Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: aldo nuvola

  • I processi Canonici e la fregatura per le vittime

    I processi Canonici e la fregatura per le vittime

    Si è parlato tanto dei processi Canonici e dei Tribunali Ecclesiastici fatti apparire come una rivoluzione senza precedenti. Peccato che si siano dimenticati di dire che cosa è in realtà un Tribunale Ecclesiastico, come funziona e quale sia il rischio per la vittima.

    Si chiamano tribunali, proprio come quelli civili, al loro interno si svolgono dei processi, proprio come nei tribunali civili, ma quello che non vi hanno detto, forse per leggerezza o forse solamente per incompetenza, è che al di la dell’analogia del nome hanno ben poco a che fare con i tribunali civili che tutti conosciamo.

    Grazie ad alcuni dei nostri assistititi siamo riusciti ad avere prova di cosa accade durante quelli che la chiesa chiama processi canonici, durante i quali la vittima è costretta a presentarsi senza il proprio difensore di fiducia, ma dove paradossalmente, con il consenso della vittima può assistere l’avvocato dell’imputato. Esattamente come è accaduto ai due giornalisti, Emiliano Fittipaldi e Gianluigi Nuzzi.

    Durante questi processi, quando è presente la vittima, non lo è l’imputato e viceversa. Entrambi vengono sottoposti separatamente ad un interrogatorio dove vengono acquisite le varie informazioni che riguardano lo specifico caso. La vittima non può portare testimoni a suo favore, può certamente citarli, ma sarà discrezione del tribunale sentirli. Alla vittima non viene rilasciato inoltre nessun verbale e nessun documento nel quale emerga ciò che è stato verbalizzato durante la deposizione.

    Quali sono le basi sulle quali si sviluppa il processo canonico?

    Anche in questo caso esiste un punto cardine davvero importante che fa capire l’abissale differenza con i tribunali che tutti conosciamo.

    Per la chiesa, l’abuso sessuale nei confronti di un minore, non è un reato penale nel quale la vittima è la parte lesa, bensì un’offesa morale a Dio. Ne viene da se che in quella sede, vittima e carnefice sono messi sullo stesso piano, sono entrambi peccatori, per questo le vittime vengono spesso snobbate dalla chiesa, perché sono viste come la parte che ha indotto il sacerdote in tentazione e non come colui ha subito la violenza.

    Esiste ancora un’altra differenza, questa volta tra la vittima e il sacerdote, una differenza gerarchica, possiamo chiamarla cosi, il sacerdote in quanto ministro di Dio è valutato ad un livello decisamente superiore di quello della vittima, la quale invece è un comune fedele, ovvero un peccatore ché ha permesso al sacerdote di “cadere in tentazione“.

    È proprio per questo motivo che la chiesa soccorre e accoglie come “una madre amorevole” il pedofilo nascondendolo o mandandolo in quei centri impropriamente chiamati di recupero di cui vi ho parlato pochi mesi fa, nei quali, come si legge puntualmente in tutti i comunicati diocesani divulgati in queste occasioni, il sacerdote non viene curato per una devianza, ma viene “rigenerato” nella sua parte morale e spirituale attraverso la preghiera, pentimento e isolamento.

    La fregatura per la vittima

    La Rete L’ABUSO sconsiglia caldamente ai propri assistiti di prestarsi ai Processi Canonici, almeno fino a quando sono in atto procedimenti nei tribunali civili. Tuttavia non possiamo vietarlo, ma state molto attenti perché il rischio è quello di arrivare in alcuni casi addirittura a perdere il processo.

    “L’avvocato Mario Caligiuri del Foro di Roma spiega: «In questo modo viene generato da un altro tribunale, in anticipo alla celebrazione del rito ordinario, un irragionevole squilibrio a favore del presunto abusante» spiega Caligiuri, che sottolinea: «Non solo nell’aula di giustizia ecclesiastica non è ammessa l’assistenza del difensore di chi ha denunciato l’abuso, ma soprattutto viene negato il supporto psicologico di tecnici di comprovata esperienza legittimati a operare affinché la vittima, una persona che subito uno sconvolgimento emotivo, non incorra nella creazione di falsi ricordi. Fino a disattendere quanto stabilito per la cura e il sostegno alle vittime dalla Convenzione di Lanzarote». Questo protocollo per la protezione dei bambini contro lo sfruttamento e gli abusi sessuali è stato ratificato nel 2012 dall’Italia.”

    Possono aderire anche i Paesi che non fanno parte del Consiglio d’Europa ma il Vaticano non l’ha mai fatto. «Pensando al controesame, il dato più inquietante emerge dal versante delle garanzie costituzionali – sottolinea Caligiuri -. La difesa di un sacerdote, già imputato per abusi dal Vaticano, ha il vantaggio di acquisire prima dell’eventuale processo italiano la rievocazione narrativa che la vittima darà del fatto storico, i punti deboli su cui calcare la mano, le peculiarità anche caratteriali, la sua realtà emotiva». Con queste informazioni si ha la possibilità di farla cadere in contraddizione. «Non a caso lo studio reciproco dell’avversario è un dato che gli avvocati curano molto nei processi – conferma l’avvocato -. Siamo pertanto in presenza di una disparità di trattamento in favore dei preti cattolici rispetto a qualsiasi altro cittadino italiano». cit. LEFT del 10-12-16 pag. 32 (di federico Tulli)

    Cosa succede in caso di condanna del sacerdote?

    Nei Tribunali Canonici la massima pena che si può infliggere ad un sacerdote è la scomunica. Viene da se che in questo caso il pedofilo che prima di mestiere faceva il prete, resta un pedofilo che continuerà ad abusare anche se non più in abito talare. Nei suoi confronti la chiesa non provvederà a denunciarlo alle autorità civili a meno che non sia la vittima a farlo.  Nei confronti della vittima non è previsto un risarcimento, anche perché se per la chiesa la vittima è colei che ha portato lo sventurato sacerdote in tentazione, ci manca che la risarciscano pure.

    Tuttavia in alcuni casi è avvenuto che la chiesa paghi, ma non sotto forma di risarcimento alla vittima per il danno subito, ma come incentivo perché la vittima non denunci alle autorità civili. In questi casi infatti la vittima deve firmare un accordo tra le parti che la obbligherà a mantenere il silenzio sulla vicenda.

    Anche nel caso il processo si concludesse con la riduzione del sacerdote allo stato laicale, la denuncia viene sistematicamente omessa in quanto qualora l’Autorità Giudiziaria accertasse le responsabilità del sacerdote potrebbe ravvisare anche le responsabilità omissive della chiesa costringendo anch’essa ad un processo penale e/o ad un risarcimento civile. È proprio per questo che tutto viene gestito dal clero nella massima segretezza, proprio per non incorrere in risarcimenti milionari che come accaduto negli Stati Uniti hanno portato al fallimento diverse diocesi.

    In genere è comunque molto difficile che la chiesa riduca un prete pedofilo allo stato laicale a meno che questo non diventi troppo ingombrante per l’immagine e soprattutto per le casse della chiesa.

    Troviamo infatti ancora preti personaggi come don Mauro Inzoli riabilitato proprio da papa Francesco, o come don Aldo Nuvola che prima di essere spretato è stato arrestato e condannato ben 3 volte.

    Il nostro consiglio quindi è quello di aspettare almeno che terminino eventuali procedimenti civili prima di prestarsi ad avviare un procedimento canonico, che molto probabilmente, dopo il processo civile la chiesa non vorrà nemmeno più fare in quanto il vero obiettivo non è punire il prete, ma aggiustare al meglio la vicenda.

    Francesco Zanardi

    Portavoce della Rete L’ABUSO

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    Il tribunale per rimuovere i vescovi negligenti non è mai esistito. Il cardinale Muller “era solo un progetto”

  • Palermo, sesso con minori: ex prete condannato in Cassazione

    Palermo, sesso con minori: ex prete condannato in Cassazione

    Aldo Nuvola fu parroco di Regina Pacis. Deve scontare circa tre anni. Si è costituito al carcere di Perugia

    La Cassazione ha confermato la condanna di appello a cinque anni e dieci mesi per aver avuto rapporti sessuali con minori. Aldo Nuvola, sospeso a divinis dopo l’arresto, ex parroco di Regina Pacis, si è presentato questa mattina al carcere di Perugia per scontare un residuo di pena di circa tre anni. Fino a ieri Nuvola era libero e viveva in Umbria. Le relazioni del sacerdote con giovani provenienti dai quartieri più poveri di Palermo vennero fuori nel corso dell’indagine sull’omicidio dell’imprenditore Massimo Pandolfo, ucciso il 24 aprile del 2013.

    I carabinieri intercettarono una telefonata tra il diciassettenne arrestato per il delitto e il prete. I due avrebbero avuto una relazione. Il minorenne chiamò Aldo Nuvola pochi minuti dopo l’assassinio. Interrogato dai carabinieri, il ragazzo confessò i suoi rapporti col sacerdote che venne intercettato. Da qui la scoperta del giro di prostituzione minorile che Aldo Nuvola frequentava.

    http://palermo.repubblica.it/cronaca/2017/12/02/news/sesso_con_minori_ex_prete_condannato_in_cassazione-182829016/

  • Peccati, scandali e “scismi”  La Chiesa che non t’aspetti

    Peccati, scandali e “scismi” La Chiesa che non t’aspetti

    La lite Minutella-Lorefice è l’ultima contraddizione che segna la comunità religiosa.

    PALERMO – La Chiesa è la comunità dei fedeli. E nel suo essere comunità c’è la risposta alle mille contraddizioni che l’attraversano. Si pecca, si litiga, si commettono reati. Né più ne meno che altrove. Con una differenza sostanziale. Senza per forza essere tacciati di moralismo a buon mercato è lecito attendersi da chi predica bene che razzoli meglio.

    L’invito alla preghiera, raccolto da migliaia di persone che hanno affollato pochi giorni fa la messa serale in Cattedrale, a Palermo, non ha sopito la polemica. Don Alessandro Minutella lascerà la parrocchia di Romagnolo, ma non ha alcuna intenzione di chinare il capo. Ancora una volta ha scelto Facebook per dire che la Chiesa che ha servito per diciotto anni non gli piace più. Troppo aperta alle novità, troppo progressista da quando Papa Francesco ha preso il posto di Benedetto XVI, tanto che l’ha definita “falsa”. Si ritirerà a vita privata, come gli è stato intimato dal vescovo Corrado Lorefice, ma – c’è da scommetterci- non se ne starà il silenzio, forte anche dell’appoggio dei parrocchiani che stanno dalla sua parte e che oggi si sono radunati in Cattedrale.

    Si litiga nella Chiesa e si pecca. Di quei peccati che mettono tutti d’accordo nella critica feroce. Quei peccati per cui non basta la punizione divina, ma serve l’anticipazione di quella terrena, regolata dal codice penale. Le cronache si riempiono di sacerdoti accusati di violenze sessuali.

    Per tutti vale il principio della presunzione di non colpevolezza, ma le ricostruzioni degli investigatori, se confermate, non lasciano spazio alla misericordia. Padre Salvatore Anello tirava in ballo il demonio che si sarebbe impossessato di alcune donne qualora non si fossero piegate alle morbose attenzioni del sacerdote. Con la parola “esorcismi” avrebbe mascherato i rapporti carnali.

    Roberto Elice e Aldo Nuvola (entrambi parroci a Palermo), il novizio Giusto Francesco Palazzotto, Sergio Librizzi, ex direttore della Caritas di Trapani, sono solo gli ultimi uomini di Chiesa finiti sotto accusa.

    Nel trapanese le indagini avrebbero svelato un altro lato poco edificante della Chiesa e cioè l’attaccamento alle cose materiale che sfocia nell’illecito. Il vescovo di Mazara del Vallo Domenico Mogavero è indagato per truffa e appropriazione indebita. Non si trova traccia di parte dei contributi milionari – tra fondi della Cei, contributi regionali e donazione dell’8 per mille – che dovevano servire per costruire una nuova chiesa. E dire che Mogavero era stato inviato a controllare la gestione, anch’essa considerata poco trasparente, di un altro vescovo, quello di Trapani, Francesco Miccichè, sospeso dalla Curia e accusato di appropriazione indebita, malversazioni e calunnia. Aveva puntato il dito contro don Ninni Treppiedi, parroco ad Alcamo e suo braccio destro, che da accusato è diventato accusatore, dopo avere dimostrato la sua innocenza. Sono gli esempi di chi avrebbe predicato bene e razzolato malissimo in una Chiesa dove si pecca e si commettono reati. E si litiga, alzando i toni come nel caso dello “scisma di Romagnolo”, spia di una comunità rissosa ancora prima che misericordiosa.

    http://livesicilia.it/2017/04/10/peccati-scandali-e-scismi-la-chiesa-che-non-taspetti_844000/

  • Qualche notizia sui tribunali ecclesiastici

    Qualche notizia sui tribunali ecclesiastici

    Mentre vanno avanti le indagini condotte dal pm Clelia Mancuso della sezione Fasce deboli della procura di Napoli sui festini gay organizzati nella chiesa di Santa Maria degli Angeli a Pizzofalcone, con acquisizioni di documenti negli uffici delle curie di Napoli e Pozzuoli, gli avvocati che assistono Diego Esposito (nome di fantasia) stanno aprendo i fronti della giustizia penale e civile (con un’azione di risarcimento danni di oltre un milione di euro indirizzata anche nei confronti del cardinale Crescenzio Sepe e della curia di Napoli) per fare emergere la verità su quattro anni di violenze subite da Esposito quando era minorenne da don Silverio Mura, il suo insegnante di religione.
    Sulla questione della pedofilia dei sacerdoti, che vede impegnato a fondo papa Francesco, e in particolare sul ruolo che svolgono i tribunali ecclesiastici Iustitia pubblica un intervento di Francesco Zanardi presidente della Rete l’Abuso, l’associazione costituita nel 2009 dalle vittime dei preti pedolfili

    HO LETTO l’articolo sul cardinale di Napoli con il quale si sostiene che Crescenzio Sepe avrebbe ‘esaurito’ il suo mandato e sarebbe opportuno che si dimettesse. A integrazione di quanto scritto vorrei accendere i riflettori sui tribunali ecclesiastici che dovrebbero costituire un passaggio decisivo per la chiesa nella lotta alla pedofilia dei sacerdoti.
    Si chiamano tribunali, proprio come quelli civili, al loro interno si svolgono dei processi, proprio come nei tribunali civili, ma quello che non viene detto, forse per leggerezza o forse solamente per incompetenza, è che al di là dell’analogia del nome hanno ben poco a che fare con i tribunali civili che tutti conosciamo. Grazie ad alcuni dei nostri assistititi siamo riusciti ad avere prova di cosa accade durante quelli che la chiesa chiama processi canonici, durante i quali la vittima è costretta a presentarsi senza il proprio difensore di fiducia, mentre,

    paradossalmente, con il consenso della vittima è presente l’avvocato dell’imputato, come è accaduto ai giornalisti Emiliano Fittipaldi e Gianluigi Nuzzi.
    Durante questi processi, quando è presente la vittima,
    Crescenzio Sepe e Francesco Zanardi
    non lo è l’imputato e viceversa. Entrambi vengono sottoposti separatamente a un interrogatorio durante il quale vengono acquisite le varie informazioni che riguardano il caso specifico. La vittima non può portare testimoni a suo favore, può certamente citarli, ma sarà discrezione del tribunale sentirli e nei casi da noi documentati non è mai accaduto. Alla vittima non viene rilasciato nessun verbale e nessun documento nel quale emerga ciò che è stato verbalizzato durante la deposizione.
    Ma su quali basi si sviluppa il processo canonico? Esiste un punto cardine davvero importante che fa capire l’abissale differenza con i tribunali civili. Per la chiesa, l’abuso sessuale nei confronti di un minore, ‘non è un reato’ che vede la vittima la parte lesa, bensì ‘un’offesa morale a Dio’. Ne viene da sé che in quella sede, vittima e carnefice sono messi sullo stesso piano, sono entrambi peccatori, per questo le vittime vengono spesso snobbate se non ostracizzate dalla chiesa, perché sono viste come la parte che ha indotto il sacerdote in tentazione e non come la parte lesa.
    Esiste ancora un’altra differenza tra la vittima e il sacerdote, una differenza gerarchica, possiamo chiamarla cosi: il sacerdote in quanto uomo di chiesa è valutato a un livello superiore di quello della vittima, la quale invece è vista come un qualunque fedele, ovvero un peccatore, per giunta conclamato perché ha permesso al sacerdote di cadere in tentazione. È proprio per questo motivo che la chiesa soccorre con ‘amore paterno’ il pedofilo nascondendolo o mandandolo in quei centri impropriamente chiamati di recupero, nei quali, come si legge puntualmente in tutti i comunicati diocesani divulgati in queste occasioni, il sacerdote non viene curato per una devianza, ma viene rigenerato nella sua parte morale ‘sbagliata’, con la preghiera, il pentimento e l’isolamento. Per questi motivi la Rete l’Abuso, la fondazione costituita nel 2009 da un gruppo di vittime dei preti pedofili, sconsiglia ai propri assistiti di prestarsi ai processi canonici, almeno fino a quando sono in atto dei giudizi nei tribunali civili. Tuttavia non possiamo vietarlo ma è necessario essere molto attenti perché si rischia di arrivare in alcuni casi addirittura a perdere il processo.
    Il problema nasce dal fatto che durante le audizioni, che come detto prima avvengono in assenza del proprio avvocato di fiducia, ed in alcuni casi in presenza dell’avvocato del sacerdote, la vittima rievoca il racconto narrativo dell’accaduto dando così modo al sacerdote e alla chiesa di trovare punti deboli del racconto sui quali si potrà poi fare forza durante il processo civile. Alla vittima viene inoltre chiesta documentazione probatoria come ad esempio lettere, messaggi, sms, perizie mediche ed eventuali querele depositate, che spesso la vittima concede. Tutto ciò dà un vantaggio enorme al sacerdote e al proprio difensore mettendo la vittima in una situazione di netta inferiorità.
    In ogni caso la massima pena che i tribunali ecclesiastici possono infliggere a un sacerdote è la scomunica. Viene da sé che in questo caso il pedofilo che prima di mestiere faceva il prete, resta un pedofilo che continuerà ad abusare anche se non più in abito talare. Nei suoi confronti la chiesa non provvederà a denunciarlo alle autorità civili, a meno che non sia la vittima a farlo. Nei confronti della vittima non è previsto un risarcimento, anche perché per la chiesa la vittima è la causa che ha portato lo sventurato sacerdote in
    tentazione.
    Tuttavia in alcuni casi è avvenuto che la chiesa pagasse, ma non sotto forma di risarcimento alla vittima per il danno subito, ma come incentivo perche la vittima non denunci alle autorità civili. In
    Aldo Nuvola e Giovanni Trotta
    questi casi infatti la vittima deve firmare un accordo tra le parti che la obbligherà a mantenere il silenzio sulla vicenda.
    Anche nel caso che il processo si concludesse con la riduzione del sacerdote allo stato laicale, la denuncia viene sistematicamente omessa (vedi il caso di don Giovanni Trotta) in quanto qualora l’autorità giudiziaria accertasse le responsabilità del sacerdote potrebbe ravvisare anche le responsabilità omissive della chiesa costringendo anch’essa a un processo penale o a un risarcimento civile. È proprio per questo che tutto viene gestito dal clero nella massima segretezza, proprio per non incorrere in risarcimenti milionari che come accaduto negli Stati Uniti hanno portato al fallimento diverse diocesi.
    È comunque molto difficile che la chiesa riduca un prete pedofilo allo stato laicale a meno che non diventi un pericolo per l’immagine e soprattutto per le casse della chiesa. Troviamo infatti ancora preti come don Aldo Nuvola che prima di essere spretato è stato arrestato e condannato ben tre volte.
    In conclusione bisogna aspettare che terminino gli eventuali giudizi civili prima di prestarsi ad avviare un procedimento canonico, che molto probabilmente, dopo il processo civile, la chiesa non vorrà più fare in quanto l’obiettivo di nascondere la vicenda è ormai saltato.
    Francesco Zanardi,
    presidente della fondazione la Rete l’Abuso

  • Arrestato e condannato per la terza volta. Atti osceni, molestie sessuali , prostituzione minorile. Condannato anche in appello

    Arrestato e condannato per la terza volta. Atti osceni, molestie sessuali , prostituzione minorile. Condannato anche in appello

    La corte d’appello di Palermo ha lievemente ridotto la condanna all’ex sacerdote Aldo Nuvola, accusato di atti sessuali con minori. All’ex parroco della chiesa Regina Pacis sono stati inflitti cinque anni e dieci mesi (sei anni in primo grado).

    Le relazioni del sacerdote vennero fuori nel corso dell’indagine sull’omicidio dell’imprenditore Massimo Pandolfo, ucciso il 24 aprile del 2013. I carabinieri intercettarono una telefonata tra il diciassettenne arrestato per il delitto e il prete.

    I due avrebbero avuto una relazione. Il minorenne chiamò don Nuvola pochi minuti dopo l’assassinio.

    Interrogato dai carabinieri, il ragazzo confessò i suoi rapporti col sacerdote che venne intercettato: da qui la scoperta del giro di prostituzione minorile che padre Nuvola frequentava.

    http://palermo.blogsicilia.it/sesso-con-minori-condannato-anche-in-appello-padre-aldo-nuvola/365390/

  • Sesso con minori, Don Nuvola:  ”Ho fatto soffrire, scusatemi”

    Sesso con minori, Don Nuvola: ”Ho fatto soffrire, scusatemi”

    Avrebbe adescato diversi minorenni avendo con loro dei rapporti sessuali in cambio di denaro e piccoli regali, come sigarette e ricariche telefoniche.
    La vicenda a Palermo aveva suscitato grande sconcerto: un prelato che faceva sesso con i ragazzini.

    Si tratta di Don Aldo Nuvola, ex parroco – è stato sospeso a divinis – della chiesa Regina Pacis.
    Per la prima volta ieri, l’uomo, ha preso la parola davanti ai giudici della seconda Corte d’Appello. Per lui è stata chiesta la conferma della condanna a sei anni di reclusione, già inflitta in primo grado con il rito abbreviato.

    “Ho fiducia nella giustizia – ha detto Nuvola – e sono caduto nel peccato solo negli ultimi anni della mia vita”.
    L’ inchiesta su Nuvola nacque da un’ altra indagine, quella legata all’omicidio dell’imprenditore Massimo Pandolfo, al Teatro del Sole, alla fine di aprile del 2013. Un ragazzo che allora aveva 17 anni si consegnò e confessò di essere stato l’ autore del delitto (ha poi ritrattato ed è stato assolto in primo ed in secondo grado).
    La prima chiamata dell’ adolescente dopo l’ omicidio sarebbe stata diretta proprio a padre Nuvola, col quale avrebbe avuto dei rapporti sessuali. Da qui partirono le intercettazioni che portarono i sostituti procuratori Gery Ferrara e Claudio Camilleri a scoprire altre tre presunte vittime delle morbose attenzioni del prete.

    L’imputato avrebbe anche inviato ai ragazzini degli sms inequivocabili. Approfittando della loro condizione di disagio e povertà, li avrebbe convinti a fare sesso con lui dietro la promessa di una ricompensa.
    Dopo le intercettazione l’allora prete era stato subito arrestato.

    A maggio del 2014, pochi mesi prima della sentenza di primo grado, per l’ ex parroco erano scaduti i termini di custodia cautelare e, anche alla luce di una pronuncia della Cassazione sul reato di induzione alla prostituzione minorile, i suoi legali (gli avvocati Nino Caleca e Mario Zito) avevano chiesto ed ottenuto la sua scarcerazione.
    In primo grado, il 14 luglio del 2014, Nuvola era stato condannato a sei anni di reclusione con il rito abbreviato dal gup Riccardo Ricciardi. Il giudice aveva anche riconosciuto delle provvisionali da diecimila euro ciascuna alle quattro presunte vittime, che si erano costituite parte civile nel processo.

    Ieri Nuvola ha replicato alla requisitoria con le sue scuse “a tutti quelli che ho fatto soffrire e chi mi hanno voluto bene”. Il processo è stato rinviato all’ 11 luglio.

    http://palermo.blogsicilia.it/sesso-con-minori-don-nuvola-ho-fatto-soffrire-scusatemi/337392/

  • Prete pedofilo, l’ex arcivescovo di Palermo: “Non dovevo denunciarlo io”

    Prete pedofilo, l’ex arcivescovo di Palermo: “Non dovevo denunciarlo io”

    Monsignor Romeo interviene sull’arresto di padre Roberto Elice, l’ex parroco di via Perpignano accusato di violenza sessuale su tre minori.

    di NATALE BRUNO e SALVO PALAZZOLO

    “Non spettava a me denunciare don Roberto”, dice oggi l’ex arcivescovo di Palermo, il cardinale Paolo Romeo, rievocando i giorni dell’ottobre 2014 in cui il parroco di via Perpignano confessò in Curia di aver abusato di alcuni bambini. “Non spetta al vescovo denunciare – ribadisce Romeo – all’epoca, ci siamo comunque mossi con tempestività: abbiamo subito contattato la madre dei bambini, informandola del suo diritto dovere di denunciare. Ci disse che l’aveva già fatto”.

    Però oggi la signora è un po’ amareggiata per quella vostra scelta. “Preferisco non commentare”, ha detto ieri in un’intervista a “Repubblica”.
    “La signora può pensare ciò che crede. Ognuno è libero di farlo. Ma noi abbiamo seguito le regole previste dal diritto canonico. In otto giorni sono stati adottati alcuni importanti provvedimenti canonici nei confronti di don Roberto Elice. È stato rimosso dall’ufficio che ricopriva e invitato a seguire un percorso particolare in una clinica di Roma specializzata in questo tipo di situazioni. A don Roberto è stato anche vietato di celebrare messa in pubblico”.

    Leggi / Prete pedofilo arrestato, le scuse dell’arcivescovo Lorefice

    Non crede che una relazione scritta dell’arcivescovo alla procura della Repubblica su quanto appreso dal sacerdote reo confesso avrebbe potuto aiutare le indagini? La squadra mobile e i magistrati potevano contare solo sulla denuncia di un bambino, nulla sapevano della confessione in curia del parroco, e ci sono voluti mesi per trovare le prove necessarie. Don Roberto è stato arrestato solo tre giorni fa, quindici mesi dopo il vostro colloquio.
    “Lo ripeto. Alla Chiesa non tocca fare alcuna denuncia alla procura. Semmai informare le vittime del loro diritto dovere di denunciare. Ci siamo offerti anche di sostenere economicamente la mamma dei bambini. E con don Roberto si è adottata la massima severità. Certo, un padre non può abbandonare il proprio figlio, anche in questa situazione così grave. E il vescovo è un padre. Abbiamo aiutato quel figlio in difficoltà ad assumersi le sue responsabilità”.

    Scusi, eminenza. Ma in che modo don Roberto si sarebbe assunto le sue responsabilità? Perché non lo avete invitato a presentarsi subito alla squadra mobile per autodenunciarsi? In fondo, la questura è proprio di fronte al palazzo arcivescovile. Invece, la polizia ha impiegato mesi per scoprire che c’era anche un terzo bambino molestato dal parroco. E si sospetta che le vittime siano molte altre.
    “La Chiesa ha i suoi procedimenti ecclesiastici, che non sono meno gravi di quelli penali. Quello per don Roberto è ancora in corso. Ci sono norme precise da rispettare in questi casi. Le stesse che sono scattate nel caso di don Aldo Nuvola”.

    Leggi / Sui preti che molestano i bambini non basta scusarsi

    È vero che don Roberto le ha scritto una lettera? Un vescovo non ha neanche l’obbligo di segnalare alle autorità civili la confessione scritta di reati terribili?
    “Non ricordo se mi scrisse una lettera. È passato tanto tempo. Di sicuro, abbiamo parlato. Ma comunque è tutto agli atti dell’arcidiocesi “.

    Un’altra domanda, sullo stesso tema. Perché don Paolo Turturro, l’ex parroco di Santa Lucia, attualmente detenuto all’Ucciardone per scontare una condanna per pedofilia, non è stato ancora sospeso a divinis?
    “Ma quello è un caso diverso”.

    Eminenza, si tratta di un caso definitivamente chiuso. Una sentenza della

    Corte di Cassazione ha sancito la colpevolezza di don Turturro per avere molestato due bambini.
    “Quello è un caso diverso. Perché lui non esercita il ministero”.

    Non crede che la sospensione a divinis di un sacerdote condannato in via definitiva dalla giustizia terrena possa essere un segnale importante per tutta la comunità, sia ecclesiale che civile?
    “Mi scusi, ora devo proprio andare”.

    http://palermo.repubblica.it/cronaca/2016/02/05/news/prete_pedofilo_l_ex_arcivescovo_romeo_non_dovevo_denunciarlo_io_-132756774/

  • “Sesso con dei ragazzini”  Aldo Nuvola condannato a 6 anni. E’ la terza volta

    “Sesso con dei ragazzini” Aldo Nuvola condannato a 6 anni. E’ la terza volta

     PALERMO – Avrebbe fatto leva sui bisogni dei ragazzini. Con loro parlava di amore. Un amore “deviato” che ad Aldo Nuvola è costato una condanna a sei anni. Il giudice per l’udienza preliminare Riccardo Ricciardi ha accolto la richiesta di pena dei pubblici ministeri Claudio Camilleri e Calogero Ferrara. Per l’ex prete è scatatta anche l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e il divieto di accivinarsi per due anni a luoghi frequentati da minori.

    Gli investigatori hanno individuato quattro ragazzini con i quali il prete, sospeso a divinis dopo l’arresto, avrebbe avuto rapporti a pagamento o avrebbe tentato di averli. Le relazioni del sacerdote vennero fuori nel corso dell’indagine sull’omicidio dell’imprenditore Massimo Pandolfo, ucciso il 24 aprile dello scorso anno. I carabinieri intercettarono una telefonata tra il diciassettenne arrestato per il delitto e il prete. I due avrebbero avuto una relazione. Il minorenne chiamò don Nuvola pochi minuti dopo l’assassinio.

    Interrogato dai carabinieri il 17enne confessò i suoi rapporti col sacerdote che venne intercettato: da qui la scoperta del giro di prostituzione minorile che padre Nuvola frequentava. Come ha puntualizzato il pm nella sua requisitoria, il prete avrebbe regalato i soldi per le sigarette o per la spesa e li convinceva a prostituirsi. E tra un sms hard e l’altro assicurava che avrebbe pregato per loro. Il prete è stato già condannato dalla corte d’appello a un anno di reclusione per atti sessuali a pagamento con un altro minorenne. Inizialmente il reato contestato all’ex parroco della chiesa Regina Pacis, in centro a Palermo, comprendeva anche l’induzione alla prostituzione. 

    Un recente pronunciamento delle sezioni unite della Suprema corte ha, però, risolto il contrasto sull’interpretazione dell’articolo 600bis del codice penale stabilendo che “la condotta consistente nel promettere o dare denaro o altra utilità, attraverso cui si convinca una persona tra i 14 e i 18 anni a intrattenere rapporti sessuali esclusivamente con il soggetto agente, non integra l’induzione alla prostituzione minorile”. Su questa base, la difesa dell’imputato ne ha chiesto e ottenuto la scarcerazione, avvenuta nel maggio scorso.

    Il giudice Ricciardi ha inoltre condannato Aldo Nuvola a pagare una provvisionale immediatamente esecutiva di dieci mila euro ciascuno per i quattro minorenni costituiti parte civile con l’assistenza degli avvocati Luciano Maria Sarpi, Daniele Sampino, Francesco Crescimanno, Loredana Alicata.

    http://livesicilia.it/2014/07/14/sesso-ragazzini-aldo-nuvola-condannato-palermo-prete_515997/

  • Scaduti i termini cautelari  Padre Nuvola torna libero

    Scaduti i termini cautelari Padre Nuvola torna libero

     PALERMO – E’ di nuovo un uomo libero. Non più prete libero perché è stato sospeso a divinis.Aldo Nuvola ha lasciato il carcere dell’Ucciardone per decorrenza dei termini di custodia cautelare. Un recente pronunciamento delle sezioni unite della Cassazione ha risolto il contrasto sull’interpretazione dell’articolo 600 bis del codice penale stabilendo che “la condotta consistente nel promettere o dare denaro o altra utilità, attraverso cui si convinca una persona tra i 14 e i 18 anni a intrattenere rapporti sessuali esclusivamente con il soggetto agente, non integra l’induzione alla prostituzione minorile”.

    Su questa base, i difensori dell’indagato, gli avvocati Nino Caleca e Mario Zito ne hanno chiesto la scarcerazione. I pubblici ministeri Claudio Camilleri e Calogero Ferrara hanno dato parere favorevole. Ad una condizione, però, accolta dal giudice: l’obbligo di non allontanarsi da casa tra le 19 e le 9 del mattino. Proprio per evitare quegli incontri sessuali che rischiano di costargli una condanna a sei anni.

    A tanto ammonta la pena chiesta per Aldo Nuvola, arrestato a luglio scorso, per atti sessuali con minori. Il 9 giugno la sentenza davanti al Gup Riccardo Ricciardi. Gli investigatori hanno individuato cinque ragazzini con i quali il prete avrebbe avuto rapporti a pagamento o avrebbe tentato di averli. Le relazioni del sacerdote vennero fuori nel corso dell’indagine sull’omicidio dell’imprenditore Massimo Pandolfo, ucciso il 24 aprile dello scorso anno. I carabinieri intercettarono una telefonata tra il diciassettenne arrestato per il delitto e il prete. I due avrebbero avuto una relazione. Il minorenne chiamò don Nuvola pochi minuti dopo l’assassinio. Interrogato dai carabinieri il 17enne confessò i suoi rapporti col sacerdote che venne intercettato: da qui la scoperta del giro di prostituzione minorile che padre Nuvola frequentava. Come ha puntualizzato il pm nella sua requisitoria, il prete regalava i soldi per le sigarette o per la spesa e li convinceva a prostituirsi. Faceva leva sui bisogni delle vittime – adolescenti cresciuti tra povertà, ignoranza e degrado – le riempiva di sms, parlava di sentimenti, di amore. E tra un messaggio hard e l’altro assicurava che avrebbe pregato per loro. Il prete è stato già condannato dalla corte d’appello a un anno di reclusione per atti sessuali a pagamento con un altro minorenne.

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  • Sesso a pagamento coi ragazzi:  “Sei anni a padre Nuvola”

    Sesso a pagamento coi ragazzi: “Sei anni a padre Nuvola”

     Il pubblico ministero Claudio Camilleri ha chiesto la condanna a sei anni di reclusione per Aldo Nuvola. L’ex sacerdote della parrocchia Regina Pacis di Palermo è sotto processo, col rito abbreviato dinanzi al Gup Riccardo Ricciardi, per i reati di induzione alla prostituzione e atti sessuali con i minori. La vicenda è emersa un anno fa nel corso dell’indagine sull’omicidio dell’imprenditore Massimo Pandolfo, ucciso il 24 aprile dell’anno scorso.

    A inchiodarlo, lo scorso luglio, furono sms, conversazioni e intercettazioni. Tutto nell’auto di Nuvola. Il prete invece di far confessare, confessava le sue voglie. Secondo quanto accertato a seguito dei rapporti, non mancava mai il pagamento che avveniva sotto forma di piccole dazioni in denaro contante (20-30 euro), ricariche telefoniche oppure l’acquisto di cibo e bevande. Il suo giro era nella zona attorno alla Stazione centrale.

    Il sacerdote si trova all’interno del carcere Pagliarelli. Parecchio noto a Palermo, Aldo Nuvola per tanti anni ha insegnato religione al liceo classico Umberto I e al Vittorio Emanuele II. E’ stato parroco di Regina Pacis fino al 2009, e precedentemente sacerdote nella chiesa dello Spirito Santo in via Juvara.

    http://www.siciliainformazioni.com/96422/sesso-pagamento-coi-ragazzi-anni-padre-nuvola