Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Abusi sessuali nella Chiesa cattolica: il bilancio schiacciante della  commissione Sauvé

    Abusi sessuali nella Chiesa cattolica: il bilancio schiacciante della commissione Sauvé

    in “www.lemonde.fr” del 5 ottobre 2021 (traduzione: www.finesettimana.org)
    Frutto di due anni e mezzo di lavoro, il rapporto presentato dalla Commissione Indipendente sugli abusi sessuali nella Chiesa cattolica, martedì, parla di 216000 vittime aggredite sessualmente mentre erano minorenni da parte di membri del clero, nel periodo che va dal 1950 al 2020.  Descrive un fenomeno “massiccio” e “sistemico”.

    Ancor più del valore assoluto, tragico ma probabilmente sottostimato, è il paragone che è devastante. Il rapporto della commissione indipendente sugli abusi sessuali nella Chiesa cattolica (Ciase), reso pubblico martedì 5 ottobre, valuta a 216 000 il numero di vittime che durante la minore età hanno subito violenze sessuali da parte di un prete, di un diacono o di un religioso, violenze dichiarate da persone che oggi hanno 18 anni o più di 18 anni.

    La commissione presieduta da Jean-Marc Sauvé, ex vicepresidente del Consiglio di Stato, ha cercato di scoprire, in questa valutazione, dove si situava la Chiesa cattolica rispetto agli altri ambienti di socializzazione. La sua risposta è netta: “La Chiesa cattolica è, al di fuori delle cerchie familiari e amicali, l’ambiente in cui la prevalenza di violenze sessuali è la più elevata”. Se si aggiungono le aggressioni sessuali subite da parte di persone legate alla Chiesa, anche se non preti e non religiosi (personale degli istituti scolastici, catechisti, dirigenti di movimenti giovanili…), si arriva ad una stima di 330 000 vittime.

    Frutto di due anni e mezzo di lavoro, il rapporto è stato consegnato martedì ai mandatari, cioè la Conferenza episcopale di Francia (CEF) e la Conferenza delle religiose e dei religiosi di Francia (Corref). Sotto la pressione dei collettivi delle vittime, i due organismi mandatari, rappresentanti l’uno le diocesi, l’altro le congregazioni, nel novembre 2018 avevano deciso di creare un organismo indipendente per fare un bilancio di ciò che era successo dal 1950, studiare le reazioni della gerarchia ecclesiastica, valutare i provvedimenti presi da vent’anni per prevenire la ripetizione degli abusi. Da alcuni giorni venivano diffusi messaggi da parte di certi vescovi per avvertire i fedeli che si dovevano aspettare rivelazioni particolarmente sconvolgenti.

    Con il titolo “Le violenze sessuali nella Chiesa cattolica – Francia 1950.2020”, la commissione, che ha potuto lavorare senza ostacoli, fa un bilancio “particolarmente cupo”, riassume Jean-Marc Sauvé nell’introduzione. Per i ventidue membri della Ciase, i numeri più inquietanti sono arrivati nell’ultima fase della loro missione. Nel primo semestre di quest’anno l’inchiesta sulla popolazione generale condotta presso 30 000 persone ha permesso di calcolare la prevalenza delle violenze sessuali in diversi ambiti di socializzazione.

    Secondo questa inchiesta, effettuata sotto la guida della sociologa Nathalie Bajos, direttrice delle ricerche all’Inserm e alla École des hautes édues en sciences sociales (EHESS), le aggressioni sessuali su minorenni da parte di chierici e di religiosi hanno rappresentato un po’ meno del 4% dell’insieme delle aggressioni di questo tipo commesse, che hanno riguardato in totale 5,5 milioni di persone che oggi hanno 18 anni o più di 18 anni (14,5% delle donne, 6,4% degli uomini). La proporzione sale al 6% se si includono le aggressioni commesse da laici legati alla Chiesa.

    Nell’insieme della popolazione oggi maggiorenne, la maggior parte delle violenze su minorenni è stata commessa nell’ambito familiare (3,7%), da un amico di famiglia (2%) o da un amico o compagno (1,8%). Ma, rispetto agli altri ambiti di socializzazione, è la Chiesa cattolica ad essere in testa, e ampiamente, per la prevalenza delle aggressioni. La parte di persone che l’hanno frequentata e che sono state aggredite mentre erano minorenni è dello 0,82% se si contano solo le violenze commesse da preti o religiosi, e dell’ 1,16% se si comprendono gli altri aggressori legati alla Chiesa. Nelle altre istituzioni di socializzazione, il tasso è dello 0,36% per le colonie e i campi di vacanza, dello o,34% per la scuola pubblica, dello 0,28% per i club sportivi e dello 0,17% per le attività culturali e artistiche. In totale, il tasso di prevalenza delle violenze sessuali su minorenni
    nella Chiesa cattolica è quindi di due volte superiore agli altri ambienti considerati, a parte la famiglia.

    Il difficile censimento degli abusatori
    Il numero di preti, di diaconi e di religiosi autori di aggressioni sessuali su minorenni non può essere valutato con gli stessi metodi. Invece, l’inchiesta a partire dagli archivi e dalle testimonianze condotte dalla équipe del sociologo e storico Philippe Portier, professore alla École pratique des hautes études (EPHE), permette di stabilire un dato “base”. Dal 1950, tra 2900 e 3200 preti, diaconi e religiosi di cui si conosce il nome hanno, in modo accertato, inflitto violenze sessuali a minorenni (in massima parte) o a maggiorenni vulnerabili (principalmente religiose, ma anche seminaristi).

    Se si mette in relazione questo numero a quello del totale dei preti e religiosi che hanno esercitato durante i settant’anni considerati, cioè circa 115 000, si può stabilire una percentuale di abusatori clericali, che va dal 2,5% al 2,8%. Può riflettere la realtà? La commissione Sauvé rimane prudente a questo riguardo. Nota che questo rapporto si situa “all’estremità inferiore della gamma” stabilita da commissioni equivalenti che hanno lavorato da vent’anni in altri paesi occidentali – che si situa tra il 4,4% e il 7,5% – ma che è superiore a quello ottenuto dalla commissione olandese.

    Inoltre, la commissione constata che, messo in relazione ai dati dell’inchiesta sulla popolazione generale, questo rapporto presupporrebbe un numero molto elevato di vittime (tra 64 e 67) per aggressore. Ha quindi stabilito altre ipotesi “corrispondenti a dei tassi tra il 5% e il 7%”, per arrivare a stimare che “un tasso attorno al 3% di chierici e religiosi autori di aggressioni sessuali costituisce una stima minima e una base di confronto pertinente con gli altri paesi”.

    In totale, tenuto conto dei dati risultanti dalle diverse inchieste in scienze sociali condotte, la commissione ritiene che il fenomeno delle violenze sessuali nella Chiesa cattolica può essere definito “massiccio” e che presenta “un carattere sistemico”.

    “Fenomeno sistemico”
    Di fronte a queste violenze, come si è comportata l’istituzione? Il suo atteggiamento ha avuto un’evoluzione nel corso dei decenni, come dimostra nel dettaglio lo studio d’archivio di Philippe Portier. Durante gli anni 50 e 60 del secolo scorso, quelli durante i quali ha avuto luogo più della metà (56%) dei fatti (rappresentavano all’epoca l’8% del totale delle violenze sessuali su minori), la gerarchia ecclesiastica cerca in primo luogo di “proteggersi dallo scandalo”, attuando un trattamento dei preti aggressori in strutture ad hoc, mentre le vittime sono “invitate a fare silenzio” e la loro sorte viene “occultata”. Nei due decenni successivi (il 22% degli abusi), la preoccupazione della Chiesa per gli abusi sembra attenuarsi e poi, negli anni 90, essa comincia “a prendere in considerazione l’esistenza delle vittime”, per giungere, nel secondo decennio del 2010, a cominciare a “riconoscerle”.

    Il giudizio complessivo espresso dalla Ciase è severo. Lo riassume in queste parole: “occultamento”, “relativizzazione, se non negazione, con un riconoscimento solo molto recente, realmente visibile solo a partire dal 2015, ma diseguale a seconda delle diocesi e delle congregazioni”. In definitiva, “si impone la nozione di fenomeno sistemico”, nella misura in cui “l’istituzione ecclesiale non ha chiaramente saputo prevenire quelle violenze, né semplicemente vederle, e meno ancora trattarle con la determinazione e la precisione necessarie”.

    La Ciase ha analizzato diversi fattori che le sembrano spiegare l’ampiezza del fenomeno, come il cattivo trattamento che ha applicato. Mette in discussione il diritto canonico, cioè il diritto interno della Chiesa, che giudica “ampiamente inadatto”, in quanto non prevede alcuno spazio alla vittima e non nomina mai le violenze sessuali. Insomma, non risponde “agli standard del processo equo e ai diritti della persona umana nella materia così sensibile delle aggressioni sessuali su minori”.

    La commissione si è anche interrogata sul ruolo di certi elementi della dottrina cattolica, i cui “sviamenti” e i cui “snaturamenti” avrebbero facilitato gli abusi. Cita “l’eccessiva sacralizzazione della persona del prete”, “l’eccessiva valorizzazione del celibato”, “lo sviamento dell’obbedienza quando essa confina con la cancellazione della coscienza”, “la visione eccessivamente tabù della sessualità”. Però la sintesi del rapporto non si avventura sulla questione principe del celibato dei preti né su quella dell’ordinazione riservata ai maschi.

    Una risposta insufficiente
    La commissione era anche invitata a valutare le misure prese dalle autorità ecclesiastiche negli
    ultimi vent’anni, dopo che dei casi di aggressioni sessuali erano regolarmente venuti a conoscenza
    dell’opinione pubblica. Anche qui, nonostante le decisioni definite “importanti” per prevenirli o
    trattarli, la Ciase esprime un giudizio severo. Quelle misure sono spesso state “tardive”, decise
    “come reazione agli ‘avvenimenti’ e, inoltre, ‘applicate in maniera diseguale’. Insomma:
    “Globalmente insufficienti”

  • “Ho svelato abusi sessuali dei preti, mi hanno buttano fuori dal seminario”: la storia che fa tremare la Diocesi

    “Ho svelato abusi sessuali dei preti, mi hanno buttano fuori dal seminario”: la storia che fa tremare la Diocesi

    Un aspirante prete buttato fuori dal seminario, un passato di abusi sessuali vissuti in silenzio e una citazione in sede civile che rischia di aprire uno squarcio, l’ennesimo, su torbidi intrecci vissuti all’ombra delle sagrestie.

    Sono gli ingredienti della storia che approderà il 18 novembre al tribunale di Messina.

    La storia di Davide, nome di fantasia per tutelare la privacy, pronto ad affrontare una lunga e delicata battaglia giudiziaria pur di tornare in seminario e completare il suo percorso.

    Il seminario è un luogo di cui tutti sanno l’esistenza, ma pochi conoscono meccanismi ed atmosfere. Immensi corridoi, stanze semplici dal sapore antico, stipate biblioteche e grandi saloni dove vivono, studiano e riflettono coloro che vogliono diventare preti. E’ in queste stanze, al seminario San Pio X di Giostra, che Davide muove i primi passi nel 2006 con la partecipazione alle settimane vocazionali e formalmente dal 2014, per coronare un sogno che è suo ma anche della sua famiglia. Una famiglia profondamente cattolica, praticanti convinti, che per tutta la sua giovane vita si sono sforzati di spiegargli che della Chiesa ci si può fidare. Anzi, ci si deve fidare. E la Chiesa si deve difendere, anche quando sembra indifendibile.

    Ci ha creduto Davide. Una mosca rara in tempo di crisi delle vocazioni che vede solo 1804 seminaristi in tutta Italia, il 28 per cento in meno nei dieci anni che vanno dal 2009 al 2019. Ci ha creduto fino a quando, in una fredda giornata di dicembre del 2020, non lo hanno mandato via con un decreto di sospensione temporanea nonostante le riconosciute “capacità pastorali” e nessuna problematica o segnalazione che abbia potuto “sminuire il discernimento vocazionale”. Inutile chiedere, invocare, pregare. La strada è segnata. Amen. Una decisione che – si legge nell’atto di citazione – è stata preceduta senza alcun preavviso, appena un mese prima, dalla comunicazione a tutti i seminaristi dell’avvenuta sospensione per “motivi gravi”.

    Le ragioni? Sono destinate a saltare fuori alla prima udienza fissata il 18 novembre davanti al giudice del Tribunale di Messina, dove il giovane ha citato in sede civile la Diocesi con il suo legale rappresentante, l’arcivescovo monsignor Giovanni Accolla. Davide, rappresentato dall’avvocato Massimo Maiorana, ritiene di essere stato ingiustamente allontanato e di essere vittima due volte. Prima per aver subito abusi in silenzio e poi per aver osato togliersi quel peso confidandolo, inconsapevole di quello che si sarebbe scatenato: “tutto quello che si dice al padre spirituale – è la tesi di Davide –  dal buongiorno alla buonanotte, è come se fosse detto in confessione”.

    Ma così non è andata e quella confidenza ha dovuto ripeterla ancora, portare le prove, e infine rispondere a una domanda che lo ha spiazzato: “Contro questi preti, cosa vuoi usare? Il diritto canonino o il vangelo?”. Davide ha scelto il vangelo, come sempre. Ma quel vangelo non potrà predicarlo da prete perché gli è stato fatto il foglio di via.

    “Un provvedimento – spiega l’avvocato nell’atto di citazione – che ha immediatamente prodotto i suoi malefici effetti poiché la gente del paese lo ha ingiustamente etichettato, marchiato e continuamente diffamato ledendo la buona reputazione ed il nome anche della sua famiglia, causando così un grave danno anche all’attività economica lavorativa della famiglia stessa, si precisa altresì che il padre di Davide ricopriva cariche pubbliche ed ha dovuto rinunciare alla carriera politica”.

    “Sono stato punito e ancora non so perché”, spiega con amarezza a MessinaToday. “Puoi andare dove vuoi, mi è stato detto, in un altro seminario. Ma senza una lettera di presentazione dell’arcivescovo io non posso andare da nessun altra parte. Ho chiesto perché mi hanno fatto questo. Ma l’unica risposta è stata che sono capitato nel periodo sbagliato, perché vent’anni fa la Chiesa era interessata solo a mafia e fatti di mafia, ora è ossessionata solo dalla violenze e dagli abusi sessuali. Quindi si deve difendere in tutti i modi, anche da me che per quello che ho vissuto rappresento un potenziale pericolo. I preti di cui ho riferito però restano al loro posto”.

    Allora perché ostinarsi a tornare in seminario? “Perché so di avere la vocazione e di voler servire il signore, se tutti noi ci tiriamo indietro, lasciamo la chiesa solo nelle mani degli sciacalli”. Ed è con questa convinzione che Davide si è costituito in sede civile.  Nessuna denuncia, anche se ora non si escludono risvolti di carattere penale.

    “E’ una vicenda molto delicata – conferma l’avvocato Massimo Maiorana – Dall’evoluzione istruttoria può accadere di tutto. Temo di non poter evitare di procedere anche penalmente”. Anche perchè nell’atto di citazione non si fa segreto di quali siano stati i motivi reali dell’allontanamento, secondo la difesa del seminarista.

    “Occorre affrontare in modo chiaro e privo da qualsiasi pregiudizialità – si legge nell’atto – quali sono stati i veri motivi che hanno portato allontanamento del seminarista il quale, in realtà, si è rifiutato di piegarsi alle pressioni di carattere sessuale di cui è stato oggetto da parte di altri presbiteri appartenenti alla diocesi e, come effettivamente minacciato dagli stessi, è stato punito per avere tentato di denunciare tali abusi agli organi superiori che invece di prendere provvedimenti ai danni degli abusatori hanno eliminato in radice il problema allontanando l’oggetto del contendere, il seminarista”.

    A supporto della tesi, risultano agli atti, messaggi inviati nelle chat telefoniche (“limitandoci per buongusto solo a quelli che si possono mostrare”, scrive il legale), quale prova inconfutabile dell’avvenuto abuso che comunque sarebbe stato riconosciuto anche dai vertici della Diocesi che hanno preso atto di “una ricca documentazione di materiale inquietante riguardante sacerdoti del nostro presbiterio” messa a disposizione “non come materiale di ricatto, bensì di riscatto”.

    Un riscatto che ora Davide vuole portare avanti fino in fondo.

    https://www.messinatoday.it/cronaca/chiesa-abusi-sessuali-citazione-civile-seminario-processo.html

  • Wisconsin – L’indagine in tutto lo stato sul clero e gli abusi sui leader religiosi ha ricevuto quasi 180 denunce

    Wisconsin – L’indagine in tutto lo stato sul clero e gli abusi sui leader religiosi ha ricevuto quasi 180 denunce

    Il Dipartimento di Giustizia di stato afferma di aver ricevuto quasi 180 denunce di abusi da parte di leader religiosi o di cattiva gestione delle denunce di abuso da parte di organizzazioni religiose.

    Il procuratore generale Josh Kaul ha rilasciato un aggiornamento mercoledì sull’indagine in tutto lo stato sugli abusi del clero e dei leader religiosi che il suo ufficio ha avviato ad aprile.

    L’inchiesta è stata ostacolata da  alcune diocesi cattoliche che non hanno voluto partecipare, con alcuni leader che affermano che casi passati di abusi sessuali sono già stati esaminati dalle autorità legali.

    A luglio, l’indagine aveva ricevuto più di 100 segnalazioni. Mercoledì, il DOJ ha fornito alcuni dettagli sulle ulteriori 80 segnalazioni ricevute da quest’estate.

    In un comunicato stampa mercoledì, Kaul ha affermato che circa l’80% delle segnalazioni ricevute dal suo ufficio riguardavano abusi. L’altro 20 percento riguarda il modo in cui un’organizzazione religiosa ha risposto alle denunce di abusi.

    L’aggiornamento afferma che le segnalazioni di abusi hanno riguardato il clero e i leader di più organizzazioni religiose, nonché abusi non legati a gruppi religiosi. Il comunicato ha anche affermato che i rapporti hanno coinvolto “presunti abusatori di ogni diocesi cattolica del Wisconsin”.

    Kaul ha affermato nel comunicato che i rapporti provenivano da persone in una vasta gamma di età, da coloro che hanno meno di 18 anni a persone con più di 75 anni.

    Quasi 40 segnalazioni provenivano da individui che in precedenza non avevano segnalato presunti abusi alle forze dell’ordine o a un’autorità religiosa. 

    “Grazie alle persone coraggiose che si sono fatte avanti per fornire informazioni sugli abusi del clero e dei leader religiosi”, ha detto Kaul in una nota. “Questa recensione cerca di aiutare a portare guarigione ai sopravvissuti e ad aiutare a fermare danni futuri, e continuiamo a incoraggiare i sopravvissuti e altri con informazioni da segnalare”.

    Il DOJ continua a incoraggiare i sopravvissuti, la famiglia, gli amici e gli avvocati a segnalare le informazioni sugli abusi o sul possibile occultamento di abusi all’agenzia online  o per telefono al numero 1-877-222-2620.

  • Abusi sessuali del clero: altro che mele marce, il problema è strutturale

    Abusi sessuali del clero: altro che mele marce, il problema è strutturale

    di Marco Marzano – La pubblicazione del Rapporto della Commissione Indipendente francese sugli abusi sessuali commessi dal clero cattolico (CIASE) ha fatto molto rumore, almeno per qualche giorno. A essere entrato nella comunicazione pubblica è stato tuttavia un unico dato: quello sul numero di preti abusatori sul totale dei sacerdoti cattolici. Il Rapporto contiene però molti altri elementi interessantissimi che ispirano queste prime considerazioni:

    1. Per far luce sul fenomeno la costituzione di una commissione indipendente (composta da scienziati di diverse discipline) è uno strumento indispensabile e praticamente insostituibile. È stato così ovunque: negli Stati Uniti, in Irlanda, in Australia, in Germania e ora in Francia. Solo le commissioni di inchiesta possono ottenere l’accesso agli archivi parrocchiali e diocesani e sollecitare su larga scala la deposizione delle vittime di ieri e di oggi, conseguendo un formidabile progresso nella conoscenza e nella misurazione del fenomeno. In Francia, la commissione CIASE, in poco più di un anno, ha ricevuto quasi 4000 telefonate e 2800 tra lettere ed email. I membri della commissione hanno incontrato personalmente quasi 200 vittime che hanno accettato di farsi intervistare per molte ore (in media tre per ciascuna intervista audioregistrata). Sono stati ascoltati una moltitudine di esperti e addirittura un piccolo gruppo di abusatori, che si è spontaneamente reso disponibile a raccontare la propria versione. L’inerzia assoluta della Conferenza Episcopale Italiana su questo terreno sconcerta e testimonia ancora una volta il livello di paurosa arretratezza del nostro paese, delle gerarchie ecclesiastiche così come della gran parte della stampa laica, sempre preoccupata di non disturbare le élites vaticane e nei fatti indifferente alle terribili sofferenze di tanti minori.

    2. La questione degli abusi clericali non è affatto risolta, il problema non appartiene in alcun modo al passato. La commissione CIASE ha riconosciuto che la Chiesa ha iniziato, nell’ultimo ventennio, a prendere sul serio la questione, ma lo ha fatto in misura timidissima e quasi mai di propria iniziativa, con molte differenze da diocesi a diocesi, in definitiva in una forma così debole da non impedire, a partire dagli anni Novanta e dopo un periodo di apparente declino, una decisa ripresa del fenomeno, un significativo aumento nel numero di abusi sessuali commessi da membri del clero. E tutto questo, aggiungo io, avviene malgrado il consistente declino nel numero dei sacerdoti e in quello dei frequentatori di parrocchie e oratori. Quindi ci sono meno preti e meno fedeli, ma gli abusi invece che diminuire crescono.

    3. Quello della Chiesa Cattolica si conferma l’ambiente organizzativo più pericoloso per la salute e l’integrità fisica e psichica dei minori, molto più rischioso, secondo i dati del rapporto CIase, dei campi estivi per giovani, delle scuole pubbliche, dei club sportivi, delle istituzioni culturali o artistiche.

    4. Il report francese non manca di indicare anche alcune delle probabili cause degli abusi clericali: il diritto canonico, pensato per proteggere i sacramenti e cambiare l’animo dei peccatori, ma non per riconoscere in alcun modo il dolore delle vittime e per rispettare i loro fondamentali diritti umani; il clericalismo, e cioè l’eccessiva “santificazione” della figura del prete e la sopravvalutazione del suo status di celibe e casto; l’esaltazione delle virtù dell’obbedienza e del valore della gerarchia a discapito di tutti gli altri; una falsa interpretazione delle Scritture in relazione ai temi dell’affettività e della sessualità; l’assenza di qualsiasi forma di separazione tra i poteri.

    5. Nel rapporto CIASE si trovano indicati anche alcuni rimedi suggeriti con forza alla Chiesa francese: dare più spazio ai laici e soprattutto alle donne; ascoltare le vittime; migliorare la valutazione psicologica dei candidati al sacerdozio e incrementare gli insegnamenti delle scienze umane e sociali; assumersi la responsabilità di aver protetto gli abusatori e rendersi non solo disponibile ad avviare processi di giustizia riparativa, ma anche a risarcire le vittime, tutte le vittime, anche quelle di settant’anni fa o i loro eredi. È su quest’ultimo terreno che il Report mostra le sue maggiori debolezze. Sono convinto infatti che le generiche richieste di cambiamento contenute nel rapporto siano del tutto insufficienti a risolvere il problema. L’abuso sessuale è un comportamento strutturalmente legato alla forma attuale del sacerdozio cattolico, ovviamente non nel senso che tutti i sacerdoti siano abusatori, ma che, per coloro che lo sono, siano stati decisivi la formazione seminariale, l’obbligo celibatario, il rapporto con la sessualità e l’affettività imposti dalla Chiesa Cattolica. La teoria delle “mele marce”, cioè dei pedofili che si infiltrano nella Chiesa approfittando della buona fede e delle disattenzioni di vescovi e formatori, è del tutto priva, e da tempo, di ogni solido riscontro scientifico. Se il nodo è strutturale dev’essere affrontato con riforme strutturali, prime fra tutte la chiusura dei seminari e la fine del vincolo celibatario, le uniche vie per raggiungere l’obiettivo auspicato anche dalla commissione Ciase, di “desantificare” i preti.

    Tutto il resto, l’aumento delle ore di insegnamento delle scienze umane, gli appelli a diminuire il clericalismo e ad aprire le donne, eccetera, è al più un modesto palliativo, inutile nella sostanza e adatto nella forma solo a dare l’impressione che la Chiesa Cattolica si muova mentre invece rimane completamente immobile. Il papa tuona contro il clericalismo da anni, ma gli effetti sulla struttura sono stati praticamente insignificanti. È venuto il momento di esigere di più, di non accontentarsi delle buone intenzioni e dei proclami. Lo dobbiamo alle bimbe e ai bimbi, ai ragazzi e alle ragazze di domani alle quali dobbiamo offrire un mondo diverso e migliore.

    Marco Marzano è autore de “La casta dei casti“, Bompiani, 2021.

    https://www.micromega.net/abusi-sessuali-del-clero-altro-che-mele-marce-il-problema-e-strutturale/

  • Pedofilia: immunità Vaticano, le vittime non ci stanno

    Pedofilia: immunità Vaticano, le vittime non ci stanno

    «Siamo rattristati per i sopravvissuti e turbati dalla sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo e crediamo che le vittime meritino di meglio dai tribunali secolari».

    L’associazione americana delle vittime dei preti pedofili Snap (Survivors Network of those Abused by Priests) contesta radicalmente la decisione di ieri della Corte di Strasburgo che, rigettando la causa intentata da 24 vittime di nazionalità belga, francese e olandese, ha stabilito che il Vaticano, in quanto Stato sovrano e come tale titolare di «immunità», non può essere citato in giudizio per i casi di abusi sessuali di sacerdoti.

    «Il Vaticano è lontano dall’essere un Paese normale. È un’enclave murata all’interno della città italiana di Roma che occupa solo 110 acri. Nel 2015, la sua popolazione è stata stimata in 842 abitanti. Eppure questo ‘Stato’ è anche il centro della più grande organizzazione religiosa del mondo», rileva Snap, che si rifà a quanto detto anche da Anne Barrett Doyle di BishopAccountability, secondo cui la decisione della Cedu è «un irritante promemoria dell’impunità del Vaticano, resa possibile dal suo status di Stato sovrano», mentre, «le nozioni sostenute dalla sentenza, che il Papa non è il capo dei suoi vescovi e che la Santa Sede non ha autorizzato l’insabbiamento degli abusi da parte dei vescovi, è dimostrabile che non sono vere».

    «Da parte di questa Corte – sottolinea ancora l’associazione delle vittime – negare la mano del Vaticano in tutto questo nel suo ruolo di religione è stato semplicemente sciocco. Tutte le strade infatti portano a Roma e tutti i cattolici abusatori del mondo sono stati facilitati nella loro fuga dalla giustizia dalle politiche che hanno avuto origine lì. Questo male ha attraversato il mondo e ha attraversato ogni porta delle parrocchie».

    Secondo Snap, «l’immunità sovrana non dovrebbe essere applicata a una religione mascherata da Paese, specialmente quando viene invocata per evitare la responsabilità di violazioni dei diritti umani avvenute al di fuori del suo minuscolo territorio». Il recente rapporto dalla Francia «ci dice che il numero stimato delle vittime in quel Paese, con una popolazione cattolica di 27 milioni, era di 330.000.

    Estrapolando dalle informazioni dell’inchiesta francese, l’Olanda, che ha una popolazione cattolica di 4 milioni, ha probabilmente 50.000 sopravvissuti agli abusi. Il Belgio, con 6 milioni di cattolici, altre 75.000 vittime». «Questi uomini e queste donne – aggiunge – meritano una possibilità di giustizia e di guarigione perché le politiche stabilite nella sede romana sono state la fonte della loro sofferenza».

    Inoltre, «poiché questi tre Paesi condividono confini e culture, c’è un’altissima probabilità che gli aggressori siano stati mescolati impunemente tra loro, infettando tutti con una diaspora di colpevoli – una sorta di tragica ferrovia sotterranea clericale progettata per evitare l’individuazione, l’azione penale e la responsabilità». «Riteniamo che la Cedu abbia mancato il bersaglio nella sua sentenza e speriamo che questo coraggioso gruppo di sopravvissuti ricorra in appello», conclude l’associazione delle vittime.

  • OSSERVAZIONI RAPPORTO CIASE – Mark-Vincent Healy – 5 Ottobre 2021

    OSSERVAZIONI RAPPORTO CIASE – Mark-Vincent Healy – 5 Ottobre 2021

    Dopo l’uscita del Rapporto CIASE, sono sicuro che le cifre sbalorditive provenienti dalla Francia avranno causato onde d’urto in tutto il mondo.

    Sembrerebbe anche essere evidente la necessità di rivedere i dati prodotti in altri rapporti in Australia, Belgio, Cile, Germania, Irlanda, Paesi Bassi, Regno Unito e Stati Uniti, in quanto irrealistici, sottostimati e persino come affari incompiuti.

    La Francia ha svelato quella che è sempre stata suggerita come una scala molto più prolifica di abusi sui bambini dal clero cattolico, dove in un rapporto dopo l’altro, i numeri non sono mai stati più realistici ma hanno ancora molta strada da fare secondo alcuni esperti.

    Degli abusi sessuali da parte del clero sui bambini riportati nel Rapporto CIASE, l’82,8% riguardava i ragazzi, come riportato in modo simile in altre giurisdizioni. Il 17,2% riguardava abusi sessuali su ragazze.

    È necessario aumentare la consapevolezza dell’impatto specifico di genere dell’abuso sessuale di minori da parte del clero sui ragazzi, in particolare, che sono la maggior parte delle vittime a livello intergiurisdizionale.

    Pope Francis meets Mark Vincent Healy, a survivor of clerical sexual abuse, at the Vatican July 7, 2014. Also pictured is Cardinal Sean P. O’Malley of Boston, president of the Pontifical Commission for the Protection of Minors. Healy said the pope made a mistake in his judgment about a Chilean bishop, but there is now an opportunity for positive change. (CNS photo/ L’Osservatore Romano via Mark Vincent Healy) See VATICAN-LETTER-ABUSE-SURVIVORS April 26, 2018.

    Lo chiedo da quando ho incontrato Papa Francesco nel 2014.

    L’americano John Jay Report è stato uno dei primi rapporti della Chiesa cattolica a confermare che oltre l’80% degli abusi riguardava i ragazzi. Il rapporto ha continuato a registrare che: il 21,1% dei primi abusi riguardava bambini di età inferiore ai 9 anni; il 61,7% riguardava bambini di età compresa tra 10 e 13 anni; il 16,5% riguardava bambini di età compresa tra 14 e 17 anni e lo 0,7% è stato registrato tra i 18 e i 20 anni.

    È un’ammissione sbalorditiva che il numero “vivente” di sopravvissuti ad abusi sessuali su minori da parte del clero in Francia sia 216.000. Sono molto turbato pensando a quanti sono morti, dove il loro giorno di riconoscimento è arrivato troppo tardi.

    Tanto per chiarire, 3.000 preti pedofili dell’attuale numero di preti in Francia, 21.930 preti sarebbero oggi il 13,68% della popolazione di preti.

    Tuttavia, la cifra di 3.000 preti pedofili rivelata nel Rapporto CIASE è indicata come il 3% del numero totale stimato di preti in Francia negli ultimi 70 anni.

    Se le 216.000 vittime viventi rappresentano il 50% del numero totale di vittime di abusi sessuali su minori da parte del clero in Francia, emergono due fattori.

    Uno, che circa l’8% dei preti francesi in un periodo di 70 anni erano pedofili che abusavano sessualmente di bambini.

    Tuttavia, il lavoro di Richard Sipe implicherebbe che ci sia stato qualcosa fino a un totale di 750.000 vittime per una popolazione di 3.000 preti pedofili in Francia negli ultimi 70 anni. Le cifre devono essere esaminate ulteriormente per quanto scioccanti siano. Già i sopravvissuti in Francia riferiscono che i numeri sono prudenti.

    In secondo luogo, le proiezioni di Richard Sipe sono tristemente più vicine alla realtà degli abusi sessuali su minori da parte del clero, in cui ogni pedofilo ha abusato in media di 250 bambini nel corso della sua vita.

    Anche esaminando le cifre di 3.000 preti pedofili che hanno abusato di 216.000 vittime, significa che ogni sacerdote ha abusato in media di 72 vittime, 72 bambini. Queste cifre richiedono ulteriori chiarimenti ma sono monumentali come riportato.

    Che una persona possa aver causato una tale distruzione sostenuta per la prima volta dal Rapporto CIASE è davvero terrificante quanto angosciante. Sottolinea inoltre il fatto che nessun tale livello di abuso sui bambini avrebbe potuto aver luogo se non per l’aiuto e la complicità di quegli autori con atti di cospirazione, collusione e impegno sia a livello nazionale che internazionale, e da parte della Chiesa e dello Stato.

    Questo deve essere indagato ulteriormente.

    Un fattore essenziale nella genesi del Rapporto CIASE è dato dall’evidenziazione di vari casi da parte dei media che potrebbero aver agito da catalizzatore nella richiesta di trasparenza in questo rapporto, ma senza gli sforzi dei sopravvissuti “la nostra società sarebbe ancora vivendo nell’ignoranza, o nella negazione, di ciò che è accaduto.”

    Tuttavia, è necessario porsi delle domande sul perché i media abbiano potuto sbagliare così tanto nel riportare l’entità degli abusi quando c’erano così tante fonti affidabili che denunciavano le cifre basse riportate nei rapporti precedenti. Stavo citando le stime sottostimate fin dall’inizio nel mio dossier sugli abusi sessuali su minori da parte del clero quando mi è stata data un’udienza con Papa Francesco nel 2014.

    Di grande vergogna per il Ministero della Pubblica Istruzione in Francia, forse, è il fatto che il 30% degli abusi sessuali su minori segnalati da parte del clero sia registrato come avvenuto nelle scuole e un altro 23% come avvenuto in attività regolamentate legate all’istruzione come scout o patrocinio scolastico. Pertanto, l’ambiente educativo di un bambino era l’opportunità principale di perpetrare abusi sessuali su minori da parte del clero. L’abuso parrocchiale che ruotava intorno alla parrocchia locale è stato registrato come il 32% degli abusi sessuali su minori da parte del clero che hanno avuto luogo.

    In Irlanda, l’ingiustizia a carico dei bambini vittime di abusi sessuali nelle scuole nazionali, primarie e post-primarie, ha ricevuto il trattamento più duro da parte dello Stato irlandese, anche a seguito di una sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) contro l’Irlanda nel gennaio 2014 ().

    L’Irlanda ha ostacolato la giustizia nella sua incapacità di fornire un piano d’azione praticabile (http://hudoc.exec.coe.int/eng?i=DH-DD(2021)594E) con ulteriori promesse di non consegnarlo fino al 2022, otto anni dopo la sentenza emessa dalla Corte europea dei diritti dell’uomo.

    I sopravvissuti francesi potrebbero benissimo fare a meno di tale aggravamento e tormento. Forse quei bambini abusati nelle scuole francesi non solo simpatizzeranno con quelli abusati nelle scuole in Irlanda, ma potrebbero voler citare la sentenza della Corte EDU emessa contro l’Irlanda per chiedere un risarcimento per le loro violazioni subite nelle scuole in Francia.

    In Irlanda, non c’erano prove di abusi sessuali sistemici su minori di ragazze, ma vi erano ripetuti abusi sessuali sistemici su minori di ragazzi, come affermato nel Rapporto Ryan o nel Rapporto della Commissione per le indagini sugli abusi sui minori (CICA) nel 2009. Come l’Irlanda, forse è tempo di una rapida Visita Apostolica in Francia.

    Papa Francesco non può restare ai margini degli scandali nazionali con dimensioni internazionali di abusi sessuali su minori che si sono estesi ben oltre i confini della Francia. Perché il CEF e la CORREF hanno impiegato così tanti anni per indagare sugli abusi sessuali su minori del clero in Francia?

    Il rapporto CIASE (https://www.ciase.fr) richiederà un’analisi per esaminare l’entità degli abusi sui bambini in Francia e all’estero. Quanto velocemente la Francia impone obblighi e obblighi chiari e legalmente vincolanti ai religiosi in Francia e resta da vedere?

    Ci deve essere anche la piena partecipazione dei sopravvissuti non solo come testimoni, ma anche come contributori nella progettazione e attuazione delle politiche, delle procedure e delle pratiche necessarie per affrontare le questioni della protezione dei bambini e quelle dei bisogni dei sopravvissuti attraverso una serie di misure compensative.

    Ciò che i vescovi e le congregazioni francesi faranno in risposta deve ancora concretizzarsi. I precedenti rapporti di compensazione sono stati riportati ai contributi. È una questione molto più complessa di una controversia da accertare. È necessario valutare le congregazioni della CORREF che senza dubbio hanno utilizzato una “politica di trasferimento” per “gestire” i loro membri pedofili che abusano criminalmente.

    Un’analisi del più grande rapporto in Irlanda, il Rapporto CICA 2009 ha mostrato che c’era un diffuso trasferimento di religiosi per evitare l’individuazione e lo scandalo. La “politica di trasferimento” è stata una chiara dimostrazione del fatto che i religiosi cattolici trattavano i bambini con disprezzo per preservare una reputazione e un interesse personale illeciti.

    Sono certo che le congregazioni della CORREF hanno impiegato la stessa aberrante “politica di trasferimento”, aiutando e favorendo gli autori in atti di cospirazione, collusione e impegno sia a livello nazionale che internazionale.

    Spero che questo possa essere esaminato in Francia dopo la pubblicazione del Rapporto CIASE.

    A titolo personale, sono stato abusato dai 9 ai 12 anni, tra il 1969 e il 1973, nella scuola primaria e post-primaria, al St Mary’s College, Rathmines, Dublino. I miei due aguzzini provenivano dalla Congregazione francese chiamata Spiritains in Francia (https://www.spiritains.org) e Spiritans in Irlanda (https://spiritan.ie) con un Ufficio della Casa Generalizia a Roma (https://spiritanroma.org). I due abusatori erano padre Arthur Carragher CSSp e padre Henry Moloney CSSp (da quando laicizzati nel gennaio 2015), entrambi ora morti. Padre Carragher il 10 gennaio 2011 e il signor Moloney il 28 agosto 2021.

    Ho passato gli ultimi 15 anni a fare ricerche sulla congregazione. Entrambi i miei aggressori sono stati denunciati alle autorità scolastiche rispettivamente nel 1971 e nel 1973. Entrambi sono stati trasferiti in seguito a tali segnalazioni di predazione sessuale di ragazzi in Irlanda. Il primo è stato inviato in Canada dove hanno continuato a maltrattare i ragazzi, fatto scoperto nell’agosto 2018 durante la visita di Papa Francesco in Irlanda.

    Il secondo è stato inviato in Sierra Leone dove anche loro hanno continuato a maltrattare i ragazzi. Al suo ritorno in Irlanda nel 1980, quest’ultimo aggressore doveva continuare i suoi abusi criminali sui ragazzi, dove solo il mese scorso si sono fatte avanti altre vittime. Congregazioni di tale portata internazionale, in oltre 63 paesi, hanno causato un affronto alla comunità internazionale. Tutti gli ordini missionari avevano e hanno una portata simile per disperdere i loro abusatori a livello globale e dobbiamo indagare sull’entità di tale disprezzo per i bambini in tutto il mondo.

    Evidentemente, c’è ancora un’enorme assenza di voce e partecipazione dei sopravvissuti inclusa in qualsiasi processo di responsabilità tranne che nel fornire una testimonianza dolorosa. Essere parte del trattamento dei dati e delle politiche deve essere inclusivo.

    Questo deve cambiare in modo da includere vari interessi dei sopravvissuti specifici per genere, razza, religione e non, disabilità, privazione economica, bisogni educativi, salute mentale, gruppi minoritari, dipendenza, incarcerazione, autolesionismo, suicidio e considerazioni intergenerazionali.

    L’annullamento della condanna penale di Barbarin ha diminuito la fiducia nella legge e la fede nei doveri e negli obblighi di coloro che detengono l’autorità sia nella Chiesa che nello Stato in Francia. Potrebbe non essere stato criminale agli occhi dei tribunali francesi, ma è sempre stata moralmente ed eticamente responsabilità di Barbarin aver denunciato, aver agito.

    Chiaramente c’è bisogno di dimostrare i colpevoli fallimenti sia della Chiesa che dello Stato nella parodia e nello scandalo degli abusi sessuali su minori in generale e sugli abusi sessuali su minori del clero in particolare. Dopo il Rapporto CIASE è chiaramente un momento in cui c’è più bisogno di azione che di scuse. Il riconoscimento del coinvolgimento implicito ed esplicito della Chiesa e dello Stato nel modo in cui tale abuso sui bambini avrebbe potuto persistere deve essere emesso nelle dichiarazioni della Chiesa e dello Stato affinché tutti possano ascoltarlo.

    C’è bisogno di lavorare ancora più da vicino per vedere che tali questioni sono esposte nei meccanismi sistemici che non solo hanno permesso questi livelli di abuso sui minori di operare in passato, ma per imparare come interromperlo in modo più efficace nel futuro a livello globale nella nostra volontà di affrontarlo. Forse dovremmo vedere come forzare il cambiamento avviando tali indagini contemporaneamente piuttosto che consecutivamente. L’Italia sarebbe un buon inizio dove il numero delle vittime farebbe impallidire quello della Francia con una stima di un milione di vittime.

    Tabella che stima l’entità degli abusi sui minori nella Chiesa cattolica per paese esempio

    Padre Andrew M. Greeley, professore di sociologia all’Università di Chicago, secondo cui ci sono 50 vittime per sacerdote.

    A.W. Richard Sipe era uno psicoterapeuta e assistente psichiatra nello stato del Maryland.

    Se leggi il Rapporto Sipe (http://archives.weirdload.com/sipe.html) ha affermato: “Studi ben consolidati mostrano che il pedofilo medio ha 250 o più vittime nel corso della sua vita”.

    Il Rapporto CIASE è un cambiamento nella giusta direzione nel riportare la portata degli abusi nella Chiesa cattolica. Tuttavia, la cifra di 216.000 sopravvissuti (vivi?) o vittime (vivi e morti?), di 3.000 sacerdoti, con una media di 72 vittime per sacerdote, mi sembra conservatrice.

    Ho difficoltà con l’utilizzo del 3% dei sacerdoti in Francia in oltre 70 anni è una percentuale che mi aspetto essere più alta, almeno due o tre volte quella. Sta sostenendo che c’erano solo pochi o una percentuale molto bassa di preti pedofili nel clero o nei religiosi francesi.

    Le fonti che sostengono la percentuale di sacerdoti religiosi pedofili è la seguente:

    a. 2% come sostenuto da Papa Francesco (intervista a Eugenio Scalfari [IT  – EN]) in sintonia con il Dr. Richard Sipe nel 1990, John Jay Report atpagina 216.

    b. 4% come affermato da Bryan T. Froehle nel 1997, John Jay Report, a pagina 27, –.

    c. 6% come affermato da Spotlight () in linea con i riferimenti del Dr. Richard Sipe fatti nel film dove 90 sacerdoti sono la stima su una popolazione di 1.500

    d. 7% come affermato dall’Australian Royal Commission Report http://jrnl.ie/3224627 basato su accuse tra il 1950 e il 2010.. e.

    Si notano anche variazioni sulla percentuale in cui NSAC afferma che Boston in realtà ha l’8,9% dei religiosi cattolici sono pedofili Infine, ho scritto a un amico in Italia, Francesco Zanardi, fondatore di Rete L’Abuso, per incoraggiarlo e fargli sapere che dovremmo sostenere un appello per un’indagine simile sulla Chiesa cattolica in Italia.

    Francesco non si è mai arreso, come non dovevamo lui.

    Se il problema in Italia è l’inerzia politica, basata su qualche falsa nozione di orgoglio o reputazione, allora c’è bisogno di cambiare ciò di cui essere orgogliosi in Italia.

    Le persone sono fondamentalmente orgogliose di ciò che è buono. Facciamo del fare bene ai bambini qualcosa che sia sinonimo di tutto ciò che c’è di meglio nell’essere italiani, di tutto ciò che c’è di meglio in tutte le nazioni.

    Come si potrebbe dire, “vieni nel nostro Paese dove i bambini sono amati, protetti e amati”. Ci sono anche altre iniziative da considerare, come quella proposta al Simposio di Berna dove usciamo dai nostri confini nazionali per cercare sostegno e assistenza dall’UE o dal Consiglio d’Europa.

    Ci sono anche opportunità da considerare che potrebbero aiutare a incoraggiare il clero e i politici ad abbracciare la necessità di rivedere il passato ai sensi della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia, in cui tutti i firmatari dovrebbero dimostrare la conformità come firmatari di tali convenzioni e l’adesione delle stimate Nazioni Unite.

    L’orgoglio, la dignità e la decenza possono essere utili segni d’onore per ricordare a tutti i paesi l’importanza dei diritti umani della sua gente, dei suoi figli. Il rapporto CIASE è chiaramente un punto di partenza nella segnalazione di abusi sessuali su minori da parte del clero, che finalmente si avvicina a dichiarare la sua reale portata degli abusi inflitti ai bambini in tutto il mondo.

    Mark-Vincent Healy                      211006-CIASE-REPORT-OBSERVATION-Mark-Vincent-Healy-1 © 2021

  • Papa Francesco e il dossier sulla pedofilia in Francia: 200mila minori abusati da tremila preti in 70 anni

    Papa Francesco e il dossier sulla pedofilia in Francia: 200mila minori abusati da tremila preti in 70 anni

    Città del Vaticano – Di fronte al raccapricciante risultato del rapporto choc sulla pedofilia in Francia – appurando che nell’arco di 70 anni sono stati abusati più di 200mila bambini da circa tremila sacerdoti – il Papa ha manifestato enorme dolore. I numeri affiorati grazie al lavoro triennale di una commissione indipendente guidata da un autorevole giudice, di fatto erano già conosciuti in Vaticano, visto che Bergoglio era stato informato dai vescovi quattro giorni fa, durante una udienza fiume concessa ai vertici dell’episcopato d’Oltralpe.

    L’associazione delle vittime italiane Rete l’Abuso ha evidenziato che si tratterebbe di una percentuale altissima: oltre il 13 % di preti abusatori su un totale di 22 mila preti (numero attuale di sacerdoti ma rimasto sostanzialmente invariato negli anni).

    «Il suo pensiero va anzitutto alle vittime, con grande dispiacere, per le loro ferite, e gratitudine, per il loro coraggio nel denunciare, e alla Chiesa di Francia, perché, nella consapevolezza di questa terribile realtà, unita alla sofferenza del Signore per i suoi figli più vulnerabili, possa intraprendere una via di redenzione. Con la sua preghiera il Papa affida al Signore il Popolo di Dio in Francia, particolarmente le vittime, perché doni loro conforto e consolazione e con la giustizia possa giungere il miracolo della guarigione», ha fatto sapere il Vaticano.

    Il dossier

    Stamattina la pubblicazione del dossier ha sconvolto l’intero paese. La Chiesa, per lungo tempo, ha mostrato «profonda, totale e persino crudele indifferenza verso le persone abusate, proteggendo se stessa piuttosto che le vittime» ha denunciato Jean-Marc Sauve, capo della commissione che ha compilato il rapporto. La maggior parte erano ragazzi tra i 10 e i 13 anni.

    Dal rapporto emerge che la Chiesa non solo non ha preso le misure necessarie per prevenire gli abusi, ma non è nemmeno riuscita a denunciarli e talvolta ha messo consapevolmente i bambini in contatto con i predatori. Il presidente della conferenza episcopale francese, Eric de Moulins-Beaufort chinando il capo a nome di tutti i vescovi ha affermato che si tratta di una piaga della quale vergognarsi. Ha chiesto perdono e ha promesso che non accadranno più cose simili.

    La commissione è stata voluta e istituita dai vescovi alla fine del 2018 per far luce sugli abusi e ripristinare la fiducia pubblica nella Chiesa in un momento di calo dei fedeli e dei credenti. Il giudice Sauve ha ammesso che il problema però è ancora lì, visto che la Chiesa ha mostrato fino agli anni 2000 una completa indifferenza» nei confronti delle vittime. Tuttavia ha iniziato a cambiare veramente atteggiamento solo nel 2015-2016.

    Dai dati incrociati dai database della Chiesa, delle procure, dei mass media la stima del fenomeno potrebbe allargarsi fino a salire a 330.000 vittime se si includono gli abusi da parte di membri laici. A questo si aggiunge che i sospetti pedofili potrebbero essere da 2.900 a 3.200 in un arco temporale di 70 anni.

    https://www.ilgazzettino.it/italia/cronaca_bianca/papa_francesco_preti_pedofili_francia_dossier_abusi_minori-6238405.html

  • Il tour operator Ottravel “Esplora Roma” e il controverso tema dei preti pedofili in Italia, con Francesco Zanardi

    Il tour operator Ottravel “Esplora Roma” e il controverso tema dei preti pedofili in Italia, con Francesco Zanardi

    Il programma del famosissimo tour operator Ottravel propone ai turisti (specie americani ma non solo) in visita a Roma, il tema controverso dei preti pedofili e i silenzi delle Istituzioni che con la complicità dei mezzi di informazione italiani, negano il problema nel paese con il più alto potenziale al mondo. Questo quanto emerge dalle proiezioni dell’esperto di statistiche Mark Vincent Healy, proprio riferite all’Italia.

    Questo è il programma del tour operator di cui si è occupato anche il Washington Post nel servizio di Stefano Pitrelli

    “All’arrivo, intorno alle 15:30, incontreremo Francesco Zanardi, fondatore e presidente di Rete L’Abuso, un’associazione dedicata a perseguire giustizia per gli italiani che sono stati abusati sessualmente dal clero cattolico. Essendo lui stesso un sopravvissuto, purtroppo Francesco è molto adatto a parlare con noi dell’argomento controverso di come il Vaticano e le autorità italiane hanno gestito decenni di accuse di abusi. Anche se l’ora che trascorriamo con Francesco sarà molto emozionante, farà luce anche su una questione importante che spesso viene nascosta sotto il tappeto in Italia, dove la Chiesa è profondamente venerata e più o meno immune dalla supervisione del governo.

    Francesco è cresciuto, come quasi l’80% degli italiani, nella fede cattolica. Nel 1980, quando Francesco aveva 11 anni, il parroco della sua parrocchia iniziò a molestarlo. Di conseguenza, ha lottato per decenni per venire a patti con il trauma a cui è stato sottoposto da bambino, sapendo per tutto il tempo che il suo aggressore non avrebbe mai dovuto affrontare alcuna conseguenza.

    A differenza di molti paesi di lingua inglese ed europei, dove gli abusi del clero sono ampiamente segnalati e la giustizia è regolarmente servita, l’Italia è stata estremamente riluttante a perseguire il clero colpevole. Ciò è dovuto in parte al modo in cui la Chiesa cattolica è venerata nella società italiana, e in parte ai Patti Lateranensi del 1929, che istituirono un Vaticano indipendente e sostanzialmente esentarono la Chiesa cattolica romana dalle leggi italiane.

    La Chiesa è responsabile di svolgere le proprie indagini in Italia e nel mondo. Tuttavia, poiché considera la pedofilia un crimine morale contro Dio piuttosto che un crimine fisico con vittime umane, raramente persegue la punizione penale. Invece, i sacerdoti accusati vengono mandati in centri di riabilitazione, trasferiti in diverse parrocchie, posti agli arresti domiciliari o, solo nei casi più gravi, sconsacrati. (Almeno 11 chiese italiane hanno offerto asilo agli abusatori stranieri che sono indagati nei loro paesi d’origine.)

    Ma le autorità italiane non sono esenti da colpe: quando lo scandalo degli abusi sessuali ha raggiunto il culmine in Europa nel 2010, il presidente italiano, Giorgio Napolitano, ha definito le accuse “un attacco senza riserve alla Chiesa e al Papa”. Anche i media italiani sono stati praticamente in silenzio sullo scandalo, riportando occasionalmente casi esteri ma raramente nazionali. Di conseguenza, esistono pochissimi dati sull’entità degli abusi clericali in Italia. Nel 2014, le Nazioni Unite hanno pubblicato un rapporto feroce accusando il governo italiano e il Vaticano di promuovere un “codice del silenzio” e di proteggere la reputazione della Chiesa sul benessere delle vittime di abusi in Italia.

    A causa di questa estrema mancanza di trasparenza, è molto difficile per le vittime italiane trovare sostegno. In tutto il Paese, infatti, esiste una sola associazione di vittime: Rete L’Abuso. Francesco è stato ispirato a creare l’organizzazione nel 2010, dopo aver assistito a una protesta di un gruppo di vittime americane a Roma. Rete L’Abuso tiene traccia di tutti i sacerdoti italiani accusati e condannati dal 2000. L’elenco comprende attualmente 151 sacerdoti indagati o in attesa di processo o condanna, e 154 condannati dallo Stato. Rete L’Abuso ha sostenuto fino ad oggi 930 vittime e, con l’aiuto di 20 avvocati che lavorano pro bono, l’associazione ha aperto 15 processi contro il clero abusivo. Francesco ha anche citato l’Italia alle Nazioni Unite per violazione dei diritti dei bambini.

    Dopo che Francesco avrà condiviso con noi la sua commovente storia, avremo circa 45 minuti per porre qualsiasi domanda. Francesco è desideroso di sensibilizzare sui blocchi stradali che le vittime italiane stanno affrontando, quindi le sue risposte saranno senza dubbio sincere.”

    https://www.oattravel.com/trips/small-ship-cruise-tours/europe/italy-western-coast-islands-a-voyage-from-rome-to-valletta/2021/itineraries

  • Come per i crimini di Auschwitz – Roma da meta turistica di fede a teatro per gli abusi del clero su minori tra i silenzi di Governo e stampa

    Come per i crimini di Auschwitz – Roma da meta turistica di fede a teatro per gli abusi del clero su minori tra i silenzi di Governo e stampa

    Dal Washington Post di oggi, a firma di Stefano Pitrelli l’interessante articolo sul tour operator Oattravel (Grand Circle Foundation) di Boston e sulla richiesta di capire meglio gli abusi sessuali del clero in Italia, più noti all’estero che nel paese in cui vengono commessi.

    Francesco Zanardi e Peter Loewe, presso la sala della Stampa Estera di Roma

    La curiosità dell’estero sulle censure e fake news degli organi di informazione italiani e le inadempienze del Governo non sono una novità. Già nel 2018, proprio a causa dell’evidente e a dir poco sospetto silenzio della stampa italiana sui fatti di cronaca, la Stampa Estera in Italia volle incontrare presso la sede di Roma la Rete L’ABUSO, per capire quanto taciuto o incorrettamente riportato dalla stampa italiana.

    La grave situazione dell’Italia all’estero è ben nota (anche tramite ECA Global, presente in 42 paesi e di cui Zanardi è fondatore) e confronto agli altri paesi industrializzati del pianeta, appare come qualcosa di medioevale tanto da attirare persino la curiosità dei turisti, più informati di noi dalla stampa dei loro paesi su ciò che accade nel nostro.

    Il tour operator presenta così l’incontro con Francesco Zanardi, vittima e fondatore dell’unica realtà italiana in tutela delle vittime sopravvissute al clero cattolico;

    “ Esplora Roma • Argomento controverso: lo scandalo degli abusi sessuali della Chiesa cattolica in Italia con l’avvocato delle vittime Francesco Zanardi.

    Attività esclusiva di OAT: le scoperte di oggi presentano l’ argomento controverso di come l’Italia ha gestito lo scandalo degli abusi sessuali della Chiesa cattolica con il sopravvissuto e avvocato Francesco Zanardi. Sebbene possa essere difficile da ascoltare, questa conversazione farà luce su un argomento importante che spesso non viene discusso in questo paese profondamente reverenziale. 

    Pomeriggio: Verso le 14:15, ci ritroveremo con il nostro gruppo e inizieremo a camminare verso la nostra prossima destinazione: lo studio di un artista locale nel quartiere Quadraro di Roma. All’arrivo, intorno alle 15:30, incontreremo Francesco Zanardi, fondatore e presidente di Rete L’Abuso, un’associazione dedicata a perseguire giustizia per gli italiani che sono stati abusati sessualmente dal clero cattolico romano. Essendo lui stesso un sopravvissuto, purtroppo Francesco è molto adatto a parlare con noi dell’argomento controverso di come il Vaticano e le autorità italiane hanno gestito decenni di accuse di abusi. Anche se l’ora che trascorriamo con Francesco sarà molto emozionante, farà luce anche su una questione importante che spesso viene nascosta sotto il tappeto in Italia, dove la Chiesa è profondamente venerata e più o meno immune dalla supervisione del governo.

    Francesco è cresciuto, come quasi l’80% degli italiani, nella fede cattolica. Nel 1980, quando Francesco aveva 11 anni, il parroco della sua parrocchia iniziò a maltrattarlo. Di conseguenza, ha lottato per decenni per venire a patti con il trauma a cui è stato sottoposto da bambino, sapendo per tutto il tempo che il suo aggressore non avrebbe mai dovuto affrontare alcuna conseguenza.

    A differenza di molti paesi di lingua inglese ed europei, dove gli abusi del clero sono ampiamente segnalati e la giustizia è regolarmente servita, l’Italia è stata estremamente riluttante a perseguire il clero colpevole. Ciò è dovuto in parte a quanto sia venerata la Chiesa cattolica nella società italiana, e in parte ai Patti Lateranensi del 1929, che istituirono un Vaticano indipendente e sostanzialmente esentarono la Chiesa cattolica romana dalle leggi italiane.

    La Chiesa è responsabile di svolgere le proprie indagini in Italia e nel mondo. Tuttavia, poiché considera la pedofilia un crimine morale contro Dio piuttosto che un crimine fisico con vittime umane, raramente persegue la punizione penale. I preti accusati vengono invece inviati in centri di riabilitazione, trasferiti in diverse parrocchie, posti agli arresti domiciliari o, solo nei casi più gravi, sconsacrati. (Almeno 11 chiese italiane hanno fornito asilo agli abusatori stranieri che sono indagati nei loro paesi d’origine.)

    Ma le autorità italiane non sono esenti da colpe: quando lo scandalo degli abusi sessuali ha raggiunto il culmine in Europa nel 2010, il presidente italiano, Giorgio Napolitano, ha definito le accuse “un attacco senza riserve alla Chiesa e al Papa”. Anche i media italiani sono stati praticamente in silenzio sullo scandalo, riportando occasionalmente casi esteri ma raramente nazionali. Di conseguenza, esistono pochissimi dati sull’entità degli abusi clericali in Italia. Nel 2014, le Nazioni Unite hanno pubblicato un rapporto feroce accusando il governo italiano e il Vaticano di promuovere un “codice del silenzio” e di proteggere la reputazione della Chiesa sul benessere delle vittime di abusi in Italia.

    A causa di questa estrema mancanza di trasparenza, è molto difficile per le vittime italiane trovare sostegno. In tutto il Paese, infatti, esiste un’unica associazione di vittime: Rete L’Abuso. Francesco è stato ispirato a creare l’organizzazione nel 2010, dopo aver assistito a una protesta di un gruppo di vittime americane a Roma. Rete L’Abuso tiene traccia di tutti i sacerdoti italiani accusati e condannati dal 2000. L’elenco comprende attualmente 151 sacerdoti indagati o in attesa di processo o condanna, e 154 condannati dallo Stato. Rete L’Abuso ha sostenuto fino ad oggi 930 vittime e, con l’aiuto di 20 avvocati che lavorano pro bono, l’associazione ha aperto 15 processi contro il clero abusivo. Francesco ha anche citato l’Italia alle Nazioni Unite per violazione dei diritti dei bambini.

    Dopo che Francesco avrà condiviso con noi la sua commovente storia, avremo circa 45 minuti per porre qualsiasi domanda. Francesco è desideroso di sensibilizzare sui blocchi stradali che le vittime italiane stanno affrontando, quindi le sue risposte saranno senza dubbio sincere.”

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webp2021/08/17/il-turismo-dellesperienza-combina-le-rovine-romane-al-mattino-un-discorso-sugli-abusi-in-chiesa-nel-pomeriggio/

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  • Detenzione nelle case della chiesa proposta per preti abusatori

    Detenzione nelle case della chiesa proposta per preti abusatori

    Secondo p. Hans Zollner SJ, presidente del Centro per la protezione dell’infanzia (PCC) presso l’Università Gregoriana, la detenzione volontaria a vita nelle case gestite dalla chiesa potrebbe essere il modo migliore per trattare con i preti abusatori.

    Era importantissimo controllare e guidare gli abusatori sessuali e “definire esattamente cosa possono e non possono fare, chi possono e non possono incontrare e come usano Internet”, ha spiegato Zollner in un’intervista a  ORF religion , il religioso programma degli affari dell’emittente statale austriaca del 31 luglio.

    La Chiesa dovrebbe quindi offrire tali case ai sacerdoti abusatori su base globale. “Questo tipo di stabilimento dovrebbe essere particolarmente applicabile nelle società occidentali altamente specializzate. In altre parti del mondo, dove la responsabilità comunitaria è più importante, le comunità parrocchiali o spirituali potrebbero trovare un modo per controllare i preti abusatori e rendere loro impossibile abusare di nuovo”, ha detto Zollner.

    Gli Stati Uniti hanno avuto esperienze promettenti con tali case di detenzione per autori di abusi sessuali per decenni, ha ricordato Zollner. I trasgressori avevano la possibilità di recarsi in tali centri che sono stati descritti come “qualcosa come una prigione”, si trovavano in regioni remote e dove i “prigionieri” dovevano attenersi a un rigido regime con coprifuoco e restrizioni di contatto, ha affermato.

    “Sappiamo dai sondaggi che un’alta percentuale di abusatori sessuali rischia di avere ricadute, cioè di abusare di nuovo, anche se hanno scontato una pena detentiva, hanno avuto una terapia e hanno soddisfatto altre condizioni. Dopodiché, nessuno li controlla più, né la società né la Chiesa».

    Una volta che un prigioniero è stato rilasciato, la responsabilità della Chiesa di fatto è cessata, ha detto Zollner. “Il vescovo o il provinciale non possono più controllare o supervisionare l’autore e questo è un dilemma con cui dobbiamo convivere”.

    La grande domanda, ai suoi occhi, era sempre fino a che punto i perpetratori erano preparati a riconoscere la propria colpa e preparati a lavorare per cercare di evitare di abusare di nuovo. “Questo è qualcosa che non puoi imporre. Sfortunatamente, ci sono autori che non accetteranno di aver distrutto la vita di bambini e adolescenti. Si vedono come le vittime”, ha spiegato.

    Ogni volta che la Chiesa ha sottolineato che aveva anche il dovere di prendersi cura dei colpevoli, la gente l’ha subito accusata di pensare ancora una volta più ai colpevoli che alle vittime, ha detto Zollner. Ma non era questa l’intenzione qui. Si trattava di impedire che più minori diventassero vittime, ha detto.

    Il suggerimento di Zollner è stato accolto dal teologo e psicoterapeuta tedesco Wunibald Müller. Istituendo centri simili a carceri per preti pedofili, la Chiesa potrebbe proteggere sia il pubblico che i preti abusatori “e quindi dimostrare che sta davvero cercando di affrontare il problema”, ha detto Müller a  katholisch.de .

    Anche lui ha citato come esempio gli Stati Uniti, dove tali centri esistevano da 30 anni, ha detto. Lui stesso aveva visitato il Vianney Renewal Center nel Missouri per motivi di studio qualche anno fa. “La celebrazione dell’Eucaristia è al centro della scena ed essere in grado di mantenere una routine spirituale è importantissimo per il processo di autoguarigione dei sacerdoti abusatori. Può essere garantito solo nei centri gestiti dalla chiesa”, ha spiegato Müller.