Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: arturo borrelli

  • Assolto Don Mura, prete accusato di pedofilia. Il primo accusatore: “Aspetto la sua messa in chiesa”

    Assolto Don Mura, prete accusato di pedofilia. Il primo accusatore: “Aspetto la sua messa in chiesa”

    Il tribunale ecclesiastico di Milano ha assolto pienamente dalle accuse di abusi su due ragazzi Don Silverio Mura.

    Il primo a denunciare i presunti abusi subiti è stato Arturo Borrelli, che dieci anni fa ha deciso di rendere pubblico quanto sostiene gli sia accaduto durante l’adolescenza.

    Quest’estate Arturo ha incontrato anche Papa Francesco, come testimoniato da un audio pubblicato in esclusiva da Fanpage.it.

    Ora che è arrivata la piena assoluzione per Don Silverio Mura, Arturo spiega che continuerà a chiedere giustizia anche in altre sedi.

    “Facciamo così Don Silverio Mura, visto che lei è uscito pulito in questa sentenza l’aspettiamo qui, a Ponticelli, a dire una messa visto che sono cattolico l’aspettiamo qui al più presto”, ha spiegato Arturo a Fanpage.it

  • Vittima di pedofilia nella Chiesa, Diego al Papa: “La sentenza sia pubblica” | VIDEO

    Vittima di pedofilia nella Chiesa, Diego al Papa: “La sentenza sia pubblica” | VIDEO

    Nuovo appello a Papa Francesco di Diego, nome di fantasia utilizzato all’inizio da Arturo Borrelli nel servizio di Pablo Trincia in cui ha raccontato gli abusi sessuali che avrebbe subìto da ragazzino da parte di un prete. Il Vaticano gli ha fatto sapere che la sentenza con tutta la verità su don Silverio Mura non potrà diffonderla. Così tramite Le Iene diffonde il suo nuovo video appelloche potete vedere qui sopra.

    “Mi hanno detto che il contenuto vogliono farlo sapere di nascosto solo a me e non ai giornalisti”, dice Arturo che il 4 febbraio si è incatenato in Vaticano perché non aveva più notizie del processo a don Silverio Mura. “Questa decisione non mi sembra giusta. La mia è una storia di dominio pubblico di cui si è parlato in tutto il mondo. Perché la sentenza la dobbiamo sapere solo io e il mio avvocato?”.

    Giovedì 21, Diego tornerà in Vaticano per protestare. “Chiederò di avere questa sentenza. Veramente non ce la faccio più, in 10 anni mi hanno rovinato la vita”. Così lancia un nuovo appello al Papa. “Chiedo un altro aiuto al Santo Padre: mi faccia un ultimo piacere di avere questa sentenza. Le sentenze devono essere pubbliche, il mondo deve sapere quanto un prete è pedofilo”. La scorsa estate Diego è stato in udienza dal Pontefice. In questa occasione gli ha raccontato i 30 anni di lotta per veder riconosciute dalla Chiesa le violenze subite. “Mi ha detto: ‘Procedi per la tua strada’. Ha preso il fascicolo con tutta la documentazione del mio caso e l’ha consegnato alla sua segreteria prendendosi l’impegno di continuare a indagare”.

    Nel nostro servizio, Arturo Borrelli, al tempo ancora sotto il nome di Diego, ha raccontato le violenze sessuali subite “per 3 anni, 2-3 volte alla settimana” e il dramma vissuto. Dopo 25 anni, registrando tutto, aveva incontrato di nuovo don Silverio, che non negava quanto avvenuto ma lo invitava solo a pregare. La Curia di Napoli poi lo aveva fatto sottoporre a una perizia psichiatrica (lui aveva registrato anche quella), che in realtà sembra incolpare lui per il fatto di essere andato a casa del sacerdote.

    Gli abusi di don Silverio non avrebbero segnato la vita solo di Diego, che da allora vive tra psicofarmaci e attacchi d’ansia e di panico. Ci sarebbero altre vittime. Una di queste, Giuseppe (anche in questo caso il nome è di fantasia), l’abbiamo intervistato incappucciato. Almeno altre nove persone sarebbero disposte a testimoniare per quello che, come sosteniamo nel servizio della Iena Pablo Trincia e dell’autore Marco Fubini, potrebbe essere “uno dei più grossi casi per abusi sessuali all’interno della Chiesa italiana”.

    Don Silverio, nel frattempo, si era trasferito al Nord, a Montù Beccaria (Pavia), dove, sotto il falso nome di don Saverio Aversano, continuava tranquillamente a fare il catechista. È bastato che andasse in onda il nostro servizio perché il sacerdote facesse perdere di nuovo le sue tracce. Mentre le mamme del paese raccontavano a noi e in una lettera al Papa il loro sconcerto. Perché il catechista dei loro figli era un uomo accusato di pedofilia, che ora dovrà risponderne, trent’anni dopo, anche davanti a un Tribunale della Chiesa, ma il contenuto di questa sentenza rischia di non uscire dai confini del Vaticano. Perché gettare un’ulteriore ombra su questa vicenda che si trascina da così tanto tempo?

    https://www.iene.mediaset.it/2019/news/vittima-pedofilia-chiesa-diego-papa-sentenza-abusi-sessuali_352190.shtml

  • Vaticano, la protesta in piazza contro i preti pedofili: “Io vittima di abusi vi racconto il mio dramma”

    Vaticano, la protesta in piazza contro i preti pedofili: “Io vittima di abusi vi racconto il mio dramma”

    Indossando uno striscione insieme agli attivisti della Rete L’Abuso, guidati da Francesco Zanardi, Arturo Borrelli, 44enne di Ponticelli, quartiere della periferia orientale di Napoli, è sceso in piazza a Roma questa mattina insieme ad altre vittime di preti pedofili giunte da tutto il mondo. Un martirio che la maggior parte di chi ha denunciato, in ogni Paese, si porta dietro dall’infanzia, quella che è stata loro negata da uomini di Chiesa, di cui spesso si fidavano.

    Tra questi c’è Arturo, abusato dal suo insegnante di religione quando aveva appena 13 anni. Ecco perché questa mattina in piazza del Popolo, Borrelli ha urlato in difesa dei propri diritti negati e di quelli di altre vittime: «Voglio sapere anzitutto che fine ha fatto la mia denuncia contro il cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo della Curia di Napoli? Perché ancora non ho ottenuto giustizia, dopo dieci anni, da quando ho scoperto ciò che avevo subito? Salvare altri bambini è diventata la mia missione di vita».

    Agghiaccianti i ricordi di quei momenti vissuti da bambino: «Mi fidavo di quel prete, perché era un uomo di Chiesa», dice Arturo. «Tutto cominciò un pomeriggio, quando don Silverio (Mura, ndr) mi invitò a casa sua e lì mi violentò». Un incubo durato tre anni. Oggi, dalla prima denuncia nel 2009, quando cioè ha scoperto gli abusi subiti da ragazzino, Borrelli invoca giustizia per sé e per i tanti minori vittime di quel prete orco. Il suo calvario iniziò nel novembre 2009. «Lavoravo come guardia giurata – ricorda – un giorno sono svenuto mentre ero in servizio a causa di dolori lancinanti all’addome. Mi portarono al pronto soccorso e mi dissero che era dovuto a uno stato d’ansia. Ma la realtà era diversa.

    Mi sentii morire quando ricordai ciò che quel prete mi aveva fatto e mi confidai con mia madre e mia moglie». «Avevo preso consapevolezza – prosegue – grazie allo psicoterapeuta che iniziò a seguirmi, Alfonso Rossi. Fu lui che mi spinse a denunciare, facendomi capire che la colpa non era mia, che all’epoca ero solo un minore». Ma l’inferno di Arturo non era finito. Tutti i suoi problemi da adulto provenivano dalla sua infanzia: le fobie, il senso di insicurezza, i continui spasmi addominali. Una vita tormentata, fatta di richieste di incontri alla Curia di Napoli e ai massimi vertici della Chiesa, fino ad una e-mail di rabbia al cardinale Crescenzio Sepe, in cui Arturo minaccia di suicidarsi con la pistola di ordinanza: «Era il 2015 – racconta Borrelli – la risposta a quella e-mail furono i poliziotti a casa, che mi tolsero il porto d’armi. Poi persi il lavoro».

    Da allora il 44enne vive in un incubo, da cui non riesce a uscire. Tante le denunce sulla stampa italiana e estera, tanti gli scioperi della fame e i sit-in davanti al Duomo di Napoli e al Vaticano. Nella capitale nelle scorse settimane Arturo si è addirittura incatenato in piazza San Pietro per farsi ascoltare da Papa Francesco, che pure aveva già incontrato: «Ci siamo visti a giugno 2018, quando mi ha incitato a continuare la mia battaglia per salvare altri bambini, ma ora voglio che chi ha sbagliato insabbiando il mio caso paghi per le sue responsabilità. Ecco perché oggi sarò in piazza del Popolo, a manifestare contro la pedofilia nella Chiesa, il giorno prima della conclusione del summit mondiale voluto dal Pontefice su questo tema».

    A seguire il caso di Borrelli, in sede civile, è Carlo Grezio, che è il legale anche di altre dieci presunte vittime di don Silverio Mura. «Attualmente contro il sacerdote è in corso il processo al Tribunale ecclesiastico di Milano – spiega – dove è stato spostato per avere la massima garanzia di imparzialità su luoghi e persone dove sono avvenuti i fatti. Aspettiamo con ansia la sentenza, ma una volta condannato l’imputato, ci auguriamo l’applicazione della lettera apostolica del Papa “Motu Proprio”, che prevede la rimozione dei vescovi negligenti sugli abusi ai minori come, secondo la nostra tesi, ha fatto il cardinale Sepe».

    di Giuliana Covella

  • Il Papa annuncia un viaggio a Napoli, diocesi sotto esame per casi di pedofilia

    Il Papa annuncia un viaggio a Napoli, diocesi sotto esame per casi di pedofilia

    di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano – La scorsa settimana, mentre il Papa era in viaggio negli Emirati Arabi, la vittima di un prete accusato di pedofilia a Napoli (spostato in una diocesi del Nord dal cardinale Crescenzio Sepe) veniva fatto arrestare dalla polizia perché si era ammanettato davanti ai cancelli del Vaticano. L’uomo protestava perché il suo caso non riesce ancora ad avere giustizia, nonostante sia stato ascoltato riservatamente anche da Papa Francesco, a Santa Marta, l’hanno scorso. Il suo caso inizialmente era stato archiviato dalla Congregazione della Dottrina della Fede ma poi in seguito è stato riaperto e spostato al tribunale ecclesiastico della diocesi di Milano dove è ancora in corso.

    Stamattina è stato annunciato dal Vaticano che Papa Francesco ha accolto l’invito della Facoltà Teologica meridionale, di cui è gran cancelliere il cardinale Crescenzio Sepe, di recarsi a Napoli, il 21 giugno prossimo, per partecipare a un incontro teologico. L’annuncio arriva alla vigilia del summit vaticano sulla pedofilia e ha immediatamente sollevando un certo disorientamento proprio perché è ancora aperto il capitolo dell’ex prete di Ponticelli, don Silverio Mura.

    La presunta vittima, Arturo Borrelli nei giorni scorsi ha ricevuto la conferma che verrà ascoltato a breve dalla Congregazione per la Fede per avere notizie del processo contro il sacerdote di Ponticelli. Secondo la sua versione il prete avrebbe abusato di lui, negli anni 1986-1992, quando era adolescente. La denuncia alla curia di Napoli risale al 2010 e Sepe incaricò immediatamente il vicario generale di condurre un’indagine per verificare la verosimiglianza delle accuse decidendo di spostare il parroco dal quartiere di Ponticelli a una comunità religiosa, fuori diocesi. La Congregazione per la dottrina della fede, con lettera del 2 ottobre 2014 affidava all’arcidiocesi di Napoli il compito di effettuare una ‘investigatio previa’ che nel 2016 si concludeva negativamente, ritenendo non essere emersi gli elementi sufficienti per avviare un processo penale a carico del sacerdote. L’anno scorso però il Papa ha fatto riaprire l’indagine affidandola alla diocesi di Milano, dove stanno per essere riesaminati tutti gli atti.

    Il sacerdote – don Silverio Mura – nel frattempo era stato spostato in un paese della diocesi di Pavia, Montù Beccaria, dove d’accordo con il vescovo lavorava in parrocchia sotto falso nome. Per gli abitanti del posto era don Saverio Aversano. Secondo la Rete L’Abuso sarebbero state disattese almeno due convenzioni internazionali: quella di Lanzarote e quella ONU per la Tutela del Fanciullo, dietro alle quali “sono venute a mancare anche le più basilari garanzie costituzionali dei minori”.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/papa_francesco_napoli_pedofilia_diocesi_sepe_cei_vittime_abusi-4292689.html

  • Vittima di abusi da un prete protesta in Vaticano: denunciato per ‘procurato allarme’

    Vittima di abusi da un prete protesta in Vaticano: denunciato per ‘procurato allarme’

    Arturo Borrelli è salito agli onori delle cronache per aver denunciato di aver subito abusi sessuali da un prete quando era adolescente.

    Si è ammanettato nei pressi del Vaticano come protesta contro la reticenza con cui, secondo lui, la Santa Sede segue il suo caso.

    È stato scortato in commissariato e denunciato per ‘procurato allarme’: “Mi hanno denunciato perché non potevo fare la manifestazione, ho fatto le foto segnaletiche. Non è giusto che noi vittime veniamo trattate così”.

  • Abusi sessuali da un prete, vittima scortata in commissariato durante la protesta in Vaticano

    Abusi sessuali da un prete, vittima scortata in commissariato durante la protesta in Vaticano

    Diego Esposito, il quarantenne napoletano che ha denunciato il parroco don Silverio Mura per abusi sessuali, è stato scortato in commissariato durante la sua protesta in Vaticano. Esposito, recentemente uscito dall’anonimato rivelando il suo volto e il suo nome, si trovava davanti alla porta di Sant’Anna per chiedere d’incontrare un delegato del Papa. “Voglio solo riprendermi la mia vita” aveva detto alla stampa.

    Diego Esposito il quarantenne napoletano che ha denunciato don Silverio Mura per abusi sessuali, stamane ha intrapreso una protesta pacifica al Vaticano ed è stato portato in commissariato. “Gli agenti lo hanno scortato in commissariato solo per identificarlo e fargli qualche domanda – spiega l’avvocato Carlo Grezio, legale di Esposito – tra poco tornerà davanti alla porta di Sant’Anna, dove aveva intrapreso la sua protesta. È stato solo un controllo, alcuni agenti conoscono la sua storia e gli hanno espresso solidarietà”. A portare Esposito, che solo recentemente è uscito dall’anonimato rivelando il suo volto e il nome (Arturo Borrelli), nel luogo dove la scorsa primavera ha incontrato il Papa, è stato il desiderio di giustizia. Così scrive nel suo comunicato:

    Non ho avuto nessuna risposta dal Vaticano (in merito alla denuncia di don Silverio Mura, ndr.). Sono pronto farmi arrestare ma farò di tutto per essere ascoltato. Io voglio solo giustizia per cercare di riprendermi un po’ della mia vita, cercherò di entrare nel Vaticano perché ho bisogno di parlare con il Santo Padre da padre a figlio.

    Mentre ribadisce la sua istanza di giustizia, Arturo, intanto, è in attesa del processo a carico di padre Luigi Ortaglio, cancelliere arcivescovile della Curia partenopea. Il processo che riguarda la querela sporta dal quarantenne per una nota della Curia che riportava il nome e cognome come vittima di pedofilia, si celebrerà con il rito abbreviato avrà luogo il prossimo 11 giugno. Riguardo alla vicenda degli abusi sessuali per cui Esposito ha denunciato don Silverio Mura e che risale a trent’anni fa, quando l’ex guardia giurata era ancora uno studente e Mura il suo insegnante di religione, è stata presentata una richiesta di risarcimento danni nei religioso, del Cardinale Crescenzio Sepe, dell’arcidiocesi di Napoli, del vescovo Lucio Lemmo e del ministero dell’Istruzione. I fatti ebbero luogo nel quartiere di Ponticelli, nella periferia Est di Napoli.

    https://napoli.fanpage.it/abusi-sessuali-da-un-prete-vittima-scortata-in-commissariato-durante-la-protesta-in-vaticano/

  • Vittima di un prete pedofilo va in Vaticano. Fermato dalla Polizia (audio)

    Vittima di un prete pedofilo va in Vaticano. Fermato dalla Polizia (audio)

    È accaduto poco fa in via Porta Angelica quando un nostro associato, Arturo Borrelli, si è presentato all’ingresso dello Stato della Città del Vaticano. Arrivato a porta S. Anna Borrelli, che nei giorni scorsi aveva più volte contattato gli uffici della Segreteria di Stato, avvisando che questa mattina si sarebbe recato a Roma, è stato accolto – da quanto riferisce – da una ventina di agenti della Polizia di Stato e da diversi giornalisti. Appena arrivato davanti ai cancelli, Borrelli si è ammanettato in segno di protesta.

    Arturo Borrelli nel luglio scorso aveva incontrato papa Francesco, il quale non solo gli aveva fatto rassicurazioni sul processo canonico al suo aguzzino – il sacerdote Silverio Mura – ma aveva promesso al Borrelli anche un aiuto per trovare una nuova occupazione.

    Tutte promesse disattese che hanno portato la vittima a questa civile protesta.

    Arturo Borelli, al momento si trova presso gli uffici della Questura di Roma, il presidente della Rete L’ABUSO è riuscito a contattarlo telefonicamente alle 11, per il momento non sembra necessario l’intervento di un avvocato, tuttavia l’uomo informa che gli sono state prese le impronte e scattate alcune foto segnaletiche, dopo di che è stato rilasciato.

    https://www.facebook.com/100009290170522/videos/2224512731201711/
    Redazione

  • Abusati dai preti  In 50 al sit-in  in Vaticano

    Abusati dai preti In 50 al sit-in in Vaticano

    «Basta false promesse sulla tolleranza zero. Stop agli abusi dei preti». Lo hanno chiesto una cinquantina di vittime italiane della pedofilia del clero che questo pomeriggio nei giardini di Castel Sant’Angelo, in fondo a via della Conciliazione, hanno tenuto una manifestazione di protesta proprio nel giorno in cui in Vaticano si è aperto il Sinodo dei vescovi sui giovani.

    Il sit in è stato promosso dall’associazione internazionale di vittime «Eca Ending clergy abuse» a cui è associata la onlus italiana Rete l’Abuso. Molte delle vittime che hanno inscenato la protesta con striscioni e foto dei preti abusatori sono ex alunni dell’istituto per sordomuti Antonio Provolo di Verona che chiedono «risarcimenti» per le violenze che hanno subito. Ma a Castel Sant’Angelo c’erano anche Alessandro Battaglia, la vittima di don Mauro Galli, il sacerdote della diocesi di Milano condannato il 20 settembre scorso a 6 anni e 4 mesi e, Arturo Borrelli, vittima del sacerdote della diocesi di Napoli, don Silverio Mura. Battaglia ha indossato una t-shirt con la scritta «Abusato da don Mauro Galli a quindici anni» e ha parlato abbracciato alla madre che a sua volta si è mostrata con indosso la scritta: «Mamma cattolica di una vittima di un prete».

    «Vogliamo far riflettere soprattutto il Papa – ha spiegato Battaglia – e dirgli innanzitutto che noi non ci pieghiamo. Secondo, che deve mantenere le promesse sulla tolleranza zero non come nel mio caso. Io sono stato abusato nel 2011 a 15 anni nella parrocchia di Rozzano. Il prete in questione subito dopo essere stato denunciato dalla mia famiglia, due giorni dopo, è stato spostato dal vicario di zona che era il suo responsabile, monsignor Mario Delpini, ancora a contatto con i bambini a 20 chilometri di distanza nella parrocchia di Legnano. Ora don Mauro Galli è stato condannato con una sentenza a suo modo storica, è un primo passo anche per quanto riguarda la magistratura. Ma mons. Delpini è stato promosso arcivescovo dal Papa e adesso è qua al Sinodo dei giovani nominato come relatore. Questo nella Chiesa di papa Francesco non può accadere. Dov’è la coerenza?».

    «Proprio come cattolica sono delusa – ha detto la madre di Alessandro Battaglia -. Perché io credo in Dio e continuo a credere in quella parte di Chiesa che non è marcia, ma sono assolutamente determinata a dire quello che non va bene».

    «Sono stato abusato a 13 anni da don Silverio Mura – ha raccontato invece Borrelli -, una violenza che mi ha rovinato la vita. Adesso, dopo un servizio delle Iene, abbiamo scoperto che il prete stava in un paesino in montagna a 800 chilometri da Napoli a insegnare Catechismo sotto falso nome. È stato chiaramente protetto dai vertici».

    Ai giardini di Castel Sant’Angelo anche la testimonianza di Giuseppe Consiglio, sordomuto, ex alunno dell’Istituto Fortunata Gresner di Verona collegato con il Provolo. «Sono stato abusato nel ’94 quando frequentavo l’istituto. Le suore mi portavano nella chiesa di Santa Maria del Pianto e mi lasciavano solo con don Michele Agostino che mi ha violentato ripetutamente. È stato molto difficile per me poter denunciare quello che mi facevano perché non parlavo e non sapevo ancora nemmeno la lingua dei segni. Questo prete non è stato condannato e vive ancora dentro l’istituto Provolo».

    http://www.larena.it/territori/citt%C3%A0/abusati-dai-preti-in-50-al-sit-in-in-vaticano-1.6801896?refresh_ce#scroll=600

  • Vittima abusi, pronto a tagliarmi le vene

    Vittima abusi, pronto a tagliarmi le vene

    Napoli,sit-in vicino a Duomo,’non sono pazzo ma cerco giustizia’

    (ANSA) – NAPOLI, 29 SET – “Non sono pazzo e non voglio provocare ulteriore dolore alla mia famiglia ma, pur di ottenere giustizia, sono pronto a tagliarmi le vene in Piazza San Pietro perché i bambini non vanno toccati da nessuno e tanto meno dai preti”. E’ la minaccia di Arturo Borrelli che ha denunciato di aver subito abusi da parte di un prete della Diocesi napoletana nel 1989 quando aveva 13 anni e che da tempo chiede giustizia.
    Un desiderio di giustizia che si è tatuato finanche sulla pelle. Ha detto oggi, mostrando il volto a differenza di altre volte, durante l’ennesimo sit in organizzato oggi in via Duomo nei pressi della cattedrale di Napoli: “Non mi arrenderò fino a che Papa Francesco non manderà via il cardinale Crescenzio Sepe perché non ha dato seguito alle mie denunce presentate dal 2010 al 2014, mi ha fatto perdere il lavoro e ha tentato di insabbiare la vicenda; don Silverio Mura ha continuato, in un’altra parrocchia del Nord Italia, ad esercitare l’ufficio pastorale a contatto con altri bambini”.

    http://www.ansa.it/campania/notizie/2018/09/29/vittima-abusipronto-a-tagliarmi-le-vene_af2e3327-a64c-4ff0-898a-cf1011739ea3.html

  • Le vittime italiane? E se non tacciono più?

    Le vittime italiane? E se non tacciono più?

    Domani mattina ci sarà un grande evento nei pressi del Duomo di Napoli. Un sit-in organizzato dalla vittima di un prete pedofilo, Arturo Borrelli, vittima di don Silverio Mura.

    Perché un sit-in? Perché la sua voce non è per ora stata ascoltata. Perché il desiderio di giustizia è un diritto sacrosanto e, quando ti ritrovi a dover gestire il fatto che penalmente il reato è prescritto perché è passato troppo tempo, ti aspetti che almeno la Chiesa sia coerente, che sia dalla parte delle vittime. Il tuo è un grido di dolore che non puoi più soffocare. Ormai la vicenda di Arturo è nota: basta ricordare che il prete, che lo ha abusato da bambino, ancora quest’anno era a contatto con i minori, a centinaia di km di distanza e sotto falso nome… le mamme di quel paesino nel pavese, Montù Beccaria, si sono unite alle “Mamme della Rete L’ABUSO” in un grido indignato: don Silverio Mura, appena si è scoperta la sua vera identità, è di nuovo “scomparso”.

    E la Diocesi di Napoli tace… nessuna risposta ad Arturo.

    E il Papa tace… nessuna risposta all’appello di Arturo di rendere concreto il Motu Proprio “Come una madre amorevole” che prevede la rimozione dei Vescovi insabbiatori, così come non ha risposto alla lettera delle Mamme.

    SIT-IN per richiedere la rimozione del Cardinale Crescenzio Sepe. E tutte le vittime che non riescono ad andare a Napoli saranno virtualmente presenti con Arturo, in piazza, al suo fianco. Grazie Arturo per il tuo coraggio.

    Così a Milano, la vittima di Don Mauro Galli ha scelto, seppur con fatica e lasciando trasparire il suo dolore, di metterci la faccia: di dichiarare che, nonostante i tentativi di suicidio, c’è una speranza per le vittime. Ha scelto di dire che è importante denunciare, è importante non sentirsi soli, è importante farsi aiutare.

    Ma ha anche scelto di dire che la vicinanza della Diocesi alla vittima e alla sua famiglia, proclamata immediatamente dopo la sentenza di condanna in primo grado del prete a 6 anni e 4 mesi, quella vicinanza della Diocesi lui proprio non la sente. Ha scelto di dire che l’attuale Arcivescovo di Milano, Mario Delpini, è proprio quello che, anni fa, ha cercato di insabbiare il suo caso: addirittura dopo aver saputo dell’abuso ha spostato Don Mauro Galli ancora a contatto con i minori.

    Ha scelto di sostenere la petizione dell’Associazione Rete L’ABUSO che chiede a Mons. Delpini di farsi da parte, di rinunciare al suo incarico a guida di una Diocesi così importante. Grazie Alessandro per la tua testimonianza.

    E così a Roma. Tra pochi giorni, il 2 e 3 ottobre, ci sarà un Meeting con i rappresentati di ECA, #EndingClericalAbuse  #EndingClergyAbuse che vede riunite le Associazioni di vittime di preti pedofili di 15 paesi nel mondo in 4 continenti. Anche qui le vittime si incontreranno, incontreranno la Stampa, e un sit-in presso i giardini di Castel Santangelo.

    Le vittime non tacciono più!

    Le Mamme della Rete L’ABUSO