Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: arturo borrelli

  • Sostituzione di persona. A processo don Silverio per 2 anni in parrocchia

    Sostituzione di persona. A processo don Silverio per 2 anni in parrocchia

    MONTÙ BECCARIA – È iniziato giovedì in tribunale a Pavia il processo contro don Silverio Mura, il sacerdote originario di Ponticelli, accusato e poi assolto in primo grado e in appello dall’accusa di abusi sessuali, che aveva abitato per oltre un anno, da ottobre 2016 a marzo 2018, a Montù Beccaria, ospite della parrocchia locale.

    Il sacerdote è stato rinviato a giudizio per il reato di sostituzione di persona, in quanto, durante il suo soggiorno a Montù, avrebbe utilizzato il nome fittizio di Saverio Aversano (cognome della mamma). Il caso era stato sollevato da un gruppo di genitori del paese, che lo avevano riconosciuto in un servizio de Le Iene sui presunti abusi sessuali dei sacerdoti.

    Da quel momento era scattata una mobilitazione, anche con una lettera delle mamme a Papa Francesco, che aveva portato don Mura a lasciare Montù e a trasferirsi in un luogo segreto. A marzo e luglio 2019, poi, le sentenze in primo grado del tribunale ecclesiastico di Milano e in appello hanno fatto cadere le accuse più gravi, sulle quali è scattata anche la prescrizione della giustizia italiana. Mentre è rimasta quella di sostituzione di persona, per cui ora il prete napoletano è andato a processo.

    Tra le testimonianze della prima udienza c’è stata quella di Francesco Zanardi, presidente della rete “L’Abuso”, che ha presentato l’esposto da cui è scaturito il rinvio a giudizio.

    Lo stesso giorno dell’inizio del processo a Pavia, inoltre, in tribunale a Napoli il giudice Alessio Forzati ha depositato la sentenza che condanna in sede civile, nonostante l’assoluzione in sede ecclesiastica, don Mura a risarcire per oltre 200.000 euro Arturo Borrelli, uno dei due giovani che quasi 25 anni fa aveva denunciato il sacerdote, suo insegnante di religione alla scuola media Borsi di Ponticelli, per molestie.

    «Una sentenza che deve far riflettere e che deve far capire alle vittime di questi abusi che si può avere giustizia e che la verità può emergere anche a distanza di anni, con il reato in prescrizione» ha commentato a Fanpage.it Carlo Grezio, avvocato difensore di Borrelli. —

    Oliviero Maggi

    https://laprovinciapavese.gelocal.it/pavia/cronaca/2021/10/31/news/sostituzione-di-persona-a-processo-don-silverio-per-2-anni-in-parrocchia-1.40871268?

  • Abusi sessuali, Don Silverio Mura dovrà risarcire Arturo Borrelli: “Sentenza storica, ora appello al Papa”

    Abusi sessuali, Don Silverio Mura dovrà risarcire Arturo Borrelli: “Sentenza storica, ora appello al Papa”

    Arturo Borrelli è felice ma il dolore non passa. Sa di aver vinto una battaglia storica, come sottolinea anche il suo avvocato Carlo Grezio. Insieme al collega Salvatore Conte infatti è riuscito a ottenere un risarcimento, di oltre 200 mila euro, in favore di Arturo. L’uomo in questi anni ha sempre raccontato di aver subito degli abusi da parte di Don Silverio Mura, parroco che ha conosciuto quando era piccolo, a scuola. Accanto al nome di Mura, nel dispositivo che ci mostrano gli avvocati, c’è anche il nome del MIUR, il Ministero dell’istruzione, ricerca e università. Come spiega l’avvocato Grezio infatti, «il giudice  dice che è soltanto in quel momento (a scuola ndr) che possiamo individuare l’occasione per la consumazione degli abusi, perché se non si fossero incontrati in quella occasione Silverio Mura e Arturo Borrelli non si sarebbero mai conosciuti».

    La sentenza arriva al termine di un processo civile. Va precisato che il tribunale ecclesiastico dell’arcidiocesi di Milano aveva ritenuto Don Silverio Mura innocente. Solo nel 2009, ormai adulto, dopo essersi sentito male, Arturo inizia un percorso di terapia che lo porta a comprendere quanto racconta sia avvenuto da bambino. Troppo tardi tuttavia per chiedere che quanto racconta sia giudicato in un processo penale, ma non per un processo civile. «È stato ottenuto un risarcimento del danno a distanza di oltre 30 anni dai fatti che costituiscono reato, spiegano gli avvocati Grezio e Conte, e che hanno causato appunto il danno. In questo caso il signor Borrelli soltanto nel 2009 ebbe una forte crisi di attacchi di panico e uno svenimento e si sottopose poi successivamente alla terapia. Successivamente nei 5 anni dal momento in cui lui comprese grazie al Dottor Rossi che tutti quei sintomi, erano il danno che si manifestava successivo alle violenze subite. È stata interrotta la prescrizione quinquennale e si è potuto dare avvio al giudizio civile, per poter accertare incidentalmente il reato di violenza carnale commesso su Arturo Borrelli e chiedere però in quella sede soltanto il risarcimento del danno, non chiaramente l’inflizione di una pena detentiva».

    Arturo però, dopo questa vittoria, non vuole fermarsi. Ha chiesto e ottenuto un incontro con don Mimmo Battaglia, Arcivescovo di Napoli. E lancia un appello a Papa Francesco: «Non mi arrenderò finché il sacerdote Don Silverio Mura non farà più il prete».

    https://www.fanpage.it/napoli/abusi-sessuali-don-silverio-mura-dovra-risarcire-arturo-borrelli-sentenza-storica-ora-appello-al-papa/

  • Dopo 30 anni il giorno di gloria per Arturo Borrelli, il suo aguzzino condannato a risarcire

    Dopo 30 anni il giorno di gloria per Arturo Borrelli, il suo aguzzino condannato a risarcire

    Sono all’incirca le 10,40 del 28 ottobre 2021, mi trovo a Pavia in tribunale. Al mio fianco, poche seggiole più avanti, don Silverio Mura che attende di essere interrogato dai giudici avrebbe utilizzato un nome falso (Saverio Versano) per far perdere le tracce e sfuggire alle accuse che lo vedevano indicare da più persone a Napoli, per abuso di minore.

    Suona il telefono ed è Arturo Borrelli che mi annuncia la sentenza appena uscita a Napoli che condanna don Silverio al pagamento dei danni e delle spese. Insieme a lui responsabile anche la scuola statale di Cicciano, dove il Mura aveva adescato 30 anni fa quel ragazzino, Arturo.

    Una vicenda lunga e dolorosa dove Borrelli e sua moglie hanno dovuto affrontare la dolorosa morte di uno dei loro tre figli appena 18enne.

    Una battaglia che ho seguito dall’inizio e durante la quale ho sofferto insieme alla famiglia Borrelli, che nel frattempo ha perso anche il lavoro.

    Arturo Borrelli è il primo assistito che la Rete L’ABUSO ha seguito quando pochi mesi prima del 2010, io ed altri 8 folli come me, decisero di dare vita a quella che oggi è una delle più attive associazioni europee. Certo all’epoca sembravamo più un’armata Brancaleone che nulla a vedere con l’organizzazione che siamo diventati oggi. Una struttura gratuita per le vittime, che conta solo in Italia 23 avvocati specializzati e radicati sul territorio.

    Come Presidente non posso che esprimere la mia felicità per questa vittoria, che purtroppo non risolverà quanto accaduto, ma è davvero importante per il nostro associato, soprattutto sotto l’aspetto emotivo e personale.

    I miei complimenti vanno naturalmente anche all’avvocato Carlo Grezio e alla dottoressa Luisa D’Aniello, grazie alla cui professionalità è stato possibile ottenere questa vittoria che ha reso giustizia su fatti datati e risalenti a trenta anni fa.

    Zanardi

  • Prete di Ponticelli a processo per pedofilia, la testimonianza di Arturo: “Mi ha distrutto la vita”

    Prete di Ponticelli a processo per pedofilia, la testimonianza di Arturo: “Mi ha distrutto la vita”

    Sta per iniziare (il prossimo 28 ottobre) presso il Tribunale di Pavia il processo contro don Silverio Mura, accusato di aver utilizzato un nome fasullo (don Saverio Aversano) per trovare ospitalità presso una congregazione nel pavese. Il sacerdote, accusato di pedofilia da più persone nel napoletano, era irrintracciabile da circa un decennio, dopo che la Rete L’abuso lo denunciò per presunte violenze sessuali ai danni di un suo assistito, Arturo Borrelli e, per la sua inopportuna presenza come insegnante di religione, presso la scuola alberghiera di Cicciano.

    Era il 2010 quando Arturo Borrelli di Ponticelli, oggi 46 enne, denunciò il sacerdote per abusi sessuali perpetuati nei suoi confronti in maniera continuativa dal 1988 al 1991.

    ”La mia gioventù e la mia età adulta sono state caratterizzate da ansia, panico e depressione, tutto a causa di quegli abusi. Dopo essermi rivolto a medici e alla Rete L’abuso, composta da legali e psicologi, ho avuto modo di analizzare l’origine del mio malessere e di denunciare chi aveva abusato di me”, – aveva raccontato Arturo durante la trasmissione radiofonica La Radiazza lo scorso giugno .

    “Spero vivamente che venga fatta giustizia, è quello che chiedo. Come è stato possibile che gli sia stato concesso di cambiare nome e di avere ancora a che fare con i giovani? Chi lo ha aiutato?  Voglio giustizia, non gli dovrà più essere consentito di  celebrare messa ed avere a che fare coi giovani e chi lo ha coperto e aiutato dovrà essere colpito” – l’appello attuale di Arturo Borrelli in attesa del processo.

    https://internapoli.it/prete-di-ponticelli-a-processo-per-pedofilia-la-testimonianza-di-arturo-mi-ha-distrutto-la-vita/
  • Don Silverio Mura, allias Saverio Aversano, il via al processo giovedì a Pavia

    Don Silverio Mura, allias Saverio Aversano, il via al processo giovedì a Pavia

    Giovedì  28 ottobre presso il Tribunale di Pavia, comincerà il processo a don Silverio Mura, accusato di aver utilizzato un nome fasullo per trovare ospitalità presso una congregazione nel pavese.

    Il sacerdote, accusato di pedofilia da più persone nel napoletano, era irrintracciabile da circa un decennio, dopo che la Rete L’ABUSO lo denunciò per presunte violenze sessuali ai danni di un suo assistito, Arturo Borrelli e, per la sua inopportuna presenza come insegnante di religione, presso la scuola alberghiera di Cicciano.

    È solo nel marzo del 2018, dopo la morte della madre, che si scopre che don Silverio Mura da Napoli, è diventato don Saverio Aversano (cognome della defunta madre), e fa il parroco a Montù Beccaria, un piccolo comune del pavese dove anche li insegna religione ai più piccoli, come quando molestò Borrelli.

    Ben protetto dal Cardinale Crescenzio Sepe e dai suoi confratelli, i quali – da quanto appreso nelle indagini preliminari effettuate dalla Rete L’ABUSO, successivamente trasmesse in atti alla Procura della Repubblica di Pavia che rinvia a giudizio nel processo che inizierà giovedì – provvedevano puntualmente (in complicità) a recapitare la posta indirizzata al Mura e ricevuta a Napoli, nel pavese, al falso nome che il Mura utilizzava per nascondersi.

    Nell’udienza di giovedì 28, citati come testimoni don Simone Baggio, all’epoca parroco di Montù Beccaria dove il Mura era ospitato.

    Don Egidio Pittiglio, Superiore generale della congregazione dei Missionari della Divina Redenzione.

    Francesco Zanardi, presidente della Rete L’ABUSO e promotore della querela, che sottoscrisse unitamente alla presunta vittima Arturo Borrelli, la denuncia oggi oggetto del procedimento.

    L’udienza è fissata per le ore 10,20 presso il Tribunale di Pavia

    Redazione

  • Vittima di prete pedofilo: «Chiedo giustizia dopo oltre 30 anni»

    Vittima di prete pedofilo: «Chiedo giustizia dopo oltre 30 anni»

    «Sono contento del rinvio a giudizio. Nessuno merita di vivere il mio calvario. Sarò felice quando saprò che non potrà più accadere. Non deve succedere mai più che un bambino sia costretto ad affrontare ciò che ho vissuto io».

    Arturo Borrelli oggi ha 46 anni, ma la sua vita sin dall’adolescenza è stata segnata da un evento che ha fortemente condizionato le sue relazioni con gli altri, ma soprattutto la sua serenità interiore. Prima di parlare della sua storia ci sembra però opportuno fare una dovuta premessa.

    Morti che camminano

    In Italia e nel mondo ci sono reati che, commessi all’interno di certi ambienti, ancora appaiono come un tabù. Sia per gli ambienti stessi in cui vengono consumati, sia perché evidentemente chi li subisce non fa notizia quanto i morti ammazzati per mafia o per mano della criminalità comune. Sono le vittime di pedofilia, quel lungo elenco di martiri costretti a vivere come cosiddetti morti che camminano, per il dolore immenso che li accompagna per tutta la loro esistenza.

    Arturo, nato e cresciuto a Ponticelli, quartiere della periferia orientale di Napoli, dove si è consumato il suo dramma, lotta ancora oggi che ha una famiglia, che ha perso un figlio di 18 anni e prima ancora un lavoro, per ottenere giustizia e verità. Diritti sacrosanti per i quali combatte non solo per se stesso, ma per quell’esercito di bambini, oggi diventati adulti, a cui orchi senza scrupoli hanno rubato per sempre l’infanzia.

    Arturo Borrelli, vittima di prete pedofilo, la storia

    Una prima vittoria sembra esserci stata. Il prossimo 28 ottobre infatti presso il Tribunale di Pavia iniziare il processo contro il sacerdote di Ponticelli accusato di aver utilizzato un nome fasullo per trovare ospitalità presso una congregazione nel pavese.

    Ma qual è il legame di questa storia con quella di Arturo Borrelli? Quella che tutti ricordano in un servizio delle Iene con Pablo Trincia che aveva raccolto la testimonianza di Arturo diventato ormai un uomo, sposato e padre di tre figli (di cui uno, Luigi, scomparso tragicamente a 18 anni in un incidente stradale).

    Era il 2010 quando Arturo denunciò il suo ex insegnante di religione delle scuole medie per abusi sessuali perpetuati nei suoi confronti in maniera continuativa dal 1988 al 1991, quando cioè aveva 13 anni e fino ai 16. Dopo quella denuncia il religioso si era dileguato nel nulla, per poi essere ritrovato come docente in un istituto alberghiero di Cicciano (in provincia di Napoli) e far perdere nuovamente le tracce di sé. Solo in seguito si scoprì che era stato ospitato dalla Congregazione dei missionari della Divina Redenzione sulle colline dell’Oltrepò pavese sotto un nome fasullo.

    Ma il male che il parroco avrebbe (ovviamente usiamo il condizionale, dato che vi sono indagini in corso) fatto ad Arturo quando era solo un ragazzino resta un segno indelebile. Come la prima volta che lo incontrai per intervistarlo tra le strade di Ponticelli nel 2015, proprio di fronte casa di colui che era stato stato il suo insegnante, dove oggi non vive più nessuno della famiglia del sacerdote.

    «La mia gioventù e la mia età adulta sono state caratterizzate da ansia, panico e depressione, tutto a causa di quegli abusi. Dopo essermi rivolto a medici e alla Rete L’abuso, composta da legali e psicologi, ho capito l’origine del mio malessere».

    Il processo

    Il racconto di Borrelli è sempre più lucido, nonostante gli anni trascorsi: «Ho denunciato il parroco che aveva abusato di me e lo stesso ha fatto un altro suo ex studente nel 2019».

    La Rete L’abuso, grazie alla quale il sacerdote era stato individuato prima a Cicciano e poi nel Pavese, si costituirà parte civile nel processo. «Chiediamo giustizia e vogliamo sapere come sia stato possibile che gli si stato concesso di cambiare nome e avere ancora a che fare con i giovani. Lui si è giustificato dicendo che è stato obbligato a cambiare nome perché perseguitato dalla stampa. Vogliamo sapere chi lo ha aiutato. E chi non gli sia più consentito di celebrare messa, di insegnare ai ragazzi e chi gli siano tolti gli abiti da sacerdote. Incredibile che la chiesa continui ancora a difenderlo», rimarca con forza Arturo.

    Ora dopo decenni in cui il trauma di quegli abusi non lo ha mai abbandonato, Arturo appare fiducioso alla notizia del rinvio a giudizio notificato a carico del prete: «Finalmente si apre uno spiraglio di giustizia». Sperando che stavolta sia fatta sul serio, dopo che 2 anni fa la vittima insieme ad altri sfilò in corteo in forma di protesta contro l’assoluzione decisa due mesi prima dal Tribunale ecclesiastico di Milano nei confronti del sacerdote di Ponticelli.

    Vittima di prete pedofilo: «Chiedo giustizia dopo oltre 30 anni»

  • Alla sbarra il sacerdote di Ponticelli, don Silverio Mura denunciato per abusi su minori

    Alla sbarra il sacerdote di Ponticelli, don Silverio Mura denunciato per abusi su minori

    Il prossimo 28 ottobre presso il Tribunale di Pavia comincerà il processo contro don Silverio Mura, accusato di aver utilizzato un nome fasullo per trovare ospitalità presso una congregazione nel pavese.

    Il processo al Sacerdote di Ponticelli

    Era il 2010 quando Arturo Borrelli di Ponticelli, oggi 46 enne, denunciò il sacerdote di Ponticelli don Silverio Mura per abusi sessuali perpetuati nei suoi confronti in maniera continuativa dal 1988 al 1991. Dopo la denuncia don Mura si era dileguato nel nulla per poi essere ritrovato come insegnante in un istituto alberghiero di Cicciano per poi far perdere nuovamente le tracce di sé. Si è in seguito scoperto che il sacerdote era stato ospitato dalla Congregazione dei missionari della Divina Redenzione sulle colline dell’Oltrepò Pavese sotto il nome fasullo di don Saverio Aversano.

    Le parole di Borrelli su don Silverio Mura

    “La mia gioventù e la mia età adulta sono state caratterizzate da ansia, panico e depressione, tutto a causa di quegli abusi. Dopo essermi rivolto a medici e alla Rete L’abuso, composta da legali e psicologi, ho avuto modo di analizzare l’origine del mio malessere. Ho denunciato don Silverio Mura chi aveva abusato di me, lo stesso ha fatto Raffaelle esposito nel 2019. La Rete L’abuso, grazie alla quale il sacerdote era stato individuato prima a Cicciano e poi nel Pavese, si costituirà parte civile nel processo. Chiediamo giustizia e vogliamo sapere come sia stato possibile che gli si stato concesso di cambiare nome e di avere ancora a che fare con i giovani.

    Don Silverio Mura si è giustificato dicendo che è stato obbligato a cambiare nome perché perseguitato dalla stampa. Vogliamo sapere chi lo ha aiutato. E chi non gli sia più consentito di celebrare messa, di insegnare ai ragazzi e chi gli siano tolti gli abiti da sacerdote. Incredibile che la chiesa continui ancora a difenderlo” – le parole di Arturo Borrelli che si è rivolto al Consigliere Regionale di Europa Verde Francesco Emilio Borrelli ed è intervenuto in diretta telefonica a La Radiazza.

    “Seguiamo la vicenda di Arturo san dall’inizio. Ci congratuliamo per il coraggio che ha dimostrato nel denunciare, non ha avuto dimore dia affrontate la Chiesa. Addirittura ascoltato da Papa Francesco.

    Ci auguriamo e chiediamo che questo processo riesca a far emergere tutta la verità. Anche se il presunto reato di pedofilia è caduto in prescrizione, e che si faccia giustizia per davvero. Chiediamo, soprattutto, che sia messa fine al clima di omertà che troppo spesso caratterizza alcuni ambiti della Chiesa”. Questo il commento del Consigliere Borrelli con il conduttore radiofonico Gianni Simioli.

    https://internapoli.it/alla-sbarra-il-sacerdote-di-ponticelli-don-silverio-mura-denunciato-per-abusi-su-minori/

  • Abusi sessuali su minorenni, don Mura rinviato a giudizio

    Abusi sessuali su minorenni, don Mura rinviato a giudizio

    Finalmente si apre uno spiraglio di giustizia”. Così Arturo Borrelli, 46enne di Ponticelli, commenta la notizia del rinvio a giudizio notificato ieri mattina a carico di don Silverio Mura, il prete contro cui si batte da decenni, il prete che ha accusato pubblicamente, con tutte le forme possibili (arrivando ad essere ascoltato da Papa Francesco) di essere il suo aguzzino. Il dibattimento si aprirà il prossimo 28 ottobre al tribunale di Pavia. Era il 2010 quando Arturo Borrelli denunciò l’inferno vissuto per mano del prete.

    Un inferno iniziato nel 1988 e durato tre anni, quando ne aveva 13 e fino ai 16, fatto di “due, tre molestie alla settimana”, dopo “averlo adescato a scuola”, racconta Borrelli. Dopo la denuncia, don Mura sparì nel nulla. Un anno e mezzo dopo, Borrelli si rivolse alla rete L’Abuso, associazione dei sopravvissuti agli abusi sessuali del clero con sede a Savona, che lo aiutò a portare il caso alla ribalta.

    Don Mura fu trovato a insegnare religione nell’istituto alberghiero ‘Carmine Russo’ di Cicciano. Era il 2012, la reazione di Borrelli fu di choc e sconforto. Sapere don Saverio fosse a pochi chilometri da Ponticelli gli fece rivivere l’incubo. Psicofarmaci, attacchi di ansia e di panico: forse è proprio così l’inferno. Poi il prete sparì di nuovo nel nulla. “Come se si fosse volatilizzato – commenta Francesco Zanardi, presidente e fondatore della rete L’Abuso –.

    Venimmo a sapere che si trovava in una casa di riposo con la madre che aveva problemi di salute. Poi, quando la mamma morì, don Mura fu trasferito a Montù Beccaria, in provincia di Pavia”. Era ospite della Congregazione dei missionari della Divina Redenzione. Ma a girare sulle colline dell’Oltrepò Pavese chiedendo del prete, di don Mura nemmeno l’ombra. Già, perché nel paesino di poco più di 1500 anime, il sacerdote c’era, ma sotto falso nome: si faceva chiamare don Saverio Aversano. “Un prete che dal Sud viene trasferito al Nord con un nome fasullo non può che rappresentare un pericolo”, aggiunge Zanardi, che ieri ha ricevuto presso la sede della sua associazione la citazione in qualità di testimoni e consulenti tecnici.

    “Sono contento del rinvio a giudizio – commenta ancora Borrelli –. Nessuno merita di vivere il mio calvario. Sarò felice quando saprò che non potrà più accadere. Non deve succedere mai più che un bambino sia costretto ad affrontare ciò che ho vissuto io”.

    Borrelli non è il solo: quando trovò il coraggio di accusare il prete, si fece avanti anche un’altra persona, un altro ragazzo cresciuto a Ponticelli, Raffaele Esposito, che nel maggio di due anni fa sfilò in un corteo al fianco di Arturo in forma di protesta contro l’assoluzione decisa due mesi prima dal tribunale ecclesiastico di Milano nei confronti del sacerdote.

    Abusi sessuali su minorenni, don Mura rinviato a giudizio

  • PAVIA – Don Silverio Mura rinviato a giudizio – Rete L’ABUSO convocata come informata sui fatti

    PAVIA – Don Silverio Mura rinviato a giudizio – Rete L’ABUSO convocata come informata sui fatti

    È stata notificata oggi presso la sede della Rete L’ABUSO la citazione – di testimoni e consulenti tecnici – per il dibattimento che si terra il prossimo 28 ottobre, presso il tribunale di Pavia.

    Il sacerdote coperto dalle gerarchie della chiesa napoletana, era accusato da Arturo Borrelli e altre persone, di averle molestate sessualmente in tenera età.

    Dopo la prima querela di Arturo Borrelli nel 2010 (con le stesse dinamiche che 11 anni dopo ritroviamo nel caso di don Giuseppe Rugolo, dopo la denuncia della presunta vittima, trasferito da Enna a Ferrara)  il prete sparì, lo rintracciammo due anni dopo, nel 2012. Era ancora a Napoli e come quando adescò Arturo Borrelli, insegnava ancora religione, questa volta presso l’Istituto Alberghiero C. Russo di Cicciano (NA), dal quale di lì a breve scomparirà nuovamente.

    Di li in poi si perderanno completamente le tracce di don Mura, fino a che un ragazzino di Montù Beccaria (un piccolo paesino del pavese) riconoscerà in una foto di 10 anni prima, don Mura che nel frattempo era diventato Saverio Aversano.

    Grazie alle IENE la cosa venne di dominio pubblico e don Silverio Mura – alias Saverio Aversano – scompare nuovamente.

    Ed è qui che interviene la Rete L’ABUSO, che querela per favoreggiamento una serie di personaggi emersi a seguito delle indagini dell’Associazione.

    La rete si avvarrà anche della consulenza della criminologa Luisa D’Aniello – da anni nostra consulente tecnica – alla quale chiederemo il profilo di don Mura al fine di rilevare una eventuale pericolosità sociale, che allegheremo alla querela.

    Dopo tre anni di indagini, oggi la notifica del rinvio a giudizio del sacerdote.

    Francesco Zanardi

  • Il fallimento della chiesa italiana nel contrasto alla pedofilia riassunto in un video messaggio del 2014

    Il fallimento della chiesa italiana nel contrasto alla pedofilia riassunto in un video messaggio del 2014

    Era il 2014 quando quel gruppetto di vittime italiane di preti pedofili che da qualche anno si era riunito per creare quella che oggi è la Rete L’ABUSO, in prima persona, mettendoci la faccia, volle cogliere positivamente l’appello di tolleranza zero di Papa Francesco dandogli fiducia, qualcuno persino la speranza.

    Decisero così di fare un video appello che in pochi giorni finì prima sui principali media nazionali, poi persino negli Stati Uniti. Nel 2020 nessuna delle vittime che vedrete nel video ha ancora ottenuto una risposta dalla chiesa, così abile nelle parole ma così inconcludente nei fatti.

    In ordine di apparizione: Giada Vitale; Erik Zattoni; Arturo Borrelli; Mirko Gabossi; Alessandro Vavassori; Roberto Nicolick; Salvatore Domolo; Francesco Zanardi; Julieta Añazco.