Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Abusi su gio­vani: la con­danna vati­cana, ma il prete è morto

    “Il Tribunale Penale Speciale istituiti dalla competente autorità della Chiesa” hanno raggiunto la “certezza morale” riguardo alle colpe di padre Carlo Miguel Buela. Ma padre Buela nel frattempo è morto, anche perché ci sono voluti sedici anni prima di arrivare alle condanne.

    “E nel frattempo il sacerdote, nonostante le accuse era stato ospitato in una chiesa di Genova negli anni in cui cardinale era Angelo Bagnasco”, come racconta Francesco Zanardi, portavoce di Rete l’Abuso che da anni si batte per denunciare violenze subite da minori. (altro…)

  • Sedici anni per certificare gli abusi di un prete argentino. Leone XIV salva l’opera religiosa e cancella il fondatore

    Sedici anni per certificare gli abusi di un prete argentino. Leone XIV salva l’opera religiosa e cancella il fondatore

    Ci sono voluti almeno sedici anni, la morte dell’accusato e ben due processi canonici perché il Vaticano mettesse definitivamente nero su bianco la responsabilità di padre Carlos Miguel Buela, fondatore argentino dell’Istituto del Verbo Incarnato, una delle realtà religiose più ramificate del cattolicesimo conservatore, oggi presente in decine di Paesi. Ma la storia degli abusi e dei crimini di Buela era nota ai vertici della Chiesa da molto tempo. Già nel 2009 Benedetto XVI era stato informato personalmente delle accuse contro il sacerdote argentino. L’anno successivo, un decreto della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata riferiva di denunce ritenute verosimili su «comportamenti moralmente inappropriati» nei confronti di giovani dell’Istituto. L’indagine aveva accertato una pluralità di fatti, la loro gravità era resa ancora più pesante dalla concentrazione di potere nelle mani di questo prete perchè era fondatore, superiore generale e direttore spirituale.

  • Carlos Buela fu condannato nel 2009, tre anni dopo la morte nel 2023, arriva la finta condanna della chiesa

    Carlos Buela fu condannato nel 2009, tre anni dopo la morte nel 2023, arriva la finta condanna della chiesa

    Carlos Buela fu rintracciato a Genova nel 2017 a seguito di diverse denunce arrivate alla Rete L’ABUSO da alcuni seminaristi argentini, rimasti sue vittime.

    Come documentammo già all’epoca, era nascosto in una chiesa del quartiere Dinegro, dove dopo essere stato allontanato dall’Argentina e nascosto prima in Spagna e poi in Francia, fu accolto nella diocesi dell’allora presidente della CEI Angelo Bagnasco. (altro…)

  • Abusò di seminaristi, Vaticano riconosce la responsabilità fondatore Verbo Incarnato

    Abusò di seminaristi, Vaticano riconosce la responsabilità fondatore Verbo Incarnato

    (ANSA) – CITTÀ DEL VATICANO , 29 SET – “Delegati Pontifici per l’Istituto del Verbo Incarnato e per le Serve del Signore e della Vergine di Matará hanno convocato i Superiori e le Superiore provinciali di entrambi gli Istituti per partecipare a un incontro che si è svolto a Roma il 14 settembre 2026.

    Erano presenti anche alcuni responsabili del Dicastero per (altro…)

  • Caso Provolo II: 20 anni di carcere per la suora Kumiko Kosaka, ma rimarrà libera

    Caso Provolo II: 20 anni di carcere per la suora Kumiko Kosaka, ma rimarrà libera

    A seguito della ripresa del processo Próvolo II presso la Seconda Corte Penale Collegiale, i giudici Gabriel Bragagnolo, Federico Martínez e Juan Manuel Pina hanno condannato suor Kumiko Kosaka a 20 anni di reclusione . Non è stata trattenuta in custodia cautelare in attesa della sentenza definitiva (la difesa presenterà ricorso), ma le è stato vietato di lasciare la provincia e il suo passaporto è stato confiscato. Le è stato inoltre interdetto l’esercizio della professione a contatto con minori per 10 anni.

    Lei è una delle protagoniste degli abusi sessuali subiti da minori non udenti all’interno della struttura situata nel dipartimento di Luján de Cuyo.

    La decisione dei giudici è giunta dopo una pausa successiva all’udienza di mercoledì. Durante tale sessione, la Procura, rappresentata da Alejandro Iturbide , e i querelanti, guidati dagli avvocati Sergio Salinas e Lucas Lecour, hanno raggiunto un accordo unanime per richiedere una condanna a 22 anni di reclusione e l’ immediata reclusione della suora giapponese.

    Da parte sua, il team di difesa legale di Kosaka , composto dagli avvocati Carlos Varela Álvarez ed Enoc Ortiz , si era formalmente opposto all’entità della pena richiesta dall’accusa, chiedendo il rigetto della richiesta.

    Tuttavia, dopo aver analizzato le argomentazioni presentate durante l’udienza, svoltasi a porte chiuse poiché riguardava reati contro l’integrità sessuale e un’azione penale privata, il giudice ha infine accolto la richiesta di condanna, ma infliggendo una pena di 20 anni anziché 22.

    Un mese fa, la Corte Suprema di Giustizia di Mendoza aveva condannato Kumiko Kosaka per reati sessuali contro studenti sordi dell’Istituto Próvolo di Luján de Cuyo, in una sentenza che ribaltava l’assoluzione di cui era stata vincitrice nell’ottobre del 2023.

    La suora giapponese è stata condannata come complice in due casi di abusi commessi da padre Horacio Corbacho, condannato nel 2019 a 45 anni di carcere, e come autrice di tre capi d’accusa per abusi sessuali semplici, consistenti in palpeggiamenti inappropriati ai danni di ex studentesse dell’istituto. È stata assolta da un’accusa di abuso sessuale semplice e da un’accusa di intralcio alla giustizia.

    La Corte ha rinviato il caso a un tribunale di primo grado per la determinazione della pena , che è avvenuta durante le udienze tenutesi mercoledì e giovedì di questa settimana.

    Nella sua sentenza di quasi 300 pagine, la Corte ha sostenuto che il tribunale di primo grado che aveva assolto Kosaka nel 2023 aveva valutato le prove in modo frammentario anziché esaustivo, giungendo così a un verdetto inappropriato. Diversi episodi per i quali è stata condannata sono direttamente collegati ad abusi per i quali Corbacho ha ricevuto condanne definitive, confermate sia dal Tribunale provinciale di Mendoza che dalla Corte suprema argentina.

    La stessa sentenza ha confermato l’assoluzione delle altre otto donne processate insieme a Kosaka , tra cui suor Asunción Martínez, l’ex rappresentante legale dell’Istituto Próvolo Graciela Pascual, un’ex direttrice e l’ex cuoca dell’istituto. La Corte ha stabilito che non era stato provato che non avessero denunciato gli episodi.

    Il caso Próvolo è venuto alla luce nel novembre 2016 e ha portato a uno dei più gravi casi di abusi sessuali nella storia della Chiesa in Argentina. Nel primo mega-processo , nel 2019, sono stati condannati i sacerdoti Corbacho (45 anni) e Nicola Corradi (42 anni), l’ex giardiniere Armando Gómez (18 anni) e l’ex chierichetto Jorge Bordón (10 anni, nel 2018). Corradi è morto nel 2021.

    https://www.elsol.com.ar/policiales/caso-provolo-ii-20-anos-de-prision-para-la-monja-kumiko-kosaka-que-quedara-libre/

  • Per i periti italiani don Reverberi non potrebbe andare in Argentina

    Per i periti italiani don Reverberi non potrebbe andare in Argentina

    Dal punto di vista cognitivo non ci sarebbero ostacoli alla sua partecipazione ad un giudizio, ma le condizioni fisiche non gli consentirebbero di affrontare il viaggio transoceanico e partecipare di persona ad un processo come quello che lo attenderebbe in Argentina

    Si sarebbero espressi così i periti, nominati dal tribunale di Bologna e chiamati a valutare don Franco Reverberi, sacerdote residente nel Parmense, 88 anni, accusato di diversi crimini contro l’umanità compiuti durante la dittatura civico-militare del 1976-83 nel paese sudamericano.

        Nel 2024 il ministro della Giustizia Carlo Nordio aveva negato l’estradizione per motivi di salute e il processo in Argentina, che il prete lasciò nel 2011, è stato avviato in contumacia.

    Ma nei mesi scorsi l’autorità giudiziaria sudamericana, accogliendo una richiesta della difesa dell’imputato, ha inviato in Italia una richiesta via rogatoria per valutare le condizioni di Reverberi, in ordine alla sua eventuale partecipazione al giudizio.

        La Procura di Bologna, competente distrettualmente, ricevuti gli atti, con il pm Marco Imperato ha chiesto una perizia in incidente probatorio e il Gip Alberto Ziroldi l’ha disposta, nominando il medico legale Matteo Tudini e lo psichiatra Renato Ariatti, che sono andati a visitare il sacerdote nella sua abitazione, in provincia di Parma. Nel procedimento italiano Reverberi è difeso dall’avvocato Franco Magnani.

        Ricevuti gli esiti, il Gip ha ritrasmesso gli atti alla Procura che a propria volta li manderà in Argentina, dove i giudici prenderanno presumibilmente una decisione sulle modalità di partecipazione dell’anziano imputato.

    https://www.ansa.it/emiliaromagna/notizie/2026/06/30/per-i-periti-italiani-don-reverberi-non-potrebbe-andare-in-argentina_adcb6865-0b24-4bf6-90f9-b869e934d406.html

  • Don Angelo denuncia che ‘il prete che ha abusato di me è diventato vescovo, non sono mai stato ascoltato’

    Don Angelo denuncia che ‘il prete che ha abusato di me è diventato vescovo, non sono mai stato ascoltato’

    Nel corso di una puntata di Fuori dal Coro un prete, don Angelo, ha denunciato di aver subito abusi sessuali in seminario da minorenne da parte di un rettore che oggi è diventato vescovo. Il sacerdote riferisce di essere stato ignorato per trent’anni dalle gerarchie ecclesiastiche, mentre il suo presunto abusatore faceva carriera.

    La denuncia di don Angelo

    Don Angelo ha affidato alle telecamere di Fuori dal Coro un racconto di violenze e silenzi che dura da trent’anni. I fatti risalgono al periodo in cui il sacerdote frequentava il seminario minore e aveva solo 13 o 14 anni.

    Secondo la sua testimonianza, gli abusi sessuali sarebbero avvenuti per mano del rettore della struttura, un uomo che oggi, nonostante le ripetute denunce, ricopre la carica di vescovo in una diocesi del Centro Italia. Don Angelo stima che il numero delle vittime possa superare i trenta ragazzi, tutti minorenni al momento dei fatti, rimasti per decenni nell’ombra.

    “Dalla prima denuncia sono passati già circa trent’anni. Ho denunciato sempre, ma non è cambiato nulla. Sempre inascoltato. Ultimamente ho mandato delle denunce alla Congregazione per la Dottrina della Fede. Nessuno mi ha mai risposto, nessuno mi ha mai chiamato” ha poi aggiunto don Angelo.

    Il prete diventato vescovo

    Don Angelo descrive nel dettaglio gli abusi subiti: “Il rettore prendeva la mia mano sinistra, la portava sulla sua coscia e me la portava sempre di più verso il suo membro. Io sentivo che era… comunque eccitato. Però, sai, non le pensavo queste cose perché veramente ero innocente in quel periodo“.

    La violenza si consumava negli spazi comuni dell’istituto, trasformati in luoghi di agguato: “Ci portava nei corridoi bui del seminario, ci palpeggiava, ci baciava, ci spingeva contro il muro e ci toccava nelle parti intime. Addirittura con le sue mani scendeva proprio dietro, nelle parti posteriori. E quindi ci toccava e ci abusava in modo molto forte. Mi hanno rovinato la vita”.

    L’amarezza del sacerdote esplode nel constatare la disparità di trattamento tra vittima e carnefice. “Lui, che era il carnefice, invece è stato premiato: è diventato vescovo di una diocesi del Centro Italia. E adesso è felicemente regnante come vescovo di questa diocesi. Lui sta lì tranquillamente, sicuramente senza nessun rimorso”

    Il desiderio del sacerdote è che la sua testimonianza porti a conseguenze concrete: “Io spero di ottenere solo giustizia, voglio che ci sia una giustizia perché la misericordia va di pari passo con la giustizia. È giusto che chi ha sbagliato deve pagare a livello canonico, a livello penale, a livello civile”.

    I numeri della pedofilia nella Chiesa: i dati della Rete L’Abuso

    I numeri raccolti dall’associazione Rete L’Abuso confermano la gravità sistemica del problema denunciato da don Angelo. Secondo l’ultimo Rapporto nazionale 2025, in Italia si contano oltre 1.250 casi complessivi di violenze sessuali all’interno della Chiesa, con il coinvolgimento di 1.106 sacerdoti dal 2000 a oggi.

    L’incidenza dei preti coinvolti è stimata al 3,57% del clero totale, un numero definito “molto alto” considerando che si basa su censimenti non ufficiali.

    Uno dei problemi più critici evidenziati è il “sommerso”: oltre il 75% dei sacerdoti segnalati non è mai stato denunciato alla magistratura italiana, con 839 casi su 1.106 che non sono mai arrivati in tribunale a causa della prescrizione o della gestione tramite procedimenti interni segreti, come previsto dalla storica direttiva Crimen sollicitationis.

    Recenti inchieste, come quella sull’istituto Provolo tra Verona e l’Argentina, mostrano come la pratica del trasferimento dei sacerdoti accusati sia stata utilizzata per decenni per coprire gli abusi, permettendo ai responsabili di continuare a colpire in nuove sedi.

    https://www.virgilio.it/notizie/don-angelo-denuncia-che-il-prete-che-mi-ha-abusato-e-diventato-vescovo-non-sono-mai-stato-ascoltato-1751448

  • EL PAÍS consegna al Vaticano un rapporto con 24 persone accusate di pedofilia nella Chiesa in America

    EL PAÍS consegna al Vaticano un rapporto con 24 persone accusate di pedofilia nella Chiesa in America

    Prosegue l’inchiesta che EL PAÍS ha intrapreso negli ultimi anni sulla pedofilia clericale nelle Americhe, in cui ha già pubblicato decine di casi, con la consegna al Vaticano di un rapporto contenente 21 testimonianze che accusano un totale di 24 sacerdoti, religiosi e laici provenienti da otto paesi.

    La Colombia rappresenta più della metà dei casi, per un totale di 13, mentre i restanti si trovano in Argentina, Bolivia, Cuba, El Salvador, Stati Uniti, Messico e Venezuela. Questo rapporto, di oltre 100 pagine, accompagna il sesto dossier di casi in Spagna che il giornale ha anch’esso inviato alla Santa Sede, portando a 841 il numero totale di testimonianze raccolte in Spagna negli ultimi cinque anni. Queste testimonianze comprendono complessivamente oltre 1.800 pagine. Questo primo rapporto sui casi nelle Americhe estende il progetto di inchiesta al continente.

    EL PAÍS ha iniziato a compilare questi dossier per il Vaticano nel 2021 in risposta alla valanga di testimonianze ricevute tramite il suo indirizzo email dedicato alle vittime, aperto anche nelle Americhe nel 2022 ( abusosamerica@elpais.es ). Ciò si è reso necessario perché era impossibile pubblicare tutti i casi e perché era evidente che la maggior parte di essi veniva insabbiata a livello locale da diocesi e ordini religiosi. In questo modo, il Dicastero per la Dottrina della Fede ha potuto venire a conoscenza delle denunce e indagarle, come è suo obbligo quando riceve qualsiasi informazione. Diversi casi inclusi in questo nuovo rapporto proveniente dalle Americhe dimostrano ancora una volta che molte denunce non arrivano mai a Roma, nonostante l’obbligo di denuncia sia in vigore dal 2001. In pochissimi casi le vittime hanno ricevuto un adeguato sostegno o un risarcimento economico. Al contrario, sono state ignorate.

    Le storie che stanno venendo alla luce rivelano che in quasi tutta la Chiesa cattolica in America Latina c’è ancora molto da fare, a differenza dei progressi già compiuti negli Stati Uniti, in Europa e in Australia. Solo la Chiesa cilena ha intrapreso qualcosa di simile al Rapporto Ryan per l’Irlanda o al Rapporto MHG/Dressing per la Germania, secondo gli accademici nel dossier di EL PAÍS sugli abusi nella Chiesa: casi nelle Americhe.

    Veronique Lecaros, della Pontificia Università Cattolica del Perù, e Ana Lourdes Suárez, dell’Università Cattolica dell’Argentina, sono le curatrici di un recente libro intitolato “Abusi ecclesiastici in America Latina: una crisi nel cuore del cattolicesimo”. Nel 2020, in Cile è stato pubblicato un rapporto, redatto dalla Commissione per l’analisi della crisi della Chiesa cattolica, che documentava 568 vittime di abusi sessuali, di cui 320 minori, e identificava 225 autori.

    “In Cile, una serie di circostanze ha imposto un approccio più serio al problema”, affermano gli accademici, “ma altrove, nessun Paese ha dato alcuna indicazione di voler fare qualcosa di simile”. La principale forza trainante è stata Papa Francesco stesso, che si è assunto personalmente la responsabilità del caso e ha costretto l’intera gerarchia episcopale cilena alle dimissioni in un colpo solo. Questo è stato un caso eccezionale, grazie all’impegno personale del pontefice argentino, insieme all’indagine e allo scioglimento del Sodalitium in Perù.

    L’inchiesta di EL PAÍS cerca di rompere questo muro di silenzio. Questo nuovo reportage sui casi nelle Americhe non rivela l’identità di coloro che hanno fornito la loro testimonianza, ma il giornale la fornirà alle autorità ecclesiastiche su richiesta, quando apriranno un’indagine e l’individuo darà il suo consenso. Alcuni degli accusati non hanno potuto essere identificati perché coloro che hanno testimoniato non ricordano, cosa comune nei casi di pedofilia. Tuttavia, i loro racconti contengono dettagli che potrebbero consentire alla Chiesa di identificarli.

    Messico: Abuso di confessioni in una scuola. È il caso di Nadja Fernández, ex alunna della scuola Ignacio L. Vallarta nell’area metropolitana di Città del Messico, appartenente alla Congregazione delle Figlie dello Spirito Santo, quando la scuola si trovava a Lomas de Chapultepec. Racconta di aver subito abusi tra il 1997 e il 1998, quando aveva otto anni, per mano di un sacerdote di cui non ricorda il nome.

    «Era una scuola solo femminile in una zona dove l’esclusività e il potere erano palpabili, e quelle di noi che non si conformavano a quegli standard venivano umiliate da compagne, insegnanti e suore», racconta Fernández. Una delle routine della scuola era la confessione. Le suore entravano nelle aule e, se non c’erano volontarie, ne sceglievano una. Invece di un confessionale tradizionale con un paravento a separare il sacerdote dal penitente, descrive «un piccolo cubicolo, due metri per due, con due sedie una di fronte all’altra».

    Ricorda che il sacerdote era alto, biondo e aveva un forte accento argentino, e che all’inizio le faceva domande personali, come cosa guardasse in televisione, qual era la sua più grande paura o dove si trovassero i suoi cari. «Dopo una o due confessioni, è avvenuto il primo stupro. Non ho urlato né pianto perché non capivo bene cosa stesse succedendo, ma provavo paura e vergogna, e sapevo che qualcosa non andava. Quando abbiamo finito, si è sistemato la tonaca e mi ha detto: “Se dici qualcosa, tuo padre morirà”». Gli aveva detto che suo padre era la persona che amava di più al mondo. Non aveva mai osato dirlo a nessuno.

    «Da quel momento in poi, la maggior parte delle volte che venivo mandata da lui, gli abusi si ripetevano: approfittava di quello spazio ristretto per toccarmi, farmi domande volgari sul mio corpo e costringermi a toccarlo», racconta. «Gli abusi sono durati due anni, fino a quando ho compiuto 10 anni. Un giorno, quando mi ha vista entrare, mi ha detto che quello sarebbe stato un addio perché ero “troppo grande” per lui», aggiunge. Fernández crede che questi abusi l’abbiano portata a sviluppare disturbi alimentari «per smettere di essere
    attraente per lui».

    Anni dopo, durante una seduta di terapia, i ricordi sono riaffiorati prepotentemente. Ne ha parlato con la sua famiglia e la sua sorella gemella, che aveva studiato con lei, ha affermato di essere stata anche lei vittima. Fernández crede che “le autorità scolastiche sapessero cosa stava succedendo” ed è disposta a identificare il colpevole se dovessero emergere fotografie o video di quel periodo. “Non cerco vendetta”, conclude, “ma voglio che venga documentato che in quel piccolo cubicolo, un prete ha usato la confessione come pretesto per abusare di me quando avevo otto anni”.

    Per le accademiche Veronique Lecaros e Ana Lourdes Suárez, i casi nella Chiesa latinoamericana presentano analogie con quelli di altri paesi, ma hanno anche caratteristiche specifiche di un contesto “socio-ecclesiastico”. “Come in altre parti del mondo, le nuove comunità che si sono formate attorno a una leadership molto forte, con un’obbedienza cieca e un controllo di gruppo chiuso, spesso finiscono per sfociare in abusi di potere e abusi sessuali”, affermano in un’intervista congiunta. Citano i casi dei Legionari di Cristo in Messico, del Sodalitium di Vita Cristiana in Perù, degli Araldi del Vangelo in Brasile, del gruppo che gravita attorno a Fernando Karadima in Cile, dei Discepoli di San Giovanni Battista in Argentina e della Comunità di Gerusalemme in Uruguay. “Hanno in comune il fatto che i loro fondatori sono stati accusati di abusi sessuali”, affermano. Il reportage di EL PAÍS include un’ampia testimonianza di un ex membro degli Araldi del Vangelo che racconta casi di abusi in diversi paesi.

    Oltre a queste comunità, spesso legate a gruppi potenti e all’estrema destra, esiste un altro contesto per gli abusi nelle parrocchie delle aree marginalizzate. “Lì, quando si verificano, poiché il sacerdote è essenzialmente un uomo forte a livello locale con un notevole potere sulla popolazione, le vittime non osano denunciare perché non hanno sufficiente capitale sociale”, riflettono. Citano il caso del sacerdote gesuita Alfonso Pedrajas in Bolivia, rivelato da EL PAÍS nel 2023. Lo scandalo venne alla luce perché l’abusatore aveva lasciato un diario personale in cui elencava gli abusi commessi su circa 85 minori in un collegio. “Quei bambini non lo avrebbero mai denunciato, perché per loro era inconcepibile”, spiegano. Altri contesti in cui sono stati rilevati abusi includono seminari e case di formazione, nonché parrocchie e scuole. Argentina: 15 denunce in un gruppo scout di Buenos Aires .

    In Argentina, un esempio lampante è rappresentato dagli scout della parrocchia di Nostra Signora di Luján a Longchamps, a sud di Buenos Aires. Nicolás Sisman si unì al gruppo da bambino, a metà degli anni ’80. Lì conobbe una quindicina di ragazzi che, decenni dopo, sono ancora suoi cari amici. Dato che alcuni di loro non vivono in Argentina – Ángel in Spagna, Sebastián in Colombia – hanno approfittato della pandemia per riallacciare i rapporti tramite WhatsApp. L’idea era la stessa di sempre: parlare. Ma quando è nata l’idea di invitare l’uomo che era stato il suo capo scout tra i 14 e i 18 anni, hanno anche superato un trauma condiviso, rimasto inespresso per decenni.

    Il gruppo WhatsApp si chiama ancora “Sopravvissuti”. Sono sopravvissuti ai presunti abusi di Omar Esposito, che i
    15 amici – uno dei quali è poi deceduto – hanno infine denunciato alla giustizia argentina con un racconto straziante di quegli anni di silenzio. “

    La segretezza fa parte dello scautismo. Quando Omar diceva ‘Quello che si dice qui, resta qui’, si finiva per credere che facesse parte della mistica scout, non del modus operandi di un uomo depravato”, ha dichiarato Sisman a EL PAÍS. Esposito non ha risposto ai messaggi del giornale .
    Il modus operandi consisteva nel costringerli a masturbarsi in gruppo, indossare un preservativo – una delle scuse era l’educazione alla profilassi – e poi mostrarlo a lui, il capo scout, in modo che potesse vedere quanto avevano eiaculato. Questo accadeva nei campi, ma anche a casa sua, non lontano dalla parrocchia, sul letto matrimoniale. Un altro dei suoi detti era: “Quello che non ti entra in testa, ti entra nel culo”, ricorda Sisman. Un giudice argentino ha elevato il caso a un processo per verità, un iter procedurale simile a quello utilizzato contro i crimini della dittatura. Ma al momento è sospeso perché il tribunale incaricato di giudicare i fatti si è rifiutato, sostenendo che i termini di prescrizione sono scaduti. Hanno presentato una denuncia contro il tribunale per negligenza.

    La stessa diocesi di Lomas de Zamora, che sovrintende alla parrocchia di Longchamps e al gruppo scout, ha riconosciuto i fatti in un incontro con i denuncianti e attraverso un documento ottenuto da EL PAÍS. “I rappresentanti del Team Diocesano affermano di credere alle vittime riguardo ai fatti denunciati”, si legge nel documento, “e offrono alle vittime supporto spirituale e psicologico in quanto vittime di abusi sessuali”. “Si sono inoltre impegnati a continuare a diffondere informazioni su quanto accaduto tra il 1980 e il 1999, al fine di identificare eventuali altre vittime dell’accusato”, conclude.
    L’incontro si è svolto presso la diocesi di Lomas de Zamora e vi hanno partecipato, tra gli altri, Héctor Eduardo Laffeuillade, parroco e responsabile dell’équipe multidisciplinare della diocesi per le vittime di reati sessuali . “La prima cosa che abbiamo detto loro è stata che credevamo in loro e abbiamo chiesto il loro perdono in nome della Chiesa. Loro

    «Erano vincolati dal silenzio imposto da quest’uomo, una costante in questo tipo di abuso», ha ammesso Laffeuillade in una conversazione telefonica con questo giornale.
    Il catechista è stato immediatamente rimosso da ogni incarico all’interno della Chiesa. Tuttavia, l’équipe multidisciplinare si è dimessa perché i funzionari della Chiesa non hanno preso provvedimenti in seguito alla denuncia. «Sì, è quello che hanno detto alcuni [membri dell’équipe]», ha ammesso lo stesso Laffeuillade, ribadendo il suo sostegno ai denuncianti.

    Nonostante ciò, le vittime non hanno ricevuto alcun risarcimento. «Non riesco a capire come facesse ad avere così tanto potere su di noi», ha dichiarato telefonicamente Ángel Maximiliano Queirolo, un altro dei denuncianti, che attualmente risiede in Spagna. «Non ne ho mai parlato con nessuno. Stiamo parlando di casi in cui, ad esempio, tre fratelli, tutti amici, sono stati abusati da lui, e nessuno di loro ne ha mai parlato tra di loro». « Anche uno di loro, il più anziano, inizialmente aveva presentato la denuncia, per poi ritirarla. Non sappiamo perché, e non ci è mai stata data una spiegazione», aggiunge Queirolo. «Poter parlare e denunciare gli abusi è stato, in un certo senso, poter ricominciare a vivere», afferma Diego Bacarat, bibliotecario e un altro degli amici che hanno presentato la denuncia. «Mi sento come se fossi morto dentro da 30 anni», aggiunge. Lecaros e Suárez indicano che, a differenza del «Nord globale», dove il potere sacro del sacerdote si manifesta durante i sacramenti, in America Latina la sua magia si esprime al di là dell’Eucaristia o del sacramento degli infermi. «C’è un’atmosfera incantata, dove al religioso viene chiesto, ad esempio, di benedire quasi qualsiasi cosa, diventando una figura in grado di apportare cambiamenti sostanziali e avvicinare le persone a Dio. Questo, unito al fatto che spesso fungono da mediatori con lo Stato e i suoi programmi di assistenza, conferisce loro potere all’interno della religiosità popolare», spiegano. Lecaros e Suárez indicano che, a differenza del “Nord globale”, dove il potere sacro del sacerdote si manifesta durante i sacramenti, in America Latina la sua magia si manifesta al di là dell’Eucaristia o dell’estrema unzione. “C’è un’atmosfera incantata, dove al religioso viene chiesto, ad esempio, di benedire quasi qualsiasi cosa, diventando una figura in grado di apportare cambiamenti sostanziali e di avvicinare le persone a Dio, il che, unito al fatto che spesso fungono da mediatori con lo Stato e i suoi programmi di aiuto, conferisce loro potere all’interno della religiosità popolare”, spiegano.

    El Salvador: I Salesiani ammettono abusi in una scuola negli anni ’80. In El Salvador, il reportage di questo giornale include tre testimonianze che descrivono abusi avvenuti tra il 1979 e il 1985 presso l’Istituto Tecnico Ricaldone nella capitale, San Salvador. Il sacerdote salesiano Giuseppe Corò è accusato e la congregazione salesiana, interpellata sul caso, ammette di averlo allontanato nel 2007 a seguito di sospetti di abusi e di averlo inviato a Roma, dove, secondo l’ordine, non avrebbe più avuto contatti con minori. Nel 2019, due denunce hanno portato a una condanna canonica. I denuncianti sono due delle persone che hanno parlato con questo giornale, José Napoleón Lemus Guzmán e Patrick Castro Salazar. Le vittime avevano tra i 14 e i 17 anni e i loro racconti descrivono un modus operandi: avvicinare studenti con difficoltà scolastiche e offrire loro soluzioni ai problemi in cambio di favori sessuali.

    «Sono stato vittima di abusi da parte di Giuseppe Corò quando era preside e io ero uno studente della scuola», racconta Lemus Guzmán, che ora ha più di 55 anni. «Soffro di dislessia e facevo fatica a scuola. Il prete si avvicinava a chiunque avesse problemi e mi diceva di andarlo a trovare nel suo ufficio dopo la scuola», spiega. «Arrivai, bussai alla porta e si aprì subito. Lui era sulla soglia. Mi afferrò la mano, mi trascinò dentro e lì iniziò a baciarmi e a toccarmi dalla testa ai piedi. Mi spinse a terra, stava per togliersi i pantaloni e io iniziai a piangere», descrive Lemus. «Poi si fermò e mi disse, con calma, come se fosse perfettamente normale: “Voglio che questo accada almeno una volta al mese e ti garantisco che ti diplomerai; voglio che ti piaccia e che tu partecipi”», ricorda. Reynaldo Cortés Figueroa, 60 anni , racconta una storia praticamente identica .
    «Avevo dei problemi a scuola e lui mi convocò nel suo ufficio alle sei di sera», inizia Cortés. Ricorda che Corò abbassò le persiane, gli prese le mani e gli disse che sarebbero andati a pregare la Vergine Maria perché li guidasse. «All’improvviso, sentii il suo respiro come se si stesse eccitando, e avvicinò le labbra alle mie, ma io lo respinsi con forza. Mi buttò fuori dall’ufficio e il giorno dopo fui espulso», racconta.

    Cortés era amico del suo compagno di classe Patrick Castro Salazar, 61 anni. Subì abusi in diverse occasioni tra il 1979 e il 1982. Aveva anche problemi con gli studi. Aiutava nelle attività extrascolastiche, come la preparazione dell’annuario scolastico, il che significava che passava del tempo da solo con Corò, che all’epoca aveva circa 40 anni. “Quando gli raccontavo i miei problemi, mi abbracciava; arrivò un momento in cui il suo pene si induriva e lo sentivo”, spiega. “In diverse occasioni cercò di baciarmi, e più di una volta finimmo per terra”. In seguito, scoprì che anche un suo parente era stato abusato dal prete.

    Secondo le informazioni fornite dai Salesiani, Corò passò per il Guatemala nel 1964 prima della sua ordinazione. Visse poi in El Salvador fino al 1990, quando tornò a Roma. Successivamente visse in Costa Rica tra il 1994 e il 1997. Dopo un altro ritorno nella capitale italiana, rimase a Saltillo, in Messico, tra il 2002 e il 2007, fino a quando non emersero i primi sospetti di abusi, momento in cui fece ritorno definitivamente in Italia. Sacerdoti spagnoli accusati di abusi inviati in America Latina : nel sesto rapporto sui casi in Spagna, redatto da EL PAÍS e pubblicato contemporaneamente al rapporto sulle Americhe, figurano anche ecclesiastici spagnoli accusati di abusi che sono stati trasferiti in America Latina. In un caso, quello di padre JGZ, assegnato alla diocesi spagnola di Santander, è accusato di aver aggredito un minore a Cuba, nella città di Sancti Spíritus, diocesi di Santa Clara, tra
    il 1996 e il 1998.

    Ci sono altri due casi che coinvolgono i gesuiti. Il primo è JAS, accusato presso la scuola Sarrià di Barcellona, ​​che, secondo un ex alunno, fu inviato in Ecuador in seguito a una denuncia del padre di un altro minore. L’ordine non ha registrato che una denuncia sia stata la ragione del trasferimento, ma conferma che questo gesuita rimase nel paese sudamericano dal 1958 al 1968: a Quito, Guayaquil e Portoviejo.
    Un altro gesuita della stessa scuola è padre James, contro il quale pende un’accusa da parte di un’ex alunna per abusi commessi tra il 1966 e il 1967. La Compagnia di Gesù ammette che nel 2012 ci furono due denunce contro di lui in un campo estivo da lui organizzato in Bolivia, paese in cui aveva vissuto tra il 1991 e il 1992. Fu accusato da due ragazze che si erano recate lì come volontarie e, di conseguenza, fu allontanato dal contatto con i minori a titolo precauzionale.

    Una quarta testimonianza riguarda un sacerdote di Linares, nella provincia di Jaén, J.F.J., accusato di abusi commessi tra il 1967 e il 1969. Secondo questa persona, dopo che il padre lo denunciò al vescovado, il sacerdote fu inviato in America Centrale.

    Da El PAIS del 20-4-26

  • La misericordia di Leone per i suoi pedofili. La avesse espressa a noi vittime ci saremmo offesi

    La misericordia di Leone per i suoi pedofili. La avesse espressa a noi vittime ci saremmo offesi

    Si sa che il pesce puzza dalla testa e il papato di Leone non si discosta da quello di Francesco che tra mille chiacchere non riuscì a farne una giusta, neppure nella sua amata Argentina dove ancora oggi il risentimento dei sopravvissuti è forte.

    È certo che se un Dio esiste di sicuro non ha una gran dote nel saper scegliere i suoi rappresentanti terreni, il suo “ufficio di collocamento” da anni pare non azzeccarne una.

    Da Wojtyla che ancora oggi ricordiamo principalmente per il caso ancora insoluto di Emanuela Orlandi, al suo successore Ratzinger, la cui storia criminale è stata recentemente ripercorsa da Íñigo Domínguez  nell’inchiesta giornalistica di EL PAIS, e che ricordiamo proprio nel 2004, imputato in USA con l’accusa di intralcio alla giustizia, fu graziato dalla “misericordiosa” fumata bianca che lo fece Papa, permettendogli di chiedere all’ora Presidente Bush l’immunità come capo di stato, che di fatto lo salvò in extremis dal quel processo. Tuttavia anni dopo costretto a dimettersi morirà “incarcerato” in Vaticano, dove anche la “misericordia” lo abbandonò.

    Trovò vita più facile il suo successore Bergoglio, tanto amato dai cattolici che pochi giorni dopo la sua morte lo cancellarono dalla memoria. Altra “assunzione” che da subito sollevò grandi ombre non solo riguardo la sua complicità con la dittatura argentina, ma con il suo intero papato, fatto di tante chiacchere e pochi fatti. Salvo grazie alla “misericordia” dei media, in particolare quelli italiani che attuarono la linea della censura preventiva cominciando a presentare i fallimenti di Bergoglio nella più totale assenza di contraddittorio, facendolo così apparire ingannevolmente come il grande riformatore della chiesa. Una linea gattopardiana dove si cambiò tutto perché tutto restasse uguale.

    Quella di Prevost sarà la peggior “assunzione” del collocamento vaticano. Qui la “misericordia” dei media tocca da subito il fondo precipitando in una miseria deontologica e anti cristiana mai vista prima nel paese. Un uomo da subito notevolmente compromesso dal caso cileno che ancora prima dell’elezione lo indicava trai peggiori candidati.

    Qui la censura e la disinformazione hanno dato il peggio del giornalismo italiano. Tranne poche testate oneste, tolto il caso cileno, nessuna ha detto che fino al giorno prima di essere eletto Papa, Rober Prevost era il Prefetto del Dicastero per la dottrina dei vescovi e che per ben due anni ha insabbiato da prefetto il caso siculo del vescovo di Enna Rosario Gisana, oggi a processo per la giustizia italiana con l’accusa di aver mentito nel tentativo di coprire il caso di don Giuseppe Rugolo.

    Vescovo che malgrado Prevost oggi sia diventato Papa continua a non affrontare, forte di certi giornalisti suoi complici, che con la censura preventiva lo proteggono dal rischio di qualunque possibile contraddittorio.

    Una stampa che non è più “misericordiosa” come ai tempi di Bergoglio, oggi è diventata direttamente miserabile tanto da non chiedergli conto nè del caso Gisana, tantomeno del caso di Marko Rupnik dietro al quale tante suore stuprate furono costrette dalla stessa chiesa ad abortire. Cose che i media non raccontano preferendo beatificarlo per la benedizione della campana contro l’aborto, la triste ed ipocrita iniziativa ligure lanciata dal vescovo di Sanremo Antonio Suetta, di cui molti media hanno completamente omesso le proteste, sia dei sopravvissuti agli abusi del clero, sia della società civile, che indignata ha più volte contestato.

    La stessa stampa che oggi lo eleva il Papa della “misericordia pedofila”, un pensiero tanto squallido che nella puntuale censura di un contraddittorio riesce persino a trasformarsi in qualcosa di bello.

    Quella stampa che di fronte al Vangelo di Matteo 18:6 è da tempo che ha messo la “macina al collo” delle vittime anziché dei carnefici. La stessa che a partire da RAI News è stata capace di stuprare persino l’inchiesta di EL PAIS omettendo con puntuale “misericordia” l’Italia, di cui si parla nell’inchiesta, ma nessuno lo sa perché disinformato dall’informazione.

    Quella stampa che insieme alla politica è stata risolutiva in tutti i paesi civili, mentre in Italia si trasforma in un problema sociale peggiore della pedofilia stessa. Il recente caso sardo della Garante per l’infanzia defenestrata dal suo stesso consiglio regionale per aver fatto il suo dovere è l’ultimo triste esempio che rende bene l’immagine di un paese che quando vede un Papa, qualunque sia, sa solo esclamare “com’è bianco!!!”.

  • ULTIMA ORA: Scoperti altri libri “erotici” del cardinale Fernández, nascosti dal Vaticano

    ULTIMA ORA: Scoperti altri libri “erotici” del cardinale Fernández, nascosti dal Vaticano

    CITTÀ DEL VATICANO ( PerMariam ) — È scoppiata una nuova polemica attorno al cardinale Victor Manuel Fernández dopo che sono emersi altri testi “erotici” del suo passato, alcuni dei quali erano stati nascosti dal CV ufficiale fornito dal Vaticano nel 2023.

    Intitolato ” ¿Por qué no termino de sanarme? ” ovvero ” Perché non riesco a finire di guarire me stesso?”, il libro del 2002 dell’allora padre Fernández in Argentina sembra, almeno testualmente, essere un seguito della sua opera del 1995 “Guariscimi con la bocca: l’arte del bacio”. Il libro del 1995 suscitò immense polemiche a causa del suo contenuto ripetutamente sessualmente allusivo ed esplicito, e dell’inclusione di relazioni sessuali inequivocabilmente erotiche e spesso ambigue in cui il genere dei partecipanti non è specificato.

    Poi, nel gennaio 2024, è riemersa un’altra opera , questa volta del 1998 e intitolata ” Passione mistica: spiritualità e sensualità “. Basandosi su ” Guariscimi con la bocca: l’arte del bacio “, Fernández ha fornito dettagli sessualmente espliciti sugli orgasmi maschili e femminili, paragonandoli a una relazione con Dio. In seguito al diffuso clamore suscitato dall’opera, che era stata nascosta dal suo archivio, Fernández ha affermato che si trattava di “un libro per ragazzi” che “certamente non avrebbe scritto ora”. Il sesto capitolo del libro è stato motivo di particolare preoccupazione a causa della sua apparente rappresentazione di una presunta fantasia erotica di una ragazza di 16 anni, che ha raccontato i dettagli a Fernández.

    Nominato prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede (CDF) da Papa Francesco nel luglio 2023, le azioni di Fernández sono state da allora sotto esame, in gran parte a causa dell’immenso caos e delle controversie che ha causato da quando ha accettato l’incarico.

    Ma ora altre opere sono state analizzate e riportate alla luce dal sito web cattolico argentino El Wanderer, che ha raccolto fonti attendibili, scoprendo temi inquietanti simili.

    “Perché non riesco a finire di guarire me stesso?” sembra essere un libro altrettanto controverso.

    Il libro si definisce più “incisivo e audace” rispetto alle opere precedenti di Fernández e “un libro che aiuta a vivere”.

    Una sezione all’inizio del libro intitolata “Quando la sensualità offusca il mio giudizio” recita così:

    Un corpo può fare colpo se indossato con gli abiti giusti, abiti che risvegliano la sensualità accentuando i tratti interessanti, a seconda della tipologia di corpo. La sensualità di spalle e braccia abbronzate è accentuata indossando una maglietta. L’eleganza è evidenziata nascondendo il grasso con un gilet nero e maniche bianche. Un collo scoperto è più sensuale se adornato con una collana, ecc. Se a questo aggiungiamo una dose di immaginazione da parte di chi osserva, e in un momento di insoddisfazione, quando ha bisogno di emozionarsi o di godersi qualcosa, allora un corpo può apparire come qualcosa di impressionante, meraviglioso, indispensabile.

    Ma poi, con la routine e scoprendo altri corpi diversi, si scopre che quella massa di carne non era niente di fuori dal mondo, che ha imperfezioni, mancanze e dolori come tutti i corpi, che si deteriora e perde il suo fascino con il passare del tempo.

    Un’opera successiva, intitolata ” Teología espiritual encarnada. Profundidad espiritual en acción “, (” Teologia spirituale incarnata. Profondità spirituale in azione “) è stata pubblicata nel 2005. Questa figura però figura nel curriculum ufficiale fornito dal Vaticano a Fernández.

    In una sezione intitolata “Pausa”, Fernández esprime la sua opinione su come aiutare il corpo a rilassarsi se gli esercizi di respirazione non sono sufficienti:

    Consiste nell’attraversare l’intero corpo, prestando la massima attenzione a un organo alla volta. È molto importante notare che non si tratta di “pensare” a quell’organo, immaginarlo o visualizzarlo. Si tratta più precisamente di “sentirlo”, di percepirlo con sensibilità. Si tratta di sperimentare le sensazioni di ogni organo con calma, senza giudicare se siano buone o cattive, ma cercando di rilassare e distendere quell’organo.

    È meglio procedere più o meno nel seguente ordine: mascella, zigomi, gola, naso, occhi, fronte (e tutti i piccoli muscoli del viso che possiamo percepire), cuoio capelluto, collo e nuca, spalle. Proseguire con il braccio destro, il polso e la mano destra; il braccio sinistro, il polso e la mano sinistra. Quindi passare alla schiena.

    Successivo: torace, stomaco, vita, fianchi, bacino, glutei, genitali, gamba destra, gamba sinistra, piede destro, piede sinistro.

    La chiave è fermarsi senza fretta in un punto alla volta, senza lasciare che l’immaginazione si disperda verso un altro organo o un’altra idea, finché non si sente che c’è lo stesso tono in tutto il corpo. Non c’è alcuna fretta.

    In qualsiasi punto del corpo dovremmo percepire una sensazione (di calore, bruciore, piacere). Nessuna parte della pelle è insensibile, anche se le sensazioni sono molto lievi.

    Infine, è importante cercare di comprendere l’organismo nella sua interezza, prendendo coscienza dell’intero corpo e sentendolo a lungo.

    La terza opera sulla spiritualità analizzata da El Wanderer è “Para liberarte de la ansiedad y de la impaciencia”, ovvero “Per liberarti dall’ansia e dall’impazienza”. Pubblicato nel 2009 in Argentina, questo libro è un altro che il Vaticano ha accuratamente omesso dal curriculum ufficiale di Fernández quando è stato nominato prefetto della CDF nel 2023.

    In una sezione intitolata “Imparare a fermarsi”, Fernández scrive:

    Mettendoci in profondo contatto con la realtà, apre prospettive luminose, offre orizzonti vasti e ricchi, semplificando al contempo la vita, liberandola dalle complicazioni e impedendole di impigliarsi in svolte e svolte che non portano da nessuna parte. Quando siamo capaci di fermarci e un oggetto o una persona occupano per un attimo tutto il nostro interesse, quell’istante è vissuto appieno. Quando tutto il nostro essere è unificato in un’unica direzione, allora realizziamo un vero incontro, una fusione, un’unione perfetta, anche se solo per pochi minuti.

    Non si tratta necessariamente di immobilità fisica, perché questa esperienza può verificarsi anche nel mezzo dell’eccitazione di un’attività molto intensa. Questo accade, ad esempio, in un orgasmo tra due persone che si amano. Ma ci sono molte altre forme di unione che la maggior parte delle persone sperimenta solo raramente nella propria vita.

    Le ultime rivelazioni sul passato di Fernández si aggiungono alla già controversa serie di scritti che il religioso ha scritto e che in diverse occasioni il Vaticano ha cercato di nascondere.

    Le proteste suscitate dai suoi precedenti libri sui baci e sugli orgasmi si sono rivelate immense quando sono usciti rispettivamente nel 2023 e nel 2024.

    Questa nuova analisi di altri libri di Fernández, compreso il fatto che ancora una volta il Vaticano ne ha nascosti due dal suo curriculum, non fa che ribadire le questioni confuse che circondano la sua posizione di prefetto della CDF.

    Nominato prefetto nel 2023, Fernández avrebbe tempo fino al 2028, qualora Leone XIV decidesse di mantenerlo in carica per la durata del suo mandato quinquennale. La decisione del Pontefice di mantenerlo in carica fino ad allora avrebbe ripercussioni di vasta portata sulla chiarezza dottrinale della Chiesa, già compromessa sotto la prefettura di Fernández.

    https://www.permariam.com/p/breaking-more-erotic-books-by-cdl