Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Lione, il cardinale troppo misericordioso con il prete abusatore

    Lione, il cardinale troppo misericordioso con il prete abusatore

    Le storie, nel loro orrore, rivelano sofferenze tenute nascoste per decenni. “Quel prete creava intorno a se una piccola corte… mi baciava sulla bocca… Ogni sabato, alle riunioni, dovevamo fuggire le sue attenzioni… Durante un pellegrinaggio a Fatima ha tentato di stuprarmi in tenda… Molti genitori non ci credevano e ci dicevano di non parlare così di un prete… Io sono stato abusato…  era un personaggio autoritario e carismatico”. Seduto nell’ufficio di una piccola impresa edile di Lione, ascolto il giovane imprenditore François Devaux, trentasettenne, Alexandre Hezez-Dussot, operatore finanziario quarantasettenne, Bertrand Virieux, cardiologo quarantaquattrenne.

    Una minuscola pattuglia degli abusi di massa, di cui è responsabile il prete Bernard Preynat per lunghi anni guida riverita di scout cattolici. Ben sessantasette sono le vittime di questo predatore negli anni dal 1979 al 1991, che ancora nel 2015 esercitava tranquillamente il suo ministero sacerdotale nella diocesi di Lione. Come se niente fosse accaduto. Quando i tre hanno scoperto l’ampiezza degli abusi, hanno fondato l’associazione La Parole liberée (La Parola liberata) e hanno chiesto invano di essere ricevuti dal Papa.

    Scrivo sul taccuino la cifra: 67. Perché bisogna immaginarsele in fila una dopo l’altra, a riempire una stanza, le vittime adolescenti di quelle che papa Francesco ha chiamato una volta le “messe nere” degli abusi, vittime mai risarcite, mai raggiunte dalla notizia che il colpevole era stato punito. Anche François, Alexandre e Bertrand non potevano credere alla sistematicità di questi abusi, finché lo scandalo quest’anno non è scoppiato a Lione ed è diventato materia di discussione in tutta la Francia.

    Realizzare una riforma radicale – come quella di superare la pratica secolare degli insabbiamenti, portare alla luce gli abusi, punire in maniera esemplare gli stupratori e mettere finalmente al centro le vittime come chiedeva Benedetto XVI già nel 2010 – è un’opera che non può essere compiuta soltanto in Vaticano. Quando si tratta di cambiare mentalità e prassi delle gerarchie ecclesiastiche nei cinque continenti i papi sono molto meno sovrani di quanto si creda.

    Francesco si è impegnato sin dalla sua elezione. Già nel luglio 2013 ha inasprito nel codice penale vaticano le sanzioni contro laviolenza sessuale e il possesso di materiale pedopornografico. Nel 2015 ha creato una sezione giudiziaria speciale presso la Congregazione per la Dottrina delle fede, dove si possono denunciare per “abuso d’ufficio” i vescovi negligenti nel perseguire violenze sessuali nelle proprie diocesi. Per guidare la sezione Francesco ha istituito un Segretario aggiunto della Congregazione, incaricato di occuparsi unicamente della questione. Infine, poco più di un mese fa il papa ha stabilito le procedure per rimuovere i vescovi, che non si sono attivati per colpire gli abusi e per loro negligenza abbiano causato un “grave danno ad altri”.

    Insomma, la cornice giuridica per perseguire in ogni modo i colpevoli di abusi e i vescovi, che non intervengono tempestivamente, c’è tutta. Ma fare le leggi è solo il primo passo. Serve che nell’ambito delle diocesi e soprattutto delle conferenze episcopali – nello spirito di decentramento perseguito dal pontefice – si metta in atto una politica rigorosa di attuazione delle norme.

    Il caso scoppiato nella diocesi di Lione è particolarmenteilluminante. I crimini del prete Preynat sono stati commessi prima dell’insediamento dell’attuale vescovo, il cardinale Philippe Barbarin arrivato in diocesi nel 2002. Ma fin dall’inizio la vicenda ha lo stigma del classico insabbiamento. Il suo predecessore cardinale Albert Decourtray, allertato da alcuni genitori, allontana Preynat dalla sua parrocchia promettendo che non avrà più a che fare con adolescenti. Di fatto Preynat finisce in una zona di campagna, naturalmente a contatto con dei giovani. “Ancora nel 2014 – racconta Alexandre Hezez-Dussot – Preynat stava con bambini: era attivo come cappellano della scuola Saint Marc a Cour la Ville e lavorava nel patronato St.Claire di una colonia estiva a Coteau. Ne ho informato personalmente il cardinale Barbarin”.

    Già, il cardinale Barbarin. Mentre guida la diocesi, non si ha notizia di nessun crimine commesso da Preynat. Il prete gli ha promesso che il passato gli fa schifo ed è una pagina chiusa. Ma il cardinale non lo ha denunciato all’autorità giudiziaria come la legge francese espressamente esige. Sulla data relativa al momento in cui sarebbe venuto a conoscenza dei reati di Preynat (naturalmente tutti prescritti tranne quattro), Barbarin è stato contraddittorio. Prima ha affermato di averlo saputo solo nel 2014, poi ha dichiarato che era successo nel 2007 (e in tal caso potrebbe cadere in prescrizione la sua mancata denuncia). In ogni caso i suoi critici si domandano perché abbia atteso soltanto il 2015 – dopo un intervento del Vaticano, a cui si era rivolta una delle vittime – per allontanare il prete predatore da ogni incarico. Perché tra i tanti controsensi della vicenda c’è anche che Preynat era stato nominato a capo di un decanato e a far parte del Centro di formazione dei laici della diocesi di Lione (Sedif).

    A maggio il Papa ha dichiarato al giornale cattolico francese la Croixche Barbarin aveva preso le “misure necessarie” e lo aveva definito una personalità “coraggiosa, creativa, missionaria”. Ma dinanzi alla conferenza episcopale francese restano tre interrogativi pesanti: 1.Può un cardinale violare la legge? 2. Non è un pessimo precedente lasciare in attività sulla parola chi ha commesso abusi su minori, sapendo che quasi sempre sono criminali seriali? 3. Mettere tutto nel dimenticatoio, non è un modo di denegare giustizia alle vittime?

    Giugno scorso il cardinale Barbarin è stato interrogato per dieci ore dalla polizia di Lione per potenziale “messa in pericolo della vita altrui”. La vicenda continua.

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/07/24/lione-il-cardinale-troppo-misericordioso-con-il-prete-abusatore/2928637/

  • CORTE SUPREMA DEL REGNO UNITO RESPINGE RICORSO IN APPELLO DELLA SOCIETA’ TORRE DI GUARDIA. LA CHARITY COMMISSION RIPRENDE ORA A PIENO REGIME

    CORTE SUPREMA DEL REGNO UNITO RESPINGE RICORSO IN APPELLO DELLA SOCIETA’ TORRE DI GUARDIA. LA CHARITY COMMISSION RIPRENDE ORA A PIENO REGIME

    Questa mattina, Jonathan Sanders, investigatore capo per l’inchiesta della Charity Commission sui Testimoni di Geova, ha inviato la seguente mail:

    Buon pomeriggio,

    vi scrivo per darvi un rapido aggiornamento delle nostre indagini pubbliche sulle politiche di tutela e gli enti di beneficenza collegati ai Testimoni di Geova.

    Come forse saprete, una delle nostre indagini riguarda la Società Torre di Guardia del Regno Unito. Abbiamo attivato questa indagine nel 2014. La Torre di Guardia ha in seguito iniziato quello che si è rivelato essere un lungo contenzioso contro di noi. Abbiamo difeso con fermezza la nostra posizione. Abbiamo avuto ragione ad aprire l’inchiesta. Abbiamo vinto il nostro caso in ogni Tribunale che ha esaminato la questione, più recentemente in Corte d’ Appello. La Torre di Guardia ha poi deciso di provare a ricorrere alla Corte Suprema. Sono lieto di comunicarvi che oggi ho appreso che la Corte Suprema ha respinto la loro richiesta. Questo significa che alla Torre di Guardia è preclusa ogni altra via per presentare ricorso. Pertanto faremo ciò che abbiamo fatto sin dal 2014, ossia proseguire con la nostra indagine.

    Un enorme ringraziamento a quelli di voi che si sono incontrati con me, Nick e Chris nel corso degli ultimi mesi, per aver condiviso con noi personalmente le vostre storie, e grazie anche a tutti coloro che hanno inviato email o che ci hanno parlato al telefono. C’è molto lavoro da fare, ma la sentenza del tribunale è un importante traguardo.

    Questa notizia è assolutamente meravigliosa per quelli di noi che seguono con attenzione il lavoro della Carithy Commission del Regno Unito; come ha osservato il sig. Sanders, la Società Torre di Guardia non ha più possibilità di presentare ricorso contro il lavoro della Charity Commission e ora deve semplicemente conformarsi all’indagine.

    Che la Società Torre di Guardia perda o meno il suo status di ente caritatevole nel Regno Unito è certamente opinabile; oggi, virtualmente ovunque, le religioni continuano a godere dello status di esenzione fiscale, indipendentemente dalla quantità dell’effettivo “volontariato” svolto e dagli scandali associati a loro.

    Comunque, a prescindere dall’esito, le informazioni che potranno essere portate alla luce durante questa indagine e le concernenti notizie dei media, saranno assolutamente preziose per il nostro attivismo, proprio come l’inchiesta della Commissione Reale australiana.

    Gradirei ringraziare personalmente il sig. Sanders e tutti le persone coinvolte nella Commissione per il duro lavoro svolto finora, e mi incoraggia constatare che la Corte Suprema non ha neppure esaminato il ricorso della Torre di Guardia, ma ha respinto la loro stessa richiesta di appello. E’ una bella notizia che i tribunali non siano più tolleranti con coloro che combatterebbero per i loro “diritti” per nascondere quegli scandali e abusi.

    Attendo con interesse di saperne di più sull’inchiesta e continuerò ad aggiornare questo sito quanto più possibile.

    VEDI ALL’ARTICOLO ORIGINALE INFORMAZIONI PER CONTATTARE LA CHARITY COMMISSION

    Articolo a firma di ALEXANDRA JAMES ,18 LUGLIO 2016

    Libera traduzione a cura favisonlus

    FONTE: JWVICTIMS

    Breaking News: UK Supreme Court Rejects Application for Appeal by Watchtower; the Charity Commission is Now Full Steam Ahead

  • Vittima di un prete pedofilo si toglie la vita dopo l’affossamento della legge che gli avrebbe permesso di ottenere giustizia

    Vittima di un prete pedofilo si toglie la vita dopo l’affossamento della legge che gli avrebbe permesso di ottenere giustizia

    Brian Gergely solo 10 anni. Viveva in una devota famiglia cattolica che frequentava la chiesa di Holy Name ad Ebensburg, negli Stati Uniti. In qualità di chierichetto avrebbe dovuto solo occuparsi di assistere il sacerdote durante i riti della messa, ma monsignor Francesco McCaa si era tramutato per lui in un mostro nascosto dietro una tonaca nera. Abusava sessualmente di lui in sacrestia e nel confessionale.
    Brian avrebbe voluto raccontare quello che gli stava accadendo, ma la comunità aveva posto monsignore McCaa su un piedistallo. Gli abusi sono durati per oltre sette anni.
    Oggi Gergely avrebbe dovuto avere 46 anni, ma venerdì scorso si è tolto la vita. L’estremo gesto è giutto dopo che settimana settimana, il Senato spogliato l’House Bill 1947 dal provvedimento che avrebbe permesso alle vittime di abusi sessuali di poter chiedere giustizia nei tribunali anche una volta scaduti i termini legali. La Chiesa Cattolica ha pagato più di 2,1 milioni ad alcune società lobbistiche per impedire l’approvazione della legge.
    I suoi amici, altri sopravvissuti di abusi, sottolineano come la sua morte arriva pochi giorni dall’affossamento di una legge che Gergely sperava potesse permettergli di ottenere giustizia per quanto da lui subito. Un sacerdote gli aveva strappato la vita e la prescrizione impediva al religioso di dover rispondere dei suoi crimini. La polizia aveva anche accertato come il monsignore avesse abusato di almeno 15 minori tra il 1961 e il 1985, ma la prescrizione lo assolveva da quei crimini.

    http://gayburg.blogspot.it/2016/07/vittima-di-un-prete-pedofilo-si-toglie.html

  • Regno Unito. Testimoni di Geova condannati a risarcire una vittima di abuso sessuale infantile e al pagamento di un milione di sterline di spese legali. La sentenza confermata in appello

    Regno Unito. Testimoni di Geova condannati a risarcire una vittima di abuso sessuale infantile e al pagamento di un milione di sterline di spese legali. La sentenza confermata in appello

    I TESTIMONI DI GEOVA DEVONO PAGARE I 1 MILIONE DI STERLINE DI SPESE LEGALI IN SEGUITO ALL’ABUSO SESSUALE DI UNA BAMBINA DA PARTE DI UNO DEI LORO MEMBRI 

    ANTEFATTO:

    Lo scorso anno una donna che non può essere nominata, aveva ottenuto dall’Alta Corte di Londra un importante risarcimento in relazione a una causa civile intentata contro la Società Torre di Guardia per una vicenda di abusi sessuali commessi a suo danno da Peter Stewart, un servitore di ministero dei Testimoni di Geova.

    Il caso ha rappresentato la prima causa civile contro l’organizzazione religiosa nel Regno Unito.

    La vittima, secondo quanto testimoniato nel corso del procedimento, aveva subito ripetute molestie quando aveva tra i 4 e i 9 anni di età. La chiesa geovista era informata delle accuse mosse contro Stewart poiché l’uomo aveva abusato anche di un altro bambino nella comunità religiosa ma nonostante gli atti di pedofilia perpetrati, aveva potuto continuare a essere membro dell’organizzazione e a ricoprire il suo incarico dichiarandosi pentito.

    Stewart era stato inoltre condannato nel 1991 per il crimine di stupro, in un caso non correlato, ma quando nel 2001 stava per essere interrogato dalla polizia dopo le accuse della donna, era deceduto. In una dichiarazione resa alla BBC, la vittima aveva affermato che i Testimoni di Geova considerano gli abusi sessuali un peccato che deve essere risolto internamente all’organizzazione.

    La Società Torre di Guardia aveva presentato appello contro la sentenza.

    NOTA: Sull’antefatto vedi approfondime nell’articolo del THE GUARDIAN del 19 giugno 2015, al link di seguito

    https://www.theguardian.com/uk-news/2015/jun/19/woman-abused-jehovahs-witness-minister-damages

    QUESTA SETTIMANA

    Come spiegato all’Alta Corte di Londra, la vittima, oggi 20enne, era stata molestata da un anziano e “servitore di ministero ”, Peter Stewart, per un periodo di cinque anni a Loughborough  tra gli anni 1980 e 1990.

    L’anno scorso, il giudice aveva condannato l’organizzazione a pagare 275.000 sterline di risarcimento alla vittima  per non averla protetta e per non avere avvertito gli altri genitori riguardo a Stewart.

    La chiesa si era appellata contro la sentenza.

    Tuttavia questa settimana la Corte d’Appello ha respinto il ricorso e ha deciso che la chiesa dovrà pagare alla vittima di Stewart 275.000 sterline di indennizzo oltre alle enormi spese legali del caso, che sono state stimate in circa 1 milione di sterline

    Stewart, che aveva effettuato sessioni di studio della Bibbia e attività di evangelizzazione porta a porta, aveva molestato settimanalmente la bambina, che non può essere nominata per motivi legali.

    Il trauma subito aveva rovinato la sua formazione scolastica e professionale e le aveva provocato incubi strazianti e pensieri ricorrenti di suicidio.

    I fatti erano precipitati quando “era svenuta sul letto accanto a un mucchietto di paracetamolo”, mentre era in vacanza con il marito, “lasciandogli un biglietto d’addio”.

    Nel 2000, venuta a conoscenza che l’uomo stava per essere scarcerato, la donna aveva rivelato a sua madre quello che lui le aveva fatto. Aveva denunciato l’abuso alla polizia, ma Stewart era deceduto nel 2001, a 72 anni, prima che potesse essere consegnato alla giustizia.

    Inoltre Stewart era stato condannato nel 1995 per aver abusato sessualmente di una ragazzina e di un ragazzo che facevano parte della congregazione dei Testimoni di Geova.

    La chiesa ha negato di poter essere ritenuta responsabile per il comportamento del “servitore di ministero”Peter Stewart.

    L’uomo, hanno sostenuto gli avvocati, non era un dipendente, e faceva “poco più che un lavoro di riassetto” dopo le adunanze della chiesa e non aveva alcuna responsabilità per la tutela dei bambini.

    Respingendo il ricorso,  il Giudice Floyd ha comunque dichiarato che non si trattava solo di un caso di abuso sessuale opportunistico.

    Il rapporto di Stewart con la chiesa era “simile al lavoro” e il suo ruolo come servitore di ministero lo ha posto in una posizione di fiducia.

    Il suo status ufficiale gli ha fornito “l’apparente autorità di avere accesso a bambini non accompagnati “.

    E, se non fosse stato per questo, la madre della bambina non lo avrebbe mai accolto in casa.

    Gli anziani della chiesa non erano nemmeno riusciti ad assumere le misure necessarie per proteggere i bambini della congregazione nel 1990, dopo che erano stati sollevati i sospetti dell’abuso di un’altra bambina da parte di Stewart.

    Il Giudice Floyd ha affermato che era “corretto e ragionevole” condannare l’organo di governo della chiesa a pagare il risarcimento.

    Fonte della notizia LEICESTER MERCURY

    http://www.leicestermercury.co.uk/jehovah-s-witnesses-face-1m-legal-bill-after-young-girl-was-sexually-abused-by-one-of-its-members/story-29491614-detail/story.html

    Regno Unito. Testimoni di Geova condannati a risarcire una vittima di abuso sessuale infantile e al pagamento di un milione di sterline di spese legali. La sentenza confermata in appello

  • Papa rimuove arcivescovo brasiliano

    Papa rimuove arcivescovo brasiliano

    Papa Francesco ha rimosso l’arcivescovo di Paraíba (Brasile), Aldo di Cillo Pagotto, che era stato già sospeso dal Vaticano perché accusato di aver avuto una relazione con un ragazzo 18enne e di aver insabbiato casi di pedofilia nella sua diocesi.

    Le indagini della gendarmeria vaticana sull’arcivescovo sono partite lo scorso anno, nel 2015. Da subito gli è stato vietato di ordinare sacerdoti e diaconi e di accogliere nuovi seminaristi espulsi da altre diocesi. Nello stesso periodo, alcuni siti e blog brasiliani avevano diffuso una lettera che conteneva accuse pesanti contro il monsignore, che lo hanno portato in tribunale, ottenendo che tutto il materiale venisse rimosso da internet.

    Secondo i media brasiliani, la lettera portava la firma di Mariana José Araújo Silva, che si presentava come una parrocchiana della parrocchia di San Rafael, che accusava l’arcivescovo di avere una relazione affettiva e sessuale con Micheal, ragazzo 18enne ricoverato, riportava la lettera,  in una clinica nel quartiere Jaguaribe a João Pessoa, per disturbi mentali.

    Tutto il materiale, anche quello in cui si accusava Pagotto di aver insabbiato casi di pedofilia da parte di preti della sua diocesi, era stato inviato alla Nunziatura brasiliana e rimandato poi a Roma, da dove l’estate scorsa è stato inviato un rappresentante vaticano a Paraíba per indagare sul caso. Oggi, quindi, la rimozione dall’arcidiocesi.

  • Francia, nuovi casi di pedofilia: accusati quattro preti

    Francia, nuovi casi di pedofilia: accusati quattro preti

    Sono stati sospesi dall’arcivescovo di Lione, nel mirino per aver coperto alcuni casi

    L’arcivescovo di Lione, il cardinale Philippe Barbarin, ha annunciato di aver sospeso quattro preti accusati di pedofilia, spiegando che i loro casi sono stati posti all’attenzione delle autorità giudiziarie francesi. Barbarin si è limitato a dire che i quattro lavoravano nellaregione di Lione, nel centro della Francia, senza fornire altri dettagli. Ha poi aggiunto che altri preti sono “oggetto di misure speciali”, ma non ha precisato quanti. Questo mese la polizia aveva interrogato Barbarin per oltre 10 ore sulle attività di un prete pedofilo, padre Bernard Preynat, risalenti ai primi anni ’90, chiedendo perché i casi non fossero stati segnalati alle autorità civili. Preynat è stato messo sotto indagine a gennaio per i suoi presunti abusi sessuali sui boy scout nel 1991 e il suo avvocato riferisce che ha ammesso gli abusi; è stato rilasciato su cauzione. Diverse vittime di pedofilia hanno denunciato il cardinale Barbarini accusandolo di non avere segnalato gli incidenti alle autorità e di avere lasciato al loro posto i preti accusati.

    http://www.lapresse.it/francia-quattro-preti-accusati-di-pedofilia.html

  • Svizzera: Commissione indipendente per le vittime di abusi

    Svizzera: Commissione indipendente per le vittime di abusi

    A partire dal prossimo mese di settembre, nella Svizzera romanda le vittime di abusi sessuali commessi da sacerdoti e operatori pastorali il cui reato è stato prescritto, potranno rivolgersi direttamente ad una speciale Commissione indipendente dove potranno “trovare ascolto e sostegno”. La nuova “Commissione di ascolto, conciliazione d’arbitraggio e riparazione” (Cecar) è stata presentata alla stampa a Losanna martedì scorso.

    L’esempio belga
    L’iniziativa – riferisce l’agenzia Apic – si ispira al percorso già intrapreso dalla Chiesa in Belgio. La Commissione è composta da due rappresentanti delle vittime, tre membri della società civile e due rappresentanti della Chiesa cattolica. In pratica, le vittime saranno ascoltate da un comitato di tre conciliatori che hanno il compito di accertare la fondatezza delle denunce. Esse non dovranno comunque portare prove, ma dimostrare la veridicità dei fatti denunciati e, soprattutto, avranno la possibilità di parlare della loro situazione attuale. La persona chiamata in causa come responsabile degli abusi sarà interpellata e al termine delle audizioni, i conciliatori e la vittima elaboreranno insieme una proposta di soluzione che sarà sottoposta all’esame della Commissione.

    La volontà dei vescovi e dei religiosi di riparare al male commesso
    Sarà inoltre esaminata la possibilità di un risarcimento finanziario, per la quale la Conferenza episcopale svizzera  (Ces) ha messo a disposizione un fondo di 500mila  franchi svizzeri. Ad annunciarlo è stato mons. Charles Morerod, vescovo della diocesi di Losanna, Ginevra e Friburgo che ha dato il suo attivo sostegno al progetto proposto nel 2010  dal gruppo “Sostegno alle persone abusate in una relazione con un’autorità religiosa. La somma che potrà essere rivista se necessario vuole essere un segno della volontà dei vescovi e delle Congregazioni religiose svizzere di riparare al male commesso.

    Sofferenza delle vittime anche per il silenzio della gerarchia
    “Incontrando le vittime – ha spiegato mons. Morerod  – ci si rende conto che la distanza temporale non annulla la sofferenza, anche dopo tanto tempo. È una sofferenza dovuta non soltanto all’abuso subito, ma anche alla negazione e al silenzio della gerarchia”. Per ora l’iniziativa è limitata alla Svizzera francofona. ma – ha detto la presidente della Commissione Sylvie Perrinjaquet – nulla impedisce che possa essere estesa in futuro alla Svizzera tedesca. (A cura di Lisa Zengarini)

    http://it.radiovaticana.va/news/2016/06/23/svizzera_commissione_indipendente_per_le_vittime_di_abusi_/1239287

  • La Chiesa libanese e il sacerdote pedofilo

    La Chiesa libanese e il sacerdote pedofilo

    Le vittime degli abusi sessuali perpetrati dal sacerdote libanese maronita di Beirut Mansour Labaki attendono da anni dignità e giustizia e una riabilitazione sociale che, in Libano, può venire solo se la Chiesa maronita riconosce il prete colpevole. Ciò non sta accadendo, malgrado egli sia stato condannato da un tribunale ecclesiastico per pedofilia su ragazze minorenni e la Congregazione per la Dottrina della Fede (CdF) lo abbia già sanzionato (19 giugno 2013). Ma Labaki gode di autorevoli protettori (si è esposto per lui perfino il patriarca della Chiesa maronita, card. Béchara Boutros Raï, e non è chiaro cosa lo abbia spinto, v. Adista Notizie n. 13/16), tanto che in Libano sono le vittime ad essere sotto accusa, a rischio della loro stessa vita, e denunciate. Abbiamo chiesto a una di loro, Marilene Ghanem, di spiegare quali difficoltà incontrano nel Paese mediorientale e soprattutto perché. Potrà aiutarle il motu proprio di papa Francesco “Come una madre amorevole” (v. Adista Notizie n. 22/16) che prevede la rimozione dei vescovi “negligenti” che nulla hanno fatto per proteggere dagli abusi i piccoli e gli indifesi? Non ci crede molto Marilene, che accusa di “negligenza” anche la Chiesa di Roma.


    Ad oggi, il Libano è forse l’unico Paese in cui la pedofilia perpetrata dai preti non viene riconosciuta come crimine dalla Chiesa locale. Anzi, quest’ultima, non contenta di seguire una stretta politica di protezione del prete pedofilo, attacca le vittime sulle reti televisive e attraverso la stampa, addirittura impegnando il suo capo e guida spirituale, il patriarca di Antiochia Béchara Boutros Raï.

    Le vere motivazioni che spingono le autorità ecclesiali autoctone a reagire in questo modo sono molteplici, ma possono riassumersi in un’unica ragione: evitare lo scandalo. Mentre le ragioni che esse adducono sono ben altre, ovviamente celate dietro riflessioni di alto livello teologico oppure ammantate da scuse demagogiche tipo la salvaguardia della situazione precaria dei cristiani del Medioriente.

    Infatti, coloro che credono alla colpevolezza di Labaki incitano sordidamente i mass media a dissimulare perché, dicono, siamo in una società che convive con l’Islam, per cui non possiamo stendere il bucato sporco dei prelati alla luce del sole. L’invito è a tacere e sopportare per non indebolire la presenza cristiana: meglio, secondo loro, tenere sotto chiave il marcio sordido presente nella Chiesa che esporre la malattia di alcuni di fronte a tutti.

    Coloro che non credono alla colpevolezza di Labaki non riescono ad accettare la contraddizione tra l’immagine e la sostanza, ovvero le opere di bene che questo sacerdote ha compiuto e le gravi colpe, addirittura crimini, che gli sono stati irrevocabilmente imputati dal Vaticano. Eccoli ricorrere allora alla teoria del complotto, motivata secondo loro dall’invidia delle autorità ecclesiastiche altolocate (anche vaticane) nei confronti del successo del sacerdote (autore di libri, cantautore stimato, fondatore di due case per orfani, ecc.) e “dimostrata” dalla corrispondenza per mail intercorsa tra le vittime e le suddette autorità, ottenuta per sottrazione fraudolenta e in seguito abilmente maneggiata e consegnata, dal patriarca stesso, a papa Francesco a prova dell’innocenza del pedofilo Labaki. Dietro a tale “complotto” ci sarebbe di volta in volta la massoneria internazionale, il sionismo ebraico, le sette sataniche.

    Essi non credono alla colpevolezza di Labaki perché incapaci di vedere e accettare l’altra faccia della medaglia, quella oscura. Non era stato così anche per Marcial Macial Degollado, per citarne solo uno a titolo d’esempio? Quest’ultimo era persino amico di Giovanni Paolo II, tanto che il suo caso non è affiorato che dopo il decesso del papa.

    Per screditare le vittime e salvare il “lupo”, la Chiesa maronita, tramite alcuni predicatori su Telelumière e NourSat, mantiene l’ambiguità circa la condanna definitiva di Labaki. Come? Sovrapponendo il tribunale civile a quello ecclesiastico. Il noto sacerdote libanese p. Marwan Khoury sostiene, contro l’evidenza del Diritto canonico e della prassi della Chiesa d’Occidente, che la CdF allontana qualsiasi prete dalle sue funzioni sacre appena lo si accusa di pedofilia, ma si riserva di pronunciarsi definitivamente solo alla fine dell’indagine e di fronte alla condanna da parte dei tribunali civili. Non è vero. Una domanda sorge spontanea: se la Chiesa libanese non chiarisce questo equivoco, perché Roma persiste a tenere sotto silenzio la sentenza definitiva contro Labaki pronunciata nel 2013? Eppure io ho incontrato nel 2013 il numero due della CdF, mons. Ladaria, per metterlo in guardia contro le possibili e future mosse del mostro che, purtroppo, continuano ad avverarsi a danno delle vittime libanesi. Il silenzio vaticano non fa che accrescere il dubbio sulla sincerità delle vittime e la colpevolezza del carnefice.

    E non finisce qui. In Libano, è in atto un processo contro le vittime che sono accusate di falsa testimonianza, diffusione di materiale privato e associazione a delinquere. Questa è la seconda denuncia con questa accusa, giacché quella pronunciata nel 2014 è stata ricusata dal giudice per dichiarazione di incompetenza.

    Questo è il Libano, un Paese dove aleggia una democrazia fantasmagorica ma dove in pratica vige una legge ferrea, quella del confessionalismo religioso. È la mancanza di laicità che ci impedisce di trattare persino le tematiche più gravi da un punto di vita antropologico e ci obbliga a ricorrere sempre alla religione per giustificare l’operato, anche il più becero, degli uomini di dio (sia chiaro, con la lettera minuscola).

    La mia esperienza mi porta a concludere che i discorsi del papa, come il sostegno alle vittime e la sua conclamata affermazione della tolleranza zero, persino l’ultimo suo motu proprio sulla negligenza dei vescovi, lasciano il tempo che trovano e le vittime nella loro disperazione. Ne sono prova le molteplici associazioni pro-vittime che spopolano su internet e accusano l’indifferenza e la negligenza delle alte sfere ecclesiastiche. Io stessa non ho ricevuto nessuna risposta, né dal papa né dal card. Parolin, alle mie lettere in cui espongo dettagliatamente la situazione critica delle vittime libanesi. Ne va della nostra vita, e non sto esagerando. Mansour Labaki a suo carico ne ha una settantina, quelle che hanno avuto il coraggio di sporgere denuncia. Sono sicura che ce ne sono altrettanto nascoste, fagocitate dalla paura e dalla vergogna di denunciare.

    La logica che la Chiesa persegue? Per ora è solo punitiva nei confronti dei sacerdoti pedofili, nell’intento di espellere il male dal suo interno, noncurante della formazione oscurantista dei seminari di cui questi preti sono il frutto; di certo non è riparativa nei confronti delle vittime di abuso: il telefono del Comitato dei 9 che il papa ha istituito per le vittime squilla sempre a vuoto.

    * Béchara el Raï, in un’immagine di Piotr Rymuza, tratta dal sito Wikimedia Commons, licenza e immagine originale. La foto è stata ritagliata. Le utilizzazioni in difformità dalla licenza potranno essere perseguite.

    http://www.adista.it/articolo/56384?utm_campaign=shareaholic&utm_medium=facebook&utm_source=socialnetwork

  • Accusa di pedofilia, parroco assolto

    Accusa di pedofilia, parroco assolto

    PARENZO. Il parroco di Visinada, Aloizije Baf, 83 anni, esce giuridicamente a testa alta dall’accusa di molestie sessuali ai danni di alcune giovanissime fedeli del borgo, per le quali era stato denunciato. A salvarlo sono stati la prescrizione di parte dei reati contestati e il cambiamento di rotta da parte di alcuni testimoni nella loro deposizione. Il Tribunale regionale di Velika Gorica (Croazia continentale), dove si è celebrato il processo di secondo grado, ha emesso la sentenza assolutoria esecutiva, senza possibilità di appello o ricorso. A nulla sono valse le richieste della Procura che il procedimento venisse rifatto. Per una parte del capo d’imputazione è subentrata la prescrizione; quanto alle altre, i testimoni e una delle ragazze presunte vittime hanno modificato in aula la loro deposizione rispetto a quanto dichiarato nella fase istruttoria.
    È stata messa dunque la parola fine a questa vicenda che a lungo ha tenuto banco a Visinada. Due anni fa il quotidiano “24 sata” (24 ore) era entrato nel cuore della vicenda parlando soprattutto delle rivelazioni di un’alunna quattordicenne. «Dopo il catechismo – aveva raccontato la ragazza – il parroco mi ha invitato in sacrestia e lì ha cominciato ad abbracciarmi, a baciarmi e a toccarmi. Dopo la Cresima ho smesso di andare in chiesa», aveva concluso. Ebbene, nell’aula del tribunale la ragazza e sua madre hanno affermato di essersi inventate la storia per incassare i soldi di una non meglio precisata assicurazione.
    Era poi uscita allo scoperto l’insegnante di catechismo Marija Busi„ – che non lavora più nella scuola di Visinada – la quale aveva più volte informato i vertici della Diocesi di Parenzo-Pola su quelle che definiva deviazioni sessuali dell’anziano prete, senza però ottenere alcun riscontro. Senza esito era rimasto anche il volantino-denuncia inviato a vari indirizzi – tra i quali quello del vescovo – da parte di un gruppo di intellettuali, genitori e parrochiani. «Don Alojzije Baf non ha freni inibitori nel suo comportamento sessuale – avevano scritto – e perciò va rimosso. Noi lo subiamo da 33 anni e adesso è giunta l’ora di dire basta». Il quotidiano aveva riportato infine i racconti di alcune donne che avevano definito a luci rosse le confessioni. Nel giugno del 2014 don Baf era stato sospeso dalla Diocesi. Ora, l’assoluzione. (p.r.)

  • Preti pedofili: interrogato arcivescovo di Lione accusato di omessa segnalazione

    Preti pedofili: interrogato arcivescovo di Lione accusato di omessa segnalazione

    Si stringe il cerchio delle indagini sull’arcivescovo di Lione, cardinale Philippe Barbarin, che è stato convocato e sentito dalla polizia francese che lo accusa di non aver segnalato casi di presunta pedofilia da parte di sacerdoti della diocesi retta dall’alto prelato. Le indagini preliminari nell’ambito delle due inchieste aperte dalla procura di Lione in merito si chiudono con questo interrogatorio.

    La parola passa ora ai magistrati che dovranno decidere se istituire o meno un procedimento a carico del cardinale, che non è in stato di fermo ed è stato sottoposto a interrogatorio in regime di audizione libera, come precisa Le Figaro.

    Barbarin è stato “sentito come testimone e come ogni testimone, gli viene chiesto ciò che sa” ha detto uno dei suoi legali, André Soulier. Il cardinale francese secondo gli investigatori non avrebbe denunciato abusi sessuali su minori, in dettaglio il caso di un sacerdote accusato di violenze sessuali commesse nell’arco di 5 anni, dal 1986 al 1991, ai danni di giovani scout.

    Il 25 aprile scorso il porporato ha riconosciuto “gli errori nella gestione e la nomina di alcuni sacerdoti” e chiesto scusa alle vittime. Di recente il Papa ha voluto un giro di vite sui vescovi che non denunciano gli abusi sessuali commessi dai “loro” sacerdoti.

    Con un motu proprio Francesco ha introdotto nuove misure che rendono possibile rimozione dei vescovi dal loro incarico nei casi di abusi sui minori: “fra le cosiddette gravi ragioni (di rimozione, Ndr) c’è sicuramente la negligenza dei vescovi nell’esercizio delle loro funzioni, specialmente nei casi di abusi sessuali sui minori o sugli adulti vulnerabili” ha chiarito il Pontefice.

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