Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Abusi sessuali nella Chiesa, il parroco di Grandate: “Trovare il coraggio di denunciare”

    Abusi sessuali nella Chiesa, il parroco di Grandate: “Trovare il coraggio di denunciare”

    Secondo Don Pandolfi spostare preti da una parrocchia all’altra curandosi solo del buon nome della Chiesa ha permesso a centinaia di abusatori di continuare nei loro crimini

    Nuovo intervento del parroco di Grandate don Roberto Pandolfi sul tema degli abusi sessuali commessi da preti. Un tema che sta particolarmente a cuore al sacerdote, prete della parrocchia di San Giuliano quando esplose lo scandalo degli abusi commessi dal suo predecessore Marco Mangiacasale.
    Sulla questione è tornato più volte soprattutto dopo il caso degli abusi insabbiati in Vaticano denunciato dalla trasmissione Le Iene. 

    Gli ultimi interventi, in ordine di tempo, sono quelli apparsi sul sito della parrocchia di Grandate il 27 agosto e il 3 settembre 2018. Nella consueta riflessione del lunedì, don Pandolfi parte dalla lettera scritta da Papa Francesco a proposito dello scandalo scoppiato nella Chiesa della Pennsylvania per poi allargare le sue considerazioni.

    Parole forti, quelle del Papa. Non nuove. Già lo scorso anno aveva detto alla Commissione vaticana per i minori: “La pedofilia è antica malattia. La Chiesa è arrivata tardi. Tardi nell’avere coscienza della gravità problema, tardi nell’assumersi le proprie responsabilità. E’ la realtà: siamo arrivati in ritardo. Forse l’antica pratica di spostare la gente ha addormentato un po’ le coscienze”.

    Già, spostare preti da una parrocchia all’altra, confidando nella loro capacità di autocontrollo, accontentarsi di qualche percorso psicologico al termine del quale sentirsi dire che la persona è perfettamente guarita, avere come unica preoccupazione il “buon nome” della Chiesa, un malinteso senso della paternità, che sconfina nella dabbenaggine e nella difesa della casta, tutti ingredienti esplosivi che hanno permesso a centinaia di abusatori di continuare a perpetrare i loro crimini.

    Ma non basta. Perchè la denuncia era (è?) guardata con distacco e superficialità, quando non con ostilità. E non parliamo di quando la denuncia veniva fatta alla Magistratura dello Stato, anzichè all’istituzione ecclesiastica, dove tutto avrebbe rischiato di finire a tarallucci e vino, con qualche pacca sulla spalla e l’immancabile ringraziamento per il silenzio ossequioso e intriso di misericordia verso il povero prete che ha sbagliato e il povero vescovo profondamente ferito nella sua paternità sacerdotale.

    Parliamoci chiaro: denunciare esponeva (espone? Esporrà?) a tanti rischi. Bisognava (bisogna? Bisognerà?) mettere in conto l’ostracismo da parte della stessa comunità ecclesiale, le calunnie più tremende (persino quella di aver tradito il segreto confessionale) messe in giro per screditare i denuncianti, la disapprovazione di preti, laici e suore per aver suscitato scandalo (lo scandalo, ovviamente, non è, per i benpensanti, l’abuso sessuale, ma l’averlo portato alla luce), le accuse di incuria per i genitori e di immoralità per i minori coinvolti… Potrei continuare, ma forse è meglio guardare il positivo e pensare alle parole del Papa come ad uno stimolo per tutti ad essere coerenti con il Vangelo, anche quando non sembra essere così misericordioso come il “misericordismo”, oggi in voga, vorrebbe.

    Altrimenti dovremmo pensare che l’unico modo per convertire certi cuori induriti sia quello di colpire là dove quel cuore ha il suo tesoro, e cioè i soldi. Negli Stati Uniti già 17 diocesi hanno dichiarato fallimento dopo essersi sbancate per risarcire le vittime di abusi perpetrati da ecclesiastici.
    In Italia fino ad ora solo due diocesi sono state condannate a risarcire le vittime e hanno dovuto pagare. Sarebbe triste, ma anche questo potrebbe essere un incentivo alla vigilanza da parte di chi deve vigilare. E, in ogni caso, certe situazioni hanno goduto di fin troppe coperture, a tutti i livelli.

    E’ tempo di dare una svolta.
    E anche chi prova dentro di sè dolore e vergogna per essere stato abusato deve trovare il coraggio di aprirsi e denunciare, in tutte le sedi opportune, ciò che ha subito, certo di trovare, come vuole il Papa, ascolto, comprensione, solidarietà e, soprattutto, giustizia. Parlare e denunciare è l’unico modo per iniziare a guarire. E solo la guarigione può portare ad un perdono vero.

    Il vero bene della Chiesa è affrontare apertamente il peccato e sconfiggere l’opera di Satana, che predilige le tenebre, la menzogna e i silenzi omertosi e complici.

    Concludo con le parole di Hans Zollner, presidente del Centro per la protezione dei minori della Pontificia Università gregoriana, il quale, commentando la lettera del Papa in un’ intervista all’agenzia Sir, fa un paragone per niente lusinghiero tra la Chiesa statunitense e quella italiana: “Troppi sacerdoti – tra il 4 e il 6 per cento nell’arco di 50 anni- hanno agito contro il Vangelo e contro le leggi. Dal momento che i vescovi americani hanno preso sul serio la lotta contro questo male, dal 2002, non ci sono quasi più accuse di nuovi casi. Mi preme dire che l’Italia non ha ancora vissuto un tale momento di verità riguardo l’abuso sessuale e lo sfruttamento del potere riguardo il passato. Mi auguro che queste ultime settimane, con tante notizie sconvolgenti, abbiano aperto gli occhi e il cuore anche alla Chiesa italiana e ai suoi responsabili per impegnarsi senza esitazione e in modo consistente in ciò che è una chiamata urgente del Signore a tutto il Popolo di Dio”.
    C’è da riflettere.

    don Roberto

    https://www.quicomo.it/attualita/abusi-sessuali-chiesa-pandolfi-prete-grandate-como.html

     

  • I sopravvissuti agli abusi del clero spingono per un’indagine federale sulla Chiesa cattolica

    I sopravvissuti agli abusi del clero spingono per un’indagine federale sulla Chiesa cattolica

    By Daniel Burke, CNN Religion Editor

    (CNN) I sopravvissuti agli abusi sessuali del clero si sono presentati davanti all’ambasciata vaticana a Washington giovedì e hanno esortato due alte potenze – il Papa e il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti – a prendere provvedimenti concreti per prevenire ulteriori abusi e ritenere gli abusatori responsabili.

    La Rete dei sopravvissuti di coloro che sono stati abusati da sacerdoti (SNAP) e Centro per i diritti costituzionali hanno anche inviato una lettera al sostituto procuratore generale Rod Rosenstein chiedendo “indagini e azioni penali contro funzionari di alto livello nella Chiesa cattolica” per crimini sessuali e insabbiamenti.

    “È passato molto tempo, che il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti avvii un’indagine su vasta scala a livello nazionale sugli stupri sistemici e le violenze sessuali e le coperture nella Chiesa cattolica e, se del caso, porti a procedimenti penali e / o civili contro la gerarchia che ha permesso le violazioni”, hanno detto i gruppi nella lettera.

    Pam Spees, procuratore senior del Centro per i diritti costituzionali, ha detto che un funzionario del Dipartimento di Giustizia ha confermato la ricezione della richiesta. Spees faceva parte della piccola protesta davanti all’ambasciata vaticana giovedì.

    Chiesto un commento, un portavoce del Dipartimento di Giustizia ha dichiarato: “Non confermiamo o neghiamo l’esistenza di indagini”.

    “Hanno un sacco di prove”, ha detto Peter Isely, portavoce del gruppo Ending Clergy Abuse. “Lanciamo questa indagine. Facciamolo ora”.

    La lettera di SNAP che richiede un’indagine federale è datata 15 agosto, un giorno dopo un rapporto schiacciante da parte di un gran giurì in Pennsylvania ha detto che ci sono prove credibili che 301 “preti predatori” hanno abusato di più di 1.000 bambini in sei diocesi dal 1947.

    Poiché la legge sulle prescrizioni era intervenuta nella maggior parte dei crimini, solo due preti sono stati accusati a seguito dell’indagine durata due anni.

    Ma il rapporto della Pennsylvania ha spinto funzionari di diversi altri Stati , tra cui l’Illinois e il Missouri, ad aprire indagini su accuse di cattiva condotta sessuale da parte del clero cattolico.

    Lo SNAP ha affermato di aver chiesto un’indagine federale sulla Chiesa cattolica dal 2003, durante l’ultimo diffuso scandalo della violenza sessuale da parte del clero.

    Mentre la bandiera papale bianca e gialla dell’ambasciata ondeggiava dietro di loro, i sopravvissuti hanno anche chiesto a Papa Francesco di rilasciare documenti che potessero far luce su quali alti funzionari vaticani erano a conoscenza dell’ex cardinale di Washington, l’arcivescovo Theodore McCarrick, accusato di aver abusato di un minore e seminaristi.

    McCarrick ha negato le accuse secondo cui ha abusato del minore e non ha commentato le accuse sui seminaristi.

    In una lettera esplosiva pubblicata domenica, l’ex ambasciatore vaticano, l’arcivescovo Carlo Maria Viganò, ha affermato che i massimi esponenti della chiesa, incluso papa Francesco, sapevano che McCarrick era stato accusato di aver abusato dei seminaristi, ma l’aveva coperto. Viganò ha anche accusato Francesco di aver revocato le restrizioni imposte a lui dal precedente papa, Benedetto XVI.

    Vigano ha scritto che i documenti a sostegno delle sue accuse erano in archivi vaticani nell’ambasciata di Washington, dove ha lavorato dal 2011 al 2006, quando è stato rimosso da Papa Francesco.

    Il Papa ha detto che non commenterà le accuse.

    “Non dirò una sola parola su questo”, ha detto domenica in una conferenza stampa a bordo dell’aereo papale. “Credo che la dichiarazione parli da sola e che tu abbia la capacità giornalistica sufficiente per trarre le tue conclusioni: è un atto di fiducia”.

    Il Vaticano non ha risposto a una richiesta della CNN di rivedere i file della chiesa di McCarrick. La CNN ha anche tentato di parlare ai funzionari vaticani presso l’ambasciata a Washington giovedì, ma nessuno ha risposto alla porta.

    Ha esortato il Papa a fare immediatamente tre passi: attuare una politica di “tolleranza zero” in tutto il mondo per ogni sacerdote accusato di abusi sessuali; fare lo stesso per i vescovi accusati di abuso sessuale o di aver coperto i crimini degli altri; pubblicare un registro completo di ogni sacerdote cattolico accusato in modo credibile di abuso sessuale.

    (traduzione con google translate)

    https://edition.cnn.com/2018/08/30/us/church-abuse-investigation/index.html

     

  • Le vittime di abusi del clero chiedono una nuova guida per la Pontificia Commissione Tutela dei Minori

    Le vittime di abusi del clero chiedono una nuova guida per la Pontificia Commissione Tutela dei Minori

    ECA NOTIZIE DAL MONDO #ECAinIreland

    Conferenza stampa ECA OGGI a Dublino: Le vittime di abusi nel clero chiedono una nuova guida della Commissione papale

    QUANDO: L’incontro inizierà alle 12.00 di venerdì 24 agosto. Il notiziario conferenza / tavola rotonda inizierà circa alle 12:15.

    DOVE: Redwood Suite 4, Ballsbridge Hotel, Pembroke Road, Ballsbridge, Dublino 4

    CHI: Setteimportanti leader e attivisti sopravvissuti che sono membri di ECA (Ending Clergy Abuse), un progetto di giustizia mondiale volto a ritenere la chiesa cattolica responsabile per porre fine agli abusi sessuali del clero. Vedi i dettagli di seguito.

    CHE COSA: Primi sopravvissuti da tutto il mondo si riuniranno a mezzogiorno venerdì 24 agosto per rispondere all’unica sessione del World Meeting of Families sulla tutela dei bambini, prevista per venerdì mattina. Vedi notiziario:

    https://www.ecaglobal.org/leading-survivors-activists-to-react-to-safeguarding-discussion-at-wmof/

    Il gruppo solleciterà inoltre il Papa a nominare un nuovo leader per la Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori.

    PERCHÉ: Nei quattro anni in cui il cardinale Seán O’Malley, arcivescovo di Boston, ha guidato la Pontificia Commissione per la protezione dei minori, il lavoro della commissione non ha prodotto alcuna riforma significativa.

    O’Malley non è riuscito a persuadere il Papa a mettere in atto nessuna delle raccomandazioni meritevoli della commissione. Il tribunale per vescovi complici e insabbiatori non è mai decollato. La “tolleranza zero” per i preti pedofili non è ancora praticata dalla maggior parte dei vescovi e dei superiori religiosi del mondo.

    O’Malley ha fallito persino nell’attuare la raccomandazione della commissione secondo cui ogni vittima che contatta il Vaticano riceve una risposta.

    Sotto O’Malley, tutti i membri molto determinati e incentrati sulle vittime hanno lasciato la Commissione o sono stati licenziati.

    “Chiaramente, la commissione ha bisogno di un nuovo leader: qualcuno che è più deciso e determinato, con la volontà di rischiare” dice Peter Saunders.

    Un esempio di quel tipo di leadership, dice il gruppo, potrebbe essere l’arcivescovo Diarmuid Martin di Dublino. Martin sembra essere l’unico Vescovo al mondo a consegnare volontariamente alle autorità civili l’archivio di documenti della Diocesi, circa 65.000 pagine. La Diocesi di Martin è una delle poche al mondo al di fuori degli Stati Uniti a decretare volontariamente la “tolleranza zero” e rimuovere i sacerdoti, con resoconti credibili di abusi sessuali su minori, dal loro ministero. Recentemente e ripetutamente, Martin ha anche identificato e definito correttamente il problema degli abusi sessuali su minori da parte del clero come un sistema istituzionale o “meccanismo” che “consente o facilita l’abuso”. Ha dichiarato che queste strutture “devono essere abbattute e distrutte per sempre”.

    Ian Elliot, uno dei veri e propri osservatori interni assunti dalla chiesa nella storia della crisi degli abusi, ha detto questo su Martin, “non poteva, nella sua coscienza, fare i conti con il fatto che qualsiasi membro del clero potesse abusare di una giovane persona “.

    QUESTI PRINCIPALI SOGGETTI E ATTIVISTI PARLANO:

    * Pete Saunders del Regno Unito, sopravvissuto agli abusi sessuali del clero, membro attivo della Pontificia Commissione per la protezione dei minori dal 2014 al 2016. È stato messo in congedo dopo aver criticato pubblicamente il Papa per aver difeso un vescovo cileno insabbiatore e il cardinale George Pell per il  trattamento crudele delle vittime. Pete ha fondato il NAPAC, l’Associazione nazionale per le persone maltrattate nell’infanzia.

    * Rev. Thomas P. Doyle, O.P. degli Stati Uniti, un prete domenicano e avvocato canonico, noto informatore che ha diffidato i vescovi degli Stati Uniti nel 1985. Tom ha svolto attività di perito in migliaia di casi di abuso in tutto il mondo.

    * Mark Vincent Healy di Dublino, sopravvissuto agli abusi sessuali di due preti irlandesi, uno dei primi sopravvissuti ad incontrare papa Francesco

    * Lieve Halsberghe del Belgio, leader attivista e ricercatore il cui lavoro ha portato molti abusatori alla giustizia

    * Matthias Katsch della Germania, sopravvissuto all’abuso di clero, portavoce di ECKIGER TISCH (Organizzazione di auto-aiuto delle vittime della violenza sessuale nelle istituzioni gesuite in Germania n.d.r.) e membro del Consiglio dei sopravvissuti tedesco

    * Peter Isely degli Stati Uniti, sopravvissuto agli abusi sessuali del clero, membro fondatore ed ex direttore del Midwest (1992-2017) di Survivors Network degli Abusati dei Sacerdoti (SNAP). Peter ha fondato l’unico programma mondiale di ricovero ospedaliero per i sopravvissuti agli abusi sessuali del clero.

    * Margaret McGuckin dell’Irlanda del Nord, una sopravvissuta di abusi sui minori e membro fondatore del gruppo di sostegno dei Sopravvissuti e delle vittime di abusi istituzionali (SAVIA). Una sopravvissuta di anni nella famigerata casa dei bambini di Nazareth House, aiutò a portare avanti le indagini sugli abusi istituzionalizzati.

    CHI SIAMO:

    Ending Clergy Abuse (ECA) è un’organizzazione mondiale di sopravvissuti e attivisti per i diritti umani che forza la Chiesa cattolica romana a porre fine all’abuso del clero, in particolare agli abusi sessuali su minori, al fine di proteggere i bambini e cercare giustizia per le vittime. I membri dell’assemblea di ECA rappresentano oltre 18 paesi e 4 continenti. http://ecaglobal.org – @ENDCLERGYABUSE – contactus@ecaglobal.org

  • LA COMPLICITÀ COI PRETI PEDOFILI – il caso Pennsylvania

    LA COMPLICITÀ COI PRETI PEDOFILI – il caso Pennsylvania

    di Marco Marzano

    Vaticano – Il report del governo Usa conferma che gli abusi ci sono ovunque nella Chiesa e vengono sempre coperti. Ma il Papa, anche nella sua lettera ai fedeli, continua a trattare le molestie come un problema spirituale invece che penale

    Il report del Grand Jury della Pennsylvania sugli abusi sessuali commessi dal clero cattolico in sei diocesi di quello Stato americano è un catalogo di orrori a danno di minorenni, ripetuti nel tempo e aggravati dal riguardare un’intera organizzazione: quella di cui facevano parte sia gli abusatori che i loro complici, tutti coloro che li hanno aiutati a sottrarsi alla giustizia.

    Il documento somiglia agli altri analoghi prodotti in tutti i luoghi in cui si sia tentato di far luce sui delitti sessuali commessi da membri del clero cattolico. Ovunque si indaghi, a Boston come a Ratisbona, in Australia come in Irlanda, si scopre lo stesso marciume. Come si legge nelle prime righe del rapporto: “Sapevamo che queste storie accadevano qui e là. Ora conosciamo la verità e sappiamo che accadeva dappertutto”.

    Quel che colpisce in questo caso sono le dimensioni del lavoro investigativo, le centinaia di migliaia di pagine di documenti riservati (che le diocesi sono state costrette a consegnare) esaminate con cura, le testimonianze raccolte e il fatto che i sacerdoti coinvolti siano più di 300, le vittime identificate sono almeno un migliaio, anche se tutto fa ritenere che, come si legge nel rapporto, siano in realtà tante di più, che di molti crimini si siano perse le tracce o che tante vittime abbiano deciso di non rivelare quel che hanno subito. Molti degli abusati sono maschi di tutte le età, ma non mancano anche le bambine. Tutti costoro hanno subito violenze sessuali di ogni genere da parte di abusatori più o meno seriali. Le loro storie vengono ricostruite nel rapporto con meticolosa precisione.

    E tuttavia quel che impressiona di più è la descrizione del comportamento dei responsabili delle diocesi, dei vescovi. Nel report si legge che, malgrado qualche piccola differenza di stile, in tutte le diocesi prevaleva un codice di comportamento standardizzato. Grazie anche alla collaborazione di alcuni agenti del FBI esso è stato finalmente portato alla luce. Il codice consiste di sette norme: a) far sempre uso di eufemismi nel descrivere i crimini, non parlare mai di “stupro”, ma di “condotta inappropriata”; b) non far condurre indagini approfondite da personale qualificato e preferire ad esse le testimonianze degli amici e dei colleghi del carnefice; c) al fine di fornire un’apparenza di integrità, inviare il prete abusatore presso un centro di trattamento psichiatrico nel quale venga però considerata valida esclusivamente la sua versione dei fatti; d) se si rivelasse proprio necessario rimuovere un prete dal proprio incarico, non precisare mai le cause e parlare di “malattia” o “esaurimento nervoso”; e) anche se un prete è uno stupratore, continuare a fornirgli il pieno sostentamento, ignorando il fatto che possa continuare a stuprare; f) se si viene a sapere che un prete è un abusatore, trasferirlo ad un’altra parrocchia dove nessuno lo conosca; g) non riferire nulla polizia, non denunciare mai.

    Il “codice” è stato applicato ovunque e ha comportato la sistematica sordità alla sofferenza delle vittime, la costante protezione dei carnefici e soprattutto, almeno fino a qualche tempo fa, la tutela della reputazione dell’istituzione ecclesiastica. Il fatto che oggi ne venga rivelata l’esistenza testimonia che la società civile, insieme alla stampa e alle istituzioni pubbliche americane, non sono più disposte a tollerare le implicazioni criminali dell’operato della Chiesa Cattolica. Gli autori del report fanno mostra di un cauto ottimismo. E tuttavia la malattia non è certo estinta (nel report ci sono casi molto recenti), deve rimanere alta la pressione sulla Chiesa affinché essa non torni ai vecchi vizi si sa che quasi sempre (le vittime hanno bisogno di tempo per far emergere il ricordo delle violenze subite), vanno introdotti cambiamenti nella legislazione degli Stati al fine di rendere più facile individuare e perseguire i preti autori di violenze sui minori.

    Soprattutto sarebbe necessario che venissero avviate in tutto il mondo iniziative giudiziarie come questa della Pennsylvania, così come sarebbe vitale che al stampa facesse quel che ha fatto il Boston Globe nel caso Spotlight, il vero avvio della lotta ai crimini sessuali della Chiesa cattolica americana. Sarebbe anche necessario che da Roma giungessero segnali meno ambigui e reticenti. Da questo punto di vista, la recente “lettera al popolo di Dio” di papa Francesco è inadeguata. E lo è in particolare laddove si concentra su una lettura degli abusi come difetto spirituale e sull’esercizio della preghiera e del digiuno come principale pratica riparatoria. Ma preghiera e digiuno sono proprio i farmaci più di frequente somministrati nel passato da vescovi e pastori ai loro confratelli colpevoli di aver compiuto qualche azione esecrabile nei confronti di un minore. Quell’atto, una molestia o addirittura una violenza carnale ai danni di un bambino, veniva interpretata precisamente come una mancanza spirituale, come un peccato, un’offesa a Dio, che richiedeva, come riparazione, preghiera e digiuno. Due pratiche compatibili con il segreto attorno al reato, con la protezione del chierico peccatore dalle grinfie della giustizia civile e con l’indifferenza verso la sofferenza della vittima.

    Da vertici della Chiesa davvero interessati a combattere il fenomeno e a cambiare verso ci aspetteremmo tutt’altro. Ci attenderemmo, in luogo di una generica richiesta di perdono, un invito solenne rivolto a tutte le vittime del mondo di reati commessi da membri del clero a presentarsi dinanzi alle autorità ecclesiastiche e a quelle civili per denunziare i loro carnefici. O un ordine tassativo rivolto ai vescovi di tutto il pianeta a fare ciò che quelli della Pennsylvania sono stati costretti a fare: aprire i loro archivi, rendere pubblici i documenti che attestano le responsabilità che tantissimi dirigenti della Chiesa hanno avuto nel coprire, aiutare, sostenere gli autori di crimini sessuali.

    Infine, ci attenderemmo l’indizione di un sinodo straordinario dedicato al tema del ministero sacerdotale, nel corso del quale potesse essere indagata, con l’ausilio di scienziati e ricercatori esperti nel campo, l’analisi della relazione tra la formazione seminariale, il celibato obbligatorio, il profilo sacrale del sacerdozio, da un lato e la commissione di reati sessuali sui minori e la protezione di casta accordata al clero dai dirigenti ecclesiastici dall’altra. Si tratterebbe di un passaggio doloroso, ma di un epocale momento di parresia, nel quale la Chiesa potrebbe davvero iniziare una stagione nuova, rifondando su basi nuove i propri rapporti con la comunità dei fedeli e con la società civile. Sarebbe qualcosa di davvero rivoluzionario e di ben diverso dai balbettii di scuse che si sentono pronunciare in questi giorni di fronte ai racconti dell’orrore che giungono dalla Pennsylvania.

  • ECA CONFERENZA STAMPA 24 AGOSTO 2018

    ECA CONFERENZA STAMPA 24 AGOSTO 2018

    ECA NOTIZIE MONDIALI     #ECAinIreland

    Leader dei sopravvissuti e attivisti per reagire alla discussione sulla tutela dei minori al WMOF (World Meeting of Families – Meeting Mondiale delle Famiglie n.d.r.)

    Gruppo di sopravvissuti del mondo per convocare una conferenza stampa / gruppo, poco dopo la sessione della tutela dei minori al WMOF

    Alla conferenza stampa sarà presente l’ex membro della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori, che è stato rimosso per essere stato troppo esplicito

    QUANDO: L’incontro inizierà alle 12.00 di venerdì 24 agosto. Il notiziario conferenza / tavola rotonda inizierà circa alle 12:15.

    DOVE: Redwood Suite 4, Ballsbridge Hotel, Pembroke Road, Ballsbridge, Dublino 4

    CHI: Sei importanti leader e attivisti sopravvissuti che sono membri di ECA (Ending Clergy Abuse), un progetto di giustizia mondiale volto a ritenere la chiesa cattolica responsabile per porre fine agli abusi sessuali del clero. Vedi i dettagli di seguito.

    CHE COSA: Primi sopravvissuti da tutto il mondo si riuniranno a mezzogiorno venerdì 24 agosto per rispondere all’unica sessione del World Meeting of Families sulla tutela dei bambini, prevista per venerdì mattina.

    L’argomento della sessione WMOF è “Salvaguardare i bambini e gli adulti vulnerabili”. A questa tavola rotonda saranno presenti due ex membri e un membro attuale della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori.

    È l’unica discussione della conferenza WMOF di tre giorni sugli abusi sessuali del clero, nonostante il riaccendersi della tempesta mondiale intorno alla crisi.

    Alle 12.00, un’ora dopo la fine della discussione di salvaguardia WMOF, si riunirà un gruppo di importanti sopravvissuti, attivisti e esperti.

    La tavola rotonda reagirà alla sessione WMOF. Il gruppo di mezzogiorno discuterà anche sul perché la chiesa non può garantire la tutela dei bambini e degli adulti vulnerabili, salvaguardando al contempo i criminali abusatori del clero con la complicità dei vescovi.

    CHI – DETTAGLI:

    * Pete Saunders del Regno Unito, sopravvissuto agli abusi sessuali del clero, membro attivo della Pontificia Commissione per la protezione dei minori dal 2014 al 2016. È stato messo in congedo dopo aver criticato pubblicamente il Papa per aver difeso un vescovo cileno insabbiatore e il cardinale George Pell per il  trattamento crudele delle vittime. Pete ha fondato il NAPAC, l’Associazione nazionale per le persone maltrattate nell’infanzia.

    * Rev. Thomas P. Doyle, O.P. degli Stati Uniti, un prete domenicano e avvocato canonico, noto informatore che ha diffidato i vescovi degli Stati Uniti nel 1985. Tom ha svolto attività di perito in migliaia di casi di abuso in tutto il mondo.

    * Mark Vincent Healy di Dublino, sopravvissuto agli abusi sessuali di due preti irlandesi, uno dei primi sopravvissuti ad incontrare papa Francesco

    * Lieve Halsberghe del Belgio, leader attivista e ricercatore il cui lavoro ha portato molti abusatori alla giustizia

    * Matthias Katsch della Germania, sopravvissuto all’abuso di clero, portavoce di ECKIGER TISCH (Organizzazione di auto-aiuto delle vittime della violenza sessuale nelle istituzioni gesuite in Germania n.d.r.) e membro del Consiglio dei sopravvissuti tedesco

    * Peter Isely degli Stati Uniti, sopravvissuto agli abusi sessuali del clero, membro fondatore ed ex direttore del Midwest (1992-2017) di Survivors Network degli Abusati dei Sacerdoti (SNAP). Peter ha fondato l’unico programma mondiale di ricovero ospedaliero per i sopravvissuti agli abusi sessuali del clero.

    CHI SIAMO:

    Ending Clergy Abuse (ECA) è un’organizzazione mondiale di sopravvissuti e attivisti per i diritti umani che forza la Chiesa cattolica romana a porre fine all’abuso del clero, in particolare agli abusi sessuali su minori, al fine di proteggere i bambini e cercare giustizia per le vittime. I membri dell’assemblea di ECA rappresentano oltre 18 paesi e 4 continenti. http://ecaglobal.org – @ENDCLERGYABUSE – contactus@ecaglobal.org

  • Scandali e diserzioni: “Annullare il meeting di Dublino”

    Scandali e diserzioni: “Annullare il meeting di Dublino”

    Si levano da più parti voci per chiedere al Papa di cancellare il Meeting delle Famiglie previsto a Dublino che vedrà ospite il gesuita “omoeretico” James Martin. Imbarazzano le presenze di cardinali pesantemente coinvolti nei recenti casi di abusi. A questi si aggiunge il cardinal O’Malley, presidente della Commissione creata in Vaticano, che all’ultimo minuto ha annunciato che non ci sarà: nella sua diocesi di Boston è scoppiato un nuovo scandalo. 

    Mentre si levano da più parti voci che chiedono al Pontefice di cancellare il Meeting delle Famiglie previsto a Dublino, e mentre la petizione per chiedere che non vi parli il discusso padre gesuita James Martin, sponsor LGBT, ha superato le diecimila firme, il cardinale Sean O’Malley, presidente della Commissione creata in Vaticano contro gli abusi ha annunciato che non sarà presente all’evento, in cui doveva parlare e moderare una commissione e un dibattito.

    Invece a Dublino, per un appuntamento in cui fanno discutere anche le casule, ci saranno altri cardinali e personaggi che definire problematici ormai è dir poco. Un appuntamento che sin dall’inizio è stato viziato dalla spinta di alcuni settori di Chiesa di sdoganare tutti i “tipi” di famiglia; e la presenza fra gli speaker di James Martin ne è l’esempio più evidente. Ma anche un appuntamento che non può non risentire di una catena di scandali che hanno proprio l’omosessualità nella Chiesa il loro detonatore. Dalle dimissioni del vescovo ausiliare di Tegucicalpa, Honduras, Pineda, braccio destro del super-consigliere del Pontefice, Maradiaga, e grande amico del nuovo Sostituto alla Segreteria di Stato, il venezuelano Edgar Peña Parra; allo scandalo di Theodore McCarrick, grande consigliere per gli USA del Pontefice; e adesso al rapporto del Grand Jury della Pennsylvania, che ha gettato più di un’ombra sulla gestione dei preti abusatori da parte del card. Donald Wuerl. McCarrick non è solo un cardinale; è l’uomo che ha favorito carriere insperabili come quella del cardinale di Chicago, Blaise Cupich, e quella di Kevin Farrell, suo vicario (e coabitante per sei anni!) posto da Francesco a capo del dicastero dei Laici, Famiglia e Vita; un uomo per cui, proprio a seguito dello scandalo McCarrick, più di una voce negli USA ha chiesto le dimissioni. Farrell sarà a Dublino, Wuerl (anche se scaduto, come età, da quasi tre anni!) sarà a Dublino, come padre Martin sj.

    Il cardinale O’Malley avrebbe dovuto moderare una commissione e un dibattito sul tema: “Salvaguardare i bambini e gli adulti vulnerabili”. In una dichiarazione dell’arcidiocesi si spiega che “problemi importanti relativi alla cura pastorale del Seminario di San Giovanni nell’arcidiocesi di Boston, e ai seminaristi iscritti al programma di formazione richiedono la personale attenzione e la presenza del cardinale”. I problemi importanti, anche in questo caso, sono legati all’omosessualità nel clero. Due seminaristi del San Giovanni sono stati accusati di creare un clima di abusi e intimidazioni, con la possibile connivenza del rettore, che o’Malley ha posto in riposo sabbatico da subito, per poter svolgere un’inchiesta senza condizionamenti e interferenze. Ma lo stesso O’Malley può non avere la coscienza del tutto a posto. Tre mesi prima che lo scandalo McCarrick esplodesse in tutta la sua forza la commissione presieduta da O’Malley aveva ricevuto reclami attendibili contro lo “zio Teddy”, e nulla fu fatto. O’Malley partecipò a una cerimonia di omaggio al cardinale in un’atmosfera cordiale.

    Certamente può sembrare utopico che il Vaticano decida di annullare l’incontro mondiale delle Famiglie, e sostituirlo, come qualcuno negli Stati Uniti ha proposto, con due giorni di preghiera e penitenza pubbliche. Anche se sarebbe qualche cosa di molto bello, e più vicino alla realtà della situazione che l’usuale passerella di conferenze. Ma è altrettanto sicuro che alla luce degli scandali che a ripetizione hanno martellato la Chiesa e uomini vicini al Pontefice in questi mesi lo svolgimento “normale” avrà qualche cosa di surreale, e di fittizio. Anche per questo “Ending Clergy Abuse”, un’organizzazione globale che riunisce sopravvissuti, attivisti e esperti ha scritto una lettera aperta all’arcivescovo Diarmuid Martin di Dublino. In essa si chiede che il Pontefice regnante sostituisca dal loro ruolo eminente nella Giornata Mondiale tre cardinali:  Óscar Maradiaga of Honduras, Kevin Farrell e Donald Wuerl, dei quali abbiamo già detto. Devono essere investigati, non onorati, afferma “Ending Clergy Abuse”. E aggiunge: “Se il Papa rimane silenzioso su Wuerl, lo tiene in un posto di onore e rispetto durante il periodo in Irlanda, continua a essere quello che ha detto in relazione al Cile ‘parte del problema’. Ancora una volta starà appoggiando e incoraggiando quella che ha definito ‘una cultura dell’abuso e della copertura nella Chiesa cattolica’.

    La lettera di “Ending Clergy Abuse” ricorda che Wuerl è citato nel rapporto del Grand Jury in Pennsylvania per aver parlato di “circolo del segreto” per descrivere la copertura ecclesiastica degli abusi. “L’omissione del Papa su Wuerl provoca molte questioni. Anche Francesco fa parte del circolo del segreto?”.

    http://lanuovabq.it/it/scandali-e-diserzioni-annullare-il-meeting-di-dublino#.W3hAGeqz08s.facebook

  • Pedofilia Usa, inchiesta choc rivela abusi di 301 preti su più di mille bambini. Petizione chiede “dimissioni collettive”

    Pedofilia Usa, inchiesta choc rivela abusi di 301 preti su più di mille bambini. Petizione chiede “dimissioni collettive”

    Dopo l’inchiesta dell’Investigating Grand Jury della Pennsylvania che accusa 301 sacerdoti di aver abusato di oltre 1000 minori, è stata lanciata una petizione per chiedere a tutti i vescovi degli Stati Uniti di presentare le dimissioni a Papa Francesco. A firmarla sono 140 teologi, educatori e cattolici laici e recita: “Facciamo appello ai vescovi cattolici degli Stati Uniti affinché considerino, nella preghiera e nella sincerità, di sottoporre le loro dimissioni collettive come un atto pubblico di pentimento davanti a Dio e al Popolo di Dio” si legge in uno stralcio del testo pubblicato sul blog Daily Theology.

    Il dossier che sta travolgendo la Chiesa americana è stato pubblicato questa settimana ed è composto da oltre 1300 pagine. Tutti gli abusi sono stati compiuti da membri del clero dagli anni ’40 in poi su oltre mille bambini in sei su otto diocesi dello Stato: Harrisburg, Allentown, Pittsburgh, Greensburg, Erie e Scranton. Degli oltre 300 sacerdoti coinvolti, 100 facevano parte della diocesi di Pittsburgh: sotto accusa l’attuale arcivescovo di Washington Donald W. Wuerl che a Pittsburgh fu vescovo per 18 anni dal 1988 al 2006.

    La Santa Sede ha dichiarato di provare “dolore e vergogna”.”Gli abusi descritti nel rapporto sono penalmente e moralmente riprovevoli”, sono state le parole del direttore della sala stampa vaticana Greg Burke. “Atti che hanno tradito la fiducia e hanno rubato alle vittime la loro dignità e la loro fede. La Chiesa deve imparare dure lezioni dal passato e che dovrebbe esserci un’assunzione di responsabilità da parte sia di coloro che hanno abusato, sia di quelli che hanno permesso che ciò accadesse”. Gli abusi sarebbero tutti anteriori ai primi anni del 2000, per la chiesa una prova che le riforme fatte dalla Chiesa Cattolica negli Stati Uniti hanno ridotto drasticamente l’incidenza degli abusi commessi dal clero.

    Il rapporto viene ritenuto il più articolato e globale pubblicato sinora sulla pedofilia nella Chiesa americana. Il dossier ha portato all’incriminazione di due preti, ma la maggioranza dei presunti responsabili è ormai morta e la gran parte dei fatti è prescritta. Secondo L’Investigating Grand Jury il “reale numero” dei bambini abusati potrebbe ammontare a diverse migliaia  perché alcuni documenti segreti della Chiesa sono andati perduti e le vittime hanno avuto paura a farsi avanti. “I preti hanno violentato ragazzini e ragazzine e i loro superiori non solo non fecero niente, ma hanno nascosto tutto”, ha detto il procuratore generale Josh Shapiro, precisando che l’indagine “va avanti”. Il rapporto copre un arco di 70 anni e ha rivelato un sistema di protezione diffuso fatto di insabbiamenti e trasferimenti riportati negli archivi segreti delle diocesi, dove si evidenzia che il silenzio e l’inazione di vescovi e cardinali hanno consentito il protrarsi dei crimini.

    Molte le dichiarazioni a sostegno delle vittime da parte di vescovi e arcivescovi per quanto accaduto, l’arcivescovo di Filadelfia Charles J. Chaput ha affermato: “Le uniche risposte accettabili sono il sostegno alle vittime e sforzi globali per garantire che tali cose non si ripetano mai più. E rabbia. Anche la rabbia è una risposta giusta e necessaria ma deve essere una rabbia che porta buoni frutti; una rabbia guidata da un pensiero trasparente, dalla prudenza e da un desiderio di vera giustizia. Fa invece discutere l’affermazione del cardinale messicano Sergio Obeso Rivera che al riguardo ha affermato:”Le vittime di pedofilia che accusano gli uomini di Chiesa dovrebbero avere un po’ di pietà perché hanno una coda molto lunga e dunque facile da pestare”.

    Il lavoro d’inchiesta è partito il 4 agosto scorso con la lettera aperta del vescovo di Harrisburg, mons. Ronald W. Gainer: nel documento si denunciavano gli abusi commessi da 71 sacerdoti e ordinava la rimozione da tutti gli edifici collegati alla diocesi dei nomi degli abusatori, inclusi i vescovi che avevano taciuto i nomi di questi “preti predatori”, proteggendone i delitti. Gainer aveva reso pubblici i nomi degli abusatori e delle parrocchie da loro guidate, per incoraggiare le vittime alla denuncia. Ora anche altre diocesi, come quella di Eire, hanno pubblicato “disclosure list” con i nomi di colpevoli di abusi o coperture, mentre tutti i vescovi dello Stato esprimono profondo rimorso perché “l’abuso è spregevole e non trova posto nella Chiesa”.

    Sempre sul lavoro eseguito dall’Investigating Grand Jury il procuratore generale della Pennsylvania Josh Shapiro ha affermato: “Lo schema era abuso, negazione e copertura”aggiungendo: “Come diretta conseguenza della sistematica copertura da parte delle alte autorità ecclesiastiche, quasi ogni caso di pedofilia che abbiamo rilevato è troppo datato per un processo“. Sinora solo due preti sono stati incriminati per accuse che sono al di fuori della prescrizione: uno è accusato di aver eiaculato nella bocca di un bambino di sette anni e si è dichiarato colpevole, secondo la procura; l’altro ha aggredito due bambini, uno dei quali da quando aveva 8 anni per un periodo di otto anni, sino al 2010. L’Investigating Grand Jury ha chiesto che la prescrizione per i reati di pedofilia sia cancellata, che le vittime abbiano più tempo per presentare denuncia e che sia rafforzata la legge che obbliga a denunciare gli abusi sessuali di cui si viene a conoscenza.

    Le vittime, afferma il dossier, sono state speso traumatizzate per la vita finendo per abusare di droga e alcol, o per suicidarsi. Tra i casi elencati c’è quello di un religioso che ha stuprato una bambina di 7 anni in ospedale dopo che la piccola aveva subito una tonsillectomia. Un altro bambino bevve un succo di frutta e si svegliò il mattino dopo sanguinante dal retto, senza poter ricordare che cosa gli fosse accaduto. Un prete costrinse un bambino di 9 anni a praticargli sesso orale, poi gli lavò la bocca con l’acqua santa per “purificarlo”. Un altro sacerdote abusò di cinque sorelle della stessa famiglia, tra cui una da quando aveva 18 mesi ai 12 anni. Quando una delle bambine lo disse ai genitori nel 1992, la polizia trovò nella casa del prete slip, bustine di plastica contenenti peli pubici, fiale d’urina e fotografie a sfondo sessuale di bambine.

    Secondo Bishop Accountability negli Stati Uniti sono tra 5.700 e 10mila i preti cattolici accusati di abusi sessuali, ma poche centinaia sono stati processati, dichiarati colpevoli e condannati. Da quando il problema della pedofilia nella Chiesa cattolica è diventato noto all’inizio degli anni 2000, la Chiesa americana ha speso più di 3 miliardi di dollari in patteggiamenti. Questo ha documentato accordi con 5.679 presunte vittime del clero cattolico, solo un terzo delle 15.235 denunce che i vescovi hanno detto di aver ricevuto fino al 2009. Una stima ipotizza che le vittime negli Usa siano 100mila. Sotto la pressione dell’aumento di denunce nel mondo e delle continue critiche per la insufficiente risposta della Chiesa, papa Francesco nel 2013 ha promesso una nuova legge sulla pedofilia e pedopornografia.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/08/18/pedofilia-usa-inchiesta-choc-rivela-abusi-di-preti-su-piu-di-mille-bambini-petizione-chiede-dimissioni-collettive/4567208/

  • Pedofilia nella Chiesa, nuovo dossier alle Hawaii

    Pedofilia nella Chiesa, nuovo dossier alle Hawaii

    Cinquanta dettagliate pagine descrivono gli abusi sessuali sui minori praticati nella diocesi di Honolulu, che copre l’intero stato delle Hawaii

    In merito ai casi di pedofilia negli Stati Uniti, una nuova relazione sugli abusi sessuali sui minori perpetrati nella diocesi di Honolulu, che copre l’intero stato delle Hawaii, è stata diffusa dai sostenitori delle vittime degli abusi.

    Attraverso cinquanta dettagliate pagine, curate dallo studio legale Jeff Anderson & Associati del Minnesota, sono descritti i motivi principali per i quali la diocesi non è riuscita a proteggere i bambini e viene fornito un elenco degli accusati del clero, con tutti i nomi, spesso affiancati dalle loro foto, le schede che descrivono le accuse di abusi e la cronologia delle loro assegnazione ministeriali.

    Il rapporto dello studio legale è arrivato quando le Hawaii hanno aperto una finestra biennale, per i sopravvissuti agli abusi, per presentare una causa civile contro i loro abusatori e le istituzioni che li hanno protetti.

    In una conferenza stampa che ha accompagnato la pubblicazione del rapporto l’avvocato Mark Gallagher, affiliato dello studio Anderson con sede a Honolulu, ha spiegato quello che la relazione definisce “una storia orribile che ha esposto i bambini nelle loro scuole e parrocchie ai sexual abusers”.

    In pratica la chiesa delle Hawaii era più preoccupata della propria reputazione che della protezione dei bambini. La leadership cattolica non agiva quando era segnalato un abuso e i casi di abuso o di pedofilia sono stati trattati come questioni di giurisdizione ecclesiastica piuttosto che come reati.

    Altri due fattori hanno reso unico il caso Hawaii, secondo il rapporto. In primo luogo, il defunto Joseph Ferrario, che prestò servizio come sacerdote sulpiziano nella diocesi a partire dal 1957 e come vescovo dal 1982 al 1993, fu lui stesso un abusatore.

    “Era stato un problema per un certo numero di anni, eppure è stato elevato alla posizione di vescovo”, ha detto Gallagher, aggiungendo che “nulla di significativo è mai stato fatto” a causa della cultura della segretezza che vigeva nella chiesa delle Hawaii.

    In secondo luogo, la diocesi era diventata una “discarica di chierici in difficoltà al di fuori dell’isola”, ha detto Gallagher, abusatori che sono stati spediti alle Hawaii perchè “la geografia, la posizione e l’isolamento unici delle isole hawaiane hanno creato un ambiente che proteggeva coloro che abusavano dei bambini, permettendo loro di prosperare a spese dei bambini stessi”, come afferma il rapporto.

    Oltre ai profili dei sacerdoti accusati degli abusi, il rapporto include anche un testo del 2015, a cura del domenicano Padre Thomas Doyle, un canonista che ha lavorato come segretario presso l’ambasciata vaticana a Washington, in alcuni anni della decade degli ’80 del secolo scorso, ed era stato coinvolto nel processo di vagliare i nuovi vescovi quando sorgevano posti vacanti.

    Nel 1981, dopo il ritiro del precedente vescovo, il delegato apostolico negli Stati Uniti iniziò il solito processo di ricerca di un sostituto e fu allertato da varie accuse di cattiva condotta sessuale nei confronti di Ferrario che furono trasmesse al Vaticano.

    “Il Vaticano è stato informato che c’erano serie accuse contro Ferrario, non solo di comportamenti omosessuale con uomini, ma anche con ragazzi”, ha scritto Doyle nel suo rapporto. Ma in Vaticano “hanno scelto di ignorare gli avvertimenti e hanno nominato Ferrario come vescovo”.

    Anche il senatore statale delle Hawaii Maile S. L. Shimabukuro, lo sponsor principale della legislazione che ha aperto la nuova finestra di segnalazione, ha partecipato alla conferenza stampa. “Spero che quelli là fuori che ci guardano abbiano il coraggio di farsi avanti se sono stati vittime di abusi sessuali”, ha detto. “Ora c’è tempo fino ad aprile 2020 per presentare un reclamo civile”.

    Questa non è la prima volta che le Hawaii hanno aperto una finestra retroattiva, per le vittime di abusi sessuali su minori e di atti di pedofilia, per presentare cause civili contro i loro abusatori e le istituzioni che hanno contribuito a coprirle. Opportunità simili sono state offerte dal 2012 al 2016.

    Con Papa Benedetto XVI la Chiesa si è mobilitata fortemente per fare emergere sia i casi di abusi su minori che quelli di vera e propria pedofilia praticati da parte dei chierici. Il lavoro continua sotto l’attuale pontificato di Papa Francesco.

    http://www.ilgiornale.it/news/mondo/pedofilia-hawaii-nuovo-dossier-1554244.html

  • Presunti abusi sui chierichetti del papa; don Gabriele Martinelli – NOT FOUND

    Presunti abusi sui chierichetti del papa; don Gabriele Martinelli – NOT FOUND

    Ma che simpatici quelli dell’opera Don Folci, ricorderete il servizio delle IENE dei presunti abusi sui chierichetti del papa e ricorderete il presunto abusatore: Gabriele Martinelli che, malgrado le accuse, è stato consacrato sacerdote.

    Bene, qualche mese fa abbiamo scoperto che perfettamente in linea con l’inaffidabilità della Santa Sede in materia di abuso di minore, il Martinelli raccoglieva prenotazioni per gli esercizi spirituali 2018, alla presenza di Luis Francisco Ladaria, che è niente popò

    di meno che il Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede: ovvero proprio quell’organo che dovrebbe indagare e processare, in virtù della “tolleranza zero” di papa Francesco, i sacerdoti abusatori.

    Nella foto osserviamo la pagina web dell’epoca, dove il Martinelli figurava nel suo incarico, pagina che dopo la pubblicazione del nostro articolo è provvidenzialmente sparita.

    Certo un po’ più difficile far sparire l’edizione cartacea di cui provvidenzialmente abbiamo copia, ma siamo certi che in virtù della verità riusciranno a far scomparire anche quella.

    Francesco Zanardi

  • Paradossi del caso Capella e il termometro del caso McCarrick

    Paradossi del caso Capella e il termometro del caso McCarrick

    Il diplomatico vaticano è stato condannato a 5 anni per pedopornografia, mentre preti abusatori seriali non hanno fatto un giorno di cella. La vicenda del cardinale americano solleva dubbi sui meccanismi di nomina

    ANDREA TORNIELLI
    CITTÀ DEL VATICANO

    In questi giorni si saprà se monsignor Carlo Alberto Capella, l’ex consigliere della nunziatura di Washington condannato in Vaticano a cinque anni di reclusione per possesso e scambio di «ingente quantità» di materiale pedopornografico, presenterà appello contro la sentenza. Circostanza che varie fonti vaticane danno per molto probabile. Lo spaccio di pedopornografia è uno dei reati più turpi e le legislazioni di moltissimi Stati – compreso quello della Città del Vaticano – si sono dotati di norme molto severe per punirlo. Capella non ha negato l’evidenza, ha ammesso la sua colpa, e ha spiegato di aver iniziato a frequentare spacciatori di pedopornografia sul web a causa di una crisi seguita dal suo trasferimento a Washington. Sul suo smartphone e sul suo computer sono stati trovati filmati e disegni espliciti. Solitudine, frustrazione per non essersi sentito valorizzato e per essersi trovato da solo, senza amici… Ovviamente il prelato doveva avere una predisposizione per quel genere di immagini shock, che includono bambini filmati in atti sessuali ed abusi, perché fortunatamente la pedopornografia non rappresenta un approdo diffuso per le crisi di adattamento o per gli eccessi di solitudine.

    Al di là della conclusione della vicenda giudiziaria vaticana, e del successivo processo canonico da celebrare contro l’ex consigliere di nunziatura, resta il paradosso: un prelato che ha sfogato le sue fantasie perverse compulsando immagini web dovrà scontare una condanna di cinque anni, mentre prelati che hanno effettivamente abusato di bambini e ragazzi adolescenti rovinando loro la vita, in diversi casi non fanno neanche un giorno di cella. Casi recenti e recentissimi di illustri fondatori o di prelati molto in vista (come insegna il caso cileno) lo dimostrano. È evidente che nel caso di Capella si è voluto, da parte delle autorità vaticane, dare il tono dell’esemplarità, per far vedere che contro il turpe fenomeno non si fanno sconti a nessuno. Ma il paradosso resta.

    L’altro caso a far scalpore è stato certamente quello del cardinale Theodore McCarrick, arcivescovo emerito di Washington. Accusato di un abuso su un adolescente che sarebbe avvenuto 45 anni fa a New York, il prelato – già in pensione da anni – è stato sospeso dalle sue funzioni episcopali in attesa che la sua posizione si chiarisca. 

    Con McCarrick sono diventati quattro i porporati nominati durante il lungo pontificato di Giovanni Paolo II coinvolti in abusi (in tutto 231, creati nel corso di 9 concistori). Il primo è stato l’arcivescovo di Vienna Hans Hermann Groer: nominato a sorpresa quale successore del cardinale Franz König nel 1986, elevato alla porpora nel 1988, costretto a lasciare la guida della diocesi nel 1995 in seguito ad accuse di aver abusato, molti anni prima, alcuni seminaristi minorenni. Il secondo è stato il cardinale Keith O’Brien, arcivescovo di Saint Andrews ed Edimburgo (Scozia), elevato alla porpora nel 2003, ritiratosi nel 2013 alla soglia del 75 anni senza partecipare al conclave perché accusato di aver abusato reiteratamente, negli Ottanta e Novanta, di due seminaristi e un prete (maggiorenni). Il terzo è il cardinale George Pell, Prefetto della Segreteria per l’Economia, che si sta difendendo in Australia dall’accusa di aver abusato di minori. E ora si aggiunge McCarrick.

    Senza entrare nel merito delle singole vicende – nel caso di Pell, ad esempio, certe testimonianze lasciano aperti notevoli dubbi – non si può fare a meno di notare l’esistenza di un problema nel processo di nomina dei vescovi. A colpire del caso McCarrick, oltre all’accusa di aver abusato di un minore quando era un prete nella diocesi della Grande Mela, sono le notizie pubblicate nel comunicato del cardinale Joseph William Tobin, arcivescovo della diocesi di Newark, il quale ha rivelato che «in passato, ci sono state accuse secondo le quali egli (McCarrick) era coinvolto in relazioni sessuali con adulti. Questa arcidiocesi e la diocesi di Metuchen hanno ricevuto tre accuse di cattiva condotta sessuale con adulti decenni fa; due di queste accuse hanno portato a dei risarcimenti». Nei tre casi riguardanti il passato di McCarrick – già vescovo – nessuno coinvolge minori, ma si parla di molestie a seminaristi e sacerdoti.

    Il cardinale Tobin ha specificato che mai a Newark si è avuta notizia di denunce per abusi su minori che coinvolgano l’emerito di Washington. E dunque, se non c’erano echi, è più che probabile che nulla si sapesse a Roma in merito alla denuncia che ora ha portato alla sospensione del porporato. Più difficile comprendere, invece, come si sia potuto nominare da Metuchen a Newark, e poi soprattutto da Newark a Washington (con promozione cardinalizia) un prelato che aveva risarcito dei maggiorenni vittime di molestie da lui commesse.

    Problemi legati all’esercizio della sessualità, che rivelano personalità non mature affettivamente, dovrebbero essere presi in considerazione prima dell’eventuale ordinazione sacerdotale. Ovviamente prima dell’eventuale ordinazione episcopale e creazione cardinalizia. C’è un evidente problema nel meccanismo di nomina dei vescovi, legato anche al potere delle cordate – le cadute morali non vengono valutate allo stesso modo – e delle lobby. E mostra tutti i suoi limiti anche la prassi delle nomine dirette, che scavalcano i normali iter (come avvenne ad esempio per Groer). Si tratta di vicende che sarebbe sciocco legare agli schieramenti ideali: dei quattro porporati sopra citati due risultano ascrivibili all’area cosiddetta progressista (O’Brien e McCarrick) e due all’area cosiddetta più conservatrice (Groer e Pell). Il caso McCarrick, al di là della specifica vicenda, rappresenta dunque un significativo segnale d’allarme che non è semplicemente legato al problema pedofilia o abusi sugli adolescenti, ma ancora una volta interroga i responsabili dei processi e della scelta dei criteri attraverso i quali si selezionano i vescovi.

    http://www.lastampa.it/2018/07/02/vaticaninsider/paradossi-del-caso-capella-e-il-termometro-del-caso-mccarrick-6VyTbiug2O2ieLz4Pm5DCK/pagina.html