Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Acri

  • Sacerdote agli arresti domiciliari in monastero? Sì a mail e lettere

    Sacerdote agli arresti domiciliari in monastero? Sì a mail e lettere

    20/02/2012 –
    Il ricorso proposto da un sacerdote – condannato in primo grado per atti di violenza sessuale in danno di un minore di 14 anni e ristretto agli arresti domiciliari presso un monastero di clausura – viene ritenuto fondato, con la sentenza 47465/11 della Cassazione.

    Si è arrivati alla Suprema Corte dopo che il Tribunale del Riesame di Milano aveva rigettato l’appello proposto contro l’ordinanza che vietava all’imputato di utilizzare la posta ordinaria, al fine di comunicare con parenti e amici, nonché la posta elettronica, per comunicare con gli editori per l’invio di suoi scritti destinati alla pubblicazione su riviste scientifiche. Il ricorrente deduce che il provvedimento impugnato non rispetta il principio costituzionale del «minor sacrificio necessario», anche in considerazione del fatto che le accuse mossegli non comprendevano condotte poste in essere mediante l’utilizzazione di contatti epistolari. In più, il sacerdote sottolinea che la preclusione di comunicazioni con terzi è una compressione della libertà (da lui) non riscontrata neppure in carcere. I giudici del riesame, insomma, avevano evidenziato che la mancanza di un «seppur minimo segno di ravvedimento» induceva a ritenere che l’imputato, se avesse avuto la possibilità di comunicare con l’esterno, ne avrebbe approfittato per commettere altri reati. Pur affermando la sicura ed estrema pericolosità del soggetto, il Collegio precisa che «altrettanta certezza non può dirsi sussistente con riferimento al divieto di comunicazione, rispetto al quale i medesimi dati paiono consentire la formulazione di mere ipotesi». Anche perché, nel caso specifico, «la richiesta formulata dal ricorrente riguardava la comunicazione tramite posta ordinaria con parenti ed amici e quella a mezzo posta elettronica esclusivamente per corrispondere con gli editori per la ricezione e trasmissione di scritti e, pertanto, senza alcun accesso indiscriminato ad internet». Quindi, la Cassazione annulla con rinvio il provvedimento impugnato.

  • Card. Hummes. Preti pedofili vanno puniti. E perché non li denunciano?

    Card. Hummes. Preti pedofili vanno puniti. E perché non li denunciano?

    Vaticano/ Card.Hummes: Preti pedofili vanno puniti, ma minoranza
    di Apcom
    Stragrande maggioranza di sacerdoti sono persone molto degne
    Città del Vaticano, 27 mag. (Apcom) – I sacerdoti che si sono macchiati di abusi sessuali vanno investigati, giudicati e “debitamente” puniti, per il prefetto della Congregazione vaticana del clero, ma rappresentano “una percentuale molto piccola del clero”. In una lettera stilata per l’”anno sacerdotale” voluto dal Papa, che si apre il prossimo 19 giugno, il card. Claudio Hummes sottolinea che “dovrà essere un anno positivo e propositivo, in cui la Chiesa vuol dire innanzitutto ai sacerdoti, ma anche a tutti i cristiani, alla società mondiale, attraverso i mass media globali, che è fiera dei suoi sacerdoti, li ama, li venera, li ammira e riconosce con gratitudine il loro lavoro pastorale e la loro testimonianza di vita. Davvero, i sacerdoti sono importanti non solo per ciò che fanno, ma anche per ciò che sono. Al contempo – ammette il porporato – è vero che alcuni sacerdoti sono talora apparsi coinvolti in problemi gravi e situazioni delittuose. Ovviamente, bisogna continuare ad investigarli, giudicarli debitamente e punirli. Questi casi, però, riguardano una percentuale molto piccola del clero. Nella stragrande maggioranza i sacerdoti sono persone molto degne, dedicate al ministero, uomini di preghiera e di carità pastorale, che investono l’intera esistenza nell’attuazione della propria vocazione e missione, spesso con grandi sacrifici personali, ma sempre con amore autentico verso Gesù Cristo, la Chiesa e il popolo, solidali con i poveri e i sofferenti. Perciò, la Chiesa è fiera dei suoi sacerdoti in tutto il mondo”. L’anno sacerdotale, scrive ancora Hummes, deve essere anche “un anno in cui si prendono in esame le condizioni concrete ed il sostentamento materiale in cui vivono i nostri sacerdoti, alle volte obbligati a situazioni di dura povertà”.

    http://www.wallstreetitalia.com/articolo.asp?art_id=736057

  • La pena per P. Kewin è divenuta definitiva

    La pena per P. Kewin è divenuta definitiva

    La Corte di Cassazione lo scorso novembre ha reso definitiva la condanna a due anni di reclusione inflittagli per abusi sessuali su una minorenne. Il sacerdote fu denunciato da una bambina di appena nove anni, la quale raccontò che le aveva messo le mani addosso dopo una lezione di catechismo.

    Padre Kevin ha sempre sdegnosamente respinto l’accusa ma la piccola confermò in sede di incidente probatorio davanti al gip tutte le dichiarazioni rese in fase d’indagini preliminari ai carabinieri. La bimba venne successivamente giudicata pienamente attendibile dai consulenti psichiatrici che l’esaminarono ripetutamente per ordine del giudice per le indagini preliminari.

    «Non voglio più andare, non voglio più andare, mi ha chiesto di fare l’amore…» raccontò nel maggio del 2004 la piccola, agitatissima e in lacrime, alla cassiera d’un bar poco distante dalla canonica. Dopo qualche minuto entrò padre Kevin. La bambina s’ammutolì e scappò via, tornando a casa e raccontando tutto ai genitori. Il sacerdote, invece, chiese una bibita e tornò in chiesa.

  • Due anni di reclusione per tentata violenza sessuale ai danni di una bambina. Pena sospesa

    Due anni di reclusione per tentata violenza sessuale ai danni di una bambina. Pena sospesa

    di EUGENIO SPADAFORA – ACRI – Ora il verdetto è definitivo: padre Kevin Chukmwka è stato condannato a 2 anni di reclusione per il reato di tentata violenza sessuale nei confronti di una bambina. La parola fine alla nota vicenda giudiziaria è stata messa dalla III Sezione della Corte di Cassazione, che, rigettando il ricorso dell’imputato, ha confermato la sentenza emessa dalla Corte d’Appello di Catanzaro il 14 dicembre del 2007, che poi ricalcava quanto statuito nel primo grado di giudizio dal Gup di Cosenza. Tuttavia il prete di origine nigeriana non dovrà scontare la condanna in carcere: la pena è infatti sospesa. Ma se il risvolto penale della vicenda è definitivamente chiuso, a breve dovrà cominciare un altro giudizio. Ovvero quello civile, dove si dovrà stabilire l’entità del danno che padre Kevin dovrà risarcire ai due genitori (che si sono costituiti nel processo come parte civile per mezzo degli avvocati Franz Caruso e Marina Pasqua) della bimba che fu oggetto delle attenzioni del prelato. In questo senso era già stata stabilita in primo grado una provvisionale di 10.000 euro.

    IL FATTO. 7 febbraio 2004, San Giacomo d’Acri. Questi i connotati spazio temporali della vicenda. Giornata di catechismo, per i più piccini, a lezione da padre Kevin presso l’abitazione parrocchiale. Una delle catechiste tornò a casa piangendo.

    Si trattava di S. M. all’epoca di 9 anni (ora ne ha 13). Ai genitori disse singhiozzando che padre Kevin aveva cercato di spogliarla e di toccarla. Seguì la denuncia ai carabinieri e la vasta cassa di risonanza che tutta la vicenda ebbe. Gli esami medici disposti dalla magistratura bruzia non riscontrarono violenze carnali. Padre Kevin Chukwuka fu comunque tratto in arresto in quanto il racconto reso dalla vittima e dai suoi genitori fu ritenuto attendibile. Dopo un po’gli furono concessi gli arresti domiciliari, prima presso l’Oasi di Sant’Antonio di Cerisano, poi presso il seminario arcivescovile di Rende.

    Nella fase delle indagini preliminari la piccola fu sottoposta a diversi test psicologici, coi periti che l’hanno ritenuta credibile. La piccola in fase di incidente probatorio, raccontò tutti i particolari ai magistrati. Da qui le due condanne, una in primo e una in secondo grado. E adesso il punto esclamativo messo dai giudici di Piazza Cavour, che non hanno fatto altro che confermare quanto già statuito nei precedenti gradi di giudizio. Il prete nigeriano, dal canto suo, si è sempre proclamato innocente, parlando «di una maledetta storia inventata, solo perché le ho negato (il riferimento è alla piccola vittima, ndr) la prima comunione».

    LE CONSEGUENZE. Subito dopo la sentenza della Corte d’Appello, Monsignor Nunnari sospese a divinis Padre Kevin. Ora per lui potrebbe profilarsi un provvedimento di allontanamento definitivo dalla Chiesa. Ma questa è ancora un’ipotesi e nulla più.