Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: abuso sessuale

  • Dal Cile a Washington, sugli abusi la chiesa rischia la “catastrofe”

    Dal Cile a Washington, sugli abusi la chiesa rischia la “catastrofe”

    Via tutti i vescovi è lo slogan, la richiesta corale di una chiesa che ha accolto male il Papa lo scorso gennaio, e da Roma hanno iniziato già da un paio di mesi il repulisti

    di Matteo Matzuzzi

    Roma. L’irruzione nella cattedrale di Santiago del Cile mentre il cardinale arcivescovo Ricardo Ezzati stava celebrando il pontificale di San Giacomo indica come meglio non si potrebbe il disfacimento in corso della chiesa cilena. Cartelli e striscioni con un unico messaggio impresso: “Se ne vadano tutti i vescovi”, a cominciare dal cardinale Ezzati, che dovrà comparire davanti a un giudice locale per rendere conto di vere o presunte coperture di abusi sessuali da parte di membri del clero su minori.

    Via tutti i vescovi è lo slogan, la richiesta corale di una chiesa che ha accolto male il Papa lo scorso gennaio (il problema era ben più serio delle strade vuote mentre passava il corteo vaticano), e da Roma hanno iniziato già da un paio di mesi il repulisti. Presuli allontanati, altri sub judice. Il Papa riflette ma è deciso nell’azzerare la gerarchia. Ezzati, che di anni ne ha 75, sarà presto messo a riposo. Qualche giorno fa, inseguito da una troupe giornalistica locale, il vescovo emerito di Talca, mons. Horacio Valenzuela – uno di quelli rimossi da Francesco – è scappato dalla finestra del suo studio, cercando rifugio in un’automobile. Di strada fare per ritrovare prima di tutto credibilità, insomma, ce n’è parecchia.

    Chi l’ha ben chiarito è stato il cardinale Sean O’Malley, arcivescovo di Boston, cappuccino chiamato nei primi anni Duemila a ricostruire la chiesa di Boston dopo il terremoto che l’aveva distrutta, tra risarcimenti milionari, vescovi cacciati e campagne di stampa aggressive. O’Malley sette mesi fa aveva bacchettato pure il Papa impegnato nella difesa del vescovo (poi rimosso) Juan Barros e oggi è tornato a parlare in relazione alla posizione del cardinale Theodore McCarrick, arcivescovo emerito di Washington al quale la Santa Sede ha ordinato (in attesa di altri provvedimenti) di ritirarsi a vita privata dopo l’accertamento di una lista di abusi peraltro nota da decenni che porta a chiedere anche a suoi confratelli vescovi come sia stato possibile che McCarrick abbia avuto una carriera in continua ascesa, culminata con la promozione ad arcivescovo della capitale americana. Le scuse, ha detto O’Malley “non bastano”. E’ necessario “assicurare la giustizia alle vittime e rispondere adeguatamente alla legittima indignazione della comunità” e la continua pubblicazione di indiscrezioni e testimonianze non fa che peggiorare la situazione: “Ogni nuova notizia di un abuso sessuale del clero a ogni livello crea dubbi in tante persone sul fatto che nella chiesa si stia effettivamente affrontando questa catastrofe”. L’arcivescovo di Boston, che è anche presidente della commissione pontificia per la Tutela dei minori, denuncia “una grave lacuna” presente nella chiesa a proposito della punizione di vescovi o cardinali che si trovano in qualche modo coinvolti in casi di abusi sessuali. “Alla chiesa serve una politica forte per affrontare la violazione del voto di celibato da parte dei vescovi nei casi di abuso criminale di minore e nei casi che coinvolgono gli adulti”, ha aggiunto O’Malley, invocando ancora una volta “tolleranza zero”. Il pericolo, enorme, è che non adottare le iniziative adeguate “minaccerà e metterà in pericolo la già indebolita autorità morale della chiesa”, con il rischio che ne esca distrutta “la fiducia richiesta alla chiesa”. America, l’influente rivista dei gesuiti della East coast, si è già portata avanti, scrivendo che “la chiesa e i suoi leader dovrebbero vergognarsi della loro incapacità”.

  • Abusi, il cardinale O’Malley sul caso McCarrick: non bastano le scuse

    Abusi, il cardinale O’Malley sul caso McCarrick: non bastano le scuse

    Il presidente della Pontificia Commissione per la Tutela dei minori promette maggiore chiarezza nelle procedure che coinvolgono vescovi e cardinali
    Esaminare rapidamente le accuse rivolte al cardinale Theodore McCarrick , verificare l’adeguatezza delle politiche della Chiesa ed una maggiore chiarezza se le denunce coinvolgono vescovi e cardinali: «Questi ed altri casi richiedono più che delle scuse». Il cardinale Sean O’Malley, arcivescovo di Boston e presidente della Pontificia Commissione per la Tutela dei minori, interviene sulle denunce all’arcivescovo emerito di Washington di abusi sessuali su minori e comportamenti sessuali inappropriati con adulti e, in una nota, sottolinea che «ogni nuova notizia di un abuso sessuale del clero ad ogni livello crea dubbi nella mente di molti che stiamo affrontando effettivamente questa catastrofe nella Chiesa», sottolinea la necessità di «assicurare la giustizia alle vittime e rispondere adeguatamente alla legittima indignazione della comunità» e promette che porterà le questioni che il caso McCarrick sta sollevando negli Stati Uniti alla prossima riunione in Vaticano della Commissione che presiede.

    «Sono profondamente scosso da queste notizie che hanno traumatizzato molti cattolici e persone della società», afferma il cardinale O’Malley. «In un caso che coinvolgeva un minore l’arcidiocesi di New York, dopo un’indagine, ha accertato che l’accusa era credibile e fondata. Mentre un’altra accusa relativa sempre a un minore è ancora da indagare, le notizie sono devastanti per le vittime, i loro famigliari e per la stessa Chiesa. Ogni nuova notizia di un abuso sessuale del clero ad ogni livello crea dubbi nella mente di molti che stiamo affrontando effettivamente questa catastrofe nella Chiesa».

    «Questi ed altri casi richiedono più che delle scuse», scrive il porporato statunitense». Sollevano la questione che quando vengono fatte denunce che riguardano un vescovo o un cardinale c’è ancora nella politica della Chiesa sulle condotta sessuale e sull’abuso sessuale una grave lacuna. Mentre la Chiesa negli Stati Uniti ha adottato una politica di “tolleranza zero” nei confronti degli abusi sessuali compiuti da un prete sui minori dobbiamo avere chiare procedure per i casi che coinvolgono i vescovi. Protocolli trasparenti e coerenti sono necessari per assicurare la giustizia alle vittime e rispondere adeguatamente alla legittima indignazione della comunità. Alla Chiesa serve una politica forte e globale per affrontare la violazione del voto di celibato da parte dei vescovi nei casi di abuso criminale di minore e nei casi che coinvolgono adulti».

    «La mia esperienza in diverse diocesi e il mio lavoro con i membri della Pontificia Commissione per la Protezione dei minori mi hanno portato a questa conclusione», afferma ancora l’arcivescovo di Boston. «La Chiesa ha bisogno di agire rapidamente e con decisione in queste materie di importanza critica. In ogni istanza di denuncia fatta da una vittima di abuso, sia che si tratta di violazioni criminali sia che si tratti di abuso di potere, la prima preoccupazione deve essere per la vittima, la sua famiglia e i suoi cari. Le vittime devono essere elogiate per aver portato alla luce la loro esperienza tragica e devono essere trattate con rispetto e dignità. Articoli di giornale – precisa O’Malley – hanno anche riferito di una lettera che mi è stata mandata da padre Boniface Ramsey a giugno del 2015, che non ho personalmente ricevuto. In linea con la prassi per le questioni relative alla Pontificia Commissione per la Tutela dei minori, lo staff ha preso in considerazione la lettera ed ha stabilito che le questioni presentate non rientravano nella competenza della Commissione o dell’Arcidiocesi di Boston, decisione condivisa con padre Ramsey nella risposta».

    «Queste accuse – scrive ancora il presidente della Commissione anti-abusi  – sono comprensibilmente fonte di grande delusione e rabbia per molti. Questi casi, che coinvolgono un cardinale, devono essere considerati alla luce degli ultimi due decenni di esperienza fatta dalla Chiesa con i casi di abuso sessuale del clero. È mia convinzione che a questo punto sono necessarie tre azioni. Primo, una valutazione rapida e corretta delle accuse; secondo, una verifica dell’adeguatezza dei nostri standard e delle nostre politiche nella Chiesa ad ogni livello, specialmente nel caso dei vescovi; e terzo, comunicare in modo più chiaro ai fedeli cattolici e a tutte le vittime il processo per portare avanti denunce nei confronti di vescovi o cardinali. Non prendere queste iniziative minaccerà e metterà in pericolo la già indebolita autorità morale della Chiesa e può distruggere la fiducia richiesta alla Chiesa per guidare i cattolici ed avere un ruolo significativo nella più ampia società. In questo momento non c’è imperativo più grande per la Chiesa che saper rispondere responsabilmente in queste materie, che – conclude O’Malley – porterò con urgenza e preoccupazione nel mio prossimo incontro con la Santa Sede».

    http://www.lastampa.it/2018/07/25/vaticaninsider/il-cardinale-omalley-sul-caso-mccarrick-non-bastano-le-scuse-kJOSc0Py0HKlvScNYJ4ozI/pagina.html

  • Una bomba sul Vaticano: denunciato per abusi il cardinale ex arcivescovo di Washington

    Una bomba sul Vaticano: denunciato per abusi il cardinale ex arcivescovo di Washington

    NEW YORK-ADISTA. «Zio Ted»: con questo nome era familiarmente chiamato, dalla famiglia di James (il nome completo della vittima non è noto), colui che poi diventerà la stella del firmamento episcopale statunitense, il card. Theodore McCarrick, oggi 88enne, il più importante prelato ad essere accusato di abusi sessuali e pedofilia, rimosso dal proprio ministero (v. Adista Notizie n. 24/18). All’inizio di luglio, dopo aver appreso delle accuse «credibili e sostanziate» contro McCarrick di un uomo abusato 50 anni fa (da chierichetto, 16enne), James, che ora ha 60 anni, ha capito di non essere solo e si è deciso a parlare, sporgendo il 16 luglio denuncia alla polizia in Virginia, dove attualmente vive. La sua storia, raccontata dal New York Times (19/7), è agghiacciante.

    “Zio Ted”

    James aveva 11 anni quando il predatore, di famiglia a casa sua (era il migliore amico dello zio, e James era stato il primo bambino ad essere battezzato da lui, fresco di ordinazione, nel 1958), si era infilato nella sua camera da letto per cambiarsi il costume da bagno e gli aveva ordinato di farsi guardare, nudo. «Vedi, siamo fatti nello stesso modo, va tutto bene », gli aveva detto, spogliandosi a sua volta. Quello fu il primo di numerosissimi altri episodi. James fu abusato per circa 20 anni. Cercò di confidarlo a suo padre, ma il prete era talmente amato nella sua famiglia e considerato talmente irreprensibile, che la semplice idea risultò non credibile. Anzi, il fatto stesso di essere stato battezzato da lui rese lo stretto rapporto, sotto gli occhi di tutti, quasi un privilegio, come conferma la sorella Karen: «Ci veniva spiegato che Jimmy era speciale per padre McCarrick per il fatto che era stato il suo primo battesimo. Ho sempre pensato a lui come allo zio Teddy. Era come gli altri zii, parte della nostra vita».

    Ma gli abusi ormai erano cominciati e si sarebbero ripetuti moltissime volte nel corso degli anni, senza mai peraltro arrivare a rapporti sessuali completi ma fermandosi alla masturbazione: nessun gesto di affetto, nessun bacio, pura meccanica. James aveva vissuto con difficoltà il trasferimento della sua famiglia sulla West Coast e McCarrick, che andava a trovarli spesso, era sempre molto vicino al ragazzo, aiutandolo a inserirsi nella nuova scuola. A 13 anni, questi fu toccato dal prete, e la cosa continuò in parcheggi e luoghi appartati; a 15 James venne ubriacato con vodka in un ristorante di San Francisco e poi fu portato nell’hotel dove McCarrick soggiornava. «Ero assolutamente disgustato e terrorizzato – ricorda James –, avevo paura, che cosa avevo fatto?». A 16-17 anni, in un campeggio con altri ragazzi nello Stato di New York (descritto anche da altre vittime, che vissero la stessa esperienza), nuovamente venne abusato, costretto a dormirgli nudo accanto. Gli incontri proseguirono anche quando il ragazzo si arruolò in Marina e venne mandato prima a Chicago, poi in California: McCarrick andava a trovarlo e lo presentava al jet set come suo “nipote”.

    Una carriera inarrestabile

    Quando James lasciò l’esercito e tornò nella East Coast, nel 1980, nel frattempo McCarrick aveva cominciato la sua inarrestabile carriera sotto il pontificato wojtyiliano, prima come ausiliare di New York (1977- 81), poi come ordinario a Metuchen, New Jersey (1981-86), prima di diventare arcivescovo della importante diocesi di Newark (con più di un milione di abitanti, 1986-2000) e infine di Washington (2000- 2006), quando poi fu fatto cardinale e diventò uno dei porporati più potenti a livello globale. Nel 1986 fece un viaggio in Polonia e fu eletto presidente della commissione dei vescovi Usa per l’aiuto alle Chiese dell’Europa centro-orientale, per la migrazione e la politica internazionale; nel 1988 incontrò Fidel Castro. È proprio nei primi anni ’80 che James comincia a crollare: beve e si droga, anche se, nel 1985, tenta di staccarsi dal vescovo sposandosi. Nel 1989, quando va a chiedere a McCarrick del denaro e questi glielo rifiuta, ponendo fine alla relazione, James, invece di provare sollievo, sprofonda: «È finita, mi ha buttato via», si dice. Il suo matrimonio fallisce e nel 1991 tenta il suicidio. La disintossicazione che intraprende, per fortuna, ha successo. Comincia a parlare con qualcuno (anche con alcuni terapisti) di quanto ha subìto, ma in famiglia nessuno è disposto a credergli: lo zio amico di McCarrick gli consiglia di portarsi il segreto nella tomba. Ora, però, James è deciso ad andare avanti nella denuncia anche per aiutare altre vittime. Il rapporto che ha consegnato alla polizia, ha spiegato il suo avvocato, sarà inoltrato al dipartimento che si occupa di reati sessuali a San Francisco, nel New Jersey e a New York.

    Non solo bambini

    Ancora una volta, la Chiesa era, almeno in parte, al corrente di quanto avveniva. Interviste e documenti ottenuti dal New York Times dimostrano infatti come la gerarchia della Chiesa fosse da decenni a conoscenza almeno degli abusi sessuali perpetrati da McCarrick contro seminaristi adulti. Tra il 1994 e il 2008, alcuni seminaristi si rivolsero ai vescovi statunitensi, al nunzio pontificio e anche a papa Benedetto XVI per denunciare abusi di cui McCarrick si era reso responsabile. Sono stati anche pagati segretamente, dalle due diocesi del New Jersey in cui il vescovo aveva esercitato il suo ministero, risarcimenti a un ex prete, Robert Ciolek, nel 2005 (80mila dollari, senza ammissione di colpa né possibilità di parlare all’esterno), che ha denunciato molestie risalenti agli anni ’80, quando McCarrick era già vescovo, e a un altro ex seminarista, che nel 2007, in seguito ad analoghe denunce, ricevette dalla Chiesa 100mila dollari. Ciolek, allora ventenne, aveva già vissuto un abuso sessuale a scuola e si era confidato con McCarrick: «Avevo fiducia in lui, lo ammiravo. Non potevo immaginare che avesse altro in mente se non il mio bene». Nel frattempo McCarrick si segnalava come uno tra i prelati più fermi nel sostenere la nuova politica episcopale di tolleranza zero nei confronti dei preti pedofili.

    Secondo quanto ha raccontato Ciolek, McCarrick portava alcuni seminaristi e giovani preti a trascorrere il weekend in una piccola casa al mare a Sea Girt, nel New Jersey, che aveva fatto comprare alla diocesi nel 1984. Dopo cene e fiumi di birra, ne sceglieva uno, che avrebbe trascorso la notte con lui. I seminaristi erano lusingati dal fatto di ricevere queste attenzioni, ma allo stesso tempo disgustati: nessuno ambiva a essere scelto, ricorda Ciolek, oggi 57enne. Con lui, McCarrick non si spinse mai a carezze «al di sotto della vita». Anche qui, nessun gesto di affetto.

    Ciolek, oggi avvocato, nel 2004, dopo aver fatto un percorso di counselling, si decise a sporgere denuncia. Nel 2005 ottenne il risarcimento dalle diocesi di Metuchen, Trenton e Newark.

    La prima denuncia documentata, però, arrivò al nuovo vescovo di Metuchen, mons. Edward T. Hughes, al più tardi nel 1994. Il prete che la presentò si autodenunciava: gli abusi subiti per mano di McCarrick negli anni ’80, con il trauma sessuale ed emotivo connesso, lo avevano portato a sua volta a comportamenti inappropriati nei confronti di due quindicenni. Il prete venne mandato in terapia in un’altra diocesi, ma nessuna misura venne presa contro McCarrick, che anzi nel 1995 ospitò a Newark papa Woytyla e celebrò con lui una messa. Il prete abusato da McCarrick, invece, nel 2004, fu costretto – in base alle nuove linee di tolleranza zero nel frattempo entrate in vigore e a causa di quella confessione di anni prima prima – a rinunciare al proprio ministero. Nel 2007 riceverà un risarcimento di 100mila dollari.

    Nel 1999 Ciolek fu convocato da colui che era stato il segretario di McCarrick a Metuchen per sapere se intendeva fare una denuncia formale contro la diocesi; rispose di no e l’uomo espresse sollievo. Qualche mese dopo McCarrick fu nominato arcivescovo di Washington e ricevette la porpora cardinalizia.

    Un altro Maciel?

    Ma la cosa più grave è che il Vaticano fu informato del comportamento di McCarrick, e non fece nulla. P. Boniface Ramsey, docente risultaal Seminario della Seton Hall University di Newark dal 1986 al 1996, che aveva raccolto le confidenze dei seminaristi sui weekend di abusi al mare con McCarrick, ne parlò infatti con il nunzio papale mons. Gabriel Montalvo e, su incoraggiamento di questi, inviò una lettera in Vaticano. Non ricevette mai risposta. L’astro di McCarrick raggiungeva il suo massimo fulgore nella Chiesa wojtyliana: come fund-raiser, da presidente della Papal Foundation – organismo nato nel 1988 come grande collettore di denaro che la Chiesa Usa voleva destinare al papa – versò nelle casse vaticane milioni di dollari. Ma Wojtyla, pur consapevole delle denunce contro il prelato, si comportò con lui esattamente come con l’altro grande finanziatore vaticano e suo grande amico, il fondatore dei Legionari di Cristo, il pedofilo Marcial Maciel Degollado: ignorando le accuse di cui era oggetto. Nel 2006, McCarrick andò in pensione, proprio al compimento dei 75 anni.

    Ma Ramsey continuò a allertare il Vaticano. Nel 2008 tornò alla carica con l’arcivescovo di New York card. Edward Egan, che però lo liquidò rapidamente. E nel 2015 parlò con il card. Sean O’Malley, della Commissione pontificia per la Tutela dei minori. Anche in questo caso, nessun risultato: «Ho lanciato allarmi per 30 anni e non sono arrivato da nessuna parte», ha detto.

    Anche un ex prete, Richard Sipe, esperto nel campo degli abusi sessuali, si rivolse al Vaticano. Nel 2008 scrisse a papa Ratzinger, riferendo delle “gite” di McCarrick con i seminaristi al mare, «ampiamente note da decenni». E se è vero, come è stato notato da alcuni, che molestie a un adulto da parte di un superiore non sono considerate esplicitamente come un crimine dal Diritto canonico, vi è però un canone che punisce l’abuso di potere ecclesiastico: ma non è mai stato applicato a McCarrick.

    Di certo, la denuncia di abusi perpetrati su adulti – ulteriore risvolto della stessa piaga – è in crescita, forse in conseguenza del movimento #Metoo, secondo quanto riferisce p. Hans Zollner, a capo della Task Force contro gli abusi su minori della Pontificia Università Gregoriana e uno dei massimi esperti sulla questione (New York Times, 16/7). La rete di preti e religiosi Catholic Whistleblowers ha chiesto di recente ai vescovi statunitensi di estendere la categoria delle vittime agli adulti, anch’essi vittime di quello stesso abuso di potere che è all’origine del fenomeno degli abusi sessuali nella Chiesa. Nel frattempo, se non altro, Ciolek ha ricevuto le scuse del card. Joe Tobin di Newark e del vescovo di Metuchen mons. James F. Checchio. Ed è stato esonerato dall’obbligo di non parlare.

    https://www.adista.it/articolo/59269

  • Australia, da ottobre i preti devono denunciare i casi di pedofilia appresi in confessionale. 600 sacerdoti contrari

    Australia, da ottobre i preti devono denunciare i casi di pedofilia appresi in confessionale. 600 sacerdoti contrari

    A farsi portavoce della protesta degli ecclesiastici è stato Padre Scott Armstrong, presidente della Australian Confraternity of Catholic Clergy: “È un’intrusione dello stato nel dominio del sacro, un simile obbligo non sarebbe comunque di alcun aiuto”

    In Australia 600 preti sono contrari all’ipotesi di legge che chiede ai sacerdoti di denunciare casi di pedofilia appresi in confessione. La norma viene vista come “un’intrusione dello stato nel dominio del sacro”, delle leggi che minano la libertà di religione. “Ogni sacerdote degno del suo nome farebbe tutto il necessario per proteggere i bambini, un simile obbligo non sarebbe comunque di alcun aiuto per loro” ha detto il presidente dell’Australian Confraternity of Catholic Clergy, padre Scot Armstrong, per giustificare la presa di posizione dei presuli. La decisione dei 600 sacerdoti fa appello al diritto canonico riguardante il sacramento della penitenza per il perdono dei peccati: secondo i preti, la legislazione in via di approvazione farebbe fallire il rapporto religioso inviolabile tra il penitente con Dio.

    L’iter della legge, tuttavia, va avanti. A ottobre il South Australiasarà il primo stato ad abolire l’esenzione finora accordata al segreto del confessionale dall’obbligo di denuncia. I sacerdoti saranno passibili di multe di 10mila dollari (6500 euro) se non riferiranno informazioni su casi di abusi apprese in confessione. Leggi simili sono state annunciate in Western Australia, in Tasmania e nel Territorio della capitale federale Canberra. Il nuovo codice di leggi intende applicare una delle 122 raccomandazioni della Commissione nazionale d’inchiesta sulle risposte delle istituzioni agli abusi di pedofilia.

    La legge che si sta dibattendo trova terreno fertile dopo un recente caso di cronaca che vede protagonista l’arcivescovo di AdelaidePhilip Wilson, che lavorava con un prete finito in carcere per abusi su minori negli anni ’70. I giudici hanno stabilito che il presule era a conoscenza dei fatti e all’epoca non ha informato le autorità civili: per questo motivo è  stato condannato a 12 mesi di reclusione. Il prete che abusò è morto nel 2006 in carcere dopo circa un anno di detenzione all’età di 65 anni. A metà agosto i giudici decideranno se concedere gli arresti domiciliari a mons. Wilson per motivi di salute.

    I vescovi australiani auspicano che questa condanna possa dare “un senso di pace e di guarigione a quanti sono stati abusati dal defunto sacerdote”, pur riconoscendo che “gli effetti di un abuso sessuale possono durare per tutta una vita”.  Venuta a conoscenza di questi episodi, la chiesa australiana ha deciso di portare avanti significative riforme con l’intento di scongiurare qualsiasi altro episodio simile e di proteggere i bambini all’interno delle comunità cristiane. Sulla vicenda è intervenuto anche il vescovo Greg O’Kelly, nominato dal Papa il 3 giugno scorso e amministratore apostolico “Sede Plena” dell’arcidiocesi di Adelaide: “In queste circostanze – ha detto – dobbiamo essere molto consapevoli dell’impatto sui sopravvissuti, sulle loro famiglie e su tutti coloro che li amano. Ho assistito all’angoscia e al dolore delle vittime. La Chiesa deve continuare a compiere ogni sforzo per ascoltarli e sostenerli. Il nostro impegno per la sicurezza di ogni bambino nella nostra Chiesa e nelle nostre scuole è fondamentale”.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/07/04/australia-da-ottobre-i-preti-devono-denunciare-i-casi-di-pedofilia-appresi-in-confessionale-600-sacerdoti-contrari/4470170/

  • CASO RESENDIZ-GALLIZIA

    CASO RESENDIZ-GALLIZIA

    Quando Aaron Smith ha inquadrato la sua partecipazione al Legioleaks Open Forum, ha detto che si limiterà a commenti istituzionali a causa della sua partecipazione ufficiale. In questo modo, il signor Smith non ha rilasciato alcuna opinione personale. La posizione è chiara, quello che dice lo dice come Voce Ufficiale dei legionari.

    In effetti, questa è la partecipazione dei legionari in molte attività a cui non vengono a titolo personale, ma come legionari.

    Oggi sappiamo dai tribunali e dalla stampa che nel caso di Reséndiz Gutiérrez sono intervenuti altri legionari, non a titolo personale.

    Víctor de Luna, legionario dal 1991 (27 anni fa)
    Óscar Náder, legionario dal 1976 (42 anni fa)
    Manuel Cordero, fratello laico o 3GM dal 1981 (37 anni fa)

    Chiunque conosca la gestione dei legionari, sa che tutto questo deriva da “i vertici”. Cioè, non era Resendiz a chiedere aiuto a Gallizia; ma il Consiglio Generale ha ricevuto il caso, lo ha analizzato e ha optato per la proposta di estorsione, trasferendo Reséndiz in un altro seminario minore, in Venezuela.

    Non possiamo dire che la partecipazione “ufficiale” sia molto più grave a causa del tentativo di estorsione “corporativa” rispetto all’atto singolare di un individuo che abusa sessualmente; ma, possiamo dire che Reséndiz ha delle attecedenti non per abuso, se no come vittima quando era un seminarista minorenne, dove era soprannominato “apostolico” [1].

    Nel rapporto (1995) di Antonio León, maestro dei novizi, Reséndiz appare come un giovane che non può controllare i suoi impulsi sessuali, perché è continuato il suo percorso nella Congregazione? È stato aiutato? Era un caso isolato? E scomparso il tuo test psicologico? Domande che, a distanza di tempo, sembrano domande essenziali.

    Il caso Reséndiz ha due aspetti importanti nella vita attuale della Congregazione. In primo luogo, la mancanza di etica da parte dei Superiori che sono capaci di commettere crimini “per il bene della Congregazione”; in secondo luogo, la nicchia in cui è stato creato il Resendiz-Abusador.

    I crimini

    Se ricordiamo che non molto tempo fa Sylvester Herrmmann ha indicato una conferenza stampa per dire che “tutti lo fanno” riferendosi alle società offshore. E poco dopo nella stessa intervista si e corretto non è riuscito a indicare che i legionari off-shore sono ai tempi di Marcial Maciel, ma nella Legione “riformata”, detto aziende di evasione fiscale erano già stati chiusi.

    Le compagnie offshore sono al confine tra l’etico e l’immorale, ma nella maggior parte dei casi sono legali. Tuttavia, l’estorsione [2], la corruzione oltre ad essere immorale, costituiscono un grave crimine.

    Chi erano gli ufficiali della Congregazione che autorizzarono il procedimento?

    Francisco Mateos Gil (spagnolo), Michael Ryan (irlandese), Joseph Burtka (nordamericano) membri del Consiglio generale.

    E il famigerato Luis Garza Medina che a quel tempo era il direttore del territorio. Eduardo Vigneaux (cileno) era l’amministratore generale.

    Il crimine deve essere stato autorizzato dal defunto Álvaro Corcuera e autorizzato da tutti i suddetti Superiori.

    Ricorda che ogni euro che lascia le casse della legionario deve essere approvato da un Consiglio e gli importi maggiori o le spese straordinarie devono essere approvati dal Consiglio.

    Tanto che il Superiore Generale della Congregazione ha negato aiuti a diversi ex membri, indicando che dopo averlo analizzato con il Consiglio, l’aiuto non è stato concesso.

    Quindi l’offerta di 15.000 euro in cambio di silenzio non è stata un gesto disperato di un religioso che ha commesso “un errore”.

    Né è stato un aiuto che Guillermo Meade ha gestito con i suoi contatti, né una delle campagne pubblicate da Daren Weisbrod su Facebook questa volta con il titolo “Donazione per la tassa di estorsione”. Niente di tutto questo.

    Era un’azione premeditata, coordinata, valutata e autorizzata dal più alto organo di governo della Congregazione.

    Luca Gallizia è colui che porta la parte principale della colpa, perché è lui che ha presentato  materialmente il documento alla famiglia.

    Ma Víctor de Luna e Manuel Cordero, insieme a Óscar Náder, gestiscono i dettagli dell’estorsione. Apparentemente è stato l’avvocato consulente che ha preparato il documento, o almeno lo ha revisionato, secondo i dettagli della richiesta.

    Ad eccezione dell’avvocato, che è un avvocato esterno, tutti gli altri sono membri della Congregazione. Presumibilmente sono religiosi, presumibilmente vivono la carità e la giustizia. Presumibilmente erano la speranza della Chiesa … (usando l’espressione di San Giovanni Paolo II ai partecipanti all’ultimo Capitolo Generale Ordinario).

    Al di là del risultato in tribunale, questo fatto parla in modo eloquente della vera natura della Congregazione dei Legionari.

    Finora, Gallizia non ha rilasciato dichiarazioni. È un avvocato di una famiglia di tradizione notarile e quindi conosce perfettamente la portata di un crimine del genere. Per questo motivo, per alcuni sociologi il fenomeno dei legionari continua a suscitare interesse; per esempio, può essere paragonato sempre di più alla Chiesa di Scientologia. Un individuo con alti titoli accademici, studi di giurisprudenza, da una famiglia socio-economicamente benestante, in un paese sviluppato, accetta di commettere un crimine per il bene della congregazione alla quale appartiene.

    Sebbene Alberto Gallizia (padre di Luca) sia già in pensione; lui, insieme a sua moglie Clotilde (madre di Luca) sono disposti a citare in giudizio la Congregazione se suo figlio è colpevole del reato di estorsione. D’altra parte, Giuseppe Gallizia (fratello di Luca) attualmente lavora come notaio a Milano e potrebbe anche procedere legalmente attraverso un altro ufficio associato contro la Congregazione dimostrando che Luca ha agito non per iniziativa ma “per obbedienza”.

    Il fatto Reséndiz-Gallizia ha ancora più vigore se si considera che in Messico la Congregazione ha ottenuto una sentenza contro José Raúl González Lara con una richiesta di tentata estorsione. In quel caso, gli ufficiali legionari “si strapparono le vesti” quando Raúl, il figlio di Marcial Maciel, chiese denaro in cambio del suo silenzio.

    Nicchia

    Di solito Resendiz viene presentato come un “lupo solitario”, un predatore che scivola, salta tutti i filtri, gli esami psicologici, le interviste, gli scrutini e tutte le valutazioni e viene messo a disposizione per nutrire i suoi impulsi sessuali. Nel testo del rapporto .. li attribuiscono “impulso incontrollabile”.

    Reséndiz viene da una famiglia umile a Zamora, Michoacán. Entrò nella cosiddetta scuola “apostolica” dei legionari fin da giovanissimo, motivato da uno spagnolo di nome Leopoldo Cuchillo, che a quel tempo era incaricato di reclutare bambini per i legionari. Reséndiz è stata vittima di abusi sessuali in quella scuola, essendo solo in piena pubertà.

    Forse a causa di quella ferita di Resendiz, i Superiori “lo lasciarono continuare” nonostante mancasse l’idoneità per una vita sacerdotale. Ferito nella sua psicologia, nella sua vita emotiva e nella sua sessualità, Reséndiz è tornato all’apostolato nel 1998 ma questa volta come Prefetto di apostolici (seminaristi minori). A quel tempo era un religioso in “pratiche apostoliche”.

    Vladimir per tre anni ha vissuto tra i minori a Città del Messico e in seguito ha aggiunto un altro anno tra i minori, ma a Monterrey.

    Lo stesso, esercitandosi come prefetto della disciplina dei minori nella scuola chiamata “apostolica”. Significativamente, queste scuole hanno superato numerosi casi che destano sospetti e che a un certo punto sono rivelati come un pericolo per i minori.

    C’è qualcosa nel processo di addestramento dei legionari? O è questa la natura dell’istituzione?

    Reséndiz ha continuato i suoi studi e la preparazione per il sacerdozio. Tuttavia Vladimir Resendiz, invece di studiare teologia con gli altri seminaristi a Roma, studiò “da solo” mentre accompagnava i minori in un’altra scuola chiamata anche apostolica, ma a Gozzano, vicino a Milano.

    Se gli impulsi di Reséndiz non si manifestavano a Monterrey  o a Città del Messico, era in parte perché c’erano altri religiosi. Ma a Gozzano, Resendiz potrebbe essere solo. Era come se un gruppo di Superiori volesse che Vladimir ripetesse il modello di abuso che aveva subito. Per questo motivo, i Superiori hanno lasciato Reséndiz 5 anni a Gozzano (il periodo previsto è di 3 anni).

    Dopo l’abuso, Reséndiz è stato trasferito in Venezuela, dove è rimasto per altri 3 anni a capo di minorenni!
    Ma abbiamo sottolineato che Vladimir Resendiz non è un solitario. Tra i formatori delle cosiddette scuole “apostoliche” ci sono innumerevoli casi “speciali”. Menziona alcuni nomi: Alfonso Corona, che era a Gozzano prima di Reséndiz e anche nella stessa scuola “apostolica” a Città del Messico, anche prima di Reséndiz. Corona è stato l’ultimo “infermiere” di Marcial Maciel … Per dire dei suoi compagni, aveva anche un trattamento molto speciale da parte dei Superiori.
    Ángel Amo che era nella scuola “apostolica” in Venezuela dopo Reséndiz. Poi a seguito di un comportamento “sospetto” e mai chiarito in un’altra scuola “apostolica” (a Guadalajara, Messico) è stato trasferito a Santiago del Cile intempestivamente dove secondo alcuni testimoni aveva gravi depressioni e attacchi di follia. Attualmente lavora in una scuola in Spagna, anche con minori. Hanno seguito i protocolli di protezione dei bambini questa volta? La cosa di Guadalajara non è mai stata chiarita ..

    Anche Luis Alberto Orozco viene da un seminario minore. Come legionario, ha avuto una lunga carriera in scuole “apostoliche” così erroneamente definite. Era ad Ajusco (Città del Messico) come prefetto, era Rettore a Monterrey e infine Rettore in “La Joya” (Città del Messico). Luis Alberto Orozco è stato accusato pubblicamente di molestare da un seminarista minorenne (abuso sessuale). Da quel momento ha smesso di lavorare con minori, ma il caso non è mai stato indagato.

    La lista è più ampia mentre torniamo indietro nel tempo, menzioniamo solo questi casi recenti per valutare come il caso di Reséndiz-Gallizia non sia un fenomeno isolato nella Congregazione fondata da Marcial Maciel.

    Successivamente riferiremo TESTIMONIANZE di eventi che hanno avuto luogo nei centri di filosofia (e teologia) dei Legionari con giovani e adulti. Sebbene Thornwood sia già stato venduto, gli eventi rimangono nella memoria e sono la testimonianza del risultato della formazione del legionario: “Dai loro frutti li conoscerai”.

    https://liberabitveritas.blogspot.com/2018/06/caso-resendiz-gallizia.html

  • Chiesa e omosessualità: “Io, iniziato al sesso dal mio superiore”. Storie di seminario su FqMillenniuM in edicola

    Chiesa e omosessualità: “Io, iniziato al sesso dal mio superiore”. Storie di seminario su FqMillenniuM in edicola

    Sul mensile del Fatto il sociologo Marco Marzano racconta che cosa accade in un mondo poco accessibile. La storia di Carlo, entrato 14enne e subito vittima di attenzioni, nell’indifferenza di compagni e sacerdoti. Il legame fra la vita in queste “istituzioni totali” e i frequenti scandali sessuali, pedofilia compresa. E la rivoluzione di papa Bergoglio che qui non arriva.

    Stanza di un seminario del Nord Italia, pomeriggio d’autunno, subito dopo la ripresa della scuola. Il quattordicenne Carlo e il suo padre spirituale sono sdraiati vicini sul letto, quando il don si alza di scatto e si precipita verso il bagno, in fondo al lungo corridoio del suo appartamento. Dopo qualche istante, Carlo decide di seguirlo, teme che non si senta bene, che possa aver bisogno di aiuto. Quando arriva dinanzi alla porta spalancata del bagno però, lo spettacolo che gli si para davanti non è quello di un adulto che sta male, ma di un uomo in preda a una furiosa eccitazione.

    Comincia così una delle tante storie di seminario, sesso e omosessualità repressa raccolte negli anni da Marco Marzano, sociologo dell’università di Bergamo e collaboratore del Fatto Quotidiano, che sul numero di Fq Millennium attualmente in edicola offre uno spaccato inedito su un mondo per lo più inaccessibile. Il seminario, scrive Marzano “è un’istituzione totale che, al pari della caserma o del carcere, ha come obiettivo non la semplice formazione teologica del clero, ché questo potrebbero farlo anche le Università o le facoltà teologiche, ma la costruzione del carattere e dell’identità dei futuri sacerdoti”. Ma è anche un luogo in cui, all’esatto contrario di quanto predicato dalla Chiesa cattolica, i rapporti intimi tra sacerdoti e giovani aspiranti tali sono spesso noti e tollerati: l’“amicizia particolare” fra Carlo e don Mario “è nota a tutti in seminario e suscita non poche gelosie e battutine maliziose tra i compagni. Anche i superiori se ne accorgono, ma nessuno se ne scandalizza, nessuno pensa che sia il caso di intervenire”.

    Una questione che in Italia resta sotto silenzio, ma che secondo diverse ricerche internazionali ha un nesso forte con i frequenti scandali a sfondo sessuale, pedofilia compresa. E’ il “sexual underworld”, il sottomondo sessuale dei seminari e della vita clericale in genere, di cui ha scritto lo studioso australiano Barry M. Coldrey. E’ la subcultura clerico-omosessuale, così come l’ha descritta Mary Gail Frawley-O’Dea (il suo libro Atti impuri. La piaga dell’abuso sessuale nella chiesa cattolica è stato pubblicato in Italia da Raffaello Cortina Editore nel 2008). E così via. Una questione che, sottolinea Marzano nel suo ultimo libro La Chiesa Immobile-Francesco e la rivoluzione mancata (Laterza), neanche Papa Bergoglio è riuscito ad affrontare.

    Così, scrive il sociologo rievocando le storie raccolte per i suoi studi, “ciascuno può trovare, nel tempo, una sua via: c’è chi decide di avere una doppia vita, un amore segreto e stabile, c’è chi decide di saltabeccare di fiore in fiore cogliendo tutte le opportunità che gli si presentano, c’è anche chi, e non sono pochi, decide di risolvere il problema con una eroica automutilazione della propria sessualità”.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/06/30/chiesa-e-omosessualita-io-iniziato-al-sesso-dal-mio-superiore-storie-di-seminario-su-fqmillennium-in-edicola/4459653/?-twitter

  • IL DOSSIER “DELPINI” ARRIVA ALL’ONU: ECCO I NOMI DEI RESPONSABILI

    IL DOSSIER “DELPINI” ARRIVA ALL’ONU: ECCO I NOMI DEI RESPONSABILI

    IL DOSSIER “DELPINI” INVIATO ALL’ONU DOCUMENTA IL “SISTEMA” DI INSABBIAMENTO DI ABUSI SESSUALI NELLA CHIESA, FATTO DI OMISSIONI CONNIVENZE E COMPLICITA’: TUTTI I NOMI E I RUOLI DEGLI ALTI PRELATI COINVOLTI.

    Grazie al prezioso e meticoloso lavoro dell’associazione Italiana Rete l’ABUSO, da anni impegnata nella lotta contro la pedofilia nella Chiesa e oggi membro ufficiale rappresentante per l‘Italia, della più grande organizzazione mondiale contro gli abusi sessuali nel Clero “ECA” – Ending Clerical Abuse, le Nazioni Unite hanno ufficialmente aperto una indagine volta a documentare “il caso italiano”.

    Si tratta del più grande lavoro di documentazione mai realizzato composto da centinaia di casi di abusi sessuali avvenuti sul territorio italiano, ad opera del clero, ai danni di minori, e il sistematico metodo di insabbiamento, connivenza e complicità messo in atto dai più alti vertici della Chiesa, garantiti da una protezione e impunità aberrante.

    Il primo dei dossier relativo al “caso italiano”, consegnato ufficialmente da parte della Rete l’ABUSO alle Nazioni Unite, riguarda il complesso “caso Delpini”.

    Il puntuale e dettagliato lavoro di raccolta di tutte le prove, durato anni, sul caso che riguarda don Mauro Galli sacerdote del Milanese, oggi sospeso e attualmente sotto processo con la pesantissima accusa di “abuso sessuale aggravato” ai danni di un minorenne, processo che si sta celebrando  presso la quinta sezione penale del tribunale di Milano, ha portato alla realizzazione di un dossier completo che sintetizza quanto appreso durante le fasi processuali pubbliche a cui la Rete l’ABUSO insieme ad alcuni giornalisti d’inchiesta ha pazientemente assistito.

    Grazie alla collaborazione di diversi sacerdoti, ed ex sacerdoti, che non riescono più a vivere nel terribile compromesso di accettare aberranti realtà di perpetrati e reiterati abusi, sistematicamente coperti, schiacciati e oppressi tra gli alti valori che annunciano e vorrebbero testimoniare e, ancora, l’obbedienza per appartenenza “costi quel che costi”… è stato possibile raccogliere documenti e prove di questo e molti altri casi che, nel breve, verranno protocollati all’ONU anch’essi come il caso “Delpini”.

    Grazie ad alcuni “rari” giornalisti che si sforzano di “investigare” per far emergere la verità, grazie ancora a molte persone che, nell’anonimato, inviano informazioni preziose, grazie alla tenacia delle vittime sopravvissute che combattono ogni giorno con il loro dramma, grazie alla collaborazione di alcuni professionisti, avvocati, psicologi, professori, sociologi che dedicano del loro tempo e la loro professionalità gratuitamente per “perorare la causa”, grazie ai pochi ma preziosi contributi e sostegno di alcuni volontari, è stato possibile ricevere e consegnare un documento come quello prodotto alle Nazioni Unite che qui riportiamo integralmente, in versione in lingua italiana, fatta eccezione per gli allegati in copia autentica che, per ovvie ragioni di privacy e riservatezza, sono qui omessi.

    CLICCA QUI PRR LEGGERE IL DOSSIER SUL CASO DELPINI PROTOCOLLATO DALLE NAZIONI UNITE

    Contrariamente a quanto si possa pensare, le informazioni più complete sono normalmente rivelate e svelate proprio dall’interno della Chiesa, informazioni autentiche consegnate da chi, in prima persona, ha vissuto ed è testimone, oppure semplicemente ha accesso a documenti o documenta, a sua volta, situazioni comprovanti:  segno che probabilmente, nell’indifferenza totale spesso dei mezzi di comunicazione, ci sono anime che non riescono più a tacere, o a rendersi in qualche modo complici di un sistema che, tuttavia, se non vengono allo scoperto comunque li protegge.

    Ciò che lascia estremamente perplessi è il numero delle persone a vario titolo conniventi con il sistema, evidentemente abituate ad accettare passivamente ciò che, di volta in volta, qualcun’altro come mons. Delpini attivamente compie, sempre nell’ottica di salvaguardare se stessi, la propria immagine e l’immagine dell’istituzione, della Chiesa stessa, non preoccupandosi degli enormi e gravissimi danni irreparabili che lasciano sul campo: vittime, persone, famiglie intere distrutte, sottoponendo altri bambini al medesimo rischio e sorte, “costi quel che costi”, a qualsiasi prezzo pur di “non dare scandalo”…

    Un mondo incredibilmente falso e malefico fatto di menzogne, sotterfugi, silenzi, coperture, insabbiamenti e omissioni, spiegabili ma non giustificabili, dal fatto che molti sono, a loro volta, ricattabili perché compromessi… Un sistema che in questo modo si auto alimenta.

    E’ davvero impressionante come possano mentire tutti, sapendo di mentire e pur sapendo di poter essere smentiti…

    Ma sanno benissimo che possono contare sulla compattezza della corporazione, nessuno chiederà mai conto del loro operato… come potrebbero, chi potrebbe farlo?

    Il prefetto per la congregazione della dottrina della Fede mons. Ladaria? Per ruolo, sarebbe competente ma, a sua volta, è pesantemente accusato di aver insabbiato lui stesso casi di abuso sessuale e coperto Vescovi che hanno a loro volta insabbiato (con tanto di prove e documenti ormai pubblici da lui firmati)

    Mons. Tremolada ammette chiaramente, per il caso di don Galli, che lui stesso e mons. Delpini hanno sbagliato ma non hanno il dovere di giustificarsi o chiedere scusa, “se qualcuno gli chiederà spiegheranno”… sapendo benissimo che mai nessuno chiederà! Il Vaticano sapeva e il Santo padre li ha promossi entrambi confermando la loro impunibilità!

    Potrà un giorno il Santo Padre dire che non era stato adeguatamente informato come per i Vescovi cileni?

    Possono tutti contare sulla goduta credibilità a discapito di tanti fedeli inconsapevoli e in buona fede, esattamente come i farisei, o i sepolcri imbiancati, ai tempi di quel Gesù che professano e segretamente sconfessano.

    Non temono di essere a loro volta sconfessati, in quanto nessun’altra organizzazione ha la medesima forza di comunicazione capillare, nessuna disponibilità economica che possa competere: quindi possono raccontare qualsiasi falsità o “comunicato per comprendere la (loro artefatta) verità dei fatti”, come nel caso della Diocesi di Milano, ripresa fedelmente da diversi quotidiani come Avvenire, la Stampa e il Corriere della Sera, per citarne alcuni che, ovviamente, non concedono nemmeno il diritto di replica stabilito dalla legge italiana…

    Possono contare sull’impunità dovuta anche alla complicità di quasi tutta la stampa e i mezzi di comunicazione compiacenti, possono contare sull’indifferenza che fondamentalmente riguarda la maggior parte delle persone che escludono a priori che possano esserci illustri personaggi come l’Arcivescovo di Milano coinvolti e complici di questi abusi, non denunciandoli, non fermandoli, non approfondendo, consentendo e in qualche modo agevolando di fatto la reiterazione.

    Impensabile per la gente comune e soprattutto per i cattolici praticanti che addirittura un Vescovo scientemente possa rappresentare concretamente la regia dell’insabbiamento sistematico di questo tipo di reati, viceversa sono tutti pronti a schierarsi in difesa a prescindere e senza documentarsi.

    Purtroppo quanto è successo in Cile, mediaticamente sotto gli occhi di tutti, non è un caso isolato nel mondo, quanto la regola, l’ECA si pone l’obiettivo di documentarlo, paese per paese, nella speranza di indurre, anche con il contributo delle Nazioni Unite, gli Stati e la Chiesa a porre un concreto rimedio.

    Un rimedio concreto non certo come quello promesso e messo in atto per il Cile che, fino ad ora, ha prodotto l’accettazione delle dimissioni da parte di Papa Francesco di due Vescovi: non per ciò che hanno commesso in Cile ma per raggiunti limiti di età, in pensione perché anziani (grande atto simbolico per la lotta alla pedofilia), e l’accettazione di un anno di sospensione “anno sabbatico” del principale autore degli insabbiamenti sempre in Cile, il Vescovo Barros.

    Se questo è il frutto della tanto ormai decotta “TOLLERANZA ZERO” di Papa Francesco, significa che siamo ormai giunti alla imperdonabile “CREDIBILITA’ ZERO”.

    Redazione

  • L’arcivescovo di San Salvador: “chiedo perdono per pedofilia nella Chiesa”

    L’arcivescovo di San Salvador: “chiedo perdono per pedofilia nella Chiesa”

    José Luis Escobar Alas ha chiesto perdono a un ragazzo di 13 anni che è stato molestato per anni da un prete, Padre José Adonay Chicas

    José Luis Escobar Alas, arcivescovo della Capitale di El Salvador San Salvador ha chiesto pubblicamente perdono per i reati di abusi sessuali che un sacerdote avrebbe commesso contro un ragazzo di 13 anni, che ha denunciato il suo violentatore facendolo arrestare.

    Il vescovo ha spiegato che il minore ha presentato denuncia contro Padre José Adonay Chicas, parroco della Chiesa di Nostra Signora del Pilar, nel comune di Zaragoza.

    Il vescovo ha poi spiegato che il processo canonico inizierà subito: “Gli abbiamo chiesto perdono e ora lo facciamo di nuovo pubblicamente, a nome della Chiesa chiedo perdono alla vittima, ai suoi genitori e alla società per quanto accaduto”.

    La procura generale di El Salvador ha arrestato il sacerdote José Adonay Chicas venerdì scorso. Il prete sarà processato per i reati di abuso sessuale continuo di minore, pagamento per atti sessuali, corruzione di minore o persona incapace. Adonay Chicas è stato sospeso da tutte le sue facoltà sacerdotali. Secondo la procura del Paese, gli abusi sul ragazzo sarebbero iniziati oltre due anni fa nella chiesa di Zaragoza, e sono stati i genitori del minore ad aver scoperto le conversazioni su Whatsapp nelle quali il sacerdote chiedeva al ragazzo foto che lo ritraevano nudo. Nel 2016, la Chiesa cattolica ha destituito tre sacerdoti salvadoregni che sono stati dichiarati colpevoli di abusi sessuali su minori. Lo scandalo abusi venne alla luce nel novembre del 2015, quando l’arcivescovo di San Salvador sollevò da tutte le sue funzioni il sacerdote Jesus Delgado, accusato di violenza su una ragazza di 17 anni.

    https://www.globalist.it/world/2018/06/25/l-arcivescovo-di-san-salvador-chiedo-perdono-per-pedofilia-nella-chiesa-2026866.html

  • Abusi sessuali, gli inviati del Papa nuovamente in Cile

    Abusi sessuali, gli inviati del Papa nuovamente in Cile

    Scicluna e Bartomeu questa volta si recheranno a Osorno

    Roma, 13 giu. (askanews) – “Ringraziamo ancora una volta l’amato popolo del Cile che ci accoglie – a Monsignor Jordi Bertomeu e me – in questa nostra seconda visita al Paese”. Così mons. Charles Scicluna, inviato dal Papa nel paese latino-americano per affrontare lo scandalo degli abusi sessuali del clero. Scicluna (arcivescovo della Valletta, Malta, ed ex procuratore generale della congregazione vaticana per la Dottrina della fede) e Bartomeu (officiale della stessa congregazione vaticana repsonsabile dei processi canonici nei casi di abuso) sono in Cile, dopo una prima visita per ascoltare le vittime, per recarsi a osorno, città-simbolo della vicenda, da pochi giorni senza il vescovo dopo le dimissioni dell’ordinario, mons. Juan Barros, accusato di insabbiamento delle denunce contro il prete pedofilo Fernando Karadima. “Ringraziamo anche il Santo Padre Francesco per la sua fiducia e Sua Eccellenza, il Nunzio, Monsignor Ivo Scapolo, per la sua collaborazione”, ha detto Scicluna ieri pomeriggio (notte in Italia).

    “Cerchiamo – in primo luogo – di essere un segno della vicinanza del Papa al popolo e alla Chiesa in Cile. Inoltre, vogliamo fornire un’assistenza tecnica e legale concreta alle curie diocesane del Cile, in modo che possano dare risposte adeguate a ciascun caso di abuso sessuale su minori commesso da sacerdoti o religiosi. Infine, questa visita ha il compito di esprimere la particolare vicinanza del Papa con la diocesi di Osorno e il suo amato popolo, nel segno del servizio (Diakonia) e comunione (Koinonia), in un contesto di preghiera, di celebrazione liturgica , ascolto reciproco e cordialità”.

    Scicluna ha poi letto un passaggio della recente lettera del Papa ai cileni: “Con voi si potranno fare i passi necessari per un rinnovamento e una conversione ecclesiale che sia sana e a lungo termine. Con voi si potrà operare la trasformazione necessaria di cui tanto c’è bisogno. Senza di voi non si può fare nulla”, e ancora: “Esorto tutto il santo popolo fedele di Dio che vive in Cile a non aver paura di coinvolgersi e di camminare, spinto dallo Spirito, nella ricerca di una Chiesa ogni giorno più sinodale, profetica e piena di speranza; meno abusiva perché sa mettere Gesù al centro, nell’affamato, nel carcerato, nel migrante e nell’abusato”.

    “Per concludere questo messaggio”, ha detto Scicluna nel messaggio tradotto in italiano dal sito Il Sismografo, “ancora una volta grazie per accoglierci in questa missione pastorale, grazie per l’opportunità che – in comunità – ci offrirete in questi giorni di grazia per continuare a lavorare per ristabilire la giustizia e la comunione ecclesiale in Cile, come ha chiesto a tutti noi Papa Francesco”.

    Ska MAZ

    http://www.askanews.it/esteri/2018/06/13/abusi-sessuali-gli-inviati-del-papa-nuovamente-in-cile-top10_20180613_091322/
  • Pedofilia: Cile, perquisite due diocesi

    Pedofilia: Cile, perquisite due diocesi

    Sequestrati archivi ecclesiastici a Santiago e a Rancagua

    (ANSA) – SANTIAGO DE CILE, 14 GIU – In una mossa senza precedenti, unità della polizia cilena hanno sequestrato gli archivi ecclesiastici delle diocesi di Santiago del Cile e Rancagua (a sud della capitale), su ordine della Procura locale, che indaga su casi di abuso sessuale di minorenni.

    Secondo fonti della sicurezza citate dai media locali, le autorità giudiziarie intendono esaminare tutte le denunce inviate dalle rispettive diocesi alla Congregazione per la Dottrina della Fede – il dicastero vaticano che si occupa di questi casi – dal 2007 ad oggi, così come le sanzioni decise dalla Chiesa in base al diritto canonico.