“Tante volte lo scandalo nella Chiesa è perché la porta è stata chiusa e le vittime” di abusi sessuali da parte dei preti “non sono state accolte, accompagnate con la vicinanza di autentici pastori”. Il Papa, al termine del Concistoro straordinario che si è chiuso due giorni fa, nel suo intervento finale ha fatto anche riferimento allo scandalo degli abusi nella Chiesa.
“Anche se non è stato un tema di dialogo specifico del nostro incontro – ha detto il Papa nell’intervento che il Vaticano ha diffuso solo oggi – voglio menzionare il problema, che ancora oggi è veramente una ferita nella vita della Chiesa in tanti luoghi, che è precisamente la crisi a causa degli abusi sessuali. Non possiamo chiudere gli occhi e neanche i cuori. Vorrei dire, anche incoraggiando voi a condividerlo a vostra volta con i vescovi: tante volte il dolore delle vittime è stato più forte per il fatto che non sono state accolte e ascoltate”.
“L’abuso stesso causa una ferita profonda che forse dura tutta la vita; ma tante volte lo scandalo nella Chiesa è perché la porta è stata chiusa e le vittime non sono state accolte, accompagnate con la vicinanza di autentici pastori. Una vittima, – ha raccontato Leone – poco tempo fa, mi ha detto che veramente per lei la cosa più dolorosa era precisamente che nessun vescovo voleva ascoltarla. E quindi anche lì: l’ascolto è profondamente importante.
La formazione di tutti. La formazione nei seminari, dei sacerdoti, dei vescovi, dei laici collaboratori dev’essere radicata nella vita ordinaria e concreta della Chiesa locale, delle parrocchie e di tanti altri luoghi significativi dove si incontrano le persone, in particolare quelle che soffrono”. Il Pontefice, dando appuntamento ai cardinali a giugno a ridosso di S. Pietro e Paolo per il nuovo Concistoro, ha anche rassicurato i cardinali che dovesse avere problemi economici per raggiungere Roma: “Parlate. E penso che anch’io, anche noi, possiamo vivere un po’ di solidarietà gli uni con gli altri, e ci saranno maniere, con persone generose che aiuteranno”
Oristano Non uno, ma cinque. I casi di abusi sessuali commessi nel Collegio serafico dei frati francescani conventuali a cavallo tra gli anni ’80 e ’90 sono di più dell’unico sinora conosciuto.
Uno solo sarebbe, invece, il responsabile che attende di conoscere mercoledì prossimo la sentenza del tribunale ecclesiastico di fronte al quale è sotto processo per il caso giudiziario che ha scoperchiato la grave vicenda di pedofilia, quella rivelata da Padre Paolo Contini, oggi diventato prete dopo una lunga militanza nell’ordine dei frati francescani legata alla sua frequenza giovanile nell’istituto dei francescani in piazza Cattedrale a Oristano.
Per ora il rappresentante dell’accusa ha chiesto la pena massima che contempla tra le altre cose il ritorno alla laicità del presunto autore delle violenze, il quale perderebbe così il diritto a restare all’interno dell’ordine religioso in cui, a sua volta, ha svolto tutto il suo percorso ecclesiastico a cominciare dagli anni in cui divenne direttore del seminario (da non confondere col Seminario arcivescovile che si trova sempre in piazza Cattedrale, ndr).
Le nuove accuse
È stato nel corso delle udienze del processo in cui è parte offesa Marco Contini, che per gli anni della sua militanza francescana ha tenuto il nome di Padre Paolo e che tantissimi per abitudine continuano a chiamare così, che sono saltate fuori una dietro l’altra le nuove accuse.
Uno dopo l’altro, i quattro testimoni, chiamati a deporre da chi rappresenta l’accusa per il tribunale ecclesiastico, hanno affermato di aver a loro volta subito gli abusi, in qualche caso anche più gravi rispetto a quelli di colui che, per primo, incoraggiato anche dal nuovo corso di Papa Francesco sulla pedofilia nella Chiesa e dall’arcivescovo di Oristano, aveva reso pubblica la gravissima vicenda. Come avviene anche nei tribunali penali italiani, quello ecclesiastico, di fronte ai nuovi episodi rivelati, ha aperto d’ufficio i fascicoli, forte anche delle prove raccolte mentre costruiva tutto l’incartamento della vicenda di Padre Paolo.
In aula è emerso che ciascuno, chiuso per oltre 35 anni nel proprio silenzio, pensava di essere stato l’unico ad aver subito gli abusi sessuali da parte del frate che all’epoca fu anche responsabile di gruppi scout al di fuori del Collegio serafico, che oggi ha 67 anni e che mercoledì conoscerà il suo destino giudiziario.
Le testimonianze
Tra le testimonianze che lo inchioderebbero alle sue responsabilità, oltre la famosa lettera spedita qualche tempo fa a Padre Paolo nella quale chiedeva perdono per quanto fatto e che è stata la colonna portante di tutto l’impianto accusatorio, c’è anche quella di un altro religioso che oggi ha più di 80 anni e che a sua volta è rimasto in silenzio per tutto questo tempo.
Era un frate che stava nel convento di San Francesco a Oristano. In aula ha raccontato di essere entrato in una stanza del Collegio e di aver trovato il frate sotto accusa mentre abusava di uno dei ragazzini adolescenti che studiavano nello stesso seminario. La sensibilità su fatti del genere all’epoca era molto inferiore rispetto a quella attuale e la cosa restò confinata dentro quelle mura, tanto più che la Chiesa non affrontava scandali del genere sul finire degli anni ’80.
Padre Paolo, a tal proposito, ricorda: «Quando entrai in seminario la direzione era affidata a un altro frate e in quei primi tempi l’edificio, il giardino e gli altri spazi erano sempre aperti. Venivano a trovarci amici, altri ragazzi venivano per giocare con noi o per studiare, poi c’è stato il cambio con la persona che ora è sotto accusa e divenne un luogo inaccessibile dove si è creato un ambiente in cui gli abusi erano possibili o comunque più facili. Per noi adolescenti di quell’epoca, era una cosa enorme, non eravamo preparati a fronteggiarla». L’ora della giustizia è però a un passo. Valerio Manca
Oristano Non uno, ma cinque. I casi di abusi sessuali commessi nel Collegio serafico dei frati francescani conventuali a cavallo tra gli anni ’80 e ’90 sono di più dell’unico sinora conosciuto.
Uno solo sarebbe, invece, il responsabile che attende di conoscere mercoledì prossimo la sentenza del tribunale ecclesiastico di fronte al quale è sotto processo per il caso giudiziario che ha scoperchiato la grave vicenda di pedofilia, quella rivelata da Padre Paolo Contini, oggi diventato prete dopo una lunga militanza nell’ordine dei frati francescani legata alla sua frequenza giovanile nell’istituto dei francescani in piazza Cattedrale a Oristano.
Giovedì la Chiesa cattolica spagnola ha firmato un accordo di collaborazione con lo stato in cui si impegna a risarcire le persone che da minorenni hanno subito abusi sessuali da parte del clero spagnolo. Le somme saranno decise caso per caso dal difensore civico nazionale, che si occupa di tutelare gli interessi dei cittadini (in molti paesi è chiamato ombudsman, mentre in Italia non esiste un ruolo del genere). Il documento è stato firmato dal ministro spagnolo della Giustizia e della Presidenza, Félix Bolaños, dal presidente della Conferenza episcopale spagnola (CEE), Luis Argüello, e dal presidente della Conferenza spagnola dei religiosi (Confer), Jesús Díaz Sariego.
L’accordo arriva dopo anni in cui la Chiesa cattolica spagnola (come in molti altri paesi) si era rifiutata di ammettere i casi di pedofilia commessi al suo interno, nonostante le molte inchieste sul tema. Nel 2023 per la prima volta ne aveva ammessi più di 900, e da allora aveva lavorato con lo stato a un accordo che permettesse a quante più vittime possibile di ottenere un risarcimento.
Il sistema previsto dall’accordo riguarda casi in cui sono coinvolte persone che non possono più ricevere dei risarcimenti attraverso una causa in tribunale perché il reato è prescritto o perché la persona che ha commesso gli abusi è morta. Funzionerà così: le presunte vittime dovranno chiedere il risarcimento a un organismo creato dal ministero della Giustizia, che studierà il caso ed elaborerà una «proposta di riconoscimento»; tutta la documentazione sarà quindi inviata alla Chiesa, che dovrà controllare se il caso è già stato indagato o se la persona è già stata risarcita, e potrà poi accettare o rifiutare la proposta.
Se lo stato, la Chiesa e la persona richiedente saranno d’accordo con il risarcimento, questo verrà emesso dall’istituzione ecclesiastica responsabile dell’aggressore (diocesi, ordine o congregazione religiosa) e se questa non potrà permetterselo lo emetteranno la CEE e la Confer. Se non c’è accordo, il caso passerà a una commissione mista per la risoluzione delle controversie che dovrà arrivare a una decisione unanime. In caso di mancato consenso, l’ultima parola spetterà al difensore civico.
La modalità con cui verrà stabilita l’entità dei risarcimenti, così come il minimo e il massimo che la Chiesa dovrà pagare non sono ancora stati decisi. Il difensore civico ha detto che la Spagna dovrebbe imitare i paesi europei che hanno già varie forme di risarcimento per i casi di abuso. Le cifre concordate variano però in modo considerevole da stato a stato: in Belgio per esempio la Chiesa ha pagato in media meno di 6mila euro a persona, mentre in Irlanda i risarcimenti partivano da 50mila euro fino ad arrivare a 300mila, con un pagamento medio di 62mila euro.
Se c’è un avversario temibile per ogni governo di sinistra spagnolo è la Chiesa cattolica, da sempre. Un’istituzione che in Spagna vanta la collaborazione lungo i 40 anni di dittatura franchista: dalla legittimazione del colpo di Stato del 1936 ai benefici economici e politici, fino alla repressione culturale e morale della società. Solo nel 2020 papa Francesco è riuscito a sostituire la leadership della Conferenza episcopale con un vescovo moderato e non apertamente reazionario.
È DUNQUE UNA MEDAGLIA particolarmente significativa quella che il governo spagnolo ieri si è appuntato riuscendo a piegare il braccio della Conferenza episcopale che ha accettato di pagare di tasca propria le riparazioni a tutte le vittime degli abusi sessuali del clero. Tutte: anche quelle per le quali è scattata la prescrizione, anche di quelle che non si siano rivolte alla commissione preposta dalla Chiesa, e anche nel caso che non ci sia accordo fra le parti: i vescovi hanno accettato infatti che sia il Difensore del popolo spagnolo a stabilire gli indennizzi.
LA SCIAGURA DEGLI ABUSI sessuali nel seno delle istituzioni ecclesiastiche in Spagna come in molti altri paesi è di proporzioni colossali: il tempo non fa che aumentare il numero delle vittime e dei carnefici. Fino al 2018, eccetto alcuni sporadici casi (poche decine), e complice la connivenza e l’opacità della gerarchia ecclesiastica, le dimensioni del problema non erano chiare. In quell’anno però il quotidiano El País ha cominciato a raccogliere testimonianze di numerose vittime di abusi, mettendo insieme la prima e unica base di dati sulla pederastia della Chiesa che a oggi conta quasi 3.000 vittime e 1.500 presunti aggressori. Questa inchiesta ha portato alla compilazione di cinque rapporti di 1.600 pagine consegnati al Vaticano, alla Conferenza episcopale spagnola e al Defensor del pueblo, una istituzione indipendente che tutela i cittadini contro abusi e cattiva amministrazione, paragonabile a un Difensore civico, però a livello nazionale.
SULLA BASE DELLO SCANDALO, il Congresso obbligò nel 2022 il Defensor del pueblo a stilare un rapporto sul fenomeno. Dopo aver intervistato 8.000 persone, nel rapporto reso pubblico nel 2023, il Defensor stimava l’astronomica cifra di più di 400 mila vittime che avrebbero sofferto abusi in ambito religioso, 230 mila delle quali da parte di sacerdoti o religiosi. Rispetto alle 330 mila in Francia, questi numeri collocano la Spagna ai primi posti nel mondo per proporzione di casi (circa l’1% della popolazione). Non sorprende: durante tutti gli anni del franchismo, la chiesa era sostanzialmente incaricata dell’educazione, e anche negli anni successivi la presenza cattolica nelle scuole paritarie (frequentate da un terzo di tutto l’alunnato del paese) è rimasta significativa.
Nel rapporto, il Difensore, il filosofo ed ex ministro socialista Ángel Gabilondo, accusava le istituzioni ecclesiastiche di scarsa collaborazione e di aver coperto gli abusi, e chiedeva al governo di assumere i costi delle riparazioni per tutte le vittime.
IERI PERÒ C’È STATO un colpo di scena. Il ministro della Giustizia Félix Bolaños, accompagnato dal nuovo presidente della Conferenza episcopale Luís Argüello, e dal presidente della Conferenza spagnola dei religiosi Jesús Díaz Sariego, ha annunciato un accordo impensabile fino a pochi mesi fa. Certamente c’è lo zampino di papa Prevost, che proprio a novembre aveva incontrato i vertici della Conferenza episcopale spagnola per risolvere l’impasse. Il suo predecessore, Francesco, aveva riposto fiducia nel vescovo che aveva fatto nominare ma che invece aveva lasciato le cose come stavano. Leone XIV, irritato per l’ennesimo scandalo che per la prima volta coinvolgeva direttamente un cardinale, ha premuto l’acceleratore, come ha confessato ieri Argüello. Aggiungendo però che ora «vogliamo assumerci le nostre responsabilità». Bolaños ha invece sottolineato che «lo Stato sta adempiendo ai suoi obblighi nei confronti delle vittime».
CI SARÀ UN ORGANO MISTO chiesa-stato e indipendente che fisserà dei criteri per diversi tipi di riparazione, oltre a quella economica: «di natura riparativa e simbolica», «di riparazione psicologica e/o psichiatrica con professionisti scelti dalla vittima e che potrebbe estendersi ai suoi familiari», di «riparazione morale del danno causato» o «qualsiasi altra forma di riparazione che possa essere proposta». Le vittime avranno un anno di tempo (prorogabile) per iscriversi in un apposito registro e saranno informate della proposta di indennizzo concordata fra chiesa e Defensor che avrà l’ultima parola. Sarà l’istituzione ecclesiastica responsabile dell’aggressore (diocesi, ordine religioso o congregazione) a pagare. Se non ce la facesse, sarà la Conferenza episcopale a coprire i costi.
L’accordo è un passo in avanti per certi versi unico e memorabile: le vittime degli abusi che in Spagna chiedono giustizia ma si sono spesso dovute scontrare con il muro di gomma della Chiesa saranno risarcite grazie all’intervento del governo.
La conferenza dei vescovi spagnoli ha reso noto una intesa che consentirà alle persone abusate (e che non desiderano cercare aiuto direttamente dalle strutture ecclesiastiche) di rivolgersi al Ministero della Giustizia e al Difensore Civico dello Stato spagnolo, una figura chiave che in questi anni ha assunto un ruolo di primo piano nel fare luce su tanti casi. Sarà lui che valuterà le richieste e avrà l’ultima voce sui risarcimenti.
Il ministro della Giustizia spagnolo Félix Bolaños ha detto in una conferenza stampa a Madrid che centinaia di vittime – i cui aggressori sono nel frattempo morti o sono assai anziani – «potrebbero finalmente ricevere il riconoscimento richiesto e alla fine ricevere una equa riparazione economiche dalla chiesa».
«Oggi abbiamo pagato un debito alle vittime», ha affermato Bolaños. »È vero che lo Stato ha agito in ritardo, ma alla fine lo abbiamo fatto.
Fino a ieri, le vittime non potevano fare nulla anche perché questi crimini erano caduti in prescrizione». In quasi tutti i paesi europei (escludendo l’Italia che non prevede affatto alcun risarcimento alle vittime) la Chiesa ha creato dei percorsi di giustizia riparativa. Il caso spagnolo è comunque un unicum vper via dell’insolito coinvolgimento dello Stato.
Il percorso che ha portato a questo accordo è stato piuttosto travagliato. Negli ultimi anni l’opinione pubblica, le coraggiose inchieste del Pais e le pressioni di alcuni politici spagnoli hanno fatto affiorare i crimini passati commessi da preti e vescovi pedofili. Nel frattempo emergevano anche gli insabbiamenti continui che erano stati fatti dalle diocesi, dagli istituti religiosi e dal Vaticano stesso. Alla fine il Parlamento è dovuto intervenire e ha incaricato il Difensore Civico di indagare e redigere un rapporto. Il documento lo ha consegnato l’anno scorso. Sono 800 pagine e conta 487 casi di abusi sessuali.
I vescovi spagnoli hanno subito respinto i risultati di quella ricerca sostenendo che gli abusatori all’interno della Chiesa non erano migliaia e migliaia ma “solo” 728 dal 1945. E che la maggior parte dei crimini si era verificata prima del 1990. Nel 2024 il governo – di fronte all’atteggiamento poco collaborativo della Chiesa – ha annunciato che avrebbe fatto pressioni sui vescovi per garantire un risarcimento alle vittime. Intanto l’episcopato costituiva un proprio comitato speciale per ascoltare le vittime, valutare le richieste e garantire una certa riparazione “economica, spirituale e psicologica”.
In base al nuovo accordo, le vittime possono rivolgersi al Ministero della Giustizia spagnolo attraverso una petizione. La procedura arriverà al Difensore Civico che valuterà caso per caso e proporrà una compensazione che il comitato ecclesiale a sua volta valuterà in seguito. La conferenza episcopale spagnola oggi ha anche informato che la Chiesa ha già pagato 2 milioni di euro per dei risarcimento a più di cento vittime dall’apertura del suo comitato speciale nel 2024.
Gli abusi sessuali tra suore sono ancora un aspetto trascurato dell’attuale crisi degli abusi. Poco prima delle rivelazioni di Spotlight, gli studiosi hanno scoperto che molte suore avevano subito abusi da parte di sacerdoti e dei loro superiori. Precedenti studi ( 1 , 2 , 3 ) condotti da due suore avevano rivelato che gli abusi erano un problema particolare in Africa e in altri contesti di evangelizzazione.
Mary Dispenza, che da bambina fu abusata da un prete a Los Angeles, subì nuovamente abusi da parte del suo superiore religioso quando era postulante.
L’abuso delle suore religiose da parte delle loro colleghe più anziane è una forma di abuso spirituale e vocazionale che si riscontra anche nelle scuole superiori, dove le suore hanno talvolta abusato di ragazze per introdurle alla vita religiosa. Le religiose hanno abusato anche di bambini nelle scuole parrocchiali, negli orfanotrofi e nelle case famiglia, nelle scuole per sordi e in altre istituzioni specializzate, e nei collegi per nativi americani. Quando i bambini non hanno genitori nelle vicinanze e quando le suore religiose hanno il controllo totale sui bambini 24 ore su 24, 7 giorni su 7, l’abuso può essere particolarmente violento e doloroso, combinando abusi spirituali, culturali, psicologici, fisici e sessuali in modi che sono particolarmente dannosi per i bambini indifesi e per gli adulti che diventeranno.
Questa pagina web fornisce un elenco (vedi sotto) delle suore negli Stati Uniti pubblicamente accusate di abusi sessuali. I nomi in questo elenco sono collegati ai resoconti completi nel nostro Database degli Accusati, e gli acronimi degli ordini religiosi sono collegati ai nostri elenchi delle suore accusate in ciascun ordine. La maggior parte delle voci in questo elenco termina anche con un collegamento a un articolo o documento importante, per fornire un punto di partenza per esplorare i registri pubblici.
I diversi luoghi di abuso sono evidenziati in rosso e lo stato dell’accusa è evidenziato in viola. Il sesso della vittima è in grassetto e forniamo anche l’età della vittima e l’anno dell’abuso. Un altro elemento importante dell’elenco è la diocesi, particolarmente significativa quando l’abuso è commesso da una suora che lavora per ordine del vescovo e sotto la sua massima autorità in una scuola parrocchiale. Ma anche in istituzioni che sembrano separate dalla struttura diocesana, il vescovo è una presenza potente e i sacerdoti diocesani a volte svolgono funzioni di cappellani e altri incarichi.
Le 176 suore colpevoli, note al pubblico e qui descritte, rappresentano solo il 2% delle 8.362 persone attualmente presenti nel nostro database degli accusati. Molti fattori hanno contribuito a mantenere questo campione limitato. La copertura mediatica della crisi degli abusi e la conseguente sensibilizzazione dell’opinione pubblica si sono concentrate su un triangolo maschile composto da vescovi che supervisionano i preti che abusano di ragazzi. Le vittime maschili di abusi da parte delle suore hanno incontrato particolare resistenza e scetticismo. Le studentesse delle scuole superiori e le giovani suore che subiscono abusi si scontrano con emozioni contrastanti nel perseguire le loro denunce. I numerosi, e per lo più piccoli, ordini religiosi femminili rappresentano un terreno legale difficile per gli avvocati che rappresentano le persone abusate da bambine da parte delle suore. Quando vengono intentate cause legali, gli ordini religiosi femminili e le loro organizzazioni ombrello si sono difesi con vigore. Hanno beneficiato della forte impressione pubblica che autori, vittime e complici siano uomini.
Ma l’esperienza cattolica è stata a lungo dominata dalle suore. Al culmine della loro influenza, a metà degli anni ’60, negli Stati Uniti c’erano 179.954 suore, rispetto a soli 58.632 sacerdoti. Le suore sono state coinvolte nella crisi degli abusi in corso in molti modi: come terapeute, specialiste nell’accoglienza delle vittime, funzionari diocesani, personale e dirigenti di istituti, suore insegnanti e presidi. Nelle scuole e negli istituti, le suore hanno avuto innumerevoli opportunità di abusare di bambini e hanno anche avuto a che fare con molti sacerdoti che cercavano di avvicinarli per lo stesso scopo. Alcune suore sono diventate informatrici, ma molte altre sono state esse stesse complici o autori di reati.
Man mano che questa realtà diventa più evidente, è auspicabile che le suore si assumano la responsabilità del loro complesso coinvolgimento nell’attuale crisi degli abusi sessuali in ambito cattolico. Molti autori devono ancora essere identificati e le suore accusate devono essere meglio documentate. Come si può vedere dall’elenco sottostante, molte sono note solo con i loro nomi religiosi e molti dettagli dei casi devono ancora essere accertati. Le sopravvissute meritano l’impegno degli ordini religiosi femminili ad affrontare questa storia in modo responsabile e trasparente.
I sopravvissuti meritano lo stesso livello di impegno da parte di BishopAccountability.org. Questo elenco è stato aggiornato l’ultima volta il 1/1/2026. Aiutateci a migliorarlo. Contattateci all’indirizzo staff@bishop-accountability.org per correzioni e ulteriori informazioni. Prendete in considerazione l’idea di incontrarci per una storia orale su Zoom o di persona, in modo che la vostra importante esperienza possa diventare di dominio pubblico. Grazie!
A
Suor Agnes OSB – San Antonio TX – scuola parrocchiale – ragazza – citata in giudizio – ha denunciato due volte l’abuso in confessione
È aspra polemica nella diocesi di Aversa per il “reintegro” del sacerdote don Michele Mottola, condannato per violenze sessuali nei confronti di una bambina di 11 anni a Trentola Ducenta. Il vescovo monsignor Angelo Spinillo ha acconsentito, infatti, a che don Michele sfilasse al suo fianco nel corso della processione di Santo Stefano Protomartire a Qualiano subito dopo Natale, accanto ad altri preti e a molti bambini che fungevano da ministranti e, nei giorni seguenti, alla celebrazione della chiusura del Giubileo nella cattedrale.
«Lasciami stare, non mi devi più toccare» o «è solo un gioco, non facciamo niente di male»: queste le frasi che don Mottola aveva rivolto alla bambina e che erano emerse grazie ad una serie di servizi televisivi de ‘Le Iene’. Don Mottola fu quindi arrestato per ordine della Procura di Napoli Nord e sospeso dalla diocesi di Aversa. Ci fu il processo e la sentenza: condanna di 9 anni in primo grado, che il sacerdote ha interamente scontato.
C’è chi, come l’avvocato Sergio Cavaliere, da anni impegnato in una battaglia per far emergere le responsabilità della Chiesa campana contro i preti pedofili, tuona allo scandalo, ritenendo “vergognoso che ad un sacerdote condannato per pedofilia sia consentito di continuare ad esercitare, partecipando anche a pubbliche processioni accanto ai bambini”.
Già nel 2019, don Mottola era riapparso in pubblico ed anche allora era scoppiate le proteste. Probabilmente in diocesi si pensava che il tempo avesse attenuato lo sdegno ed il dolore delle vittime, ma evidentemente non è così. Monsignor Spinillo si è, quindi affrettato ad emettere un comunicato stampa in cui ha confermato che a don Mottola è stata concessa “una deroga eccezionale” per partecipare alla processione “nella prospettiva di quella speranza cristiana di penitenza e redenzione”.
Spinillo ha anche ricordato come don Mottola abbia «espiato le pene che gli sono state comminate dal Tribunale Statale e dal Tribunale Ecclesiastico» e che, comunque, sia ancora colpito da una serie di restrizioni. Inoltre il vescovo ha assicurato che «in nessun modo viene meno l’attenzione su eventuali abusi che potessero essere commessi da qualunque altro», all’interno della diocesi di Aversa.
Monsignor Spinillo compirà 75 anni il prossimo primo maggio e, per prassi, dovrà presentare le proprie dimissioni dalla guida della diocesi di Aversa a papa Leone XIV. Negli scorsi anni papa Francesco aveva concesso numerose deroghe per ulteriori due anni a vescovi italiani, ma di certo il clamore su abusi sessuali potrebbe spingere il pontefice a cogliere la palla al balzo congedando nei termini il vescovo aversano.
UNL’immagine della sua bisnonna accompagnò James Adams per anni e rafforzò la sua fede: era avvizzita, quasi cieca, e gli toccava le guance quando si sedevano accanto, come se il contatto con il suo viso le avesse ridato la vista. Donna lavoratrice il cui marito, un agente di polizia, si era suicidato, crebbe quattro figli; la sua fede fu una roccia contro le difficoltà della vita. Morì a 98 anni, quando Adams ne aveva 28, in procinto di sposarsi.
Molti anni dopo, nel 2020, Adams, un banchiere di New Orleans , era presidente della Catholic Community Foundation, il braccio di raccolta fondi dell’arcidiocesi, quando l’arcivescovo Gregory Aymond lo estromise dall’incarico, come lui stesso ha raccontato come testimone in tribunale e in numerose interviste ai media. Da un giorno all’altro, Adams divenne un nemico della Chiesa a causa di ciò che un prete gli fece da ragazzo. La sua storia rispecchia la saga legale che ha macchiato la carriera di Aymond.
Secondo i voluminosi documenti legali e le informazioni fornite dagli avvocati delle vittime e analizzate dal National Catholic Reporter , sotto la guida di Aymond e di diversi predecessori, l’ arcidiocesi di New Orleans ha nascosto un’organizzazione criminale a sfondo sessuale che, in un momento o nell’altro, ha visto la presenza di un prete pedofilo in ogni parrocchia della città e in molte zone periferiche.
Dal 1° maggio 2020, quando l’ arcidiocesi di New Orleans ha richiesto la protezione del capitolo 11 della legge federale sulla bancarotta, la chiesa ha dovuto affrontare una copertura mediatica snervante per le cause legali, molte delle quali riguardano abusi decennali da parte di sacerdoti, frati, operatori laici e diverse suore. L’ arcidiocesi elenca 79 chierici accusati o ammessi ad abusi sessuali su minori; pochi sono stati perseguiti. Ramon Antonio Vargas del Guardian, che ha pubblicato importanti articoli su questo tema, calcola che i predatori siano 310 tra il clero e un numero imprecisato di suore e operatori laici: una discrepanza enorme con l’elenco dell’arcidiocesi.
Nel 1980, Adams aveva 10 anni ed era chierichetto nella chiesa di Sant’Anna, una parrocchia a misura di famiglia a Metairie, un sobborgo di belle case e prati ben curati. Padre James Collery, irlandese, prete spiritano, abusò di lui per mesi. La purezza che immaginava della sua anima si inclinò come una barca traballante nella tempesta degli ammonimenti e della lussuria di quel prete.
“No, Padre, non lo dirò.”
Ma un giorno, mentre era in macchina dopo la scuola, disse alla mamma: “Papà mi ha baciato”.
Lei disse: “Che bello.”
Lui disse: “Così”, prendendole la mano e baciandole un dito con un bacio alla francese.
Lei si ritrasse. “È così che un uomo bacia una donna!”
A casa, nella sua camera da letto, si tirò la coperta sopra la testa. Suo padre tornò a casa; i suoi genitori gli fecero domande. “Non gli diedi molti dettagli”, dice oggi. Gli dissero di evitare il prete. Lo fece. E i suoi genitori evitarono il confronto, perché non avevano un vocabolario per comprendere cosa significasse tutto ciò.
Collery lasciò presto l’incarico, diventando cappellano ospedaliero in Pennsylvania. Morì nel 1987.
Il percorso che ha portato Adams, un funzionario addetto ai prestiti a suo agio con i fogli di calcolo, a studiare i trasferimenti del suo aggressore si snoda attraverso una fede che ha portato con sé al liceo gesuita di New Orleans. L’istituto offriva un rigoroso mix di religione, studi accademici e attività sportive. “Sono riuscito a superare il liceo gesuita ascoltando le persone, senza dare troppo peso a me stesso – un meccanismo di difesa. Ma ho stretto amicizie durature”, ha detto.
L’allenatore di baseball di Jesuit, consapevole che il fratello maggiore di Adams giocava nella squadra della scuola e che suo nonno e suo zio avevano militato tra i professionisti, gli suggerì di fare un provino. Lui rifiutò.
“Avevo questa sensazione onnipresente. Se qualcuno avesse conosciuto il mio segreto, non avrebbe voluto avere niente a che fare con me. Portavo con me la mia vergogna, ero bravo a mascherarmi, a raccontare barzellette e storie con astuzia per distogliere l’attenzione da chiunque mi chiedesse del mio vero io”, ha detto.
Dopo la laurea nel 1988, Adams si iscrisse all’Università dell’Alabama; frequentò per un po’ una chiesa episcopale, ma, tornato a New Orleans con una laurea in scienze politiche, Adams tornò a dedicarsi alla messa, navigando tra ricordi neri. Trovò lavoro in banca e si sposò nel 1998.
“La prima persona a cui ho raccontato degli abusi, oltre ai miei genitori, è stato mio fratello, la sera della cena di prova”, ha detto. Ha evitato di dirlo alla moglie. Col tempo, la coppia ha avuto tre figlie femmine e un figlio maschio.
Nel 2011, la sua figlia maggiore compì 10 anni. Divenne così iperprotettivo che gli amici scherzavano dicendo che voleva avvolgerla nella pellicola a bolle. Adams si chiuse in se stesso; sua moglie gli disse: “Hai bisogno di aiuto”. Trovò uno psicologo e si confidò con lui riguardo a Collery, dicendogli che voleva tornare indietro nel tempo e proteggere il bambino che era stato. Rendendosi conto di quanto il trauma lo avesse stravolto, Adams e sua moglie andarono da uno psicologo.
Fedele al motto gesuita “Uomini per gli altri”, prestò servizio come volontario presso la Catholic Community Foundation. Aiutando le parrocchie a pianificare il patrimonio ereditato dalle loro proprietà, trovò un’intesa con Aymond, un geniale nativo del quartiere Gentilly di New Orleans, l’unico arcivescovo nato lì nella lunga storia della città.
Travolto dalla depressione, Adams divenne segretario, vicepresidente e poi presidente della Catholic Community Foundation. Nel dicembre 2012, dopo aver pagato di tasca propria le spese della terapia, incontrò Aymond, rivelandogli gli abusi di Collery. Aymond si scusò e si offrì di pagare la terapia, racconta Adams, aggiungendo: “Ogni tanto mi chiamava per chiedermi come stavo. È un microgestore, ma è bravo a ricordare le persone”.
Nel 2018, in risposta alla copertura mediatica di diversi procedimenti giudiziari contro membri del clero, la Chiesa ha pubblicato un elenco di 57 “membri del clero (sacerdoti e diaconi) rimossi dal ministero per accuse di abusi sessuali su minori”. Adams ha ricordato che nel 2002 l’arcivescovo Alfred Hughes aveva elencato solo 10 sacerdoti: un aumento di 47 uomini in 16 anni, avvenuto dopo inchieste di Associated Press, Guardian e WWL-TV. Adams si è chiesto se stessero nascondendo di più.
Nel 2019, la sua preoccupazione maggiore era il suo matrimonio in rovina, dato che suo figlio, il più piccolo, stava per compiere 10 anni. I ricordi bui alimentavano l’iperprotettività di Adams. “Calmati, papà”, ricorda di avergli detto suo figlio.
Il rimborso della terapia lo aveva fatto sentire sottomesso. Ha detto di aver chiesto ad Aymond un risarcimento forfettario. Poiché Adams non aveva avvocati, Aymond lo ha indirizzato al coordinatore dell’assistenza alle vittime, il Fratello Marista Stephen Synan. Volendo proteggere i suoi figli da qualsiasi pubblicità, Adams ha incontrato Synan, ma hanno raggiunto un punto morto sull’importo del risarcimento.
Pochi giorni dopo, il responsabile delle risorse umane della sua banca gli mostrò una lettera di Dwight C. Paulsen III, avvocato dell’arcidiocesi. La lettera conteneva la frase: “Si prega di notare che, tramite copia aperta di questa lettera e dei suoi allegati, l’avvocato del signor Adams è stato informato di questa richiesta”.
Adams non aveva un avvocato.
La lettera richiedeva “tutti i documenti relativi all’impiego del signor Adam, compresi i fascicoli riservati del personale. Ciò dovrebbe includere, a titolo esemplificativo ma non esaustivo, copie complete e leggibili di tutte le domande di assunzione presentate, tutti i registri delle buste paga e degli stipendi, comprese le ore e i giorni di lavoro e le tariffe applicabili a tale lavoro, copie delle buste paga, copie dei moduli W-2, cartelle cliniche e referti, note e corrispondenza dei medici, polizze di eventuali indennità di invalidità a breve o lungo termine e una copia della sua polizza assicurativa sanitaria, se presente”.
La banca rifiutò la richiesta; il suo terapeuta rifiutò una lettera simile, così come la sua scuola elementare, il liceo gesuita e l’Università dell’Alabama. Adams si considerava un bersaglio.
L’avvocato
Il 23 dicembre 2018, un avvocato indirizzò Adams a Richard Trahant, un avvocato che assiste le vittime di abusi da parte del clero. Quando Adams arrivò, Trahant lo riconobbe. Il fratello maggiore di Adams era stato nella classe di Trahant alla scuola superiore dei Gesuiti. Trahant ricordava Adams dai primi anni a St. Ann e a Collery.
Mentre Adams raccontava la sua storia, i due uomini cominciarono a piangere, i ricordi della loro prima innocenza si scontravano con la sofferenza causata dal prete e, per Trahant, con la profondità patologica della copertura.
Trahant aveva seguito le orme del padre e di un prozio, diplomandosi alla scuola superiore dei Gesuiti. Da quando ha seguito i casi di tre uomini che denunciavano abusi subiti da giovani alla scuola dei Gesuiti, uno dei quali era un ragazzo del quartiere non iscritto, è diventato persona non grata presso la scuola che un tempo aveva sostenuto finanziariamente.
Adams, alle prese con un divorzio, non voleva alcuna causa legale. Trahant accettò di cercare un accordo privato, ma avvertì: “Greg Aymond non è chi pensate che sia”.
Trahant aveva un numero crescente di casi clericali con avvocati di altri studi: gli avvocati Soren Gisleson (un gesuita laureato come Trahant) e Johnny Denenea, un cattolico di nascita. Trahant cercò un accordo privato per Adams con l’arcidiocesi, ma invano.
Il 7 aprile 2020, Trahant presentò la richiesta di risarcimento come “John Doe” per preservare l’anonimato di Adams. L’arcidiocesi informò il consiglio di fondazione, che lo costrinse ad andarsene; i media lo scoprirono. Adams dovette dirlo ai suoi figli. Tre settimane dopo, con Trahant pronto a raccogliere la deposizione di Aymond su un altro caso, l’arcidiocesi dichiarò bancarotta. Aymond dichiarò al quotidiano arcidiocesano che la bancarotta avrebbe consentito di stanziare maggiori fondi per le vittime. “Pagheremo le persone a cui dobbiamo dei soldi al 100% di quanto dobbiamo, perché non siamo finanziariamente in bancarotta”.
“Allora perché hai presentato istanza di fallimento ai sensi del capitolo 11?” si chiese Adams.
Adams sopravvisse alla copertura mediatica, disprezzato da alcuni cattolici perché considerato un nemico della Chiesa.
Predatori nascosti
Presentando istanza di fallimento, Aymond ha evitato una deposizione con Trahant, un punto di riferimento tra gli avvocati delle vittime. Il giudice Meredith Grabill ha bloccato la fase istruttoria con una clausola sui registri ecclesiastici. I giudici fallimentari sono favorevoli a prevenire contenziosi che danneggerebbero il debitore – un’azienda, un individuo o una chiesa – che cerca di riorganizzare i propri beni, negoziare il debito e rimettersi in attività.
Le procedure fallimentari si basano sul lavoro di un comitato congiunto composto da debitori, creditori e avvocati per gestire le trattative. Trahant e i suoi colleghi Gisleson e Denenea si sono uniti al comitato per conto delle vittime. Anche Adams si è unito al comitato, insieme ad altre tre vittime di abusi da parte del clero.
Chi accedeva ai fascicoli ecclesiastici sui pedofili doveva mantenere riservati i documenti segreti. La commissione si riuniva ogni due settimane, con un processo lento che frustrava Adams. Ma grazie al sistema informatico a uso esclusivo del tribunale, scrutò un passato di predatori nascosti. Il fascicolo Collery era “straziante”. Adams ha affermato che la lettera del defunto arcivescovo Philip Hannan, che rimuoveva Collery dopo le lamentele contro di lui da parte dei genitori di St Ann, lo aveva elogiato come un buon sacerdote.
“Avevo pensato che Hannan fosse il migliore, ma nei documenti ho visto il suo incoraggiamento, come se si scusasse con questi predatori”, ha detto Adams.
Verso la fine del 2021, Trahant avvertì suo cugino, preside della scuola superiore Brother Martin, che il cappellano della scuola, padre Paul Hart, aveva una grave macchia sulla sua fedina penale. Trahant disse a Ramon Antonio Vargas, allora al Times-Picayune, di mettere Hart “sul suo radar”. Il 18 gennaio 2022, Vargas riferì che Hart aveva ammesso di aver avuto un rapporto sessuale con una ragazza di 17 anni negli anni ’90.
Vargas ottenne i documenti di una commissione di revisione della chiesa del 2012 che votò contro la riassegnazione di Hart dopo aver scoperto che aveva abusato di una ragazza adolescente. Aymond scavalcò la decisione della commissione di revisione laica per un cavillo di diritto canonico, riguardante l’età del consenso a 17 anni. In seguito mandò Hart alla scuola superiore Brother Martin senza informare la scuola della decisione della commissione.
Anni dopo, la scuola superiore Brother Martin inviò una lettera ai genitori spiegando che la scuola aveva chiesto ad Aymond di rimuovere Hart a causa di accuse “risalenti a un lontano passato”. Aymond lo espulse e si scusò.
Grabill, infuriato, vide una violazione dello scudo fallimentare nei documenti interni. L’avvocato della Church, Mark Mintz, che aveva frequentato la facoltà di giurisprudenza della Tulane University negli anni in cui aveva frequentato Grabill, si era espresso a favore della punizione di Trahant. Trahant sosteneva che, in quanto funzionario del tribunale, era tenuto a denunciare un abusatore di minori e che non aveva rivelato nulla di quanto previsto dall’ordinanza di protezione.
Grabill ordinò un’indagine su Trahant da parte del curatore fallimentare statunitense, un funzionario che ricopriva un ruolo neutrale nei confronti del tribunale. Vargas accettò un breve colloquio con il curatore, affermando di non aver ricevuto i documenti su Hart da Trahant e rifiutandosi di nominare la sua fonte – cosa che il curatore non poteva imporre in base alle tutele costituzionali sulla libertà di stampa. Vargas a quel punto era diventato redattore e reporter del Guardian, con sede a New Orleans, con una copertura sempre più approfondita del fallimento.
Adams era entusiasta che Trahant fosse riuscito a eliminare un predatore.
Il caso si trascinò per ore. In un incontro con Grabill nell’aprile 2022, Rick Kuebel, l’avvocato del comitato dei creditori, si lamentò del fatto che la procedura fallimentare si protraeva da due anni “e non ho ancora visto un piano di riorganizzazione [della chiesa]”.
Nel giugno 2022, Grabill ha multato Trahant di 400.000 dollari per aver violato l’ordine di segretezza. La multa ha suscitato scalpore nella comunità legale. Un esperto specialista in bancarotte ha affermato, a margine, che la multa di Grabill dimostrava la sua “inesperienza”.
Trahant ha presentato ricorso alla corte d’appello degli Stati Uniti per il quinto circuito, che, dopo due anni e mezzo, non si è ancora pronunciata.
“Gli ordini di protezione in caso di bancarotta sono uno scandalo che consente agli avvocati difensori e alla Chiesa di giocare in tribunale”, ha dichiarato al National Catholic Reporter Marci Hamilton, professoressa presso l’Università della Pennsylvania, avvocato e fondatrice del think tank Child USA.
“Alcuni giudici hanno lentamente imparato attraverso i media che le vittime hanno bisogno di voce e hanno iniziato a consentire che le dichiarazioni di impatto delle vittime siano inserite negli atti. Le sentenze del giudice Grabill mi preoccupano per l’indebita deferenza nei confronti della Chiesa. Questo accade nei tribunali statunitensi da decenni, ma la maggior parte dei giudici non si schiera più automaticamente dalla parte della Chiesa. Il fallimento di New Orleans è stato costellato di sentenze ingiuste contro le vittime e di inopportuna deferenza nei confronti dell’arcivescovo”, ha aggiunto Hamilton.
Come scrive Lindsey Simon in Bankruptcy Grifters, un articolo pubblicato sulla Yale Law School Journal, molti fallimenti ecclesiastici hanno “privato le vittime del loro giorno in tribunale e le hanno costrette a ricorrere alla procedura di conciliazione”.
“Ciò che distingue i casi delle diocesi… è il modo in cui incorporano alcune delle pratiche più distruttive che creano ostacoli e privano i richiedenti di tutele significative”, scrive.
Grabill bandì Trahant, Gisleson e Denenea dal comitato dei creditori, nonostante non ci fossero prove che gli ultimi due avessero violato il suo ordine di segretezza. Grabill epurò Adams e altri tre sopravvissuti che avevano pazientemente partecipato a due anni di riunioni, poche ore prima di incontrare Aymond e leggergli le dichiarazioni. Ciò non accadde mai.
I fascicoli del clero che Adams aveva letto sul server del comitato scomparvero dal suo desktop, dal collegamento al sistema informatico del tribunale. Sotto lo scudo della bancarotta, sapeva che rendere pubblico tutto ciò che sapeva avrebbe suscitato l’ira di Grabill.
Kuebel ha difeso i sopravvissuti, sottolineando che “non hanno mai visto i loro aggressori consegnati a nessun tipo di giustizia”, secondo una trascrizione dell’udienza disponibile al pubblico. Piuttosto, hanno scontato “due anni senza alcun risarcimento” in lunghe udienze e, senza che lui lo dicesse, hanno rispettato lo scudo fallimentare su documenti segreti. “Sono frustrati dal fatto che, a differenza di altri casi, questa arcidiocesi abbia scelto di essere opaca o non trasparente con tutti questi vari documenti. Sono molto frustrati dal fatto che questa [fuga di notizie] sia diventata il fulcro del caso invece di cercare di riorganizzare [la Chiesa] e arrivare” a una risoluzione.
Ma smantellando il comitato dei creditori, Grabill diede impulso all’attenzione dei media. Le vittime si schierarono più apertamente contro diversi ecclesiastici i cui procedimenti giudiziari erano al di fuori della bancarotta. Ad esempio, alla fine degli anni ’90, la chiesa mandò Lawrence Hecker al St John Vianney, un ospedale ecclesiastico in Pennsylvania, come riportato dal Guardian e da WWL-TV. Hecker tornò a casa con una diagnosi di pedofilia.
Ciononostante, Hecker divenne monsignore prima che l’arcidiocesi lo ritirasse dal ministero e lo facesse andare in pensione. Aveva 92 anni l’anno scorso quando fu condannato dal procuratore distrettuale della parrocchia di Orleans. Morì pochi giorni dopo aver scontato la pena dell’ergastolo.
Il tempo impiegato per perseguire Hecker ha inviato un segnale forte alle forze dell’ordine. Nel 2023, avvocati anonimi hanno fornito un documento di 48 pagine all’FBI e alla polizia statale, descrivendo dettagliatamente gli insabbiamenti commessi dalla chiesa, citando le dichiarazioni delle vittime in procedimenti penali e cause civili. Un sacerdote menzionato nel promemoria, William O’Donnell, non era nella lista della chiesa, eppure, come riportato da Vargas sul Guardian , “Aymond ha autorizzato accordi finanziari separati di 125.000 dollari e 100.000 dollari per risoluzioni extragiudiziali con due persone” che accusavano O’Donnell di abusi.
Sulla base dei documenti legali visionati dal National Catholic Reporter, l’arcidiocesi ha pagato alle vittime circa 11,7 milioni di dollari in accordi privati nell’arco di circa 10 anni prima di dichiarare bancarotta. Diverse vittime hanno successivamente dichiarato di aver firmato accordi di non divulgazione, violando la Carta per la protezione dei minori dei vescovi statunitensi del 2002, che richiede trasparenza e “tolleranza zero” nei confronti dei pedofili.
Spingere per una risoluzione
Il fallimento, come la terapia, ha successo quando finisce.
Gli avvocati specializzati in procedure fallimentari, che fungono da ponte tra la difesa e l’avvocato dell’attore, fatturano cifre elevate e vengono pagati con le casse della chiesa. In un servizio del 2023 per New Orleans WWL-TV, il giornalista investigativo David Hammer ha esaminato attentamente il modo in cui i giudici fallimentari di Buffalo e Rockville Centre, New York, avevano messo in discussione gli avvocati delle diocesi per le loro fatturazioni elevate e le loro tattiche dilatorie. “Grabill, d’altra parte, si è ripetutamente pronunciato a favore dell’arcidiocesi di New Orleans nelle sue controversie con i creditori”, ha riferito Hammer.
A differenza degli specialisti in bancarotta e della difesa ecclesiastica, gli avvocati dei superstiti vengono pagati alla fine. Secondo Jeff Anderson, uno dei principali avvocati difensori di questi casi da molti anni, una strategia chiave della chiesa è quella di allungare i procedimenti, costringendo gli avvocati dei querelanti a sostenere i costi, spesso ricorrendo a prestiti su linee di credito bancarie.
Nella primavera del 2025, con il capitolo 11 al quinto anno, Grabill capì che archiviare la procedura fallimentare avrebbe scatenato un’ondata di casi che avrebbero travolto i tribunali statali. Approvò diversi esperti di mediazione di alto profilo per promuovere una risoluzione.
Mentre le trattative proseguivano per tutta l’estate, Grabill si trovò ad affrontare nuove problematiche. Durante un’udienza fallimentare di giugno, gli avvocati degli investitori dietro un’emissione obbligazionaria da 41 milioni di dollari che l’arcidiocesi aveva sottoscritto nel 2017 accusarono la chiesa di “frode sui titoli” per il mancato pagamento di interessi pari a 930.206,25 dollari, citando la bancarotta come una delle cause principali.
Ma mentre proseguivano le trattative tra gli avvocati dei sopravvissuti, i mediatori e la chiesa, a settembre è emerso un pacchetto. La chiesa ha promesso 230 milioni di dollari, di cui 29 milioni da assicuratori più piccoli.
A fine ottobre, le sopravvissute hanno votato a larga maggioranza per accettare le condizioni finanziarie proposte dall’arcidiocesi. Grabill ha poi tenuto un processo sull’equità delle condizioni e ha ascoltato le testimonianze delle sopravvissute agli abusi, tra cui Adams. L’8 dicembre ha approvato l’accordo.
Travelers, la più grande compagnia assicurativa dell’arcidiocesi con polizze rilevanti, ha subito accettato in linea di principio di aggiungere altri 75 milioni di dollari all’accordo. Se Grabill approvasse, l’accordo porterebbe il totale a 305 milioni di dollari.
Adams, che ha votato a favore del pacchetto, era di recente a cena con alcuni amici del liceo quando qualcuno gli ha chiesto cosa pensasse dopo aver sopportato il fallimento quinquennale della chiesa.
Ricorda di aver detto: “Sapendo quello che so ora, vedendo quello che ho passato io e la mia famiglia, probabilmente avrei tenuto la bocca chiusa. Soffrire in silenzio sarebbe stato più tollerabile del prezzo emotivo e spirituale che tutto questo ha richiesto”.
Aymond, dopo aver presentato le sue dimissioni al Vaticano all’età di 75 anni, sta ora gradualmente abbandonando l’incarico; l’arcivescovo coadiutore James Checchio diventerà a tempo debito arcivescovo.
“Più si approfondiscono i reati finanziari, i crimini sessuali, i preti che infrangono i voti”, ha detto Adams al National Catholic Reporter, “più mi viene da chiedermi se sono nella chiesa giusta. Il certificato di battesimo di mio figlio è stato firmato da due preti; entrambi sono ora in prigione per reati sessuali.
“Se credo sinceramente che la vera presenza di Cristo sia nell’Eucaristia e nei sacramenti che Gesù ci ha donato, non c’è altro posto dove andare. Questo non rende più facile andare in chiesa. La mia bisnonna si comunicava quotidianamente. Credo che le sue parole sarebbero state: ‘Abbiate fede in Cristo e nell’Eucaristia, e non nei leader della Chiesa che hanno normalizzato inganni e abusi’. Continuo a sperare che il mio amore per Dio e la sua Chiesa sia più grande del dolore e della rabbia causati dai suoi sacerdoti e vescovi”.
Nota dell’editore: questo è il primo di una miniserie che esplora le vite di alcuni sopravvissuti agli abusi sessuali da parte del clero durante la saga fallimentare dell’arcidiocesi di New Orleans, durata oltre cinque anni. La serie è stata sostenuta dal Fund for Investigative Journalism ed è stata pubblicata dal Guardian in collaborazione con il National Catholic Reporter .
Le vittime di abusi da parte del clero chiedono un’indagine su Papa Leone XIV durante il suo mandato come vescovo di Chiclayo in Perù, sostenendo che avrebbe avuto un ruolo nel nascondere il modo in cui ai sacerdoti e al clero accusati di violenza sessuale veniva consentito di continuare a svolgere il loro ruolo nella Chiesa cattolica.
Le registrazioni di un incontro avvenuto ad aprile tra il reverendo Giampiero Gambaro, Ana María Quispe Díaz e altri accusatori di aggressione di chierici peruviani hanno rivelato che l’uomo da loro accusato aveva confessato ai funzionari della chiesa anni prima e a settembre gli era stato concesso un “congedo onorevole”.
Il Chicago Sun-Times ha recensito una versione tradotta delle registrazioni rese pubbliche da Conclave Watch.
Alla luce delle registrazioni appena emerse, la Rete dei Sopravvissuti agli Abusi da parte dei Preti intende presentare una denuncia aggiornata secondo il modello ” Vos Estis Lux Mundi” , il percorso della Chiesa per documentare le accuse di abuso o cattiva gestione dei casi. Il gruppo ha affermato che questi casi sono rappresentativi di “un sistema che consente a vescovi e cardinali di controllare e chiudere i casi che li coinvolgono”.
“Non possiamo avere un altro papa in questo sistema istituzionale che ha insabbiato i crimini sessuali su minori”, ha dichiarato Peter Isely, sopravvissuto agli abusi sessuali del clero del Wisconsin e fondatore di SNAP, in una conferenza stampa di giovedì a Chicago. “Sono qui da 35 anni e l’unico modo in cui le cose cambiano è quando ci sono conseguenze e responsabilità. … Non vogliamo che questo accada a un altro bambino”.
I funzionari del Vaticano non hanno risposto immediatamente alla richiesta di commento.
Díaz, di Chiclayo, in Perù, sostiene di essere stata abusata da un prete quando aveva 9 anni, e che le sue due sorelle sono state aggredite dallo stesso prete. Nell’aprile 2022, ha affermato, le tre hanno presentato le loro accuse a Papa Leone XIV, allora noto come Robert Prevost e vescovo di Chiclayo, sebbene non abbia mai aperto un’indagine.
Secondo il New York Times , il Vaticano ha concluso l’indagine sui presunti abusi nel 2023, dopo che le autorità civili hanno dichiarato che le accuse erano oltre la prescrizione. Il Vaticano ha dichiarato al giornale che Prevost aveva fatto più del dovuto in almeno uno dei casi.
Secondo SNAP, le nuove prove dimostrano che i funzionari della chiesa hanno ammesso che il reverendo Eleuterio Vásquez Gonzáles, noto come padre Lute, aveva confessato di essersi tolto i vestiti, di aver fatto commenti sessualmente inappropriati e di aver toccato se stesso e le vittime.
Gambaro ha affermato che “l’indagine preliminare di Prevost è stata condotta molto male” – descrivendola come una “battuta” – e che “i termini di prescrizione della chiesa sono chiaramente molto diversi”. Ha aggiunto che un funzionario ecclesiastico sconosciuto, che le vittime ritengono essere Prevost, “ha firmato una lettera in cui afferma che il processo [canonico] non deve essere svolto”.
“È la prima volta che mi trovo di fronte a una situazione del genere in cui si invoca in questo modo la prescrizione del diritto civile”, afferma Gambaro nella registrazione.
Secondo l’analisi dei social media condotta da SNAP, Lute e il reverendo Ricardo Yesquén Paiva, che secondo Díaz l’avrebbe aggredita da bambina, hanno continuato a comparire nelle foto di Facebook mentre ricoprivano incarichi in chiesa, nonostante Prevost avesse affermato che erano state rimosse.
Una foto di Facebook mostra Prevost in piedi con Paiva alla sua festa di compleanno nel 2023, tre anni dopo che le accuse sono emerse, entrambi vestiti con abiti clericali.
Entro il 2024, la chiesa ha affermato che il religioso accusato, che era stato fotografato con Prevost, non poteva essere indagato e aveva già abbandonato il ministero a causa di una condizione neurologica, secondo SNAP.
“È incomprensibile che invece di cercare la verità e riparare le vittime, si sia deciso di chiudere il caso attraverso una grazia papale che libera l’abusatore dall’affrontare la responsabilità che gli compete, lasciandoci in una situazione di vulnerabilità senza riparazione, dove l’unica cosa che ci viene offerta è il pagamento per la terapia”, ha affermato Diáz in una dichiarazione.