Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: America Latina

  • Chi è Tucho Fernandez, l’«esperto di baci» scelto da Papa Francesco come nuovo Prefetto della fede

    Chi è Tucho Fernandez, l’«esperto di baci» scelto da Papa Francesco come nuovo Prefetto della fede

    «El Tucho besame mucho», lo hanno già ribattezzato in Argentina secondo quanto riferiscono i siti interessati alle vicende vaticane. Ma il ruolo per cui è stato scelto Monsignor Víctor Manuel Fernández non è di quelli che fanno sorridere.

    “Tucho” Fernandez a metà settembre sostituirà il cardinale Luis Francisco Ladaria Ferrer alla guida della Dottrina della Fede, l’ex Santo Uffizio, ruolo che fu anche di Ratzinger. Scelto da Papa Francesco, che ha individuato nel 60enne «riformista malvisto dai conservatori» – sintetizza la Repubblica – la persona giusta per archiviare un passato segnato da «metodi immorali» per perseguire «eventuali errori dottrinali». Sarà quindi l’arcivescovo di La Plata a succedere al gesuita spagnolo, che ha 79 anni.

    L’odierna Sacra congregazione per la Dottrina della fede discende dalla Santa Inquisizione, ribattezzata poi nel 1908 Sant’Uffizio. Al dicastero è dedicato il compito di mantenere l’integrità e l’ortodossia della Chiesa. Nella lettera di Bergoglio a Fernandez, il Pontefice gli chiede di «serbare la fede, aumentare l’intelligenza e la trasmissione della fede al servizio dell’evangelizzazione, perché la sua luce sia il criterio per comprendere il senso dell’esistenza, soprattutto di fronte alle domande poste dal progresso della scienza e lo sviluppo della società». Lasciando la gestione dei casi di pedofilia alla sottosezione del dicastero, guidata dal monsignore irlandese John Joseph Kennedy.

    Cosa c’entrano i baci

    Monsignor Víctor Manuel Fernández, 60 anni, detto “Tucho”, è arcivescovo di La Plata. A breve diventerà anche presidente della Pontificia commissione biblica e della Commissione teologica internazionale, è stato direttore della rivista Teología dal 2003 al 2008 e per 9 anni, dal 2009 al 2018, è stato rettore della Pontificia università cattolica argentina.

    Amico di Bergoglio, avrebbe collaborato alla stesura dell’enciclica Amoris laetitia e ad altri suoi scritti. Appena 24 ore prima dell’annuncio, pubblicava una foto insieme al Pontefice: «Ho condiviso una settimana con Francisco lavorare tutto il giorno. Ha udienze e riunioni al mattino e al pomeriggio. Lavora più ore di chiunque altro in Vaticano. Qua lo vedete stanco dopo 5 ore dense, ma dopo il pisolino era perfetto e felice». Ma non solo. Tucho Fernandez può essere definito un «esperto di baci».

    A dirlo è lui stesso, che nel 1995 scrisse – una tra le numerose numerosissime opere che ha pubblicato in Argentina e in America Latina – il libro Guariscimi con la tua bocca: l’arte di baciare. Ma nella prefazione, è il monsignore stesso a spiegare meglio. « Vorrei chiarire che questo libro non è scritto tanto in base alla mia esperienza personale, quanto in base alla vita delle persone che si baciano», scrive nella presentazione, «e in queste pagine voglio sintetizzare il sentimento popolare, ciò che la gente prova quando pensa a un bacio, ciò che i mortali sperimentano quando si baciano.

    Per farlo, ho parlato a lungo con molte persone che hanno una grande esperienza in materia, e anche con molti giovani che stanno imparando a baciare a modo loro. Ho anche consultato molti libri e ho voluto mostrare come i poeti parlano del bacio. Così, cercando di sintetizzare l’immensa ricchezza della vita, ho realizzato queste pagine a favore del bacio. Spero che vi aiutino a baciare meglio, che vi motivino a liberare il meglio del vostro essere in un bacio».

    https://www.open.online/2023/07/01/vaticano-victor-tucho-fernandez-baci-chi-e/

  • Lettera integrale del Presidente della Bolivia Luis Arce al Papa – Blocco degli ingressi ai preti, revisione del concordato e imprescrittibilità

    Lettera integrale del Presidente della Bolivia Luis Arce al Papa – Blocco degli ingressi ai preti, revisione del concordato e imprescrittibilità

          Fratel Francisco:
    Vi scrivo costernato e indignato per gli eventi che sono stati recentemente rivelati nel nostro Stato Plurinazionale della Bolivia, dall’inchiesta del giornale spagnolo El Pais intitolata “Diario di un prete pedofilo”, a fine aprile dell’attuale gestione; in cui si rivela che un sacerdote della Chiesa Cattolica dedicato alla scuola didattica di bambini e adolescenti, ha abusato sessualmente molti di loro mentre era insegnante nelle scuole dell’America Latina, dentro il mio paese, delitti deplorevoli e aberranti che con assoluta impunità sono stati nascosti durante gli anni. Tempo trascorso nell’apparente normalità a causa del silenzio complice della struttura ecclesiale locale, che ha coperto con un’inaccettabile indifferenza e indolenza. Con il correre del tempo, durante questo mese di maggio, sono molti casi di crimini sessuali contro i bambini, bambini e adolescenti commessi dai sacerdoti cattolici in Bolivia, tra cui quelli commessi nelle comunità indigene.

    Come comprenderà fratel Francesco, questa situazione ha provocato nella popolazione boliviana un profondo dolore, ripudio e frustrazione; sentimenti ai quali aderisco, come primo Presidente del mio paese.
    Diverse vittime hanno rotto il silenzio e hanno intrapreso un’azione legale chiedendo giustizia. Al momento della stesura di questa nota, ci sono già indagini giudiziarie in corso per crimini sessuali contro i nostri bambini e adolescenti da parte di questi sacerdoti cattolici, alcuni già deceduti e altri che devono rispondere alla giustizia boliviana: così come anche coloro che hanno coperto questi gravi crimini contro coloro che hanno bisogno del nostro amore, attenzione e cura; le bambine e i bambini.

    Respingiamo categoricamente ciò che è accaduto, come il popolo boliviano lo respinge indignato, aspettando più dei comunicati delle autorità religiose locali. Non si tratta di errori o deviazioni di condotta, ma di crimini che resteranno per tutta la vita in quelle bambine e bambini, per dono della chiesa, e per questa stessa ragione dobbiamo passare dalle dichiarazioni ad azioni concrete, affinché ci sia giustizia e che questi gravi crimini non si ripetano, usando la fede e la Chiesa nella ricerca dell’impunità. L’abuso sessuale di bambine, bambini e adolescenti, come lei ha detto, rappresenta la “cancellazione dell’infanzia” “è una piaga” per la società e la Chiesa, attaccano l’integrità, la dignità, i diritti e la vita degli esseri che dobbiamo proteggere. Si tratta di reati gravi che non possono rimanere impuniti.

    La Procura Generale dello Stato e la Polizia Boliviana Indagano su casi noti.
    In questo senso, come governo dello Stato plurinazionale della Bolivia, stiamo adottando le misure necessarie per evitare l’impunità dei responsabili, per rendere giustizia alle vittime e prevenire futuri atti simili compiuti sotto la protezione di alcuni poteri senza coscienza religiosa o umana.

    In questa linea d’azione, abbiamo inviato dal ramo esecutivo all’Assemblea legislativa plurinazionale un progetto di legge contro l’impunità per i crimini sessuali contro infanti, bambine, bambini e adolescenti che stabilisce l’imprescrittibilità di questi crimini, aumenta la pena per coloro che li coprono, determina anche che il diritto alla verità è imprescrittibile e inalienabile, e crea una Commissione della Verità per il chiarimento di questi crimini.
    Consapevoli che la chiesa Cattolica sotto la sua guida ha realizzato le indagini sugli abusi sessuale delle bambine, Bambini e adolescenti in diverse latitudini del mondo, identificando i casi e presunti responsabili; vi chiedo che il sistema giudiziario boliviano sia in grado di accedere a tutti i file e le informazioni riguardanti queste accuse e atti di abuso sessuale commessi da sacerdoti e religiosi cattolici nel territorio boliviano. Questi atti di impunità non possono essere prolungati all’infinito senza che la giustizia stabilisca le responsabilità e chiuda un capitolo atroce in cui l’unica consolazione che avranno il diritto alla verità, alla giustizia e al non insabbiamento degli eventi accaduti.

    Per diversi decenni, lo Stato boliviano ha concesso ai membri stranieri della Chesa Cattolica agevolazioni di ingresso al nostro paese per la permanenza e l’acquisizione della nazionalità boliviana, in modo che potessero adempiere a una missione religiosa ed educativa, ma oggi purtroppo avvertiamo che questa agevolazione, in questo caso, è stata male utilizzata da diversi sacerdoti che sono entrati in Bolivia e hanno commesso questi gravi crimini, alcuni di loro con una storia di abusi sessuali in un altro paese.

    Vengo da Lei, fratello Francesco, per chiedere la revisione congiunta con il nostro Governo Nazionale, del background dei sacerdoti cattolici stranieri che si trovano attualmente nello Stato Plurinazionale della Bolivia, come sacerdote con una storia di abusi sessuali su bambini e adolescenti, che deve essere escluso come educatore o guida spirituale nel nostro paese.

    Allo stesso modo, vi informo che, dal governo dello Stato Plurinazionale della Bolivia, stiamo lavorando su meccanismi per la contrattazione e la revisione dei registri personali per l’ingresso nel territorio boliviano di nuovi sacerdoti e religiosi cattolici stranieri; questo è un modo per evitare il ripetersi di questi deplorevoli crimini contro bambine, bambini e adolescenti per tanti anni. Lo Stato boliviano si riserva il diritto di ammettere l’ingresso nel territorio nazionale nuovi sacerdoti e religiosi stranieri che hanno una storia di abusi sessuali contro minori, nel frattempo procede alla revisione degli accordi e delle convenzioni in vigore, e conclude la negoziazione dell’”Accordo tra lo Stato Plurinazionale della Bolivia e la Santa Sede”, che dovrebbe includere anche disposizioni perche i fatti che motivano questa nota non si ripetono.

    Credo, fratello Francesco, che dobbiamo unire gli sforzi in tutti gli ambiti per proteggere i nostri figli da tutte le istanze chiamate dalla legge a livello governativo, ma anche dalle istituzioni religiose, anche quando ci sono molti boliviani che professano la fede CattoIica, e che quindi confidano l’educazione delle loro figlie e figli ai membri della Chiesa, a sacerdoti coinvolti in crimini sessuali donandosi a quella missione.

    Siamo uno Stato laico che rispetta le libertà religiose, che riconosce il lavoro, così come il lavoro umanitario e formativo che contribuisce al benessere integrale delle persone. Molti sacerdoti della Chiesa cattolica hanno adempiuto e adempiono compiti importanti insieme al popolo per la società della giustizia, insieme ai più poveri insieme alla grande maggioranza del mio paese, che lavorano per il bene di tutti ma respingiamo categoricamente qualsiasi atto che costituisca già un crimine e una violazione dei diritti umani in generale, e in particolare di quelli dei nostri bambini.

    Nell’anno 2021 ha pronunciato queste parole per gli stessi casi accaduti in Francia: “La mia vergogna, la nostra vergogna, è per l’incapacità della Chiesa di mettere il centro della sua preoccupazioni.” Possano le vittime di questi crimini trovare pace nella giustizia, che possiamo scrivere insieme, con una voce ferma e determinata, che non accetteremo per nessun motivo i fatti deplorevoli che distruggono l’innocenza delle bambine e dei bambini.

    Come leader della Chiesa cattolica e uomo di fede, so che condivide la mia indignazione e il mio dolore per tutto ciò che è noto, anche la preoccupazione per questi crimini che vengono commessi contro i bambino e l’adolescenza; per questo siamo sicuri che il suo incrollabile impegno per la giustizia farà prevalere l’annuncio di verità.

    Con il rispetto e l’affetto di sempre,

    CARTA AL VATICANO_0001

  • La terribile storia del gesuita spagnolo Alfondo Pedrajas – detto “padre Pica” – che in Bolivia abusò di oltre 80 ragazzi. Uno scandalo ripugnante silenziato in molti Paesi

    La terribile storia del gesuita spagnolo Alfondo Pedrajas – detto “padre Pica” – che in Bolivia abusò di oltre 80 ragazzi. Uno scandalo ripugnante silenziato in molti Paesi

    (L.B., R.C. – a cura Redazione “Il sismografo”) Da quando “El País” (Spagna), con documenti originali e diverse testimonianze, raccontò la spaventosa vicenda del presbitero pedofilo Alfonso Pedrajas Moreno, missionario gesuita, che nell’arco di 40 anni circa abusò sessualmente di oltre 85 ragazzi nei collegi della Compagnia di Gesù, in America Latina si sta scrivendo molto. La vicenda di questo prete, chiamato “padre Pica”, non si circoscrive solo alle narrazioni sconvolgenti – vere confessioni – di un sacerdote pedofilo seriale. I documenti manoscritti del gesuita, i file del suo computer, coinvolgono numerosi altri confratelli, suoi superiori, e quindi tracciano anche una sorta di mappatura della politica dell’occultamento degli abusi nell’arco di quattro decenni, dagli inizi degli anni ’60 fino al 2008. Ecco perché il caso di “padre Pica” è un’ulteriore dimostrazione del carattere sistemico della pedofilia clericale.
    Padre Pedrajas, missionario in America Latina, ma …
    In molti Paesi, fra cui l’Italia, la storia è stata sino ad oggi sconosciuta oppure silenziata. In Bolivia sono intervenute diverse volte, per chiedere perdono e promettere verità e giustizia, la principale diocesi coinvolta (Cochabamba), la Conferenza episcopale boliviana e la Provincia della Compagnia di Gesù.
    Il gesuita Alfonso Pedrajas era nato in Spagna (Valencia) nel 1947. Fu missionario in America Latina (Perú, Ecuador e Bolivia) dove morì nel 2009 colpito da un cancro stomacale. Dopo un po’ di tempo, sono rientrati in Spagna alcuni dei suoi effetti personali, tra cui un computer che aveva affidato al suo ultimo compagno, e un diario personale in parte manoscritto (oltre 380 cartelle) nel quale racconta nel dettaglio tutti i suoi singoli abusi sessuali su ragazzi, giovani e anche novizi dei quali fu Direttore. Gli abusi narrati dal sacerdote sono esattamente 89 e l’ultimo che viene registrato in questo diario degli orrori – intitolato “La Storia” – è dell’ottobre 2008, poco più di un anno prima di morire e già gravemente malato. Il Diario di Alfonso Pedrajas comincia nel 1960 e gli eventi orrendi che si raccontano coprono un ampio arco di tempo, decenni, e ciò spiega il perché i gesuiti boliviani, che hanno ora aperto un’indagine ma che conoscevano i fatti da oltre 10 anni, sono stati costretti in questi giorni a sospendere diversi confratelli che in passato hanno avuto a che fare con “padre Pica” perché suoi superiori.
    Fernando Pedrajas, nipote del gesuita pedofilo, legge il Diario e denuncia
    La testimonianza del nipote del gesuita spagnolo, Fernando Pedrajas, è stata la chiave di volta per far crollare l’omertà su questi eventi coperti da un oblio voluto e organizzato.
    Il giornalista de “El País”, Julio Núñez, ha raccontato martedì scorso nel programma “Que no me pierda” come si sono sviluppati gli eventi e come questa storia è arrivata nelle mani de “El País” dal nipote di “padre Pica”. Il giornale entrò in contatto con un lettore che aveva spedito una e-mail ai redattori che stanno da tempo seguendo e documentando i fatti di pedofilia in Spagna. Il lettore – sappiamo oggi che si trattava del sr. Fernando Pedrajas – diceva si essere in possesso di un diario personale di un suo parente, tale “padre Pica”, nel quale confessava numerosi atti di pedofilia. Aggiungeva di aver provato a denunciare suo zio, già morto, usando il contenuto del diario, ma senza successo. In sostanza nessuno gli aveva dato ascolto. Il nipote chiedeva al giornale di aprire un’indagine. Da quel momento, i giornalisti cominciarono a leggere le 383 pagine del file “La Historia”. Sembrerebbe quasi certo che l’ultimo compagno di padre Pica fosse a conoscenza del contenuto del diario e quindi  che padre Pica fosse un pedofilo seriale. Dopo la morte di p. Pedrajas, il suo compagno inviò tutto alla famiglia a Madrid: computer, lettere, il diario, fotografie … Tutto però restò fermo  in un magazzino. Un giorno, nel 2011, il nipote Fernando dovendo sgomberare alcuni spazi per lavori di restauro, scoprì il diario dello zio. Con questo materiale in mano – dopo un’attenta e sbalordita lettura – lo stesso 2011 fece la denuncia alla procura, alla Compagnia di Gesù, al Collegio gesuita di Cochabamba “Giovanni XXIII”, in Bolivia, del quale questo suo zio, “padre Pica”, era stato anche rettore. Alla fine, di fronte alle risposte ricevute – “reati prescritti”, “è morto e non si processano i morti” – Fernando Pedrajas prese la decisine di rivolgersi ai giornalisti de “El País”.
    Perché nessuno fermò il prete Alfonso Pedrajas?
    Julio Núñez, giornalista de “El País” racconta che alla fine dello scorso mese d’ottobre 2022, le comunicazioni tra Fernando Pedrajas e la Compagnia di Gesù “sono state interrotte a causa della mancanza di fiducia”.  La Compagnia ha dichiarato a “El País” che la denuncia fatta dal nipote non era valida poiché era stata inviata tramite la posta elettronica, quindi in una modalità non riconosciuta e accettata dal Diritto Canonico”. Il giornale spagnolo scrive che “attualmente sappiamo che è stata aperta un’inchiesta i cui risultati sono stati mandati a Roma e successivamente in Vaticano”.
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    In queste ore le inchieste de “El País” (Spagna) rivelano un altro scandalo di pedofilia che coinvolge ancora i gesuiti della Bolivia. L’ex gesuita Pedro Lima, spagnolo, dichiara di aver denunciato, anni fa, altri due membri della Compagnia ugualmente spagnoli – Luis Tó e Antonio Gausset Capdevilla – che avrebbero abusato di decine di ragazzi e novizi. Dopo questa sua denuncia al provinciale Ramón Alaix, anche lui spagnolo, ricevette l’ordine di lasciare subito la Compagnia di Gesù. I fatti risalirebbero al 2001 secondo Lima.
    Fonte – El País
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    (es) Padre Hans Zollner, disertante del Seminario, Prevención de Abusos en  la Iglesia en Bolivia – 23 marzo 2023  (Video)
  • Le vittime argentine chiedono all’UE una leadership contro gli abusi sessuali sui minori

    Le vittime argentine chiedono all’UE una leadership contro gli abusi sessuali sui minori

    Paula García-Ajofrín e Bruno Fortea Miras – Bruxelles, 24 marzo (EFE).- Gli attivisti argentini Silvia Piceda e Sebastián Cuattromo combattono da più di un decennio contro quello che considerano “il crimine più impunito sulla Terra”, gli abusi sessuali subiti durante l’infanzia, e come sopravvissuti chiedono all’Unione Europea assumere la “leadership politica” nella lotta globale contro questo flagello.

    Piceda e Cuattromo hanno fondato nel 2012 l’associazione civile “Adultxs por los derechos de la infancia” con lo scopo di rompere il silenzio che, a loro dire, “ha protetto” il problema degli abusi sessuali nel mondo nel corso degli anni.

    In un tour europeo, questa coppia di attivisti ha fatto tappa a Bruxelles per incontrare i membri delle istituzioni comunitarie e sollecitare l’UE, in quanto “attore politico internazionale di grande rilevanza”, a dare priorità a questa “causa dei diritti umani dell’infanzia” che è la lotta contro gli abusi sui minori.

    “L’UE potrebbe dare un contributo molto significativo se decidesse di portare avanti politiche e azioni in America Latina, dove vediamo grandi limiti materiali quando si tratta di espandere e moltiplicare tutta la nostra esperienza nella regione”, ha sottolineato Sebastián Cuattromo in un’intervista a Efe.

    Cuattromo è stato vittima di abusi sessuali all’età di 13 anni da parte di un insegnante e religioso della scuola cattolica di Buenos Aires dove studiava, mentre Silvia Piceda è stata abusata tra i 9 e gli 11 anni da persone vicine a casa sua. Ora sono una coppia sentimentale e condividono la stessa vocazione attivista.

    Entrambi hanno raccontato a Efe di aver affrontato un “sentimento di vulnerabilità” e una lunga “lotta per il risarcimento e la giustizia” per rompere il tabù sociale che ancora circonda la pedofilia: “Tutto ciò che ha fatto è perpetuare il crimine e riempirci di colpa, vergogna e molto dolore ai sopravvissuti”, dice Piceda.

    “Gli abusi che abbiamo subito nella nostra infanzia, i bambini oggi continuano a soffrire e continueranno a soffrire fino a quando non ci sarà una società adulta che attivamente e con tutte le sue risorse ponga fine agli abusi sui minori”, afferma.

    Per evitare che ciò continui ad accadere, ritiene fondamentale che la società adulta “sia formata, sveglia e attenta” ai segnali rilasciati da ragazzi e ragazze che hanno subito abusi, soprattutto quando mostrano un qualche cambiamento di atteggiamento.

    Per questo chiedono la formazione di insegnanti, psicologi, medici e magistrati, nonché di tutte le persone che sono a contatto con i minori, e sottolineano l’importanza di sviluppare protocolli di trattamento per i bambini maltrattati e gli adulti sopravvissuti.

    UN BAMBINO SU CINQUE HA SUBITO VIOLENZA SESSUALE

    Secondo il Consiglio d’Europa, un bambino su cinque è stato vittima di violenza sessuale, con pratiche che includono contatto, stupro, molestie sessuali, esibizionismo, ricatto sessuale e pornografia.

    Inoltre, tra il 70% e l’85% dei casi, i ragazzi e le ragazze maltrattati conoscono i loro aggressori: “È qualcuno che ami e in cui riponi il tuo bisogno di cure e la tua fiducia. e livello emotivo”, ha rimarcato Cuattromo.

    In genere gli abusatori sono persone che si trovano in situazioni di potere, come è avvenuto con preti, insegnanti, medici o genitori, spiega Piceda.

    Per Piceda e Cuattromo, un altro ostacolo che devono affrontare le vittime di abusi sessuali su minori è la presunta mancanza di collaborazione da parte dei giudici, che, secondo quanto affermano, spesso tentano di “provare che la denuncia è falsa” sostenendo che “non c’è è qualche adulto, il più delle volte la madre, che lo ha indotto a parlare”.

    Entrambi gli attivisti spiegano a Efe che meno del 10% degli abusi arriva all’attenzione della Giustizia e che, “all’interno di quell’universo limitato”, solo un abuso finisce con il processo e la condanna del suo autore o autore.

    “Quindi, si sostiene che su 1.000 abusi che si verificano, 999 rimangono impuniti”, afferma Cuattromo.

    INTERNET COME AMPLIFICATORE

    Nel 2021, le società Internet hanno segnalato 85 milioni di immagini e video di abusi sessuali su minori in tutto il mondo, secondo gli ultimi dati della Commissione europea, che avverte che si tratta di un pericolo in aumento.

    Le piattaforme online hanno amplificato le possibilità per i pedofili di contattare e ricattare i bambini, e poi condividere i crimini che commettono nella vita reale attraverso la sfera digitale, quindi Piceda ritiene che Internet sia diventato “una grande piattaforma che moltiplica e facilita i pedofili”. EFE

    https://www.swissinfo.ch/spa/abusos-infancia_v%C3%ADctimas-argentinas-piden-a-la-ue-liderazgo-contra-el-abuso-sexual-infantil/48390216

  • Un tour in sette paesi per combattere gli abusi sessuali nell’infanzia

    Un tour in sette paesi per combattere gli abusi sessuali nell’infanzia

    Buenos Aires, 24 febbraio (EFE).- Dopo essersi presentati lo scorso ottobre davanti al Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite, gli argentini Silvia Piceda e Sebastián Cuattromo intraprendono questo sabato un tour di sette paesi con un obiettivo ben preciso: rendere visibile e combattere il abusi sessuali su minori.

    Questa coppia, fondatrice dell’associazione ‘Adultxs por los derechos de la infancia’, inizierà un viaggio di più di un mese attraverso Marocco, Italia, Francia, Germania, Belgio, Spagna e Portogallo, dove incontreranno i rappresentanti delle agenzie governative e civili per sensibilizzare su un crimine subito da “un bambino su cinque” nel mondo.

    «È un crimine che resta impunito perché la società adulta ha scelto di tacere (…). La cosa terribile è che gli abusatori continuano ad agire e che i bambini di oggi continuano ad avere difficoltà. Per questo abbiamo la obbligo di cambiare questa realtà e uscire per difendere i bambini di oggi”, ha detto Piceda in una conversazione con EFE.

    Il tour inizierà con attività a Casablanca, Rabat e Dakhla, e proseguirà dal 7 all’11 marzo a Roma.

    Successivamente, Piceda e Cuattromo visiteranno Parigi (13-17 marzo), Berlino (20-22 marzo), Bruxelles (23-24 marzo), Madrid (27-30 marzo) e Lisbona (31 marzo-2 aprile), città dove incontreranno i rappresentanti dell’Unesco, del Consiglio d’Europa e dell’Unione Europea, tra le altre istituzioni.

    “Speriamo che questo tour apra nuovi orizzonti e nuovi impegni istituzionali, che capiamo essere essenziali per trasformare la storia e affinché questa causa cominci ad avere la massima importanza politica per le nostre società”, afferma Cuattromo.

    GLI ABUSI NELLA CHIESA ARGENTINA

    Quando aveva 13 anni, Cuattromo ha subito abusi sessuali presso la Scuola Marianista di Buenos Aires: nel 2012 la Giustizia argentina ha condannato il suo aggressore, il fratello Fernando Picciochi, a dodici anni di carcere.

    A questo proposito, Cuattromo critica l’atteggiamento dell’arcidiocesi di Buenos Aires, guidata dall’allora cardinale Jorge Bergoglio, attuale papa Francesco, organizzazione che accusa di sostenere il Collegio Marianista, ente che gli ha offerto un risarcimento civile per i danni causati Finché l’ha tenuto segreto.

    Negli ultimi dieci anni, Cuattromo ha più volte richiesto un’udienza al Sommo Pontefice per affrontare questo tema, richiesta che, assicura, è stata “totalmente” ignorata e che spiegherà dettagliatamente il 9 marzo, in un’apparizione presso la sede del l’Associazione della Stampa Estera di Roma.

    “Non siamo mai stati ricevuti da lui e questo spiega una profonda sottovalutazione e ignoranza da parte, nientemeno, del primo papa argentino e latinoamericano della storia nei confronti delle vittime di abusi sessuali nella Chiesa cattolica in Argentina e in America Latina, ” si lamenta il co-fondatore di ‘Adultxs por los derechos de la infancia’. EFE

  • Abusi, Università Pontificia ritira laurea al gesuita Rupnik abusatore seriale di suore: «Indegno» mentre il Vaticano tace

    Abusi, Università Pontificia ritira laurea al gesuita Rupnik abusatore seriale di suore: «Indegno» mentre il Vaticano tace

    Città del Vaticano – Mentre in America Latina, nella Pontificia Università del Paranà, è stato deciso all’unanimità dal corpo docente di revocare per indegnità la laurea honoris causa al gesuita artista padre Marko Rupnik, visto il suo passato scomodo e imbarazzante di molestie sessuali su donne laiche e religiose, in Vaticano continua a resistere un ostinato silenzio. L’assenza di trasparenza in questo brutto caso di abusi evidenzia coperture ai massimi vertici della Chiesa: ad oggi nessuno ha sciolto il dilemma se a togliere la scomunica a Rupnik per aver violato il gravissimo reato canonico dell’assoluzione di complice sia stato ‘solo’ il prefetto della Congregazione della Fede, il cardinale gesuita Ladaria, oppure se la decisione sia stata presa direttamente da Papa Francesco.

    «La Pontificia Università Cattolica del Paraná (PUCPR) comunica che, alla luce dei fatti ampiamente riportati sugli eventi che hanno coinvolto Marko Ivan Rupnik, il Consiglio dell’Università della PUCPR, in una sessione straordinaria tenutasi il 13 febbraio 2023, in conformità con la Risoluzione n. 01/2023, ha approvato la revoca del titolo di Dottore Honoris Causa conferito il 30 novembre 2022 all’artista sloveno, ritenendolo “indegno” di tale omaggio» si legge nella delibera universitaria. Allo stesso modo altre istituzioni stanno valutando di ritirare analoghi conferimenti e, in parallelo, cresce la spinta a demolire i manufatti artistici di Rupnik – mosaici di scene evangeliche – contenuti in tante cappelle, chiese, monasteri del mondo. La domanda che viaggia sul we è sempre la stessa: è moralmente accettabile mantenere all’interno di un luogo sacro, dove la gente va a pregare e cercare Dio, le opere di un abusatore seriale?

    Più che un rompicapo ormai sembra un vicolo cieco. Il brutto caso del gesuita Marko Rupnik, accusato da diverse religiose di violenze sessuali e manipolazione della coscienza, è diventato l’esempio della scarsa trasparenza in Vaticano in tema di abusi sessuali. Le vicende legate a questo artista famosissimo e con amicizie importanti a ogni livello della Chiesa arrivano persino a gettare un’ombra sul pontificato. Papa Francesco in una intervista alla Associated Press ha però tagliato corto assicurando di non aver avuto nessun ruolo nella sua gestione. Eppure tanti dubbi restano sul tappeto.

    Papa Francesco in una intervista recente alla Ap ha smentito di avere avuto parte nel caso Rupnik: «Per me è stata una sorpresa, davvero. Questa persona, un artista di questo livello, per me è stata una grande sorpresa e una ferita». Francesco ha anche aggiunto di volere maggiore trasparenza. «E con la trasparenza arriva una cosa molto bella, che è la vergogna. La vergogna è una grazia».

    Di fatto il giallo resta ancora insoluto. Dopo una prima indagine all’interno della Compagnia di Gesù, il dossier era passato in Vaticano e il gesuita artista venne infatti condannato dalla Congregazione della Fede per il crimine canonico dell’assoluzione di complice che prevede la scomunica immediata del reo. Per la Chiesa si tratta di un peccato gravissimo. Rupnik però fu misteriosamente graziato poco tempo dopo, a suo favore intervenne una misura speciale che, tecnicamente, spetta  solo al pontefice.

    Ma Papa Francesco ha spiegato  alla Ap di essere intervenuto sul caso Rupnik solo proceduralmente e per mantenere la seconda serie di accuse delle nove donne vittime di abusi con lo stesso tribunale perché altrimenti «i percorsi procedurali si sarebbero divisi e poi tutto si confonde». Quanto al fatto che il Vaticano non abbia rinunciato alla prescrizione, il Pontefice concorda che sia giusto rinunciare «sempre» ai termini di prescrizione per i casi che coinvolgono minori e «adulti vulnerabili, per mantenere invece le tradizionali garanzie legali con i casi che coinvolgono altri soggetti».

    Le parole di Francesco hanno finito per far nascere ulteriori interrogativi oltre a quelli già esistenti. Tanto che la stampa americana ha subito evidenziato che i conti non quadrano. Se nel gennaio 2020 i giudici della Congregazione della Dottrina della Fede in modo unanime riconobbero Rupnik colpevole del gravissimo crimine, e nel maggio 2020 la scomunica fu cancellata con un colpo di spugna dal cardinale prefetto Ladaria (che difficilmente agisce autonomamente avendo bisogno di un placet superiore, quindi del Papa), la domanda che resta sul tappeto è che cosa sia accaduto dietro le quinte.

    Chi è intervenuto per aiutare il gesuita Rupnik? Ad aggravare il quadro ci fu  una altra strana decisione: nel marzo 2020 il Vaticano decise di affidare gli esercizi spirituali della curia proprio al gesuita che era stato appena scomunicato tanto che  effettivamente fu lui a predicare a cardinali e vescovi prima della quaresima di quell’anno. «Come è stato possibile che il Vaticano abbia affidato la predicazione degli esercizi spirituali al gesuita che era appena stato scomunicato dalla Congregazione della Dottrina della Fede?». Rupnik era stato chiamato a sostituire all’ultimo momento il predicatore padre Cantalamessa che era a casa con l’influenza.

    Il sito para vaticano Sismografo annota: «Non si sa chi prese la decisione di chiamare Rupnik. I massimi responsabili della Segreteria di Stato erano ancora ad Ariccia per l’annuale settimana di Esercizi spirituali e il Papa faceva altrettanto a Santa Marta, colpito da raffreddore. Questo tipo di decisione in teoria spetta al Sostituto della Segretaria di stato, il venezuelano Peña Parra. Il Sostituto è una persona molto vicina al Papa ed è possibile che Peña Parra abbia parlato con il Pontefice  della situazione venutasi a creare con l’impedimento di padre Cantalamessa. Il nome del gesuita Rupnik poteva venire fuori in modo spontaneo e immediato non solo per l’esperienza del sacerdote in materia di Esercizi spirituali ma anche per la relazione molto stretta con Papa Bergoglio».

    In Vaticano è risaputo che Rupnik ha goduto di amicizie e coperture influenti già ai tempi di Wojtyla. I gesuiti della Compagnia di Gesù di recente hanno fatto un riassunto del doloroso caso  evidenziando che da parte loro era già stata aperta una inchiesta preliminare per fare chiarezza sulle accuse di  «molestie sessuali e di assoluzione di una complice (…) nel peccato contro il sesto comandamento».

    Già nel 2019 l’indagine preliminare aveva appurato che le «accuse erano credibili» e che era stato inviato un plico alla Congregazione per la Dottrina della Fede;  nel frattempo a Rupnik erano state imposte “misure restrittive cautelari” a gennaio 2020, qualche settimana prima della predica per la Curia romana del primo venerdì della Quaresima, all’unanimità fu emessa la sentenza di colpevolezza: «c’è stata effettivamente l’assoluzione di una complice».

    https://www.ilmattino.it/primopiano/vaticano/abusi_rupnik_papa_francesco_universita_laurea_coperture_vaticano_suore_vittime_cardinali_ladaria_de_donatis-7232837.html

  • Abusi: il 10% delle religiose in America latina ne sarebbe stata vittima da parte di preti

    Abusi: il 10% delle religiose in America latina ne sarebbe stata vittima da parte di preti

    Secondo un’indagine pubblicata dalla Conferenza latinoamericana dei religiosi (CLAR), il 10% delle suore dell’area geografica ha subito abusi sessuali da parte di sacerdoti. Un nuovo studio fa luce anche sui meccanismi di abuso nei confronti delle suore in Africa. L’indagine CLAR ha potuto essere condotta solo sotto forma di testimonianze anonime, ha riferito il quotidiano italiano Il Messaggero il 19 ottobre 2022. 1.417 suore di 23 Paesi dell’America Latina e dei Caraibi hanno risposto al questionario. I risultati sono stati pubblicati in un libro intitolato Vulnerabilità, abusi e cura nella vita religiosa femminile. Mentre il 10% delle donne intervistate ha dichiarato di aver subito abusi sessuali da uno o più sacerdoti, il 19,8% ha affermato di aver subito abusi sessuali in generale.

    Modelli di relazione «lontani dalla volontà di Dio

    Il 55,2% delle suore latinoamericane e caraibiche ha riferito di abusi di potere all’interno della propria congregazione, comunità o ambiente ecclesiale. L’abuso di potere è esercitato nel 51,9% dei casi dai superiori, al secondo posto dai sacerdoti con il 34,2%, seguiti dai formatori con il 23,1% e infine dai vescovi (10%).

    Il 14,3% delle suore ha denunciato molestie sessuali da parte di un sacerdote, il 9,7% da parte di laici e l’8% da parte di altri religiosi. Solo 9 sorelle hanno dichiarato di aver ricevuto un supporto terapeutico nella loro comunità per affrontare il problema.

    Suor Liliana Franco, presidente del CLAR, ha detto che la pubblicazione del libro è l’ultimo passo di un lungo processo. Questo ha comportato, secondo la suora, «l’accettazione del fatto che esistono modalità relazionali lontane dalla volontà di Dio che generano abusi di potere, abusi di coscienza e abusi sessuali». Per suor Liliana, spetta alle suore e ai religiosi stessi portare alla luce questa realtà, «darle un nome, tracciare percorsi di giustizia e di riparazione».

    Insegnare alle suore a dire «no«

    Casi simili di abusi sulle suore sono stati documentati in altre parti del mondo, in particolare in Africa. La suora togolese Mary Lembo, psicoterapeuta e formatrice per seminari e case religiose, ha appena pubblicato la sua tesi di laurea, che sarà discussa nel 2019, dal titolo Religieuses abusées en Afrique, faire la vérité. Uno studio non pubblicato. Poiché l’indagine di suor Mary Lembo è qualitativa e non quantitativa, non rivela la portata del fenomeno in questo continente, ma ne decifra i meccanismi.

    In un’intervista rilasciata al quotidiano francese La Vie il 18 ottobre 2022, l’autrice osserva che «gli abusi sono in parte resi possibili dall’ignoranza e dall’ingenuità delle suore, che non sospettano mai di poter essere adescate da un sacerdote con cui lavorano… e non sono in grado di dire di no».

    Suor Mary Lembo nota anche che in Africa «il sacerdote ha una posizione sociale potente. È apprezzato, ammirato, considerato infallibile, santo. La sua parola è la parola di Dio, non sbaglia mai, è Cristo in terra. Per i fedeli è difficile vedere il lato oscuro del sacerdote. Per lo psicoterapeuta è quindi necessario migliorare la formazione sia dei sacerdoti che delle suore, per insegnare loro «a dare un ‘no’ deciso, a dare loro le armi per difendersi». (cath.ch/ilmessagero/lavie/rz/catt)

    https://www.catt.ch/newsi/abusi-il-10-delle-religiose-in-america-latina-ne-sarebbe-stata-vittima-da-parte-di-preti/

  • La bomba – Il Post

    La bomba – Il Post

    Negli ultimi quarant’anni lo scandalo della pedofilia ha travolto la Chiesa cattolica in ogni continente, partendo dagli Stati Uniti e contagiando Europa, America Latina, Asia e Africa. In molti paesi europei è stata la Chiesa stessa a indagare, aprire i suoi archivi e documentare migliaia di casi di preti abusatori, quasi sempre insabbiati. In Italia non è accaduto niente del genere. Perché? Quali sono le ragioni per cui qui la bomba non è ancora scoppiata?

    La bomba è un podcast e un’inchiesta giornalistica di Iacopo Scaramuzzi e Alvise Armellini. Racconta in sei puntate la crisi degli abusi sessuali nella Chiesa cattolica italiana. Cosa sappiamo? Quali dati abbiamo? Perché lo scandalo è scoppiato ovunque ma non qui? Cosa deve accadere perché anche in Italia si cominci a cercare la verità? Come dobbiamo giudicare i recenti passi in avanti della CEI?

    Alvise Armellini ha studiato a Oxford e alla London School of Economics, ha lavorato come giornalista per l’agenzia di stampa tedesca DPA e la francese Agence France-Presse, scrivendo sul Financial Times e sul Telegraph. Iacopo Scaramuzzi fa il vaticanista da oltre quindici anni, e cioè segue, indaga e racconta l’attualità del Vaticano e l’attualità religiosa, per l’agenzia di stampa Askanews. La bomba è prodotto dal Post e si può ascoltare gratuitamente dal 28 giugno sull’app del Post (scaricala qui) ma anche sulle principali piattaforme di podcast, come Spotify, Apple Podcast e Amazon Music. Di seguito, intanto, il trailer.

    https://www.ilpost.it/2022/06/23/la-bomba/

  • In Venezuela, i sacerdoti condannati per abusi sono tornati al ministero

    In Venezuela, i sacerdoti condannati per abusi sono tornati al ministero

    CARACAS, Venezuela — Il bambino di sei anni si è recato in chiesa con notizie entusiasmanti da condividere.

    Aveva riflettuto sulla questione, ha detto al sacerdote Luis Alberto Mosquera, e aveva deciso di voler essere un cattolico praticante.

    Secondo il ragazzo, il sacerdote ha risposto: “Se vuoi fare il chierichetto, devi superare una prova”. Anni dopo, la testimonianza del ragazzo su quel pomeriggio nella casa parrocchiale si sarebbe rivelata cruciale: un tribunale concluse che Mosquera lo aveva abusato sessualmente.

    Mosquera è stato condannato nel 2006 a più di sette anni di carcere per abusi sessuali su un bambino, ma non ha terminato la sua pena. I suoi avvocati temevano per la sua sicurezza in prigione e hanno chiesto la libertà vigilata. Un giudice ha acconsentito; Mosquera è stato rilasciato dopo due anni ed è tornato nella chiesa nello stato di Lara, dove è ancora sacerdote. Una foto pubblicata sulla sua pagina Facebook nel 2016 e ripostata nel 2017, lo mostra circondato da bambini.

    Il caso del religioso 63enne è tra i 10 che coinvolgono accuse di abusi sessuali su minori esaminati dal Washington Post negli ultimi due anni. Questo giornale ha intervistato leader cattolici, agenti di polizia, funzionari giudiziari e vittime e ha esaminato documenti giudiziari e di polizia. Nella metà dei casi, dal 2001 al 2022, sono stati trovati sacerdoti condannati per abusi che sono stati rilasciati anticipatamente o non hanno scontato la pena detentiva. In almeno tre casi, i sacerdoti sono stati autorizzati a tornare al ministero.

    Gli intervistati notano che esiste un modello che suggerisce una collusione tra un sistema giudiziario corrotto e la Chiesa per proteggere i colpevoli piuttosto che le vittime. L’elemento comune a tutti i 10 casi: i bambini coinvolti provenivano da ambienti poveri e vulnerabili.

    Le accuse di abusi da parte dei sacerdoti hanno scosso negli ultimi anni la Chiesa in America Latina. Gli attentati denunciati in Messico, Argentina, Cile, Colombia e Perù hanno portato a condanne e dimissioni ai massimi livelli dell’istituto.

    Ma il Venezuela è riuscito a sfuggire all’onda. Gli analisti affermano che uno dei motivi è che l’attenzione si è concentrata solo sulle turbolenze politiche nel paese socialista in bancarotta. Un sistema giudiziario rotto è un altro. L’influenza della Chiesa e la sua relativa stabilità è una terza.

    “Tanto è stato rimandato a causa di sconvolgimenti sociali e politici”, ha detto in un’intervista David Smilde, un sociologo dell’Università di Tulane la cui vasta ricerca sul paese si è concentrata in parte sulla religione. “Una delle istituzioni che i venezuelani rispettano di più è la Chiesa cattolica. Questo limita quanto puoi agire.

    Hugo Chávez, fondatore dell’attuale Stato socialista in Venezuela, ha pubblicamente criticato la Chiesa. Ma il suo successore, il presidente Nicolás Maduro, è stato molto meno esplicito sulle trasgressioni dei sacerdoti e la Chiesa è diventata un intermediario tra il governo e l’opposizione.

    “Il nostro rapporto con la Chiesa è stato di mediazione e sostegno politico”, ha affermato Julio Borges, un politico dell’opposizione.

    Per i membri del clero che hanno abusato di minori, lo status della Chiesa sembra aver fornito protezione. Un sacerdote di Zulia, ad esempio, non ha trascorso del tempo in carcere nonostante fosse stato condannato per abusi sessuali aggravati su una ragazza di 12 anni. Un sacerdote nello stato di Falcón si è dichiarato colpevole di aver commesso un atto carnale nei confronti di una ragazza di 14 anni, ma gli sono stati concessi gli arresti domiciliari a condizione che stesse lontano dalla vittima. È tornato alla Chiesa, dove continua il suo ministero oggi.

    Per le vittime di questi casi, la vita è ancora una lotta. Di solito hanno poco supporto quando cercano di andare avanti.

    Sfidare il silenzio e l’impunità della Chiesa

    Mosquera lavora nella cittadina di Humocaro Alto, a circa 300 miglia a ovest di Caracas. È stato assegnato ad almeno due diverse parrocchie dal 1996, quando un ragazzo di 12 anni lo ha accusato di aver tentato di violentarlo sotto la minaccia delle armi, secondo i registri della polizia. Mosquera è stato infine assolto dall’accusa di tentato stupro.

    A gennaio, Mosquera ha confermato al Washington Post di rimanere un sacerdote lavoratore, ma ha rifiutato di rispondere a qualsiasi ulteriore domanda.

    Il suo ruolo attuale non sorprende l’avvocato che ha rappresentato il bambino di sei anni e ha contribuito a far condannare Mosquera. “La Chiesa ha davvero protetto il sacerdote. Gli hanno dato tutto il supporto”, ha detto l’avvocato Jorge Mendoza. Ha aggiunto che gli hanno fatto pressioni affinché si tirasse indietro: “L’arcivescovo di Barquisimeto mi ha detto che mi avrebbero scomunicato se avessi continuato a difendere il bambino”.

    L’arcivescovo è morto l’anno scorso. Il Rev. Oswaldo Araque, vicario generale di Barquisimeto, ha detto al Post che l’arcidiocesi è “attenta” nel recepire e agire sulle accuse contro i sacerdoti. Alla domanda sulla colpevolezza della Chiesa nel riportare al ministero un pedofilo condannato, ha detto che avrebbe indagato se fossero stati forniti dettagli. “Anche lo Stato è responsabile!”, ha detto. “Lo hanno lasciato andare”.

    Anche altri casi esaminati dal Washington Post si sono conclusi con, se non altro, un tempo minimo dietro le sbarre. In uno, un sacerdote nello stato di Mérida ha scambiato messaggi di testo con una ragazza di 13 anni, l’ha portata in una stanza d’albergo e l’ha baciata, secondo un tribunale. La ragazza ha testimoniato che ha cercato di sollevare la sua maglietta. I suoi avvocati hanno sostenuto che voleva partire con lui e che nessun atto sessuale è stato consumato. Nel 2006 è stato dichiarato non colpevole di atti osceni aggravati.

    Data la poca fiducia che hanno nelle forze di sicurezza o nei tribunali venezuelani che rispondono in modo rapido ed efficace alle denunce di abusi, alcune vittime hanno attirato l’attenzione sulla questione trasmettendo le denunce sui social network.

    Nel 2018, una richiesta di aiuto su Twitter ha contribuito a esporre un caso nello stato di Anzoátegui. “Prete pedofilo”, diceva il tweet, che poi ha nominato la parrocchia e ha implorato: “Aiutaci, Santità”. Il sacerdote Enrique Castro Azócar è stato arrestato l’anno successivo e accusato di abusi sessuali su due minori.

    La ricerca di giustizia è stata estenuante per il padre delle vittime. “Le nostre vite sono cambiate per sempre a causa di questo” , ha detto al Post Robing Damián Salazar, un falegname . “Sono stato molestato e minacciato, ho combattuto per i miei figli”.

    Castro si è dichiarato colpevole di due capi di imputazione per abusi sessuali su un bambino ed è stato condannato a cinque anni. Ma invece di andare in prigione, gli è stato concesso un tipo di libertà condizionale noto in Venezuela come misura sostitutiva della libertà. È stato rilasciato a condizione che stesse lontano dalle vittime, fosse curato da uno psicologo e si presentasse in tribunale ogni 30 giorni.

    I sostenitori delle vittime sostengono che la sentenza ha violato una sentenza del 2017 della Corte Suprema di Giustizia, la più alta corte del Venezuela, secondo cui le persone condannate per tali crimini non possono beneficiare di alternative all’incarcerazione. “Cose come queste riflettono lo stato di indifesa e impunità che prevale nel Paese”, ha affermato l’avvocato Carlos Trapani, capo dell’organizzazione per i diritti dei bambini Cecodap.

  • Un numero crescente di sopravvissuti ad abusi sessuali da parte del personale religioso si fa avanti in America Latina

    Un numero crescente di sopravvissuti ad abusi sessuali da parte del personale religioso si fa avanti in America Latina

    Sono trascorsi due decenni da quando negli Stati Uniti sono stati denunciati per la prima volta abusi sui minori nella Chiesa cattolica. Da allora scandali simili sono scoppiati in Nord America, Oceania e, più recentemente, in Europa.

    Ora, un numero crescente di sopravvissuti dall’America Latina, patria della più grande popolazione cattolica del mondo, si fa avanti e intraprende azioni legali contro vescovi e sacerdoti cattolici.

    Uno di loro è Eneas Espinoza, un attivista cileno di 49 anni.

    Aveva 5 anni quando iniziò a frequentare una scuola cattolica gestita dai Fratelli Maristi a Santiago, la capitale del Cile. Poco dopo, ha detto che uno dei sacerdoti di nome Adolfo Fuentes Corral lo aveva molestato. Questo è stato il primo di una serie di abusi che sono continuati nel corso di tre anni, fino a quando Fuentes Corral è stato trasferito in un’altra scuola in un’altra città.

    “Ero così confuso”, ha detto. “Perché questi sacerdoti erano visti come persone rispettate, potenti, persino divine all’interno della mia famiglia. Non sembravano abusatori tradizionali”, ha detto.

    Espinoza non ha condiviso la sua esperienza con nessuno in quel momento e ha continuato a frequentare la scuola per altri sette anni. Ma tre anni dopo, fu di nuovo abusato sessualmente da un altro sacerdote di nome Cristian Precht.

    Ci sono voluti quattro decenni a Espinoza per farsi avanti e raccontare la sua storia.

    “È stato quando ho saputo che sarei stato il papà di un bambino. Questo [mi ha colpito] e sapevo che non potevo più contenere questo segreto.

    Espinoza ha affermato che il tabù di parlare contro gli abusi sessuali sui minori, soprattutto se coinvolge la chiesa, è un’enorme barriera per i sopravvissuti in America Latina.

    “Mia madre lavorava come volontaria per i fratelli Maristi”, ha detto. “Quindi, continuavo a sentire il nome dell’aggressore a casa, anche dopo aver finito la scuola, chiamava mia madre e mi mandava i saluti”.

    Espinoza ha fondato il Cile’s Survivors Network per sostenere altri che hanno subito abusi sessuali su minori da parte di istituzioni cilene, inclusa la Chiesa cattolica.

    I membri di questo gruppo hanno incontrato Papa Francesco nel 2018 quando ha visitato il Paese. Il Papa argentino si è scusato con le vittime e ha promesso un’indagine formale, ma finora nessuno è stato ritenuto responsabile.

    Espinoza ha detto che i suoi aggressori sono tutti liberi.

    Cristian Pretch è stato espulso dalla chiesa dal Papa nel 2018, ma non è stato perseguito. Adolfo Fuentes Corral ha continuato ad essere un prete cattolico e alla fine è stato trasferito in Perù, ha detto.

    Secondo Victor Sande, coordinatore della campagna del Child Rights International Network nel Regno Unito, il trasferimento di un prete in una città o paese diverso è stata una pratica comune utilizzata dalla Chiesa cattolica per nascondere questo tipo di crimine. Il gruppo ha pubblicato un rapporto che documenta oltre 1.000 casi di abusi sessuali da parte del personale in 19 paesi dell’America Latina.

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    È difficile stimare l’entità degli abusi del personale in America Latina, secondo Sande, perché molti casi non vengono denunciati. Ha detto che ci sono enormi barriere affinché i sopravvissuti in America Latina si facciano avanti e trovino giustizia.

    “La separazione tra la Chiesa e lo Stato non esiste così tanto in America Latina”, ha detto. “Quindi, le decisioni del governo potrebbero essere influenzate dal non voler creare alcuna tensione tra la Chiesa e lo Stato”.

    Sande ha affermato che un altro grande ostacolo per le vittime di abusi sessuali infantili nell’accesso alla giustizia in America Latina sono i termini di prescrizione per questo tipo di reati. In Venezuela, l’abuso deve essere denunciato entro 10 anni.

    Questo è stato un problema per José Leonardo Araujo, 33 anni.

    È tra i primi sopravvissuti agli abusi sessuali del clero in Venezuela a parlare pubblicamente della sua esperienza. Dopo aver affrontato per anni una grave depressione, si è finalmente sentito emotivamente pronto ad intraprendere un’azione legale, 17 anni dopo l’abuso. Il tempo era scaduto per lui per chiedere giustizia.

    L’aggressore di Araujo non è stato ritenuto responsabile ed è stato trasferito in Messico dove, ha detto, ha continuato ad abusare sessualmente di altre persone.

    Araujo ha affermato che in Venezuela non c’è abbastanza sostegno per le vittime di abusi sessuali su minori.

    “Tutto quello che ho trovato è stata un’organizzazione che aiuta le vittime di violenza domestica, ma non era esattamente il mio caso, quindi mi sentivo come se non fossi abbastanza in forma”, ha detto.

    Spera che più vittime si mobilitino e si facciano avanti.

    “In Venezuela, le persone hanno dovuto affrontare altri problemi urgenti come la carenza di cibo, l’iperinflazione e la repressione politica”, ha affermato. “Quindi, le conversazioni su abusi sessuali o violenza domestica non sono state una priorità per i politici”.

    Araujo si è infine trasferito in Messico, uno dei pochi paesi in cui le autorità stanno finalmente discutendo se una prescrizione debba continuare ad applicarsi ai casi di abusi sessuali su minori.

    È in contatto con altre vittime dello stesso aguzzino e tutte sperano di trovare giustizia. Ma con così tanti ostacoli, alcuni sono scettici sul fatto che gli abusi sessuali del clero in America Latina saranno mai perseguiti.

    “Qualcosa che accade spesso è che la chiesa annuncerà la propria commissione d’inchiesta”, ha detto Sande, il coordinatore della campagna. “Questa è probabilmente una tattica per distogliere l’attenzione dalle richieste di un governo o di uno studio legale. Ed è anche un modo per mantenere il controllo della discussione e dei fatti”.

    Per Sande, i media internazionali potrebbero essere determinanti nell’esporre la verità, perché aiutano a influenzare la copertura nazionale in diversi paesi.

    “Spesso ci sono testate giornalistiche in America Latina, che per qualsiasi motivo, che sia [una] mancanza di risorse o non vogliano sfidare la chiesa, non indagheranno in modo approfondito sui casi di abusi del clero”.

    Il mese scorso, il quotidiano spagnolo El Pais ha annunciato la prima indagine in assoluto su denunce di abusi all’interno della Chiesa cattolica in America Latina.

    Ha creato un indirizzo e-mail per i sopravvissuti per inviare le loro richieste. Finora, stanno scavando in più di 1.000 accuse.

    L’incentivo sta dando qualche speranza ai sopravvissuti come Eneas Espinoza, che pensano che l’America Latina potrebbe diventare la prossima regione a livello globale ad essere testimone di rivelazioni di massa di abusi sessuali da parte del clero.

    “È la punta dell’iceberg”, ha detto.

    https://theworld.org/stories/2022-04-25/growing-number-clerical-sexual-abuse-survivors-are-coming-forward-latin-america