Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Subito una commissione d’inchiesta sulla pedofilia nella Chiesa e apertura degli archivi segreti delle diocesi: la lettera del Coordinamento ItalyChurchToo alla Conferenza episcopale

    Subito una commissione d’inchiesta sulla pedofilia nella Chiesa e apertura degli archivi segreti delle diocesi: la lettera del Coordinamento ItalyChurchToo alla Conferenza episcopale

    «Chiediamo la piena collaborazione della Chiesa italiana a una indagine indipendente, condotta da professionisti credibili e super partes», che faccia luce sulle violenze di matrice pedofila compiute «dal clero in Italia» che veda uniti gli sforzi di diverse e altissime professionalità e che utilizzi contemporaneamente metodi qualitativi, quantitativi e documentali; in questa prospettiva, rigettiamo anticipatamente qualsiasi ipotesi di lavoro condotto con strumenti e risorse interne alla Chiesa stessa, che non avrebbe le caratteristiche di terzietà necessarie e risulterebbe non credibile, carente e in ultima analisi inutile, se non dannosa».

    È questa la prima delle richieste avanzate dal “Coordinamento contro gli abusi nella Chiesa cattolica – ItalyChurchToo” tramite una lettera recapitata alla Conferenza episcopale italiana – e per conoscenza al segretario di Stato vaticano, card. Parolin – che dal 23 maggio è riunita in assemblea in vista, tra l’altro, della nomina del nuovo presidente (l’unico al mondo scelto direttamente dal papa), successore del card. Bassetti. Le strategie di lotta contro la pedofilia all’interno della Chiesa italiana saranno oggetto di discussione al sinodo della Cei di questi giorni e il Coordinamento “ItalyChurchToo” espressione delle vittime di abusi, del laicato cattolico, di istanze del dialogo interreligioso, della cittadinanza e di alcuni media sensibili (oltre, naturalmente a Left, c’è Adista), chiede ai vescovi italiani di inoltrarsi una volta per tutte sul percorso della verità e della giustizia per le vittime di violenze, abusi e soprusi – minori, adulti, adulte, persone vulnerabili, religiose – perpetrati da persone a vario titolo impegnate nella Chiesa.

    L’Italia è rimasto l’unico grande Paese a tradizione cattolica nel quale a livello istituzionale – laico e religioso – non si è nemmeno mai parlato della possibilità di realizzare un’indagine su scala nazionale per far luce sull’entità del fenomeno criminale della pedofilia di matrice clericale. L’inchiesta non solo restituirebbe giustizia e verità a migliaia di vittime fino a oggi ignorate e inascoltate, ma darebbe fondamentali informazioni alle istituzioni preposte nell’ottica della prevenzione. Chi è il pedofilo? Cos’è la pedofilia? Cosa contraddistingue quella di matrice ecclesiastica? Quali sono le conseguenze per una vittima? Quanti sono i preti pedofili in Italia? Quante sono le loro vittime? Cosa fare quando si viene a conoscenza di una violenza subita da un bambino? A chi rivolgersi e a chi non rivolgersi per denunciare? Sono tutte domande che troverebbero risposta grazie a un’inchiesta seria.

    Alla necessità di realizzare un’indagine indipendente il nostro settimanale ha dedicato negli anni decine e decine di pagine, conducendo questa battaglia di civiltà a fianco delle vittime e dei sopravvissuti. E’ nata così l’idea di realizzare in collaborazione con Rete L’Abuso (onlus che fa parte del Coordinamento ItalyChurchToo) un Database che non si “limita a documentare i casi di violenza su minori nella Chiesa cattolica italiana (ad oggi ne abbiamo accertati 90 – con 269 vittime – in 20 anni).

    Si tratta della prima indagine permanente realizzata da un giornale in Italia per far luce su questo orrendo fenomeno criminale in tutti i suoi aspetti per fornire all’opinione pubblica un quadro d’insieme della situazione italiana e fare pressione sulla politica e le istituzioni affinché pongano in essere tutte le misure necessarie per prevenire ulteriori violenze – la pedofilia è notoriamente un crimine seriale – e per garantire tutta la necessaria assistenza psicologica alle vittime.

    L’archivio è quindi corredato oltre che di un numeratore dei casi accertati e delle vittime, anche da inchieste, interviste, analisi e riflessioni con il contributo di esperti di varie discipline per spiegare con linguaggio chiaro e divulgativo cosa è la pedofilia, in particolare quella di matrice ecclesiastica, chi è il pedofilo, quali sono le conseguenze per la vittima, cosa fare nel caso in cui si venga a conoscenza di una presunta violenza subita da un bambino, a chi rivolgersi e a chi NON rivolgersi per denunciare.

    Un altro punto chiave della lotta contro la pedofilia è la trasparenza. «Chiediamo che siano aperti e resi disponibili gli archivi di diocesi, conventi, monasteri, parrocchie, centri pastorali, istituzioni scolastiche ed educative cattoliche» è scritto al secondo punto della lettera di ItalyChurchToo che implicitamente fa riferimento ai luoghi dove notoriamente vengono custodite le informazioni “personali” sui presunti responsabili di violenze, mai consegnate alle istituzioni laiche. Il Coordinamento chiede inoltre, appunto, «che siano posti in essere canali di fattiva collaborazione con le istituzioni dello Stato italiano perché i colpevoli di crimini contro i minori vengano perseguiti». «Non siamo disposti – scrivono i componenti di ItalyChurchToo – ad accogliere sinergie con istituzioni statali che non contemplino una seria indagine sul passato, un coinvolgimento diretto delle vittime e una riparazione proporzionata al danno arrecato. È necessario che le responsabilità personali dirette, così come omissioni e indebite coperture, causa di rivittimizzazione delle vittime, siano accertate e rese note, a tutti i livelli, ai fini di una corretta presa in carico delle conseguenze delle proprie azioni, alle quali tutte e tutti siamo chiamati».

    Infine il riferimento ai centri diocesani di ascolto, presentati dalla Conferenza episcopale italiana come luoghi di attenzione alle vittime e di sensibilità alle loro necessità quando in realtà, come è stato ricostruito da Left, sono stati istituiti nelle diocesi per intercettare le vittime prima che vadano a denunciare alle autorità laiche quanto subito da un sacerdote: «Chiediamo che si affronti il nodo critico della mancanza di terzietà dei centri diocesani di ascolto esistenti, elaborando una proposta alternativa che offra figure professionali neutrali e competenti, per rendere meno psicologicamente gravosa e più agevole e rigorosa la raccolta di storie e testimonianze». Come è noto ai nostri lettori questi centri sono dei veri e propri sportelli aperti in un centinaio di diocesi presso i quali chi ha subito una violenza da un sacerdote può recarsi per raccontare la propria storia e chiedere “giustizia” (…ai superiori del presunto violentatore…). Per farsi un’idea, nella sola diocesi di Bolzano nell’ultimo decennio sono arrivate un centinaio di segnalazioni di casi di pedofilia e non risulta che una sola di essi sia poi stata inoltrata alla magistratura italiana affinché indagasse concretamente.

    La lettera del Coordinamento ItalyChurchToo alla Conferenza episcopale italiana si conclude con la sollecitazione ad affrontare un altro punto cardine della lotta contro il crimine violentissimo della pedofilia: la prevenzione. Questa, scrive il Coordinamento deve certamente partire dalla «formazione al ministero ordinato» nei seminari, con particolare attenzione all’educazione psico-affettiva dei seminaristi e dei/delle candidati/e alla vita religiosa e al ripensamento delle dinamiche della cura pastorale. Ma quel che è altrettanto importante è l’estensione «anche al clero e al volontariato attivo nella Chiesa l’obbligatorietà del certificato antipedofilia, previsto dalla Convenzione di Lanzarote, adottata dal Consiglio d’Europa e ratificata dal Governo italiano, al fine di restituire maggiore trasparenza alle istituzioni ecclesiastiche». Queste richieste – conclude il Coordinamento ItalyChurchToo – sono intese ad allineare l’operato della Chiesa italiana a quello di altre Conferenze episcopali e singole diocesi, e a spazzare via ogni dubbio relativo alle reticenze che l’episcopato italiano potrebbe avere riguardo all’emersione della reale portata» del fenomeno criminale della pedofilia di matrice ecclesiastica in Italia.

    *

    I primi firmatari della lettera alla Conferenza episcopale italiana

    Francesco Zanardi – Rete L’Abuso – ECA
    Mario Caligiuri – avvocato – Rete L’Abuso
    Cristina Balestrini – Sezione Vittime e Famiglie Rete L’Abuso
    Beppe Pavan – Comunità cristiane di base
    Paola Lazzarini – Donne per la Chiesa
    Giovanna Bianchi – Donne per la Chiesa
    Agnès Théry – Donne per la Chiesa
    Michelangelo Ventura – Noi siamo Chiesa
    Vittorio Bellavite – Noi siamo Chiesa
    Angelo Cifatte – Noi siamo Chiesa
    Paola Cavallari – Osservatorio Interreligioso sulle Violenze contro le Donne – OIVD
    Clelia Degli Esposti – OIVD
    Marzia Benazzi – OIVD
    Piera Baldelli – OIVD
    Maria Teresa Milano – OIVD
    Marco Campedelli – teologo e narratore – OIVD
    Paolo Cugini – presbitero e teologo – OIVD
    Doretta Baccarini – OIVD
    Ludovica Eugenio – giornalista – Adista
    Eletta Cucuzza – giornalista – Adista
    Giampaolo Petrucci – giornalista – Adista
    Ivana Santomo – Associazione Officina Adista
    Federico Tulli – giornalista – Left
    Federica Tourn – giornalista indipendente
    Comité de la Jupe
    Chantal Götz – Voices of Faith
    Lorita Tinelli – presidente Centro Studi Abusi Psicologici (CeSAP)
    Luigi Corvaglia – CeSAP – direttivo FECRIS
    I membri dell’Organizzazione internazionale Ex Focolari – OREF
    Carlo Bolpin – presidente Associazione Esodo
    Giuseppe Deiana – Associazione Puecher
    Emanuela Provera – numeraria Opus Dei dal 1986 al 2000
    Renata Patti – membro interno del Movimento dei Focolari dal 1967 al 2008
    Giuseppe Lenzi
    Piero Cappelli – giornalista e scrittore
    Francesco Antonioli – giornalista
    Federica Roselli – avvocato
    Maria Armida Nicolaci – biblista
    Mauro Concilio – educatore
    Laura Verrani – teologa
    Ugo Gianni Rosenberg – baccalaureando in Teologia
    Roberto Fiorini – responsabile rivista PretiOperai
    Antonietta Potente – religiosa domenicana e teologa
    Mauro Castagnaro – giornalista
    Francesco Peloso – giornalista vaticanista
    Giorgio Saglietti – Tempi di Fraternità
    Franco Barbero – biblista e teologo
    Giulia Lo Porto – biblista

  • Abusi sessuali: in Italia i laici denunciano l’omerta della Chiesa

    Abusi sessuali: in Italia i laici denunciano l’omerta della Chiesa

    LE MONDE – La legge del silenzio che pesa in Italia sulla pedocriminalità nel clero comincia a essere seriamente contestata. Mentre la Conferenza Episcopale Italiana tiene un’assemblea dal 23 al 27 maggio durante la quale si discuterà della sua politica in materia e si nomina il nuovo presidente, un libro accusatorio, in uscita il 26 maggio, cerca di spiegare perché la Penisola italiana è una degli ultimi Paesi occidentali dove la Chiesa cattolica si oppone con successo a qualsiasi tentativo di approfondire questo fenomeno.

    “Questo libro mira a costringerli a fare questa indagine”, ha detto a Le Monde una delle sue autrici, la storica e giornalista Lucetta Scaraffia.

    Intitolato Agnus Dei. Gli abusi sessuali del clero in Italia (“Agnus Dei. Abuso sessuale nel clero in Italia”, Solferino, 224 pagine, non tradotto), scritto da Lucetta Scaraffia, Anna Foa e Franca Giansoldati, l’opera trasse parte della sua materia prima nel archivi accumulati da Francesco Zanardi.

    Aggredito nella sua infanzia da un prete, questo uomo di 51 anni raccoglie da dodici anni informazioni sparse trovate sulla stampa. Molto solo, per molto tempo, a svolgere questo lavoro, questo abitante di Savona (Liguria), nei pressi di Genova, finì per diventare destinatario di informazioni inviategli da altre vittime, o dai loro familiari, che avevano subito la respinte dalla gerarchia cattolica. Questi dati sono online, in blocco, sul sito della sua associazione, Rete L’Abuso.

    Lucetta Scaraffia si è immersa in questi caotici frammenti di drammi e vite spezzate per cercare di raccontare queste storie e spiegare perché l’omerta persiste in Italia più che altrove. Questa cattolica non è alla sua prima puntura nella Chiesa.

    Nel febbraio 2019, quando dirigeva il mensile femminile Osservatore Romano, quotidiano ufficiale vaticano, pubblicava un’inchiesta in cui denunciava le violenze sessuali inflitte dai sacerdoti alle suore. Rimane inesauribile su questo argomento, che considera ancora più nascosto, nel suo Paese, della criminalità minorile. Con questi due scandali, dice, «la Chiesa è seduta su un vulcano».

    Gli autori contano, nell’archivio di Francesco Zanardi, “circa 320” sacerdoti interessati, “di cui 159 condannati in via definitiva”. Notano che molte procedure vengono interrotte poco dopo la conclusione, da parte delle diocesi, di un’operazione con le famiglie colpite, spesso con mezzi modesti. In cambio di un risarcimento da 15.000 a 25.000 euro, la maggior parte delle vittime accetta di ritirare la denuncia. Dal canto loro, le diocesi conservano i servizi di rispettabili avvocati i cui nomi compaiono in diversi casi.

    Modelli noti

    Troviamo, nel libro, modelli che ora sono ben noti per essere stati identificati e supportati in altri paesi. I minori vittime dell’aggressione sono in primis molto poveri, provenienti da famiglie aiutate dalla parrocchia dell’aggressore, e quindi dipendenti da lui; in un Paese in cui la Chiesa mantiene un grande peso economico e svolge la maggior parte dei compiti caritativi, queste situazioni sono particolarmente diffuse.

    La maggior parte dei sacerdoti presi di mira dalle accuse vengono spostati o inviati temporaneamente negli istituti specializzati per chierici in difficoltà di cui dispone la Chiesa italiana. Più che pedofili in senso patologico, sono “predatori” che scelgono le loro prede, ragazze o ragazzi, in base alla loro accessibilità. “Sono gender fluid”, schernisce Lucetta Scaraffia, utilizzando di proposito un’idea a cui la Chiesa si oppone. E quando un caso in pieno giorno si fa di tutto per stabilire l’idea di atti isolati. “Io stesso sono stato vittima di uno stupro e la mia storia è stata spesso raccontata come un caso individuale, ma il prete che ho accusato ha avuto almeno quaranta vittime! », spiega Francesco Zanardi.

    Il libro descrive sette storie per illustrare la situazione italiana. “Nessuno di questi casi è stato preso sul serio dalla gerarchia ecclesiastica mentre l’aggressore continuava, per così dire, a commettere i suoi crimini, notano gli autori. In tutti questi casi è stato necessario un intervento esterno affinché, finalmente, la gerarchia ecclesiastica prendesse in mano la situazione, seppur timidamente e in modo inadeguato. »

    «Questo non è un libro contro la Chiesa», insiste Franca Giansoldati, una degli autori, giornalista del Messaggero, principale quotidiano romano. Mira a far riflettere l’opinione pubblica, a cambiare mentalità in modo che le persone possano ancora una volta avere fiducia nell’istituzione. Ma per questo, abbiamo bisogno di un’indagine indipendente. Qui sta la principale resistenza della gerarchia cattolica italiana, che continua a favorire le procedure interne, a rischio di essere accusata di voler “soffocare” gli scandali.

    La liberazione dell’Agnus Dei spingerà la Chiesa a fare un passo in questa direzione? Sempre più osservatori sembrano essere conquistati da questa idea, anche se gli ostacoli restano notevoli. Infatti, se anche la società italiana si sta secolarizzando a pieno ritmo, la Chiesa gode ancora di una posizione di notevole potere nel Paese, tanto che pochi leader politici osano affrontare questo tema esplosivo. “In cinque anni solo un parlamentare ha fatto domande”, testimonia Franca Giansoldati.

    La stessa giustizia non sembra avere fretta di occuparsi di questi casi. Inoltre, il concordato con l’Italia prevede espressamente che “gli ecclesiastici non sono tenuti a fornire ai magistrati o ad altre autorità informazioni su persone o cose di cui sono a conoscenza in virtù del loro ministero”. Ciò impedisce o rallenta molte procedure. La stampa, infine, non è esente da rimproveri. “I vaticanisti italiani non vogliono parlare di abusi”, sottolinea Lucetta Scaraffia, sottolineando il peso in redazione di questi specialisti in questioni religiose che soprattutto non vogliono offendere la gerarchia cattolica. Quindi, confida, se il signor Zanardi l’ha contattata, è stato “perché non si fida degli altri giornalisti”.

    In effetti, i pochi casi che arrivano al processo sono il più delle volte trattati come notizie isolate e confinate a pagine locali. “Ricordo questo caso di stupro che coinvolse don Ruggero Conti, sacerdote della diocesi di Fiumicino, nel 2010. Il vescovo era venuto a testimoniare, eravamo a 30 chilometri dal Vaticano… In tribunale c’era tutta la stampa internazionale e, su da parte italiana, eravamo pochi giornalisti di agenzia. Il sacerdote è stato condannato a quindici anni di reclusione, ma la vicenda ha interessato più il New York Times che la stampa nazionale», racconta il giornalista Iacopo Scaramuzzi, autore di numerose opere sull’argomento, tra cui un saggio, Il sesso degli angeli (Edizioni dell’ Asino, 2022, non tradotto), e un podcast da pubblicare sul media online Il Post (con Alvise Armellini).

    Al di là di queste iniziative, e anche se questi approcci rimangono molto minoritari, i cattolici che vogliono fare luce iniziano a organizzarsi. Collettivi come Donne per la Chiesa o Noi siamo Chiesa hanno creato un coordinamento contro gli abusi nella Chiesa cattolica con la parola chiave #Italychurchtoo. La Conferenza episcopale deve decidere la prossima settimana sulla lotta a queste violenze. A gennaio, dopo la pubblicazione del rapporto della Commissione Sauvé sulla criminalità minorile in Francia, essa escludeva ancora un’indagine simile sulla sola Chiesa cattolica. Resta da vedere per quanto ancora riuscirà a prevenirlo.

    le monde Cécile Chaambraud e Jérôme Gautheret – Roma – inviato speciale, corrispondente

  • “CHIEDIAMO AI VESCOVI VERITÀ, GIUSTIZIA e PREVENZIONE” – CONFERENZA STAMPA

    “CHIEDIAMO AI VESCOVI VERITÀ, GIUSTIZIA e PREVENZIONE” – CONFERENZA STAMPA

    In occasione della 76.ma Assemblea generale della Conferenza Episcopale Italiana, in programma dal 23 al 27 maggio p.v., il Coordinamento #ItalyChurchToo chiederà, in una “LETTERA AI VESCOVI”, precise misure necessarie e improrogabili nell’ambito della lotta agli abusi nella Chiesa cattolica, che allineino l’operato della Chiesa italiana a quello di altre Conferenze episcopali e dissolvano i dubbi relativi alle reticenze e alle resistenze dell’episcopato italiano riguardo all’emersione della reale portata del fenomeno in Italia.

    Alla lettera – che verrà inviata alla Conferenza Episcopale Italiana il 23 maggio e contestualmente diffusa sui media nazionali ed esteri – i vescovi sono chiamati a rispondere entro la data della Conferenza stampa di presentazione dell’iniziativa, che avverrà

    venerdì 27 maggio ore 11,00

    Associazione Stampa Estera via dell’Umiltà 83/c – ROMA

    Il Coordinamento contro gli abusi nella Chiesa cattolica ItalyChurchToo è espressione delle vittime di abusi, del laicato cattolico, della cittadinanza e di alcuni media sensibili, ed è nato il 15 febbraio 2022 come strumento di pressione sulle istituzioni religiose e laiche per ottenere verità, giustizia e prevenzione per le vittime di abusi – minori, adulti, adulte, persone vulnerabili, religiose – perpetrati da persone a vario titolo impegnate nella Chiesa.

    Per informazioni o accrediti:

    Francesco Zanardi

    e-mail portavoce@retelabuso.org

    tel. 392 703 0000

    Ludovica Eugenio

    e-mail ludo@adista.it

    tel. 335 345469

  • SPAGNA – Navarra riconoscerà le vittime degli abusi nella Chiesa già prescritti

    SPAGNA – Navarra riconoscerà le vittime degli abusi nella Chiesa già prescritti

    Navarra promulgherà una legge per riconoscere come tali le vittime della pederastia nella Chiesa cattolica, chiarire i crimini commessi dai membri di questa istituzione nella comunità e “contribuire a una memoria collettiva, democratica e critica” sul problema. La bozza della norma, a cui questo giornale ha avuto accesso, prevede la creazione di una “commissione di riconoscimento” composta da esperti che valuterà, durante sei anni di lavoro, le istanze di persone che affermano di aver subito abusi da parte del clero .e vogliono beneficiare della legge. La norma, pioniera in Spagna, considererà per la prima volta colpite molte vittime, poiché la maggior parte di coloro che hanno denunciato il loro caso negli ultimi anni non sono legalmente riconosciute come tali, poiché il reato è prescritto.

    Non è il primo passo che la Giunta provinciale compie su questo tema: nel 2019 è stata la prima istituzione pubblica a commissionare un’indagine indipendente che fornirebbe una radiografia dei casi di pederastia nella regione. In sei mesi sono stati trovati 31 abusatori e 58 vittime. I tre partiti che fanno parte del Governo Provinciale (PSN, Geroa Bai e Podemos), Izquierda-Ezkerra (coalizione di IU e Batzarre) ed EH Bildu hanno collaborato alla creazione del progetto, anche se non si sa ancora chi registrerà il documento e quando. L’Esecutivo afferma che Navarra Suma (Unione del popolo, dei cittadini e del Partito popolare navarrese) è a conoscenza di questa iniziativa, ma non ha ancora rilasciato una dichiarazione. “Al momento le parti stanno definendo sia le questioni tecniche che quelle relative alla nomina dei membri della commissione”, afferma un portavoce del Dipartimento per le politiche migratorie e la giustizia. In ogni caso, la maggioranza dei partiti al parlamento navarrese è favorevole alla sua approvazione, afferma questa fonte.

    Il documento sottolinea che l’obiettivo di questo nuovo regolamento sarà quello di “documentare con il massimo rigore, veridicità e coerenza” ogni caso, “promuovere il riconoscimento istituzionale e sociale delle vittime, favorendone la visibilità e la soddisfazione personale” e intraprendere l’opera del il più rapidamente possibile per evitare “procedure formali che allungano o ostacolano inutilmente” il processo. “La dichiarazione della persona colpita comporterà il diritto al riconoscimento pubblico della condizione di vittima. Questo riconoscimento pubblico deve essere combinato con il diritto della vittima, quando espressamente richiesto, di preservare la propria privacy”, aggiunge il testo.

    Jesús Zudaire è grato per questa iniziativa, che definisce “pionieristica”. Dopo anni di terapia psicologica, ha denunciato nel 2019 il sacerdote José San Julián Luna, fondatore e direttore della scuola diocesana El Puy di Estella (Navarra), per avergli abusato negli anni Settanta nel centro. Ma non accadde nulla: il caso fu prescritto e l’arcivescovado di Pamplona, ​​dice, disattese. “Ecco perché questa è una legge onnicomprensiva e molto progressista, che non ci guarisce, ma ci allevia molte delle sofferenze che abbiamo subito. Per noi è molto importante che istituzionalmente siamo chiamati vittime di abusi e che siamo inseriti nella memoria storica, soprattutto per chi di noi ha denunciato e la legge non ci permette di continuare, perché il reato ha prescritto o gli autori hanno morto”, spiega. Zudaire,

    “E’ un esempio di cui Madrid dovrebbe prendere atto”, aggiunge Zudaire, riferendosi alle due indagini avviate in Spagna finora quest’anno, quella che sarà condotta dal Mediatore (ancora nessuna notizia di come sarà articolato) e quello commissionato dai vescovi alla ditta Cremades & Calvo-Sotelo, e che la maggioranza delle vittime ritiene che «non sarà imparziale ». La collaborazione della Chiesa in entrambe le indagini sarà essenziale per conoscere la dimensione del problema, così come nella commissione del diritto forense.

    Per questo il Ministro per le Politiche dell’Immigrazione e la Giustizia del Governo della Navarra, Eduardo Santos, ha inviato l’11 febbraio un messaggio alla gerarchia ecclesiale perché non percepisse queste iniziative come un attacco: «Non è un problema di Chiesa cattolica, ma nella Chiesa cattolica. E, quindi, il dialogo deve essere fluido e costante”. Il disegno di legge stabilisce che il Governo Provinciale si offra come ponte tra le vittime ei loro aggressori oi rappresentanti della Chiesa per realizzare incontri, simili a quelli che esistono tra le vittime del terrorismo ei prigionieri dell’ETA. “L’obiettivo è fornire strumenti per ottenere giustizia riparativa”, afferma un portavoce.

    Una squadra indipendente che non riceverà uno stipendio

    La commissione che valuterà le domande di riconoscimento, sottolinea la bozza, “agirà con autonomia e piena indipendenza” per svolgere il proprio lavoro “con obiettività, professionalità, integrità, imparzialità e riservatezza”. Deve inoltre astenersi dall’”intervenire in ogni caso oggetto di indagine penale” e non può “indicare responsabilità penali” all’imputato. Sarà composto da quattro esperti del campo storico-giuridico e psicologico, due rappresentanti della Chiesa cattolica di Navarra (nominata dall’Arcivescovado di Pamplona e Tudela) e due rappresentanti delle associazioni delle vittime. Il presidente sarà eletto tra i membri a maggioranza semplice. Non percepiranno uno stipendio per il loro lavoro, anche se avranno diritto a delle indennità coloro che non appartengono all’Amministrazione.

    Il team si riunirà almeno una volta ogni tre mesi e preparerà un rapporto annuale con i risultati delle proprie indagini: numero di richieste presentate, caratteristiche dei dati raccolti ed eventuali dati che “aiutano ad avere una conoscenza completa e reale di quanto accaduto” . Inoltre, dopo sei anni di lavoro, la commissione pubblicherà uno studio finale con tutti i risultati ottenuti.

    Concentración de la Asociación de Víctimas de Abusos en la Iglesia en Navarra
    EUROPA PRESS
    (Foto de ARCHIVO)
    18/1/2020

    Per richiedere il riconoscimento come vittima, gli interessati devono presentare domanda al Crime Victims Assistance Office, l’agenzia preposta all’assistenza alle vittime di reati violenti e sessuali. Dispone di un team di psicologi, assistenti sociali e specialisti legali e amministrativi che, dall’approvazione di questa legge, accoglierà e intervisterà in via confidenziale anche le persone colpite da pederastia. Oltre all’assistenza diretta, l’organizzazione ha aperto due canali di contatto: il numero di telefono 848 42 33 76 e l’e-mail ofidel@navarra.es .

    La richiesta deve contenere una descrizione il più possibile dettagliata dei fatti e può essere corredata da documenti e relazioni che forniscono prove. L’ufficio lo trasferirà alla commissione di riconoscimento. Questa, se lo riterrà opportuno, potrà ascoltare la vittima e chiedere interviste ai testimoni ea quelle persone «che, o per conoscenza diretta dei fatti o per esperienza in materia, potrebbero fornire informazioni». La commissione può richiedere atti ad altre pubbliche amministrazioni, enti o enti privati, sempre nei limiti previsti dalla normativa. Infine, è necessario trasferire la proposta corrispondente al Dipartimento di Giustizia. Ed entro tre mesi, informerà l’interessato se la sua richiesta è stata accolta o respinta.

    Un governo pionieristico nella lotta alla pederastia

    La Giunta provinciale è stata anche la prima istituzione pubblica a commissionare, nel 2019, un’indagine per conoscere il problema della pederastia in Navarra. I risultati, raccolti e pubblicati a febbraio dall’Università Pubblica di Navarra (UPNA), portano il numero a 31 abusatori e 58 vittime. Il documento raccoglie abusi sessuali e stupri commessi dal 1948 al 1990, che hanno coinvolto l’arcivescovado di Pamplona e Tudela, una dozzina di ordini religiosi e altri 17 centri e istituzioni. Le vittime avevano tra i cinque ei 17 anni. A suo tempo sono stati denunciati otto presunti pederasti, ma l’unico provvedimento adottato è stato il loro trasferimento dal centro. Né l’arcivescovado né gli ordini coinvolti hanno voluto collaborare alle indagini.
    Una delle conclusioni del rapporto è che in Navarra “la teoria dell’iceberg si realizza” dopo aver individuato “una piccola parte delle vittime del totale esistente”. La ricerca in Navarra non è stata un processo semplice. Almeno quattro dei membri dell’associazione delle vittime affermano di aver ricevuto lettere di minaccia anonime.
    La Giunta provinciale e le associazioni delle vittime, invece, insieme all’UPNA, hanno organizzato nel febbraio 2020 il primo congresso accademico in Spagna sulla pederastia nella Chiesa. La giornata, con conferenze di vittime e specialisti di diverse discipline – nessun membro della Chiesa ha partecipato – è servita da base per un libro finanziato dal Dipartimento di Giustizia.

    https://elpais.com/sociedad/2022-04-25/navarra-reconocera-a-las-victimas-de-abusos-en-la-iglesia-ya-prescritos.html?ssm=TW_CC

  • Il “focolare” sotto la cenere: nasce un’associazione internazionale di vittime di abusi

    Il “focolare” sotto la cenere: nasce un’associazione internazionale di vittime di abusi

    41051 ROMA-ADISTA. «Una nuova associazione internazionale per combattere gli abusi di potere nel Movimento dei Focolari di Chiara Lubich»: si chiama OREF (ORganizzazione Ex Focolari) ed è appena nata, dopo la pubblicazione, a fine marzo, del Rapporto indipendente firmato da GCPS Consulting sugli abusi sessuali di minori in Francia da parte di Jean-Michel Merlin, laico consacrato, oggi ottantenne, che nel movimento è stato dagli anni ‘60 fino a quando ne è stato cacciato, nel 2016 (v. Adista Notizie n. 13/22); ma anche in seguito al vano tentativo di alcuni ex membri del Movimento – si legge sul comunicato stampa di presentazione – «di avere un incontro aperto e onesto con Co.Be.Tu.», la Commissione per il Benessere e la Tutela dei Minori interna ai focolarini per le persone abusate dal Movimento.

    L’associazione nasce con l’obiettivo di «segnalare e registrare i casi di abuso di ogni tipo all’interno del Movimento dei Focolari, fenomeni che riteniamo un problema sistematico, e di cercare giustizia e verità per le vittime», con un approccio «caratterizzato dalla trasparenza: rigettiamo lo stile di segretezza tipico del Movimento dei Focolari e più in generale della Chiesa cattolica, così come abbiamo constatato, almeno fino all’inizio del pontificato di Papa Francesco». Nel 2020, sull’onda dello scandalo suscitato da Merlin – le cui vittime certe per il periodo 1963-1998 sono al momento 26, oltre ad altre possibili 11 e ad altri casi di adescamento più recenti –, i vertici francesi del movimento si erano dimessi (v. Adista Notizie n. 39/20) ed era stata incaricata la società GCPS Consulting – specializzata nell’aiutare organizzazioni a garantire la sicurezza dei bambini, di persone vulnerabili e gruppi “a rischio” – di compiere un’indagine, con la supervisione ulteriore di un ex alto funzionario francese indipendente, a garanzia di integrità, qualità e affidabilità dell’indagine. Il Rapporto finale dell’inchiesta, quasi un centinaio di pagine frutto di un anno e mezzo di lavoro, denota che «Jean-Michel Merlin è stato un prolifico abusatore seriale di minori, responsabile di molteplici casi di abuso sessuale e tentato abuso sessuale su minori, quelli di cui abbiamo informazioni e, molto probabilmente, molti altri». Non solo: il documento punta il dito contro «la struttura piramidale del Movimento, il suo mantra di obbedienza e unità» che «hanno certamente contribuito al fallimento sistemico nell’affrontare non solo il caso di JMM», ma anche altri casi di natura psicologica, spirituale ed economica, nel mettere in atto misure di prevenzione, nel perseguire presunti reati e nell’ascolto e nell’aiuto alle vittime.

    Spiega OREF che, proprio nei giorni precedenti la pubblicazione del rapporto, «è fallito un incontro tra un gruppo di ex membri del Movimento e la Co.Be.Tu., la commissione cosiddetta “indipendente” nata in seno al Focolare su ordine del Vaticano. In vista di tale incontro avevamo proposto, (…), la presenza di un giornalista indipendente e di un avvocato di nostra fiducia; a tale richiesta Co.Be.Tu. ha opposto un rifiuto (mentre la commissione avrebbe partecipato con quattro persone, tre delle quali avvocati)». Essendo, per il gruppo di vittime, necessaria e tutelante la presenza di un giornalista e di un avvocato, in assenza di un riscontro «abbiamo deciso che a tali condizioni non era possibile procedere all’incontro». «Co.Be.Tu. non ha replicato e, più volte sollecitata, ha infine accettato l’incontro con la presenza di un nostro avvocato», racconta OREF, «ma ciò è avvenuto solo: quando per noi le condizioni di fiducia erano ormai venute meno; dopo un lungo silenzio da parte loro; a seguito della pubblicazione del Rapporto della GCPS Consulting».

    Di qui la decisione che non fosse più «utile né costruttivo» un incontro con la Commissione e che fosse opportuno fare un passo oltre, creando un organismo di ampio respiro per combattere gli abusi. I fondatori di OREF – intorno alla quale gravitano avvocati, teologi, esperti di diritto canonico e giornalisti – sono tutti ex focolarini di varie nazionalità (Italia, Gran Bretagna, Olanda, Svezia, il Brasile, Francia, Canada e Lussemburgo), molti dei quali hanno testimoniato gli abusi subiti nel libro di Ferruccio Pinotti La setta divina (Piemme 2021).

    Molti di essi sono stati all’interno del movimento per decenni ricoprendo anche cariche di rango. «Gli abusi vanno dalla manipolazione affettiva (compresi matrimoni e separazioni combinate) all’uso di metodi settari di proselitismo (come il love bombing e la rivelazione progressiva dell’insegnamento interno, allo scopo di non spaventare i nuovi proseliti), l’obbligo di reprimere ogni manifestazione di sofferenza (forzando il volto al sorriso e trattenendo ogni lacrima), la patologizzazione di orientamenti sessuali ed espressioni di genere non conformi al modello eteropatriarcale cisgender, l’impiego non retribuito in lavori sfiancanti che a distanza di tempo ha lasciato alcuni di noi senza risparmi nécopertura pensionistica».

    Senza parlare dei disturbi mentali che di cui molte vittime hanno sofferto a motivo della pressione fisica e mentale esercitata dal Movimento, che ha portato alcuni «sull’orlo del suicidio».Nel comunicato stampa, i fondatori di OREF mettono in luce come gli aspetti più problematici della cultura focolarina, all’origine degli abusi, non siano esplicitati in documenti o statuti, ma costituiscano il naturale risvolto «di una formazione che mette al centro il Movimento e ritiene che l’istituzione valga più di qualsiasi individuo».

    Un atteggiamento stigmatizzato da papa Francesco che, il 6 febbraio 2021, parlando ai partecipanti dell’assemblea generale del Movimento, invitò a «guardarsi dal ripiegamento su sé stessi, che induce a difendere sempre l’istituzione a scapito delle persone, e che può portare anche a giustificare o a coprire forme di abuso». «Si tratta – spiega il comunicato OREF – di una modalità invisibile dall’esterno, di cui noi ex membri siamo stati testimoni diretti e sulla quale possiamo dunque offrirci come osservatori privilegiati»

    https://www.adista.it/articolo/67920

  • Sacerdote colombiano catturato in Italia per pedofilia a Pasqua

    Sacerdote colombiano catturato in Italia per pedofilia a Pasqua

    Diversi media italiani hanno riportato l’arresto, lo scorso Venerdì Santo, di un sacerdote colombiano identificato come Carlos Arcos Pérez , accusato di pedofilia dai familiari di due minori, che sarebbero le vittime. Dovrebbe essere ascoltato dal giudice per definire la tua situazione.

    L’episodio è avvenuto nella città natale di papa Leone XIII, Carpineto Romano , un comune di circa 4.000 abitanti della provincia di Roma della Sierra Lepini, dove tre anni fa era arrivato il sacerdote Arcos Pérez.

    Il quotidiano locale Il Corriere della Città ha assicurato che venerdì scorso i carabinieri sono giunti alla casa parrocchiale e hanno portato in carcere il parroco, per metterlo a disposizione delle autorità, mentre la sua situazione giudiziaria si risolveva.

    Il mandato di cattura è stato emesso dalla Procura di Velletri , ha aggiunto il quotidiano La Repubblica , a causa di una denuncia di due famiglie, che lo hanno accusato lo scorso dicembre di molestie sessuali su due minori. Li avrebbe contattati fuori dalla chiesa.

    Secondo i media italiani, alcuni abitanti del villaggio non sono rimasti sorpresi dalla cattura, perché le voci si erano già sparse in tutta la città. Tuttavia, le opinioni sono divise su ciò che potrebbe essere accaduto e sul fatto che la giustizia debba finire.

    In un primo momento, secondo membri della parrocchia sul quotidiano Il Messaggero , il sacerdote aiutava con alcune messe e funerali, ma non era il padre principale. Ma siccome le indagini erano note, doveva rimanere chiuso in casa per quattro mesi, non avrebbe praticato nessuna attività ecclesiale e non avrebbe avuto contatti con nessuno. Alcuni lo hanno descritto come una persona molto tranquilla che non attira l’attenzione.

    Le congregazioni non si sono ancora parlate, secondo i giornali locali, ad eccezione del vescovo della diocesi di Anagni-Alatri, a cui appartiene la parrocchia di Carpineto Romano, Lorenzo Loppa.

    Ora si prevede che venga definito cosa accadrà al sacerdote e che il processo continui, mentre la sua versione viene ascoltata davanti a un giudice e se è accusato di pedofilia.

    Francesco Zanardi , vittima di abusi da parte di un sacerdote e presidente dell’associazione L’Abuso in Italia, ha detto ai media di RFI che l’Italia è uno dei Paesi in ritardo nelle indagini sugli abusi sessuali e sulla pedofilia da parte dei sacerdoti, così come spesso i media ignorano alcuni informazioni dovute alla presenza del Vaticano in quel paese.

    La rete L’Abuso, la principale associazione di vittime in Italia, con 1.300 membri, ha individuato negli ultimi 15 anni più di 300 sacerdoti coinvolti o condannati dei 50.000 che risiedono nella penisola.

    Tuttavia, è impossibile ottenere “cifre precise” per l’assenza di “un rapporto indipendente”, come è successo in Francia, con le rivelazioni sconvolgenti della Commissione Jean-Marc Sauvé, o in Germania, con il recente rapporto che va così fino a interrogare il papa emerito Benedetto XVI per aver gestito quattro casi di preti pedofili quando era arcivescovo di Monaco.

    https://www.infobae.com/en/2022/04/17/colombian-priest-was-captured-in-italy-for-pedophilia-at-easter/

  • Abusi sessuali nella Chiesa: i vescovi italiani supereranno l’omertà?

    Abusi sessuali nella Chiesa: i vescovi italiani supereranno l’omertà?

    Alto, magro, sigaretta in mano, parla come una mitragliatrice: Francesco Zanardi ci riceve nel suo piccolo bilocale, all’ultimo piano di un edificio fatiscente a Savona, cittadina costiera del nord Italia.

    Vive e lavora qui, dedicando le giornate alla sua associazione, la Rete L’Abuso, dedita alla denuncia dei preti pedofili e all’aiuto alle vittime.

    Al muro, foto di manifestazioni contro “il silenzio della Chiesa” . Con un gesto netto, tira su la manica: sull’avambraccio, tracce di punture, ricordo della sua passata dipendenza dalla droga: «Uno dei frutti dello stupro compiuto da un prete nella mia giovinezza. »

    “Lacune giuridiche italiane”
    Sul sito della Rete L’Abuso Francesco Zanardi pubblica costantemente nuovi articoli e aggiorna una mappa dei preti aggressori. « In Francia, osserva, la commissione Sauvé ha stimato in 216mila il numero delle vittime dei sacerdoti in settant’anni. Immaginate l’Italia, con il triplo dei preti…», Affermando di« non avere niente contro i cattolici, ma contro la Chiesa istituzionale» applica la regola del tre, amplia per i “vizi giuridici italiani” e per l’importanza della Chiesa nella Paese e arriva a un risultato: 1 milione di vittime. La cifra colpisce, anche se manca di solide basi.

    A differenza di Francia, Germania, Stati Uniti o, più recentemente, Spagna, nessuna commissione grande ampiezza è stata finora incaricata dalla Conferenza episcopale italiana (CEI) sulla questione.

    «Dopo il rapporto della Ciase, ho lanciato una petizione e ho scritto al presidente della Cei per chiedergli una commissione simile», racconta Paola Lazzarini, presidente di un’associazione di donne cattoliche. «Nessuna risposta…».

    “Un prete, qui, non si critica”
    «I vescovi pensano ancora di potervi sfuggire. Approfittano del fatto che non c’è una reale pressione», attacca, dal canto suo, Marco Marzano, docente di sociologia delle organizzazioni all’Università di Bergamo e autore di La Casta dei casti (ed. francese Philippe Rey, 2022, 221 pagine , 19€). Perché se in Francia l’“affare Preynat”, divenuto “l’affare Barbarin”, ha innescato un cataclisma mediatico e una forte richiesta da parte dell’opinione pubblica, in Italia la situazione non è paragonabile. «I giornalisti italiani non stanno facendo il loro lavoro» si rammarica Francesco Zanardi. «Quando parlano della Chiesa, è per applaudire il papato».

    Ottimo conoscitore della Chiesa italiana, il giornalista Iacopo Scaramuzzi è forse meno categorico.
    «Un prete, qui, non si critica», riassume. Quanto all’eventuale responsabilità dei vescovi, viene raramente messa in discussione, visto che questi ultimi sono tutelati dinanzi ai tribunali dal concordato vigente, il cui articolo 4 garantisce che essi «non sono tenuti a fornire a magistrati o ad altre autorità informazioni su persone o fatti di cui hanno conoscenza a motivo del loro ministero».

    Questa protezione ha permesso, fino a tempi recenti, di continuare a spostare dalle parrocchie i sacerdoti incriminati, una pratica che, l’episcopato ci assicura, ora è definitivamente finita.

    Fare una segnalazione non basta
    «Con quanto sta accadendo in Francia e, più recentemente, in Spagna, i vescovi italiani avvertono tuttavia una forma di pressione che li spinge a cambiare», spiega un osservatore, a Roma. «Sono sempre più isolati nel mondo occidentale», vuole credere Vittorio Bellavite, già responsabile di un’associazione cattolica piuttosto progressista. Spinti dalle decisioni dei loro vicini, alcuni vescovi italiani, secondo le nostre informazioni, avrebbero già preso atto della necessità di un rapporto sulla pedofilia nella Chiesa del Paese.

    Tuttavia, avverte una fonte romana molto favorevole a che la Chiesa in Italia faccia un vero lavoro sulla questione, decidersi per un rapporto non basta. Dovrebbe essere commissionato a un organismo indipendente o dovrebbe essere preferita un’indagine interna? Concentrarsi sul passato o sulla prevenzione? Abbiamo bisogno di un’indagine statistica? Di raccomandazioni? Si può rendere pubblico? Tra i responsabili cattolici italiani, queste domande creano imbarazzo e pochi sono quelli che hanno accettato di rispondere alle richieste di La Croix .

    “I numeri ci interessano poco”
    In Curia, pur senza essere sfavorevoli per principio a un rapporto, molti ritengono che la metodologia francese costituisca un controesempio. «Con la Ciase, i vescovi francesi si sono scavati la fossa», ha detto una fonte. Molto criticato anche il termine “sistemico” , ripreso dai vescovi francesi per caratterizzare gli abusi.

    Per il momento, l’episcopato italiano sembra voler escludere l’opzione francese di una commissione indipendente e di un’importante indagine statistica. «I numeri ci interessano poco, se non per la prevenzione», risponde a La Croix mons. Lorenzo Ghizzoni, presidente del Servizio tutela minori della Cei. «Vogliamo un’analisi qualitativa e non quantitativa, per conoscere i nostri punti di forza e di debolezza». Gli attuali funzionari della Cei si propongono piuttosto di svolgere un’indagine in un periodo relativamente limitato – due decenni – e a partire dagli archivi diocesani.

    “Paura della valanga”
    Secondo chi chiede una commissione indipendente e multidisciplinare sul modello della Ciase, questo metodo permetterebbe soprattutto di evitare rivelazioni con cifre shock. «I vescovi hanno paura della valanga», sorride Paola Lazzarini. «Vogliono accontentarsi di un mea culpa che non parli delle vittime», lamenta Francesco Zanardi. L ‘“unica via” che trova favore ai suoi occhi sarebbe una commissione parlamentare d’inchiesta, alla quale le diocesi e la Cei aprano i loro archivi, possibilità in cui lui non crede.

    Vittorio Bellavite ha un programma molto chiaro, che secondo lui i vescovi dovrebbero seguire: «Fare luce sugli eventi passati, compiere un atto collettivo di pentimento, riconoscere i torti subiti.
    Dobbiamo avere il coraggio di dire “noi abbiamo fallito, la Chiesa ha fallito”».

    Ma come in Spagna, dove i vescovi hanno cambiato rotta in poche settimane, anche in Italia la situazione potrebbe cambiare rapidamente. «Tutte le opzioni sono sul tavolo», dice una fonte romana. La scelta dipenderà ora dall’elezione a maggio dei nuovi vertici dell’episcopato italiano».

    E il papa avrà un ruolo decisivo da svolgere: è lui che designerà il presidente della Cei, tra tre nomi proposti dai vescovi. Ed è quindi Francesco, a seconda delle rispettive posizioni sull’opzione da scegliere, che si ritroverà nella posizione di arbitro.
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    Le varie commissioni per abusi sessuali nel mondo Negli Stati Uniti , nel 2004, il rapporto John Jay, richiesto dalla Chiesa cattolica, riporta oltre 10.000 vittime dal 1950. 252 sacerdoti sono stati sanzionati.
    In Irlanda, nel 2009, il Rapporto Ryan commissionato dal governo ha rilevato oltre 2.000 bambini maltrattati in 216 strutture gestite da ordini religiosi. Incriminati 800 aggressori.

    In Australia, nel 2017, un rapporto, realizzato dalla Commissione reale indipendente d’inchiesta su richiesta del governo, stima al 7% i sacerdoti che sono stati oggetto di accuse di abusi sessuali tra il 1950 e il 2010.

    In Germania, nel 2018, uno studio commissionato dalla Chiesa rivela che 3.677 bambini e adolescenti hanno subito abusi dal 1946. Ogni diocesi da allora ha avviato ulteriori indagini.

    In Francia, nel 2021, il rapporto della Commissione indipendente sugli abusi sessuali nella Chiesa (Ciase) stima in 330.000 il numero delle vittime di pedocriminalità nella Chiesa dagli anni ’50, di cui 216.000 abusate dal clero.

    In Nuova Zelanda, nel febbraio 2022, un rapporto commissionato dalla Chiesa rivela l’entità degli abusi, non solo sessuali, dal 1950. Sono state fatte 1.680 denunce da 1.122 persone contro clero e religiosi.

    Xavier Le Normand (inviato speciale a Milano, Savona e Bergamo) e Loup Besmond de Senneville (inviato speciale permanente a Roma)

    https://www.la-croix.com/Religion/Abus-sexuels-lEglise-eveques-italiens-leveront-ils-lomerta-2022-03-28-1201207406

  • “Il grande silenzio: la difficile gestione degli abusi della chiesa in Italia”

    “Il grande silenzio: la difficile gestione degli abusi della chiesa in Italia”

    Francesco Zanardi è come un fiume in piena. Forse deve esserlo per forza, visto il silenzio che lo circonda. In molte parti del mondo, il tema degli “abusi sessuali da parte del clero” domina la cronaca della Chiesa cattolica. Non così in Italia. Se non fosse per la Rete l’abuso, si potrebbe pensare che in Italia questi reati non esistano. “Rete L’Abuso” è il nome dell’associazione fondata da Zanardi una decina di anni fa con sede a Savona, in Liguria. È l’unica organizzazione nel Paese a rappresentare le vittime del clero.

    “C’è un silenzio assoluto su questo argomento in Italia”, dice Zanardi, 51 anni. È stato violentato per la prima volta da un prete all’età di undici anni, per un totale di quattro anni. Zanardi ha detto al telefono di aver avuto consapevolezza del suo trauma solo all’età di 40 anni. “Poi ho iniziato a prendermi cura di me stesso e a cercare giustizia”.

    Ha denunciato il suo carnefice, che gli aveva fatto violenza nel gruppo di giovani cattolici nella località balneare ligure di Spotorno e durante le trasferte al campeggio. Ma quando Zanardi ha sporto denuncia alla Procura della Repubblica, i reati erano prescritti. “In quel momento ho capito che dovevo attivarmi e contribuire a garantire che cose del genere non si ripetessero più”.

    Zanardi e la sua cerchia di collaboratori hanno documentato i casi di 360 sacerdoti

    La Rete l’abuso esiste dunque ormai da oltre dieci anni. Il successo dell’organizzazione è notevole. Tuttavia, l’elaborazione in Italia è ancora agli inizi.

    Zanardi e la sua cerchia di collaboratori hanno finora documentato i casi di 360 sacerdoti che sono stati condannati per abusi o che sono stati oggetto di procedimenti penali negli ultimi 15 anni. Sul sito web dell’organizzazione sono elencati su una mappa dell’Italia alla voce “diocesi non sicure“. I contrassegni rossi stanno per gli autori condannati in via definitiva, gialli per procedimenti in corso o insabbiati. I luoghi in cui i molestatori sono stati trasferiti in Italia dall’estero sono contrassegnati in nero; il blu segna le 21 strutture della Chiesa di terapia per i preti perpetratori. La pratica del trasferimento dei colpevoli condannati e la speranza che la terapia possa porre fine alle loro tendenze pedofile hanno caratterizzato l’azione della Chiesa in Italia fino ad oggi.

    Zanardi spiega perché la questione viene affrontata con il disinteresse della stampa locale. Tra l’altro va aggiunto anche il groviglio di Chiesa, Stato e società in Italia, che è profondamente cattolica. Quando Francesco, a febbraio, è stato ospite di un talk show televisivo italiano, prima volta per un papa, il conduttore gli ha reso omaggio, ma non ha posto una sola domanda sulla più urgente di tutte le questioni ecclesiali, gli abusi. “I maggiori media italiani sono un porto sicuro per il Vaticano”, ha scritto il New York Times.

    Nessuna diocesi italiana ha ancora commissionato rapporti investigativi

    La Chiesa gode anche di alcuni privilegi giuridici. Ad esempio, con i Patti Lateranensi, che regolano i rapporti tra Stato e Chiesa in Italia, si è convenuto che la Procura della Repubblica informasse le diocesi delle indagini sui preti. “Quindi si devono presentare tutte le prove quando si denuncia, dice Zanardi, altrimenti viene tutto insabbiato.

    Nessuna diocesi italiana ha commissionato rapporti investigativi come quelli recentemente realizzati in Germania. I risultati sarebbero probabilmente drammatici: Zanardi presume che dal 1950 ci siano state fino a un milione di vittime di abusi. Questa stima si basa su un confronto: in Francia, secondo il rapporto di una commissione incaricata dalla stessa Chiesa, si contano 330.000 minori abusati, di cui 216.000 vittime di sacerdoti e 114.000 di laici. Mentre in Francia ci sono 21.000 sacerdoti, in Italia ce ne sono circa due volte e mezzo, con circa 52.000 sacerdoti.

    La vittima Zanardi chiede una commissione parlamentare d’inchiesta

    Secondo una ricerca, circa il 4 per cento di tutti i sacerdoti sono abusatori. “Si riflette in tutto il mondo, con una certa oscillazione, il fatto che negli ultimi 80 anni ci sono state denunce di abusi contro il 3-5% dei sacerdoti diocesani”, afferma padre Hans Zollner, gesuita nato a Ratisbona, a capo dell’Istituto di Antropologia presso la Pontificia Università Gregoriana a Roma. Se si prendono come base le cifre della Francia e le si moltiplicano per un fattore pari a 2,5, si ottengono 825.000 vittime. “Un numero preoccupante”, dice Zanardi.

    Zanardi chiede l’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta perché ha poche speranze nell’attività dei vescovi italiani. Nemmeno la metà di tutte le diocesi ha centri di ascolto per le vittime, che comprensibilmente diffidano del clero.

    Il presidente della Conferenza episcopale italiana, il cardinale Gualtiero Bassetti, ha escluso rapporti investigativi come quelli di Germania, Francia o Stati Uniti. “Non si renderebbe un buon servizio né alla comunità ferita né alla Chiesa se si operasse in maniera sbrigativa, tanto per dare dei numeri”, ha detto.

    https://www.augsburger-allgemeine.de/

  • Indagine parallela sul prete arrestato a Enna: rinviato a giudizio colonnello dei carabinieri

    Indagine parallela sul prete arrestato a Enna: rinviato a giudizio colonnello dei carabinieri

    Il colonnello dei carabinieri, Saverio Lombardi, è stato rinviato a giudizio con l’accusa di tentativo di induzione indebita a dare o promettere utilità.

    Lombardi, che è stato a capo dei carabinieri di Enna, qualche mese fa è stato trasferito a Lecce come capo ufficio del personale.

    Il rinvio a giudizio, al termine dell’udienza preliminare, presente il procuratore di Enna, Massimo Palmeri, pm Michele Benintende, giudice Michele Martino Ravelli. La vicenda del colonnello Lombardi è emersa nel corso dell’inchiesta, condotta dalla squadra mobile di Enna e coordinata dalla Procura ennese, sul sacerdote Giuseppe Rugolo, agli arresti domiciliari dal 27 aprile dello scorso anno, per violenza sessuale a danno di minori. Nel corso di una telefonata, intercettata all’epoca dagli inquirenti, tra il colonnello ed il vicario del vescovo, Nino Rivoli, Lombardi annuncia una sua visita al vescovo di Piazza Armerina, Rosario Gisana perchè vuole parlare della vicenda Rugolo. La procura decide così di interrogare il vescovo Gisana per comprendere quali siano le ragioni che possano avere portato un ufficiale dei carabinieri a recarsi di sera ed in borghese all’episcopio.

    Ed è proprio il Vescovo a raccontare che Lombardi sarebbe andato a trovarlo per consigliargli di cambiare avvocato per un presunto coinvolgimento di questo in indagini per associazione mafiosa, in cambio della sua benemerenza come Cavaliere del Santo Sepolcro. “Mi disse – dice il vescovo – che sarebbe stato meglio cambiare avvocato perché, quello che avevo scelto, poteva essere finito dentro un’inchiesta per mafia“. Il processo al colonnello Lombardi inizierà al Tribunale di Enna il prossimo 5 luglio.

    Indagine parallela sul prete arrestato a Enna: rinviato a giudizio colonnello dei carabinieri

  • Gli abusi sessuali di don Rugolo a Enna, l’inchesta si allarga: chiesto il processo per il colonnello dei Cc Saverio Lombardi

    Gli abusi sessuali di don Rugolo a Enna, l’inchesta si allarga: chiesto il processo per il colonnello dei Cc Saverio Lombardi

    La procura di Enna ha chiesto il rinvio a giudizio per tentativo di induzione indebita a dare o promettere utilità per il colonnello dei carabinieri di Enna, Saverio Lombardi ora trasferito a capo ufficio del personale a Lecce.

    È emerso nel corso dell’udienza del processo, ieri a tarda sera, che si celebra al Tribunale ennese, contro il prete Giuseppe Rugolo, agli arresti domiciliari dal 27 aprile dello scorso anno, per violenza sessuale a danno di minori. Durante l’inchiesta che riguardava le violenze su un minore sono emersi altri due casi. Per la prima volta, dall’inizio del processo, in aula era presente l’imputato.

    Nel corso dell’udienza sono stati sentiti gli ufficiali di pg che hanno confermato che il colonnello Lombardi avrebbe consigliato al Vescovo Rosario Gisana di cambiare avvocato per un presunto coinvolgimento di questo in indagini per associazione mafiosa, in cambio dell’appoggio dell’alto prelato per diventare cavaliere del Santo Sepolcro.

    È il colonnello Lombardi a chiamare il vicario del vescovo, Nino Rivoli, e annunciare una sua visita per la vicenda Rugolo. Lombardi si sarebbe recato di sera ed in borghese all’episcopio. Il fatto non è sfuggito agli inquirenti e la procura ha convocato il vescovo Gisana il quale ha confermato che Lombardi era andato a trovarlo per consigliare di cambiare avvocato. «Mi disse – ha affermato il vescovo- che era meglio che cambiassi avvocato perché quello che avevo scelto poteva essere finito dentro un’inchiesta per mafia».

    Nell’udienza gli investigatori della polizia di Stato che hanno testimoniato hanno raccontato di foto e chat a sfondo sessuale sequestrati nei supporti informatici a don Giuseppe Rugolo. Dalle intercettazioni, sulle quali hanno riferito gli ufficiali di P.G., emerge che tra i prelati della diocesi di Piazza Armerina fosse diffuso il timore che fossero in corso le intercettazioni. L’analisi dei dati informatici confermerebbe che il sacerdote intratteneva rapporti sessuali con giovani, anche dopo il suo trasferimento a Ferrara, nonché con giovani che erano stati suoi alunni in istituti scolastici di Enna.

    Da una registrazione fatta dallo stesso imputato, nel corso di un incontro con il vescovo Gisana, viene fuori come quest’ultimo fosse disponibile ad elargire somme di denaro per soddisfare tutte le esigenze di natura economica dell’imputato che veniva anche informato delle iniziative legali della vittima da parte della Diocesi. A conferma di questo, tra i file rinvenuti all’interno dei supporti informatici sequestrati, è stata trovata la denuncia consegnata dalla vittima nelle mani del Vescovo, che doveva avere natura strettamente riservata. Nel corso dell’udienza è emerso che il vescovo Gisana era già stato informato prima della denuncia della parte offesa, delle presunte violenze sessuali di Rugolo a danno di altri giovani.

    https://www.lasicilia.it/cronaca/news/gli-abusi-sessuali-di-don-rugolo-a-enna-l-inchesta-si-allarga-chiesto-il-processo-per-il-colonnello-dei-cc-saverio-lombardi-1513442/