Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Buone feste – lettera aperta del Presidente

    Buone feste – lettera aperta del Presidente

    2010 – 2018, ottavo anno di vita, entriamo nel nono, iniziamo ad essere grandi… si cominciano a raccogliere i frutti di anni di lavoro.

    Come ben sapete la Rete L’ABUSO non si limita a fare da aggregatore di notizie e informazione tematica, svolgiamo un vero e proprio lavoro di indagine che pubblichiamo anche nella sezione del nostro sito “Il punto della Rete L’ABUSO”. Indagini che finiscono il più delle volte, all’attenzione dell’Autorità Giudiziaria che ne valuterà la procedibilità e la fondatezza.

    Dietro tutto ciò c’è un lavoro immenso, che spesso, appare sotto forma di semplici articoli giornalistici, e spesso sfugge il come si siano documentate invece certe vicende, si, perché le accuse vanno anche dimostrate. Dietro questo prodotto c’è il lavoro e il sacrificio di molte persone che raccolgono dati, li incrociano, verificano la fondatezza delle segnalazioni ecc.

    Un lavoro immenso, spesso con pochi mezzi e soprattutto senza gli strumenti investigativi che può avere a disposizione la magistratura, quindi un’ulteriore difficoltà nel procedere alla verifica o all’acquisizione dei dati.

    Tuttavia, oggi, malgrado la solitudine e le difficoltà che il nostro paese ci costringe ad affrontare e subire, siamo – non solo in Italia ma anche nel contesto associativo e istituzionale operativo internazionale – una realtà presente; tra i membri fondatori di ECA Global, e connessi all’Alto Commissariato per i Diritti Umani, presso il quale sono pubblici anche i nostri report, oltre al CRC (Child Rights Connect) delle Nazioni Unite.

    Credo di poter affermare, anche quest’anno che, anche se tra molte difficoltà siamo cresciuti ancora, tutto ciò grazie in primis, a tutte quelle vittime, alle quali siamo riusciti a dare la forza e che come me, nel modo in cui si sono sentite, hanno comunque dato la loro testimonianza, e da quella, la forza, ad altre vittime, di uscire allo scoperto.

    Naturalmente un grazie a tutto lo staff che lavora dietro le quinte, che pare lavori davvero bene. Parlo delle mamme e i familiari dei nostri assistiti, dei nostri consulenti tecnici, dei 21 avvocati che sul territorio italiano danno il loro contributo a questa dura battaglia di civiltà, mettendo gratuitamente a disposizione la loro professionalità e creando un pool specializzato.

    Grazie anche a tutti coloro che con il tesseramento o con piccole donazioni, aiutano a concretizzare il nostro lavoro.

    Grazie di cuore a tutti voi, buone feste

    Francesco Zanardi

    Presidente della Rete L’ABUSO

  • In merito alle notizie, di “questi giorni”, di abusi del clero su minori. La testimonianza di un ultimo

    In merito alle notizie, di “questi giorni”, di abusi del clero su minori. La testimonianza di un ultimo

    Riceviamo e pubblichiamo volentieri la lettera/testimonianza di un Sacerdote, un prete indignato per tutto quello che sta succedendo quotidianamente nella Chiesa, un prete vicino alle vittime…

    Ricordo quasi come fosse ieri, con quella stessa gioia ma anche con lo stesso “timore”, il giorno in cui dissi: “SI, CON L’AIUTO DI DIO LO VOGLIO!” Era il giorno più bello ed importante della mia vita (dopo quello in cui ho avuto la grazia di essere venuto al mondo): il giorno in cui venivo consacrato sacerdote PER SEMPRE. Rammento, tra i mille pensieri che mi frullavano in testa, una frase che mi sgorgò dal cuore – ma non era una frase bensì una preghiera – nel momento in cui si invocano i santi e si è completamente stesi a terra (per dire:”Io non sono nulla! E solo in Te, mio Dio, posso essere ciò che Tu vuoi”) … dissi, dal profondo del cuore: “MIO DIO, DONAMI LA FEDELTÀ QUOTIDIANA A QUESTO DONO CHE TU OGGI MI FAI!”

    Parole ingenue? Temerarie? O, forse, scontate e atte a far “sorridere”? Non credo! Sono passati più di 32 anni e con la stessa gioia (sono convinto, insieme a tanti altri preti) le ripeto ogni mattina, sapendo che “ogni giorno porta con se la sua pena”. Senza ingenuità, convinto che in ogni giornata che il Padre mi dona, quella parola deve farsi vera. Vera! Non perché io ce la metto tutta ma perché mi affido a una Grazia che mi “supera” o, come avrebbe detto il cardinal Martini ‘un’Amore Fedele che mi anticipa e mi sostiene’; credo e voglio continuare a credere in questo. In questo periodo sento, quasi ogni giorno, notizie di abusi sui minori da parte di membri del clero e mi son detto con amici: ma in che Chiesa siamo cresciuti noi?

    Forse questa non è la “nostra chiesa! … Che dire? Che “fare”? Il primo istinto è quello di abbandonarsi alla rabbia. Provo un disgusto profondo, un senso di ribellione e … Io stesso mi sento ferito … (“tradito”?) … il sangue “ribolle” ma, so che tutto questo non serve a molto..

    E allora mi dedico con più forza alla preghiera. Potrei far sorridere? Si, certo … Mi dedico alla preghiera perché il cuore mi si appesantisce per le lacrime di cui è ricolmo … sanguina per il dolore che provo! Solo la preghiera rasserena e offre nuova luce a ogni “cosa”. Ma come “abbiamo” fatto a ridurci così? È questa la Chiesa del Signore? …

    Prego per quella bambina a cui ieri, un prete, ha resa per sempre la vita un “inferno” e il cui padre si dice: “Ci sentiamo in colpa!” (non ho parole!) …

    Prego per il figlio, abusato, di amici che ho avuto la gioia, ma forse meglio dire la Grazia, di “ritrovare” (ma probabilmente ci eravamo solo un po’ persi di vista). Questo loro figlio che ho “conosciuto” solo per poche ore, ma che mi sono bastate per guardare i suoi occhi: profondi, trasparenti, carichi di Verità … protesi verso un futuro di sogni, attese … di tutta quella positività per la vita (che scorgo anche negli sguardi di ogni ragazza o ragazzo che incontro ogni giorno) … Stranamente, in quegli occhi non ho visto rabbia, anche se immagino che nel cuore ce ne sarà e … certamente giustificata.

    Prego per ogni bambino e bambina forse troppo dimenticati, di cui poco si parla, vittime di questa parte di Chiesa che invece deve essere Luce e Forza nella testimonianza del Vangelo. Prego per questi preti che non si ricordano che ogni uomo e ogni donna “ci sono stati affidati” per proteggerli, custodirli ed amarli e perché anche solo il pensiero di uno sguardo malizioso verso un fanciullo sia allontanato dalla loro mente e dal loro cuore.

    Mi fa troppo male pensare che, anche solo, una carezza maliziosa verso una bambina possa attraversare il cuore, gli affetti e i gesti di un prete. Non esiste!

    Pregare? Poco? Forse si. Ma non sono così stupido.

    C’è la giustizia terrena, che deve operare: sia quella civile che quella ecclesiastica (ma questo discorso è un altro) …

    Ma la mia domanda o inquietudine è più profonda. Vivere ancora in questa Chiesa? Oppure sbattere la porta? Stare in silenzio, pregare … Scegliere altre strade? Farmi un mio piccolo mondo religioso? NO! Ho promesso di Amare Gesù Cristo e la sua Chiesa e CONTINUERÒ A FARLO! Ho promesso di vivere il celibato per donarmi più profondamente e intimamente a tutti quelli che il Signore mette sul mio cammino. NON ABBANDONERÒ MAI (!) QUESTA CHIESA.

    Non posso pensare che questa Madre che ogni giorno mi fa crescere come Figlio, attraverso la preghiera, i sacramenti, il perdono, l’amore fraterno condiviso nella “mia” comunità … abbandoni me e i suoi figli, soprattutto i più deboli che stanno soffrendo. Sono certo che, poiché il Bene ha già vinto sul Male, la Chiesa sia non solo questo e sia oltre questo! C’è il Bene di Dio nella chiesa che può e deve risplendere ogni giorno attraverso ogni cristiano, ogni sacerdote, ogni religiosa che ama rispondere (anche con fatica e impegno) al soffio dello Spirito che ci invita a essere SEME BUONO dentro queste vicende.

    Non sono nessuno per dire tutto questo. Indubbiamente solo “un lumicino dalla fiamma smorta” ma, credo che se la fiamma si ravviva con chi ancora tra tanti preti – e ci sono – credono alla Bellezza e alla Bontà del Vangelo e della Chiesa di Gesù … la fiamma del Bene può risplendere e fare più Luce! Una Luce benefica: quella del Vangelo di Gesù.

    Un semplice prete, dDV

  • Prete beccato con bimba, la rabbia del papà: “Era uno di famiglia…”

    Prete beccato con bimba, la rabbia del papà: “Era uno di famiglia…”

    I genitori della bambina vittima delle molestie del prete di Calenzano (Firenze), sono sotto choc.

    Urlano di rabbia e invocano giustizia. Il papà e la mamma non possono credere che quel sacerdote che conoscono da vent’anni potesse mai abusare della loro figlia di 10 anni:“Non potevamo mai immaginare una cosa del genere, proprio lui che è un prete e amico di famiglia: vergogna, vergogna…”.

    Un nucleo familiare che era già in difficoltà, per i problemi economici e la disabilità al 100% del padre, ora deve affrontare anche questo dramma.

    “Ci sentiamo in colpa” dice proprio il padre della piccola, come scrive il Corriere Fiorentino. Il papà e la mamma, insomma, si sentono in difetto (eufemismo) per non aver capito prima che quell’uomo di chiesa – che ogni mese gli donava cento e passa euro – aveva messo gli occhi con malizia sulla fanciulla. “Aveva la passione per i motori e nostra figlia si divertiva a fare un giro sulla nuova macchina. Ricordo ancora il giorno dell’acquisto, abbiamo festeggiato con un pranzo” racconta ancora il genitore disperato.

    “Conosciamo il prete da 20 anni”

    Che continua: “Credevamo di avere un amico, un confidente, un punto di riferimento spirituale, ma ha tradito la nostra fiducia. Lo conosciamo da vent’anni, da quando arrivò a Calenzano. Me lo presentarono alcuni amici, mi dicevano di andare da lui perché era una brava persona, che magari avrebbe fatto il miracolo per la mia malattia. Ha visto nascere e crescere i nostri figli, spesso veniva a cena a casa nostra, ci aiutava anche nelle faccende domestiche”.

    Il suo racconto prosegue tra le lacrime: “La nostra vita è piuttosto complicata, per questo per noi il prete era una benedizione. Ci aiutava a portare la spesa a casa, festeggiava con noi i compleanni, veniva a casa a portaci la comunione e in casa celebrava la messa usando il tavolo come altare. Parlavamo del più e del meno, guardavamo insieme la televisione, io gli raccontavo della mia passione per la pesca, lui mi diceva che era un hobby noioso, a volte aiutava i miei figli nei compiti”.

    Il prete scoperto dal vicino

    Poi, la tragica scoperta. Grazie all’intervento di un vicino, che insospettitosi per le troppe visite del parroco, e per averlo visto infrattarsi in macchina con la bimba, è andato a cercarlo, trovandolo chiuso in macchina con la giovanissima svestita: “I vicini sono venuti a chiamarmi dicendo che il prete stava abusando di mia figlia. Non ci credevo, poi ho sentito le urla delle persone e ho avuto un attacco di cuore. Adesso come potrà vivere mia figlia? Mia figlia si vergogna, non vuole farsi vedere e non vuole farsi toccare da nessuno. Spero solo di non incontrarlo perché non so come potrei reagire”.

    Il don, al momento, è in stato di arresto e accusato di violenza sessuale aggravata su minori.

    http://www.ilgiornale.it/news/cronache/prete-beccato-bimba-rabbia-pap-era-famiglia-1558210.html?mobile_detect=false

  • Domenica 15 a Celle Ligure Gianluigi Nuzzi presenta il suo ultimo libro inchiesta PECCATO ORIGINALE. Interverrà Francesco Zanardi, presidente della Rete L’ABUSO

    Domenica 15 a Celle Ligure Gianluigi Nuzzi presenta il suo ultimo libro inchiesta PECCATO ORIGINALE. Interverrà Francesco Zanardi, presidente della Rete L’ABUSO

    Domenica 15 luglio  ore 21,15  Lungomare Colombo – Celle Ligure: incontro con il giornalista GIANLUIGI NUZZI e presentazione del libro “Peccato originale.

    Conti segreti, verità nascoste, ricatti: il blocco di potere che ostacola la rivoluzione di Francesco” (Chiarelettere)

    Interviene il portavoce della Rete l’Abuso FRANCESCO ZANARDI Introduce Renata Barberis

    Nell’ambito del Festival Parole ubikate in mare Ingresso gratuito

    In caso di pioggia incontri al coperto nell’adiacente Galleria Crocetta

    Dopo i tre libri “Vaticano Spa”, “Sua Santità”, “Via Crucis”, inchieste che ci hanno introdotto nelle stanze e nei segreti più profondi del Vaticano, in questo nuovo libro Gianluigi Nuzzi (giornalista e conduttore su Rete4 di “Quarto grado”) ricompone, attraverso documenti inediti, carte riservate dall’archivio Ior e testimonianze sorprendenti, i tre fili rossi (quello del sangue, dei soldi e del sesso) che collegano e spiegano la fitta trama di scandali, dal pontificato di Paolo VI fino a oggi. Una ragnatela di storie dagli effetti devastanti: un blocco di potere per certi aspetti criminale, ramificato, che continua ad agire impunito, tra violenze e pressioni perpetrate nei sacri palazzi e qui per la prima volta documentate, che hanno suscitato nel tempo interrogativi sempre rimasti senza risposta e che paralizzano ogni riforma di Papa Francesco.

  • “Io, prigioniera di una setta, a 11 anni costretta ad essere una schiava sessuale per coppie sposate”

    “Io, prigioniera di una setta, a 11 anni costretta ad essere una schiava sessuale per coppie sposate”

    Christina Babin, 42 anni, sopravvissuta alla setta “Children of God”, ha raccontato il suo passato di schiava sessuale

    È sopravvissuta alle molestie subite all’interno di una setta, quella dei “Bambini di Dio” (“Children of God”) e ha raccontato la sua esperienza. Christina Babin, 42 anni, madre di quattro figli, ha ora una vita felice, ma la sua infanzia è stata un vero inferno: come riportano i media inglesi, a soli 11 anni fu reclutata con la forza e fu costretta a diventare una schiava sessuale per coppie sposate.

    È stata la madre, per prima, ad aderire alla setta, trascinando con sé anche la figlia, che in quegli anni venne spedita in diverse parti del mondo, dal Giappone alle Filippine, dove viveva in comunione con altri adepti, subendo abusi di ogni genere. “Ci veniva detto che il sesso era una buona cosa e che avremmo dovuto divertirci”, ha raccontato la donna al Mirror. “Ero così confusa perché io non mi divertivo affatto. Non riuscivo a capire perché per me non fosse affatto quella meravigliosa cosa che tutti dicevano”.

    “Ci formavano per essere dei robot, sempre felici, sempre sorridenti. Non ci era consentito giocare o leggere libri. Non dovevamo piangere e tutti i bambini che piangevano venivano puniti”, ha ricordato. Dopo essere stata mandata in Giappone, insieme al fratello e senza la madre, all’età di 12 anni, e nelle Filippine, e aver subito in questi “campi” violenze sessuali da parte di uomini adulti, Christina e il fratello sono stati messi su un volo verso gli Stati Uniti per tornare a casa. Da lì è ricominciata la sua nuova vita, ma non senza cicatrici.

    Il movimento religioso “Children of God” è nato in California nel 1968. Inizialmente faceva parte del “Jesus Movement” dei tardi anni sessanta, che aveva fatto molti dei suoi primi proseliti nel movimento hippie. A partire dal 1974 essi iniziarono a sperimentare l’uso del sesso per dimostrare l’amore di Dio. La pratica venne abbandonata nel 1987.

    Prima della cessazione della pratica, però, il sesso veniva utilizzato come una vera e propria arma: i membri venivano incoraggiati a copulare con qualsiasi membro che ne avesse bisogno, azione nota comunemente come “sharing” (condivisione) o “sesso sacrificale”: chiunque si opponeva subiva forti coercizioni. I “Bambini” credono infatti che Dio abbia creato la sessualità umana, che essa sia una necessità naturale, emozionale e fisica, e che le relazioni di tipo eterosessuale tra adulti consenzienti e in età legale sia una meraviglia pura e naturale della creazione di Dio, e che sia permessa secondo le Scritture. I membri adulti possono copulare con qualsiasi membro adulto dell’altro sesso. Ai teenager dai 16 anni è consentito copulare con altri membri sotto i 21 anni. Sin dal 1986, il sesso tra minorenni ed adulti è proibito.

    https://www.huffingtonpost.it/2018/05/14/io-prigioniera-di-una-setta-a-11-anni-costretta-ad-essere-una-schiava-sessuale-per-coppie-sposate_a_23434015/?ncid=fcbklnkithpmg00000001

  • È il momento di introdurre la parola ‘pedofilia’ nel vocabolario del catechismo

    È il momento di introdurre la parola ‘pedofilia’ nel vocabolario del catechismo

    È giusto che i bambini la sentano anche quando vanno al catechismo. Chiamare un delitto – un orribile peccato – col suo nome proprio è un requisito assolutamente necessario per sconfiggerlo

    Chi, ancora oggi, apre il Catechismo della Chiesa Cattolica, non trova la parola “pedofilia”. Laddove si parla delle “offese alla castità“, lì dove vengono nominati lo stupro, la pornografia, la prostituzione e così via, là non esiste la pedofilia. Di essa, attraverso giri di parole più o meno complicati, se ne parla – sempre senza nominarla – a proposito di incesto e in qualche altro frangente, con toni però sempre doverosamente edulcorati ed indiretti. È venuto il momento di cambiare questo stato di cose e per questo, insieme a un nutrito gruppo di amici, mi sono fatto promotore di una raccolta di firme con la piattaforma Avaaz per far giungere a Papa Francesco la richiesta di introdurre il termine “pedofilia” nel Catechismo: non so quanto fosse giustificata questa assenza nel 1992 ma adesso la sua mancanza è un grido di dolore insopportabile.

    Convocando a Roma i vescovi cileni per esigere da loro le ferme decisioni da prendere in merito allo scandalo pedofilia che si sta abbattendo sulla Chiesa in Cile e chiedendo perdono per aver offeso con valutazioni causate dalle errate informazioni ricevute, Papa Francesco continua la sua opera di pulizia contro il delitto “sacrilego” di preti e religiosi che profanano il cuore dei bambini corrompendolo con la pedofilia.

    Non c’è momento migliore per chiedere al vescovo di Roma di introdurre questa parola – la parola “pedofilia” – finora misteriosamente assente nel vocabolario del Catechismo della Chiesa Cattolica. Se la Chiesa, con il suo Catechismo, non ne parla, dice solo che non ne vuole parlare. Tante cose sono cambiate da quando il principale prontuario della fede e della morale cattolica è stato redatto ed è bene oggi che negli oratori, nei campi scuola, ovunque, quando si fa catechismo, si usi anche la parola pedofilia: magari in quel momento, un bambino o una bambina potranno capire cosa gli è successo poche ore prima, a casa o magari col prete, e potrà parlarne con qualche adulto che andrà a denunciare all’autorità giudiziaria. Parlare fa bene. Sempre.

    Prendiamo uno dei punti del Catechismo in cui più si allude alla pedofilia, il n° 2389, per esempio. Eccolo: “Si possono collegare all’incesto gli abusi sessuali commessi da adulti su fanciulli o adolescenti affidati alla loro custodia. In tal caso la colpa è, al tempo stesso, uno scandaloso attentato all’integrità fisica e morale dei ragazzi, i quali ne resteranno segnati per tutta la loro vita, ed è altresì una violazione della responsabilità educativa”. Cosa c’entra l’incesto con un monsignore che raccoglie sul suo computer un ingente quantità di materiale pedo-pornografico? Ma, soprattutto, se proviamo a leggere a un bambino queste parole, il bimbo non capisce nulla. Ripeto: non so se nel 1992, all’epoca in cui venne promulgato il Catechismo, avesse senso non usare questo termine, ma oggi non farlo significa solo dire che la Chiesa non vuole parlare di questa tragedia delittuosa. La parola pedofilia è tutti i giorni ovunque: se ne parla in televisione, sui giornali e i bambini la sentono.

    È giusto che i bambini la sentano anche quando vanno al catechismo. Chiamare un delitto – un orribile peccato – col suo nome proprio è un requisito assolutamente necessario per sconfiggerlo. Nelle famiglie i drammi peggiori sono sempre causati dai “non detti” e la tragedia della pedofilia è per antonomasia figlia dei non detti: i bambini che subiscono abusi letteralmente non hanno e non sanno le parole per descrivere la loro tragedia. E non sanno le parole perché esse non vengono date dai grandi, che in questo modo danno il terribile segnale di non volerle ascoltare. E se questi abusi reticenti sono ecclesiastici l’omertà manifesta chiaramente la volontà di negare coi fatti quello che si proclama con le parole.

    Una raccolta di firme è qualcosa che cresce piano piano ed è il modo giusto perché si crei un movimento di opinione. Sono tantissimi i laici – e anche i cattolici – che non credono alle loro orecchie quando scoprono che nel Catechismo i termini pedofilo e pedofilia non esistono ma finora è, drammaticamente, proprio così. Nessuno, tanto meno un cattolico, deve avere paura di usare le parole vere: il Papa ci insegna un altro comportamento.

     https://www.agi.it/blog-italia/idee/pedofilia_catechismo_chiesa_vaticano-3770776/post/2018-04-14/
  • SIT-IN DAVANTI AL DUOMO DI NAPOLI DELLE VITTIME DI ABUSI DA PARTE DEL PRETE DI PONTICELLI

    SIT-IN DAVANTI AL DUOMO DI NAPOLI DELLE VITTIME DI ABUSI DA PARTE DEL PRETE DI PONTICELLI

    di Luciana Esposito

    Dietro quelle maschere c’è un volto segnato da quel genere di sofferenza che solo un abuso subito negli anni in cui non si conosce ancora il sesso sa lasciare. Negli occhi, tra le linee espressive, ma soprattutto nell’anima, quelle ferite non hanno mai smesso di sanguinare, mostrando palesemente i loro segni indelebili.

    Due vite, due storie, due ragazzini cresciuti nello stesso quartiere e diventati uomini condividendo lo stesso dramma, per mano dello stesso carnefice: don Silverio Mura, l’insegnante di religione di uno, il prete insieme al quale serviva messa per l’altro.

    Una vicenda consumatasi negli anni 80-90 a Ponticelli, emersa solo oggi, in seguito ad un percorso complesso e sofferto per entrambi e che, a distanza di tempo, ha portato le due vittime del sacerdote a denunciare, pubblicamente e non solo, gli abusi subiti da un uomo al quale è concesso servirsi della tonaca che indossa come uno scudo.

    Un lungo calvario e travagliato che ha scandito le loro vite negli ultimi anni, insorto quando i due giovani hanno iniziato a metabolizzare gli abusi subiti, prendendo coscienza di quello che gli era accaduto quando erano dei bambini, per mano di una persona “al di sopra di ogni sospetto” come solo i sacerdoti sanno esserlo nell’immaginario religioso collettivo, e proseguito quando in loro è maturata la consapevolezza che non poteva essergli assicurata giustizia, sotto il profilo penale, in quanto i reati contestati sono ormai prescritti. Tuttavia, il percorso intrapreso li ha portati ad imboccare una strada ben precisa che ha convertito la paura in rabbia e la vergogna in orgoglio: non vogliono che la vicenda finisca nel dimenticatoio e che Don Silverio e gli altri preti autori che macchiano la credibilità della Chiesa compiendo atti gravi come gli abusi sessuali sui minori, restino impuniti.

    Nonostante la loro mission sposi una causa d’interesse collettivo e i due giovani abbiano più volte chiesto alla Curia di intervenire, prendendo un provvedimento risolutivo contro il sacerdote al quale fin troppe libertà sono state fin qui concesse, fino ad oggi non hanno ricevuto una risposta concreta da parte della Chiesa.

    Fino ad oggi, per l’appunto.

    Durante la mattinata di sabato 7 aprile, due vittime di Don Silverio Mura che hanno avuto il coraggio di denunciare gli abusi subiti sono state protagoniste di un sit-in all’esterno del Duomo di Napoli, promosso dall’associazione “Rete l’abuso”, rappresentata da Francesco Zanardi.

    Una maschera di Anonymous per assicurarsi l’anonimato e per esortare chi copre le malefatte del loro carnefice “a togliersi la maschera”, affinchè “il loro sacrificio” non sia vano e possa quantomeno servire per evitare che altri bambini finiscano imbrigliati nella stessa rete “insospettabile”. Per questa ragione, i promotori dell’iniziativa hanno distribuito volantini ai passanti con il chiaro intento di sensibilizzare la massa non solo in merito alla loro vicenda, ma su una problematica reale e molto più diffusa di quanto possiamo immaginare, come quella della pedofilia nel clero.

    Il sit-in si svolgerà anche durante la mattinata di domani con le stesse modalità, con l’auspicio da parte delle due coraggiose vittime che la forte risonanza mediatica, non solo nazionale, ma mondiale, che il sit-in e l’intera vicenda stanno registrando, possaspronare la Chiesa a prendere provvedimenti concreti e risolutivi nei confronti di Don Silverio Mura.

    Sit-in davanti al Duomo di Napoli delle vittime di abusi da parte del prete di Ponticelli

  • Abusi sui chierichetti, Don Peschiulli trasferito nel carcere di Brindisi per scontare la pena

    Abusi sui chierichetti, Don Peschiulli trasferito nel carcere di Brindisi per scontare la pena

    BRINDISI- Don Peschiulli, l’ex parroco della Chiesa di Santa Lucia, è stato arrestato e trasferito nel carcere di Brindisi. L’uomo condannato per violenza sessuale su minore con abuso di autorità dovrà scontare tre anni e otto mesi di reclusione. L’ordinanza di  esecuzione della carcerazione è stata eseguita lo scorso 6 marzo dai carabinieri della Stazione Centro di Brindisi. Pare che Peschiulli alla vista dei militari abbia accusato un malore tanto da richiedere l’intervento del 118. Don Giampiero Peschiulli, già sottoposto alla misura degli arresti domiciliari,  era  stato giudicato con  rito abbreviato. La sentenza era stata emessa dal gip Giuseppe Licci. Per il prete la pubblica accusa, sostenuta da Giuseppe De Nozza, aveva chiesto 3 anni e 4 mesi.

    La storia delle attenzioni di Peschiulli su alcuni minori era venuta fuori dalla trasmissione le Iene che aveva anche mandato alcuni ganci per verificare  l’atteggiamento del parroco sui ragazzi, anche minorenni, proprio come i due chierichetti che lo hanno accusato. Dopo la puntata infatti un altro ragazzino, minorenne, avrebbe raccontato tutto ad una docente. Avrebbe parlato delle particolari attenzioni, con abbracci e baci da parte del prete. Ad avallare la tesi dei denuncianti anche alcune intercettazioni telefoniche. La difesa, sostenuta dall’avvocato Roberto Cavalera, aveva chiesto l’assoluzione.

    I fatti. I  due ragazzini che avrebbero raccontate delle particolari attenzioni del prete servivano messa nella chiesa di Santa Lucia e quando tutto è iniziato non avevano neanche 14 anni. Nel primo caso denunciato il ragazzino avrebbe subito atti sessuali per cinque anni sino al 2012. L’altro più recente racconta delle attenzioni di Don Giampiero Peschiulli per 4 anni sino ad ottobre 2015. Atti sessuali, che si sarebbero perpetrati prima e dopo la messa.  “atti sessuali consistiti nel dare al ragazzo baci sulle guance, nel farsi baciare dal ragazzo sulle guance, nell’abbracciarlo dopo averlo tirato a sé con forza, nel dargli la mano incrociando le sue dita con quelle della mano del ragazzo, nell’accarezzargli le cosce e le braccia, nell’infilare la sua mano – nella prima delle due occasioni nel mentre il ragazzo era seduto innanzi a lui e si stava confessando e nella seconda nel mentre il ragazzo si accingeva a prelevare dal luogo in cui erano riposti, il calice ed i paramenti sacri – al di sotto dei pantaloni e delle mutande del ragazzo e nel toccargli e palpeggiargli il sedere ed, infine, consistiti nel prendere il capezzolo sinistro del ragazzo e nello stringerlo al punto da provocargli un forte dolore”.

    Abusi sui chierichetti, Don Peschiulli trasferito nel carcere di Brindisi per scontare la pena

  • FRUTTIVENDOLO CON LE FINTE STIGMATE/ Video Montecorvino, ‘santone’ accusato di molestie: condanna del Vescovo

    FRUTTIVENDOLO CON LE FINTE STIGMATE/ Video Montecorvino, ‘santone’ accusato di molestie: condanna del Vescovo

    Il fruttivendolo con le finte stigmate: video presunto veggente di Montecorvino sarebbe accusato di molestie su alcuni ragazzi del Sud America. La chiesa indaga, l’arcivescovo condanna

    Si torna a parlare del presunto “santone” a Pomeriggio 5 dopo che ieri alcuni testimoni che hanno conosciuto Giulio Massa a Montecorvino (dove è una vera e propria star) aveva lanciato delle accuse “misteriose” contro quel veggente che fino a qualche anno fa si professava un “novello” Padre Pio. Oggi la stessa trasmissione di Barbara D’Urso conferma quanto noi del Sussidiario avevamo detto già ieri rispetto alle presunte accuse di molestie sessuali contro alcuni minori sudamericani e non: l’inchiesta è partita, la stessa Chiesa da anni indaga su questa figura strana a bizzarra, venerata in tutto il Salernitano. Nei prossimi giorni si avranno novità maggiori, ma intanto è lo stesso parroco che aveva sostenuto in passato Giulio Massa – dopo la severa condanna dell’Arcivescovo – ad aver chiesto in una recente omelia quanto segue. «l’Arcivescovo mi ha convocato e mi ha detto che gli sono arrivate prove certe sul caso di G.M, con video e foto dall’estero e da varie parti d’Italia. Lo stesso presunto veggente mi ha scritto un messaggio giorni fa in cui riconosce i suoi sbagli chiedendo perdono pubblicamente. I Cenacoli si continueranno a fare in riparazione dei Sacratissimi cuori di Gesù e Maria e preghiamo anche per la sua conversione. Vi chiedo solo silenzio e preghiera». CLICCA QUI PER IL PRIMO VIDEO SERVIZIO DI POMERIGGIO 5 SUL PRESUNTO SANTONE

    LE INDAGINI DELLA CHIESA

    Era conosciuto da tutti come il “fruttivendolo” con le stigmate, una sorta di “nuovo Padre Pio” venerato in tutto il Salernitano: e oggi è accusato di molestie sessuali e quant’altro. Giulio Massa, conosciuto dagli anni Duemila come “lo stigmatizzato di Montecorvino”, è finito nel vortice di accuse gravissime e infamanti che ovviamente dovranno essere confermate dalla magistratura: vi è un forte imbarazzo della Curia di Salerno dopo che per anni si è studiato il caso di Montecorvino per capire se vi fossero davvero degli elementi non spiegabili scientificamente e dei possibili accenni di nuovi miracoli, nel leggere invece oggi le accuse mosse da un giovane del Sud America che ha raccontato il tutto alla stampa e alla magistratura (anche se per ora non sono chiari le decisioni in merito). Come riporta il quotidiano “Il Roma”, Massa non solo sarebbe stato “sbugiardato” dal suo stesso vescovo per aver inventato in tutti questi anni la storia delle stigmate; «il ragazzo del Sud America. Quest’ultimo racconta di essere stato molestato dal veggente in più riprese. Mentre l’accusato si è sempre difeso raccontando di essere stato calunniato per secondi fini e di essere estraneo ai fatti. Il giovane, però, ha raccolto video e messaggi scambiati con l’uomo di Montecorvino e li ha pubblicati su Facebook, inondando il web da mesi, e inviando i messaggi soprattutto alle persone che da sempre seguivano il veggente nei suoi incontri di preghiera», si legge sul portale online de “Il Roma”.

    IL PRESUNTO VEGGENTE DI MONTECORVINO

    Fino ad oggi il sindaco di Montecorvino e un sacerdote direttore del Santuario della Madonna dell’Avocatella avevano sempre difeso il presunto veggente. Ma ora, dopo le ultime novità sulle accuse sessuali mosse contro quello strano personaggio quasi venerato da tanti paesi del Salernitano (fino a Montecorvino accorrevano per le sue “dimostrazioni” di estasi e le sue presunte anche qui stigmate), è lo stesso Arcivescovo ad aver vietato le uscite in pubblico dello “stigmatizzato” e le “preghiere” che fino agli scorsi mesi venivano consegnate dal fruttivendolo di Montecorvino a tutti i fedeli-seguaci. «Il presunto mistico non è mai stato ripreso dalle tv, ma era possibile dialogare con lui mediante Facebook, il socialnetwork sul quale pubblicava le foto delle sue ”stimmate”, preghiere, presunti messaggi che affermava di ricevere dalla Madonna e da Gesù, durante le sue estasi. Poi lacrimazioni di sangue e di olio da una statua della Madonna e di un Crocifisso che si trovano nella sua casa», riporta ancora “il Roma”. In questo momento a Pomeriggio 5 un lungo servizio dedicato proprio alla figura di questo presunto veggente sta intervistando una serie di persone che si è imbattuto in lui e sono tutti unanimi nel considerare quell’uomo come un “falso profeta”. «Ci abbiamo creduto per tanto tempo, ma ora basta: è un molestatore»: sul caso indagano sia le autorità ecclesiastiche (come in tutti questi anni) e la magistratura. Nei prossimi giorni saranno disponibili di certo nuovi aggiornamenti su questo caso oscuro e dai tratti alquanto inquietanti.

  • «Violentato a 11 anni in sagrestia stavo zitto, avevo paura di peccare»

    «Violentato a 11 anni in sagrestia stavo zitto, avevo paura di peccare»

    di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano Ricordare quei momenti non è un esercizio piacevole. È come piombare di nuovo in una gabbia buia che si pensava ormai demolita, distrutta. E invece quei ricordi quando affiorano, ogni volta, sono lampi che fanno male, sono pezzi di vetro nel cuore. Oggi G.S. ha 37 anni, è un uomo maturo, si è formato una famiglia, non abita più a Ponticelli e quando guarda i suoi figli pensa a subito al pericolo, alla gabbia buia, al rischio che qualcuno possa fare loro del male. «Mi si ferma il respiro ogni volta che penso al rischio che possono correre altri bambini».

    Se la sente di parlarne?
    «Faccio fatica a tornare a quel periodo. Avevo 11 anni e a quell’ età si è davvero piccoli, cuccioli, incapaci di leggere tra le righe il male, e così ci si affida ai grandi pensando che siano loro i modelli ai quali ispirarsi. Don Silverio era il parroco di Ponticelli ed era conosciuto da tutti, era un mammasantissima, una persona tenuta in grande considerazione dalla comunità».

    Come sono cominciati gli abusi?
    «È stato un percorso progressivo. La mia famiglia si trasferì in quel quartiere e iniziai a frequentare la parrocchia, facevo il chierichetto, andavo a giocare a pallone e così conobbi quel sacerdote. Era il secondo sacerdote della parrocchia, l’ altro si chiamava don Ciro Cocuzza. Mi sono spesso chiesto se don Ciro abbia mai subodorato qualcosa vedendo che dalla casa di don Silverio spesso entravano e uscivano diversi ragazzini. L’ idea che mi sono fatto da adulto è che in fondo erano in tanti a sapere, o a sospettare ma si finiva per stare zitti perché quella era la cosa da fare. Ripeto, don Silverio era uno tenuto in grande considerazione dalla comunità».
    Un percorso di fiducia graduale.
    «Iniziò a portarmi con lui quando andava in giro con la sua macchina, una Fiat 126, per fare visite pastorali in zona. Mi ripeteva che ero il suo chierichetto di fiducia. Mi lodava e io mi sentivo importante, ero così fiero. E poi era generoso. Mi faceva regali che altrimenti non mi sarei potuto permettere. Mi fece trovare persino una bicicletta. Prendeva 20 mila lire dal portafoglio dicendomi che era un piccolo regalo per me. Sapeva conquistare la fiducia della gente. E anche la mia. Purtroppo. Don Silverio abitava con la madre ma aveva in uso un’ altra casa, una villa, in località Guindazzi, a borgo Trocchia. Quello fu un luogo che utilizzò spesso con me anche se le violenze iniziarono in sacrestia».

    In sacrestia?
    «Capitava che con mille scuse cercava di restare solo con me. Man mano che la amicizia si faceva più stretta, cercava progressivamente di trovare più tempo per stare solo anche con tante scuse. Per esempio mi diceva di raggiungerlo per studiare la funzione religiosa della domenica. Altre volte si proponeva di farmi fare i compiti e di seguirmi.
    Fatto sta che un giorno mi ritrovai solo in sacrestia con lui e iniziò a toccarmi le gambe, poi le parti intime, dicendomi che era normale tra amici. Mi ricordo che ero come pietrificato: avevo paura, paura di commettere una cosa sbagliata, malvagia, di peccare ma lui mi rassicurava dicendomi che si trattava di amicizia e, dunque, di una cosa bella. Mi ripeteva che non era fare del male, che dovevo fidarmi. Le carezze diventarono ben presto qualcosa d’ altro fino alla penetrazione, a restare a letto con lui, nella villa che aveva in dotazione», Lei non ha confidato quello che succedeva ai genitori, ad un amico, ai fratelli?
    «Mia mamma vedendo che passavo i pomeriggi con don Silverio era tranquilla. Pensava fosse una cosa positiva e io, del resto, non ho mai detto nulla. Non ho mai fatto trasparire alcun turbamento. A casa mi sforzavo di fare finta di nulla».

    Poi cosa successe?
    «A 17 anni cominciai a non riuscire più a tenermi dentro questo rapporto malato, mi lacerava, ero soggiogato, manipolato, in balia di don Silverio.
    Abbandonai la scuola e mi cercai un lavoro e fu la mia salvezza perché a un collega, un giorno, confidai l’ angoscia che mi divorava e non mi faceva più vivere sereno. Fu come sbriciolare un muro e quella sera stessa trovai la forza per mettermi davanti a mio padre e raccontargli tutto. Fu una sofferenza per lui, per tutti quanti».

    Perché non siete andati subito a denunciarlo alla polizia?
    «Se la immagina una denuncia del genere, negli anni Novanta, nel quartiere Ponticelli contro un parroco stimato e considerato da tutti? Un amico di mio padre che faceva il poliziotto ci suggerì a malincuore di lasciare perdere, perché avremmo avuto solo delle grane, e poi nessuno mi avrebbe creduto, ero solo un ragazzino, e sarei finito in una macchina del fango più grande di me, mi avrebbero tritato e denigrato, mi avrebbero fatto a pezzi. Ci fece capire che occorrevano anche i denari per un buon avvocato, che la questione si sarebbe protratta a lungo. A volte è facile dire facciamo giustizia. Il suo fu un consiglio di buon senso, sebbene davanti ad un reato pesante e ad un ragazzo violato era il primo a parlare con le lacrime agli occhi. Pochi anni dopo ci trasferimmo tutti e ce ne andammo. Fu una scelta saggia».

    Perché esce allo scoperto ora a distanza di tanti anni?
    «Anche se provengo da una famiglia cattolica da allora non sono più riuscito ad entrare in una chiesa.
    Quando guardo mia figlia o gioco con i miei nipoti, avverto il bisogno che hanno di essere protetti, e immediatamente ripenso a quello che ho subito. Mi viene una grande rabbia. Una rabbia incontenibile. Ecco perché quando ho letto della storia di D.E., l’ altra vittima, mi si è mosso dentro qualcosa di ineludibile. Il bisogno di avere giustizia civile, anche se il reato penale è caduto in prescrizione. Mi resta un desiderio: che la Chiesa riprenda in mano le indagini canoniche per fare in modo che questo prete non possa mai più avvicinarsi a un bambino».

    Il Messaggero 2-2-2018