Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • È morto Roger Vangheluwe, ex vescovo di Bruges, protagonista dello scandalo di pedofilia che scosse il Belgio

    È morto Roger Vangheluwe, ex vescovo di Bruges, protagonista dello scandalo di pedofilia che scosse il Belgio

    «I vescovi sono consapevoli che questo annuncio potrebbe provocare una nuova ondata di emozioni tra le vittime», si legge nel comunicato dei vescovi belgi.

    Vescovo di Bruges dal 1984, Roger Vangheluwe fu costretto a dimettersi nel 2010 dopo aver ammesso di aver abusato sessualmente di uno dei suoi nipoti minorenni per 13 anni, a partire dagli anni ’80.

    In seguito confessò atti commessi contro un secondo nipote per un periodo di due anni. A seguito di queste rivelazioni, sono emerse migliaia di testimonianze che descrivono dettagliatamente gli abusi sessuali commessi all’interno della Chiesa in Belgio nel corso dei decenni.

    Poiché i suoi crimini erano caduti in prescrizione, non è mai stato condannato, ma lo scandalo è riemerso in Belgio nell’autunno del 2023 con la messa in onda di un documentario sconvolgente che denunciava l’inazione e il silenzio della Chiesa per decenni riguardo agli abusi sessuali commessi da ecclesiastici.

    I vescovi belgi hanno quindi rinnovato la richiesta di rimozione di Roger Vangheluwe dal suo incarico, richiesta che Papa Francesco ha accolto nel 2024.

    https://www.bluewin.ch/it/attualita/mondo/morto-ex-vescovo-di-bruges-scandalo-di-pedofilia-scosse-il-belgio-li.3515662

  • Mons. Cordileone concorda un risarcimento multimilionario per chiudere oltre 500 casi di abusi nell’arcidiocesi di San Francisco

    Mons. Cordileone concorda un risarcimento multimilionario per chiudere oltre 500 casi di abusi nell’arcidiocesi di San Francisco

    L’arcidiocesi di San Francisco ha raggiunto un accordo per pagare 395 milioni di dollari al fine di risolvere più di 500 cause relative ad abusi sessuali commessi da membri del clero. Il patto, che dovrà essere ratificato nell’ambito della procedura di fallimento avviata dall’arcidiocesi nel 2023, riguarda circa 530 vittime.

    L’accordo arriva tre anni dopo che l’arcidiocesi ha chiesto di accedere al processo di fallimento, una misura adottata dopo la presentazione di centinaia di cause ai sensi della legislazione approvata in California nel 2019, che ha temporaneamente aperto la possibilità di presentare denunce per abusi avvenuti decenni fa.

    Come parte dell’accordo, l’arcivescovo di San Francisco, mons. Salvatore Cordileone, invierà una lettera personale di scuse a ciascuna delle vittime incluse nel processo.

    In un comunicato, Cordileone ha affermato che si augura che l’accordo «offra un percorso verso un risarcimento equo per i sopravvissuti che hanno sopportato il peso di questi abusi per tutta la vita».

    «Accettiamo pienamente la responsabilità per quanto accaduto e chiedo sinceramente perdono a tutti coloro che hanno sofferto», ha aggiunto l’arcivescovo.

    Nuove misure di protezione e trasparenza

    Oltre al risarcimento economico, l’arcidiocesi dovrà attuare una serie di misure volte a rafforzare la protezione dei minori e la trasparenza istituzionale.

    Tra gli impegni assunti figura l’elaborazione e la pubblicazione di un elenco aggiornato di tutti i chierici accusati di abusi, in cui saranno incluse le denunce presentate e l’esito delle indagini corrispondenti. Inoltre, l’arcidiocesi non potrà imporre accordi di riservatezza che limitino la capacità delle vittime di parlare pubblicamente dei fatti.

    I rappresentanti legali dei ricorrenti hanno anche spiegato che un comitato formato da sopravvissuti supervisionerà la distribuzione dei risarcimenti, tenendo conto delle circostanze particolari di ciascun caso.

    Un nuovo accordo multimilionario in California

    L’accordo raggiunto a San Francisco si aggiunge ad altri patti multimilionari chiusi negli ultimi anni da diverse diocesi californiane. Nel 2024, l’arcidiocesi di Los Angeles ha concordato il pagamento di 880 milioni di dollari per risolvere migliaia di richieste di risarcimento per abusi sessuali, il più grande accordo di questo tipo raggiunto fino ad oggi da un’istituzione cattolica negli Stati Uniti.

    L’arcidiocesi di San Francisco conta circa 440.000 fedeli distribuiti tra le contee di San Francisco, Marin e San Mateo. L’accordo rappresenta un nuovo passo nel lungo processo di riparazione alle vittime e di revisione delle politiche di protezione dei minori promosso dalla Chiesa negli Stati Uniti dopo decenni di scandali per abusi sessuali.

    https://infovaticana.com/it/2026/07/02/mons-cordileone-accetta-un-risarcimento-multimilionario-per-chiudere-oltre-500-casi-di-abusi-nellarcidiocesi-di-san-francisco/

  • L’arcidiocesi di San Francisco ha accettato di pagare 395 milioni di dollari alle vittime di abusi sessuali da parte del clero

    L’arcidiocesi di San Francisco ha accettato di pagare 395 milioni di dollari alle vittime di abusi sessuali da parte del clero

    L’arcidiocesi di San Francisco ha accettato di risarcire con 395 milioni di dollari (circa 350 milioni di euro) più di 500 persone che avevano denunciato di aver subìto abusi sessuali da parte di membri del clero. L’accordo prevede l’introduzione di misure per prevenire nuovi abusi, come un maggior controllo sui dipendenti dell’arcidiocesi, un divieto di comunicazioni digitali tra adulti e bambini e la compilazione di una lista dei religiosi accusati; prevede inoltre che l’arcivescovo di San Francisco, Salvatore Cordileone, scriva una lettera di scuse a ogni persona coinvolta.

    Spesso gli abusi denunciati risalgono a decenni fa, ma le persone coinvolte avevano potuto presentare richiesta di risarcimento grazie a una legge della California del 2019 che permetteva di farlo entro il 31 dicembre del 2022. Nell’agosto del 2023 l’arcidiocesi di San Francisco aveva chiesto l’amministrazione straordinaria con l’obiettivo di gestire i propri fondi per pagare i risarcimenti.

    Quello dell’arcidiocesi di San Francisco non è un caso isolato. Nel 2024 l’arcidiocesi di Los Angeles fece un accordo da 880 milioni di dollari per risarcire 1.353 vittime di abusi sessuali da parte del clero, mentre quella di New York ha accettato di avviare una mediazione per risarcirne quasi altrettante. Anche l’arcidiocesi di New Orleans pagherà almeno 230 milioni di dollari a centinaia di vittime di abusi sessuali.

    https://www.ilpost.it/2026/06/30/arcidiocesi-san-francisco-patteggiamento-risarcimento-vittime-abusi-sessuali-clero/

  • Vescovo di Northampton accusato di stupro di minore

    Vescovo di Northampton accusato di stupro di minore

    Un vescovo è stato accusato di due capi d’imputazione per stupro ai danni di una minorenne di età inferiore ai 16 anni.

    La polizia dello Staffordshire afferma che le accuse contro David James Oakley, vescovo di Northampton, fanno seguito al suo arresto avvenuto nel settembre dello scorso anno. I reati sarebbero stati commessi nello Staffordshire tra il febbraio 2000 e il febbraio 2001, ha dichiarato la polizia.

    Oakley, 70 anni, dovrà comparire davanti al tribunale di Cannock il 14 agosto.

    In una dichiarazione, la diocesi cattolica di Northampton, che comprende il Northamptonshire, il Bedfordshire e il Buckinghamshire, ha confermato le accuse contro Oakley “a seguito di un’indagine su presunte violazioni dei diritti dei minori risalenti a tempo addietro”.

    Ha affermato di riconoscere che il caso è “molto doloroso per tutte le persone coinvolte”, ma di non poter rilasciare ulteriori commenti a causa del procedimento legale in corso.

    Secondo la diocesi, Oakley è nato a Stourbridge, nelle West Midlands, ed è stato ordinato sacerdote nel 1980.

    Ha prestato servizio in diverse parrocchie all’interno dell’arcidiocesi di Birmingham prima di diventare vescovo di Northampton nel 2020.

    Oakley fu anche, a un certo punto, uno dei favoriti per diventare capo della Chiesa cattolica in Inghilterra e Galles.

    https://www.bbc.com/news/articles/ckg43p81gqko

  • Contesto della situazione del Concordato nella Repubblica Ceca

    Contesto della situazione del Concordato nella Repubblica Ceca

    Gli esperti hanno spesso la sensazione che nulla li sorprenda più nel loro campo di interesse. La Corte costituzionale della Repubblica Ceca ha recentemente stabilito che il Concordato già firmato tra questo Paese dell’Europa centrale e la Santa Sede è contrario al suo ordinamento costituzionale, e poi si dice che il diritto è una disciplina noiosa. E poi si dice che il diritto è una disciplina noiosa. Questa decisione è davvero una sorpresa? Non è forse solo una delle tante manifestazioni della diffidenza nazionale nei confronti delle istituzioni religiose?

    Cento anni prima di Lutero

    La Repubblica Ceca si vanta di essere uno dei Paesi più atei del mondo. È vero, ha profonde radici cristiane e ha dato al mondo molti santi, come il principe San Venceslao e il vicario generale di Praga, San Giovanni Nepomuceno. Ma questa è storia. Oggi, circa 2-3 % della popolazione partecipa alle messe domenicali cattoliche e la Chiesa cattolica è la più grande denominazione del Paese.

  • Il silenzio di Papa Prevost

    Il silenzio di Papa Prevost

    La Spagna è un Paese in cui si contano 1.621 persone accusate di abusi sessuali e oltre 3.000 vittime documentate. Durante la recente visita di Papa Leone XIV si è parlato per giorni di migrazioni, umanesimo, polarizzazione politica. Degli abusi, invece, solo marginalmente. Come interpretare questo slittamento di prospettiva?

    Il Pontefice ha costruito il suo viaggio come una presentazione di sé quale papa politico dopo Francesco. Ha parlato di verità e dignità, ha condannato la xenofobia davanti al Parlamento, ma al tempo stesso ha tracciato con precisione il confine di ciò che resta «spirituale» e quindi sottratto al linguaggio della giustizia.

    A Montserrat, dove la stessa abbazia ha riconosciuto che il monaco Andreu Soler ha abusato di minori per oltre trent’anni, non ha pronunciato una sola parola. Alla riunione della Conferenza Episcopale sedeva al suo tavolo il cardinale Rouco Varela, accusato di aver coperto due casi di pedofilia; in uno di essi l’arcidiocesi di Madrid fu condannata nel 2007 al risarcimento delle vittime. A porte chiuse Prevost ha parlato di «giustizia» e «riparazione»; in pubblico, dove il mondo intero poteva ascoltarlo, ha parlato soltanto di «ferita». Le parole del diritto lontano dai riflettori, quelle della consolazione davanti all’opinione pubblica. Ma le parole assumono valore solo quando vengono pronunciate apertamente. Per questo Montserrat è diventata il luogo in cui il silenzio si è trasformato in un atto.

    La teorica britannica Sara Ahmed ha scritto delle istituzioni che dichiarano di ascoltare le denunce proprio per evitare di affrontarle; di quelle situazioni in cui il «vi ascoltiamo» prende il posto dell’ascolto reale. Consideriamo allora le parole di Prevost: «Ogni persona ferita deve poter trovare un ascolto sincero, accoglienza, protezione e autentici percorsi di guarigione».

    Non dice «vittima». Non nomina il reato. Quando la vittima di un abuso diventa una «persona ferita», perde il proprio statuto giuridico e resta soltanto il dolore. E il dolore, a differenza del crimine, non compare davanti a un giudice.

    L’Europa, tuttavia, è nata proprio sottraendo alla Chiesa questa grammatica. A raccontarlo fu già una donna nel 1847. In Jane Eyre, Charlotte Brontë narra di come Jane, poco prima di sposare Rochester, scopra che egli tiene nascosta e segregata una moglie in soffitta. Rochester le offre amore, protezione e sicurezza: tutto ciò che una donna senza mezzi potrebbe desiderare. Esattamente come la Chiesa offre alle proprie vittime la cura di chi ha inflitto il danno, purché esse tacciano.

    Jane però se ne va e pronuncia una frase che rappresenta una delle origini più profonde dell’individuo europeo: «I care for myself». Mi prendo cura di me stessa. Rifiuta che siano altri – un uomo, un’istituzione o un’autorità – a decidere come debba essere definita la sua esperienza.

    Il meglio dell’Europa è stato costruito proprio su questo gesto: l’emancipazione femminile, i diritti dei lavoratori, la conquista dell’autonomia individuale. Nella sua espressione più alta, l’Europa ha sottratto alla Chiesa le parole per nominare la sofferenza umana e le ha affidate a chi quella sofferenza la vive.

    Perché oggi torniamo a chiedere a Roma ciò che le abbiamo tolto dopo secoli di lotte?

    Le parole laiche della dignità sembrano oggi orfane: logorate dalla politica, svuotate dal mercato. E un’autorità antica, rivestita dei panni dell’umanesimo, si propone di restituircele. Applaudiamo un Papa che parla dei migranti con il linguaggio dei diritti e delle vittime della propria Chiesa con il linguaggio della compassione, senza accorgerci – o forse senza volerlo fare – che proprio questa asimmetria abbiamo imparato a non accettare.

    Davanti alla nunziatura hanno manifestato le vittime che Prevost ha rifiutato di ricevere: quelle scomode, indocili, che chiedono di essere nominate e non soltanto confortate. Sono loro, oggi, a custodire il meglio dell’eredità europea. Due secoli dopo Jane Eyre, continuano a dire: «Mi prendo cura di me stessa». È la frase più autenticamente umanista pronunciata questa settimana. E non è stata pronunciata dal Papa.

    Professoressa di Teoria politica presso l’Università Autonoma di Madrid, Máriam Martínez-Bascuñán è autrice di Género, emancipación y diferencias (Plaza & Valdés, 2012) e coautrice di Populismos (Alianza Editorial, 2017). Dal 2018 al 2020 ha diretto la sezione Opinioni del quotidiano El País. Attualmente ne è editorialista e membro del consiglio editoriale.

    Máriam Martínez-Bascuñán
    (Traduzione dallo spagnolo di Petr Živný)

  • Leone XIV in Spagna, cronaca di un disastro

    Leone XIV in Spagna, cronaca di un disastro

    Prevost è finito contro un muro in Spagna come Bergoglio un anno e mezzo fa in Belgio. Allora un altro Filippo, il re del Belgio, fu molto duro con il Papa. Con Leone XIV non è cambiato niente: migliaia di preti pedofili che hanno distrutto migliaia di vite e intorno a loro, fraternamente protettivi, 400 mila sacerdoti cattolici nel mondo che li difendono con il loro compunto e compatto coro muto del negare o parlar d’altro.

    Giorgio Meletti con Federica Tourn

    Come un altro grande americano, Buster Keaton, Papa Leone XIV sembra nascondere dietro un volto perennemente inespressivo il suo genio comico. Non c’è altra possibile spiegazione per l’incredibile frase che ha pronunciato sabato 6 giugno 2026 sul volo papale per Madrid che ha segnato l’inizio del viaggio apostolico in Spagna.

    Incalzato (come nessun giornalista italiano ha mai osato fare) sul tema degli abusi sessuali dei preti cattolici dal vaticanista del País Inigo Domìnguez, che gli ha ricordato quante vittime spagnole di violenza sessuale avrebbero voluto incontrarlo, Robert Prevost se n’è uscito con questa risposta: “Come è stato annunciato incontrerò alcune vittime, purtroppo mi è impossibile ricevere tutte quelle che lo chiedono”.

    Anni di duro lavoro di papi, cardinali e vescovi – tesi a nascondere o minimizzare il fatto che l’abuso sessuale sui ragazzini e sulle ragazzine a loro affidati è una delle attività principali di alcuni sacerdoti – sono stati vanificati da tre secondi di folgorante verità pontificia.

    Il disastro spagnolo

    El País è il più importante quotidiano spagnolo. Da otto anni conduce una serrata inchiesta sugli abusi sessuali nella Chiesa e ha accumulato uno spaventoso archivio con fatti, date, nomi di vittime e carnefici e soprattutto una accurata documentazione del certosino lavoro con cui da anni i vescovi spagnoli cercano di occultare i crimini dei loro sacerdoti.

    E in questi giorni ha documentato come per Leone XIV il viaggio in Spagna sia stato un disastro, proprio per colpa degli abusi sessuali.

    Papa Francesco è stato un affidabile complice dei confratelli spagnoli: in dodici anni di pontificato non ha mai speso una parola sul problema.

    Il Papa argentino aveva una sua particolare abilità nella comunicazione: alternava le sparate alzo zero contro i preti pedofili in generale ai silenzi (talvolta anche spudorate menzogne) su casi specifici, soprattutto se riguardanti suoi amici, come per esempio l’abusatore seriale Marko Rupnik o il vescovo di Piazza Armerina Rosario Gisana, che resta tuttora al suo posto, intoccabile, benché imputato in un processo per falsa testimonianza commessa, secondo l’accusa, per proteggere il suo parroco Giuseppe Rugolo, condannato in Cassazione per violenza sessuale su ragazzi a lui affidati eppure ancora presente nelle liste dei sacerdoti a cui la Cei paga regolarmente lo stipendio.

    Fatto sta che Jorge Bergoglio, grazie alla formula vacua della “tolleranza zero”, ha lasciato dietro di sé la convinzione diffusa di essere stato un inflessibile giustiziere.

    Robert Prevost è invece un pessimo comunicatore e i vaticanisti italiani sono costretti ad acrobazie logiche a volte addirittura umilianti per sostenere il contrario.

    La Spagna lo aspettava al varco per parlare di abusi sessuali e lui ha arringato il parlamento su eutanasia e aborto. Credendo che un Papa che tuona contro l’aborto faccia ancora paura a qualcuno, Il Foglio ha scritto che El País, dedicando il suo titolo d’apertura al tema della pedofilia, “ha parlato d’altro”, come se davvero la questione critica fosse l’aborto.

    Ma qual era il tema di questa visita chiunque può capirlo, basta che non legga i giornali italiani. I quali credono di avere ancora il potere di tenere nascoste le cose, mentre i loro lettori a decine di migliaia al mese li abbandonano perché sanno le lingue e vanno su internet, dove apprendono che cosa accade nel mondo.

    Solo così hanno potuto sapere che nell’ultimo viaggio apostolico di Francesco, nel cattolicissimo Belgio a settembre del 2024, la rituale intemerata contro l’aborto finì con il nunzio apostolico convocato dal governo belga per trasmettere al Papa l’intimazione di non permettersi mai più di parlare male delle leggi belghe sull’aborto e di chiamare sicari i medici belgi che praticavano gli aborti e le loro pazienti.

    Ma la cosa più imbarazzante fu la vera e propria umiliazione subita da Bergoglio stesso.

    Il Papa raccontò di aver incontrato delle vittime di abusi come se si fosse trattato di un abbraccio fraterno e solidale, ma la sera stessa il telegiornale belga principale intervistò le stesse persone, ed erano inferocite, dissero che Bergoglio li aveva presi in giro rifiutando ogni assunzione di responsabilità della Chiesa per le imprese erotiche dei suoi sacerdoti sui bambini belgi.

    Uno di loro, Jean-Marc Turine, addirittura ha fatto il verso a Bergoglio, ritraendolo (in prima serata) come un imbroglione nemmeno tanto lucido. Intanto il premier belga Alexander De Croo diceva al Papa, a brutto muso, “le parole non bastano più, vogliamo fatti concreti, le vittime hanno bisogno di essere ascoltate e hanno diritto alla verità, non possiamo più accettare gli insabbiamenti e le coperture [dei preti pedofili]”.

    Immaginate un capo di governo italiano o il presidente della Repubblica Sergio Mattarella che solo immagina di parlare così al Papa. Eppure il dramma dei preti pedofili in Italia non è meno grave che in Belgio o in Spagna.

    Bene, in Spagna non il premier Pedro Sánchez, che sarà un mangiapreti o addirittura un laicista, come si ama dire, ma il mite e cattolicissimo re Felipe ha detto al Papa, in estrema sintesi, che la cattolicissima Spagna ne ha le scatole piene.

    I fatti

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    Ecco che cosa è esattamente accaduto in Spagna.

    Il 5 giugno, il giorno prima della partenza di Leone XIV per la Spagna, El País scrive che, indagando su 1.622 (milleseicentoventidue) casi di abuso sessuale emersi finora in Spagna, ha scoperto che “negli ultimi decenni 94 alti prelati della Chiesa hanno insabbiato denunce, protetto il clero o messo a tacere le vittime. Di questi, 7 sono cardinali, 61 vescovi e 26 superiori di ordini religiosi”.

    Gli abusi coinvolgono 70 diocesi e 141 ordini religiosi. I sette cardinali sotto accusa sono: Vicente Enrique y Tarancón, Antonio María Rouco, Narcís Jubany, Ricard Maria Carles, Lluís Martínez i Sistach, Carlos Osoro e Juan José Omella.

    El País racconta che in Vaticano stanno addirittura beatificando “José María García Lahiguera, arcivescovo di Valencia negli anni Settanta, implicato nell’insabbiamento di uno dei più gravi casi di pedofilia nella Chiesa spagnola, tenuto nascosto durante il regime franchista: quello di padre José Prat, che nel 1971 violentò e uccise un bambino di nove anni, colpendolo 47 volte a Puerto de Sagunto. Il sacerdote fu condannato a 17 anni di carcere, che non scontò, e questo arcivescovo lo trasferì a Lleida, dove prestò servizio come vicario”.

    Il benvenuto del País al Papa è, per così dire, impreziosito da una notizia che, il 4 giugno, due giorni prima dell’arrivo di Prevost a Madrid, gli fa capire che aria troverà in Spagna.

    Negli anni Novanta una bambina è stata abusata sessualmente dai 6 ai 12 anni da padre Álvaro Martín Fuente, sacerdote agostiniano della scuola Buen Consejo di Madrid. Lei lo ha denunciato alla polizia nel 2010, appena compiuti 18 anni, e in quel momento il Priore generale degli agostiniani era Robert Prevost.

    Fuente fu anche arrestato ma la prescrizione lo salvò. Per sedici anni gli agostiniani, che sapevano tutto, hanno coperto il sacerdote pedofilo, che ha potuto anche fare il direttore della scuola. Lo hanno allontanato solo due mesi fa, dopo l’ennesima denuncia della ragazza oggi poco più che trentenne.

    Una fonte degli agostiniani ha detto al País che Prevost non fu mai informato di niente perché non era stata avviata ufficialmente un’inchiesta interna, “per negligenza”, ammette la stessa fonte, spiegando che “in quegli anni non esistevano i protocolli”.

    Notate bene, stiamo parlando del 2010, non del 1810: un sacerdote violenta una bambina di sei anni e i suoi confratelli agostiniani fischiettano perché non hanno i protocolli. Viene arrestato con l’accusa di aver violentato una bambina di sei anni e il Priore generale degli agostiniani, che sono meno di tremila in tutto il mondo, non lo viene neppure a sapere.

    Essendo gli agostiniani nel mondo meno degli abitanti di una media parrocchia italiana, come fa il Priore generale a non venire mai a sapere niente? Eppure Prevost è talmente rinomato per il suo acume che alla fine lo eleggono Papa.

    Parlare d’altro

    La Chiesa cattolica funziona così, stando ai racconti della gerarchia ecclesiastica. Secondo El País, gli agostiniani hanno solo in Spagna 30 sacerdoti accusati e 77 vittime, ma ne ammettono rispettivamente 20 e 34.

    Quindi – per loro stessa ammissione – gli agostiniani colpevoli di violenza sessuale su minori sono in Spagna poco meno del 10 per cento del totale. Ma non risulta che Prevost ne abbia parlato durante l’incontro a Madrid con 220 agostiniani iberici.

    Lo stile dell’uomo d’altra parte è questo. E dunque Leone XIV parte per la Spagna con l’idea di fare come Bergoglio, cioè niente. E di parlare come se niente fosse di guerra e pace, intelligenza artificiale, aborto ed eutanasia oltre che di quanta cattiveria c’è nel mondo (argomenti sui quali la sua capacità di incidere risulta trascurabile).

    Le vittime degli abusi sessuali dei preti si infuriano. Giudicano una provocazione, per esempio, la decisione di andare in visita mercoledì 10 giugno all’abbazia di Montserrat, vicino a Barcellona.

    Gli ultimi tre abati del monastero prima dell’attuale hanno insabbiato gli abusi per decenni. Le giovani vittime sono almeno 15, solo per una di loro risulta accordato un risarcimento, eppure l’abbazia stessa già nel 2019 si è scusata pubblicamente, ammettendo lo scempio che è avvenuto al suo interno per decenni.

    Ovviamente l’attuale abate Manel Gasch Hurios non ha detto una parola nel suo discorso di benvenuto al Papa, il quale educatamente si è ben guardato dallo sfiorare il fastidioso argomento.

    Leone XIV, anche per non irritare la suscettibilità dei vescovi spagnoli, che sulla piaga degli abusi sono irriducibili, è partito da Roma deciso a non fiatare sull’argomento abusi e a ignorare le associazioni delle vittime che chiedevano di incontrarlo.

    Ma quando ha capito che l’onda della protesta stava diventando oceanica ha incaricato il portavoce Matteo Bruni, alle nove di sera del 5 giugno (undici ore prima del decollo dell’aereo papale per Madrid), di fare una dichiarazione meritevole di essere letta integralmente:

    “In merito ad alcune notizie di stampa, posso confermare che durante il prossimo viaggio apostolico, il Santo Padre incontrerà alcune vittime di abusi da parte del clero in Spagna. L’incontro è stato organizzato dalla Chiesa spagnola. Ulteriori informazioni saranno fornite dopo l’incontro, nel rispetto delle vittime, dei loro desideri e della loro privacy”.

    Che significa “l’incontro è stato organizzato dalla Chiesa spagnola”? Una presa di distanze? Certo è che la Chiesa spagnola, un sistema dominato dai 94 prelati accusati di aver insabbiato i casi di abuso sessuale, farà poi sapere di aver scelto, a sua discrezione, sei vittime che si sono incontrate con il Papa ma che nessuno ha visto e nessuno sa chi sono. C’è la privacy.

    Quello che si sarebbero detti con il Papa lo ha fatto sapere la Santa Sede con una formula che suona beffarda: “Il Papa ha ascoltato con affetto e attenzione, assicurando loro la sua vicinanza e quella dell’intera comunità ecclesiale”.

    L’inviato di Vatican News, cioè l’inviato del Papa al seguito del Papa, ci assicura che “le vittime hanno sentito che il Papa si è fatto carico del loro dolore”, senza però rivelarci come ne è venuto a conoscenza.

    La cupola dell’omertà

    Il vero capolavoro è stato l’incontro con la Conferenza episcopale spagnola, la cupola dell’omertà. Ecco come Prevost è riuscito a parlare ai vescovi spagnoli degli abusi sessuali senza nominare gli abusi sessuali:

    “Il nostro cammino è fatto di incontri: uno dei più dolorosi è con coloro che sono stati feriti proprio da chi doveva prendersi cura di loro, anche da membri del clero. Di fronte a questa piaga, la comunità ecclesiale è chiamata a rispondere con l’ascolto, la verità, la giustizia, la riparazione e un impegno sempre più deciso nella prevenzione e nella cultura della cura. Ogni persona ferita deve poter trovare ascolto sincero, accoglienza, protezione e percorsi reali di guarigione”.

    Il presidente della Conferenza episcopale spagnola, Luis Javier Argüello García,è stato più netto: non ha detto una parola sugli abusi, limitandosi a ringraziare il Papa perché la sua visita in Spagna aiuterà la Chiesa spagnola “ad alzare lo sguardo verso Gesù Cristo e a rinnovare la gioia di essere discepoli amati e ferventi missionari della misericordia di Dio”.

    Tutto pur di non parlare del recente accordo con lo Stato spagnolo, subito dai vescovi, che dà alle vittime di abuso la possibilità di chiedere i danni anche attraverso lo Stato e fissa per la Chiesa l’obbligo di pagare per le malefatte dei suoi sacerdoti.

    Una svolta che terrorizza i vescovi di altri Paesi, per esempio la Conferenza episcopale italiana, la più omertosa di tutte.

    Ed è per questo che il Papa non ne parla: il rischio è che la Chiesa, che già non se la passa bene quanto a soldi, sia travolta finanziariamente dall’ondata dei risarcimenti.

    Basti pensare che poche settimane fa negli Stati Uniti, dove lo Stato non ha paura dei preti, la diocesi di New York ha dovuto firmare l’accordo per pagare 800 milioni di dollari a 1300 vittime di abusi, mediamente circa 600 mila dollari a testa. Notizie che i vaticanisti italiani censurano sistematicamente.

    Alla fine a chi è toccato l’ingrato compito di dire a Prevost, in sostanza, che non poteva pretendere di prendere in giro in modo così smaccato un’intera nazione, sia pure cattolicissima? All’unico che poteva e doveva, il re, Felipe Juan Pablo Alfonso de Todos los Santos de Borbón y Grecia, in breve Filippo VI.

    Soltanto il re osa

    Conoscendo gli spagnoli meglio del Papa, il re gli ha fatto sapere che non poteva prestarsi alla farsa del fare finta di niente, e i rispettivi sherpa hanno concordato che – visto che Prevost non intendeva arretrare di un millimetro dalla linea del silenzio – sarebbe toccato al re mettere, come suol dirsi, i piedi nel piatto con un testo concordato dalle diplomazie.

    Nel discorso di benvenuto al palazzo reale, Felipe ha prima espresso il plauso per “l’enorme opera sociale della Chiesa cattolica in Spagna” per poi dire l’indicibile:

    “Non può esserci contrasto maggiore a tutto ciò del dolore causato dai casi di abuso, che non sono rappresentativi né possono essere rappresentativi della vasta comunità ecclesiale.

    La vostra chiarezza e fermezza, che desidero anch’io riconoscere, sono essenziali nel processo di guarigione e nella riparazione del danno inflitto: sono essenziali per le vittime, per i fedeli, per la Chiesa e per la società nel suo complesso”.

    Un saggio da scuola di retorica, accusare fingendo di elogiare.

    Secondo El País si è trattato “di un paragrafo estremamente delicato e attentamente formulato, ma sufficiente a portare alla ribalta gli oltre tremila casi di pedofilia all’interno della Chiesa cattolica [spagnola]”.

    Insomma Prevost è finito contro un muro in Spagna come Bergoglio un anno e mezzo fa in Belgio. Allora un altro Filippo, il re del Belgio, fu molto duro con il Papa.

    Con Leone XIV non è cambiato niente: migliaia di preti pedofili che hanno distrutto migliaia di vite e intorno a loro, fraternamente protettivi, 400 mila sacerdoti cattolici nel mondo che li difendono con il loro compunto e compatto coro muto del negare o parlar d’altro.

    Il maestro del coro è il Papa, l’uomo che potrebbe con un tratto di penna cacciare chi vuole in modo inappellabile, un potere assoluto che non può negare di avere perché, quando gli fa comodo, lo usa.

    Solo in Italia c’è ancora qualcuno che pensa che il tema centrale della Chiesa sia l’aborto.

    https://appunti.substack.com/p/leone-xiv-in-spagna-cronaca-di-un

     

  • Repubblica Ceca, chiesa fuori dallo Stato. Cartellino rosso

    Repubblica Ceca, chiesa fuori dallo Stato. Cartellino rosso

    Cartellino rosso dei politici, una seconda possibilità dall’autorità ecclesiastica?
    Società civile contro Cattolica: 1:0 finora?

    Mi chiedo, fino a quando noi credenti tollereremo che una persona che ha ripetute e serie riserve continui ad agire all’altare. E per quanto tempo trascureremo che i responsabili della Chiesa non rispondono a questi stimoli in modo da rafforzarsi la fiducia dei credenti?

    Mi stupisce ancora di più il confronto con un partito politico, che ha reagito nel giro di pochi giorni, dopo aver preso conoscenza di simili informazioni. L’interessato ha rassegnato le dimissioni dal suo incarico di leadership e ha sospeso l’iscrizione.

    In chiesa, invece, sono passati mesi di avvertimenti, conversazioni e promesse, eppure nulla sembra essere cambiato. Questo non mi pone interrogativi sul fallimento dell’individuo, ma soprattutto sulla responsabilità delle istituzioni e di chi le guida.

    Non sto per condannare nessuno senza un esame adeguato. Sono tutta per la credibilità della chiesa. Se ci aspettiamo responsabilità morale dai credenti, dovremmo aspettarci la stessa responsabilità da chi rappresenta pubblicamente la chiesa.

    Incrociamo le dita per la chiesa. Vediamo come va a finire tutta la storia e non perdiamo la speranza che proteggere le persone vulnerabili non sia solo una bella parola nei documenti, ma una vera pratica. La salvaguardia non è un attacco alla chiesa, è un servizio alla chiesa.

    La chiesa dovrebbe essere un posto pulito, affidabile e sicuro. Un luogo dove la verità non deve temere la luce e dove la protezione delle persone è al di sopra della tutela della reputazione delle istituzioni. Lo auguro non solo a me stesso ma a tutti quelli che vengono in chiesa in cerca di fede, speranza e sicurezza.
    Per una chiesa pura Jan Rozek
    Pro čistou církev

    Perché ne sto parlando in pubblico? Perché il preside non solo non risponde alla richiesta di appuntamento, ma anche nel caso delle vittime nega la mia persona. Volevo parlare di tutto all’interno della comunità ecclesiastica. Purtroppo, il preside di Václav Koloničný si rifiuta. Quindi è necessario proteggere i credenti in questo modo…

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  • Cechia-Abusi: accordo vescovi e vittime

    Cechia-Abusi: accordo vescovi e vittime

    «Oggi, 2 giugno 2026, presso il monastero di Strahov a Praga è stato firmato un memorandum d’intesa tra la Conferenza episcopale ceca e l’associazione Someone Will Believe You (“Qualcuno ti crederà”). Il documento sancisce un impegno congiunto per la tutela delle persone vulnerabili all’interno della Chiesa, il sostegno alle vittime di abusi e lo sviluppo di strategie di prevenzione e di approccio sensibile nei confronti di coloro che hanno subito abusi da parte di chierici o operatori pastorali».

    L’importante passo porta la firma del vicepresidente della Conferenza e neo-arcivescovo di Praga, Stanislav Přbyl, e del responsabile dell’associazione delle vittime Jiri Kylar.

    La ventata di novità introdotta da Přbyl che ha perorato una Chiesa mite, autentica e disponibile al dialogo con tutti, è risultata credibile e condivisibile dai rappresentanti delle vittime.

    L’associazione Someone Will Believe You raduna persone che hanno subito abusi nel contesto ecclesiale e altrove con alcuni esperti, garantendo un ambiente sicuro e possibilità di influire sulla formazione del clero e sui necessari cambiamenti sistemici.

    Sul versante dei vescovi è nata, nel 2025, una commissione per la prevenzione e la protezione degli abusi, presieduta da mons. Přbyl, che, con la collaborazione di vari esperti, intende rafforzare l’approccio pastorale e terapeutico rispetto al problema, elaborare metodologie per la prevenzione e collaborare con le vittime e le autorità pubbliche.

    Gli intenti e il documento

    Il memorandum è distinto in sei brevi capitoli: scopo e natura del documento; forme concrete di collaborazione; autonomia e indipendenza delle parti; diritto alla critica anche pubblica; obiettivi comuni; disposizioni finali.

    In premessa si dice: «Le parti condividono la convinzione che una prevenzione efficace, procedure trasparenti, l’ascolto delle vittime e la disponibilità all’autocritica siano condizioni indispensabili per affrontare responsabilmente la questione».

    Fra gli scopi della collaborazione, si precisa l’ambito della prevenzione, la risposta alle segnalazioni e il sostegno a quanti dichiarano di essere vittime. La collaborazione si può sviluppare attraverso consultazioni e dialoghi specialistici fra le due parti, un comune impegno in ordine agli strumenti formativi e alla condivisione delle esperienze di lavoro, lo sviluppo dei metodi di sostegno alle vittime e la riflessione sui punti critici e i fallimenti del passato.

    La chiara distinzione delle responsabilità dei due contraenti conferma l’autonoma responsabilità delle parti e la loro differenza istituzionale e di autorità, anche in previsione di possibili tensioni e di reciproche insoddisfazioni.

    Quanto al diritto alla critica, si dice: «La stipula del presente memorandum non limita in alcun modo il diritto di ciascuna delle parti di esprimere pubblicamente posizioni critiche nei confronti delle azioni, delle decisioni e delle impostazioni sistemiche dell’altra parte, né di segnalare fallimenti, carenze o rischi del suo operato, anche attraverso i media o altre forme di comunicazione pubblica», anche se si chiede la reciproca buona fede.

    Gli obiettivi comuni sono così definiti: «ridurre sistematicamente il rischio di abusi sessuali attraverso una prevenzione efficace, contribuire a una gestione trasparente, equa e responsabile dei casi di abusi sessuali, rafforzare la tutela dei diritti delle vittime e favorirne il recupero, promuovere una cultura istituzionale improntata alla responsabilità, all’apertura e alla disponibilità al cambiamento». Il documento è a tempo indeterminato.

    Le cose stanno cambiando

    In gennaio, mons. Přbyl e Jiri Kylar avevano inaugurato una mostra sul tema abusi nel monastero francescano di Praga. Kylar aveva detto: «Il percorso verso la collaborazione con la Chiesa è stato lungo e difficile; le vittime di violenza sessuale hanno trovato scarsa sensibilità ed empatia … Vedo che le cose stanno cambiando e che vescovi, sacerdoti e fedeli si stanno impegnando molto di più per approfondire la questione degli abusi. Vogliamo trovare uno spazio sicuro per la condivisione».

    In occasione della firma del documento ha aggiunto che il memorandum non è una conclusione, ma l’inizio: «Siamo felici che, dopo tanti anni in cui alcuni leader religiosi hanno preferito il silenzio, si stia ora aprendo la possibilità di aiutare insieme la Chiesa a diventare un luogo sicuro».

    Il vescovo ha ricordato il percorso comune già fatto con l’associazione nelle indicazioni su come denunciare l’abuso o come avviarne la soluzione giuridica e ha aggiunto: «Comprendo il dolore di tutti coloro che sono stati vittime di abusi. Credo che la collaborazione tra la commissione della Chiesa cattolica ceca per la prevenzione e la protezione degli abusi con l’associazione Someone Will Believe You rafforzerà la possibilità di aiutare in modo efficace e sensibile tutti coloro che hanno subìto un danno o una mancanza di attenzione nell’affrontare questi problemi da parte dei responsabili ecclesiali».

    Nella vicenda vi è anche un risvolto personale. Jiri Kylar aveva comunicato, nel marzo 2019, al vescovo ausiliare di Praga, Zdenek Wasserebauer, responsabile del centro di contatto con le vittime e successivamente membro della commissione creata dai vescovi, il nome del prete che lo aveva molestato. Il collegio incaricato di accertare la fondatezza delle accuse ha immediatamente sospeso dal servizio il sacerdote, peraltro oggetto di molte voci critiche sui media locali, avviando le procedure canoniche del caso.

    https://www.settimananews.it/chiesa/cechia-abusi-accordo-vescovi-vittime/

  • Leone a Madrid: ad atten­derlo il dos­sier abusi nasco­sti dai preti

    Leone a Madrid: ad atten­derlo il dos­sier abusi nasco­sti dai preti

    Un bagno di folla quello che aspetta papa Leone in Spa­gna da oggi fino al 12 giu­gno nel primo viag­gio in terra ibe­rica. Anzi, sei bagni di folla, solo quelli pre­vi­sti nella Capi­tale, alle prese con un dispo­si­tivo di sicu­rezza “mai visto prima”, a detta del por­ta­voce della poli­zia.

    Un per­corso che por­terà Pre­vost dal cen­tro della peni­sola fino alle isole Cana­rie, dove il papa sim­bo­li­ca­mente rifarà il per­corso dei migranti. Ed è su immi­gra­zione, pace, Ia che gli spa­gnoli sosten­gono le posi­zioni di Leone XIV, secondo un son­dag­gio dell’isti­tuto 40db per il gruppo Prisa (El País e Cadena Ser). E – in gene­rale – le opi­nioni posi­tive su Leone rag­giun­gono il 44,5% con­tro il 6,5% di quelle nega­tive, anche se quasi otto spa­gnoli su dieci (80%) pen­sano che la Chiesa debba moder­niz­zarsi.

    Ma c’è un dos­sier sul quale gli spa­gnoli non tran­si­gono – come anti­ci­pato dagli arti­coli del País alla vigi­lia dell’arrivo di Leone – ed è quello sugli abusi ses­suali nella Chiesa. Per il 71% la gerar­chia eccle­sia­stica con­ti­nua a coprire i casi di pedo­fi­lia e il 43,1% degli inter­vi­stati con­si­dera che la Chiesa abbia pro­tetto gli aggres­sori anzi­ché le vit­time.

    In tutto, scrive il gior­nale di Madrid che ha con­dotto dal 2018 un’inchie­sta indi­pen­dente mon­stre, sve­lando 1.622 casi di abusi ses­suali nella Chiesa emersi attra­verso pro­ce­di­menti giu­di­ziari, inchie­ste e sen­tenze cano­ni­che, sono 94 gli alti respon­sa­bili spa­gnoli accu­sati o sospet­tati di aver insab­biato denunce di pedo­fi­lia, pro­tetto sacer­doti abu­sa­tori o silen­ziato le vit­time.

    Il feno­meno dell’occul­ta­mento – si segnala – è rima­sto escluso anche dal rap­porto interno della Con­fe­renza epi­sco­pale spa­gnola (Cee) “Para dar luz”, pub­bli­cato nel 2023. A non acco­gliere il papa in nome delle rispo­ste man­cate sugli abusi ses­suali è Pode­mos, che ha con­fer­mato che non par­te­ci­perà al discorso di Pre­vost al Con­gresso. Un’altra cat­tiva noti­zia per l’imma­gine del pre­mier Pedro Sánchez, nei guai già per le que­stioni giu­di­zia­rie, da uno dei suoi alleati di governo.

    https://pressreader.com/article/281930254659933