Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: ferruccio sansa

  • Abusi su gio­vani: la con­danna vati­cana, ma il prete è morto

    “Il Tribunale Penale Speciale istituiti dalla competente autorità della Chiesa” hanno raggiunto la “certezza morale” riguardo alle colpe di padre Carlo Miguel Buela. Ma padre Buela nel frattempo è morto, anche perché ci sono voluti sedici anni prima di arrivare alle condanne.

    “E nel frattempo il sacerdote, nonostante le accuse era stato ospitato in una chiesa di Genova negli anni in cui cardinale era Angelo Bagnasco”, come racconta Francesco Zanardi, portavoce di Rete l’Abuso che da anni si batte per denunciare violenze subite da minori. (altro…)

  • GENOVA: La CDF (Vaticano) revoca a Bagnasco l’incarico per il processo a don Castagneto e lo passa a Torino – Contiene tutti gli atti

    GENOVA: La CDF (Vaticano) revoca a Bagnasco l’incarico per il processo a don Castagneto e lo passa a Torino – Contiene tutti gli atti

    La lunga mano di Dio, o almeno di chi in terra agisce in suo nome. Dagli atti che andrò ad esporre, estratti dal fascicolo reso dalla Procura della Repubblica di Genova nell’indagine avviata dalla Rete L’ABUSO nei confronti di don Franco Castagneto , ex parroco di Sori, per cui la Procura in data 21 settembre 2020 ne chiede l’archiviazione per intervenuti termini di prescrizione.

    Gli atti che esporrò sono redatti dall’ex Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, card. Angelo Bagnasco. Nelle sue missive con (altro…)

  • Quella strana revoca della CDF a Bagnasco che trasferisce il processo Castagneto – la sua proposta e le omissioni – Contiene gli atti

    Quella strana revoca della CDF a Bagnasco che trasferisce il processo Castagneto – la sua proposta e le omissioni – Contiene gli atti

    “Anziché un processo giudiziario, potrebbe essere sufficiente un intervento del vescovo assistito dal vicario giudiziale”  –  “Potrebbe rimanere parroco fino alla celebrazione delle prime comunioni e delle cresime prevista a maggio p. v.. Nel frattempo potrebbe preparare la comunità al suo trasferimento, adducendo motivi di forte stanchezza”.  

    Genova 19 marzo 2019 – Card. Angelo Bagnasco

    Una serie di documenti acquisiti dalla procura di Genova dai quali abbiamo estratto il carteggio tra Diocesi di Genova e il Prefetto della CDF, Francisco Luis Ladaria, sull’istruttoria fatta da Bagnasco, che documentiamo ulteriormente nell’approfondimento sul caso di don Franco Castagneto.

    L’estratto che precede l’articolo è parte di quanto Bagnasco invia nell’istruttoria alla CDF (Congregazione per la Dottrina della Fede) integrando una “proposta” molto generosa in favore del prete.

    Il Cardinale malgrado in una missiva del 19 marzo 2019 confermi alla CDF la gravità dei fatti e sostanzialmente l’ammissione di don Franco alle accuse fatte dagli abitanti di Sori già nella metà degli anni 90, quando vi fu un’istruttoria (guidata da Alberto Tanasini – attuale vescovo di Chiavari – con la collaborazione di Nicolò Anselmi, fino a metà del 2020 vescovo vicario proprio del cardinale Angelo Bagnasco  e Guido Marini che è cerimoniere del papa dal 2007 ) al termine della quale però si decise di non procedere, ma di spostare semplicemente don Franco da Sori ad Albaro, dove si insedierà nel 1998.

    Nei vari carteggi con la CDF Bagnasco rassicura che si tratta di fatti datati, che non si sarebbero più ripetuti dopo il trasferimento ad Albaro nel 1998. Gli stessi parrocchiani, secondo l’istruttoria del Cardinale, confermerebbero l’integrità del sacerdote.

    Carteggi dai quali si evince tuttavia la leggerezza morale del cardinale nel proporre a fronte delle ammissioni del Castagneto, che celebri comunque (in quanto parroco) le comunioni e le cresime facendogli poi lasciare Albaro in modo quasi furtivo, “adducendo motivi di forte stanchezza”.

    La risposta della CDF arriva poco dopo per pugno LAPIDARIO dello stesso Prefetto, il 18 Luglio 2019, quando ringraziando il Cardinale, revoca il mandato a celebrare il processo Penale Canonico (chiesto dalla stessa CDF il 7 Gennaio 2019) e i chiede che tutti gli atti siano trasferiti al Tribunale Penale Canonico di Torino. Non accresce nella missiva i motivi della revoca.

    In una missiva del 5 agosto, Bagnasco comunica alla CDF di aver spostato temporaneamente don Franco al Santuario di Crea e che a settembre, sarà trasferirlo a Roma, in una comunità di recupero, assistito da un ottimo psicoterapeuta.

    La domanda sorge spontanea, che senso ha mandare oggi, una persona ormai sana, che secondo l’indagine dello stesso cardinale, non reitera da 21 anni, in una comunità di recupero e sottoporla a psicoterapia?

    Perché mai?

    L’indagine svolta dalla Rete L’ABUSO – prima con l’aiuto del giornalista Ferruccio Sansa, poi di Alessandro Tesei – riguardo gli anni recenti, quelli di Albaro, parte grazie ad una lettera anonima pervenuta alla Rete a fine agosto. Quella lettera testimonia che nell’agosto 2019, ad Albaro è successo qualcosa che ha spinto qualcuno a scriverci, ma forse ha anche creato l’esigenza di non poter più lasciare don Franco li, anche solo 25 giorni, fino a settembre e mandarlo direttamente a Roma.

    Nell’indagine, durata circa 10 giorni tra Albaro e Sori, raccogliamo un profilo del Castagneto nel quale viene descritto un uomo possessivo, un manipolatore che ha l’arte di fare compromessi per “incatenare” a se le persone, come faceva peraltro a Sori, non è inverosimile pensare che abbia potuto farlo anche ad Albaro, se pur con altre modalità.

    Anche nei rapporti della Polizia Giudiziaria che ha svolto le sue indagini e sentito diversi testimoni, emerge che don Castagneto aveva creato una sorta di dormitorio dove era solito ospitare giovani disagiati in cambio di lavoretti in parrocchia, alcuni un po’ sbandati, altri come uno dei testimoni. Persone tuttavia che avevano in comune il bisogno di un alloggio, sottoposte di conseguenza a una forte sudditanza.

    Lo conferma lo stesso sacrestano che per sette anni ha lavorato al fianco di don Franco ad Albaro e che agli inquirenti non nasconde il timore per questa indagine. Racconta che don Castagneto, proprio mentre veniva informato da Bagnasco del procedimento canonico a suo carico, intercedeva con la diocesi per fargli avere un appartamento all’interno della canonica, e adesso teme che l’indagine possa in qualche modo interferire.

    Confermerà che uno degli ospiti segnalati di cui avevamo recuperato il nome, è scomparso da un giorno all’altro, proprio insieme a don Franco. Racconta di averlo recentemente incontrato, di avergli proposto di intercedere con il nuovo parroco per farlo tornare a vivere li, facendo lavoretti. Ma il ragazzo taglia corto e defila. È la stessa Polizia a non riuscire più a rintracciarlo.

    Il sacrestano conferma anche un’altra segnalazione che avevamo raccolto e trasmesso alla procura di Genova, che trova riscontro anche in un’altra deposizione agli atti. Il suicidio di un giovane ospite che don Franco aiutava.

    Tutte informazioni che gli ex parrocchiani di Castagneto ad Albaro, parrebbe abbiano omesso al cardinale, informazioni che però sottoscrive nero su bianco lo stesso sacrestano di Albaro, l’unico al quale il cardinale non ha chiesto.

    Francesco Zanardi

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webp2020/10/21/genova-la-cdf-vaticano-revoca-a-bagnasco-lincarico-del-processo-a-don-castagneto-e-lo-passa-a-torino/

  • Presunte molestie su minori da parte dell’ex parroco di Albaro, la Procura apre un’inchiesta

    Presunte molestie su minori da parte dell’ex parroco di Albaro, la Procura apre un’inchiesta

    Genova. La procura di Genova ha aperto un’inchiesta per violenza sessuale dopo l’esposto presentato dal presidente della Rete L’abuso Francesco Zanardi nei confronti dell’ex parroco della chiesa di Santa Teresa di Albaro Francesco Castagneto.

    In base all’esposto il sacerdote si sarebbe reso responsabile di presunti abusi su minori cominciati già negli anni Novanta nella parrocchia di Sori. La denuncia, depositata una decina di giorni fa, allega fra l’altro l’audio di un sagrestano con cui Zanardi, con una telecamera nascosta, ha parlato ma di cui non conosce le generalità e l’inchiesta del giornalista del Fatto quotidiano Ferruccio Sansa che ha raccolto le testimonianze di alcune presunte vittime.

    L’esposto accusa inoltre i vertici della Curia che avrebbero saputo fin dalla fine degli anni Novanta quanto stava accadendo ma al di là di aver trasferito il parroco avrebbero mantenuto il fascicolo segreto non impedendo in questo modo il ripetersi degli abusi.

    Occorre precisare che nessuna denuncia nei confronti del parroco è mai stata depositata in Procura e lui, interpellato dal collega del Fatto quotidiano, ha fermamente negato ogni addebito. La Procura di Genova tuttavia ha deciso di vederci chiaro. Il fascicolo aperto è al momento contro ignoti in attesa degli approfondimenti.

    https://www.genova24.it/2019/12/presunte-molestie-su-minori-da-parte-dellex-parroco-di-albaro-la-procura-apre-uninchiesta-228058/?fbclid=IwAR0mJXUuCC3r7L7SBPd0pHUHuILaU4x4kFe_74Z9PvdQxyBxc-aDMQx_WTI

  • Preti pedofili, il Papa cancella il segreto pontificio sui processi

    Preti pedofili, il Papa cancella il segreto pontificio sui processi

    Ferruccio Sansa
    Abolito. Il Papa ha eliminato il segreto pontificio nelle cause canoniche di abusi sessuali sui minori. ‘L’Istruzione sulla riservatezza delle cause’ segna la nuova linea del Vaticano: “Non sono coperti dal segreto pontificio le denunce, i processi e le decisioni”.

    L’articolo 2 spazza il campo: “L’esclusione del segreto pontificio sussiste anche quando tali delitti siano stati commessi in concorso con altri delitti”. Non solo: “A chi effettua la segnalazione – è scritto nel documento – alla persona che afferma di essere stata offesa e ai testimoni non può essere imposto alcun vincolo di silenzio riguardo ai fatti di causa”.

    Resta il segreto d’ufficio, come nel diritto degli altri stati: “Le informazioni sono trattate in modo da garantirne la sicurezza… al fine di tutelare la buona fama, l’immagine e la sfera privata di tutte le persone coinvolte”. Ma la riservatezza delle indagini non potrà più, come in passato, essere opposto alle autorità giudiziarie, per esempio italiane, che si trovavano di fronte a difficoltà spesso insormontabili. L’Istruttoria voluta da Francesco in questo non lascia dubbi:  “Il segreto d’ufficio non osta all’adempimento degli obblighi stabiliti in ogni luogo dalle leggi statali, compresi gli eventuali obblighi di segnalazione, nonché all’esecuzione delle richieste esecutive delle autorità giudiziarie civili”.

    Sempre ieri il Vaticano ha diffuso un secondo rescritto che raccoglie altre istanze avanzate dalle vittime di abusi: si stabilisce che ricada tra i delitti più gravi riservati al giudizio della Congregazione per la dottrina della fede anche “l’acquisizione o la detenzione o la divulgazione, a fine di libidine, di immagini pornografiche di minori di diciotto anni da parte di un chierico, in qualunque modo e con qualunque strumento”. Finora il limite era fissato a quattordici anni.

    Per questi delitti più gravi si aprono le porte ai laici: “Funge da avvocato e procuratore un fedele, provvisto di dottorato in diritto canonico, che viene approvato dal Presidente del collegio”. Viene ribadito, ma è un discorso ovviamente diverso, il segreto confessionale.

    “Una novità storica”, tenevano a sottolineare ieri in Vaticano. Ma anche le associazioni delle vittime, pur con le dovute cautele, hanno saluto con soddisfazione la novità: “È un grande elemento positivo”, spiega Francesco Zanardi, un passato da vittima e un presente come presidente della Rete L’Abuso, in prima linea nella battaglia contro gli abusi compiute da sacerdoti. Zanardi mesi fa era stato finalmente ricevuto in Vaticano dove aveva avuto un lungo colloquio con Charles Scicluna, segretario della Congregazione per la dottrina della Fede. “Avevamo parlato per due ore – racconta Zanardi – e gli avevamo domandato proprio l’abolizione del segreto.

    È un passo notevole, ma non tutti i problemi sono risolti. Sarebbe importante che le nuove norme avessero effetto retroattivo”. Non solo: “Ora le autorità ecclesiastiche dovranno consegnare la documentazione delle proprie indagini alle autorità giudiziarie (comprese quelle italiane, ndr), ma anche alle vittime. Però sarebbe importante che fosse previsto anche un obbligo di denuncia, quello che in Francia ci ha permesso di arrivare all’incriminazione del cardinale di Lione, Philippe Barbarin che è stato condannato in primo grado per aver coperto abusi. Ma è una questione che riguarda soprattutto la legislazione italiana, perché in Francia è prevista la denuncia obbligatoria, mentre in Italia no”.

    Zanardi punta il dito proprio verso il nostro Stato: “Finora ha lasciato che a gestire la situazione fosse la Chiesa. Non ha fatto niente. Non è un caso se soltanto in Italia le vittime per avere giustizia si rivolgono proprio alle autorità ecclesiastiche”. Un giudizio positivo, che dovrà essere confermato alla prova dei fatti: “Vedremo se la scelta del Papa sarà davvero seguita dalle Curie locali. Lo capiremo subito nell’indagine romana sui chierichetti del Papa e con la denuncia che abbiamo presentato (dopo gli articoli del Fatto) su abusi compiuti da un sacerdote della diocesi di Genova”.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2019/12/18/preti-pedofili-il-papa-cancella-il-segreto-pontificio-sui-processi/5623900/

  • “Fraternità” la setta di don Franco “lui non pregava per noi, lui ci predava”

    “Fraternità” la setta di don Franco “lui non pregava per noi, lui ci predava”

    “ Come puoi dire di no a Dio?

    Vedete è importante capire che non è soltanto un abuso fisico ma è anche un abuso spirituale e che quando un prete ti fa questo, ti sta rubando anche la tua fede.

    Così chiedi aiuto alla bottiglia, o a una siringa e se non funzionano ti butti da un ponte.

    Per questo ci chiamiamo sopravvissuti” (dal film Spotlight)

    Di Francesco Zanardi

    Nella “Fraternità”di don Franco, la prima regola era “Non parlare con nessuno della Fraternità, o ne sei fuori”.

    Sori, piccolo borgo della Riviera Ligure, dove l’unico punto d’incontro finita l’estate, rientrati i turisti, è la parrocchia, e lì c’è Dio, don Franco Castagneto è il suo rappresentante.

    Per un cattolico, essere di utilità al parroco, è come essere utili a Dio e ci si sente privilegiati.

    Un grande vantaggio per don Franco, un uomo molto astuto e capace di cogliere le passioni personali di chi poi scelse come “adepti”.

    Guglielmo (nome di fantasia) mi racconta che già a 15 anni sentiva attrazione per il suo stesso sesso e a don Franco questa cosa non sfuggì. “Mi sentivo privilegiato, era mio dovere prendermi cura degli abiti, i più femminili, delle parrucche che il don possedeva. Lo sapevano tutti, la scusa ufficiale è che servivano per fare teatro…

    …ricordo una sera, ero con quattro amici e andammo da don Franco. Ci vestì da donna, ci truccò e poi andammo a ballare… All’epoca non esisteva ancora la Fraternità, io non la vidi mai… Don Franco mi ha molestato più volte, ma ero attratto da mio stesso sesso e a 15 anni ero confuso, non li vedevo come abusi, allora… oggi invece mi rendo conto…

    Tutto finì il giorno che dissi al don che secondo me lui era omosessuale. Per questo non vidi mai la Fraternità, da quel momento fui defenestrato, rimasi solo e isolato dal gruppo. Mi segnò moltissimo.“

    Nei dieci giorni d’indagine, sentendo uno a uno i testimoni, uomini e donne, c’è chi racconta che spesso durante le prediche del don piangeva, erano coinvolgenti e affascinavano al punto tale da commuovere. Chi ricorda il fascino che il don aveva, “era speciale”: “almeno all’epoca lo credevamo (come per Guglielmo), riusciva a capire quello che piaceva alle persone, i loro gusti, desideri, ambizioni.”

    Prediligeva intorno a sé i bei ragazzi, anche quelli di intelletto, ma con una caratteristica comune: la fragilità. Divennero una sorta di adepti in quella che fu la Fraternità.

    Non coinvolgeva molto le donne, tranne una. Divenne un po’ il punto di riferimento nel gruppo femminile, la portavoce, consigliera, insomma, il contatto col don. Era molto devota, ingenuamente faceva il gioco del don. “Oggi penso che approfittò della sua ingenuità per manipolarla e tenerci sotto controllo”.

    Il gruppo degli uomini – venti scarsi – era invece seguito da don Franco in persona.

    Qui avveniva la manipolazione principale. Nella cultura cattolica è un principio “naturale” la sovranità del maschio sulla femmina, ad un cattolico passa quasi inosservata. Condizionando gli uomini della Fraternità, questi a loro volta condizionavano le loro donne, le quali erano poi in qualche modo controllate dalla loro referente, quella più vicina al don.

    Il don aveva creato un sistema piramidale con lui al primo posto “per l’autorità conferita da Dio”. Dopo di lui l’élite, un gruppo di uomini di cui aveva il controllo, a loro volta privilegiati in quella posizione. In un paesino di 4000 abitanti come Sori, ha una grande importanza essere nelle grazie di Dio. Qui va ricordata la nostra cultura, ancora visibile oggi nei piccoli borghi dove quando una famiglia ha un problema, va dal parroco.

    Il lunedì sera, solo gli uomini, si riunivano in quello che era un incontro “segreto” nel quale decidere le sorti della Fraternità, si parlava di spirito, di fede e “fraternamente”, in quella sede, ci si metteva a nudo col don, confessando al gruppo le proprie intimità, debolezze, paure.

    In quella sede don Franco li predava delle loro intimità più profonde, plagiati dalla fede e dalla suggestione che quel gruppo di élite, così vicino a Dio, creava in loro.

    Al termine, si benediva il tutto e si sigillava la segretezza dell’incontro, non per il valore in sé dei contenuti, ma per il valore emotivo personale di quei contenuti (il bottino del don), con qualcosa di ancora più emotivo e compromettente, che non potevi rifiutare a quel punto: diversamente eri fuori dal gruppo, restavi isolato, nella vergogna e di fronte al paese.

    “Fraterni” rapporti orali, non costretti ma in qualche modo fortemente indotti, quasi d’obbligo. Un forte rituale “baciatemi come gli apostoli con Gesù”… per poi proseguire.

    Ma quel sesso non era il sesso del don, quello era soprattutto un compromettente atto per consolidare la Fraternità e la fratellanza. In sostanza uno strumento per assicurarsi il silenzio.

    Don Franco aveva anche i suoi amanti, non solo Guglielmo.

    Mattia racconta che in chiesa, sull’altare lo spogliava… fino all’orgasmo. Mentre ne parlo con la sua ex fidanzata dell’epoca, ha il magone, fortissimo in lei il senso di colpa. Poi singhiozza, alza lo sguardo ma un pelo al di sotto dei miei occhi e dice “l’ho portato io in parrocchia”.

    Un’altra del gruppo delle donne mi confessa di sentirsi sciocca per non aver capito. Col senno di poi “mio marito era omosessuale, pensandoci oggi, era evidente, ma ero una ragazzina”.

    “Mi sento sciocca se penso che lo accompagnavo dal don, poi mi mettevo in sala a leggere un libro, loro andavano di là, pensavo per la Fraternità, erano cose riservate, noi donne non dovevamo saperle. Ho capito dopo che non parlavano quando andavano di là…”

    Ricorda che fu don Franco a “combinare” il matrimonio, ad intervenire col marito nei quasi palesi momenti di crisi. Oggi riflettendone con me, realizza che quel matrimonio tanto spinto dal don, forse era solo un modo per rendere un suo amante insospettabile, che, accompagnato dalla moglie lo andava a trovare. Mentre siamo in un bar di Genova, in una sua riflessione; “quando annullammo il matrimonio presso la Sacra Rota, ricordo che non vollero entrare in dettagli, don Franco ci sposò e in quel documento il suo nome doveva restare solo per colui che celebrò il matrimonio… omettemmo tutto il resto”.

    La signora di cui sto parlando non è un personaggio qualunque della nostra storia, è colei che all’epoca era la referente del gruppo femminile e il suo, risulterà poi non essere l’unico matrimonio annullato.

    Una comunità di 4000 abitanti dove la chiesa è il cuore della società, il parroco è il “primo cittadino”, poi vengono il medico, il maresciallo e infine il sindaco, dove gli scandali del paese si lavano in paese… ma tutti sanno e c’è tanta rabbia da un lato, dall’altro la confusione e il dolore di chi, in qualche modo, è coinvolto.

    Primi anni novanta, ci sono delle denunce alla diocesi di Genova, dalla quale La fraternità sembra attendesse un riconoscimento ufficiale e, invece, la diocesi fa chiudere la setta e sposta il don sopra a Sori, a Canepa, borgo di poche anime dove continuerà a vedere i suoi fedelissimi.

    1998, don Franco viene nuovamente spostato. La sua destinazione è improbabile, soprattutto perché in diocesi c’è un fascicolo con accuse gravi contro di lui.

    Parroco di Albaro: un pò come fossimo ai Parioli genovesi, la parrocchia del cardinale Angelo Bagnasco, un posto di lustro. Lì vari gruppi di giovani ruotano intorno alla parrocchia.

    L’aria di Albaro fa decisamente bene al don, al punto tale di redimerlo, almeno pare…

    Ma nella lettera anonima sembra trattarsi di fatti recenti, quelli di Sori li ho scoperti per caso quando mi recai nella parrocchia di Albaro, presentandomi come vittima e mi venne chiesto, se ero vittima di Genova o di Sori, lì capii che dovevo indagare a Sori prima che a Genova. D’altra parte lì avevo già provato, inviando due complici ai quali più persone, uscendo dalla messa della domenica, risposero nell’omertà più profonda di non conoscere il don, lì da 20 anni.

    Eppure la cronaca locale, che oggi clamorosamente tace il caso, di lui ne ha parlato molto in passato; “Genova, senzatetto in parrocchia il prete lo vuole cacciare, è scontro” ci fu anche una raccolta firme “Firme contro il senzatetto, il parroco è per il suo bene”. Se ne parlò tanto anche per la visita del papa “Aspettando Papa Francesco, viaggio nelle parrocchie. Don Castagneto: “Sarà uno stimolo per la città“.

    Oggi pare si sia persa memoria.

    A differenza dei colleghi che andarono per me sul posto, non trovai neppure strana la cosa, anzi, mi feci la solita domanda: perché tanta omertà?

    Nel frattempo, domenica 1 dicembre 2019, sul Fatto Quotidiano “Quel prete deve sparire”.

    Ben quattro pagine sul caso, nella rubrica Sherlock a firma di Ferruccio Sansa. Il Fatto parlerà della vicenda per quattro giorni consecutivi.

    Quanto accaduto a Sori trenta anni prima, e tenuto nascosto dalla chiesa malgrado il fascicolo del 98, era finalmente di dominio pubblico. Come è normale che sia in questi casi, mi contattano presunte vittime, testimoni, chi sapeva soltanto e ancora oggi sente il peso per non aver parlato e vuole farlo adesso.

    Scopro che non esiste solo il fascicolo del 98, gestito all’epoca da monsignor Alberto Tanasini (che conferma): nel 2017, più fonti raccontano di altre persone andate in diocesi.

    …don Franco era già ad Albaro …poi, nell’agosto 2019, prima di ricevere la lettera anonima, la chiesa lo fa sparire. Mi chiedo perché? I fatti di Sori sono vecchi di trent’anni, non ha senso li affrontino oggi… no?

    Lo stesso mons. Tanasini però, se pur blindato nei suoi ruoli, parlando del recente, si lascia scappare convinto quel “sentore” che immediatamente dopo, attribuirà glissando, ad una mera sensazione.

    Rifletto tra me: possibile che ad Albaro nessuno fiati? Possibile che nessuno sia almeno incazzato per il fatto che la chiesa sapesse e lo abbia lasciato a contatto con minori? hanno affidato a quel prete i propri figli, possibile non ci sia una sola persona almeno indignata?

    Da una parte decine di testimonianze, dall’altra uno squilibrio, il più totale silenzio di un’intera comunità, nessuno che esprima un’opinione. Non vengo neppure attaccato per aver fatto uscire la storia …La scena è inquietante, sembra di essere nel centro del deserto. Persino l’arcidiocesi di Genova fa scena muta.

    È il 3 dicembre, suona il telefono. Una persona mi fa riflettere.

    Un po’ sulle sue e irritato mi dice “Zanardi ma perché questa roba esce dopo trenta anni? Se lo è domandato?”, quasi ad accusare che qualcuno mi stia strumentalizzando… Parliamo e capisce che non è così, si apre, ma a questo giro sono io che mi chiedo chi c’è dall’altra parte del telefono… Mi parla di matrimoni combinati, capisco che sa, lì io c’ero già arrivato. Mi parla anche di possibili indennizzi o accordi… roba recente…

    …indennizzi? potrebbe essere: non sono inusuali gli accordi tra le parti con il vincolo della riservatezza, soprattutto quando la presunta vittima è prescritta, ma malgrado ciò, il caso dà ancora prurito a qualcuno.

    Approfondisco, inizio a sentire le persone che ho a disposizione, vengo messo in contatto con altre, passano giorni. Scopro che più persone, negli ultimi 10 mesi, si sono recate alla diocesi di Genova. Qualcuno addirittura è stato convocato. Tutti per don Franco Castagneto.

    Qualcuno confermerebbe di aver sentito parlare di accordi… Commenta “ora forse si spiega anche il retro front di alcuni”. Ma qualora ci fossero stati accordi, il vincolo della riservatezza fa il suo lavoro e non se ne viene a capo, diversamente decade l’accordo.

    Il 13 dicembre, una testata genovese “FIVEDABLIU”, pubblica la risposta della curia, alla richiesta di chiarimenti sul caso di don Franco Castagneto “La questione, già da diverso tempo, è stata affidata alla competente Congregazione vaticana cui spetta di procedere“.

    Per ora, solo il doloroso riscatto di chi per trenta anni si è tenuto dentro questa sofferenza, oggi emersa, dando in qualche modo ai protagonisti, l’opportunità di rielaborare quei fatti lontani, che però hanno pesantemente condizionato la loro vita.

    L’inizio del percorso che li porterà a non essere più vittime di quei fatti. L’inizio della convivenza con quel vissuto. La ragione.

    Francesco Zanardi

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webp2019/12/08/il-fallimento-della-chiesa-di-genova-sulla-pedofilia-note-a-margine-del-caso-don-franco-castagneto/

    P.S.

    Continueremo a prestare attenzione all’evolversi del caso, attualmente già all’attenzione della Procura di Genova. Alcune cose non sono state riportate in quanto al momento non trovano rilevanza. I racconti sono stati volutamente sintetici e parziali, esposti integralmente non avrebbero accresciuto i fatti.

    Per segnalazioni potete contattarci qui

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  • In risposta a mons. Lorenzo Ghizzoni, all’articolo pubblicato da AVVENIRE

    In risposta a mons. Lorenzo Ghizzoni, all’articolo pubblicato da AVVENIRE

    Gentile Lorenzo Ghizzoni,

    ho letto con un pizzico stupore della sua indignazione sulle pagine AVVENIRE e non posso che dedurre due cose: o lei è maldestro, o è completamente disinformato.

    Partendo dalla critica che lei fa a IL FATTO QUOTIDIANO (articoli di Ferruccio Sansa), le faccio notare che per una corretta informazione e una critica accettabile, avrebbe dovuto almeno indicare di quale caso stesse parlando.

    Lo farò io per lei, l’arcivescovo Lorenzo Ghizzoni, presidente del Servizio nazionale tutela minori della Cei, parlava di don Franco Castagneto, la cui diocesi di Genova, è indubbiamente informata dal 1998 (lo conferma persino mons. Alberto Tanasini che gestì personalmente il caso all’epoca dei fatti di SORI).

    Poi don Franco fu trasferito a ALBARO e, nell’agosto del 2019, appena è riemerso il caso, questa volta la chiesa non lo ha più spostato, lo ha fatto scomparire direttamente.

    Tra le altre cose, stando a quanto dichiara la stessa diocesi di Genova, attraverso la Cancelleria in data 25-11-2019, a Genova, “non esiste al momento alcuna equipe della commissione minori e persone vulnerabili“. Lo sapeva ?

    Riguardo ai fatti riportati dal giornale di Marco Travaglio, a firma di Ferruccio Sansa, che lei impropriamente dichiara scandalistici, sappia che quanto scritto fino ad ora, era solo la punta dell’iceberg, sul resto daremo tutte le delucidazioni del caso, non tema. Non ci celeremo, come il cardinal Angelo Bagnasco, dietro un muro di silenzio.

    Riguardo invece le proiezioni sulla situazione italiana, sulle pagine di AVVENIRE afferma; “In Italia la stima varia dal 2 al 4%, ma siamo ancora – è il caso di ripeterlo – nel campo delle ipotesi. Ecco perché i grafici pubblicati nei giorni scorsi dal Fatto, con un’improbabile stima delle diocesi “sicure e non sicure”, è del tutto inaccettabile”.

    Ebbene, solo per doverosissima precisazione, i dati del Fatto Quotidiano ed esposti questa volta da Paolo Frosina, li abbiamo forniti noi, e i puntini sulla mappa sono tutti casi documentati dalla sola stampa nazionale e, sono sincero, la sola vista fa rabbrividire.

    Tuttavia, trovo molto scorretto dar a credere ai lettori di AVVENIRE che quella cartina con i puntini sia frutto delle proiezioni, che son tutta altra cosa, e lei questo lo dovrebbe sapere bene.

    Le proiezioni del collega Mark Vincent Healy, sono calcolate (in assenza di un dato governativo italiano) sulla base di dati veritieri e frutto di commissioni d’inchiesta governative che riguardano unicamente i sacerdoti, non come avete fatto su AVVENIRE, dove citate dati generici sugli abusi in generale: come ben capirà, le due cose non sono paragonabili.

    I dati delle proiezioni riguardano le commissioni governative di: Australia, Belgio, Canada, Germania, Gran Bretagna, Irlanda, Polonia, USA.

    Ebbene, il collega Mark Vincent Healy, sulla base della popolazione cattolica, sulla base dei sacerdoti di quelle nazioni e sulla base delle percentuali restituite dalle commissioni di inchiesta governative, ha fatto una semplice proiezione dell’Italia.

    Nell’articolo pubblicato da AVVENIRE, per evitare figure come questa – rischiando oltretutto di screditare ancor più quello che secondo lei starebbe facendo la chiesa in materia di abusi – avrebbe dovuto ricordare che ben cinque anni fa, il Comitato per la tutela dell’infanzia delle Nazioni Unite, dato il dilagante fenomeno di abusi sessuali di minori per mano di preti cattolici e i continui insabbiamenti che emergevano in tutto il pianeta, questi ultimi per mano della stessa chiesa, tra le tante cose, chiese alla Santa sede di quantificare l’entità del fenomeno e, caro Ghizzoni, sarebbe stato davvero onesto da parte sua, dire ai lettori di AVVENIRE, che la Santa Sede neppure rispose a quelle raccomandazioni. Ecco perché non avete i dati. Ma lo dica questo ai lettori di AVVENIRE, è importante, non crede?

    E magari, lo dica anche al Governo italiano, son sicuro che qualche amico a cui rivolgersi lo avrà.

    Sa perché le dico questo Ghizzoni?

    Perché a febbraio 2019, sempre il Comitato per la tutela dell’infanzia delle Nazioni Unite, ha chiesto la stessa cosa anche all’Italia, che oltre a due precedenti diffide ed un’interrogazione parlamentare, per il momento non ha ancora proferito parola.

    Si rivolga quindi al Vaticano e al Governo italiano per questa atroce negligenza, anche noi da anni chiediamo una commissione governativa, non accolli così squallidamente la mancanza di dati ad una associazione di vittime di preti pedofili, non è carino e neppure onesto le pare?

    Riguardo al cardinale Gualtiero Bassetti, attuale Presidente della Cei, l’associazione, già prima del summit di febbraio, si era immediatamente attivata per farsi ricevere, ci ha persino risposto, peccato che però poi, dopo la valanga mediatica, sia sparito pure lui.

    Che dire? Che la chiesa italiana sia determinata può essere, il dubbio che resta è: su cosa? Noi vittime sono anni che chiediamo giustizia alla chiesa, ma tranne i pochi di noi che la hanno ottenuta dai tribunali civili e non dalla chiesa, per tutti gli altri, al momento non credo si possa sperare di trovare grandi entusiasmi.

    Vedere campagne mediatiche fatte di bugie, come quella di cui lei è il rappresentante per l’Italia, campagne che puntano solo a disinformare la comunità, spalando fango su noi vittime, che vengono tirate in ballo dalla chiesa solo in queste occasioni, dà ben poca credibilità alle sue affermazioni.

    Con ossequio Francesco Zanardi

    Presidente della RETE L’ABUSO

    Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero.

  • “Preti pedofili e omertà. A 17 anni da Spotlight tutta la Chiesa ha fallito”

    “Preti pedofili e omertà. A 17 anni da Spotlight tutta la Chiesa ha fallito”

    L’INTERVISTA Parla Michael Rezendes del team del “Boston Globe” che ispirò il famoso film

    di Sabrina Provenzani

    Michael Rezendes è uno dei reporter di “Spotlight”, il team di giornalisti investigativi del Boston Globe guidato da Marty Baron che, nel 2002, dopo mesi di lavoro, scoperchiò lo scandalo degli abusi sessuali nella diocesi di Boston. Una storia che è valsa al Globe il premio Pulitzer e ha fatto – anche grazie al film premio Oscar che ne venne tratto – il giro del mondo. Da ottobre, Rezendes è senior investigative reporter alla Associated Press a New York. Lavora a “The Reckoning”, un nuovo progetto con l’obiettivo di “esplorare la più grande crisi di credibilità della Chiesa dai tempi della Riforma”.

    Il nuovo progetto investigativo si chiama “La resa dei conti”: quale?

    La Chiesa cattolica statunitense aveva promesso di sradicare abusi e molestie sessuali. Ma, vent’anni dopo Spolight, Papa Francesco e i suoi vescovi stanno ancora facendo i conti con violenze e insabbiamenti. Nel riconoscere le responsabilità dei vertici ecclesiastici, hanno fallito.

    A così tanti anni di distanza, cosa è stato Spotlight?

    Più di tutto, la nostra inchiesta ha cambiato la percezione dell’opinione pubblica sul tema: si è creato una rete a livello mondiale di “survivor”. E la Chiesa è stata costretta a prenderne atto.

    Tutto è partito da una città dove il potere ecclesiastico, e l’omertà che lo proteggeva, sembravano inscalfibili.

    Ero un giovane cronista del Boston Globe. Cominciai a lavorare su presunti abusi del clero. All’inizio indagavo su un solo rete, ma molto rapidamente l’inchiesta si allargò a 7, poi a 70. Lavorai a lungo sul caso di padre John Geoghan, un pedofilo seriale: avevo intervistato le sue vittime. Sapevo che sia l’allora cardinal Bernard Law che il suo predecessore, il cardinale Humberto Medeiros, erano al corrente che Geoghan avesse molestato bambini per 30 anni, in sei diverse parrocchie. Quando ho scoperto che nell’ultima parrocchia in cui lo avevano spostato si occupava dei chierichetti, ricordo di aver pensato: se dopo 30 anni di molestie gli affidano i chierichetti, questa è davvero una grossa storia.

    Uno scandalo che ha avuto eco ed impatto globali. Internet era agli esordi…

    L’inchiesta si allargò rapidamente, scoprii nuovi casi prima a New York, poi a Tucson, in Arizona. Poi in tutto il mondo. E continua ancora oggi, 17 anni dopo. Credo sia questo l’impatto più profondo e duraturo del nostro lavoro: l’aver rivelato per primi il sistematico insabbiamento degli abusi, un sistema di connivenze e coperture che abbiamo visto ripetersi uguale in tutto il mondo. Così decine di migliaia di vittime hanno avuto il coraggio di venire allo scoperto senza più paura né vergogna.

    Cosa è successo ai sopravvissuti?

    Per lo più hanno fatto causa, avuto giustizia e compensazioni economiche.

    E agli abusatori?

    Ogni caso è diverso. Alcuni sono finiti in carcere, altri sono stati spogliati dalla toga e si sono “integrati” nella società. A volte in contesti a contatto con bambini. Ma sarei sorpreso – non scioccato – se a Boston emergessero altri casi di abusi. Perché la diocesi ha introdotto nuove misure di protezione nei confronti dei minori. E perché i genitori ora sono più consapevoli, e sanno di poter denunciare.

    Grazie al vostro lavoro, la gente non è più costretta al silenzio. Resta ancora molto da fare, secondo lei?

    Assolutamente. La Chiesa è una sorta di società segreta composta solo da uomini. Impregnata da una cultura in cui abusi e molestie sono peccati da perdonare, e non crimini da denunciare alle autorità. Molti pensano sia venuto il momento per il Vaticano di adottare precisi protocolli per la protezione dei minori. Hanno attivato dei corsi di formazione per i vescovi, ma questo non basta.

    L’ultimo caso è quello del vescovo di Buffalo Richard Malone, costretto alle dimissioni pochi giorni fa per aver tenuto in un cassetto il fascicolo in cui un prete rivelava di aver abusato, fra gli anni ’60 e ’80, di dozzine di bambini.

    Il caso Buffalo dimostra come i vescovi, ancora una volta, non realizzino l’importanza del problema. È incredibile che, a 17 anni da Spotlight, siano così tanti che faticano a comprendere il danno profondo provocato da una violenza sessuale.

    Lo scandalo degli abusi può portare la Chiesa Usa, per i risarcimenti, al collasso economico?

    Penso che ci sarà un aumento delle cause, in particolare negli stati dove sono cambiati i termini della prescrizione. Ma parliamo di una delle istituzioni più antiche, e ricche, al mondo. Non scomparirà per questo.

    DI COSA STIAMO PARLANDO

    Sherlock ha messo la sua lente, in questo nuovo ciclo di inchieste speciali, su un clamoroso caso di pedofilia nella Chiesa. Ferruccio Sansa da Genova ci ha raccontato la storia di don Franco Castagneto, i presunti abusi grazie alle parole delle vittime e le coperture che avrebbe avuto il sacerdote che, ad oggi, risulta scomparso, dopo essere stato trasferito diverse volte. Chi sapeva?

    https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2019/12/06/vaticano-la-parrocchia-degli-abusi-preti-pedofili-e-omerta-a-17-anni-da-spotlight-tutta-la-chiesa-ha-fallito-leggi-linchiesta-di-sherlock/5597938/

  • “Don Franco ci diceva: baciatemi come gli apostoli con Gesù”

    “Don Franco ci diceva: baciatemi come gli apostoli con Gesù”

    LA PARROCCHIA DEGLI ABUSI – Abusi a Genova: nuove testimonianze

    Ferruccio Sansa

    “Don Franco è come Cristo. I suoi ragazzi sono gli apostoli. E Gesù baciava i suoi apostoli, dicevano così per spingere ad accettare quei rapporti. Spero che finalmente venga fuori questa storia che ha devastato persone e famiglie. Tutti sapevano, io sono andata in Curia non so più quante volte”. Parla Marta (il nome è di fantasia per proteggere le vittime). “Io sono una delle poche donne che sa quello che è successo nella parrocchia di Sori. E due miei amici del cuore, ma proprio intimi, hanno subìto le attenzioni di don Francesco Castagneto, fino a veder cambiata la loro vita”. Perché finora le vittime non hanno parlato? “C’era una fraternità. Eravamo vincolati al segreto su ciò che accadeva fra noi”. Nei giorni scorsi Sherlock ha riportato le testimonianze di ragazzi che hanno riferito di aver subìto molestie da don Castagneto.

    Ma altre vittime hanno contattato il Fatto e Francesco Zanardi, il presidente della Rete l’Abuso. Sono quasi tutte donne, non perché oggetto dell’interesse del sacerdote, ma perché “il don ha avuto rapporti con nostri amici e fidanzati”. Il cronista ha riscontrato le parole di Marta. Partendo dalle affermazioni di Alberto Tanasini, il vescovo di Chiavari che all’epoca seguì il caso: “Provo dolore, non abbiamo dato ascolto a quei ragazzi. Temo ci siano dei minori”.

    Il racconto di Marta comincia dalle parole del suo compagno di banco e amico del cuore, il fidanzatino forse: “Fulvio (lo chiameremo così, ndr) ed io eravamo inseparabili. Dai primi anni delle superiori mi cominciò a dire che si sentiva addosso gli occhi del don. Poi un giorno si confidò: ‘Mi bacia, mi tocca’. Era angosciato, non immaginate il fascino che quell’uomo suscitava in noi. Eravamo soggiogati… dovevate esserci alle sue messe, duravano ore, c’erano ragazzi che piangevano”. Quanti avrebbero subìto attenzioni? “Potrebbero essere una ventina. Alcuni hanno avuto rapporti completi”.

    Minorenni? “Fulvio all’epoca era minorenne”. Ma il racconto di Marta non finisce qui: “A diciotto anni feci l’errore di portare con me nel gruppo un altro mio amico intimo, appena maggiorenne. Anche lui fu oggetto delle attenzioni di don Franco”. E la vita dei ragazzi da quel giorno, racconta Marta, sarebbe cambiata per sempre: “Fulvio si è sposato. Ma poi si è reso conto di essere gay… il suo matrimonio è stato annullato. Non è stato l’unico caso: altri matrimoni sono stati annullati, ci sono mogli che hanno raccontato di aver scoperto dopo le nozze che il loro marito aveva subito molestie da un sacerdote”. Già, matrimoni annullati; diversi ragazzi che erano approdati nel gruppo con una fidanzata e ne sono usciti avendo scoperto di essere gay.

    Marta parla con voce ferma. Sono gli anni ’90: “Ricordo che c’erano educatori che pretendevano da me di essere baciati sulla bocca. Nel gruppo maschile c’erano atti di masturbazione, rapporti orali. È andato avanti anche quando don Franco era stato trasferito a Santa Teresa d’Albaro. C’erano un disagio e una confusione terribili”. Così Marta cominciò a parlarne: “Ma fui isolata dai miei amici. Il don mi chiamava ‘la psicopatica’. No, non pensai di andare dai giudici, mi rivolsi alla Curia. Alla fine ho ceduto, me ne sono andata via dal mio paese”. Marta aveva una fede grande, “ero una talebana”, cerca di sorridere. Ma adesso? “Non credo più. Ma ci tornavo in chiesa… ad Albaro, da don Franco. Avevano promesso che non lo avrebbero più messo a contatto con i ragazzi, ma lo vedevo lì con gli scout. Mi mettevo in prima fila e lo guardavo fisso negli occhi. Volevo che sapesse che lo controllavo”. Marta ci tiene a sottolinearlo: “Non cerco vendetta. Non facevo più conto sulla giustizia. E non odio don Franco. Voglio solo che altri ragazzi non subiscano ciò che abbiamo subito noi”.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2019/12/05/don-franco-ci-diceva-baciatemi-come-gli-apostoli-con-gesu/5595337/
  • Molestie a Genova: il “don X” di Sherlock denunciato ai pm

    Molestie a Genova: il “don X” di Sherlock denunciato ai pm

    di Ferruccio Sansa – “Andate in Curia a Genova e acquisite i fascicoli con i nomi e le testimonianze dei ragazzi vittime. Potrebbero esserci minorenni: è uno dei timori espressi dal vescovo Alberto Tanasini”. Il portavoce della Rete L’Abuso, Francesco Zanardi, ha presentato ieri un esposto in Procura a Genova partendo dall’inchiesta di Sherlock. I pm apriranno così un fascicolo sui fatti raccontati dal nostro giornale. Zanardi, che da anni si batte contro le molestie sessuali compiute da sacerdoti, nell’esposto fa il nome del prete che noi finora avevamo indicato come “don X”: è Francesco Castagneto. E le due parrocchie dove ha esercitato sono una a Sori, piccolo borgo nella Riviera di Levante, e l’altra è la chiesa di Santa Teresa di Albaro, a Genova.

    Siamo a metà anni ’90. A Sori, un gruppo di ragazzi e di educatori denunciò alla Curia comportamenti “non appropriati” di don Franco Castagneto. Come hanno raccontato a Sherlock vittime e testimoni, ne seguì un’istruttoria guidata da Alberto Tanasini – attuale vescovo di Chiavari – con la collaborazione di Nicolò Anselmi, oggi vescovo vicario del cardinale Angelo Bagnasco. Con loro anche Guido Marini che è cerimoniere del papa dal 2007. Don Franco fu trasferito nella parrocchia di Santa Teresa d’Albaro, il quartiere della borghesia genovese, dove si ritrovano associazioni di ragazzi e gruppi scout.

    Ma quest’estate d’improvviso è scomparso. Sarebbe stato rimosso, dopo l’arrivo di altre denunce (al momento non si sa se relative a nuovi episodi o legate alle accuse passate). Uno scandalo finora taciuto, sopito. Nessuno a Genova pareva sapere, nemmeno nelle parrocchie interessate. “Non credo che un ragazzo delle mie parrocchie possa aver denunciato episodi simili. Giuro che non ho mai avuto desideri di questo tipo. Minori? Mi fa orrore il solo pensiero”, è stata la risposta di don Castagneto raggiunto al telefono da Sherlock.

    Zanardi nell’esposto ripercorre tutta la vicenda. La ricerca di Don Franco parte infatti proprio dal momento in cui la Rete L’Abuso, nel settembre scorso, riceve una segnalazione anonima. Il portavoce de L’Abuso chiede se eventuali reati, oltre che al sacerdote, non possano essere ascritti anche ad altri rappresentanti della Curia: “Dovrà pur valere – scrive Zanardi – la responsabilità stabilita dall’articolo 40 del Codice penale, secondo il quale “non impedire un evento che si ha l’obbligo giuridico di evitare, equivale a cagionarlo”. Zanardi cita alcune sentenze precedenti che hanno ipotizzato la responsabilità di un vescovo “che pur sapendo delle tendenze pedofile di un sacerdote, nulla fece perché questo smettesse di abusare di altri minori”. Zanardi chiede poi se, in casi come questi, si possa anche ipotizzare un favoreggiamento, se qualcuno avesse aiutato il sacerdote a nascondersi, e quindi a sottrarsi alla giustizia.

    In Procura, a Genova, assicurano che il caso sarà seguito “con la massima attenzione”. E quello che già oggi si sottolinea è che già oggi si sottolinea è che, per parlare di favoreggiamento, occorre che “ad un soggetto che abbia precedentemente commesso un reato, ci sia un aiuto a eludere le investigazioni della polizia giudiziaria, o a sottrarsi alle ricerche”.

    I punti chiave dell’esposto di Zanardi sono due. “Si chiede con estrema e indifferibile urgenza che sia identificato e ascoltato, in quanto persona informata dei fatti, il sacrestano della parrocchia di Albaro”. Zanardi chiede anche che siano sentite le persone che fecero parte della commissione che negli anni ’90 ascoltò le prime vittime. E cioè i vescovi Tanasini e Anselmi, nonché il cerimoniere Marini. Ma, soprattutto, quello che chiede Zanardi è che “si proceda subito al sequestro del fascicolo, attualmente aggiornato e in possesso della diocesi di Genova, contenente i nominativi delle vittime che già nel 1997 denunciarono”. Sugli episodi degli anni ’90 incombe la prescrizione.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2019/12/03/molestie-a-genova-caso-di-don-franco-castagneto-finisce-in-procura-leggi-linchiesta-di-sherlock/5590969/