Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: antonio messina

  • Violenza sessuale, don Rugolo condannato anche in appello

    Violenza sessuale, don Rugolo condannato anche in appello

    La prima sezione penale della corte d’appello di Caltanissetta ha condannato a tre anni di reclusione don Giuseppe Rugolo, sacerdote accusato di violenza sessuale su minorenni.

    I giudici hanno applicato l’attenuante della tenuità del fatto per due delle vittime individuate, rideterminando la sentenza di primo grado che era stata di quattro anni e sei mesi.

    L’impianto dell’accusa ha retto anche in appello, come la credibilità di Antonio Messina, il giovane archeologo sulla cui denuncia è stato incardinato il processo. La Corte d’appello ha estromesso la diocesi di Piazza Armerina dalla responsabilità civile.

    La sentenza è arrivata dopo le repliche dei difensori del sacerdote, presente all’udienza che, ancora una volta hanno criticato la sentenza di primo grado e accusato la stampa di avere condotto un processo mediatico contro don Rugolo. In aula anche le parti civili con Antonio Messina, assistito dall’avvocato Eleanna Parasiliti Molica , i genitori del Messina, con l’avvocato Giovanni Di Giovanni e le associazioni Contro tutte le violenze e Rete l’Abuso con gli avvocati Irina Mendolia e Mario Caligiuri sostituito da Giuseppe Messina del foro di Gela.

    “Ho sempre voluto solo ed esclusivamente giustizia – dice Antonio Messina – C’è una condanna che viene confermata del resto deve ancora partire il processo al vescovo Gisana e al vicario giudiziale Vincenzo Murgano per falsa testimonianza.

    Comunque gli abusi sono stati riconosciuti sia in primo grado che in secondo grado. Mi auguro che questo sia di monito per altri giovani che vogliano denunciare ai quali dico di non denunciare ai servizi per la tutela dei minori considerato il fatto che uno degli avvocati del sacerdote condannato fa parte della commissione tutela minori di Ferrara e difende un prete pedofilo”.

    “Per quanto attiene la posizione del mio assistito – ha detto l’avvocato Parasiliti Molica – l’impianto accusatorio è stato interamente confermato sopratutto ancora una volta vince la credibilità di Antonio”.

    “Aspettiamo le motivazioni e valuteremo se ricorrere in cassazione per alcuni aspetti che non convincono”, ha detto il sostituto procuratore Gaetano Bono.

    https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2025/07/01/violenza-sessuale-don-rugolo-condannato-anche-in-appello_88919247-b402-4334-ba76-656944ba3832.html

  • Ma dove sta la coerenza quando Papa Leone XIV raccomanda che il vescovo sia “fermo e deciso sugli abusi” ?

    Ma dove sta la coerenza quando Papa Leone XIV raccomanda che il vescovo sia “fermo e deciso sugli abusi” ?

    L’appello di Papa Leone ai vescovi ai quali raccomanda essere; “fermo e deciso nell’affrontare le situazioni che possono dare scandalo ed ogni caso di abuso, specialmente nei confronti di minori, attenendosi alle attuali disposizioni“.

    Fantastico nelle parole che però stridono con i fatti, soprattutto quelli che riguardano direttamente proprio colui che fa l’appello e che prima di diventare Papa, era a capo del Dicastero dei vescovi, che si occupa della loro condotta.

    Proprio l’Ufficio al quale nel marzo del 2024 Antonio Messina (vittima di don Giuseppe Rugolo condannato in 1° grado a quattro anni e sei mesi) consegnò il fascicolo sulle presunte coperture che il vescovo di Piazza Armerina Rosario Gisana avrebbe fornito al Rugolo. Coperture che lo stesso Gisana – intercettato al telefono dagli inquirenti – ammette in una telefonata.

    Accuse che all’indomani della condanna in 1° grado di don Rugolo vedono lo stesso vescovo Gisana imputato dalla giustizia italiana per aver mentito in aula durante il processo.

    Questo è quanto sta facendo la giustizia italiana!

    Ma quella tanto acclamata dalla chiesa, che ha visto proprio Robert Prevost – colui che oggi è diventato il Papa – che, da capo del dicastero dei vescovi già avrebbe dovuto intervenire nel 2024 sul caso, che tutt’ora invece ancora vede il vescovo Rosario Gisana al suo posto, dichiarare stile “influencer” quanto riportato dai media, non solo sembra uno scherzo di pessimo gusto, ma visto dai sopravvissuti, in questo particolare caso dalla stessa vittima Antonio Messina che, malgrado la delusione del mancato intervento di Prevost alla DDF, diventato Papa leone gli ha comunque rinnovato fiducia sollecitando ulteriormente un suo intervento, certo non da una grande immagine di serietà, ancor meno di coerenza.

    Messaggio che alla luce dei fatti va doverosamente preso per mera e disonesta propaganda alla quale si aggiungono le critiche di Hans Zollner che proprio ieri ha commentato così l’operato della chiesa; ‘no alle indagini-elemosina’.

    Propaganda contro la quale si era già scontrato Papa Francesco, anche lui sul caso di monsignor Rosario Gisana, che proprio alla vigilia della requisitoria su don Rugolo definì in un contesto totalmente fuori dalla realtà con la frase; “Saluto il Vescovo di Piazza Armerina, Monsignor Rosario Gisana: bravo, questo Vescovo, bravo. È stato perseguitato, calunniato e lui fermo, sempre, giusto, uomo giusto. Per questo, quel giorno in cui andai a Palermo, ho voluto fare sosta prima a Piazza Armerina, per salutarlo; è un bravo Vescovo”.

    Frase che oggi pare quasi ripetersi nelle parole di Papa Leone XIV.

  • Enna – Archiviate le tre querele per diffamazione e diffusione di atti procedurali fatte alla giornalista Pierelisa Rizzo da don Giuseppe Rugolo

    Enna – Archiviate le tre querele per diffamazione e diffusione di atti procedurali fatte alla giornalista Pierelisa Rizzo da don Giuseppe Rugolo

    Il tribunale di Enna ha archiviato le tre querele per diffamazione e diffusione di atti procedurali fatte alla giornalista Pierelisa Rizzo da Giuseppe Rugolo, il sacerdote condannato dal tribunale di Enna a 4 anni e 6 mesi per violenza sessuale su minori.

    Le querele erano state archiviate dalla procura ma i legali del sacerdote , che avevano chiesto anche il sequestro dei supporti informatici e dei cellulari della giornalista, si erano opposti. Ora il tribunale scrive la parola fine alla vicenda giudiziaria.

    Insieme alla Rizzo, assistita dagli avvocati Eleanna Parasiliti Molica del foro di Enna e Giovanni DI Giovanni, del foro di Caltanissetta, sono stati querelati, tutte querele archiviate, altri 6 giornalisti, il presidente di Rete l’Abuso, unica associazione italiana che si occupa di sopravvissuti ad abusi clericali, Francesco Zanardi, e una delle vittime del prete, Antonio Messina dalla cui denuncia è scaturita l’inchiesta che ha portato alla condanna di Rugolo. “

    Sono grata alla giustizia e ai magistrati che hanno riconosciuto la temerarietà di queste querele fatte solo per bloccare il flusso di informazione – dice la Rizzo – Questo processo , seppure a porte chiuse, andava raccontato perché ha svelato uno scenario inquietante nella diocesi di Piazza Armerina e ha portato , oltre alla condanna del sacerdote, all’incriminazione per falsa testimonianza del vescovo Rosario Gisana e del vicario giudiziale Vincenzo Murgano “.

    Sono gli stessi giudici di Enna, come aveva già fatto quello di Savona che aveva archiviato la querela contro il presidente Zanardi, a stabilire che la Rizzo ha riportato le notizie a norme legge dato che “non sussiste il divieto di pubblicazione, anche parziale degli atti del dibattimento celebrato a porte chiuse”.

    La giornalista è stata sostenuta da Ossigeno per l’informazione, l’osservatorio nato per documentare e analizzare il crescendo di intimidazioni e minacce nei confronti dei giornalisti italiani e ha ricevuto la solidarietà dell’ordine dei giornalisti di Sicilia e dell’Assostampa.

    La Rizzo, di recente, nel corso delle udienze del processo di appello a Rugolo, è stata accusata in aula dai legali di Rugolo di avere, con i suoi articoli, condizionato tribunale e testimoni

  • Slitta la sentenza di appello per il sacerdote accusato di violenza sessuale

    Slitta la sentenza di appello per il sacerdote accusato di violenza sessuale

    Slitta al I° luglio la sentenza del processo d’appello, che si celebra a Caltanissetta, a Giuseppe Rugolo, il sacerdote condannato in I° grado dal tribunale di Enna a 4 anni e 6 mesi di carcere per violenza sessuale a danno di minori. Il verdetto era atteso per il prossimo 17 giugno. Oggi è stata la volta delle repliche del procuratore generale Antonino Patti, che ha insistito sulla conferma della condanna, e delle controrepliche degli avvocati di parte civile e del responsabile civile della curia oltre che il legale della parrocchia di San Giovanni.

    Mauro Lombardo, legale della parrocchia di San Giovanni, che in realtà sarebbe uscito dal processo perché in primo grado non è stato ritenuto responsabile civile, risponde all’obiezione fatta nelle scorse udienze da Giovanni Di Giovanni, legale dei genitori di Antonio Messina, l’archeologo che ha denunciato Rugolo per ribadire che non è vero che lui non ha diritto a stare in aula, ma che se la sentenza non venisse confermata anche la parrocchia potrebbe trarne vantaggio.

    Per Lombardo, Antonio Messina avrebbe mentito sulla natura dei rapporti con Rugolo. E mentre Gabriele Cantaro legale della curia ha sostenuto che sarebbe stata la famiglia della vittima a chiedere 25 mila euro al vescovo Rosario Gisana, l’avvocato della parte civile, Eleanna Parasiliti Molica ha raccontato come sarebbe stato proprio un notaio di Enna a mettere in guardia Gisana dal consegnare in contanti la cifra.

    Slitta la sentenza di appello per il sacerdote accusato di violenza sessuale

  • Abusi su minore, la difesa di Don Rugolo contesta le indagini

    Abusi su minore, la difesa di Don Rugolo contesta le indagini

    Si è tenuta oggi a Caltanissetta la terza udienza del processo d’appello a don Giuseppe Rugolo, il sacerdote condannato in primo grado a 4 anni mezzo, dal tribunale di Enna, per violenza sessuale aggravata a danni di minori. Intanto è in corso un procedimento ecclesiastico presso il dicastero per la dottrina della Fede nei confronti del religioso; non è ancora chiaro se il sacerdote sia stato interdetto dal celebrare messa in pubblico o si vada verso la sua riduzione allo stato laicale.

    Nel corso delle udienze sono stati sentiti alcuni testimoni e alcune presunte vittime che avrebbero segnalato al vescovo di Piazza Armerina, Rosario Gisana, gli abusi subiti da Antonio Messina, l’archeologo la cui denuncia ha portato alla condanna del sacerdote. Una ricostruzione, quella della squadra mobile di Enna che ha operato su delega della Procura, contestata da Denis Lovison, uno degli avvocati del collegio difensivo.

    In particolare il legale ha tentato di confutare alcune intercettazioni che sarebbero state effettuate mentre l’indagato stava contemporaneamente visionando alcuni siti pornografici.In aula erano presenti l’imputato e le parti civili, i genitori di Messina, e le associazioni Rete l’Abuso e Cotulevii, i legali della Curia di Piazza Armerina, e quelli della parrocchia di San Giovanni, dove si sarebbero consumati alcuni abusi. La sentenza è prevista per il 17 giugno.

    https://www.lasicilia.it/cronaca/abusi-su-minore-la-difesa-di-don-rugolo-contesta-le-indagini-2509902/

  • Messina, “Papa Leone rimuova il vescovo Gisana”

    Messina, “Papa Leone rimuova il vescovo Gisana”

    “Chiedo a Papa Leone XIV di rimuovere il vescovo di Piazza Armerina, Rosario Gisana ”. Sono le parole di Antonio Messina, l’archeologo ennese dalla cui denuncia è scaturita l’inchiesta della Procura di Enna su violenza sessuale che ha portato alla condanna in primo grado, a 4 anni e mezzo, di don Giuseppe Rugolo, rilasciate al quotidiano nazionale La Repubblica.

    Udienza da papa Francesco

    Messina era stato invitato in udienza privata da papa Francesco a cui avrebbe raccontato la sua vicenda poi la morte del Pontefice ha cambiato tutti i programmi, da qui la richiesta a papa Leone XIV nel giorno della prima udienza, al tribunale di Enna, del processo che vede alla sbarra il vescovo, Rosario Gisana, ed il parroco della chiesa Madre, Vincenzo Murgano, imputati per falsa testimonianza in merito alle loro dichiarazioni rilasciate nel procedimento contro Rugolo, per cui è iniziato l’Appello a Caltanissetta.

    Il cambio del giudice

    Il giudice che avrebbe dovuto occuparsi del processo contro i due prelati si è dichiarato incompatibile perché estensore della sentenza di condanna di primo grado di Rugolo: sarà sostituito da Marco Strano e la prossima udienza è stata fissata al 29 di ottobre. Messina, difeso dall’avvocato Eleanna Parasiliti Molica, ha depositato la richiesta di costituzione di parte civile, lo faranno anche i genitori di Antonio Messina e l’associazione “Rete l’Abuso”. 

    Messina, “Papa Leone rimuova il vescovo Gisana”

  • Processo al vescovo Rosario Gisana, la giudice si è astenuta e la Diocesi nomina un legale romano

    Processo al vescovo Rosario Gisana, la giudice si è astenuta e la Diocesi nomina un legale romano

    l giudice Maria Rosaria Santoni, giudice estensore della sentenza di condanna al sacerdote Giuseppe Rugolo, condannato dal tribunale di Enna a 4 anni e sei mesi di carcere per violenza sessuale a minorenne, si è astenuta nel processo che vede imputati per falsa testimonianza il vescovo di Piazza Armerina, Rosario Gisana, e il suo vicario giudiziale e attuale parroco della Chiesa Madre di Enna Vincenzo Murgano.

    La prossima udienza è fissata per il 29 ottobre. Oggi si è costituito parte civile Antonio Messina, assistito dall’avvocato Eleanna Parasiliti Molica.

    Il legale del vescovo, l’avvocato Gabriele Cantaro, ha annunciato che sarà affiancato nella difesa da un legale romano, il penalista Pierfrancesco Bruno.

    «La nomina di un avvocato per la Diocesi che viene da Roma dimostra che la difesa ha compreso che questo processo ha uno scenario nazionale», ha commentato Antonio Messina, dalla cui denuncia è stato incardinato il processo a padre Rugolo.

    https://www.lasicilia.it/enna/processo-al-vescovo-rosario-gisana-la-giudice-si-e-astenuta-e-la-diocesi-nomina-un-legale-romano-2508271/

  • Don Rugolo – Nessuna sentenza nell’udienza del 27 maggio. L’annuncio del Presidente Roberta Serio

    Don Rugolo – Nessuna sentenza nell’udienza del 27 maggio. L’annuncio del Presidente Roberta Serio

    Nel processo di appello, che si celebra in corte d’appello, a Caltanissetta, a Giuseppe Rugolo, il sacerdote condannato a 4 anni e mezzo di carcere dal tribunale di Enna, per violenza sessuale a danno di minori, nella prossima udienza, fissata per il 27 maggio, non ci sarà la sentenza.

    L’ha annunciato, a chiusura della seconda udienza, la presidente nella I sezione penale Roberta Serio nel corso della quale hanno parlato Giovanni Di Giovanni, legale di parte civile della famiglia di Antonio Messina, il giovane archeologo che aveva denunciato Rugolo.

    Per la prima volta, dall’inizio del processo Messina non era in aula e neppure il suo legale, Eleanna Parasiliti Molica, “perché – ha detto Di Giovanni – convocati dalla Santa Sede , in Vaticano”. Assente anche l’imputato, Giuseppe Rugolo.

    L’avvocato Mauro Lombardo della parrocchia di San Giovanni, dove sarebbero avvenute alcune violenze, ha attaccato la sentenza di I grado che, secondo lui, non avrebbe approfondito alcuni aspetti chiave della vicenda mentre Gabriele Cantaro, legale della curia di Piazza Armerina, ritenuta responsabile civile, ha parlato di attacco mediatico al vescovo Gisana a ha poi incentrato il suo intervento sul fatto che si sarebbe dovuta citare la diocesi piuttosto che la curia, che a suo dire, potrebbe essere considerata come una sorta di segreteria della diocesi.

    Intanto c’è attesa per l’udienza prebattimentale che si celebra al tribunale di Enna il prossimo 26 maggio e che vede imputati per falsa testimonianza proprio il vescovo della diocesi di Piazza Armerina , Rosario Gisana e il suo vicario giudiziale, attuale parroco della chiesa Madre di Enna, Vincenzo Murgano. I due sono accusati di avere mentito in aula durante il processo al sacerdote Rugolo

  • Prima prova per Papa Leone XIV che conosce bene il dossier su Gisana e Murgano – L’appello di Antonio Messina

    Prima prova per Papa Leone XIV che conosce bene il dossier su Gisana e Murgano – L’appello di Antonio Messina

    Già Prefetto del Dicastero per i Vescovi e oggi Papa Leone XIV conosce bene il caso di Enna, dopo aver ricevuto nel marzo del 2024 il dossier di Antonio Messina riguardante don Rugolo – condannato in primo grado a quattro anni e sei mesi – e del vescovo Gisana, che insieme a monsignor Murgano sono stati rinviati a giudizio dal tribunale italiano di Enna per falsa testimonianza (la prima udienza è fissata il prossimo 26), nel tentativo di coprire il Rugolo.

    Mentre dal Dicastero per i vescovi, dove Robert Prevost è stato il prefetto fino alla sua nomina a Papa, nessun provvedimento canonico, malgrado in questi casi lo preveda il Motu proprio vos estis lux mundi di Papa Francesco.

    Solo dopo che il tribunale italiano rinviò a giudizio Gisana e Murgano, il prefetto Prevost si limitò all’invio di un ispettore.

    Il commento di Antonio Messina “Non conosco bene le vicende che riguardano Prevost (oggi Papa), ma so che certamente a lui rinnoverò la mia istanza di giustizia, quella stessa giustizia che ha pronunciato dalla loggia delle benedizioni in Piazza San Pietro dopo la sua elezione.”

    “A chi mi chiede, con una certa sfacciataggine, di fare silenzio, io ribadisco che sono vivo e, pertanto, continuerò a parlare e a lottare”.

  • La Rete l’abuso sulla pedofilia nella Chiesa: “Solo nel 2025 si sono già verificati dieci casi”

    La Rete l’abuso sulla pedofilia nella Chiesa: “Solo nel 2025 si sono già verificati dieci casi”

    ROMA – Le porte di San Pietro si sono chiuse e il mondo è rimasto con il fiato sospeso nell’attesa di una fumata bianca. All’indomani dell’inizio del conclave del post Francesco, sono tanti gli interrogativi di fedeli e non. Tra i tanti dossier lasciati aperti, c’è quello sulla pedofilia nella Chiesa cattolica su cui poco si è parlato durante il pre conclave. Dossier messo, per l’ennesima volta, sotto i riflettori in Italia dall’associazione Rete L’Abuso che, alla vigilia del processo elettivo più antico del mondo, ha tenuto una conferenza stampa a Roma per dare voce ai sopravvissuti agli abusi del clero e alle loro famiglie.

    “Sono la mamma di Eva Sacconago, che ci ha salutati per sempre nel 2011 a causa di quello che le ha fatto vivere l’ex suora Mariangela Faret. Confermata dalla Cassazione la condanna di tre anni e sei mesi per abusi sessuali. Stalking e violenze private andati prescritti”. “Sono il papà di Eva Sacconago. Papa Ratzinger ricevette lettere sull’orribile caso di mia figlia e, durante gli anni del processo, anche papa Francesco ebbe modo di seguire la vicenda su quotidiani e tv ma nessuno ci contattò”.

    “Mio figlio è stato molestato da Don Vincenzo Cala Impirotta, il quale, dopo la condanna in primo e in secondo grado e motivazioni confermate in Cassazione, si è salvato grazie alla prescrizione del reato. Il prete non è mai stato ridotto allo stato laicale, noi siamo stati additati come calunniatori. Il vescovo, nonostante dichiarazioni pubbliche di vicinanza alla vittima, ha permesso che si facesse una fiaccolata in favore dello stesso prete”.

    “Sono la mamma della vittima di don Mauro Galli. La diocesi ha deciso di difendere il prete mettendo in campo otto avvocati. Unica arma: screditare la vittima. Nel frattempo, nonostante la congregazione per la dottrina della fede avesse tutta la documentazione e le prove che Monsignor Delpini avesse insabbiato tutto, Papa Francesco ha nominato Delpini arcivescovo di Milano”.

    “Sono il papà della vittima di Livio Graziano. Nonostante all’epoca fosse ai domiciliari stalkerava mio figlio sui social. Quando mi sono rivolto al vescovo di Aversa, che ha avuto un colloquio con Zuppi, sono stato tacciato di essere un rompi coglioni”.

    Queste sono solo alcune delle testimonianze dei familiari delle vittime diffuse martedì scorso dall’associazione dei sopravvissuti italiani. Testimonianze che chiamano in causa la gestione del fenomeno da parte della Chiesa. “Le lamentele delle famiglie – ha spiegato Francesco Zanardi, presidente dell’associazione Rete L’Abuso – vanno a pesare tutte sul Papa, ma ricordiamo che il Papa può fare le leggi solo per lo stato Vaticano”. Puntualizzazione che si riferisce all’emanazione, da parte di Papa Francesco, del Motu Proprio del 2019 in materia di violenze sessuali su minori. Uno degli ultimi articoli del documento, infatti, osserva: “Le presenti norme si applicano senza pregiudizio dei diritti e degli obblighi stabiliti in ogni luogo dalle leggi statali. In Francia, le conferenze episcopali hanno percepito, con il peso delle leggi dello stato, queste linee guida in un certo modo. In Italia no. Abbiamo incontrato diverse volte il presidente della Cei Zuppi, il quale ha detto che lo Stato non impone l’obbligo della denuncia, quindi ‘perché denunciare i preti segnalati presso gli sportelli diocesani?’”

    Il mancato allineamento al Motu proprio sulla pedofilia

    Per capire il peso, da parte dello Stato italiano, del mancato allineamento al Motu proprio sulla pedofilia, è esemplare il caso di Don Ciro Panigara, sacerdote attualmente indagato a Brescia e già accusato di abusi 15 anni fa. Il religioso, era stato sospeso dalla Chiesa e, dopo presunte cure, è stato rimesso in parrocchia. Nello scorso dicembre, Don Ciro Panigara è stato indagato dalla procura perché ha abusato di altri minori.

    “Se ci fosse stato l’obbligo della denuncia – ha aggiunto Zanardi – questo prete avrebbe subito, oltre il processo canonico, anche un processo penale 15 anni fa. Non solo. Se la l’applicazione della carta di Lanzarote in Europa (che prevede anche il certificato di antipedofilia) fosse stata correttamente applicata in Italia senza sollevare tutto l’ambito del volontariato, Don Ciro Panigara sarebbe stato reintegrato come prete ma non a contatto con minori”.

    Pedofilia nella Chiesa, la gravità e l’estensione del fenomeno in Italia

    Per far comprendere la gravità e l’estensione del fenomeno in Italia, La Rete L’abuso ha presentato il nuovo database che raccoglie tutti i casi censiti dall’associazione. Nel sistema informatico è presente anche l’annuario dei casi italiani che mostra l’andamento degli abusi dal 2000 ad oggi. Solo nel 2025, sono stati registrati dieci casi, “tutti riportati da notizie di cronaca”. L’ultima commissione indipendente di inchiesta in Europa che si è occupata del fenomeno è stata quella francese, che ha contato 3000 preti pedofili che hanno prodotto 330 mila vittime. “In Italia – ha dichiarato Zanardi – non abbiamo mai avuto una commissione indipendente ma dal censimento abbiamo 1.031 sacerdoti pedofili, che sono la punta dell’iceberg, che hanno prodotto 4.262 vittime. Poi abbiamo anche le suore, i catechisti, l’indotto laico, gli scout. In totale, abbiamo censito 1.149 offender che hanno abusato di 4.471 persone. Il dato grave – ha continuato – è che su 31 mila preti italiani sono emersi 1031 offender: un’incidenza del 3,33% che viene fuori spontaneamente da un censimento fatto dall’associazione dei sopravvissuti. Una commissione di inchiesta non so che dato tirerebbe fuori. Il Governo dovrebbe impegnarsi a farla”.

    L’ordinamento italiano presenta degli importanti vuoti legislativi

    Secondo l’associazione dei sopravvissuti italiani l’ordinamento italiano presenta degli importanti vuoti legislativi che, attualmente, non permettono alla giustizia di affrontare il drammatico fenomeno con strumenti adeguati. “Esistono due binari di giustizia – ha spiegato Zanardi -: quello ecclesiastico e quello umano. In Italia, manca la giustizia dell’uomo, quella di un legittimo Stato”. La Rete l’Abuso, richiede, in particolare, due interventi: l’introduzione dell’obbligo di denuncia per terzi che sono a conoscenza di reati perpetuati nei confronti di minori e l’applicazione della carta di Lanzarote agli ambienti del volontariato. Questa applicazione, consentirebbe, l’estensione del certificato anti pedofilia anche ai soggetti che agiscono non solo all’interno della Chiesa ma anche nelle associazioni sportive.

    “Io credo che chi succederà a Francesco – ha sottolineato Eleanna Parasiliti, avvocato dell’associazione che attualmente difende Antonio Messina nel processo contro Don Rugolo – debba assumersi l’obbligo di introdurre misure concrete che consentano la segnalazione all’autorità giudiziaria da parte dei prelati che si rendono responsabili di reati così gravi. L’assenza dell’obbligo di denuncia nel nostro sistema da parte dei sacerdoti e dei vescovi costituisce un grosso buco normativo”.

    https://qds.it/rete-labuso-pedofilia-chiesa-2025-gia-verificati-dieci-casi/