Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • AUTOMATICA  AMMISSIONE  AL  GRATUITO  PATROCINIO  PER  LE  VITTIME

    AUTOMATICA AMMISSIONE AL GRATUITO PATROCINIO PER LE VITTIME

    a cura dell’avv. Elena Peruzzini

    In generale, è possibile accedere al gratuito patrocinio, sia per agire che per difendersi – mediante la nomina di un avvocato iscritto in apposite liste e la sua assistenza a spese dello Stato –, nell’ambito di un processo civile, penale ed anche nelle procedure di volontaria giurisdizione,  se si è titolari di un reddito imponibile ai fini Irpef, risultante dall’ultima dichiarazione, pari ad euro 11.746,68 (Decreto del ministero della Giustizia del 23 luglio 2020, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 24 del 30 gennaio 2021).

    Se l’interessato convive con il coniuge, l’unito civilmente o con altri familiari, il reddito è costituito dalla somma dei redditi conseguiti nel medesimo periodo da ogni componente della famiglia, compreso l’istante.

    Nel caso in cui, oggetto della causa siano diritti della personalità, ovvero nei processi in cui gli interessi del richiedente sono in conflitto con quelli degli altri componenti il nucleo familiare con lui conviventi, si terrà conto del solo reddito personale del richiedente.

    • Dove si presenta la domanda
    1. A) in ambito civile, la domanda di ammissione al G.P. si presenta presso la Segreteria del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati, competente rispetto al:

    – luogo dove ha sede il magistrato davanti al quale è in corso il processo;

    – luogo dove ha sede il magistrato competente a conoscere del merito, se il processo non è ancora in corso;

    – luogo dove ha sede il giudice che ha emesso il provvedimento impugnato per i ricorsi in Cassazione, Consiglio di Stato, Corte dei Conti.

    1. B) in ambito penale, la domanda di ammissione si presenta presso l’ufficio del magistrato davanti al quale pende il processo e quindi:

    – alla cancelleria del GIP se il procedimento è nella fase delle indagini preliminari;

    – alla cancelleria del giudice che procede, se il procedimento è nella fase successiva;

    – alla cancelleria del giudice che ha emesso il provvedimento impugnato, se il procedimento è davanti alla Corte di Cassazione.

    • Automatica ammissione al patrocinio a spese dello Stato

    Ai sensi dell’art. 76, comma 4-ter (1) del d.p.r. 30 maggio 2002, n. 115, recante “Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia”, la persona offesa dai reati indicati nella norma medesima, di cui agli artt. 572, 583-bis, 609-bis, 609-quater e 612-bis, nonché, ove commessi in danno di minori, dai reati di cui agli artt. 600, 600-bis, 600-ter, 600-quinquies, 601, 602, 609-quinquies e 609-undecies del codice penale, può essere automaticamente ammessa al patrocinio a spese dello Stato a prescindere dai limiti di reddito e senza riservare alcuno spazio di apprezzamento a discrezionalità valutativa al giudice.

    In particolare, rientrano tra i reati sempre coperti dal gratuito patrocinio:

    • i maltrattamenti in famiglia o da parte di convivente (art. 572 del Codice penale);
    • la mutilazione degli organi genitali femminili (art. 583-bis);
    • la violenza sessuale (art. 609-bis);
    • gli atti sessuali con minorenne (art. 609-quater);
    • lo stalking (art. 612-bis).

    Possono inoltre sempre accedere al gratuito patrocinio, se minorenni, le vittime dei reati :

    • di riduzione in schiavitù (art. 600);
    • di prostituzione minorile (art. 600-bis);
    • di pornografia minorile (art. 600-ter);
    • di tratta di persone e acquisto di schiavi (artt. 601 e 602);
    • di atti sessuali in presenza di minori (609-quinquies).

    La giurisprudenza di legittimità (1) ha affermato il diritto della persona offesa da uno dei reati sopra indicati a fruire del patrocinio a spese dello Stato per il solo fatto di rivestire detta qualifica, a prescindere dalle proprie condizioni di reddito che, quindi, non devono nemmeno essere oggetto di dichiarazione sostitutive, attestazione o certificazioni formali di nessun tipo.

    La disposizione in esame introdotta dal decreto-legge 23 febbraio 2009, n. 11 (Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale, nonché in tema di atti persecutori), convertito, con modificazioni, nella legge n. 38 del 2009 richiama «la straordinaria necessità ed urgenza di introdurre misure per assicurare una maggiore tutela della sicurezza della collettività, a fronte dell’allarmante crescita degli episodi collegati alla violenza sessuale, attraverso un sistema di norme finalizzate al contrasto di tali fenomeni e ad una più concreta tutela delle vittime dei suddetti reati». Non diverse sono le considerazioni sviluppate nel preambolo del decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93 (Disposizioni urgenti in materia di sicurezza e per il contrasto della violenza di genere, nonché in tema di protezione civile e di commissariamento delle province), convertito, con modificazioni, nella legge n. 119 del 2013.

    Risulta evidente, pertanto, che la ratio della disciplina in esame è rinvenibile in una precisa scelta di indirizzo politico-criminale che ha l’obiettivo di offrire un concreto sostegno alla persona offesa, la cui vulnerabilità è accentuata dalla particolare natura dei reati di cui è vittima, e a incoraggiarla a denunciare e a partecipare attivamente al percorso di emersione della verità.

    Per tali motivi, la Corte Costituzione (3) ha ritenuto la disposizione di cui all’art. 76, comma 4-ter    d.p.r. n.115/2002, che riconosce il beneficio del patrocinio a spese dello Stato sganciandolo dal presupposto della non abbienza del soggetto richiedente, non lesiva del principio di parità di trattamento (in riferimento agli artt. 3 e 24, comma 3, Cost.).

    (1) Comma aggiunto dall’art. 4, comma 1, D.L. 23 febbraio 2009, n. 11, convertito, con modificazioni, dalla L. 23 aprile 2009, n. 38, e, successivamente, sostituito dall’ art. 9, comma 1, L. 1° ottobre 2012, n. 172. Infine, il presente comma è stato così modificato dall’ art. 2, comma 3, D.L. 14 agosto 2013, n. 93, convertito, con modificazioni, dalla L. 15 ottobre 2013, n. 119.

    (2) Cassazione penale, sez. IV, sentenza 08 giugno 2018 n° 26302, Cassazione penale, sez. IV, sentenza 18 aprile 2018 n° 17426, Cassazione penale, sez. IV, sentenza 20 marzo 2017 n° 13497

    (3) Corte costituzionale, sentenza 11 gennaio 2021, n. 1

    Elena Peruzzini – Vice Presidente Rete L’ABUSO

  • Proposta, aiuto e risarcimento per le vittime di violenza sessuale nella chiesa!

    Proposta, aiuto e risarcimento per le vittime di violenza sessuale nella chiesa!

    Il trattamento dei crimini di violenza sessuale da parte di sacerdoti contro bambini e giovani non deve più essere lasciato ai responsabili nella Chiesa cattolica.

    Come persone colpite, ci impegniamo per la rivalutazione, l’assistenza e il risarcimento da oltre dieci anni. Ora tocca al Parlamento! Abbiamo bisogno di aiuto, nonostante i successi degli ultimi anni.

    Ecco le nostre richieste:

    – Chiediamo l’istituzione di una commissione per la verità e la giustizia da parte del Parlamento, che accompagni il processo di venire a patti con il fallimento istituzionale sistematico decennale nelle chiese. Le istituzioni devono riferire sui loro progressi in loco e le persone interessate devono essere ascoltate.
    La Chiesa non può farlo da sola. Lo ha dimostrato abbastanza negli ultimi anni. Venire a patti con esso non è un “affare di chiesa interna”, ma una sfida per la società nel suo insieme.
    E: senza rivalutazione, la prevenzione non può avere successo. Solo chi chiarisce, svela e cerca un risarcimento per i crimini e le omissioni del passato farà ciò che è necessario per proteggere meglio i bambini oggi.

    – Il rafforzamento, il collegamento in rete e la consulenza delle persone colpite devono infine essere sostenuti anche finanziariamente. L’auto-aiuto ha bisogno di una struttura che superi le possibilità del volontariato. C’è un forte bisogno di scambio senza doverti spiegare. Le vittime sono rimaste sole con la loro storia per troppo tempo.

    – Deve essere creato un punto di contatto indipendente insieme alle persone interessate. I centri di consulenza specialistica esistenti in loco possono aiutare se hanno familiarizzato con le specifiche delle vittime che hanno socializzato in chiesa. Devono essere incluse tutte le vittime di violenza sessuale nella chiesa, non solo quelle accettabili per l’organizzazione dei perpetratori.

    – Per il sostegno delle circa 5000 vittime viventi che hanno denunciato finora, chiediamo la creazione di una “organizzazione per il recupero delle vittime”, che è sostenuta finanziariamente dalle chiese, ma opera in modo indipendente e le persone colpite sono coinvolte.

    – Le vittime dei crimini di abuso e l’occultamento da parte dei leader della chiesa e degli ufficiali del personale devono finalmente essere adeguatamente risarciti. Il miglioramento del riconoscimento che la chiesa vuole finalmente concedere mostra che la pressione pubblica ha funzionato. Il Parlamento dovrebbe chiarire come dovrebbe essere una compensazione adeguata. Per l’EKD, deve essere applicata una chiara assunzione di responsabilità istituzionale invece di “servizi individuali” non trasparenti. A una commissione incaricata dal Parlamento dovrebbe essere conferito un mandato chiaro e limitato nel tempo per elaborare una soluzione che rifletta non solo gli interessi dell’istituzione ma anche quelli delle persone interessate.

    Perché è così importante?

    Solo coloro che vengono a patti con i crimini e l’abbandono del passato faranno ciò che è necessario per proteggere meglio i bambini oggi. Come può essere garantita questa elaborazione completa dei crimini per lo più prescritti dalla legge contro i bambini e i giovani nel contesto della Chiesa cattolica, ma anche di altre chiese e istituzioni, come viene reso disponibile l’aiuto alle migliaia di vittime e come il risarcimento per le istituzioni Il fallimento dei ministri nella chiesa si fa però, non è stato ancora chiarito. Una commissione per la giustizia e la verità basata sulla legge sarebbe un percorso che altri stati hanno già intrapreso.

    Dopo la scoperta del cosiddetto scandalo degli abusi nel 2010, i politici hanno organizzato una tavola rotonda sugli abusi sessuali sui minori, ma poi sono passati ai margini. Nonostante l’istituzione della posizione di responsabile degli abusi, una commissione di elaborazione sub-statutaria dal 2016 e un’indagine scientifica (studio MHG 2018), le responsabilità per le migliaia di crimini di abuso contro bambini e adolescenti non sono state realmente chiarite fino ad oggi. Non esiste una base giuridica per l’accesso ai fascicoli, l’audizione di testimoni, la pubblicazione dei risultati, ecc., Che spesso porta a conflitti sulla protezione dei dati e sui diritti personali dell’imputato in tali progetti di trattamento.

    Soprattutto, però, da dieci anni le vittime attendono un adeguato risarcimento non solo per i crimini di abuso commessi contro di loro, ma per l’oscuramento sistematico di questi crimini e per la protezione degli autori. I bambini sono stati spesso messi a rischio per negligenza perché gli autori sono stati solo trasferiti. Le vittime sono state lasciate sole a far fronte alle conseguenze degli abusi sessuali subiti, perché i crimini non sono stati denunciati dai superiori degli autori, ma piuttosto coperti e occultati. Ciò ha reso difficile per le vittime trovare aiuto e cure terapeutiche per il loro trauma.

    Molte delle persone colpite non sono aiutate con pagamenti simbolici di riconoscimento poiché la chiesa offre ripetutamente. Un adeguato risarcimento dovrebbe essere basato sulle raccomandazioni del settembre 2019 redatte da un gruppo di lavoro indipendente con la partecipazione di esperti, compresi gli interessati, a nome della Conferenza episcopale tedesca.

    Non deve esserci alcun nuovo fardello traumatizzante per le vittime e nessuna umiliazione attraverso importi simbolici decretati unilateralmente. Il Parlamento dovrebbe stare dalla parte delle persone colpite e cercare un equilibrio come “mediatore onesto”. Gli interessati hanno diritto all’informazione e al risarcimento. Avrai anche bisogno di aiuto, consigli e supporto in futuro. Un “lavoro di recupero delle vittime” che dia un contributo duraturo al recupero delle vittime potrebbe essere un esempio per trattare con altri gruppi di vittime nella nostra società.

    https://weact.campact.de/petitions/helfen-sie-uns-aufarbeitung-hilfe-und-entschadigung-fur-die-opfer-sexueller-gewalt-in-der-kirche?share=d95de98c-d606-42eb-8791-20acef508d06&source=facebook-share-email-button&time=1613724043&utm_medium=recommendation&utm_source=rec-fb&fbclid=IwAR0nqfLwOJ6gNcap99y5L5VZ_xbUQ75LKAmY426jX11UUGZvJDB9DdGpcd8

  • Webinar ECA Global – Avv. Mario Caligiuri

    Webinar ECA Global – Avv. Mario Caligiuri

    WEBINAR ECA Global Justice Project
    (Intervento di Mario Caligiuri, avvocato di Rete l’Abuso)

    Innanzitutto vorrei salutare e ringraziare tutti coloro che con la loro partecipazione hanno reso possibile la realizzazione di questa importante occasione di confronto e di ampliamento di conoscenza. Da chi si è impegnato nei numerosi contatti, fino a chi continuerà ad occuparsi della traduzione degli interventi.
    Un saluto ed un particolare ringraziamento va alle vittime, ai sopravvissuti ed ai loro familiari che con il coraggio di cui sono diretto testimone continuano a contribuire affinché ciò che hanno subito non si debba mai più ripetere.

    o=O=o

    La prima riflessione su cui vorrei coinvolgervi riguarda l’enfasi con cui veniva propagandata alla fine del 2019 dalle agenzie di informazione vicine al Vaticano la decisione di Papa Bergoglio di abolire, dopo ben quarantacinque anni, il segreto pontificio sui reati gravi commessi dai religiosi cattolici, compresi gli stupri di minorenni.

    Difatti, è dal 1974, con il pontificato di Paolo VI, che venne imposta a tutti gli appartenenti all’autorità ecclesiastica la segretezza assoluta su particolari documenti pontifici, tra cui il divieto incondizionato di poter accedere alle prove concernenti i casi di abuso sessuale di sacerdoti custoditi negli archivi dei dicasteri vaticani e nelle diocesi. Ma, trattandosi in realtà di un ordine aggiornato nel 2001 per volontà di papa Wojtyla, a firma degli allora monsignori Joseph Ratzinger e Tarcisio Bertone, ritengo interessante apprendere da fonti accreditate su questo brutto argomento cosa sia esattamente il misterioso “segreto pontificio”: quel muro fatto di silenzio obbligatorio sui religiosi pedofili e/o adescatori in confessionale, come si legge nell’appendice del libro “Emanuela Orlandi – La Verità: dai Lupi Grigi alla banda della Magliana”, edito nel 2008 da Baldini-Castoldi-Dalai, scritto dall’acuto giornalista Pino Nicotri, pubblicata integralmente su micromega-online.

    Bisogna riconoscere che l’odierno rescriptum, almeno in astratto, rappresenti la possibilità di potersi liberare dal muro fatto di silenzio obbligatorio per tutti i soggetti coinvolti, o coinvolgibili, nel procedimento penale canonico – denuncianti, vittime, testimoni ecc. Sembrerebbe che questa riforma, ripeto sembrerebbe, possa addirittura concretizzare quella trasparenza che troppe volte in passato è venuta meno celando la ripetizione delle violenze su bambini e bambine con il concorso criminale delle gerarchie ed in particolare dei vescovi.

    A pochi sarà sfuggito come gli organi di informazione di matrice cattolica nell’annunciare l’avvio di una nuova era si fossero preoccupati nel rassicurare ripetutamente la comunità dei fedeli cattolici ed i suoi pastori sparsi nel mondo che, per espressa volontà del pontefice, le nuove norme mai e poi mai avrebbero potuto ledere il segreto appreso durante la confessione e che il silenzio obbligatorio sarebbe rimasto assoluto ed inattaccabile.

    Peraltro, poco prima, nel maggio 2019, papa Francesco con il Motu proprio Vos estis lux mundi aveva introdotto nell’ordinamento canonico nuove norme procedurali per combattere gli abusi sessuali e garantire che i vescovi e i superiori religiosi fossero ritenuti responsabili delle loro azioni rendendo obbligatoria a chierici, religiosi e religiose la tempestiva segnalazione (denuncia) all’autorità ecclesiastica di tutte le notizie di abusi di cui vengano a conoscenza, come pure le eventuali omissioni e coperture nella gestione dei casi, ma, ripeto, con efficacia solo interna alla giurisdizione territoriale vaticana.

    Trattandosi di leggi, norme e istruzioni che riguardano un ambito territoriale molto circoscritto ideate per una realtà unica al mondo composta da sacerdoti e religiosi, con pochissimi bambini, è impossibile convincersi, che nonostante le buone intenzioni del suo legislatore possano raggiungersi gli obbiettivi prefissati, nonostante fosse acclarata a livello globale la scarsa collaborazione tra le autorità civili e quelle ecclesiastiche.

    A ben vedere non si tratta solo di questo perché il pontefice con la sua riforma indirizza implicitamente a tutti gli Stati esteri la legittima rivendicazione di autonomia del diritto della Stato che governa di impegnarsi per sanare la piaga interna della pedofilia.
    Bisogna riconoscere che lo scopo della premura con la quale si intendeva tranquillizzare la protezione del segreto appreso durante la confessione fu chiaramente politico perché per poter in primis salvaguardare l’immagine della Chiesa nel mondo occorreva dissuadere quelle forze sensibili ai diritti umani interne ad altri Stati che avrebbero potuto rendere operative nei rispettivi ordinamenti norme per assicurare l’individuazione dei sacerdoti e dei loro protettori responsabili degli adescamenti e delle violenze sessuali agite su fanciulli/e.

    Difatti, già nell’estate del 2017, l’obbligo assoluto venne messo in discussione e reso noto da ordinamenti di Paesi come l’India e l’Australia i quali avrebbero voluto imporre ai sacerdoti confessori di denunciare alla pubblica autorità i casi di abusi svelati dai penitenti. Gli esiti furono assai scarsi e l’effetto coattivo delle nuove regole, promulgate con enorme ritardo, nonostante il dilagare degli abusi su fanciulli/e nel mondo avesse messo a nudo la responsabilità delle curie diocesane ove la stessa autorità troppe volte ha assunto la regia, o offerto copertura ad occultamenti e depistaggi, contribuendo a favorire l’incontenibile pulsione dei preti pedofili a replicare le
    violenze.

    Ad ogni modo per costoro, soprattutto per i vescovi, che preoccupati a presentare la facciata del buon governo della diocesi ove sono insediati, ponevano in secondo piano per farla franca la sicurezza dei bambini e delle bambine., diversamente dal passato, almeno in teoria non potranno più contare sull’obbligo dei subordinati – preti, sacerdoti, suore, frati, confratelli ecc. – a dover tenere la bocca cucita, quali che fossero le prevedibili conseguenze devastanti degli abusi.
    Ma, in effetti, nonostante l’impegno profuso dal legislatore Vaticano la rappresentazione oscena di questa situazione resta minacciosamente attiva e per molti versi ancora incoercibile, grazie alla consolidata influenza della funzione assunta nel corso dei secoli dai vescovi sia nella gerarchia della Chiesa che nella comunità dei fedeli.

    A questa situazione si congiunge l’avvio in tutte le diocesi dei c.d. sportelli diocesani per dare assistenza alle vittime di abusi sessuali da parte del clero non solo in termini di ascolto ma anche per tutelarne i diritti ed interessarsi del loro sostegno psicologico. Restano, quindi, molteplici perplessità e zone d’ombra, perciò Rete l’Abuso ha ritenuto di dover approfondire l’effettiva osservanza delle garanzie costituzionali e delle convenzioni internazionali poste a tutela delle vittime e dei loro familiari.

    Tuttavia è da tenere nella dovuta considerazione che, nonostante le buone intenzioni di papa Francesco e dei promulgatori, queste iniziative non hanno quei requisiti di efficienza per arginare gli abusi dei parroci criminali, diversamente da come potrebbe farlo la magistratura ordinaria sia sul versante operativo, della specializzazione tecnica e dei mezzi di investigazione che di coordinamento utilizzabili dal personale di polizia. I problemi di maggior criticità per le autorità civili e per le forze di polizia subentrano per la scarsa o inesistente collaborazione, ai limiti dell’ipotesi concorsuale della reticenza o del favoreggiamento personale, nella ricostruzione della condotta abusante da parte delle persone informate sui fatti, le quali, avvalendosi della facoltà di non deporre o di rendere disponibili documenti in merito a quanto detenuto o conosciuto in ragione del proprio ministero, non contribuiscono all’individuazione dei presunti colpevoli.

    Sicuramente con norme meglio formulate o integrate si potrebbero conseguire risultati di gran lunga più soddisfacenti, soprattutto sul versante della prevenzione. Ad ogni modo la distinzione nell’efficienza ed affidabilità qualitativa della giustizia civile, con tutti i limiti risaputi, è indiscutibile se rapportata alla cultura e alle consuetudini della Chiesa-istituzione ed all’assurda pretesa che debba essere lasciata libera di trattare i problemi a modo suo, soprattutto perché in questa cornice si inscrive la pedofilia come sua oscena appendice segreta, reputata – e non potrebbe essere diversamente – un peccato contro la morale in violazione del VI comandamento del decalogo, anziché un delitto gravissimo contro la persona.

    A tal proposito non posso fare a meno di ricordare la riflessione fatta da Slavoj Zizek, in risposta alla riluttanza della Chiesa, non dovendosi questa limitare al fatto che siamo di fronte a degli orrendi delitti e che, non collaborando appieno alle indagini avviate dalle procure, essa ne diventa complice.

    “La Chiesa come tale, come istituzione, deve anche essere indagata riguardo al modo in cui crea sistematicamente le condizioni perché tali crimini avvengano. Sostenere che essa debba essere la sola a trattare i reati di pedofilia che si verificano tra i suoi ranghi è problematico non solo da un punto di vista legale, dato che ciò implicherebbe una sorta di suo diritto extraterritoriale anche per i reati comuni che ricadono sotto la legislazione penale; come se il fatto stesso che questi scandali siano scoppiati non fosse una prova che essa non è in grado di risolverli.”

    Lo Stato italiano, con la perdurante inerzia dell’esecutivo e della politica, sembra faccia finta di non sapere, nonostante l’imperversare del fenomeno e le ammonizioni indirizzategli dall’ONU nelle sedute di gennaio del 2019 con la partecipazione di Rete L’Abuso e della sua denuncia, dovendo invece reagire prontamente ed impedire, con l’introduzione di nuove norme, che alla magistratura penale e civile venisse scippato da uno Stato straniero ciò che la Costituzione gli impone di garantire: la protezione psicofisica di bambini e bambine.

    Il nostro sistema penale risente pesantemente dell’intollerabile negazione del diritto statuale a voler reprimere efficacemente i reati di pedofilia, soprattutto ecclesiale. L’esecutivo, a rigor di logica, potrebbe essere ritenuto responsabile finanche per la violazione delle convenzioni e delle disposizioni internazionali in materia di protezione dei diritti dei minori. Di conseguenza devono essere assunte con estrema urgenza iniziative legislative per adeguare la normativa italiana alla pressante domanda di intervento, perché un elemento strutturale della giustizia, specialmente quando le vittime sono i bambini e le bambine, è come se si trattasse di una malattia tempodipendente che attenta la loro vita da sradicare presto e definitivamente.

    Segue la proposta semplice e chiara, magari preceduta da una Commissione parlamentare di inchiesta sul tema, ma senza necessità alcuna di dover mettere mano al Concordato tra Stato italiano e Chiesa cattolica, mantenendo integro il sigillo sacramentale.

    In pratica la norma ex art. 364 c.p., limitata ai delitti contro la personalità dello Stato, andrebbe solo integrata inserendo per le ragioni enunciate i reati indicati nei 10 articoli così come denominati, riportati in corsivo ed evidenziati in grassetto. Non si determinerebbe alcuna antinomia né con le altre norme del codice penale né conflitto con le disposizioni dell’intero sistema.

    Art. 364 c.p. OMESSA DENUNCIA DI REATO DA PARTE DEL CITTADINO

    Il cittadino, che avendo avuto notizia di un delitto contro la personalità dello Stato (241-313) per il quale la legge stabilisce l’ergastolo, nonché dei delitti di violenza sessuale in danno di minore (artt. 609 bis, 609 ter, 609 octies) di atti sessuali con minorenne (art. 609 quater) quando procedibili d’ufficio, di corruzione di minorenne (art.609 quinquies),di adescamento di minorenni (art.609 undicies), di prostituzione minorile (art. 600 bis), di pornografia minorile e di detenzione di materiale pornografico (art. 600 ter, 600 quater e 600 quater1) non ne fa immediatamente denuncia all’Autorità indicata nell’articolo 361 è punito con la reclusione fino ad un anno e con la multa da euro 103 a euro 1032.

    Nulla di più o di diverso.”

    Resto disponibile per eventuali domande.
    Molte grazie per l’attenzione e buona prosecuzione
    Mario Caligiuri

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webp2021/02/20/eng-webinar-eca-global-avv-mario-caligiuri/

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  • SAVONA – Difende il prete pedofilo pregiudicato e si candida alla poltrona di Sindaco nella città dove vivono le vittime

    SAVONA – Difende il prete pedofilo pregiudicato e si candida alla poltrona di Sindaco nella città dove vivono le vittime

    Tutti i criminali hanno diritto alla difesa. Ma gli avvocati non hanno l’obbligo di difenderli, ma la facoltà morale di scegliere sulla base delle proprie attitudini se sporcarsi le mani o meno, soprattutto quando si parla di bambini violentati ai quali oggi si cerca di negare ancora una volta la giustizia, aimè, per difendere il criminale che li ha stuprati.

    L’avvocato Marco Russo ha tutto il diritto di scegliere come svolgere la sua professione e qui non ci piove.

    Certo che se uno si candida alla poltrona di Primo Cittadino, ad un ruolo pubblico quindi, la cosa cambia non poco, soprattutto per quelle scelte professionali fatte contro quei bambini della città nella quale oggi si candida. Scelte professionali alle quali oggi, un candidato Sindaco non può e non deve sottrarsi perchè sono indicative dell’affidabilità, nel ruolo di Primo cittadino in cui si propone.

    Anche il fatto che a sostenere la campagna elettorale dell’avvocato Marco Russo, sia il fratello del prete pedofilo certo lascia piuttosto interdetti, non tanto perché Livio Giraudo sia fratello del pedocriminale Nello Giraudo, ma perché insieme alla moglie (cognata di Nello Giraudo) lo coprirono per anni ai danni di decine di minori.

    Nulla fecero quando pur sapendo delle tendenze pedofile del Nello, questo aprì una comunità per minori. Nulla fecero al campo scout dell’AGESCI, dove nel 2005 stuprò un altro ragazzino per il quale poi fu condannato.

    Ma la cosa interessante è che in quel campo, proprio il fratello Livio (oggi sostenitore di Marco Russo) e la moglie Isabella Sorgini, allora Assessore del PD ai servizi sociali del comune di Savona, da quanto risulta agli atti – che Marco Russo ben conosce perché li ha redatti – Livio e Isabella Sorgini in Giraudo, pur avendo appreso il giorno stesso di quello stupro del 2005 nel campo scout di Vara, di cui ne erano i responsabili, non solo omisero l’assistenza medica alla malcapitata vittima ma, una volta riportata a casa, non dissero nulla ai genitori. Io stesso dovetti segnalare nel 2010 al Procuratore Giovanni Battista Ferro la vittima.

    … Continua

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  • Gli ordini religiosi spagnoli risarciranno le vittime di pedofilia; i vescovi non ci pensano nemmeno

    Gli ordini religiosi spagnoli risarciranno le vittime di pedofilia; i vescovi non ci pensano nemmeno

    I rapporti giornalistici rivelano solo la punta dell’iceberg degli abusi: mezzo migliaio di vittime in Spagna, mentre l’ufficio che si occupa di queste questioni è “sopraffatto” dal numero di denunce.

    I religiosi spagnoli sono impegnati a risarcire le vittime di abusi nella Chiesa, mentre la Conferenza Episcopale, il massimo organo di controllo per i vescovi del nostro Paese, chiude la strada a qualsiasi possibilità di aiuto finanziario ai sopravvissuti Indagine interna che rivela, a livello diocesano o globale, il numero di persone vittime di abusi da parte di chierici o religiosi, come è stato fatto, ad esempio, dalla Compagnia di Gesù. Una decisione che contrasta con la politica di trasparenza delle chiese nell’ambiente europeo (Germania, Irlanda, Francia, Polonia …), e che impedisce alla società di conoscere la reale portata del dramma della pedofilia clericale. Finora, e grazie in gran parte alle indagini giornalistiche, conosciamo solo la punta dell’iceberg:

    Per il momento, prendendo le distanze dalle tesi dei vescovi, la Conferenza dei religiosi spagnola sostiene che “se si rende necessario dare un risarcimento perché lo sviluppo della causa lo richiede, si faccia. Dobbiamo aiutare le vittime, non solo per il fatto di dare loro dei soldi “. Lo assume il segretario generale del Confer, Jesús Miguel Zamora, il quale conferma che le congregazioni stanno già alzando detto risarcimento, che sarà dato caso per caso e sempre seguendo i desideri delle vittime.

    “Da CONFER abbiamo sempre detto che la verità risplende e quello che dobbiamo fare è occuparci delle vittime. Non ha senso nascondere nulla, purtroppo dobbiamo prendere coscienza che ci sono state situazioni che non sono state fraterne a tutti e dobbiamo chiedere un grande perdono per ciò che è stato fatto di sbagliato, e mettere i mezzi in modo che la verità sia conosciuta, per svolgere questo studio in ogni congregazione “, dice in dichiarazioni a Ep Zamora, in riferimento al recente pubblicazione, a cura della Compañía de Jesús, da un rapporto che include tutti i casi raccolti tra i gesuiti spagnoli dal 1927, e che ha confermato l’esistenza di 81 casi di abuso su minori da parte di 65 religiosi.

    L’indagine dei gesuiti è doppiamente rilevante, perché è la più grande congregazione religiosa del mondo (e in Spagna), e perché non si nasconde in sotterfugi ammettendo la necessità di accompagnare, anche finanziariamente, i sopravvissuti. “Vogliamo imparare a chiedere scusa alle vittime e alla società, per gli abusi, per la cultura del silenzio, per non affrontare i fatti in modo diretto ed equo. Vogliamo tenere a mente le persone che subiscono questo danno e cercare di non raddoppiare il loro dolore “, ha sottolineato il provinciale dei gesuiti, Antonio Spagna.

    Un “sistema di riparazione”

    “In nessun caso comprendiamo che il risarcimento cancellerà la sofferenza, ma vogliamo fornire una risposta laddove possibile”, afferma José María Rodríguez Olaizola, responsabile della comunicazione della società. La Compagnia di Gesù ha deciso di trattare le riparazioni caso per caso e il suo obiettivo è “compensazione morale e assistenza nella guarigione e nel trattamento nei casi in cui è necessario”.

    “Stiamo lavorando a come stabilire un sistema di riparazione, che speriamo di avere presto pronto, per offrire un risarcimento finanziario. Ci sono persone i cui casi hanno prescritto e non possono rivolgersi alla giustizia civile, e in quel caso studieremo caso per caso come per farlo, con una gamma di opzioni che si adattano al risarcimento della giustizia civile “, aggiunge. In sette casi, i gesuiti hanno già fornito “aiuti finanziari” alle vittime, che variano tra il risarcimento dei danni e il costo delle terapie psicologiche o cliniche derivate dal dolore causato.

    Quello dei gesuiti è l’ultimo, ma non l’unico caso. Ed è che, a differenza di quanto accade nella Conferenza Episcopale, dove non esiste ancora una commissione specifica anti-abuso, che opera regolarmente, e non c’è un’indagine approfondita, né a livello diocesano né a livello globale degli anni ’70 Diocesi spagnole, molte congregazioni hanno optato per la trasparenza dei dati e l’apertura al risarcimento. Ancora una volta, la vita religiosa continua a dare l’esempio ai vescovi su come affrontare gli scandali.

    “Siamo sopraffatti”

    Diverse indagini, come quella condotta da El País (e che comprende molti dei casi raccolti, negli anni, da altri media e giornalisti, i maggiori ‘scopritori’ della pedofilia clericale in Spagna), portano a più della metà migliaia di casi noti di abusi nella Chiesa spagnola.

    Le cifre, giornalistiche e per lo più ufficiose, sono “un piccolissimo campione di quanto è realmente accaduto in Spagna negli ultimi ottant’anni”, dall’inizio della dittatura, un funzionario vaticano che lavora nell’Ufficio che la Congregazione per la Dottrina di la Fede deve affrontare questi processi, e cioè “assolutamente sopraffatta” dall’arrivo di casi e dalla mancanza di personale ad esso dedicato. A due anni dal “Vertice anti-Pederastia” convocato da Papa Francesco, i cambiamenti, in pratica, sembrano più cosmetici che reali. Sebbene sia vero che tutte le diocesi spagnole (come dichiarato sul suo sito web dalla CEE)Hanno già uffici di cura e protocolli per segnalare che, in pochissimi casi, sono utili, confermano dalla Stolen Childhood Association.

    Insieme ai gesuiti, l’altro grande movimento che ha svolto un’indagine approfondita sono stati i Legionari di Cristo, che hanno ammesso centinaia di abusi in tutto il mondo – molti dei quali a spese del loro fondatore, il predatore Marcial Maciel – e hanno risarcito diversi sopravvissuti . In Spagna i Salesiani riconoscono 28 casi, 15 per gli scolopi, 9 per i clarettiani o due per i marianisti. I maristi, che hanno in corso un’indagine, sono stati i primi a risarcire le vittime di abusi alla scuola Sants di Barcellona. Marianisti, Salesiani, Scolopi, Clarettiani o Corazonisti hanno incluso nei loro protocolli il risarcimento delle vittime. L’Opus Dei, da parte sua, continua con la sua strategia del silenzio, anche quando ci sono abusi confermati dalla Corte Suprema, comeil caso della scuola Gaztelueta .

    https://www.eldiario.es/sociedad/ordenes-religiosas-espanolas-si-indemnizaran-victimas-pederastia-obispos-plantean_1_7186237.html

  • Gli ordini religiosi ammettono già 126 casi di abuso in Spagna

    Gli ordini religiosi ammettono già 126 casi di abuso in Spagna

    Gli abusi sui minori nella Chiesa cattolica in Spagna continuano a venire lentamente alla luce e, dopo il passo dei gesuiti due settimane fa, riconoscono 81 vittime di 65 religiosi dal 1927 e la loro intenzione di risarcirle, altre congregazioni stanno già seguendo lo stesso percorso. EL PAÍS ha consultato 10 dei più grandi e sette rivelano di aver anche svolto indagini sul passato o sono in corso, e accettano anche di risarcire le vittime. Sono semplici revisioni di file, non studi rigorosi, che non hanno reso pubblico e sono lontani dal riflettere la realtà degli abusi in Spagna se confrontati con quelli di riferimento in altri paesi. D’altra parte, di queste dieci entità, i Fratelli Maristi, La Salle e gli Agostiniani continuano a rifiutarsi di rivedere il loro passato. Il resto ammette al momento 61 casi di pedofili religiosi, 42 dei quali fino ad ora sconosciuti. Se queste cifre si aggiungono a quelle dei gesuiti – 65 casi, 54 dei quali nuovi secondo le stime di questo giornale -, gli ordini ammettono 126 casi, 96 di loro sconosciuti fino ad ora. Questi numeri sparano alle statistiche totali e aumentano le vittime di abusi nella Chiesa in Spagna a più di 500, secondo la contabilità tenuta da EL PAÍS con informazioni su condanne, media e proprie indagini, in assenza di dati ecclesiastici e ufficiali .

    Fino a questo mese erano noti 125 casi dal 1986, ma in un colpo solo dobbiamo aggiungerne altri 96. In totale, 221 con almeno mezzo migliaio di vittime dal 1927. Cioè, in poche settimane si sono conosciuti quasi gli stessi casi di 35 anni. E nell’ottobre 2018, quando questo giornale ha iniziato a indagare sugli abusi e ha aperto un’e-mail di denuncia , sono stati contati solo 34 casi. Successivamente, questo giornale ha ricevuto più di 200 messaggi e ha pubblicato una trentina di casi. Il numero è salito alle stelle con numerose segnalazioni di vittime nei media.

    Scolopi, clarettiani, corazonisti e legionari di Cristo hanno già svolto indagini interne. Sono marianisti e salesiani, che danno dati provvisori, 28 in quest’ultimo caso, i più alti dopo i gesuiti. L’Opus Dei completa il suo studio interno. Queste indagini sono solo un primo e minimo passo verso la verità. Le ordinanze affermano che in passato non è mai stato denunciato, nella maggior parte dei casi solo l’accusato è stato trasferito, espulso o lasciato dalla congregazione, con la quale poteva continuare a commettere abusi in altri luoghi e l’istituzione l’ha ignorato. È solo un primo approccio a quanto accaduto. Un’altra iniziativa è stata quella di aprire le e-mail per ricevere reclami, un modo attraverso il quale sono emersi alcuni di questi crimini. In altri casi l’istituzione religiosa si limita a informarsi sulla stampa. Ernesto Gasco, che ha rivelato di essere stato vittima di abusi in un’intervista due mesi fa.

    Gli scolopi della provincia centrale dell’ordine in Spagna hanno potuto tracciare solo le tracce di uno dei suoi membri, accusato nel 1972, che ha lasciato l’ordine ed è finito negli Stati Uniti. Dicono di aver assunto un detective per scoprirlo. Gli abusi che sono riusciti a determinare sono avvenuti a Madrid, Salamanca, Toro e nella diocesi di Cadice-Ceuta. Affermano che gli altri non hanno potuto saperne di più o dove sono avvenuti.

    Le indagini sugli ordini non erano note e ora vengono alla luce solo le domande di questo giornale. I suoi risultati sono molto limitati e non sono stati realizzati da estranei, tranne che nella provincia catalana dei clarettiani. Non offrono dettagli – nomi, luogo e data degli eventi – che se divulgati potrebbero portare a più vittime. Grattano solo la superficie, ma sono ancora un’avanzata nella Chiesa spagnola, che fino al 2018 taceva. E, soprattutto, rende ancora più evidente la posizione della Conferenza episcopale spagnola (CEE), caso praticamente unico nei grandi paesi cattolici: si rifiuta di indagare sul passato e di considerare un risarcimento per queste vittime .

    Si sono incontrati due anni del vertice in Vaticano sugli abusi sui minori tenutosi nel febbraio 2019 e la Chiesa spagnola ha appena preso provvedimenti. Gli uffici di assistenza alle vittime sono stati aperti solo in ogni diocesi, per ordine del Papa. Nell’ottobre 2018 ha creato una commissione contro la pedofilia per aggiornare i protocolli anacronistici in vigore dal 2010, ma più di due anni dopo non si sa nulla del suo lavoro. I vecchi continuano ad apparire sul suo sito web . La Cee ha scelto di non rispondere alle domande di questo giornale e fa riferimento a note e conferenze stampa del 2020. A novembre il portavoce dei vescovi, Luis Argüello, ha solo dichiarato che le denunce ricevute erano “zero o pochissime”.

    GRAF7172. ROMA, 19/09/2020.- El secretario general de la Conferencia Episcopal Española, el obispo auxiliar de Valladolid, Luis Argüello (i), el presidente de la CEE, cardenal arzobispo de Barcelona, Juan José Omella (c), y el vicepresidente, cardenal arzobispo de Madrid, Carlos Osoro (d), que han sido recibidos en audiencia por el papa Francisco, han pedido este sábado que los responsables políticos españoles muestren mayor unidad en la gestión de la pandemia del coronavirus para responder a los problemas que enfrenta la gente, como la pérdida de empleos. EFE/Laura Serrano-Conde

    Quanto alle indagini, la parola d’ordine è che ogni vescovo faccia ciò che vuole, a differenza delle conferenze episcopali di Stati Uniti, Germania, Paesi Bassi o Francia, che hanno condotto ampie indagini nei loro paesi. In Germania, i vescovi hanno commissionato un audit esterno . Ci sono voluti quattro anni e nel 2018 è stato reso pubblico: dal 1946 3.677 minori hanno subito abusi per mano di 1.670 religiosi. La stessa Santa Sede ha pubblicato due mesi fa il devastante rapporto McCarrick , che sottolineava come Giovanni Paolo II e Benedetto XVI avessero ignorato le accuse di abusi.

    La risposta delle 70 diocesi spagnole è stata lenta e poco trasparente. Tranne alcuni casi, a Cartagena, Madrid, Barcellona e Bilbao, i vescovati sono riluttanti a rendere pubblico il numero di casi che arrivano nei loro uffici. La stragrande maggioranza si rifiuta di indagare sui propri registri e di risarcire le vittime. La verità è che in tutti i paesi la realtà degli abusi del passato è venuta alla luce solo con autentiche commissioni per la verità – dei governi, della Chiesa o di entrambe – che hanno dato sufficiente seria fiducia alle vittime per fare il passo di raccontare il loro caso. In caso contrario, rimangono nascosti.

    “L’equilibrio è molto scarso”, dice Juan Ignacio Cortés, autore di uno dei pochi libri sull’argomento pubblicati in Spagna, Lupi con pelle di pastore (San Pablo). “Un protocollo molto famigerato è ancora in vigore, hanno aperto uffici nelle diocesi, ma è stato fatto molto poco. In Spagna nessuno fa nulla, non è nell’interesse né della Chiesa né dello Stato, che in passato doveva vigilare perché molte istituzioni, dagli internati agli orfanotrofi, facevano parte del sistema di welfare statale. Anche adesso, nei pochi casi che arrivano in tribunale, le vittime non smettono di picchiarle, come nel caso Gaztelueta , dove la Corte suprema ha ridotto la penada 11 anni di carcere a due. C’è una totale mancanza di sensibilità da parte di tutti. Tutti dicono: che oltraggioso. Ma poi guardano dall’altra parte ”.

    Stolen Childhood, la prima associazione nazionale delle vittime, ritiene che, nonostante gli ordini espliciti del Papa, alcune Conferenze episcopali “abbiano fatto pochissimi progressi e altre, come la Cee, niente”. Dubita dell’efficacia degli uffici diocesani e li definisce “una strategia di marketing ” per lavare via il passato della Chiesa. Al momento, avvertono, nessuno ha contattato le vittime giunte in associazione negli ultimi due anni, quasi un centinaio. “Dicono di aiutare le vittime, ma non hanno ancora rilasciato alcun rapporto. Non ci hanno nemmeno contattato ”, sottolinea Juan Cuatrecasas, presidente dell’associazione e padre della vittima del caso Gaztelueta . “Ripetiamo ancora che ci apriamo a collaborare con la Chiesa come intermediari”, dice.

    Gemma Varona, criminologa dell’Università dei Paesi Baschi e che ha svolto uno studio pionieristico nel 2015 sui casi registrati in Spagna, elogia la decisione degli ordini di indagine, ma a fronte dell’unico rapporto noto, quello dei gesuiti, lei è molto critica. Egli ritiene che la sintesi che hanno rilasciato “sia incompleta e metodologicamente molto dubbia”. “Non spiegano come l’hanno fatto né rendono pubblico lo studio completo”, dice. Soprattutto, come hanno sottolineato le vittime, ritiene “ridicolo” il numero di casi che sta registrando. “Non è credibile, è di più, è incredibile che abbiano il coraggio di dirlo, qualche anno fa, come inizio, potrebbe essere accettato, ma siamo indietro da tempo”, dice.

    L’indagine dei gesuiti indica che l’1% dei suoi membri dal 1927 ha commesso abusi. Gli studi più rigorosi che sono stati presentati, ad esempio negli Stati Uniti, Germania, Francia o Irlanda, concordano sul fatto che la cifra media è compresa tra il 4% e il 5% del clero. Dall’altra, rapporti come quello della Pennsylvania nel 2018 (300 sacerdoti accusati, 1.000 vittime) o quello più recente in Francia (1.500 sacerdoti, 3.000 vittime)mostrano che un molestatore abusa spesso di più di un minore. Varona ritiene che “le denunce devono essere per le vittime, che sono quelle che ne hanno bisogno, e quindi devono essere trasparenti e ben fatte. “Devi rispondere a queste domande: perché le vittime non denunciano? Perché non ti permetti? Ecco perché è dovuto un numero così basso ”. Questa specialista ha lavorato negli ultimi anni ad un altro studio sulle vittime, che presenterà quest’anno, e su tutti coloro che ha intervistato “la vittimizzazione secondaria è molto chiara”: si riferisce alla nuova sofferenza che denuncia e non viene ascoltata e anche mezzi maltrattati per la chiesa.

    “Mi hanno rubato altri nove anni”

    Il caso di Javier Paz, vittima di abusi a Salamanca, e uno dei primi a comparire in televisione nel 2014 , raccontando il suo caso, è significativo: “Mi hanno derubato di altri nove anni, da quando ho denunciato nel 2011, perché ho si sono fidati di loro, denunciando in sede vescovile, ma il processo canonico che hanno fatto è stato un teatro per farmi ingannare e in silenzio, finché non mi hanno accusato di volere solo soldi, mi hanno umiliato e ho deciso di apparire in tv. Ti schiacciano ancora e la ferita non si chiude ”. Aggiunge, in ogni caso, per sottolineare che un’altra parte della Chiesa fa bene il suo lavoro, che nell’attuale vescovo di Barbastro-Monzón (Huesca), Ángel Pérez Pueyo, ha trovato tutto il sostegno. La sua ultima battuta d’arresto: ha chiesto al Vaticano la documentazione del suo processo canonico e loro l’hanno negato.

    Diversi ordini hanno pagato un risarcimento o sono disposti a farlo se il caso si presenta ma, a parte il risarcimento finanziario, Josep Tamarit, professore di diritto penale all’Università aperta della Catalogna e specializzato in vittimologia, valuta i processi di giustizia riparativa: ” tra le parti coinvolte, e hanno un senso perché molti sono reati prescritti, non possono rivolgersi alla giustizia penale, ed è quasi più soddisfacente per le vittime ”. Gli Scolopi catalani, che hanno ricevuto consigli dalla Fondazione Vicki Bernadet, hanno fatto ricorso in alcuni casi alla mediazione del difensore civico, il Síndic de Greuges. “Era una vittima che abbiamo individuato e non voleva sapere niente di noi, e grazie alla mediazione abbiamo parlato con lui. È stato molto positivo, molti fantasmi sono caduti. Suppongo che pensasse di trovare la scuola degli anni Cinquanta e quando ci ha trattati ha cambiato la sua percezione. A Natale mi ha chiamato per congratularsi con me per le vacanze ”, dice il provinciale di quest’ordine in Catalogna, Eduardo Pini. “Se il Parlamento fa una commissione d’inchiesta, contino su di noi, la Chiesa deve affrontarlo e indagare”.

    “Per le vittime è molto importante che ci sia un’istituzione laica e indipendente, perché non si fidano di loro”, spiega una portavoce. del Síndic. “Nelle adunanze c’è stato un importante ascolto attivo, che qualcuno le ascolti è già un passo, e poi si sono svolti compiti di mediazione con le congregazioni”. I Salesiani, ad esempio, non provvedono al risarcimento e si sono concentrati su un progetto di giustizia riparativa in cui, attraverso un team di lavoro esterno all’ordine, offrono terapie a lungo termine, della durata di circa 20 mesi. Hanno già avviato nove di questi processi dove, sottolineano, cercano “oltre a migliorare la salute delle vittime, di farsi riconoscere per i danni subiti.

    Ma l’indignazione delle vittime non è solo con la Chiesa: “È un peccato che il Governo non faccia nulla. È un argomento molto delicato e nessuno vuole affrontarlo. Tutto ciò di cui hai bisogno è un gruppo di esperti, una dotazione e aprire un’e-mail, indagare. Non costa niente e noi cambieremmo la situazione ”, lamenta Manuel Barbero, presidente di Mans Petits e padre di una vittima. È l’associazione che ha aperto una causa contro i maristi a Barcellona e ha ottenuto un risarcimento di 400.000 euro per 21 famiglie. “Manca il coinvolgimento delle istituzioni, che avrebbero dovuto assumere il ruolo guida, come in altri Paesi. Nel 2010 in Belgio è intervenuto il Parlamento ed è stato creato uno speciale organismo di riparazione in collaborazione con la Chiesa ”, ricorda Josep Tamarit, professore di diritto penale all’Università aperta della Catalogna ed esperto di vittime.Era uno dei membri della commissione formata dal Síndic de Greuges, il difensore civico catalano, per indagare sul fenomeno in Catalogna. Il difensore civico catalano è una delle poche istituzioni che è intervenuta sul problema: nel 2019 ha creato questa squadra per ascoltare le vittime e ha presentato un rapporto lo scorso anno al Parlamento . Ha chiesto una commissione d’inchiesta sui casi prescritti. Anche il governo della Navarra è stato sensibile alle vittime nella comunità provinciale: sono state invitate al parlamento regionale, organizzato un congresso sul problema e finanziato terapie psicologiche. Nel resto della Spagna silenzio.

    Se sei a conoscenza di un caso di abuso sessuale che non ha visto la luce, scrivici con il tuo reclamo a abusos@elpais.es

    La Conferenza episcopale spagnola (CEE) e i vescovi non sono gli unici a non muoversi nella lotta contro gli abusi sui minori nella Chiesa, né lo fa lo Stato. Il ministero della Giustizia, quando era in carica Dolores Delgado (nella foto), ha fatto una prima mossa nel febbraio 2019, come reazione all’allarme sociale in un momento in cui stavano venendo alla luce decine di casi. Ha chiesto alla Cee di informarlo dei casi di cui era a conoscenza, gesto che lo ha fatto stare male nella gerarchia ecclesiastica. Tanto che non gli hanno nemmeno risposto. La cosa successiva che la giustizia ha fatto è stata richiedere un rapporto dall’ufficio del procuratore generale dello Stato sul problema. Quel rapporto è arrivato nel giugno 2019 ed è stato anche controverso, perché indicava l ‘”opacità” della Chiesa. Tuttavia, non aveva dati, perché le statistiche della Procura raccolgono i reati non lo status o la professione dell’imputato. In ogni caso, il rapporto sollecitava le autorità ad agire perché “le prospettive sono scarse” e “in questo tipo di comportamenti erano necessari meccanismi di persecuzione e riparazione”. Inoltre, ha indicato l’impegno della Procura a “collaborare e farsi coinvolgere nelle iniziative che si potrebbero sviluppare nel nostro Paese per ottenere una conoscenza storica” ​​del problema. Cosa è stato fatto da allora? Molto poco. Cosa è stato fatto da allora? Molto poco. Cosa è stato fatto da allora? Molto poco.

    Il sistema statistico rimane lo stesso e non fornisce alcuna informazione. Un portavoce dell’Ufficio del Procuratore ammette che “questa difficoltà nella raccolta dei dati persiste”, a causa delle applicazioni informatiche stabilite, e che non dipende dall’Ufficio del Procuratore. L’unità specializzata per minori ha mantenuto contatti con la Conferenza Episcopale e altre istituzioni religiose, per rafforzare l’individuazione precoce del crimine e la protezione della vittima. Hanno anche aperto un file per raccogliere tutte le azioni in quest’area, ma riconoscono che con la pandemia tutto si è fermato. “Questo problema è di grande preoccupazione per la Procura e lo prendiamo molto sul serio, ma all’interno del nostro campo di azione e degli strumenti di cui disponiamo, il nostro ambito di azione è l’indagine procedurale”. Il problema è che la stragrande maggioranza dei casi in passato ha prescritto. In Cile,

    I portavoce della giustizia riconoscono inoltre che in seguito non è stato fatto nulla. In parte perché il cambio di governo nel gennaio 2020 ha portato al trasferimento della giurisdizione degli Affari religiosi alla Prima Vice Presidenza, di Carmen Calvo, e lì non hanno affrontato la questione. L’unico anticipo è stato la bozza della legge per la tutela dei minori, che proroga il termine di prescrizione. È una delle principali pretese delle vittime, ma d’altro canto criticano che il testo non faccia alcun riferimento specifico al problema specifico dell’abuso sui minori nella Chiesa. La legge, in ogni caso, è ancora in attesa di elaborazione parlamentare.

    https://elpais.com/sociedad/2021-01-31/las-ordenes-religiosas-admiten-ya-126-casos-de-abusos-en-espana.html

     

  • Abusi della Chiesa cattolica: solo una frazione delle vittime si fa avanti, dice il gruppo di sopravvissuti

    Abusi della Chiesa cattolica: solo una frazione delle vittime si fa avanti, dice il gruppo di sopravvissuti

    Di Andrew McRae di RNZ

    Un gruppo di sopravvissuti per le persone vittime di abusi mentre era sotto la cura della Chiesa cattolica dice che solo una piccola parte di loro si sta facendo avanti.

    Alcuni hanno parlato con la Commissione reale in Abuse in Care, ma viene visto come solo la punta dell’iceberg.

    Il dottor Christopher Longhurst di SNAP (Survivors Network of those Abused by Priests) ha detto che molte persone sono riluttanti a farsi avanti per paura di essere ridicolizzate.

    “C’è così tanta vergogna intorno agli abusi che la società vede la vittima come ferita e difettosa e c’è la vittima che incolpa”.

    Longhurst ha detto che c’è dignità nel sopravvivere agli abusi e non c’è nulla di cui vergognarsi per la vittima.

    “Se la Commissione reale o qualcuno potesse aiutare il paese a vedere che c’è solo dignità nel sopravvivere a quel tipo di abuso, allora più persone si farebbero avanti.

    “C’è un enorme coraggio nel farsi avanti e nel rendersi conto che sono stato vittima di abusi ma che sono sopravvissuto”.

    Ha detto che molte vittime di abusi affrontano questo problema lasciando l’istituto e semplicemente andando avanti con le loro vite – che è una scelta legittima ma può lasciare il loro trauma irrisolto.

    “Non devono identificarsi come vittime o sopravvissuti, ma sono stati colpiti. Possono semplicemente denunciare l’abuso”.

    Longhurst ha detto che la Chiesa cattolica deve essere ritenuta responsabile ora, prima che la Commissione reale riferisca.

    “La Chiesa cattolica è nella posizione di essere già obbligata a fare qualcosa perché è una chiesa. Dovrebbe già aiutare in base ai suoi principi di giustizia, ai suoi valori cristiani, dovrebbe già fare ciò che noi vogliamo che faccia, ma per qualche motivo non lo è.

    “Queste persone [vittime] sono afflitte e ferite nelle proprie istituzioni dai propri membri”.

    Longhurst ha detto che i sopravvissuti vogliono che la Chiesa cattolica sia ritenuta responsabile come qualsiasi entità giuridica e che il governo apporti questo importante cambiamento.

    I preti e i vescovi della Chiesa cattolica in Nuova Zelanda non sono considerati dipendenti, ma sono visti come impiegati da Dio, ha detto Longhurst.

    “Questa è un’assurdità straordinaria e quindi non c’è responsabilità.

    “Quello che la Chiesa cattolica sta facendo oggi in Nuova Zelanda si presenta molto bene su carta e politica e la Chiesa cattolica sta spendendo centinaia di migliaia di dollari in pubbliche relazioni per la sicurezza e la protezione dei bambini per il futuro, e mentre va tutto bene. e bene … questa è una reazione alla pressione che SNAP, i sopravvissuti e le vittime esercitano per apportare quei cambiamenti.

    “La Chiesa cattolica non farebbe altro che il proprio processo storico di tentare di coprire”.

    SNAP sostiene il lavoro che la Commissione Reale sta facendo, ma pensa che potrebbe andare troppo lentamente.

    Longhurst ha detto che il rapporto provvisorio della Commissione pubblicato a dicembre non contiene nulla di sorprendente.

    “Perché non ha fornito alcune raccomandazioni. Qual è lo scopo di una relazione provvisoria? Solo per fare una relazione?”

    SNAP sostiene l’appello di molti sopravvissuti per l’istituzione di un organismo indipendente per sovrintendere a tutti gli abusi nelle richieste di assistenza e per fornire risarcimento, consentendo così ai sopravvissuti di aggirare l’approccio alla stessa organizzazione che li ha abusati.

    “E ‘certamente idealista perché quanto possa essere indipendente, ma ce ne deve essere uno. Per la guarigione ci deve essere un risarcimento legittimo per ripristinare il danno fatto”, ha detto Longhurst.

    Crede che la Nuova Zelanda potrebbe essere un leader mondiale nella gestione degli abusi nelle cure.

    https://www.nzherald.co.nz/nz/catholic-church-abuse-only-a-fraction-of-victims-coming-forward-survivor-group-says/BSW6QINHJ2GXFO6D5C62IPW7OU/?fbclid=IwAR0_VnfhaWg4aB54uI1292Xg73UCJRyT_kmIKWqWC_-qf7kSNMmxEi8Z1I4

  • L’arcivescovo di Belém accusato di abusi: come le nuove regole vaticane possono influenzare le indagini

    L’arcivescovo di Belém accusato di abusi: come le nuove regole vaticane possono influenzare le indagini

    Tra le novità c’è l’abolizione del segreto pontificio nelle indagini su violenze sessuali e abusi sui minori e l’assistenza alle vittime. Con ciò, in teoria, può ricevere un trattamento diverso delle denunce presentate contro i sacerdoti, molti dei quali coperti dalla Chiesa cattolica.

    C’è, tuttavia, molto scetticismo da parte degli analisti sulla misura in cui le nuove regole entreranno in vigore nella pratica.

    Come rivelato dal Fantástico di TV Globo, Don Alberto è stato accusato di molestie morali e sessuali da quattro ex seminaristi che hanno frequentato la sua casa tra il 2010 e il 2014. Le accuse sono indagate dalla Polizia Civile, su richiesta della Procura della Repubblica del Pará.

    Secondo il rapporto, un rappresentante vaticano è venuto in Brasile per indagare sulle accuse.

    Il Vaticano, invece, attraverso la Congregazione per la Dottrina della Fede, l’ente incaricato di indagare sui casi di pedofilia nella Chiesa, non dice se ci siano denunce contro i religiosi.

    Voluto dal rapporto della BBC News Brasil, l’avvocato dell’arcivescovo, Roberto Lauria, si è detto non autorizzato a parlare alla stampa per avere una clausola di riservatezza con l’arcidiocesi di Belém. In un video pubblicizzato, l’arcivescovo ha negato quelle che ha definito false accuse di immoralità.

    “La notizia dei presunti abusi ci ha lasciati sorpresi”, ha detto padre José Otácio Oliveira Guedes, rettore del Pontificio Collegio Pio Brasileiro, in un’intervista a BBC News Brazil, istituto gestito dalla Conferenza nazionale dei vescovi del Brasile (CNBB) a Roma e frequentato principalmente da Chierici brasiliani.

    “Sorprendono i commenti di chi conosce don Alberto, per la sua importante storia di lavoro nella Chiesa cattolica e per il suo comportamento sempre chiaro e cordiale”.

    Anche senza menzionare il caso specifico, il rettore ritiene che grazie alle regole introdotte da Papa Francesco, i casi di pedofilia che coinvolgono persone religiose possano essere chiariti più facilmente. “La mia percezione è che questi cambiamenti siano illuminanti, perché oggi la vittima ha la possibilità di ottenere giustizia”.

    “Una di queste nuove regole prevede, ad esempio, l’allontanamento immediato del religioso quando l’accusa di abuso sessuale è avanzata da un minore. Questa e altre misure prevengono il ripetersi di questi crimini che fino ad allora avrebbero potuto verificarsi a causa della lunghezza delle indagini”.

    Ha aggiunto: “Ora, le denunce di abusi sessuali devono essere immediatamente segnalate al vescovo e alla Congregazione per la Dottrina della Fede, che è l’organo competente per indagare su questi casi”.

    La Chiesa cattolica è oggetto di migliaia di denunce in tutto il mondo di abusi sessuali da parte di sacerdoti e accuse di insabbiamento da parte della comunità ecclesiastica.

    Quando è diventato papa nel 2013, Francesco ha chiesto “un’azione decisiva” sull’argomento. E da allora, ha subito forti pressioni per generare soluzioni praticabili alla crisi che ha afflitto la Chiesa negli ultimi anni.

    Nell’agosto 2018, il leader religioso ha scritto a tutti i cattolici condannando gli abusi sessuali del clero e chiedendo la fine dell’insabbiamento.

    E alla fine del 2019 ha deciso di abolire il cosiddetto “segreto pontificio” in relazione alle denunce di pedofilia, nel tentativo di rendere più trasparenti questi casi.

    La Chiesa fino ad allora ha trattato ufficialmente i casi di abusi sessuali in modo confidenziale, in quello che sosteneva fosse uno sforzo per proteggere la privacy delle vittime e la reputazione degli accusati.

    ‘Prima che ci fosse assoluta segretezza’

    Secondo il parere di Marco Politi, uno dei principali vaticanisti italiani e autore di nove libri sulla Santa Sede, Papa Francesco ha apportato due importanti cambiamenti per combattere la pedofilia nella Chiesa.

    Il primo stabilisce in modo chiaro e preciso quali dovrebbero essere il rito e le scadenze per indagare su una denuncia di abuso. Un altro provvedimento fondamentale, introdotto dalla Santa Sede nel dicembre 2019, è stata l’abolizione del segreto pontificio nelle inchieste legate alla pedofilia. Ciò significa che il Vaticano può e deve fornire alle autorità civili tutte le informazioni relative ai casi che coinvolgono religiosi cattolici “, ha aggiunto.

    Per lui “è stato un grande passo, visto che prima c’era assoluta segretezza e nemmeno la vittima poteva avere accesso ai fascicoli”.

    In Brasile, la CNBB ha pubblicato nel luglio 2020 un libretto che cerca di mettere in pratica le istruzioni della Santa Sede in relazione alle procedure da adottare nel trattamento dei casi di abusi sessuali su minori commessi dal clero.

    Inoltre, l’istituto ha aperto a Brasilia, nel dicembre dello stesso anno, un ufficio per supportare l’organizzazione del lavoro di insediamento delle commissioni diocesane per la protezione dei bambini, degli adolescenti e delle persone vulnerabili nelle strutture della Chiesa.

    Mancanza di organizzazione e lentezza

    Secondo Politi, nonostante gli sforzi compiuti dal Vaticano negli ultimi anni, il problema maggiore nella lotta alla pedofilia nella Chiesa è la mancanza di organizzazione nazionale da parte delle Conferenze episcopali.

    “Nel 2010, Papa Benedetto 16 aveva chiesto alle Conferenze episcopali di ogni Paese di sviluppare un proprio piano d’azione nazionale per combattere questo tipo di crimine, ma poche congregazioni sono davvero efficaci”, ha ricordato Politi in un’intervista a BBC News Brasil.

    “Ogni Conferenza episcopale è organizzata per conto suo. Ancora oggi, pochi paesi hanno chiese con sistemi strutturati per raccogliere denunce contro sacerdoti, condurre indagini o risarcire le vittime”.

    “Negli Stati Uniti, ad esempio, ogni anno viene prodotto un rapporto con casi di pedofilia che si verificano nelle chiese di quel Paese. In Germania, un vescovo designato dalla Conferenza episcopale controlla cosa succede nelle diverse diocesi. Inoltre, ci sono punti in cui si trova possibile sporgere denuncia e ricorrere a meccanismi di risarcimento per le vittime “, ha aggiunto.

    Ma, secondo lui, la stragrande maggioranza dei Paesi è molto lenta, come l’Italia, dove fino al 2019 la congregazione nazionale non aveva adottato cambiamenti.

    “E se le Conferenze episcopali non vengono organizzate, è chiaro che è molto più difficile per le vittime”, dice lo scrittore.

    Critica alle nuove regole

    Tra le critiche alle norme per combattere la pedofilia nella Chiesa, c’è l’assenza dell’obbligo per gli ecclesiastici di denunciare i casi di abuso da parte dei religiosi alle autorità civili.

    Secondo le regole introdotte da Papa Francesco, la denuncia di un reato sessuale commesso contro un minore è un requisito morale. “Questo rimane un grave problema nel mondo cattolico”, dice Politi.

    Per Francesco Zanardi, fondatore di Rete L’Abuso, associazione che riunisce circa 900 vittime di pedofilia che coinvolgono religiosi in Italia, le misure introdotte dalla Santa Sede non sono efficaci.

    Secondo lui, vittima di abusi sessuali nell’infanzia da parte di un prete, “immaginare che un minore denunci l’abuso sessuale da parte di un adulto è, per lo meno, paradossale”.

    “Come ti aspetti che un bambino che non sa nemmeno di essere una vittima denunci qualcosa?”

    “Il crimine di pedofilia è possibile solo proprio per questo, perché i minori, immaturi anche sessualmente, non sanno di partecipare a qualcosa di sbagliato, praticato da adulti di cui si fidano”, ha detto in un’intervista a BBC News Brasil. “Se sapessero di essere vittime di un crimine orribile, probabilmente scaccerebbero gli aggressori nei loro primi tentativi”.

    “È sorprendente come il modo in cui lavorano i pedofili nella Chiesa si ripeta nella stragrande maggioranza dei casi. In genere, chi abusa inizia con conversazioni gentili sulla masturbazione e sull’eiaculazione”.

    “Anche con la distanza di 30 anni, l’immagine del mio aggressore che si masturbava davanti a noi bambini dietro il giardino parrocchiale non lascia la mia testa. Credevamo che quello fosse davvero parte della sua spiegazione sull’eiaculazione”, ha detto.

    “Le vittime impiegano anni per denunciare perché non mettono in relazione l’esperienza di abuso con la sofferenza che portano in età adulta, come la mancanza di autostima, problemi sociali ed emotivi, alcolismo e tentativi di suicidio”, ha detto l’italiano, vittima abusi per quattro anni ed è riuscito a dire la verità solo da adulto.

    Il portale dell’associazione porta una mappa con le diocesi italiane dove sono state accusate di pedofilia ed elenca i nomi di oltre 300 sacerdoti tra quelli denunciati, perseguiti, assolti su prescrizione o condannati in transito dai tribunali italiani.

    “Per darvi un’idea, il caso Spotlight era una notizia in tutto il mondo per aver mostrato 70 preti pedofili, che hanno agito per oltre 50 anni. I nostri dati si riferiscono a più di 300 sacerdoti che hanno commesso abusi solo negli ultimi 15 anni”, afferma lui, riferendosi allo scandalo della pedofilia nell’arcidiocesi di Boston, rivelato dal quotidiano americano The Boston Globe, che è stato coperto da religiosi e ha ispirato il film premio Oscar 2016 Spotlight .

    Per Zanardi non trova applicazione il provvedimento vaticano che determina la trasparenza degli atti processuali legati agli abusi sui minori.

    “Abbiamo sette casi in cui abbiamo richiesto documenti alle autorità ecclesiastiche competenti e non abbiamo ricevuto risposta. Né le vittime stesse, né l’ufficio del pubblico ministero, né i magistrati – i cui requisiti abbiamo avuto accesso – sono in grado di ispezionare questi registri”.

    “Abbiamo informazioni che associazioni come la nostra in altri paesi hanno avuto gli stessi problemi. Le vittime di sacerdoti in Nuova Zelanda, ad esempio, che avrebbero bisogno di utilizzare la testimonianza in un processo canonico, non ricevono risposte. Ci sono molti casi del genere”.

    Zanardi dice di non essere ancora a conoscenza di alcun caso di risarcimento economico fatto dalla Chiesa a qualunque vittima di abusi sessuali commessi da religiosi.

    “Solo se lo hanno fatto in segreto”, ha aggiunto.

    Secondo lui, il primo passo per porre fine alla pedofilia nella Chiesa è costringere i suoi membri a consegnare gli autori degli abusi alle autorità civili.

    “Se l’intenzione di Papa Francesco fosse davvero quella di essere ‘tolleranza zero’ verso la pedofilia nella Chiesa, non sarebbe necessario fare tutto questo clamore, né pubblicare nuovi testi e norme. Basterebbe costringere il clero a denunciare alle autorità giudiziarie ogni abuso di minori. “

    “La gente dovrebbe scendere in piazza e chiedere che la Chiesa e il governo stesso lo facciano”.

    “La devastazione che subiamo noi vittime di pedofilia è considerata un danno ‘biologico’, perché ti condiziona per il resto della tua vita. È impossibile superarla completamente. Anche con il passare degli anni, continuiamo a sentirci in colpa”.

    “Il nostro obiettivo principale”, afferma Zanardi, “è evitare che altri bambini vivano questa stessa sofferenza”.

    Indagine sul caso Dom Alberto

    Secondo l’attuale legislazione cattolica, dopo aver ricevuto la denuncia, l’autorità ecclesiastica locale deve svolgere un’indagine preventiva per verificarne i motivi. Se si riscontra la veridicità delle accuse, il caso viene deferito alla Congregazione per la dottrina della fede, con la “notizia del delitto”.

    In una nota alla BBC News Brasil, la CNBB afferma che l’agenzia non è stata ufficialmente informata di accuse di abusi sessuali contro Dom Alberto Taveira Corrêa.

    Il rapporto ha chiesto la Nunziatura Apostolica a Brasilia, la principale rappresentanza diplomatica del Vaticano in Brasile, ma non ha ricevuto risposta.

    Un funzionario della Congregazione per la Dottrina della Fede a Roma ha detto a BBC News Brasil che l’agenzia non fornisce informazioni sulle possibili procedure in corso.

    https://www.bbc.com/portuguese/geral-55574080

  • NUOVA ZELANDA Udienza per abusi: la Chiesa cattolica ha detto alla vittima di abusi sessuali che l’abuso non era criminale, gli ha offerto $ 5000

    NUOVA ZELANDA Udienza per abusi: la Chiesa cattolica ha detto alla vittima di abusi sessuali che l’abuso non era criminale, gli ha offerto $ 5000

    Un ex studente di collegio cattolico che ha subito abusi da parte di un prete afferma che la Chiesa cattolica ha ripetutamente cercato di minimizzare i suoi abusi e negare che si trattasse di reato.

    L’ex studente, che ora ha 81 anni, ha subito abusi sessuali da padre Fred Durning nel 1953 quando era uno studente di 13 anni al St Patrick’s College di Silverstream, nell’Upper Hutt.

    Usando lo pseudonimo di signor F, questa mattina ha raccontato il suo abuso davanti a una commissione reale d’inchiesta ad Auckland, che sta tenendo udienze sugli abusi sotto la cura di istituzioni religiose.

    Durning, morto nel 1999, è stato accusato di abusi da più vittime .

    Il signor F ha detto di essere stato un grande successo al St Patrick’s, inserito nella massima corrente accademica e scelto come soprano principale nel coro del college.

    Ma dopo che Durning lo ha abusato nel suo ufficio, ha iniziato a lottare con le sue lezioni e alla fine ha abbandonato la scuola all’età di 15 anni.

    “Non mi sono sbarazzato del [suo] odore fino a quando non ho denunciato il suo attacco alla Società di Maria, 49 anni dopo”, ha detto ai commissari durante l’udienza.

    In una terribile svolta, il figlio del signor F è stato anche lui abusato sessualmente in un’altra scuola cattolica, il Chanel College di Masterton, 30 anni dopo.

    Il signor F ha presentato una denuncia per gli abusi sia suoi che di suo figlio dopo aver letto l’ardente necrologio di Durning sulla rivista cattolica, il Marist Messenger, nel 1999.

    Dopo aver chiamato la linea di assistenza della Society of Mary, ha incontrato Tim Duckworth, il provinciale per l’organizzazione cattolica, nell’agosto 2002.

    Duckworth gli disse durante la riunione che Durning aveva abusato di altri ragazzi e che gli altri sacerdoti chiamavano “Fred the Fiddler”. (Duckworth in seguito ha negato di aver fatto questi commenti.)

    Il signor F ha notato che Duckworth ha scritto il necrologio di Durning sul Marist Messenger, e nonostante fosse a conoscenza del suo passato di abusi ha descritto il sacerdote come “un uomo di profonda integrità e un sacerdote fedele”.

    Dopo la denuncia del signor F, la Society of Mary ha accettato che l’abuso si fosse verificato e ha affermato che non era necessaria un’indagine. Ha ricevuto una lettera di scuse quattro mesi dopo, che ha riconosciuto “il dolore che ha sofferto” da Durning.

    “Ho notato che la lettera non riconosceva che ciò che era accaduto fosse un abuso sessuale e stavo attento a non usare nemmeno la parola ‘abuso’”, ha detto il signor F.

    Preoccupato per la risposta della chiesa e per il fatto che gli abusi potessero ancora verificarsi, ha cercato di riesaminare il suo caso nel 2009. Ciò ha portato a riunioni con Judith McCormack e Neil Vaney, membri del Comitato per il protocollo sugli abusi sessuali della Society of Mary.

    “Quando Neil Vaney ha guardato il mio fascicolo, ha detto che non c’era motivo per cui Durning rispondesse. Ha banalizzato e minimizzato gli abusi. Ha detto che quello che mi è successo non era contro la legge”.

    Ha detto che McCormack ha perso la pazienza con lui e ha chiesto perché si stesse comportando in modo così diverso dalle altre vittime di abusi sessuali.

    “Presumo che volesse dire perché non prendi i $ 5000 [pagamento ex gratia] offerti e te ne vai.”

    Il signor F ha detto che gli è stato ripetutamente detto dalla chiesa che l’abuso sessuale non era criminale.

    Dopo la revisione, gli è stato detto che tutte le sue raccomandazioni erano state adottate dalla Società di Maria. Non gli è mai stata data una copia della recensione o delle raccomandazioni. Ha ricevuto altre brevi scuse e un’offerta “offensiva” di $ 5000.

    Il pagamento non ha tenuto conto del dolore e del danno subito, della perdita della sua istruzione e di altre opportunità di lavoro, ha detto.

    Inoltre, non poteva tornare indietro negli anni in cui credeva di essere l’unico a subire abusi. Non ha potuto parlare a nessuno degli abusi, inclusa sua moglie, fino al 1999, dopo 36 anni di matrimonio.

    Quando lo disse a sua moglie, rimase stupita che fosse ancora un cattolico praticante.

    “La chiesa a cui appartengo sono le persone”, ha risposto. “Non un prete o un fratello pedofilo.”

    https://www.nzherald.co.nz/nz/abuse-hearing-catholic-church-told-sexual-abuse-victim-that-abuse-was-not-criminal-offered-him-5000/EFZM5LGPFSSXTONWMQBMRTTP6I/?fbclid=IwAR3D_L5CBSGBPW2gnsSMakmFixov4S59uLoA_oWfNyG7XS501RQWEkVTaSk

  • Polonia, Francesco punisce il cardinale Gulbinovicz insabbiatore e gay, mentre Dziwisz difende Wojtyla

    Polonia, Francesco punisce il cardinale Gulbinovicz insabbiatore e gay, mentre Dziwisz difende Wojtyla

    di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano – In Polonia – patria di San Giovanni Paolo II – sta saltando il formidabile tappo delle coperture che i vertici della Chiesa polacca hanno fornito per anni a tanti preti pedofili, spesso spostati da una parrocchia all’altra, ignorando puntualmente le denunce delle vittime. Dopo una indagine interna il Vaticano, attraverso la nunziatura di Varsavia, ha comunicato le punizioni per il cardinale Henryk Gulbinowicz. Come spiega il gesuita polacco Erik Gumulak, in un articolo su Vatican News, è responsabile di atti omosessuali, abusi e di avere collaborato con la polizia sotto la dittatura comunista. Probabilmente era ricattato per le sue attività omosessuali.

    Francesco gli ha imposto il divieto di partecipare a qualsiasi celebrazione o riunione pubblica, di usare le insegne vescovili, di essere sepolto in cattedrale (nel caso morisse, visto che ha 97 anni). Inoltre gli è stato imposto di devolvere un’adeguata somma di denaro come donazione per le attività della Fondazione San Giuseppe, istituita dalla Conferenza Episcopale Polacca per sostenere le attività della Chiesa a favore delle vittime di abusi sessuali, per la loro assistenza psicologica e la prevenzione e l’educazione delle persone responsabili della protezione dei minori.

    Un passaggio del genere da parte di Papa Francesco costituisce un segnale importante per una delle Chiese più importanti d’Europa, patria di San Giovanni Paolo II, dove vive anche il cardinale Stanislaw Dziwisz, influente ex segretario personale di Wojtyla, anch’egli finito sotto i riflettori per una serie di accuse relative all’insabbiamento di abusi.

    Accuse che però Dziwisz, in una intervista a TVN24, non solo nega con tutte le forze ma rimanda a chi gestiva all’epoca la Segreteria di Stato, vale a dire il cardinale Sodano. Non solo. In questo modo Dziwisz ha negato che Giovanni Paolo II fosse a conoscenza dei crimini commessi da Marcial Maciel Degollado, criminale e abusatore seriale di bambini, nonché fondatore dei Legionari di Cristo.

    Il caso di insabbiamento che, invece, viene imputato a Dziwisz, all’epoca in cui gestiva la diocesi di Cracovia – dal 2005 al 2016 – è di non avere dato seguito alla lettera di una vittima, Janusz Szymik, abusata da un sacerdote, padre Jan Wodniak. Dziwisz afferma di non avere mai avuto questa lettera anche se un prete di Cracovia conferma di avergliela consegnata nelle mani  nel 2012.

    «Non ricordo conversazioni in merito», ha detto Dziwisz a TVN24, spiegando che la questione non poteva riguardarlo, poiché Wosniak non apparteneva all’arcidiocesi di Cracovia, ma alla vicina diocesi di Bielsko-Zywiec. «Non posso avere sulla coscienza un fatto che non conosco. Anzi. E’ impossibile. Se avessi saputo tutti i dettagli, avrei reagito, anche se non avrei avuto il diritto di farlo perché si trattava di una diocesi diversa dalla mia».

    L’accusa di Isakowicz-Zaleski contro Dziwisz sta attirando l’attenzione di tutta l’opinione pubblica polacca poiché il sacerdote è il fondatore della Fondazione Fratel Alberto, uno dei più grandi gruppi no profit del Paese che aiuta i disabili fisici o mentali.

    Dziwisz già segretario di Giovanni Paolo II dal 1978 al 2005 nega anche che sia mai stato a conoscenza del caso di Marcial Maciel Degollado (il fondatore dei Legionari di Cristo morto negli Usa nel 2008, senza avere avuto in Vaticano nessun processo, solo la sanzione di non poter esercitare il suo ministero in pubblico e di ritirarsi a vita privata).

    Le prime denunce sui crimini di Maciel arrivarono in Vaticano verso la metà degli anni Novanta. Dziwisz ha ripetuto che Giovanni Paolo II «non ha mai nascosto nulla, non ha mai coperto tali questioni».

    «Quando queste cose cominciarono a venire fuori, chiesi a uno dei collaboratori di Maciel se ne fosse a conoscenza; egli rispose che nessuno dei Legionari ne aveva sentito parlare. Ho sentito dire che in questa vicenda la colpa è di Giovanni Paolo II o mia, ma posso dire che mentre ero in Vaticano non ne ho mai sentito parlare».

    Dziwisz ha smentito anche di avere mai ascoltato voci sulle condotte di due cardinali pedofili, l’americano Theodore McCarrick – al quale Francesco ha tolto la porpora due anni fa – e l’austriaco Hans Groër, morto in un convento senza alcuna punizione da parte della Santa Sede. Sia McCarrick che Groër erano stati nominati da Giovanni Paolo II.

    A questo punto Dziwisz sembra scaricare le responsabilità su Sodano che all’epoca dei fatti gestiva la Segreteria di Stato: «Non credo che queste siano domande per me, perché non sono stato io. Queste cose accadevano in Segreteria di Stato. Giovanni Paolo II non aveva paura di tali questioni», ha detto il cardinale.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/wojtyla_gay_omosessuali_polonia_vittime_molestie_cardinale_gulbinovicz_dziwisz_stanislao-5570177.html