Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Mentre Papa Francesco apre la Conferenza mondiale con i Presidenti delle Conferenze Episcopali – Legislatori, vittime di abusi del clero, attivisti globali tengono una conferenza stampa al Parlamento italiano

    Mentre Papa Francesco apre la Conferenza mondiale con i Presidenti delle Conferenze Episcopali – Legislatori, vittime di abusi del clero, attivisti globali tengono una conferenza stampa al Parlamento italiano

    ROMA, 14 febbraio – Il rappresentante dello Stato della Pennsylvania, Mark Rozzi, noto a livello nazionale per la sua incrollabile difesa dei sopravvissuti agli abusi sessuali su minori, condurrà una conferenza stampa che chiama il Vaticano e i vescovi a smettere di ostacolare le riforme civili e a ritardare la giustizia per le vittime.

    La conferenza stampa si terrà il 21 febbraio 2019 alle 11.30 nella Sala stampa della Camera dei Deputati, in Via della Missione 4, a Roma.

    Rozzi, lui stesso vittima di uno stupro per mano di un prete, guidò l’accusa in Pennsylvania che portò a un rapporto della giuria in tutto lo stato che coinvolgeva più di 300 sacerdoti e oltre 1.000 vittime di abusi da parte del clero. L’indignazione nazionale è risultata determinante e portò altri 15 a condurre simili indagini del grand jury.

    Rozzi spera di essere affiancato dal suo omologo nel parlamento italiano, Riccardo Magi, deputato di Radicali Italiani – Più Europa nella Camera dei Deputati italiani, la cui passione per la giustizia sociale è ampiamente ammirata.

    Il rappresentante Rozzi sarà affiancato da Francesco Zanardi, un sopravvissuto italiano e presidente dell’Associazione italiana Rete L’Abuso (https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webpwp-content/uploads/2025/02/chiesa-e-pedofilia-la-condanna-del-card-pell-in-australia-lalto-prelato-mai-sfiorato-dalla-magistratura-ecclesiastica.webp) che è comparso il mese scorso davanti all’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani a Ginevra. La sua testimonianza ha messo in luce il diffuso abuso di bambini da parte del clero in Italia davanti al Comitato per i diritti dell’infanzia, che è stato ignorato dallo Stato italiano e dal Vaticano.

    Anne Barrett Doyle è la co-direttrice di BishopAccountability ), un’organizzazione d’archivio e di ricerca fondata nel 2003 per documentare la crisi degli abusi nella Chiesa cattolica. BishopAccountability.org mira a far emergere la responsabilità dei vescovi statunitensi sotto le leggi civili, penali e canoniche. La signora Doyle discuterà i risultati degli Stati che hanno revocato lo statuto delle prescrizioni.

    Tim Lennon, il presidente della Rete dei sopravvissuti di quelli abusati dai preti (SNAP) (www.snapnetwork.org), parlerà della sua missione per aiutare i sopravvissuti, proteggere i bambini e appoggiare le leggi per smascherare gli abusatori e quelli che li coprono. L’organizzazione fornisce sostegno alle vittime di abusi sessuali in ambienti istituzionali da 30 anni con oltre 25.000 sopravvissuti e sostenitori nella rete.

    Rozzi sarà affiancato anche da Peter Isely, psicoterapeuta e membro fondatore di SNAP e Ending Clergy Abuse (ECA) (www.ecaglobal.org), un’organizzazione mondiale di attivisti per i diritti umani che si concentrano sui diritti dei bambini e delle vittime. La storia e il lavoro di Peter sono stati presentati a livello nazionale e internazionale, anche in numerosi film documentari vincitori di premi.

    Shaun Dougherty, una vittima indicata in un severo rapporto del gran giurì di metà stato che nel 2016 ha portato alle indagini sulle rimanenti diocesi in Pennsylvania, è stato coinvolto negli intensi sforzi di lobbying in Pennsylvania e New York per le riforme civili agli statuti sull’abuso di minori. Il governatore di New York, Andrew Cuomo, dovrebbe firmare questa settimana la legge sui bambini vittime che prevede una finestra retroattiva per le vittime di abusi sessuali nell’infanzia da parte di adulti.

    CONTATTO: Veronica Alfonsi

    Email: veronica alfonsi <veronica.alfonsi@tiscali.it>

    Tel: + 39 339 236 0783

    Comunicato stampa

  • ‘Onu all’Italia: “Una commissione per indagare sugli abusi dei preti”

    ‘Onu all’Italia: “Una commissione per indagare sugli abusi dei preti”

    A chiederlo il Comitato delle Nazioni Unite per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, che esprime preoccupazione “anche per il basso numero di indagini e azioni penali da parte della magistratura italiana”

    di PAOLO RODARI

    CITTÀ DEL VATICANO – “Una commissione d’inchiesta indipendente e imparziale per esaminare tutti i casi di abuso sessuale di bambini da parte di personale religioso della Chiesa cattolica”. È quanto chiede all’Italia il Comitato Onu per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza sul tema degli abusi sessuali da parte di personale religioso. L’organo con sede a Ginevra esprime preoccupazione “anche per il basso numero di indagini e azioni penali da parte della magistratura italiana”.

    A meno di pochi giorni dal summit in Vaticano sugli abusi commessi dai preti sui minori convocato dal Papa per far riflettere i vescovi nel mondo su un problema drammatico, l’attenzione dell’organismo internazionale è sulla Chiesa cattolica in particolare italiana la quale ancora non ha reso obbligatoria la denuncia dei sacerdoti abusatori. E, infatti, esplicitamente l’Onu chiede di “rendere obbligatorio per tutti, anche per il personale religioso della Chiesa cattolica, la segnalazione di qualsiasi caso di presunta violenza su minori alle autorità competenti”.

    In merito si è espresso più volte anche Francesco Zanardi, presidente della Rete L’Abuso: “Non posso che essere soddisfatto di quanto stabilito dagli organismi Onu a difesa dei bambini e soprattutto dei minori abusati dai preti – dice – . Ci siamo battuti a tutela di chi ha bisogno e stanno arrivando i primi frutti”.

    Sono molti i casi sollevati negli anni scorsi, anche e non solo dalla rete l’Abuso, che hanno coinvolto preti locali in inchieste giudiziarie. “Le raccomandazioni del Comitato Onu peri diritti dell’infanzia sono arrivate più dall’inerzia che dal silenzio dello Stato Italiano”, dice l’avvocato Mario Caligiuri sempre per conto della rete L’Abuso.

    https://www.repubblica.it/cronaca/2019/02/12/news/l_onu_all_italia_una_commissione_per_indagare_sugli_abusi_dei_preti_-218913877/

  • L’ombra dei pedofili e le strane carriere dei porporati gay tra le mura vaticane

    L’ombra dei pedofili e le strane carriere dei porporati gay tra le mura vaticane

    Dopo il caso McCarrick Bergoglio ruimanda la resa dei conti al vertice di febbraio

    Non basterà a papa Francesco la ormai certa riduzione allo stato laicale dell’ex cardinale statunitense Theodore McCarrick per calmare le acque e gestire a suo modo il vertice sugli abusi sessuali del clero convocato in Vaticano dal 21 al 24 febbraio prossimo, con la presenza dei presidenti delle Conferenze episcopali di tutto il mondo.

    Come si ricorderà, la vicenda McCarrick un abusatore seriale – ha provocato un vero e proprio terremoto nella Chiesa cattolica, che dagli Stati Uniti è arrivato in Vaticano, fino a Santa Marta, residenza del Pontefice. Il problema non sono solo gli abusi sessuali, principalmente su seminaristi, che risalgono già agli anni ’80 e proseguiti per oltre venti anni. Ciò che maggiormente inquieta è come sia stato possibile che malgrado ci fossero denunce e voci insistenti sulla sua omosessualità attiva e sugli abusi, abbia potuto fare una brillantissima carriera ecclesiastica essendo stato promosso fino all’arcidiocesi di Washington e addirittura nominato cardinale, ancora al tempo di san Giovanni Paolo II. È anche il tema dell’ormai famosa lettera-dossier pubblicata nell’agosto scorso dall’ex nunzio negli Stati Uniti, Carlo Maria Viganò, che ha chiamato in causa diversi esponenti della Curia Romana e lo stesso papa Francesco che, pur a conoscenza dei dossier su McCarrick, gli ha dato importanti incarichi personali per conto della Santa Sede.

    Lo scorso ottobre, poi, papa Francesco ha accettato le dimissioni di McCarrick dal cardinalato ma solo dopo che era emersa la denuncia riguardo agli abusi su un minorenne. E ora, dopo un processo-lampo alla Congregazione per la Dottrina della Fede, si attende che il Papa lo riduca allo stato laicale. Ma ciò che è apparso chiaro in questi mesi è che papa Francesco vorrebbe chiudere qui il capitolo McCarrick e poi passare semplicemente a decidere le misure per evitare che simili cose accadano in futuro. Ha infatti chiuso l’archivio vaticano ai vescovi americani che volevano una inchiesta radicale, rimandando ogni eventuale iniziativa a dopo il vertice di febbraio. E anche nella lettera ai vescovi Usa dello scorso 1 gennaio proprio sul tema degli abusi sessuali, è evidente il tentativo di confinare ai soli Stati Uniti il problema McCarrick.

    Il motivo è comprensibile: ci sono vescovi e cardinali strettamente legati a McCarrick che risultano nel circolo degli amici di papa Francesco. A cominciare da Donald Wuerl, chiamato a suggerire i candidati all’episcopato negli Stati Uniti al posto del silurato cardinale Raymond Burke. Wuerl, successore di McCarrick a Washington, ne ha coperto chiaramente le responsabilità in tutti questi anni e proprio nei giorni scorsi sono emerse nuove testimonianze che lo inchiodano. Ma c’è anche il cardinale Kevin Farrell, altro pupillo di McCarrick, che oltre alla porpora ha avuto in «dono» a Roma la guida del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita. Anche lui mantenuto al suo posto malgrado l’assoluta inattendibilità della reclamata ignoranza sul «vizietto» di McCarrick. Farrell peraltro è anche responsabile della «svolta omosessuale» all’ultimo Incontro mondiale della Famiglia a Dublino, lo scorso agosto, quando a parlare è stato invitato il gesuita americano padre James Martin, che ha lanciato una crociata per inserire l’agenda Lgbt nella Chiesa.

    Proprio la questione dell’omosessualità nel clero sta infiammando la preparazione del vertice sugli abusi. È evidente che papa Francesco non ne vuole parlare in alcun modo, e anzi ha più volte affermato che la causa degli abusi sessuali va ricercata nel clericalismo, in pratica un abuso di potere. E alcuni suoi collaboratori si sono spinti perfini a negare l’evidenza, ovvero che McCarrick abbia avuto relazioni omosessuali.

    Sicuramente una pubblica critica che leghi gli abusi sessuali del clero all’omosessualità sarebbe molto impopolare agli occhi del «mondo». Papa Francesco anche recentemente ha detto che chi ha tendenze omosessuali non dovrebbe diventare prete, ma lì si è fermato.

    C’è però il fondato timore che il vertice di febbraio sarà usato da chi vorrebbe legittimare l’omosessualità anche nel clero: «Si può essere bravi preti anche se gay», è il ritornello di moda tra le correnti più progressiste, ma sicuramente ci sono cardinali influenti, come il tedesco Reinhard Marx, l’austriaco Christoph Schömborn, lo statunitense Blaise Cupich, che non hanno nulla da obiettare. Certo, evitare di parlare di un problema omosessualità nel clero è il primo passo per una sua legittimazione.

    Per questo nelle ultime settimane ci sono stati diversi interventi di cardinali che hanno criticato l’approccio di papa Francesco al tema abusi. Tra questi i due cardinali superstiti dei Dubia, Walter Brandmüller e Raymond Burke. Il primo ha ricordato ciò che anche un dettagliato rapporto negli Stati Uniti ha messo in evidenza: l’80% degli abusi sessuali non sono commessi su bambini ma su adolescenti maschi. Vuol dire che il legame tra omosessualità e abusi sessuali è «statisticamente provato». Ciò non vuol dire che tutti i preti con tendenze omosessuali siano potenzialmente abusatori, ha sottolineato Burke, ma è un fatto che la stragrande maggioranza di questi abusi vengano da una «debolezza morale» che non c’entra nulla con il clericalismo. Ancora più chiaro l’ex prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede Gerhard Müller che, in una lunga dichiarazione, ha affermato tra l’altro che «balbettare di clericalismo o di strutture della Chiesa come causa, è un insulto alle molte vittime degli abusi sessuali».

    Ad alzare ulteriormente la temperatura, in questi giorni sono scese in campo anche delle associazioni di laici, che hanno lanciato una petizione online da presentare ai vescovi che parteciperanno al vertice vaticano. Il titolo non lascia spazio ad equivoci: «Fermiamo la rete omosessuale nella Chiesa». È stata lanciata da una associazione svizzera, Pro Ecclesia, sostenuta dal sito americano LifeSiteNews, ma immediatamente rilanciata in tutte le lingue (in italiano da La Nuova Bussola Quotidiana). Chiede una serie di misure, tra cui la reintroduzione di un articolo del Codice di Diritto Canonico del 1917 che stabiliva sanzioni dure, fino alla riduzione allo stato laicale, per i chierici responsabili di atti omosessuali. Improbabile che il Papa acconsenta, ma gli sarà comunque difficile lasciare il tema omosessualità fuori dalla porta del vertice.

    http://www.ilgiornale.it/news/cronache/lombra-dei-pedofili-e-strane-carriere-dei-porporati-gay-mura-1631508.html?fbclid=IwAR07v6zRca6bQJGOhRxddqOsEdwUdcngM1ymCHIh6vzGmajJQW-9cl10QLE

  • I vescovi italiani perfezionano le linee guida anti-abuso senza input da parte delle vittime

    I vescovi italiani perfezionano le linee guida anti-abuso senza input da parte delle vittime

    Claire Giangravè

    ROMA – Mentre il Vaticano si prepara ad ospitare un vertice internazionale dei vescovi a febbraio sull’abuso sessuale del clero, i vescovi italiani si stanno preparando attraverso la messa a punto di nuove linee guida per la protezione dei minori.

    “È un suggerimento iniziale immaginare una futura linea d’azione”, ha affermato padre Stefano Russo, Segretario generale della Conferenza episcopale italiana (CEI) nel corso di un evento stampa del 16 gennaio.

    “Vogliamo promuovere l’attenzione verso la protezione dei più vulnerabili”, ha aggiunto.

    Russo ha parlato a conclusione della riunione di gennaio del Consiglio permanente della CEI, 14-16 gennaio, che si è svolta sotto la direzione del suo presidente, il cardinale Gualtiero Bassetti di Perugia.

    Durante l’incontro, “ampio spazio”, si legge in un comunicato ufficiale, è stato dedicato ad affrontare e discutere le linee guida per la tutela dei minori richieste da Papa Francesco.

    Mentre le linee guida non saranno rese pubbliche fino a maggio, i vescovi hanno approvato la creazione di una struttura nazionale per consigliare il clero e i vescovi sulle migliori prassi in materia di abuso sessuale e ha nominato capo mons. Lorenzo Ghizzoni, presidente della commissione per la protezione dei minori della CEI.

    “È un processo sinodale”, ha detto Russo, “un viaggio che è certamente lungo, ma fatto con attenzione, in modo che questa struttura possa essere operativa in modo efficace”.

    Ci si aspettava che le vittime di abusi sessuali si incontrassero con la commissione durante il suo raduno, “ma abbiamo preferito spostarlo perché non c’era abbastanza tempo”, ha detto Russo.

    Invece, le vittime si incontreranno con Bassetti a febbraio, in vista della riunione del 21-24 febbraio dei capi delle conferenze episcopali di tutto il mondo. Le vittime dovranno aspettare fino a marzo per incontrare i membri del CEI, ha detto Russo.

    Il segretario generale ha spiegato che mentre le vittime non facevano parte del processo per la creazione delle linee guida o della struttura nazionale, i consulenti che fanno parte della commissione “non erano persone che parlano in modo astratto”.

    “Questi sono esperti che conoscono le vittime e tengono in considerazione la loro prospettiva”, ha detto Russo, aggiungendo che dal momento che molte delle vittime di abusi sessuali da parte del clero sono minorenni, dovrebbero essere protette e non inserite nella logistica della politica di determinazione.

    I portavoce dei sopravvissuti, tuttavia, hanno espresso il desiderio di essere coinvolti.

    “Conosco oltre 700 vittime di abusi sessuali adulti!”, Ha detto Francesco Zanardi, sopravvissuto all’abuso clericale e presidente di Rete L’Abuso, l’unica associazione di vittime di abusi clericali in Italia, in un’intervista a Crux. 16 gennaio.

    “Verremo subito!” Ha aggiunto.

    Il 20 dicembre, la sezione delle vittime e famiglia di Rete L’Abuso ha inviato una lettera a Bassetti, che può essere vista sul loro sito, offrendo la loro disponibilità per un incontro dopo che Francis ha chiesto a tutti i capi delle conferenze episcopali di incontrare le vittime prima del raduno di febbraio.

    “Non abbiamo ricevuto alcuna risposta”, ha detto Zanardi.

    A differenza degli Stati Uniti o dell’Australia, dove sono stati compiuti sforzi per capire quanto siano diffusi abusi sessuali da parte del clero, in Italia il numero delle vittime e la dimensione del fenomeno rimangono sconosciute.

    “Non sono in grado di dare alcun numero”, ha detto Russo ai giornalisti, aggiungendo che ciò è dovuto al fatto che “eventuali accuse canoniche vengono inviate alla Congregazione per la Dottrina della Fede”. La Santa Sede, ha aggiunto, ha inviato un questionario alla CEI chiedendo ulteriori dettagli su quanto sia diffuso l’abuso sessuale clericale in Italia.

    Da quando la crisi degli abusi clericali è scoppiata nel 2001, la Chiesa e le istituzioni italiane non hanno portato avanti alcuna documentazione sul numero di casi di abuso, processi canonici o civili e sopravvissuti.

    “Penseresti che i preti pedofili non esistano in Italia!” ha detto Zanardi.

    Sul suo sito internet, Rete L’abuso conta oltre 800 presunte vittime di abusi clericali e 17 cliniche per preti pedofili nel paese. “È assurdo che ne teniamo traccia e lo stato no”, ha aggiunto il sopravvissuto, “soprattutto considerando ciò che sta accadendo nel resto del mondo”.

    Zanardi ha detto che in Cile e in Argentina, dove gli scandali degli abusi clericali hanno scosso la chiesa locale, l’opinione pubblica ha reagito con forza e stimolato i governi ad agire.

    “Abbiamo una situazione drammatica qui in Italia”, ha detto, e “non c’è una coscienza civile sulla questione”.

    “Diciotto anni dopo, gli scandali si sono interrotti, il problema è ancora irrisolto “, continua Zanardi. “Quanti ne abbiamo sacrificati in questi diciotto anni?”

    Pubblicazioni cattoliche e laiche italiane riportano spesso gli scandali di abusi che si svolgono altrove, ma secondo gli esperti sul campo ci sono anche molti casi che si verificano nel cortile del papa che non fanno notizia.

    “Le vittime di abusi da parte del clero sono molte in Italia”, ha detto padre Fortunato Di Noto, una sorta di Steve Wozniak italiano nella lotta globale contro lo sfruttamento sessuale dei minori, da quando ha raccolto il suo computer per denunciare abusatori nel 1989.

    “Attendono una chiara risposta operativa che va oltre il meccanismo di protezione di noi stessi senza proteggere gli altri”, ha detto a Crux in un’intervista del 16 gennaio.

    Di Noto ha fondato la sua organizzazione no-profit, Meter, nella sua parrocchia nel 1995 con alcuni fedeli interessati. Negli ultimi 12 anni si sono rivelati essenziali in oltre 23 indagini di polizia nazionali e internazionali, portando a oltre 300 arresti e segnalando preoccupazioni per più di 23.000 religiosi e laici accusati di abusare di minori.

    Mentre il sacerdote ha dichiarato di essere “sempre fiducioso nell’impegno della Chiesa in Italia, che ha compiuto alcuni passi importanti” nella lotta agli abusi sessuali, “il problema sta nella mancanza di coordinamento”, ha affermato.

    Di Noto ha detto che Francesco ha detto tutto quando ha indicato il clericalismo e l’elitarismo come le malattie che sono alla base della crisi degli abusi sessuali nella Chiesa, sottolineando che tutti i membri del clero sono innanzitutto e soprattutto battezzati fedeli che rinunciano a Satana.

    “Sono convinto che non sia così vero quando diciamo che siamo dalla parte delle vittime”, ha detto il sacerdote con una prospettiva globale, citando il rapporto dell’Unione europea secondo cui oltre 18 milioni di minori sono vittime di abusi nel Vecchio Continente.

    “Stiamo ancora discutendo nel 2019 se i cristiani dovrebbero proteggere i bambini!”, ha aggiunto.

    Secondo il sacerdote, non dovrebbero essere sacerdoti o vescovi che dirigono queste commissioni sugli abusi sessuali nella Chiesa. “Dovrebbero esserci donne, laici, religiose e vittime”, ha detto, “e uomini di buona volontà disposti ad applicare le regole”.

    Di Noto ha detto che questa visione riflette il sentimento della “Lettera al popolo di Dio” di Francesco nell’agosto 2018. “Non dobbiamo creare professionisti nella lotta contro la pedofilia”, ha detto, “dobbiamo creare un coscienza concreta. “

    Il vero pericolo per la Chiesa è nella sua “frammentazione e eccessiva burocratizzazione”, ha aggiunto, in cui le soluzioni non sono chiare, le azioni sono posticipate e le vittime scivolano in basso nella lista delle priorità.

    “Essere da parte delle vittime è una passione e una scelta”, ha detto Di Noto, prima di concludere che “è stato fatto molto, ma c’è ancora molto da fare”.

    (traduzione con Google)

    https://cruxnow.com/church-in-europe/2019/01/17/italian-bishops-refine-anti-abuse-guidelines-without-victim-input/

  • Il Comitato Vittime & Famiglie dell’Associazione Rete L’ABUSO scrive al Card. Bassetti

    Il Comitato Vittime & Famiglie dell’Associazione Rete L’ABUSO scrive al Card. Bassetti

    In previsione dell’importantissimo incontro convocato da Papa Francesco dal 21 al 24 febbraio 2019 con i presidenti di tutte le Conferenze episcopali del mondo, il Comitato organizzatore, nelle persone dei Vescovi e Cardinali Zollner, Cupich, Scicluna e Gracias, ha invitato gli episcopati nazionali a svolgere nei rispettivi Paesi – prima dell’appuntamento di febbraio – incontri con le vittime di sacerdoti o religiosi abusatori.

    Il Comitato delle Vittime & Famiglie dell’Associazione Rete L’ABUSO, accoglie con favore questo invito e scrive direttamente al Presidente della Cei, cardinale Gualtiero Bassetti, in attesa di essere ricevuti: “lettera al card. Bassetti”

    Il Comitato Vittime & Famiglie

  • Abusi, la svolta di Francesco deve arrivare nei seminari

    Abusi, la svolta di Francesco deve arrivare nei seminari

    di Marco Marzano
    in “il Fatto Quotidiano” del 24 dicembre 2018 Il tema centrale del discorso prenatalizio del papa alla curia romana è stato quest’anno quello degli abusi sessuali commessi dal clero. Una scelta comprensibile: l’anno che si chiude è stato molto difficile per la Chiesa su questo fronte. Gli scandali e le rivelazioni clamorose si sono succeduti senza posa. Il vertice della Chiesa Cattolica è stato quasi ininterrottamente sotto attacco e la lotta agli abusi sessuali è diventata addirittura un’arma per i conflitti intestini, come quello avviato contro Francesco dall’ex nunzio apostolico Carlo Maria Viganò. Nel discorso del papa si è intravisto un cambiamento di accenti rispetto al passato. L’uomo che solo l’anno scorso, giunto in Cile, tagliava corto sulle enormi responsabilità del vescovo Barros nella copertura degli abusi commessi dal famigerato Fernando Karadima, oggi sembra finalmente consapevole del fatto che quella delle violenze e degli abusi clericali è per l’organizzazione che dirige la questione più spinosa, dolorosa e urgente. Il cambiamento di linea è da accogliere positivamente e consiste soprattutto nel fatto che la Chiesa si dichiara intenzionata a smettere di proteggere quei suoi sacerdoti che si macchiano di reati odiosi come gli abusi e le violenze sessuali. Vedremo se alle parole seguiranno i fatti, se le autorità ecclesiastiche saranno così solerti nel denunciare il proprio clero e nel collaborare con le autorità civili e con la stampa nella repressione degli abusatori. Riconosciuto questo, non si può però tacere il fatto che dal discorso di Francesco emerga una visione del problema che rende di fatto impossibile il contenimento e la prevenzione di questi reati. A giudizio di Francesco infatti, i preti che abusano sessualmente dei minori sono semplicemente dei pervertiti, dei corrotti, degli ipocriti che, in modo subdolo e colpevole, approfittano della tonaca e di tutti i privilegi simbolici che essa conferisce loro per compiere le loro azioni abbiette. Nel ritratto che ne fa Bergoglio gli abusatori sono dei mostri, delle cellule patogene e cancerose infiltratesi con l’inganno nel corpo sano e robusto della Chiesa Cattolica. Quest’ultima è in sé esentata da ogni responsabilità, ed è anzi quasi una vittima della malvagità di costoro, “lupi atroci pronti a divorare le anime innocenti”. Nessun cambiamento è dunque necessario, per Francesco, a livello ecclesiale, nessuna riforma organizzativa è indispensabile. É sufficiente che la Chiesa cambi atteggiamento, che i suoi dirigenti diventino più vigili e attenti nello scovare e annientare i parassiti che si annidano al suo interno. Una simile concezione è sbagliata e dannosa. Le falsità che il papa denuncia sono in buona misura un prodotto della stessa vita istituzionale, un effetto diretto e centrale della formazione clericale. Già da seminaristi infatti, i sacerdoti cattolici vengono sistematicamente educati a coltivare la doppiezza, a condurre l’intera propria esistenza affettiva in solitudine e dietro le quinte, al riparo da sguardi indiscreti, nel segno della menzogna e del segreto. L’istituzione si mostra generosa e protettiva, ma pretende in cambio dai suoi funzionari un amore assoluto ed esclusivo; il desiderio carnale e le pulsioni amorose vanno rimosse (almeno dalla vista) insieme al desiderio di autonomia intellettuale e morale, alla volontà di far di testa propria, alla tentazione della disobbedienza. Il prete ideale agli occhi dei vertici ecclesiastici diventa perciò proprio colui che si annulla nel ruolo, ovvero chi ha smarrito completamente se stesso e la sua dignità personale, divenendo un campione dell’obbedienza e dell’anaffettività, un esecutore seriale di riti perfettamente plasmato dall’istituzione, un esaltato adoratore del potere ecclesiastico in tutte le sue manifestazioni. Il sogno dell’istituzione totale è insomma quello di produrre tanti piccoli Eichmann, capaci di servire la Chiesa con entusiasmo e cieca adesione.
    Ma è proprio tra le fila dei burocrati perfetti, tra i funzionari migliori, che spesso si annidano gli abusatori e i violentatori. La ragione è semplice: la sessualità e l’affettività che l’istituzione censura e reprime riemerge inevitabilmente in una doppia vita del tutto clandestina e segreta. In tanti casi, la doppia vita genera addirittura una doppia personalità che conduce ad una doppia esistenza: l’una edificante e solenne, l’altra oscura e violenta. Il pretino in talare che coscienzioso e modesto si impegna, col plauso di superiori e fedeli, nei riti diurni della devozione si trasforma, una volta lasciati i locali della parrocchia o talvolta anche al suo interno, nel celebrante di riti di tutt’altro genere e talvolta nell’attore di una sessualità compulsiva e violenta. Se anche la Chiesa si rivelasse (ed è tutto ma proprio tutto da dimostrare) spietata nell’individuazione e nella denuncia degli abusi e delle violenze commessa dal clero, pure essa non potrebbe considerarsi esente dalla responsabilità gravissima di aver dato a vita a molte delle condizioni che hanno reso quei reati possibili e concreti. Di questo bisognerebbe avere il coraggio di discutere se alla piaga tristissima delle violenze sessuali dei preti si vorrà davvero prima o poi porre un freno.

  • Abusi, il comitato organizzatore ai vescovi: incontrate le vittime prima di febbraio

    Abusi, il comitato organizzatore ai vescovi: incontrate le vittime prima di febbraio

    Lettera di Zollner, Cupich, Scicluna e Gracias ai presidenti delle Conferenze episcopali convocati da Papa Francesco a Roma per affrontare la crisi. C’è anche un questionario preparatorio

    IACOPO SCARAMUZZI
    CITTÀ DEL VATICANO

    Il comitato organizzatore dell’incontro per la protezione dei minori nella Chiesa convocato da Papa Francesco dal 21 al 24 febbraio prossimi con i presidenti di tutte le Conferenze episcopali del mondo ha invitato gli episcopati nazionali a svolgere nei rispettivi Paesi prima dell’appuntamento incontri con vittime di sacerdoti o religiosi abusatori «per apprendere in contatto diretto la sofferenza che hanno affrontato».

    «Cari fratelli in Cristo, “se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme” (I Cor 12:26). Con queste parole Papa Francesco ha iniziato la sua lettera al popolo di Dio in risposta alla crisi degli abusi che sta incontrando la Chiesa, scrivono nella lettera diffusa oggi dalla Sala Stampa vaticana i quattro membri del comitato organizzatore nominato dal Papa lo scorso 23 novembre, ossia il cardinale Blase J. Cupich, arcivescovo di Chicago, il cardinale Oswald Gracias, arcivescovo di Bombay e presidente della Conferenza episcopale dell’India, monsignor Charles Scicluna, arcivescovo di Malta e Segretario aggiunto della Congregazione per la Dottrina della Fede, e il gesuita Hans Zollner, presidente del Centro per la Protezione dei Minori della Pontificia Università Gregoriana, membro della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori e incaricato come referente del comitato stesso.

    «Coloro che sono stati abusati da chierici sono stati anche danneggiati quando “abbiamo trascurato e abbandonato i piccoli”. E così “Se in passato l’omissione ha potuto diventare una forma di risposta, oggi vogliamo che la solidarietà, intesa nel suo significato più profondo ed esigente, diventi il nostro modo di fare la storia presente e futura”. In assenza di una risposta complessiva e comune, non solo non riusciremo a portare guarigione alle vittime sopravvissute ma la stessa credibilità della Chiesa nel portare avanti la missione di Cristo sarà messa a repentaglio in tutto il mondo. Il primo passo deve essere riconoscere la verità di quanto avvenuto».

    «Per questa ragione, facciamo urgentemente appello ad ogni presidente di conferenza episcopale di raggiungere e visitare vittime sopravvissute all’abuso sessuale del clero nei rispettivi Paesi prima dell’incontro a Roma, per apprendere in contatto diretto la sofferenza che hanno affrontato».

    Si tratta di un «modo concreto di porre le vittime in primo piano e riconoscere l’orrore di quanto accaduto», ha chiosato il direttore della Sala Stampa vaticana Greg Burke, che ricorda come il vertice di febbraio abbia tre temi principali: «Responsabilità, accountability (assunzione di responsabilità, ndr) e trasparenza».

    Nella missiva diramata oggi i membri del comitato organizzatore domandano inoltre di «rispondere ad un questionario» allegato alla lettera, ma non pubblicato dal Vaticano, che «fornisce uno strumento per tutti i partecipanti all’incontro di febbraio per esprimere la loro opinione costruttivamente e criticamente mentre procediamo, per individuare dove c’è bisogno di aiuto per promuovere riforme adesso e in futuro, e per aiutarci ad avere un quadro completo della situazione nella Chiesa. Con questo obiettivo in mente, il Santo Padre ci ha chiesto di ringraziarvi per il vostro sostegno nel completare il questionario allegato per prepararsi meglio all’incontro e di invitarvi urgentemente ad affrontare insieme questa strada».

    Il Papa «è convinto che tramite la cooperazione collegiale, le sfide che la Chiesa ha di fronte possono essere affrontate. Ma ciascuno di noi deve assumere questa sfida agendo insieme in solidarietà, umiltà e penitenza per riparare il danno fatto, condividendo l’impegno comune alla trasparenza, e tenendo responsabile ognuno nella Chiesa. Si prega di notare che saremmo grati di avere le risposte il prima possibile, ma non oltre il 15 gennaio», conclude il comitato organizzatore, invocando in chiusura benedizioni divine per il tempo di Avvento.

  • Il cardinale Pell “condannato” per abusi. La Santa Sede: rispettiamo i giudici australiani

    Il cardinale Pell “condannato” per abusi. La Santa Sede: rispettiamo i giudici australiani

    L’11 dicembre il tribunale di Melbourne ha emesso un verdetto che ritiene il “ministro dell’Economia” colpevole di cinque capi d’accusa, tra cui violenze su un minore e atti osceni. Il processo secretato dal giudice, la sentenza il 4 febbraio 2019

    Che ci sia una condanna nei confronti del cardinale George Pell, il prefetto della Segreteria vaticana per l’Economia da oltre un anno in Australia per difendersi in tribunale dalle accuse di abusi sessuali su minori, sembra essere ormai chiaro, considerando anche che a confermarlo, di fatto, è stato lo stesso direttore della Sala Stampa vaticana Greg Burke parlando oggi di un «provvedimento in atto» che «impone il silenzio» e che la Santa Sede rispetta. È da capire l’entità di tale ordinanza, la cui notizia è trapelata nelle scorse ore da alcuni media ultra conservatori australiani e statunitensi che parlano di un verdetto unanime del tribunale di Melbourne nel dichiarare colpevole il cardinale di abusi sessuali.

    A quanto apprende Vatican Insider da fonti di Melbourne, il giudizio nei confronti di George Pell – che rimane per ora in carica come “ministro” dell’Economia vaticana – è giunto martedì 11 dicembre al termine di tre giorni di deliberazioni di un collegio giudicante. Lo stesso che, fino a qualche tempo fa, affermava di non poter raggiungere un verdetto per l’inconsistenza e la scarsa credibilità di alcune accuse, ma che adesso si è trovato concorde nel ritenere «colpevole» il cardinale di cinque capi d’accusa: quattro per atti osceni in luogo pubblico, uno per una violenza nei confronti di un minore negli anni ‘90.

    Il portavoce vaticano Greg Burke, interpellato a riguardo dai giornalisti durante il briefing del C9 – dove ha annunciato proprio il congedo di Pell, insieme ad Errazuriz e Monswengo, dal Consiglio dei cardinali – non è entrato nei dettagli della vicenda, limitandosi ad affermare che: «La Santa Sede ha il massimo rispetto per l’autorità giudiziaria australiana, siamo consapevoli che c’è un provvedimento in atto che impone il silenzio e rispettiamo tale ordinanza».

    Il giudice di Melbourne ha emesso infatti un “suppression order”, un ordine che impedisce qualsiasi tipo di copertura mediatica sul processo da parte delle testate dell’Australia, perseguibili anche a livello penale in caso di violazione. Il motivo è che, terminato questo primo processo, il cardinale dovrà affrontare un secondo procedimento l’11 marzo 2019, sempre per abusi e sempre a Melbourne, che le stesse vittime hanno chiesto si svolgesse separatamente. Quindi, da parte del giudice – seguendo anche il severo sistema legislativo australiano – c’è la volontà di non influenzare in alcun modo le decisioni della giuria. Il veto ha bloccato la fuoriuscita di informazioni certe e dettagliate sul verdetto, ma non ha impedito che circolasse comunque – anche attraverso i social network – la notizia di una presunta condanna nei confronti del cardinale.

    Contro di lui, in congedo dal suo importante ruolo in Curia dal giugno 2017 in accordo con il Papa che gli ha concesso di lasciare Roma per volare in Australia e concentrarsi nella difesa, è stata mossa in questi mesi un’accesa campagna mediatica che ha raggiunto il suo culmine con il libro della giornalista Cnn Louise Millgan – ritirato dal commercio su richiesta dei legali di Pell – che raccontava, attraverso materiale raccolto per i suoi servizi giornalistici, «l’ascesa e la caduta» dell’importante porporato posto da Papa Francesco nel febbraio 2014 a capo del neonato Dicastero che aveva l’obiettivo di mettere in ordine conti, bilanci e finanze della Città del Vaticano.

    Le accuse contro Pell, sia di insabbiamenti di casi di pedofilia, sia di aver compiuto abusi, si rincorrono da molti anni. Nel 2016, tra fine febbraio e inizio marzo, è stato messo sotto torchio dalla “Royal Commission into Institutional Responses to Child Sexual Abuse”, la Commissione d’inchiesta sulle risposte delle istituzioni agli abusi sessuali a minori negli anni 1970 e ‘80, che lo ha interrogato per circa una settimana in video-collegamento in un hotel del centro di Roma. Il cardinale aveva rifiutato infatti di recarsi in Australia a deporre, perché a causa di problemi di ipertensione e cardiopatia non avrebbe potuto reggere un lungo viaggio oltre Oceano, come affermava un certificato medico. Tuttavia aveva deciso di non avvalersi della immunità diplomatica vaticana e di rispondere alla giustizia civile.

    A Pell veniva soprattutto imputata un’opera di occultamento iniziata da sacerdote e vescovo ausiliare di Ballarat, sua città natale, e proseguita come arcivescovo di Melbourne negli anni 1996-2001. Il cardinale ha sempre ribadito la propria innocenza, negando di essere a conoscenza di tali atti criminali, rifiutando ogni accusa di complicità con sacerdoti abusatori (come Gerard Ridsdale, con il quale aveva condiviso anche un appartamento nei primi anni di sacerdozio) e attribuendo le maggiori responsabilità al predecessore a Melbourne. Nel corso degli interrogatori fiume aveva ammesso tuttavia che «la Chiesa in Australia ha gestito in modo sbagliato le cose e ha fallito con le persone». «C’erano in passato – aggiungeva – ragionevoli lamentele in Australia riguardo ad abusi, ma l’uso comune era di non segnalarli alla polizia». In quei giorni di febbraio un gruppo di sopravvissuti di Ballarat era venuto nella Capitale a protestare vigorosamente contro le dichiarazioni del ministro vaticano dell’Economia con striscioni e t-shirt. Con loro il porporato aveva ristabilito, al termine degli interrogatori, una sorta di tregua con la promessa di un maggior impegno per la vigilanza e la prevenzione di tali piaghe.

    Il caso Pell è deflagrato però l’anno successivo, quando nel giugno 2017 il porporato è stato incriminato per abusi sessuali su minori dalla polizia dello Stato di Victoria. Nel dare all’epoca l’annuncio il vice commissario Shane Patton precisava che le accuse provenivano da più querelanti e che le indagini riguardavano reati commessi negli anni ‘70 a Ballarat. In particolare si parlava di un abuso a danno di un 15enne durante un campo estivo a Philipp Island, nel 1962.

    Il porporato era stato invitato, quindi, a comparire in tribunale il 18 luglio di quell’anno. Da qui il congedo da Roma, con un permesso accordato da Papa Francesco. Il processo ad un prelato di così alto grado ha generato un clima quasi di isteria nel Paese, frustrato da decenni di lotta a questa piaga nella Chiesa. Tanto che il procedimento a Pell è stato ribattezzato il “cathedral trial”, il processo alla cattedrale, quasi a voler dire che colpendo il suo più alto rappresentante viene punita l’intera Chiesa australiana per i suoi peccati.

    Fonti di Melbourne vicine al porporato rivelano a Vatican Insider che il clima di agitazione e pressioni che sta accompagnando il processo ha costretto Pell all’isolamento e ad una sorta di reclusione forzata. Nelle sue prime uscite il cardinale era investito da urla e proteste (in alcuni casi anche dal lancio di oggetti), al punto da essere obbligato nei mesi successivi ad uscire dal retro della sua abitazione, con il volto coperto, per andare dal medico, a trovare degli amici o semplicemente celebrare una messa.

    Da martedì, Pell sarebbe libero su cauzione visto che nei prossimi giorni dovrà recarsi a Sydney per subire un’operazione al ginocchio (per il giudice non c’è alcun rischio di “fuga”). Il prossimo appuntamento in tribunale per lui è il 4 febbraio 2019, quando gli avvocati – che per ora non hanno annunciato alcun ricorso al verdetto – presenteranno al giudice delle obiezioni e delle «informazioni utili» prima della sentenza che verrà emessa il giorno stesso.

  • Due anni del caso Provolo: una metafora implacabile della vera Chiesa di Bergoglio – Dos años del Caso Provolo: una metáfora implacable de la verdadera Iglesia de Bergoglio

    Due anni del caso Provolo: una metafora implacabile della vera Chiesa di Bergoglio – Dos años del Caso Provolo: una metáfora implacable de la verdadera Iglesia de Bergoglio

    È il caso più grave nel paese (fino ad ora conosciuto) di abusi sessuali da parte di preti e suore su dozzine di ragazze e ragazzi. Perché in questi due anni il Vaticano ha fatto di tutto per nascondere e dare l’impunità?

    LUJÁN DE CUYO – MENDOZA

    In questi giorni sono trascorsi due anni dall’individuazione della causa degli abusi sessuali commessi su ragazze e ragazzi sordi nell’istituto religioso della città di Lujan de Cuyo Mendoza.

    Si tratta niente di meno che il caso più grave in Argentina (conosciuto fino ad oggi) di abusi sessuali compiuti da sacerdoti, sia per il numero di vittime, come per il numero di carnefici e il sistema di occultamento e di impunità orchestrato dalla gerarchia della Chiesa cattolica.

    Come in ogni caso con queste caratteristiche venuto alla luce negli ultimi decenni, sono i sopravvissuti e le loro famiglie che sono obbligati a combattere fino in fondo contro l’occultamento della Chiesa e la complicità dello Stato.

    Solo quando i casi sono insostenibilmente scandalosi, i giudici e i pubblici ministeri sembrano svegliarsi dal loro riposo eterno e aprire gli atti. E ci sono anche le vittime, che seguono passo dopo passo ciò che viene fatto dai tribunali, aggiungendo al dolore dell’abuso l’odio per gli ostacoli del sistema.

    L’urlo

    Nel novembre 2016 un gruppo di sopravvissuti agli abusi sessuali del clero ha riferito che diversi adulti dell’Istituto Antonio Provolo hanno commesso crimini aberranti in modo sistematico (tra cui la tortura fisica e psicologica) contro i bambini sordi. Dopo anni di silenzio ottenuto con il terrore, una coraggiosa manciata di vittime ha portato alla luce un vero sistema criminale con la complicità della gerarchia ecclesiastica e dello Stato.

    Come il vaso di Pandora, l’emanazione di un paio di denunce ha scatenato una tempesta che in breve tempo porto scandalo nel  paese di Jorge Bergoglio, negli ultimi tre anni e un anno e mezzo ha colpito Papa Francisco. Le prime vessazioni denunciate  non erano le uniche e in breve tempo si è appreso che i carnefici avevano una lunga storia criminale, sempre messa a tacere dalla Curia.

    Da subito lo scandalo collegherebbe Cuyo con il nord e il centro del paese. Da Salta raggiungere la testimonianza di Daniel Sgardelis , un uomo di 44 anni che non solo ha appoggiato ciò che è stato detto dalle vittime di Mendoza ma ha riferito gli abusi che ha subito negli anni ’80, nel Provolo di La Plata, con lo stesso capo della banda di molestatori arrestato a Luján de Cuyo.

    Così, un’altra causa penale fu aperta nella capitale di Buenos Aires, rivelando la complicità di Monsignor Hector Aguer, che per anni coprì due dei violentatori.

    Tutte le strade portano a Roma

    Come si è detto, per quanto è noto, questa è la causa più grave degli abusi sessuali ecclesiastici nel paese, a causa del numero di protagonisti e del livello di occultamento e impunità orchestrati dalla Chiesa.

    Per questo motivo la figura di Francesco si distingue, poiché gli anni in cui si sono svolti molti di questi crimini erano anni in cui Bergoglio ha svolto un ruolo chiave nella Chiesa Cattolica Argentina che transità la sua ascesa nella “carriera ecclesiastica.” E si sa che all’interno della Chiesa cattolica pochissime cose, almeno le più importanti, sfuggono alla conoscenza dettagliata dell’alta gerarchia.

    Solo a metà del 2017 il Vaticano avrebbe nominato una “commissione d’inchiesta” interna, composta da due sacerdoti dell’arcidiocesi di Córdoba, che fin dall’inizio hanno rifiutato, da una parte, di fornire informazioni sul caso giudiziario e, dall’altra, di cercare di ricavare tutto ciò che potrebbe essere di particolare interesse per loro.

    Per entrambe le cose hanno invocato il privilegio legale concesso dall’attuale Concordato del 1966, firmato tra la dittatura di Juan Carlos Onganía e la Santa Sede.

    E non dimentichiamo che nel 2014, come Papa, Bergoglio è stato informato, da diverse vittime italiane, di numerosi casi di abusi sessuali commessi da dieci sacerdoti presso l’Istituto Provolo di Verona, tra cui lo stesso Nicola Corradi, con il quale ha  vissuto per decenni nella sua chiesa argentina. E lui non ha fatto nulla.

    Attualmente il caso attende la data di inizio del processo. Ha quindici imputati, tra cui i sacerdoti Nicola Corradi e Horacio Corbacho e le suore Kumiko Kosaka e Asuncion Martinez (entrambe della Congregazione delle Suore della Compagnia di Maria, coinvolti in altri casi di abusi sessuali in altre città).

    Il numero delle vittime è ancora sconosciuto, in quanto i parenti riferiscono che non tutti i bambini che hanno frequentato la struttura sono stati citati. Inoltre, molte delle persone che sono state citate in questi due anni come testimoni hanno finito per sostenere di essere state vittime degli imputati.

    Occultamento e nuda complicità

    La denuncia ha anche evidenziato il modus operandi della Chiesa cattolica. Nel 1984 Nicola Corradi fu costretto dai suoi superiori a fuggire dall’Italia, dopo che erano comparse le prime notizie di abusi sessuali. Protetto dal Vaticano, fu trasferito per la prima volta nella sede del Provolo de La Plata. E dal 1998, protetto dall’Episcopato argentino, si stabilì nell’Istituto Lujanino.

    Un chiaro esempio del sistema di occultamento e impunità, orchestrato dalla stessa gerarchia ecclesiastica e applicato in tutto il mondo, come ha spiegato questo giornale nel suo documentario No abusarás. Il comando negato nella Chiesa di Francisco , pubblicato l’anno scorso.

    Tale sistema, come ha denunciato più volte Carlos Lombardi, un avvocato per la Rete di vittime di abusi sessuali del clero dell’Argentina, è approvato da parte dello Stato stesso attraverso il Concordato del 1966, gestito da tutti i governi (militari e costituzionali) che seguirono Onganía.

    Per l’avvocato, le norme legali che la Chiesa applica ai casi di abuso sessuale sono la spina dorsale in cui è incastonato l’intero sistema di occultamento dei sacerdoti predatori. “La chiesa in ogni parte del mondo, di fronte alle notizie di un abuso, la prima cosa che fa è proteggere l’aggressore. Se il caso non è stato reso pubblico, il sacerdote è trasferito con la complicità del vescovo. Mentre se è diventato pubblico, inizia una procedura di indagine interna in cui le vittime non hanno altri diritti oltre a presentare il reclamo”, spiega Lombardi.

    La denuncia dei sopravvissuti portò alla luce la complicità dello Stato. Le famiglie non furono mai accompagnate da funzionari provinciali. L’associazione Xumek, sponsor di parte delle querele, ricorda che “nel 2008 è stata presentata una denuncia penale per reati sessuali nel Provolo, il cui dossier non ha sortito alcuna indagine, nessuna azione è stata presa in conformità con la legge e i protocolli di legge in caso di denuncia di abusi sessuali, e le vittime non udenti minorenni non sono stati convocati”.

    Due anni intensi

    Mentre il caso giudiziario viene portato in giudizio a Mendoza, i due anni trascorsi dallo scandalo del Provolo di Mendoza sono stati più che intensi. Nuove accuse di abusi sessuali sono venute alla luce in altre parti del paese contro sacerdoti e altri membri della Chiesa, mentre Francisco fu protagonista di nuovi scandali internazionali su questo tema, come il suo perfido ruolo nel caso dei vescovi clandestini del Cile o della sua crisi interna in Vaticano contro l’accusa delle vittime che fanno di tutto per coprire gli abusatori.

    Ma anche in Argentina c’è stato un intenso dibattito sulla legalizzazione dell’aborto e la piena applicazione della legge sull’educazione sessuale integrale, che ha trovato la gerarchia cattolica in prima fila nella lotta contro i diritti elementari, difendendo i presunti “valori” che la mettono più vicino alla famigerata Santa Inquisizione che a milioni di bambini e ragazzi che vogliono solo vivere la propria vita senza repressioni oscurantiste o ideologie incantate.

    Allo stesso tempo, questi dibattiti hanno messo sul tavolo un altro più completo sui veri interessi, non celesti ma molto terreni, che difendono con croci e spade l’istituzione governata da Bergoglio. La decisione di sostenere i suoi interessi economici multimilionari e il suo livello ingiustificabile di interferenza nell’inquadramento della vita quotidiana della popolazione, costrinse la Curia a una mostra politica che non si vedeva da tempo.

    Ecco perché la lotta cosciente per l’effettiva separazione della Chiesa e dello Stato è imposta come una necessità di milioni di persone che vogliono processare e punire gli autori di crimini aberranti come quelli del Provolo. La lotta nelle strade del movimento delle donne per conquistare l’aborto legale, sicuro e libero e per l’attuazione dell’istruzione sessuale completa in tutte le scuole ha molti vasi comunicanti con la lotta delle vittime di abusi sessuali da parte di sacerdoti e ” laici consacrati”. Una lotta più necessaria che mai.

    (traduzione con Google)

    http://www.laizquierdadiario.com/Dos-anos-del-Caso-Provolo-una-metafora-implacable-de-la-verdadera-Iglesia-de-Bergoglio

  • Le armi della Cei contro la pedofilia: psichiatri nei seminari, preti mai soli negli oratori e Servizio nazionale antiabusi.

    Le armi della Cei contro la pedofilia: psichiatri nei seminari, preti mai soli negli oratori e Servizio nazionale antiabusi.

    Prendono forma le nuove linee guida della Cei nella lotta agli abusi nel clero. ma il presidente-cardinale Bassetti rimanda l’approvazione a maggio

    By Maria Antonietta Calabrò

    Slitteranno a maggio, alla prossima assemblea generale della Conferenza episcopale italiana, le nuove linee guida della CEI contro la pedofilia del clero. Quelle messe a punto nel 2014 hanno già bisogno di aggiornamento, come ha detto lo stesso Presidente Cardinale Gualtiero Bassetti. Ma anche in Italia la Chiesa attenderà – come ha chiesto la Congregazione dei Vescovi alla Conferenza episcopale americana pochi giorni fa – che si svolga a febbraio l’incontro di tutti i presidenti delle Conferenze episcopali del mondo, convocati da Papa Francesco, per cercare di risolvere il problema una volta per tutte.

    A partire, come ha dichiarato Bassetti oggi, da una “più accurata l’analisi psicologica e psichiatrica nei seminari”, e quindi dalla presenza di psichiatri dediti a visitare gli aspiranti preti. Passando poi per la creazione di un Servizio Nazionale per la tutela dei minori, con tanto di statuto, segreteria stabile ed esperti e laici a disposizione dei vescovi diocesani per percorsi di “formazione e prevenzione”. Rendendo “l’educazione un fatto più comunitario”, in quanto “la figura del prete solo in oratorio è un fatto rischioso”. Ma soprattutto con procedure corrette di accertamento della verità dei fatti e di tutela dei minori, una volta che si sia verificato un abuso (tanto più grave se cioè avviene nella Chiesa, ha detto Bassetti). Non solo nei confronti dei preti pedofili, ma anche nei confronti dei loro vescovi.

    “Chi custodirà i custodi?”. A ben vedere, i rinnovati scandali della pedofilia nella Chiesa in sostanza, hanno tutti a che fare con questa domanda e cioè con la responsabilità dei vescovi per rapporto alla disciplina preti abusatori e in generale del Vaticano, e della Congregazione della Dottrina della Fede (competente per decidere sui “delitti più gravi” ) sugli uni e gli altri. E’ questo ormai il nocciolo del problema messo in evidenza negli Stati Uniti dal Rapporto Shapiro sulle diocesi della Pennsylvania e dal caso McCarrick, scoppiati quest’estate. E da almeno quattro gravi casi in Italia. Non è un caso che all’assemblea della CEI che si è chiusa oggi a Roma abbia partecipato il Prefetto vaticano della Congregazione dei vescovi, Marc Ouellet.

    Da parte sua, il Papa due giorni fa ha incaricato l’arcivescovo di Malta Charles Scicluna come Segretario aggiunto della Congregazione per la Dottrina della Fede (in pratica il numero 3). Era stato “pubblico ministero” presso la stessa Congregazione che giudica i preti pedofili, prima di essere mandato a Malta alla fine del 2012, e ha compiuto l’inchiesta sul caso Karadima in Cile nella primavera di quest’anno. Scicluna conserva l’ufficio di arcivescovo di Malta e quindi Presidente della Conferenza episcopale dell’isola e come tale parteciperà all’assise mondiale di febbraio . La scelta di Scicluna viene unanimemente giudicata come quella “golden standard”, in materia di contrasto alla pedofilia del clero.

    Per quanto riguarda le Linee guida italiane, ha precisato don Ivan Maffeis, portavoce della CEI, “l’Ufficio giuridico sta verificando la proposta, che nei prossimi mesi sarà sottoposta all’attenzione del Consiglio episcopale permanente e poi presentata alla prossima Assemblea di maggio”. Nel caso italiano la questione è complicata dal Trattato del Laterano (che firmato sotto il fascismo a tutela della Chiesa) non prevede l’obbligo di denuncia dei reati alle autorità civili, obbligo di denuncia in atto già dal 2002 negli Usa, ed è stato richiesto dai Comitati Onu di Ginevra, già da quattro anni.

    Ma l’altro “nodo giuridico” rimane la responsabilità e quindi le eventuali sanzioni per i vescovi che coprono per inerzia o altro gli abusatori. I vescovi americani, prima dello stop venuto da Roma, volevano votare le creazione di una commissione indipendente di valutazione dell’operato dei vescovi, in gran parte formata da laici (sei su nove). Una specie di ong non prevista da nessuno statuto. Il diritto canonico infatti mette in capo al Papa, successore di San Pietro, ogni valutazione sull’operato dei vescovi, successori degli Apostoli.

    Per quanto riguarda una valutazione precisa di quanto avvenuto nel passato, il cardinale Bassetti ha fatto notare che “la strada l’ha spianata la Congregazione per la dottrina della fede, che ha abolito la prescrizione per i ‘delicta graviora’: ora stiamo completando i nostri Orientamenti, vogliamo adeguarci a tutto quello che è stato fatto anche da altre Conferenze episcopali, tenendo presente che noi abbiamo strumenti pastorali che in altre nazioni non ci sono”.

    Interpellato sui dati degli abusi in Italia, il presidente della Cei ha risposto che “al momento attuale, la Cei non ha dati precisi a livello numerico, per ora il materiale è a disposizione della Congregazione per la dottrina della fede”. E che bisognerà accertare la verità a tutto tondo, anche per evitare persone accusate ingiustamente ” perché il potere del denaro è terribile”.

    https://www.huffingtonpost.it/2018/11/15/slittano-a-maggio-le-nuove-linee-guida-della-cei-contro-la-pedofilia_a_23590520/