Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Argentina, la Chiesa può non collaborare con le indagini sugli abusi al Provolo

    Argentina, la Chiesa può non collaborare con le indagini sugli abusi al Provolo

    Un vecchio concordato concede alla Santa Sede di poter indagare in modo del tutto indipendente, senza l’obbligo di fornire le informazioni raccolte con la magistratura ordinaria

    È terminata la seconda fase dell’indagine dei sacerdoti inviati da Papa Francesco per far luce sugli abusi sessuali contestati ad un gruppo di laici e religiosi dell’istituto Provolo di Mendoza, in Argentina. Nella prima parte, hanno ascoltato i due sacerdoti accusati, tra cui il veronese Nicola Corradi, mentre in questa seconda missione hanno raccolto informazioni dalle vittime. Tutto il materiale raccolto sarà portato in Vaticano, dove si deve decidere se procedere anche con giudizio canonico.

    Tutte queste informazioni sono state divulgate in una conferenza stampa a cui ha partecipato anche Rosana Villegas di Diario Uno, il cui articolo è stato rilanciato in Italia da la Rete L’Abuso Onlus. In questo incontro con i giornalisti, i sacerdoti incaricati dell’indagine hanno anche parlato dell’interrogatorio che hanno sostenuto davanti al pubblico ministero. Gli è stato chiesto di collaborare con la magistratura argentina che conduce le indagini sui casi di pedofilia al Provolo. Gli ispettori inviati dal Papa hanno però ricordato un vecchio concordato tra lo Stato Argentino e la Santa Sede (datato 1966 e firmato dall’allora presidente golpista Ongania) che concede alla Chiesa la piena indipendenza nelle sue indagini interne. Quindi, le informazioni raccolte possono anche non essere condivise con la magistratura ordinaria.

    http://www.veronasera.it/cronaca/pedofilia-provolo-argentina-chiesa-collaborazione-21-maggio-2017.html

     

  • PROVOLO; la chiesa non consegnerà i documenti alla giustizia.

    PROVOLO; la chiesa non consegnerà i documenti alla giustizia.

    Al di là dei proclami della Santa Sede puntualmente riportati dalla stampa, nel concreto l’ennesimo rifiuto della Santa Sede a collaborare con la giustizia.

    PROVOLO la chiesa non informerà la giustizia

    La commissione del Vaticano che indaga sulle denunce di abuso all’istituto Provolo, ha dichiarato che lo impedisce un accordo tra Vaticano e Argentina .

    Il giorno prima di partire, dopo la sua seconda visita per l’indagine interna alla chiesa che vuole accertare se i due sacerdoti dell’istituto (già denunciati a Verona anni fa) sono colpevoli delle decine di abusi di cui sono accusati. Il vicario giudiziale del vaticano ha dato appuntamento ai giornalisti in un hotel del centro per una conferenza stampa , per parlare del suo lavoro.

    Ha insistito sull’indipendenza della chiesa non solo nel realizzare l’indagine interna ma anche nel non rivelare i dettagli che potrebbero trapelare – come è previsto nel concordato del 1966 firmato con lo Stato Argentino ai tempi del Presidente  Juan Carlos Onganía che arrivò al potere grazie ad un colpo di stato.

    Va ricordato che è in vigore il concordato tra Santa Sede e Stato argentino che riconosce alla chiesa l’indipendenza, al fine di poter portare avanti tutto ciò che è utile per la sua missione. Questo prevede che abbia la facoltà, come la ha lo stato, di indagare per proprio conto, ha sottolineato Dante Simon rispondendo così alla richiesta di collaborare che gli aveva inviato la magistratura, la quale aveva chiesto di consegnare le informazioni utili all’indaggine in corso. Simon ha inoltre sottolineato che la chiesa non ha la stessa struttura che ha lo stato per fare le indagini e se un magistrato cita questo testimone e lui si rifiuta di andare, viene obbligato dalla forza pubblica, cosa che la chiesa non può fare ed è per questo che è più logico che sia la chiesa a chiedere allo stato, e non al contrario.

    Quando gli è stato chiesto se erano al corrente delle accuse che pesano sul sacerdote Nicola Corradi, segnalato come l’autore di abusi anche a Verona oltre che a La Plata, Simon ha risposto che lui e il notaio  Juan Martínez hanno il compito di indagare su quello che è successo nel Provolo di Lujan, per le altre situazioni, quella di La Plata e quella di Verona, sarà la chiesa a decidere cosa fare.

    Si sono avvicinati ad una vittima

    A differenza di quanto accaduto nella sua prima visita, quando ci fu un incontro solo con i sacerdoti Corradi e Corbacho, accusati degli abusi, questa volta hanno potuto parlare con un conoscente di una presunta vittima, ma non vogliono, per prudenza, divulgare ulteriori dettagli ha detto Simon.

    Dice che loro non sono venuti con nessun interprete per parlare con qualche ex alunno sordo, hanno potuto parlare con i familiari di qualche vittima e quindi senza difficoltà.

    Indagini senza nessun tempo limite

    Il vicario giudiziale ha anticipato che l’indagine in corso non ha limite di tempo e verremo a Mendoza quante volte sarà necessario . Siamo una specie di magistrati che raccolgono le informazioni e le inviano alla Santa Sede che è l’organo competente che deciderà i passi da fare e se ci sarà un giudizio canonico, in quanto magistrati non potremmo intervenire, ha detto Simon.

    Non sapevamo dei casi del 2008

    Da quanto sappiamo la chiesa non è a conoscenza di queste denunce, ne di precedenti altrimenti la chiesa avrebbe agito d’ufficio, ma non lo ha fatto perchè non ne era a conoscenza, così assicura Simon.

    Difendere i più vulnerabili

    Simon e il portavoce dell’arcivescovado di Mendoza, Marcello De Benedictis, hanno insistito sul fatto che gli ispettori inviati dalla Santa Sede cercheranno di andare a fondo. Siamo qua anche senza aver ricevuto denunce, perché vogliamo sapere la verità su quanto accaduto e vogliamo difendere i più vulnerabili, i bambini.

    http://www.diariouno.com.ar/mendoza/provolo-la-iglesia-no-informara-la-justicia-20170520-n1400113.html

  • Abusi, la vergogna e la lotta dei vescovi argentini

    Abusi, la vergogna e la lotta dei vescovi argentini

    Intervista con Sergio Buenanueva, vescovo di San Francisco e presidente della Commissione dei Ministeri della Conferenza episcopale argentina, sulla risposta della Chiesa contro le violenze sessuali su minori

    Vergogna, rimorso e tristezza. Dolore. Sono le parole di monsignor Sergio Buenanueva, responsabile della prevenzione degli abusi sessuali contro i minori nell’episcopato argentino. La Chiesa nel Paese natale del Papa sta attraversando una grave crisi a seguito dello scandalo nell’istituto per bambini sordomuti “Próvolo”, a Mendoza. Di questo e di altro Vatican Insider ne parla con il vescovo  di San Francisco.

    La Conferenza episcopale argentina ha appena approvato una Commissione per affrontare i casi di abusi sessuali su minori, come agirà? 

    «Si tratta per l’esattezza di un “Consiglio pastorale per la protezione di minori e adulti vulnerabili”, la cui funzione è aiutare i vescovi, le diocesi e tutta la Chiesa nella prevenzione degli abusi. Essa preparerà un programma integrale di prevenzione, coinvolgendo il maggior numero di agenti pastorali su questa tematica, a cominciare dai vescovi. La missione della Commissione non è di trattare i casi di abusi né di ricevere le denunce, che rimane responsabilità di ciascuna diocesi o congregazione religiosa. Vogliamo attivarlo al più presto possibile, nel mese di novembre si rinnovano le autorità della Conferenza episcopale e poi si configurerà anche il Consiglio, guidato da un vescovo e composto da laici, chierici e consacrati».

    È l’unica iniziativa che la Chiesa argentina ha posto in atto per affrontare il problema degli abusi? 

    «Stiamo facendo un cammino progressivo, è un tema difficile, delicato e complesso, un dramma umano molto profondo, c’è tanto dolore e tante vite ferite. Per i vescovi è dura, tuttavia c’è una forte volontà di far fronte al problema. Tra il 2011 e il 2015 abbiamo elaborato le “Linee guida” richieste da Benedetto XVI per rispondere con velocità e giustizia alle denunce. Sono state approvate nell’aprile 2013 e sono tuttora in vigore, e hanno colmato un vuoto in questo ambito. Inoltre, i seminari argentini stanno prestando una sempre maggiore attenzione alle sfide della educazione affettivo-sessuale. La “Commissione Ministeri” ha creato anche un gruppo di consulenza per la salute generale dei ministri ordinati e dei candidati agli Ordini Sacri, chiamata “Équipe Geremia” e composta da psichiatri professionisti che aiutano nei seminari».

    Qual è la situazione generale degli abusi sessuali in Argentina?  

    «Come negli altri Paesi si sono verificati casi in gran parte delle diocesi del Paese. Sicuramente non abbiamo una statistica esatta degli abusi né nella Chiesa né nella società. È uno dei compiti che dobbiamo assolvere. È un punto difficile, anche perché il silenzio fa parte della dinamica degli abusi. È molto importante rompere questo silenzio e allarmare i “terzi” coinvolti. Ad esempio l’ultimo caso dell’istituto di sordomuti può produrre un effetto cascata di denunce. Noi dobbiamo essere comunque preparati».

    In questi giorni la stampa nazionale ha pubblicato una lista di nomi di sacerdoti accusati di tali delitti. Che cosa ha significato per la Chiesa?  

    «In generale una inchiesta giornalistica seria e ben fondata di questi casi non solo è legittima, anche se critica, ma necessaria. Nella crisi degli abusi, i media hanno ricoperto un ruolo fondamentale. Tuttavia questa inchiesta presenta alcuni punti deboli: si basa su notizie giornalistiche e su informazioni a volte anche false. Mischia casi di abusi con altre problematiche. Parliamo di una cosa molto grave, non possiamo informare superficialmente, perché procuriamo danno ad alcune persone in base alle segnalazioni del report. Bisogna che i giornalisti verifichino i dati in maniera più accurata».

    Sta dicendo che la lista contiene nomi sbagliati? 

    «Si. Un vescovo ha dovuto chiarire che le accuse ricevute in passato non riguardavano abusi su minori, e che, comunque è stato assolto da tutti i capi d’accusa. Mi è dispiaciuto anche di un sacerdote finito al centro delle indagini e poi dichiarato innocente sia dalla giustizia civile sia da quella ecclesiastica».

    La Chiesa copre i criminali, come a volte la si accusa? 

    «La Chiesa è intransigente su questo punto, considera la pedofilia come uno dei delitti più gravi in assoluto, per cui riserva le sanzioni canoniche più severe. Non c’è posto per gli abusatori nel sacerdozio e nella vita consacrata, disse Giovanni Paolo II. Una linea dura ratificata da Benedetto XVII e da Francesco. La Chiesa è ugualmente severa con i vescovi negligenti nelle risposte alle denunce. Dobbiamo riconoscere, con grande dolore e umiltà, che spesso non si è risposto come si doveva. Abbiamo talvolta perso la lucidità e la sensibilità per capire che il male maggiore non era avere un sacerdote in meno o screditare il buon nome della Chiesa, bensì il danno causato a minori vulnerabili. Questo è un motivo di penitenza per tutta la Chiesa, in primo luogo per i pastori».

    Come si deve comportare un fedele quando viene a conoscenza di casi di abusi? 

    Credere anzitutto al racconto della vittima e cercare di dargli conforto. Quindi comunicare il caso a chi di competenza: alla giustizia civile come a quella ecclesiale. Quindi avere fiducia nei vescovi e nei sacerdoti. Molte vittime e le loro famiglie la perdono a causa della brutta esperienza vissuta. Il nuovo Consiglio dovrà preparare alcuni suggerimenti per i vescovi su queste situazioni».

    Cioè? I vescovi come devono agire per i crimini di pedofilia? 

    «L’abuso non è solo un peccato o una debolezza di un sacerdote, è un delitto che colpisce gravemente l’ordine sociale. Le “Linee Guida” tracciano un cammino da seguire sin dal momento in cui un vescovo riceve una denuncia o la notizia di un possibile abuso. Esse stabiliscono anche l’obbligo di aprire un processo ecclesiastico con il Vaticano e la cooperazione con la giustizia civile, la cui azione è essenziale. Molte volte le famiglie o le vittime non vogliono rivolgersi alla giustizia. In Argentina, tali crimini contro l’integrità sessuale delle persone, specialmente se sono minori, possono essere solo denunciati dalle vittime, dai loro genitori o da legittimi rappresentanti. Normalmente sono invitati a fare questo passo e vengono accompagnati anche ad esporre denuncia. Come detto, è una questione delicata. Lo scopo principale è chiarire la verità e fare giustizia».

    Qual è il messaggio della Chiesa alle vittime e alla società argentina?  

    «Per quello che so, le vittime e le loro famiglie sono molto arrabbiate con noi. E, in un certo senso, è giusto così. È difficile rivolgere loro una parola che non sia vista come una profonda ferita che si riapre. Posso capire anche il sospetto della nostra sincerità. Come vescovo vorrei condividere il dolore, per quanto sia possibile, provo un senso di vergogna, di rimorso e di tristezza… Queste persone non dovrebbero mai aver subito un tale male. Il nostro impegno è quello di lavorare duramente perché nessun altro, in particolare i bambini e gli adulti vulnerabili, debbano attraversare un simile calvario. Alla società vogliamo dare un messaggio chiaro e cioè che la Chiesa in Argentina è determinata a realizzare ogni tipo di iniziativa che esista per prevenire gli abusi. Chiedo a Dio la libertà interiore di non essere distratti dalla perdita di credibilità e di prestigio della Chiesa, ma di rimanere concentrati nella volontà di fare giustizia e proteggere tutte le persone deboli con i quali Cristo si identifica. Anche loro sono vicari di Cristo sulla terra».

    http://www.lastampa.it/2017/05/18/vaticaninsider/ita/nel-mondo/abusi-la-vergogna-e-la-lotta-dei-vescovi-argentini-0xALiEPfW0Y5GQHCNWH9iI/pagina.html

  • PROVOLO: Anche il direttore accusato di abusi su minori e atti di lussuria con due dipendenti, una sposata

    PROVOLO: Anche il direttore accusato di abusi su minori e atti di lussuria con due dipendenti, una sposata

    Rafael Ramon Amarilla, 30 anni, di Puerto Rico (Argentina), della Compagnia di Maria (don Provolo) Fu consacrato a Verona il 24 maggio del 2014 dal vescovo Giuseppe Zenti. Sostituì circa sei mesi fa, dopo l’arresto, l’allora direttore Nicola Corradi e oggi è anche lui accusato di abusi su minori.

    Le amanti di un prete del Provolo

    Ramon Amarilla è il responsabile dell’istituto dall’arresto di Corradi e Corbacho, è anche sospettato di abusi e violenza di genere.

    Sono passati quasi sei mesi dalle prime denunce di abusi sui bambini sordi nell’Istituto Provolo di Luján de Cuyo. Una scabrosa trama tra pedofilia complicità e occultamenti durati decenni è venuta alla luce. Il caso Provolo che è distante dall’essere un caso isolato, è un impressionante esempio delle atrocità che spesso accadono e quasi mai vengono alla luce in questo tipo di istituti, ed è tuttavia evidente che quella che oggi sta emergendo è solo una piccola parte.

    Ora, una trama di amanti, denunce e violenza di genere coinvolge un altro sacerdote del Provolo. Si tratta di Ramon Amarilla alla direzione dell’istituto argentino dall’arresto di Nicola Corradi e Horacio Corbacho. C’è un’indagine canonica in corso parallela al caso giudiziario del Provolo di cui il sacerdote è oggetto. Il religioso oriundo di Misiones è arrivato dalla congregazione alla sede di Luján de Cuyo nell’aprile del 2015, proveniva da Mar della Plata.

    Tuttavia il superiore locale del Provolo non è esente da accuse di vessazione simili a quelli commessi da Corradi Corbacho e gli altri quattro detenuti.

    Alle denunce per abuso di minori fatte dai genitori, si aggiunge la rottura sistematica dell’impegno di celibato.

    Secondo un’indagine di questo quotidiano, il sacerdote Ramon Amarilla dal suo arrivo a Mendoza ha avuto ripetute relazioni sessuali, almeno con due donne che lavoravano nel Provolo. Entrambe le donne erano inservienti dell’istituto e tra le altre cose il loro compito era quello di prendersi cura proprio di quei bambini i cui genitori, oggi, vogliono denunciare gli abusi. Una delle donne che chiameremo N. è stata la custode dell’istituto per vari anni e ha conosciuto Amarilla quando arrivò a Mendoza. Entrambi hanno avuto una relazione sentimentale che si presume sia durata fino ad oggi. Secondo fonti gli incontri si svolgevano nell’istituto e la donna passava i finesettimana con Amarilla nel convitto.

    Una presunta vittima di abusi sessuali ha riconosciuto N. come una delle persone vista avere rapporti con il religioso. La seconda C. è sposata e insieme al marito erano una“coppia modello” nella parrocchia di San Eugenio dove Amarilla celebrava messa. La donna e il marito erano catechisti nel quartiere 21e si avvicinarono al Provolo per collaborare, facendo anche donazioni ai bambini dell’istituto.

    A metà del 2013 C. è entrata a lavorare al Provolo come custode nel turno di notte e da allora Amarilla e lei hanno intrapreso la loro relazione, parallelamente a quella che il religioso aveva con N.

    L’infedeltà di C. è stata scoperta dal marito ma tanto il prete come l’amante hanno negato la relazione. Nell’aprile del 2016, dopo che il marito di C. ha presentato prove inconfutabili che dimostravano la relazione, i due amanti la hanno ammessa e ora la coppia ha chiesto il divorzio.

    La commissione del Vaticano che indaga, rappresentata dal Vicario Giudiziale Dante Simon e il notaio Juan Martìnez sta esaminando il caso di Amarilla parallelamente all’indagine della magistratura sul Provolo, nonostante pubblicamente abbiano dichiarato il contrario. Le prove presentate sarebbero già sufficienti perche Amarilla venga condannato dalla giustizia Canonica con l’espulsione dalla chiesa.

    La comunità in qui vive Amarilla è confusa e il sospetto che i suoi comportamenti presto sarebbero divenuti di pubblico dominio, malgrado le minacce e il disperato tentativo da parte delle persone coinvolte di insabbiare tutto.

    Violenza di genere

    Secondo quanto è trapelato, nel maggio del 2016 ci fu una chiamata al 911 nella quale si denunciava un caso di violenza di genere a Carrodilla. Le persone coinvolte risultano essere Amarilla e N.

    Il religioso e la sua amante hanno sporto denuncia al commissariato 47 ma il caso non è giunto ad una istanza giudiziaria.

    Abusi

    Amarilla è stato segnalato da almeno quattro minori come autore di vessazioni nell’istituto Provolo. Ancora non ci sono denunce in sede giudiziaria perché le vittime, fino all’arrivo della magistratura non sapevano parlare il linguaggio dei segni e quindi non in grado di fare una deposizione. Attualmente i familiari delle presunte vittime stanno lavorando affiancati da insegnanti specializzati affinché i loro figli possano deporre le loro dichiarazioni e quindi avviare le denunce penali.

    Una minorenne ha raccontato ai familiari di essere stata obbligata insieme ad altri due compagni ad assistere a rapporti tra Amarila, N. e una terza persona che non è stata identificata. Inoltre i familiari dei minori denunciano che Amarilla e altri dipendenti del Provolo organizzavano escursioni dall’istituto senza autorizzazione ne avviso preventivo ai genitori dei bambini. Alcune di queste escursioni sono state scoperte successivamente grazie a pubblicazioni fatte sui social network.

    Dalla pubblicazione di questo articolo, tutti i tentativi di comunicare con padre Ramon Amarilla sono stati vani. Da parte sua l’Istituto Antonio Provolo rimane chiuso per disposizione della DGE fino alla sentenza della causa per abusi attualmente in corso.

    http://www.mendozapost.com/nota/63066-investigan-a-un-empresario-por-lavado-de-dinero/

  • Abusi sessuali all’istituto Provolo di Mendoza, s’indaga anche sulla Chiesa

    Abusi sessuali all’istituto Provolo di Mendoza, s’indaga anche sulla Chiesa

    Gli inquirenti vogliono cercare di capire se in Vaticano erano al corrente della situazione e i motivi di un eventuale mancato intervento.

    Passa al livello successivo l’indagine sugli abusi sessuali inflitti da religiosi e laici all’istituto Provolo di Mendoza, in Argentina. Dopo aver ascoltato le persone informate sui fatti, compresi gli ispettori inviati da Papa Francesco, l’attenzione degli inquirenti è passata dai presunti colpevoli alle istituzioni, e quindi alla Chiesa, cercando di comprendere se fosse al corrente della situazione e i motivi di un eventuale mancato intervento.A riportarlo è la Rete L’Abuso Onlus, il cui legale in Argentina, l’avvocato Carlos Leonardi, ha cominciato a fornire agli investigatori i primi documenti provenienti dall’Italia e forniti dall’Associazione Sordi Provolo. Questi documenti, secondo la Rete L’Abuso, dovrebbero dimostrare che in Vaticano erano noti gli abusi subiti dai bambini dell’istituto Provolo di Verona, anche per mano di don Nicola Corradi, al centro anche dello scandalo pedofilia scoppiato a Mendoza.

    https://www.veronasera.it/cronaca/scandalo-pedofilia-provolo-indagini-chiesa-18-maggio-2017.html

  • PROVOLO; seconda fase dell’inchiesta , gli avvocati iniziano ad esporre il carteggio arrivato dall’Italia.

    PROVOLO; seconda fase dell’inchiesta , gli avvocati iniziano ad esporre il carteggio arrivato dall’Italia.

    Come abbiamo raccontato ieri, uno dei due 007 inviati da Papa Francesco per fare luce sugli abusi avvenuti presso l’Istituto cattolico Antonio Provolo di Mendoza, il Vicario Giudiziale padre Dante Simeon, è stato convocato per essere interrogato dal Pubblico Ministero Flavio D’Amore davanti al quale però, nell’intento di sottrarsi all’audizione, ha invocato il segreto pontificio.

    Secca la risposta del pm che ha voluto mettere subito le cose in chiaro ricordando al sacerdote che la chiesa non è al di sopra della legge.

    Affronto costato caro perchè la procura ha anche formalmente intimato allo 007 vaticano di consegnare entro venerdì tutta la documentazione in suo possesso, corredata da una relazione scritta. Pena l’incriminazione per falsa testimonianza come secondo l’articolo 275 cp, punibile con la reclusione da un mese a quattro anni.

    Con l’audizione da parte della procura degli 007 inviati da papa Francesco lo sorso aprile, si apre la seconda fase dell’indagine. Nella prima la priorità era quella di raccogliere tutto il materiale probatorio che dimostrasse i reati contestati agli imputati, quantificandoli.

    Adesso invece si interroga la chiesa. Cosa sapeva e perché – malgrado decine di denunce –  non è mai intervenuta?

    Nei mesi scorsi, come avevamo già annunciato, parallelamente al deposito di più fascicoli presso la Procura della Repubblica di Verona alla quale si chiedeva sostanzialmente di ravvisare eventuali responsabilità omissive commesse dai responsabili giuridici delle due succursali Provolo coinvolte, la documentazione, minuziosamente e pazientemente prodotta negli anni dall’Associazione Sordi Provolo che tutela gli ex allievi, è stata recapitata (in alcuni casi con postilla AIA) e illustrata nel dettaglio anche oltre oceano, all’avvocato Carlos Lombardi, nostro Procuratore a Mendoza il quale nel pomeriggio di ieri, coordinandosi con gli altri colleghi del pool, Sergio Salinas Giordano e  Juan Qantiacq ha depositato (vedi foto) il primo dei documenti che provengono dall’Italia e che tira in ballo direttamente oltre a Papa Francesco e la Congregazione per la Dottrina della Fede, anche il vescovo di Verona Giuseppe Zenti, principale destinatario di una lunga serie di missive.

    In quel documento che nei mesi scorsi avevamo già reso pubblico, c’è la prova che dimostra che non solo che le gerarchie veronesi erano informate, ma che li erano anche i massimi vertici della Santa Sede, compreso Papa Francesco.

    Il documento è datato 20 ottobre 2014 e anche se per il momento si è deciso per strategia – almeno fino all’audizione di venerdì – di depositare quello e poco altro, in realtà la documentazione va parecchio a ritroso, basti ricordare che dopo anni di accuse da parte degli ex allievi dell’istituto, già nel 2009 il vescovo di Verona Giuseppe Zenti dichiarava pubblicamente su L’Arena di Verona la sua consapevolezza su quanto accaduto nell’istituto veronese ammettendo che “ci furono abusi”.

    Nel 2010 ci fu poi la commissione d’Inchiesta indipendente voluta dal Vaticano e presieduta da un laico, il dott. Mario Sannite. Una indagine che il vescovo Zenti definì approfondita e nella quale vennero ascoltate solo una quindicina delle quasi settanta vittime che si erano proposte. Una commissione da subito molto chiacchierata, non solo per il fatto della presunta falsificazione della scheda personale di Gianni Bisoli (oggi oggetto di denuncia) che avrebbe scagionato uno degli accusati illustri, il vescovo Giuseppe Carraro, ma anche per il fatto che da quella commissione scomparvero praticamente tutti i nominativi dei sacerdoti denunciati e ancora in vita tra cui Nicola Corradi. Ne furono di fatto sanzionati con pene irrisorie soltanto 3 dei 27 denunciati.

    L’associazione Sordi Provolo lamenta inoltre da anni che malgrado gli accordi presi con la diocesi di Verona, malgrado le molteplici richieste scritte, non gli sia mai stata concessa visione del carteggio prodotto da quella commissione, un carteggio importante perchè oltre alla documentazione cartacea contiene anche gli audio visivi delle audizioni, sia degli ex alunni, sia dei preti accusati e sentiti da quella commissione.

    Nella serata di ieri (primo pomeriggio in Argentina) si è tenuta una lunga consultazione via Skype con l’avvocato Carlos Lombardi per valutare le strategie da attuare nei prossimi giorni che potrebbero riservare anche qualche colpo di scena.

  • Provolo, gli «007» del Papa rischiano una denuncia per falsa testimonianza

    Provolo, gli «007» del Papa rischiano una denuncia per falsa testimonianza

    Il pm agli ispettori vaticani : fuori tutte le carte o sarete incriminati

    Abusi sui sordomuti al Provolo: a Mendoza, dove la magistratura argentina ha aperto un’inchiesta in parallelo con gli inquirenti veronesi, non sono ancora finiti i colpi di scena dopo l’arresto della suora Kosaka Kumiko, accusata non solo di aver taciuto le violenze ma anche di aver assistito in prima persona e di aver «coadiuvato» il veronese don Nicola Corradi e gli altri arrestati mentre perpetravano gli aberranti soprusi sugli alunni della sede del Provolo a Luján de Cuyo.

    L’ultima novità dall’Argentina, stavolta, coinvolge direttamente il Vaticano: a inizio aprile, infatti, la Santa Sede decise di inviare due sacerdoti delegandoli a «indagare » per conto della Chiesa come previsto dalle disposizioni del diritto canonico. I religiosi mandati dal Papa sono di Córdoba e hanno come primario il compito di seguire da vicino il processo che comincerà tra poche settimane. Adesso però i due sacerdoti potrebbero rischiare l’incriminazione per falsa testimonianza se non collaboreranno con il pubblico ministero. A riferirlo è stato l’avvocato Carlos Lombardi, che cura gli interessi di Rete L’Abuso Onlus, associazione italiana delle vittime dei preti pedofili.

    Stando all’avvocato delle future parti civili al processo, martedì pomeriggio il pm Flavio D’Amore ha ricevuto uno dei due 007 vaticani, il Vicario Giudiziale padre Dante Simon, convocato come persona informata sui fatti e lo ha interrogato per circa 5 ore. Alle domande del magistrato però, il sacerdote si è rifiutato di rispondere appellandosi al segreto pontificio. A quel punto il pm lo ha informato che stava rischiando l’incriminazione per «falsa testimonianza» in base all’articolo 275 del codice penale argentino e il sacerdote, allora, ha accettato di rispondere ad alcune domande.

    Ma non è tutto perché dopo l’audizione il magistrato ha anche intimato formalmente al religioso di provvedere entro venerdì, domani, al deposito presso la procura di tutto il materiale in suo possesso oltre a una relazione completa sull’indagine interna che la chiesa sta conducendo. In caso contrario sarà formalmente incriminato per falsa testimonianza.Padre Dante Simon, uscendo dal palazzo di giustizia, davanti ai giornalisti ha sottolineato che «la sua indagine non include i fatti avvenuti all’Istituto Provolo di Verona» e che «la chiesa non indagherà né sui tre laici coinvolti insieme a Corradi e Corbacho, né sulla suora giapponese Kumiko, in quanto questi non sono religiosi consacrati». E ha aggiunto: «Papa Francesco non è ignaro di quello che sta succedendo, la prova è questa indagine che ci ha ordinato di fare».

    Corriere di Verona https://www.pressreader.com/italy/corriere-di-verona/20170518/281779924057850

  • PROVOLO: Papa Francesco manda gli ispettori in Argentina, il PM li interroga e ora rischiano l’accusa di falsa testimonianza.

    PROVOLO: Papa Francesco manda gli ispettori in Argentina, il PM li interroga e ora rischiano l’accusa di falsa testimonianza.

    Colpo di scena, almeno per noi che in Italia siamo abituati ad un eccesso di riguardo nei confronti del clero, ma in Argentina, pur restando il rispetto per l’abito talare, di fronte alla legge si è tutti uguali.

    Ed è così che i due 007 inviati da papa Francesco per “indagare” sull’orribile vicenda degli abusi sessuali sui bambini sordi nell’Istituto cattolico Antonio Provolo di Mendoza, da investigatori, si sono trasformati in test per la procura, sottoposti quindi anche al segreto istruttorio e se entro venerdì non risponderanno a quelle che sono le richieste, potrebbero ritrovarsi anche incriminati per falsa testimonianza, come secondo l’articolo 275 del codice penale argentino che punisce con la reclusione da un mese a quattro anni.

    Ne dà notizia Carlos Lombardi, nostro avvocato a Mendoza il quale racconta che nel pomeriggio di ieri (tarda serata qui in Italia) il Pubblico Ministero Flavio D’Amore ha ricevuto uno dei due 007 vaticani, il Vicario Giudiziale padre Dante Simon, convocato come persona informata sui fatti come dalla richiesta che era stata avanzata in udienza dall’avvocato Sergio Salinas.

    Ma alle domande del p.m. il sacerdote si è seccamente rifiutato di rispondere appellandosi al Segreto Pontificio. Mossa decisamente poco gradita dal Pubblico Ministero il quale a questo punto – facendogli notare che la chiesa non è al di sopra della legge – gli ha letto l’articolo 275 del codice penale. Il sacerdote, capendo in quale guaio si era messo ha cercato di alleggerire la sua posizione e nelle seguenti cinque ore di interrogatorio, anche se molto timidamente ha risposto ad alcune domande.

    Ma non è tutto perché dopo l’audizione il Pubblico Ministero Flavio D’Amore ha anche intimato formalmente allo 007 di provvedere entro venerdì al deposito presso la Procura di tutto il materiale in suo possesso oltre a una relazione completa sull’indaggine interna che la chiesa sta conducendo. In caso contrario sarà formalmente incriminato per falsa testimonianza.

    Padre Dante Simon, uscendo dalla procura ha affrontando i giornalisti sottolineando che la sua indagine non include i fatti avvenuti all’Istituto Provolo di Verona e che la chiesa non indagherà ne sui tre laici coinvolti insieme a Corradi e Corbacho, ne sulla suora giapponese Kumiko, in quanto questi non sono religiosi consacrati.

    Ha anche sottolineato che papa Francesco e il Vaticano non sono ignari di quello che sta succedendo: “La prova evidente che il Santo Padre è impegnato nel caso di Mendoza è questa ricerca che ci ha ordinato di fare.”

    Simon ha anche aggiunto che “le accuse sono molto gravi e aberranti, ci umiliano e ci fanno molto male.”

    L’Ufficio di Presidenza

  • Pedofilia al Provolo in Argentina, ispettore del Papa interrogato dal pm

    Pedofilia al Provolo in Argentina, ispettore del Papa interrogato dal pm

    Uno dei due religiosi inviati dal pontefice per indagare sullo scandalo scoppiato all’istituto di Mendoza è stato chiamato a collaborare in quanto persona informata sui fatti

    Erano stati incaricati da Papa Francesco di condurre delle indagini sullo scandalo pedofilia dell’istituto Provolo di Mendoza, in Argentina. Sono due sacerdoti che potrebbero rischiare l’incriminazione per falsa testimonianza se non collaboreranno con il pubblico ministero.

    A riferirlo è stato l’avvocato Carlos Lombardi, legale che cura gli interessi di Rete L’Abuso Onlus, associazione italiana delle vittime dei preti pedofili. Lombardi ha raccontato che il pm ha convocato uno dei due sacerdoti inviati dal pontefice e lo ha interrogato per circa 5 ore in quanto persona informata sui fatti.

    Pare che il religioso all’inizio si sia dimostrato reticente, poi la possibile accusa di falsa testimonianza lo ha indotto a parlare con il pubblico ministero, che gli ha dato tempo fino a venerdì 19 maggio per fornire alla magistratura tutto il materiale raccolto durante la sua indagine.

    https://www.veronasera.it/cronaca/pedofilia-provolo-ispettore-papa-interrogato-17-maggio-2017.html

     

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