Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Nasce ‘Italychurchtoo’, “così cambieremo la lotta ai preti pedofili”

    Nasce ‘Italychurchtoo’, “così cambieremo la lotta ai preti pedofili”

    AGI – “In assenza di un’azione da parte di Stato e Chiesa, è arrivato il momento di una svolta. Saremo il ‘cavallo di Troia‘ in un sistema che vede le istituzioni inermi rispetto al problema dei preti pedofili”. Francesco Zanardi, fondatore della ‘Rete l’Abuso’, la prima associazione italiana che si occupa del tema dal 2010, spiega all’AGI gli obiettivi di ‘#Italychurchtoo’, il cui lancio, anticipato da un hashtag su twitter, avverrà il 15 febbraio durante un evento online intitolato ‘Oltre il Grande Silenzio’.

    “Ne faranno parte solo due associazioni laiche, noi e Left, per il resto hanno aderito una decina di gruppi cattolici, e già questo mi pare molto significativo – osserva Zanardi – Sono: Adista, Comitato Vittime e Famiglie, Voices of Faith, Noi siamo chiesa, Comité de la Jupe, Donne per la Chiesa, Osservatorio interreligioso sulle violenze contro le donne”. Il giorno della presentazione è previsto anche l’intervento di “alcuni sopravvissuti e testimoni”.

    “Perché la soluzione non può arrivare dalla Chiesa”

    L’idea di una Commissione indipendente sostenuta anche da alcuni Vescovi non convince Zanardi che in questi dodici anni ha raccolto 1400 segnalazioni, la maggior parte non sfociate in denunce perché troppo risalenti nel tempo: “La soluzione non può arrivare dalla Chiesa perché ha dimostrato in casi eclatanti di voler insabbiare e perché, se anche questa Commissione fosse perfetta nessuno le crederebbe per una mancanza di credibilità ormai troppo radicata. E poi, c’è un altro punto decisivo per cui la Chiesa avrebbe comunque delle armi spuntate a livello legislativo. In Italia la denuncia di un prete pedofilo è solo su querela di parte. A differenza che in Francia, Spagna, Germania, la può fare solo la vittima o il genitore se la vittima è minorenne. Qui si gioca tutto: bisogna che il legislatore dia questa possibilità di denunciare a tutti cittadini, dal parroco, al catechista a chiunque abbia dei sospetti. Basterebbe solo questo per una svolta”.

    “Bisogna abolire la prescrizione”

    Nella sua esperienza, racconta Zanardi, “mi capita di vedere persone anche molto in là con gli anni che vorrebbero denunciare una violenza. Il tempo di maturazione di questo tipo di reato è molto lungo, richiede di solito un’elaborazione lunghissima. Solo dopo molto ti accorgi che altri problemi che hai, come l’alcolismo o la tossicodipendenza, sono stati provocati da quell’episodio”. Tanti casi denunciati alla ‘Rete  l’Abuso’, che conta su una rete di 23 avvocati sparsi in tutte le regioni, non sono finiti sul tavolo di un magistrato perché già prescritti al momento della denuncia.

    “Occorre che per questo tipo di reati venga abolita la prescrizione” è la proposta di Zanardi che ha reso il sito dell’associazione un enorme contenitore di storie di presunti abusi che vengono aggiornate in continuazione dagli attivisti con articoli di giornale e altre fonti.

    https://www.agi.it/cronaca/news/2022-02-09/italychurchtoo-lotta-preti-pedofili-15557626/

  • Vaticano, i casi di pedofilia: “E ora indaghiamo anche in Italia”, ma i vescovi sono divisi

    Vaticano, i casi di pedofilia: “E ora indaghiamo anche in Italia”, ma i vescovi sono divisi

    CITTA’ DEL VATICANO – Una commissione d’inchiesta indipendente sugli abusi sessuali commessi dai preti per fare luce sugli ultimi settant’anni. L’ipotesi scuote la Chiesa italiana, divisa sia sull’opportunità di farla sia sul come farla. Tutto è rimandato a dopo l’elezione di maggio del nuovo presidente della Cei, il successore del cardinale Gualtiero Bassetti. La realtà ecclesiale italiana, insieme a quella spagnola, è quella che maggiormente resiste all’inchiesta. Il tutto nonostante Francesco, chiamando due anni fa le vittime a parlare in Vaticano davanti ai vescovi del mondo, abbia dato un chiaro segnale su quale direzione prendere. Secondo dati non ufficiali, ma che girano Oltretevere, l’Italia è il secondo Paese al mondo per numero di accuse di abusi su minori perpetrati da sacerdoti.

    Fra i vescovi che sembrano essere più aperti sull’ipotesi di un’inchiesta ci sono il cardinale Paolo Lojudice, presule di Siena, e l’arcivescovo di Modena Erio Castellucci, entrambi candidati alla successione di Bassetti. Lojudice, che è presidente dell’Osservatorio per la tutela dei minori “Fonte d’Ismaele”, ha detto al Resto del Carlino che “un’indagine in Italia serve”. “Non ci sono divieti, né muri, né impedimenti alla realizzazione di un’indagine interna sul dramma della pedofilia nella Chiesa”. Così Castellucci: “I tempi sono maturi, via libera a maggio”.

    Dichiarazioni a parte una cosa è certa: se non sarà la Chiesa a muoversi lo faranno gli Stati. In Spagna questa prospettiva è già una realtà: l’organo di gestione della Camera dei deputati spagnola (la cosiddetta “Mesa del Congreso”) ha ammesso la richiesta da parte di tre partiti di creare una commissione d’inchiesta su casi di abusi su minori commessi nell’ambito della Chiesa cattolica. Ma già in questi giorni il cardinale Gualtiero Bassetti ha fatto capire che la sua idea è di una commissione che cominci a lavorare dall’interno, e dunque dal basso, raccogliendo le informazioni che arrivano dai servizi diocesani per la tutela dei minori. Contro questa ipotesi, però, si sono espressi autorevoli esperti. Su tutti il gesuita Hans Zollner, uno dei maggiori esperti mondiali nel campo della prevenzione degli abusi sessuali, che recentemente al País ha spiegato come sia necessario un lavoro esterno: a Monaco hanno lavorato “avvocati indipendenti che non hanno mostrato il loro lavoro al cardinale, all’arcivescovo o al vicario generale prima della pubblicazione”. E ancora: “Indipendenza significa nessuna interferenza. E se ciò è garantito, i risultati possono essere gli stessi”.

    In Italia molti fedeli laici non sembrano più intenzionati a fare sconti alle gerarchie su questo tema. Il 15 febbraio nasce non a caso il Coordinamento delle associazioni contro gli abusi nella Chiesa cattolica in Italia. Sigle importanti si riuniscono per andare “Oltre il grande silenzio” e lanciano l’hashtag #ItalyChurchToo. Partecipano l’Osservatorio religioso sulla violenza contro le donne, Donne per la Chiesa, la Rete l’abuso, Adista, il Comitato vittime e famiglie, Voices of faith. In queste ore è Francesco Zanardi, presidente della Rete l’abuso, associazione delle vittime di abusi sessuali da parte dei preti, a dare voce alla delusione dopo la lettera di Ratzinger. “Questa lettera – dice – mi lascia malissimo. E ha tanto il sapore di una cosa pilotata. I fatti di Monaco non li conosco ma conosco purtroppo benissimo quelli di Savona perché io ero la vittima. Malgrado i media italiani avessero scritto che nel 2013 l’allora prefetto dell’ex Sant’Uffizio Ratzinger fosse al corrente dei fatti, poi è scesa una cappa”. Nel Coordinamento italiano ci saranno una decina di associazioni, tutte cattoliche “perché anche i cattolici si sono scocciati di tutto questo silenzio”.

    Dice invece Paola Lazzarini, sociologa e promotrice del network cattolico Donne per la Chiesa, che ha raccolto circa 2 mila firme per chiedere un dossier sul modello francese: “Serpeggia nell’episcopato, da un lato, l’idea sempre più infondata che l’Italia sia al riparo dal problema, grazie a un’identità cattolica del Paese, per la verità ormai solo di facciata, e, dall’altro, si avverte il timore per le possibili conseguenze derivanti dal portare a galla gli abusi. Far emergere i casi non solo crea difficoltà sul piano dei rapporti con la magistratura civile, anche se oggi i chierici hanno l’obbligo morale di denuncia, ma riaccende interrogativi sulla formazione, il celibato e la sessualità dei preti”.

    https://www.repubblica.it/cronaca/2022/02/09/news/vaticano_i_casi_di_pedofilia_e_ora_indaghiamo_anche_in_italia_ma_i_vescovi_sono_divisi-337016408/

  • “Il sacerdote abusò di minori, il vescovo sapeva e insabbiò” L’intercettazione approda in aula

    “Il sacerdote abusò di minori, il vescovo sapeva e insabbiò” L’intercettazione approda in aula

    Enna.  C’è anche una intercettazione in cui il vescovo della diocesi di Piazza Armerina, Rosario Gisana, avrebbe ammesso parlando  al telefono con Don Giuseppe Rugolo, di avere “insabbiato” la vicenda di abusi sessuali su un minore, tra quelle che verranno trascritte dai periti che hanno ricevuto ieri incarico dal tribunale di Enna. 

     

    Nel corso della quarta udienza di ieri, il collegio giudicante, dopo essersi ritirato in  Camera di Consiglio, ha rigettato tutte le richieste della difesa dell’imputato, rappresentato dagli avvocato Antonino Lizio e dei responsabili civili che chiedevano, tra l’altro che i testimoni fossero interrogati solo dopo la trascrizione delle intercettazioni. Accolta, invece, nel corso dell’udienza la produzione documentale dei pubblici ministeri, Stefania Leonte e Orazio Longo, della difesa e delle parti civili. Tra queste, le riservate personali intercorse tra il Vescovo di Piazza Armerina, Rosario Gisana e Federico Marti, l’avvocato rotale nominato nella fase stragiudiziale dalla famiglia della vittima. Ammessa anche la corrispondenza tra il vescovo Gisana e la Congregazione per il Clero, che era stata investita del caso Rugolo e aveva affermato di non essere competente perché, secondo l’istruttoria del procedimento ecclesiastico, le violenze sarebbero avvenute quando Rugolo era seminarista.

     

    Ammessa, inoltre, nel corso dell’udienza, anche la costituzione in giudizio della la Curia della Diocesi di Piazza Armerina. Le operazioni peritali inizieranno il prossimo 15 febbraio mentre la prossima udienza, con gli interrogatori dei primi testimoni, tra i quali l’allora dirigente della squadra mobile di Enna, Antonino Ciavola, e’ stata fissata per il prossimo 10 marzo.

     

    Intanto, “il caso Rugolo” è pronto ad approdare  all’Onu, assieme ad altri fatti avvenuti in Italia. A presentare l’istanza, a testimonianza di una serie di violazioni dei diritti umani, che sarà resa pubblica il prossimo 15 febbraio, l’associazione Rete l’Abuso, unica associazione italiana che si occupa di vittime del clero.

     

    Rugolo, si ricorda, fu arrestato e poi posto ai domiciliari,lo scorso aprile  in esecuzione di ordinanza di custodia cautelare, per violenza sessuale su minori, dopo la denuncia di un giovane, minorenne al momento dei fatti contestati. Prima di presentare l’esposto, aveva scritto, chiedendo aiuto a Papa Francesco, senza però mai ricevere risposta.

    Tiziana Tavella

  • Lo scandalo dei preti pedofili: tutte le ombre su Papa Ratzinger

    Lo scandalo dei preti pedofili: tutte le ombre su Papa Ratzinger

    Ombre sempre più pesanti si allungano sul Papa emerito Ratzinger. Il sospetto è sempre lo stesso: che abbia coperto casi di pedofilia quando non era ancora capo della chiesa cattolica e svolgeva il suo ministero a Monaco. Sapeva? Ha taciuto? Ha scelto di non agire? Tra dichiarazioni ufficiali, smentite e l’intervento della Santa Sede che ne difende l’operato la polemica non si spegne.

    I dubbi

    Le parole di padre Hans Zollner, teologo e psicologo presidente del Centro per la protezione dei minori della Pontificia Università Gregoriana, a cui Papa Francesco ha affidato la prevenzione della piaga degli abusi sessuali sui minori nella Chiesa sono inequivocabili:”Nel mondo in ogni regione tra il 3 e il 5% dei preti è un abusatore. Abbiamo dei criminali fra noi. Per questo dobbiamo ancora fare passi avanti per purificare la Chiesa”.

    Nelle ultime settimane i dubbi sull’operato di Ratzinger sono aumentati. Sono stati alimentati da una dichiarazione fornita in occasione della presentazione del rapporto sulla pedofilia nel clero dal 1945 al 2019 redatto dallo studio legale Westpfahl Spilker Wastl per dare una misura del fenomeno nell’arcidiocesi di Monaco e valutare se i funzionari della chiesa abbiano gestito correttamente le accuse. Inizialmente viene riportata una frase secondo la quale il Papa emerito negava di avere partecipato alla riunione del Ordinariato il 15 gennaio del 1980 durante la quale si parlò di un prete della diocesi di Essen che aveva abusato alcuni ragazzi ed era andato a Monaco per una terapia. Poi la rettifica: “Ho partecipato”.

    Ratzinger spiega che l’errore “non è stato commesso in malafede” ma “il risultato di un errore nell’elaborazione editoriale della sua affermazione”. È “molto dispiaciuto” per questo e si scusa. E comunque, tiene a precisare, in quella sede non venne “presa alcuna decisione circa un incarico pastorale del sacerdote interessato”. Piuttosto, la richiesta è stata avanzata solo per “consentire una sistemazione per l’uomo durante il trattamento terapeutico a Monaco di Baviera”.

    “Benedetto XVI è vicino alla sua ex arcidiocesi e diocesi di origine in questi giorni – recita una nuova dichiarazione ufficiale – ed è molto vicino ad essa nei suoi sforzi per chiarire. Pensa soprattutto alle vittime che hanno subito abusi sessuali e indifferenza”. Ma il dietrofront non passa inosservato e rinfocola i sospetti.

    Preti pedofili

    Secondo il rapporto almeno 497 persone avrebbero subito danni nell’ambito di abusi pedofili nell’arcidiocesi di Monaco. Vittime delle attenzioni morbose prevalentemente maschi tra gli 8 e i 14 anni. Coinvolti come presunti artefici almeno in 235, fra cui 173 preti, 9 diaconi, 5 referenti pastorali, 48 persone di ambito scolastico. Josef Ratzinger è accusato di comportamenti erronei in 4 casi (era arcivescovo).  Il rapporto documenta centinaia di casi di abusi commessi durante quasi otto decenni, e punta l’indice sui vertici dell’arcidiocesi che si sono succeduti in questo lungo lasso di tempo. A seconda dei casi ci si sarebbe regolati secondo una gamma di comportamenti che vanno dall’irresolutezza al vero e proprio tentativo di insabbiamento. Nel corso dei cinque anni in cui a Monaco c’era Ratzinger alcuni abusi sarebbero stati commessi da due religiosi che prestavano assistenza spirituale ai giovani e nei confronti dei quali non si presero provvedimenti.

    “Da Papa Ratzinger norme durissime contro gli abusatori”

    Dalla Santa Sede arriva la difesa di Benedetto sedicesimo. “Da parte del Papa emerito è stata sempre ribadita la condanna dei crimini (legati agli abusi ai danni di minori)”, sottolinea il direttore editoriale dei media vaticani, Andrea Tornielli.

    “Non si può dimenticare che Ratzinger, il quale già da prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede aveva combattuto il fenomeno nell’ultima fase del pontificato di san Giovanni Paolo II di cui era stato stretto collaboratore, una volta diventato Papa ha promulgato norme durissime contro gli abusatori clericali, vere e proprie leggi speciali per contrastare la pedofilia – scrive Tornielli in un editoriale su Vatican News – Inoltre, Benedetto XVI ha testimoniato, con il suo esempio concreto, l’urgenza di quel cambiamento di mentalità così importante per contrastare il fenomeno degli abusi: l’ascolto e la vicinanza alle vittime a cui va sempre chiesto perdono”.

    “Per troppo tempo i bambini abusati e i loro parenti, invece di essere considerate persone ferite da accogliere e accompagnare con percorsi di guarigione, sono state tenute a distanza. Spesso purtroppo sono state allontanate e persino additate come ‘nemiche’ della Chiesa e del suo buon nome. È stato proprio Joseph Ratzinger – ricorda Tornielli – il primo Papa a incontrare più volte le vittime di abuso durante i suoi viaggi apostolici. È stato Benedetto XVI, anche contro l’opinione di tanti sedicenti ‘ratzingeriani’, a proporre, nel mezzo della bufera degli scandali in Irlanda e in Germania, il volto di una Chiesa penitenziale, che si umilia nel chiedere perdono, che prova sgomento, rimorso, dolore, compassione e vicinanza”.

    “Proprio in questa immagine penitenziale sta il cuore del messaggio di Benedetto. La Chiesa non è un’azienda, non si salva soltanto con le buone pratiche o con l’applicazione, seppure indispensabile, di norme severe ed efficaci. La Chiesa – osserva – ha bisogno di chiedere perdono, aiuto e salvezza all’Unico che può darli, a quel Crocifisso che è sempre stato dalla parte delle vittime e mai dei carnefici. Tornielli riferisce poi le parole pronunciate da Benedetto XVI sul volo che lo portava a Lisbona, nel maggio 2010: “con estrema lucidità riconobbe che ‘le sofferenze della Chiesa vengono proprio dall’interno della Chiesa, dal peccato che esiste nella Chiesa. Anche questo si è sempre saputo, ma oggi lo vediamo in modo realmente terrificante: che la più grande persecuzione della Chiesa non viene dai nemici fuori, ma nasce dal peccato nella Chiesa e che la Chiesa quindi ha profondo bisogno di ri-imparare la penitenza, di accettare la purificazione, di imparare da una parte il perdono, ma anche la necessità della giustizia. Il perdono non sostituisce la giustizia’. Parole precedute e seguite da fatti concreti nella lotta alla piaga della pedofilia clericale”. “Tutto questo – ammonisce il direttore editoriale dei media vaticani – non può essere né dimenticato né cancellato. Le ricostruzioni contenute nel rapporto di Monaco, che, va ricordato, non è un’inchiesta giudiziaria né tantomeno una sentenza definitiva, aiuteranno a combattere la pedofilia nella Chiesa se non verranno ridotte alla ricerca di facili capri espiatori e di giudizi sommari. Solo evitando questi rischi potranno contribuire a una ricerca della giustizia nella verità e a un esame di coscienza collettivo sugli errori del passato”.

    Il “mea culpa”

    E solo oggi, 27 gennaio, a sette giorni dalla presentazione del rapporto arriva anche il “mea culpa” dell’attuale arcivescovo di Monaco, Reinhard Marx. “Ho una responsabilità morale”, dice. E aggiunge: “La più grande colpa è l’aver trascurato le persone colpite. Questo è imperdonabile. Non avevamo alcun reale interesse per la loro sofferenza. A mio parere, questo ha anche ragioni sistemiche, e allo stesso tempo io ho una responsabilità morale per questo come arcivescovo facente funzione”. Marx chiede “personalmente e anche a nome dell’arcidiocesi” perdono alle persone colpite. E lo stesso ha fatto con i fedeli “che dubitano della Chiesa, che non possono più fidarsi dei responsabili e che si sono visti danneggiati nella loro fede”.

    Preti pedofili nelle sacrestie italiane

    In 15 anni sono 160 i sacerdoti condannati in via definitiva in Italia per pedofilia. “Ed è solo la punta dell’iceberg del fenomeno, le vicende emerse. Una nostra mappa segnala anche i casi attualmente in attesa di giudizio, quelli indagati all’estero e nascosti in Italia. La cifra quindi si amplia: in tutto sono circa 320. Ma pur tenendo conto solo del numero dei 160 condannati, e se pensiamo che con il caso Spotlight in 50 anni sono saltati fuori una settantina di preti pedofili, allora ci si può rendere conto della portata del fenomeno nel nostro Paese”, dice Francesco Zanardi, fondatore e presidente della “Rete l’Abuso” l’associazione italiana vittime di preti pedofili, all’indomani del dossier sugli abusi commessi dal clero in Germania. Un’inchiesta, spiega all’Adnkronos, che non lo sorprende più di tanto.”La pedofilia all’interno della Chiesa cattolica è un problema complesso, di doppia gestione: da una parte lo Stato italiano, dall’altra la Chiesa che ultimamente, riconosco, passi avanti ne ha fatti. Mentre lo Stato da più di dieci anni fa scena muta. Il Papa può fare anche la sua parte ma non ha autorità in Italia, è lo Stato che deve muoversi. Un’inchiesta nel nostro Paese andrebbe certamente avviata”, conclude Zanardi.

    https://www.today.it/cronaca/pedofilia-chiesa-papa-ratzinger-contraddizioni.html

  • Enna, il prete accusato di violenza sessuale sui minori: sarà presentata una denuncia all’Onu

    Enna, il prete accusato di violenza sessuale sui minori: sarà presentata una denuncia all’Onu

    Il caso di Don Giuseppe Rugolo, il sacerdote arrestato per violenza sessuale su minori, sarà presentato all’Onu, insieme ad altri casi italiani, a testimonianza di una serie di violazioni dei diritti umani. A presentare l’istanza, che sarà resa pubblica il prossimo 15 febbraio, l’Associazione Rete l’Abuso, associazione italiana che si occupa di vittime del clero.

    Intanto, domani, giovedì 27 gennaio, al tribunale di Enna, si celebra un’altra udienza del processo a carico del sacerdote agli arresti domiciliari al seminario di Ferrara, dallo scorso aprile. È previsto il conferimento degli incarichi ai periti per le trascrizioni delle intercettazioni e l’ammissibilità di alcune prove documentali. Finora il sacerdote non è mai stato presente alla udienze.

    https://enna.gds.it/articoli/cronaca/2022/01/26/enna-il-prete-accusato-di-violenza-sessuale-sui-minori-sara-presentata-una-denuncia-allonu-6f8c7264-93cd-441c-b0cf-aae669b830b4/

  • “Ratzinger coprì i pedofili persino in Italia. Non fermò un prete di Savona: ecco le carte”

    “Ratzinger coprì i pedofili persino in Italia. Non fermò un prete di Savona: ecco le carte”

    L’allora cardinale Joseph Ratzinger avrebbe coperto casi di pedofilia e abusi sessuali commessi da uomini della chiesa anche in Italia. E precisamente a Savona. «Ratzinger non intervenne e proprio nell’anno in cui diventava Papa, uno dei sacerdoti pedofili savonesi a lui denunciati, don Nello Girando stupra un altro adolescente a un campo scout».

    La denuncia arriva da Francesco Zanardi, vittima di un abuso da parte di un sacerdote e presidente dell’Associazione Rete L’Abuso che raccoglie le testimonianza di decine e decine di vittime. Il documento che pubblichiamo è una lettera inviata dall’allora vescovo di Savona, oggi cardinale Domenico Calcagno – nominato da Ratzinger – che, secondo Zanardi «incastra Ratzinger».

    «Nessuno, né dalla diocesi di Savona, né dal Vaticano – dice Zanardi – fermò quel prete. Chiese lui stesso la riduzione allo stato laicale, ma 5 anni dopo, nel 2010, trascinando nell’indagine della procura non solo Ratzinger, ma anche chi per anni lo aveva protetto».

    Cosa pensa dell’inchiesta in Germania che ha portato alla luce quasi 500 casi? E del possibile coinvolgimento di Ratzinger?

    «Non stupisce ciò che è emerso in Germania. Il coinvolgimento di Ratzinger non è una novità. È avvenuto anche in Italia. Non solo a Savona. Ma anche all’istituto Provolo per sordomuti di Verona. In quel caso, la Commissione d’inchiesta nel 2010 fu proprio voluta da Ratzinger.

    Peccato che su 27 preti indagati, gli unici due condannati erano in fin di vita. Gli altri vennero insabbiati e furono in grado di fare altri danni. Come don Nicola Corradi che nel 2016 verrà indagato e condannato a 42 anni. C’è poi il caso di Erik Zattoni di Ferrara, figlio di un prete pedofilo. Malgrado un esame del Dna che confermava la paternità del prete, Ratzinger non intervenne».

    Dopo Francia, Spagna e Germania, quando avremo un’inchiesta sugli abusi anche in Italia?

    «La stiamo chiedendo a gran voce da tempo, anche tramite le Nazioni Unite. Stiamo sollecitando un intervento sia al cardinale Bassetti sia allo stato. Purtroppo il Papa da solo non può muoversi. Anche se lui inserisse l’obbligo di denunciare da parte dei vescovi, non c’è un automatismo. E in questo senso credo ci sia una reticenza da parte dei vescovi italiani».

    La vostra associazione riceve ogni giorno segnalazioni di casi. Quanti sono quelli in Italia?

    «Documentati almeno quattro: oltre a Savona e il Provolo di Verona, abbiamo documenti su Napoli e Ferrara. Ma i casi sono purtroppo tantissimi: ci arrivano segnalazioni ogni giorno. Ratzinger è stato 25 anni a capo della Congregazione per la dottrina della Fede, prima di diventare Papa. È inverosimile pensare che non sia coinvolto ovunque. Nel 2004 fu portato alla sbarra anche negli Usa dall’avvocato Daniel Shea, che assisteva una vittima. Fu accusato di aver insabbiato dei casi, da prefetto dell’ex sant’Uffizio. Si salvò chiedendo l’immunità».

    Come mai ieri nemmeno una parola di Bergoglio in difesa del Papa emerito?

    «C’è poco da difendere. I dati parlano. Non era il caso di intervenire».

    Vi aspettate delle scuse da Ratzinger?

    «Lo dico da vittima e da rappresentante dell’associazione: non ci bastano più le scuse. Sono arrivate tante volte. Vogliamo i fatti, i processi, che i preti non siano più difesi. Ci sono 23 comunità, in Italia, dove i preti pedofili sono curati. La chiesa ha avuto questa sensibilità verso i suoi criminali, non mi sembra però tanto pentita con le vittime».

    https://www.ilgiornale.it/news/politica/ratzinger-copr-i-pedofili-persino-italia-non-ferm-prete-2004286.html
  • Germania, Zanardi (Rete l’Abuso): “Avviare inchiesta su abusi anche in Italia”

    Germania, Zanardi (Rete l’Abuso): “Avviare inchiesta su abusi anche in Italia”

    In 15 anni sono 160 i sacerdoti condannati in via definitiva in Italia per pedofilia. “Ed è solo la punta dell’iceberg del fenomeno, le vicende emerse. Una nostra mappa segnala anche i casi attualmente in attesa di giudizio, quelli indagati all’estero e nascosti in Italia. La cifra quindi si amplia: in tutto sono circa 320. Ma pur tenendo conto solo del numero dei 160 condannati, e se pensiamo che con il caso Spotlight in 50 anni sono saltati fuori una settantina di preti pedofili, allora ci si può rendere conto della portata del fenomeno nel nostro Paese”. Così Francesco Zanardi, fondatore e presidente della ‘Rete l’Abuso’, l’associazione italiana vittime di preti pedofili, all’indomani del dossier sugli abusi commessi dal clero in Germania. Un’inchiesta, spiega all’Adnkronos, che non lo sorprende più di tanto.

    “Benedetto XVI è accusato, quando era arcivescovo di Monaco, di non aver agito su 4 casi di pedofilia? Non mi stupisce. In Italia abbiamo decine di casi gestiti allo stesso modo. Come associazione abbiamo documenti non della Procura ma dei vescovi sui nostri assistiti. Io, da vittima, posso dire che tutto ciò non è uno choc, solo una conferma. E’ il modus operandi in tutto il pianeta”, dice Zanardi che ricorda le accuse mosse dall’avvocato Daniel Shea, difensore di 3 vittime della pedofilia dei religiosi di Galveston Houston (Usa), contro lo stesso Ratzinger su presunte coperture dei sacerdoti rei di abusi sessuali su minori.

    “Un’inchiesta nel nostro Paese andrebbe certamente avviata – sottolinea Zanardi -, a tal proposito voglio ricordare che abbiamo costituito un Coordinamento delle associazioni contro gli abusi nella Chiesa cattolica in Italia, #ItalyChurchToo, principalmente con le vittime, ma non solo. Sarà presentato al pubblico il prossimo 15 febbraio in diretta sui social delle associazioni aderenti. Presenteremo richieste al presidente della Cei visto che Papa Francesco sembra essere d’accordo con una commissione d’inchiesta”.

    “La pedofilia all’interno della Chiesa cattolica è un problema complesso, di doppia gestione: da una parte lo Stato italiano, dall’altra la Chiesa che ultimamente, riconosco, passi avanti ne ha fatti. Mentre lo Stato da più di dieci anni fa scena muta. Il Papa può fare anche la sua parte ma non ha autorità in Italia, è lo Stato che deve muoversi”, conclude Zanardi.

    https://www.adnkronos.com/germania-zanardi-rete-labuso-avviare-inchiesta-su-abusi-anche-in-italia_j4mdTWVmEVkkM62NZYLdu?refresh_ce

  • Pedofilia nella Chiesa – Tutta la città ne parla – Radio RAI

    Pedofilia nella Chiesa – Tutta la città ne parla – Radio RAI

    Ospiti di Pietro Del Soldà Barbara Gruden corrispondente della Rai a Berlino, Francesco Zanardi della Rete “L’Abuso” che dà voce alle vittime di pedofilia, Elena Lenzi, psicologa, psicoterapeuta, sessuologa, esperta di educazione sessuale, mediatrice familiare, vicepresidente P.A.M.A.T. (prevenzione abuso minori associazione toscana) di Prato, collabora con l’istituto internazionale di sessuologia di Firenze dove tiene corsi di sessuologia, è nel comitato scientifico della Fiss – Federazione italiana sessuologia scientifica, Federico Tulli redattore di Left, il settimanale in edicola questa settimana con la copertina e ampio spazio dedicato al tema Chiesa e Pedofilia. Tulli firma l’editoriale “Chiesa e pedofilia, tolleranza zero contro il Concordato”.

    Ha scritto diversi libri sul tema, come Chiesa e pedofilia (2010) e Chiesa e pedofilia, il caso italiano (2014), entrambi per L’Asino d’Oro, e l’ultimo, da poco pubblicato da Chiarelettere con Emanuela Provera, Giustizia divina. Così la Chiesa protegge i peccati dei suoi pastori, Massimo Franco, commentatore e inviato politico del Corriere della sera dove firma oggi il pezzo: Sul dossier l’ombra delle tensioni tra “le Chiese” dei due pontefici

    21 Gen 2022

    Qui il podcast

  • MENDOZA – Próvolo: sentenza costringe la Chiesa cattolica a pagare 14 milioni di dollari a un sopravvissuto dell’istituto

    MENDOZA – Próvolo: sentenza costringe la Chiesa cattolica a pagare 14 milioni di dollari a un sopravvissuto dell’istituto

    Una delle richieste dei parenti e dei sopravvissuti dell’istituto Próvolo è la restituzione del diritto all’istruzione, al lavoro, a un alloggio dignitoso e alla salute per le famiglie dei sopravvissuti e l’uso di una prospettiva di disabilità e di genere nel secondo mega-processo del Próvolo istituto. Questo lunedì, il portale MDZ ha annunciato attraverso un’indagine di Laura Fiocheta, che è stata raggiunta la prima sentenza civile che ha a che fare con queste denunce, la Chiesa cattolica attraverso l’opera di San José (associazione responsabile dell’istituto) deve compensare finanziariamente per un sopravvissuto dell’istituto con $ 14,4 milioni di pesos.

    Nelle dichiarazioni al quotidiano “E’ la prima sentenza di questo genere che segna una pietra miliare nella storia del sistema giudiziario di Mendoza. Sono stati applicati standard di diritti umani e disabilità”, assicurano gli avvocati di un gruppo di sopravvissuti. A novembre hanno manifestato davanti ai tribunali provinciali denunciando la violazione dei diritti e perché la condanna delle monache Kosaka e Martinez non sia più ritardata.

    La sentenza è stata emessa a novembre dal giudice María Lilen Sánchez, subito dopo gli avvocati della Chiesa cattolica hanno deciso di impugnare la sentenza come stanno facendo con l’avanzamento del processo che va avanti da più di 6 mesi e è prevista una condanna In questo 2022. Anche così, è importante perché costituisce un precedente nella restituzione dei diritti del resto dei sopravvissuti che, dall’inizio del processo, hanno chiesto riparazioni e la cessazione delle rivittimizzazioni e delle irregolarità nel processo giudiziario.

    https://www.laizquierdadiario.com/Provolo-Fallo-obliga-a-la-iglesia-catolica-a-pagar-14-millones-a-un-sobreviviente-del-instituto

  • Gli abusi dei sacerdoti, in Sicilia il 10% dei casi “è un circolo vizioso”

    Gli abusi dei sacerdoti, in Sicilia il 10% dei casi “è un circolo vizioso”

    Tiziana Tavella – LA SICILIA – Oltre 300 preti in Italia sono stati coinvolti in indagini per pedofilia: il dieci percento circa sarebbe attivo (o lo sarebbe stato) in Sicilia, dove c’è anche una comunità che lavora al loro recupero. Degli oltre 300 sacerdoti indagati, la metà ha subito condanna definitiva e la proporzione si mantiene anche per la situazione siciliana.

    A fare l’analisi ragionata di un fenomeno che resta ancora sommerso, nonostante l’aumento delle denunce da parte delle vittime degli abusi che chiedono con incrollabile coraggio e dignità che venga fatta giustizia , Francesco Zanardi, fondatore nel 2012 della “ Rete l’abuso – associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero” che ha dato vita, tra le tante attività di sostegno e tutela delle vittime anche ad “ mappatura” online facilmente  fruibile da tutti, dal sito dell’associazione,  con nomi e foto dei preti indagati per reati sessuali o già condannati. E’ anche possibile consultare il database dell’associazione.

    “ Purtroppo  i casi sono molti di più di quelli che sembrano ad un primo impatto guardando la mappa – spiega Zanardi- realizzata per aiutare tutti a conoscere chi arriva in una comunità magari dopo un trasferimento e su cui non si sa assolutamente nulla all’esterno.

    Per aiutare la fruizione della mappa che è in continuo aggiornamento abbiamo indicato in rosso tutti i casi di condanna in 3°grado, reo confessi o coloro che hanno patteggiato, di questi oltre una  dozzina  sono preti che sono stati attivi in Sicilia, mentre in giallo quelli in attesa di giudizio e quelli di cui non si è più saputo nulla e sono più o meno della stessa consistenza numerica. Abbiamo anche inserito,  contrassegnandoli in nero   i casi di sacerdoti indagati all’estero e nascosti in Italia ed in blu le comunità di recupero per preti con problemi.”

    La “Rete l’abuso” nasce dall’esperienza diretta di Francesco Zanardi, savonese, che subisce, negli anni ottanta, ad 11 anni le inaccettabili attenzioni di un sacerdote che segneranno la sua vita indirizzandola poi verso un cammino che lo porterà ad avere già incontrato oltre 1300 vittime di predatori sessuali in ambito ecclesiastico. La scorsa estate Zanardi è stato anche in Sicilia, dove sta seguendo tra gli altri anche il caso dell’ennese Don Giuseppe Rugolo venuto a galla dopo la denuncia di un giovane minorenne al momento dei fatti, per cui l’associazione è stata ammessa parte civile e  la cui terza udienza si terrà a porte chiuse il 23 dicembre.

    In Sicilia, terra dalla forte identità religiosa, negli ultimi mesi i casi di cronaca su pedofilia in ambito ecclesiastico sono aumentati. “ C’è un rischio protezione di questi preti che certamente può essere alimentato dal radicamento sociale dell’idea di fede e che nel meridione ha una struttura più solida. Questo complica l’emersione dei casi e rischia di esporre le vittime come paradossali colpevoli. Per la vittima diventa più complesso denunciare anche per il rischio isolamento e destabilizzazione della vittima all’interno della comunità, capovolgendo i ruoli di vittima e colpevole.

    Non posso dimenticare, ad esempio, una fiaccolata a sostegno di un prete fatta passare dai fedeli sotto casa della bambina da lui abusata.” Quando ha iniziato il percorso della “Rete”, racconta Zanardi “era praticamente impossibile trovare ascolto per le vittime. Io stesso ho denunciato quando i fatti erano già prescritti, quando mi rendo conto di quanto questo trauma abbia travolto la mia vita. Ma pur essendo prescritto, ho fornito elementi utili a trovare vittime nuove, consentendo ugualmente di arrivare ad una condanna per il prete, sebbene lieve.”

    Una denuncia che diventa un atto di rinascita e che porta ad una catena di incontri che portano anche a far nascere l’Eca che opera a livello internazionale e che porterà il tema ad essere dibattuto anche all’Onu. “ Sebbene sia un atto certamente importante quello di arrivare all’Onu, va però considerato il rovescio di questa medaglia. In Italia l’ascolto di queste vittime è ancora a livello bassissimo, nonostante i proclami che arrivano anche dal Vaticano, incluso il Motu proprio del Papa. Noi come rete accogliamo le vittime che si rivolgono a noi e diamo loro assistenza legale e cerchiamo anche di offrire ascolto con dei gruppi di auto aiuto. Non c’è soltanto contatto diretto con me, ma le vittime possono incontrarsi tra loro per scambiare le loro esperienze, scaricando così emozioni e vissuto consapevoli di essere compresi ed accettati.”

    Tiziana Tavella