Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • «Violenza sessuale, botte e aborti: il rosario degli abusi dei preti pedofili»

    «Violenza sessuale, botte e aborti: il rosario degli abusi dei preti pedofili»

    «Sono stato molestato sessualmente per tanto tempo, e oltre cento volte, e queste molestie sessuali mi hanno provocato traumi e flashback per tutta la vita. Fa fatica vivere la vita, fa fatica stare insieme alla gente, avere rapporti con le persone, anche con la mia famiglia e i miei amici».

    Sono le parole di uomo, asiatico, vittima, da quando era bambino, di un prete pedofilo, che irrompono di prima mattina nell’aula nuova del Sinodo, dove sono riuniti i 190 cardinali, vescovi, presidenti delle conferenze episcopali e superiori generali di tutto il mondo partecipanti all’incontro sulla «Protezione dei minori nella Chiesa». «Ogni volta che ho parlato con i provinciali e con i superiori maggiori, questi hanno regolarmente coperto il problema, coperto gli abusatori, e questo a volte mi uccide», prosegue l’uomo, che ora chiede «di produrre azioni severe che realmente rimettano in riga gli abusatori», che li «indichino con nome e cognome», che «li puniscano».

    È una delle cinque testimonianze video delle vittime di abusi sessuali – le identità non sono state divulgate all’esterno dell’aula – con cui papa Francesco ha voluto che fosse aperto il summit sulla pedofilia nella Chiesa, immediatamente prima del suo intervento. Parla un altro uomo, dal Cile, dove è esploso l’ultimo scandalo in ordine di tempo, attorno al pedofilo seriale don Fernando Karadima, per anni parroco a Santiago, nel 2011 condannato dalla Santa sede per abusi su minori (ma sono oltre ottanta i preti cileni coinvolti in abusi sessuali su minori dal 2000 ad oggi), e ai vescovi a lui più vicini (ne sono stati rimossi nove): «È difficile parlare dell’abuso sessuale subìto», racconta, ma mi decido e «vado a raccontare tutto a santa madre Chiesa, dove penso che mi ascolteranno e mi rispetteranno. Ma la prima cosa che hanno fatto è stata di trattarmi da bugiardo, voltarmi le spalle e dirmi che io, e altri, eravamo nemici della Chiesa.

    Questo è uno schema che non esiste soltanto in Cile: esiste in tutto il mondo, e questo deve finire». E rivolgendosi direttamente ai partecipanti all’incontro: «Voi siete i medici dell’anima e tuttavia, salvo rare eccezioni, vi siete trasformati, in alcuni casi, in assassini dell’anima, in assassini della fede. Vediamo solo la punta dell’iceberg. Nonostante la Chiesa affermi che è tutto finito, continuano a emergere casi: perché? Perché si procede come quando ci si trova di fronte a un tumore: si deve trattare tutto il tumore, non limitarsi a rimuoverlo; quindi serve la chemioterapia, la radioterapia, bisogna fare dei trattamenti. Non serve estirpare il tumore e basta».

    Una prassi, quella di ignorare e anzi di aggredire le vittime, confermata anche da un prete abusato quando era adolescente, oggi 53enne, dell’Europa dell’est: «Andavo dal prete perché mi insegnasse come leggere la Scrittura durante la messa, e lui toccava le mie parti intime – racconta –. Ho passato una notte nel suo letto. Dopo molti anni, da adulto, ho parlato dell’accaduto al vescovo, gli ho scritto, ma non mi ha mai risposto», anzi quando «l’ho incontrato, mi ha attaccato senza tentare di comprendermi».

    «Dall’età di quindici anni ho avuto relazioni sessuali con un prete, questo è durato tredici anni. Sono rimasta incinta tre volte e tre volte mi ha fatto abortire, molto semplicemente perché egli non voleva usare profilattici o metodi contraccettivi», racconta una donna africana. «Avevo paura di lui – continua – e ogni volta che mi rifiutavo di avere rapporti sessuali con lui, mi picchiava. E siccome ero completamente dipendente da lui economicamente, ho subito tutte le umiliazioni che mi infliggeva. Avevamo questi rapporti sia a casa sua nel villaggio che nel centro di accoglienza diocesano. In questa relazione non avevo il diritto di avere dei ragazzi; ogni volta che ne avevo uno e lui veniva a saperlo, mi picchiava. Era la condizione perché mi aiutasse economicamente… Mi dava tutto quello che volevo, quando accettavo di avere rapporti sessuali; altrimenti mi picchiava. Sento di avere una vita distrutta. Ho subito così tante umiliazioni in questa relazione che non so che cosa mi riservi il futuro».

    https://ilmanifesto.it/violenza-sessuale-botte-e-aborti-il-rosario-degli-abusi-dei-preti-pedofili/

  • «La mia vita distrutta a 5 anni Colpevoli liberi»

    «La mia vita distrutta a 5 anni Colpevoli liberi»

    Serena Sartini

    Roma Giuseppe Consiglio ora ha 29 anni. Ne aveva 5 quando sono iniziati gli abusi sessuali, ripetuti, da parte di un sacerdote. Prima tre volte a settimana, poi ogni giorno, sempre più violenti. Gli abusi sono durati sei anni, fino a che Giuseppe ne aveva 11. Poi il ragazzo, di origini calabresi, è stato cacciato dall’Istituto Provolo per Sordomuti di Verona dove la famiglia lo aveva mandato per imparare la fonetica, in seguito alla sordità che lo accompagna dalla nascita. «Ci chiamava a gruppi di ragazzi, maschi e femmine racconta in una stanza vicino alla chiesa. Poi il sacerdote faceva entrare uno per uno. A 11 anni mi hanno mandato via e ho iniziato una vita tremenda; mi hanno riempito di farmaci, non riesco a trovare un lavoro, non ho una vita. La notte ho sempre incubi».

    E poi quando ha deciso di denunciare?

    «Non è stato facile. Per tanti anni ho cercato di nasconderlo a tutti, forse anche a me stesso. Poi nel 2012 ho denunciato tutto. Ho anche aperto un processo penale contro don Agostino Micheloni. Ma niente da fare. Lui è sempre nell’Istituto, sempre sacerdote. Nega tutto, ma io ho le prove, e le fotografie».

    Nel 2017 ha incontrato il Papa. Cosa è successo?

    «Sì, ho incontrato Bergoglio in Vaticano. Gli ho consegnato una lettera, a nome mio e di tutte le vittime dell’Istituto. Gli ho chiesto giustizia, ho fatto l’elenco di tutti i sacerdoti che hanno abusato in quegli anni altri ragazzi come me. Sono più di dieci, 12, forse 13. Il Papa mi ha guardato negli occhi e mi ha chiesto scusa. Poi mi ha assicurato preghiere. Ma non mi basta».

    Cosa vorreste che facesse Francesco?

    «Che mandi via questi preti, che questi fatti gravissimi non si ripetano mai più, che adotti misure severe; che dalle parole, dalle scuse, dalle preghiere, si passi ai fatti. Questi sacerdoti sono ancora in circolazione, con l’abito, e non hanno subito punizioni».

    Il Papa ha convocato un summit contro la piaga della pedofilia nella chiesa. Cosa si aspetta?

    «Il Papa continua a proteggere i preti pedofili, ancora oggi. Non è cambiato niente, non è cambiato nulla. È rimasto tutto nel silenzio. Vorrei vedere questi abusatori in galera, ma in Italia purtroppo siamo con le mani legate. Vorrei incontrare di nuovo il Papa: voglio che gli abusi finiscano, i bambini non si toccano. E ancora oggi ci sono troppi preti pedofili in circolazione».

    http://www.ilgiornale.it/news/politica/mia-vita-distrutta-5-anni-colpevoli-liberi-1649781.html?mobile_detect=false

  • Pedofilia, migliaia di casi di abusi nella Chiesa

    Pedofilia, migliaia di casi di abusi nella Chiesa

    Sono migliaia i casi di abusi sessuali su minori commessi in tutto il mondo da uomini di Chiesa. Statistiche complessive e aggiornate non ne esistono, ma mons. Charles Scicluna, già «promotore di giustizia» della Congregazione per la Dottrina della Fede, ha annunciato oggi al briefing sui lavori del summit sulla Protezione dei minori, che la Congregazione sta lavorando all’elaborazione di un dossier statistico che dovrebbe essere diffuso «nei prossimi mesi» accompagnato da note di contesto.

    Nel giugno 2009 il cardinale Claudio Hummes, prefetto per il Clero dichiarò al settimanale cattolico spagnolo Vida Nueva che «la Chiesa non può chiudere gli occhi di fronte ai casi di pedofilia tra i propri preti, che in alcune diocesi arrivano a coinvolgere quattro preti su cento», rettificando quanto detto il 5 gennaio 2008 all’Osservatore Romano, cioè che tra i sacerdoti «neppure l’1% ha a che fare con problemi di condotta morale e sessuale».

    Nel settembre del 2009 l’arcivescovo Silvano Tomasi, allora osservatore permanente della Santa Sede all’Onu di Ginevra, dichiarò al Consiglio dei Diritti Umani che, stando alle ricerche interne, nel clero cattolico solo tra l’1,5% e il 5% era coinvolto in abusi sessuali su minori. Per Scicluna, tali stime sarebbero sovradimensionate rispetto al numero delle denunce di chierici accusati di abusi pervenute dalle singole diocesi all’ex Sant’Uffizio negli anni 2001-2010: esse avrebbero coinvolto circa 3.000 sacerdoti, dei quali propriamente pedofili circa un decimo.

    Secondo i dati della Chiesa cattolica a fronte di una popolazione media di circa 440.000 membri del clero nel mondo, i chierici colpevoli di abusi su minori risulterebbero all’incirca lo 0,67%, dei quali propriamente pedofili lo 0,067%. Tra le varie vicende «nazionali», spiccano alcuni dossier. Il più clamoroso rimane ancora oggi quello della diocesi di Boston, sollevato a partire dal 2002 dalla stampa: 600 articoli, 1.000 casi di bambini vittime di abusi sessuali e psicologici, 70 preti pedofili, e un cardinale nel mirino, lo scomparso Bernard Francis Law, «riparato» in Vaticano nel 2004 come arciprete della basilica di Santa Maria Maggiore. La vicenda è stata raccontata dal film premio Oscar Spotlight.

    L’anno scorso, invece, il gran giurì della Pennsylvania ha certificato a partire dagli anni ’40 più di 300 preti abusatori e oltre mille vittime, oltre a coperture sistematiche che hanno portato alle dimissioni del cardinale di Washington Donald Wuerl. Inchieste analoghe sono partite in una quindicina di Stati Usa.

    In Irlanda, negli anni, due indagini indipendenti governative che hanno scoperchiato il sistema di omertà: il rapporto Ryan ha raccolto oltre 2.500 testimonianze di violenze e abusi su minori nelle scuole, nei seminari, nelle parrocchie cattoliche tra il 1930 e la fine degli anni Settanta, e il rapporto Murphy che ha puntato lo zoom sulla diocesi di Dublino, inquadrata dal 1975 al 2004. Conclusione: di fronte alle denunce di abusi presentate dalle vittime o dalle famiglie, i vertici della Chiesa cattolica, anziché intervenire contro i colpevoli, hanno alzato un muro di silenzio. Il caso ha costretto Benedetto XVI, nel 2010, a una storica lettera di scuse al popolo irlandese.

    Fa ancora discutere il caso di Marcial Maciel Degollado, il fondatore dei Legionari di Cristo, condannato dall’ex
    Sant’Uffizio alla rinuncia del ministero pubblico e a una vita riservata il 19 maggio 2006, dopo un’indagine durata più di un anno, ma con denunce che risalivano già al 1956 sulla sua doppia e tripla vita, con abusi anche sui figli naturali. Un caso in cui hanno pesato le forti protezioni di cui il messicano Maciel godeva in Vaticano nell’era di San Giovanni Paolo II.

    Papa Francesco si è dovuto confrontare con la grave situazione della Chiesa cilena, dove il caso di Fernando Karadima, sacerdote e abusatore seriale, è stato paragonato a un secondo caso Maciel. Dopo una prima sottovalutazione del caso, il Papa ha ordinato una nuova inchiesta, sia sugli abusi che sulle relative coperture da parte di vescovi, a conclusione della quale ha spretato Karadima e ricevuto le dimissioni in blocco dell’intero episcopato cileno.

    Un quadro esaustivo della situazione in Germania lo ha dato uno studio pubblicato nel settembre scorso e commissionato dalla stessa conferenza episcopale del Paese: 3.677 minori sono stati coinvolti in casi di abuso da parte dei sacerdoti in un arco temporale di quasi settant’anni, dal 1946 al 2014. In tutto sono 1.670 i sacerdoti accusati di aver abusato sessualmente di bambini che nella metà dei casi avevano meno di 13 anni.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/pedofilia_chiesa_abusi-4315377.html

  • Pedofilia, summit di 4 giorni in Vaticano. Papa Francesco: “Non semplici e scontate condanne, servono misure concrete”

    Pedofilia, summit di 4 giorni in Vaticano. Papa Francesco: “Non semplici e scontate condanne, servono misure concrete”

    Il pontefice ha aperto il summit di quattro giorni in Vaticano sulla protezione dei minori per contrastare la piaga degli abusi sessuali dei preti su bambini e adolescenti. A tutti i partecipanti Francesco ha fatto distribuire delle linee-guida sulla pedofilia utili per le riflessioni del summit. Il cardinal Bassetti: “Denunciare? Decisiva l’assemblea Cei a maggio. Se accusa verosimile, dovere di denuncia”

    di Francesco Antonio Grana

    “Il santo Popolo di Dio ci guarda e attende da noi non semplici e scontate condanne, ma misure concrete ed efficaci da predisporre. Ci vuole concretezza”. Lo ha affermato Papa Francesco aprendo, in Vaticano, l’inedito summit sulla pedofilia al quale partecipano i presidenti delle Conferenze episcopali di tutto il mondo. Tre giorni e mezzo fitti di programma con ben nove relazioni, una celebrazione penitenziale e una messa conclusiva. “Dinanzi alla piaga degli abusi sessuali perpetrati da uomini di Chiesa a danno dei minori – ha sottolineato Bergoglio nel discorso di apertura del vertice – ho pensato di interpellare voi, patriarchi, cardinali, arcivescovi, vescovi, superiori religiosi e responsabili, affinché tutti insieme ci mettiamo in ascolto dello Spirito Santo e con docilità alla sua guida ascoltiamo il grido dei piccoli che chiedono giustizia. Grava sul nostro incontro il peso della responsabilità pastorale ed ecclesiale che ci obbliga a discutere insieme, in maniera sinodale, sincera e approfondita su come affrontare questo male che affligge la Chiesa e l’umanità. Iniziamo, dunque, il nostro percorso armati della fede e dello spirito di massima parresia, di coraggio e concretezza”.

    A tutti i partecipanti Francesco ha fatto distribuire delle linee-guida sulla pedofilia utili per le riflessioni del summit. L’obiettivo del vertice è dare ai vescovi di tutto il mondo le direttive da applicare immediatamente per contrastare gli abusi sessuali su minori del clero. Per troppo tempo, infatti, abusatori seriali sono stati spostati di parrocchia in parrocchia con la complicità dei loro superiori che hanno coperto la pedofilia. Questo quando non sono stati cardinali e vescovi a commettere direttamente le violenze.

    Numerose le associazioni delle vittime che da tutto il mondo sono arrivate a Roma per protestare per la mancata accoglienza da parte della Chiesa cattolica. Prima del summit, il Comitato organizzatore ha incontrato un gruppo di rappresentanti di vittime. “Erano presenti 12 persone, uomini e donne, – ha affermato il direttore ad interim della Sala Stampa vaticana, Alessandro Gisotti – provenienti da diverse aree del mondo e appartenenti a diverse organizzazioni. L’incontro è durato poco più di due ore. I membri del Comitato sono molto grati alle vittime che hanno partecipato per la sincerità, la profondità e la forza delle loro testimonianze, che li aiuteranno certamente a comprendere sempre meglio la gravità e l’urgenza dei problemi che saranno affrontati nel corso dell’incontro”. Non sono mancate, però, le proteste di tutte quelle vittime che sono rimaste escluse a iniziare da Peter Saunders, ex membro della Pontificia commissione per la tutela dei minori. Nel 2016 Saunders si era dimesso dall’organismo vaticano accusando la Curia romana, e in particolare la Congregazione per la dottrina della fede, di ostacolare la lotta alla pedofilia.

    Alla Curia romana il Papa aveva già spiegato che “la Chiesa da diversi anni è seriamente impegnata a sradicare il male degli abusi, che grida vendetta al Signore, al Dio che non dimentica mai la sofferenza vissuta da molti minori a causa di chierici e persone consacrate: abusi di potere, di coscienza e sessuali”. Francesco aveva aggiunto che “parlando di questa piaga, alcuni all’interno della Chiesa si infervorano contro certi operatori della comunicazione, accusandoli di ignorare la stragrande maggioranza dei casi di abusi, che non sono commessi dai chierici della Chiesa – le statistiche parlano di più del 95% – e accusandoli di voler intenzionalmente dare una falsa immagine, come se questo male avesse colpito solo la Chiesa Cattolica. Invece io vorrei ringraziare vivamente quegli operatori dei media che sono stati onesti e oggettivi e che hanno cercato di smascherare questi lupi e di dare voce alle vittime. Anche se si trattasse di un solo caso di abuso – che rappresenta già di per sé una mostruosità – la Chiesa chiede di non tacere e di portarlo oggettivamente alla luce, perché lo scandalo più grande in questa materia è quello di coprire la verità”.

    Nel corso del summit, come spiegato dal cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, in un’intervista a Qn, si parlerà anche dell’ipotesi di denunciare i casi di pedofilia alle autorità civili, anche se “sarà decisiva la prossima assemblea della Cei a maggio”. Il numero uno della Conferenza episcopale italiana ha spiegato di non escludere “che, la dove l’accusa si riveli verosimile, si affermi un dovere di denuncia, a maggior ragione questo si impone quando c’è un pericolo fondato di reiterazione dell’abuso”. La tutela della cura dei minori, ha aggiunto, “deve costituire il criterio prioritario, anche quando esige scelte sofferte”.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/02/21/pedofilia-summit-di-4-giorni-in-vaticano-papa-francesco-non-semplici-e-scontate-condanne-servono-misure-concrete/4987373/

  • Pedofilia, Papa: ‘Parente del diavolo chi accusa Chiesa’. Errore nel press kit: ‘Pell condannato’. La sentenza non c’è ancora

    Pedofilia, Papa: ‘Parente del diavolo chi accusa Chiesa’. Errore nel press kit: ‘Pell condannato’. La sentenza non c’è ancora

    Il pontefice sembra rispondere indirettamente al contenuto di Sodoma, il volume scritto dal sociologo francese Frédéric Martel che accusa di omosessualità l’80 percento del clero della Chiesa cattolica. Bergoglio ha rotto il silenzio alla vigilia dell’uscita del libro in concomitanza con l’inizio del summit sulla pedofilia che si terrà in Vaticano e quale parteciperanno i presidenti delle Conferenze episcopali di tutto il mondo. Piccolo incidente con i comunicati digitali preparati dalla Sala stampa sul cardinale accusato di abusi in Australia

    “Coloro che passano la vita accusando la Chiesa sono parenti del diavolo”. Papa Francesco sembra rispondere indirettamente al contenuto di Sodoma, il volume scritto dal sociologo francese Frédéric Martel che accusa di omosessualità l’80 percento del clero della Chiesa cattolica. Bergoglio ha rotto il silenzio alla vigilia dell’uscita del libro in concomitanza con l’inizio del summit sulla pedofilia che si terrà in Vaticano e quale parteciperanno i presidenti delle Conferenze episcopali di tutto il mondo.

    Alla vigilia del summit si è registrato anche un piccolo incidente. Nell’ampio press kit digitale preparato dalla Sala Stampa della Santa Sede è stata erroneamente riportata la condanna per gli abusi che sarebbe stata emessa dal tribunale australiano nei confronti del cardinale George Pell, che il Papa ha messo in congedo dal suo ruolo di prefetto della Segreteria per l’economia proprio perché affrontasse il processo penale nel suo paese. “Annunciato – si legge nel testo distribuito ai giornalisti – un verdetto di colpevolezza nei riguardi del cardinale George Pell per abusi sessuali su minori commessi 40 anni fa. La sentenza non è stata ancora pronunciata. Alla fine del mese di gennaio 2019 è atteso un secondo processo per altre accuse”. La condanna, però, non è stata ancora resa pubblica perché la giustizia australiana prevede che ci sia massima segretezza fin quando il processo non è terminato. Il direttore ad interim della Sala Stampa della Santa Sede, Alessandro Gisotti, si è scusato pubblicamente per questo errore sottolineando che “il press kit digitale è un testo di lavoro e che non rispecchia la posizione ufficiale del Vaticano in merito alla vicenda del cardinale Pell”.

    Incidenti a parte, il pontefice ha ricevuto nella Basilica di San Pietro un numeroso gruppo di pellegrini dell’arcidiocesi di Benevento. Francesco, parlando a braccio, si è soffermato sulla figura di Padre Pio a poco meno di un anno dal suo pellegrinaggio a Pietrelcina. “Lui – ha affermato Bergoglio – ha amato la Chiesa, con tanti problemi che ha la Chiesa, con tante avversità, con tanti peccatori. Perché la Chiesa è santa, è la sposa di Cristo, ma noi, i figli della Chiesa siamo tutti peccatori – e alcuni grossi! – ma lui ha amato la Chiesa come era, non l’ha distrutta con la lingua, com’è di moda farlo adesso. No! Lui ama”.

    Francesco ha proseguito sottolineando che “quello che ama la Chiesa sa perdonare, perché sa che lui stesso è peccatore e ha bisogno del perdono di Dio. Sa sistemare le cose, perché il Signore vuole sistemare bene le cose ma sempre col perdono: non si può vivere tutta una vita accusando, accusando, accusando la Chiesa. L’ufficio di accusatore di chi è? Chi è quello che la Bibbiachiama il grande accusatore? Il diavolo! E coloro che passano la vita accusando, accusando, accusando, sono – non dirò figli, perché il diavolo non ne ha – ma amici, cugini, parenti del diavolo. E no, questo non va, si devono segnalare i difetti per correggere, ma al momento che si segnalano i difetti, si denunciano i difetti, si ama la Chiesa. Senza amore, quello è del diavolo. Ambedue le cose aveva San Padre Pio, amava la Chiesa con tutti i suoi problemi e le sue avversità, con i peccati dei suoi figli. Non dimenticatevi di questo”.

    Parole sicuramente destinate a far discutere come susciterà numerose reazioni, dentro e fuori la Chiesa, l’inedito summit sulla pedofilia. Tre giorni e mezzo fitti di programma con ben nove relazioni, una celebrazione penitenziale e una messa conclusiva. Numerose le vittime di abusi che sono arrivate a Roma da tutto il mondo per questo vertice e che hanno già iniziato a protestare per le tante, troppe, omertà delle gerarchie ecclesiastiche nel corso degli ultimi decenni. In tutto il pianeta le cifre della pedofilia del clero sono spaventose. Una piaga sempre occultata dalla Chiesa cattolica con abusatori seriali spostati di parrocchia in parrocchia. Quando non sono stati gli stessi porporati e vescovi a commettere gli abusi, come nel caso dell’ex cardinale di Washington Theodore Edgar McCarrick, ridotto da Francesco allo stato laicale.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/02/20/pedofilia-papa-parente-del-diavolo-chi-accusa-chiesa-errore-nel-press-kit-pell-condannato-la-sentenza-non-ce-ancora/4986064/

  • Le vittime di abusi denunciano che la legge italiana aiuta i vescovi a schivare la responsabilità

    Le vittime di abusi denunciano che la legge italiana aiuta i vescovi a schivare la responsabilità

    I sostenitori statunitensi e italiani delle vittime di preti pedofili stanno premendo affinché l’Italia riveda la legislazione che consente ai vescovi di eludere la responsabilità per il clero predatore nel paese prevalentemente cattolico romano dove la chiesa esercita una notevole influenza politica.

    Un legislatore statale degli Stati Uniti si è unito a un parlamentare italiano e alle vittime americane e italiane del clero pedofilo giovedì al parlamento italiano per mettere sotto i riflettori quelle che hanno descritto come lacune significative nel modo in cui il sistema giudiziario italiano gestisce il problema.

    Francesco Zanardi, a capo di un gruppo italiano di difesa dei sopravvissuti, ha detto che l’Italia deve rivedere il suo Trattato Lateranense del 1929 con la Santa Sede. Ha osservato che in base a tale accordo, i vescovi possono rifiutarsi di rispondere ai magistrati che indagano sui loro presunti ruoli nel nascondere i crimini di pedofilia commessi dai sacerdoti.

    Così, finché non sono personalmente indagati per abusi, i vescovi “hanno il diritto di rifiutarsi di rispondere alle domande della magistratura”, ha detto Zanardi in una conferenza stampa alla Camera dei Deputati, la Camera del Parlamento.

    Lo stesso trattato, ha osservato, richiede anche che i magistrati informino la gerarchia ecclesiastica di aver avviato indagini sui sacerdoti, dando effettivamente ai vescovi più tempo per scoraggiare eventualmente testimoni o vittime dal farsi avanti.

    La legge italiana non richiede ai vescovi di denunciare i casi di abuso da parte del clero, ha detto Zanardi.

    “C’è un vuoto legislativo”, ha detto.

    La chiesa cattolica occupa un posto privilegiato nella società italiana e esercita un’influenza significativa nella politica. Le parrocchie nelle piccole città e nelle grandi città organizzano allo stesso modo programmi ricreativi dopo la scuola e nel fine settimana per i giovani, poiché le scuole pubbliche non li offrono. Ciò offre ai sacerdoti un facile accesso ai minori.

    Un sostenitore statunitense della responsabilità per i preti pedofili ha osservato che la chiesa cattolica americana è stata costretta a “essere più trasparente” dopo che le vittime si sono fatte avanti da adulte quando diversi stati hanno aperto finestre sulle prescrizioni. Ciò ha spinto i vescovi statunitensi ad adottare una politica di “tolleranza zero” nei confronti dei preti abusatori.

    Ma la Chiesa italiana si lascia ancora ingannare dal diritto canonico, che “dà al sacerdote una seconda possibilità” e “lascia alla discrezione del vescovo” se un prete debba essere punito o rimosso dai bambini, ha detto Anne Barrett Doyle, co- direttore di BishopAccountability.org.

    All’inizio di questo mese, l’Italia è stata presa in carico dal Comitato delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia per la sua incapacità di controllare adeguatamente la chiesa cattolica. La commissione ha chiesto un’indagine indipendente su ciò che si dice fosse il numero anormalmente basso di indagini e procedimenti penali per abusi sessuali su minori commessi da sacerdoti.

    Con i sacerdoti considerati figure rispettate nella società italiana, le parole del deputato dello stato della Pennsylvania Mark Rozzi sono suonate insolitamente schiette quando ha raccontato di essere stato violentato da un prete quando aveva 13 anni, e ogni volta che fa la doccia, rabbrividisce ancora a quel ricordo.

    Mentre ha condotto una campagna nel suo stato d’origine, Rozzi ha esortato i legislatori italiani ad aprire finestre di opportunità negli statuti di prescrizione in modo che gli adulti possano denunciare gli abusi subiti da bambini.

    Rozzi ha attinto alla propria esperienza quando si è chiesto ad alta voce se un tredicenne sapesse cosa si intende per prescrizione.

    Zanardi ha detto che solo un prete pedofilo è ora in prigione, su 144 condanne negli ultimi 10 anni. I giudici italiani tendono a far scontare condanne agli arresti domiciliari il clero condannato, ha detto.

    A differenza degli Stati Uniti, “in Italia gli scandali non hanno fatto niente”, ha detto Zanardi.

    Lui e Rozzi si sono abbracciati in una simbolica unione di forze per cambiare la situazione.

  • Summit abusi, incontro vittime e comitato vaticano: dialogo franco e momenti di tensione

    Summit abusi, incontro vittime e comitato vaticano: dialogo franco e momenti di tensione

    Oggi il colloquio nell’Istituto Santissima Maria Bambina con 12 sopravvissuti: «Il Papa emani una legge universale per terminare gli abusi ora». La Santa Sede: «Grazie per la sincerità e la forza delle loro testimonianze» 

    Non è stato un incontro del tutto tranquillo quello tra le vittime di abusi e il comitato organizzatore del summit sugli abusi in Vaticano, che si è svolto questa mattina nell’Istituto Santissima Maria Bambina, a due passi dal colonnato di San Pietro. Ci sono stati momenti di tensione e qualcuno ha anche alzato la voce tra le 12 vittime presenti – uomini e donne dei diversi Paesi, in rappresentanza delle diverse associazioni a Roma per il vertice -, alcune delle quali si dicono «indignate» dal fatto che «almeno per ora, sembra che non ci sia un piano» da parte della Santa Sede su come contrastare il male degli abusi.

    «Il Vaticano potrebbe fare molto di più di quello che sta facendo. I discorsi sono stati sempre i soliti», si sfoga con Vatican Insider uno dei presenti all’incontro, che riferisce di un momento particolarmente teso quando, da parte vaticana, in risposta alla domanda sul perché ancora non ci siano norme universali in tutti i Paesi, è stato detto che «è difficile adottare strategie valide ovunque perché in Paesi di Africa e Medio Oriente quello degli abusi non rappresenta un problema, non è ben compreso e via dicendo…». «Ma quindi – è stata la nostra domanda – in altri posti dell’Europa, degli Stati Uniti e dell’America Latina dove quello degli abusi è un problema e anche grave, per questo motivo dobbiamo ancora vedere vescovi insabbiatori e preti abusatori al loro posto?».

    Da parte dei membri del comitato – i cardinali Cupich e Gracias, l’arcivescovo Scicluna e i gesuiti Lombardi e Zollner – c’è stata tutta la volontà di intavolare un dialogo franco con le vittime e ascoltarle fino in fondo. Ad ognuno sono stati offerti cinque minuti per presentarsi, raccontare la propria storia e confessare le reali aspettative dal summit che si apre domattina nell’Aula nuova del Sinodo. «I membri del Comitato sono molto grati alle vittime che hanno partecipato per la sincerità, la profondità e la forza delle loro testimonianze, che li aiuteranno certamente a comprendere sempre meglio la gravità e l’urgenza dei problemi che saranno affrontati nel corso dell’incontro», si legge in una nota diffusa nel pomeriggio dal portavoce vaticano ad interim Alessandro Gisotti.

    Il colloquio è durato circa un’ora e mezzo, e sono stati presi molti appunti. Molto apprezzati da parte delle vittime gli interventi di monsignor Scicluna, «ma la sua è una voce su un migliaio». I sopravvissuti si dicono comunque «insoddisfatti», almeno allo stato attuale.

    Sono agitati, lo si notava già nel briefing di lunedì scorso: gli occhi del mondo sono puntati a Roma in questi giorni del summit e per loro il vertice può essere un punto di svolta, non vogliono che si arrivi a lunedì prossimo con un nulla di fatto. «Abbiamo chiesto al Comitato quale sia il suo piano? Non abbiamo avuto risposta», riferisce l’ospite presente alla riunione. «Tutte le cose che abbiamo detto nel colloquio già le conoscevano perché le hanno dette prima di noi le Nazioni Unite, le Commissioni d’inchiesta in Australia, Germania, Irlanda, ecc. Già sanno cosa fare, ma sembra che manchi la volontà di farlo».

    Ma esattamente cosa? «Tolleranza zero. Serve che il Papa emani una legge universale per terminare gli abusi ora, non lunedì o martedì». Ai survivors non basta quindi che il Papa abbia convocato 190 vescovi, cardinali, patriarchi e superiori degli ordini religiosi, per un evento del tutto inedito nella storia della Chiesa a dimostrazione di una forte presa di coscienza del problema e della volontà di cambiare strategia. Non basta neppure la promessa che già da lunedì 25 febbraio si terrà un incontro più ristretto con il comitato esecutivo per un follow up alla luce dei risultati del meeting, che darà il via a molti altri incontri nel futuro.

    «Non lo so… ancora incontri, ancora discussioni, ma qual è il piano? Non c’è un piano», dice la vittima ricalcando quanto già affermato pubblicamente da Peter Isely, statunitense, tra gli esponenti dell’Eca (Ending of Clergy Abuse), ai media raggruppati fuori dall’istituto.

    Le aspettative, insomma, sono alte. Le speranze poche e «non nel Vaticano» ma nella voce delle vittime che raccontano la loro storia pubblicamente, nei tribunali e nei media». Il giudizio, per ora, è tranchant: «Se il summit resterà a questo livello non servirà a nulla. Se, invece, alla fine di questa riunione il Papa comincerà, ad esempio, a riunirsi periodicamente con associazioni di vittime o dei diritti umani, se utilizzerà noi che siamo attivisti, esperti, quelli che hanno tolto il tappo a scandali altrimenti sommersi, a riformare la Chiesa da questo punto di vista allora l’incontro sarà stato utile. Altrimenti rimarrà solo una campagna di marketing per le relazioni pubbliche».

  • Le vittime dei preti pedofili: “Sugli abusi tolleranza zero”

    Le vittime dei preti pedofili: “Sugli abusi tolleranza zero”

    A piazza San Pietro le organizzazioni escluse dal vertice in Vaticano: “Cacciare i colpevoli ma anche chi li copre”

    CITTÀ DEL VATICANO – Ci sono le vittime ammesse a un incontro con la Commissione che organizza il summit contro la pedofilia in Vaticano (da domani a domenica) e ci sono anche le vittime escluse da questo incontro. Sono riunite a ridosso del Colonnato di piazza San Pietro per chiedere che sia messa in campo una vera tolleranza zero sugli abusi sessuali di minori commessi da preti: “I punti sono due: cacciare i preti abusatori ed espellere anche vescovi e cardinali che hanno coperto, le loro dimissioni non bastano”, dice Peter Isely, portavoce di Ending clergy abuse (Eca).

    La delegazione di Eca non è stata ammessa al summit. “Non ci ricevono come Eca – dice Peter Saunders, ex vittima ed ex membro della pontificia commissione per la tutela dei minori -. Hanno scelto di parlare con le vittime che vogliono loro ma devono capire che noi rappresentiamo 22 Paesi”.

    Alla protesta partecipa anche una rappresentante messicana delle vittime di Macial Marciel Degollado, fondatore dei Legionari di Cristo,“il peggior mostro di tutta la storia della Chiesa”. Spiega: “Ancora queste vittime stanno aspettando delle scuse formali, nessun Papa, neanche Francesco quando è andato in Messico, ha voluto riceverle”.

    Fuori dal colonnato anche Juan Carlos Cruz, la vittima degli abusi subiti in Cile dal sacerdote Karadima, colui che ha fatto sì che Papa Bergoglio si ricredesse sugli abusi cileni e azzerasse la leadership ecclesiastica del Paese.

    Fra i tanti anche una delegazione del popolo indigeno canadese. “Chiederò al Papa – dice – che venga in Canada per scusarsi personalmente per quello che la chiesa ha fatto al popolo indigeno, non solo in termini di abusi sessuali. È stato un vero genocidio, sono state distrutte le radici e la cultura di questo popolo. Chiederò anche – ha aggiunto – la cifra di 22 milioni di dollari di risarcimento al popolo indigeno”.

    Dall’altra parte del colonnato, in piazza San Pietro, Francesco termina l’udienza generale. “Venerdì prossimo – dice – celebreremo la festa della Cattedra di San Pietro Apostolo. Pregate per me e anche per Papa Benedetto”.

    https://www.repubblica.it/vaticano/2019/02/20/news/le_vittime_dei_preti_pedofili_sugli_abusi_tolleranza_zero_-219621948/

  • Il Vaticano presenta il summit sugli abusi: pronti ad affrontare il “mostro” della pedofilia

    Il Vaticano presenta il summit sugli abusi: pronti ad affrontare il “mostro” della pedofilia

    Il comitato organizzatore l’illustra evento del 21-24 febbraio. Focus sulle violenze ai minori, a margine la questione omosessualità. Scicluna: «La Santa Sede renderà note le statistiche. Sulla protezione dei minori non molliamo». Incontro con le associazioni di vittime prima del vertice

    SALVATORE CERNUZIO
    CITTÀ DEL VATICANO
    «Non bisogna mollare sulla protezione dell’innocenza dei nostri figli e dei giovani». «Vogliamo dare voce a chi non ha voce» e «la Chiesa sia un luogo sicuro per tutti, soprattutto per i bambini». In una Sala Stampa vaticana piena come non la si vedeva dai tempi della rinuncia di Benedetto XVI, con giornalisti venuti da tutto il mondo – Usa in testa – per la presentazione del summit sugli abusi del 21-24 febbraio, l’arcivescovo Charles Scicluna e il cardinale Blaise Cupich – entrambi membri del comitato organizzatore dell’evento – chiariscono gli obiettivi di fondo di questo mini Sinodo voluto da Papa Francesco con i vescovi del mondo per discutere della piaga degli abusi sui minori che continua a deturpare il volto della Chiesa.

    «Un mostro» questo della pedofilia del clero, come l’ha definita il portavoce Alessandro Gisotti che, ricalcando le parole del Papa durante gli auguri alla Curia, ha ringraziato i media per aver contribuito con un lavoro investigativo a far emergere storie di pedofilia del clero che altrimenti avrebbero avuto la forma di polverosi dossier in archivio o di traumi rinchiusi nella mente delle vittime. «Dobbiamo guardare in faccia senza paura questo mostro per sconfiggerlo», ha detto – con voce quasi commossa – il direttore ad interim della Sala Stampa vaticana.

    E per sconfiggerlo bisogna anzitutto rompere quel muro di silenzio che ha regnato per anni nei Sacri Palazzi e che ha portato all’occultamento di casi avvenuti due pontificati fa che ora stanno emergendo in tutta la loro drammaticità. «Un silenzio che non è più accettabile», afferma infattimonsignor Scicluna, ex pm vaticano sui casi di abusi (sua l’indagine sul fondatore dei Legionari Marcial Maciel), per due volte inviato del Papa in Cile per indagare sui disastri provocati dalla pedofilia del clero, attualmente segretario aggiunto alla Congregazione per la Dottrina della Fede.

    È stato lui il primo a parlare già anni fa di «omertà» nella Chiesa. Oggi ha ripetuto il concetto per definire quella reazione istintiva – insieme alla «negazione» – a seguito di uno shock nel venire a conoscenza di casi di abuso. Un «meccanismo primitivo» che però non funziona e non deve funzionare più: «Dobbiamo allontanarci da esso… dobbiamo allontanarci dal codice del silenzio, spezzare la complicità, perché solo la verità ci porterà ad una soluzione».

    Ecco perché sarà «trasparenza» una delle tre parole chiave (le altre sono «responsabilità dei vescovi» e «accountability») che orienteranno discussioni e lavori del vertice, che sarà preceduto da un incontro dei membri del comitato organizzatore con alcune associazioni di vittime presenti a Roma (alcuni già fuori questa mattina a manifestare in via della Conciliazione) e, nei prossimi giorni, impegnati in una serie di eventi “paralleli” ad esempio alla Stampa Estera o nella Camera dei Deputati.

    Ad annunciarlo è stato padre Federico Lombardi, il gesuita ex portavoce vaticano chiamato dal Papa a moderare gli incontri del summit, spiegando durante la conferenza che l’incontro è stato un desiderio espresso dal team organizzativo per condividere «opinioni, attese e desiderata» dei sopravvissuti, non volendo però fornire coordinate su luogo, giorno o nomi dei partecipanti «per garantire una serenità alle persone stesse».

    Secondo quanto apprende Vatican Insider, il breve appuntamento si terrà mercoledì 20 febbraio, la mattina presto, e vi parteciperanno una ventina di persone tra responsabili e rappresentanti delle diverse associazioni come Rete L’Abuso o Ending Clergy Abuse.

    Altre vittime, delle quali per riserbo non si conosce l’identità o la provenienza, saranno invece presenti al summit ed offriranno la loro testimonianza a conclusione delle tre giornate. Queste, ha spiegato sempre Lombardi, seguiranno uno schema piuttosto fisso: una preghiera iniziale, tre relazioni (due la mattina, e una il pomeriggio, nove in totale), alla quale seguiranno quindici minuti di domande e risposte al relatore, lavori in undici gruppi divisi per lingua e relazioni di sintesi sui medesimi.

    In Aula nuova del Sinodo i 190 partecipanti, provenienti da tutto il mondo, saranno impegnati dalla mattina alle 9 al pomeriggio intorno alle 19.20. Poi dalla sera di sabato si trasferiranno nella Sala Regia del Palazzo Apostolico per una liturgia penitenziale celebrata dal Papa ma con l’omelia del vescovo africano Naame e la testimonianza di una vittima. La domenica si terrà invece la messa finale la cui omelia sarà pronunciata dal presidente dei vescovi australiani Marc Coleridge, visto che il Papa interverrà dopo con un discorso di circa quarantacinque minuti.

    Sarà questo il secondo intervento del Pontefice in tutto il summit: il primo è una breve introduzione – «di tipo metodologico, non un discorso impegnativo», ha chiarito Lombardi – che Francesco farà la mattina di giovedì dopo la preghiera iniziale, seguita dalla proiezione di un video con la testimonianza di alcune vittime.

    Quanto ai relatori essi sono stati scelti in base a criteri geografici, il voler cioè dare voce a rappresentanti di tutti e cinque i continenti, sono cinque cardinali: il filippino Tagle, il colombiano Salazar Gomez, l’indiano Gracias, lo statunitense Cupich, il tedesco Marx, insieme a monsignor Scicluna. Ad essi si aggiungono anche tre donne: Linda Ghisoni, sottosegretario del Dicastero per laici, famiglia e vita che ha partecipato attivamente alla preparazione dei lavori; la religiosa nigeriana suor Veronica Openibo della Society of the Holy Child Jesus e, a sorpresa, la giornalista messicana Valentina Alazraki, decana dei vaticanisti e superstar della tv Televisa, con all’attivo 150 viaggi papali, che interverrà sul tema della comunicazione.

    Il rapporto coi media ma anche con le istituzioni, il ruolo del vescovo, la sofferenza delle vittime, le strategie già messe in piedi dalle diocesi di ogni Paese e via dicendo saranno i temi sul tavolo. Non ci saranno focus specifici sulla questione degli abusi sulle suore, venuto a galla negli ultimi mesi e accennato dal Papa sul volo di ritorno ad Abu Dhabi, né su quello della omosessualità, che alcune testate conservatrici – principalmente statunitensi – hanno riproposto a più riprese durante il briefing quale prima causa degli abusi, considerando anche il caso che l’80% delle vittime siano adolescenti di sesso maschile.

    Su questo punto è intervenuto il cardinale Cupich che ha ribadito «l’omosessualità di per sé non è una causa» (parole ripetute, peraltro, dalle stesse vittime fuori dalla Sala Stampa). «Credo che sia importante riconoscere il fatto che nella maggioranza dei casi le vittime degli abusi siano maschi ma le organizzazioni internazionali hanno studiato profondamente questa questione: l’omosessualità di per sé non è una causa, gli abusi sono spesso una questione di opportunità, di occasione, hanno a che fare con un basso livello di istruzione».

    Ciò non significa che bisogna sottovalutare l’importanza di uno screening psicologico per i candidati al sacerdozio. Lo dimostra il fatto che negli Usa il picco degli abusi si è registrato negli anni Sessanta, mentre ora che si sono adottati metodi «adeguati» di screening sui seminaristi «siamo a cinque casi di abusi all’anno in media di cui quattro coinvolgono i sacerdoti». «Un calo notevolissimo nella cifra», ha osservato Cupich, «i casi di abusi diminuiscono in maniera radicale».

    E davanti alle insistenze di alcuni cronisti sul fatto che quindi questi dati sono la prova che «si contrasta fenomeno abusi andando alla radice eliminando le tendenze omosessuali», è intervenuto – con piglio deciso, forte anche dei suoi studi in psicologia – padre Hans Zollner, il gesuita responsabile del Centro per la protezione dei minori della Gregoriana, il quale ha parlato di «un grande misunderstanding» sulla questione. «Un test psicologico o un test a domande e risposte non può mai indicare con precisione assoluta se una persona sia omosessuale o a rischio pedofilico», ha detto il religioso tedesco. «Certo, esiste un livello di certezza di una valutazione, ma non è possibile su basi solo psicologiche dire al 100% se quella persona svilupperà o meno tali atteggiamenti. Gli psichiatri, in passato, pensavano di risolvere trattando gli abusatori: dopo un anno di cura, venivano rimandati in parrocchia e ricominciavano ad abusare. Oggi uno psichiatra serio non lo fa più, proprio perché non c’è la certezza assoluta».

    Rispondendo ad altre domande dei giornalisti, in particolare a quella se ci sarà un giorno in cui – in virtù di questa trasparenza che sarà uno dei temi cardine del summit – la Chiesa renderà pubblici i dati sulle vittime degli abusi e sui vescovi sotto indagine, ancora Scicluna ha riferito: «Ne ho parlato con Ladaria (il cardinale spagnolo prefetto della Dottrina della fede) e non è contrario. Il punto è che non basta pubblicare i dati, va applicata la legge e va spiegato il contesto. Io penso che ci arriveremo».

    L’arcivescovo maltese ha poi ricordato che già ci sono procedure esistenti: ad esempio, «quando si tratta di vescovi negligenti il Papa, nel Motu proprio del 2016, ha già spiegato come procedere. Il problema ora è creare la cultura della prevenzione nelle diverse diocesi. Si tratta di dare il senso di dovere e di poter fare qualcosa». Importante, in tal senso, «anche la procedura della denuncia alle autorità» e il ruolo dei nunzi apostolici che devono essere «garanti, o meglio il tramite di tutte le preoccupazioni tra i popoli dei loro Paesi e il Papa».

    Ma, se già ci sono delle linee guida nella Chiesa sulla questione di abusi, cosa cambierà dopo il vertice di febbraio? Intanto, hanno risposto i relatori, che ogni vescovo possa tornare nella propria diocesi con una chiara coscienza del male provocato dagli abusi (considerando anche che ci sono presuli che affermano che tale problema non sussiste nella propria diocesi), e poi che ci siano strategie chiare e universale valide in ogni Paese e in ogni cultura.

    Poi magari i casi continueranno a verificarsi, ha detto Scicluna: «Maggiori sono le aspettative, maggiore è la frustrazione. Non si possono risolvere tutti i problemi in tre giorni, sarebbe un’aspettativa irrazionale». In ogni caso «non bisogna mollare sulla protezione dell’innocenza dei nostri figli e dei giovani. Io non mollerò mai. Sarò come un ragno che tesse la sua tela: a volte riesce a volte no, ma continua».

    Durante la conferenza è stato poi lanciato il sito ufficiale dell’evento pbc2019.org, sul quale si potranno seguire in streaming i lavori, consultare documenti e profili dei partecipanti, e restare aggiornati anche sul«follow up», cioè come la Chiesa, alla luce dei lavori del summit, intende incanalare i propri sforzi nel futuro per proseguire questa lotta agli abusi ancora lungi dal definirsi conclusa.

  • Vaticano, la responsabilità dei vescovi al centro del summit sugli abusi

    Vaticano, la responsabilità dei vescovi al centro del summit sugli abusi

    “Accountability”, trasparenza dei processi, rapporto con le vittime: alcuni dei temi chiave dell’incontro di febbraio. Per padre Zollner la strada è quella della «corresponsabilità» fra chiese locali e Santa Sede

    FRANCESCO PELOSO
    CITTÀ DEL VATICANO

    La responsabilità dei vescovi nei casi di abuso sessuale sui minori nella Chiesa: è questo il tema più rilevante al centro del prossimo summit internazionale sullo scandalo pedofilia che si svolgerà in Vaticano dal 21 al 24 febbraio con la partecipazione di tutti i presidenti delle Conferenze episcopali del mondo. E in effetti si tratta di uno dei nodi più delicati e tuttora irrisolti di una vicenda già di per sé drammatica e dolorosa.
    “Cover up” e vescovi

    Il problema è quello dell’insabbiamento – il cosiddetto “cover up” – dei casi di abuso, cioè di quel sistema di protezione dei sacerdoti colpevoli, in vigore per diversi decenni, reso possibile da un ruolo attivo svolto in questo senso dai vescovi. In passato, molti preti autori di violenze su minori, anche “predatori seriali” come hanno dimostrato nel tempo vari procedimenti giudiziari, sono stati spostati di parrocchia in parrocchia e poi di diocesi in diocesi, dunque, via via che reiteravano i reati proseguiva parallelamente l’azione di occultamento e protezione nei loro confronti (da ricordare che lo scandalo scoppiò nei primi anni duemila nella diocesi di Boston proprio in riferimento a diverse decine di casi di preti abusatori non denunciati ma appunto trasferiti da una sede all’altra).

    Le indagini condotte dalla magistratura o da commissioni governative in Paesi come gli Stati Uniti, l’Irlanda, l’Australia, hanno dimostrato che la “protezione” interna dei colpevoli è stata una delle caratteristiche costanti dello scandalo. Il buon nome dell’istituzione e dei sacerdoti, la reputazione della chiesa, la tutela dei propri membri a prescindere dalla giustizia, venivano prima delle vittime. È quanto hanno denunciato con forza anche gli ultimi due Pontefici. D’altro canto, passi importanti sono stati compiuti sulla strada di una maggiore trasparenza, sia in Vaticano che in alcuni episcopati, altrove permangono ritardi gravi; di certo tuttavia una presa di coscienza del problema c’è stata. Allo stesso tempo esiste un problema di responsabilità: ovvero se il vescovo consapevolmente nasconde un reato all’autorità civile deve risponderne in prima persona, non può e non deve essere considerata responsabile tutta l‘istituzione, ragionano Oltretevere.

    “Accountability” e trasparenza

    In merito al prossimo summit sugli abusi sessuali, convocato eccezionalmente da Papa Francesco, padre Hans Zollner, a capo del comitato organizzativo dell’incontro e uno dei massimi esperti vaticani sul tema, spiega: «Ci concentriamo fin dall’inizio sulle cose che il Papa anche ha approvato»; nell’agenda dei lavori, osserva il gesuita, ci sono vari temi: «come possiamo affrontare il tema della responsabilità dei vescovi nei casi di abuso, come incontrare le vittime, cosa fare con gli abusatori. Poi cercheremo di capire a chi questi vescovi devono rendere conto, è il problema dell’accountability: a chi devono fare un rapporto, se mettono veramente in atto ciò che la Chiesa stessa richiede loro». Ancora bisognerà capire «cosa succede quando non mettono in pratica quanto richiesto».

    La parte finale dell’incontro è dedicata invece «alla questione della trasparenza di fronte ai processi interni alla Chiesa: chi deve essere informato, come trasmettere le informazioni importanti al grande pubblico, ai media, come possiamo collaborare in questo senso, e quindi la trasparenza di fronte al popolo di Dio, ai fedeli, che giustamente hanno una grande impazienza e ultimamente in molti paesi del mondo ci chiedono: “Che cosa state facendo?”. Anche perché non siamo molto bravi a parlare delle cose positive che sono successe negli ultimi anni, iniziando da Paesi come Stati uniti, Irlanda, Australia dove le misure di protezione sono in vigore da dieci o vent’anni, e portano frutti veramente visibili».

    Il report Pennsylvania

    Per padre Zollner c’è un problema legato ai meccanismi dei media, per questi ultimi funziona il criterio per il quale “bad news is a good news”, cioè prevalgono sempre le “cattive notizie”. «Questa – spiega – è una legge del giornalismo e dei media e non possiamo cambiarla, ma possiamo comunicare più attivamente i progressi che stiamo facendo. Il rappresentante del governo tedesco che si occupa di queste vicende ha detto pubblicamente varie volte che in Germania la Chiesa cattolica è l’unica istituzione ad aver fatto veramente progressi nel predisporre misure di prevenzione del fenomeno». Anche negli Stati Uniti, aggiunge il religioso, dal 2002, da quando cioè sono state introdotte nuove politiche per la tutela dei minori, la situazione è cambiata in positivo. «Il report del Grand Jury della Pennsylvania (indagine che ha destato grande scalpore l’estate scorsa, ndr) – afferma Zollner – parla di 301 sacerdoti abusatori dal 1945 fino al 2018, ma se si va a vedere nel dettaglio dal 2002 al 2018 i nuovi casi sono solo 3 e fino al 2002 erano 298; il numero complessivo fa più scalpore, ma c’è anche un lavoro di prevenzione che porta i suoi frutti». A tal proposito va rilevato in ogni caso che il procuratore generale della Pennsylvania, Josh Shapiro, in una recente intervista alla Cnn, ha dichiarato che da quando l’agosto scorso è stato pubblicato il report, alla procura sono arrivate altre 1500 segnalazioni di abusi, secondo il procuratore, inoltre, le cose non sono cambiate veramente nella Chiesa; insomma, spesso quanto rivelato dalle indagini è solo la punta dell’iceberg.

    “Il Papa non è un imperatore”

    In merito all’ipotesi che il Papa – approfittando anche del prossimo incontro – possa prendere provvedimenti drastici sul piano legislativo per dare un segno tangibile dell’impegno della Chiesa, Zollner ha spiegato: «Penso che questo sia un aspetto ambivalente. Innanzitutto la Chiesa cattolica a differenza di ciò che pensa la gente, non è un’istituzione monolitica, è molto diversificata al suo interno, il Papa non è un imperatore che preme il bottone rosso e tutti i vescovi e sacerdoti lo seguono. Come vediamo anche dalle discussioni pubbliche ci sono alcuni cardinali che criticano il Papa». «Credo – ha aggiunto – che la sua visione della Chiesa non è quella di una piramide, al contrario vuole favorire il metodo sinodale, che significa attuare una vera corresponsabilità fra i vari livelli con le diverse competenze; uno degli intenti del Papa per questo incontro è che i vescovi si rendano conto esattamente di quale sia la loro responsabilità». «Perché – aggiunge – un vescovo particolare o una Conferenza episcopale possono anche facilmente giocare con questo problema e dire: “Questo riguarda Roma”. No, devono assumersi la loro parte id responsabilità, poi ci saranno altri livelli superiori che valuteranno se agiscono bene o meno, e questa secondo me è una delle domande più pertinenti cui dobbiamo rispondere e che non vale solo per questo tema ma che avrà ripercussioni pure su altre questioni».

    La teoria e la pratica

    Il problema ha una sua complessità anche procedurale e giuridica, non sempre di facile comprensione per l’opinione pubblica. «Il Papa – spiega Zollner – ha già istituito una nuova legge del 2016, il motu proprio Come una madre amorevole, in cui si spiega il contesto in cui i vescovi che sono negligenti nel trattare i casi di abuso possono essere giudicati. Questo già esiste; quindi si vede che almeno in teoria c’è la possibilità di procedere su questo punto, ma ciò che dobbiamo vedere è come questo si configura praticamente, come si applica. Il Papa ha detto pubblicamente che non è favorevole ad un tribunale per i vescovi». In base all’attuale normativa «i vescovi dei Paesi tipicamente detti cristiani, diciamo l’occidente, dovrebbero essere accusati presso la Congregazione per i vescovi. I presuli dell’Africa e dell’Asia sono sotto la giurisdizione di Propaganda Fide, quelli di rito orientale sono sotto la giurisdizione della Congregazione per le chiese orientali. I superiori maggiori dei religiosi rispondono invece alla Congregazione per la vita consacrata. Poi c’è la Segreteria di Stato che controlla i nunzi e altre figure. Secondo me c’è anche un possibile ruolo per il Pontificio Consiglio per i laici perché ci sono dei gruppi nuovi guidati da laici che hanno un ruolo simile a quello dei superiori maggiori. Quindi un tribunale solo non va bene». Emerge, da questo quadro, un rischio frammentazione delle procedure che può portare a un nulla di fatto: «Il problema – rileva Zollner – è proprio quello di avere un unico approccio in questo senso».