Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: abuso sessuale

  • Il processo che rischia di trascinare sul banco degli imputati l’intera Chiesa

    Il processo che rischia di trascinare sul banco degli imputati l’intera Chiesa

    La vicenda del cardinale Pell, incriminato per abusi sessuali, e le politiche incompiute in difesa dei minori

    Con perfetta sincronia da sceneggiatura e montaggio alternato, tipica di un thriller hollywoodiano, mentre il cardinale George Pell faceva ingresso in sala stampa e prendeva posto al microfono, trafitto dai flash dei fotografi, a pochi metri gli altoparlanti della piazza diffondevano a tutto volume l’Alleluia diHaendel, offrendo una improbabile colonna sonora e dando voce, involontariamente ma verosimilmente, a un mal celato entusiasmo di curia, che trasuda sul volto accaldato di non pochi porporati, per la caduta del gigante australe.

    Poi qualcuno deve essersi accorto della gaffe e lo speaker, in attesa dell’arrivo di Bergoglio per la celebrazione dei Santi Pietro e Paolo, è passato sobriamente alla recita dei misteri del rosario: comunque gloriosi.

    Benvenuti sul set della Vatileaks infinita, dove la realtà supera da tempo qualunque immaginazione, tra un pontefice dimissionario e un successore rivoluzionario.

    Alle 9,30, quando è cominciata la liturgia, l’afa stringeva già in una morsa la città dei papi, sotto la cappa di un cielo plumbeo: atmosfera pesante, non solo meteorologica, in grado d’infondere un presagio vagamente luciferino nei retro-pensieri delle menti più facilmente impressionabili.

    “Portae inferi non prevalebunt”, ha subito intonato la Schola Cantorum, a mo’ di esorcismo rassicurante. Né l’adagio evangelico, tuttavia, né la lontananza di Melbourne, situata notoriamente, materialmente all’altro capo del mondo, fugavano la sensazione che a trovarsi sul banco degli imputati, dal 18 luglio, data d’inizio del processo, sarà l’intera Chiesa, sotto il tiro e i riflettori del media system anglosassone, in un colossale regolamento dei conti, dagli esiti esponenziali e imprevedibili. Con speciale riguardo all’impianto della Commissione Pontificia per la Tutela dei Minori, dopo la defenestrazione, in un caso, e defezione, nell’altro, delle due figure più simboliche, abusate in gioventù entrambe: l’inglese Peters Saunders, posto “in aspettativa” per avere chiesto le dimissioni di Pell; e la irlandese Mary Collins, che ha compiuto al contrario un passo indietro, rassegnata e indignata, dopo l’impatto, frustrante, con il muro di gomma della Congregazione per la Dottrina della Fede.

    In “aspettativa” è da oggi anche Pell, il quale vede ampliarsi, nell’Orbe, l’outback e terra bruciata delle critiche nei suoi confronti, mentre si è progressivamente ristretto, in Urbe, l’ambito di prerogative un tempo amplissime.

    A seguito del Motu Proprio Fidelis Dispensator et Prudens, il “canguro” aveva in effetti beneficiato nel febbraio del 2014 di un balzo istituzionale senza precedenti, ottenendo di rapportarsi direttamente al Papa e collocandosi de facto sullo stesso piano del Segretario di Stato: al punto che in termini del diritto costituzionale comparato si potrebbe parlare di un regime, unico al mondo, con due primi ministri.

    Da quel momento Pell è assurto al rango di nemico pubblico, riuscendo nell’impresa di compattare contro di sé le diverse correnti ecclesiali. E ingaggiando altresì, su terreni scivolosissimi, una serie di duelli personali: con il cardinale Francesco Coccopalmerio, giurista meneghino, artefice degli statuti dei nuovi organismi e abile ad imbrigliarlo come un Gulliver a Lilliput, in un groviglio estenuante di lacci e laccioli. Con il “socialdemocratico” Reinhard Marx, Coordinatore del Consiglio per l’Economia, solerte a sventare in extremis sul tavolo del Pontefice il suo tentativo di costituire una SICAV, società d’investimento a capitale variabile con sede in Lussemburgo, ravvisandovi lo start della deriva verso forme di speculazione finanziaria, notoriamente aborrite da Bergoglio. Con il Cardinale Parolin e il suo vice, arcivescovo Angelo Becciu, che hanno sospeso il diktat con cui lo zar (altro soprannome di Pell) autorizzava PricewaterhouseCoopers, proprio consulente strategico, ad accedere no-limit ai bilanci di 120 enti vaticani.

    E infine con il bertoniano, poi bergogliano, Domenico Calcagno, presidente dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica, spogliato dapprima e quindi reintegrato, con il Motu Proprio del 4 luglio 2016, nella gestione del patrimonio immobiliare. Un provvedimento che ha ridimensionato George Pell da ministro “con” a senza “portafoglio”. Retrocedendo il “ranger” dal posto del guidatore a quello di controllore, sull’autobus delle finanze papali, e proclamando la summa divisio tra vigilanza e amministrazione.

    E’ stato proprio nei confronti dell’APSA che il cardinale, 90 chili di stazza per un metro e novanta di altezza, figlio del campione australiano dei pesi massimi, ha menato a vuoto, in maggio, l’ultimo fendente: sottoscrivendo una lettera congiunta con il Revisore Generale, Libero Milone, nel frattempo dimissionario (dimissionato?) e denunciando l’ennesima, presunta invasione di campo.

    “Sono innocente, considero l’idea stessa di abuso sessuale un crimine orribile. La notizia delle accuse ha rafforzato la mia determinazione e il processo giudiziario mi darà l’opportunità di difendere il mio nome e tornare al mio lavoro a Roma”.

    Dal Colle Vaticano, che in questi anni ha sovente trasformato in un ring e in cui non prenderà più parte a cerimonie sino a quando la sua posizione non sarà chiarita, il “peso massimo” della Chiesa si accinge adesso a montare sulla pedana più ostica, sebbene casalinga, della sua vita. Dove in palio c’è la corona dell’onore. Mentre su di lui, nell’attesa del verdetto, grava come un countdown la formula di rito, che marca di provvisorietà, e precarietà, il prosieguo del suo mandato. Riservando al Papa, in ogni momento, e a seconda degli eventi, la facoltà di procedere ad altra designazione: “Donec aliter provideatur”.

    http://www.huffingtonpost.it/2017/06/29/il-processo-che-rischia-di-trascinare-sul-banco-degli-imputati-l_a_23008562/

  • Pedofilia nell’istituto “Cardenal Newman”: l’Irlanda investigherà casi nell’ antico collegio di Macri

    Pedofilia nell’istituto “Cardenal Newman”: l’Irlanda investigherà casi nell’ antico collegio di Macri

    Questa settimana la polizia irlandese ha comunicato con Rufino Varela, un ex alunno del collegio Cardenal Newman appartenente all’ordine religioso Christian Brothers, oriunda di quel paese. Il motivo della comunicazione per posta elettronica, a carico dell’Ufficio dei Servizi di Protezione della Guardia Civica (GNPSB, la sua sigla in inglese), è in relazione all’indagine sugli abusi sessuali accaduti nell’istituzione radicata in Argentina e in altri paesi del mondo.

    Varela è stato il primo a denunciare pubblicamente che negli anni 70 era stato abusato da colui che era il cappellano del prestigioso collegio, padre Finnlugh Mac Conastair, conosciuto come padre Alfredo. Oggi l’uomo di 52 anni e padre di due figli, assicura che ci sono perlomeno altri 22 casi, di ex alunni del collegio che sono stati vittime di abusi in quegli anni.

    La polizia irlandese vuole investigare la responsabilità dell’ordine religioso, tanto negli abusi quanto nella copertura da parte della scuola.

    Confessioni e perdoni

    Il coperchio della pentola è saltato nel dicembre del 2016, quando Rufino Varela si è azzardato a parlare pubblicamente di quanto sofferto nel Newman. Varela fu abusato fin da molto piccolo dal custode della sua casa. José, un muratore che si era guadagnato la fiducia dei suoi genitori e viveva con la famiglia, abusava di lui nei viaggi di pesca e accampamenti. Lo minacciava perché mantenesse il silenzio.

    Secondo quanto ha raccontato a La Nacion, un giorno la mamma di Rufino Varela entrò nella sua stanza e lo trovò con una carabina caricata puntata alla testa. In quel momento, nel quale casualmente la madre lo ha salvato, il giovane si è piegato e le ha raccontato degli abusi che soffriva da parte del custode. In quello stesso momento buttarono fuori dalla casa l’uomo e non si parlò più della cosa.

    Tuttavia, sua madre non fu l’unica persona che seppe degli oltraggi che Rufino soffriva sotto il proprio tetto. Una volta, quando era nel settimo grado, decise di raccontarlo al cappellano della sua scuola. Si avvicinò al sacerdote per confessarsi e cercare sollievo. Tuttavia, lontano dall’incontrare ciò che cercava è incappato in un nuovo abuso. Padre Alfredo lo portò nella sua stanza dove confessava gli alunni, gli abbassò i pantaloni, gli coprì la testa con un cuscino, gli diede dieci frustate con qualcosa come una cintura di cuoio e gli toccò i genitali mentre gli domandava dettagli sessuali. Poi, gli offrì caramelle e gli disse che già era in pace con Dio e che quanto successo sarebbe stato il loro segreto. Correva l’anno 1977.

    Anni dopo, quando già frequentava il terzo anno delle medie, Rufino Varela si animò a parlare nuovamente. Questa volta confidò i suoi patimenti ad un altro sacerdote, Desmond Finegan. Questi gli disse che doveva perdonare Mac Conastair perché era vecchio.

    Prestigio

    “La corona dovrebbe essere di spine”, affermò Varela su facebook ad Alberto Olivero, attuale direttore del collegio. Ha comunicato per questo mezzo quando ha saputo che secondo la tradizione, il collegio Cardenal Newman potrebbe coronare il leone del suo scudo a causa del trionfo di Mauricio Macri nelle elezioni presidenziali. Macri, così come Varela, è un ex alunno di una delle poche scuole che continua ad essere esclusivamente per maschi. Di fatto, altri membri del gabinetto del governo degli CEO, sono anch’essi passati dalle aule del Newman.

    Il collegio non ha mai effettuato l’incoronazione, ma la sola possibilità ha generato il primo incontro tra Olivero e Varela intorno alla denuncia per abuso. Secondo questo ultimo, l’istituzione si è mostrata preoccupata e gli ha offerto appoggio psicologico. Tuttavia, inicialmente la scuola si è negata a fare l’unica cosa che il denunciante chiedeva: una richiesta pubblica di scuse. L’acconsentimento a questa esigenza, venne dopo che Varela si decidesse a rendere pubblica la notizia e concedesse un’intervista raccontando tutti i dettagli della sua tragica storia al quotidiano La Nacion.

    Lo scorso 10 di aprile, in una lettera pubblica, il fratello Hugo Cáceres, superiore regionale della congregazione dei Christian Brothers d’America Latina, chiese “scusa apertamente e senza riserve a tutti quegli ex alunni che in quegli anni, hanno potuto essere feriti come risultato del comportamento inadeguato ed ingiustificabile di questo sacerdote, il quale officiava da cappellano del collegio”. La lettera circolò dopo il rapporto pubblicato da La Nacion. L’istituzione dava per scontato che le vittime potessero essere molte di più di Varela.

    Fratellanza nella copertura

    Il padre Alfredo è morto nell’anno 1997 quando aveva 88 anni. È morto impunito perché tutte le aberrazioni che ha commesso sono state coperte. Le autorità irlandesi ora vogliono andare avanti nel chiarire le responsabilità per gli abusi ma anche per la copertura. “Mi hanno contattato per dirmi: ’Noi non possiamo fare niente perché lì hanno la loro Giustizia’, ma dobbiamo informare tutte le associazioni che proteggono i bambini che il fratello John Burke -è stato incaricato del collegio per 18 anni, quando si è coperto tutto- è qui in Irlanda”, ha dettagliato Varela nel colloquio con il giornalista Ernesto Tenembaum, per Radio Con Vos.

    John Burke è un Christian Brother che è stato direttore del collegio nell’epoca nella quale Varela era alunno. Ora ha 74 anni e vive in Irlanda. Secondo Olivero, ha viaggiato per incaricarsi degli scandali di abuso che oggi assediano l’ordine nelle distinte parti del mondo.

    Secondo le autorità del Newman, Burke ha confermato loro che sapeva del caso di Varela. Glielo aveva raccontato Finegan, il sacerdote al quale il giovane aveva raccontato l’abuso del padre Alfredo. Burke sarebbe uno dei principali responsabili della copertura del prete denunciato, che è stato trasferito in quegli anni, al vicariato di San Cayetano, in José León Suárez, provincia di Buenos Aires.

    Varela ha raccontato all’agenzia di notizie Télam, che nel 2016 si è riunito in quattro opportunità con il direttore del Newman e una volta con il sacerdote John Burke. Tutte le volte ha reclamato lo stesso: una pubblica richiesta di perdono.

    Senza frontiere

    Nel 1802 la congregazione dei Christian Brothers ha aperto la sua prima scuola a Dublino. A partire da allora è arrivata ad inaugurare circa 200 collegi in diverse parti del mondo. Così come succede con altri ordini ed istituzioni religiose, la pedofilia ed i maltrattamenti da parte dei preti e suore trascendono le frontiere e si espandono alla pari degli stabilimenti che la chiesa monta da tutte le parti. In Argentina, questa “tradizione” di trasferire preti abusatori da un paese all’altro, evidente dopo le denunce delle vittime di abuso ecclesiastico nell’ istituto Antonio Provolo. In questo caso, gli abusatori andavano e venivano dall’Italia.

    Nel caso della congregazione irlandese, i casi di pedofilia la portarono ad una crisi profonda: almeno 400 sacerdoti in Irlanda ed altri 280 in Australia sono stati condannati per abuso sessuale di minori in due dei maggiori casi conosciuti fino ad ora. Questo ha generato, oltre ad una ampia perdita di prestigio per l’istituzione, un problema finanziario grave per la quantità di indennizzi che i Christian Brothers hanno dovuto pagare.

    In Argentina, il collegio ubicato in san Isidro da anni è a carico di un laico. Tuttavia, la congregazione continua ad utilizzare i principi del collegio. Davanti ai problema finanziari dell’ordine religioso, nel giugno del 2012 il Newman ha realizzato una cena di beneficenza per raccogliere denaro e, tra le altre cose, nell’ottobre dell’anno passato Burke ha assistito alla cena annuale del cameratismo.

    Tradotto per rete L’ABUSO da Roberta Pietra

    http://www.laizquierdadiario.com/Pedofilia-en-el-Cardenal-Newman-Irlanda-investigara-casos-en-el-antiguo-colegio-de-Macri

  • Polizia australiana: “Il cardinale Pell incriminato per gravi reati sessuali”

    Polizia australiana: “Il cardinale Pell incriminato per gravi reati sessuali”

    All’ex arcivescovo di Melbourne e ora prefetto degli Affari economici del Vaticano sarebbe contestata anche l’accusa di stupro

    SYDNEY – Il cardinale australiano George Pell, già arcivescovo di Melbourne e poi di Sydney e ora prefetto degli Affari economici del Vaticano, è stato incriminato per gravi reati sessuali. Lo riferisce il Sydney Morning Herald online. La polizia australiana ha confermato la notizia.

    I reati contestati sono almeno tre, fra cui un’accusa di stupro. L’annuncio è destinato a suscitare violente reazioni nella Chiesa cattolica d’Australia e del mondo, osserva il quotidiano australiano.

    Le accuse contro il cardinale Pell sono emerse al termine di una lunga indagine in Australia per abuso sessuale sui bambini, indagine richiesta dal governo nel 2012. Il Cardinale Pell era stato sentito tre volte in questo contesto e ha ammesso davanti alla commissione d’inchiesta di aver “fallito” nella sua gestione dei preti pedofili, nello stato di Victoria.

    Pell è stato ordinato sacerdote nel 1966 a Roma, prima di tornare in Australia nel 1971, dove raggiunse i più alti ranghi della gerarchia cattolica. Il cardinale è stato scelto nel 2014 da Papa Francesco per portare più trasparenza nelle finanze vaticane.

    l cardinale George Pell è il più alto rappresentante vaticano mai coinvolto in una inchiesta di pedofilia. Le notifiche di reato sono state consegnate dalla polizia dello stato australiano di Victoria questa mattina ai rappresentanti legali di Pell a Melbourne e presentate al tribunale detto Magistrates Court, davanti a cui il prelato è chiamato a comparire il 18 luglio. Nel dare l’annuncio il vice commissario di polizia Shane Patton ha precisato che le accuse riguardano più querelanti e che le indagini hanno riguardato reati che sarebbero stati commessi negli anni 1970 a Ballarat, città nativa di Pell dove allora era sacerdote. Patton ha sottolineato che” il processo e le procedure seguite sono state le stesse di quelle applicate in una vasta gamma di reati sessuali storici, tutte le volte che li investighiamo”.

    Pell ha ripetutamente respinto ogni asserzione contro di lui. Quando in una recente intervista da Roma a una TV australiana gli è stata menzionata la possibilità di essere incriminato, ha detto: “Vorrei solo riaffermare la mia innocenza. Confermo tutto quanto ho detto davanti alla commissione australiana d’inchiesta (sulle risposte istituzionali agli abusi sessuali su minori, ndr) e in altre sedi. Dobbiamo rispettare i dovuti procedimenti, aspettiamo la conclusione e ovviamente continuerò a cooperare pienamente”, ha aggiunto. Alla domanda se fosse disposto ad andare in Australia ha ripetuto: “continuerò a cooperare pienamente”.

    L’alto prelato, in un comunicato diffuso nella notte, ha respinto con estrema decisione le accuse: “Non ho mai commesso sevizie sessuali su minori”, ha ribadito, confermando l’intenzione di recarsi in Australia per l’udienza del tribunale, il prossimo 18 luglio, con l’intenzione “di difendere strenuamente la mia innocenza”. Il cardinale, però, ha bisogno del nullaosta del suo medico per il viaggio, “nullaosta che ho immediatamente richiesto”, ha aggiunto Pell.

    Lo scorso ottobre tre detective della task force della polizia del Victoria, istituita per indagare su fatti emersi durante i lavori della Commissione d’inchiesta sugli abusi sessuali su minori, si erano recati a Roma per interrogare Pell, il quale non si è sottratto alle domande. La sua collaborazione sarà necessaria anche adesso per far andare avanti il procedimento, dato che l’Australia ha un trattato di estradizione con l’Italia ma non con il Vaticano.

    http://www.repubblica.it/vaticano/2017/06/29/news/media_il_cardinale_pell_prossimo_a_incriminazione_per_gravi_reati_sessuali_-169443471/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P1-S1.8-T1

  • IL VESCOVO MARIO DELPINI HA INSABBIATO L’ABUSO DI DON MAURO GALLI ? IL MURO DI OMERTA’ SI STA FORSE SGRETOLANDO ?

    IL VESCOVO MARIO DELPINI HA INSABBIATO L’ABUSO DI DON MAURO GALLI ? IL MURO DI OMERTA’ SI STA FORSE SGRETOLANDO ?

    MILANO – Un’altra svolta nel caso del processo che vede imputato don Mauro Galli per presunto abuso sessuale ai danni di un minore nel dicembre 2011.

    Non è più solo don Carlo Mantegazza parroco di Rozzano ad aver denunciato alle autorità che il Vescovo Mario Delpini era a conoscenza dei fatti già dal Natale 2011, ovvero pochi giorni dopo il presunto abuso, ora anche il suo coadiutore don Alberto Rivolta, vicario della Comunità Pastorale di Rozzano pare abbia riferito a Mons. Mario Delfini e Mons. Pierantonio Tremolada la gravità della situazione nei giorni immediatamente successivi al presunto abuso di Don Mauro Galli nei confronti di un ragazzino che frequentava assiduamente l’oratorio di S.Ambrogio, sembra infatti che avesse avvisato direttamente e più volte MONS. MARIO DELPINI chiedendogli con insistenza e determinazione di provvedere affinchè il ragazzino non venisse più in contatto con il Don Galli.

    Non solo quindi il parroco don Carlo Mantegazza, che probabilmente ora diventerà un eroe per essere stato il primo ad avere il coraggio di denunciare il proprio vescovo (mons Delpini), o meglio ad aver denunciato di aver informato tempestivamente e con precisione il suo superiore, ma sembra che fossero in diversi all’interno della curia a sapere, tra sacerdoti ed alti prelati.

    E quali decisioni furono prese da MONS. DELPINI? Don Mauro Galli fu sì allontanato da Rozzano in tempi molto brevi, ma non fu preso nessun provvedimento (non iniziò nessuna Indagine Previa come previsto dal Diritto Canonico!) e la successiva destinazione verso Legnano prevedeva altresì l’incarico pastorale ANCORA CON MINORI: ben 4 oratori! tutto l’oltresempione.

    Ora la patata bollente passa inevitabilmente a Roma, proprio in questi giorni il Santo Padre Papa Francesco annuncerà il successore del Cardinale Angelo Scola e, fino a qualche giorno fa, le indiscrezioni pubblicate su diverse testate giornalistiche davano Mons. Mario Delpini come il favorito, sarà curioso vedere quali decisioni prenderà la Santa Sede nei confronti del Vescovo.

    Interessante la coincidenza che proprio alcuni giorni fa Papa Francesco ha fatto l’identikit del “buon prete”:

    “Il buon prete sa denunciare con nomi e cognomi” e ancora: “La capacità di denunciare. Un apostolo non può essere un ingenuo”

    Forse finalmente anche all’interno del clero il muro di gomma e di omertà inizia a vacillare grazie a semplici sacerdoti come quelli della periferia di Milano che non riescono più a far tacere la propria coscienza e mettendo in gioco il proprio futuro (saranno trasferiti anche loro?) hanno il coraggio di denunciare questi vescovi che continuano a coprire il comportamento orrendo e criminale di altri sacerdoti impuniti che abusano sessualmente di bambini indifesi, macchiandosi loro stessi del perpetrarsi di tali crimini.

    Speriamo che anche in Italia, come a Boston, questi primi timidi segnali possano essere solo l’inizio di un processo di profondo e sincero rinnovamento, allontanando tutti quei personaggi odiosi dai vertici della chiesa stessa, che fanno male alla chiesa e sono di scandalo per i fedeli.

    Ci si attende ora un’azione ferma e chiara dal Santo Padre, alla luce dei fatti sarebbe viceversa oltremodo scandaloso ed inaccettabile che venissero promossi personaggi come il Vicario generale di Milano Mario Delpini o ancora peggio, venire a scoprire che anche Roma sapeva e non ha preso provvedimenti.

    Nell’attesa di conoscere i provvedimenti che il Santo Padre riserverà a mons. Mario Delpini, continuiamo a seguire il caso con estrema attenzione.

    L’Ufficio di Presidenza

    Dal repertorio dei passati appelli delle vittime italiane ; 

  • Un sondaggio sulla pedofilia boccia Bergoglio

    Un sondaggio sulla pedofilia boccia Bergoglio

    Stando ai servizi della tv italiana, si direbbe che Bergoglio goda di una popolarità a dir poco straordinaria: semplice, alla mano, bonaccione, pronto a farsi delle belle e sonore risate, appare proprio come un nonnino universale, un vicino di pianerottolo, un buon parroco di campagna, se non addirittura un rivoluzionario dei costumi vaticani senza precedenti storici. L’apparenza inganna, mai proverbio fu più vero e potremmo constatarlo tutti se soltanto la stampa facesse parlare anche i suoi detrattori.

    Lo prova un sondaggio realizzato dalla Rete L’Abuso fondata e diretta da Francesco Zanardi e incentrato proprio sulla sua persona: Giorgio Bergoglio alias papa Francesco. Un sondaggio coraggioso e rivelatore che si compone di appena cinque domande con l’obiettivo di capire qual è la percezione dello stato delle cose da parte dell’opinione pubblica e proporre possibili soluzioni già attuate con ottimi risultati in altri paesi.

    La partecipazione è stata davvero notevole, basti pensare che un sondaggio simile era stato proposto nel 2014 da “Il fatto quotidiano” che, sulla base già buona di un campione di circa 1600 votanti, ebbe un risultato coerente con quello ottenuto adesso dalla Rete L’Abuso su un campione di ben 4.010 votanti, raccolti sui vari social in soli 31 giorni.

    Prima domanda: “Pensi che le misure adottate da Papa Francesco per contrastare la pedofilia nella Chiesa siano sufficienti?”. Il 15,1% ha risposto si mentre l’84,9% le ritiene insufficienti e questo nonostante la “tolleranza zero” tanto annunciata dalla Santa Sede e oggi assolutamente delusa.

    Seconda domanda: “La Conferenza episcopale italiana ha deciso di non denunciare i preti pedofili “per tutelare la privacy delle vittime”. Sei d’accordo?” il 15,04% ha risposto di sì mentre il 84,96% ha risposto che non è per niente d’accordo.

    Terza domanda: “In molti Paesi europei le inchieste governative hanno accertato decine di migliaia di casi di violenza sui minori, inchiodando la Chiesa alle proprie responsabilità. Pensi che anche in Italia sarebbe utile una Commissione parlamentare d’inchiesta per fare piena luce sul fenomeno criminale della pedofilia nel clero?”. L’85,75% ritiene che sia utile e solo il 14,25% non la ritiene utile.
    Il nostro paese infatti non ha mai quantificato l’entità del fenomeno sul territorio e non ha mai prodotto un dato pubblico ufficiale.

    Quarta domanda: “Sai che dal 1985 un articolo di modifica del Concordato impone ai magistrati italiani di informare il vescovo riguardo i “procedimenti penali promossi a carico di ecclesiastici” appartenenti alla sua diocesi? Considerando che, di contro, mai nessun vescovo italiano ha denunciato un caso di violenza su minori, ritieni che il suddetto comma vada eliminato?”.  L’82,21% ha risposto sì mentre il 17,79% ritiene che questo articolo debba restare immutato. A tal proposito va ricordato che anche l’ONU nel 2014 chiese al governo italiano di rivedere alcuni articoli del Concordato tra Italia e Santa Sede tra i quali quelli che sollevano i vescovi dall’obbligo della denuncia. Ma il Governo italiano si è guardato bene dal farlo.

    Quinta domanda: “Molto spesso chi subisce una violenza da bambino trova la forza di denunciare dopo decenni, quando ormai il reato è prescritto. In Svizzera, il governo ha sospeso per sei mesi la prescrizione dando la possibilità a numerose vittime di denunciare le violenze subite. Pensi che sarebbe utile anche in Italia?”. L’87,95% ha risposto di sì e solo l’12,05% no.

    In questi ultimi 15 anni, da quando emersero i primi casi negli Stati Uniti, al di là dei sermoni puntualmente riportati dai media, il Vaticano non ha ancora reso alle vittime nemmeno un risarcimento umano. Tocca dunque allo stato italiano il dovere di tutelare i propri cittadini anziché continuare a rendersi complice di crimini efferati come ha fatto fino ad oggi, rendendo sacrificabile la vita di tanti bambini e adolescenti.

    “La Santa Sede – scrive infatti l’avvocato Carlos Lombardi, Procuratore della Rete dei sopravvissuti all’abuso sessuale ecclesiastico – non solo mantiene la rete di pedofilia istituzionalizzata e continua con la sua prolissa pratica di violare il diritto internazionale dei diritti umani, non solo non garantisce i diritti delle vittime, ma nega di informare le autorità statali e gli organismi internazionali dello stato dei suoi procedimenti interni”.

    “Si chiamano tribunali – spiega Francesco Zanardi – proprio come quelli civili, al loro interno si svolgono dei processi, proprio come nei tribunali civili, ma quello che non vi hanno detto, forse per leggerezza o forse solamente per incompetenza, è che al di la dell’analogia del nome hanno ben poco a che fare con i tribunali civili che tutti conosciamo.

    Grazie ad alcuni dei nostri assistiti siamo riusciti ad avere prova di cosa accade durante quelli che la chiesa chiama processi canonici: la vittima è costretta a presentarsi senza il proprio difensore di fiducia, ma paradossalmente, con il consenso della vittima può assistere l’avvocato dell’imputato. Esattamente come è accaduto ai due giornalisti, Emiliano Fittipaldi e Gianluigi Nuzzi.

    Durante questi processi, quando è presente la vittima, non lo è l’imputato e viceversa. Entrambi vengono sottoposti separatamente ad un interrogatorio dove vengono acquisite le varie informazioni che riguardano lo specifico caso. La vittima non può portare testimoni a suo favore, può certamente citarli, ma sarà discrezione del tribunale sentirli. Alla vittima non viene rilasciato inoltre nessun verbale e nessun documento nel quale emerga ciò che è stato verbalizzato durante la deposizione”.

    Raffaella Mauceri

  • Recensione del libro di Federico Tulli “Chiesa e pedofilia: il caso italiano”

    Recensione del libro di Federico Tulli “Chiesa e pedofilia: il caso italiano”

    “La pedofilia nella Chiesa è opera del diavolo – dice Bergoglio – è una malattia diabolica… dobbiamo esserne convinti per curarla. I pedofili vanno capiti e perdonati”. E invoca la misericordia per loro, i pedofili.

    Ma davanti al dato statistico che la pratica della pedofilia clericale è diffusa in tutto il mondo ed ha proporzioni spaventose, l’opinione pubblica è ormai profondamente indignata e non condivide queste affermazioni assolutorie, al contrario, le ritiene i soliti inflazionati escamotage per continuare a coprire i pedofili e aiutarli a sottrarsi alla giustizia. La chiesa cattolica si ritrova dunque come non mai, sotto il fuoco incrociato delle vittime che non sono più disposte a subire in silenzio, della stampa che sbatte i pedofili in prima pagina, dei tribunali che li processano, degli specialisti che smentiscono il presunto disturbo mentale, e perfino di una parte della stessa chiesa cattolica che, tramite i suoi studiosi/teologi/filosofi, prende le distanze dalla morbida e generica definizione di “atti impuri” riferita al gravissimo reato della pedofilia, e inchioda il Vaticano alle sue responsabilità.

    “La pedofilia – scrive Federico Tulli, giornalista e autore di “Chiesa e pedofilia, il caso italiano” – non è un vizio, la pedofilia non è un atto di lussuria, la pedofilia non è un peccato e tanto meno un delitto contro la morale o un’offesa alla castità come dice il Catechismo. La pedofilia è un crimine violentissimo contro persone inermi”.

    Ecco un libro che non dovrebbe mancare nella libreria di ogni persona perbene, sia cattolica che atea o di qualunque altra fede religiosa purché abbia una coscienza che reclami giustizia e rettitudine, i due requisiti che stanno alla base di ogni consesso umano degno di tale aggettivo.

    Parliamo dell’ultima fatica letteraria di Federico Tulli, giornalista e saggista, “Chiesa e pedofilia: il caso italiano” un testo sconvolgente che scuote la mente e il cuore anche dei più cinici e di tutti coloro, credenti o non credenti, che s’illudono sulla disponibilità della Chiesa cattolica a cambiare uno status quo di millenaria potenza. Una potenza spaventosa che le ha permesso e continua a permetterle di perpetrare i più orrendi crimini nella più assoluta impunità, fatto inaudito e unico in tutta la storia occidentale. E senza dubbio il delitto più atroce, inaudito, imperdonabile è quello compiuto sui bambini, creature indifese che la natura e la cultura hanno affidato alla protezione degli adulti e che molti, troppi, di essi adulti tradiscono nei modi più spietati.

    Il libro analizza il fenomeno dell’abuso sessuale sui minori a partire dalle origini, cioè dal mondo greco e latino dove era molto diffuso e ampiamente tollerato, anzi ritenuto una componente di rilievo nella relazione tra il maestro e l’alunno.

    “Nell’età imperiale romana – scrive Tulli – la prima età della vita era una terra desolata soggetta ad angherie e violenze d’ogni genere“. Questo disprezzo verso l’innocenza dell’età infantile verrà in parte mitigato dal cristianesimo (lo si evince dal celebre monito di Gesù Cristo che suggerisce ai pedofili di legarsi una pietra al collo e gettarsi in mare, lui sì che è per la tolleranza zero) ma di fatto sarà rafforzato dall’ipocrisia e dalla perversione del clero cattolico. Oggi, grazie all’evoluzione della sensibilità morale, scientifica e giuridica della società, la pedofilia e la pederastia sono considerate per quello che sono: reati abominevoli. Anche se continuano a dilagare soprattutto negli ambienti religiosi e proprio da coloro i quali si ergono a detentori e maestri di etica.

    L’autore analizza dunque il turpe fenomeno da ogni possibile punto di vista nel tempo e nello spazio, sociale, psicologico, politico, giuridico, portandoci fin dentro l’abisso della fenomenologia del sacro il cui impatto irrazionale contribuisce a determinare un’inflazione psichica nel prete. Un prete che, investito dalla super potenza dell’impunità, si sente autorizzato a varcare finanche i limiti dell’umano e collocarsi al di là del bene e del male!

    Sul filo di quest’ottica, infatti, Tulli ci mostra la pretesa – squisitamente clericale – di una normalizzazione del comportamento pedofilo al fine di rivelarlo e stigmatizzarlo sostenendo che solo una piena consapevolezza e una efficace reazione dell’opinione pubblica può mettere fine a questa infinita sconvolgente strage di innocenti, a questa interminabile sequela d’infanticidi esistenziali ad opera di un impressionante numero di maschi bene al riparo dell’abito talare!

    Assistiamo così all’emergere dei pedofili, come topi di fogna, nelle chiese di mezzo mondo, dagli Stati Uniti all’Irlanda, dal Belgio all’America del sud, dalla Francia alla Germania e ovviamente e soprattutto in Italia.

    “Nella cattolicissima Irlanda– leggiamo esterrefatti – tra il 1995 e il 2011, nonostante le resistenze e le pressioni locali e della Santa Sede, diversi magistrati sono riusciti a indagare e a dimostrare abusi compiuti da oltre mille religiosi su almeno 30.000 bambini ed adolescenti, sgominando un radicato sistema di potere, laico e clericale, che per oltre cinquant’anni era riuscito a coprire le violenze e a garantire l’impunità ai responsabili“. E il primo ministro irlandese Enda Kenny ha denunciato di fronte al suo parlamento le pressioni del Vaticano per insabbiare, occultare e minimizzare le responsabilità del clero su questa serie di delitti e abusi sui minori.

    Ebbene, come mai la stessa cosa non avviene in Italia? Perché – spiega l’autore – stante la secolare sudditanza della nostra classe politica al Vaticano, ad un presidente del consiglio italiano una cosa del genere è praticamente impossibile.

    Nel 2002, sotto il pontificato di Giovanni Paolo II (il famoso santo subito) la Chiesa cattolica fu investita da un uragano di scandali pedofili accaduti negli Stati Uniti, in special modo nella arcidiocesi di Boston gestita dal cardinale Bernard Law. Attraverso un’inchiesta a dir poco sensazionale, il “The Boston Globe” fece emergere i numerosi abusi di padre John Geoghan su centinaia di minori con 86 procedimenti giudiziari avviati dalle vittime contro di lui che si conclusero con un risarcimento di dieci milioni di dollari. Altre vittime si fecero avanti presso altre diocesi rivendicando anch’esse un legittimo risarcimento che giunse così a complessivi due miliardi di dollari in dieci anni, portando la Chiesa Cattolica americana sull’orlo della, meritatissima, bancarotta.  Si era appena agli inizi, migliaia di altri casi infatti esplosero nel resto del mondo e le vittime, decise ad andare fino in fondo, diedero uno scossone epocale all’immagine immacolata della Chiesa Cattolica.

    A questo punto l’autore passa in rassegna gli innumerevoli scandali accaduti nelle parrocchie italiane dall’inizio dell’unità d’Italia fino al raccapricciante caso dell’istituto Provolo (in Argentina) dove fu scoperta una stanza dedicata alla pedofilia sadica. Lì decine e decine di bambini sordi furono stuprati senza pietà da 27 tra sacerdoti e laici che davano la stura ad abusi sessuali, torture e sevizie che in alcuni casi si concludevano con la morte delle vittime…   messe così a tacere per sempre.

    Attraverso un’eccellente, pedissequa e inattaccabile documentazione, Federico Tulli mette sotto gli occhi sgomenti dei lettori, una mole di abusi sui minori senza precedenti, consumati da emeriti aguzzini con la complicità e la protezione dei diretti superiori, vescovi, arcivescovi e cardinali, preoccupati soltanto di mantenere il segreto su tale mastodontica infamia affinché non danneggi l’immagine della Chiesa e non comporti immani esborsi di denaro.

    Nessun senso di colpa, nessuna comprensione, nessuna pietà, emerge invece per le vittime. Al contrario, qua e là perfino si insinua che sono piccoli ma scafati seduttori e complici dei loro abusanti!

    E c’è dell’altro: nel pozzo nero di questa politica di copertura, di reticenze e di granitica omertà, l’autore rivela collegamenti delinquenziali tra molteplici scandali finanziari: “rapporti con le cosche mafiose e sanguinarie dittature, pedofilia nel clero (…) giochi di potere tra persone disposte a tutto, la pedofilia e il denaro“.

    E in che cosa consiste la “punizione”? Consiste nel trasferimento del prete da una parrocchia all’altra dove ovviamente continuerà a compiere i suoi crimini come se niente fosse, e sempre impunemente. Per la cronaca, aggiungiamo una chicca: il citato arcivescovo di Boston, Bernard Law costretto alle dimissioni dalle proteste di migliaia di fedeli per aver protetto padre Geoghan, viene richiamato a Roma da papa Giovanni Paolo II che lo nomina arciprete della basilica di Santa Maria Maggiore, praticamente gli conferisce un premio!

    Sempre Giovanni Paolo II è citato spesso da Tulli non certo per motivi di santità bensì per la sua annosa amicizia con padre Marcial Maciel Degollado il sacerdote messicano fondatore dei Legionari di Cristo, un autentico e incallito malfattore responsabile di uno spropositato numero di crimini. In un libro che difficilmente vedremo in Italia, i cui diritti appartengono alla Grijalbo- Random House Mondadori, sono raccolti i documenti segreti e inediti da cui emerge la consapevole complicità delle gerarchie vaticane a cominciare da Giovanni Paolo II e Benedetto XVI proprio con Degollado, un vero e proprio campione di perversioni plurime: pedofilo, consumatore di droghe, stupratore seriale e padre di numerosi figli uno dei quali lo accusò di averlo violentato!

    Per ben sessant’anni costui perpetrò i suoi crimini godendo della protezione e della stima della Santa Sede fino al 2006, quando, essendo ormai la mole degli scandali di pubblico dominio, papa Benedetto XVI si vide costretto a destituirlo.

    Alla domanda spontanea su come mai tutte queste atrocità possono essere compiute nella più indecente impunità, l’autore fornisce l’unica e sola logica spiegazione che si rifà alla struttura della Chiesa Cattolica : “Un’istituzione patriarcale – dice – un compatto e capillare sistema di potere fondato sull’omertà e sulla reticenza di tutti i suoi componenti. Un sistema talmente radicato che nemmeno dopo un secondo scandalo altrettanto esteso (nel 2009- 2010 in Europa e, come abbiamo visto, con oltre 30.000 vittime nella sola Irlanda) i vertici della Santa Sede hanno cominciato a prendere in considerazione l’idea di modificare le norme  e quei rapporti all’interno della Curia con l’esterno, che hanno permesso al sistema stesso di garantire la conservazione di un potere antidemocratico bi-millenario e da sempre contrario al rispetto dei più elementari diritti umani”.

    In sintesi l’abuso non è un difetto nel sistema, l’abuso era ed è IL SISTEMA della Chiesa Cattolica e questo libro da incubo ce lo mostra in tutta la sua ripugnante realtà!

     di Angela adamo e Raffaella Mauceri

  • Milano – Prete accusato di abusi, la Diocesi ha agito con scrupolo e coscienza?

    Milano – Prete accusato di abusi, la Diocesi ha agito con scrupolo e coscienza?

    «La diocesi e la parrocchia di Rozzano – si legge in una nota dell’Ufficio comunicazioni sociali della diocesi di Milano – hanno gestito il caso con scrupolo e coscienza, provvedendo cautelativamente a sollevare don Mauro Galli dal ministero e a trasferirlo a Roma per completare i suoi studi. Il trasferimento è avvenuto diversi mesi prima che fosse presentata la denuncia querela da parte del legale del giovane, intervenuta solo nel luglio 2014. Tutto questo in attesa che la giustizia faccia luce con il processo penale».

    Curiosa la nota dell’Ufficio comunicazioni sociali della diocesi di Milano che si precipita a precisare che sia la diocesi che la parrocchia di Rozzano hanno gestito il caso “don Mauro Galli” con scrupolo e coscienza.

    Curiosa anche la precisazione rispetto alle tempistiche: la denuncia querela da parte del legale del giovane intervenuta nel luglio 2014 e quindi il misterioso trasferimento cautelativo antecedente!?!

    Forse non è un caso che nella nota dell’Ufficio comunicazioni sociali della diocesi di Milano sia stato omesso di dire che la denuncia all’autorità ecclesiastica è avvenuta due giorni dopo la presunta violenza sessuale.

    C’è da domandarsi cosa si intenda per gestione del caso con scrupolo e quale la definizione di coscienza.

    Il Vicario Generale Monsignor Mario Delpini braccio destro del Cardinale di Milano Angelo Scola, è stato informato per la prima volta del presunto reato dal Parroco di Rozzano don Carlo Mantegazza nel dicembre 2011 come lui stesso dichiara alla Questura.

    Non solo, durante l’interrogatorio il Monsignore precisa che appresa la notizia da don Carlo nei giorni immediatamente successivi al presunto reato, si è recato a Rozzano convocando don Mauro Galli per essere relazionato sull’accaduto, dichiara che don Mauro stesso ammette di aver portato il minore nel suo letto dormendo insieme la notte oggetto del procedimento penale.

    Riferisce alla squadra mobile che ha deciso lui stesso l’imminente trasferimento da Rozzano a Legnano avvenuto il 1 marzo 2012 come vicario parrocchiale delle parrocchie di S. Pietro S. Teresa del Bambino Gesù, precisando che era consapevole del nuovo incarico da lui stesso deciso ovvero la pastorale giovanile delle nuove parrocchie (esattamente come a Rozzano direttamente a contatto con i giovani).

    Dichiara di aver successivamente informato “informalmente” l’arcivescovo in carica (Cardinale Angelo Scola). Cosa vorrà dire “informato informalmente?

    Qual’è dunque lo scrupolo e la coscienza nella gestione di queste gravi vicende?

    A questa domanda vengono in soccorso in modo chiaro ed inequivocabile le linee guida per i casi di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di Chierici approvato dalla Conferenza Episcopale Italiana nel gennaio 2012 dove si legge:

    – cap. 1 Notizie di condotte illecite e giudizio di verosimiglianza

    … Quando il Vescovo abbia notizia di possibili abusi in materia sessuale nei confronti di minori ad opera di chierici sottoposti alla sua giurisdizione, deve procedere immediatamente a un’accurata ponderazione circa la verosimiglianza di tali notizie
    (Nel caso oggetto del procedimento penale, don Mauro stesso ammette al suo Vescovo Mons. Delpini di aver portato a letto il minore. C’è da chiedersi se con una fonte così di prima mano come quella dell’imputato stesso lo scrupolo della gestione della diocesi non avrebbe richiesto quantomeno l’indagine previa prevista dalle linee guida della CEI?)

    Proseguendo la lettura delle linee guida:

    – cap. 2  Indagine Previa

    … Durante l’indagine previa il Vescovo dovrà adottare, ove lo ritenga necessario affinché si eviti il rischio che i fatti delittuosi si ripetano, provvedimenti nei confronti del chierico accusato, ferma restando la presunzione di innocenza fino a prova contraria. A tal fine, il semplice trasferimento del chierico risulta generalmente inadeguato, ove non comporti anche una sostanziale modifica del tipo di incarico.

    Nonostante la “denuncia” del parroco Don Carlo all’autorità ecclesiastica (aveva immediatamente informato il Vicario Episcopale Monsignore Delpini), nonostante l’ammissione di don Mauro della circostanza di aver dormito con il minore nello stesso letto nella propria abitazione, la scrupolosa e coscienziosa gestione della diocesi e della parrocchia prevedono lo spostamento dell’imputato in altra parrocchia con il medesimo incarico esattamente in opposizione a quanto previsto dalle linee guida della CEI.


    Ieri nel frattempo, si è tenuta la prima udienza del processo che è stato rinviato al prossimo 21 settembre prossimo.  Continueremo a seguire il caso con attenzione in attesa di conoscere la verità nella speranza che siano accertate tutte le diverse responsabilità.

    L’Ufficio di Presidenza

  • Australia, quattro mesi di carcere per un ex prete: ha abusato di una bambina di 8 anni

    Australia, quattro mesi di carcere per un ex prete: ha abusato di una bambina di 8 anni

    Nel 1974 ha abusato nel presbiterio di una bambina di 8 anni, minacciandola di “finire all’inferno se avesse mai raccontato a qualcuno dei loro incontri”. Anthony Colbourne, ex prete australiano oggi 75enne, è stato condannato solo nei giorni scorsi a 4 mesi di carcere con una sentenza storica.

    Quattro mesi di prigione. Questa la pena stabilita da un tribunale australiano nei confronti di un prete cattolico, oggi 75enne, condannato per aver molestato e minacciato più volte una bambina di 8 anni. I fatti risalgono al 1974, ma la sentenza nei confronti di Anthony Colbourne è arrivata soltanto nei giorni scorsi. L’uomo avrebbe abusato in quattro diverse occasioni della piccola nel presbiterio e nel suo ufficio, convincendola che sarebbe andata dritta all’inferno se avesse raccontato a qualcuno di quei loro incontri. Dopo sofferenze e soprusi, la ragazza, una volta compiuti i 14 anni d’età, avrebbe raccontato tutto alla madre, che però non le ha creduto.
    Colbourne è stato fermato dalla polizia soltanto nel maggio del 2016, dopo che la vittima, ormai adulta, lo ha denunciato alla Commissione Reale per l’abuso sessuale di minori. Stando a quanto raccontato dalla donna agli inquirenti, il prete l’avrebbe costretta ad accarezzarlo perché “era una brava ragazza, che sarebbe andata in paradiso insieme alla mamma e al papà. Ero convinta – riporta la stampa locale – che i sacerdoti fossero persone vicine a Dio e che si dovesse fare come loro ordinavano”.

    Il prete, che è stato rimosso dalle sue funzioni più di un anno fa, ha vissuto fino a oggi in isolamento in un convento di frati cappuccini di Melbourne, sostenuto dalla sua comunità durante tutto l’iter giudiziario. Il giudice che si è occupato del caso ha dichiarato alla stampa locale che l’uomo ha mostrato di essere pentito di quanto fatto negli anni della sua giovinezza e di aver molto sofferto in seguito al suo allontanamento dalla chiesa. Nonostante goda di buona salute, ha ricevuto una condanna a 18 mesi di prigione, che però sarà sospesa dopo soli quattro mesi dietro le sbarre. Una pena minima, secondo molti, per gli abusi compiuti.

    http://www.fanpage.it/australia-quattro-mesi-di-carcere-per-un-ex-prete-ha-abusato-di-una-bambina-di-8-anni/

  • Ultime notizie dal paradiso degli abusatori (o del Vaticano)

    Ultime notizie dal paradiso degli abusatori (o del Vaticano)

    Lo scandalo dei preti abusatori nell’istituto Provolo di Mendoza coinvolge ogni volta sempre di più Bergoglio. Quello che sta anticipando La Izquierda Diario da alcuni mesi comincia ad avere un peso specifico nella causa giudiziaria per la quale sono detenuti i preti Nicola Corradi e Horacio Corbacho, la suora Kosaka Kumiko e tre impiegati del collegio.

    Nell’ultima settimana il caso è uscito su tutti i mezzi di comunicazione per il fatto che gli avvocati che rappresentano le vittime hanno consegnato alla magistratura che sta indagando sul caso un documento che dimostra che Joerg Bergoglio non poteva non sapere almeno dal 2014 che Corradi di 82 anni ha un terrificante passato come abusatore sessuale e che era stato inviato in Argentina dove, come direttore delle sedi del Provolo di La Plata e Mendoza ha continuato ad avere sotto di se centinaia di minori .

    La carta che certifica

    Questo documento è in verità una lettera datata 20 ottobre 2014 che conferma quanto è stato detto dall’Associazione Sordi Provolo che raccoglie gli ex alunni. In molte altre occasioni, ma in questo caso, era stata inviata in particolare alle più alte gerarchie ecclesiastiche, dal vescovo di Verona, a papa Francesco. Una lettera che Bergoglio ha ricevuto alla quale non ha mai risposto.

    La lettera dice in oltre che Corradi è stato inviato a La Plata insieme ad altri tre preti italiani, citati con nome e cognome e accusati a Verona per reiterati abusi sessuali e violenza su minori. Era logico che la presentazione ufficiale di questa lettera causasse una bufera mediatica. Tuttavia la querela che è stata presentata giovedì in sede giudiziaria era già stata reso pubblico dall’associazione dei sordi di Verona e divulgato dalla Rete L’ABUSO che raccoglie le vittime di abusi sessuali da parte del clero di tutta Italia. Fu poi pubblicata da alcuni giornali impegnati nella causa con le vittime, tra questi Izquierda Diario. Tutte queste informazioni sono disponibili dal 12 di gennaio per esempio in una nota di questo sito intitolata “prove di una santa associazione illegale per difendere i preti pedofili”.

    Quello che è grave dell’assunto è che se Joseph Ratzinger prima e Joerg Bergoglio dopo, con la sua corte di segretari e funzionari avessero consegnato all’autorità giudiziaria in Italia i criminali sessuali quando sono stati denunciati pubblicamente, molto probabilmente decine di bambine e di bambini sordi tra i 4 e i 17 anni di La Plata e Mendoza non avrebbero subito vioenze, torture fisiche e psicologiche e situazioni che li hanno portati vicino alla morte, o almeno, non le avrebbero subite da parte di Nicola Corradi, ora in carcere, di Giovanni Granuzzo che è stato rimpatriato in Italia poco tempo fa, di Giuseppe Spinelli morto a Mendoza sei mesi fa, il cui decesso non è mai stato reso pubblico dalla chiesa e Eliseo primati, attualmente rifugiato nel Provolo di La Plata .

    Tutti sono stati denunciati nel 2009 e i nomi appaiono elencati nella denuncia del 2014. In una nota del quotidiano Clarin dello scorso venerdì, si è cercato di minimizzare la forza della prova depositata nel fascicolo di Mendoza.

    Secondo la cronaca la lettera cerca di dimostrare che papa Francesco sapeva dei preti denunciati. Come cerca di dimostrare? No lo dimostra. Il tentativo di disturbare il meno possibile sua santità rasenta il ridicolo.

    Simón linviato del signore

    In questo contesto, dalla rete L’ABUSO e anche dalle querele depositate si evince che il Vaticano starebbe avanzando nella sua strategia per intervenire passando dalla prima tappa, la raccolta delle informazioni a una seconda più attiva, cercando di mettersi in mezzo alla causa.

    Da questa prospettiva interpretano l’arrivo già da varie settiamane a Mendoza, di una commissione di indagine formata da 2 preti cordobesi inviati da Bergoglio. Si tratta di Dante Simòn e Juan Martínez, il cui arrivo non sta passando per niente inosservato a Mendoza. Simòn, vicario giudiziale del Vaticano, un specie di pubblico ministero interno che la chiesa usa per indagare su se stessa, ha dichiarato ai media mendocini che vuole proteggere le vittime e che prova vergogna per tutto quello che è successo, anche se pero fa tutto il contrario.

    Da un lato la prima cosa che ha fatto quando è arrivato a Mendoza è stata quella di dedicare ore ai suoi colleghi Corradi e Corbacho in incontri segreti nelle quali senza dubbio ha comunicato loro una strategia per tirali fuori dai guai il più possibile. Poi ha chiesto alla procura di Mendoza di poter accedere al fascicolo utilizzando privilegi ecclesiastici degni della santa inquisizione. La richiesta inizialmente negata dal pm alla fine è stata concessa dal Procuratore di Mendoza Alejandro Gullé. Fonti giudiziarie hanno dichiarato a questo quotidiano che l’accesso al fascicolo non sarebbe stato totale ma bensì con riserve, comunque sia il Vaticano ha già messo il naso nella causa e ora ha una carta privilegiata per organizzare pressioni sulle vittime oltre che inquinare le prove.

    Come se non bastasse Simòn cerca anche di inquinare lo scenario, di fronte al fallimento del tentativo di cercare di incontrare di nascosto le vittime, l’inviato di Bergoglio ha ammesso alla stampa che il centro delle loro indagini sono le persone denuncianti e non i sacerdoti denunciati, sollevando anche degli interrogativi sul team di avvocati che difendono le famiglie querelanti. È tanto sicuro del buon esito della sua strategia che Simòn ha anche messo in dubbio l’attendibilità dei bambini e delle bambine che hanno raccontato le aberrazioni subite da Corradi Corbacho la suora Kumiko e alcuni dei suoi impiegati.

    Sul sito Mendoza Post è arrivato a spiegare in modo temerario che ci sono persone spregiudicate, per esempio, una bambina o un bambino si innamorano di un sacerdote e di fronte al suo rifiuto restano deluse e così decidono di denunciarlo.

    Non mentire, dice il comandamento.

    Non finisce qui, la settimana scorsa la magistratura di Luján de Cuyo, attraverso il pm Flavio D’Amore ha sollecitato esplicitamente a entrambi gli immissari del Vaticano di collaborare con la causa e di consegnare entro la fine della settimana tutta la documentazione che è in possesso della santa sede e riferiscano dei casi di abuso sessuale commessi dai coinvolti nella causa, soprattutto se ci sono stati precedenti a La Plata e in Italia.

    Di fronte alla richiesta del pm Simòn e Martínez prima hanno detto di non potere in quanto erano documenti sottoposti al segreto pontificio, poi dietro agli avvertimenti del funzionario giudiziale sulle conseguenze che può avere una denuncia per falsa testimonianza, hanno risposto dicendo che portare tutta questa documentazione potrebbe essere un processo lento e che potrebbe servire molto tempo. Al momento non hanno rispettato l’ordine del pm di consegnare il materiale entro venerdì e per quanto dicono loro stessi è probabile che non consegneranno niente.

    Paola González, madre di una delle bambine che hanno denunciato Corradi Corbacho Kumiko e i suoi complici chiede pubblicamente che i preti inviati dal Vaticano restituiscano la documentazione perché li ci sono tutti i dati della vittime e hanno già ricevuto chiamate con prefisso di Córdoba e “quando rispondiamo dall’altra parte restano in silenzio. Ci vogliono spaventare ma non staremo zitti, ci hanno toccato ciò che per noi è più sacro”.

    Perché nessuno dei giornalisti amici di Bergoglio o nessuno dei mezzi di comunicazione argentini intervista papa Francesco e gli chiedono, carte alla mano, che dia una spiegazione dell’agire del Vaticano davanti a un fatto così grande che si è già trasformato nel maggior scandalo della storia in materia di crimini sessuali commessi dai preti nella chiesa argentina.

    A volte essere più papisti del papa può trascendere ciò che è meramente simbolico e convertirsi in una aperta complicità.

    Tradotto per Rete L’ABUSO da Roberta Pietra

    http://www.laizquierdadiario.com/Ultimas-noticias-del-paraiso-de-los-abusadores-o-del-Vaticano

  • Delegati del diavolo

    Delegati del diavolo

    Il caso Provolo ha riconfermato che al Santa Sede non solo mantiene la rete di pedofilia istituzionalizzata ma che oltretutto continua con la sua prolissa pratica di violare il diritto internazionale dei diritti umani.

    Non si accontenta di non garantire i diritti di bambine e bambini e adolescenti all’interno degli spazi ecclesiastici, ma nega di informare le autorità statali e gli organismi internazionali dello stato dei suoi procedimenti interni.

    Un esempio di questo è come ha agito la delegazione che la Santa Sede ha inviato a Mendoza per indagare parallelamente allo stato sui fatti accaduti nel summenzionato istituto.

    Interessi vaticani.

    In ogni momento è stato evidente quali fossero gli interessi degli inviati papali, quelli di uno stato straniero che su più di 100 norme internazionali sui diritti umani ne ha ratificate poco più di una decina.

    In relazione al caso Provolo la questione si aggrava perché oltre alla Dichiarazione Universale di Diritti dell’Uomo, la chiesa cattolica non ha firmato ne ratificato la convenzione sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne e la convenzione internazionale sui diritti delle fasce più deboli mentre la convenzione contro la tortura o altri trattamenti come pene crudeli, inumane e degradanti, è stata solo firmata ma mai ratificata, ciò vuol dire che non si è ancora assunta gli obblighi che ne derivano.

    In quanto alla convenzione sui Diritti del Bambino (CRC) non la attua sistematicamente dalla sua firma e ratifica, sia per non aver presentato in tempo le informazioni quinquennali che gli stati che ne fanno parte ne hanno l’obbligo (14 anni di inadempienza), sia per non aver applicato le nove esortazioni urgenti che il comitato Onu per i diritti del bambino ha fatto alla Santa Sede nel 2014.

    Basta leggere il punto 43b delle osservazioni finali sulla seconda informativa periodica della Santa Sede elaborata dal comitato per i diritti del bambino.

    Nonostante la Santa Sede abbia stabilito la sua piena giurisdizione sui casi di abuso sessuale ai bambini da parte di chierici nel 1962 mettendolo sotto la competenza esclusiva della congregazione per la dottrina della fede nel 2001, si è rifiutata di fornire al comitato Onu i dati su tutti i casi di abuso sessuale su minori che sono stati segnalati alla loro attenzione durante il periodo in esame e il risultato del relativo procedimento interno.

    In sostanza siamo di fronte ad uno stato che è un violatore seriale dei diritti umani, nel quale donne e bambini sono le categorie più pregiudicate.

    Contumacia clericale fondata su una prebenda legale.

    Il rifiuto della delegazione vaticana di rilasciare le informazioni alla giustizia penale mendocina dimostra la continuità di quella politica. In’oltre e per non perdere il vizio di utilizzare i privilegi che le dittature militari le hanno concesso, portando alla luce lo stesso argomento che gli è servito per non rispettare le leggi della repubblica: la vigenza del concordato del 1966.

    Il trattato è un vero e proprio fossile normativo che crea in favore della chiesa un enclave giuridico dentro l’ordinamento giuridico nazionale che ha come obbiettivo principale la garanzia da parte dello stato, di non intromettersi negli argomenti che riguardano la chiesa (la reciprocità non esiste giacche la chiesa si intromette invece negli affari della repubblica e nella vita privata dei cittadini).

    Due questioni che vale la pena di far notare, la prima che gli aspetti interni della chiesa, non si limitano a ciò che è strettamente religioso, molti di essi si intrecciano con gli effetti civili e penali, la seconda è non comune impunità che esiste e apre all’istituzione religiosa, poiché siccome lo stato non si immischia, si violano diritti alle persone a più non posso.

    E’ oscurantismo medioevale e l’abuso di potere nel pieno del ventunesimo secolo.

    Quello del concordato è uno dei demoni ecclesiastici scatenati dal caso Provolo, che prima o poi lo stato Argentino dovrà valutare se mantenere o meno.

    Non in vano Antonio Gramsci ha definito l’attitudine di uno stato firmante di capitolazione, la capitolazione dello stato moderno che si verifica attraverso i concordati, si maschera identificando verbalmente concordati e trattati internazionali: Nel concordato si realizza di fatto un’interferenza di sovranità nello stesso territorio giacchè tutti gli articoli del concordato si riferiscono ai cittadini di uno solo degli stati firmatari al di sopra di qui il potere sovrano di uno stato straniero giustifica e rivendica determinati diritti e poteri di giurisdizione (anche se di una speciale e determinata giurisdizione). Cit.

    Ma la contumacia della delegazione vaticana non si è esaurita col rifiuto a fornire informazioni invocando i privilegi del concordato ed ostentando la sua ripugnante impunità, ma sono anche arrivati a sostenere l’indifendibile innocenza dell’arcivescovato di Mendoza, uno dei responsabili civili del danno, fisico, morale e psicologico sofferto da bambini, bambine e adolescenti del Provolo.

    Stato e chiesa, eterni adlàteres.

    Non determinato lo stato provinciale in materia di responsabilità e fa orecchie da mercante di fronte alle inadempienze della delegazione vaticana, che comunque nemmeno favorisce, al contrario, starebbe convalidando il comportamento illegale di uno stato straniero che viola in modo seriale i diritti umani.

    Non aver verificato l’applicazione dei trattati sottoscritti e la legislazione complementare (convenzione di Belem do Parà e  legge 26.485), aver omesso direttive imposte dal pubblico ministero davanti alla Corte Suprema della giustizia della nazione, che tutelano i diritti delle persone più fragili, sommato al ridicolo fatto dalle due commissioni della legislatura mendocine, concorrendo così a genuflettersi al domicilio del vescovo cattolico in riunione a porte chiuse e alle spalle dei genitori dei bambini abusati, sono fatti che dimostrano la complicità.

    In modo che acquisisce fondamentale importanza l’attuazione del potere giudiziale in quanto l’impegno dei suoi funzionari e magistrati potrebbe aggravare o meno l’evidente responsabilità internazionale di Mendoza, costituita prolissamente per le omissioni dell’esecutivo e il servilismo clericale del legislativo.

    La giustizia provinciale ha avuto l’opportunità di evadere nel conflitto suscitato tra diritti umani e il diritto canonico che ha dato origine all’atto n. 86.326, il fascicolo “G.I.R.” contro A.M. per D. e P.” e dove la Suprema Corte di giustizia di Mendoza ha sostenuto che considerare che la chiesa cattolica nella sua qualità di persona pubblica non statale si trova obbligata a compiere con il dovere di informare che rispettano i trattati internazionali dei diritti umani, non implica in alcun modo vulnerare il diritto canonico nel concordato firmato con la Santa sede.

    Il potere giudiziale della Provincia ha l’opportunità di essere all’altezza del rispetto dei diritti umani attuando con indipendenza e imparzialità senza dare ascolto a una corporazione religiosa alla quale non sono mai interessate le vittime di abuso da parte di religiosi, al contrario il caso Provolo sarà un altro esempio che conferma la affectio societatis dello stato con l’eterna aguzzina dell’umanità.

    Avvocato Carlos Lombardi

    Procuratore;

    della Rete dei sopravvissuti all’abuso sessuale ecclesiastico (Argentina)

    e della Rete L’ABUSO, associazione italiana vittime di preti pedofili

    Tradotto per Rete L’ABUSO da Roberta Pietra

    http://www.mdzol.com/opinion/734928-delegados-del-diablo/