Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: abuso sessuale

  • “La Chiesa cattolica ha una rete di pedofili istituzionalizzata “

    “La Chiesa cattolica ha una rete di pedofili istituzionalizzata “

    Dottore in Diritto Canonico, Carlos Lombardi ha detto che il sistema giuridico ecclesiastico permette le coperture. Ha detto che sono state individuate nella chiesa alcune procedure di tipo settario.

    Questo è quanto ha dichiarato Carlos Lombardi, dottore in diritto canonico, cattedratico presso l’Università di Mendoza e procuratore legale della Rete dei sopravvissuti agli abusi ecclesiastici.
    Ha detto che la storia ed i casi dimostrano che i sacerdoti e religiose operano in maniera organizzata nella selezione delle vittime e dei metodi, tra i quali non esiste solamente l’abuso sessuale, ma anche quello psicologico, la riduzione in schiavitù e altri comportamenti tipici delle sette.

    Ha considerato che la rete di pedofilia istituzionalizzata che ha la Chiesa cattolica, sopravvive grazie alla base di un sistema giuridico canonico che consente l’insabbiamento. (Come ravvisato nel 2014 anche dalla Commissione ONU)
    Lombardi ha sostenuto che Salta dopo il caso del sacerdote Rosa Torino, ha scoperto solo la punta di un iceberg che porterà a scoprire molti più casi.

    A questo proposito lo psicologo ha spiegato che la stragrande maggioranza delle vittime di abuso, in generale e ecclesiastiche in particolare, tarda anni nel denunciare data la pressione emotiva, affettiva e psicologica generata da questo tipo di sottomissioni.

    Tradotto per Rete L’ABUSO da Roberta Pietra

  • Abusi sessuali infantili: il giorno in cui mio figlio ha perso il sorriso

    Abusi sessuali infantili: il giorno in cui mio figlio ha perso il sorriso

    Ci sono articoli che non vorremmo mai scrivere perché ci sono parole che fanno più male di quanto vogliamo credere. Tuttavia, da quando mio figlio ha perso il sorriso per colpa degli abusi sessuali, penso che avrei desiderato saper riconoscere i segnali che mostrava mentre tutto ciò accadeva e, così, avrei potuto evitargli tutto quel dolore.

    Proprio per questo motivo, così che voi e i vostri cari non dobbiate patire quel dolore così difficile da descrivere causato dalle ignobili azioni che una persona priva di anima può fare ai vostri figli, spero che leggiate questo articolo. Oggi spiegherò i segnali e i sintomi che è possibile individuare in un bambino vittima di abusi sessuali e come i genitori possono aiutarlo a superare l’accaduto.

    So che sarà un testo duro da leggere, ma so anche che queste parole possono impedire che ad altri bambini accada lo stesso. Sarebbe magnifico se nel nostro mondo non si dovesse parlare di questi argomenti, ma purtroppo questi abusi sono una realtà e i nostri figli sono tutti potenziali vittime.

    Vorrei poter proteggere i miei figli da tutto il male che c’è nel mondo, vorrei poter evitare loro la sofferenza e vorrei poterli vedere sempre felici. So che è impossibile, eppure posso crescerli in modo che fare loro del male sia più difficile.

    Abusi sessuali infantili: un trauma messo a tacere

    L’abuso sessuale infantile è più comune di quanto si pensi, poiché i dati indicano che veniamo a conoscenza solo del 2% dei casi. Ciò si deve al fatto che, nella maggior parte dei casi, il bambino o la bambina prova vergogna, paura, e persino un senso di colpa per ciò che gli/le stanno facendo.

    Gli abusi sessuali che può soffrire vostro figlio, infatti, non solo vengono condotti in modo aggressivo, ma spesso vengono messi a tacere da una manipolazione emotiva perversa, mescolata all’abuso di potere, che un adulto pedofilo può imporre sul bambino indifeso.

    Di solito il pedofilo usa la manipolazione emotiva sul bambino per raggiungere i propri scopi e per far tacere la propria vittima. Questa manipolazione lo spinge a usare il senso di colpa o la paura del rifiuto nel caso in cui i suoi genitori venissero a sapere dell’accaduto.

    Non bisogna nemmeno dimenticare che, purtroppo, la maggior parte degli abusi sessuali durante l’infanzia sono commessi da un membro della famiglia. In questi casi, sono gli adulti stessi a tacere per paura di “cosa diranno gli altri”, invece di aiutare la vittima. Tuttavia, questi abusi non accadono solo all’interno della famiglia, perché anche le persone che sono spesso a contatto con i vostri figli, come i professori, i vostri amici o qualsiasi altro adulto, e persino gli sconosciuti, possono abusare di loro.

    Segnali d’allerta di un possibile abuso sessuale infantile

    I segnali di un abuso sessuale infantile che può mostrare vostro figlio sono molto vari; alcuni di questi possono essere:

    • Cambiamenti nel suo comportamento: bruschi sbalzi di umore o alcune regressioni del suo comportamento abituale possono essere segnali che indicano che a vostro figlio sta accadendo qualcosa di brutto.
    • Incubi o bagnare il letto quando ormai controlla il bisogno notturno di andare in bagno: una regressione a comportamenti più infantili e la paura possono essere campanelli d’allarme molto importanti.
    • Paura di certi luoghi o certe persone: può indicare che il bambino ha paura di un certo luogo per qualcosa che gli è capitato lì, soprattutto se prima non aveva alcun problema ad andare in quel determinato posto.
    • Uso di tematiche sessuali nei disegni o nei giochi: e anche l’uso di un linguaggio molto sessualizzato, perché conoscere una certa terminologia non è normale per un bambino, soprattutto se molto piccolo.
    • Dolore, prurito o sanguinamento nelle zone intime: in questo caso è molto importante consultare un medico per scartare la possibilità che il bambino abbia subito abusi o che soffra di malattie del tratto urinario.

    Come devo comportarmi con mio figlio se è stato vittima di abusi sessuali?

    La prima cosa che dovete sapere è che, anche se vostro figlio è stato vittima di abusi, voi non ne siete colpevoli. Non esiste una ricetta magica per impedire che i propri figli subiscano abusi sessuali perché, come ho già detto, possono essere inflitti da persone delle quali ci fidiamo ciecamente, come parenti o professori.

    Per questo motivo, la prima misura preventiva contro l’abuso consiste nello stabilire una relazione di fiducia con vostro figlio. Per riuscirci, è necessario che sappia che, se decide di parlare di ciò che sta accadendo, voi sarete lì per ascoltarlo, che gli crederete e, soprattutto, che lo proteggerete. Deve sapere che farete tutto ciò anche se pensa di aver fatto qualcosa di sbagliato, perché è proprio questo quello che pensa. Pensa di aver fatto qualcosa di sbagliato e che ciò che sta accadendo è colpa sua. È qui che deve entrare in gioco la vostra pazienza quando arriva il momento di parlare con lui, sta a voi fargli capire che, per quanto possa sbagliare, voi non smetterete mai di amarlo, che il vostro sostegno è incondizionato e che avete fiducia nelle sue parole.

    Se vostro figlio subisce un abuso sessuale, né voi né lui ne siete colpevoli.

    Se, purtroppo, è già accaduto e vostro figlio ha già perso il sorriso a causa di un abuso sessuale, cercate di non essere iperprotettivi o di stigmatizzarlo, né di dare la colpa a lui o a voi stessi. La cosa migliore che potete fare è spingerlo ad esprimersi e farlo sentire ascoltato, dargli affetto e fargli capire che non ha nessuna colpa di quanto accaduto.

    Inoltre, è vostro compito fargli sapere che capite che ha passato dei momenti orribili e che è stato molto coraggioso ad affrontare quella situazione, e cercare di aiutarlo, sia dal punto di vista medico sia da quello psicologico. Ricordate che forse qualcuno ha cancellato temporaneamente il sorriso dal volto di vostro figlio, ma non glielo ha rubato e che con il tempo e l’aiuto giusto riuscirà a recuperarlo.

    https://lamenteemeravigliosa.it/abusi-sessuali-infantili-sorriso/

  • “La suora selezionava i bimbi più ‘sottomessi’ per consegnarli agli abusi dei sacerdoti”

    “La suora selezionava i bimbi più ‘sottomessi’ per consegnarli agli abusi dei sacerdoti”

    Arrestata la monaca latitante da un mese Kosaka Kumiko, al centro dello scandalo di pedofilia fra Verona e Argentina

    “Sono una brava persona, che ha donato la sua vita a Dio”. Si difende con queste parole Kosaka Kumiko, arrestata in Argentina dopo un mese di latitanza, per l’accusa di aver favoreggiato per anni gli abusi dei sacerdoti nei confronti dei bambini sordi, in cura presso l’Istituto Provolo di Mendoza, in Argentina.

    Con ancora addosso l’abito monacale e ai polsi le manette si è dichiarata non colpevole, respingendo la ricostruzione degli avvocati delle vittime, che parlano di lei come “il diavolo dal volto femminile”, “la monaca degli abusi”, “il mostro meno sospettabile”.

    Nel 2007 la suora si è trasferita a Mendoza dal Giappone e per sei anni ha lavorato presso l’Istituto Provolo, al centro di uno scandalo di pedofilia. Le vittime, ora adolescenti, accusano la suora di aver svolto un ruolo centrale nella vicenda, selezionando i bambini più “sottomessi” per consegnarli come prede. Una ragazza sostiene che la donna le abbia fatto indossare un pannolino, quando aveva cinque anni, per nascondere l’emorragia provocata dai sistematici stupri a cui diversi sacerdoti l’avevano sottoposta.

    L’Istituto Provolo – racconta El Pais – è stato al centro della cronaca argentina nel dicembre dello scorso anno, quando vennero arrestati i sacerdoti Nicola Corradi, 82 anni, e Horacio Corbacho, 52, con l’accusa di “abuso sessuale aggravato”, contro almeno venti bambini non udenti tra i 10 e i 12 anni. Don Nicola Corradi, scrive Verona sera, era già stato al centro di uno scandalo riguardante gli abusi sui minori dell’istituto Provolo di Verona. Era stato poi trasferito in una struttura gemella in Argentina, dove è avvenuto il fatto.

    Kosaka Kumiko per sei anni è stata responsabile della cura di 43 bambini, che ora, supportati dalla Ong Xumek, l’accusano di aver “partecipato alle pratiche con carezze e guardato pornografia con i sacerdoti e i ragazzi”. La sua funzione principale era però quella di selezionare i bambini più vulnerabili, poiché “i più ‘sottomessi’ venivano consegnati ai violentatori, i ribelli si salvavano dagli abusi”. Quando emersero le prove della sua presunta colpevolezza Kumiko è fuggita a Buenos Aires, dove finalmente si è arresa: “Sono innocente, non sapevo degli abusi”, ha detto al giudice.

    http://www.huffingtonpost.it/2017/05/06/la-suora-selezionava-i-bimbi-piu-sottomessi-per-consegnarli-a_a_22072376/

  • Resta imputata e detenuta una suora per gli abusi in Mendoza: “Sono innocente, ho consegnato la mia vita a Dio”

    Resta imputata e detenuta una suora per gli abusi in Mendoza: “Sono innocente, ho consegnato la mia vita a Dio”

    Hanno abusato di minorenni e disabili. Kosaka Kumiko ha detto che non sapeva niente. 

    di Roxana Badaloni

    Ammanettata e con giubbotto antiproiettile, la suora giapponese Kosaka Kumiko è stata trasferita ai tribunali mendocini, implicata come partecipante di primo piano negli abusi sessuali, percosse e corruzione di minori di bambini sordi internati nel collegio religioso Antonio Provolo, in Mendoza.

    La dichiarazione della suora è terminata dopo le 20:00. La sua imputazione è per “commissione dell’omissione del delitto di abuso sessuale con acceso carnale, in concorso ideale, con abuso sessuale gravemente oltraggiante, aggravato dall’essere l’autore incaricato della sorveglianza e per essere stato commesso contro un minore di 18 anni d’età approfittando della situazione di convivenza con lo stesso”.

    La religiosa rimarrà detenuta nel penitenziario di Agua de Avispas, vicino al carcere di Almafuerte.

    Passado il mezzogiorno, il pubblico ministero Flavio D’Amore, sostituto di Gustavo Stroppiana, aveva imputato la suora per tre fatti nei quali è stata denunciata, a partire dalle testimonianze di minorenni abusati, i quali hanno reso dichiarazione assistiti da interpreti del linguaggio dei segni e guidati da psicologi, poiché si tratta di vittime minorenni e disabili.

    “Sono innocente. Non sapevo degli abusi. Sono una persona buona, ho consegnato la mia vita a Dio”, ha detto la religiosa nella sua dichiarazione testimoniale. Per la Giustizia ci sono prove sufficienti che compromettono la suora. È stata respinta la richiesta di arresti domiciliari.

    L’avvocato difensore delle vittime, Sergio Salinas, dell’ONG Xumek, ha spiegato quali sono i tre casi per i quali è stata imputata Kumiko: “La denuncia di una giovane di 17 anni, che frequentava l’istituto ed ha dichiarato di essere stata abusata quando aveva 5 anni e che Kumiko le ha posto un pannolino per fermare l’emorragia provocata dall’abuso. Il caso dell’altra vittima che ha raccontato che la suora la mandava nella stanza del prete Horacio Corbacho (anch’egli detenuto) dove veniva abusata. E testimoni che dicono che la religiosa ha partecipato nella palpazione a bimbe, chiedendo che si tocchino tra loro e che vedeva pornografia insieme al custode Jorge Bordón (un altro detenuto) in un televisore”.

    L’avvocato Salinas ha commentato che la suora ha negato i fatti davanti alla Giustizia mendocina, ma non ha prodotto prove. Dovrà essere sottoposta a perizie psicologiche perchè si tratta di delitti sessuali.

    Kumiko aveva la missione di proteggere i bambini ipoacusici che vivevano lontani dal Gran Mendoza e rimanevano a dormire nel convitto del Provolo di Luján de Cuyo, dove sono stati commessi aberranti abusi. Ma la suora giapponese ha fatto tutto il contrario: si è dedicata ad identificare i bimbi più vulnerabili e a coprire i delitti che commettevano i suoi superiori. I testimoni contro di lei si accumulano e, quando la Giustizia è andata a cercarla, è fuggita. È stata latitante più di un mese fino a che, lo scorso martedì, si è consegnata in un commissariato della Città di Buenos Aires.

    Kumiko ha circa 60 anni ed ha lasciato l’Istituto Provolo di Mendoza tre anni fa. È accusata di avere maltrattato e ferito per le percosse gli alunni sordi che frequentavano l’istituto, di averli obbligati a mangiare fino a vomitare nel loro proprio piatto e di essere l’incaricata di identificare i minori più sottomessi che poi sarebbero stati abusati. Oltre alla suora, ci sono cinque uomini detenuti, due preti e tre impiegati (il custode, il chierichetto ed il giardiniere). Dei sacerdoti, quello con maggior potere nell’istituzione, l’italiano Nicola Corradi (82), trascina denunce di abuso sessuale su bambini dal 1984, a Verona, Italia. È stato trasferito in Argentina per coprire i suoi atti aberranti. L’altro prete detenuto è Horacio Corbacho (56), primo sacerdote laureato dalla Compagnia delle Sorelle di Maria, un ordine religioso per ipoacusici con sede in La Plata, alla quale appartiene questo collegio.

    Tradotto per Rete L’ABUSO da Roberta Pietra

    https://www.clarin.com/sociedad/imputaron-monja-caso-abusos-mendoza-inocente-entregado-vida-dios_0_B1sxhxtJ-.html

  • Provolo: Kumiko si dissocia dalle accuse di abuso, ma finisce in un penitenziario (VIDEO)

    Provolo: Kumiko si dissocia dalle accuse di abuso, ma finisce in un penitenziario (VIDEO)

    Dopo un mese di fuga, è arrivata a Mendoza ed è stata ascoltata in tribunale. I testimoni la indicano come coautore di crimini efferati.

    La suora giapponese  Kosaka Kumiko , è stata denunciata come coautore negli abusi sessuali aberranti sui bambini sordi dell’istituto Provolo di Lujan de Cuyo, Mendoza dove è arrivata questa mattina dopo aver trascorso un mese come latitante.

    Appena arrivata è stata portata al quartier generale della polizia federale e poi in tribunale. Lì, ha dovuto spiegare il motivo per cui i testimoni la indicano come complice degli stupri, abusi, pestaggi e punizioni nella scuola religiosa per i bambini.

    Secondo quanto siamo riusciti a sapere ,  Kumico avrebbe dichiarato di non aver nulla a che fare con i gravi reati di cui è imputata.

    La religiosa non ha espressamente dichiarato la sua innocenza ma lo ha dato a intendere ogni volta che la difesa ha risposto alle domande. L’imputata non ha interagito dichiarazioni nella deposizione.

    L’audizione di Kumiko è durata diverse ore, poi, il procuratore Flavio D’amore, sostituto del pubblico ministero nel caso, Gustavo Stroppiana, ha proceduto all’imputazione della religiosa.

    La suora è stata accusata di “commissione per omissione del reato di abuso sessuale con rapporti sessuali, idealmente concorso con abusi sessuali gravemente scandalosi, aggravata dall’essere autice, guardiano, responsabile, oltre al fatto che questi sino stati commessi contro persone al di sotto dei 18 anni di età approfittando della situazione esistente di coesistenza con gli stessi “ , confermano fonti giudiziarie.

    La religiosa sarà detenuta presso la sede del carcere di Agua de las Avispas, nei pressi di prigione Almafuerte in Cacheuta.

    Una delle vittime di molestie dice che Kumiko era colei che “metteva i pannolini ai ragazzi abusati, perché in molti casi non riuscivano nemmeno a sedersi per via del sanguinamento provocato dagli abusi.”

    Sulla religiosa ha pesato l’ordine del mandato internazionale emesso dal procuratore Gustavo Stroppiana. Martedì, attraverso una funzionaria del tribunale di Buenos Aires, era stato segalato il suo arrivo, intorno a mezzogiorno quando era stata identificata e accompagnata dal suo avvocato.

    Kumiko è accusata di essere coinvolta nei crimini di abuso sessuale e corruzione di minori, lo stesso capo d’accusa per il quale sono già in carcere due sacerdoti e tre funzionari amministrativi.

    http://www.losandes.com.ar/article/caso-provolo-la-monja-kosaka-kumiko-ya-esta-en-mendoza?pic=7

  • La pesante critica degli argentini a Bergoglio “Qui 27 ragioni per le quali Francesco ha consolidato la cultura del clero abusatore”.

    La pesante critica degli argentini a Bergoglio “Qui 27 ragioni per le quali Francesco ha consolidato la cultura del clero abusatore”.

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    AZIONI DEL PAPA FRANCESCO CHE CONSOLIDANO IL SISTEMA DELLA COPERTURA VATICANA DEL CLERO ABUSATORE SESSUALE

    1. – Ha designato nella Curia vaticana cardinali che hanno partecipato al conclave che lo ha eletto come papa, membri della cosiddetta “sporca dozzina” perché sono stati accusati di coprire sacerdoti pedofili. Loro sono: Leonardo Sandri (Argentina), membro della segretaria per la Comunicazione del Vaticano; George Pell (Australia), Prefetto della Segreteria di Economia della Santa Sede; Marc Ouellet (Canada), Prefetto della Congregazione per i Vescovi e Presidente della Pontificia Commissione per l’ America Latina; Seán O’Malley (USA), Consigliere nel C8 e Presidente della Pontificia Commssione per la Protezione dei Minori; Peter Turkson (Ghana), Prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale; Oscar Rodríguez Madariaga (Honduras), Consigliere del C9.
    2. – Ha designato nella C9 (organo consultivo), i seguenti cardinali accusati di coprire abusi sessuali: Oscar Rodríguez Madariaga; Francisco Javier Errázuriz Ossa; Sean Patrick O’Malley; George Pell.
    3. – In particolare, il cardinale George Pell è responsabile di avere coperto più di 4.000 casi di abusi sessuali del clero in Australia.
    4. – Ha avvallato l’espulsione di Peter Sanders dalla Commissione per la Tutela dei Minori. Sanders è stato vittima di abuso sessuale ed è molto critico verso l’attività della commissione, una struttura senza potere, le cui dichiarazioni e pronunciamenti non hanno carattere vincolante né obbligatorio per i vescovi. Una cortina di fumo.
    5. – Ha avvallato la mancanza di attività di quella Commissione, all’ accettare la rinuncia di Marie Collins, un’altra vittima di abuso sessuale, designata ad essere integrata come segno di trasparenza. La causa per la quale ha rinunciato: “Mancanza di appoggio nel Vaticano”. Si sono stancati di usare e manipolare le due vittime.
    6. – Ha nominato vescovo di Osorno il sacerdote Luis Barros, principale insabbiatore del pedofilo Fernando Karadima. Nel miglior stile calcistico, gli ha teso l’agguato mediante un video dove ha consigliato un gruppo di cileni: “pensate con la testa e non vi lasciate condizionare dalle accuse infondate dei mancini ” (2).
    7. – Ha fatto uscire con rapidità dalla Repubblica Dominicana il nunzio apostolico Jozef Wesolowski, accusato di pedofilia e detenzione di pornografia infantile. Una delle sue vittime ha detto che “aveva un tipo di gusto preciso, dai 14 ai 16 anni, e se erano “palliducci” molto meglio”.
    8. – Ha creato un tribunale fraudolento, incaricato di giudicare i vescovi. Poi, ha fatto marcia indietro elaborando la lettera apostolica “Come una madre amorevole”, soppiantando quello ad un procedimento incaricato a determinate Congregazioni. Il processo era grossolanamente truffaldino: il vescovo accusato ha la possibiltà di incontrare i superiori delle Congregazioni, fomentando la congiura; si consolida il privilegium fori, cioè, il fatto che preti giudichino preti; si elimina l’indipendenza come fondamento di un giudizio giusto ed imparziale. Un’assurdità giuridica.
    9. – Avvalla la protezione che il cardinal Bagnasco – presidente della Conferenza Episcopale Italiana ed arcivescovo di Genova – fa a Carlos Buela, fondatore dell’Istituto Verbo Incarnato.
    10. – Mantiene l’ambiguità nel caso spagnolo denominato “los romanones”. Risponde personalmente alla chiamata del denunciante, gli chiede perdono, lo incita a denunciare alla giustizia civile e mette in marcia il processo canonico rapidamente, frutto del quale l’arcivescovo di Granada sospende a divinis tre degli imputati. Tuttavia, colloca altri membri del clan come loro sostituti. Non sottopone il vescovo di Granada – Francisco Javier Martínez– a giudizio per negligenza.
    11. – Non ha espulso il sacerdote francese Bernard Preynat nè il suo superiore, l’arcivescovo di Lione Philippe Barbarin, dopo le denunce per abuso sessuale contro il primo.
    12. – In Messico, lascia al suo posto il cardinale Norberto Rivera, il maggior copritore di sacerdote pedofili di quel paese, incluso il predatore sessuale Marcial Maciel Degollado, fondatore dei Legionari di Cristo.
    13. – Protegge 25 vescovi francesi (5 di loro in attività), che coprirono 39 sacerdoti abusatori di 300 bambini.
    14. – Non ha ancora espulso il prete Julio Cesar Grassi, nonostante sia condannato per delitti di abuso sessuale e corruzione di minori. Il procedimento canonico è stato ripreso dopo che la CSJN ha confermato l’arresto del prete.
    15. – Non ha modificato le norme giuridiche della Chiesa conforme alle esortazioni dell’ONU per i casi di abuso sessuale.
    16. – Avvalla le linee-guida della CEA (Conferenza Episcopale Argentina) dove si negano sistematicamente alle vittime le garanzie del dovuto processo, rendendole nuovamente vittime poiché continua l’abuso di potere e la negazione della giustizia.
    17. – Mantiene il segreto pontificio, che obbliga tutti i partecipanti ad un procedimento canonico ad osservare il segreto sotto giuramento del silenzio. Si imbavagliano e costringono le vittime.
    18. – Non ha pubblicato il registro ufficiale – certificato per enti indipendenti – dei sacerdoti espulsi a causa di abuso sessuale infantile.
    19. – Mantiene in segreto il luogo dove stanno i sacerdoti accusati di abuso sessuale, con sanzione canonica, ma che rimangono nella chiesa. Nemmeno ci sono meccanismi di controllo posti in essere da organizzazioni indipendenti, né vengono avvisati i famigliari del luogo dove viene destinato l’abusatore, mettendo a rischio bambini e bambine.
    20. – Non ha mai ricevuto le vittime di abuso membri della Rete di Sopravviventi di Abuso Sessuale Ecclesiastico d’Argentina. Quelle che ha ricevuto – di altri paesi – sono state ricevute per evitare reclami.
    21. – È venuto a conoscenza nel 2014 di casi di abuso sessuale nell’ Istituto Antonio Provolo di Verona, Italia, e non ha adottato nessuna misura. È stata consegnata – nelle sue proprie mani – la lista dei sacerdoti abusatori e delle vittime.
    22. – Ha iniziato nel 2015 il processo di beatificazione del vescovo di Verona, Giuseppe Carraro, il quale ha abusato sessualmente di un alunno dell’Istituto Antonio Provolo di quella città.
    23. – È venuto nuovamente a conoscenza – nel 2016 – di altri casi di abusi sessuali nell’Istituto Provolo, questa volta in Mendoza e La Plata, Argentina, e neanche lì ha fatto niente.
    24. – Avvalla l’agire delittuoso delle autorità dell’Istituto Provolo d’Italia rispetto ai sacerdoti detenuti in Mendoza. La Commissione del Vaticano che ha inviato a Mendoza, è arrivata nella provincia recentemente in aprile del 2017 con chiari propositi di ricavare informazioni del fascicolo senza avere legittimazione processuale.
    25. -Avvalla l’agire complice dell’Arcivescovato di Mendoza, entità localmente responsabile dell’Istituto Antonio Provolo.
    26. – Non ha iniziato alcun procedimento canonico contro i vescovi di Mendoza per la sua responsabilità nel funzionamento dell’Istituto Antonio Provolo applicando le disposizioni contenute nel documento “Come una madre amorosa”.
    27. – Ha ridotto le sanzioni ad un gruppo di preti pedofili italiani, che non perderanno la loro condizione di sacerdoti, ma saranno esentati dai pubblici uffici.

    Avvocato Carlos Lombardi

    Consigliere della Rete dei Sopravvissuti all’Abuso Sessuale Ecclesiastico di Argentina

  • La Chiesa, la pedofilia e La Civiltà Cattolica.

    La Chiesa, la pedofilia e La Civiltà Cattolica.

    Nel recente numero 4001 del 25-02-2017, della rivista dei Gesuiti “La Civiltà Cattolica”, si può leggere un articolo intitolato “La tutela dell’infanzia nella Chiesa Cattolica”. Nella presentazione dello scritto sul sito della rivista, l’autore, il gesuita Hans Zollner, dopo aver evidenziato come “È fuori dubbio che la tutela dei bambini e dei giovani contro la violenza sessuale resta un problema nella Chiesa come nella società”, afferma: “È dunque anche vero però che la Chiesa ha preso coscienza del problema, anzi essa oggi — anche grazie all’intervento di Benedetto XVI prima e Francesco oggi — fa da battistrada sul tema della prevenzione e della tutela dei minori vittime di abusi; e ciò le viene riconosciuto anche dalle istituzioni non ecclesiali”.
    A pochi giorni di distanza dalla pubblicazione della rivista, tuttavia, è stato possibile leggere sullo stesso argomento la notizia, data da diverse testate giornalistiche, relativa all’abbandono della Commissione vaticana contro gli abusi del clero da parte di Marie Collins, membro della commissione e in passato lei stessa vittima di violenze da parte di un sacerdote. Tale dimissione giunge poco tempo dopo quella analoga di un altro membro della Commissione, Peter Saunders. I due “ex” della Commissione hanno motivato il loro abbandono denunciando diverse criticità tra cui silenzi, atteggiamenti “omertosi” e, in alcuni casi, la mancata collaborazione di clero e Curia Vaticana nel portare avanti le indagini.

    Tali dimissioni da parte di persone “vittime due volte” (la prima per esser state abusate, la seconda per non esser state messe in condizione di lottare adeguatamente), sono un grave atto di accusa nei confronti della Chiesa e un richiamo alla realtà per chi è convinto che la recente costituzione di alcune strutture “mirate” (la Commissione vaticana è del 2014), e alcune “conversazioni” religiose e dichiarazioni mediatiche, siano sufficienti a modificare atteggiamenti e comportamenti che, in ambito ecclesiastico, si sono radicati nel corso di millenni.

    Pare che le buone intenzioni di Papa Francesco, animate da un incrollabile ottimismo della volontà (e della fede), siano interpretate dai padri della Civiltà Cattolica dimenticando che, come il Papa stesso insegna loro, “il tempo è superiore allo spazio” (Evangelii Gaudium), e che se si può discutere sulla natura peccaminosa del “privilegiare gli spazi di potere al posto dei tempi dei processi”, sicuramente pensare che la Chiesa possa essere guida ed esempio sul tema dell’abuso sessuale (con un’interpretazione decisamente ottimistica delle potenziali ricadute delle recenti iniziative ed interventi), è un modo un po’ rischioso, se non ingannevole, di affrontare le sofferenze, presenti e passate, delle vittime di abusi dentro e fuori dalla Chiesa. Forse sarebbe più utile ed opportuno cominciare a riconoscere le evidenti difficoltà che si hanno ancora nell’affrontare tale vergognosa piaga e, al contempo, interrogarsi sul perchè anni di vita comunitaria, di educazione e formazione religiosa non siano sufficienti a prevenire, contrastare e denunciare tali crimini.

    Mi permetto di consigliare, quindi, al collegio degli scrittori della Civiltà Cattolica maggiore umiltà su alcuni temi e, come la saggezza popolare suggerisce, attenzione a non mettere il carro davanti ai buoi. Infatti, anche se può sembrare che il Papa abbia tracciato la strada, il cammino che la Chiesa deve fare in tale direzione pare essere ancora molto lungo, e quanto recentemente fatto, non è certo sufficiente per animare falsi e pericolosamente fuorvianti trionfalismi.

    Domenico Massano

  • Pedofilia, l’intrigo internazionale che imbarazza la Chiesa di Bergoglio

    Pedofilia, l’intrigo internazionale che imbarazza la Chiesa di Bergoglio

    di Federico Tulli

    Forse è solo una coincidenza, o forse no. Di certo colpisce che proprio mentre assume dimensioni fuori controllo lo scandalo degli abusi clericali su giovani allievi nelle due sedi dell’Istituto cattolico A. Provolo per sordomuti in Italia a Verona e in Argentina a Mendoza, papa Bergoglio si faccia ritrarre mentre viene accarezzato da una bambina affetta da disabilità. La foto della carezza ricevuta da una bimba cieca ha campeggiato per giorni sulle prime pagine dei media italiani, restituendo l’immagine di un pontefice sempre sensibile alla sofferenza dei più piccoli. Di contro poco o nulla è stato scritto su una vicenda, anch’essa intrisa di sofferenza, che a papa Francesco e alla Santa Sede, ma anche alla nostra opinione pubblica, dovrebbe interessare particolarmente. Almeno stando ai continui e apprezzatissimi proclami di “tolleranza zero” lanciati dal pontefice argentino nei confronti dei chierici che risultano coinvolti in casi di pedofilia.

    Proviamo allora a ristabilire una gerarchia delle notizie e partiamo dai fatti che stanno accadendo a Verona, riportando prima brevemente in luce una storia che si presumeva conclusa poco più di quattro anni fa.

    «Una vita unicamente dedita alla preghiera e alla penitenza; divieto di qualsiasi contatto con i minori; assidua sorveglianza da parte di responsabili individuati dal vescovo di Verona». È la pena più pesante inflitta ai sacerdoti protagonisti di una delle più agghiaccianti vicende di abusi su minori compiuti in ambito ecclesiastico mai emerse in Italia. Il destinatario del «precetto penale» comminato dalla Santa Sede è don Eligio Piccoli, come si legge nella lettera che fu inviata il 24 novembre 2012 dal vicario giudiziale, monsignor Giampietro Mazzoni, all’avvocato delle vittime riunite nell’Associazione sordi Provolo. Per gli abusi compiuti nell’Istituto per bambini sordi Provolo di Verona, nel quale era educatore, Piccoli era stato riconosciuto colpevole al termine di una inchiesta indipendente affidata dalla Santa Sede a un magistrato “laico”, Mario Sannite.

    Le accuse formulate da 67 giovani ospiti dell’Istituto sin dalla metà degli anni 80 e inascoltate per quasi 30 anni, riguardavano 25 persone tra sacerdoti e fratelli laici. Al termine dell’indagine Sannite ravvisò elementi di colpevolezza solo per tre di loro: don Piccoli, don Danilo Corradi e frate Lino Gugole. Per Corradi le accuse «non risultano provate», ma «stante il dubbio, la Santa Sede formulò nei suoi confronti un’ammonizione canonica, vale a dire una stretta vigilanza da parte dei responsabili dei suoi comportamenti». Corradi è pertanto rimasto prete ed è finito sotto il controllo di chi per anni ha ignorato le accuse nei suoi confronti. Ancor più sconcertante, se possibile, il paragrafo relativo al terzo uomo.

    «Gugole – si legge nel testo – è affetto da una grave forma di alzheimer che lo rende del tutto incapace di intendere e di volere. È ricoverato in una casa di riposo presso l’ospedale di Negrar. Nessun provvedimento, stante la sua condizione, è stato preso nei suoi confronti». In realtà sarebbe difficile anche solo recapitargli di persona un telegramma, poiché, come mi raccontò il portavoce dell’associazione, Marco Lodi Rizzini, «Lino Gugole è morto nel 2011, con tanto di necrologi pubblicati sui giornali locali e i gazzettini parrocchiali».

    Riguardo gli altri accusati la Santa Sede liquidò la faccenda affermando che su alcuni di loro si continuerà a indagare mentre per altri non è possibile perché deceduti oppure perché dimessi dall’Istituto. Tra i “prosciolti” figurano i nomi di don Nicola Corradi (che non è parente di don Danilo) arrestato nel novembre del 2016 a Mendoza con l’accusa di aver abusato alcuni minori nella sede argentina del Provolo in cui fu trasferito a metà anni 80 e di cui è direttore. E c’è quello dell’ex vescovo di Verona mons. Giuseppe Carraro, per il quale il 16 luglio 2015 papa Francesco ha autorizzato la pubblicazione del decreto riguardante le sue «virtù eroiche», inserendolo tra i venerabili, primo passo verso la beatificazione. Il loro accusatore, Gianni Bisoli, nel 2012 era stato ritenuto inattendibile nonostante la minuziosa descrizione della stanza in cui era costretto a «masturbazioni, sodomizzazioni e rapporti orali».

    In particolare, Bisoli ha sempre raccontato di essere stato violentato dal vescovo anche nel 1964, durante il suo ultimo anno di permanenza nell’istituto. Tuttavia, quando lo intervistai nel 2013 per uno dei miei libri su Chiesa e pedofilia, mi spiegò che il dottor Sannite gli fece vedere un documento firmato da don Danilo Corradi nel quale era apposta come data di sua dismissione dall’Istituto Provolo il 20 giugno 1963 (vedi foto).

    La data quindi non coincideva con la ricostruzione fornita dalla presunta vittima. Ebbene, mi disse Bisoli, «sull’originale che mi fu mostrato la data ha un refuso, appare abrasa e modificata ed è scritta con una grafia diversa rispetto al resto del documento, ma soprattutto è antecedente a quella della mia ultima pagella a firma dell’insegnante don Eligio Piccoli, che ricordavo datata 27 giugno 1964». A nulla portarono le sue perplessità. Nonostante le evidenti manomissioni non fu creduto.

    E qui veniamo all’oggi e a un misterioso furto avvenuto intorno al 20 marzo scorso nell’Istituto Provolo, denunciato dall’associazione sordi Provolo e da Bisoli, i quali hanno chiesto alla magistratura scaligera di indagare sulla «sparizione» di documenti inerenti proprio la vicenda degli abusi. Tra questi documenti ci sarebbe il foglio di congedo dalla scuola la cui copia Sannite mostrò a Bisoli nel corso dell’audizione. Il vecchio “Provolo” non è protetto da sofisticati sistemi d’allarme, del resto cosa può mai offrire un istituto scolastico ormai dismesso? Fatto sta che dei ladri sarebbero entrati con il fine di portar via delle carte apparentemente prive di valore.

    C’è da dire che a gennaio è stata aperta un’inchiesta nei confronti dei responsabili del Provolo da parte della magistratura scaligera in seguito ad alcuni esposti presentati dall’associazione Rete L’Abuso. E che il 27 febbraio anche l’associazione sordi Provolo e Bisoli – che nel frattempo ha ritrovato la propria pagella del 1964 (vedi foto) – hanno depositato formale querela per la presunta manomissione del documento che potrebbe essere stato trafugato alcuni giorni fa dall’istituto Provolo. Certo, anche questo furto appare come una singolare coincidenza e fin qui non c’è nulla che possa far pensare diversamente. Staremo a vedere come evolve la situazione che per quanto appena scritto è legata a filo doppio con quanto sta accadendo al di là dell’Atlantico, nella sede dell’istituto presente nel Paese d’origine di papa Francesco.

    In riferimento all’arresto di don Nicola Corradi, il 29 marzo, la Rete L’Abuso e l’ex allievo Gianni Bisoli, hanno chiesto tramite un esposto alla procura di Verona di accertare eventuali omissioni giuridicamente rilevanti “in capo ai soggetti preposti al controllo dell’operato dei sacerdoti pure in termini di insufficiente vigilanza o di negligenza nel mettere in atto le cautele necessarie ad impedire la reiterazione di gravi reati come quello di pedofilia”. Vale a dire i responsabili dell’istituto di Verona. La sede legale dell’istituto Provolo argentino sito in Mendoza e diretto da Corradi fino all’arresto risulta infatti coincidere con quella italiano, in Stradone Provolo 20, a dieci minuti a piedi dalle più famose attrazione turistiche del capoluogo scaligero: l’Arena e la casa di Giulietta.

    Nei confronti di don Nicola, oggi 80enne, la magistratura italiana non è mai potuta intervenire per via della prescrizione ma il presidente della Rete l’Abuso, Francesco Zanardi, spiega che l’esposto serve ad appurare eventuali responsabilità della diocesi di Verona: «Abbiamo chiesto di verificare se ci sono state omissioni e negligenze, dal momento che Corradi era già stato denunciato dalle vittime italiane ben prima dei fatti di cui è accusato in Argentina, senza che venisse preso alcun provvedimento». L’obiettivo di Rete l’Abuso è far riaprire il caso anche in Italia. «Perché – si chiede Zanardi – don Corradi nonostante le accuse nei suoi confronti venne trasferito dalla Curia di Verona in un’altra sede, sempre a contatto con dei minori, invece di essere rimosso dai suoi incarichi?».

    Ad intricare ulteriormente la vicenda e addensare nubi sull’Istituto Provolo, sulla diocesi di Verona e sulle strategie attuate dalla Santa Sede per gestire il fenomeno criminale degli abusi su minori compiuti personale ecclesiastico, c’è la recente notizia data dalla stampa argentina relativa a un mandato di cattura internazionale spiccato nei confronti di una suora dell’istituto Provolo di Mendoza, Kosaka KumiKo. La suora è accusata di complicità in abuso sessuale aggravato e secondo le fonti locali potrebbe essersi rifugiata in Paraguay dove l’Istituto cattolico veronese ha un’altra succursale.

  • Caso Provolo: chiesto mandato di cattura internazionale per una suora “cómplice”

    Caso Provolo: chiesto mandato di cattura internazionale per una suora “cómplice”

    È una religiosa giapponese che, secondo una vittima, ha contribuito a nascondere gli abusi. Potrebbe essere lo stesso per dirigenti e professori dell’istituto.

    di Kevin Maroto@klmaroto

    La Giustizia sembra decisa ad andare avanti su coloro che sono stati complici e insabbiatori degli abusi accaduti per anni nell’istituto Provolo.

    Come aveva anticipato l’ avvocato delle vittime che parlava ieri con MDZ , nella mattina di oggi è stata confermata la richiesta di cattura internazionale per la suora giapponese Kosaka Kumiko, la quale si troverebbe “rifugiata” in Paraguay. La religiosa è stata menzionata nella testimonianza di un’adolescente di 17 anni che ha sofferto abusi da parte del prete Horacio Corbacho quando ne aveva 5 e frequentava l’istituto di Lujan per bambini sordi.

    Dalla dichiarazione della ragazza si evince che la suora non ha solo coperto i crimini, ma ne è stata partecipe in prima persona e complice degli abusi quando ha posto un pannolino assorbente alla bimba per fermare l’emorragia che gli aveva provocato la violenza subita da Corbacho. Inoltre avrebbe obbligato la piccola ad assistere alle lezioni in piedi, poiché non si poteva sedere per i dolori che le provocavano le ferite inflitte.

    Kumiko sarebbe accusata di complicità in abuso sessuale aggravato, un’accusa più severa della semplice copertura. L’avvocato delle vittime, Sergio Salinas, ha spiegato che dalle testimonianze si evince che la suora era incaricata di “sondare” i bambini per identificare i più sottomessi che sarebbero poi stati abusati.

    Al tempo stesso, l’ecclesiastica giapponese non sarebbe l’unica nel mirino della Giustizia: dirigenti e professori potrebbero avere la stessa sorte dei cinque detenuti nella causa fino a questo momento (Horacio Corbacho, Nicola Corradi, Armando Gómez, Jorge Bordón e Luis Ojeda). Per quanto emerge dalle indagini, c’erano chiare evidenze di ciò che stava succedendo e nessuno ha avvisato le autorità.

    Molte vittime, che oggi sono adolescenti e che non si erano animate a denunciare gli abusi sofferti in quel momento, hanno cominciato a rilasciare la loro testimonianza grazie dall’appoggio psicologico ricevuto. A seguito di queste nuove testimonianze, potranno essere arrestate altre persone che, con le loro azioni, hanno contribuito a far sì che gli abusi continuassero per più di un decennio.

    Tradotto per Rete L’ABUSO da Roberta Pietra

    http://www.mdzol.com/nota/726454-caso-provolo-pidieron-la-captura-de-una-monja-complice/

     

  • Caso Provolo; bambini ammanettati e stuprati, mandato internazionale per una suora, vertici e insegnanti nel mirino degli inquirenti.

    Caso Provolo; bambini ammanettati e stuprati, mandato internazionale per una suora, vertici e insegnanti nel mirino degli inquirenti.

    Forte accelerata nelle indagini partite nel novembre scorso in Argentina, dopo l’arresto di don Nicola Corradi il prete italiano nascosto oltreoceano dopo le denunce di abusi sessuali su piccoli allievi sordi dell’istituto Provolo di Verona commessi quasi fino agli anni 80.

    La magistratura argentina sembra voler seguire i passi di quella italiana aprendo anche un fascicolo per favoreggiamento nei confronti degli insegnanti e responsabili delle strutture Provolo argentine, per gli inquirenti c’erano chiare evidenze di ciò che stava succedendo e nessuno ha avvisato le autorità.

    Nel frattempo è stato spiccato un mandato di cattura internazionale per complicità in abuso sessuale aggravato nei confronti di una suora dell’istituto, Kosaka KumiKo (nella foto) che sembrerebbe essersi rifugiata in Paraguay dove l’Istituto veronese ha un’altra succursale. Secondo l’accusa la monaca sarebbe stata parte attiva nelle violenze – racconta una delle vittime oggi 17enne – la suora “ha posto un pannolino assorbente alla bimba per fermare l’emorragia che gli aveva provocato la violenza subita da Horacio Corbacho. Inoltre avrebbe obbligato la piccola ad assistere alle lezioni in piedi, poiché non si poteva sedere per i dolori che le provocavano le ferite inflitte”.

    Ma l’orrore continua, pochi giorni fa, a seguito del racconto di un’altra vittima gli investigatori hanno deciso di verificarne le dichiarazioni procedendo alla perquisizione di alcune stanze dell’istituto di Mendoza, quello diretto proprio da don Nicola Corradi, facendo così una scoperta agghiacciante.

    Al quinto piano hanno trovato una stanza chiusa con un lucchetto, nel muro un buco nel quale secondo il racconto della vittima, erano fissate delle catene alle quali veniva poi ammanettata e abusata. All’interno di quella stanza un’altra porta, anche questa ben chiusa con un lucchetto. Al suo interno sono stati trovati decine di DVD con copertine apparentemente innocue che saranno comunque visionati dagli inquirenti, in oltre sono state rinvenute bottiglie di alcolici.

    Si aggraverebbe anche la posizione degli istituti, soprattutto quello italiano che non solo non ha fermato don Nicola Corradi quando era in Italia, ma che a capo di quello di Mendoza gli ha addirittura permesso di creare all’interno della struttura per bambini sordi un vero e proprio “harem” per pedofili.

    Aumenta anche il numero delle vittime e il periodo in cui sono stati commessi gli abusi, molte di loro sono ancora adolescenti. In precedenza si parlava di circa 60 allievi, oggi in aumento grazie all’affiancamento di un team di psicologi messi a disposizione dalla procura che stanno cercando di aiutare gli inquirenti nel delicato lavoro. E’ anche stato aperto uno sportello diretto con l’Autorità Giudiziaria al quale le vittime possono rivolgersi e denunciare.

    È giallo anche sulla scomparsa di padre Spinelli, anche lui accusato in Italia e poi trasferito. Di lui non si hanno più notizie dai primi di dicembre quando sparisce letteralmente. La dichiarazione ufficiale è che sia morto, ma nessuno sa dire dove sia sepolto o che fine abbia fatto il suo cadavere.

    Una vicenda che sta facendo emergere aspetti inquietanti di fronte ai quali la Casa Madre veronese si è chiusa a riccio costringendo pochi giorni fa Francesco Zanardi, (portavoce della Rete L’ABUSO) che accompagnava Gianni Bisoli presso l’istituto veronese nell’intento di ritirare il suo foglio di congedo – quello che nella copia autentica consegnata alla Commissione d’Inchiesta sembrerebbe contraffatto – a chiedere l’intervento delle forze dell’ordine per poter parlare con qualcuno dell’istituto.

    Dai risvolti torbidi anche il misterioso furto avvenuto presso l’Istituto di Chievo dove viene conservata parte della documentazione, probabilmente molta di quella indicata anche nelle varie denunce depositate, accaduto il primo marzo quando Leonardo L. si introduce nell’istituto.

    Dai filmati che possediamo integralmente, immediatamente consegnati all’Autorità Giudiziaria, si vede parlare l’uomo con il linguaggio dei segni, è visibilmente in video chiamata con qualcuno che lo segue dall’esterno col quale dialoga e fa vedere quanto è all’interno della struttura. Entra nell’istituto apparentemente senza forzare porte o finestre, non è per nulla spaventato e dopo 47 minuti, questa è la durata del video, esce tranquillamente e sosta davanti all’ingresso.

    I dialoghi sono stati tradotti integralmente e l’uomo fa anche alcuni nomi di cui abbiamo trovato riscontro, gira in uffici nei quali si vedono ammassati decine di faldoni di documenti, foto, supporti video, i più VHS, tutto materiale potenzialmente rilevante, soprattutto alla luce di quanto sta evolvendosi in Argentina.

    Un furto dalle tempistiche e dinamiche sospette e una riflessione che difficilmente non possiamo non fare, chi può essere così folle da introdursi furtivamente in una proprietà privata, filmarsi e poi pubblicare i video su Facebook?

    Sul versante argentino sembra che la situazione si evolva di ora in ora facendo emergere uno scandalo internazionale senza precedenti.

    L’Ufficio di Presidenza della Rete L’ABUSO Onlus

    DI SEGUITO LA CONFERENZA STAMPA TENUTA A VERONA LO SCORSO 27 MARZO.