Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: abusi sessuali

  • Sinéad O’Connor, crocifissa per aver detto la verità

    Sinéad O’Connor, crocifissa per aver detto la verità

    di Giacomini Alessandro – La Chiesa Cattolica non ha mai chiesto scusa a Sinéad O’Connor, non lo ha fatto nel 1992, quando la distrusse mediaticamente, non lo ha fatto nel 2002, quando la cronaca le diede ragione, e non lo ha fatto nel 2023, quando lei se n’è andata.

    Questo silenzio non fu una dimenticanza, ma una precisa scelta politica, ammettere il torto fatto a Sinéad significherebbe ammettere che un’intera gerarchia ha preferito la tutela dei pedofili alla salvezza dei bambini.

    L’8 ottobre 1992 la nota cantante Sinéad O’Connor non compì un gesto blasfemo, smise semplicemente di fingere, sul palco del Saturday Night Live cantò War di Bob Marley, cambiò il testo per parlare di abusi sui minori e strappò la foto di Papa Giovanni Paolo II (dicasi Wojtyla).

    Disse: Fight the real enemy, il vero nemico non era la fede era l’istituzione che la usava come scudo per proteggere i colpevoli.

    La risposta fu un linciaggio globale, non contro i pedofili, non contro chi li aveva coperti, ma contro una donna sola.

    Sinéad spiegò, urlò, insistette, la sua era una denuncia contro la copertura sistematica degli abusi sessuali sui minori da parte della Chiesa cattolica.

    Non fu ascoltata, perché ascoltarla avrebbe significato guardare negli occhi una verità orrenda, che per decenni la Chiesa aveva scelto di salvare sé stessa, non certo i bambini.

    E mentre Sinéad veniva distrutta pubblicamente, la Chiesa continuava a funzionare esattamente come prima, ciò che Sinéad aveva intuito con il dolore, i documenti lo confermavano con il gelo della burocrazia.

    Sotto il pontificato di Giovanni Paolo II, la protezione dei preti abusatori non è stata un errore di percorso, ma una dottrina ufficiale.

    Nel suo periodo, la Congregazione per la Dottrina della Fede ribadì il segreto pontificio sui delicta graviora (i delitti più gravi), in pratica:

    silenzio obbligatorio, niente denunce, niente giustizia civile, i vescovi non erano tenuti a rivolgersi ai tribunali, i preti abusatori venivano spostati, i bambini sacrificati e le famiglie lasciate sole.

    Non furono errori, fu una strategia, una strategia che permise a migliaia di sacerdoti di continuare a stuprare minori in tutto il mondo.

    In Francia, una commissione indipendente ha stimato 216.000 vittime tra il 1950 e il 2020, duecento sedicimila vite spezzate, ma il problema per il mondo, restava Sinéad O’Connor.

    Fino al 2001, la guida suprema era il documento “Crimen sollicitationis” del 1962, che imponeva il “segreto del Sant’Uffizio“ su ogni indagine per pedofilia.

    Le istruzioni erano inequivocabili:
    segreto permanente, anche dopo la fine del processo, il silenzio doveva essere totale e pena di scomunica per chiunque osasse denunciare all’esterno, cioè alla magistratura civile.

    ​Nel 2001, Joseph Ratzinger, braccio destro di Giovanni Paolo II, non scardinò questo sistema, ma lo blindò con l’epistola De Delictis Gravioribus.

    Ribadì il “segreto pontificio”, assicurando che i crimini sessuali contro i minori rimanessero un affare interno, gestito da vescovi che avevano come unico mandato quello di evitare lo scandalo, non di consegnare i mostri alla giustizia.

    Nel 2002 il Boston Globe fece ciò che Sinéad O’Connor aveva fatto dieci anni prima, raccontò i fatti, solo che allora non si strappavano più foto, si strappavano le maschere.

    Sinéad aveva detto la verità, la Chiesa aveva mentito eppure nessuno le chiese scusa.

    Non la Chiesa, non il Vaticano, non Giovanni Paolo II, beatificato e santificato senza che il suo ruolo nel sistema di copertura venisse mai affrontato, mentre

    Sinéad non fu riabilitata, non le venne restituita la carriera, non le venne restituita la voce, non le venne restituita la dignità.

    Venne lasciata a combattere da sola contro traumi, malattie mentali, ferite profonde, molte aggravate proprio da quel linciaggio pubblico, ma non ritrattò mai, non chiese mai perdono perché non aveva nulla di cui pentirsi.

    È morta nel luglio 2023 a 56 anni, solo allora partirono gli elogi, solo allora divenne una “profeta”, solo allora una “visionaria”, ma anche, solo parole vuote, pronunciate quando non costano più nulla.

    Ma non per la Chiesa cattolica, che invece, non disse nulla, nessuna ammissione, nessuna richiesta di perdono, nessuna parola per la donna che aveva denunciato ciò che poi si rivelò vero.

    Sinéad O’Connor non è stata una martire della musica è stata una vittima collaterale di un sistema di potere che ha preferito distruggere chi parlava piuttosto che fermare chi abusava, strappò una foto per difendere dei bambini, e la Chiesa, con il suo silenzio, strappò lei.

    La Chiesa di Wojtyla non ha “omesso” di vigilare, ha attivamente impedito che la giustizia facesse il suo corso, spostando i preti da una parrocchia all’altra come pezzi di un gioco perverso, regalando loro nuove vittime in cambio del silenzio.

    ​Il fatto che Giovanni Paolo II sia stato proclamato Santo a tempo di record è l’insulto finale a Sinéad O’Connor e a tutte le vittime di abusi.

    È la prova che per il Vaticano la difesa del prestigio dell’istituzione vale più della dignità umana.

    ​Sinéad O’Connor è morta senza aver ricevuto un grammo di quella giustizia che chiedeva, mentre la Chiesa Cattolica non ha mai fatto i conti con lei perché lei è lo specchio della loro vergogna.

    Ricordarla oggi non è un omaggio, è un atto di accusa contro un’istituzione che non ha mai chiesto scusa e che, proprio per questo, non ha mai davvero fatto i conti con la propria colpa.

    Ricordarla oggi significa non perdonare un’istituzione che continua a nascondersi dietro il fumo dell’incenso per non guardare il sangue sulle proprie mani.

    ​Fonti – Link – Approfondimenti:

    • ​Crimen Sollicitationis (1962):

    Per decenni, questo documento è stato il manuale d’istruzioni per occultare i crimini sessuali. Prevedeva il “segreto del Sant’Uffizio”, punendo con la scomunica chiunque, vittima o testimone, riferisse i fatti alla magistratura civile.

     Fonte: Archivio Vaticano / Testo integrale su AGER

    Testo integrale tradotto dal latino (Associazione Rete L’Abuso)

    • De Delictis Gravioribus (2001):

    Sotto la firma dell’allora prefetto Joseph Ratzinger, braccio destro di Wojtyla, la Chiesa ribadiva che i “delitti più gravi”, tra cui la pedofilia, dovevano restare sotto il “segreto pontificio”.

    Un atto che, di fatto, sottraeva migliaia di criminali alla giustizia ordinaria.

    Fonte: Lettera Ad exsequendam, Santa Sede

    • ​​Francia:Il Rapporto Sauvé ha stimato circa 216.000 vittime tra il 1950 e il 2020.

    Fonte: CIASE – Commission indépendante sur les abus sexuels dans l’Église

    • ​Irlanda:

    Il Rapporto Ryan e il Rapporto Murphy hanno scoperchiato decenni di torture e abusi sistematici nelle istituzioni cattoliche.

     Fonte: Murphy Report – Department of Justice

    • ​Italia:

    Il nostro Paese resta un’anomalia europea, privo di una commissione d’inchiesta indipendente statale, con la CEI che si limita a “report” parziali basati solo sulle segnalazioni interne.

    Le inchieste successive, come il Rapporto Ryan, avrebbero confermato che in quegli anni migliaia di bambini venivano abusati in istituti gestiti da ordini religiosi, con la piena consapevolezza dei vertici.

    • ​​Francia (Rapporto Sauvé):Circa 216.000 vittime tra il 1950 e il 2020. Il rapporto sottolinea il carattere “sistemico” degli abusi.

    ​Irlanda, la terra di Sinéad, migliaia di bambini torturati nelle Magdalene Laundries e nelle scuole cattoliche.

    https://www.rsi.ch/info/mondo/Irlanda-la-strage-degli-illegittimi–1241838.html

    https://europa.today.it/attualita/irlanda-scuole-cattoliche-abusi-sessuali.html

  • Marcia a Fully contro l’omertà sugli abusi sessuali nella diocesi di Sion

    Marcia a Fully contro l’omertà sugli abusi sessuali nella diocesi di Sion

    Quasi 80 persone hanno partecipato domenica a una marcia “di riconoscimento” degli abusi sessuali commessi nella diocesi di Sion, in Vallese, in particolare da un ex parroco di Fully rimasto in carica per 48 anni fino alla fine degli anni ’70.

    L’iniziativa, organizzata congiuntamente dalla diocesi, dal gruppo SAPEC (sostegno alle vittime di abusi in contesto religioso) e dai famigliari delle vittime, si è conclusa in chiesa con una messa celebrata dal vescovo Jean-Marie Lovey.

    Secondo una decina di testimonianze dirette o indirette raccolte da Le Nouvelliste, il prete, morto nel 1983, avrebbe abusato sessualmente di adulti e bambini, sfruttando la propria autorità nella vita quotidiana della comunità. Interpellate da Keystone-ATS, SAPEC e la diocesi evitano di fornire cifre precise sulle vittime.

    “Per quanto riguarda abusi di potere e di coscienza, se ne contano decine e decine”, ha dichiarato il vicario generale Pierre-Yves Maillard.

    Prima dell’inizio della marcia, Maillard ha chiesto pubblicamente “perdono” a nome del diocesi per gli atti dell’ex parroco.

    https://www.tvsvizzera.it/tvs/qui-svizzera/vs-fully-marcia-contro-omert%C3%A0-su-abusi-sessuali/90639482

  • Germania: pubblicato studio su abusi nella diocesi di Passau. Mons. Oster: “Posso solo chiedere perdono”

    Germania: pubblicato studio su abusi nella diocesi di Passau. Mons. Oster: “Posso solo chiedere perdono”

    Mons. Stefan Oster, vescovo di Passau, ha parlato dello studio sugli abusi condotto per la sua diocesi, pubblicato l’8 dicembre: in un video ha definito i risultati scioccanti, ma non sorprendenti.

    “No, noi della diocesi di Passau non eravamo e non siamo migliori sotto questo aspetto”: almeno 700 bambini e adolescenti hanno subito abusi sessuali o fisici da parte di 154 membri del clero negli ultimi ottanta anni. Oster ha ringraziato lo storico Marc von Knorring e il suo team dell’Università di Passau, che in tre anni hanno prodotto un rapporto di circa 400 pagine.

    La loro ricerca si è basata su 2.400 fascicoli personali di sacerdoti, oltre alle interviste con 25 vittime e quasi 35 altri testimoni contemporanei. Lo studio è intitolato “Abusi sessuali e violenza fisica: aggressioni ai minori da parte del clero cattolico nella diocesi di Passau, 1945-2022”. Oster ha ammesso che, quando legge i singoli fascicoli negli archivi, dove alcuni reati sono descritti in modo più dettagliato rispetto allo studio, è spesso sopraffatto dalla rabbia e dal dolore per ciò che è accaduto e per ciò che è stato possibile: “Posso solo chiedere perdono a nome della Chiesa di Passau.

    I nostri tentativi di riconciliazione e riparazione non saranno mai sufficienti per alcune persone, date le conseguenze spesso permanenti che ne derivano”. Il vescovo ha ringraziato le vittime che hanno denunziato: “Grazie al loro coraggio, alla loro apertura e alla loro disponibilità a parlare, abbiamo davvero imparato molto”. Ha riconosciuto le carenze degli studi precedenti, e sottolineato che lo studio attuale mostra anche “ciò che abbiamo già imparato”.

    Afferma poi che l’indagine dimostra che le misure e gli sforzi avviati hanno avuto un effetto, con l’attenzione pubblica sulla questione che ha contribuito in modo significativo al cambiamento. “Come Chiesa, dobbiamo assolutamente attenerci a standard più elevati. Attraverso il nostro ministero, vogliamo testimoniare la presenza salvifica di Dio, non causare danni”, ha sottolineato Oster.

    Germania: pubblicato studio su abusi nella diocesi di Passau. Mons. Oster: “Posso solo chiedere perdono”

  • Ex seminarista denuncia: “Vittima di abusi da parte di due sacerdoti”. E chiede maxi risarcimento

    Ex seminarista denuncia: “Vittima di abusi da parte di due sacerdoti”. E chiede maxi risarcimento

    L’ombra della pedofilia si allunga sulla Curia salentina. A distanza di anni. Un ex seminarista trascina in tribunale due preti per presunti abusi sessuali consumati in un seminario anni e anni fa. La presunta vittima ora ha 51 anni. E ha deciso di citare a giudizio i due preti che, da tempo, non prestano più la propria opera in Salento.

    La svolta in questa storia ha una data ben precisa: ottobre 2019 quando l’ex seminarista registra i dialoghi con i due preti che, nelle conversazioni, confesserebbero gli abusi consumati anni e anni prima. Ora quel materiale raccolto e cristallizzato in una consulenza non risulterebbe più utile per aprire un fascicolo d’indagine. Troppo datati i fatti che verrebbero dichiarati prescritti dagli inquirenti. E allora l’uomo si è rivolto alla giustizia civile per ottenere un risarcimento di 1 milione di euro (300.000 euro per la perdita di qualsiasi prospettiva lavorativa e altri 700.000 per il danno psico-fisico). Per anni, la presunta vittima è stata un insegnante di religione nei licei. Ha divulgato la parola di Dio in classe dopo aver accarezzato il sogno e l’ambizione di indossare l’abito talare.

    Ora non insegna neppure: un’esperienza chiusa con largo anticipo e con traumi che si porta ancora dentro. “Nel lontano 1988 – riporta nell’atto di citazione depositato nelle scorse ore dal suo avvocato Vito Nicola Ciullo e che verrà notificato ai convenuti in queste ore – entro nel seminario. Sperimento la quotidianità della formazione sacerdotale con momenti di studio, di preghiera e di condivisione di esperienze di vita con gli altri seminaristi”. La fede e l’impegno si alimentano in modo sempre più crescente. E il ragazzo decide di avviare un processo di avvicinamento agli studi ecclesiastici e al sacerdozio. In quegli anni, il seminarista incontra nel suo percorso un collega anche lui votato al sacerdozio. “Da subito – ricostruisce o – con lui stabilisco un rapporto di solida amicizia: insieme condividiamo momenti di preghiera, di formazione e di ricreazione”.

    Quel legame di amicizia si trasforma in qualcosa di penalmente e moralmente rilevante: violenze sessuali sul suo corpo. “In quei luoghi sacri, oltre al latino, al greco e alle consuetudini formative – racconta l’ex seminarista – ho scoperto ben altro nelle stanze della Diocesi di Ugento, senza alcuna vigilanza dei prelati”. Il seminarista – racconta – avrebbe subìto altri abusi da un secondo prete che “ha conquistato la mia fiducia e, con la scusa della preparazione alla preghiera e al ritiro spirituale, in un crescendo di attenzioni e di minacce, mi ha costretto a subire continue violenze sessuale. Nel 1998, alle soglie del sacerdozio, il seminarista sarebbe stato estromesso, senza alcun preavviso, dalla Diocesi. Conclusi gli studi teologici, l’uomo è diventato un insegnante di religione girovagando per diverse città d’Italia.

    I traumi, però, non lo hanno mai abbandonato dopo l’esperienza in seminario: stati d’ansia continui, malesseri fisici nella quotidianità, frequenti flashback di quel periodo fino ad ammalarsi: depressione, ansia, sensi di colpa, problemi alimentari, difficoltà a fidarsi degli altri e un senso di isolamento sociale che gli hanno impedito persino di farsi una famiglia. L’insegnate, o meglio l’ex insegnate, ha dovuto così intraprendere un lungo percorso di consulti medici conclusi sempre con la stessa diagnosi: “disturbo d’ansia con umore depresso, acufeni e problemi cardiaci dovuti all’ansia”. Amarezza, delusioni, e soprattutto un senso di sfiducia nei confronti dei suoi confidenti spirituali hanno ulteriormente minato l’equilibrio dell’ex seminarista che, dopo ripetute assenze per malattia, ha maturato la sofferta decisione di rinunciare all’insegnamento.

    Con delle motivazioni riportate nell’atto di citazione: “Non intendevo ulteriormente assumere posizioni di ipocrisia durante l’insegnamento agli scolari dei principi di fede smarriti a causa del clero ugentino”. Così, ora si è rivolto alla giustizia civile “per la sofferenza interiore, il dolore, il turbamento e l’alterazione della vita di relazione, fortemente compromessa a causa della perdita di fiducia nel prossimo, dopo gli abusi vissuti che mi hanno impedito la possibilità di crearmi una famiglia”.

    La prima udienza, davanti al giudice civile, è fissata per il 23 marzo 2026. In aula verranno raccolte le deposizioni di altri sette seminaristi citati da Schiavano che chiede anche di disporre una consulenza medica per accertare le lesioni fisiche e psichiche causate dai presunti abusi.

    https://bari.repubblica.it/cronaca/2025/12/09/news/ex_seminarista_denuncia_vittima_di_abusi_da_parte_di_due_sacerdoti_e_chiede_maxi_risarcimento-425030453/

  • L’arcidiocesi di New York negozierà un accordo per gli abusi sessuali per 1.300 accusatori

    L’arcidiocesi di New York negozierà un accordo per gli abusi sessuali per 1.300 accusatori

    L’arcidiocesi di New York, la diocesi cattolica più influente del Paese, ha dichiarato lunedì di aver accettato di negoziare un accordo che andrà a beneficio di circa 1.300 persone che hanno dichiarato di aver subito abusi sessuali da minorenni da parte dei suoi sacerdoti e del personale laico.

    Per finanziare l’accordo, l’arcidiocesi ha dichiarato di aver iniziato a raccogliere 300 milioni di dollari tagliando i costi e vendendo beni, tra cui la sede centrale di Manhattan e altri immobili.

    Jeff Anderson, un avvocato che rappresenta 300 persone che hanno sporto denuncia per abusi contro l’arcidiocesi, ha affermato lunedì che l’arcidiocesi ha compiuto “un passo nella giusta direzione”, ma ha avvertito che la chiesa e i suoi accusatori sono ancora lontani da un accordo definitivo.

    “Non c’è alcun accordo: abbiamo solo una proposta per un processo attraverso il quale si può avviare una mediazione”, ha detto Anderson. Ma, ha aggiunto, “questa è la prima volta che l’arcidiocesi si è mostrata disponibile a impegnarsi in un qualsiasi tipo di processo per risolvere la questione”.

    “Ogni volta che la Chiesa mostra la volontà di impegnarsi in una seria negoziazione, tutti noi che rappresentiamo i sopravvissuti siamo ansiosi di lavorare insieme per raggiungere questo obiettivo”, ha affermato. “Speriamo di poterlo fare e che lo faremo”.

    L’annuncio della mediazione è stato fatto in una lettera pubblica pubblicata lunedì dal cardinale Timothy Dolan, il quale ha affermato che nelle ultime settimane i funzionari dell’arcidiocesi si sono incontrati con gli avvocati per discutere i contorni di un accordo globale tra la Chiesa e i suoi accusatori.

    “Come abbiamo ripetutamente riconosciuto, gli abusi sessuali su minori, commessi in passato, hanno gettato vergogna sulla nostra Chiesa”, ha scritto il cardinale. “Chiedo ancora una volta perdono per la mancanza di coloro che hanno tradito la fiducia riposta in loro, non provvedendo alla sicurezza dei nostri giovani”.

    Il cardinale Dolan ha affermato che sia l’arcidiocesi sia i rappresentanti dei suoi accusatori hanno concordato di ingaggiare Daniel J. Buckley, un giudice in pensione della California, come mediatore neutrale.

    Il giudice Buckley ha già contribuito in precedenza a negoziare un accordo simile tra l’arcidiocesi di Los Angeles e più di 1.000 persone che avevano accusato il suo personale di abusi passati, ha affermato il cardinale.

    https://www.nytimes.com/2025/12/08/nyregion/ny-archdiocese-sex-abuse-settlement.html?

  • «Molestato in seminario»  Ex docente di religione  chiede i danni alla curia

    «Molestato in seminario» Ex docente di religione chiede i danni alla curia

    Chiede un risarcimento del danno alla Curia per presunti abusi subiti in ambito ecclesiastico all’incirca 30 anni fa. E lo fa con un atto di citazione depositato dinanzi al giudice civile che sta per essere notificato ai due prelati che sono accusati delle molestie raccontate e all’arcivescovo attuale, che ovviamente non ha nulla a che vedere con le contestazioni ma a cui viene attribuito un ruolo solo formale in quanto responsabile della Curia.

    Si tratta di un salentino che, difeso dall’avvocato Nicola Ciullo, ha deciso di procedere: non lo ha fatto in sede penale, perché il reato ipotizzato sarebbe comunque prescritto. Non ha ritenuto di attivare le vie del diritto canonico, a quanto si apprende per timore di non ottenere una risposta.

    Le tesi che afferma, naturalmente, sono tutte da verificare. E saranno analizzate in sede civile nell’ottica del presunto “danno”. A quanto si apprende, l’uomo, che è anche un ex docente di religione, si riferisce a fatti accaduti molto tempo addietro, quando si trovava in seminario. E che sarebbero da attribuire a due sacerdoti che ora non prestano più la pro pria opera in Salento. La dio cesi è di fatto estranea, dunque, ma viene comunque tirata in ballo per una sorta di responsabilità oggettiva. Come istituzione. Naturalmente potrà difendersi nelle sedi opportune.

    Il racconto è sintetizzato in un atto di citazione che è stato formalmente portato al Tribunale civile di Lecce. E in una lettera aperta, anonima, in cui vengono riportate varie norme e sentenze passate. In particolare quelle sulle ipotesi di responsabilità della curia, in caso di abusi sessuali commessi da preti, per cui il Tribunale di Lecce si è già espresso in passato (si parla di un caso simile, ma non dello stesso).

    «Anche la giurisdizione statale, oramai all’unanimità – si legge in una lettera aperta – affronta la questione degli abu si e molestie del clero, individuando il vescovo (o Ordinario della Diocesi) quale soggetto civilmente responsabile, secondo responsabilità extra contrattuale previste dal codice civile (artt. 2047-2054) con particolare riferimento all’art. 2049 c.c. (basta fare un breve giro sul web per rintracciare sentenze o ordinanze in merito, anche sulla Diocesi di Lecce: Trib. Lecce, sez. I pen., ord. 8 ottobre 2012, Pres. Sernia )», è riportato.

    I fatti, come si diceva, sono molto datati. Ma la presunta vittima sostiene di avere elementi a sufficienza per dimostrarli. La decisione di agire per le vie legali, a quanto si apprende, sarebbe maturata qualche anno fa, in epoca Covid, periodo in cui i presunti incubi del passato sarebbero riemersi.

    A corollario delle accuse di molestie, ci sono anche racconti di presunte minacce su bite e di un posto da docente revocato, naturalmente non ad opera della diocesi che risulta estranea nel merito alle contestazioni, per lo meno nella composizione attuale. Sempre, tutti da verificare. Quanto basta, a parere del ricorrente, per andare avanti e chiedere al giudice civile un ristoro dei danni subiti, ma più che altro una sentenza che registri i fatti così come si sono verificati, qualora dovessero essere riscontrati.

    Va specificato che in sede ci vile il procedimento si fonda su presupposti differenti dal penale e che non esiste il concetto dell’affermazione di responsabilità “al di là di ogni ragionevole dubbio”. E quindi anche la verifica dei fatti segue un percorso del tutto differente, volto ad accertare l’esistenza di conseguenze per chi lamenta il danno subito, oltre che la veridicità di quanto è stato narrato nell’atto di cita zione.

    Quotidiano di Puglia

  • Cassazione conferma condanna a Don Barone. Taormina: “Una sentenza sull’esorcismo”. Come stanno le cose

    Cassazione conferma condanna a Don Barone. Taormina: “Una sentenza sull’esorcismo”. Come stanno le cose

    Una storia molto particolare e assai delicata. Una vicenda che è stata alla ribalta per parecchio tempo, cominciata nel 2018 e andata avanti negli anni con diversi processi e sentenze nei confronti di un sacerdote che, scritto nei documenti depositati, era accusato di aver abusato di una minore, con la bambina che, secondo il prete, veniva sottoposta ad esorcismi. La Suprema Corte di Cassazione nella giornata del 2 dicembre, ha confermato la condanna a 13 anni di reclusione, col prete che ne ha già scontati 7.

    Una storia che ha fatto scalpore anche perché si tratta di un ormai ex sacerdote, Michele Barone, che esercitava a Casapesenna in provincia di Caserta, ma è anche vero che è stato ridotto a stato laicale con decreto firmato da papa Francesco nel 2018 e ridotto a maggio del 2019 a stato laicale, appunto, dopo le denunce per abusi sessuali e maltrattamenti durante gli esorcismi.

    E c’è da aggiungere che, secondo quanto si apprende, la Chiesa per decisione del Vescovo di Napoli venne sospeso da qualsiasi funzione religioso, dalla celebrazione del culto e dall’amministrazione dei sacramenti, quindi anche dagli esorcismi. L’accusa che gli è sempre stata rivolta è che proprio durante gli esorcismi che lui stesso praticava sulla ragazzina accadevano gli abusi. Da non dimenticare che nel 2018, non solo Michele Barone, ma vennero arrestati anche i genitori della minore e con loro pure un funzionario di polizia che poi è stato scagionato del tutto.

    Avvocato Taormina: “Per i giudici della Cassazione l’esorcismo da contatto è reato”. Ma ci sono dubbi

    Per l’avvocato Carlo Taormina, famoso legale e penalista, la decisione presa dai giudici della Suprema Corte di Cassazione è che avrebbero deciso che “l’esorcismo da contatto sia equiparato a maltrattamenti” e secondo il legale si tratta “di una cosa assurda”. In sostanza, spiega l’avvocato penalista a Cityrumors.it che per la Cassazione “non si riconosce quanto disciplinato dall’ordinamento canonico diverso da quello statale”, a maggior ragione “se si fanno lesioni derivanti dalla pratica dell’esorcismo anche quelle lesioni come tali, nel caso di specie contestati maltrattamenti” .

    Il legale è abbastanza sicuro di quello che afferma, ma i dubbi sono tanti anche perché, e la conferma arriva direttamente dal Vaticano, Michele Barone, fino al 2018 era un sacerdote, ma fu Papa Francesco ad emettere direttamente e personalmente un’espulsione dal sacerdozio con un decreto papale firmato e sottoscritto nel 2018, poi ridotto a stato laicale.

    Ma la Chiesa, sin dall’inizio di questa storia, ha sempre disconosciuto le pratiche di Don Barone, tanto che nel giorno 24 febbraio del 2018 fu emesso un comunicato dal Vaticano e dall’Associazione nazionale esorcisti dove si spiegava “che il sacerdote in questione non è mai stato istituito esorcista da alcun Ordinario (Vescovo diocesano) a norma del can. 1172 del Codice di Diritto Canonico né ad alcun titolo è mai stato membro dell’Associazione Internazionale Esorcisti”.

    Una nota da parte dell’Associazione nazionale esorcisti, riconosciuta dal Vaticano, che fu durissima a proposito con tanto di sottolineatura all’epoca “esorta vivamente i sacerdoti esorcisti ad attenersi rigorosamente alle norme e alla prassi che la Chiesa indica nei Praenotanda del Rito degli Esorcismi, riprovando e prendendo decisamente le distanze da tutto ciò che da esse si discosta”.

    Per l’avvocato Carlo Taormina è una decisione, quella della Cassazione che va oltre e riguarda la pratica dell’esorcismo, tanto che “lo trovo assurdo” e spiega di essere “in attesa delle motivazioni della sentenza per preparare i documenti e rivolgermi alla Corte Europea“. Poi riguardo alla Chiesa, secondo il suo pensiero, “dovrebbe trovare un’intesa con lo Stato rispetto a quelle che sono gli attentati all’integrità fisica che sono connessi con l’esorcizzato”. Ma se per la Chiesa, Don Barone non doveva esercitare, forse la Cassazione si è espressa nel merito del caso e non su tutti quelli che praticano gli esorcismi.

    https://www.cityrumors.it/esclusiva/cassazione-conferma-condanna-a-don-barone-taormina-una-sentenza-sullesorcismo-come-stanno-le-cose.html

  • Rapporto sul progetto pilota  per la storia degli abusi sessuali  nel contesto della Chiesa cattolica  romana in Svizzera a partire  dalla metà del XX secolo

    Rapporto sul progetto pilota per la storia degli abusi sessuali nel contesto della Chiesa cattolica romana in Svizzera a partire dalla metà del XX secolo

     Introduzione
    Agli inizi degli anni ‘60 del secolo scorso, il sacerdote G. A. fu condannato a due anni di carcere per “atti immorali ripetuti e continuati con e di fronte a fanciulli”. Si trattava della sua seconda condanna: prima in un comune della Svizzera centrale, nella diocesi di Coira, poi nell’altipiano, nel territorio di competenza della diocesi di Basilea, egli aveva abusato sessualmente di almeno 67 bambini e bambine, stando alle informazioni fornite dagli atti giudiziari.

    I responsabili della Chiesa cattolica non lo avevano rimosso dal suo incarico dopo la prima condanna, continuando invece ad affidargli mansioni nell’ambito della cura pastorale che comprendevano il contatto con minori e, inoltre, avevano deliberatamente tentato di nascondere il crimine mediante un trasferimento. Così, all’uscita dal carcere, si profilava per G. A. una carriera di successo: fu nominato parroco e operò in diverse comunità parrocchiali per quasi quarant’anni.

    La carriera del sacerdote G. A. non costituisce un’eccezione: sono numerosi i casi di abuso sessuale commessi dal clero cattolico e da dipendenti ecclesiastici in Svizzera nel corso del XX secolo. Numerose persone abusate subiscono ancora oggi le drammatiche conseguenze di queste esperienze. Per molto tempo, i responsabili ecclesiastici non hanno riconosciuto queste sofferenze, banalizzandole, tacendole e insabbiandole. Così facendo, hanno protetto i colpevoli e hanno preso in conto che si verificassero ulteriori abusi.

    Nel dicembre del 2021, i rappresentanti della Conferenza dei vescovi svizzeri (CVS), della Conferenza delle Unioni degli Ordini religiosi e delle altre Comunità di vita consacrata in Svizzera (KOVOS) e della Conferenza centrale cattolica romana della Svizzera (RKZ) da una parte, e del Dipartimento di Storia dell’Università di Zurigo dall’altra, hanno sottoscritto un contratto al fine di indagare gli abusi sessuali avvenuti nel contesto della Chiesa cattolica romana (in seguito:
    Chiesa cattolica) a partire dalla metà del XX secolo.
    A differenza di studi simili commissionati in altri Paesi, il presente progetto pilota ha incluso nella sua analisi tutte le diocesi in ogni area linguistica svizzera, così come le strutture di diritto pubblico ecclesiastico e gli ordini religiosi, al fine di esaminare la Chiesa cattolica in Svizzera nel suo complesso. Ciò ha permesso per la prima volta ad un gruppo di ricerca indipendente di indagare sistematicamente gli atti relativi ai casi di abuso sessuale nell’ambiente della Chiesa cattolica conservati nei diversi archivi ecclesiastici.

    La presente analisi pone così le basi per future ricerche sulla storia degli abusi sessuali commessi dal clero cattoli
    co, dai dipendenti ecclesiastici e dai membri degli ordini religiosi in Svizzera a partire dalla metà del XX secolo. Il presente rapporto offre una panoramica delle fonti disponibili e accessibili, fornisce risultati preliminari relativi allo stato degli archivi e suggerisce di conseguenza possibili piste di ricerca per ulteriori indagini. In questo modo vengono formulate proposte sulle modalità e sulle fonti in base alle quali continuare il lavoro sul tema in modo …

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  • IL PREMIO  A FRANCESCO  ZANARDI DELLA  “RETE L’ABUSO”,  «UN SEGNALE  CHE QUALCOSA  STA CAMBIANDO»

    IL PREMIO A FRANCESCO ZANARDI DELLA “RETE L’ABUSO”, «UN SEGNALE CHE QUALCOSA STA CAMBIANDO»

    42454 CREMONA-ADISTA. Un coraggioso attivista che da decenni con «coraggio e costanza» denuncia la pedofilia nella Chiesa: Francesco Zanardi, fondatore e anima della Rete L’Abuso, ha ricevuto con questa motivazione il 26 novembre scorso a Cremona la menzione speciale come “Testimone del nostro tempo” nell’ambito del Premio Nazionale Lea Garofalo, istituito quattro anni fa dall’associazione Dioghenes A.p.s, che edita la testata Wordnews.it.

    Lea Garofalo, giovane donna calabrese che nel 2009 pagò con la vita la sua scelta di ribellarsi alla ‘ndrangheta divenendo testimone di giustizia, è divenuta il simbolo della lotta alla criminalità organizzata e di una resistenza che si forma già a partire dai banchi di scuola. Il premio, infatti, è conferito a classi e scuole che hanno inviato lavori sul tema della giustizia (“La mafia teme più la scuola che la giustizia”, è stato detto citando il magistrato Antonino Caponnetto) ed è un’occasione per riflettere, oltre che sull’esempio di Lea, anche sul tema della violenza contro le donne, in concomitanza con la Giornata del 25 novembre.

    Il premio prevede anche una menzione speciale dei “Testimoni del nostro tempo“: familiari di vittime di mafie, appartenenti alle forze dell’ordine, magistrati e procuratori della Repubblica, testimoni di giustizia, giornalisti di organi di stampa nazionali, rappresentanti sindacali e rappresentanti di associazioni. Ed è in questa veste che, nella quarta edizione del premio, Francesco Zanardi è stato scelto: sopravvissuto agli abusi sessuali del suo parroco, don Nello Giraudo, perpetrati quando era solo un bambino, Francesco è riuscito con la sua determinazione e la sua forte motivazione a denunciare non solo gli abusi subiti personalmente, ma a mettere in piedi un organismo che difende e sostiene da molti punti di vista tante altre vittime. Il suo dolore è diventato una battaglia civile che si è sostanziata nella Rete L’Abuso, associazione che dal 2010 offre empatia, ascolto, supporto giuridico, accompagnamento a chi ha subito un abuso clericale.

    Non solo: oltre a documentare i casi di abusi in Italia (ha creato un enorme database, che finora è l’unico nel nostro Paese), la sua azione di promozione della trasparenza e della giustizia e di sensibilizzazione dell’opinione pubblica lo ha visto più volte rivolgersi alle istanze internazionali di protezione dei minori. È stato premiato per «il suo instancabile impegno a denunciare gli abusi sessuali commessi all’interno della Chiesa, e nel dare voce alle vittime di una delle più gravi ferite morali e civili del nostro tempo»: così le motivazioni della menzione. «Ha trasformato il dolore in battaglia, l’esperienza persona le in missione collettiva, costruendo un movimento che ha rotto il silenzio e imposto il te ma della responsabilità ecclesiastica e istituzionale nel dibattito pubblico.

    Ha documentato casi, raccolto testimonianze, avviato azioni legali e informato l’opinione pubblica nel no me della verità e della dignità. Per la forza morale con cui ha affrontato poteri forti e resistenze secolari, per l’impegno civile che da anni porta avanti senza arretrare, Francesco Zanardi riceve la menzione speciale del Premio nazionale Lea Garofalo».

    È la prima volta che un premio nazionale, tradizionalmente dedicato a mafie, criminalità organizzate e femminicidio, si apre alle vittime di abusi del clero. «Quello consegnato a Francesco non è solo un premio: è un segnale che qualcosa sta cambiando», ha scritto Luciana Esposito sulla testata che dirige, Napolitan.it.

    «In un Paese dove per decenni gli abusi nel clero sono stati sepolti sotto silenzi, imbarazzi e complicità, vedere un attivista come Zanardi riconosciuto come simbolo del coraggio civile segna un’evoluzione importante».

    «Lea Garofalo – prosegue Esposito – denunciò la ’ndrangheta sapendo cosa rischiava. Zanardi denuncia un altro tipo di potere, diverso ma capace di generare lo stesso dolore e la stessa solitudine nelle vittime.

    Mettere questi due mondi sullo stesso palco non è una provocazione: è una scelta culturale, quasi politica.

    Questo premio non celebra una persona: celebra tutti quelli che, come Francesco Zanardi, trasformano una ferita in parole che illuminano». (ludovica eugenio)

  • Siracusa. Abusi sessuali su minore, svolta nel processo: chiesta assoluzione per l’ex prete di Francofonte

    Siracusa. Abusi sessuali su minore, svolta nel processo: chiesta assoluzione per l’ex prete di Francofonte

    Accusato di violenza sessuale ai danni di un minorenne, potrebbe verificarsi un ribaltamento nel processo: chiesta l’assoluzione per l’ex prete e cappellano militare di Francofonte, il 67enne Salvatore Cunsolo.

    I fatti

    L’ex sacerdote all’epoca svolgeva la sua opera nella chiesa Madre di Francofonte. Ed è li che, secondo l’accusa, approfittando della fragilità del ragazzino, rimasto orfano da bambino, si sarebbero verificate prima gli abusi e poi le violenze.

    L’ex cappellano è stato denunciato dal giovane, ora maggiorenne, di Francofonte il quale aveva raccontato alla Squadra Mobile di Siracusa di essere stato abusato dal religioso dall’età di 9 anni fino ai 18 anni.

    Il ragazzo prima di rivolgersi alla Polizia aveva denunciato i fatti al vescovo di Siracusa, Francesco Lomanto, che in quella occasione accompagnò personalmente il giovane a depositare la denuncia e poi avviò il processo canonico contro Salvatore Cunsolo al fine di sospenderlo dall’esercizio religioso.

    Il parroco, accusato di abusi sessuali su minore, fu altresì sospeso dallo stato clericale, la scorsa estate, dal vescovo di Piana degli Albanesi.

    La richiesta di assoluzione

    Nell’udienza più recente il pubblico ministero, Stefano Priolo, ha avanzato la richiesta di assoluzione dell’imputato, ritenendo che gli elementi raccolti non consentano di raggiungere il livello di certezza necessario per attribuirgli le responsabilità penali contestate. La decisione del giudice è prevista per la prossima settimana: l’udienza conclusiva è calendarizzata per il 2 dicembre, data in cui verrà emessa la sentenza sulla vicenda.

    Siracusa. Abusi sessuali su minore, svolta nel processo: chiesta assoluzione per l’ex prete di Francofonte