Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: argentina

  • Catene e abusi sessuali su sordomuti: religiosi in carcere, suora ricercata con mandato internazionale

    Catene e abusi sessuali su sordomuti: religiosi in carcere, suora ricercata con mandato internazionale

    Squallida e atroce storia che coinvolge la scuola per sordomuti in Argentina “Antonio Provolo” e la sua filiale di Verona, l’Istituto Provolo italiano

    Difficile dover pronunciare e scrivere la parola religiosi per esseri umani capaci di approfittare del corpo e della debolezza di ragazzi che frequentavano la sede di Lujàn, per sordomuti in Argentina “Antonio Provolo” e la stessa cosa succedeva a Verona, dove nell’Istituto Provolo italiano, si consumavano atroci violenze fisiche e sessuali nei confronti di giovani privi della facoltà di parlare e sentire, indifesi e alla mercé di indicibili violenze e brutalità, dove si usava ogni mezzo coercitivo, catene comprese.

    È don Nicola Corradi, ai domiciliari in Argentina, ottantaduenne di Verona, al centro di questa amara vicenda, venuta alla luce nel 2009, per poi spegnersi inspiegabilmente nella prescrizione. Oggi, la denuncia di tante vittime, che hanno raccontato le violenze subite ha permesso di riaprire l’inchiesta, che a Verona, la procuratore Angela Barbaglio, sta svolgendo dall’inizio dell’anno, per dar voce e riscatto alle vittime, per togliere il silenzio, all’indifferenza e all’ignavia.

    Don Corradi, ora in carrozzina, è finito in nel carcere di Boulogne Sur Mer (poi ai domiciliari per l’età e condizioni di salute) e con lui altri quattro camerati dell’istituto, implicati in questa storia dell’orrore, vissuta dentro una stanza raggiungibile dopo lunghe labirintiche attraversate fatte di scale, botole ingabbiate sul pavimento che conducevano in quell’inferno, dove uomini di “fede” hanno esercitato la peggior dottrina umana ( e una suora, Kosaka Kumico che sembra coinvolta e per ora latitante, ma inseguita da un mandato di cattura internazionale).

    La verità ora è leggibile, anche grazie anche a una ragazza argentina che ha appena compiuto diciott’anni e ha testimoniato, ha tirato fuori la voce che non ha e con i suoi mezzi ha rivelato ciò che gli occhi hanno visto e patito. Il pubblico ministero Gustavo Stroppiana, ha chiesto la verifica e poi la chiusura della struttura delle “nefandezze”.

    E a casa “nostra?” Verona mostra le sue ferite: nella casa madre dell’istituto, ex allievi che ora sono adulti vissuti con questo peso nel cuore, la stessa storia di violenze abusi inflitti da 25 religiosi.

    L’associazione “Antonio Provolo” con la Onlus “Rete l’Abuso”, si affidano nuovamente alla Procura per chieder giustizia e per rivendicare le responsabilità dell’Istituto, che pur sapendo, a loro giudizio ha taciuto, fino a manomettere e nascondere documenti che avrebbero potuto inchiodarlo e costringerlo a pagare penalmente il silenzio e la complicità.

    Chiedono chiarezza e riscatto attraverso una nuova indagine, che dovrà toccare il nervo scoperto e dolorante di una storia che ha visto come protagonisti bambini e adolescenti senza voce e parola, vittime di atrocità compiute da menti malvagie in un luogo mascherato da istituto di fede.

    Penoso il riferimento all’Italia e all’Argentina, che ci aveva abituati all’immagine di due paesi che si congiungono attraverso la presenza di Papa Francesco e la forza del suo messaggio d’amore.

    Andreina Corso

    Abusi sessuali su sordomuti: religiosi in carcere, suora ricercata con mandato internazionale

  • Provolo, catene e abusi sessuali Lo scandalo fra Verona e Argentina

    Provolo, catene e abusi sessuali Lo scandalo fra Verona e Argentina

    Il direttore dell’istituto per sordomuti ai domiciliari. Mandato di cattura per la suora

    VERONA Don Nicola Corradi. Per tentare di sbrogliare la matassa di uno scandalo destinato a rimbalzare per migliaia e migliaia di chilometri, è impossibile prescindere dalla storia di questo sacerdote veronese di 82 anni, ai domiciliari in Argentina. È lui, provato dall’età avanzata e costretto su una sedia a rotelle, la figura cardine della maxi-inchiesta deflagrata lo scorso autunno nel Paese natale di Papa Bergoglio. Un’indagine su una serie di abusi ai danni di una sessantina di alunni che frequentavano la sede di Lujàn dell’Istituto per sordomuti «Antonio Provolo».

    Ma a pesare sul suo conto è anche il passato raccontato dalle altre vittime di questo scandalo internazionale: quelle che a Verona, dopo la maxi denuncia del 2009 schiantatasi contro il muro della prescrizione, proprio a seguito delle vicende argentine sono tornate a «chiedere giustizia ». Con tanto di riapertura dell’inchiesta a gennaio da parte della magistratura scaligera coordinata dal procuratore Angela Barbaglio. La giustizia sudamericana, spinta anche da una «reazione di popolo» impressionante, ha optato da subito per la linea dura: in carcere a ottobre sono finiti in quattro tra religiosi e dipendenti dell’Istituto e per don Corradi, dopo alcuni mesi passati nel penitenziario di Boulogne Sur Mer, sono scattati i domiciliari. Intanto le indagini proseguono e si arricchiscono di giorno in giorno di particolari degni di un film dell’orrore.

    Nelle ultime ore è emersa l’inquietante notizia di una vera e propria «stanza degli orrori» scoperta dagli investigatori nella sede di Lujàn grazie alla testimonianza di un’ex alunna (che ha appena compiuto 18 anni). È stato il pm Gustavo Stroppiana a ordinare una verifica nella struttura (nel frattempo è stata chiusa). «Arrivarci è difficile, dopo cinque rampe di scale non continuative ma ad ostacoli l’abbiamo finalmente individuata — dice il pm Stroppiana —. Siamo arrivati fino alla soffitta, un percorso impervio. Devi salire al primo piano, camminare alcuni metri, salire ancora un altro piano, fino alla soffitta. Lì è tutto molto tetro e oscuro, proprio come ci aveva detto la ragazza. La stanza si apre attraverso una botola nascosta. Dentro, al posto delle catene descritte dalla giovane, abbiamo trovato il buco alla parete dove, a prima vista, dovevano trovarsi». Alunni legati e costretti a subire ogni sorta di nefandezza. Scortati anche da una suora di origini giapponesi, Kosaka Kumiko, ora latitante e sulla quale pende un mandato di cattura internazionale emesso dall’autorità argentina. Ma i colpi di scena non mancano nemmeno in riva all’Adige, nella città dove ha sede la casa madre dell’Istituto. In quella Verona dove, secondo il racconto degli ex allievi, tra gli anni ‘50 e gli anni ‘80, sarebbero stati perpetrati sevizie e abusi da parte di sacerdoti e fratelli.

    Vicende denunciate nel 2009 dall’associazione sordi «Antonio Provolo», che aveva fatto i nomi di 25 persone, tra le quali don Nicola Corradi, già trasferito in Argentina. Sulle molestie e sulle violenze era caduta la mannaia della prescrizione. Ma ora l’associazione, insieme alla onlus «Rete L’Abuso», ha presentato nuovi esposti in Procura, che hanno portato alla riapertura dell’indagine. I fari non sono più puntati sulle molestie, ma sull’operato dell’Istituto a seguito dello scandalo. Il sospetto è che qualcuno possa aver manomesso documenti o raccontato il falso per nascondere la verità sugli abusi perpetrati a Verona anche da don Corradi. E nei giorni scorsi, «L’Abuso» ha denunciato pubblicamente un furto di documenti nella sede veronese dell’Istituto, con tanto di rivendicazione da parte del presunto autore su Facebook.

    http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cronaca/2017/3-aprile-2017/provolo-catene-abusi-sessuali-scandalo-verona-argentina-2401440575962.shtml

  • Abusi al Provolo: il Papa invia i suoi 007 in Argentina

    Abusi al Provolo: il Papa invia i suoi 007 in Argentina

    Iniziativa del Vaticano all’indomani del mandato di cattura internazionale scattato per una suora

    VERONA Abusi sui sordomuti al Provolo: a Mendoza, dove la magistratura argentina ha aperto un’inchiesta in parallela con gli inquirenti veronesi, non sono ancora finiti i colpi di scena all’indomani del mandato di cattura internazionale scattato nei confronti della suora Kosaka Kumiko, accusata non solo di aver taciuto le violenze ma anche di avevi assistito in prima persona e di aver «coadiuvato» il veronese don Nicola Corradi e gli altri arrestati mentre perpetravano gli aberranti soprusi sugli alunni della sede del Provolo a Lujan de Cuyo.

    La novità, stavolta, giunge direttamente dal Vaticano perché ieri la Santa Sede ha deciso di inviare un gruppo di sacerdoti delegandoli a <<indagare» per conto della Chiesa come previsto dalle disposizioni del diritto canonico. I religiosi mandati dal Papa sono di Cordoba e hanno come primario il compito di seguire da vicino il processo che comincerà tra poche settimane.

    Intanto la procura argentina continua a dare la caccia a suor Kosaka: apparentemente starebbe in Uruguay, ma il suo domicilio effettivo è sconosciuto, pertanto e stato emesso l’ordine di cattura internazionale nei suoi confronti. ll pubblico ministero Gustavo Stroppiana, parlando con i media locali, ha rivelato che si sospetta abbia insabbiato gli abusi per anni. Inoltre una testimone ha denunciato di essere stata violentata da don Corradi per 5 anni e che la religiosa oltre a essere presente durante gli abusi avrebbe anche fatto in modo di tamponare poi le perdite di sangue accusate dalla giovane.

    Secondo gli investigatori, la religiosa aveva un «forte vincolo» sia con l’allora direttore del Provolo, don Corradi, sia con Corbacho, l’altro prete in stato di arresto per gli abusi e la corruzione dei minori sordomuti. Stando a quanto sta emergendo dalle indagini, la suora di origini giapponesi aveva l’incarico di accudire le bambine nel convitto, dove alloggiavano le studentesse che venivano da lontano e che. per questo restavano in modo permanente nell’istituto sudamericano.

    Pare che le mamme di molte delle vittime la ricordino come una persona «strana e ritrosa».

    Una pagina inquietante che segue alla scoperta di quella che è già stata ribattezzata «stanza degli abusi», dove secondo le vittime i religiosi e gli altri arrestati le avrebbero tenute legate a catene mentre approfittavano di loro. Si tratta di un vero e proprio nascondiglio, venuto alla luce grazie al drammatico racconto di una ragazzina al quinto piano dell’Istituto. Ora è tutto sotto sequestro e, intanto, arrivano gli 007 del Papa.

    Corriere di Verona del 4-4-17

     

  • Catene, alcol e alunni seviziati «Provolo, la stanza dell’orrore»

    Catene, alcol e alunni seviziati «Provolo, la stanza dell’orrore»

    Minori abusati in Argentina, mandato di cattura internazionale per una suora

    Un «nascondiglio segreto» dove le vittime venivano incatenate e seviziate. In Argentina l’hanno subito definita «stanza degli orrori». E così l’inchiesta sugli abusi, denunciati da almeno una sessantina di sordomuti che frequentavano la sede argentina del Provolo, approda a una delle due pagine più inquietanti. Mentre scatta il mandato di cattura internazionale per una suora.

    Un «nascondiglio segreto» dove le vittime venivano violentate e da cui non sarebbero mai potute fuggire. In Argentina l’hanno subito definita «stanza degli orrori». E così l’inchiesta sugli abusi, denunciati da almeno una sessantina di sordomuti che frequentavano la sede argentina del Provolo a Lujàn, approda a una delle due pagine più inquietanti.

    Tutto è partito dall’interrogatorio di una ragazza: al magistrato che indaga sul prete veronese don Nicola Corradi e su altre quattro persone tra religiosi e dipendenti dell’Istituto, quell’ex alunna (che ora ha 18 anni) stava raccontando delle violenze perpetrate su di lei al Provolo quando, a un certo punto, ha fatto riferimento a una «stanza segreta» dove sia lei che altre vittime sarebbero state costrette a soggiacere alle più turpi nefandezze da parte degli arrestati. Dentro quella specie di «nascondiglio», ha continuato la giovane nel corso della sua sconvolgente testimonianza resa davanti al pubblico ministero Gustavo Stroppiana, quei «cinque bruti ci tenevano prigionieri legandoci con delle catene attaccate al muro e così ci impedivano di fuggire mentre ci costringevano a piegarci alle loro volontà».

    Sconvolto da tanti particolari e dettagli di cui finora la procura non aveva mai avuto notizia, nelle scorse ore il magistrato ha chiesto e ottenuto di poter effettuare una perquisizione urgente all’interno dell’Istituto, che da qualche settimana è chiuso su decisione del governo argentino proprio alla luce degli agghiaccianti crimini di cui sarebbe stata teatro la sede argentina del Provolo, crimini che via via stanno venendo alla luce grazie alle denunce di decine e decine di vittime. Scortato da telecamere e fotografi, il pm si è dunque recato di persona presso l’Istituto per trovare conferma o meno sull’esistenza della «stanza degli orrori». E, purtroppo, la ragazza nulla aveva aggiunto alla più cruda e terribile verità: uscendo dal Provolo, infatti, lo stesso magistrato ha comunicato ai giornalisti di aver «visto il nascondiglio segreto dove avvenivano le violenze».

    Trovarlo, però, non è stato agevole: «Arrivarci è difficile: dopo cinque rampe di scale che non sono continuative ma ad ostacoli – ha riferito il pm Stroppiana –, l’abbiamo finalmente individuato. Siamo giunti fino alla soffitta, un percorso impervio. Devi salire al primo piano, camminare alcuni metri, salire ancora a un altro piano, fino a giungere alla soffitta. Lì è tutto molto tetro e oscuro, proprio come ci aveva detto la ragazza. La stanza si apre attraverso una botola nascosta. Dentro, poi, al posto delle catene descritte dalla giovane abbiamo trovato il buco alla parete dove, a prima vista, dovevano trovarsi proprio le catene». L’ipotesi è che qualcuno, dopo che è scoppiata l’inchiesta scandalo, abbia provveduto a rimuoverle e così adesso, per appurarlo, è tutto sotto sequestro e in mano alla locale polizia scientifica per i rilievi.

    Intanto, l’avvocato Silvio Salinas che assiste gli ex alunni e i loro familiari in qualità di parte civile ha aggiunto che, a detta della ragazza, in quella stanza dell’orrore sarebbero entrate anche alcune suore e avrebbero assistito alle violenze senza nemmeno cercare di intervenire. A supporto di questa tesi va registrato il mandato di cattura internazionale per la suora giapponese Kosaka Kumiko, che avrebbe nascosto gli abusi denunciata dalla ragazza ora maggiorenne.La testimone ha riferito che ad averla portata per la prima volta in quel nascondiglio sarebbe stato Horacio Corbacho, il prete di 56 anni tuttora detenuto insieme ai coindagati (tranne Corradi a cui sono stati concessi i domiciliari in ragione dei suoi 82 anni) nel carcere di Boulogne Sur Mer, ma che lì dentro avrebbero abusato di lei anche gli altri quattro arrestati.

    Non è ancora finita: nel film dell’orrore, infatti, va aggiunto che per voce della procura è giunta conferma che dalla «stanza segreta» sono spuntati anche centinaia di dvd e video dai contenuti pedopornografici, tutti camuffati con insospettabili copertine come quella sul disneyano «Re Leone». Trovate inoltre «quasi 300 chiavi dentro due grandi insalatiere» oltre a sette computer e a «una grande quantità di bottiglie di bevande alcoliche come Fernet, birra e vino». Alcolici che, hanno subito tenuto a precisare gli investigatori, non erano certo quelli che si utilizzano nelle messe. Tutt’altro.

    Laura Tedesco

    Dal Corriere di Verona del 2-4-17

  • Violenza sessuale al Provolo. Bambini incatenati prima di essere abusati

    Violenza sessuale al Provolo. Bambini incatenati prima di essere abusati

    Pare che più le indagini vanno avanti e più orribili diventano i dettagli sugli abusi sessuali patiti dai bambini dell’istituto Provolo in Argentina. Un caso che ha ridestato l’attenzione anche sui casi avvenuti a Verona, sempre nella struttura per bambini sordomuti e sempre con lo stesso protagonista: don Nicola Corradi.

    Oltre che sui responsabili degli abusi, la magistratura argentina starebbe indagando anche su chi era a conoscenza dei fatti e non li ha denunciati. In questo caso l’accusa sarebbe di favoreggiamento, come riportato dalla Rete L’Abuso Onlus, associazione delle vittime dei preti pedofili. Complice degli abusi sessuali sarebbe una suora dell’istituto argentino, Kosaka Kumiko, che pare essere scappata in Paraguay. Su di le pende un mandato di cattura internazionale perché a una bambina, ferita a causa di una violenza sessuale, avrebbe fatto indossare un pannolino assorbente, per fermare la perdita di sangue.

    Dalle testimonianze delle vittime emergono poi altri dettagli sconcertanti. In una stanza chiusa a chiave, gli inquirenti hanno trovato un buco nel muro. In quel buco sarebbero state fissate le catene a cui venivano legati i bambini prima di essere abusati. E in un’altra stanza, sempre chiusa a chiave, sono stati trovati dvd che potrebbero contenere le registrazioni video delle violenze.

    http://www.veronasera.it/cronaca/abusi-sessuali-provolo-catene-dvd-2-aprile-2017.html

     

  • Caso Provolo; bambini ammanettati e stuprati, mandato internazionale per una suora, vertici e insegnanti nel mirino degli inquirenti.

    Caso Provolo; bambini ammanettati e stuprati, mandato internazionale per una suora, vertici e insegnanti nel mirino degli inquirenti.

    Forte accelerata nelle indagini partite nel novembre scorso in Argentina, dopo l’arresto di don Nicola Corradi il prete italiano nascosto oltreoceano dopo le denunce di abusi sessuali su piccoli allievi sordi dell’istituto Provolo di Verona commessi quasi fino agli anni 80.

    La magistratura argentina sembra voler seguire i passi di quella italiana aprendo anche un fascicolo per favoreggiamento nei confronti degli insegnanti e responsabili delle strutture Provolo argentine, per gli inquirenti c’erano chiare evidenze di ciò che stava succedendo e nessuno ha avvisato le autorità.

    Nel frattempo è stato spiccato un mandato di cattura internazionale per complicità in abuso sessuale aggravato nei confronti di una suora dell’istituto, Kosaka KumiKo (nella foto) che sembrerebbe essersi rifugiata in Paraguay dove l’Istituto veronese ha un’altra succursale. Secondo l’accusa la monaca sarebbe stata parte attiva nelle violenze – racconta una delle vittime oggi 17enne – la suora “ha posto un pannolino assorbente alla bimba per fermare l’emorragia che gli aveva provocato la violenza subita da Horacio Corbacho. Inoltre avrebbe obbligato la piccola ad assistere alle lezioni in piedi, poiché non si poteva sedere per i dolori che le provocavano le ferite inflitte”.

    Ma l’orrore continua, pochi giorni fa, a seguito del racconto di un’altra vittima gli investigatori hanno deciso di verificarne le dichiarazioni procedendo alla perquisizione di alcune stanze dell’istituto di Mendoza, quello diretto proprio da don Nicola Corradi, facendo così una scoperta agghiacciante.

    Al quinto piano hanno trovato una stanza chiusa con un lucchetto, nel muro un buco nel quale secondo il racconto della vittima, erano fissate delle catene alle quali veniva poi ammanettata e abusata. All’interno di quella stanza un’altra porta, anche questa ben chiusa con un lucchetto. Al suo interno sono stati trovati decine di DVD con copertine apparentemente innocue che saranno comunque visionati dagli inquirenti, in oltre sono state rinvenute bottiglie di alcolici.

    Si aggraverebbe anche la posizione degli istituti, soprattutto quello italiano che non solo non ha fermato don Nicola Corradi quando era in Italia, ma che a capo di quello di Mendoza gli ha addirittura permesso di creare all’interno della struttura per bambini sordi un vero e proprio “harem” per pedofili.

    Aumenta anche il numero delle vittime e il periodo in cui sono stati commessi gli abusi, molte di loro sono ancora adolescenti. In precedenza si parlava di circa 60 allievi, oggi in aumento grazie all’affiancamento di un team di psicologi messi a disposizione dalla procura che stanno cercando di aiutare gli inquirenti nel delicato lavoro. E’ anche stato aperto uno sportello diretto con l’Autorità Giudiziaria al quale le vittime possono rivolgersi e denunciare.

    È giallo anche sulla scomparsa di padre Spinelli, anche lui accusato in Italia e poi trasferito. Di lui non si hanno più notizie dai primi di dicembre quando sparisce letteralmente. La dichiarazione ufficiale è che sia morto, ma nessuno sa dire dove sia sepolto o che fine abbia fatto il suo cadavere.

    Una vicenda che sta facendo emergere aspetti inquietanti di fronte ai quali la Casa Madre veronese si è chiusa a riccio costringendo pochi giorni fa Francesco Zanardi, (portavoce della Rete L’ABUSO) che accompagnava Gianni Bisoli presso l’istituto veronese nell’intento di ritirare il suo foglio di congedo – quello che nella copia autentica consegnata alla Commissione d’Inchiesta sembrerebbe contraffatto – a chiedere l’intervento delle forze dell’ordine per poter parlare con qualcuno dell’istituto.

    Dai risvolti torbidi anche il misterioso furto avvenuto presso l’Istituto di Chievo dove viene conservata parte della documentazione, probabilmente molta di quella indicata anche nelle varie denunce depositate, accaduto il primo marzo quando Leonardo L. si introduce nell’istituto.

    Dai filmati che possediamo integralmente, immediatamente consegnati all’Autorità Giudiziaria, si vede parlare l’uomo con il linguaggio dei segni, è visibilmente in video chiamata con qualcuno che lo segue dall’esterno col quale dialoga e fa vedere quanto è all’interno della struttura. Entra nell’istituto apparentemente senza forzare porte o finestre, non è per nulla spaventato e dopo 47 minuti, questa è la durata del video, esce tranquillamente e sosta davanti all’ingresso.

    I dialoghi sono stati tradotti integralmente e l’uomo fa anche alcuni nomi di cui abbiamo trovato riscontro, gira in uffici nei quali si vedono ammassati decine di faldoni di documenti, foto, supporti video, i più VHS, tutto materiale potenzialmente rilevante, soprattutto alla luce di quanto sta evolvendosi in Argentina.

    Un furto dalle tempistiche e dinamiche sospette e una riflessione che difficilmente non possiamo non fare, chi può essere così folle da introdursi furtivamente in una proprietà privata, filmarsi e poi pubblicare i video su Facebook?

    Sul versante argentino sembra che la situazione si evolva di ora in ora facendo emergere uno scandalo internazionale senza precedenti.

    L’Ufficio di Presidenza della Rete L’ABUSO Onlus

    DI SEGUITO LA CONFERENZA STAMPA TENUTA A VERONA LO SCORSO 27 MARZO.

  • Abusi sessuali al Provolo, gli ex alunni chiedono giustizia: “Falsificati i documenti”

    Abusi sessuali al Provolo, gli ex alunni chiedono giustizia: “Falsificati i documenti”

    L’Associazione Sordi e onlus Rete L’Abuso.org vogliono riaprire il caso delle violenze sessuali subite da 67 ex studenti della scuola di Verona tra gli anni ’50 e il 1985

    Dopo le prime denunce arrivate nel 2009, gli ex alunni dell’istituto per Sordomuti Antonio Provolo di Verona, tornano a chiedere giustizia per gli abusi che avrebbero subito nel medesimo istituto tra gli anni ’50 e il 1985, anche se, secondo Rete L’Abuso Onlus, nuovi episodi si sarebbero verificati in tempi più recenti.
    Accuse che vengono lanciate da 67 ex studenti della scuola veronese del Provolo e che riguardano 26 religiosi da loro nominalmente identificati, tra i quali è presente anche Don Nicola Corradi, direttore della sede argentina di Mendoza, arrestato in Sudamerica alla fine del mese di novembre 2016 proprio per aver abusato sessualmente di alcuni bambini sordomuti.

    Alla conferenza stampa indetta lunedì mattina nella sede dell’Associazione Sordi “Antonio Provolo” – Onlus di via Marin Faliero, erano presenti il presidente della onlus Giorgio Dalla Bernardina, il figlio e portavoce Davide, l’avvocato Marco Lodi Rizzini e da Savona è arrivato anche Francesco Zanardi, della onlus Rete L’Abuso.org. E proprio gli esposti presentati da quest’ultimo da gennaio ad oggi hanno consentito di far ripartire l’indagine della Procura di Verona, in precedenza chiusa per la caduta in prescrizione dei fatti contestati e ora riaperta con l’ipotesi di favoreggiamento.

    LA VICENDA – Tutto prende il via nel 2009, quando i 67 ex allievi affidano le loro denunce al settimanale L’Espresso, dove indicavano i nomi dei 26 preti ritenuti gli autori degli abusi sessuali da loro subiti, tra i quali anche era presente anche il nome di Monsignor Giusepper Carraro, oltre a quello già citato di Don Corradi. In seguito all’articolo firmato da Paolo Tessadri, scattò il botta e risposta tra il Vescovo Zenti e il presidente dell’associazione Giorgio Dalla Bernardina, con tanto di querela per diffamazione presentata dal secondo nei confronti del primo.
    Il 19 maggio 2009 un nuovo articolo di Tessadri, apparso sempre su L’Espresso, dal titolo “Io frate pedofilo” getta nuova benzina sul fuoco, riportando le dichiarazioni di un religioso che ammette di essere stato un pedofilo e di esserlo stato anche all’istituto per Sordomuti Antonio Provolo di Verona, mentre il 25 maggio dello stesso anno su L’Arena la Curia ammette gli abusi avvenuti nella scuola, emersi nella “rigorosissima” indagine interna condotta “perché sia fatta chiarezza sui fatti, senza alcuna volontà di insabbiare”.
    Nel luglio 2010 il Vescovo di Verona, Monsignor Giuseppe Zenti, si riappacifica con Giorgio Dalla Bernardina, che ritira la querela per diffamazione dopo aver raggiunto un accordo a nome dell’Associazione Sordi Antonio Provolo, con lo stesso religioso e la curia, per la realizzazione di una commissione indipendente, terza ed imperziale, che la stessa cancelleria vescovile si è impegnata a formare, al fine di accertare i fatti di pedofilia denunciati dai sordi ex-allievi dell’Istituto, nata poi nel dicembre 2010 e presieduta da Mario Sannite, ex giudice del tribunale di Verona.

    Come raccontato anche nella conferenza stampa di lunedì, la commissione ha ascoltato anche Gianni Bisoli, il quale ha dichiarato di aver subito abusi da Don Nicola Corradi e da Monsignor Giuseppe Carraro. Su quest’ultimo, Bisoli ha affermato di averli subiti anche nel 1964, nel corso del suo ultimo anno di permanenza nell’istituto.
    Le sue parole però vengono ritenute inattendibili per un’incongruenza sulle date circa la sua permaneza nella scuola: Bisoli infatti ha indicato il 27 giugno 1964 come data di dimissioni, mentre la commissione era in possesso di una copia dichiarata autentica (nell’aprile 2009) di un documento che invece riporta il 20 giugno 1963 come data di dimissioni, sconfessando così la sua deposizione.
    Nel 2011 la commissione d’indagine termina il proprio lavoro, ma gli ex allievi lamentano che i risultati arrivano nelle loro mani solo il 24 novembre 2012. Non solo, l’associazione evidenzia la presenza di alcune anomalie, come l’assenza dei nomi di numerosi sacerdoti accusati, tra i quali proprio Don Corradi, e la sanzione inflitta ad un “Fratello” affetto da una grave forma di alzheimer, risultato poi deceduto da più di un anno, mentre la figura di Monsignor Carraro viene riabilitata.

    LA PAGELLA – Poco tempo fa però arriva una nuova svolta, con Bisoli che ritrova la sua ultima pagella la quale attesta la sua presenza dell’istituo fino al 27 giugno 1964. Data sulla quale l’ex allievo non si è mai contraddetto, denunciando anzi la presunta irregolarità del documento nelle mani della commissione che smentiva le sue parole.
    Così il 27 dicembre 2016 arriva un nuovo articolo, stavolta su Il Fatto Quotidiano e firmato da Andrea Tornago, dove Mario Sannite, presidente di quella commissione ha dichiarato: “Posso pensare che sia come dice il signor Bisoli, cioè che questo documento sia falso. E d’altra parte lo vediamo un po’ tutti. È una grafia diversa da quella precedente. Sembra che sia cancellato e che sia stato riscritto questo ’20 giugno 1963’. C’è qualcosa che lascia immaginare che prima fosse scritta una data diversa”.

    Nel mese di febbraio 2017 quindi l’Assocazione Sordi Antonio Provolo e Gianni Bisoli presentano querela presso la Procura di Verona affinché si verifichi la manomissione del documento presentato dalla commissione ai fini dell’accertamento di eventuali ipotesi di reato, con conseguente ricerca degli autori anche in relazione a condotte di utilizzo di atto falso. In riferimento poi all’arresto di Don Corradi, avvenuto a Mendoza (Argentina) nel novembre 2016, la onlus e l’ex allievo, hanno chesto anche l’accertamento di eventuali omissioni giuridicamente rilevanti “in capo ai soggetti preposti al controllo dell’operato dei sacerdoti pure in termini di insufficiente vigilanza o di negligenza nel mettere in atto le cautele necessarie ad impedire la reiterazione di gravi reati come quello di pedofilia”.

    Gli esposti, sia dell’associazione che della Rete L’Abuso Onlus, sono stati presentati a Verona in quanto la sede legale dell’istituto Mendoza risulta essere proprio in Stradone Provolo 20. La magistratura fino ad ora non è potuta intervenire in quanto i fatti denunciati sono andati da tempo un prescrizione, ma Francesco Zanardi vuole appurare eventuali responsabilità omissive nella diocesi scaligera: “Com’è possibile che don Corradi non sia stato rimosso dai suoi incarichi, nonostante le accuse? Abbiamo chiesto di verificare eventuali omissioni, dal momento che il suo nome era già stato fatto dalle vittime, senza che venisse preso alcun provvedimento. Il nostro obiettivo è riaprire il caso anche in Italia per restituire un po’ di giustizia alle vittime. Queste cose non devono più accadere“.

    Presente alla conferenza anche Gianni Bisoli, che ha offerto la sua testimonianza: “Sono stato sodomizzato e costretto a rapporti da almeno una decina di sacerdoti, tra in quali don Nicola. Lo ricordo bene: prima era chierico, poi diventò prete“.
    Anche un altro ex allievo, Alessandro Vantini, ha raccontato quei terribili giorni: “Quando arrivai sembrava tutto bello e grande ma durò poco. Mi violentarono dai 6 ai 12 anni. Non potevo dirlo a casa perché mi minacciavano e non avevo la forza per ribellarmi. Ora chiedo giustizia“.

    http://www.veronasera.it/cronaca/abusi-sessuali-provolo-preti-pedofili-giustizia-allievi-documenti-falsificati-29-marzo-2017.html

  • Abusi al Provolo, la rabbia delle vittime: «I preti hanno mentito, ecco le prove»

    Abusi al Provolo, la rabbia delle vittime: «I preti hanno mentito, ecco le prove»

    La pagella «falsificata» per assolvere i colpevoli. Indagini riaperte dopo 5 nuove denunce

    Di Laura Tedesco

    VERONA «Eccola qui, la prova che sugli abusi i vertici del Provolo hanno mentito per nascondere le loro colpe. Questa è la mia pagella, il documento che hanno contraffatto per negare la verità. Ma io mi sono accorto subito che l’anno non coincideva ed era stata falsificata. Così, adesso, ho deciso di rivolgermi alla magistratura di Verona e presentare querela per il reato di falso». Gianni Bisoli è uno dei 67 ex studenti della sede veronese del Provolo che nel 2009 denunciarono «le violenze perpetrate nei nostri confronti» da alcuni dei sacerdoti che operavano all’interno dell’istituto per sordomuti delle fine degli anni 50 fino al 1984. E alla sede dell’associazione in via Marin Faliero, è accorso da Sirmione anche Bisoli: in programma, c’era la protesta delle «vittime tuttora senza giustizia» del Provolo.

    Un appuntamento a cui non potevano mancare il presidente della onlus Giorgio Dalla Bernardina,suo figlio (nonché portavoce dell’associazione) Davide e l’avvocato Marco Lodi Rzzini. Da Savona, è giunto a dare man forte Francesco Zanardi, a capo della onlus Rete L’Abuso org: è stato lui, presentando quattro esposti-querela dai primi di gennaio alla settimana scorsa, a far riaprire le indagini alla procura di Verona, che aveva chiuso la prima inchiesta per «l’avvenuta prescrizione dei fatti contenstati » e che adesso l’ha riavviata ipotizzando il reato di favoreggiamento. Ma soprattutto erano presenti loro, le vittime di «quei terribili anni di soprusi e minacce». Proprio come Bisoli:«Ho cominciato a frequentare il Provolo a 9 anni. Tre mesi dopo la mia entrata e fino al quindicesimo sono stato fatto oggetto di attenzioni sessuali».

    Un’infanzia dell’orrore, quella che ricorda ancora per filo e per segno: «Sono stato sodomizzato e costretto a rapporti da almeno una decina di sacerdoti, anche da don Nicola». Un riferimento, quest’ultimo, a don Nicola Corradi: travolto con altri religiosi dallo scandalo esploso attorno al Provolo di Verona nel 2009, il prete era stato poi trasferito in Argentina. Ed è lì che, dallo scorso autunno, si trova agli arresti per aver abusato di almeno una sessantina di bambini. «Alla Commissione d’inchiesta istituita dal Vaticano per indagare sugli abusi al Provolo di Verona sono stati prodotti documenti falsi per chiudere il caso e assolvere don Nicola e gli altri. Eccola, la prova, la mia pagella…». Nonostante l’handicap che lo affligge, Bisoli si esprime con chiarezza anche senza l’interprete del linguaggio dei segni di fianco a lui: «Li ho denunciati, ora voglio giustizia». Un’invocazione che arriva anche da Alessandro Vantini, un’altra vittima degli abusi al Provolo: «Mi violentarono dai 6 ai 12 anni, quando mia mamma mi portò all’istituto pareva tutto bello e grande. È diventato subito tutto buio e io dovevo solo obbedire. E basta».

    http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cronaca/2017/28-marzo-2017/abusi-provolo-rabbia-vittime-preti-hanno-mentito-ecco-prove-2401418527775.shtml

  • Abusi sessuali al Provolo, l’accusa: «data falsa e carte sparite»

    Abusi sessuali al Provolo, l’accusa: «data falsa e carte sparite»

    Gli ex alunni che lamentano molestie dai preti respingono le critiche di chi parla di accuse inventate. E denunciano un «misterioso furto»

    «Come si può imputare a Gianni Bisoli di avere mentito in merito alle molestie ricevute da un prete del collegio Provolo di Verona quando, dei documenti in possesso della commissione indipendente con il quale si scagionava l’accusato, l’unico conosciuto è stato palesemente falsato?». A parlare così ieri è stato Francesco Zanardi, portavoce dell’associazione L’Abuso, una rete di vittime delle violenze da parte di sacerdoti. Durante l’incontro con l’associazione di ex alunni molestati nell’istituto religioso per sordomuti di Verona, Zanardi ha fatto il punto della situazione rispetto ad una vicenda che dura ormai da anni. In cui giusto ieri si è aggiunto anche «il colpo di scena di uno strano furto al Provolo dal quale potrebbero essere sparite carte compromettenti».

    STORIA DI ABUSI
    La storia, rivelata nel 2009 da uno scoop de L’Espresso, ciclicamente finisce sulla stampa. Non solo per l’orrore degli abusi, ma anche per l’importanza della figura finita nel mirino della denuncia di Bisoli, ovvero Giuseppe Carraro: ex sacerdote in servizio presso la struttura in zona Porta Palio, ex vescovo, ma soprattutto beato della Chiesa cattolica. Una denuncia che non ha rilievo penale, in quanto Carraro è deceduto nell’ormai lontano 1980. Bisoli, all’epoca un ragazzino, rispedisce al mittente gli addebiti di chi, anche da ambienti cattolici di altissimo livello, lo dipingono «come uno che racconta frottole». Accuse («attitudine alla mendacia») contenuti nei verbali della commissione d’inchiesta speciale istituita d’intesa tra il Provolo e l’associazione veronese che raccoglie gli ex allievi molestati, presieduta dall’ex giudice del tribunale di Verona Mario Sannite. «Dopo mesi passati alla ricerca delle carte – rimarca Zanardi – siamo entrati in possesso di un documento grazie al quale possiamo stabilire non solo che Bissoli lasciò l’istituto nel 1964 e non nel 1963, ma che l’alterazione di quella data venne confezionata o presso la diocesi scaligera o presso lo stesso istituto. Dalle evidenze in nostro possesso risulta che la fotocopia di quell’atto, che peraltro non doveva essere fornita a terzi per questioni di privacy, fu consegnata una sola volta alla diocesi nel 2009». Il dubbio rimarcato più volte durante l’incontro è che qualcuno ci abbia messo del suo per salvare la memoria dell’ex vescovo, per il quale era in corso un processo di beatificazione.

    «DOCUMENTO FALSATO»
    Perché è importante il dettaglio dell’anno, 1964 anziché 1963? Nell’unico documento della commissione di inchiesta indipendente «di cui noi de l’Abuso siam riusciti a venire in possesso c’è una lettera fotocopiata che data al 1963 l’uscita di Bisoli dall’istituto». Poiché lo stesso Bisoli sostiene che le molestie avvennero nel ‘64 è chiaro che la sua testimonianza, se l’anno fosse invece il 1963, sarebbe messa in forte dubbio. L’Abuso, grazie ai suoi consulenti, sostiene invece che «il “3” è stato aggiunto sopra il “4” preesistente». Un’alterazione confermata anche da Sannite, che sul Fatto Quotidiano parlò di altri elementi a carico di Bissoli, senza entrare nello specifico. Ieri, per di più, sempre Bisoli ha mostrato davanti alle telecamere la prova regina della sua permanenza al Provolo nel ‘64, ovvero l’originale della sua pagella scolastica.

    «CARTE NEGATE»
    E così la polemica riesplode: «Da mesi – attacca Davide Dalla Bernardina, figlio del presidente dell’associazione degli ex alunni, ovvero Giorgio Dalla Bernardina – noi chiediamo di potere vedere vedere gli atti di quella commissione indipendente voluta da noi e dall’istituto Provolo sotto il coordinamento della diocesi scaligera. Ad oggi però quelle carte non ci vengono consegnate sebbene avessimo concordato il contrario». Una situazione definita «insostenibile», tanto che, a partire dall’episodio di falsificazione relativo all’uscita di Bisoli dal Provolo, l’associazone delle vittime circa un mese fa ha indirizzato «alla procura di Verona una serie di esposti e di denunce in sede penale». Per di più i legali della rete L’Abuso stanno preparando una serie di azioni in ambito penale e civile «nei confronti del Provolo per omissioni nel controllo», fa sapere Zanardi. Il quale, con Dalla Bernardina junior e Marco Lodi Rizzini, volto storico della associazione, si augurano che «la magistratura faccia chiarezza rapidamente come sta avvenendo in Argentina».

    FURTO?
    E c’è un ulteriore giallo. Ieri pomeriggio, infatti, Bisoli accompagnato da Zanardi si è recato al Provolo. Motivo: in ossequio alla norma sulla privacy, chiedere copia conforme all’originale del documento in cui si attestava la sua uscita dalla scuola. Se su quella facciata la data è intonsa, allora ci sono «forti indizi che la alterazione possa essere stata operata fuori dall’istituto ovvero in Curia», dice Zanardi. Inizialmente Bisoli non è stato fatto entrare. Quest’ultimo con Zanardi ha chiamato i carabinieri per denunciare una situazione in cui veniva leso un suo diritto. Dopo un po’ di trattative gli addetti dell’istituto hanno spiegato che «c’era bisogno di una richiesta scritta», racconta ancora Zanardi. Che rivela un retroscena: «guarda caso in quel frangente abbiamo saputo da fonti certe che al Provolo, pochi giorni prima c’è stato uno strano e misterioso furto, per il quale il Provolo ha sporto querela solo a ridosso della convocazione dell’incontro di ieri. Arguiamo quindi che potrebbero mancare delle carte. Siamo curiosi di capire se manca proprio quella che cerchiamo».

    http://www.vvox.it/2017/03/28/abusi-sessuali-al-provolo-laccusa-data-falsa-e-carte-sparite/

  • La Chiesa Cattolica nasconde i preti pedofili in Africa e America Latina

    La Chiesa Cattolica nasconde i preti pedofili in Africa e America Latina

    Quello della pedofilia nella Chiesa Cattolica è uno dei temi di cronaca internazionale più delicati da trattare ma che tiene banco un po’ ovunque: nel corso degli anni sono stati moltissimi gli scandali di abusi sessuali, veri o presunti, perpetrati da uomini di Chiesa a giovani ragazzi, bambini e bambine. Centinaia, probabilmente migliaia, le vittime in tutto il mondo.

    Il bubbone della pedofilia all’interno della Chiesa Cattolica esplose nel gennaio del 2002, quando il quotidiano The Boston Globe pubblicò la prima inchiesta giornalistica sul tema, destinata poi a fare scuola: il primo caso noto riguardò la condanna a 10 anni di carcere a padre John J. Geoghan, un prete della diocesi di Boston, negli USA, che aveva violentato un bambino di 10 anni. Il quotidiano americano cominciò a pubblicare una serie infinita di inchieste dalle quali emerse una vera e propria rete di pedofili in tonaca e solo a Boston finirono sotto accusa ben 89 sacerdoti, mentre 55 preti furono proprio rimossi dall’incarico.

    Il bubbone era esploso. Nel biennio 2009-2010 in Paesi come Irlanda, Austria, Belgio, Paesi Bassi, Germania, Svizzera, Spagna, Regno Unito, Francia, Malta e anche Italia emersero centinaia di denunce, indagini, dimissioni, insabbiamenti e migliaia di casi di spietata omertà, per i quali sono rotolate diverse teste di cardinali, vescovi e arcivescovi. Dal 2002 l’atteggiamento della Chiesa, va detto, è cambiato profondamente: inizialmente Giovanni Paolo II addirittura respinse le dimissioni del cardinale Bernard Francis Law, arcivescovo di Boston reo di aver permesso a diversi preti di continuare ad esercitare il proprio ministero semplicemente trasferendoli di parrocchia in parrocchia, presso comunità non informate delle denunce penali pendenti, poi Benedetto XVI condannò più volte i casi di pedofilia e nel 2010 ha definito la pedofilia “un comportamento che la Chiesa non manca e non mancherà di deplorare e condannare” mentre Francesco si è spinto persino oltre, invocando perdono alle vittime e alle loro famiglie e promettendo rigore e “severità estrema con i sacerdoti che tradiscono la loro missione e con la gerarchia” definendo la pedofilia “una mostruosità assoluta, un orrendo peccato radicalmente contrario a tutto ciò che Cristo insegna”.

    Una delle accuse più pesanti che viene rivolta alla Chiesa Cattolica riguarda proprio gli aspetti penali e le conseguenze che subiscono, molto poco sino ad oggi, i prelati che si macchiano di questi “orrendi peccati”: spesso sentiamo di vescovi e cardinali che suggeriscono alle famiglie di non denunciare, altrettanto spesso di trasferimenti di diocesi di chi è accusato di pedofilia e, in generale, di una sostanziale impunità che fino ad oggi ha protetto, col silenzio, i pedofili in tonaca. Una modalità che non solo non ripaga le vittime degli abusi, non solo non risolve il problema e non garantisce giustizia (che sarà anche “la giustizia degli uomini” ma sempre giustizia è) ma aggrava il problema dandogli una dimensione spesso internazionale: secondo diverse indagini indipendenti effettuate da diverse associazioni che combattono la pedofilia nella Chiesa Cattolica e chiedono verità e giustizia per le vittime, le mete preferite verso cui spedire gli uomini di Chiesa accusati di questi crimini orrendi sono l’America Latina e l’Africa.

    Di recente un team francese di giornalisti di Mediapart, We Report e Cash Investigation, un lavoro simile in Italia è ancora molto difficile da fare e il problema è tutto culturale, ha fatto emergere come almeno 25 vescovi francesi, negli ultimi due decenni, hanno coperto più di 30 pedofili religiosi, trasferendoli in altri Paesi e permettendogli così di sfuggire alla magistratura ed alle loro responsabilità giudiziarie. Negli anni, di 95 casi di presunti abusi sessuali commessi da prelati contro minori, almeno 10 persone sono state trasferite dalla Chiesa Cattolica in nazioni africane francofone. RFI riferisce l’esempio di un tal padre Robert, che nel 2004 è stato trasferito a Dubreka, in Guinea Conakry, e sfugge così ad un processo nel quale è accusato di aver abusato alcune donne toccando loro le parti intime.

    Fino al 2016 nessuno si accorge di padre Robert fino a quando un’inchiesta giornalistica fa esplodere anche questo bubbone e l’arcivescovo locale, affermando di non aver mai sentito parlare del caso, solo allora decide di chiedere a Roma la partenza di padre Robert. 12 anni dopo il suo arrivo in Africa. Viaggi che vengono anche fatti al contrario: un certo padre Albert nel 2002 lasciò in fretta e furia proprio la Guinea Conakry, dove era accusato di pedofilia sui piccoli giocatori della squadra di calcio di cui era presidente, venendo trasferito in Francia (la diocesi è sconosciuta). I confratelli della Comunità di San Giovanni della Chiesa di Bertoua, nel cuore del Camerun a 350 chilometri dalla capitale Yaoundé, inseguiti da numerose denunce di violenza sessuale sono stati trasferiti in diverse diocesi e il caso giudiziario messo a tacere dalla Chiesa con la compiacenza della giustizia camerunese. Secondo RFI uno degli accusati, riconosciuto anche dalle presunte vittime, si trova oggi a Bologna. John Francis Regis, confratello di San Giovanni ma operante in Costa d’Avorio, è stato condannato un anno fa per diversi atti sessuali compiuti su adolescenti nel 2007, prima di venire trasferito in Francia. E casi simili ce ne sono, secondo il lavoro del gruppo di giornalisti francesi, in Senegal, Marocco, Burkina Faso ed altri paesi francofoni dell’Africa.

    Quello della pedofilia è uno dei segreti meglio custoditi dalla Chiesa Cattolica, in tutto il mondo. Di molti religiosi che sono stati coperti anni fa da vescovi anziani, vescovi magari oggi defunti, nessuno sa nulla neppure nella Chiesa perché il segreto è morto col vescovo. Secondo l’inchiesta, andata in onda il 21 marzo su France 2, anche Francesco, quando era arcivescovo di Buenos Aires e si faceva chiamare ancora Jorge Mario Bergoglio, avrebbe cercato di influenzare la magistratura argentina per scagionare un prete pedofilo che era stato condannato. Una notizia, questa, già emersa in passato ma mai nettamente smentita dal Vaticano.

    Fino ad oggi la legge di Dio ha prevalso sulla legge degli uomini e, proprio per questo, le vittime degli abusi si sono moltiplicate come i pani e i pesci sul lago di Tiberiade. La legge di Dio è la dottrina che richiede, ai fini della salvezza eterna, l’ubbidienza cieca alla verità rivelata da Dio (Vecchio e Nuovo Testamento), la legge degli uomini è quella che, seppur fallibile, cerca di tutelare le vittime e punire i carnefici. La Chiesa è oggi tenuta a passare dalle parole, splendide, del Papa ai fatti: un passaggio importante per ristabilire il primato della legge degli uomini.