Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: abusi sessuali

  • Gran Bretagna. Triplicate in 2 anni le denunce di abusi sessuali del clero, Aumentano i preti pedofili o le denunce?

    Gran Bretagna. Triplicate in 2 anni le denunce di abusi sessuali del clero, Aumentano i preti pedofili o le denunce?

    01-08-11
    CHIESA: IN GRAN BRETAGNA DENUNCE ABUSI TRIPLICATE GRAZIE A VISITA PAPA

    (ASCA) – Roma, 1 ago – Il numero di denunce di abusi sessuali ricevute dalla Chiesa cattolica inglese e’ tirplicato nel 2010. Lo ha reso noto la National Catholic Safeguarding Commission istituita dalla Conferenza episcopale d’Inghilterra e Galles. Le denunce di abusi sono state 63 contro le 20 del 2009, e le presunte vittime sono 103 contro le 52 di un anno prima. Di queste, 18 sarebbero state abusate nel corso del 2010.

    La Commissione attribuisce la crescita delle denunce alla visita di quattro giorni di papa Benedetto XVI nell’isola lo scorso settembre, durante la quale il pontefice ha incontro le vittime degli abusi e condannato gli scandali commessi da membri della Chiesa.

    Dal 2001, informa la Commissione, 37 preti sono stati ridotti allo stato laicale.

    asp/mau/alf

  • Irlanda, Santa Sede reagisce alle accuse Preti pedofili a Cloyne, richiamato il nunzio

    Irlanda, Santa Sede reagisce alle accuse Preti pedofili a Cloyne, richiamato il nunzio

    CITTA’ DEL VATICANO
    Dopo la pubblicazione del rapporto della commissione d’inchiesta sugli abusi sessuali ai danni di minori nella diocesi a sud del paese e a seguito della accuse lanciate in Parlamento dal premier Kenny (“Vaticano ha incoraggiato a tacere”), Monsignor Giuseppe Leanza richiamato per consultazioni

    CITTA’ DEL VATICANO – La Segreteria vaticana ha richiamato il nunzio apostolico in Irlanda, monsignor Giuseppe Leanza, per consultazioni a seguito della pubblicazione, il 13 luglio scorso, del rapporto della commissione d’inchiesta del governo di Dublino sugli abusi ai danni di minori commessi da sacerdoti della diocesi di Cloyne, a sud del paese. La Segreteria di Stato e altri dicasteri vaticani dovranno mettere a punto una risposta ufficiale alle richieste provenienti dal governo irlandese circa il coinvolgimento del Vaticano nella copertura e insabbiamento di casi di abusi sessuali commessi da esponenti dal clero irlandese.

    Si tratta della prima risposta del Vaticano al durissimo atto d’accusa pronunciato mercoledi scorso in Parlamento dal premier irlandese Enda Kenny, secondo cui “il rapporto della commissione ha evidenziato il tentativo della Santa Sede di bloccare un’inchiesta in uno Stato sovrano, democratico e Repubblica non più di tre anni fa, non trent’anni fa”.

    Alle parole del premier aveva replicato padre Lombardi, direttore della sala stampa vaticana. “La Santa Sede risponderà opportunamente alla domanda posta dal Governo irlandese a proposito del Rapporto sulla diocesi di Cloyne”. Il religioso aveva anche richiamato tutti a dibattere la vicenda con la massima obiettività, in modo da contribuire alla causa che deve stare maggiormente a cuore a tutti, cioè la salvaguardia dei bambini e dei giovani e il rinnovamento di un clima di fiducia e collaborazione a questo fine, nella Chiesa e nella società, come auspicato dal Papa nella sua Lettera ai cattolici dell’Irlanda”.

    A sua volta, l’arcivescovo di Dublino Diarmuid Martin aveva respinto con forza le accuse lanciate dal premier irlandese, sottolineando che nella diocesi di Cloyne sono state ignorate le norme del 2001, volute dall’allora cardinale Ratzinger, dunque dal Papa attuale.

    Mercoledì scorso, davanti al Dail, la camera bassa del Parlamento irlandese, il premier Kenny aveva apertamente accusato il Vaticano di “disfunzione, disconnessione e elitarismo”, per aver incoraggiato i vescovi a non denunciare gli abusi da parte di 19 esponenti religiosi della diocesi di Cloyne alle autorità ufficiali, secondo quanto affermato dalla commissione d’inchiesta nel suo rapporto. Kenny non aveva usato mezzi termini. La vicenda di Cloyne, aveva affermato in Parlamento, “fa emergere la disfunzione, la disconnessione e l’elitarismo che dominano la cultura del Vaticano. Lo stupro e la tortura di bambini sono stati minimizzati per sostenere, invece, il primato delle istituzioni, il suo potere e la sua reputazione”.

    Alla pubblicazione del rapporto, prima che Kenny pronunciasse il suo atto d’accusa, padre Lombardi si era già espresso, garantendo la volontà della Santa Sede di accertare la verità e una sua pronta risposta alle rivelazioni su Cloyne. In attesa di quella risposta, il gesuita aveva ricordato “gli intensi sentimenti di dolore e di riprovazione espressi dal Papa in occasione del suo incontro con i vescovi irlandesi, convocati in Vaticano l’11 dicembre del 2009 proprio per affrontare insieme la difficile situazione della Chiesa in Irlanda alla luce del Rapporto sull’Arcidiocesi di Dublino, allora recentemente pubblicato. Il Papa parlava allora apertamente di ‘sconcerto e vergogna’ per ‘i crimini odiosi’”.

    Padre Lombardi aveva richiamato in proposito che “proprio in seguito a tale incontro, e a uno successivo del 15 e 16 febbraio 2010, il Papa ha pubblicato la sua nota e ampia Lettera ai Cattolici dell’Irlanda, del 19 marzo successivo, in cui si trovano le espressioni più forti ed eloquenti di partecipazione alle sofferenze delle vittime e delle loro famiglie, come pure di richiamo alle terribili responsabilità dei colpevoli e alle mancanze di responsabili della Chiesa nei loro compiti di governo o di sorveglianza. Una delle azioni concrete seguite alla Lettera del Papa è la visita apostolica alla Chiesa in Irlanda, articolata nelle visite alle quattro archidiocesi, ai seminari e alle Congregazioni religiose, visita i cui risultati sono in uno stadio avanzato di studio e di valutazione”.

    (25 luglio 2011)
    http://www.repubblica.it/esteri/2011/07/25…95/?ref=HREC1-4

  • Pedofilia, Irlanda: il primo ministro attacca in parlamento il Vaticano

    Pedofilia, Irlanda: il primo ministro attacca in parlamento il Vaticano

    Il premier irlandese Enda Kenny, intervenendo in parlamento a proposito del rapporto sulla diocesi di Cloyne (cfr. Ultimissima del 15 luglio), ha accusato il Vaticano di non aver fatto quanto in suo potere per impedire gli abusi sessuali da parte di religiosi, operando inoltre per ostacolare le inchieste avviate. Kenny confida tuttavia che la giustizia prevarrà: “la legge non può fermarsi davanti a una tonaca”, ha sostenuto. E’ possibile rivedere il suo intervento sulsito della televisione irlandese.
    Charlie Flanagan (leader del gruppo parlamentare del Fine Gael, lo stesso partito di Kenny) ha nel frattempo chiesto, scrive RTE, l’espulsione del nunzio papale, sempre in seguito alla diffusione dell’ultimo rapporto. Una sintesi del Cloyne Report è disponibile sul sito del militante ateo Michael Nugent.
    L’arcivescovo di Dublino Diamund Martin, riporta BBC News, ha a sua volta dichiarato di provare “vergogna” per gli errori della Chiesa, sostenendo inoltre che, in Vaticano e nelle diocesi irlandesi, sono all’opera gruppi che cercano di depotenziare le misure prese per prevenire gli abusi sessuali su minori.
    Raffaele Carcano

    http://www.uaar.it/news/2011/07/21/pedofil…mento-vaticano/

  • L’Irlanda attacca il Vaticano

    L’Irlanda attacca il Vaticano

    Il premier Enda Kenny ha duramente criticato la Chiesa per non aver preso misure adeguate contro i preti pedofili
    «Lo stupro e la tortura di bambini venivano minimizzati o gestiti internamente per salvaguardare il primato dell’istituzione»
    21 luglio 2011
    Il premier irlandese Enda Kenny ha attaccato duramente il Vaticano in un discorso al Parlamento, accusandolo di non aver preso misure adeguate per fermare gli abusi sessuali dei preti cattolici sui minori. Kenny si è basato sui risultati di un rapporto pubblicato la scorsa settimana, in cui è emerso che il Vaticano aveva cercato di coprire gli abusi avvenuti nella diocesi di Cloyne dal 1996 al 2009.

    Secondo il rapporto il vescovo John Magee, a capo della diocesi di Cloyne dal 1987, non aveva adottato misure sufficienti per risolvere il problema nella propria diocesi esponendo così i bambini a nuovi potenziali abusi. Il suo comportamento era allineato alle richieste del Vaticano che nel 1997 aveva inviato un documento ai vescovi dell’Irlanda per indurli a non denunciare i casi di pedofilia nella Chiesa alle forze di polizia e a gestire internamente i casi di abuso contro i minori, stabilendo punizioni per i possibili colpevoli. Lo scandalo ha portato alle dimissioni di Magee, avvenute lo scorso marzo.

    Kenny ha detto che il rapporto tra la Chiesa cattolica e lo stato irlandese non potrà più essere lo stesso e ha accusato il Vaticano di elitismo, narcisismo, e di essere fuori dalla realtà: «Lo stupro e la tortura di bambini venivano minimizzati o gestiti internamente per salvaguardare il primato dell’istituzione, il suo potere, la sua posizione e reputazione». Il premier ha anche ammesso le colpe dello Stato per non aver protetto adeguatamente i bambini e ha aggiunto che il governo proporrà delle nuove misure in cui i «bambini saranno al primo posto» .

    Il leader dell’opposizione Michael Martin si è detto d’accordo con il premier e ha ricordato che già nel 2009, dopo la pubblicazione del rapporto Murphy sui tentativi della Chiesa di coprire gli abusi nella diocesi di Dublino, il Vaticano aveva preferito concentrarsi sugli interessi della Chiesa anziché cooperare pienamente nell’indagine del governo.

    Il reverendo Federico Lombardi, che dirige l’ufficio stampa della Santa Sede, ha detto che alcune critiche alla Chiesa sono esagerate e che «dimostrano una scarsa consapevolezza di quel che il Vaticano ha fatto per aiutare a risolvere il problema». Il ministro della Giustizia irlandese ha criticato le sue parole definendole «un’uscita infelice e in malafede».

    www.ilpost.it/2011/07/21/lirlanda-attacca-il-vaticano/

  • PEDOFILIA: DURE ACCUSE DEL PREMIER IRLANDESE AL VATICANO

    PEDOFILIA: DURE ACCUSE DEL PREMIER IRLANDESE AL VATICANO

    (ASCA-AFP) – Dublino, 20 lug – Il pimo ministro irlandese Enda Kenny ha accusato il Vaticano di ”disfunzione, disconnessione e elitarismo” per non aver affrontato a dovere lo scandalo degli abusi sessuali commessi dai preti pedofili. Le critiche sono state formulate nel corso di un dibattito parlamentare sul rapporto uscito la scorsa settimana che ha accusato la Chiesa Cattolica romana di aver reagito in modo inappropriato davanti alle accuse di abusi nei confronti di 19 esponenti religiosi nella diocesi di Cloyne, nel sud dell’Irlanda.

    Davanti al Dail, camera bassa del Parlamento irlandese, Kenny ha detto che il rapporto ”ha evidenziato il tentativo della Santa Sede di bloccare un’inchiesta in uno Stato sovrano, democratico e repubblica non piu’ di tre anni fa,non trent’anni fa”.

    Secondo il premier, ”il Cloyne fa emergere la disfunzione, la disconnessione e l’elitarismo che dominano la cultura del Vaticano. Lo stupro e la tortura di bambini sono stati minimizzati per sostenere, invece, il primato delle istituzioni, il suo potere e la sua reputazione”.

    http://it.notizie.yahoo.com/pedofilia-dure…-155500865.html

  • Pedofilia. Si dimette cardinale di Filadelfia, Justin Rigali ha insabbiato i casi, spostando i preti di parrocchia in parrocchia

    Pedofilia. Si dimette cardinale di Filadelfia, Justin Rigali ha insabbiato i casi, spostando i preti di parrocchia in parrocchia

    martedì 19 luglio 2011 15:18

    Il cardinale Justin Rigali in una immagine di archivio REUTERS/Tim Shaffer

    FILADELFIA (Reuters) – Il Vaticano ha annunciato oggi di aver accettato le dimissioni del cardinale Justin Rigali, la cui guida dell’arcidiocesi cattolica di Filadelfia era stata macchiata da uno scandalo su abusi sessuali commessi da sacerdoti su minori.

    L’arcidiocesi, la sesta per grandezza negli Stati Uniti, con un milione e mezzo di fedeli, è stata accusata di aver tenuti segreti gli abusi sessuali su minori commessi da preti per cercare di evitare un costoso scandalo.

    In un comunicato, il Vaticano ha detto di aver accettato le dimissioni di Rigali, 76 anni, ma non ha fatto alcun commento diretto sulla vicenda. Al posto di Rigali, è stato nominato l’arcivescovo di Denver, Charles Chaput, ha comunicato la Santa sede.

    Negli ultimi anni la Chiesa cattolica è stata scossa da una serie di scandali relativi al tentato insabbiamento di abusi su minori sia in Europa che negli Stati Uniti.

    Rigali, arcivescovo a Filadelfia dal 2003, ha cercato di contenere lo scandalo dei preti pedofili seguito al rapporto diffuso da un grand jury a inizio anno. Tre sacerdoti, un monsignore e un insegnante sono stati incriminati dopo l’inchiesta.

    — Sul sito www.reuters.it le altre notizie Reuters in italiano. Le top news anche su www.twitter.com/reuters_italia

    http://it.reuters.com/article/topNews/idITMIE76I0BH20110719

    Usa/ Va in pensione card. Rigali, su diocesi ombra pedofilia
    A Philadelphia arriva il ‘pro life’ Chaput, stimato in Vaticano
    postato 4 ore fa da TMNews

    Città del Vaticano, 19 lug. (TMNews) – Va in pensione a 76 anni il cardinale statunitense Justin F. Rigali. Il Papa ha accettato le sue dimissioni per raggiunti limiti di età ed ha nominato nuovo arcivescovo di Philadelphia monsignor Charles J. Chaput, sinora arcivescovo di Denver.

    Nessun riferimento, nella nota vaticana, alle accuse indirizzate negli anni scorsi a Rigali e alla diocesi di Philadelphia per alcuni casi di pedofilia da parte dei preti. In particolare, un Gran giurì ha accusato nel 2005 Rigali e il suo predecessore, cardinale Anthony Bevilacqua, di aver sottovalutato le denunce a decine di sacerdoti sospetti. L’arcidiocesi, più in generale, è stata accusata di essersi limitata a trasferire alcuni preti pedofili da una parrocchia all’altra.

    Monsignor Chaput, vescovo conservatore ‘pro life’, è molto stimato in Vaticano, che, negli ultimi mesi, gli aveva affidato due missioni delicate: il presule è stato uno dei ‘visitatori’ della congregazione dei Legionari di Cristo, finita sotto inchiesta vaticana per le malefatte del fondatore; ed ha gestito la rimozione di un vescovo australiano, William Morris di Toowomba, che aveva fatto delle aperture alla possibilità dell’ordinazione di donne e uomini sposati.

  • Pedofilia, accusato in Irlanda ex segretario di tre Papi

    Pedofilia, accusato in Irlanda ex segretario di tre Papi

    La chiesa irlandese coprì abusi sessuali su minori compiuti nella diocesi di Cloyne, nella contea di Cork, dal 1996 al 2009.

    La denuncia emerge da un nuovo rapporto sulla pedofilia dei sacerdoti in Irlanda. Ad essere chiamato in causa John Magee, ex vescovo di Cloyne ed ex segretario personale di tre pontefici, ultimo dei quali fu Giovanni Paolo II.

  • IRLANDA Esce un dossier shock sulle coperture di abusi di pedofilia nella Chiesa

    IRLANDA Esce un dossier shock sulle coperture di abusi di pedofilia nella Chiesa

    Notizia del 13/07/2011 – 20:17
    Esce un dossier shock sulle coperture di abusi di pedofilia nella Chiesa

    DUBLINO – Una nuova bufera si abbatte sulla Chiesa irlandese con la pubblicazione di un rapporto che riferisce di numerosi casi di copertura di abusi sessuali su minori nella diocesi di Cloyne, nella Contea sud-orientale di Cork, nel periodo dal 1996 al 2009.

    Ad essere direttamente chiamata in causa è una figura che in passato operò anche in Vaticano, l’allora vescovo di Cloyne mons. John Magee, fattosi da parte nel 2009 (Benedetto XVI ne accettò le dimissioni il 24 marzo 2010) e in passato segretario personale di ben tre Papi, Paolo VI, Giovanni Paolo I, nonchè Giovanni Paolo II all’inizio del pontificato.

    Il rapporto pubblicato oggi, che consta di 400 pagine, elaborato dalla Commissione di indagine sulla diocesi di Cloyne su come furono trattate le accuse contro 19 preti, evidenzia le mancanze nel riferire le denunce dei loro abusi alla polizia. E sostiene che il vescovo Magee, oggi 75/enne, non può evitare le sue “responsabilità dando la colpa ai sottoposti”, che non avrebbero riferite le segnalazioni di abusi (in tutto le vittime sarebbero state almeno 40) alle autorità pubbliche. In nessun caso, comunque, i preti sotto accusa vennero rimossi. Vengono anche riferite le “preoccupazioni” che ci furono sulla “interazione” tra lo stesso mons. Magee e un ragazzo di 17 anni, aspirante al sacerdozio.

    La Chiesa irlandese, già al centro di una “visita apostolica” ordinata da Benedetto XVI, dopo la pubblicazione del rapporto ha già espresso dolore e rammarico. Il primate d’Irlanda, cardinale Sean Brady, ha detto che oggi è un altro “giorno nero nella storia della risposta dei vertici della Chiesa al grido dei bambini abusati da uomini del clero”. “I risultati di questo rapporto confermano che gravi errori di giudizio sono stati commessi e che ci sono stati serie carenze di leadership – ha aggiunto -. Questo è deplorevole e totalmente inaccettabile”.

    Il rapporto Cloyne, che è stato diffuso dal ministro della Giustizia Alan Shatter e dal ministro per l’Infanzia Frances Fitzgerald, e che subito ha suscitato forte scalpore sui media irlandesi e britannici, sostiene che la risposta della diocesi alle accuse di abusi sessuali nel periodo dal 1996 al 2008 fu “inadeguato e inappropriato”. Definisce un “fatto rimarchevole” che il vescovo Magee avesse avuto “poco o nullo interesse” nell’affrontare i casi di preti pedofili sacerdoti fino al 2008 e che avesse fino a un certo punto “distaccato se stesso dalla gestione quotidiana dei casi di abusi sessuali sui minori”. “Il vescovo Magee era a capo della diocesi e non poteva evitare le sue responsabilità dando la colpa ai sottoposti che egli aveva del tutto mancato di dirigere e sorvegliare”, spiega il dossier.

    La Commissione – riferisce la Bbc – spiega che si era al corrente di circa 40 persone che potrebbero essere state vittime di abusi di preti nella diocesi, e tutte le denunce tranne due vennero da persone che erano già adulte quando le fecero. Il rapporto dice anche che tra il 1995 e il 2005 ci furono 15 denunce contro il clero che avrebbero dovuto essere inoltrate. La mancanza più grave è il non aver riferito i due casi in cui le presunte vittime erano ancora minori al momento della denuncia. Viene spiegato che nulla venne comunicato a una diocesi vicina quando un prete che si era dimesso in seguito alle denunce vi si trasferì. Comunque, in nessun caso la diocesi rimosse preti contro cui erano state mosse delle accuse.

    Per quanto riguarda poi quella che viene chiamata “interazione” tra mons. Magee e un ragazzo di 17 anni, il dossier riferisce che secondo l’adolescente, che contemplava il suo ingresso nel sacerdozio, “il comportamento del vescovo verso di lui, che non lo aveva turbato all’epoca, era, riflettendoci, inquietante”. Comunque, il rapporto dice anche che il caso era stato trattato “con appropriatezza”.

    http://www.tio.ch/aa_pagine_comuni/articol…sito=1&idtipo=2

     

  • Sud. Corea. Chiesa cattolica contraria a castrazione dei pedofili, Hanno paura di finire sotto la tagliola…

    Sud. Corea. Chiesa cattolica contraria a castrazione dei pedofili, Hanno paura di finire sotto la tagliola…

    “La Chiesa è in linea di principio contraria alla castrazione chimica” per i pedofili e ritiene che esistano metodi alternativi per prevenire i crimini sessuali. Lo ha detto il segretario della Commissione bioetica della Conferenza episcopale sud-coreana (Cbki) , padre Paul Lee Chang-young, esprimendo la posizione dei vescovi in merito alla nuova legge che prevede questa punizione contro persone condannate per pedofilia. Il provvedimento, il primo del genere in un Paese asiatico, è entrato in vigore ieri e ha suscitato le critiche di medici, esperti e giuristi, ma anche dei leader religiosi. Padre Lee, citato dall’agenzia Ucan, ha evidenziato che la Chiesa è consapevole della necessità di punire crimini così odiosi, ma che allo stesso tempo ritiene che le funzioni naturali di un essere umano non possano essere “artificialmente o fisicamente” modificati, in quanto sono un dono di Dio. Il sacerdote ha poi messo in dubbio l’efficacia di questa misura nella prevenzione dei crimini sessuali e ha quindi chiesto al governo di trovare soluzioni alternative alla castrazione, annunciando che la Chiesa condurrà una campagna di informazione sulle implicazioni etiche di questo metodo. Il Ministero della giustizia sud-coreano, da parte sua, argomenta che la misura si è resa necessaria a causa del drastico aumento dei reati sessuali registrato in questi ultimi anni nel Paese e che la castrazione servirà a proteggere meglio i bambini. Secondo le statistiche del Governo le vittime di abusi sessuali sotto i 15 anni dal 2005 al 2008 è aumentato di quasi il 53%, passando da 1.282 a 1958. (A cura di Lisa Zengarini)

    www.oecumene.radiovaticana.org/it1/Articolo.asp?c=507697

     

     

  • Don Dessì, il processo torna in appello

    Don Dessì, il processo torna in appello

    Monica Tiezzi
    La Cassazione annulla per la seconda volta la sentenza di condanna della Corte d’Appello nei confronti di Marco Dessì, l’ex missionario sardo della Confraternita «Gesù divino operaio», accusato di abusi sessuali su alcuni bambini del Nicaragua, e rinvia di nuovo il procedimento ai giudici di secondo grado.
    Il nuovo colpo di scena nell’intricata vicenda giuridica è arrivato ieri sera dalla quarta sezione penale della Cassazione, chiamata a giudicare la sentenza di appello che, nel luglio 2010, aveva condannato Dessì a sette anni per abusi sessuali su minori.
    La motivazione della Cassazione sarà depositata nei prossimi giorni, ma dal dispositivo della sentenza sembrano essenzialmente tre i punti che, accogliendo le motivazione della difesa, hanno indotto i giudici supremi ad annullare la condanna: il non dovuto risarcimento danni e pagamento delle spese processuali nei confronti di uno dei ragazzi denuncianti, previsto invece dalla sentenza d’appello; la caduta dell’aggravante di atti di violenza su infraquattordicenni; una valutazione errata del computo della pena nella continuazione dei reati.
    Il primo punto fa riferimento alla denuncia di una vittima che aveva sostenuto di essere stata molestata durante un tour del coro fondato dall’ex missionario, a Houston, mentre la difesa ha dimostrato, con documenti doganali, che il ragazzo non si trovava negli Usa quando sarebbero avvenuti i fatti. Le vittime quindi avrebbero tutte compiuto i 15 anni all’epoca degli abusi e, anche in considerazione di questo, cadrebbe un’aggravante e sarebbe sbagliato il computo della pena.
    «Siamo soddisfatti, la Cassazione ci ha dato ragione», ha commentato ieri sera a caldo Massimo Jasonni, legale di Dessì assieme a Pierluigi Concas.
    Marco Dessì, 63 anni, – che nel febbraio 2010 è stato «dimesso dallo stato clericale» da papa Benedetto XVI in seguito all’inchiesta interna del Vaticano – ha atteso la sentenza nella casa di famiglia in Sardegna, dove si trova da circa sei mesi, quando – scaduti i termini della custodia cautelare – ha lasciato il carcere di Saluzzo.
    Resterà libero finchè non sarà messa la parola fine alla sua vicenda processuale.
    L’inchiesta aveva preso le mosse nel 2006 dalla denuncia delle associazione umanitarie «Rock no war» e «Solidando» – rappresentate dall’avvocato reggiano Marco Scarpati – che avevano raccolto, con show e manifestazioni, fondi per la missione «Betania» di Chinandega gestita da don Dessì, e alle quali erano giunte voci inquietanti sul comportamento del sacerdote.
    Le denunce di sei ragazzini – raccolte su dvd da un volontario che si era recato in Nicaragua – erano quindi approdate alla procura di Parma.
    La complessa inchiesta del pm Lucia Russo aveva scoperto, tra l’altro, che Dessì aveva archiviato nel suo pc 1440 file con immagini pedopornografiche, scaricate fino a due giorni prima dell’arresto, il 4 dicembre 2006.
    Il sacerdote era stato condannato in primo grado il 23 maggio 2007 dal gup Roberto Spanò a 12 anni per violenza sessuale su tre ragazzi, ed era stato rinchiuso nel carcere di Saluzzo. Pena ridotta a otto anni in appello.
    La Cassazione però, nel maggio 2009, aveva annullato senza rinvio la sentenza di condanna per tutte le imputazioni relative a fatti avvenuti prima dell’agosto ’98, e stabilito che si doveva tornare al giudizio della Corte d’Appello per i restanti episodi. La seconda sentenza dei giudici di Bologna, nel luglio 2010, aveva ulteriormente ridotto la pena a sette anni.
    Ora, dopo il secondo pronunciamento della Cassazione, il procedimento torna, per la terza volta, in Corte d’Appello.

    http://www.gazzettadiparma.it/primapagina/…n_appello_.html