Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: abusi sessuali

  • “Ho paura, il prete che mi ha violentato sa dove vivo”

    “Ho paura, il prete che mi ha violentato sa dove vivo”

    8 giugno 2011

    Una vittima della pedofilia riceve le lettere dal sacerdote che l’aveva molestato

    Un ragazzo che ha subito abusi sessuali da parte di un prete, Jan Beguk, si rivolge con fiducia alla diocesi di Friburgo in Brisgovia per chiedere un risarcimento danni delle violenze subite. La diocesi dice di sì, ma dopo poche settimane il prete che aveva molestato Jan gli scrive per chiedere scusa, scatenando il terrore nella sua antica vittima, che ora ha paura di ritrovarselo davanti alla porta di casa.

    PRETE PEDOFILO – Karl W. è stato a lungo sacerdote, ed ora vive in una casa di riposo. Nel 1990 la diocesi aveva cambiato la sua parrocchia di lavoro, perché aveva molestato un bambino. Dopo sei anni però il prete pedofilo aveva colpito ancora, e i suoi crimini sono stati scoperti. Otto minorenni, tra i quali cinque molto piccoli, sono stati violentati da Karl W., che è stato condannato per i suoi crimini, anche se non è andato a prigione. La diocesi di Friburgo ha deciso di mandarlo in pensione in anticipo, consigliandogli una terapia psicologica per sconfiggere i suoi impulsi pedofili. Nel dicembre del 2010, dopo che è esploso lo scandalo dei preti abusatori in Germania, la Diocesi decide di pubblicare le violenze di Karl W., offrendo aiuto alle vittime del sacerdote.

    DANNI PERMANENTI – Jan Beguk, il nome di fantasia con il quale Die Zeit racconta questa storia, legge la notizia e decide di rivolgersi alla Diocesi. Da quando è stato violentato dal prete soffre di profondi disturbi psicologici. Per curarsi ha bisogno di una lunga terapia, e non sempre ha i soldi per poterla pagare. La sua psicoterapeuta, Anke Lufner, decide insieme al suo paziente di chiedere alla Diocesi di Friburgo di assistere finanziariamente il ciclo di cure. La Diocesi acconsente, ma qualcosa va storto.

    LETTERA DEL MOLESTATORE – Dopo che il conto del terapeuta è stato saldato per la prima volta dalla Diocesi, Jan Beguk riceve una lettera del prete che l’aveva molestato. Prima il sacerdote si era rivolto alla sua psicoterapeuta, poi non avendo trovato risposta si è rivolto direttamente alla sua antica vittima. Nella missiva il prete pedofilo si scusa per quanto ha fatto, dicendogli che non riesce più a dormire la notte per le sue colpe. Jan Beguk e la sua terapeuta sono sconvolti, perché ora il paziente vive nel terrore di ritrovare il suo carnefice davanti alla porta di casa. Alla Diocesi non danno risposte su quanto successo, mentre il Forum delle vittime della violenza sessuale incolpa il vescovo di Friburgo, che non ha mai fatto niente negli anni passati per denunciare le violenze dei sacerdoti e ora continua in una gestione poco trasparente della vicenda.
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    http://www.giornalettismo.com/archives/128…o-sa-dove-vivo/

  • PEDOFILIA: DON SEPPIA TENTO’ DI ADESCARE ALTRI 3 CHIERICHETTI

    PEDOFILIA: DON SEPPIA TENTO’ DI ADESCARE ALTRI 3 CHIERICHETTI

    31 MAG 2011

    (AGI) – Genova, 31 mag. – “Durante la confessione, eravamo seduti l’uno di fronte all’altro. Non eravamo nel confessionale ne’ c’era la sua scrivania a dividerci. Ricordo che mi mise una mano sul ginocchio e prese a dondolarsi avanti a indietro, strusciando la mano. Mi disse che mi pensava molto”. E ancora: “Qualche volta, scherzando, mi toccava per farmi il solletico” e “Don Riccardo ha dimostrato un interesse specifico per me.

    Voleva incontrami da solo. Mi ha chiesto incontri personali. E, una volta, un mio amico lo ha visto in ufficio mentre guardava immagini pornografiche in internet”. Sono queste alcune delle testimonianze rese da tre chierichetti ai carabinieri del Nas di Milano nell’ambito dell’inchiesta su presunti abusi sessuali e cessione di stupefacente da parte del parroco della chiesa dello Spirito Santo di Sestri Ponente, don Riccardo Seppia. I chierichetti, secondo quanto emerge dalle annotazioni dei militari, gravitavano nella chiesa di don Seppia. Avevano tutti eta’ compresa tra i 14 ed i 16 anni. Don Seppia, secondo quanto risulta dagli atti d’inchiesta – attraverso una fitta corrispondenza sms li coinvolgeva inizialmente nelle attivita’ della chiesa, passando quasi immediatamente ad inviare loro messaggi tesi a creare un rapporto personale diretto. Quindi li invitava a trascorrere del tempo da soli con lui. Questi tre ragazzini si affiancavano al chierichetto che don Seppia avrebbe tentato di violentare, episodio per cui il sacerdote e’ attualmente detenuto. (AGI) Ge1/Mav (Segue)

    Genova, 31 mag. – Ecco il racconto del ragazzino: “Si dondolava lateralmente alle mie spalle da una parte e dall’altra – riferisce agli inquirenti – con un contatto fisico tra la sua pancia e la mia schiena. In quell’occasione mi sono molto arrabbiato”. Il giovane nega tuttavia che vi sia mai stato un bacio tra lui e il sacerdote, fatto che invece don Seppia riferisce chiaramente in un sms al suo confidente e complice, l’ex seminarista Emanuele Alfano. “Non ha mai provato a baciarmi – dice il ragazzo nell’interrogatorio del 14 maggio scorso – o a fare qualcosa del genere se non in una circostanza in cui mi diede una pacca sul sedere” e “nella circostanza in cui siamo rimasti soli in sacrestia non ha fatto nulla del genere perche’ mi sarei divincolato e me ne sarei andato”.

    Nell’interrogatorio del 17 maggio, racconta ancora il ragazzo: “Tutto e’ iniziato quando don Seppia mi ha chiesto il cellulare per aiutare i chierichetti piu’ giovani. Ha iniziato a mandarmi sms e a farmi telefonate anche in tarda serata che mi davano fastidio”. Don Seppia si firmava “Don”. Diceva al ragazzo di essergli “vicino”, di pensarlo “molto”. Gli chiedeva di andare a trovarlo a casa, di dire alla madre di andare a scuola e invece di andare da lui. “Mi chiedeva come mai un ragazzino carino come me non avesse la fidanzata – riferisce ai Nas – Poi mi e’ stato detto che il Don e’ omosessuale. Non lo sapevo, con lui ero impreparato”. I quattro chierichetti compaiono nel fitto scambio di telefonate e messaggi con Alfano. In queste conversazioni scompare ogni forma di censura. Don Seppia e Alfano scambiano commenti, cercano strategie per avvicinare i ragazzini. “Invitalo a mangiare una pizza, vedrai che ci sta” scrive il sacerdote all’ex seminarista.

    “Magari, non mi considera proprio” replica Alfano. Domani intanto il gip di Genova Annalisa Giacalone depositera’ la nuova ordinanza con cui dovrebbe disporre la custodia cautelare del sacerdote, accusato di tentata violenza sessuale, induzione alla prostituzione minorile, offerta di stupefacenti a minori e detenzione di materiale pedopornografico. Venedi’ l’avvocato difensore Paolo Bonanni discutera’ il Riesame al tribunale di Milano. “Don Seppia non ha mai consumato rapporti sessuali con minorenni – dice Bonanni – Le cessioni di droga sono solo verso adulti. In quanto all’induzione alla prostituzione minorile, non esiste alcuna prova per dimostrare che lo abbia fatto”.
    (AGI) Ge1/Mav

    www.agi.it/genova/notizie/201105311…_3_chierichetti

  • PEDOFILIA: CHIESA BELGA RICONOSCE RESPONSABILITA’ E PROMETTE INDENNIZZI

    PEDOFILIA: CHIESA BELGA RICONOSCE RESPONSABILITA’ E PROMETTE INDENNIZZI

    30-05-11
    (ASCA-AFP) – Bruxelles, 30 mag – La Chiesa cattolica belga riconosce la sua ”responsabilita’ morale” nello scandalo dei preti pedofili e si impegna a risarcire le vittime.

    ”Coscienti della loro respobnsabilita’ morale e dell’attenzione della societa’ nei loro confronti, i vescovi e le autorita’ religiose si impegnano ad assicurare un riconoscimento delle vittime e ad adottare delle misure riparatricim delle loro sofferenze”, si legge in un comunicato dei vescovi del Belgio. ”Si impegnano inoltre a restituire alle vittime la loro dignita’ e a conceder loro degli indennizzi finanziari a seconda dei loro bisogni”.

    Dopo Stati Uniti, Irlanda e Germania, il Belgio e’ stato uno dei paesi piu’ colpiti dal fenomeno degli abusi sessuali sui minori compiuti all’interno delle istituzioni cattoliche e lo scandalo ha coinvolto anche il vescovo di Bruges, Roger Vangheluwe, dimessosi dall’incarico dopo aver riconosciuto la resposnabilita’ per abusi sui minori compiuti fra il 1973 e il 1986.

    La nota dei vescovi arriva dopo l’annuncio di circa 80 vittime dei preti pedofili che intendono querelare il Vaticano davanti alla giustizia belga per ”negligenza colposa”.

  • Lo scandalo di don Seppia rende più forte CL

    Lo scandalo di don Seppia rende più forte CL

    Michele Tornabuoni – Più di uno scandalo, più di un caso imbarazzante. L’arresto di don Riccardo Seppia, sacerdote tossicodipendente e sieropositivo accusato di ripetuti abusi sessuali su minori, è una vera e propria bomba per la Chiesa cattolica italiana.

    Il primo e più ovvio motivo è che la vicenda del parroco di Sestri Ponente ha messo il dito nella piaga di una Chiesa, quella italiana, in netto ritardo rispetto sul problema della pedofilia. Tutte le Conferenze episcopali mondiali, in realtà, hanno adottate nuove misure di contrasto e prevenzione solo incalzate dalle denunce, dalle perquisizioni di forze dell’ordine e magistratura, dalla prospettiva di un danno economico dovuto quando ai risarcimenti pagati alle vittime quando – è il caso della Germania – alla fuoriuscita dalla Chiesa dei fedeli e dei loro contributi fiscali. Dall’anno scorso, però, è divenuto palese che quella degli abusi sessuali sui minori è una piaga strutturale che riguarda solo una piccola minoranza dei sacerdoti ma ha attecchito – ed è stata insabbiata – sistematicamente in tutti i paesi del mondo.

    Eppure, fino a pochi mesi fa, i vertici della Conferenza episcopale italiana minimizzavano, contestualizzavano, rimandavano l’adozione di un pacchetto di misure d’emergenza. Fino al caso di don Seppia. Prima del suo arresto, neppure le ripetute pressioni vaticane erano riuscite a smuovere di un millimetro la Conferenza episcopale italiana. Non c’era riuscito il “promotore di giustizia” della Congregazione per la Dottrina della fede, mons. Charles J. Scicluna, che già l’anno scorso aveva denunciato, su Avvenire, “una certa cultura del silenzio ancora troppo diffusa nella Penisola”. Non c’era riuscita la recente lettera circolare dello stesso dicastero vaticano a tutti i vescovi del mondo. Le uniche risposte erano nate dall’iniziativa personale di qualche singolo presule, come il vescovo di Bressanone e Bolzano Karl Golser, che ha visto il numero verde creato nella sua diocesi contattato anche da altre regioni d’Italia, tanto è carente il quadro generale delle misure anti-pedofili.

    Ma, dopo l’arresto choc di Seppia un rilancio, nel quartier generale della Conferenza episcopale a via Aurelia, viene ritenuto non più rinviabile. L’assemblea generale della Cei in corso in questi giorni a Roma è chiamato a discutere – non senza divergenze tra “riformatori” e fautori dello status quo – proposte come uno sportello diocesano per le denunce, una banca dati nazionale, un delegato Cei unico per tutto il paese, un più stretto controllo dei singoli vescovi da parte della stessa Cei. Nulla – è la promessa – dovrebbe essere più come prima.

    Perché – ed è la seconda ragione per cui il caso di don Seppia rappresenta uno spartiacque – Genova è la diocesi del presidente della Cei Angelo Bagnasco. Il quale, infatti, ha reagito immediatamente, sospendendo il sacerdote e recandosi nella sua parrocchia per confortare i fedeli. La vicenda, però, allunga un’ombra pesante. Nella Curia genovese si insiste sul fatto che Bagnasco sia caduto dalle nuvole. L’arresto, in effetti, è avvenuto all’improvviso, gli inquirenti sono incappati nel giro di sfruttamento sessuale del prete indagando su un traffico di stupefacenti. Più passano i giorni, tuttavia, e più emergono le testimonianze di chi – uomini di Chiesa e semplici fedeli – sospettava di don Riccardo già da tempo. Perché nessuno ha parlato? All’orecchio di Bagnasco non era giunta nessuna voce? E all’orecchio dei suoi predecessori? L’interrogativo attraversa come un brivido il corpo dell’episcopato italiano, perché, prima di Bagnasco, sono stati arcivescovi di Genova il cardinale Tarcisio Bertone (dal 2002 al 2006), attuale Segretario di Stato vaticano, il cardinale Dionigi Tettamanzi (1995-2002), arcivescovo uscente di Milano, il cardinale Giovanni Canestri (1987-1995) e il mitologico cardinale Giuseppe Siri, faro dei conservatori in Conclave, papabile per eccellenza, porporato che andò in pensione nel 1987, due anni dopo aver ordinato al sacerdozio don Riccardo Seppia.

    Il pasticciaccio brutto di Sestri Levante, allora, avvolge nel dubbio alcune delle figure di maggior spicco dell’episcopato italiano di ieri e di oggi. I dubbi potrebbero essere infondati, i diversi cardinali che si sono susseguiti a Genova potrebbero essere sinceramente all’oscuro delle accuse, o, comunque, potrebbero aver agito, negli anni scorsi, con una superficialità non superiore a quella che accomuna praticamente tutti i vescovi del mondo negli anni passati in un’adeguatezza nei confronti della pedofilia colpevole, sicuramente, ma altrettanto sicuramente in via di superamento. Ora, però, questi dubbi, magari utilizzati in malafede, rischiano di avere un impatto sugli equilibri interni all’episcopato italiano. E, ad esempio, cambiare il gioco di bilanciamento della corsa del cardinale legato al movimento di Comunione e Liberazione Angelo Scola per Milano, scoraggiata, tra gli altri, proprio da Bertone, Tettamanzi e Bagnasco.

    C’è poi un ultimo motivo per il quale la brutta storia di don Seppia rappresenta una bomba nella vita della Chiesa italiana. Sinora nessun caso aveva avuto tanta risonanza nel nostro paese. Neppure il caso del prete fiorentino Lelio Cantini, arrestato e ridotto allo stato laicale. Neppure il caso del sacerdote romano Ruggero Conti, di recente condannato in primo grado a diciotto anni dal tribunale di Roma. Ora l’arresto del prete genovese può essere utilizzato dai nemici della Chiesa per screditarla in diatribe meramente politiche. E’ già accaduto, negli anni scorsi. Quando, ad esempio, il Giornale della famiglia Berlusconi ha attaccato il direttore d’allora di Avvenire Dino Boffo per la sua presunta omosessualità; quando lo stesso quotidiano insistette sulla vicenda di padre Evaldo Biasini, soprannominato “don bancomat” per il ruolo svolto negli affari della “cricca” dei grandi appalti; quando Panorama dedicò un lungo servizio al giro dei preti gay di Roma. Articoli di giornale quando fondati quando meno fondati, scritti sicuramente con l’intento di informare, ma capaci anche di indebolire l’immagine pubblica di una Chiesa che aveva osato criticare il Presidente del Consiglio per le sue notti ardenti. Una Chiesa, soprattutto, largamente finanziata dai fondi dell’otto per mille che ogni anno i contribuenti le riservano.

    In Cei, dove i dati arrivano tramite il ministero delle Finanze con tre anni di ritardo rispetto alla dichiarazione dei redditi, l’allarme, per quanto riservatamente, è già alto. Si teme che l’affaire pedofilia faccia crollare il gettito, si iniziano a fare i conti con un bilancio decurtato, si ragiona su come rilanciare l’immagine della Chiesa. E il caso di don Seppia certo non aiuta.

    www.linkiesta.it/scandalo-don-seppia-rende-piu-forte-cl

  • Austria, il cartello che proibisce ai sacerdoti di passeggiare nel bosco con bambini (Ap / Lapresse)

    Austria, il cartello che proibisce ai sacerdoti di passeggiare nel bosco con bambini (Ap / Lapresse)

    Austria, bosco ‘vietato’ ai preti con bambini Genova, don Seppia
    sarebbe sieropositivo

    Alla partenza di un sentiero è stato affisso un cartello che vieta ai religiosi di inoltrarsi nel bosco con le greggi di bambini. La Pilgerweg, un chilometro e mezzo di camminata in un bosco privato, porta a un’edicola sacra

    Austria, il cartello che proibisce ai sacerdoti di passeggiare nel bosco con bambini (Ap / Lapresse)

    Vienna, 20 maggio 2011 – Divieto di accesso ai preti che accompagnano bambini. Alla partenza di un sentiero in Austria è stato affisso un cartello che vieta ai religiosi di inoltrarsi nel bosco con le greggi di bambini, nel timore che l’ombra delle frasche possa indurre i prelati a compiere abusi sessuali.

    La Pilgerweg, un chilometro e mezzo di camminata in un bosco privato, porta a un’edicola sacra dedicata alla Madonna, meta del pellegrinaggio di migliaia di devoti ogni anno. Ma il proprietario del terreno, Sepp Rothwangel, ha deciso di apporre i tre cartelli di divieto, appena sotto le tradizionali segnaletiche dei sentieri.

    Un primo cartello ritrae un uomo in tonaca che insegue dei bambini, sul secondo la scritta ‘Basta abusi’, sul terzo il testo del divieto: “L’ingresso in questa aerea è vietato a preti o altro personale religioso assieme a bambini non accompagnati da genitori o da tutori”.

    “Con questo divieto voglio lanciare un messaggio – spiega al quotidiano austriaco Standard Rothwangel, che durante la sua infanzia ha frequentato un collegio di preti ed è stato vittima di abusi sessuali – dato che la chiesa cattolica non riesce con i suoi propri mezzi ad allontare i violentatori dai suoi ranghi”.

    Rothwangel ha anche installato una telecamera alla partenza del sentiero per controllare che il divieto venga rispettato.

    Continua a leggere su: http://qn.quotidiano.net/esteri/2011/05/20…l#ixzz1NCTUldI6

    http://qn.quotidiano.net/esteri/2011/05/20…i_bambini.shtml

  • Il prete con il tatuaggio satanista sulla schiena

    Il prete con il tatuaggio satanista sulla schiena

    19 maggio 2011

    Don Riccardo Seppia spendeva 300 euro al giorno in cocaina

    Tre o quattro grammi di cocaina al giorno. La pedofilia. E un sole a sette raggi tatuato sulla schiena, che fa pensare agli investigatori che Don Riccardo Seppia non fosse così cattolico. Le indagini sul parroco di Sestri Ponente rivelano particolari sempre più imbarazzanti sul prete. Ne parla Erika Della Casa sul Corriere della Sera:

    La cocaina per don Riccardo Seppia era ormai un’ossessione, aveva bisogno di migliaia di euro, gli investigatori parlano di circa trecento al giorno per almeno venti giorni al mese, per acquistare quella che nelle intercettazioni telefoniche chiama «la bianca» e «la neve ». Comprava per se e per offrirla in pagamento ai ragazzi perché accettassero le sue morbose attenzioni: «Vieni. Ho la neve», è il messaggino che è stato trovato sul suo cellulare. Don Riccardo si riforniva da tre pusher, giovani, italiani, ai quali chiedeva sempre più spesso oltre alla droga di procurargli «bambini».

    Ma come poteva un sacerdote con uno stipendio di 1.200 euro permettersi i continui viaggi a Milano, le nottate in discoteca e in locali gay frequentati da giovanissimi, e soprattutto tutta quella cocaina?

    I Nas di Milano stanno passando al setaccio i conti correnti e le disponibilità finanziarie del sacerdote cinquantenne, arrestato a Genova venerdì con l’accusa di cessione di stupefacenti e di abusi sessuali su un chierichetto quindicenne. Don Riccardo può aver avuto un aiuto economico dagli ignari genitori, ma certo non avrebbe potuto giustificare richieste di denaro così ingenti. E più le indagini vanno avanti e viene alla luce la doppia vita del sacerdote, più riesce difficile capire come nessuno in Curia si fosse mai accorto di niente.

    I sospetti nei confronti del prete erano assai radicati, risalivano addirittura a 25 anni fa:

    Nei giorni scorsi don Piercarlo Casassa, parroco di don Riccardo nel 1985 a Recco, cittadina del Levante genovese, è stato ascoltato a lungo come testimone dai detective dell’Arma di Milano. Don Casassa ha ripetuto ai militari che i comportamenti del prete appena uscito dal seminario non gli sembravano adeguati alla tonaca. Ha ricordato una gita al mare organizzata da don Riccardo con i bambini del catechismo e di come i bambini si fossero rifiutati di ripetere l’esperienza. «I carabinieri — dice don Casassa — mi hanno chiesto perché non ho fatto denuncia all’epoca, ma io non potevo denunciare nulla di concreto. Non ravvisavo nessun reato». E ancora: «Don Seppia stava fuori tutte le notti e dormiva per l’intera mattina. La sua non mi sembrava una vera vocazione. Così ho avvertito i miei superiori». Come dagli atteggiamenti disinvolti di venticinque anni fa don Seppia sia arrivato alla cocaina e all’ossessione per il sesso e i ragazzini è un percorso che bisognerà ricostruire.

    E infine c’è la storia del tatuaggio sulla schiena, che richiamerebbe simboli del satanismo:

    Dalle intercettazioni degli ultimi mesi don Riccardo sembra aver perso ogni freno. È lui che contatta i giovani in discoteca o ci arriva attraverso alcuni amici omosessuali che gli procurano il numero telefonico di ragazzini «disponibili ». Oppure sono gli stessi pusher che, oltre alla droga, gli danno dritte in quel senso. Ma non è tutto: don Riccardo, nei suoi malsani comportamenti fa pensare persino al satanismo. Gli investigatori, infatti, si sono soffermati sul tatuaggio che il sacerdote ha sulla schiena, un sole a sette raggi con significati satanici, e su certe frasi blasfeme sull’ostia che rimandano a rituali e messe nere codificate in un manuale del Settecento e descritte dall’occultista Papus

    http://www.giornalettismo.com/archives/125…-sulla-schiena/

    L’ex sacerdote: di notte era sempre in giro. L’ombra del satanismo
    «Il prete spendeva in droga
    fino a 300 euro al giorno»
    L’indagine dei Nas. Il mistero dei soldi di don Riccardo

    Ne consumava tre, quattro grammi al giorno. La cocaina per don Riccardo Seppia era ormai un’ossessione, aveva bisogno di migliaia di euro, gli investigatori parlano di circa trecento al giorno per almeno venti giorni al mese, per acquistare quella che nelle intercettazioni telefoniche chiama «la bianca» e «la neve». Comprava per sé e per offrirla in pagamento ai ragazzi perché accettassero le sue morbose attenzioni: «Vieni. Ho la neve», è il messaggino che è stato trovato sul suo cellulare.

    Don Riccardo si riforniva da tre pusher, giovani, italiani, ai quali chiedeva sempre più spesso oltre alla droga di procurargli «bambini». Ma come poteva un sacerdote con uno stipendio di 1.200 euro permettersi i continui viaggi a Milano, le nottate in discoteca e in locali gay frequentati da giovanissimi, e soprattutto tutta quella cocaina? I Nas di Milano stanno passando al setaccio i conti correnti e le disponibilità finanziarie del sacerdote cinquantenne, arrestato a Genova venerdì con l’accusa di cessione di stupefacenti e di abusi sessuali su un chierichetto quindicenne.

    Don Riccardo può aver avuto un aiuto economico dagli ignari genitori, ma certo non avrebbe potuto giustificare richieste di denaro così ingenti. E più le indagini vanno avanti e viene alla luce la doppia vita del sacerdote, più riesce difficile capire come nessuno in Curia si fosse mai accorto di niente.

    Nei giorni scorsi don Piercarlo Casassa, parroco di don Riccardo nel 1985 a Recco, cittadina del Levante genovese, è stato ascoltato a lungo come testimone dai detective dell’Arma di Milano. Don Casassa ha ripetuto ai militari che i comportamenti del prete appena uscito dal seminario non gli sembravano adeguati alla tonaca. Ha ricordato una gita al mare organizzata da don Riccardo con i bambini del catechismo e di come i bambini si fossero rifiutati di ripetere l’esperienza. «I carabinieri – dice don Casassa – mi hanno chiesto perché non ho fatto denuncia all’epoca, ma io non potevo denunciare nulla di concreto. Non ravvisavo nessun reato». E ancora: «Don Seppia stava fuori tutte le notti e dormiva per l’intera mattina. La sua non mi sembrava una vera vocazione. Così ho avvertito i miei superiori».

    Come dagli atteggiamenti disinvolti di venticinque anni fa don Seppia sia arrivato alla cocaina e all’ossessione per il sesso e i ragazzini è un percorso che bisognerà ricostruire. Dalle intercettazioni degli ultimi mesi don Riccardo sembra aver perso ogni freno. È lui che contatta i giovani in discoteca o ci arriva attraverso alcuni amici omosessuali che gli procurano il numero telefonico di ragazzini «disponibili». Oppure sono gli stessi pusher che, oltre alla droga, gli danno dritte in quel senso. Ma non è tutto: don Riccardo, nei suoi malsani comportamenti fa pensare persino al satanismo. Gli investigatori, infatti, si sono soffermati sul tatuaggio che il sacerdote ha sulla schiena, un sole a sette raggi con significati satanici, e su certe frasi blasfeme sull’ostia che rimandano a rituali e messe nere codificate in un manuale del Settecento e descritte dall’occultista Papus.

    Erika Dellacasa
    19 maggio 2011

    http://www.corriere.it/cronache/11_maggio_…efd73d610.shtml

  • Castagnole: l’ex-catechista sarà risarcito

    Castagnole: l’ex-catechista sarà risarcito

    Edizione 20 del 18/05/2011 – CASTAGNOLE – Per comprendere la storia che andiamo a raccontarvi, occorre una premessa importante. Un lungo passo indietro.

    Era il 21 luglio del 2005 quando il giudice del Tribunale di Pinerolo Luca Del Colle accolse la richiesta di patteggiamento di due avvocati di gran nome come Alberto Mittone e Fulvio Gianaria.

    E così, don Roberto Volaterra, l’amato parroco castagnolese, fu condannato ad un anno e otto mesi per “Abusi sessuali condotti con violenza e abuso di autorità” su una bimba all’epoca dei fatti appena undicenne. La pena base era cinque anni che poi, con le attenuanti della confessione, del risarcimento e la riduzione di un terzo, si trasformò in 20 mesi di reclusione (con la condizionale).

    Storia che fece enorme scalpore, non solo a livello locale. Storia chiusa, ma solo da un punto di vista giudiziario, perché la sua eco ancora risuona, certo nel cuore e nella mente della ragazzina molestata, ma anche dei tanti che da quella vicenda furono in qualche modo toccati (parrocchiani compresi).

    Lucia Sorbino
    http://www.ecodelchisone.it/articoli/2011-05-18/castagnole-l-ex-catechista-sara-risarcito-5234
  • Genova, parroco arrestato per pedofilia. Bagnasco lo sospende: sconcerto e dolore

    Genova, parroco arrestato per pedofilia. Bagnasco lo sospende: sconcerto e dolore

    Genova -(Adnkronos/Ign) – Le ipotesi di reato per il sacerdote del Santo Spirito a Sestri Ponente sono di violenza sessuale su minore e cessione di stupefacenti. Il presidente della Cei ha officiato la messa al suo posto: “E’ stato un fulmine a ciel sereno”. La decisione dell’esonero dagli atti sacramentali presa in “via cautelativa”

    Genova, 14 mag. – (Adnkronos/Ign) – Don Riccardo Seppia, parroco della chiesa di Santo Spirito a Sestri Ponente, è stato arrestato dai carabinieri dei Nas di Milano con le ipotesi di reato di pedofilia e cessione di stupefacenti. Il reato sarebbe stato compiuto a Genova. Il Nas di Milano ha eseguito l’operazione coordinato dal comando di Roma. Il parroco ha avuto la responsabilità della parrocchia di Santo Spirito dal 1996.

    “Le ipotesi di reato contestate, – si legge sul comunicato della Curia genovese – che andranno opportunamente verificate dalla competente Autorità giudiziaria, attengono comportamenti immorali su un minore e cessione di sostanze stupefacenti”.

    Il cardinale ha deciso per don Seppia la sospensione da ogni ministero pastorale e da ogni atto sacramentale e la revoca immediata della facoltà di ascoltare le confessioni sacramentali.”Il provvedimento canonico preso a carico di don Riccardo – spiega il cardinal Bagnasco che ha officiato la messa stasera al suo posto – è necessario, seppure in modo cautelativo, in attesa dell’ accertamento delle cose”. ”Come da un fulmine a ciel sereno – ha detto il cardinale – , siamo stati colpiti da quanto è accaduto ieri”. Il cardinale ha espresso “sconcerto e dolore per quanto accaduto”. “E’ trascorso circa un anno dalla visita pastorale che ho fatto in questa parrocchia – ha detto il cardinale – e ricordo l’impressione di una comunità viva e serena. Oggi, non è solo questa comunità a essere ferita, ma l’intera chiesa di Genova. Mentre rinnoviamo la piena fiducia nella giustizia e nel suo compito di appurare la verità certa delle cose, sono venuto, cari amici, a condividere lo sgomento e il dolore del cuore, insieme alla vergogna e alla totale disapprovazione se le gravi accuse risultassero confermate”.

    L’Arcivescovo Bagnasco, aggiunge un comunicato della Curia genovese, manifesta “piena fiducia nell’operato della magistratura, fraterna vicinanza alle eventuali vittime e ai familiari, rinnovata solidarietà alla Comunità cristiana così dolorosamente provata. Per tutti prega perché il Signore illumini e conforti”.

    Pedofilia, la rete di don Riccardo Nell’inchiesta tre nuovi indagati
    C’è anche un ex seminarista 40enne. Prima notte in cella

    GENOVA – «Poiché il Signore nella sua infinita bontà versa olio sulle ferite, oggi siamo qui per ordinare due nuovi diaconi» così ieri il cardinale di Genova Angelo Bagnasco si è rivolto ai fedeli in cattedrale: la ferita è quella inferta dall’arresto venerdì sera di don Riccardo Seppia, accusato di abusi sessuali su un sedicenne con una lieve disabilità mentale e di cessione di cocaina. Il ragazzino che sarebbe stato vittima delle attenzioni di don Riccardo è un frequentatore della parrocchia del Santo Spirito a Sestri Ponente. E i dispiaceri per l’arcivescovo di Genova – che oggi sarà ricevuto dal Papa in vista dell’assemblea della Cei – non sembrano finiti. L’inchiesta che ha portato in carcere don Riccardo, sacerdote cinquantenne sulla cui moralità – passato il primo momento di sconcerto – in molti ora dichiarano di aver nutrito sospetti, promette di allargarsi. Gli indagati sono al momento altri tre, fra questi un ex seminarista quarantenne al quale sarebbe contestata la prostituzione minorile, l’uomo avrebbe scambiato con don Riccardo messaggini molto espliciti su incontri sessuali con ragazzi.

    La chiesa del Santo Spirito a genova (Ansa)

    Gli altri sono un commerciante trentenne del quartiere di Sestri Ponente e un milanese. Intercettazioni telefoniche e un fitto traffico di messaggini legano questi quattro uomini: «È proprio un bel ragazzo. Me lo …» scrive don Riccardo e, a proposito di un altro giovane: «Mi piacerebbe … ma lui non ci vuole stare». Seguono descrizioni di incontri, con un linguaggio che gli investigatori definiscono «irripetibile». E nell’ordine di custodia cautelare sono elencati anche gli inviti del sacerdote ad alcuni ragazzi: «Vieni, per te c’è il solito regalino». Il regalino era cocaina – secondo l’accusa – che don Riccardo si procurava a Milano, frequentando palestre e saune e con la quale pagava prestazioni sessuali nel suo appartamento adiacente alla parrocchia. «Un pendolare del sesso e della droga» lo descrive un investigatore. Da quanto tempo don Riccardo aveva adottato questo stile di vita? Un suo vecchio parroco, a Recco, ha lanciato pesanti accuse: quasi trent’anni fa – ha detto – avevo già messo in allarme la Curia. Ma ben più recentemente don Riccardo avrebbe chiesto aiuti economici ad altri religiosi (le serate a base di cocaina dovevano essere costose), e a qualcuno avrebbe addirittura confessato i suoi incontri con ragazzini. Dove porterà questa inchiesta? Almeno quattro nuclei familiari con adolescenti sono già stati ascoltati dai carabinieri come testimoni, diverse voci registrate nelle conversazioni telefoniche con don Riccardo non sono state ancora identificate. Quella che i carabinieri dei Nas stanno cercando di ricostruire è una rete di prostituzione, anche minorile, e di cocaina.

    Intanto don Riccardo, in isolamento nel carcere di Marassi, divide la cella con un altro detenuto accusato di reati su minori. Ha passato una prima notte «abbastanza tranquilla», dice il direttore del carcere, ma è controllato a vista perché si temono episodi di autolesionismo. Oggi lo visiterà uno psicologo. In mattinata, assistito dal suo avvocato Paolo Bonanni, sarà ascoltato dal magistrato per l’interrogatorio di garanzia. Potrebbe avvalersi della facoltà di non rispondere.

    http://www.corriere.it/cronache/11_maggio_…59d849f1e.shtml

  • La Chiesa del peccato

    La Chiesa del peccato

    Segnaliamo La Chiesa del peccato (Castelvecchi tazebao), nel quale il giornalista e scrittore Paolo Pedote racconta le vere storie di abusi accaduti in Italia, raramente arrivati agli “onori” della cronaca con più di un trafiletto d’agenzia. Ne emerge una sequenza raccapricciante di episodi scandalosi che lasciano intravedere un mondo oscuro, che si cela nelle canoniche, nelle sagrestie, nei seminari e negli oratori, dominato da una mentalità medioevale e sessuofobica in grado di alimentare ogni genere di crimine, perversioni e sofferenze. Un mondo con il quale la nostra società si ostina a non voler fare i conti.


    Dall’introduzione:
    Celibato e pedofilia

    Sembra però che il clamore mediatico sugli scandali della pedofilia, coperti dalla Chiesa, stia producendo effetti a catena, anche e soprattutto dentro la Chiesa stessa e i suoi più illuminati ministri. Reazioni che fino a soli pochi anni fa erano impensabili, proprio come la messa in discussione del tabù del celibato in seno alla comunità sacerdotale.
    Il cardinale Christoph Schoenborn, arcivescovo di Vienna, nell’analizzare tutte le ipotetiche cause dei numerosissimi abusi per il mondo, indica un percorso di analisi molto interessante: se da un lato la formazione dei preti, nella peculiarità dei luoghi e nelle situazioni, può contribuire alla predisposizione di certe tendenze, anche gli strascichi della rivoluzione sessuale avviata nel 1968 e il celibato sono due elementi di cui è necessario tener conto.
    In sostanza, l’Arcivescovo per la prima volta pone una relazione tra il concetto e la pratica della castità e la sua infrazione. Come dire: se l’essere umano in genere è anche esperienza del corpo sessuato e a questo non si dà la possibilità di esprimersi, succede un po’ come un fiume che durante la piena non trova canali adeguati per smaltire l’acqua in eccesso.
    Gerhard Mueller, vescovo di Ratisbona, protagonista dell’operazione di trasparenza avviata dalla Chiesa cattolica sugli abusi sessuali perpetrati in Germania da religiosi ai danni di minori, non è affatto della stessa opinione:
    “Una stupidaggine pensare che all’origine degli abusi sessuali ci sia il celibato.”
    Se però si confrontano le statistiche dei casi di pedofilia riguardanti i preti cattolici, con quelli di ortodossi o di pastori di altre chiese, come quelle protestanti – che per l’appunto non hanno l’obbligo del celibato – e che quindi possono costruirsi una famiglia e conseguentemente un’equilibrata vita affettiva, le differenze saltano subito all’occhio e si può osservare come il problema degli abusi sessuali riguarda unicamente il sacerdozio in seno alla Madre Chiesa.
    Ovvio che indicare il celibato, o meglio la castità obbligatoria, come unica e decisiva causa è arbitrario, ma evidentemente il problema c’è e non solo per i laici, ma anche per i cattolici stessi che analizzano questo fenomeno terribile degli abusi.
    Restano comunque, al di là del complesso problema, domande che non possono più essere eluse e rimandate: perché questa ostinazione della Chiesa a ritenere il celibato condizione indispensabile per il sacerdozio per poi attribuire, come di consueto, all’omosessualità la causa e quindi l’unico elemento da combattere? L’omosessuale come ‘capro espiatorio’ non basta più e credere ancora che il mondo possa ridurre la sessualità umana al solo esercizio riproduttivo all’interno del matrimonio, è forse anacronistico oltre che controproducente. Scrive Vito Mancuso, teologo fuori dal coro dottrinale:

    Oggi assistiamo alla fine abbastanza ingloriosa del modello di vita sacerdotale sancito dal Concilio di Trento, e in genere portato avanti nel secondo millennio cristiano, con il legare obbligatoriamente alla vita sacerdotale la scelta celibataria. I crimini legati al clero pedofilo (che la gerarchia conosceva e copriva per anni) stanno scavando la fossa, anzi hanno già scavato la fossa, alla falsa idea della superiorità morale e spirituale del celibato.
    Naturalmente non intendo per nulla cadere nell’eccesso opposto di chi ritiene la vita celibataria alienante e disumana a priori. Conosco preti celibi straordinari, modelli integerrimi di vita serena, pura, felicemente realizzata.
    Voglio piuttosto esprimere la mia ferma convinzione che ciò che conta per un uomo di Dio (perché nulla di meno il prete è chiamato a essere) sia avere l’anima piena della luce e della gioia del vangelo, e che a questo scopo la condizione migliore sarà per uno vivere nel celibato e per un altro metter su famiglia, a seconda del temperamento e dell’attitudine personali.
    (La Repubblica,18 marzo 2010)

    Allora diventa evidente che lo sguardo necessario da ora in poi dovrà essere più ampio, in modo da accogliere i molteplici aspetti.
    Aldo Bodrato così analizza il problema:

    Dicono che non il celibato in sé, ma la sua obbligatorietà e esclusività, come via di accesso ai ruoli guida nella comunità ecclesiale, tende a formare nelle coscienze degli aspiranti l’idea che l’emarginazione della questione sessuale nella vita del clero sia doverosa e che una scarsa propensione all’esercizio dell’amore eterosessuale o omosessuale è premessa indispensabile e sufficiente a fare un buon prete e ad aprirgli una promettente carriera. Di qui la creazione di un percorso formativo e la diffusione di una spiritualità celibataria, disattenta alla maturazione sessuale dell’individuo e propensa a lasciare aperte vie secondarie e deviate all’esercizio della sessualità stessa.
    (Il Foglio, pubblicazione di cattolici di Torino, n° marzo 2010)

    Dunque si fanno sempre più insistenti le voci di chi chiede un nuovo atteggiamento della Chiesa nei confronti della sessualità umana che bandisce una volta per tutte una rigidità con cui la dottrina cattolica continua a trattare il tema, rimanendo così semplicemente distaccata dalla realtà. E per quanto concerne la selezione degli ammessi ai seminari, nei modelli di vita proposti, nelle culture delle relazioni affettive, inizia a formarsi una nuova coscienza che accetta e accoglie anche i sacerdoti dichiaratamente omosessuali, ciò per evitare da un lato che questo torni ad essere una tendenza da reprimere e non piuttosto da vivere con serenità, dall’altro per evitare che il candidato al presbiterato abbia ritenuto forse di risolvere il proprio disagio sessuale abbracciando lo stato ecclesiastico e dunque il celibato, ottenendo così un danno ancora maggiore.

    www.ildialogo.org/pretipedofili/Notizie_1275912719.htm

  • Abusi su minori, un´Associazione a Bagnasco: certificato antipedofilia per i sacerdoti

    Abusi su minori, un´Associazione a Bagnasco: certificato antipedofilia per i sacerdoti

    Un certificato antipedofilia per i sacerdoti. Lo chiede Alberto Senatore, portavoce dell’associazione contro la pedofilia Il piccolo Davide.
    Per contrastare il fenomeno della pedofilia clericale, l’associazione ha scritto una lettera aperta a mondignor Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e soprattutto capo della Cei, la Conferenza episcopale italiana.

    Ecco il testo integrale della lettera:

    Spett. Le Cardinale Angelo Bagnasco, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana,
    sono Alberto Senatore, classe 1964, sposato felicemente e padre di due figli, portavoce dell’Associazione antipedofilia “ il piccolo Davide ” di Giffoni Valle Piana, la città del Giffoni Film Festival. Le scrivo per due motivi: il primo, per esprimerle la nostra approvazione al Suo tempestivo intervento per la sospensione di don Riccardo Seppia da ogni ministero pastorale e da ogni atto sacramentale. Riconosciamo in questa decisione l’unica strategia efficace che la Chiesa Cattolica può intraprendere per proseguire sulla via tracciata da Papa Ratzinger, cioè la tolleranza zero verso i preti pedofili.
    L’altro motivo, è scaturito dalle parole da Lei pronunciate nella sua prolusione per la 63° Assemblea generale della Conferenza Episcopale Italiana. In quella occasione, riguardo la pedofilia clericale Lei ha riconosciuto che l’emergenza pedofilia all’interno della Chiesa Cattolica non è ancora superata, quindi è ancora in corso
    Ha poi aggiunto che “ sull’integrità dei nostri sacerdoti non possiamo transigere, costi quel che costi. Anche un solo caso, in tale ambito, sarebbe troppo. Quando poi i casi si ripetono, lo strazio è indicibile e l’umiliazione totale ”. Qualche giorno prima, la Congregazione per la Dottrina della Fede, aveva emanato una “ lettera circolare ” a tutti i vescovi, in vista della preparazione delle linee guida per i casi di abusi sessuali su minori compiuti da chierici. Una delle indicazioni di base per la stesura delle linee guida, previste per maggio 2012, è il riconoscimento del vescovo come autorità responsabile: “ la responsabilità nel trattare i delitti di abuso appartiene in primo luogo al vescovo diocesano ”

    La nostra Associazione, pur ritenendo l’indicazione molto interessante, la considera incompleta.
    Per questo motivo, ci permettiamo di presentarLe una nostra proposta, con la quale, la responsabilità e l’autorità del vescovo vengono ampliate e non siano solo limitate a “ trattare ” i casi di pedofilia clericale, ma siano utilizzate soprattutto nella prevenzione e nel contrasto degli abusi sui minori da parte dei sacerdoti.

    La proposta del “ piccolo Davide ” è questa: l’istituzione del Certificato Antipedofilia per i sacerdoti.

    Se in Italia, un’impresa edile per poter esercitare la sua attività deve preventivamente esibire un certificato antimafia, perché la Chiesa Cattolica non istituisce un certificato di garanzia morale per i suoi sacerdoti ? L’idea è semplice: il D.A.P.S. Documento Anti Pedofilia Sacerdotale. Quando in una parrocchia s’insedia un sacerdote, insieme al mandato conferitogli dal vescovo, deve ricevere anche il D.A.P.S. il documento nel quale il vescovo, firmando personalmente, garantisce l’integrità morale del sacerdote e si assume tutte le responsabilità giuridiche, antecedenti alla data del certificato. Praticamente un certificato di “ verificata buona condotta ”, quindi una garanzia e una copertura totale che annualmente viene rinnovato. Il Cardinale responsabilmente lo richiede, il vescovo serenamente lo rilascia, il sacerdote con orgoglio lo espone nella sua parrocchia, i genitori lo leggono e si tranquillizzano. La proposta è semplice, pratica, immediata e rassicurante. Semplice perché basta la firma del vescovo, pratica perché snellisce e riduce i tempi della burocrazia ecclesiale, immediata perché applicabile da subito, rasserenante per i genitori che si ritrovano a vivere l’incubo del prete pedofilo. La nostra Associazione Le chiede di esaminare la proposta e si augura che diventi presto una realtà, ed inoltre, che Lei possa essere il firmatario del primo certificato antipedofilia sacerdotale in Italia. L’occasione propizia per Lei potrebbe essere la cerimonia per la nomina del sostituto di Don Riccardo Seppia, sacerdote di nome ma pedofilo di fatto. Quale luogo migliore; la chiesa dello Spirito Santo di Via Calda a Genova Sestri Ponente, teatro di abusi indicibili, dove con sconcerto e dolore Lei espresse parole di sgomento e vergogna, ritornare con parole di consolazione abbinate a fatti concreti.
    Egregio Cardinal Bagnasco, per stroncare la pedofilia nella Chiesa Cattolica, basta poco, basta una firma, la Sua.
    Certi della Sua attenzione, in fede confidiamo in una Sua risposta.

    http://www.genovaogginotizie.it/cronaca/20…ipedofilia.html