Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: antonio messina

  • Abusi nella Chiesa, il report: in Italia 4500 vittime negli ultimi 25 anni

    Abusi nella Chiesa, il report: in Italia 4500 vittime negli ultimi 25 anni

    Più di mille preti pedofili in Italia. Il dato shock è quello diffuso da “Rete L’abuso”, l’unica associazione italiana di sopravvissuti alle violenze del clero. Una percentuale alta di “offender”, oltre il 3 per cento, su 31mila sacerdoti italiani. Le vittime sono state 4500 a partire dal 2000. Si tratta solo dell’emerso ma c’è da temere che il sommerso conti numeri altrettanto allarmanti. Nel 2025 i casi di abusi su minori, raccolti dalla Rete, sono già 10.

    Su questo fenomeno “Rete L’Abuso” chiede di alzare il velo una volta per tutte in Italia, diffondendo il proprio database che è frutto di anni di raccolta da parte dell’associazione di casi nel Belpaese. Per questo motivo l’associazione, riconosciuta dalle Nazioni Unite, ha indetto una conferenza stampa a Palazzo Grazioli.

    Il vuoto legislativo

    Francesco Zanardi, fondatore e presidente dell’associazione, è egli stesso una vittima di abusi da parte di un sacerdote, e a pochi giorni dall’elezione del nuovo Papa dice: “Francesco ha fatto delle leggi e degli appelli, ma le sue leggi sono valide solo in Vaticano. Sono norme per le gerarchie della chiesa, per i vescovi. Hanno funzionato, per esempio in Francia, e negli altri Paesi d’Europa dove sono state applicate dalle gerarchie episcopali. In Italia assolutamente no, non abbiamo avuto nemmeno una commissione di inchiesta come negli altri Paesi. In Francia ci sono stati dei risarcimenti”. Aggiunge Zanardi: “C’è un vuoto legislativo in Italia. C’è bisogno che venga legiferato l’obbligo della denuncia degli abusi per tutti i cittadini e quindi anche per i preti residenti nel nostro Paese. La politica deve intervenire. Un nostro abusato è stato risarcito in Francia dove le linee guida di Papa Francesco sono state recepite. Un anno fa abbiamo inviato un documento alla procura generale con più di 400 casi. Non ha agito nessuno, c’è un problema di omertà”.

    L’impegno di papa Francesco

    Papa Francesco l’anno scorso ha parlato di “vergogna” e ha chiesto scusa in Belgio per gli abusi a opera dei sacerdoti. Nel 2023 ha promulgato definitivamente le procedure per prevenire e contrastare i “crimini di abuso sessuale” e il loro insabbiamento, pubblicando una nuova versione del motu proprio “Vos estis lux mundi”: anche i laici a capo di “associazioni internazionali”, oltre ai vescovi e ai superiori religiosi, devono rendere conto del loro operato con la Santa Sede e potranno subire sanzioni se sarà dimostrata la “negligenza”, ossia se non avranno dato seguito alle segnalazioni.

    Aggiunge Zanardi: “Papa Francesco ha avuto dei limiti in Italia, è stato poco attivo anche lui ma la colpa non possiamo addossarla a lui o al clero. Abbiamo un caso a Enna, quello di don Giuseppe Rugolo che è stato coperto dal suo vescovo Sergio Cisana che adesso è indagato dopo le intercettazioni. Su questa cosa il Papa poteva decidere di dimettere il vescovo ma lui è ancora al suo posto”. Antonio Messina, la vittima di don Rugolo, ha raccontato in videoconferenza: “È stato scoperto, dopo la mia denuncia che erano stati abusati altri due ragazzi. Ruvolo dopo la denuncia è stato trasferito a Ferrara. E anche lì era a contatto coi giovani. Chi viene dopo Papa Francesco deve introdurre misure concrete per la segnalazione obbligatoria alle autorità giudiziarie”.

    Le testimonianze delle vittime

    Nei documenti presentati dalla rete ci sono anche decine di testimonianze di genitori di ragazzine e ragazzini ma anche adulti abusati. “Mio figlio a 12 anni è stato violentato da un sacerdote che non ha mai scontato nemmeno un giorno dei 6 anni e 6 mesi di carcere a cui è stato condannato. Il Papa non ha fatto niente per noi”, è una delle voci raccolte dalla Rete. C’è anche chi racconta di avere scritto al Papa per far dimettere i preti violentatori ma di non avere ricevuto alcuna risposta.

    “Il nuovo Papa, se volesse, davanti a una situazione drammatica in Italia potrebbe chiedere al Parlamento di agire, Francesco non l’ha fatto. Come per l’istituto Antonio Provola di Verona dove 27 preti – continua il fondatore Zanardi della Rete – risultarono pedofili. Quell’istituto ha una sede anche in Argentina, la terra d’origine del Papa, e lì lo Stato argentino ha agito con 42 anni di carcere. Lì lo Stato è stato meno genuflesso al clero. C’è da ricordare che la giustizia italiana è tenuta a informare il vescovo della denuncia all’autorità giudiziaria di un prete in una data città”.

    Alla conferenza stampa hanno partecipato anche l’avvocato Mario Caligiuri, dell’osservatorio permanente di “Rete L’ABUSO”, l’avvocata Eleanna Parasiliti, che difende Antonio Messina (anche lui presente) e che era sedicenne ai tempi dello stupro subito da don Rugolo poi condannato l’anno scorso a quattro anni e sei mesi. Tra gli altri anche Monica Sansoni, la garante per i diritti dell’Infanzia e adolescenza della Regione Lazio. Proprio “il ruolo del garante è stato determinante per far emergere – come scrive in una nota Monica Sansoni – abusi negli ambienti ecclesiastici della curia vescovile di Latina”.

    https://www.repubblica.it/cronaca/2025/05/06/news/abusi_chiesa_preti_pedofili_italia-424168829/

  • INVITO – Conferenza stampa 6 maggio ore 11 presso Stampa estera in Italia

    INVITO – Conferenza stampa 6 maggio ore 11 presso Stampa estera in Italia

    Martedì 6 maggio ore 11 presso la Sala Stampa dell’Associazione della Stampa estera

    1. Analizzeremo i vuoti legislativi che hanno impedito l’applicazione in Italia delle direttive e delle norme promulgate da Papa Francesco.
    2. Presentazione del database iCODIS, i dati nazionali, regionali e provinciali sugli abusatori, gli abusati. L’annuario dal 2000 a oggi, numeri davvero elevati soprattutto in assenza di una commissione di inchiesta governativa. Oggi la cosiddetta punta dell’iceberg conta in Italia più di 1000 preti offender, 4500 sopravvissuti con una incidenza percentuale del 3,32% ma ciò che di più preoccupa sono i casi mai arrivati alla Giustizia italiana.
    3. Proiezione di un breve video (6 min.) con le dichiarazioni di alcuni familiari delle vittime del Coordinamento Famiglie della Rete L’ABUSO.
    4. L’eredità di Papa Francesco, cosa aspetta al nuovo pontefice?
    5. Livello dell’informazione in Italia

    Introduce

    • Francesco Zanardi – Presidente della Rete L’ABUSO

    Interverranno

    • L’avvocato Mario Caligiuri – Osservatorio Permanente Rete L’ABUSO
    • L’avvocato Eleanna Parasiliti – Difensore Antonio Messina (caso don Rugolo mons. Gisana)
    • Antonio Messina – Vittima don Giuseppe Rugolo
    • Pierelisa Rizzo – ANSA
    • Monica Sansoni – Garante per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza Regione Lazio
    • Federico Tulli – Giornalista

    L’evento è fissato per martedì 6 maggio ore 11 presso la Sala Stampa dell’Associazione della Stampa estera Palazzo Grazioli, Via del Plebiscito, 102, 00186 Roma RM

    Info e accrediti

    accrediti@retelabuso.org

    Cell. 3927030000

    In streaming su ASSOCIAZIONE DELLA STAMPA ESTERA

     

  • Abusi sessuali su minori, a Caltanissetta comincia il processo d’appello a don Rugolo

    Abusi sessuali su minori, a Caltanissetta comincia il processo d’appello a don Rugolo

    Si è aperto oggi, a Caltanissetta, il processo di appello a Giuseppe Rugolo, il sacerdote condannato a 4 anni e mezzo di carcere dal tribunale di Enna, per violenza sessuale a danno di minori.

    Rugolo era presente in aula quando il sostituto procuratore della Corte d’appello, Antonino Patti, ha parlato di situazioni scabrose ed inaccettabili ricordando come la vittima, che ha denunciato il sacerdote, Antonio Messina, sia stato ritenuto credibile dal tribunale di Enna. «Ritengo che la sentenza sia scrupolosa» ha detto il sostituto procuratore e per questo ha chiesto la conferma della condanna di primo grado.

    A parlare oggi anche l’avvocato della vittima, Eleanna Parasiliti Molica che ha passato a rassegna tutte i motivi d’appello ricordando alla presidente della Corte, Roberta Serio, che la richiesta della difesa del sacerdote, che chiederebbe di ascoltare le altre due vittime tracciate nel processo di primo grado, è irricevibile in quanto sono stati proprio i legali a rinunciarvi.

    Poi è toccato agli altri due rappresentanti delle parti civili, Irina Mendolia e Mario Caligiuri in rappresentanza dell’associazione Contro tutte le violenze e Rete l’abuso, mentre l’avvocato Giovanni Di Giovanni, per i genitori della vittima, Michele Messina e Rita Cappa, assente perché impegnato in altra udienza, potrà discutere alla prossima udienza , fissata per il prossimo 22 maggio, insieme all’avvocato della Curia, Gabriele Cantaro. Il 27 maggio dovrebbe esserci l’ultima udienza con gli avvocati dell’imputato, Dennis Lovison e Antonino Lizio.

    https://www.lasicilia.it/cronaca/abusi-sessuali-su-minori-a-caltanissetta-comincia-il-processo-dappello-a-don-rugolo-2461547/

  • ENNA – Le vittime e la Rete L’ABUSO “disconoscono” la Panchina viola; è un simbolo di responsabilità non di opportunità!

    ENNA – Le vittime e la Rete L’ABUSO “disconoscono” la Panchina viola; è un simbolo di responsabilità non di opportunità!

    La lotta contro gi abusi sessuali clericali sono una cosa seria perchè coinvolgono migliaia di giovani che portano per tutta la vita ferite insanabili. Per questo disconosciamo la paternità di quella panchina viola che il Comune di Enna ha installato al belvedere Marconi, dopo nostra richiesta e subito dopo la sentenza di condanna di Giuseppe Rugolo, il sacerdote condannato a 4 anni e mezzo di carcere per violenza sessuale aggravata a danni di minori dal Tribunale di Enna .

    Il Comune di Enna si è guardata bene dal costituirsi parte civile in quel processo, lasciando solo Antonio Messina che aveva denunciato Rugolo.

    A fronte di quanto sta avvenendo ad Enna, dove ieri sera i riti della settimana Santa, hanno visto protagonista monsignor Vincenzo Murgano, imputato per falsa testimonianza insieme al vescovo della diocesi di Piazza Armerina , Rosario Gisana, seduto accanto all’amministrazione comunale, nelle persone del sindaco Maurizio Dipietro e dell’assessore Mirko Milano e altri componenti della Giunta comunale, l’associazione Rete l’Abuso fa un passo indietro consapevole, dolorosamente, che l’installazione della panchina è stato solo un maldestro tentativo di aderire, in apparenza, ad una lotta che invece è una cosa seria.

    Quella panchina rappresenta un simbolo, ma chiama alla coerenza e alla fattività, nei comportamenti che ad Enna l’amministrazione comunale, sembra negare.

    La Retel’Abuso si stringe attorno ai componenti del movimento spontaneo “Non accetto prediche da chi copre un abuso” che, con grande coraggio e compostezza, sta manifestando il dissenso per la presenza del monsignore imputato alla processione del venerdì Santo.

  • Salta l’incontro tra Papa Francesco e Antonio Messina, “spero si rimetta”

    Salta l’incontro tra Papa Francesco e Antonio Messina, “spero si rimetta”

    “Prego che Papa Francesco stia meglio e possa finalmente incontrarmi”. Sono le parole di Antonio Messina, l’archeologo la cui denuncia ha portato a processo Giuseppe Rugolo, il sacerdote condannato, dal tribunale di Enna, lo scorso anno a 4 anni e mezzo di carcere per violenza sessuale a danno di minori.

    Antonio, che più volte ha denunciato di avere scritto al Papa senza mai avere avuto risposta, svela di avere ricevuto una convocazione dal sommo pontefice.

    “ Un’emozione fortissima. Quando ho letto la lettera che mi chiedeva la disponibilità ad incontrarlo in udienza privata ,ero incredulo.

    Spero che il Papa superi questo momento perchè sarebbe per me e per i tanti che hanno subito abusi da rappresentanti del clero,veramente importante incontrarlo”

  • Antonio Messina: «Io vittima di abusi ho scritto tre volte al Papa, non mi ha mai risposto. Per il Vaticano resto un fantasma»

    Antonio Messina: «Io vittima di abusi ho scritto tre volte al Papa, non mi ha mai risposto. Per il Vaticano resto un fantasma»

    «Che dolore ho provato nel vedere che il Papa rispondeva immediatamente alla lettera di Carlo Conti per il festival di Sanremo mentre a me, vittima della pedofilia quando ero minorenne, non ha mai replicato. Silenzio assoluto. Eppure gli ho scritto tre volte. E’ evidente che per il Vaticano resto un fantasma». Misura le parole al telefono e la voce arriva pacata, non c’è rabbia. Si intuisce però che Antonio Messina soffre realmente per la situazione tipica che si viene a creare quando non si viene creduti  nonostante vi sia la sentenza di condanna di un tribunale della Repubblica Italiana contro un sacerdote per violenza sessuale su minore (quattro anni e sei mesi di reclusione).

    Persino il vescovo della diocesi è stato rinviato a giudizio per falsa testimonianza. Tra l’altro nelle intercettazioni, monsignor Rosario Gisana – secondo gli atti processuali – riferiva di avere insabbiato il cas. I magistrati di Enna scrivevano: «ometteva con ogni evidenza qualsivoglia doverosa seria iniziativa a tutela dei minori della sua comunità e dei loro genitori nonostante la titolarità di puntuali poteri conferiti nell’ambito della rivestita funzione di tutela dei fedeli, facilitava l’attività predatoria di un prelato già oggetto di segnalazione. Sarebbe stato doveroso da parte della autorità religiosa alla guida della diocesi non solo segnalare alle autorità religiosa queste denunce secondo le procedure esistenti nel diritto canonico».

    A riaprire la ferita di Antonio, oggi trentenne, è l’episodio del festival di Sanremo, con quel video contro la guerra sui bambini che il pontefice ha realizzato dopo che Conti gli aveva mandato a gennaio una lettera. «Anche io ho scritto a Papa Francesco: tre volte.

    Eppure non ho mai avuto repliche. E questo a me genere confusione, perplessità, amarezza. Perchè tutto questo?».

    Questo giovane siciliano, cresciuto in una famiglia di forti radici cattoliche, dice di non essersi mai allontanato dalla fede, nonostante questa esperienza. «So che Dio c’è e mi ama, il Vangelo è e resta un faro per il mondo, e ho la grande fortuna di avere una comunità alla quale appoggiarmi, una famiglia solida alle spalle». Ciò che non si capacità resta l’atteggiamento ambiguo della Chiesa. «Per esempio Papa Francesco: trova il tempo per tutti, telefona a chiunque, riceve tante persone e persino oggi che purtroppo ha questa forma di bronchite che lo tormenta continua a ricevere gente».

    La prima lettera con tutta la sua orribile vicenda Antonio la ha inviata a Santa Marta cinque anno fa. Era il 2020, poco prima di decidersi a fare la denuncia al Tribunale di Enna. «Naturalmente non accadde nulla». La seconda lettera al Papa è del marzo 2024, spedita dopo la sentenza di primo grado contro il sacerdote abusatore don Giuseppe Rugolo. «Ho allegato a Papa Bergoglio tutto il fascicolo dibattimentale, in modo che potesse farsi una idea personalmente, senza filtri. La stessa documentazione assai corposa la ho inviata, separatamente, anche al dicastero della Fede, a quello per il Clero e per i Vescovi». Anche in questo frangente dal Vaticano nessuno si è mai fatto vivo. «Mi hanno ignorato, sono un fantasma, come se valessi meno del niente». L’ultima lettera personale è stata consegnata – brevi manu – da una persona di fiducia a Papa Francesco durante il viaggio apostolico a Bruxelles, a settembre. «Silenzio anche stavolta».

    Di recente il Vaticano ha spedito nella diocesi siciliana interessata al caso di abuso un visitatore apostolico per capire meglio la dinamica dei fatti e per redigere un rapporto. «Una misura che era dovuta ma, spiace dirlo, anche questa iniziativa da parte della istituzione vaticana arriva tardiva. La visita apostoica è, infatti, stata predisposta solo dopo il rinvio a giudizio del vescovo Gisana da parte del Tribunale». A complicare il quadro un particolare non indifferente. L’anno scorso Papa Francesco si era speso pubblicamente a favore di questo vescovo. In Vaticano, durante l’udienza ad un gruppo di fedeli siciliani, Bergoglio aveva commentato che Gisana era «bravo, questo vescovo è bravo. È stato perseguitato, calunniato ma lui fermo, sempre, giusto, un uomo giusto. Per questo, quel giorno in cui andai a Palermo, ho voluto fare sosta prima a Piazza Armerina, per salutarlo; è un bravo vescovo».

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/antonio_messina_vittima_pedofilia_papa_francesco_abusi_vescovo_gisana_vaticano-8654862.html

  • “In tribunale venivano con i bus per sostenere il parroco”

    “In tribunale venivano con i bus per sostenere il parroco”

    In Sicilia, negli ultimi 15 anni sono state 90 le vittime di abusi sessuali dal clero riconosciute come tali con sentenza pronunciata dalla Corte di Cassazione.

    Questi casi, ormai chiusi per la giustizia ordinaria, hanno portato sul banco degli imputati 27 sacerdoti e 6 laici attivi in parrocchie siciliane e contesti a queste collegati. Ancora in attesa di completare i tre gradi di giudizio ci sono attualmente circa una decina di casi tra sacerdoti e laici.

    Durante la conferenza stampa di presentazione del coordinamento delle famiglie dei sopravvissuti agli abusi clericali, a raccontare la sua storia, chiedendo l’anonimato e lasciando la telecamera spenta c’è un padre siciliano.

    A quest’uomo non manca il coraggio di esporsi, lo ha già fatto il giorno che, assieme alla moglie, di sostenere la richiesta di verità del figlio abusato da un sacerdote che però, dopo essere stato condannato in primo grado ed in appello, esce dalla Cassazione con il reato prescritto per soli 9 giorni. Quel sacerdote “era un amico di famiglia, pranzava e cenava a casa nostra”, una fiducia piena che era tale da sostenerlo e proteggerlo quando si mostrava fragile e che mai avrebbero pensato potesse venire meno.

    Di quella confidenza ricevuta dal figlio sugli abusi subiti parla con un amico ex sacerdote e poi con il vescovo, non immaginando che la vita dell’intera famiglia non sarebbe mai più stata la stessa. “ Ho ancora un rimorso. Non siamo stati pronti ad aiutarlo, siamo rimasti in quella chiesa, il vescovo ha minimizzato più che pativamo. Mio figlio una volta maggiorenne ha denunciato e siamo diventati lo zimbello del paese non solo della parrocchia.”

    L’uomo con dolore e rabbia racconta “ hanno fatto una fiaccolata a suo sostegno, immaginate come ci siamo sentiti. Alle udienze venivano con i pullman per sostenerlo e noi siamo rimasti soli ed isolati da tutti. Il ruolo dei vescovi è molto importante, perché avrebbero potuto fermare tutto questo e non soltanto per noi. Le storie sono tutte uguali, fotocopie l’una dell’altra. Che oggi esista e ci sia questo nuovo coordinamento genitori ci da sostegno e speranza perché qualcosa cambi all’interno della chiesa”.

    Questo padre, questa madre, lo scorso ottobre erano ad Enna al fianco di Antonio Messina, a chiedere verità al vescovo della Diocesi di Piazza Armerina sul caso Rugolo. Tra le famiglie che hanno aderito al comitato delle famiglie dei sopravvissuti agli abusi clericali c’è anche quella di Antonio ed il padre racconta al nostro quotidiano “ sono una persona che si sforza di vedere il lato positivo anche dove è più difficile o dove sembra che non possa esserci, come in questo caso.

    Anche noi abbiamo vissuto il silenzio delle persone che abbiamo avuto sempre accanto, il loro allontanamento, ma abbiamo visto entrare nella nostra vita alcune persone che spontaneamente hanno scelto di esserci accanto e gliene sono e siamo grati. Non lascerò mai mio figlio da solo e con mia moglie lo sosterremo sempre”. T.T.

  • Falsa testimonianza, a giudizio vescovo e parroco nell’ennese

    Falsa testimonianza, a giudizio vescovo e parroco nell’ennese

    l pm della procura a Enna, Stefania Leonte, ritenendo sussistenti tutti gli elementi probatori, ha disposto il rinvio a giudizio con l’accusa di falsa testimonianza per il vescovo della diocesi di Piazza Armerina , Rosario Gisana e per il vicario giudiziale , Vincenzo Murgano, attuale parroco della chiesa Madre di Enna.

    I due prelati avevano ricevuto l’avviso di conclusioni indagini lo scorso dicembre dopo la denuncia di Antonio Messina, l’archeologo che ha dato la stura al processo contro Giuseppe Rugolo, il sacerdote condannato lo scorso 5 marzo, a 4 anni e mezzo di carcere, dal tribunale di Enna, per violenza sessuale a danno di minori.

    Il vescovo Gisana e monsignor Murgano sono accusati di avere mentito in aula durante il processo a Rugolo.

    Il vescovo non avrebbe detto il vero anche sull’offerta di denaro, 25 mila euro in contanti, che avrebbe proposto, secondo i magistrati, a Messina in cambio del silenzio. Gisana e Murgano dovranno comparire davanti al tribunale di Enna, giudice Maria Rosaria Santoni, il prossimo 26 maggio.

    https://www.ansa.it/sicilia/notizie/2025/01/20/falsa-testimonianza-a-giudizio-vescovo-e-parroco-nellennese_b5e0b0d3-0e4b-46b1-b87a-05cc3c6936d2.html

  • Monsignor Gronchi a Rete 4, “Gisana faccia passo indietro”

    Monsignor Gronchi a Rete 4, “Gisana faccia passo indietro”

    “Io direi che il vescovo potrebbe avere il coraggio di fare un passo indietro”. Lo ha detto, nel corso della trasmissione Zona Bianca, andata in onda ieri sera su Rete 4 , monsignor Maurizio Gronchi, teologo dell’università pontificia, in merito alla posizione di Rosario Gisana, il vescovo di Piazza Armerina sul caso di Giuseppe Rugolo, il sacerdote condannato in primo grado a 4 anni e 6 mesi di reclusione per “violenza sessuale a danno di minori”.

    Antonio Messina a Rete 4

    Ospite della puntata Antonio Messina, assistito dall’avvocato Eleanna Parasiliti Molica, l’archeologo di Enna, dalla cui denuncia per aver subito un abuso, è partita l’inchiesta della Procura di Enna, che ha raccontato la sua drammatica vicenda, ponendo l’ accento anche sulle omissioni della Curia.

    Le intercettazioni

    Nella trasmissione, condotta dal giornalista, Giuseppe Brindisi, sono stati riportati alcuni stralci delle intercettazioni tra il vescovo, indagato per falsa testimonianza, e Rugolo. “Qua il problema non è solo tuo, il problema è anche mio che ho insabbiato questa storia” è l’audio in cui Gisana parla con il sacerdote condannato.

    Le parole del papà su Gisana

    Ma sono state anche riportate le frasi di papa Francesco, assolutamente dalla parte del vescovo: “Monsignor Rosario Gisana: bravo questo vescovo. E’ stato perseguitato, calunniato e lui fermo, sempre giusto, uomo giusto” ha detto il papa.

    Gronchi, “Francesco non aveva tutte le informazioni”

    “Il papa non ha tutte le informazioni, basterebbe leggere le 222 pagina di sentenza della condanna” ha tagliato corto monsignor Gronchi che ha espresso la sua valutazione anche su don Rugolo. “Intanto, desidero esprimere la mia solidarietà ad Antonio, io sto dalla parte delle vittime di Antonio, senza se e senza ma. Alcune considerazioni: questo sacerdote era seminarista, per conto mio ci sono motivi canonici per pensare all’invalidità della sua ordinazione”.

    “Gisana ha agitato con ritardo”

    Inoltre, “la condanna – ha aggiunto Gronchi – è di 4 anni e sei mesi e ne erano stati chiesti 10: pare che certi reati siano andati in prescrizione ma la Chiesa cattolica, sotto questo punto di vista, ha abolito la prescrizione. C’è un’altra cosa da dire: probabilmente, il vescovo Gisana ha agito con grande ritardo ed il ritardo non è solo il passaggio di carte. La prassi è che si faccia una indagine previa e si ascolti la vittima per poi trasmettere gli atti e questo è stato fatto dopo un anno mezzo o due anni”.

    Monsignor Gronchi a Rete 4, “Gisana faccia passo indietro”

  • Caso Rugolo, le 3 lettere (senza risposta) di Antonio a Papa Francesco: «Dia voce a chi come me ha subìto abusi nella Chiesa»

    Caso Rugolo, le 3 lettere (senza risposta) di Antonio a Papa Francesco: «Dia voce a chi come me ha subìto abusi nella Chiesa»

    a bussato tre volte alla “porta” di Papa Francesco, in tre momenti chiave della sua storia da “sopravvissuto” agli abusi sessuali nella parrocchia che frequentava quando aveva appena 16 anni. Tre lettere diverse, una nel 2020 e due quest’anno per chiedere aiuto, ascolto, conforto, interventi diretti al Papa, denunciando le coperture all’interno della Diocesi di Piazza Armerina. Per Antonio Messina – il giovane ennese che ha denunciato don Giuseppe Rugolo per gli abusi sessuali subiti da quando aveva appena 15 anni, condannato lo scorso 5 marzo dal Tribunale di Enna a quattro anni e sei mesi di reclusione – il tempo dell’evangelico “chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto” sembra però non compiersi mai. Adesso alla vicenda giudiziaria principale si è aggiunta una nuova inchiesta della procura di Enna, che ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini per falsa testimonianza al vescovo della Diocesi di Piazza Armerina Rosario Gisana e al vicario giudiziale Vincenzo Murgano. Per l’accusa, avrebbero coperto Rugolo.

    Messina scrive al Papa per la prima volta, nell’ottobre 2020, poco prima di rivolgersi alla Procura. La porta resta chiusa. La speranza riposta era quella di un intervento risolutivo, la richiesta di giustizia passa così alla magistratura ordinaria. Quattro anni dopo, passati 20 giorni dalla pronuncia della sentenza di condanna per Rugolo, è il momento per Antonio di bussare di nuovo alla porta del Pontefice. Batte più forte che può, inviando un esposto indirizzato al Papa e tra i destinatari include il Dicastero per il clero, il Dicastero per i Vescovi e quello per la dottrina della fede. Richiama quella prima lettera senza risposta nella quale affidava al Papa la propria storia chiedendo udienza «per dare voce alle mie sofferenze, a quelle della mia famiglia, a quelle dei giovani che come me vivono una vita stravolta dagli abusi sessuali» e torna sulla «continua ricerca di giustizia in ambito ecclesiale, puntualmente disattesa» sottolineando un sistema di coperture interno alla chiesa.

    Lo sconforto

    E racconta anche dello sconforto vissuto al diffondersi della notizia delle parole di Papa Francesco a sostegno del vescovo Gisana a Gela nel novembre 2023 dicendo «mi consola solo il pensiero che Lei non abbia avuto contezza dell’ombra nera che avvolge la Diocesi di Piazza Armerina in cui i procedimenti penali a carico di prelati e di soggetti operanti nel contesto ecclesiale, per reati a sfondo sessuale, hanno raggiunto una dimensione allarmante, senza che il vescovo abbia adottato provvedimenti di cautela pur essendo consapevole dei gravi atti commessi ai danni di minori».

    Antonio nel bussare per la seconda volta cerca di dare una risposta al silenzio che lo avvolge da quattro anni, pensando anche all’attesa del Papa della conclusione del primo grado di giudizio, ma passati 20 giorni dalla sentenza, la risposta manca ancora e prova a sollecitarla. La porta resta ancora chiusa nonostante abbia anche allegato atti all’esposto. Antonio non si arrende mentre i mesi scorrono veloci e trova il modo per bussare ancora più da vicino alla porta del Papa, per la terza volta, mentre Papa Francesco è in viaggio verso Bruxelles. La richiesta è quella di essere ascoltato, di vedere accanto alla giustizia ordinaria muoversi quella ecclesiastica, di potere aiutare davvero gli altri “sopravvissuti” agli abusi clericali a non avere paura e a denunciare sapendo di trovare risposte.

    https://www.lasicilia.it/cronaca/caso-rugolo-le-3-lettere-senza-risposta-di-antonio-a-papa-francesco-dia-voce-a-chi-come-me-ha-subito-abusi-nella-chiesa-2353000