Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: abusi sessuali

  • L’ex vescovo di Bruges fugge dal convento

    L’ex vescovo di Bruges fugge dal convento

    17 aprile 2011

    È fuggito ieri sera dal convento francese di La Ferté Imbault l’ex vescovo di Bruges, Roger Vangheluwe, sospeso un anno fa per pedofilia. Vangheluwe si era ritirato in Francia, su richiesta della Santa Sede, che gli ha ordinato di sottoporsi a una “terapia spirituale e psicologica” e di farsi dimenticare. Un ordine che l’ex vescovo di 74 anni non ha rispettato. Giovedì scorso, infatti, è andata in onda sulla tv belga VT4 una sua intervista dove ha confessato di aver abusato per anni di entrambi i nipoti, minimizzando i suoi comportamenti, descritti come un “gioco”, una sorta di “abitudine”. Fino ad oggi Vangheluwe aveva ammesso abusi tra il 1973 e il 1986 solo su uno dei ragazzi; i reati sono prescritti sia per la giustizia civile che per quella ecclesiastica.

    Intanto si è scoperto che il numero di abusi sessuali commessi nella Chiesa in Belgio è arrivato a circa 500. A fornire questo dato è il sacerdote Rik Devillè, fondatore del gruppo di lavoro sui diritti dell’uomo nella Chiesa. La cifra, però, è destinata ad aumentare, dopo la diffusione televisiva dell’intervista all’ex vescovo di Bruges, i centri di aiuto psicologico hanno reso noto di aver ricevuto un’impennata nelle richieste di aiuto.

    Contro il comportamento definito «irresponsabile» di Roger Vangheluwe si è scagliato l’ex governo Leterme (che si è dimesso il 22 aprile 2010 e ancora non è stato sostituito) che – tramite il ministro della giustizia, Stefaan De Clerck – ha chiesto al Vaticano di intervenire e di reagire in maniera più dura di quanto fatto finora, «adottando le misure necessarie». «Si è superato il limite dell’accettabile», ha tuonato il l’ex premier Yves Leterme, «per il quale la Chiesa deve assumersi le sue responsabilità.» Molto dura anche la condanna dell’ex vice primo ministro Joelle Milquet che ha giudicato le dichiarazioni dell’ex vescovo di Bruges «desolanti e scioccanti».

    Immediata la risposta del portavoce vaticano, padre Federico Lombardi: «La Santa Sede è cosciente della gravità della situazione e si stanno raccogliendo tutti gli elementi necessari per una valutazione approfondita». Il dossier Vangheluwe è da tempo in mano alla Congregazione della Dottrina della Fede, e la decisione definitiva sulla sospensione a divinis dovrà essere presa dal pontefice, dato che Vangheluwe si è rifiutato di tornare allo stato laicale.

    http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/201…l?uuid=AaY9CmPD

  • Lunedì col vescovo l’addio a don Matteo Diletti

    Lunedì col vescovo l’addio a don Matteo Diletti

    Bratto – Sarà monsignor Francesco Beschi a celebrare il funerale del sacerdote condannato per pedofilia e trovato senza vita il 7 marzo scorso.
    Lunedì col vescovo l’addio a don Matteo Diletti

    La salma di don Matteo Diletti, 39 anni, è da venerdì pomeriggio nell’abitazione di via Grumello a Bratto dove è stata allestita la camera ardente. Le esequie si svolgeranno lunedì 25 aprile alle 16 nella chiesa parrocchiale di Bratto e la cerimonia sarà presieduta dal vescovo di Bergamo Francesco Beschi.

    Alla fine di settembre 2010 la Cassazione aveva condannato definitivamente don Matteo a quattro anni di reclusione per abusi sessuali nei confronti di una ragazzina che, nel 2004 quando il sacerdote era curato a Vilminore di Scalve, aveva tredici anni. Proprio in quei giorni d’autunno don Matteo aveva fatto perdere ogni traccia di sè e la sua salma era stata poi ritrovata il 7 marzo scorso sulla Corna dei Trenta Passi.

    Il 23 settembre 2010 infatti il sacerdote era sparito dalla Comunità del Paradiso a Bergamo, dove si era ritirato dal 2005, e la sua auto era stata ritrovata abbandonata vicino a una spiaggetta di Vello di Marone, un paese che si affaccia sul lago d’Iseo. Le ricerche si sono prolungate nei mesi successivi fino a quando, il 7 marzo scorso, è stato ritrovato il corpo senza vita di don Matteo in un dirupo sulla Corna dei Trenta Passi, in terra bresciana tra Pisogne e Marone. Da oltre un mese la salma era agli Spedali civili di Brescia a disposizione dell’autorità giudiziaria.

    Bratto ora accoglie le spoglie del sacerdote per porgergli l’ultimo saluto. In paese c’è chi ha messo dei fiori, chi degli addobbi per l’occasione. Atteggiamenti che non hanno mancato di urtare la sensibilità di alcuni residenti. “Il paese di Bratto ha sempre avuto un particolare affetto per come don Matteo ha servito la sua comunità – afferma monsignor Alberto Carrara, delegato alla comunicazione della Curia di Bergamo –. Non bisogna dimenticare che don Matteo aveva più volte riconosciuto i suoi errori. In momenti particolari e delicati come questo, ci possono essere anche delle posizioni diverse e contrarie, che vanno comunque rispettate. La Chiesa dà soltanto l’ultimo saluto a un suo figlio e sacerdote. Il vescovo Beschi presiede sempre la celebrazione dell’Eucaristia quando muore un suo sacerdote e anche lunedì non mancherà di affidare al Signore la vita, con le gioie, i tormenti e le inquietudini, di don Matteo”.

    www.bergamonews.it/provincia/articolo.php?id=41077

  • Ex vescovo pedofilo chiede asilo al Vaticano per sfuggire alla rabbia della gente

    Ex vescovo pedofilo chiede asilo al Vaticano per sfuggire alla rabbia della gente

    9 aprile 2011

    Impaurito dalla reazione dei cittadini che sono andati a cercarlo, il prete ha riparato nell’ambasciata della santa sede a Bruxelles

    Inseguito dall’indignazione popolare per gli atti di pedofilia dei quali fu protagonista, l’ex vescovo di Bruges, Roger Vangheluwe, ha chiesto asilo diplomatico riparando nell’ambasciata della Santa Sede a Bruxelles.

    CHI E’ – Il suo nome non era stato dimenticato dall’opinione pubblica, che si attendeva di vederlo processato per quanto compiuto sui bambini circa trent’anni fa e svelato ad aprile dello scorso anno. Quando si e’ saputo che i reati sono stati prescritti, la voce della rabbia popolare si e’ fatta sentire fin dentro le stanze della remota abbazia nelle Fiandre in cui l’anziano prete, 74 anni, si era ritirato dopo aver confessato almeno un abuso ed essersi dimesso dall’incarico. Il caso di Vangheluwe fu uno di quelli sollevati dalla commissione d’inchiesta voluta dal Vaticano e presieduta dallo psichiatra per l’infanzia Peter Adriaenssens. Il rapporto della Commissione fa luce su almeno 450 casi di pedofilia nella chiesa, avvenuti tra il 1960 e il 1985. Tredici delle vittime degli atti sessuali, sottolinea il rapporto, si suicidarono. L’ex vescovo avrebbe poi lasciato il Belgio su ordine della Congregazione vaticana per la dottrina della fede. Lo rende noto la nunziatura vaticana a Bruxelles in un comunicato. ‘La Congregazione – si legge in un comunicato – ha deciso che, anche se gli abusi sessuali commessi su suo nipote sono prescritti secondo il Diritto canonico, mons. Vangheluwe deve lasciare il Belgio e iniziare un periodo di cura spirituale e psicologica’. Il vescovo, dopo le sue dimissioni, ha vissuto in vari luoghi, senza un indirizzo fisso, e – informa il comunicato – ‘ha gia’ lasciato il Paese’.

    CONFESSIONE – L’ex Vescovo aveva confessato i suoi abusi anche in una lettera pubblica:

    Quando ero ancora un semplice sacerdote e per un certo tempo all’inizio del mio episcopato, ho abusato sessualmente di un giovane dell’ambiente a me vicino. La vittima ne è ancora segnata. Nel corso degli ultimi decenni, ho più volte riconosciuto la mia colpa nei suoi confronti, come nei confronti della sua famiglia, e ho domandato perdono. Ma questo non lo ha pacificato.
    E neppure io lo sono.

    http://www.giornalettismo.com/archives/120…ia-della-gente/

  • Cile-Vaticano: caso diplomatico

    Cile-Vaticano: caso diplomatico

    9/4/2011
    La polizia a Santiago ha perquisito l’ufficio e la casa di un avvocato che rappresenta un prete accusato di abusi sessuali, dopo che un giudice ha emesso un mandato di perquisizione. Juan Pablo Bulnes, l’avvocato di p.Fernando Karadima, ha detto che la polizia si è impadronita di dcoumenti che contengono informazioni su un’investigazione compiuta dalla Congregazione per la Dottrina della Fede. “Li avevo. Hanno preso tutti i documenti che custodivo” ha detto l’avvocato al quotidiano cileno La Nacion.

    La polizia a Santiago ha perquisito l’ufficio e la casa di un avvocato che rappresenta un prete accusato di abusi sessuali, dopo che un giudice ha emesso un mandato di perquisizione. Juan Pablo Bulnes, l’avvocato di p.Fernando Karadima, ha detto che la polizia si è impadronita di documenti che contengono informazioni su un’investigazione compiuta dalla Congregazione per la Dottrina della Fede. “Li avevo. Hanno preso tutti i documenti che custodivo” ha detto l’avvocato al quotidiano cileno La Nacion.
    Il giudice Jessica Gonzalez ha emesso il mandato di perquisizione dopo che è stata riaperta una causa civile contro il prete. L’inchiesta giudiziaria è stata chiusa parecchi mesi fa per “mancanza di prove”. “ Le autorità civili hanno deciso di riaprire il caso dopo che l’inchiesta molto ampia, durata un anno, condotta dal Vaticano ha trovato che p. Karadima poteva essere stato colpevole di abusi sessuali.
    Al sacerdote è stato ordinato di ritirarsi in una vita di preghiera e di penitenza. All’arcidiocesi di Santiago e alla Nunziatura apostolica è stato chiesto di consegnare i documenti relativi al caso, ma si sono rifiutati di farlo, sostenendo che quei documenti facevano parte di un’inchiesta condotta da dal Vaticano, che è uno Stato sovrano, non sottoposto ai tribunali cileni.

  • Belgio: l’ex vescovo di Bruges salvato dalla prescrizione del reato di abusi sessuali

    Belgio: l’ex vescovo di Bruges salvato dalla prescrizione del reato di abusi sessuali

    L’annuncio non è stato ancora ufficializzato ma ormai la decisione d’archiviazione senza procedimento è stata presa dal procuratore del re di Bruges, che ne ha comunque dato conferma. L’ex-vescovo di Bruges, Roger Vangheluwe, non sarà pertanto processato per abusi sessuali su minori, poiché il reato è caduto in prescrizione. “L’affare Vangheluwe era scoppiato un anno fa” – riporta La Libre* – “quando, in parecchi paesi, erano venuti alla luce scandali di pedofilia nella Chiesa. La cosa aveva riaperto vecchie ferite nella famiglia di Roger Vangheuluwe, poiché il vescovo, che condannava in quel momento pubblicamente la pedofilia, aveva abusato sessualmente, tra il 1973 ed il 1976, di un suo nipote, oggi 43enne. Paventando la divulgazione del fatto, Vangheluwe aveva giocato d’anticipo ed aveva presentato le dimissioni nell’aprile 2010″.
    Già due settimane prima delle dimissioni, però, il cardinale Danneels aveva convocato il vescovo, suo nipote e la sua famiglia per tentare una mediazione e dalla loro conversazione, registrata all’insaputa del prelato, ma pubblicata poi dal giornale De Standard, era emerso che questi proponeva il perdono da parte della vittima onde evitare le dimissioni del vescovo o almeno di aspettarne il pensionamento prima di divulgare i fatti.
    Al momento, comunque, non è dato sapere se l’ex vescovo si sia macchiato anche di altri abusi sessuali e se, in qualche maniera, non abbia coperto altri preti pedofili. Dopo la prescrizione del reato, l’affare passa nelle mani della procura federale del Belgio la quale dovrà invece appurare ora “l’eventuale reticenza colpevole di membri della gerarchia della Chiesa”.
    Ieri monsignor André-Joseph Leonard, primate della Chiesa belga, è stato colpito con quattro torte da parte di membri della ”Internazionale pasticcera”, un gruppo situazionista.
    * http://www.lalibre.be/actu/belgique/articl…escription.html

    Franco Virzo

    http://www.uaar.it/news/2011/04/07/belgio-…abusi-sessuali/

  • Australia: il Vaticano ha accettato le dimissioni di Michael John Malone, controverso difensore di un sacerdote accusato di abusi.

    Australia: il Vaticano ha accettato le dimissioni di Michael John Malone, controverso difensore di un sacerdote accusato di abusi.

    4 aprile 2011

    Australia: il Vaticano ha accettato le dimissioni di Michael John Malone, controverso difensore di un sacerdote accusato di abusi.

    Si scrive “accettazione delle dimissioni”, si intende che il Vaticano ha preteso che Michael John Malone, arcivescovo di una piccola diocesi australiana, cedesse il passo. E questo perchè aveva riammesso al servizio sacerdotale un presbitero che era stato accusato di pedofilia prima che un processo canonico “approfondito” lo giudicasse innocente. Ma l’uomo non ha mai affrontato la giustizia civile, e in un epoca in cui la Santa Sede ha tutta l’intenzione di dimostrarsi pronta nell’affrontare gli ultimi postumi dello scandalo pedofilia nel clero, anche a chi ha tenuto un comportamento solo al limite della criticabilità viene indicata la porta d’uscita.

    DIMISSIONI – Così il vescovo di Maitland Newcastle cede il posto a William Wright. La motivazione, come abbiamo detto, è la sua scelta pastorale: riammettere alla gestione dei sacramenti un presule che era finito sotto inquisizione ecclesiastica.

    Benedetto XVI ha accettato oggi le dimissioni anticipate di mons. Michael John Malone, 71enne vescovo di Maitland-New Castle, travolto dalle critiche rivolte alla sua gestione della diocesi in particolare per aver riammesso all’attivita’ pastorale un sacerdote accusato di aver compiuto in passato abusi sessuali e che un processo canonico approfondito aveva dichiarato innocente. Pur ritenendo di aver agito in questo caso nel rispetto delle norme vigenti, il presule ha chiesto al Papa di essere avvicendato perche’ la chiesa locale possa riprendere il suo cammino “con rinnovato vigore”. Al suo posto il Pontefice ha nominato mons. William Wrighit, di origine statunitense ma incardinato nella diocesi di Sydney.

    E può davvero essere dunque che il prelato abbia chiesto autonomamente al Papa di venir riassegnato ad altre incombenze, visto che molto intenso era stato il suo impegno nelle ultime settimane per ritagliarsi una nuova veste che non fosse quella del difensore dei pedofili. Anche attraverso una messa in suffragio per le vittime.

    PASSARE LA MANO – Il comunicato ufficiale della diocesi, che riporta le parole del vescovo uscente, parla di necessità di un rinnovato impegno nei ranghi della gerarchia. Malone tornerà a fare il parroco: lascia il suo posto con dolore, ma, un po’ per pressioni da Roma – o comunque per la consapevolezza della nuova aria che tira; un po’ per scelta personale, la decisione era obbligata.

    “Anche se la nostra diocesi ha raggiunto molti obiettivi negli anni recenti, il profilo della Chiesa ha sofferto e la nostra missione è stata compromessa per colpa degli eventi che abbiamo affrontato. Dopo molto driflettere, credo che sia tempo per un nuovo leader che abbia energie fresche e una visione che possa portare la diocesi ad un nuovo stato di rinnovamento. La profodna fede di così tante persone, l’immensa generosità di chi serve la Chiesa con capacità professionali e volontarie, le iniziative prese dai singoli e dai gruppi per affrontare aree di vera necessità, la determinazione per elevarsi sopra lo scandalo e la vergogna – tutto ciò promette supporto e incoraggiamento al mio successore. E’ strano affrontare la pensione. Parte di me sente grande sollievo, ma un’altra parte sentirà la mancanza di così tante parti dell’essere un vescovo”.

    Dunque sono bloccati a metà i sentimenti dell’uomo, che ha però preso la sua decisione

    Esteri
    Si dimette il vescovo che difendeva il prete pedofilo: “Vado via, serve il rinnovamento”
    Tommaso Caldarelli

    PROBLEMI IN AUSTRALIA – E non stupisce, visto che in Australia, come in molti altri luoghi del mondo, il problema della pedofilia nel clero aveva causato più di un grattacapo alla locale gerarchia, impegnata ad arginare le proteste dei fedeli. Ne parlavamo.

    L’arcivescovo cattolico di Melbourne Denis Hart ha presentato scuse formali e “senza riserve” alle vittime di abusi sessuali commessi dal clero, in una lettera pastorale letta e distribuita ieri durante la messa nelle 219 parrocchie dello stato di Victoria, in cui egli rimprovera le mancanze della Chiesa nel trattare adeguatamente il problema. Le violenze sessuali e la violazione dei voti da parte di alcuni preti hanno portato vergogna sull’intera Chiesa, scrive. “Come possiamo noi cattolici non provare turbamento e vergogna?” si domanda, osservando che “la piaga degli abusi sessuali continua a causare grande angoscia e in molti casi una crisi di fede fra i cattolici“. Hart ricorda però che la maggior parte degli abusi furono commessi decenni fa, e circa 300 vittime sono state risarcite nell’arcidiocesi negli ultimi 14 anni. “Abbiamo cercato di fare il possibile per portare alle vittime aiuto, consolazione e, se possibile, riconciliazione con la Chiesa“, scrive. Alle storiche scuse dell’arcivescovo di Melbourne aggiunge il suo peso il card. George Pell, arcivescovo di Sydney, che in un comunicato sostiene “di tutto cuore” la lettera di Hart che, dichiara, “parla anche per me“. Pell aggiunge che gli abusi sessuali sono “un male che non ha posto nella Chiesa e chi li ha commessi merita tutta la forza della legge“

    Così non è stato, però, per il prelato che monsignor Malone ha riammesso al servizio eucaristico attivo: su di lui, la giustizia degli uomini non ha mai parlato. Il che va del tutto contro le ultime linee guida del Vaticano per la gestione degli abusi del clero.

    http://www.giornalettismo.com/archives/120…prete-pedofilo/

  • “Il sesso orale guarirà la tua omosessualità, grazie alle mie preghiere”

    “Il sesso orale guarirà la tua omosessualità, grazie alle mie preghiere”

     

    23 marzo 2011

    Un pastore americano fermato per molestie su giovani vittime anche minorenni

    Un giovane pastore dell’Iowa voleva convincere i ragazzi a liberarsi delle loro tendenze omosessuali con un metodo particolare: molestandoli. Gli abusi sessuali sarebbero serviti per fargli raggiungere la purezza di fronte agli occhi del Signore. Le vittime delle violenze compiute da Brent Girouex sono stata almeno sei. Il pastore trentunenne ha confessato alla polizia i suoi reati e ora rischia una pena molto pesante.

    MOLESTIE PER PURIFICARE – Brent Girouex risiede a Council Bluffs, nello Stato dell’Iowa, e lavora come assistente spirituale per i giovani nella chiesa evangelica Victory Fellowship Church. Le accuse nei suoi confronti riguardano in particolare le molestie subite da un ragazzo, che sarebbe stato abusato sessualmente ripetutamente da quando aveva quattordici anni, come riferito dalla televisione locale KETV. In Iowa l’età minima per un rapporto consenziente è di sedici anni. Il caso è stato scoperto un mese fa circa, quando quattro giovani uomini hanno informato la direzione della Chiesa a proposito delle violenze sessuali subite da loro e che coivolgevano Brent Girouex. Il pastore è stato spinto allora a presentarsi alla polizia per autodenunciarsi. Girouex ha amesso di aver compiuto molestie, ma ha spiegato che tramite il sesso orale voleva curare i ragazzi che soffrivano di omosessualità. Secondo l’accusa voleva far raggiungere la purezza sessuale alle sue vittime. Nei verbali è presente questa dichiarazione: “Quando eiaculano, scompaiono anche i cattivi pensieri dalla loro mente”. Ha inoltre messo di aver pregato in continuazione durante gli atti sessuali che praticava sulle sue giovani vittime.

    VITTIME NUMEROSE – La cura non è però arrivata la prima volta, e allora le molestie sessuali sono proseguite. La sua prima vittima è stata abusata sessualmente tra le venticinque e le cinquanta volte secondo il pastore, mentre il ragazzo, che ora è diventato maggiorenne, ha parlato di un centinaio di incontri. Il giovane pastore avrebbe inoltre affermato che le sue vittime avevano acconsentito agli atti sessuali. I ragazzi molestati sarebbero almeno sei, anche se le autorità sostengono che data la natura del caso le violenze potrebbero essere state molto più numerose. Secondo le carte della procura Girouex avrebbe cercato di curare sessualmente anche gli adulti, per esempio un uomo di ventitre anni che aveva problemi con la propria compagna e si era rivolta al giovane sacerdote per un aiuto. Il pastore gli avrebbe tirato giù i calzoni iniziando a toccargli le parti intime, sempre per raggiungere la purezza sessuale. In questo momento Girouex è stato liberato pagando una cauzione di oltre 30 mila dollari, ma rischia una pena severa dato che potrebbe ricevere cinque anni di prigione per vittima.

    http://www.giornalettismo.com/archives/118…-mie-preghiere/

    Prete molesta ragazzi: “Con sesso orale non sarete più gay”

    NEW YORK – Ennesimo caso di molestie sessuali da parte di un prete a dei ragazzi americani: è successo a Des Moines, città dello Iowa.

    Sesso orale – “Con il sesso orale guarirete dall’omosessualità: io pregherò per voi”. Erano queste le parole con cui Brent Girouex riusciva i ragazzi della chiesa evangelica Victory Fellowship Church a farsi molestare. Le vittime degli abusi di Girouex sono almeno sei e lo stesso pastore ha confessato tutto alla polizia, per poi essere liberato su pagamento di una cauzione di 30 mila euro. Rischia comunque 5 anni di carcere per ogni vittima. Secondo quanto emerso dagli interrogatori, Girouex avrebbe tentato lo stesso approccio “curativo” anche con gli adulti.

  • Preti pedofili, dai vescovi irlandesi nove milioni alle vittime

    Preti pedofili, dai vescovi irlandesi nove milioni alle vittime

    20 marzo 2011

    I prelati vogliono riconquistare la fiducia persa: “Chiediamo umilmente che ci venga data questa opportunità”, dicono

    Nove milioni di sterline (oltre 10 milioni di euro) alle vittime di abusi compiuti dagli uomini di Chiesa. E’ questo l’impegno assunto dai vescovi cattolici irlandesi, intenti a mettere a punto alcune iniziative volte a riparare al crollo della fiducia nei loro confronti dopo anni di rivelazioni scomode per la loro immagine.

    LETTERA DEI VESCOVI – E’ attraverso una lettera di 16 pagine che la Conferenza dei vescovi cattolici irlandesi ripercorre la linea indicata dal cardinale Sean Brady, arcivescovo di Armagh, per provare a riparare i danni causati dagli scandali. I prelati intendono finanziare un’agenzia Verso la Guarigione e il Rinnovamento per assistere le vittime di violenze, e le loro famiglie, che vivono in Irlanda, Irlanda del Nord, Gran Bretagna. Si parla di formazione per la protezione dei ragazzi, cooperazione con le forze di polizia, servizi sociali, sostegno spirituale per le vittime che hanno perso la fede a causa del loro calvario.

    RIPRISTINARE LA FIDUCIA – Brady ha dichiarato: “A causa dei gravi abusi, molti hanno perso la loro fede in Dio e la Chiesa è stata profondamente danneggiata”. “Quando si abusa di un bambino si verifica un colossale crollo della fiducia – ha aggiunto – Se chi abusa è un prete o un religioso il tradimento è ancora più grande”. “La cattiva gestione degli abusi da parte delle autorità ha aggravato il danno. Mentre continuiamo nel nostro cammino di rinnovamento, la Chiesa decide di riparare alla mancanza di fiducia che si è verificata. Chiediamo umilmente che ci venga data questa opportunità”, ha spiegato ancora il vescovo.

    IL SILENZIO DELL’ARCIVESCOVO – La relazione è stata messa a punto ad un anno dalla lettera senza precedenti di Benedetto XVI, nella quale il Pontefice chiedeva scusa alle vittime di abusi fisici e sessuali verificatisi in Irlanda. Nel testo si chiede una visita apostolica di diocesi cattoliche e di ordini religiosi. Brady è stato uno degli uomini di Chiesa maggiormente messo sotto pressione dai media, dopo che emerso che aveva taciuto su un prete pedofilo, il defunto padre Brendam Smyth, per più di un decennio, pur essendo a conoscenza degli abusi sessuali da lui compiuti. Sono due i rapporti ufficiali che hanno rivelato decenni di stupri e violenze sessuali compiuti in Irlanda da uomini di Chiesa. Le relazioni parlano di attività “ossessivamente” nascoste dalle gerarchie ecclesistiche.

    http://www.giornalettismo.com/archives/118…i-alle-vittime/

  • Padre Gino Burresi, condannato per abusi su seminaristi, da ancora lezioni ai futuri preti

    Padre Gino Burresi, condannato per abusi su seminaristi, da ancora lezioni ai futuri preti

     Il lupo perde il pelo… Da Wikipedia del 16 marzo 2011

    padre Gino (Luigi) Burresi, della congregazione dei Servi del Cuore Immacolato di Maria, condannato nel maggio 2005 dalla Congregazione per la dottrina della fede a lasciare il ministero sacerdotale e a ritirarsi a vita privata, per abusi sessuali nei confronti dei suoi fedeli e seminaristi[http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/37078]


    Dal sito de l’Espresso

    La prima sentenza del prefetto Levada fa tremare la Legione

    La congregazione per la dottrina della fede ha colpito con una pesante condanna padre Gino Burresi. Le colpe? Le stesse di cui è accusato padre Marcial Maciel, fondatore dei potenti Legionari di Cristo

    di Sandro Magister

    ROMA, 28 luglio 2005 – Il quotidiano cattolico “Avvenire” ha pubblicato il 19 luglio la seguente nota della segreteria generale della conferenza episcopale italiana:

    “A seguito del decreto in data 27 maggio 2005 della congregazione per la dottrina della fede, si rende noto che nei confronti di padre Luigi (Gino) Burresi, della congregazione dei Servi del Cuore Immacolato di Maria, sono stati decisi i seguenti provvedimenti canonici:

    “1 – revoca della facoltà di ricevere le confessioni di tutti i fedeli in ogni luogo, di cui ai canoni 966 e 969 del codice di diritto canonico;

    “2 – proibizione definitiva di svolgere il ministero della direzione spirituale nei confronti di tutti i fedeli, siano essi laici, chierici o consacrati;

    “3 – revoca della facoltà di predicare di cui ai canoni 764 e 765;

    “4 – divieto di celebrare i sacramenti e i sacramentali in pubblico;

    “5 – divieto di concedere interviste, scrivere su giornali, opuscoli, riviste periodiche o tramite internet, partecipare a trasmissioni radiofoniche o televisive che trattano questioni attinenti la dottrina cattolica, la morale, i fenomeni soprannaturali e mistici.

    “Tanto si rende noto per conoscenza e utilità dei fedeli”.

    In pratica, la CEI ha comunicato che padre Gino Burresi, fondatore dei Servi del Cuore Immacolato di Maria, deve lasciare il ministero e ritirarsi a vita privata.

    Tra i motivi del provvedimento, il decreto della congregazione per la dottrina della fede cita abusi nella confessione e nella direzione spirituale. Ma fonti vaticane hanno confermato che a questi motivi vanno aggiunte le accuse di abuso sessuale rivolte contro padre Burresi da alcuni che furono suoi seguaci e seminaristi negli anni Settanta e Ottanta.

    Il decreto vaticano non è stato reso pubblico. Ma il settimanale americano “National Catholic Reporter” ne è entrato in possesso, e il suo corrispondente John L. Allen ne ha dato conto nella sua Newsletter “The Word from Rome” del 22 luglio.

    Il decreto contro padre Burresi è il primo emesso dalla congregazione per la dottrina della fede nel pontificato di Benedetto XVI. È il primo che porta la firma del suo nuovo prefetto, l’ex arcivescovo di San Francisco William J. Levada (nella foto). Ed è stato approvato personalmente dal papa il 27 maggio ricevendo in udienza il segretario del dicastero, l’arcivescovo Angelo Amato. L’approvazione papale, “in forma specifica”, non ammette appello.

    In quanto diretto contro il fondatore di un ordine religioso sulla base di accuse risalenti a decenni addietro per abusi sessuali compiuti su suoi seguaci, il decreto contro padre Burresi richiama un altro caso analogo ma di peso molto maggiore, anch’esso sotto esame da parte della congregazione per la dottrina della fede: il caso di padre Marcial Maciel Degollado, fondatore del Legionari di Cristo.

    Non è escluso che la severità adottata contro padre Burresi preluda a un provvedimento di analogo rigore contro padre Maciel.


    Padre Burresi, che oggi ha 73 anni, ha fatto parte fino al 1992 degli Oblati della Vergine Maria, un ordine fondato nel 1816 dal sacerdote italiano Bruno Lanteri. Devotissimo delle rivelazioni di Fatima, divenne prete abbastanza avanti negli anni, nel 1983, ma già prima s’era guadagnato una grande fama come mistico e direttore spirituale, oltre che per le stimmate e le visioni.

    In piccolo, la sua popolarità somigliava a quella di padre Pio da Pietrelcina. E neppure troppo in piccolo: da lui accorrevano ogni giorno centinaia di persone in cerca di conforto, dall’Italia e dall’estero, compresi alti prelati, politici, ambasciatori. Dalle lontane Filippine, l’allora presidente Corazon Aquino mandò un giorno un suo messo a far benedire un rosario da quest’uomo in profumo di santità.

    Il suo quartier generale era nelle campagne sotto Tivoli, poco fuori Roma, nella località di San Vittorino, dove ora sorge un vistoso santuario mariano in vetrocemento a forma di cono, edificato con le offerte dei devoti. “Fratel Gino”, come tutti lo chiamavano, riceveva inizialmente in una baracca di legno e lamiera, al posto della quale la congregazione degli Oblati costruì poi un seminario internazionale. Perché padre Burresi era anche un grande magnete di vocazioni alla vita religiosa.

    Finché nel maggio del 1988 prima due, poi altri cinque suoi giovani seguaci ruppero l’incanto. Riferirono ai superiori della congregazione che il sacerdote li aveva attratti più volte nella sua camera e aveva abusato sessualmente di loro. Messi per iscritto, i loro racconti oscillavano tra fascinazione e autocolpevolizzazione. Ad esempio:

    “Padre Gino baciava e nello stesso tempo diceva cose belle e sante: ‘Lasciati toccare da Dio. Amare non vuol dire peccare’. Ero confuso e paralizzato. sapevo che egli era uno stigmatizzato, uno che aveva contatti diretti con la Madonna. Perciò sentivo che mi sbagliavo, non poteva essere come pensavo, perché se così fosse stato Dio non lo avrebbe scelto come suo ministro in terra. Dissi tra me: Guarda quanto sono cattivo e marcio, vedo la malizia anche negli abbracci affettuosi di un santo”.

    Vagliate queste accuse, i superiori degli Oblati presero una decisione fulminea. Il 6 giugno 1988 imbarcarono padre Burresi su un volo per Vienna e lo trasferirono nel loro convento austriaco di Loretto. E il giorno dopo il superiore generale dell’ordine, l’argentino Julio Cura, rimise il dossier d’accusa al prefetto della congregazione vaticana per i religiosi, che era il cardinale Jérôme Hamer.

    Ma nella stessa congregazione l’allora segretario Vincenzo Fagiolo, futuro cardinale, era un simpatizzante dell’accusato. “Veniva spesso a confessarsi da me”, fece prontamente sapere padre Burresi, che intanto era già scappato dal confino austriaco ed era rientrato in Italia, a Montignoso di Gambassi Terme, in Toscana, diocesi di Volterra, dove tutt’ora risiede.

    Sta di fatto che dal Vaticano misero sotto processo, più che padre Burresi, i superiori degli Oblati, alle cui costole posero un ispettore, Marcel Gendrot, monfortano. Dopo due mesi d’indagine, questi concluse a favore del ritorno di padre Burresi a San Vittorino e con una nota di biasimo a carico dei superiori dell’ordine.

    I quali allora si appellarono a papa Giovanni Paolo II. Il ricorso, in data 22 novembre 1988, riempie tre pagine. Elenca i capi di accusa: atti omosessuali consumati con più giovani, sequestro di persona a scopo di libidine, violazione del segreto sacramentale. Rimprovera all’ispettore Gendrot d’aver insabbiato l’indagine. Chiede al papa di togliere il processo ad Hamer e Fagiolo e di affidarlo invece all’allora prefetto della congregazione per la dottrina della fede, Joseph Ratzinger, oppure a una commissione speciale.

    Il 3 gennaio successivo la risposta: ricorso respinto. Non solo. Padre Cura e gli altri superiori degli Oblati sono dimessi d’autorità. Da ispettore, Gendrot è promosso commissario dell’ordine. Il processo resta nella mani di Hamer e Fagiolo. Unica concessione: un supplemento d’indagine affidato a tre cardinali oggi defunti: Giuseppe Caprio, Opilio Rossi, Luigi Dadaglio. Questi riascoltano uno solo dei sette iniziali testimoni d’accusa, alla fine divenuti undici. E un anno dopo, nel febbraio del 1990, concludono consentendo a padre Burresi di restare dov’è, a Montignoso, e di continuare lì la sua opera, col solo divieto di occuparsi di giovani vocazioni.

    Ma padre Burresi ormai s’è messo in proprio. Nel 1992 lascia gli Oblati e fonda una nuova congregazione, i Servi del Cuore Immacolato di Maria, con ramo maschile e femminile, oggi forte di 150 membri.

    Cinque anni più tardi, però, nel 1997, torna a indagare su di lui la congregazione per la dottrina della fede. Il processo si conclude il 10 maggio 2002 con un decreto firmato da Ratzinger e dall’allora segretario del dicastero, Tarcisio Bertone, oggi cardinale e arcivescovo di Genova.

    La sentenza prende atto che le accuse sono cadute in prescrizione e quindi non condanna né punisce padre Burresi. Ma il rapporto di venti pagine che accompagna il decreto – anch’esso oggi in possesso del “National Catholic Reporter” – ha passaggi che meritano d’essere citati. È firmato dai quattro prelati incaricati delle indagini, presieduti da Velasio De Paolis, oggi vescovo e segretario del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica.

    Il rapporto elenca le accuse contro il sacerdote: violazione del segreto confessionale, uso illegittimo delle confidenze avute in confessione a danno del penitente, offesa al buon nome delle persone, violazione del diritto alla privacy, induzione alla disubbidienza contro i superiori, falso misticismo, asserite apparizioni, visioni e messaggi soprannaturali.

    Ammette che i fatti oggetto delle accuse sono caduti in prescrizione. Ma chiede alla congregazione per la dottrina della fede di comminare ugualmente contro padre Burresi delle sanzioni amministrative. Per questo motivo:

    “Non va dimenticato che durante questo processo alcuni [seguaci di padre Burresi] hanno detto che l’accusato ‘uscirebbe da esso trionfante, più rispettato che mai, e quindi senza alcuna ombra, più glorioso di prima’. [Essi hanno detto] ‘che la segreteria di stato difende padre Gino, per cui la vittoria è assicurata’. Se nessun limite fosse applicato alla sua libertà di esercitare il ministero semplicemente per il fatto che le accuse provate sono cadute in prescrizione, probabilmente la sentenza di questa corte sarà usata come strumento di propaganda a favore dell’accusato. Egli sarà in grado di continuare a far danno a quelle persone psicologicamente deboli che si mettono sotto la sua direzione spirituale”.


    L’asserito appoggio della segreteria di stato a padre Burresi – richiamato nel rapporto – è un altro degli elementi che accomunano il suo caso a quello di padre Maciel.

    In effetti, nella segreteria di stato lavorano due prelati che appartengono l’uno, Angelo Tognoni, ai Servi del Cuore Immacolato di Maria fondati da padre Burresi, e l’altro, Donal Corry, ai Legionari di Cristo fondati da padre Maciel.

    Non solo. I Legionari di Cristo risultano avere come loro sostenitore, da molti anni, il segretario di stato in persona, il cardinale Angelo Sodano.

    Una conferma dell’appoggio della segreteria di stato alla causa dei Legionari si è avuta lo scorso venerdì 20 maggio, poco dopo l’uscita di un servizio diwww.chiesa dedicato all’indagine sul caso Maciel avviata dalla congregazione per la dottrina della fede.

    Grazie a un fax a loro pervenuto senza firma ma con un timbro della segreteria di stato, i Legionari di Cristo hanno emesso quel giorno un comunicato che diceva:

    “At this time there is no canonical process underway regarding our founder, Fr Marcial Maciel, LC, nor will one be initiated”.

    In realtà, il fax della segreteria di stato era meno perentorio, riguardo al futuro. Esso letteralmente diceva, in italiano:

    “Non vi è nessun procedimento canonico in corso né è previsto per il futuro nei confronti di p. Maciel”.

    La formula “non è previsto per il futuro” è ricorrente in Vaticano per indicare atti che sono nelle sfera del possibile, ma sui quali non è stata ancora presa una decisione formale.

    Di certo c’è che sul caso Maciel l’indagine preliminare è andata avanti anche dopo la pseudo-smentita del 20 maggio, acquisendo ulteriori testimonianze e documenti. E sulla base di questa indagine la congregazione per la dottrina della fede – non la segreteria di stato – deciderà circa il processo canonico contro il fondatore dei Legionari di Cristo.

    Il caso Burresi insegna. Pareva definitivamente archiviato dalla benevola sentenza del 10 maggio 2002. E invece è ripartito e arrivato a una conclusione ben più severa. Con Ratzinger giudice supremo, nel frattempo divenuto papa.


    Da un blog

    Thursday 5 may 2011
    PADRE GINO BURRESI PARLA AI SEMINARISTI DELLA CONGREGAZIONE DEI SERVI DEL CUORE IMMACOLATO DI MARIA

    Prima di far parlare Padre Gino, vorrei rivolgermi a tutte quelle giovani e belle anime, che ancora si torturano, per il fatto di essere uscite dalla sua Congregazione dei Servi del Cuore Immacolato di Maria.

    Non vi crucciate, se il motivo della vostra uscita è consistito solo nel fatto di non poter vedere Padre Gino, che i vostri ex – Superiori, in ottemperanza ai provvedimenti vaticani di cui al Decreto di condanna del 27 maggio 2005, devono tenere in forzato isolamento.

    Se voi eravate veramente chiamati alla sequela di Gesù Cristo, sareste rimasti in Congregazione, anche rinunciando a vederlo. E’ vero che Padre Gino Burresi è stato ed è ancora un grande magnete di vocazioni, ma il pensiero che lui non ci sia più non deve fare disamorare il seminarista dalla vita consacrata.

    Quando io volevo indegnamente entrare in seminario, sono sicuro che lo facevo solo per essere vicino a Padre Gino, ma questo non basta per voler seguire Gesù, poiché se il Signore poi ce lo toglie dalla vista, tutto andrebbe a rotoli e non saremmo più in grado di seguire Gesù più da vicino.

    Sono quindi convinto che i seminaristi che sono rimasti nella Congregazione da lui fondata nonostante la prigionia di Padre Gino siano veramente chiamati alla vita consacrata ed è proprio a loro che egli ora si rivolge.

    Questa premessa era importante farla, per non indurre allo sconforto quanti hanno subordinato la loro decisione di entrare in seminario alla disponibilità fisica di Padre Gino Burresi.

    Ciò non toglie che se egli verrà, a Dio piacendo, riabilitato dal Papa, che in questo caso sarebbe veramente benedetto ed ispirato, Padre Gino non possa ancora fare da magnete di vocazioni, senza però far dipendere la scelta finale della professione perpetua solo dalla sua presenza, perché questo atteggiamento sarebbe sbagliato.

    Ed ora sentiamo quello che Padre Gino Burresi vuole dire ai seminaristi della sua Congregazione:

    Riccardo

    PERCHE’ DIRE DI NO AL SIGNORE SE……..

    Se il Signore ti chiede l’udito per ascoltare i peccati e una mano per riconciliare i peccatori, perché dirgli di no?

    Se il Signore ti chiede gli occhi con cui tu vedi tanto male e tanto bene, perché dirgli di no?

    Se ti chiede la lingua per parlare e le mani per fare venire sulla terra Gesù e poi darlo ai fratelli, perché dirgli di no?……….

    Se il Padre Eterno non vi voleva qui, non vi sareste arrivati. E se vi voleva il mondo, vi avrebbe già presi………

    Noi ci si deve mettere spesso davanti al Crocifisso. Egli ti farebbe capire che non è l’Essere da abbandonare, ma l’essere da amare perché ti ama.

    Padre Gino Burresi

    http://nelsegnodizarri.over-blog.org/article-padre-gino-burresi-parla-ai-seminaristi-della-congregazione-dei-servi-del-cuore-immacolato-di-maria-73191773.html

  • Mons. Angelo Mustazza patteggia

    Mons. Angelo Mustazza patteggia

    Mons. Angelo Mustazza, sacerdote trapanese accusato di atti di libidine e induzione alla prostituzione nei confronti di alcune minorenni, è stato condannato a un anno e dieci mesi di reclusione con il patteggiamento.

    È stato lo stesso difensore dell’imputato a chiedere il patteggiamento davanti al Gup, con il consenso del Pm Giusi Mione. Mons. Mustazza, ex insegnante di religione e parroco delle Chiese di Sant’Andrea e Misericordia ad Erice, era stato arrestato sei mesi fa dai carabinieri sulla base delle testimonianze di alcune ragazzine.

    Il sacerdote avrebbe pagato cifre oscillanti intorno alle 50 mila lire per potere «toccare» le giovani.foggia

    http://edicola.unionesarda.it/Articolo.asp…Articolo=220768

    SICILIA – I TESORI DI MONSIGNORE
    di GIUSEPPE PIPITONE [ 18/01/2011]

    Ma al di la’ delle voci, che possono o meno trovare conferma, c’e’ un altro fatto che ancora oggi meriterebbe piu’ di un approfondimento. Padre Angelo Mustazza fino al 1998 era parroco a Valderice, la stessa cittadina che ospita l’Auxilium. Su Mustazza i fedeli erano sempre stati d’accordo, un prete per bene. Ma improvvisamente il presule si trovo’ al centro di voci su una brutta storia di pedofilia e sfruttamento della prostituzione. Alcune ragazzine, anche di dodici anni, appartenenti alle famiglie meno abbienti della zona, raccontarono come il prete le conducesse spesso in sacrestia abusando ripetutamente di loro. Poi, per lavarsi la coscienza, le pagava con poche lire.

    Mustazza dovette arrendersi di fronte all’evidenza dei fatti, patteggiando una condanna per violenza carnale su ultraminorenni e invito alla prostituzione. Secondo le norme del diritto canonico un sacerdote che arriva addirittura alla condanna per reati del genere dovrebbe essere allontanato dal suo territorio, e magari collocato a riposo.

    Per questo appare singolare il fatto che Mustazza, un tempo proprietario di diversi appartamenti a Trapani, oggi sia il parroco della Chiesa di Purgatorio. Per la cronaca, Purgatorio e’ il nome di una frazone che si trova a un tiro di schioppo da Valderice, la cittadina dove Mustazza ha consumato il grave reato pochi anni fa. Ma a Trapani nessuno sembra porsi domande. Da Canepa fino agli affari della Fondazione Auxilium, passando per il caso di padre Mustazza, sono tutte coincidenze. Fatti curiosi, utilizzati ad hoc da chi vuole attaccare la Chiesa trapanese e il suo pastore.

    www.lavocedellevoci.it/inchieste1.php?id=368

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    Nelle mani dei magistrati anche foto scottanti. Ma molti fedeli difendono il prelato: ” e’ vittima di una vendetta ”
    ” Violentava minorenni ” , parroco in cella
    Trapani, monsignor Mustazza arrestato dopo le rivelazioni di alcune ragazzine

    —————————————————————– Nelle mani dei magistrati anche foto scottanti. Ma molti fedeli difendono il prelato: ” + vittima di una vendetta” “Violentava minorenni”, parroco in cella Trapani, monsignor Mustazza arrestato dopo le rivelazioni di alcune ragazzine TRAPANI – Apriva la sacrestia per accogliere adolescenti di tredici, quattordici anni che una ma – itresse del quartiere reclutava tra le famiglie dei disperati. Poi, sprangata la porta, quella stanzetta tappezzata di immagini sacre diventava una alcova. L’alcova del parroco, monsignor Angelo Mustazza, 63 anni, sacerdote popolarissimo nella comunita’ religiosa di Valderice. Sussurri e chiacchiere di paese hanno fatto presto ad alimentare la leggenda del prete pedofilo, schiavo del vizio, pronto a compensare con un paio di banconote le ragazzine trascinate sul divano. Sembrano solo pettegolezzi messi in giro dagli immancabili mangiapreti, capaci di ogni diavoleria pur di sporcare l’immagine del clero siciliano, gia’ squassato da vicende devastanti: l’incriminazione per mafia del sacerdote di Giardinello don Francesco Salvia, l’arresto del carmelitano don Mario Frittitta per favoreggiamento del boss Pietro Aglieri, la richiesta di rinvio a giudizio per stupro e usura del parroco di Mascalucia don Pasqualino Di Stefano. Ma, per i giudici, padre Mustazza aveva davvero un debole per le ragazzine, che riusciva a comprare a prezzi stracciati: bastava scucire da 30 a 50 mila lire e l’incontro era assicurato. Cosi’, almeno, assicurano i magistrati che hanno firmato un ordine di carcerazione per il monsignore, da ieri rinchiuso in una cella del “San Giuliano”. Un evento traumatico per la Chiesa di Trapani, anticipato lunedi’ dal vescovo Francesco Micciche’ durante un incontro con le maestranze della processione di misteri. “E’ accaduto un fatto gravissimo, che mi ha molto colpito”, ha mormorato il prelato che si e’ chiuso poi nel silenzio.

    Ma quando le agenzie hanno cominciato a battere i primi dispacci sull’arresto di don Mustazza, la notizia si e’ subito diffusa a Valderice creando sconcerto fra i parrocchiani, pronti a ricordare le buone abitudini del monsignore che da 35 anni vive nella canonica con la sorella Maria conducendo una vita discreta e irreprensibile, scandita da preghiere e opere di bene, sempre al servizio dei diseredati. Ogni mattina il Rosario, le Confessioni, la Messa. Quindi in sacrestia ad ascoltare le litanie degli sventurati, a dare una parola di speranza all’esercito dei questuanti. Un maledetto equivoco, giurano i fedeli ignorando, forse, il blitz dei carabinieri che hanno sequestrato materiale definito “interessante” in un paio dei 15 ruderi acquistati qualche tempo fa dal parrocco nella borgata di San Francesco. La svolta sarebbe arrivata all’inizio di aprile quando una sedicenne ha denunciato la madre per sfruttamento della prostituzione. A poco a poco, il giro delle testimonianze si e’ allargato, sono state sentite altre ragazze finche’ qualcuna non ha fatto il nome del monsignore. “State attenti a buttare fango sulle persone, sono tutte calunnie – grida Pietro Minaudo, uno dei piu’ strenui difensori di padre Mustazza -: e’ un angelo, gli affiderei anche mia figlia. Ma lui e’ troppo buono e forse per questo oggi si trova nei guai”. Spiega Minaudo, imprenditore: “Questo e’ un porto di mare, qui vengono spesso prostitute, donne bisognose d’aiuto che sono separate o hanno il marito in carcere. Qualche settimana fa s’e’ rifiutato di dare denaro a una ragazza e lei ha giurato di fargliela pagare”.

    Ma dal fronte investigativo non trapelano incertezze. Piuttosto, dicono i carabinieri, ci sono riscontri e testimonianze precise, alludendo forse ad alcune foto compromettenti, una delle quali ritrarrebbe il sacerdote con la mano tesa verso una ragazza seminuda. “E’ falso anche questo”, sbottano i parrocchiani in difesa del prete e spiattellando la loro verita’: “Sono venute in parrocchia due ragazze, a un certo punto una ha tirato dalla borsetta la macchina fotografica e mentre l’altra si spogliava ha fatto il clic. Era una trappola, ma don Angelo non c’e’ caduto”.

    —————————————————————– MONSIGNOR MAGGIOLINI “Piu’ attenzione quando si ammette al sacerdozio” MILANO – Che fra 64 mila tra preti e religiosi ci siano due o tre casi di deviazioni non deve stupire, ma non per questo giustificare quanto accaduto. “Ma in fase di ammissione al sacerdozio meglio un prete in meno in diocesi che un cuore sospeso”. A pronunciare il monito, commentando i fatti di Sicilia, e’ monsignor Alessandro Maggiolini, vescovo di Como, che pur premettendo di parlare con “ritrosia” dell’argomento chiede anche una riflessione a Chiesa e societa’ laica. “Aspettiamo comunque a giudicare sin che non c’e’ condanna”, commenta sul caso. Poi la prima riflessione: “Ci sono 37 mila preti e 27 mila religiosi, non stupiamoci di tre casi, comunque gravi, ma non generalizziamo”. “Teniamo quindi conto – continua il prelato – che probabilmente si sono allentate le remore, le regole di prudenza che venivano insegnate ai maestri dello spirito, come quelle di non toccare mai i bambini”. E qui monsignor Maggiolini arriva a quello che lui definisce il quarto punto: “E’ vero che c’e’ crisi di vocazione ma non bisogna prendere chiunque per paura che la diocesi resti senza preti.

    Se ci si accorge di una tendenza e’ giusto allontanare senza remore”. La societa’ entra in gioco alla fine: “Chiederei che la macchina culturale, le agenzie del consenso non si stupiscano per questi episodi perche’ non puo’ non accadere quando si continua a mettere, vedi per esempio i film, la sessualita’ ovunque, come fosse un bicchier d’acqua. E le remore cadono anche la’ dove non dovrebbero cadere. Dunque la societa’ laica stia attenta e renda conto di queste scelte”.

    —————————————————————– I PRECEDENTI * SEMPRE IN SICILIA Sabato scorso, a Mascalucia, in provincia di Catania, scattano le manette per l’arciprete della parrocchia don Pasqualino Di Stefano, 62 anni: tra le accuse, abusi sessuali e usura * IN PUGLIA Tre settimane prima aveva celebrato i funerali di Nadia Roccia, la ragazza uccisa dalle sue due migliori amiche. Ma il 2 aprile, per don Giorgio Mazzoccato, 61 anni, sacerdote del piccolo Comune di Castelluccio dei Sauri, e’ arrivato l’ordine di arresto per violenza sessuale su dei bambini di Arpinova, dove don Giorgio era stato parroco sino al ’96 * NELLA BASSA MODENESE Nella bassa modenese un sacerdote, don G., venne bersagliato, nel settembre scorso da accuse e sospetti che lo collegavanao a un giro di pedofili. Il prete si difese pubblicamente durante l’omelia nella sua chiesa. * A MASSA Prima una serie di “voci”, poi l’allontanamento dalla parrocchia e infine gli arresti domiciliari e nell’agosto ’97 don Roberto Marianelli, 47 anni, viene confinato in canonica. Contro di lui l’accusa di atti di libidine su alcuni bambini della parrocchia di Capanne, del comune di Montignoso.

    Mignosi Enzo

    Pagina 17
    (29 aprile 1998) – Corriere della Sera

    http://archiviostorico.corriere.it/1998/ap…804291522.shtml

    Arrestato a Trapani il prete pedofilo

    29 aprile 1998 — pagina 23 sezione: CRONACA
    TRAPANI – Monsignor Angelo Mustazza, 63 anni, parroco a Valderice (Trapani) è stato arrestato con l’ accusa di pedofilia. Il prelato avrebbe avuto rapporti sessuali con bambine di 12 anni e con ragazze maggiorenni. Gli incontri a luci rosse sarebbero avvenuti nella sacrestia e nell’ abitazione di monsignor Mustazza, nel centro di Trapani. Per ogni rapporto sessuale il prete avrebbe pagato dalle 50 alle centomila lire. A reclutare le bambine sarebbe stata una donna.

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/ar…e-pedofilo.html

    monsignor Angelo Mustazza, parroco di Valderice, diocesi di Trapani, arrestato nel 1998 con l’accusa di violenza sessuale su minore e prostituzione minorile, per aver abusato in sagrestia di ragazzine dai 12 ai 16 anni. Al termine delle violenze pagava le ragazzine con pochi spiccioli. Ha patteggiato la condanna per violenza sessuale e induzione alla prostituzione minorile. Attualmente dice messa a Custonaci, località Purgatorio, nella parrocchia Maria Santissima del Suffragio, a poca distanza dalla sua ex parrocchia. [209] [210]