“Il Tribunale Penale Speciale istituiti dalla competente autorità della Chiesa” hanno raggiunto la “certezza morale” riguardo alle colpe di padre Carlo Miguel Buela. Ma padre Buela nel frattempo è morto, anche perché ci sono voluti sedici anni prima di arrivare alle condanne.
“E nel frattempo il sacerdote, nonostante le accuse era stato ospitato in una chiesa di Genova negli anni in cui cardinale era Angelo Bagnasco”, come racconta Francesco Zanardi, portavoce di Rete l’Abuso che da anni si batte per denunciare violenze subite da minori.
Una storia che, ricostruisce Zanardi, parte addirittura nel 2009. Buela non è un sacerdote qualunque, ma è molto noto in Argentina dove ha fondato l’istituto del Verbo Incarnato nella ddiocesi di San Rafael. E proprio in quegli anni l’istituto viene toccato da accuse che portano addirittura la Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata della Santa Sede. Tra l’altro si parla di atti compiuti “contro il sesto comandamento”, cioè legati a comportamenti affettivi e sessuali non appropriati. In pratica ci sono accuse di abusi nei confronti dei seminaristi.
La Congregazione conclude il suo esame dei fatti con due passaggi importanti: “Accertata l’esistenza di molteplici fatti” e “del caso qui trattato è stato debitamente informato il Santo Padre (all’epoca Joseph Ratzinger, ndr)”. Per questo Buela viene “rimosso” dall’ufficio.
Ma qui la situazione si fa meno chiara. Come scoprì il Fatto Quotidiano infatti Buela, nonostante le accuse penali, era espatriato dall’Argentina ed era stato ospitato in una chiesa del quartiere Dinegro, a Genova (dove il cronista lo incontrò e dove il sacerdote poteva entrare in contatto con i fedeli). E qui Buela, dopo anni trascorsi in relativa tranquillità, è morto nel 2023.
Adesso, però, ecco che il Vaticano annunciano le sentenze: nei giorni scorsi in Vaticano si è tenuto un incontro tra delegati pontifici e vertici dell’istituto fondato da Buela. Ed ecco la notizia: “Nel corso dell’incontro – fanno sapere fonti vatincane – è stato reso noto che sia il Tribunale Penale Speciale di primo grado sia quello di Appello, istituiti dalla competente autorità della Chiesa, hanno raggiunto la certezza morale in ordine alla responsabilità di P. Carlos Miguel Buela, Fondatore dei due Istituti, per fatti riconducibili a un delitto contro il sesto comandamento, commesso con violenza nei confronti di più persone.
Tale chiarimento – si legge – intende contribuire al ristabilimento della verità, quale atto di giustizia nei confronti delle persone che hanno subito un danno a causa del comportamento di Buela”.
Zanardi accusa: “Una condanna arrivata anni dopo la morte è inutile.
Non solo: occorre fare luce sul perché una persona che si era macchiata di comportamenti tanto gravi si sia potuta allontanare dall’Argentina per essere ospitata in una chiesa di Genova”.
Ferruccio Sansa – Il Fatto Quotidiano