen furono stati compiuti abusi nei confronti di tre giovani allievi tra il 1984 e 1985, secondo quanto affermò nel 2010 padre Josef Mittermaier, allora responsabile provinciale dei cappuccini bavaresi. Lo scandalo tedesco è iniziato con una raffica di denunce, arrivate a quasi 200 unità, a carico di sacerdoti del collegio dei gesuiti Canisius di Berlino. I vescovi tedeschi chiesero pubblicamente perdono e offrirono la loro disponibilità a collaborare con la giustizia, istituendo un apposito ufficio guidato dal vescovo di Treviri, monsignor Stephan Ackermann.

    Marzio Laghi

    http://www.iltempo.it/esteri/2016/05/24/raffica-di-abusi-durante-le-cresime-1.1542677

  • Prete pedofilo arrestato in Kosovo: estradato in Gran Bretagna

    Prete pedofilo arrestato in Kosovo: estradato in Gran Bretagna

    Preti che abusano di minori. Storie nauseanti che gettano fango sulla Chiesa. Molti sacerdoti si sono scusati con le vittime  e i loro parenti, altri no, altri… Beh, resta il fatto che davanti a tali abomini non si può rimanere inerti. Gli orchi, anche se indossano l’abito talare, devono pagare il loro conto con la giustizia. Un prete pedofilo è stato arrestato nelle ultime ore in Kosovo. Si tratta di Lawrence Spencer, ricercato dalla Polizia britannica dal 2012 in quanto avrebbe commesso numerosi abusi sessuali su minori: nei suoi confronti era stato emesso un mandato d’arresto europeo. La notizia è stata confermata da alcune autorità locali. Niente tolleranza nei confronti dei preti pedofili. In fondo, lo ha detto più volte anche Papa Francesco, che è il simbolo della misericordia. Dinanzi a reati del genere, che ledono gravemente i piccoli, non si può essere tolleranti. Nel periodo compreso tra il 1991 e il 2001, Spencer, che  era sacerdote della chiesa cattolica di Londra, violentò moltissimi bimbi profittando della sua carica e del suo prestigio. Nessuno avrebbe mai immaginato che un pastore sarebbe stato in grado di commettere azioni del genere. Sotto quella tonaca, però, c’era uno spietato pedofilo. Una vera vergogna che la dice lunga sulla gravità della piaga della pedofilia nella Chiesa.

    Lawrence Spencer, che ha più di 70 anni, è stato messo in manette giovedì scorso a Pec. Lo hanno rivelato anche le autorità di Pristina. L’iter di estradizione è iniziato e presto il religioso arriverà in Gran Bretagna per essere sottoposto a un processo che porterà sicuramente a una pesante condanna. Non si ancora quante sono le vittime del prete britannico, ma certamente non sono poche. E’ veramente un grosso problema quello degli abusi sessuali commessi da esponenti della Chiesa cattolica come Lawrence Spencer. Il fenomeno è diffuso un po’ ovunque anche se, secondo recenti indagini, dagli ultimi due decenni del ‘900 ad oggi il maggior numero di casi di pedofilia registrati nel mondo riguarda Canada, Stati Uniti, Irlanda e Australia. Nessuno Stato, però, è privo di casi di abusi commessi da sacerdoti. E’ stato scoperto che circa l’80% dei casi di violenze commesse da preti sia stato denunciato negli Usa, precisamente nella diocesi di Boston. Da un’indagine condotta 14 anni fa su invito della Conferenza Statunitense dei Vescovi Cattolici, tra il 1950 e il 2002 il 4% dei preti operanti negli Usa era stato accusato di reati di natura sessuale. Tutto ciò fa semplicemente rabbrividire. E la Chiesa cattolica come si comporta davanti a questo obbrobrio? Beh, sin dall’emersione dei primi scandali, la Chiesa ha cercato di ‘gettare acqua sul fuoco’ demonizzando i media per il risalto che hanno sempre dato ai casi di abusi commessi da sacerdoti, sottolineando che si tratta di un fenomeno concernente tutte leistituzioni, non solo la Chiesa. Sarà, ma tali scandali fanno perdere credibilità alla Chiesa, anche perché ha spesso cercato di difendere i sacerdoti, occultando prove ed altro, e non si è mai, o poche volte, adoperata per dare un sostegno morale alle piccole vittime. Ciò è indubbiamente vergognoso. Negli ultimi anni, anche sulla scorta delle innumerevoli polemiche, ha deciso di adottare una politica di ‘tolleranza zero’ nei confronti di preti pedofili. Tutto ciò, però, non è bastato a far riacquistare credibilità alla  Chiesa, ritenuta colpevole di aver coperto molti casi di pedofilia. Ricordiamo, ad esempio, che 12 anni fa un avvocato statunitense, William McMurry, ha intentato un’azione legale contro il Vaticano in quanto avrebbe coperto una vicenda di abusi su tre minorenni. Benedetto XVI, predecessore di Papa Francesco, venne accusato di aver coperto una vicenda di violenze sessuali commesse da un prete in Texas. Il Pontefice, però, si appellò all’immunità diplomatica per evitare problemi.

     

  • Vingt-Trois vuol vederci chiaro sugli abusi sessuali attribuiti al sacerdote psicanalista Tony Anatrella

    Vingt-Trois vuol vederci chiaro sugli abusi sessuali attribuiti al sacerdote psicanalista Tony Anatrella

    L’arcivescovo di Parigi, il cardinale André Vingt-Trois, ha diffuso una nota per invitare coloro che ritengono di essere stati vittime di abusi sessuali da parte di monsignor Tony Anatrella a presentare all’Autorità ecclesiastica una formale denuncia contro questo prelato. “Non essendo in grado di agire sulla base di dichiarazioni anonime e indirette, il cardinale ha chiesto di incoraggiare le persone a stabilire un contatto personale e presentare una denuncia”, afferma la nota dell’arcidiocesi di Parigi che sembra finalmente intenzionata a vederci chiaro nell’attività del sacerdote psicoanalista accusato di molestie sessuali sui suoi pazienti.

    Come è noto, i primi fatti addebitati al sacerdote, che attualmente è consultore del Pontificio Consiglio per la famiglia e collabora anche con altri dicasteri vaticani, risalgono a 39 anni fa. La denuncia alla polizia è stata presentata da Daniel Lamarca, un ex seminarista che nel 1987 era in terapia psicanalitica con Anatrella, che avrebbe avuto con lui dei rapporti sessuali proprio dopo essersi impegnato a ‘guarirlo’ dalla omosessualità. La sua testimonianza è apparsa nel 2006 su Golias, rivista diretta da Christian Terras, che ha redatto un dossier su “Gli strani metodi del dottor Anatrella”, che esamina in tutta la sua gravità la trasgressione, da parte del sacerdote psicoterapeuta della deontologia professionale e il superamento delle frontiere di ciò che è legalmente accettabile: “cosa che rappresenta – si legge – il colmo dell’ipocrisia”.

    Una considerazione analoga è stata formulata dalla psicanalista Louisa de Urtubey, per la quale “il passaggio all’azione sessuale da parte di un analista, è considerato da diversi psichiatri alla stregua di un atto di pedofilia”, dal momento che “la posizione del terapeuta è di tipo parentale, per la regressione indotta dal trattamento e l’instaurazione del transfert”.
    Le “strane pratiche” alle quali Anatrella ha fatto ricorso durante la psicoterapia con Lamarca, afferma Terras, sono certamente “deontologicamente inaccettabili, moralmente rivoltanti, ben lungi da una sana assistenza psicologica”, e sembrerebbero ricondurre al tentativo, non raro in alcuni psicanalisti “scelti in modo imprudente”, di “servirsi del loro paziente per risolvere i loro problemi psicologici, per esempio un rapporto difficile nei confronti della propria tendenza omosessuale mal accettata”. Tentativo tanto più grave in questo caso, in cui l’analista è anche un sacerdote, che nasconde “un grave attentato alla dignità di persone libere e un’impostura intellettuale completata da un grave attentato all’integrità dell’altro”.
    L’ex seminarista de La Mission de France, Lamarca, ha raccontato che nell’87, a 23 anni, si era lasciato convincere, dal sacerdote psicanalista, a condividere insieme alcuni esercizi di “lavoro corporeo” che sarebbero poi sfociati in abusi sessuali.
    La psicanalista Dominique Bourdin, docente in psicopatologia clinica all’Università di Parigi, ha seguito Daniel Lamarca dopo la traumatica esperienza con Anatrella, nella quale “costui aveva ripetutamente imposto a Daniel carezze e approcci sessuali, che provocavano il godimento del ‘terapeuta’, sotto il pretesto di tentare innovativi approcci terapeutici”. “Daniel è stato dolorosamente segnato da questa esperienza”, afferma l’analista che lo ha aiutato a rielaborare i gravi abusi sessuali e di potere subiti ad opera di Anatrella.
    La professoressa Bourdin, che aveva lasciato a Daniel Lamarca l’espletamento dei passi ufficiali per la denuncia dell’abuso, si è poi stupita della successiva carriera folgorante di Anatrella in Vaticano. Una carriera scandita da “prese di posizione sempre più intransigenti” tanto da ingenerare nella Bourdin il dubbio se effettivamente il giovane si fosse rivolto alle autorità ecclesiastiche competenti e se fosse il caso di intervenire di persona. “Per ciò che mi riguarda – aveva scritto su Golias – dopo le informazioni datemi da Daniel, ogni volta che mi si è presentata l’occasione ho fatto sapere a colleghi o responsabili ecclesiali che vi erano ragioni etiche importanti (senza precisare quali) per non inviare pazienti da Anatrella. E talvolta ho espresso la mia tristezza e la mia collera per vederlo sfilare sui media”. “Ho avuto l’occasione di constatare – aveva confidato inoltre – la pressione e la forza della legge del silenzio ecclesiale sugli atti di pedofilia. E la maniera in cui arrivano a tacere coloro che in un primo momento sono indignati e tormentati”. “La parola libera. L’impostura menzognera uccide”, aveva sintetizzato invece il dossier firmato da Christian Terras, annotando: “Qualche volta i lupi approfittano dello smarrimento del gregge o del pastore”.
    Lamarca denunciò 10 anni fa quanto gli era accaduto all’allora arcivescovo di Parigi, il cardinale Lustiger, che gli promise di interessarsene. Ma in realtà non fece niente e Anatrella rimase dov’era a fare quello che faceva. E col tempo è diventato uno degli esperti cattolici più quotati sul tema dell’omosessualità, citatissimo da tutti i siti cattolici. Collaboratore, a quanto risulta, alla stesura dell’istruzione di Benedetto XVI che proibisce l’ingresso in seminario a quanti pur inconsapevolmente hanno tendenze omosessuali. Tanto che l’associazione francese omosessuale cristiana “David et Jonathan” si è chiesta: “Tenuto conto di questi nuovi elementi, Tony Anatrella resterà il portavoce ufficiale o semiufficiale della Chiesa Cattolica in Francia su tutti i temi che concernono l’omosessualità?”.

    S.C.

  • Pedofilia,arrestato in Kosovo ex prete ricercato da autorità inglesi

    Pedofilia,arrestato in Kosovo ex prete ricercato da autorità inglesi

    Un ex sacerdote britannico, Lawrence Soper, sul quale pendeva un mandato d’arresto europeo per abusi sessuali su bambini, è stato arrestato in Kosovo. Lo hanno annunciato funzionari della polizia locale. Le autorità britanniche avevano emesso il mandato di arresto nel 2012 perché nel periodo 1991-2001, quando era prete della Chiesa cattolica di Londra, era accusato di aver commesso reati sessuali contro minori.

    http://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/pedofilia-arrestato-in-kosovo-ex-prete-ricercato-da-autorita-inglesi_3008583-201602a.shtml

  • Tornano le accuse contro monsignor Anatrella, consultore del Pontificio Consiglio per la famiglia

    Tornano le accuse contro monsignor Anatrella, consultore del Pontificio Consiglio per la famiglia

    Monsignor Tony Anatrella, psicanalista francese, consultore del pontificio consiglio per la famiglia, viene accusato di molestie sessuali. Le accuse, raccolte dal sito Mediapart (fondato da ex giornalisti di Le Monde), provengono da “diverse vittime” che sarebbero state molestate nel corso di sedute psicoterapeutiche. Monsignor Anatrella era stato bersaglio già negli anni passati di accuse, che non avevano avuto seguito, e l’arcidiocesi di Parigi avrebbe ricevuto segnalazioni già nel 2001. Il prelato l’anno scorso fu definito da Avvenire “tra i massimi studiosi mondiali del ‘rischio gender’, autore di numerosi saggi sul tema”. Ed è suo il commento che ha corredato il Documento della Congregazione per l’Educazione Cattolica sulla non ammissione dei gay al sacerdozio, pubblicato sull’Osservatore Romano il 29 novembre 2005.

    “A febbraio scorso – ricorda AskaNews –  monsignor Anatrella ha avuto una certa risonanza mediatica quando, ad un corso di aggiornamento per nuovi vescovi, ha affermato che per i vescovi questo obbligo non esiste. Per il “Vaticano”, i vescovi cattolici “non sono obbligati a denunciare gli abusi del clero sui bambini”, ha riassunto il quotidiano britannico The Guardian. Subito contestato dal cardinale Sean O’Malley, presidente della Pontificia commissione per la tutela dei minori, che in una nota a nome della commissione ha affermato che vige invece la “responsabilità morale ed etica di denunciare gli abusi presunti alle autorità civili”.

    Le accuse contro il sacerdote psicanalista per comportamenti impropri e molestie sessuali durante le sedute di analisi (al limite dello stupro se si considera che l’analista esercita comunque una funzione di guida sul paziente e può abusare di tale potere)  si ripropongono a dieci anni esatti da episodi analoghi che nel 2006 furono riportati dall’agenzia Adista insieme alla drammatica testimonianza di una vittima. In psicoanalisi,  terapia orale fondata sulla parola, senza alcuna azione, non devono esservi contatti fisici di nessun genere. L’analista come persona deve mantenere un ruolo di pura neutralità, per consentire il corretto avvenire del transfert; tra paziente e analista, nessun altro incontro al di fuori delle sedute. “Queste regole fondamentali e rigorose della psichiatria freudiana, monsignor Anatrella, psicanalista, da anni interprete e portavoce delle teorie le ha violate”, denunciò Adista rivelando anche il nome di colui che subì gli abusi sessuali, l’ex seminarista francese Daniel Lamarca, 23enne all’epoca dei fatti.

    Il giovane raccontò che anni dopo gli abusi ebbe un colloquio con Anatrella “per sapere come spiegava che vi fossero stati dei rapporti sessuali nell’ambito di una terapia”. “Lui – ricostruisce l’ex allievo del Seminario della Missione di Francia – cerca di intellettualizzare o di filosofeggiare sui termini, e di spiegarmi che non si può parlare di ‘rapporti sessuali’, che i termini ‘rapporti’ e ‘sessuali’ non potevano essere impiegati qui. Che lui lo chiami come vuole, io so quello che è stato fatto. Gli chiedo se lo trova normale. Allora mi cita il nome di un terapista americano ai cui lavori si appoggia. Allora gli chiedo se è così che cura di solito le persone che vanno da lui. Mi dice che sono stato l’unico. Gli chiedo allora che cosa mi ha fatto meritare questa terapia così particolare. Mi risponde: “perché è lei che me l’ha chiesta”. Ed aggiunge: ‘forse mi sono sbagliato’. Anche se è una risposta che non è da terapista, mi ci è voluto molto tempo per capire che no, non l’avevo chiesta io. Nel 1999 ottengo un’udienza presso il cardinale Lustiger. Gli confido la mia storia. Lui è sorpreso, sconvolto, afferma di credermi, mi assicura la sua preghiera, si preoccupa di quello che mi può accadere, mi dice che dev’essere aperta un’inchiesta. Mi chiede se sarei d’accordo, nel caso in cui l’inquirente lo volesse, a testimoniare davanti a lui ed eventualmente a mettere per scritto ciò che gli ho raccontato. Rispondo di sì, ma fino ad oggi non sono mai stato contattato da un inquirente…”.

    Sante Cavalleri

  • Francia, i gesuiti: sulla pedofilia a rischio la credibilità della Chiesa

    Francia, i gesuiti: sulla pedofilia a rischio la credibilità della Chiesa

    La rivista Études affronta il nodo degli abusi sessuali e rileva come la reputazione dell’istituzione troppo spesso venga prima dell’ascolto delle vittime, mentre le norme introdotte da Benedetto XVI e Francesco con difficoltà trovano applicazione a livello locale. E’ invece importante che i ragazzi sotto choc siano aiutati a parlare, a liberarsi di un’esperienza tanto traumatica. Il potere della Chiesa deve essere al servizio dei più deboli.

    FRANCESCO PELOSO – CITTA’ DEL VATICANO

    «Études», la rivista dei gesuiti francesi, nel suo numero in uscita a maggio, interviene con un editoriale dal titolo «La verità vi renderà liberi» sul tema pedofilia nella Chiesa. Il testo trae spunto da una serie di eventi e di fatti di cronaca che hanno rimesso al centro del dibattito pubblico il tema degli abusi sui minori. Eventi come il film «Spotlight», vincitore del premio Oscar, che racconta la celebre inchieste del «Boston Globe» del 2001 sull’insabbiamento da parte della diocesi dei tanti casi di abuso su minori verificatisi in lungo arco di tempo. La vicenda si concluse con le dimissioni dell’arcivescovo dalla città americana, il cardinale Bernard Law. Poi c’è stata la testimonianza del cardinale George Pell, prefetto della Segreteria per l’economia, di fronte alla «Royal commission» australiana che indaga sul fenomeno degli abusi sui minori nel Paese, nella Chiesa e non solo. La testimonianza del cardinale ha suscitato clamore e attenzione a livello mondiale. Infine ha avuto eco mediatica la chiamata in causa del cardinale Philippe Barbarin di Lione da parte della giustizia francese, con l’accusa di aver coperto alcuni episodi di abuso, vicende alle quali fra l’altro la Chiesa francese sta provando a rispondere.

    Secondo Etudes vanno sottolineati alcuni punti: intanto lo scandalo degli abusi oltre alla gravità in sé, al danno enorme che provoca alla vittima, getta discredito sulla morale cattolica e su quella sessuale in particolare, una morale molto esigente, che esce danneggiata nella sua proposta da vicende di questo tipo. «Ne va – si afferma – della stessa testimonianza cristiana». Quindi si precisa che l’imposizione del silenzio alla vittima, circostanza emersa in tanti casi, soprattutto in quelli meno recenti, equivale ad abusare una seconda volta di quest’ultima. E ancora si mette in luce come troppe volte prevalga, nelle diocesi, nel clero, la preoccupazione per il buon nome dell’istituzione rispetto al crimine commesso, alla violenza subita dal minore. Per altro le varie norme e la sensibilità introdotte sulla materia da Benedetto XVI e da Francesco, non trovano sempre riscontro nella realtà delle chiese locali, il clericalismo ha ancora la meglio (e non va confuso con l’obbedienza).

    «Da Benedetto XVI in avanti – si legge nel testo – la dottrina ufficiale della Chiesa è chiara e ferma nel condannare questi atti, nella necessità di segnalare alla giustizia i preti potenzialmente colpevoli, nello stabilire la loro esclusione da ogni attività con i giovani e l’eventuale sospensione dallo stato clericale. Ma resta una distorsione fra i principi e la pratica». «Troppo spesso, ancora – si osserva – la volontà di proteggere la reputazione dell’istituzione ha la meglio sulla cura e l’ascolto effettivo delle vittime», al contrario la cultura del segreto impone il silenzio laddove la parola sarebbe liberatoria. Anche nelle società secolarizzate, si spiega, la Chiesa resta una istituzione educativa di riferimento, e non verrà perdonata a causa delle contraddizioni fra l’esigenza alta del suo messaggio, e i comportamenti di coloro che sono incaricati di diffonderlo. Si delinea poi il quadro psicologico dell’abuso sul minore; quest’ultimo per la vergogna e lo choc tende a non raccontare quanto gli è accaduto, anche per molto tempo. Tanto più è necessario allora, è la valutazione, ascoltare le vittime. Al contrario «imporre il silenzio alla vittima, o anche dargli la sensazione che le sue parole ’disturbano’, equivale ad abusarla una seconda volta».

    «Lo scandalo della pedofilia clericale» ci mostra il prete inteso come ’uomo di Dio’, che vive separatamente, in modo differente dagli altri uomini. «Il ragazzo che lo vede come tale – prosegue l’editoriale – perché gli viene presentato così, è portato a donargli tutta la sua fiducia. Abusare di questa fiducia e imporgli una relazione di dominio che vìola la sua intimità, significa distruggere nel ragazzo ogni capacità di stabilire con gli altri un’autentica relazione di fiducia. Colui che si credeva un amico ha invece le sembianze di un predatore».

    Si fa quindi riferimento al Vangelo e al fatto che Gesù stesso si presenta come colui che accoglie i bambini, che li riconosce come persone e non come oggetto di cui disporre a proprio piacimento. «Quando le vittime sono invitate ad esprimersi in piena libertà se ne vedono i frutti positivi E’ il caso della Germania dove, nel 2009, l’episcopato ha attivato un numero di telefono per raccogliere le loro testimonianze». In molti Paesi sono poi state istituite commissioni indipendenti grazie al lavoro delle quali sono venuti alla luce fatti che gravavano sulla memoria delle vittime. L’editoriale ricorda inoltre come presso l’Università Gregoriana di Roma sia stato creato un Centro di protezione per l’infanzia, lanciato nel febbraio del 2015, il cui obiettivo è quello di formare dei responsabili della Chiesa per far fronte al problema e sviluppare dei programmi di prevenzione. In Francia, poi, il vescovo di Orleans, monsignor Jaques Blanquart, ha promosso una struttura d’accoglienza formata da volontari fra cui si trovano anche uno psicanalista, un terapeuta, e una persona che ha subito abusi in passato, c’è poi un numero verde per le vittime. «Nella tradizione cristiana – è la conclusione – il potere deve essere messo al servizio dei più deboli. Ne va della coerenza del messaggio».

    http://www.lastampa.it/2016/05/07/vaticaninsider/ita/nel-mondo/francia-i-gesuiti-sulla-pedofilia-a-rischio-la-credibilit-della-chiesa-IZMKIRYLSiQxCGbzkWzngL/pagina.html

  • Abusi, sacerdote a processo

    Abusi, sacerdote a processo

    Un religioso 65enne rischia il carcere per atti sessuali su una giovane di cui era curatore e altri reati

    Un sacerdote 65enne dovrà rispondere di atti sessuali con fanciulli, con persone dipendenti, sfruttamento dello stato di bisogno e coazione sessuale. Il religioso, arrestato in settembre, avrebbe abusato a più riprese di una donna, già agli inizi degli anni 2000, quando la giovane era minorenne. Allora l’uomo era parroco nel Locarnese. Rischia oltre cinque anni di carcere.

    La procuratrice capo Chiara Borelli ipotizza anche il reato di sviamento della giustizia e favoreggiamento, dato che lui avrebbe fatto di tutto per salvare la giovane di cui si occupava da un procedimento per una truffa.

    La vittima è la 28enne processata due settimane fa insieme al compagno per il tentato assassinio di Purasca e per le scorribande con un’arma ad aria compressa (vedi articoli correlati).

    Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti la donna era ancora nelle mire del prete anche quando, durante le indagini, sul suo computer fu ritrovato materiale pedopornografico. Il sacerdote venne quindi sollevato dal suo incarico, ufficialmente per motivi di salute.

    http://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Abusi-sacerdote-a-processo-7291613.html