Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Papa Leone XIV, pedofilia: il dossier contro Prevost prima del Conclave

    Papa Leone XIV, pedofilia: il dossier contro Prevost prima del Conclave

    Di seguito vi riproponiamo l’articolo di Andrea Morigi pubblicato su Libero del 5 maggio sul cardinale Robert Francis Prevost, eletto ieri Papa con il nome di Leone XIV. Sul nuovo Pontefice, prima del Conclave, gravavano le ombre sullo scandalo pedofilia nella Chiesa americana e le accuse di aver “coperto” due casi.

    «Il meno americano tra gli americani» è il cardinale Robert Francis Prevost, vescovo di Chiclayo in Perù. Pur essendo nato a Chicago nel 1955 proviene da una famiglia di origini italiane, spagnole e francesi e perciò non è considerato uno yankee dai porporati sudamericani che lo sponsorizzano, sensibilizzati dalla berretta rossa honduregna Óscar Rodríguez Maradiaga, 82enne e quindi troppo anziano per essere eletto al Soglio Pontificio. Di Prevost, nel Sacro Collegio è apprezzata soprattutto l’esperienza missionaria e pastorale maturata fra il 2001 e il 2013, gli anni in cui era priore generale degli Agostiniani. Avendo studiato in Europa e viaggiato in lungo e in largo per i 50 Paesi dove è presente il suo ordine religioso, padroneggia numerose lingue e soprattutto non è percepito come uno dei candidati preferiti dell’attuale amministrazione Trump. Altrimenti, non sosterrebbero uno statunitense.

    Da quando, nel gennaio 2023, Papa Francesco lo ha messo a capo del Dicastero per i Vescovi e della Pontificia Commissione per l’America Latina, il Prefetto si è distinto per la sua riservatezza. Di fronte alle spinte per il sacerdozio femminile, tuttavia, non ha nascosto che, a suo parere, «la clericalizzazione della donna non necessariamente risolve il problema, anzi potrebbe crearne uno nuovo». In questo, come nel resto della sua attività in Curia, ha obbedito al Santo Padre, consigliandolo sulle nomine, senza schierarsi. Meglio non esporsi troppo, quando si punta in alto. Così si riescono a schivare gli schizzi di fango che provengono dalle fazioni opposte e non hanno risparmiato nemmeno il cardinale Prevost. Gli organi di informazione cattolica più conservatori, come Infovaticana, hanno tirato fuori un dossier che lo accusa di aver coperto, grazie anche alla nomina di un vescovo amico, due preti accusati di pedofilia. La vicenda risale al 2019 ed è stata illustrata in una lettera al Pontefice da un gruppo di persone che si dichiarano vittime di abusi da parte di un sacerdote della loro diocesi, Eleuterio Vásquez Gonzales, che avrebbe aggredito sessualmente tre minori.

    La questione torna a galla l’8 settembre scorso su America Television, durante il programma “Quarto Potere”. Quattro giorni dopo, la diocesi di Chiclayo diffonde un lungo comunicato, nel quale chiede all’emittente di smentire le falsità presenti nel servizio e specifica che «il caso è stato inviato alla Santa Sede, è stato archiviato per mancanza di prove e, di fronte al ricorso pubblico di uno dei querelanti, la causa è stata riaperta, è stata nuovamente oggetto di indagine ed è attualmente all’esame del Dicastero per la Dottrina della Fede».

    In ogni caso, «dal momento della ricezione della denuncia, e fermo restando il diritto alla presunzione di innocenza, si è proceduto secondo gli orientamenti della Chiesa sia nell’indagine preventiva che nell’applicazione delle misure cautelari: l’allontanamento dalla parrocchia e il divieto di esercizio pubblico del ministero sacerdotale» del sacerdote accusato, il quale peraltro si è sempre dichiarato estraneo alle accuse che gli vengono rivolte. Inoltre, «l’affermazione secondo la quale la Chiesa ha voltato le spalle alle presunte vittime non corrisponde alla verità. Al contrario, è stata data loro la libertà di sporgere denuncia presso il tribunale civile ed è stato loro offerto aiuto psicologico». Ma ormai il siluro è partito e, anche se Sua Eminenza il cardinale Prevost non è stato colpito, dovrà occuparsi di risolvere la faccenda una volta per tutte prima di pensare alla Cattedra di Pietro.

    https://www.liberoquotidiano.it/news/personaggi/42552443/papa-leone-xiv-pedofilia-dossier-contro-prevost-prima-conclave/

  • Rebus conclave, tra eredità e promesse da mantenere

    Rebus conclave, tra eredità e promesse da mantenere

    È un rebus il conclave che inizia quest’oggi. I 133 cardinali elettori sono chiamati a votare per il successore di Francesco in un clima di grande incertezza. Perché, nonostante il ricovero al Gemelli, nessuno si aspettava la scomparsa di Bergoglio. E perché la freschezza portata dal primo Papa pescato «quasi dalla fine del mondo» non è un’eredità facilmente replicabile. Solo se ci sarà un porporato che riuscirà a entrare in Sistina come vi entrò Ratzinger nel 2005, e cioè con un numero di voti piuttosto elevato, tutto potrà essere in discesa. Ma se così non sarà, il collegio dovrà darsi da fare parecchio per individuare un papabile e non è impresa semplice.

    Sono diversi i temi che impegneranno la Chiesa nel futuro e, con essa, chi ne sarà al timone, il 267esimo successore di Pietro. È su di essi che i porporati giocano le loro carte, si mostrano e si nascondono, in vista della Sistina. Sono stati trattati direttamente nell’ultima congregazione generale: la lotta agli abusi, la trasparenza economica, la riorganizzazione della Curia, la sinodalità, l’impegno per la pace e la cura del creato, con il profilo esplicitamente richiesto di «un Papa pastore, maestro di umanità, capace di incarnare il volto di una Chiesa samaritana, vicina ai bisogni e alle ferite dell’umanità».

    FRANCESCO HA INDETTO diversi Sinodi chiedendo ai laici una maggiore partecipazione anche nei processi decisionali. Negli ultimi anni ha provato a proporre un modello di governance più partecipativo, ma l’accoglienza non è stata univoca. Esistono delle resistenze. C’è chi pensa che maggiore collegialità, o se vogliamo democraticizzazione, significa desacralizzare il papato, dopo la «grande desacralizzazione» messa in campo da Benedetto con la rinuncia. Non era così per Francesco, che si concepiva ultimo fra gli ultimi e il suo ministero un semplice servizio e non un esercizio di potere.

    SUL VATICANO, e l’argomento è laterale fino a un certo punto, incombe un deficit di bilancio pesantissimo, in tutto 83 milioni di euro. Le casse sono vuote anche perché le diocesi americane e tedesche, prosciugate dai risarcimenti dovuti alle vittime dei preti pedofili, non convogliano più verso Roma ingenti offerte come avveniva un tempo. La Chiesa «minoranza», come la immaginava Ratzinger, è probabilmente chiamata a un importante ridimensionamento delle sue strutture, a partire dalla magniloquenza romana, un modello che a conti fatti non regge più.

    MA C’È DELL’ALTRO. I recenti scandali finanziari – non ultimo il processo per l’acquisto di un immobile a Londra da parte della segreteria di Stato e l’opaco utilizzo dell’obolo di San Pietro – hanno intiepidito i fedeli, che tendono a non fidarsi più come un tempo delle gerarchie. Il gregge oggi vive altrove, lontano dagli intrighi dei palazzi, un passo avanti quanto ad autenticità rispetto a molti presuli e porporati. Così occorre una figura impeccabile al soglio di Pietro, come era Francesco. E pulita, senza quelle ombre che difficilmente reggerebbero l’urto dell’indignazione popolare.

    Bergoglio ha portato più donne nei posti di comando della Chiesa, ma è una certezza il fatto che tutto ciò non basta. Più donne nei gangli dei processi decisionali aiuterebbero la Chiesa a sconfiggere davvero la piaga della pedofilia ecclesiastica sulla quale ieri la rete l’Abuso ha riportato numeri impressionanti: più di mille i preti colpevoli di violenze su minori in Italia. 4500 vittime negli ultimi 25 anni. Eppure 133 soli uomini sono chiamati a eleggere il successore di Francesco. Vi fossero delle donne anche in questa fase lo scossone a una istituzione inspiegabilmente ancora prettamente maschile e verticale sarebbe notevole.

    https://ilmanifesto.it/rebus-conclave-tra-eredita-e-promesse-da-mantenere

  • Spunta il dossier Burke: i silenzi sugli abusi e il trans a capo della Congregazione di suore

    Spunta il dossier Burke: i silenzi sugli abusi e il trans a capo della Congregazione di suore

    Alla vigilia del Conclave, non si placano i veleni e le fake news in Rete sui cardinali. Dopo il finto malore di Parolin e il video su Tagle che canta Imagine di John Lennon, questa volta a essere preso di mira è il cardinale americano ultraconservatore Raymond Leo Burke, tra i più «ostili» a Papa Francesco. Sulla stampa statunitense, circolano notizie riguardo posizioni «dubbie» a lui attribuite sui temi legati all’omosessualità, mentre Burke si è sempre definito strenuo difensore della dottrina cattolica.

    L’affaire riguarderebbe le Serve Francescane di Gesù, comunità religiosa fondata nel 1997 proprio con l’approvazione di Burke quando era vescovo di La Crosse, nel Winsconsin. Le polemiche che dunque risalgono a una ventina di anni fa ma di cui la stampa americana finora non ha mai parlato riguarderebbero la fondatrice della Congregazione, Julie Green, dichiaratamente transgender. Nonostante Burke abbia sempre contestato le posizioni di Francesco sui diritti per gli omosessuali e il matrimonio tra persone dello stesso sesso, la nomina di Green è stata da lui bene accetta, sottolineando che era stata approvata dalla Santa Sede. Una posizione, quella del porporato, che stride con le sue idee ultraconservatrici, espresse in più occasioni.

    Difensore della messa tridentina, si è sempre opposto alle aperture della Chiesa su questi temi, come ha invece fatto Francesco. Successivamente, nel 2003, la Congregazione fu soppressa proprio dal porporato statunitense. «Julie Green vive nella menzogna!», scriveva un sacerdote in una lettera del 2002 all’arcivescovo Gabriel Montalvo, nunzio negli Stati Uniti. «È un transessuale, un maschio biologico. Lui è in realtà Joel Green, che ha subito un’operazione sessuale per apparire fisicamente come una donna. Temo che la Chiesa in America subirà un altro scandalo sessuale se Julie Green continuerà ad essere riconosciuta come suora e se il vescovo Burke riceverà i suoi voti». «Quello che non è mai stato preso in considerazione è che il vescovo Burke lo ha portati qui», dice un altro sacerdote. «E questo è davvero un punto dolente per molte persone».

    C’è poi un altro dossier che circola in Rete. Ed è quello relativo allo scandalo degli abusi sessuali da parte di sacerdoti. La diocesi di La Crosse ha recentemente riferito che dal 1950 al 2002 solo 10 su un totale di 705 chierici sono stati giudicati colpevoli di cattiva condotta sessuale, un tasso dell’1,4%. Per contro, il Consiglio dei vescovi cattolici degli Stati Uniti ha riportato una media nazionale di circa il 4% nello stesso periodo. Complessivamente, a La Crosse sono state accertate solo 31 accuse di abusi sessuali da parte del clero. Solo tre di questi casi hanno fatto notizia in Wisconsin. Uno riguardava un sacerdote non diocesano, Timothy Svea, che faceva parte di un ordine religioso; gli altri due sacerdoti sono morti.

    Burke non avrebbe gestito le conseguenze dello scandalo nell’arcidiocesi di Saint Louis, ignorando la situazione. Tanto che al giornalista del St. Louis Post-Dispatch Ron Harris, che gli aveva chiesto di indicare le priorità della diocesi, Burke aveva risposto: «Come organizzare le nostre parrocchie e le nostre scuole cattoliche».

    https://www.msn.com/it-it/notizie/mondo/spunta-il-dossier-burke-i-silenzi-sugli-abusi-e-il-trans-a-capo-della-congregazione-di-suore/ar-AA1EeaUh

  • Prevost e soci, i coinvolti negli abusi sessuali non vanno votati

    Prevost e soci, i coinvolti negli abusi sessuali non vanno votati

    Contrariamente a quanto vorrebbe la narrazione ufficiale – volentieri rafforzata dai media laicisti – sotto l’ombra di papa Francesco sono stati coperti diversi scandali, sia sessuali sia economici. E troppi cardinali, legati in un modo o nell’altro a questi scandali, circolano tranquillamente e stanno giocando un ruolo importante nella preparazione del conclave.

    Al punto che diventa di primaria importanza che i cardinali evitino di votare chiunque sia stato coinvolto in questi anni in episodi di corruzione e di abusi sessuali, o su cui gravino pesanti sospetti. Sarebbe disastroso avere un Papa che perpetuasse il sistema di protezioni e complicità che ha caratterizzato questi anni, dal caso del vescovo cileno Barros a quello del vescovo argentino Zanchetta, dallo scandalo del cardinale McCarrick a quello di padre Rupnik. La Chiesa di tutto ha bisogno meno di un Papa che già in partenza risulti ricattabile.

    È per questo che è inquietante vedere in questi giorni tra i nomi dei papabili in ascesa quello del cardinale Robert Francis Prevost, agostiniano americano che è stato vescovo nella piccola diocesi peruviana di Chiclayo (dal 2014) prima di essere chiamato a Roma nel 2023 (anno in cui è diventato cardinale) a capo del Dicastero per i vescovi. Già nel settembre scorso ci siamo occupati del suo caso pubblicando in esclusiva il contenuto della lettera di tre donne che accusano Prevost di avere coperto due preti accusati di pedofilia e di cui sono state vittime quando erano ancora minorenni, tra il 2006 e il 2010.

    Ma ora siamo venuti in possesso di una recente lettera che il presidente dello SNAP (Survivors Network of those Abused by Priests, la rete dei sopravvissuti agli abusi dei preti) ha inviato al Segretario di Stato cardinale Pietro Parolin e ai cardinali Victor Manuel Fernandez (prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede), Angel Fernandez Artime (pro-Prefetto del Dicastero per gli Istituti di vita consacrata) e a suor Simona Brambilla, prefetto dello stesso Dicastero, denunciando Prevost per «azioni e omissioni volte a interferire o ad evitare un’inchiesta civile o canonica, amministrativa o penale, contro certi sacerdoti della diocesi di Chiclayo».

    La lettera, firmata dal presidente Shaun Dougherty, è datata 25 marzo 2025 e contesta la mancata applicazione nei confronti del cardinale Prevost della Lettera apostolica Vos estis lux mundi che detta nuove procedure per gli interventi in fatto di abusi sessuali. Inoltre si accusa il prelato americano di «abuso del potere ecclesiastico, d’ufficio e di funzione che ha ferito persone vulnerabili e creato scandalo».

    La lettera riporta nei dettagli i crimini commessi da tre sacerdoti – James Ray, Eleuterio Vasquez Gonzales e Ricardo Yesquen – e di come il cardinale Prevost abbia ignorato la denuncia delle vittime e abbia anche «depistato» il Dicastero per la Dottrina della Fede impedendo di prendere le corrette decisioni. Peraltro si ricorderà come il successore di Prevost a Chiclayo (scelto da lui stesso) abbia fatto di tutto per coprire a sua volta il cardinale agostiniano anche perseguendo l’avvocato difensore di tre vittime. Da notare che Prevost è stato chiamato a Roma a presiedere il Dicastero dei vescovi dopo che in Perù lo scandalo era già scoppiato e la segnalazione era già arrivata al Dicastero per la Dottrina della Fede.

    Nella lettera del 25 marzo lo SNAP chiede un’inchiesta approfondita sulle responsabilità del cardinale Prevost, ma non solo dai vari Parolin, Fernandez, Artime e Brambilla non è arrivata alcuna risposta; addirittura alla vigilia del conclave troviamo Prevost tra i nomi emergenti in lizza per diventare Papa. È una situazione già scandalosa così, figurarsi se dovesse essere eletto.

    Peraltro a spingere il suo nome è un altro cardinale molto discusso, l’honduregno Oscar Maradiaga, grande elettore di papa Francesco, chiamato nel consiglio ristretto di cardinali che lo ha supportato in questi anni. Maradiaga è stato accusato di gestione allegra dei fondi della diocesi, ma soprattutto di aver coperto gli orribili abusi del suo vescovo ausiliare a Tegucigalpa, Juan José Pineda. Tutto spiegato nel libro pubblicato nel 2019 da Martha Alegria Reichmann, vedova dell’ex ambasciatore dell’Honduras presso la Santa Sede: “Sacri tradimenti” è il titolo del libro, in cui la ex amica di Maradiaga denuncia anche di essere stata frodata dal prelato e di avere così perso tutti i suoi risparmi.

    Alla lista dei cardinali improponibili bisogna poi aggiungere tutti quelli legati allo scandalo del cardinale abusatore Theodore McCarrick, e non sono pochi data la ampia rete di connivenze e complicità che ha permesso a McCarrick di continuare per anni i suoi abusi (anche Maradiaga era un suo amico). Bisogna anche dire che nei suoi confronti è stato usato un metodo ormai collaudato nel passato pontificato: a scandalo scoppiato è stato ridotto allo stato laicale senza che si sia celebrato un processo canonico che avrebbe permesso di far emergere tutta la verità (oltre a dare la possibilità al cardinale di difendersi) e anche fare chiarezza su quanti hanno coperto le sue nefandezze. Così McCarrick alla fine è stato condannato ma i suoi complici sono stati liberi di fare carriera. Come ad esempio il cardinale Donald Wuerl, successore di McCarrick a Washington, oggi 85enne e quindi fuori dal conclave. Ma Wuerl fu chiamato a Roma a sostituire il cardinale Raymond L. Burke nella Congregazione per i vescovi per suggerire i nomi per le future porpore. Immediatamente fu elevato al cardinalato Blase Cupich, e poi ancora Joseph W. Tobin e Robert McElroy, promosso recentemente alla guida della diocesi di Washington. Non bisogna poi dimenticare il cardinale Kevin Farrell, attuale camerlengo, chiamato a gestire lo Stato vaticano nel periodo di sede vacante, che ha abitato per sei anni porta a porta con McCarrick senza mai accorgersi di nulla, così come in precedenza da posizioni di responsabilità nei Legionari di Cristo non si era mai accorto della doppia vita del fondatore Marcel Maciel.

    L’elenco potrebbe continuare, ma va citato almeno il grande protettore di padre Marko Rupnik, il cui caso è ancora tutto da risolvere: il cardinale Angelo De Donatis, di cui ci siamo occupati anche recentemente.

    Tutti personaggi non solo da non votare, ma di cui è bene non prendere in considerazione neanche gli eventuali suggerimenti.

    https://lanuovabq.it/it/prevost-e-soci-i-coinvolti-negli-abusi-sessuali-non-vanno-votati

  • I sopravvissuti agli abusi denunciano l’omertà in Italia, il 3,2% sono chierici abusatori

    I sopravvissuti agli abusi denunciano l’omertà in Italia, il 3,2% sono chierici abusatori

    La rete italiana di sopravvissuti agli abusi sessuali del clero, Rete L’Abuso, ha dichiarato martedì che in Italia c’è ancora troppa “omertà” nei confronti dei preti predatori e che circa il 3,2% dei chierici sono abusatori.

    Le reti di sopravvissuti in Italia e all’estero hanno affermato che il defunto Papa Francesco ha fatto più dei suoi predecessori per affrontare la crisi degli abusi che ha sconvolto la Chiesa globale, ma ancora troppo poco.

    “Ci sono enormi lacune legislative in Italia, ad esempio non c’è l’obbligo di denuncia, mentre le gerarchie non hanno affatto rispettato gli appelli di Papa Francesco” contro la pedofilia, ha affermato il presidente di Rete L’Abuso, Francesco Zanardi, in una conferenza stampa promossa dai familiari delle vittime di preti pedofili alla vigilia del conclave per scegliere il successore di Francesco.

    https://www.ansa.it/english/newswire/english_service/2025/05/06/abuse-survivors-decry-omerta-in-italy-3.2-clerics-abusers-3_86056f39-59ed-4c27-bde4-af59999bbce5.html

  • Un cardinale italiano sullo stampo di Francesco è nella rosa dei candidati papali

    Un cardinale italiano sullo stampo di Francesco è nella rosa dei candidati papali

    Elisabetta Povoledo | New York Times – Possibile candidato al papato, il cardinale Matteo Zuppi ha lavorato con i bisognosi e gli emarginati, partecipando anche a colloqui di pace in tutto il mondo.

    Quando l’arcivescovo di Bologna, Matteo Zuppi, è stato creato cardinale il 5 ottobre 2019, la sua giornata si è conclusa con una messa celebrata fuori dalla Basilica di Santa Maria in Trastevere, il quartiere romano in cui aveva trovato la sua strada da adolescente e in seguito era diventato sacerdote.

    «La mia vita, o meglio la vita stessa, è sempre composta da tanti tasselli che ci hanno plasmato e fanno parte di me», ha detto il cardinale Zuppi, ora 69enne, durante l’omelia di quella sera. «Oggi vedo, e credo che la vediamo tutti, la gioia di stare insieme come un pezzo della nostra vita comune, esattamente l’opposto dell’individualismo».

    Molti di coloro che si erano riuniti per augurargli il meglio durante la messa lo conoscevano dai tempi in cui, da adolescente, faceva volontariato presso la Comunità di Sant’Egidio, un’organizzazione benefica cattolica nota per il suo impegno a favore dei poveri, per il dialogo interreligioso e per la mediazione nei conflitti internazionali.

    Dopo essere diventato sacerdote, divenne vicario della basilica e per anni fu guida spirituale della Comunità di Sant’Egidio, che prega a Santa Maria in Trastevere.

    Ora è tra i cardinali spesso citati dagli osservatori vaticani come candidati alla carica di papa. Come sacerdote e vescovo, ha abbracciato una visione pastorale del ministero simile a quella di Francesco, e ci si aspetterebbe che mantenga questo approccio se eletto.

    Per molti romani, il cardinale Zuppi è conosciuto come “Don Matteo”, il nome di un prete investigatore della TV italiana.

    Quando Francesco lo scelse per diventare cardinale nel 2019, sembrò la persona perfetta per un pontefice che stava cercando di riaccogliere tra i fedeli cattolici che si sentivano alienati geograficamente, pastoralmente e ideologicamente.

    Il cardinale Zuppi ha accolto con favore la comunità LGBTQ+ cattolica romana e ha scritto l’introduzione per l’edizione italiana di un libro del 2017, scritto dal reverendo James Martin, sacerdote e scrittore gesuita, su come avvicinarsi ai cattolici gay.

    Condividendo l’avversione di Francesco per le apparenze del suo incarico, il cardinale Zuppi girava in bicicletta per Bologna dopo essere diventato arcivescovo della città italiana nel 2015, proprio come Francesco prendeva l’autobus pubblico quando era arcivescovo di Buenos Aires. E come Francesco, che scelse di vivere in una modesta foresteria del Vaticano invece che nell’opulento Palazzo Apostolico, il cardinale Zuppi si trasferì in una casa di riposo per sacerdoti a Bologna.

    Anche il Cardinale Zuppi si è guadagnato una reputazione internazionale, intervenendo in alcuni dei conflitti più sanguinosi del mondo. Con Sant’Egidio, è stato uno dei principali negoziatori nei colloqui che hanno portato all’accordo di pace del 1992, che ha posto fine alla guerra civile in Mozambico. Ha partecipato a molti altri colloqui di pace, non tutti con esito positivo.

    Nel 2023, Papa Francesco ha scelto il Cardinale Zuppi come inviato di pace tra Ucraina e Russia . Sebbene non sia riuscito a raggiungere la pace, molti ucraini hanno considerato la missione un successo. L’hanno vista come “una delle massime espressioni di sostegno all’Ucraina da parte della Santa Sede”, ha affermato Andrii Yurash, ambasciatore ucraino presso il Vaticano. Ha incoraggiato altri Paesi a sostenere il dialogo e ha contribuito a facilitare lo scambio di prigionieri e bambini, ha aggiunto Yurash.

    Il giorno del funerale di Francesco, il cardinale Zuppi ha incontrato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che “ha espresso il nostro apprezzamento, la nostra gratitudine” per quanto fatto dal Vaticano, ha aggiunto il signor Yurash.

    Ma l’appartenenza del cardinale Zuppi alla Comunità di Sant’Egidio potrebbe giocare a suo sfavore nelle elezioni del prossimo papa, secondo Sandro Magister , esperto di diritto vaticano. “Un numero sempre maggiore di cardinali elettori diffida di un pontificato che correrebbe il serio rischio di essere governato da un’oligarchia esterna”, ha detto Magister, riferendosi al gruppo, definendolo una ” macchina formidabile ” che sotto Francesco ha raggiunto un potere smisurato all’interno del Vaticano.

    Altri critici hanno sottolineato che le conoscenze del cardinale Zuppi hanno contribuito ad accelerare l’inizio della sua carriera: suo padre lavorava in Vaticano e, tramite sua madre, il cardinale Zuppi è pronipote di un un tempo potente cardinale italiano.

    Francesco lo ha nominato presidente della Conferenza Episcopale Italiana nel 2022, scegliendolo tra una rosa di tre candidati votati dai vescovi. Uno dei suoi primi atti è stato l’apertura di un’inchiesta sugli abusi sessuali commessi dal clero cattolico in Italia.

    Il primo rapporto dell’inchiesta è stato deludente perché mancava di ampiezza e indipendenza, ha affermato Francesco Zanardi, fondatore e presidente di Rete l’Abuso , un’organizzazione italiana per i diritti delle vittime. Zanardi ha in parte attribuito la colpa alla legge italiana, che non obbliga la Chiesa a denunciare i reati di abuso alle autorità civili, quindi il Cardinale Zuppi stava “seguendo alla lettera la legge”, ha affermato.

    Eppure, persino i critici del cardinale hanno affermato che l’inchiesta ha superato di gran lunga quella condotta dai suoi predecessori in un Paese in cui gli abusi sessuali da parte del clero non hanno ancora avuto una resa dei conti pubblica . Zanardi ha affermato che il cardinale Zuppi lo aveva incontrato numerose volte e non si era tirato indietro di fronte al confronto.

    Ciò non sorprende chi lo conosce. Mario Marazziti, di Sant’Egidio, ha affermato che nel corso degli anni il cardinale Zuppi ha “sviluppato un’esperienza di dialogo tra coloro che lottano tra mondi opposti” e, con ciò, una capacità di riconciliazione.

    NY Times

  • Abusi del clero: “Obbligo di denuncia” per legge

    Abusi del clero: “Obbligo di denuncia” per legge

    Il Consiglio di Stato “ritiene indispensabile l’introduzione nella Legge cantonale sulla Chiesa cattolica di una norma che stabilisce l’obbligo di segnalazione” degli abusi compiuti dal clero. È questa la volontà espressa nel messaggio 8570 con cui il Governo prende posizione sull’iniziativa di Giuseppe Sergi e Matteo Pronzini che chiedevano la modifica dell’articolo 7 della suddetta Legge.

    Il Governo invita quindi a dare parziale luce verde all’atto parlamentare presentato qualche settimana dopo l’arresto dell’ex cappellano del Collegio Papio. “In uno Stato di diritto – si legge nelle conclusioni del messaggio – non è ammissibile che una categoria di persone (per esempio in questo caso religiosi) sia sottratta al perseguimento civile e/o sottoposta ad un ordinamento giuridico parallelo, per reati perseguibili nell’ordinamento secolare”.

    Questo viola, secondo il Consiglio di Stato, “l’uguaglianza di trattamento anche nell’ambito della procedura penale a cui soggiacciono tutti coloro che commettono un crimine o un delitto in Svizzera (art. 3 cpv. 1 CP) e coloro che si trovano in Svizzera e hanno commesso un reato all’estero i reati contro l’integrità sessuale menzionati all’articolo 5 CP”.

    Le vittime di reati, prosegue il messaggio, devono essere tutelate in egual misura sia che abbiano subito abusi da laici sia da membri del clero. “Se così non fosse il principio dell’uguaglianza giuridica ancorato nell’articolo 8 Costituzione (art. 7 Cost. cant.), il principio della trasparenza nella procedura giudiziaria, la credibilità della sanzione, e di conseguenza la fiducia dei cittadini nel coerente, corretto, celere e efficace funzionamento della giustizia civile verrebbero meno”.

    La modifica legislativa, che sarà sottoposta al Gran Consiglio, prevede che “l’Ordinario (il responsabile della Diocesi, ndr) è tenuto a denunciare alle autorità di perseguimento penale al più presto, ma al più tardi entro 30 giorni, ogni reato o sospetto di reato perseguibile d’ufficio contro l’integrità fisica, psichica o sessuale di un minorenne o di una persona incapace di discernimento a carico di un ecclesiastico, che constata o gli è segnalato”.

    La modifica, nelle intenzioni del Consiglio di Stato, si deve applicare anche alla Chiesa evangelica riformata, inserendo nella relativa legge (art.5a), un “obbligo di denuncia e di notifica”, per il presidente del Consiglio sinodale. La parola passa ora al Gran Consiglio.

    https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Abusi-del-clero-%E2%80%9CObbligo-di-denuncia%E2%80%9D-per-legge–2797627.html

  • Papa Francesco è morto. I sopravvissuti neozelandesi agli abusi della Chiesa cattolica rispondono

    Papa Francesco è morto. I sopravvissuti neozelandesi agli abusi della Chiesa cattolica rispondono

    Bergoglio è stato un personaggio significativo sulla scena mondiale. Tuttavia, purtroppo la sua gestione dei casi di abusi sessuali, sebbene considerevolmente migliore rispetto ai suoi predecessori, non è stata impressionante secondo laRete dei sopravvissuti agli abusi dei sacerdoti (SNAP) ad Aotearoa in Nuova Zelanda.

    SNAP Aotearoa riferisce:

    • Secondo le vittime argentine, Papa Francesco, quando era arcivescovo metropolita di Buenos Aires dal 1998 al 2013, ha taciuto sugli abusi sessuali su minori da parte del clero in Argentina. Non ha mai offerto scuse o risarcimenti alle vittime.

    Nel 2010, Bergoglio ha commissionato un rapporto per scagionare Julio Grassi, un importante sacerdote argentino condannato per abusi sessuali su minori. Sotto Bergoglio, la Chiesa cattolica argentina ha tentato direttamente di influenzare le opinioni della magistratura in vista dell’udienza di appello di Grassi.

    Nel 2013, papa Francesco si è rifiutato di rispondere alle accuse di aver riabilitato l’ex cardinale Theodore McCarrick dalle sanzioni imposte dal suo predecessore Joseph Ratzinger.

    Nel 2015, Francesco ha attirato critiche significative per aver sostenuto il vescovo cileno Juan Barros accusato di aver coperto casi di abusi sessuali della Chiesa cattolica in Cile, compresi i crimini contro minori. prima di rispondere in modo più appropriato.

    Nel 2019, nonostante le promesse di “tolleranza zero”, Papa Francesco ha mantenuto il vescovo cattolico neozelandese Charles Drennan in disgrazia negli status clericali ed episcopali dopo che Drennan si è dimesso dalla diocesi di Palmerston North per cattiva condotta sessuale. Ancora oggi Drennan rimane vescovo. Gli appelli a papa Francesco per la laicizzazione di Dennan sono stati ignorati.

    Sempre nel 2019, mentre Papa Francesco è stato applaudito per aver revocato la legge sulla riservatezza del Vaticano (Segreto Pontificio) sui casi di abusi sessuali del clero, non ha mai chiesto conto ai suoi vescovi neozelandesi per l’uso di clausole di riservatezza nel loro processo di denuncia nazionale Te Houhanga Rongo/A Path To Healing, ora screditato.

    • Nel novembre 2022, Papa Francesco non è riuscito a privare il cardinale francese Jean-Pierre Ricard del suo status e dei suoi privilegi cardinalizi dopo che Ricard ha ammesso di aver abusato sessualmente di una ragazza di 14 anni negli anni ’80.
    • Nel 2022 e nel 2023, Francesco non ha mai risposto alle grida delle vittime e dei sopravvissuti agli abusi nella sua chiesa in Nuova Zelanda, che lo hanno contattato direttamente più volte implorandolo di intervenire per fermare gli abusi secondari inflitti loro dai vescovi cattolici e dai leader delle congregazioni della Nuova Zelanda. Tuttavia, le lettere dei sopravvissuti non sono state prese in considerazione e le loro sofferenze sono state ignorate.
    • Nel 2023, le promesse di responsabilità di Papa Francesco sono state nuovamente minate dopo che il sacerdote sloveno Marko Rupnik è stato accusato di molteplici casi di abusi sessuali.
    • Nel 2024, dopo che la Royal Commission of Inquisight della Nuova Zelanda ha raccomandato ai leader religiosi delle istituzioni in cui si sono verificati gli abusi di ammettere l’illecito e di scusarsi, Papa Francesco non ha ammesso alcun illecito o scusa.

    Nel complesso, le azioni di Papa Francesco nell’affrontare gli abusi clericali e religiosi nella sua Chiesa sono in conflitto con le sue parole. Su altre questioni, è stato generalmente una forza per il bene nel mondo. “Tuttavia, non viviamo più in tempi in cui possiamo giustificare importanti leader mondiali che hanno fallito la società su una questione così importante come la giustizia per i bambini vittime di violenza sessuale”, ha detto il portavoce di SNAP Aotearoa, il dottor Christopher Longhurst.SNAP Aotearoa spera che il prossimo papa affronti la questione degli abusi nella Chiesa cattolica in modo più onesto, dando priorità ai bisogni delle vittime e dei sopravvissuti e ritenendo responsabili i vescovi cattolici neozelandesi e i leader delle congregazioni.

  • Un sacerdote della diocesi di Sosnowiec ha molestato dei bambini. Ora comparirà in tribunale

    Un sacerdote della diocesi di Sosnowiec ha molestato dei bambini. Ora comparirà in tribunale

    Un sacerdote della diocesi di Sosnowiec, Dariusz L., sarà processato per aver commesso nove reati sessuali su minori. Secondo l’indagine, i reati sono stati commessi in due scuole dove insegnava. L’atto di accusa contro il sacerdote è stato inviato lunedì al tribunale distrettuale di Dąbrowa Górnicza, ha informato Bartosz Kilian della Procura distrettuale di Sosnowiec.

    Dariusz L., 60 anni, è uno dei tre uomini arrestati nell’ottobre dello scorso anno nell’ambito di un’ampia indagine sulla pedofilia nella diocesi di Sosnowiec. “Nel corso del procedimento, sono stati identificati in totale nove minori contro i quali, secondo gli inquirenti, l’imputato ha tenuto comportamenti illeciti che rientrano nei criteri di molestie sessuali. Come risulta dalle prove raccolte, Dariusz L. ha utilizzato la sua qualifica di insegnante a tal fine”, ha descritto il pubblico ministero Kilian.

    Crimini nella scuola primaria

    Le accuse mosse al sacerdote coprono il periodo dal 2016 al 2021; i crimini sarebbero avvenuti in due scuole primarie dove insegnava. Insieme alla procura, il caso è stato gestito dagli investigatori della stazione di polizia provinciale di Katowice . Le prove raccolte comprendono, tra le altre: testimonianze di oltre 50 testimoni, documenti provenienti da istituti scolastici, prove materiali raccolte durante le perquisizioni e pareri di esperti di vari settori. Poiché le accuse sono state mosse contro p. L. è sotto la sorveglianza della polizia. Gli è inoltre vietato stabilire contatti con le parti lese, avvicinarle, esercitare la sua professione di insegnante e lasciare il Paese.

    Proprietà garantita

    “Come parte delle sanzioni a cui potrebbe andare incontro Dariusz L., nonché per risarcire i danni arrecati alle sue vittime minorenni, il pubblico ministero ha sequestrato i beni dell’imputato per un valore complessivo di oltre 100.000 PLN”, ha aggiunto il pubblico ministero Kilian.

    Dariusz L. rischia una pena detentiva da 2 a 12 anni. Su richiesta della Procura distrettuale di Sosnowiec, all’inizio di ottobre 2024, tre uomini sono stati arrestati nell’ambito di un’indagine per pedofilia . Due di loro sono sacerdoti attivi della diocesi di Sosnowiec. Il terzo è un ex sacerdote, anch’egli di questa diocesi, ma le accuse mosse nei suoi confronti riguardano il periodo in cui era ancora sacerdote.

    Una dozzina di accuse circa

    I due sacerdoti sono stati accusati complessivamente di più di una dozzina di capi d’imputazione relativi a reati sessuali contro minori. Uno di loro, Jacek K., è stato arrestato. All’epoca la procura lo accusò di due reati e in seguito integrò le accuse con ulteriori reati riguardanti reati sessuali contro minori . Gli inquirenti hanno sottolineato che le accuse contro p. Le accuse di Dariusz L., sebbene riguardino anch’esse la pedofilia, sono di natura completamente diversa e meno drastica, motivo per cui non è stato arrestato.

    A gennaio di quest’anno. i media hanno riferito che p. Dariusz L., nonostante le accuse a suo carico e il divieto di svolgere il ministero pastorale, andò a cantare canti natalizi e a visitare le case di una delle parrocchie di Jaworzno. Dopo aver appreso la notizia, il vescovo di Sosnowiec, Artur Ważny, emise un ordine penale e inflisse al sacerdote un ammonimento canonico e un rimprovero.

    https://www.notiziedaest.com/2025/04/14/un-sacerdote-della-diocesi-di-sosnowiec-ha-molestato-dei-bambini-ora-comparira-in-tribunale

     

     

  • È morto Theodore McCarrick, il primo cardinale dimesso dallo stato clericale per abusi sessuali

    È morto Theodore McCarrick, il primo cardinale dimesso dallo stato clericale per abusi sessuali

    Giovedì è morto Theodore McCarrick, l’ex arcivescovo di Washington e il primo cardinale nella storia moderna della Chiesa cattolica a essere dimesso dallo stato clericale per abusi sessuali. Il Vaticano ha fatto sapere che McCarrick è morto nel Missouri, negli Stati Uniti: aveva 94 anni.

    Le prime accuse contro McCarrick erano emerse nel 2018. Era stato accusato di avere molestato diversi seminaristi e di avere abusato sessualmente di almeno tre minori. Un’inchiesta del New York Times aveva mostrato come McCarrick avesse comprato il silenzio di diverse persone coinvolte nella vicenda negli anni Ottanta, con la compiacenza di alcuni alti prelati statunitensi.

    Nel luglio del 2018 McCarrick aveva presentato le proprie dimissioni a papa Francesco, che lo aveva sospeso dai suoi incarichi (anche se in precedenza era comunque già stato rimosso dalla sua posizione).

    Lo aveva poi ridotto allo stato laicale nel 2019: una decisione senza precedenti che mostrò le intenzioni del papa di intervenire in modo più serio sui casi di abusi sessuali all’interno della Chiesa. Nel 2021 McCarrick è poi stato incriminato per aver abusato di un ragazzo di 16 anni durante il ricevimento di un matrimonio nel 1974. Nel 2023 è stato accusato di aver aggredito sessualmente un 19enne nel Wisconsin, in una casa dove erano entrambi ospiti.

    https://www.ilpost.it/2025/04/05/morto-theodore-mccarrick/