Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: World

  • Lugano: gli abusi sessuali di don Leo, un caso anche politico

    Lugano: gli abusi sessuali di don Leo, un caso anche politico

    41965 LUGANO-ADISTA. Contro lo svizzero don Rolando Leo, 55 anni, prete ordinato nel 2005 originario di Mendrisio e incardinato nella diocesi di Lugano, è stato aperto un fascicolo penale per abusi sessuali su minori dal locale “ministero pubblico”. Don Leo non è un prete qualsiasi: cappellano e docente del Collegio Bartolomeo Papio, ad Ascona, insegnante al Liceo di Savosa, assistente diocesano della Pastorale giovanile, è anche direttore dell’ufficio insegnamento religioso scolastico nonché assistente dell’Azione Cattolica, presidente della “Comunità di lavoro delle Chiese cristiane in Ticino”, membro del “Forum svizzero per il dialogo interreligioso ed interculturale” Il suo caso ha sconvolto ai primi di agosto la Chiesa del Canton Ticino, in Svizzera: secondo quanto riporta il Corriere del Ticino (8/8), il prete è stato fermato dalla polizia il 6 agosto nel collegio di Ascona mercoledì mattina, è stato lungamente interrogato e il magistrato coordinatore dell’inchiesta, la procuratrice Valentina Tuoni, ne ha chiesto la carcerazione; il prete è stato posto in detenzione preventiva alla Farera, il carcere giudiziario di Lugano.

    L’8 agosto la diocesi ha emesso un comunicato nel quale si affermava che «a seguito di una segnalazione giunta direttamente all’amministratore apostolico, monsignor Alain de Raemy» il giudice aveva «avviato un’indagine nei confronti di un presbitero. Le ipotesi di reato sono atti sessuali con fanciulli, coazione sessuale, atti sessuali con persone incapaci di discernimento o inette a resistere, pornografia». La vittima ha denunciato il suo caso al vescovo il quale, dopo aver coinvolto la commissione di esperti sugli abusi clericali, ha prontamente inoltrato il fascicolo alla magistratura.

    La denuncia del vescovo ora zelante…

    La denuncia della vittima sarebbe frutto di un appello di qualche mese fa di mons. de Raemy, amministratore apostolico della diocesi di Lugano e vescovo ausiliare di Losanna, Ginevra e Friburgo, che nei mesi scorsi, in seguito alla pubblicazione, il 12 settembre dello scorso anno, dello studio preliminare dell’Università di Zurigo sugli abusi nella Chiesa Svizzera (v. Adista Notizie n. 31/23), che rivelava l’esistenza di 1.002 casi, 510 accusati e 921 vittime, aveva chiesto alle vittime di farsi avanti e di denunciare i fatti. Mons. De Raemy deve essere rimasto scottato dalle accuse mosse a lui e ad altri 5 vescovi svizzeri (in tutto quattro ancora in esercizio e due emeriti) all’inizio dell’anno di aver insabbiato o rallentato l’iter di alcuni casi di abusi (v. Adista Notizie n. 2/24). A muovere queste accuse fondate era stato mons. Nicolas Betticher, già portavoce della Conferenza episcopale, giudice del tribunale ecclesiastico interdiocesano, vicario generale a Losanna, segretario di nunziatura e attualmente parroco a Berna.

    Questa volta mons. De Raemy pare essersi mobilitato tempestivamente, applicando le nuove norme stabilite dal Codice canonico, con la sospensione immediata del sacerdote dalle sue funzioni ela segnalazione alla giustizia penale.

    «Siamo fiduciosi che l’opera dell’autorità giudiziaria possa giungere in tempi rapidi a determinare l’esatta fisionomia dei fatti accaduti», ha detto monsignor de Raemy nel comunicato, che non dice molto altro per la «delicatezza della fattispecie e il rispetto di tutte le persone coinvolte».

    Una Chiesa sconvolta

    Le istituzioni nelle quale don Leo prestava il suo servizio sono rimaste sconvolte dal fatto. Il rettore del Collegio Papio don Patrizio Foletti, ha manifestato al Corriere del Ticino il suo «sconcerto: sono caduto dal quinto piano»; «neanche lontanamente mi è mai passato dalla mente che tutto questo potesse accadere», ha aggiunto, specificando che dall’interno del Collegio non era mai arrivata alcuna segnalazione su eventuali comportamenti illeciti del prete.

    Don Foletti ha scritto alle famiglie degli allievi della scuola, senza negare i fatti ma cercando di rassicurarle sulla sicurezza e sul futuro della scuola: «A tutt’oggi, i fatti non sembrano toccare l’attività di don Rolando in Collegio», ha scritto. «Siamo ovviamente sconcertati e addolorati come voi, e stiamo già facendo quanto possibile per iniziare in modo sereno l’anno scolastico. Dignità e rispetto della persona restano, come sempre anche in passato, al centro delle attenzioni del Collegio. In attesa di rivedervi restiamo a disposizione per ascoltare il vostro disagio».

    Che l’arresto di don Leo abbia sconvolto la Chiesa ticinese lo dimostra un lungo articolo comparso il 9 agosto sul giornale del Ticino: «Nessuno sembra voler sperare che dalla sede giudiziaria esca una risposta diversa da quella al momento data come unica verità», cioè i presunti «atti sessuali con fanciulli, la pornografia, la coazione sessuale e gli atti sessuali con persone incapaci di discernimento o inette a resistere, un carico che nell’arco di 24 ore ha portato dal primo interrogatorio alla carcerazione preventiva, quest’ultima disposta oggi da Paolo Bordoli nel ruolo di giudice dei provvedimenti coercitivi», e che dovrebbe durare per almeno due mesi.

    Accompagnamento dei giovani. Fino all’arresto…

    L’inchiesta è durata alcuni mesi: la prima segnalazione alla magistratura, fatta da de Raemy, risale a marzo, subito dopo la segnalazione della vittima, ora maggiorenne, che riferiva fatti risalenti al 2018 o 2019. Ma pur nella tempestività della denuncia, alcuni fatti creano sconcerto, come il fatto che il prete, dunque sotto inchiesta da mesi – e ora ovviamente cautelativamente sospeso dal ministero – abbia potuto accompagnare, fino alla sera prima dell’arresto, in un pellegrinaggio di una decina di giorni a Medjugorje, un gruppo di ragazzi. «Perché la Curia ha lasciato che il sacerdote accompagnasse i giovani, molti dei quali minori, a Medjugorje?», si chiede il Corriere del Ticino. «Una domanda lecita», per la diocesi, che tuttavia non ha ancora dato risposta. E se è vero che nei tempi dell’inchiesta occorre fare riferimento alla presunzione di innocenza dell’accusato, nei tempi lunghi intercorsi tra denuncia e arresto (5 mesi) la reiterazione di uno o più tra i reati ipotizzati era ben possibile. «Don Rolando Leo ha tuttavia continuato ad insegnare e ad occuparsi delle attività di sua competenza», osserva il Corriere del Ticino: «Lo stesso viaggio a Medjugorje ha avuto luogo con un gruppo di ragazzi di cui il presbitero – insieme con il confratello don Kamil Cielinski – è stato conduttore e animatore, le tappe delle varie presenze in eventi comunitari sono state documentate in una sorta di continuo diario pubblico via “social” e sulle pagine del portale www.catt.ch; prima del pellegrinaggio nell’ex-Iugoslavia vi era stata a luglio, per 24 ore, la presenza al campo dell’“Azione cattolica giovani” con base alla “Montanina” di Blenio frazione Camperio; nulla davvero era stato accertato nel frattempo, nulla che potesse indurre ad un intervento d’autorità?». Ora sarà compito della magistratura indagare, è se si sia in presenza di un fatto isolato o se vi siano altri episodi, stante il fatto che il prete ha spaziato, per i diversi compiti ministeriali, per anni in tutto il territorio elvetico. Don Rolando Leo non ha finora confermato né smentito le accuse.

    I riverberi politici

    La vicenda ha già avuto riflessi all’interno del Gran Consiglio, il Parlamento del cantone svizzero, per ciò che riguarda le norme che regolano i rapporti tra Chiesa e Stato. Dopo aver presentato un’interpellanza, i deputati del Movimento per il socialismo (MPS) Giuseppe Sergi e Matteo Pronzini hanno depositato la proposta di un’iniziativa parlamentare con l’obiettivo di introdurre una modifica dell’art. 7 della Legge sulla Chiesa cattolica un dispositivo che obblighi l’autorità ecclesiastica (il vescovo ordinario del luogo) a segnalare immediatamente ogni sospetto di reato riguardante un membro del clero. Nella formulazione attuale della legge, varata il 16 dicembre 2002, all’art. 7 sull’obbligo di notifica dell’Autorità giudiziaria si dice infatti soltanto: «Il procuratore pubblico notifica all’Ordinario, al più presto ma al massimo entro tre mesi dall’apertura dell’istruzione, l’esistenza di un procedimento penale a carico di un ecclesiastico, ad eccezione dei casi senza rilevanza per la funzione»; una norma unilaterale che non sancisce alcun obbligo per la Chiesa.

    Nel frattempo la richiesta è stata anche lanciata su act.campax.org in forma di petizione (quasi mille le adesioni finora), chiedendo al Gran Consiglio la modifica dell’art. 7 e misure «per garantire che le segnalazioni avvengano senza ritardi, tutelando così la sicurezza e l’integrità delle vittime e la corretta amministrazione della giustizia».

    https://www.adista.it/articolo/72470

  • Conclusioni dal rapporto dell’AP sullo scandalo degli abusi del clero a Timor Est prima della visita di Papa Francesco

    Conclusioni dal rapporto dell’AP sullo scandalo degli abusi del clero a Timor Est prima della visita di Papa Francesco

    DILI, Timor Est (AP) — Quando Papa Francesco compirà il suo viaggio nel nuovo Paese asiatico, Timor Est, sarà il secondo Papa a visitarlo dopo Giovanni Paolo II nel 1989 e il primo da quando il Paese ha ottenuto l’indipendenza dall’Indonesia nel 2002.

    Inoltre, appena due anni dopo che il Vaticano ha riconosciuto che il vescovo Carlos Ximenes Belo, eroe dell’indipendenza di Timor Est e premio Nobel per la pace, aveva abusato sessualmente di ragazzini, e tre anni dopo che un popolare missionario americano era stato condannato per molestie su ragazzine.

    I due ecclesiastici godono ancora di un ampio sostegno tra la stragrande maggioranza della popolazione cattolica di Timor Est, per il loro fermo sostegno al Paese durante la sanguinosa lotta per l’indipendenza.

    Una visita dell’Associated Press nella capitale Dili, in vista della visita di Francesco, che inizierà il 9 settembre, ha evidenziato che la maggior parte delle persone minimizza, dubita o respinge le affermazioni contro i due.

  • Incarcerato don Rolando Leo. La scongiuriamo: dica sùbito se sì, sì, e se no, no

    Incarcerato don Rolando Leo. La scongiuriamo: dica sùbito se sì, sì, e se no, no

    Crudi, chiari e senza sconti.

    Due sole sono le possibilità: che don Rolando Leo sia responsabile di tutti gli addebiti ipotizzati (o di parte sostanziale dei medesimi), o che egli sia vittima di una macchinazione o di accuse infondate; sulla prima ipotesi si fonda la clamorosa inchiesta esplosa ieri con il fermo del sacerdote, direttamente al “Collegio Bartolomeo Papio” in Ascona dove egli è docente e cappellano, mentre alla seconda – che è qui proposta senza elementi di comprova ma in forza del suo logico sussistere: non si avrebbe, in caso contrario, alcuna presunzione di innocenza – nessuno sembra più dar credito.

    Anzi: nessuno sembra voler sperare che dalla sede giudiziaria esca una risposta diversa da quella al momento data come unica verità, voci perimenti gli atti sessuali con fanciulli, la pornografia, la coazione sessuale e gli atti sessuali con persone incapaci di discernimento o inette a resistere, un carico che nell’arco di 24 ore ha portato dal primo interrogatorio alla carcerazione preventiva, quest’ultima disposta oggi da Paolo Bordoli nel ruolo di giudice dei provvedimenti coercitivi.

    Ciò significa che don Rolando Leo, 55 anni, da Mendrisio, tra l’altro direttore dell’Ufficio insegnamento religioso scolastico, presidente della “Comunità di lavoro delle Chiese cristiane in Ticino”, membro del “Forum svizzero per il dialogo interreligioso ed interculturale” ed assistente diocesano di pastorale giovanile oltre che docente, sarà ospite per qualche tempo – sino a due mesi – del carcere giudiziario “La Farera” in Lugano quartiere Cadro, struttura penitenziaria dove il religioso è stato tradotto in giornata, per il prefigurato carcere preventivo; già svolto un primo, sommario colloquio con l’avvocato difensore. Tutto il resto è nel sospeso sopra acque torbide, come vedremo per brevi cenni partendo dal fondo.

    Primo: netta la presa di distanze da parte dei vertici del “Collegio Bartolomeo Papio”, che per firma di don Patrizio Foletti rettore – con il concorso di Paolo Scascighini, suo vice – hanno scelto di indirizzarsi ai genitori degli allievi con una lettera invero priva di contributi sostanziali (ma si può capire, o almeno questa è una sostenibile chiave di lettura, potendosi credere che nemmeno lì siano disponibili notizie che poggino su pietre angolari). Sconcerto e dolore, certo, e la conferma dell’essere “dignità e rispetto della persona” due elementi che oggi “come sempre anche in passato” rimangono “al centro delle (nostre) attenzioni”; la questione, precisa don Patrizio Foletti, parrebbe a tutt’oggi “non toccare l’attività” del sacerdote per quanto riguarda il collegio stesso; cattolicamente eccepibile la chiosa circa il restare “a disposizione per ascoltare il vostro disagio” ed il fare “quanto possibile per iniziare in modo sereno l’anno scolastico”.

    Secondo: come riferito ieri dal “Giornale del Ticino” e da alcune altre testate, il fermo del sacerdote ha avuto luogo direttamente negli ambienti del “Collegio Bartolomeo Papio”, essendo don Rolando Leo rientrato lì da poche ore dopo un pellegrinaggio in Bosnia-Erzegovina, meta Medjugorje. Si può immaginare tuttavia che sia monsignor Alain de Raemy amministratore apostolico sia don Patrizio Foletti rettore dell’istituto fossero già stati messi al corrente – se non per altro, in ragione della correttezza nei rapporti istituzionali – di quanto stava per accadere; a comprova, anche l’insolita tempestività con cui è uscito il comunicato-stampa della Curia ed il fatto che, a differenza di quanto avvenuto in vari altri casi anche in un recente passato, l’identità del presbitero è emersa nel volgere di poche ore.

    Terzo: il fermo di don Rolando Leo – si ripete: contro don Rolando Leo sono state avanzate accuse gravissime, ma per lui come per ogni altro soggetto non colto in flagranza non può essere espresso un giudizio sino a che sentenza definitiva sia stata pronunziata – è giunto sul finire della prima decade di agosto quando l’informazione sui presunti abusi era stata accolta e raccolta direttamente da monsignor Alain de Raemy in un momento imprecisato del mese di marzo; tempi indubbiamente lunghi, laddove era palese la possibile reiterazione di uno o più tra i reati ipotizzati. Don Rolando Leo ha tuttavia continuato ad insegnare e ad occuparsi delle attività di sua competenza: lo stesso viaggio a Medjugorje ha avuto luogo con un gruppo di ragazzi di cui il presbitero – insieme con il confratello don Kamil Cielinski – è stato conduttore ed animatore, le tappe delle varie presenze in eventi comunitari sono state documentate in una sorta di continuo diario pubblico via “social” e sulle pagine del portale www.catt.ch; prima del pellegrinaggio nell’ex-Iugoslavia vi era stata a luglio, per 24 ore, la presenza al campo dell’“Azione cattolica giovani” con base alla “Montanina” di Blenio frazione Camperio; nulla davvero era stato accertato nel frattempo, nulla che potesse indurre ad un intervento d’autorità?

    Quarto: si sa ora che il caso è stato originato da affermazioni di una persona oggi maggiorenne ma che maggiorenne non era al tempo in cui sarebbero stati commessi gli abusi. Vicenda, se vicenda c’è come sembra, del 2019 o del 2018 addirittura. Legittimo sempre, sia affermato e ribadito, l’adire le vie legali; legittimo anche che qualcuno, da maggiorenne e quindi investito di maggiori diritti oltre che di maggiori doveri, prenda solo a questo punto il coraggio a due mani e parli. Gli anelli della catena di trasmissione, nel caso, sono tre più uno: il denunciante, l’amministratore apostolico, il magistrato – nella fattispecie, la procuratrice pubblica Valentina Tuoni – cui sono state “girate” le informazioni; il “più uno” è per l’appunto don Rolando Leo. L’unico che per rispetto dell’abito talare, per rispetto della comunità dei fedeli, per rispetto della Chiesa cattolica e “pro veritate”, non necessariamente nell’ordine qui proposto, dovrebbe proclamare: “Sì, ho fatto, è vero” o “No, non ho fatto, non è vero”. Un’affermazione semplice, elementare, tre secondi di fiato in tutto. Ma non fra mesi, non fra settimane, non fra giorni: adesso e sùbito.

  • La Chiesa cattolica della Nuova Zelanda sopprime la denuncia degli abusi

    La Chiesa cattolica della Nuova Zelanda sopprime la denuncia degli abusi

    I sopravvissuti agli abusi da parte di preti cattolici affermano che il rifiuto della Chiesa di rilasciare il rapporto di valutazione indipendente del GCPS nel suo processo di denuncia è un altro insabbiamento.

    All’inizio di quest’anno, su richiesta dei sopravvissuti alle violenze sessuali su minori da parte di sacerdoti cattolici in Nuova Zelanda, i chierici anziani della Chiesa cattolica neozelandese, il vescovo Stephen Lowe e il reverendo Thomas Rouse, si sono impegnati a far valutare in modo indipendente il processo di denuncia della Chiesa e il rispetto della politica.

    Alla fine di luglio di quest’anno, il rapporto di valutazione del GCPS intitolato Te Aromatawai mo nga Paerewa Tiaki Tikanga, una valutazione dell’attuazione degli standard culturali di salvaguardia della Chiesa cattolica ad Aotearoa in Nuova Zelanda, è stato consegnato al gruppo ecclesiastico Te Rōpū Tautoko che ha coordinato la risposta della Chiesa cattolica neozelandese alla Commissione reale d’inchiesta sugli abusi nelle cure.

    Una sintesi del rapporto pubblicato sul sito web di Te Rōpū Tautoko il mese scorso ha rivelato gravi carenze nella gestione delle denunce da parte della Chiesa. Le carenze includevano l’incapacità dell’Ufficio per gli standard professionali della Chiesa (NOPS) di aderire ai principi del suo protocollo di reclamo “Un percorso verso la guarigione”.

    Tuttavia, mentre la sintesi affermava che “la valutazione ha identificato alcune prove a sostegno di ciò”, in tale sintesi non è stata fornita alcuna prova.

    La Rete dei sopravvissuti agli abusi dei sacerdoti (SNAP) è preoccupata per il fatto che il riassunto non indichi nemmeno quante denunce siano state respinte o accolte. “Il fatto che molte denunce di abusi vengano negate senza indagini adeguate è il vero motivo per cui così tanti denuncianti si rivolgono a SNAP per ottenere supporto”, ha affermato il dottor Christopher Longhurst, leader nazionale della sezione neozelandese di SNAP.

    SNAP ha richiesto una copia del rapporto completo con le opportune revisioni che ritengono che i vescovi e i leader delle congregazioni abbiano il dovere etico di divulgare. Tuttavia, Lowe e Rouse si sono rifiutati di rivelarlo. Invece, hanno risposto affermando: “Il riassunto riporta sostanzialmente su tutti gli aspetti della revisione”.

    Ma i sopravvissuti non sono d’accordo. “Un riassunto che è semplicemente una sinossi non rivela i risultati dei dati come le percentuali di reclami negati o accolti, o i metadati, o il tempo di attesa per risolvere i reclami”, ha spiegato il dottor Longhurst. “Né fornisce prove a sostegno o ragioni che hanno dato origine ai risultati”, ha aggiunto Longhurst.

    Invece, i vescovi hanno diffuso il loro comunicato stampa elogiando i loro processi di riforma (non specificati) nella prevenzione degli abusi.

    SNAP ritiene che questo sia l’ennesimo fallimento dei vescovi cattolici neozelandesi e dei leader congregazionali nell’onorare il loro impegno pubblico per l’apertura e la trasparenza nel modo in cui rispondono agli abusi.

    “Sfidiamo i leader della Chiesa cattolica neozelandese a mettere in pratica ciò che predicano, a smettere di nascondere informazioni vitali sugli abusi, a essere completamente aperti e trasparenti sulle loro procedure amministrative di gestione delle denunce e a rilasciare il rapporto completo del GCPS per il controllo pubblico”, ha dichiarato Donald McLeish, fiduciario di SNAP Aotearoa Nuova Zelanda.

  • Amazzonia, arrestato un sacerdote accusato di pedofilia

    Amazzonia, arrestato un sacerdote accusato di pedofilia

    Un sacerdote è stato arrestato nel cuore dell’Amazzonia brasiliana con l’accusa di aver commesso abusi sessuali, sfruttamento e aborto nei confronti di minorenni.

    La polizia ha riferito che, al momento dell’arresto, il sacerdote era a letto con una ragazza che aveva appena compiuto 18 anni.

    Nella casa del religioso sarebbero stati rinvenuti anche diversi video di scene di sesso con adolescenti e altre persone.

    Una delle vittime (sono 4 in tutto) ha dichiarato di aver avuto rapporti con il sacerdote da quando aveva 14 anni e di essere rimasta incinta, ma di essere stata “costretta” ad abortire nel 2023.

    https://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/amazzonia-arrestato-sacerdote-accusato-pedofilia_86240636-202402k.shtml

  • Il Consiglio di Stato ha sospeso il sacerdote accusato di abusi

    Il Consiglio di Stato ha sospeso il sacerdote accusato di abusi

    La decisione era scontata. Ma oggi è arrivata la conferma da parte del Servizio dell’informazione e della comunicazione del Consiglio di Stato: il sacerdote in detenzione preventiva alla Farera con l’accusa di atti sessuali con fanciulli, coazione sessuale, atti sessuali con persone incapaci di discernimento o inette a resistere nonché pornografia è stato sospeso.

    Il Consiglio di Stato, appena venuto a conoscenza delle accuse e in attesa degli accertamenti di competenza del Ministero pubblico, ha immediatamente provveduto a prendere le misure amministrative di propria competenza. In particolare, ha provveduto a sospendere l’accusato dalla sua funzione in seno alla Commissione cantonale per l’integrazione degli stranieri e dall’incarico di docente di istruzione religiosa cattolica presso le scuole cantonali, esercitato lo scorso anno scolastico presso un istituto del medio superiore. È stata altresì aperta un’inchiesta disciplinare, sospesa in attesa delle prime risultanze del procedimento penale.

    Don Rolando Leo, lo ricordiamo, è anche cappellano e docente del Collegio Papio di Ascona, assistente diocesano della Pastorale giovanile, e assistente dell’Azione Cattolica. L’arresto è giunto a oltre quattro mesi dalla denuncia presentata dalla presunta vittima (un giovane adulto, stando a quanto ci risulta) «per alcuni approcci inadeguati» dell’uomo di fede nei suoi confronti, ha riferito nel tardo pomeriggio di sabato la Curia vescovile in un comunicato stampa che ha precisato alcuni punti contenuti nella nota inviata giovedì ai media. In questo lasso di tempo non è stato adottato nessun provvedimento verso il prete «per non interferire nell’accertamento della verità e rischiare l’inquinamento delle prove».

    Del «disagio» della presunta vittima «adulta al momento dei fatti» (fattispecie che, ricordiamo, sarebbe accaduta 4-5 anni fa) era stato reso edotto direttamente il vescovo Alain de Raemy in febbraio. Presunta vittima che ha parlato altresì di atteggiamenti inappropriati «forse nei confronti anche di un minorenne». Come da prassi è iniziato quindi l’accompagnamento da parte della Commissione di esperti in caso di abusi sessuali in ambito ecclesiale per «aiutarlo (il giovane adulto, ndr.) a decidere se deporre denuncia». Ciò che è avvenuto nelle settimane seguenti (indicativamente tra gli ultimi giorni di marzo e i primi di aprile), «dopo un periodo di riflessione» e di condivisione dei fatti con la ristrettissima cerchia di persone che ne era stata messa a conoscenza. A inizio aprile la Procura ha aperto il fascicolo nei confronti del cappellano, che è stato arrestato una settimana fa.

    La Curia, l’8 agosto, «ha sospeso cautelativamente dall’esercizio del ministero» don Rolando Leo, «in attesa che vengano chiarite le sue responsabilità a livello penale».

    https://www.cdt.ch/news/il-consiglio-di-stato-ha-sospeso-il-sacerdote-accusato-di-abusi-360422

  • Atti sessuali con fanciulli, fermato il cappellano del Papio: Collegio «sotto shock»

    Atti sessuali con fanciulli, fermato il cappellano del Papio: Collegio «sotto shock»

    Un nuovo caso di abusi sessuali su minori scuote la Chiesa ticinese. Il Ministero pubblico ha aperto un fascicolo penale a carico di un sacerdote incardinato nella diocesi di Lugano.

    Il prete, secondo le informazioni raccolte dal Corriere del Ticino, è don Rolando Leo, 55 anni, cappellano e docente del Collegio Papio, insegnante al Liceo di Savosa, assistente diocesano della Pastorale giovanile, direttore dell’ufficio insegnamento religioso scolastico nonché assistente dell’Azione Cattolica.

    Don Leo è stato fermato dalla polizia mercoledì mattina ad Ascona, in collegio. Dopo essere stato a lungo interrogato, è molto probabile che, nelle prossime ore, il magistrato coordinatore dell’inchiesta, la procuratrice Valentina Tuoni, chiederà la sua carcerazione.

    Spetterà poi in un secondo momento al giudice dei provvedimenti coercitivi valutare se vi siano o meno i presupposti per confermare il provvedimento. cautelare.

    La vicenda è esplosa questo pomeriggio in virtù di un comunicato stampa diffuso dalla stessa diocesi nel quale si confermava che, «a seguito di una segnalazione giunta direttamente all’amministratore apostolico, monsignor Alain de Raemy», il ministero pubblico aveva «avviato un’indagine nei confronti di un presbitero. Le ipotesi di reato sono atti sessuali con fanciulli, coazione sessuale, atti sessuali con persone incapaci di discernimento o inette a resistere, pornografia».

    La conferma

    Il passaggio che ha portato all’apertura di un fascicolo penale è transitato inizialmente dalle stanze della curia. La vittima ha segnalato infatti le presunte violenze subìte direttamente al vescovo il quale, dopo aver coinvolto la commissione di «esperti in caso di abusi sessuali in ambito ecclesiale», ha denunciato i fatti alla magistratura.

    Al Corriere del Ticino, il Ministero pubblico si è limitato a «confermare l’apertura di un procedimento penale» e ha aggiunto unicamente che «l’inchiesta è coordinata dalla Procuratrice pubblica Valentina Tuoni».

    Monsignor de Raemy, nei mesi scorsi, e in particolare dopo le rivelazioni sugli abusi nella Chiesa svizzera contenute nella lunga relazione elaborata dall’Università di Zurigo, aveva chiesto espressamente alle vittime di farsi avanti e di denunciare i fatti.

    E dalla diocesi, questa sera, si è appreso che proprio questo nuovo caso è stato segnalato dalla vittima direttamente al vescovo. Il quale ha immediatamente applicato le nuove, rigidissime regole del Codice canonico (stabilite da poco da Papa Francesco), sospendendo il sacerdote dalle sue funzioni e, come detto, segnalando senza indugio l’accaduto alla giustizia penale.

    «Siamo fiduciosi che l’opera dell’autorità giudiziaria possa giungere in tempi rapidi a determinare l’esatta fisionomia dei fatti accaduti», ha detto monsignor de Raemy nella nota stampa inviata oggi. La «delicatezza della fattispecie e il rispetto di tutte le persone coinvolte» hanno spinto il prelato a evitare ogni ulteriore dichiarazione.

    Shock

    Sotto shock l’intero Collegio Papio. Il rettore, don Patrizio Foletti, raggiunto telefonicamente dal Corriere del Ticino, ha manifestato il suo stupore e il suo «sconcerto: sono caduto dal quinto piano», ha detto don Foletti, chiaramente turbato. «Neanche lontanamente mi è mai passato dalla mente che tutto questo potesse accadere».

    Lo stesso don Foletti ha confermato il fermo del suo collaboratore e ha annunciato che oggi la scuola invierà alle famiglie una comunicazione scritta. «Non possiamo certo fare finta di nulla». A precisa domanda, il rettore del Papio ha infine aggiunto che, in passato, dagli alunni del Collegio non è mai arrivata in direzione alcuna segnalazione su eventuali comportamenti scorretti del sacerdote adesso finito sotto inchiesta.

    https://www.cdt.ch/news/ticino/atti-sessuali-con-fanciulli-fermato-il-cappellano-del-papio-collegio-sotto-shock-359935

  • Atti sessuali con minori, sotto inchiesta il cappellano del “Collegio Papio”

    Atti sessuali con minori, sotto inchiesta il cappellano del “Collegio Papio”

    Don Rolando Leo, 55 anni di cui 19 da presbitero, cappellano e docente di religione cattolica e di storia delle religioni al “Collegio Bartolomeo Papio” in Ascona, è sotto inchiesta per ipotesi di reato che vanno dagli atti sessuali con fanciulli alla coazione sessuale e dalla pornografia agli atti sessuali con persone incapaci di discernimento o inette a resistere.

    Il sacerdote, incardinato nella Diocesi di Lugano e che funge anche da assistente diocesano di pastorale giovanile oltre a presiedere la “Comunità di lavoro delle Chiese cristiane in Ticino”, è stato raggiunto stamane da agenti della Polcantonale; fonti della Curia indicano che le indagini erano state aperte sulla scorta di un’informativa giunta direttamente a monsignor Alain de Raemy, amministratore apostolico; delle informazioni acquisite, dopo “un attento esame” e dopo “accompagnamento da parte della Commissione di esperti in caso di abusi sessuali in àmbito ecclesiale”, è stata fornita completa copia agli “organi giudiziari competenti”, in accordo “con la persona vittima e secondo quanto previsto dalle normative vigenti”.

    Per quel che consta, il sacerdote – che poche ore prima era rientrato da un pellegrinaggio a Medjugorje – è rimasto a lungo sotto interrogatorio nel corso della giornata; in assenza di comunicazioni ufficiali dal ministero pubblico, è da presumersi che la procuratrice pubblica Valentina Tuoni, titolare dell’incarto, procederà entro breve con provvedimenti restrittivi della libertà.

    Sino ad avvenuto chiarimento delle “responsabilità a livello penale”, il sacerdote è sospeso cautelativamente dal ministero. I vertici della Curia luganese hanno espresso fiducia nell’opera della magistratura, augurandosi “tempi rapidi” nello svolgimento degli accertamenti sull’“esatta fisionomia dei fatti accaduti”. Dovuta la presunzione di totale innocenza; enorme lo sconcerto, tanto di più alla luce della lunga e concreta attività pastorale di don Rolando Leo a contatto con i giovani.

    https://ilgiornaledelticino.ch/atti-sessuali-con-minori-sotto-inchiesta-il-cappellano-del-collegio-papio

  • Nuova Zelanda, 200mila bambini e adulti abusati in 70 anni

    Nuova Zelanda, 200mila bambini e adulti abusati in 70 anni

    Circa 200.000 bambini, giovani e adulti neozelandesi hanno subito abusi per decenni negli orfanatrofi, nella case famiglia, negli ospedali psichiatrici e in altre istituzioni statali e religiose.

    E’ il risultato di una inchiesta pubblica durata sei anni che ha analizzato le cure fornite a circa 650mila neozelandesi dal 1950 al 2019.

    Gli autori del rapporto hanno descritto gli abusi diffusi nelle istituzioni sanitarie statali e religiose come una “catastrofe nazionale impensabile” che ha causato “danni inimmaginabili”.

    https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2024/07/24/nuova-zelanda-200mila-bambini-e-adulti-abusati-in-70-anni_006b6caf-1df6-4f37-9079-7f380e9f6a1b.html

  • L’Abbé Pierre è accusato da sette donne di molestie tra il 1970 e il 2005

    L’Abbé Pierre è accusato da sette donne di molestie tra il 1970 e il 2005

    PARIGI – L’Abbé Pierre (1912-2007), il sacerdote fondatore dell’associazione Emmaüs contro la povertà in aiuto in particolare dei senza tetto, è accusato da sette donne di gesti inappropriati tra il 1970 e il 2005, rivela il quotidiano cattolico francese La Croix. Secondo un rapporto pubblicato da Emmaüs e dalla Fondazione Abbé Pierre, alcune delle accuse potrebbero essere classificate dai tribunali come aggressioni sessuali, altre come commenti sessisti e avances sessuali.

    Nel giugno 2023 la prima donna ha contattato i funzionari di Emmaüs Francia, affermando di essere stata aggredita sessualmente dall’Abbé Pierre tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta. All’epoca, i suoi genitori erano amici del sacerdote. Quando la donna era minorenne l’Abbé Pierre, di 50 anni più anziano di lei, le avrebbe toccato il seno in diverse occasioni quando era ospite nella casa di famiglia.

    La donna ha confidato di aver subito altre violenze sessuali quando era adulta. Al ritorno da un viaggio in Italia, l’Abbé Pierre «la baciò sulla bocca in modo brutale e del tutto inaspettato». Nel 2003, quattro anni prima della morte, l’uomo le chiese perdono in presenza del padre.

    Dopo questa prima testimonianza, Emmaüs International, Emmaüs France e la Fondation Abbé Pierre hanno incaricato Egaé, un’organizzazione indipendente che lotta contro la violenza sessista e sessuale, di condurre indagini più approfondite. Nel rapporto reso pubblico ieri, un totale di sette donne hanno parlato di violenze o comportamenti inappropriati da parte dell’uomo che per 16 volte è stato designato dai francesi come la «personalità preferita dell’anno».

    L’Abbé Pierre agiva di solito in una stanza d’albergo o in un ufficio. Gli episodi più antichi risalgono al 1970 e i più recenti al 2005, quando l’Abbé Pierre aveva 92 anni. Nell’ambito dell’inchiesta condotta da Egaé, associazione creata dall’attivista femminista Caroline de Haas, una donna ha rivelato di essere stata a conoscenza di altri episodi simili negli anni Cinquanta. Il rapporto afferma inoltre che almeno altre cinque persone, potenziali vittime, sono state identificate ma non sono ancora state ascoltate.

    Quando l’Abbé Pierre era in vita aveva confidato di aver infranto il suo voto di castità in un libro di interviste pubblicato nel 2005 da Frédéric Lenoir: «Ho sperimentato il desiderio sessuale e la sua rarissima soddisfazione». Nel 2005 aveva parlato di «una debolezza», «un incidente passeggero».

    Dopo la diffusione del report la Chiesa cattolica di Francia ha dichiarato su X di aver appreso «con dolore» delle testimonianze che accusano l’Abbé Pierre di aggressioni sessuali. La Conferenza dei vescovi di Francia ha aggunto che «tiene a garantire alle persone vittime della sua profonda compassione e vergogna che tali fatti possano essere stati perpetrati da un prete».

    https://www.corriere.it/esteri/24_luglio_17/abbe-pierre-accusato-sette-donne-molestie-c047e003-0e60-49e0-bb54-b63eaab17xlk.shtml