Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: abusi sessuali

  • WOJTYLA: GUARDIAN, SU BEATIFICAZIONE PESA CASO PEDOFILO MARCIAL MACIEL

    WOJTYLA: GUARDIAN, SU BEATIFICAZIONE PESA CASO PEDOFILO MARCIAL MACIEL

    (ASCA) – Roma, 7 gen – Il quotidiano britannico The Guardian critica la prevista beatificazione di papa Giovanni Paolo II, annunciata come imminente in un articolo firmato nei giorni scorsi sul Giornale dal vaticanista Andrea Tornielli.

    Con il titolo ”Una fretta mai vista e poco saggia per canonizzare Giovanni Paolo II”, il giornale pubblica oggi un articolo in cui il pontificato di Karol Wojtyla viene messo in discussione a causa dei suoi legami con padre Marcial Maciel Degollado, il sacerdote messicano fondatore della Congregazione dei Legionari di Cristo e del movimento Regnum Christi e coinvolto in gravi casi di abusi sessuali sui minori.

    Il Guardian riconosce che Giovanni Paolo II ”ha un posto assicurato nella storia, grazie al suo ruolo nella caduta del comunismo, ai suoi notevoli sforzi per migliorare le relazioni fra Chiesa cattolica ed ebrei, per la sua presenza scenica, i giri del mondo e la sua abilita’ nel chiedere scusa per gli errori papali del passato”, ma aggiunge che il caso di padre Maciel rappresenta una ”macchia gigantesca” sul suo papato che ”alimenta in molti, anche i cattolici, dubbi sulla sua santita”’.

    Secondo il quotidiano, ”per anni si sono susseguite le accuse di abusi sessuali” nei confronti del prete, ”ma Maciel ha mantenuto una posizione di potere nel cuore della Chiesa cattolica, accompagnando Giovanni Paolo II in occasione di tre visite in Messico”.

    ”La saga di Maciel – conclud l’articolo – e’ uno sgradevole scenario di sfondo per una canonizzazione che potrebbe diventare un altro autogol per le pubbliche relazioni del Vaticano”.

  • Una suora per aguzzino. Ancora scandali nella Chiesa

    Una suora per aguzzino. Ancora scandali nella Chiesa

    Una suora per aguzzino. Ancora scandali nella Chiesa
    05/01/2011 – 14:30

    Federico Tulli
    BELGIO. Denunciati nuovi casi di pedofilia in un istituto religioso, avvenuti tra il 1965 e gli anni Novanta. Nel Paese una commissione d’inchiesta ha già visionato oltre mille dossier sugli abusi.

    Violentato dall’età di 5 anni fino all’adolescenza dalle suore dell’istituto scolastico che frequentava. Il nuovo capitolo della storia di abusi compiuti in ambienti clericali, in Belgio, si è aperto lunedì scorso con la denuncia di un cinquantenne (la cui identità è ancora ignota) che aveva vissuto durante gli anni Sessanta nell’istituto religioso Stella Maris di Courtrai. L’anonima testimonianza è stata rilanciata da due emittenti locali (Eén e Radio2 Fiandres). L’uomo ha raccontato di aver subito abusi per circa 10 anni da due suore e dalla madre superiora. Il tribunale di Courtrai ha annunciato l’apertura di un’inchiesta che riguarderà anche altri presunti casi di violenze compiute in 30 anni, tra il 1965 e gli anni Novanta, ai danni di bambini di quell’istituto.

    «Si tratta di storie vecchie ma verranno tutte prese in considerazione dal cda dello Stella Maris», ha osservato l’avvocato Jan Leysen che rappresenta l’istituto, invitando le altre «eventuali vittime» a testimoniare in tribunale. Con inquietante regolarità non passa settimana senza che il Belgio non sia scosso dall’emergere di casi di pedofilia verificatisi dal secondo dopoguerra in poi. Il lungo silenzio su gran parte di queste vicende si è rotto a metà 2010 quando la magistratura di Bruxelles ha scoperto 475 dossier su altrettante vittime, chiusi negli archivi della commissione indipendente “Adriaenssens” (dal nome del presidente) che dai primi anni Duemila agiva in stretta collaborazione con i vescovi locali. È nell’ambito di questa stessa indagine che ad aprile scorso si era dimesso il vescovo di Bruges, Roger Vangheluwe, accusato di aver violentato una giovane.

    L’ultimo clamoroso caso è deflagrato il 28 dicembre con la confessione del teologo Francois Houtart, fondatore della Ong Centro tricontinentale di Lovanio e veterano del forum sociale mondiale. Il “papa altermondista” ha infatti ammesso di avere abusato nel 1960 di uno dei suoi cugini che allora aveva otto anni, chiedendo ai suoi fan di ritirare la richiesta di candidatura per il Nobel della Pace. Tutto questo accade nel pieno dei lavori della commissione speciale d’inchiesta parlamentare che si occupa di ricostruire la storia dei crimini pedofili compiuti nell’ambito della Chiesa belga. Un lavoro certamente non facile, specie per l’atteggiamento delle autorità ecclesiastiche. È nel corso di una delle ultime sedute dell’anno appena concluso che il primate del Belgio, monsignor Andrè-Joseph Leonard, aveva scioccato gli auditori dichiarando che le vittime degli abusi sessuali commessi da preti potrebbero essere risarcite come quelle che patiscono i danni causati da un’inondazione.

    «La Chiesa cattolica – aveva detto convinto Leonard, comparando le vittime di catastrofi naturali a quelle dei violentatori – potrebbe, liberamente, partecipare con altre parti della società, a costituire un fondo di solidarietà, non perché sia tenuta giuridicamente a farlo, ma perché c’è un dovere di solidarietà con tutte le vittime, di inondazioni, di epidemie, ma anche di abusi sessuali». Quale sia il numero esatto degli abusi ancora non è chiaro. Per ora ci sono i 475 dossier della commissione Adriaenssens, a cui vanno sommate le 103 denunce raccolte in autunno dalla procura federale belga e le 427 denunce raccolte dal 1992 al 2010 dall’associazione dei Diritti dell’uomo nella Chiesa presieduta da Rik Devillè. L’uomo, che è un ex sacerdote, il 22 novembre fu il primo testimone davanti ai parlamentari di Bruxelles, dimostrando come la Chiesa cattolica abbia spesso imposto la legge del silenzio alle vittime.

    http://www.terranews.it/news/2011/01/una-s…li-nella-chiesa

  • Son of Hitler’s secretary accused of sexual abuses while being priest 50 yrs ago

    Son of Hitler’s secretary accused of sexual abuses while being priest 50 yrs ago

    Son of Hitler’s secretary accused of sexual abuses while being priest 50 yrs ago

    Moscow, Jan 4 (ANI): Martin Bormann, the eldest son of Adolf Hitler’s secretary, has reportedly been accused of being sexually violent with a young boy at an Austrian Catholic boarding school when he was its schoolmaster over 50 years ago.

    Buzz up!
    Eighty-year-old Martin is renowned in Germany and Austria for his attempts to atone for his father’s crimes. He was a Catholic missionary, a priest and a speaker against the Holocaust in schools

    According to The Independent, he has now been accused of assaulting pupils both violently and sexually while employed as a schoolmaster at an elite boarding school at the Hearts of Jesus monastery in Salzburg during the 1960s.

    Bormann is reported to have denied knowledge of the allegation against him.

    A 63-year-old former pupil, Victor M, at the monastery school has put forward the allegations, saying that when he was a 12-year-old pupil, the then 30-year-old priest Bormann had repeatedly raped him and had warned him that informing others of his experiences, even his own mother, would be useless because “nobody will believe you”.

    Besides, three other pupils at the school claimed that Bormann had also beaten boys so badly that they ended up covered in blood.

    Bormann was believed to be shocked by the scale of the Nazis’ crimes after the war, and decided to become a Catholic priest. He served as a missionary in the Congo and wrote an autobiography in an attempt to come to terms with his Nazi past.

    Later he left the priesthood to marry a nun who nursed him after he suffered a near-fatal injury in 1969. He continued to visit schools and speak out against the Holocaust. He also met with survivors in Israel. He currently lives in Germany with his wife. (ANI)

    traduzione con google traslate

    Figlio del segretario di Hitler accusati di abusi sessuali pur essendo prete 50 anni fa

    Mosca, 4 gennaio (ANI): Martin Bormann, il figlio maggiore del segretario di Adolf Hitler, ha dichiarato di essere stati accusati di essere sessualmente violenti con un giovane ragazzo in una scuola austriaca collegio cattolico quando era il suo maestro di scuola più di 50 anni fa.

    Buzz up!
    Ottanta anni, Martin è rinomato in Germania e in Austria per i suoi tentativi per espiare i crimini del padre. Era un missionario cattolico, un prete e un oratore contro dell’Olocausto nelle scuole

    Secondo The Independent, che ora è stato accusato di aver aggredito due alunni con violenza e sessualmente mentre lavorava come insegnante in un collegio d’élite al cuore di Gesù nel monastero di Salisburgo, nel corso del 1960.

    Bormann è segnalato per aver negato la conoscenza delle accuse contro di lui.

    Un alunno di 63 anni, ex, Victor M, presso la scuola del monastero ha presentato le accuse, dicendo che quando era un allievo di 12 anni, l’allora 30 anni, sacerdote Bormann aveva ripetutamente violentata e lui aveva lo avvertì che informare gli altri delle sue esperienze, anche la propria madre, sarebbe inutile, perché “nessuno ti crederà”.

    Inoltre, tre gli altri alunni della scuola hanno affermato che Bormann aveva anche picchiato i ragazzi così male che hanno finito per coperto di sangue.

    Bormann è stato creduto di essere scioccato dalla portata dei crimini dopo la guerra dei nazisti ‘, e ha deciso di diventare un prete cattolico. Ha prestato servizio come missionario in Congo e ha scritto un’autobiografia, nel tentativo di venire a patti con il suo passato nazista.

    In seguito ha lasciato il sacerdozio per sposare una suora che lo curò dopo aver subito un infortunio quasi fatale nel 1969. Ha continuato a visitare le scuole e parlare contro l’Olocausto. Ha inoltre incontrato i sopravvissuti in Israele. Attualmente vive in Germania con la moglie. (ANI)

  • Il figlio di Martin Bormann accusato di abusi sessuali su minori

    Il figlio di Martin Bormann accusato di abusi sessuali su minori

    Il figlio di Martin Bormann accusato di abusi sessuali su minori. Li avrebbe commessi quando insegnava in un collegio cattolico

    Roma, 4 gen. (TMNews) – Martin Bormann junior, il figlio 80enne di Martin Bormann, uno dei principali gerarchi nazisti e segretario personale di Hitler, è stato accusato da un ex studente di un collegio cattolico austriaco di aver commesso violenze e abusi sessuali nei confronti deggli studenti quando lavorò presso la struttura come prete e maestro più di 50 anni fa. Lo riporta il quotidiano britannico The Independent.

    Bormann jr., che è un prete cattolico, è conosciuto in Austria e in Germania per gli sforzi da lui compiuti per espiare i crimini del padre e in passato è andato a parlare nelle scuole contro l’Olocausto. A tirarlo in ballo con queste accuse di abusi sessuali è stato ieri un 63enne ex allievo del collegio presso il monaster Cuore di Gesù di Salisburgo durante gli anni, che al magazine austriaco Profil ha raccontato di essere stato molestato da Bormann jr. quando aveva 12 anni. Secondo The Independent, il figlio del segretario di Hitler avrebbe detto di non sapere nulla di questi fatti.

    www.dailyblog.it/il-figlio-di-marti…ico/04/01/2011/

  • “Don Usai arrestato dai Carabinieri e già assolto da Rai Regione!”.

    “Don Usai arrestato dai Carabinieri e già assolto da Rai Regione!”.

    L’arresto di don Usai, animatore da anni della comunità “Il Samaritano”, scuote le coscienze di molti. E’ un caso delicato che andrebbe trattato con grande prudenza e fiducia nella magistratura e nelle forze dell’ordine. I quotidiani sono stati finora molto cauti, dando la notizia con grande risalto ma senza sposare alcuna tesi, innocentista o colpevolista. Cosa che invece non ha fatto il tg3 regionale. Questa lettera è stata inviata dalla nostra lettrice Maria Chiara Esposito alla redazione di viale Bonaria. La trovo assolutamente condivisibile.

    Ciao Vito, mando al tuo blog la mail che ho inviato poco alla redazione del tg3 regionale con il provocatorio oggetto “don Usai e il privilegio di essere inquisito”. Da giorni la Rai dedica un servizio quotidiano all’assoluzione preventiva del direttore della comunità il Samaritano, un prete accusato di gravissimi reati. Dopo l’ennesimo sermone, oggi ho deciso di scrivere a qualcuno della redazione, con la sensazione che non gli sarà del tutto indifferente sentirsi rimproverare un po’. Mi piacerebbe avere un parere tuo e dei lettori del blog su un caso secondo me grave di uso a fini parzialissimi dell’informazione pubblica. Tra l’altro con una sfacciataggine inaudita.

    Ti ringrazio per l’attenzione e auguro buon anno a te e a tutto il blog.

    Maria Chiara Esposito

    Gentile Direttore e gentile Redazione,

    ormai da qualche giorno il vostro telegiornale riserva quotidianamente un servizio all’inchiesta che coinvolge don Usai della comunità Il Samaritano nell’accusa di sfruttamento della prostituzione e violenza sessuale.

    Si è, in base alla Costituzione, innocenti sino a prova contraria.

    Spero che quel sacerdote lo sia, come lo spero di altri accusati di reati. Ovviamente l’auspicio è che le indagini e soprattutto i processi portino all’accertamento della “verità”, o almeno di una versione dei fatti quanto più possibile corrispondente alla realtà.

    Avrei potuto, però, omettere queste prime righe e iniziare la mia mail direttamente così: come è possibile che il servizio pubblico conceda, e uso questo verbo non a caso, tanto spazio per affermare, addirittura per voce dello stesso giornalista autore del pezzo, l’innocenza di un cittadino indagato?

    Come è possibile mandare in onda servizi che iniziano con la lettura della parabola del buon Samaritano (!?) e terminano con le note di una musica commovente sopra l’immagine al rallenty del prete che cammina da solo, quasi a suggerire l’idea di una figura eroica, di un uomo solo nella cattiva sorte, di una vittima?

    Capisco che l’attività di quella comunità e del suo direttore ha un rilievo sociale primario, nel territorio in cui si trova e non solo, e quindi la notizia dell’inchiesta ha un interesse pubblico notevole, ma se ad essere accusato di simili reati fosse una persona qualunque (magari uno dei tanti Mohammed, Mustafa, Ibrahim arrestati quotidianamente per reati minori) e non un prete, sarebbe solamente pensabile una tale opera di difesa da parte di un telegiornale?

    Mi sembra ingiustificabile, ingiusto e intollerabile.

    E se don Usai fosse colpevole? E se ci fosse davvero qualche vittima di un reato da lui commesso?

    Tralascio le considerazioni sul fatto che il tg3 regionale appartiene al servizio pubblico. Aggiungo solo che mi è capitato per caso di guardare il telegiornale in questi giorni, dato che da anni a casa mia non ho un televisore. E questa vicenda mi conferma nella mia scelta.

    Vorrei una risposta a questa mail, perché nella Costituzione oltre al principio del diritto di difesa (che si esercita nelle sedi competenti) stanno anche quello di eguaglianza (se fossi accusata di un reato così grave, vorrei anche io avere la possibilità o il privilegio offerto a don Usai dalla Rai) e della libertà di informazione, che implica anche la libertà di chi l’informazione la riceve e il diritto ad un minimo di dignità della notizia.

    Cordialmente

    Maria Chiara Esposito

    http://vitobiolchini.wordpress.com/2011/01…che-ne-pensate/

    giovedì, 6 gennaio, 2011
    L’arcivescovo: «Stiamo vicino a don Usai»

    Oristano, monsignor Sanna ha incontrato il sarcerdote accusato di abusi sessuali. Colloquio nel convento dei frati Cappuccini, dove il fondatore della comunità «Il Samaritano» è agli arresti domiciliari

    ORISTANO. Si sono guardati negli occhi. Hanno parlato per diversi minuti, ma nessuno, se non i due protagonisti, conosce esattamente le parole che si sono scambiati. L’arcivescovo della diocesi oristanese, monsignor Ignazio Sanna, ha varcato ieri mattina attorno alle dieci la porta del convento dei frati Cappuccini, dove dal 28 dicembre è ai domiciliari il sacerdote don Giovanni Usai. Il fondatore della comunità per detenuti “Il Samaritano” di Arborea è accusato di abuso sessuale e di favoreggiamento della prostituzione, assieme a due cittadini nigeriani.
    È stato il primo incontro tra il massimo esponente delle gerarchie ecclesiastiche locali e don Giovanni Usai. Un colloqui atteso prima della fine di dicembre, ma arrivato solamente ieri dopo l’autorizzazione del magistrato.
    Al termine dell’incontro, è stata la stessa Curia a divulgarne parte del contenuto sia sul proprio sito ufficiale www.diocesioristano.it che su youtube, con un video girato dal sacerdote Ignazio Serra. Lo ha fatto attraverso una breve dichiarazione dell’arcivescovo, in cui monsignor Ignazio Sanna ha affermato di essersi comportato secondo «Il dovere di un padre verso il proprio figlio in difficoltà e in un momento di sofferenza. Bisogna stargli vicino – afferma l’arcivescovo -, io gli ho manifestato la mia solidarietà e la mia vicinanza». Poi un accenno alle condizioni spirituali di don Giovanni Usai: «È provato, ma ha fiducia e spirito di fede. Nel convento può concelebrare la messa assistito dai confratelli. Può vivere serenamente questa prova forte che il Signore gli ha dato».
    Poi il riferimento alla diocesi e l’appello rivolto ai confratelli: «Ci dobbiamo sentire come una famiglia – prosegue l’arcivescovo -, dove si condividono gioie e sofferenze». Quindi ha ribadito «vicinanza e solidarietà» a don Giovanni Usai, ricordando che «è importante nutrire questo sentimento di solidarietà». Parole di conforto che, in una giornata importante anche dal punto di vista giudiziario, fanno il paio con la mossa degli avvocati difensori, Anna Maria Uras e Francesco Pilloni. Mentre don Ignazio Sanna incontrava don Giovanni Usai, è stata depositata in cancelleria a Cagliari la richiesta di riesame della misura di custodia cautelare.
    La difesa, che aveva annunciato nei giorni scorsi di voler ricorrere contro il provvedimento degli arresti domiciliari, firmato dal giudice per le indagini preliminari Mauro Pusceddu su richiesta del pubblico ministero Diana Lecca che coordina l’inchiesta, ha fatto così la seconda mossa. La prima era stata compiuta il 31 dicembre con la lunga deposizione che don Giovanni aveva rilasciato allo stesso giudice. E la sostanza della richiesta di riesame ricalca e amplia la tesi che il sacerdote aveva evidenziato nell’interrogatorio di garanzia. Quella cioé di essere vittima di una sorta di complotto ordito ai suoi danni, probabilmente da chi non gradisce la presenza del Samaritano e le sue battaglie in favore dei più deboli. Entro 10 giorni, nuovi giudici dovranno dare una risposta. E dire se i testimoni sono affidabili oppure no.

    Da La Nuova Sardegna

    www.mosinforma.org/2011/l%E2%80%99a…don-usai%C2%BB/

    La chiesa difende don Usai.

    Di greg (del 10/01/2011

    La chiesa arborense difende don Giovanni Usai, e polemizza per “…il modo in cui è stato condotto a termine e reso pubblico l’arresto domiciliare” del sacerdote, responsabile della Comunità per il recupero di detenuti “Il Samaritano” di Arborea, accusato di violenza sessuale e favoreggiamento della prostituzione. L’ufficio stampa della diocesi ha reso noto un documento, diffuso dal Consiglio Presbiterale Arborense, l’organismo rappresentativo di tutti i sacerdoti della diocesi di Oristano, dove si esprime “…perplessità circa le modalità dell’arresto di don Usai, fermato all’aeroporto di Cagliari, al rientro dalla penisola, operazione resa nota in una conferenza stampa dal Comando provinciale dei carabinieri”. Nel comunicato, il Consiglio Presbiteriale fa presente che “…don Giovanni ha speso gran parte della sua vita e delle sue sostanze per testimoniare il suo indiscusso e concreto amore per i poveri e gli emarginati, manifestando un coraggio non comune nell’aver scelto di vivere in un ambiente quanto mai difficile, carico di rischi e di pericoli, noncurante delle critiche e delle denunce cui poteva andare incontro”. Il Consiglio Presbiteriale, inoltre, sottolinea che “…una grande carità cristiana e sacerdotale ha spinto don Usai ad essere un nuovo samaritano, seguendo le orme di Cristo, e a prendersi cura di innumerevoli fratelli e sorelle rifiutati e abbandonati ai bordi della nostra società, ospitati in una moderna struttura d’accoglienza, alternativa al carcere, sempre valutata positivamente e con ammirazione”. Quindi l’augurio perchè “…don Giovanni Usai possa veder riconosciuta la sua innocenza, possa superare questo momento doloroso attraverso la preghiera, possa veder restituita la libertà e riprendere, con rinnovato coraggio ed impegno, la sua attività pastorale”. Il Consiglio Presbiteriale Arborense, inoltre, “…esprime fiducia negli organismi della giustizia ed auspica che possano accertare, nel più breve tempo possibile, la veridicità sull’intera vicenda”.

    www.angeloporcheddu.it/dblog/storico.asp

    Gen11
    12011. CONSIGLIO PASTORALE MANIFESTA SOLIDARIETà A DON GIOVANNI USAI

    Il Consiglio Pastorale Diocesano esprime vicinanza e solidarietà a don Giovanni Usai in questo momento di grande sofferenza. Ne riconosce doti di coraggio, abnegazione e grande carità, poste senza risparmio a servizio dei più deboli ed emarginati. Questi hanno trovato sostegno nel cammino di recupero della propria dignità nella comunità guidata dal sacerdote del presbiterio oristanese. Il Consiglio Pastorale Diocesano auspica che in tempi brevi la magistratura possa far luce sulla vicenda che ha coinvolto don Usai e le attività da lui sostenute.

  • Vita, truffe e galere di Don Gelmini, il prete di Silvio accusato di pedofilia

    Vita, truffe e galere di Don Gelmini, il prete di Silvio accusato di pedofilia

    Di Massimo Mele – 29 Dicembre 2010

    Ieri l’ultima delle telefonate alla comunità incontro del discusso sacerdote. Da Roma al Vietnam, guai giudiziari di ogni genere, prima della tegola definitiva: rinvio a giudizio per abusi a minori.

    L’ultima occasione pubblica è stata ieri. A Natale, si sa, siamo tutti più buoni. E anche il premier, Silvio Berlusconi, per sentirsi migliore non esita a dedicare il suo natale a chi ha più bisogno: luogo prediletto per un saluto di vicinanza e di beneficienza è, da anni, la comunità Incontro di Don Piero Gelmini, ad Amelia, in Umbria. Se non di persona, almeno telefonicamente il presidente del Consiglio non rinuncia mai ad elogiare pubblicamente il lavoro dell’amico Piero.

    SIMILITUDINI – Ieri, per la seconda volta in due anni consecutivi, il Cavaliere ha scelto la comunicazione telefonica alla festa di Natale dell’associazione terapeutica che accoglie tossicodipendenti e sieropositivi nella campagna Umbria del paesino in provincia di Terni.

    Nel corso della telefonata Berlusconi non manca di divagare sul piano personale. Soprattutto, sugli attacchi che gli vengono rivolti in continuazione. «Cerco di imitarti — dice a don Gelmini — come tieni botta tu, tengo botta io. Se c’è qualcuno che è oggetto di diffamazione quotidiana sono io, mi hanno accusato di tutto, dalle stragi alla mafia». Ma è un motivo in più per non ritirarsi: «Non dobbiamo avere dubbi nell’andare avanti perchè deluderemmo tutti i nostri sostenitori, tutte le persone che hanno fiducia in noi».

    Così le parole della telefonata su Repubblica, e un parallelo davvero azzeccato: Berlusconi, come don Gelmini, “terrebbe botta” davanti ai reiterati attacchi di chi gli vorrebbe male. Di chi non avrebbe intenzione di lasciarlo in pace. E davvero, da Don Gelmini potrà trovare conforto, Berlusconi: se non altro perchè il sacerdote ha alle spalle una lunga sequela di guai con la giustizia, lunga quasi quanto quella del Premier. E’ fin dagli anni ‘70 il prete che svolge la meritoria attività di accogliere, indistintamente ed in tutto il mondo, diseredati, tossicodipendenti, sieropositivi, galeotti, ex-carcerati, per offrirgli l’occasione di una redenzione, di una nuova vita in comunità, un luogo in cui poter parlare liberamente dei propri problemi senza la paura di essere giudicati; ma accanto a tutto questo, don Gelmini è un cliente affezionato delle procure italiane. Un uomo in cui, come nell’abito talare, il bianco ed il nero si mischiano un po’.

    PADRE JAGUAR
     – E’ un vecchio articolo della Stampa, ripreso in tutte le salse dalla rete, a raccontarci l’identikit di don Piero Gelmini. Si era nei favolosi anni ‘70, ma la vita pubblica del sacerdote, allora, era appena iniziata.

    C’è stato un altro don Pierino prima di don Pierino. Un prete che ha sempre sfidato le convenzioni, ma che di guai con la giustizia ne ha avuti tanti, ed è pure finito in carcere un paio di volte. A un certo punto è stato anche sospeso «a divinis», salvo poi essere perdonato da Santa Romana Chiesa. E’ il don Gelmini che non figura nelle biografie ufficiali. I fatti accadono tra il 1969 e il 1977, quando don Pierino era ancora considerato un «fratello di». Una figura minore che viveva di luce riflessa rispetto al più esuberante padre Eligio, confessore di calciatori, amico di Gianni Rivera, frequentatore di feste, fondatore delle comunità antidroga «Mondo X» e del Telefono Amico. Anni che furono in salita per don Pierino e che non vengono mai citati nelle pubblicazioni di Comunità Incontro. Per forza. Era il 13 novembre 1969 quando i carabinieri lo arrestarono per la prima volta, nella sua villa all’Infernetto, zona Casal Palocco, alla periferia di Roma. E già all’epoca fece scalpore che questo sacerdote avesse una Jaguar in giardino. Lui, don Pierino, nella sua autobiografia scrive che lì, nella villa dell’Infernetto, dopo un primissimo incontro-choc con un drogato, tale Alfredo, nel 1963, cominciò a interessarsi agli eroinomani. In tanti bussavano alla sua porta. «Ed è là che, ospitando, ancora senza tempi o criteri precisi, ragazzi che si rivolgono a lui, curando la loro assistenza legale e visitandoli in carcere, mette progressivamente a punto uno stile di vita e delle regole che costituiranno l’ossatura della Comunità Incontro».

    Così Francesco Grignetti sul quotidiano torinese ripercorre i primi anni della vita di “Padre Jaguar”. Fratello, come abbiamo visto, di un altro sacerdote, quel padre Eligio che lo accompagnerà anche in alcune vicende giudiziarie ma che, come si apprende, era di casa nel jet-set del pallone italiano. Dalla sua casa di viale Vaticano, in cui abitava in quanto segretario di un alto cardinale, dopo l’incontro con questo tale Alfredo Nunzi, si trasferisce nella periferia residenziale di Roma, all’Infernetto.

    Mise, quindi, progressivamente a punto uno stile di vita e delle regole che costituirono l’ossatura e un’iniziale struttura organizzativa della Comunità Incontro. Si passava, così, dalla semplice attenzione al singolo all’elaborazione di un programma comunitario. Con l’apertura del Centro di Mulino Silla, il 27 settembre 1979, nasceva la prima realtà che darà l’impronta a tutti i Centri successivi. Attualmente, sono circa 200 le comunità presenti in tutte le regioni d’Italia e all’estero (Spagna, Thailandia, Canada, Bolivia, Costa Rica, Francia, Svizzera, Slovenia, Brasile, Stati Uniti).

    Così, riassuntivamente, la sua pagina di Wikipedia.

    GIRI POCO CHIARI – Ma mentre la sua attività umanitaria prendeva le prime mosse, continuava con ben altra caratura la vita pubblica e politica. Agganci importanti, referenti istituzionali, amicizie con politici e col bel mondo dei palazzi romani, affari, soldi che girano: dopo la scoperta di una Sudamerica-connection, le accuse della magistratura non tarderanno ad arrivare.

    All’epoca, Gelmini aveva un certo ruolo nella Curia. Segretario di un cardinale, Luis Copello, arcivescovo di Buenos Aires. Ma aveva scoperto la nuova vocazione. «Rinunciai alla carriera per salire su una corriera di balordi», la sua battuta preferita. I freddi resoconti di giustizia dicono in verità che fu inquisito per bancarotta fraudolenta, emissione di assegni a vuoto, e truffa. Lo accusarono di avere sfruttato l’incarico di segretario del cardinale per organizzare un’ambigua ditta di import-export con l’America Latina. E restò impigliato in una storia poco chiara legata a una cooperativa edilizia collegata con le Acli che dovrebbe costruire palazzine all’Eur. La cooperativa fallì mentre lui rispondeva della cassa. Il giudice fallimentare fu quasi costretto a spiccare un mandato di cattura. Don Pierino, che amava farsi chiamare «monsignore», e per questo motivo si era beccato anche una diffida della Curia, sparì dalla circolazione.

    Via di corsa dunque: destinazione, il sud-est asiatico, dove si poteva dare una mano a diseredati dalla guerra vietnamita e, quando avanzava tempo, anche truffare la famiglia presidenziale.

    Si saprà poi che era finito nel cattolicissimo Vietnam del Sud dove era entrato in contatto con l’arcivescovo della cittadina di Hué. Ma la storia finì di nuovo male: sua eminenza Dihn-Thuc, e anche la signora Nhu, vedova del Presidente Diem, lo denunciarono per appropriazione indebita. Ci fecero i titoloni sui giornali: «Chi è il monsignore che raggirò la vedova di Presidente vietnamita».

    IN GALERA – Gelmini dunque, non riesce a stare fermo, e ovunque va finisce sulle prime pagine dei giornali per cause non sempre limpidissime. Fallita l’esperienza vietnamita, capisce che forse il gioco non vale la candela e che il suo paese lo chiama. Torna in Italia e affronta le conseguenze delle sue azioni precedenti all’espatrio.

    Dovette rientrare in Italia. Però l’aspettavano al varco. Si legge su un ingiallito ritaglio del Messaggero: «Gli danno quattro anni di carcere, nel luglio del ‘71. Li sconta tutti. Come detenuto, non è esattamente un modello e spesso costringe il direttore a isolarlo per evitare “promiscuità” con gli altri reclusi». Cattiverie. Fatto sta che le biografie ufficiali sorvolano su questi episodi. Non così i giornali dell’epoca. Anche perché nel 1976, quando queste vicende sembravano ormai morte e sepolte, e don Pierino aveva scontato la sua condanna, nonché trascorso un periodo di purgatorio ecclesiale in Maremma, lo arrestarono di nuovo.

    Insomma, fin dalla carcerazione all’inizio degli anni ‘70 si iniziano a manifestare pubblicamente alcune sue tendenze: diciamo che il prelato avrebbe avuto difficoltà a restare dentro i ranghi del voto di continenza sessuale. Il direttore del carcere, imbarazzato, ogni tanto disponeva a suo danno l’isolamento. Tornato in libertà, e scontata anche la pena ecclesiale, don Gelmini finisce di nuovo in carcere insieme al fratello, questa volta, per una storia di traffico di beni alimentari con l’Africa che poi risultò infondata. Ma il nome di Gelmini era ormai di dominio pubblico, e per il prete pensò che forse era il caso di tornare a dedicarsi all’attività umanitaria.

    INCONTRO – E’ la creazione della comunità Incontro

    Passata quest’ennesima bufera, comunque, don Pierino tornò all’Infernetto. Sulla Stampa la descrivevano così: «Due piani, mattoni rossi, largo muro di cinta con ringhiera di ferro battuto, giardino, piscina e due cani: un pastore maremmano e un lupo. A servirlo sono in tre: un autista, una cuoca di colore e una cameriera». Tre anni dopo, nel 1979, sbarcava con un pugno di seguaci, e alcuni tossicodipendenti che stravedevano per lui, ad Amelia, nel cuore di un’Umbria che nel frattempo si è spopolata. Adocchiò un rudere in una valletta che lì chiamavano delle Streghe, e lo ottenne dal Comune in concessione quarantennale. Era un casale diroccato. Diventerà il Mulino Silla, casa-madre di un movimento impetuoso di comunità.

    Fondata la comunità, le polemiche intorno a padre Gelmini si arrestano? Neanche per sogno: nonostante la concessione quarantennale da parte del Comune, la comunità Incontro inizia ad espandersi in maniera incontrollata e non sempre legale. Abusi edilizi, la nuova grana in cui Gelmini si infila, tanto che finisce in contenzioso addirittura col comune della cittadina umbra. Il decreto che disponeva l’invio degli atti alla procura venne firmato dall’allora sindaco della cittadina umbra: Luciano Lama, il grande segretario della CGIL del 1977. Si era, al tempo dell’illecito urbanistico, all’inizio degli anni 90.

    Per una buona mezz’ ora Luciano Lama, senatore della Quercia, rinuncia al conforto della pipa. E parla senza pause. Parla e spiega come, da sindaco di Amelia, poltrona che ricopre da tre anni, sia balzato in sella a una mini-crociata “mani pulite” con la determinazione militante di un vecchio leone che non depone le armi. Lo scenario è da Peppone e don Camillo, ma stavolta, nella disfida, non tira aria di ricomposizione pacifica. Dall’ altra parte della barricata, c’ è don Pierino Gelmini, che governa una specie di città dentro la città, quella che ospita ben otto comunità per tossicodipendenti nel solo comune umbro di Amelia (targate Gelmini, sono 150 in Italia, qualche decina nel mondo). Lama ha denunciato il prete per abuso edilizio e ha scelto di firmare personalmente l’ atto d’ accusa, che poteva essere siglato da un semplice funzionario. “Quell’ uomo – sentenzia – gode di tali protezioni che non ho voluto consegnare ad altri la responsabilità di spedire gli atti in procura”, dice. La vicenda, la racconta lui stesso. “A seguito di un’ indagine dell’ ufficio tecnico, abbiamo scoperto che don Gelmini ha realizzato alcune opere senza licenza edilizia: un campo sportivo, una mensa, l’ allargamento di una strada con abbattimento di alberi, lo spostamento di alcuni muri di sostegno. Il tutto in un podere, quello di Cenciolello, che tredici anni fa il comune gli affidò in comodato, quindi gratis. Poi abbiamo deciso di vendere, e si sono spulciate le carte che prima non si era tenuti a verificare. Risultato: quelle licenze potevano benissimo essere autorizzate, però il prete se n’ è ben guardato di chiederle con prassi regolare. E sa perché? Perché si sente onnipotente e intoccabile”. La denuncia era obbligatoria. Ma è stata lo show down di anni di frizioni tra Amelia e il suo “scomodo” ospite. I quasi mille ex drogati, il 70 per cento dei quali sieropositivi o già ammalati di Aids, sfiorano infatti il dieci per cento della popolazione del comune e suscitano reazioni di rigetto da parte della gente infastidita di vederli circolare liberamente. L’ anno scorso, duecento genitori insorsero perché due bambini sieropositivi furono iscritti alla scuola pubblica. Alcune famiglie minacciarono di ritirare i propri figli. “Ma la gente si irrita soprattutto per l’ invadenza del personaggio e per la sua ‘ disinvoltura’ affaristica – nota Lama, col fervore di un paladino dei deboli contro un potente che non ha mai nascosto le sue simpatie craxiane -. Don Gelmini ha soldi in quantità. Lo Stato e la Regione lo foraggiano, e ci sono i cospicui lasciti dei privati. Così apre cantieri che il bilancio del comune neppure si sogna. Prenda Silla, alle porte di Amelia. Una città “gelminiana”. Lì sorgerà il centro internazionale delle comunità ‘ Incontro’ . Un investimento immobiliare imponente. Si dice anche che il prete abbia messo gli occhi sul vecchio carcere in disuso, proprio di fronte al municipio, dove andranno i drogati col trattamento di semilibertà previsto dalla legge. E appena dieci giorni fa ha acquistato il monastero di Santa Monica (700 milioni) dove ha fatto sapere che abiteranno dieci suore. In realtà, sembra che ci finiranno alcuni suoi ex ospiti che continuano a collaborare come istruttori della comunità. Un specie di albergo di lusso. Le altre comunità, come ‘ Abele’ , funzionano benissimo senza questa frenesia del mattone. Ad Amelia rischia invece di incrinarsi la pace sociale davanti a un signore che fa quel che gli pare. E, badi, non c’ è nessuna intenzione persecutoria da parte nostra. Tant’ è che abbiamo già dato via libera a 60 mila metri quadri di cemento.

    Così raccontava la storia la Repubblica.

    LA POLITICA – Le amicizie con la politica, dunque, per la prima volta saltano fuori nel discorso pubblico che riguarda don Gelmini da Amelia. E ricordiamocele, perchè ci torneranno utili fra pochissimo: salteranno di nuovo fuori nel luogo più inimmaginabile. Intanto la segnalazione di illecito urbanistico cammina, e don Gelmini finisce sotto l’inchiesta formale che la procura apre.

    Il fondatore della comunità “Incontro” è finito sotto inchiesta perchè è vicepresidente della cooperativa “Terra nostra”, una delle tante create dai suoi ragazzi impegnati anche in varie attività per uscire dal tunnel della droga. Analogo provvedimento è stato preso anche nei confronti del presidente della società Claudio Legramante. La cooperativa, secondo la denuncia presentata dal Comune, avrebbe realizzato abusivamente un campo di calcio, un forno, costruzioni ad uso abitativo, scale e viali lastricati, una rimessa per attrezzi agricoli, alcuni muretti e, sempre in località Cenciolello, risulterebbe non in regola l’ installazione di alcuni prefabbricati destinati a cucine e refettori. Don Pierino Gelmini per queste costruzioni aveva a suo tempo presentato tutte le richieste di autorizzazione necessarie. Ma in Comune furono respinte. Venerdì il magistrato compirà un primo sopralluogo nella zona delle costruzioni abusive.

    Ma forse erano stati i ragazzi ad essersi allargati un po’ troppo, e Gelmini era responsabile solo in veste strettamente formale. D’altronde, la comunità Incontro era diventata ormai un’istituzione che accoglieva centinaia di uomini e donne in difficoltà, gli spazi iniziavano a servire, e qualcuno evidentemente per gettare il cemento non aveva aspettato tutte le autorizzazioni necessarie. Ma insomma, fosse stato solo questo il problema: le questioni serie, e serie davvero, stavano per arrivare.

    ABUSI SESSUALI – Don Gelmini è stato di recente rinviato a giudizio per casi di pedofilia e abusi sessuali all’interno della comunità Incontro. Sono oltre 12 le persone che lo accusano, alcune delle quali minorenni al tempo del fatto: secondo chi si pretende vittima, il prete avrebbe abusato del proprio carisma e della propria autorità per costringere gli ospiti della sua struttura a tribiutargli le attenzioni che lui chiedeva. Nel corso delle indagini preliminari, oltre 10 persone accettano di sottoporsi all’incidente probatorio, in modo che la loro deposizione possa essere cristallizzata e utilizzata come prova indiscutibile.

    Una decina di ragazzi sarebbero stati costretti a subire le sue attenzioni, obbligati a soddisfare i suoi desideri particolari. Tra loro, anche due giovani che all’epoca dei fatti erano minorenni. La Procura di Terni chiede il rinvio a giudizio di don Pierino Gelmini. Un anno dopo l’avvio degli accertamenti sul suo conto, sollecita il processo per il fondatore della comunità Incontro per violenza sessuale. I magistrati ritengono dunque attendibili i racconti di quegli ospiti della struttura di Amelia, in Umbria, che cercavano di uscire dalla tossicodipendenza e hanno affermato di essere stati «molestati, palpeggiati, costretti ad atti sessuali». E chiedono che vengano giudicati anche i collaboratori più stretti, Giampaolo Nicolasi e Pierluigi La Rocca. Li accusano di favoreggiamento per aver tentato di convincere i testimoni a ritrattare. «Pressioni in cambio di soldi », dice l’accusa. E per sostenere la fondatezza di questa circostanza elenca i viaggi e i contatti con le presunte parti lese. Ma chiede anche il processo per Patrizia Guarino, la madre di uno dei ragazzi che avrebbe subito le violenze. La donna avrebbe avvertito don Gelmini delle indagini in corso e avrebbe poi accettato denaro per condizionare il figlio. In particolare è stata trovata traccia di un vaglia online di 500 euro. A mettere nei guai il sacerdote sono state le testimonianze di oltre trenta persone che hanno raccontato come don Gelmini li chiamasse nella sua stanza e poi li inducesse a partecipare a giochi erotici. Ma poi si è deciso di inserire nel capo di imputazione soltanto gli episodi che, secondo l’accusa, «erano certamente provati».

    Piccoli favori, pochi spiccioli in denaro, storie ovattate di comunità di recupero, tu dai a me, io do a te: dai, su, che sarà mai.

    AIUTATI CHE DIO T’AIUTA – E invece qualcuno si risente. Anche perchè don Gelmini, per convincere i suoi ospiti a concedersi a lui, metteva sul banco da vendita utilità di ogni genere: e vista l’eterogeneità dei suoi ospiti, qualche piatto ricco che poteva convincerli c’era sempre. Come la promessa, fatta magari a qualche detenuto in attesa di giudizio affidato alla sua comunità, o qualche arrestato ai domiciliari presso Incontro, di oliare le rotelle giuste per favorirlo.

    Nelle carte depositate al termine delle indagini c’è il verbale di Michele Iacobbi, 34 anni, il principale accusatore di don Pierino, che all’epoca era agli arresti domiciliari presso la comunità. È stato lui a presentare la prima denuncia. E ha accusato il sacerdote di aver sfruttato anche le sue amicizie politiche per convincere lui e gli altri giovani tossicodipendenti a soddisfare le proprie esigenze. «Mi disse — ha messo a verbale Iacobbi — che siccome io ero accusato di mafia lui poteva parlare con Berlusconi, con Taviani e anche con l’ex senatore Imposimato per farmi avere una pena più lieve». La sua testimonianza è stata ritenuta pienamente attendibile e nel capo di imputazione a don Gelmini viene contestato di aver violentato i ragazzi «minacciando di avvalersi della sua autorità e della conoscenza di numerosi personaggi politici influenti e promettendo favori tramite dette conoscenze». Una tesi che il difensore Filippo Dinacci ha contestato nella sua memoria sottolineando la «completa infondatezza delle denunce presentate».

    Il processo per don Gelmini, rinviato a giudizio dalla procura che ha giudicato queste prove sufficienti per aprire una vicenda processuale, comincerà nel marzo prossimo. Il prete incassa la solidarietà di Silvio Berlusconi, che, assimilandolo a lui, lo considera un perseguitato dalle toghe rosse “che lo accusano di tutto”. Ad accusarlo, in verità, sono gli ospiti della sua comunità che si affermano vittime delle sue attenzioni illecite. Ma difendere un compagno di politica, per il centrodestra italiano, sembra essere prioritario.

    Al sacerdote è giunto il sostegno del centrodestra, schieramento per il quale era da tempo un punto di riferimento. “In Italia e in ogni parte del mondo centinaia di migliaia di ragazzi e di famiglie ritrovano la vita e il sorriso grazie all’opera infaticabile di don Pierino Gelmini”, ha detto il deputato di An Maurizio Gasparri, la cui “devozione nei confronti di uno dei pochi eroi civili del nostro tempo è convinta e totale”. L’Udc Luca Volontè ha parlato di “furore anticattolico” e ha invitato il ministro della Giustizia Mastella a inviare degli ispettori nella procura di Terni. Vladimir Luxuria, deputata di Rifondazione Comunista, ha invece chiesto di “non fare assoluzioni preventive” e di non “assolvere una persona indagata per reati così gravi solo perché è un sacerdote”.

    Così le dichiarazioni degli esponenti politici al tempo dell’apertura delle indagini su Gelmini. Maurizio Gasparri era stato il presidente del comitato dei festeggiamenti per gli 80 anni del sacerdote. Silvio Berlusconi, lo abbiamo visto, lo chiama ogni anno per dargli solidarietà. Alle sue vittime, forse, penseranno i giudici, prima di essere investiti dall’ennesima accusa di essere toghe politicizzate che usano le loro funzioni per colpire gli avversari politici. L’assoluzione politica per il prete che ammoniva contro l’invasione dell’Islam ai danni dell’Europa nei convegni di Alleanza Nazionale è invece già stata assicurata.

    Da Giornalettismo.com

  • Vaticano e Irlanda: vi dice niente?

    Vaticano e Irlanda: vi dice niente?

    Vaticano e Irlanda: vi dice niente?
    Le autorità ecclesiastiche sapevano che Tony Walsh era un prete pedofilo, ma ci misero 16 anni per allontanarlo
    17 dicembre 2010

    Quando in Vaticano si scoprì che Tony Walsh era un prete pedofilo, le autorità ecclesiastiche chiesero al prelato di ritirarsi per almeno dieci anni in un monastero, ma non fecero altro per denunciare il caso o espellere Walsh dalla comunità Cattolica. Le rivelazioni sull’ennesimo caso di pedofilia nella Chiesa in Irlanda sono contenute nel diciannovesimo capitolo del Murphy Report, il rapporto che venne preparato nel novembre del 2009 dalla Commissione d’inchiesta che si occupò dello scandalo dei preti pedofili nel paese.

    Il capitolo in questione non era ancora stato resto noto perché lo scorso anno Walsh era sotto processo. Il 6 dicembre scorso, Tony Walsh è stato condannato a sedici anni di carcere per aver abusato sessualmente di tre minorenni tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta.

    I membri della Commissione che hanno scritto il rapporto criticano le autorità ecclesiastiche e quelle irlandesi per come fu gestito il caso Walsh. Stando alla ricostruzione contenuta nel capitolo, dopo aver constatato che nel corso di 15 anni il prete aveva abusato sessualmente di alcuni minorenni, le massime cariche della Chiesa in Irlanda decisero di spostare il prete in un monastero per evitare possibili nuovi scandali. Preti, canonici, monsignori, vescovi e l’arcivescovo di Dublino erano a conoscenza del problema, spiega la BBC.

    Il tentato stupro di un ragazzino nella toilette di un pub a Dublino nel maggio del 1994 portò infine al suo allontanamento. Walsh cerò di assalire l’adolescente dopo che aveva assistito al funerale di suo nonno, mentre le autorità ecclesiastiche a Roma discutevano su come dovesse essere affrontato il problema. Le indagini sulla sua condotta iniziarono nei primi anni Novanta, ma stando al rapporto Walsh si oppose a tutti i gradi del processo messo in piedi dalla Chiesa.

    Il processo canonico per scomunicare Walsh e spretarlo iniziò nel gennaio del 1992, a quasi un anno di distanza dal momento in cui le autorità ecclesiastiche decisero di procedere contro il prete. La richiesta di ridurre Walsh allo stato laicale fu inviata a Roma nel 1993, ma il prelato fece appello e il Vaticano decise di accogliere le sue promesse. Per ottenere la sua estromissione ci vollero alcune lettere inviate dall’arcivescovo di Dublino direttamente al Papa.

    Walsh fu ridotto allo stato laicale nel 1996 a sedici anni di distanza dalle prime proteste per alcuni casi sospetti di pedofilia. Ottenne una liquidazione pari a diecimila euro, ma continuò a presentarsi in giro come prete.

    Stando alle cifre del rapporto, almeno quaranta persone lamentarono di esser state vittime di abusi sessuali da parte di Walsh. L’arcivescovo di Dublino dal 1972 al 1984, Dermot Ryan, non avrebbe condotto le dovute indagini e gli accertamenti necessari né su Walsh né su altri preti accusati di pedofilia. Nel rapporto si parla anche di condotta «inaccettabile» da parte di due ufficiali di polizia, che nel 1990 e nel 1992 avrebbero ricevuto alcune segnalazioni senza avviare nessuna indagine.

    http://www.ilpost.it/2010/12/17/pedofilia-irlanda-tony-walsh-vaticano/

  • Ordinazione Presbiterale 08/06/1991 Compagnia di Gesù (Gesuiti) (S.I.)

    Ordinazione Presbiterale 08/06/1991 Compagnia di Gesù (Gesuiti) (S.I.)

    Usadi Giovanni Percolla
    Pedofilia, a Roma un gesuita nei guai
    pubblicato il 13 dicembre 2010

    Oggi insegna a Roma, negli anni Settanta avrebbe abusato di un bambino di 14 anni in Usa. Ma lui si difende: “Avevo 17 anni all’epoca, è impossibile che mi accusino”

    mea culpa large msg 120156036938 Pedofilia, a Roma un gesuita nei guaiUn gesuita statunitense che ora insegna liturgia alla Pontificia Università Gregoriana di Roma, padre Keith Pecklers, è stato accusato di molestie sessuali da una presunta vittima negli Stati Uniti.

    LA STORIA – Keith Brennan, che ora ha 48 anni, è stato ascoltato alla commissione per gli affari giurisdizionali del Senato del New Jersey nel quadro di un’indagine sui reati di pedofilia. Gli abusi sarebbero iniziati nel 1976 quando Brennan aveva 14 anni e il futuro sacerdote – all’epoca direttore musicale della parrocchia di St Paul – diciasette. Parlando delle sue esperienze in pubblico per la prima volta, Brennan ha ricordato i quattro anni di abusi sessuali che ha subito da parte del personale della Chiesa, a partire da quelli di Pecklers. Dopo gli abusi del maestro, Brennan ha preso il coraggio a quattro mani e ha confessato tutto al diacono della Chiesa, Thomas Stanford, che per tutta risposta lo ha iniziato all’abuso di alcool e droga e ha abusato a sua volta di lui. “Trentaquattro anni sono passati, ma non ho dimenticato un solo giorno, un singolo dettaglio della mia abuso”, ha detto Brennan.

    23315 125805054113099 4402 n Pedofilia, a Roma un gesuita nei guaiUN GESUITA IMPORTANTE – Pecklers, che è diventato un sacerdote, oggi è un gesuita studioso di primo piano: è professore di Liturgia presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma, ha scritto o ha partecipato alla stesura di nove libri, ed è un commentatore abituale degli affari del Vaticano per i media americani: ha affrontato anche il tema dell’abuso sessuale dei preti. Raggiunto telefonicamente dall’NJ in Italia, Pecklers non ha ammesso di aver avuto contatti sessuali con Brennan, ma ha detto che gli abusi non hanno potuto aver luogo perché anche lui all’epoca era un ragazzo. Negli anni Settanta ero studente, io stesso minorenne, per cui sarebbe impossibile essere accusato di questo tipo di cose. Avevo 17 anni, questo è tutto”. Brennan ha dichiarato in una successiva intervista che Pecklers ha iniziato a molestarlo un mese prima di compiere 18 anni, e ha continuato dopo la maggiore età. Soltanto nel 2008, dopo aver sofferto di depressione, ansia, attacchi di panico, disurbi alimentari e con la paura di aver contratto l’Aids, si è deciso a contattare un avvocato e adire le vie legali.

    http://www.giornalettismo.com/archives/103630/pedofilia-un-gesuita-nei-guai/

  • Il sistematico occultamento degli abusi nell’arcidiocesi di Monaco

    Il sistematico occultamento degli abusi nell’arcidiocesi di Monaco

    Il sistematico occultamento degli abusi nell’arcidiocesi di Monaco

    Lo Spiegel e la Süddeutsche Zeitung riportano notizie circa l’indagine legale affidata all’avv. Marion Westphal, ora pubblicata, per la valutazione dei documenti della diocesi di Monaco e Freising inerenti al periodo 1945-2009. L’indagine indipendente, ordinata dalla Chiesa, ha fornito dati sconvolgenti. “Abbiamo avuto a che fare con molteplici distruzioni di documenti”, ha detto l’avv. Westphal. Invece di preoccuparsi del dolore delle vittime, i collaboratori della Chiesa avrebbero voluto evitare lo scandalo. L’ufficio Westphal ha prodotto l’indagine sulla base dei 13.200 documenti esaminati e di colloqui avuti coi dipendenti dell’arcidiocesi. In 365 documenti si sono trovate indicazioni di abusi. Fra il 1945 e il 2009 almeno 159 preti sono stati sospettati di abusi sessuali o maltrattamenti fisici, oltre e diaconi, insegnanti di religione e collaboratori. In passato solo in 26 casi dei preti sono stati sottoposti a giudizio. L’indagine giunge però alla conclusione che almeno altri 17 ecclesiastici possono essere imputati di delitti sessuali.
    Non si è potuto chiarire il ruolo dell’attuale pontefice in relazione ai casi intervenuti quando era lui arcivescovo. La Westphal non gli muove rimproveri, anche se del periodo che lo riguarda manca la documentazione: l’indagine lamenta una cura dei documenti disastrosa. La responsabilità di seguire i casi sospetti ricadeva allora sul vicario generale. Solo in un caso, secondo la perizia, è documentato il coinvolgimento personale di Ratzinger, ma a causa della cattiva conservazione dei documenti non si sa per certo se allora ne fosse seguita una denuncia. Ci sarebbe un documento che accusa il papa: a suo tempo Ratzinger si sarebbe impegnato più di quanto si sapeva sinora per dare un posto a un curatore d’anime pedofilo. Del ben noto caso di quel parroco che durante il tempo in cui era arcivescovo Ratzinger arrivò da Essen e fu subito insediato a Monaco la Westphal non ha trovato traccia nei 13,200 documenti esaminati dal suo ufficio: ne resta solo la storia edificante dell’attuale papa.
    Nelle 250 pagine del resoconto dell’indagine si legge che il responsabile del personale fino alla morte conservava a casa sua la relativa documentazione; e fu lui che nel 1980 ricevette a Monaco il parroco pedofilo di Essen. Mancano dati sicuri sul trasferimento di preti in altre diocesi. Nel periodo esaminato, indipendentemente da chi fosse il titolare dell’arcidiocesi, le vittime non trovarono mai ascolto, mentre i colpevoli furono protetti e sottratti alla punizione. Il resoconto degli abusi dell’arcidiocesi di Monaco tratta di un sistema che dev’essere stato in vigore anche in altre diocesi, ma è diffusa l’impressione che l’indagine di Monaco nel prossimo futuro rimarrà l’unica.

    Ermanno Morgari

    http://www.uaar.it/news/2010/12/12/il-sistematico-occultamento-degli-abusi-nell-arcidiocesi-di-monaco/

  • Wikileaks/ Usa: Sodano criticò cause anti-Vaticano su pedofilia

    Wikileaks/ Usa: Sodano criticò cause anti-Vaticano su pedofilia

    12:56 – ESTERI- 11 DIC 2010

    Wikileaks/ Usa: Sodano criticò cause anti-Vaticano su pedofilia

    “E avvocati aggressivi su oro nazista che sarebbe finito a Roma”
    Roma, 11 dic. (Apcom) – Il cardinale Angelo Sodano, all’epoca Segretario di Stato vaticano, si lamentò con l’allora ambasciatore degli Stati Uniti presso la Santa Sede James Nicholson per le cause intentate negli Usa contro il Vaticano in occasione dello scandalo pedofilia che investì la Chiesa cattolica di Oltreatlantico nel 2002. Il porporato “dedicò la maggior parte del suo primo incontro” a “registrare il proprio dispiacere per diverse cause intentate nelle corti degli Stati Uniti indirizzate al Vaticano”, si legge in un cablogramma di Wikileaks riportato dal ‘New York Times’. “Una cosa è citare in giudizio i vescovi, completamente altra cosa è citare in giudizio il Vaticano”, afferma Sodano a quanto riferito dall’informativa diplomatica Usa. Il cablogramma cita anche il rammarico espresso da Sodano per “gli aggressivi avvocati che hanno preso di mira il Vaticano per gli abusi sessuali ed hanno anche intentato una causa sull’oro dell’epoca nazista che sarebbe stato acquisito dal Vaticano”. Sodano, a quanto riferisce il ‘New York Times’ chiese all’ambasciatore statunitense di aiutare la Santa Sede a difendere la propria sovranità.

    www.apcom.net/newsesteri/20101211_125616_20010fb_105969.html

    www.leggo.it/articolo.php?id=95692&sez=ESTERI

    ANTISEMITISMO NEL VATICANO Alcuni esponenti della gerarchia vaticana continuano a manifestare «residui di sentimenti antisemiti» malgrado i «molti progressi» compiuti sotto il pontificato di Giovanni Paolo II nelle relazioni tra il Vaticano e gli ebrei. È quanto si legge in un cable dell’ambasciata Usa presso la Santa Sede del 2002 riportato dal New York Times. Il cablogramma cita a proposito un rappresentante della Curia di origini francesi che si è lamentato del fatto che il «forte interesse del governo americano per l’antisemitismo in Europa» deriva dalla «smodata influenza degli ebrei nei media e nel governo» degli Stati Uniti. Un altro esponente della Curia – secondo quanto riferisce il New York Times – osservò invece che le cause intentate negli Stati Uniti contro il Vaticano (per la vicenda pedofilia, ndr) «erano il risultato della troppa influenza dei giudici ebrei» nel sistema