Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Vaticano, Papa Francesco accusato da Julieta Anazco: “Io abusata da un prete, Bergoglio lo ha coperto”

    Vaticano, Papa Francesco accusato da Julieta Anazco: “Io abusata da un prete, Bergoglio lo ha coperto”

    Altro prete allo scoperto. Ricardo Giménez è stato denunciato per aver abusato di minori. A raccontarlo è la 46enne Julieta Añazco che ricorda quei terribili momenti a Il Fatto Quotidiano. Era il 2011, quando alla donna, passeggiando per le vie vicine alla chiesa di Giménez, a La Plata in Argentina, è riaffiorato alla memoria l’abuso che ha subito anni prima. “Non avevo associato quel prete alla mia violenza, perché era come come se l’avessi messo in fondo a un cassetto della memoria. Dopo due anni da quella passeggiata, nacque mio nipote. Cominciai a sentire una paura folle, inspiegabile. E ho iniziato a ricordare“.

    Così Julieta si è dedicata alla ricerca su internet, scoprendo altre vittime e ricordando quel fatidico campeggio: “Lui ci chiedeva di non raccontare quello che succedeva durante la confessione, altrimenti saremmo andate all’Inferno. Così non lo raccontai a nessuno e così fecero anche le mie amichette dell’epoca”. Per cinque anni la donna non ha ricordato nulla, solo in maggiore età ha iniziato a parlare. “Ho contattato avvocati per capire se potessi fare una denuncia. Dicevano che il reato, dopo 30 anni, era prescritto. Poi è iniziato questo lungo cammino di denunce e lotta. Grazie ai social ho potuto contare su una catena umana di investigatori. Ho scoperto così il suo nome – spiega la Añazco – Con un gruppo di donne di La Plata e un collettivo di vittime di abusi di Neuquén, abbiamo organizzato una protesta pubblica di fronte alla chiesa in cui Giménez faceva messa, e un’altra di fronte alla sua abitazione. Un giorno sono andata a messa, e ho riconosciuto la sua voce: era lui”.

    Solo oltre 50 le vittime del prete, che però è ora ricoverato in una casa per anziani che dipende della Chiesa. Dopo le denunce il Vaticano l’ha dichiarato colpevole e la pena, alquanto irrisoria, è stata di dieci anni di orazione e penitenza. Porta ancora l’abito talare, affianca il sacerdote e lavora ancora con minori. Da Bergoglio Julieta attende ancora una risposta, nonostante la donna si sia fatta carico, nel 2013, di inviare alla Segreteria del Vaticano una lettera. Non solo, perché tra le donne abusate, in molte avevano contattato papa Francesco quando ancora era arcivescovo a Buenos Aires. Anche in quell’occasione avevano ricevuto solo un no, nonostante all’epoca Bergoglio sapesse benissimo degli abusi di alcuni preti in Argentina, come quelli dello stesso padre Giménez. Il Papa non voleva nemmeno che le le vittime di padre Julio Grassi e quelle del sacerdote Rubén Pardo (altri due abusatori) partecipassero alla delegazione di Roma.

  • “Lo scandalo più grande sarebbe coprire la verità”. I Vescovi lanciano una tre giorni per contrastare gli abusi sessuali e la pedofilia in Italia

    “Lo scandalo più grande sarebbe coprire la verità”. I Vescovi lanciano una tre giorni per contrastare gli abusi sessuali e la pedofilia in Italia

    By Maria Antonietta Calabrò – “Il Vangelo dice che è bene che avvengano gli scandali purché si manifesti la verità perché alla fine lo scandalo più grande sarebbe quello di coprire la verità”. Il cardinale Gualtiero Bassetti, in un’intervista a Tv2000, la televisione della Conferenza episcopale italiana in occasione della messa per i 50 anni dalla morte di San Pio celebrata domenica sera a San Giovanni Rotondo, alla presenza del Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha affrontato il tema degli abusi sessuali del clero.

    “Gli scandali nella Chiesa – ha proseguito – ci sono sempre stati e certamente oggi si sono manifestati attraverso i mezzi della comunicazione che una volta non erano così efficaci nella loro crudezza. Sono successe veramente delle cose terribili che fanno accapponare la pelle. Davanti a tutto questo esprimiamo la nostra condanna come la esprimerebbe il Signore”.

    Anche la Chiesa italiana si trova dunque ad affrontare la crisi della pedofilia che sta scuotendo il Vaticano e i fedeli cattolici in ogni parte del mondo (dal Cile, agli Stati Uniti, all’Argentina, il cui caso, che chiama in causa ancora una volta Papa Francesco, è arrivato questa settimana sulla copertina di Der Spiegel) .

    E’ per questo che Bassetti aprendo i lavori del i lavori del Consiglio Episcopale Permanente della Cei(Roma, 24-26 settembre) ha sottolineato ” l’impegno rigoroso a fare dei nostri ambienti luoghi sicuri dove non trovi cittadinanza alcuna forma di abuso”. Già lo scorso anno anno infatti è stata istituita in seno alla CEI, una Commissione per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili, guidata da monsignor Lorenzo Ghizzoni : lo scopo quello di migliorare le precedenti Linee guida sul fronte della prevenzione e della formazione (2014). E giovedì sapremo quali saranno i cambiamenti.

    Modifica del Trattato del Laterano? Dalle Alpi alla Sicilia, i fatti di cronaca pullulano di notizie riguardanti abusi da parte del clero su minori anche in Italia. Non abusi cosiddetti “storici”, risalenti cioè a molti decenni fa, ma crimini più recenti, che hanno coinvolto preti e religiosi, e in qualche caso vescovi ( per aver coperto i fatti) .

    Così il caso di don Mauro Galli (dicembre 2011) , un giovane sacerdote milanese. Oppure l’arresto quest’estate (2018) in Sicilia per abusi nei confronti di sei ragazze di un anziano animatore di un gruppo laico ad Acireale, dove l’arcivescovo ha dovuto creare una commissione d’indagine per esaminare tutti gli aspetti “ecclesiastici, morali e dottrinali della vicenda”.

    In Italia, la situazione, dal punto di vista giuridico è complicata dal fatto che in base al Trattato del Laterano, le gerarchie ecclesiastiche non hanno – a differenza dagli Stati Uniti a partire dal 2002 – alcun obbligo di denuncia dei crimini di cui sono venuti a conoscenza. Tanto che la Commissione dell’Onu contro la Tortura a Ginevra nel maggio 2014, ha sollecitato la revisione dei Concordati nazionali (come quello italiano) nella parte in cui sollevano la gerarchia da quest’obbligo: una disposizione che aveva senso ai tempi del regima fascista, ma che oggi può provocare il mancato perseguimento da parte dell’autorità civili di crimini odiosi come pedofilia e pedopornografia.

    Dopo sentenza del Consiglio di Stato, fuga dall’ora di religione? Bassetti ha sottoposto all’attenzione dei vescovi italiani anche una recente sentenza del Consiglio di Stato dello scorso 30 luglio, che riconosce come legittima la richiesta di modificare in qualsiasi momento dell’anno scolastico la scelta di avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica. ” È facile immaginare come una simile opportunità possa provocare – per le motivazioni più banali ha sottolineato – un rapido calo delle scelte di avvalersi, con un conseguente grave indebolimento della credibilità dell’IRC, che finora ha potuto contare proprio su un elevato tasso di adesione”.

    Il nuovo segretario della CEI. Entro giovedì prossimo, Bassetti sottoporrà al Papa una lista di nomi di vescovi tra cui scegliere il nuovo segretario generale della CEI in sostituzione di monsignor Nunzio Galantino che prima dell’estate è stato nominato dal Papa presidente dell’APSA , l’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica.

    https://www.huffingtonpost.it/2018/09/24/lo-scandalo-piu-grande-sarebbe-coprire-la-verita-i-vescovi-lanciano-una-tre-giorni-per-contrastare-gli-abusi-sessuali-e-la-pedofilia-in-italia_a_23540321/

  • “DER SPIEGEL” E LE COPERTURE DEGLI ABUSI IN ARGENTINA AL TEMPO DI BERGOGLIO. UN’INCHIESTA DI 19 PAGINE.

    “DER SPIEGEL” E LE COPERTURE DEGLI ABUSI IN ARGENTINA AL TEMPO DI BERGOGLIO. UN’INCHIESTA DI 19 PAGINE.

    “Der Spiegel” pubblica oggi diciannove pagine di un’inchiesta dedicata al Pontefice regnante, intitolata “Non dire falsa testimonianza. Il Papa e la Chiesa nella sua crisi più grande”. Nell’articolo, di cui traduciamo qualche paragrafo dalla versione inglese pubblicata da Maike Hickson su LifeSite News si punta l’attenzione sulle mancanze di papa Bergoglio, soprattutto in tema di abusi sessuali.

    Una larga parte dell’articolo è centrato su interviste a vittime di abusi clericali a Buenos Aires, la diocesi di cui Bergoglio era arcivescovo fino all’elezione nel marzo 2013. Scrive Maike Hickson che “Der Spiegel è sorprendentemente critico di papa Francesco per quanto riguarda il suo governo in generale, compresa la sua attitudine ambigua in molti campi – fra cui la comunione ai protestanti e la comunione per i divorziati risposati, e ricorda le parole attribuite al Pontefice, il suo timore “di passare alla storia come qualcuno che ha spaccato la Chiesa”. “Der Spiegel” ricorda inoltre il caso di padre Inzoli, il sacerdote abusatore condannato dalla giustizia italiana, e “graziato” per un certo periodo dal papa contro il parere del card. Müller, il party omosessuale con droga del segretario del fedele card. Coccopalmerio, lo scandalo della copertura a McCarrick e la posizione anomala di uomini di fiducia del Pontefice come i cardinali Maradiaga e Errazuriz. Questa disamina così impietosa e fattuale del giornale tedesco è interessante perché rappresenta una crepa nell’omertà giornalistica che i Main Stream Media hanno riversato sul Pontefice fino ad oggi.

    I giornalisti di “Der Spiegel” hanno viaggiato in Argentina, a Monaco e altrove per raccogliere notizie. Hanno parlato con una donna di La Plata, Julieta Anazco vittima di abusi da parte di un prete, che come ha scoperto in seguito, era stato trasferito per le accuse di abuso sui minori. Julieta ha sofferto molto per questo episodio, è andata in terapia ed è membro adesso di una “Rete di sopravvissuti agli abusi ecclesiastici”.

    Scrive il giornale: “Nel 2013, poco dopo che Bergoglio è stato eletto papa, Julieta Anazco e altre tredici vittime di padre Gimenez scrissero una lettera in cui descrivevano che cosa era accaduto loro, e perché ancora vivessero sotto depressione; e ci fossero stati tentativi di suicidio; o perché alcuni di loro si fossero dati a consumare droga, mentre il prete accusato continuava a celebrare messa ed era a contato con bambini”.

     La lettera è stata inviata con raccomandata e ricevuta di ritorno nel dicembre del 2013, e tre settimane più tardi giunse la conferma della ricezione. Poi, più nulla. Non una parola. Il prete accusato però fu trasferito in una casa di riposo per persone anziane, dove “ancora si mostra ai giornalisti vestito in talare. Continua a celebrare messa ed è rispettato” scrive il giornale.

    “Der Spiegel” spiega che “durante il periodo in cui Bergoglio era cardinale, molte vittime d abusi a Buenos Aires si sono rivolte a lui per aiuto; a nessuno è stato permesso vederlo”. Attualmente sono in corso sessantadue processi contro preti argentini per abusi. “Il numero delle loro vittime potrebbe raggiungere le migliaia”. Spiega Julieta: “Per noi è difficile, perché nessuno ci crede. Vogliamo raggiungere il Papa, ma lui non è interessato a noi”.

    Interessante una riflessione, contenuta nell’articolo, di Juan Pablo Gallego, un eminente avvocato difensore delle vittime, secondo cui “Francesco è ora in esilio a Roma, avendo trovato rifugio (con immunità), per così dire laggiù. In Argentina dovrebbe confutare il sospetto di aver protetto per anni violentatori e abusatori di minori”.

    Gallego ha parlato con “Der Spiegel” del caso di padre Grassi, per cui vi rimandiamo a questo link. Secondo Gallego, Jorge Mario Bergoglio è stato per anni confessore di padre Grassi, e ha ordinato una contro-inchiesta per difendere il prete che sta scontando quindici anni per abusi, e “per criminalizzare le vittime”. Che è quanto il Pontefice ha fatto nel caso del Cile, definendo “calunniatori” quelli che chiedevano giustizia per gli abusi del vescovo Barros. En passant: questa frase dell’avvocato può contribuire a spiegare il mistero di un Pontefice che dopo cinque anni dall’elezione non sembra avere nessuna intenzione di fare un salto a casa…

    Da Rosso Porpora del collega Giuseppe Rusconi abbiamo una notizia interessante:

    “Da Accattoli è venuta un’indiscrezione di portata rilevante: secondo le sue informazioni la prospettata ‘risposta’ della Santa Sede al memoriale di Carlo Maria Viganò è stata presentata al Papa lunedì 17 settembre dal cardinale Parolin e approvata il giorno successivo. Dovrebbe dunque essere questione di ore o di pochi giorni per la sua pubblicizzazione”. Luigi Accattoli ex vaticanista del Corriere della Sera è uno dei colleghi più entusiasticamente filo-Bergoglio in una platea in cui questo genere di persone non fa difetto. Storicamente molto legato alla Segreteria di Stato e all’ala più progressista e sinistra della Chiesa (il suo grande amico e collega, il compianto Giancarlo Zizola, attribuiva il suo ingresso al Corriere al card. Achille Silvestrini, allora Ministro degli Esteri e in seguito king-maker per Bergoglio) un’indiscrezione del genere ha indubbiamente valore. Sarà curioso vedere se è come sarà corretto o smentito, o spiegato, il resoconto del colloquio fra Viganò e il Papa il 23 giugno 2013, quando Viganò spiegò chiaramente che genere di criminale fosse McCarrick, e come Benedetto XVI lo avesse sanzionato.  (di Marco Tosatti su www.marcotosatti.com)

    “DER SPIEGEL” E LE COPERTURE DEGLI ABUSI IN ARGENTINA AL TEMPO DI BERGOGLIO. UN’INCHIESTA DI 19 PAGINE.

  • ROMA 3 Ottobre; incontro delle vittime e sit-in in Vaticano

    ROMA 3 Ottobre; incontro delle vittime e sit-in in Vaticano

    Il programma dell’incontro si divide in due fasi;

    La mattina del 3, alle ore 9 presso la sala conferenze del Partito Radicale in via Torre Argentina 76 (Roma) ci sarà l’incontro tra le vittime italiane, aperto al pubblico dopo le ore 10,30 al quale interverranno il Presidente della Rete L’ABUSO Francesco Zanardi, i rappresentanti di ECA Global che arriveranno da diversi paesi; Stati Uniti, Germania, Giamaica, Belgio, Polonia, i rappresentanti dell’Associazione Sordi Provolo di Verona, l’Onorevole Maurizio Turco, esponente Radicale che negli ultimi 20 anni si è occupato del caso in Italia, l’avvocato Mario Caligiuri, consulente della Rete L’ABUSO per la zona del Lazio e Procuratore della Rete L’ABUSO per quanto riguarda le iniziative promosse nei confronti del Governo Italiano, tra cui la diffida presentata il 18 febbraio scorso che attualmente ha ottenuto da parte dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, l’apertura di una indagine sull’Italia il cui esito sarà reso noto il prossimo gennaio. In questa occasione l’avvocato Caligiuri illustrerà anche la denuncia contro il Governo, accusato di favoreggiamento alla pedofilia, denuncia che interesserà diverse Procure della Repubblica in Italia, tra queste quella di Roma, Milano, Como, Verona, Napoli, Pavia.

    Durante l’incontro saranno presenti gli ex allievi dell’istituto Antonio Provolo di Verona, le vittime del preseminario Pio X in Vaticano e quelle dei sacerdoti; don Silverio Mura, don Marino Genova, Don Mauro

    Galli, monsignor Angelo Pio Loco, tutti casi attualmente all’attenzione dell’Autorità Giudiziaria italiana, oltra ad altre vittime di sacerdoti italiani già passati in giudicato o prescritti.

    Nel pomeriggio, a partire dalle 15, si svolgerà un sit-in dei sopravvissuti, anche questo aperto al pubblico, che si svolgerà di fronte al Vaticano, presso i giardini di Castel S. Angelo.

    L’Ufficio di Presidenza

  • Chiesa e pedofilia, chi ha paura del caso Italia

    Chiesa e pedofilia, chi ha paura del caso Italia

    di Federico Tulli – Troppi sacerdoti, tra il 4 e il 6 percento nell’arco di 50 anni (1950-2000), hanno agito contro il Vangelo e contro le leggi». A rendere pubblica questa mostruosa percentuale riferendosi alla diffusione della pedofilia nella Chiesa cattolica Usa, non è stato un trinariciuto produttore di fake news anticlericali ma padre Hans Zollner, psicologo alla Gregoriana e membro della Pontificia Commissione per la protezione dei minori. Era il 21 agosto scorso e l’affermazione di Zollner pubblicata dall’agenzia dei vescovi Sir, è passata praticamente inosservata sotto i riflettori della stampa italiana (tranne un articolo del Corriere della sera), sebbene la percentuale fosse circa 20 volte superiore a quella ufficiale resa nota dalla Congregazione del clero che valuta un coinvolgimento di ecclesiastici in reati contro minori, pari al 3 per mille. Un dato, questo, che a sua volta è di mezzo punto superiore al tasso di diffusione della pedofilia nella popolazione italiana elaborato da Left in base ai dati Istat relativi alla popolazione carceraria. Colpisce ancor di più, ma non sorprende, il silenzio mediatico nostrano, se si pensa che Zollner ha fatto un esplicito e preoccupante riferimento all’Italia.

    «Non abbiamo dati precisi, ma sarebbe stupido pensare che in altri Paesi come l’Italia non sia accaduto lo stesso», ha detto l’esperto sacerdote e ha aggiunto: «Dal momento che i vescovi Usa hanno preso sul serio la lotta contro questo “male”, dal 2002, non ci sono quasi più accuse di nuovi casi. Mi preme dire che l’Italia non ha ancora vissuto un tale momento di verità riguardo l’abuso sessuale e lo sfruttamento del potere riguardo il passato». Infine la stoccata: «La Chiesa italiana affronti il tema degli abusi sui minori o ne verrà travolta». Ebbene, vi chiederete, è accaduto qualcosa in questi 30 giorni? Come hanno reagito i vescovi? E papa Francesco? Il fautore della tolleranza zero, ha suggerito qualcosa a Bassetti, l’unico capo di Conferenza episcopale al mondo che il pontefice nomina direttamente? E la Cei per caso si è impegnata a rivedere le proprie linee guida inserendo per i vescovi l’obbligo di denuncia alla magistratura “civile”? La risposta è sempre la stessa. Cioè nessuna risposta. E sulle dichiarazioni di Zollner è calato velocemente il silenzio.

    Eppure di materiale preoccupante su cui impostare un serio lavoro di indagine, prevenzione e “pulizia” all’interno della Chiesa italiana, trasformando le dichiarazioni e le intenzioni, in fatti concreti, ce n’è a sufficienza. A cominciare dal corposo dossier sugli stupri avvenuti per decenni all’interno dell’istituto religioso per bambini sordomuti Provolo di Verona, che Left ha contribuito a portare alla luce sin dal 2010. «Si è molto parlato nelle scorse settimane del dossier Viganò» osserva Francesco Zanardi, presidente della onlus Rete L’Abuso che fa parte della rete internazionale Eca (Ending clergy abuse) impegnata nella tutela dei diritti delle vittime di pedofilia clericale. «Ha generato uno scandalo – prosegue Zanardi – che Bergoglio sapesse sin dal 2013 delle accuse nei confronti dell’ex arcivescovo di Washington e (suo) cardinale elettore Theodore McCarrick, e che non sia intervenuto se non cinque anni dopo accogliendone le dimissioni e disponendo per lui come punizione l’obbligo di ritiro in un luogo discretamente segreto per pregare e pentirsi. Ebbene, anche se la stampa italiana non ne parla, nel nostro Paese abbiamo quattro casi di insabbiamento praticamente identici a quello sollevato da mons. Viganò». Prima di approfondire la storia di Verona ci soffermiamo sugli altri tre. «Il più significativo – racconta il presidente di rete L’Abuso – chiama in causa non proprio indirettamente mons. Ladaria, il prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, cioè l’ex Sant’Uffizio, l’organo della Santa sede deputato proprio al giudizio sulla “purezza dei sacerdoti”».

    Il nome di Ladaria spunta in relazione alla vicenda dei chierichetti della Basilica di S. Pietro abusati nel pre-seminario in Città del Vaticano (vedi Left del 18 novembre 2017), ma non per via delle indagini che dovrebbero esser svolte dai suoi magistrati. «Abbiamo scoperto che il sacerdote accusato degli stupri non solo non è mai stato sospeso nemmeno in via cautelativa dai suoi incarichi “pubblici” ma addirittura all’inizio dell’estate risultava essere l’incaricato alla raccolta delle prenotazioni per gli esercizi spirituali organizzati presso l’Opera Don Folci di Como. Esercizi condotti proprio dal prefetto del tribunale vaticano che dovrebbe indagarlo e nel caso giudicarlo: mons. Francisco Ladaria». Allo stato attuale, osserva Zanardi, le denunce sugli stupri al pre-seminario risultano insabbiate almeno tre volte dalla Santa sede: dopo le prime denunce di un ex seminarista testimone (costretto in seguito dai suoi superiori ad abbandonare la scuola per chierichetti); dopo il libro-scoop di Gianluigi Nuzzi, Peccato originale (Chiarelettere), che un anno fa ha portato la storia in pubblico; infine, a fronte della reiterata inerzia della Santa sede, dopo il nostro intervento come Rete L’Abuso finalizzato a evitare che siano poste in essere eventuali recidive, considerando che nemmeno la Procura della Repubblica ha avviato delle indagini sebbene la notizia abbia avuto notevole risonanza anche in televisione».

    Qui Zanardi si riferisce all’esposto-querela della onlus che presiede contro lo Stato italiano per la violazione della Convenzione di Lanzarote sui diritti dei minori e a quello depositato presso il Comitato Onu per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza per la violazione della relativa Convenzione di cui il governo giallonero dovrà rispondere il 19 gennaio 2019 a Ginevra presso la sede delle Nazioni Unite (vedi Left del 31 agosto 2018). Nel dossier ci sono anche gli altri tre casi. «Quello di Milano che vede coinvolti due vescovi: mons. Mario Delpini e mons. Pierantonio Tremolada promossi rispettivamente arcivescovo di Milano e vescovo di Brescia da papa Francesco, sebbene ci siano delle denunce per “insabbiamento” di cui è a conoscenza anche Congregazione per la dottrina della fede». In particolare, spiega Zanardi, «sappiamo che lo stesso mons. Delpini ha dichiarato davanti alla Polizia di essere stato subito avvisato del fatto che un prete aveva “dormito” con un minore. E nonostante ciò lo ha comunque spostato in un’altra parrocchia ancora a contatto con dei minori». Nel mirino di Rete L’Abuso c’è poi l’annosa vicenda di don Silverio Mura. «La scorsa settimana la procura di Pavia ci ha convocato per un interrogatorio riguardo all’esposto fatto contro questo sacerdote. Il suo caso è emblematico perché la presunta vittima, Arturo Borrelli, è stata ricevuta da papa Francesco ma non vi è stato nessun intervento da parte sua. All’inizio del 2018 si è scoperto che il sacerdote era stato trasferito da Napoli a Montù Beccaria, un paesino del pavese, dove operava con un altro nome. Immediatamente trasferito, da allora ne abbiamo perso nuovamente le tracce».

    Chiudiamo con Verona. Tutto inizia a metà anni Ottanta, quando 67 ex ospiti dell’Istituto per sordomuti Provolo hanno trovato la forza per denunciare alla diocesi locale gli stupri, le violenze e le molestie ricevuti per decenni precedenti da parte di 25 educatori tra sacerdoti e fratelli laici. Per quasi 30 anni le loro istanze sono rimaste inascoltate. Nel 2011, dopo che lo scandalo è riuscito a bucare il muro dell’omertà mediatica, la diocesi di Verona in accordo con il Vaticano ha disposto un’indagine “interna” che ha riconosciuto la colpevolezza di tre sacerdoti. Riguardo gli altri accusati la Santa sede liquidò la faccenda affermando che su alcuni di loro – i pochi rimasti in vita – avrebbero continuato a indagare. Ma, come vedremo, non risulta. Tra i “prosciolti” infatti figura il nome di don Nicola Corradi finito in carcere nel novembre del 2016 a Mendoza in Argentina con l’accusa di aver abusato alcuni bambini nella più importante sede sudamericana del Provolo in cui fu trasferito proprio a metà anni 80 dal Vaticano e di cui è stato direttore fino all’arresto. «Ebbene – spiega Zanardi – nel 2014, dopo il sostanziale fallimento della commissione d’inchiesta veronese un gruppo di ex alunni dell’Istituto Provolo aveva pensato di aggirare il problema consegnando brevi manu al papa della tolleranza zero una lettera con i nomi dei 25 accusati, compreso quello don Nicola Corradi». Come detto, don Corradi è stato poi arrestato nel 2016. «Sì, ma grazie alla giustizia argentina perché papa Francesco, seppur personalmente informato già due anni prima, evidentemente non ha mosso un dito nei confronti del sacerdote trasferito nel suo Paese». Ad oggi l’unico provvedimento pontificio che si interseca con la storia del Provolo risale a pochi mesi dopo l’incontro con le vittime. Il 16 luglio 2015 papa Francesco ha autorizzato la pubblicazione del decreto riguardante le «virtù eroiche» del monsignore che aveva guidato la diocesi veronese durante gli anni delle violenze, l’ex vescovo Giuseppe Carraro. Sebbene anche lui sia nella lista dei 25 presunti violentatori, il pontefice lo ha inserito tra i venerabili della Chiesa, primo passo verso la beatificazione.

    LEFT N. 38 | 21 Settembre 2018

  • I 4 “casi Viganò” italiani

    I 4 “casi Viganò” italiani

    Ci sono quattro “casi Viganò” in Italia che vedono direttamente coinvolto papa Francesco, ma nessuno ne parla.

    1°- Il caso più clamoroso è quello dei presunti abusi sui chierichetti del papa, svelato nell’inchiesta di Gianluigi Nuzzi e successivamente documentato da Gaetano Pecoraro per LE IENE.

    Un caso che ad oggi è stato insabbiato ben due volte.

    Un caso che si sviluppa in un fazzoletto di terreno di un chilometro quadrato con al suo interno solo una quindicina di minorenni, lo Stato della Città del Vaticano.

    Un caso che, ad oggi, vede chi lo ha insabbiato e il presunto abusatore ancora ai propri posti.

    Un caso che, da parte di chi promette di risolvere la piaga dei preti pedofili, pur avendolo in casa, ad oggi non è riuscito a mettervi mano: l’unica cosa concreta è stato vedere la tanto acclamata tolleranza zero applicata, anziché sugli insabbiatori, su coloro che hanno denunciato i crimini.

    Un caso che non è limitato a quello che si sa fino ad oggi, perché esistono altri chierichetti che hanno subito abusi presso il Pre Seminario San Pio X: ce li presenterà Marek Lisińki, il collega di ECA e presidente dell’associazione polacca Foundation Nie lękajcie sie.

    2° – Il caso dell’Istituto per bambini sordi Antonio Provolo di Verona, un caso anche questo arrivato direttamente nelle mani di Bergoglio, nel 2014 quando una delegazione di presunte vittime lo hanno incontrato in Vaticano e gli hanno consegnato una lettera, precedentemente ignorata dalla C.D.F. e dal vescovo di Verona, Giuseppe Zenti.

    In quella lettera i nomi di 25 presunti pedofili, tra loro anche don Nicola Corradi, arrestato nel novembre del 2016 in Argentina, la terra natale di papa Francesco. Anche questo caso fu ignorato dal papa della trasparenza e della tolleranza zero, per fortuna non dalla giustizia civile.

    3°- Il caso di monsignor Mario Delpini, che tentò di insabbiare le molestie sessuali di don Mauro Galli, lo scorso 20 settembre condannato a sei anni e quattro mesi. Malgrado la vicenda fosse stata segnalata in precedenza al cardinale Scola e al Vaticano, che ha persino risposto alle missive dalla vittima, papa Francesco ha comunque nominato, nel luglio 2017, il vescovo Mario Delpini, arcivescovo di una delle diocesi più grandi d’Europa, quella di Milano. Ma non è tutto, perché Bergoglio, da quanto dichiara anche la C.D.F. era informato, tuttavia lo ha ulteriormente “premiato” nominandolo tra i rappresentanti italiani del Sinodo dei Giovani.

    La vittima e i familiari chiedono coerenza a Delpini e con una petizione lo invitano a seguire i passi dei colleghi cileni chiedendo le dimissioni al papa.

    4°- Il caso di don Silverio Mura, da anni nascosto dalla diocesi di Napoli alla quale, da anni, le sue presunte vittime chiedono giustizia. Per questo hanno anche denunciato il cardinale Crescenzio Sepe, sulla scia del motu proprio “Come una madre amorevole” a papa Francesco.

    Agli inizi del 2018 si scopre che don Silverio, da Napoli è stato trasferito e oggi presta servizio ancora a stretto contatto con minori, in un paesino della provincia di Pavia, Montù Beccaria. Ma qui ha cambiato nome: da don Silverio Mura, a don Saverio Aversano. Una delle presunte vittime, Arturo Borrelli, è stato anche ricevuto da papa Francesco al quale ha fatto le sue rimostranze, ma don Silverio, o Saverio che sia, è nuovamente scomparso.

    Questi gli argomenti di cui si parlerà nella prima giornata del Meeting organizzato dalla Rete L’ABUSO e da ECA Global, il 2 ottobre alle ore 10,30, presso la Sala Conferenze della Stampa Estera in Italia, in via Dell’Umiltà 83C Roma.

    Nella seconda giornata, il 3 ottobre alle 9, presso la sede del Partito Radicale di via Torre Argentina 76 Roma, ci sarà l’incontro con i sopravvissuti italiani che nel pomeriggio alle ore 15 manifesteranno in Vaticano, presso i giardini di Castel S. Angelo.

    Francesco Zanardi

  • ROMA 2-3 OTTOBRE 2018. Meeting italiano dei sopravvissuti agli abusi sessuali del clero – Rete L’ABUSO – ECA Global

    ROMA 2-3 OTTOBRE 2018. Meeting italiano dei sopravvissuti agli abusi sessuali del clero – Rete L’ABUSO – ECA Global

    Si terrà a Roma nei giorni di martedì 2 e mercoledì 3, il Meeting italiano dei sopravvissuti agli abusi sessuali del clero.

    L’evento di due giorni è organizzato dall’Associazione Rete L’ABUSO, fondata e composta dai sopravvissuti italiani agli abusi sessuali del clero.

    A patrocinare l’evento sarà ECA Global, l’associazione internazionale di cui la Rete L’ABUSO fa parte,  presente 15 paesi in 4 continenti, impegnata in questo progetto di giustizia globale a tutela delle vittime.

    Il meeting prevede nella mattinata di martedì 2 alle ore 10.30, una conferenza riservata alla sola stampa, presso la sede della Stampa Estera Italiana, via Dell’Umiltà 83/c alla quale interverranno i vari rappresentanti di ECA Global nel mondo; Francesco Zanardi Italia, Presidente della Rete L’ABUSO, Peter Sounders UK Presidenti di NAPAC ed ex membro della Pontificia Commissione per la tutela dei minori istituita da Papa Francesco, Matthias Catsch, Germania, Marek Lisińki Polonia, Presidente di Foundation Nie lękajcie sie, Denise Buchanan Jamaica, Presidente di Caribbean Inspiration Center, Peter Isely USA, Lieve Halsberghe, Belgio.

    Nell’incontro saranno esposte le situazioni che interessano i vari paesi aderenti a ECA e si cercherà di capire quale è la situazione italiana, che allo stato attuale non è mai stata quantificata dal Governo. Tuttavia la mappa che la Rete L’ABUSO ha tracciato sul suolo italiano, che l’Associazione ritiene in termini ottimistici equivalere a non più del 20% del sommerso e che comunque sia conta, tra i giudicati in terzo grado e gli accusati o in attesa di giudizio, circa 300 casi solo negli ultimi 15 anni.

    Nella mattina del giorno 3, alle ore 9, presso la sede del Partito Radicale di via Torre argentina 76, si terrà un incontro in parte riservato alle vittime, durante il quale uno dei consulenti della Rete L’ABUSO, l’avvocato Mario Caligiuri esporrà alcune iniziative che l’associazione intende avviare nelle prossime settimane. In questo spazio interverrà anche l’Onorevole Maurizio Turco, esponente Radicale che già del 2002 si interessò al fenomeno dei preti pedofili e che ricordiamo in questa clip “I segreti di Ratzinger”. 

    Si parlerà dei 4 “casi Viganò” italiani, il caso di Monsignor Mario Delpini e di mons. Pierantonio Tremolada, quello dell’istituto per bambini sordi di Verona, Il Provolo, quello dei chierichetti del papa e dei presunti abusi subiti in Vaticano, quello di Arturo Borrelli alias Diego Esposito e infine quello di Giada Vitale che si è vista archiviare gli abusi subiti dopo i 14 anni con l’infamante accusa di essere stata consenziente.

    Successivamente ci sarà un’altra conferenza stampa aperta al pubblico, nella quale si darà annuncio delle iniziative.

    Nel pomeriggio del giorno 3, a partire dalle ore 15 ci sarà un sitin delle vittime presso i giardini di Castel Santangelo.

    L’ufficio di Presidenza

  • Abusi al Provolo, nuova denuncia per prete veronese

    Abusi al Provolo, nuova denuncia per prete veronese

    Don Nicola Corradi, prete veronese di ormai 83 anni che da diverso tempo è in Argentina, ha ricevuto una nuova denuncia per abusi sessuali.

    Come scrive Laura Tedesco sul Corriere di Verona a pagina 8, l’uomo è in attesa dell’inizio del maxi processo che lo vede accusato di pedofilia assieme ad altre 11 persone (tra cui una suora giapponese) dell’istituto Provolo, scuola per bimbi sordomuti con sede centrale a Verona e altre sedi distaccate in Sud America.

    L’istituto è stato prima chiuso, dopo le indagini, e ora acquistato dal comune argentino di Lujan de Cuyo, che lo trasformerà in un centro civico.

    https://www.vvox.it/2018/09/21/abusi-al-provolo-nuova-denuncia-per-prete-veronese/

  • Quella contro-inchiesta sul prete pedofilo in Argentina

    Quella contro-inchiesta sul prete pedofilo in Argentina

    Papa Francesco, ai tempi dell’Argentina, ha provato a orientare la giustizia in relazione al caso di un prete pedofilo? Per qualcuno sembrerebbe di sì, ma siamo nel campo delle accuse prive di prove

    Giuseppe Aloisi

    Papa Bergoglio ha mentito in relazione a una contro-inchiesta della Chiesa argentina su un prete condannato per pedofilia? A chiederselo, di questi tempi, sono soprattutto alcuni vaticanisti critici nei confronti dell’operato del pontefice argentino.

    Su quei blog, peraltro, che il vescovo di Roma ha già confessato di non leggere. Fatto sta che un video pubblicato e diffuso all’estero ha rilanciato una vicenda, del tutto presunta, di cui si era già parlato tempo fa e che ha ricominciato a circolare.

    La storia sullo sfondo è la seguente: un sacerdote appartenente alla diocesi di Buenos Aires, don Julio Cesar Grassi, potrebbe essere stato oggetto di una contro-inchiesta promossa dall’allora Conferenza episcopale argentina e magari voluta proprio dall’arcivescovo della capitale: l’ecclesiastico che sarebbe divenuto poi il Santo Padre. Bergoglio, all’interno di un libro, ha asserito che nella sua diocesi non ci sono mai stati episodi di questa tipo, ma il “caso Grassi” potrebbe smentire l’asserzione del gesuita.

    Grassi, come si legge qui, è stato condannato dalla giustizia civile a quindici anni di carcere per abusi sessuali ai danni di minori. Una storia correlata anche dal fatto che il prete in questione gestisse un orfanotroio. Siamo alla fine della prima decade degli anni 2000. L’episcopato argentino, però, avrebbe provato a orientare la giustizia attraverso una sorta di dossier. Marco Tosatti, sul suo blog, ha scritto che “non si trattava di un libretto: duemilaottocento pagine divise in due tomi. Dice il documentario: ‘Un testo legale interno della Chiesa argentina’, che accusava i ragazzi di ‘falsità, menzogne, inganno e invenzione’”.

    Questo documento sarebbe stato inoltrato ai giudici che dovevano decidere sulla sentenza di primo grado. Della vicenda di Grassi e del presunto tentativo di provare a orientare la giustizia si può leggere anche su Dagospia, che ha riportato un pezzo del giornalista citato. Ecco, quindi, la parte della storia che riguarderebbe in modo diretto Papa Francesco.

    Il documentario, nel suo insieme, si chiama “Abusi sessuali nella Chiesa: il Codice del Silenzio” ed è di produzione francese. Tra le immagini ci sono anche quelle in cui una giornalista riesce a parlare con Bergoglio, in piazza San Pietro, chiedendogli del ‘caso Grassi’: “Santità, durante il caso Grassi lei ha cercato di influenzare la giustizia argentina?”. A questo punto il papa si blocca e si fa ripetere quanto chiesto. Poi risponde di “no”. La domanda viene riproposta: “Allora perché ha commissionato una contro-inchiesta?”, ma Bergoglio replica ancora sostenendo di non averlo mai fatto.

    Un testimone avrebbe detto: “Non dimenticherò mai quello che padre Grassi continuava a ripetere durante il processo: ‘Bergoglio non ha mai lasciato la mia mano’”. Sarebbe davvero molto scottante se il quadro ipotizzato venisse confermato, ma per ora non sembrerebbero essere emerse prove.

    http://www.ilgiornale.it/news/cronache/se-papa-ha-mentito-sul-prete-pedofilo-ecco-video-choc-1577582.html?mobile_detect=false
  • Il ruolo del Papa nello studio del caso di abuso sessuale argentino sotto i riflettori

    Il ruolo del Papa nello studio del caso di abuso sessuale argentino sotto i riflettori

    BUENOS AIRES, Argentina (AP) – Il ruolo di Papa Francesco nel caso più famoso dell’Argentina relativo agli abusi sessuali, è sottoposto a un nuovo esame mentre affronta la più grande crisi del suo papato sulla tormentata eredità  della copertura della Chiesa cattolica di accuse, e accuse a lui stesso di essersi schierato con l’imputato.

    Francesco, che all’epoca era ancora il cardinale Jorge Mario Bergoglio, nel 2010 commissionò uno studio forense di quattro volumi, più di 2.000 pagine, su un caso giudiziario contro un prete condannato,  lo studio concluse che il prete era innocente, che le sue vittime mentivano e che il caso mai avrebbe dovuto andare in giudizio.

    La chiesa argentina afferma che lo studio ottenuto dalla Associated Press – volumi rilegati completi di riproduzioni di dipinti di Johannes Vermeer sulle copertine – era solo per uso interno alla chiesa. Ma i volumi presumibilmente finirono sulle scrivanie di alcuni giudici di corte argentini che stavano governando sugli appelli del reverendo Julio Grassi.

    Nonostante lo studio, la Corte suprema argentina nel marzo 2017 ha confermato la condanna e la condanna a 15 anni di prigione contro Grassi, un sacerdote considerato una celebrità che gestiva case per bambini di strada in tutta l’Argentina.

    Lo studio, e il ruolo di Francesco nel caso Grassi, hanno assunto una nuova rilevanza dopo le accuse di un ex nunzio apostolico vaticano per le quali Francesco, e una lunga fila di funzionari vaticani prima di lui, coprirono la cattiva condotta sessuale di un eminente cardinale statunitense.

    Né Francesco né il Vaticano hanno risposto alle accuse secondo cui Francesco avrebbe riabilitato l’ex-cardinale Theodore McCarrick dalle sanzioni nel 2013. Il Vaticano non ha risposto a una richiesta di commento sul ruolo di Francesco nel caso Grassi.

    In un’intervista esclusiva con AP, la vittima di Grassi, Gabriel, ha detto che sta ancora aspettando che Francesco riconosca il suo dolore, dato che la Corte Suprema ha ora stabilito che è stato aggredito da Grassi quando aveva 13 anni.

    “Mi piacerebbe che la chiesa dicesse qualcosa, anche se non mi aspetto che succederà”, ha detto Gabriel a AP, seduto accanto al suo psichiatra. “Nessuno mi ha mai contattato,” disse. “Nessuno si è disturbato.”

    Francesco, l’ex arcivescovo di Buenos Aires, non era il vescovo di Grassi e non aveva alcuna responsabilità diretta per lui. Ma nel 2006, è stato citato dalla scomparsa rivista argentina Veintitres dove aveva affermato che le accuse contro Grassi erano “accanimento informativo contro di lui, una condanna da parte dei media”.

    Disse che avrebbe trattenuto il giudizio in attesa dell’esito del processo, ma lo stesso Grassi testimoniò che Bergoglio “non mi lasciò mai la mano” durante il processo legale.

    Sotto la presidenza di Bergoglio, la conferenza episcopale argentina nel 2010 ha arruolato un avvocato penalista argentino, Marcelo Sancinetti, per indagare su una contro-inchiesta nel caso dei pubblici ministeri contro Gabriel e altri due ex-residenti delle case di Happy Children di Grassi i cui casi sono stati considerati nel processo iniziale.

    Nello studio, Sancinetti ha concluso che non solo le accuse contro Grassi non erano sufficientemente provate, “la falsità di ognuna delle accuse è oggettivamente verificabile”.

    Nei quattro tomi, che sono stati prodotti in una clip annuale dal 2010 al 2013, Sancinetti ha accusato Gabriel di aver cambiato la sua storia e di tentare di estorcere Grassi. Ma una corte anni prima aveva già rigettato una causa intentata da Grassi accusando Gabriel di estorsione.

    Sancinetti ha paragonato “gli attuali processi, e le condanne con frasi severe, basate esclusivamente sulla parola di una persona che si definisce vittima di abusi sessuali, ai processi per stregoneria del Medioevo”. E nel volume finale e sul sito web del suo studio legale, Sancinetti ha detto che Francis in particolare aveva commissionato il lavoro. Non ha risposto a più richieste di commenti.

    La Corte suprema argentina non fu d’accordo con l’analisi di Sancinetti e il 21 marzo 2017 confermò la condanna di Grassi per aver abusato sessualmente e corrotto Gabriel.

    Attraverso le lacrime, Gabriel aveva testimoniato che in due diverse occasioni nel 1996 il sacerdote una volta lo aveva accarezzato, e poi aveva fatto sesso orale con lui nel suo ufficio.

    Gabriel, che per un certo periodo è stato inserito nel programma di protezione dei testimoni in Argentina dopo aver subito un attacco, attacchi fisici e minacce, ha detto di essere rimasto scioccato quando Grassi ha testimoniato che Bergoglio “non mi ha mai lasciato andare la mano”.

    “Eravamo tutti come ‘wow!’ Era Bergoglio “, ha detto.

    Gabriel ha detto che lui e il suo avvocato hanno consegnato una lettera indirizzata a Francesco due mesi dopo essere stato eletto primo papa dell’America Latina, portandolo all’ambasciata del Vaticano a Buenos Aires l’8 maggio 2013.

    Nella lettera, Gabriel si è identificato come vittima di “crimini aberranti di abusi sessuali ripetuti e corruzione” da parte di Grassi.

    Si è lamentato che i dettagli del suo abuso erano stati esposti dallo studio, che lo ha “denigrato” personalmente e ha contraddetto la politica dichiarata “tolleranza zero” sia di Papa Benedetto XVI che di Francesco.

    “Ho sofferto e continuo a soffrire”, ha scritto.

    Ha chiesto un’udienza con il papa “e ti prego sinceramente per la compassione e l’aiuto nel recuperare la mia fede”.

    Non ha mai ricevuto una risposta. In realtà, il suo avvocato ha detto che sono stati minacciati dall’ambasciata e non sanno cosa ne è stato della lettera.

    Alla domanda sul perché la conferenza episcopale argentina abbia commissionato lo studio, una portavoce della conferenza ha detto che è stato per aiutare i vescovi a capire meglio il caso.

    “La conferenza episcopale ha ritenuto che potesse fornire ulteriori informazioni in vista della procedura canonica”, ha detto la conferenza in una dichiarazione rilasciata alla AP.

    Un tale studio, tuttavia, sarebbe impensabile per l’uso in un processo canonico. Mentre i processi alle chiese utilizzano le indagini di polizia e prove dai tribunali laici, un contro-studio commissionato da un’intera conferenza episcopale potrebbe incorrere in problemi di giurisdizione a un processo canonico, hanno detto i canonisti.

    Inoltre, l’avvocato di Gabriel, Juan Pablo Gallego, ha detto che i libri sono finiti sulle scrivanie di alcuni giudici argentini che hanno deciso gli appelli di Grassi e hanno rappresentato quello che ha definito un palese, sebbene infruttuoso, tentativo di lobbying.

    La diocesi di Moron, che era responsabile di Grassi, aveva a lungo difeso la sua decisione di mantenerlo nel ministero anche dopo l’inizio del processo dicendo che non voleva pregiudicare il risultato.

    Diciotto mesi dopo che l’alta corte argentina si è pronunciata contro di lui, Grassi rimane un prete mentre serve la sua condanna a 15 anni nel carcere di Unidad 41 de Campana, nella provincia di Buenos Aires.

    La diocesi di Moron ha detto che Grassi è stato rimosso dalle funzioni pastorali quando è iniziato il processo e che ora è stato escluso dall’esercizio di qualsiasi ministero pubblico. La diocesi ha detto all’AP che il caso canonico è ora con la Congregazione per la Dottrina della Fede, l’ufficio del Vaticano che gestisce i casi di abuso sessuale.

    Julieta Anazco, presidente della rete Argentina di sopravvissuti agli abusi del clero, ha detto che il caso Grassi è stato uno spartiacque per l’Argentina dal momento che le vittime si sono scontrate con un sacerdote considerato una celebrità, che aveva il sostegno dell’élite cattolica argentina, e ha subìto l’umiliazione pubblica di essere accusato di cercare solo denaro.

    “Hanno reso più facile la nostra lotta per noi”, ha detto. “Grazie alla loro lotta, molti di noi sono stati incoraggiati a denunciare (i nostri abusatori) pubblicamente”.

    Ha citato il recente caso di vittime sorde dell’ormai noto istituto Antonio Provolo che si è fatto avanti per denunciare abusi da parte dello stesso prete italiano, accusato da alcuni studenti del Provolo italiani, che nel 2014 hanno allertato Francesco e il Vaticano del luogo dove si trovava. La polizia argentina ha arrestato don Nicola Corradi e fatto irruzione nelle scuole di Provolo.

    “Prima che papa Francesco possa emanare la responsabilità per i vescovi e gli altri leader della chiesa, deve essere all’altezza del danno che lui stesso ha causato alle vittime in Argentina”, ha detto Anne Barrett Doyle della risorsa online Bishop Accountability, che ha raccolto la documentazione sul caso di Grassi.

    Il caso ha paralleli con quello del vicino Cile, dove Francis ha difeso ripetutamente un vescovo accusato di coprire per il più famoso predatore del paese, il Rev. Fernando Karadima. Francesco screditò le vittime di Karadima, che pose il vescovo Juan Barros sulla scena del loro abuso, dicendo che le loro accuse erano “calunnia”.

    Alla fine Francesco riconobbe di aver commesso “gravi errori di giudizio” su Barros, si scusò con le vittime e lanciò un’indagine del Vaticano che portò tutti i vescovi attivi del Cile a offrire le dimissioni.

    Non ha offerto nessun mea culpa sul caso Grassi. Gabriel, che fa lavori saltuari non in regola, e non ha carte di credito, sta aspettando.

    “Sono cattolico, ma sì, ci sono momenti in cui non so se la chiesa mi rappresenta”.

    (Traduzione con Google)

    http://www.newser.com/article/08f0f88f03b7470b8117cef48e11aa73/pope-role-in-study-of-argentine-sex-abuse-case-in-spotlight.html