Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • In Italia mancano ancora le indagini sugli abusi della chiesa

    In Italia mancano ancora le indagini sugli abusi della chiesa

    Pauline Valkenet 3 novembre 2021, 08:52 – Colpisce la dichiarazione del sacerdote e teologo tedesco Hans Zollner, all’inizio di ottobre. Il tedesco, che consiglia papa Francesco sulla dolorosa e spinosa questione degli abusi sessuali all’interno della Chiesa, è sembrato sollecitare la Conferenza episcopale italiana ad avviare un’indagine approfondita su tali abusi in Italia. Perché Zollner ha dichiarato al quotidiano italiano La Repubblica poco dopo la pubblicazione in Francia di un corposo servizio al riguardo: “Le chiese cattoliche di altri Paesi dovrebbero ora avere lo stesso coraggio della chiesa francese. Spero che anche l’Italia si attivi. L’unico modo è quello della verità e dell’onestà”.

    Il rapporto francese è opera di una commissione d’inchiesta indipendente, nominata dalla Conferenza episcopale francese nel 2018. I ricercatori hanno cercato negli archivi dei tribunali, della polizia e delle chiese e hanno interrogato i testimoni. Hanno concluso che circa 216.000 bambini e giovani all’interno della Chiesa cattolica romana sono stati abusati sessualmente dal clero dal 1950. Quattro vittime su cinque erano ragazzi. I ricercatori hanno anche stimato il numero dei colpevoli: circa tremila.

    Hans Zollner potrebbe aver fatto riferimento all’Italia in particolare perché è così plausibile che gli abusi sessuali si siano verificati qui almeno altrettanto spesso. Dopotutto, quasi l’80 per cento degli italiani si definisce cattolico; è la religione predominante. Anche la sede mondiale della Chiesa è in mezzo a loro.

    Ovunque, anche nel borgo più schizzinoso, ci sono chiese cattoliche. I pastori nelle loro lunghe vesti nere fanno parte della scena di strada italiana tanto quanto le vespe e gli espresso bar. Eppure gli abusi sessuali sui bambini all’interno della Chiesa italiana non sono stati ancora scrutinati, figuriamoci in un ampio rapporto riassunto in parole e cifre come è avvenuto ora in Francia. In precedenza, erano già state condotte ricerche sull’entità degli abusi da parte di sacerdoti negli Stati Uniti, in Australia, Irlanda, Paesi Bassi e Germania, tra gli altri.

    Nessun effetto Le vittime di abusi in Italia reagiscono con scetticismo alla dichiarazione di Zollner. “Me ne scrollo di dosso”, dice Francesco Zanardi, soffiando il fumo dalla sigaretta.

    Zanardi (51) è il presidente dell’Associazione italiana vittime di abusi ecclesiastici Rete l’Abuso. Da ragazzo è stato abusato e violentato da un prete per molti anni. Tutto è iniziato nel 1981, quando aveva tredici anni. Nel 2010 Zanardi fonda l’associazione. Sono 1.300 le vittime registrate da Rete l’Abuso. Durante una videochiamata dalla sua casa di Savona, nel nord dell’Italia, Zanardi dice: “Perché penso che le parole di Zollner non avranno effetto? Perché nel 2019, come rappresentante delle vittime di abusi a Roma, ho fatto visita al Papa e gli ho chiesto chiarezza e chiarimenti.

    Devi conoscere e capire un problema prima di poterlo risolvere. Ne avevo già discusso con altri alti funzionari del Vaticano. Dissero tutti: “Hai ragione, dobbiamo fare qualcosa”. Ma ciò che conta sono le azioni. E non ce ne sono. “Lo scandalo degli abusi all’interno della Chiesa cattolica va avanti da oltre vent’anni; Paese dopo Paese, la sconvolgente verità sta emergendo. Ma non in Italia. Non ci sono statistiche. Il fenomeno non è oggetto di indagine. Non esiste un fondo per il risarcimento delle vittime. Il governo, la chiesa, il parlamento… non hanno mai fatto nulla in quella direzione».

    Mappa piena di puntine rossi Rete l’Abuso ha raccolto gli unici dati sugli abusi all’interno della chiesa italiana. Il sito web contiene una mappa interattiva piena di spille rosse con informazioni sui sacerdoti condannati. Cioè 160. Se clicchi sul sud Italia, ad esempio, leggerai: ‘Don N. R., condannato a Foggia a due anni e due mesi di reclusione nel 2007 per maltrattamento di bambine in confessionale’. E al nord: “A Lombardore, Don P. M. ha fatto una sega ai ragazzi. Nel 2010 gli sono stati chiesti quattro anni e due mesi”.

    Rete l’Abuso ha raccolto anche i dati degli ecclesiastici in attesa di giudizio o che sono stati denunciati: si tratta anche di circa 160.

    Basandosi sui numeri francesi, l’allegro presidente dell’associazione osa fare una stima approssimativa della reale portata di questo crimine in Italia negli ultimi sette decenni. “La matematica non è un’opinione”, dice e accende un’altra sigaretta.

    “In Francia ci sono 22mila sacerdoti, di cui 3000 perpetratori. Ciascuno di essi ha causato in media 72 vittime. In Italia ci sono 57.000 sacerdoti, quasi il triplo. 8000 sacerdoti che hanno abusato ciascuno di 72 bambini: ciò significa circa mezzo milione di vittime. E poi siamo ancora nella parte bassa, perché il rapporto francese conta solo le vittime che sono ancora vive. Ma quanti non sono morti per droga, alcol o suicidio? Non lo sappiamo”. L’attività era scaduta L’italiano medio non avrà idea di questa potenziale dimensione. L’abuso sessuale all’interno della loro chiesa non è mai stato oggetto di dibattito pubblico. L’unico caso di rilievo che ha ricevuto molta attenzione mediatica è stato quello della scuola cattolica per bambini sordomuti Antonio Provolo di Verona. Nel 2008, 67 ex studenti hanno accusato di abusi i 25 sacerdoti che li avevano istruiti. Non ci sono state azioni legali perché i casi erano prescritti.

    Da allora, i media hanno regolarmente riportato altri casi di abusi in chiesa. Uno dei più recenti, ad esempio, è quello di don Giuseppe R. Il chierico è stato arrestato in Sicilia ad aprile dopo che un uomo di 28 anni lo aveva denunciato; aveva 16 anni quando sarebbero iniziati gli abusi di R.. Il vescovo locale aveva offerto alla vittima del silenzio denaro e aveva cercato altri modi per tenere la faccenda nascosta; R. era stato trasferito in una diocesi del nord Italia.

    Ma il 7 ottobre è iniziata la causa contro di lui. I giornali e le agenzie di stampa online ne parlano, e il ben visto programma The Hyenas ha mandato in onda un lungo servizio sulla televisione nazionale, completo di un vescovo che schiva le domande difficili del giornalista.

    Tre libri sulla pedofilia Tuttavia, il giornalista Federico Tulli (55) ritiene che il modo in cui il giornalismo italiano tratta gli abusi sessuali all’interno della chiesa sia forse la ragione principale del fatto che in Italia non è stata condotta alcuna indagine.

    Tulli lavora per il settimanale Sinistra e ha scritto tre libri sulla pedofilia all’interno della chiesa. Nella luminosa redazione, a due passi dall’imponente Cattedrale di San Giovanni in Laterano a Roma, il pensieroso Tulli analizza: “I giornali contengono solo brevi storie di singoli delitti, come quello di Don R.. Questo dà al lettore la l’impressione che si tratti di casi isolati. I giornali non dipingono mai un quadro completo degli abusi in tutto il paese nel corso degli anni. Non spiegano come i preti pedofili siano stati sistematicamente trasferiti in altre parrocchie.

    Perché il Corriere della Sera non ci dedica mai due pagine intere? L’hai rivisto in ottobre: ​​sono comparsi documenti sul rapporto francese, ma non hanno menzionato anche gli altri Paesi in cui sono stati rilevati abusi su larga scala da parte di sacerdoti». Il risultato, secondo Tulli, è che non c’è una massa critica di italiani che reagisce, che avvia un dibattito pubblico, che fa pressione sulla chiesa e sulla politica.

    Gli articoli sui giornali sui casi di abuso finiscono spesso con un paragrafo sulla risposta del Papa: “Francesco ha espresso rammarico per questo” o “Il Papa esprime la sua tristezza per questo caso”.

    Federico Tulli ritiene che gli autori diano l’impressione che l’amministratore delegato sia attivamente coinvolto nella questione e stia sicuramente lavorando a una soluzione. In altre parole, i lettori non devono preoccuparsene. Tulli: “Poiché molti giornalisti fanno male il loro lavoro, gli italiani hanno una visione distorta o parziale degli abusi sessuali all’interno della loro chiesa”. sottomissione psicologica Come mai i giornalisti qui sono così acritici quando si tratta di questo problema? Tulli: “Penso che molti colleghi non sappiano esattamente cosa sia la pedofilia e quanto sia dannoso per un bambino subire abusi sessuali. E c’è la sottomissione psicologica: la maggior parte dei giornalisti sono essi stessi cattolici. Quasi tutti sono cresciuti in una parrocchia. Sono sposati in chiesa, loro e le loro famiglie frequentano i sacerdoti. Molti dei miei colleghi non vogliono vedere che ci sono dei mostri lì dentro”.

    L’attenzione dei media stranieri

    Nel 2017 Matteo Mantero, allora deputato del Movimento Cinque Stelle, è stato il primo parlamentare a porre interrogazioni parlamentari sulla questione. Voleva sapere dal governo come intendesse prevenire gli abusi sessuali sui minori da parte dei sacerdoti e se intendesse risarcire le vittime.

    Le domande di Mantero non hanno mai avuto risposta. La cosa non stupisce Federico Tulli: “Ho chiesto ogni tanto a ministri e portavoce vaticani in conferenze stampa quando ci sarà un’inchiesta in Italia. La loro breve risposta è stata sempre: ‘Questo non è necessario qui’”.

    Tuttavia, alla fine porterà a un’indagine approfondita sugli abusi della chiesa? “Sì”, risponde deciso il giornalista Tulli. “Sono fiducioso che tutta l’attenzione dei media stranieri per gli abusi creerà prima o poi una breccia nella nostra società, che si sta spostando sempre più verso una società laica, anche a causa della globalizzazione. Il numero dei battesimi e dei matrimoni nella chiesa sta diminuendo, i giovani si allontanano sempre più da essa. Potrebbe esserci una situazione in cui gli italiani chiederanno che la chiesa si assuma la responsabilità di questo”.

    Ma il presidente di Rete l’Abuso risponde negativamente: “La Chiesa è troppo potente. Non sperimenterò una simile indagine nella mia vita”.

    https://www.trouw.nl/verdieping/in-italie-blijft-onderzoek-naar-misbruik-in-de-kerk-nog-altijd-achterwege~b821d2eca/

  • Pedofilia nella Chiesa: mancano risposte concrete, il lionese François Devaux minaccia i vescovi di appellarsi alla Repubblica francese

    Pedofilia nella Chiesa: mancano risposte concrete, il lionese François Devaux minaccia i vescovi di appellarsi alla Repubblica francese

    A Lourdes i vescovi francesi, riuniti per il loro incontro annuale, hanno a disposizione una settimana per riflettere sul seguito del rapporto sulla violenza sessuale nella Chiesa, recentemente pubblicato da Ciase .
    Il risultato del loro lavoro, che inizia martedì 2 novembre, sarà messo ai voti l’8 novembre.

    Le questioni della “responsabilità” della Chiesa ma anche del dispositivo finanziario che consentirà di versare, in futuro, un contributo alle vittime saranno studiate durante questo convegno, e anche tra le “priorità” di questo incontro, secondo il episcopato.

    Vittima di padre Preynat e cofondatore dell’associazione “ La Parole Libérée ”, il lionese François Devaux si spazientiva. Ha appena partecipato, il 25 ottobre, alla creazione di un nuovo collettivo, che ha lanciato una petizione online.

    Il collettivo “Dalle parole ai fatti”, che riunisce le vittime, e le associazioni in particolare, fa pressione sui vescovi francesi e chiede risposte concrete alla Chiesa, in particolare su questo risarcimento. Manutenzione.

    Yannick Kusy  : Dopo aver condotto la sua battaglia – molto pubblicizzata – con l’associazione “La Parole Libérée”, lei è ancora una volta impegnato nella Chiesa, all’interno di questo collettivo “Dalle parole ai fatti”. Perché questa nuova iniziativa?

    François Devaux  : È solo la pressione che spinge questi vescovi, che procrastinano ormai da 20 anni. Una procrastinazione che peraltro ha assunto molta grandezza dall’arrivo di “La parole libérée” e dalla sua copertura mediatica, e che è proseguita nonostante il lavoro del Ciase (Commissione indipendente sugli abusi sessuali nella Chiesa). Da allora, non hanno smesso di tenere conferenze stampa per annunciare le cose a monte. Veniamo ora al 5 ottobre ( pubblicazione della relazione di Jean-Marc Sauvé …) e poi a questa plenaria a Lourdes. E siamo tutti sbalorditi, vittime, laici, cattolici, istituzioni cattoliche, giornalisti e persino sacerdoti, nel vedere l’impreparazione e il dilettantismo dei vescovi. Eppure, la tabella di marcia è abbastanza chiara.

    Dal 5 ottobre nessun vescovo ha potuto pronunciare il riconoscimento della responsabilità istituzionale. Quindi abbiamo il diritto alle scuse, al perdono, qualunque cosa vogliamo. Che bisogna “ascoltare le vittime”, ecc… Ci viene detto che, in definitiva, il rapporto tra le leggi della Repubblica e il segreto della confessione “non è così scontato”. E che, comunque, non hanno soldi. ” Non ci sono lingotti nelle cantine », come afferma Moulins-Beaufort (presidente della Conferenza episcopale). Quindi, in effetti, non c’è nulla che suggerisca che siano sulla strada giusta per prendere le decisioni necessarie. C’è stata “la Parola liberata”, a proporre la verità, che è stata acclamata con la relazione del Ciase. Ora che questa verità è stabilita e che non può più essere negata, dobbiamo passare dalle “parole ai fatti”. Vale a dire, applicare questa tolleranza zero che è stata sostenuta per diversi decenni. Il collettivo è stato creato su questa riflessione.

    “Dalle parole ai fatti” unisce le persone come mai prima d’ora. In 6 anni di impegno associativo, non ho mai visto una tale mobilitazione di diverse associazioni o collettivi di vittime, ma anche di istituzioni cattoliche che ci sostengono. Tutti sono unanimi. L’idea era quella di dare una capacità di poter interagire e di porre un’ingiunzione ai vescovi.

    Qual è il suo obiettivo?

    La costituzione di questo collettivo si riduce a ciò che chiamiamo le 4 R, vale a dire Riconoscimento, Responsabilità, Riparazione e metodologia della Riforma. Tutto questo si basa sul lavoro di Ciase. E domenica sera va detto, perché è da un po’ che aspettiamo.

    stiamo creando un incontro che si svolgerà in due luoghi: a Lourdes e a Parigi davanti alla Conferenza dei Vescovi di Francia (CEF), sabato 5 novembre alle 14:00.

    Come pensi di agire, concretamente?

    Invitiamo i cattolici e tutti coloro che lo desiderano, perché noi vittime non siamo in grado di farlo. Si mobilitino per venire a dire ai loro vescovi che questo processo deve essere avviato. E stiamo organizzando un incontro che si svolgerà in due luoghi: a Lourdes e a Parigi davanti alla Conferenza dei Vescovi di Francia (CEF), sabato 5 novembre alle 14. Saremo quindi alla vigilia delle conclusioni del CEF. Invitiamo tutti coloro che lo desiderano a riunirsi intorno a un simbolo che è il nastro viola, che sarà ampiamente distribuito. E la gente leggerà le testimonianze che sono nel libro ” da vittima a testimone ” (indirizzato a Ciase). L’idea è quella di creare un’unità intensa e sorprendente affinché i vescovi si assumano finalmente le loro responsabilità.

    Si aspetta una vera mobilitazione?

    Per darvi un’idea, il “matrimonio per tutti” aveva raccolto tra le 400.000 e 1 milione di persone secondo le fonti. Vedremo se anche i cattolici ne saranno consapevoli. Perché, in fondo, la domanda è sostanzialmente la stessa. Riguarda la vita. Questo difende gli stessi valori cardinali. Il popolo cattolico, se si sente tradito, deve fare la sua parte. Cerchiamo di dare un po’ di spazio in modo che possa esprimersi e anche liberare il suo discorso. E per incoraggiare, ancora una volta, i vescovi ad avviare un vero processo.

    Quale gesto concreto della Chiesa potrebbe convincervi che le cose stanno cambiando? Partenze?

    È certo che a un certo punto dovremo far scendere dal treno coloro che non sono stati d’accordo né con le leggi della Repubblica, né con ovvi principi morali, né con il rispetto della vita, né con il rispetto delle direttive della Chiesa. e diritto canonico. Penso, per esempio, a questo vescovo di Montauban, per esempio. Bernard Ginoux non ha rilasciato i suoi archivie suona lo stupito. (Il rapporto Sauvé ricorda che solo una diocesi in Francia non ha aperto i suoi archivi: è quella di Montauban. Il vescovo sostiene comunque di aver restituito la ndr). Non so quale crimine nasconda questo signore. Ma credo che non abbia più alcuna legittimità per occupare la sua posizione oggi. Questi sono crimini contro i bambini e insabbiano. Si sta compiendo un’opera di verità. E che, se questo signore non rispetta questo lavoro, e che in più ci prende per c… Dovremo andarlo a cercare per la pelle delle natiche. Questo non è possibile nella Repubblica!

    E se questi quattro assi non fossero attuati dall’Istituzione?

    Il prossimo passo sarà un invito alla Repubblica ad assumersi le proprie responsabilità. Si parla ancora di centinaia di migliaia di vittime. La pazienza sta cominciando a raggiungere i suoi limiti.

    Se ci sono diverse centinaia di vittime in Francia, ce ne sono diversi milioni nel mondo che sono ancora vivi. In termini di “crimine di massa”, non abbiamo fatto di meglio per molto tempo.

    Intendi dire che ti rivolgerai agli eletti?

    Sì, al governo, al Presidente e direi anche… all’umanità. Se ci sono diverse centinaia di vittime in Francia, ce ne sono diversi milioni nel mondo che sono ancora vivi. In termini di “crimine di massa”, non abbiamo fatto di meglio per molto tempo. Le cose dovranno muoversi rapidamente ora. Infatti, se i vescovi mancano la porta d’uscita di questa plenaria, è certo che non avremo altra scelta che impadronirci della Repubblica.

    Come lo farai concretamente?

    Lo faremo attraverso due assi: uno attraverso un foro, e l’altro attraverso procedimenti legali contro i vescovi, per concretizzare la loro responsabilità istituzionale, che non sono in grado di pronunciare. Quando avremo, così, venti fascicoli in diverse diocesi, potremo avviare delle trattative con questi vescovi. O andiamo in tribunale, o stabiliscono un risarcimento per le vittime.

    Come percepisci l’atteggiamento della Chiesa?

    Siamo sempre di fronte a questa subdola malevolenza, anche al machiavellismo. Li sentiamo vicini a “l’animale a sangue freddo” come ha detto un vescovo (mons. Pascal Wintzer, arcivescovo di Poitiers, ndr) nella tribuna della Croce . È abbastanza sorprendente vedere la loro incapacità emotiva e la freddezza con cui trattano l’argomento, tagliati fuori da ogni emozione, su valori che sono tuttavia i valori principali della Chiesa cattolica. Il bambino è – vi ricordo – presente in ogni pagina del Vangelo.

    Siamo di fronte a una differenza di trattamento tra la Chiesa cattolica e le altre religioni. Questo non sarà accettabile per molto tempo quando metteremo questo argomento sul tavolo.

    Se fai il passo successivo che annunci, quali saranno le conseguenze?

    Se la Repubblica inizia a ficcare il naso in questo fascicolo, sarà un disastro. La separazione tra Chiesa e Stato non è mai stata convalidata – va ricordato – dalla Chiesa. Sono nate associazioni diocesane con statuti molto particolari, e specificità molto accomodanti. La Chiesa istituzionale è una moltitudine di associazioni diocesane, che non hanno persona giuridica. Non si può quindi mettere in discussione la responsabilità morale dell’Istituzione dinanzi alla giustizia francese. Si tratta di “un buco nel racket” nella legislazione francese. Tutto questo è legato alle finalità dell’opera di separazione tra Chiesa e Stato che all’epoca era mal riuscita.

    E questo cosa cambia?

    Se mettiamo questo fatto di fronte alla Repubblica francese, rischia di complicarsi. Siamo di fronte a una differenza di trattamento tra la Chiesa cattolica e le altre religioni. Questo non sarà accettabile per molto tempo quando porteremo questo argomento sul tavolo. Se l’argomento della Chiesa per impedire il risarcimento delle vittime è proprio quello di una legislazione troppo complicata per finanziarla, va bene. Basterà rimuovere queste associazioni diocesane dalla legislazione francese. E creare associazioni religiose, come per tutte le altre religioni. Ciò consentirà sia di avere una persona giuridica che di risarcire le vittime. E di avere parità di trattamento tra le diverse religioni. Potrebbe pungere un po’ forte lì.

    Se apriamo questo, secondo me, potrebbe non rimanere molto dell’attuale organizzazione della Chiesa, come la conosciamo in Francia.

    Durante la sua recente visita al Papa, il primo ministro Jean Castex non è stato particolarmente vendicativo. Lo stato ti aiuterà?

    Ci sono le apparenze e poi la realtà. Abbiamo visto chiaramente, nel discorso di Gérald Darmanin, ministro del culto, e suo portavoce, un’ingiunzione che non soffre di alcuna esitazione. E inoltre, come diretta conseguenza, Eric de Moulins-Beaufort ha pubblicato un comunicato stampa in cui cade completamente. Siamo vicini alla “impiallacciatura della cattedrale”. È vero che Jean Castex non era affatto all’altezza del compito. Ma, intanto, Sauvé ha presentato il suo progetto alla Commission des lois. La rabbia sta fermentando. La Repubblica coglie il momento in cui dovrà affrontarla. Se apriamo questo, secondo me, potrebbe non rimanere molto dell’attuale organizzazione della Chiesa, come la conosciamo in Francia. È certo che la Repubblica francese non sarà in grado di liberarsi dalla sua responsabilità per quanto sta accadendo sul suo suolo.

    La sola Francia può fare la differenza?

    Penso che la Repubblica speri che i vescovi prendano le decisioni necessarie. Sapendo, inoltre, che diverse materie legate al diritto canonico (come la riforma della teologia, il posto delle donne nell’Istituzione…) sono piuttosto nelle mani del Papa stesso. Ad un certo punto, quindi, sarà necessaria una mobilitazione internazionale se quest’ultima non intraprenderà questo lavoro. Richiederà inevitabilmente un riconoscimento internazionale della responsabilità del Vaticano nell’insabbiamento dei suoi crimini, in tutto il mondo.

    Spera quindi in una mobilitazione più ampia?

    Tutto questo sta emergendo nella coscienza. Si parla di milioni di vittime nel mondo, del completo crollo del messaggio spirituale. Ora che la commissione francese ha chiaramente individuato la dimensione sistemica del problema, trovo davvero difficile pensare che potranno evitare questo argomento per molto tempo. I tedeschi hanno già ordinato per la terza volta un nuovo rapporto, per rileggere i fatti da una nuova prospettiva. Questo scatenerà inevitabilmente altre commissioni, probabilmente in Spagna, poi l’Italia sarà costretta ad andarci. E lì, sarà terribile. Chiaramente la pressione sta crescendo intorno alla Chiesa.

    Ci troviamo, infatti, in uno stato la cui definizione somiglia a una rivoluzione, nel vero senso del termine. Vale a dire un popolo che si oppone al potere in atto.

    Ci credi davvero?

    La domanda che mi ponevo già alla fine del mio intervento, consegnando il rapporto Sauvé: possiamo immaginare che la Chiesa sia capace di riformarsi? È un po’ come se avessimo chiesto, nel 1789, se il Re era capace di riformare il suo potere e lasciare un po’ più di spazio al popolo. In ogni caso, c’è spazio per il dubbio e nulla invita a pensare che i cambiamenti prenderanno la stessa direzione. Ci troviamo, infatti, in uno stato la cui definizione somiglia a una rivoluzione, nel vero senso del termine. Vale a dire un popolo che si oppone al potere in atto. Il che non è all’altezza di ciò che sostiene e delle aspettative della sua gente.

    Le cose possono davvero muoversi velocemente?

    Tutto questo avrà un effetto crescente. In Francia abbiamo proprio questa immagine della figlia maggiore della Chiesa. La nostra posizione morale è un punto di riferimento. Siamo una democrazia dei diritti, degli equilibri… Il paese dei diritti umani, dei diritti del bambino e della libertà di espressione… Se la Francia scende dal treno e mette la Chiesa di fronte alle sue responsabilità, inevitabilmente ci vorranno molti altre nazioni con esso. Se questa Istituzione non pronuncia un vero processo di riforma e responsabilità, la nostra Repubblica dovrà mettersi in gioco. Quindi i vescovi stanno segando il ramo su cui stanno mettendosi. Continuano a procrastinare. La buona notizia è che oggi il popolo cattolico ne è consapevole. Se non fanno nulla, la Chiesa si ritroverà vuota di significato, vocazione, finanze e fedeli.

  • Dietro il Vaticano, il Sodalitium prende i suoi soldi dal Perù per non riparare i sopravvissuti

    Dietro il Vaticano, il Sodalitium prende i suoi soldi dal Perù per non riparare i sopravvissuti

    A cura di: Raiza Arroyo e Paola Ugaz – Dalla finestra della casa Sodalicio a Bogotá, situata in Carrera 20 # 127b-66, nel quartiere di La Calleja, Jaime Manuel Baertl Gómez fuma compulsivamente mentre parla in videochiamata con Juan Carlos e Javier Len, i suoi avvocati a Lima, Ary Alcántara Vega (dallo studio Osterling) e Gonzalo Flores Santana: ”Ma che… sta succedendo? Perché è ancora aperta la possibilità di essere indagati per riciclaggio di denaro in Perù? Che diavolo hanno tutti? ”

    L’organizzazione cattolica Sodalitium Christianae Vitae è una medaglia a due facce: una, quella del fondatore, Luis Fernando Figari Rodrigo, accusato di presunti abusi sessuali e protetto a Roma dalla portata della giustizia peruviana; e Jaime Manuel Baertl Gómez, accusato di presunte cattive pratiche commerciali e di aver ideato, insieme all’attuale arcivescovo di Piura, José Eguren Anselmi, un sistema per frodare il tesoro per arricchirsi con la sua cerchia più stretta.

    In procinto di compiere 50 anni il prossimo dicembre, il Sodalitium ha cercato di nascondere il suo potere economico al Vaticano e di trasferirlo fuori dal paese,prima a Panama, per poi trasferire i soldi a Denver, negli Stati Uniti, per non risarcire di conseguenza le vittime degli abusi perpetrati dall’organizzazione religiosa.

    Dopo la pubblicazione del libro Half Monks, Half Soldiers (2015), Jaime Baertl ha guidato l’operazione per trasferire denaro fuori dal paese attraverso tre operazioni offshore nel paradiso finanziario di Panama: Fundación San Ignacio, Providential Inc. e Fundación Santa Rosa.

    Il meccanismo

    La Repubblica rivela l’astuzia con cui la crescita dell’impero economico del Sodalitium iniziò utilizzando il concordato (accordo firmato tra Perù e Vaticano nel 1980), con la presunta intenzione di frodare l’erario peruviano.

    Tutto è iniziato nel 1999, quando l’ Associazione Civile San Juan Bautista , il cui presidente era l’attuale arcivescovo di Piura e Tumbes, José Eguren Anselmi, stava attraversando una serie di difficoltà finanziarie per continuare a gestire il cimitero del Parque del Recuerdo a Lurín .

    Pochi giorni dopo il sequestro di una parte del terreno del cimitero, il 29 giugno 1999, il sacerdote Sodalite Jaime Baertl Gómez ha costituito la Fondazione offshore Pusan ​​a Panama con un capitale di 10mila dollari. Successivamente ha cambiato nome in Fundación San Ignacio.

    8 mesi dopo la sua costituzione, la società offshore ha pagato con denaro da una fonte sconosciuta fino ad oggi un debito dell’Associazione Civile di San Juan Bautista per $ 1.700.000 e in cambio ha acquisito il 50 percento del cimitero, che doveva essere donato a un’altra istituzione legato anche al Sodalitium.

    Il 23 giugno 2000, l’arcivescovo Eguren ha informato gli azionisti dell’Associazione civile di San Juan Bautista che nell’aprile di quell’anno Raúl Guinea Larco ha parlato con l’allora vescovo di Lurín per stabilire un’entità giuridica della Chiesa cattolica, con lo scopo è che , insieme alla società offshore di Jaime Baertl, donano il 100% del cimitero a determinate condizioni.

    La direzione, l’amministrazione e il controllo della persona giuridica sarebbero di esclusiva competenza del Sodalitium. Gli affitti ei profitti andrebbero anche al Sodalitium . Il vescovo di Lurín accettò e il 24 giugno 2000 fu istituito il cimitero cattolico Mission Parque del Recuerdo, che avrebbe avuto come direttore generale Juan Carlos Len Álvarez.

    Con l’aiuto di un team di avvocati, il Sodalicio al completo si è riunito il 19 gennaio 2001 in uno studio notarile che non esiste più: Ramón Espinosa Garreta, per mettere nero su bianco la donazione del cimitero tra due enti gestiti dal Sodalicio: l’Associazione Civile San Juan Bautista e il Cimitero Cattolico Mission Parque del Recuerdo.

    Nell’ambito dell’Associazione Civile San Juan Bautista, il Sodalite José Ambrozic Velezmoro, Raúl Guinea Larco; Il Sodalite Juan Carlos Len Álvarez si è iscritto come parte della missione del Parco Cimitero Cattolico della Memoria, che non si è identificato come professione religiosa ma come amministratore. E come parte del Sodalitium Christianae Vitae, Eduardo Regal Villa e José Antonio Eguren Anselmi hanno firmato, eA nome della Fundación San Ignacio offshore, il sacerdote Jaime Baertl ha messo la sua firma.

    La donazione è stata concordata tra i rappresentanti dell’associazione, della missione, il Sodalitium Christianae Vitae, il cui indirizzo nel documento era la casa di Luis Fernando Figari, situata a La Pinta 130, a San Isidro, e al largo.

    Il Parco della Missione Cattolica della Rimembranza , secondo l’atto notarile, è un soggetto giuridico della Chiesa cattolica e gode di uno statuto di diritto pubblico interno nel territorio peruviano in virtù delle disposizioni del Concordato, accordo internazionale tra la Santa Sede e la Repubblica di Perù, 19 luglio 1980.

    Jaime Baertl è in mare aperto, Fundación San Ignacio, ha acquisito il 50 per cento dei diritti sul cimitero.

    La giustificazione della partecipazione del Sodalitium Christianae Vitae, attraverso Eduardo Regal e l’Arcivescovo di Piura, José Antonio Eguren, “è in virtù del fatto che la missione è stata affidata in perpetuo e, di conseguenza, deve assicurare il raggiungimento degli obiettivi di detta missione, i mezzi utilizzati per essa ed è anche responsabile della conservazione della sacra dignità del cimitero cattolico del Parque del Recuerdo, che è l’oggetto di questa donazione ”.

    Questa operazione significava ” donare ” il cimitero all’arcivescovado locale e quindi metterlo sotto l’ombrello del Concordato, che implicava – secondo la sua interpretazione – essere un’isola tributaria: non pagare le tasse, guadagnare più del 30% al 50% rispetto altri cimiteri che hanno operato senza il Concordato e non dovendo presentare alla Sunat alcun documento sul loro operato.

    Questi sono stati i vantaggi ottenuti applicando questo meccanismo, perché se i cimiteri fossero rimasti di proprietà dell’Associazione Civile di San Juan Bautista, sarebbero stati solo esentati dall’imposta sul reddito, secondo quanto ha spiegato a La República l’avvocato tributarista Klever Espinoza.

    Questo schema di donazioni fittizie è stato replicato nei sette cimiteri istituiti dal Sodalicio su tutto il territorio nazionale:Lurín, Callao, Puente Piedra, Piura, Tacna, Ica e Arequipa. Questo meccanismo ha arricchito il Sodalitium.

    In effetti, José Eguren, come arcivescovo di Piura, ha replicato questo stesso meccanismo a Piura, sotto la creazione della Mission Nuestra Señora de las Mercedes, il 28 ottobre 2008, che ha ricevuto dall’Associazione Civile San Juan Bautista la donazione di un altro cimitero ma con le condizioni esatte del caso di Lurín.

    Anche in questo caso, la direzione, l’amministrazione e il controllo della missione sarebbero stati affidati al Sodalitium e gli affitti sarebbero stati solo per il Sodalitium.

    Lima, Panama, Denver

    I capitostes del Sodalicio hanno spostato i beni della loro ammiraglia: Inversiones San José SAC, perché da un lato non li raggiunga la mano della giustizia peruviana e, dall’altro, che la squadra vaticana che li indaga per abusi non conoscere il suo potere economico.

    Oltre alla Fundación San Ignacio offshore, creata nel 1999 da Jaime Baertl, La Sodalitium ha acquistato altre due società offshore che fino ad ora sono rimaste anonime e hanno fatto da ponte per trasferire i suoi principali asset a Denver, Colorado (Stati Uniti),dove riceveranno i profitti delle loro enormi attività in Perù che sono stimati in oltre un miliardo di dollari: Fundación Santa Rosa, costituita da Dirserv Inc., relativa a 68 società legate al caso Paradise Papers; e Providential Group Inc., costituita da Istmeña Internacional SA, e Azuero Inversionista SA, indagate dalla Procura Anticorruzione di Panama per essere parte della rete offshore di Odebrecht. L’impresa edile li ha usati per pagare tangenti a funzionari pubblici. Sono stati creati rispettivamente nel dicembre 2007 e nel febbraio 2008.

    Secondo i registri pubblici panamensi, la presidenza della Fundación Santa Rosa de Lima fu assunta da Juan Carlos Len; l’avvocato del Sodalitium presso la Santa Sede, Enrique Elías Dupuy, funge da economo; José Ambrozic Velezmoro è segretario; e fu nominato membro l’avvocato Gonzalo Flores Santana. Nel frattempo, Providential Group Inc. ha nominato l’avvocato Ary Alcántara Vega, dello studio legale Osterling , come unico rappresentante .

    Da marzo a giugno 2016 – cinque mesi dopo la pubblicazione del libro Half Monks, Half Soldiers – l’offshore Providential Group Inc. ha assorbito il 59% delle azioni e delle proprietà della holding Inversiones San José. Il restante 38% è stato acquisito dall’imprenditore cileno e direttore di Latam Airlines, Juan José Cueto; e il restante 3% è stato trattenuto dal direttore generale di Inversiones San José, Mario Rivarola Morán.

    La carta di Juan José Cueto è la chiave dell’operazione Sodalicio SA, perché è il partner che fornisce liquidità alle imprese nei momenti in cui non ne hanno. A loro volta, rimborsano i prestiti con i tassi di interesse più alti del sistema finanziario.

    Quindi la Fundación Santa Rosa offshore e la Providential Group Inc. si trasferirono a Denver, negli Stati Uniti. Hanno lo stesso indirizzo della Holy Name Catholic Parish Church, al 3290 West Milan Avenue Englewood, Colorado, CO 8110, che appartiene al Sodalicio e dove il parroco è Sodalite Daniel Cardó, figlio dell’ex ministro dell’Istruzione Andrés Cardó Franco .

    Providential Group Inc. e Fundación Santa Rosa registrano lo stesso agente, Mahaffey H. William. In data 20 novembre 2018 entrambe le società offshore hanno cambiato domicilio a Denver, inserendo nuovamente lo stesso indirizzo, che corrisponde allo studio legale nordamericano LRRC Service Company LLC, che in precedenza aveva assistito Sodalitium Christianae Vitae nel processo di riparazione alle vittime effettuato dalla Commissione Investigativa presieduta da Ian Elliot.

    Vale a dire, Il Sodalitium sposta segretamente la maggior parte della sua capitale dal Tesoro peruviano e dal Vaticano a uno offshore a Panama e altri due in Colorado, Stati Uniti. Ma a loro non succede nulla.

    Parla l’exsodalite Félix Neyra

    Per me Figari era Dio, più di Gesù Cristo stesso. Ero disposto a dare la vita per Figari. Lo era, e lo hanno ripetuto a te, alla tua famiglia.

    Il tema di fondo era: ti salverai perché hai un figlio religioso, per questo hanno approfittato di tante cose sotto il criterio della religiosità .

    Ho fatto un calcolo una volta e quello che mio padre ha dato al Sodalitium ha superato i $ 500.000, attraverso l’intera eredità che ci ha lasciato mia madre e le donazioni extra che ha fatto durante il tempo che io, mio ​​fratello James e mia sorella siamo stati lì. Mio padre è stato totalmente aperto alla comunità durante tutto il tempo in cui siamo stati al Sodalicio.

    Nel momento in cui ho lasciato la comunità, come mio fratello, siamo partiti senza alcuna professione, per valerci nella vita. Mio padre (Felix Neyra García) era un militare che ha risparmiato molti soldi ma non ha avviato un’impresa e aiutandoci ha finito i suoi giorni in rovina. Quando abbiamo chiesto aiuto al Sodalicio, ci hanno fatto fare un altro processo di ri-vittimizzazione e non ci hanno dato nulla. La commissione esterna mi dichiarò vittima e ordinò che la comunità mi restituisse l’eredità che mia madre mi aveva lasciato e che io avevo dato alla comunità, eAlla fine il Sodalicio mi ha detto che ha stabilito che non c’erano prove di quei soldi e che quindi non mi hanno dichiarato vittima e che non mi avrebbero dato nulla.

    Mio padre soffriva della sua malattia (cancro alla gola) spendendo fino all’ultimo centesimo che aveva. Ha chiesto loro aiuto e ha avuto conversazioni con Sandro Moroni e gli ha chiesto un aiuto finanziario per pagare due operazioniCiò ammontava a US $ 80.000 o US $ 90.000 e loro hanno risposto di sì e che hanno riconosciuto tutti i suoi sforzi e che lo avrebbero aiutato con US $ 8.000. Quindi mio padre non ha preso quegli 8.000 dollari. E, come vi dico, è stata una grandissima frustrazione perché sento che nonostante abbiamo fatto tanti sforzi per stare bene e per andare avanti, siamo l’esempio molto chiaro di una famiglia che ha dato tutto per questa istituzione e è così che l’hanno maltrattato. . Sento davvero che gli abbiamo dato tutto, e non dico esagerando, gli ho dato il mio tempo, la mia vita, i miei soldi e posso dire con certezza che non ho ricevuto assolutamente nulla in cambio, né la mia famiglia, né la mia papà. Mio padre è morto l’anno scorso e se n’è andato molto amareggiato con la fede.

    Non solo nel mio caso, tutti i casi stretti di amici o persone che sono passati da questa istituzione hanno vissuto lo stesso, l’ ingiustizia è immensa.

    https://larepublica.pe/politica/2021/11/01/sodalicio-saca-su-dinero-de-peru-a-espaldas-del-vaticano-para-no-reparar-a-los-sobrevivientes-lavado-de-activos/

  • Enna, la diocesi e la parrocchia citate in giudizio per la responsabilità civile

    Enna, la diocesi e la parrocchia citate in giudizio per la responsabilità civile

    Il Tribunale di Enna, presieduto da Francesco Pitarresi, ha autorizzato la citazione alla responsabilità civile della Diocesi di Piazza Armerina e della parrocchia di San Giovanni Battista nel processo a don Giuseppe Rugolo, il sacerdote arrestato lo scorso 27 aprile con l’accusa di violenza sessuale aggravata a danno di minori.

    La richiesta era stata avanzata dagli avvocati delle parti civili, l’avvocato Eleanna Parasiliti Molica per la vittima degli abusi, minore all’epoca dei fatti, Giovanni di Giovanni, legale della famiglia del giovane abusato, Mario Caligiuri, per l’Associazione Rete l’Abuso e Irina Mendolia per l’associazione Co.Tu.Le.Vi.

    La prossima udienza il 23 dicembre. – (fonte ANSA)

  • UN MILIONE DI MINORI ITALIANI SAREBBE STATO VITTIMA DI PRETI PEDOFILI

    UN MILIONE DI MINORI ITALIANI SAREBBE STATO VITTIMA DI PRETI PEDOFILI

    Sul sito di Rete L’ABUSO, l’associazione che si occupa di chi è sopravvissuto agli abusi di preti pedofili, c’è una mappa colorata da tanti puntini. Le macchie gialle, rosse e nere riempiono tutto lo spazio, alcune, addirittura, si sovrappongono. Ogni puntino rappresenta un caso di pedofilia perpetrato da un sacerdote, da chi dice di aver consacrato la vita a Dio e al bene degli altri. «Avevo undici anni quando il prete della mia parrocchia abusò di me», racconta a VD Francesco Zanardi, presidente di Rete l’abuso. «Ho sofferto molto. Poi è venuta la voglia di ottenere giustizia». E così è nata l’unica associazione italiana che si occupa degli abusi sessuali del clero. «Siamo attivi dal 2010. Al momento abbiamo 1.300 sopravvissuti all’interno dell’associazione». Secondo i dati di Rete L’ABUSO il numero dei preti pedofili oscillerebbe tra i 1.000 e 4.000, mentre i minori violentati potrebbero essere fino a un milione, secondo un calcolo al ribasso sugli ultimi 15 anni. Ma molti dei casi, spiega Zanardi, sono andati in prescrizione. Complici buchi normativi e il diffuso servilismo delle istituzioni nei confronti della Chiesa.

    Sopravvivere a un abuso da parte di un prete pedofilo

    «Ero un ragazzino. Mi ricordo che ho lasciato amici e ogni altro tipo di legame per allontanarmi dalla parrocchia, che mia madre, da cattolica praticante, mi spingeva a frequentare come chierichetto», ci dice Francesco Zanardi. «Un anno dopo, a sedici anni, ho cominciato a drogarmi. L’ho fatto fino a trent’anni. E fino a trent’anni non ho avuto rapporti sessuali perché quando mi si avvicinava qualcuno mi veniva la pelle d’oca». Francesco era spaventato anche da un bacio. «Ero traumatizzato da quello che avevo subito da parte del parroco. La mia psiche mi impediva di avere rapporti affettivi. E di questo mi sono accorto verso i quarant’anni». Per una vittima di pedofilia è normale cadere vittima della dipendenza da alcool o droghe, spiega Francesco. «Anche se non ci si rende conto che accade a causa del trauma enorme subito. Anzi, spesso, si pensa di non aver avuto una vita normale perché si è drogati o alcolizzati». Metabolizzare quello che è accaduto ha richiesto moltissimi anni.

    «È stato un lavoro lungo e profondo, soprattutto se si è soli. Ho maturato il mio trauma a quasi quarant’anni, nel 2009». Ma quando ha deciso di denunciare, Francesco si è reso conto del primo grande ostacolo: la prescrizione. «All’epoca era ancora fissata a 10 anni», spiega. «Insieme ad altri sopravvissuti, ho quindi cercato associazioni che ci appoggiassero. E in effetti, in Italia, ci sono molte associazioni antipedofilia. Ma quando raccontavamo di essere stati abusati da un prete, ci rispondevano che non si occupavano di questioni legate al mondo clericale. Nessuno si voleva assumere l’onere, perché il rischio è quello di essere oggetto di continue querele». E così è nata Rete L’ABUSO, che all’inizio era più che altro un gruppo di auto aiuto. «Poi è sorta in noi la voglia di ottenere giustizia: nel 2012 sono riuscito a far condannare il prete che mi ha violentato non per gli abusi che ho subito io, ma per quelli perpetrati su un altro ragazzo nel 2005».

    Il rapporto francese sui casi di pedofilia nel clero

    Secondo la Commissione indipendente sugli abusi sessuali nella Chiesa, sono 216mila i casi di violenze contro i minori che sono stati perpetrati in Francia nel corso degli ultimi 70 anni. Una stima al ribasso, che sale a 330mila se si aggiungono anche gli aggressori laici. E intanto, al di qua delle Alpi, il Tribunale Vaticano ha prosciolto due preti accusati di abusi sessuali su un chierichetto del Papa. Secondo i giudici, infatti, se da un lato «devono ritenersi accertati i rapporti sessuali, di varia natura e intensità, tra l’imputato e la persona offesa», dall’altro mancherebbe «la prova per affermare che la vittima sia stata costretta». «Stando ai dati che abbiamo raccolto, in Italia operano 50mila preti», spiega Zanardi. «Nel nostro Paese, è probabile che ci sia una percentuale di casi di pedofilia da parte del clero molto più alta di quella francese: in Francia, infatti, i consacrati sono solo 20mila».

    «Ma in Italia nessuno si interessa di questo problema. Basti pensare che il certificato antipedofilia, previsto dalla Convenzione di Lanzarote adottata dal Consiglio d’Europa, non si applica ai sacerdoti e al mondo del volontariato. Senza contare che i vescovi, in Italia, non essendo pubblici ufficiali sono sollevati dall’obbligo della denuncia. E nessun vescovo ha voglia di dire alla propria diocesi “avevamo un pedofilo in casa”». Poi c’è il problema legato alla prescrizione. «Di solito ci vogliono almeno 30 anni per maturare il trauma. Eppure la pedofilia non è una malattia, non passa: se ce l’hai, te la porti avanti tutta la vita. Ecco perché bisognerebbe fare degli accertamenti dopo la denuncia da parte di un sopravvissuto, a prescindere dalle tempistiche per la denuncia». E soprattutto cominciare a estendere anche ai membri della Chiesa l’obbligatorietà del certificato di antipedofilia: una misura che potrebbe restituire maggiore trasparenza alle istituzioni clericali e ispirare maggiore fiducia nei religiosi.

    Il monologo sullo stupro di Franca Rame

    https://vdnews.tv/article/milione-italiani-stato-vittima-abusi-preti-pedofili

  • Preti pedofili, «sono oltre 3mila». Arriva il rapporto bomba e la Chiesa francese trema

    Preti pedofili, «sono oltre 3mila». Arriva il rapporto bomba e la Chiesa francese trema

    In Francia la Chiesa trema e si prepara ad accusare l’onda d’urto della imminente pubblicazione del mastodontico dossier sulla pedofilia, frutto di due anni e mezzo di lavoro da parte di una commissione indipendente (finanziata dall’episcopato).

    Dalle carte esaminate sarebbero emersi tra 2.900 e 3.200 preti pedofili, per un periodo che va dal 1950 ad oggi, ha affermato Jean-Marc Sauvé, il presidente della commissione che indaga sugli abusi sessuali.

    Una indiscrezione che testimonia la grande preoccupazione dell’episcopato d’Oltralpe per le conseguenze sulla immagine della Chiesa che potrebbero rivelarsi disastrose. Tema decisamente scottante e al centro di un lungo faccia-faccia tra Papa Francesco e i vertici dell’episcopato tre giorni fa.

    «È una stima minima» basata sul censimento e sull’analisi incrociata degli archivi della Chiesa, della magistratura, della polizia giudiziaria e della stampa, così come sulle testimonianze raccolte dalla commissione, ha aggiunto Sauvè, l’autorevole magistrato e presidente dell’organismo che ha firmato il dossier di 2.500 pagine.

    La cifra si riferisce a una popolazione totale di 115.000 tra sacerdoti e religiosi, conteggiata nel corso degli ultimi 70 anni. La Chiesa francese sotto la spinta dell’opinione pubblica tre anni fa aveva autorizzato l’apertura dei propri archivi dando modo ad un gruppo di esperti (giuristi, sociologi, storici) di ricostruire il quadro completo del fenomeno e aiutare a comparare la violenza sessuale nella Chiesa con quella individuata in altre istituzioni, per esempio le associazioni sportive, le scuole e le violenze maturate nell’ambito familiare.

    Il fenomeno – Il lavoro della commissione si è spinto anche a formulare una serie di percorsi per arginare questa piaga. «Le vittime non sono facili da ascoltare, le storie che ci hanno raccontato sono spesso raccapriccianti, durissime, impensabili. Parlano di sesso, di abusi, di sacro, di morte. E’ stato davvero un ascolto sconvolgente per noi tutti» ha spiegato Antoine Garapon, uno dei membri della commissione. Tra giugno 2019 e ottobre 2020 sono state ascoltate 6.500 persone. Le vittime potrebbero essere state circa 10 mila.
    La pubblicazione di questo rapporto – prevista per domani – fa affiorare il progressivo cammino di trasparenza intrapreso in questi anni da diverse conferenze episcopali (Francia, Austria, Germania, Belgio, Lussemburgo, Spagna, Stati Uniti, Canada, Polonia). Un sentiero difficile ma considerato necessario da Papa Francesco. «Credo che i cattolici francesi ne saranno scioccati come tutti, anche se bisogna fare capire che non è una perversione specifica del clero cattolico» è stato il commento di monsignor Roland Minnerath, arcivescovo di Digione.
    Contrariamente alle iniziative improntate alla trasparenza dei vescovi francesi o tedeschi quelle della Chiesa italiana finora sono state decisamente insufficienti. Secondo l’associazione Rete L’Abuso la Cei è ancora restia ad aprire i propri archivi e fare luce sui vescovi che in passato hanno insabbiato casi di abuso e protetto sacerdoti.
    La scorsa settimana si è concluso un incontro internazionale in Svizzera tra decine di gruppi di vittime di tutta Europa. Da questa iniziativa partirà a breve una mozione al Consiglio d’Europa affinché i casi di abuso vengano affrontati a livello paneuropeo. In quel contesto è stato ricordato che in Italia l’argomento resta ancora tabù, persino sotto il profilo politico.

    In Parlamento – L’unica interrogazione parlamentare che sia mai stata fatta in materia risale al 2017 e ad oggi non ha mai avuto risposte. Venne promossa dal deputato grillino Mantero che chiedeva al premier, ai ministri dell’Interno, della Giustizia, degli Esteri quali iniziative volessero prendere per prevenire e reprimere il fenomeno.
    Chiedeva, inoltre, di estendere l’obbligo del cosiddetto certificato antipedofilia per tutte le categorie oggi esenti che vengono a contatto con minori, compreso i sacerdoti. Inoltre domandava di avere elementi statistici sui procedimenti ancora pendenti nelle procure che vedono indagati o imputati ministri di culto, e di istituire un fondo per i risarcimenti a favore delle vittime.

    https://www.ilmessaggero.it/italia/chiesa_pedofilia_tremila_preti_cosa_dice_dossier-6235328.html

  • Hanno risolto il problema cancellando le vittime e i crimini dei preti dalla storia d’Italia

    Hanno risolto il problema cancellando le vittime e i crimini dei preti dalla storia d’Italia

    Si è svolto a Berna, lo scorso settembre, il Simposio Europeo di tre giorni “Verità, Riconoscimento, Risarcimento, Prevenzione” che ha visto presenti i rappresentanti di 17 paesi europei, tra cui l’Italia, rappresentata dalla Rete L’ABUSO.

    Un incontro quasi surreale per l’Italia che, se pur con problematiche del tutto simili agli altri paesi, non solo è l’unica a non aver mai sondato l’entità del fenomeno, ma ne vanta una carenza assoluta e strutturale anche nel contrastarlo, troppo spesso direttamente attribuibile alle pressioni della chiesa in materia che inevitabilmente, si riflettono in qualunque settore.

    Molte di queste carenze sono state denunciate più volte dalla Rete L’ABUSO, prima al Governo italiano attraverso diverse istanze (Diffida e Denuncia), nel 2018 tramite una interrogazione parlamentare tutt’ora inevasa, ed infine reportate dalla Rete, insieme ai silenzi del Governo, all’attenzione del Comitato per la tutela dell’infanzia che nel febbraio 2019 ha rilasciato all’Italia le osservazioni conclusive (par. 21) .

    Ma il Governo italiano, ad oggi non ha risposto neppure all’ONU.

    Notiamo subito la prima differenza in ambito europeo dell’Italia, ovvero l’assenza del Governo, che mentre negli altri paesi lavora attraverso commissioni di inchiesta indipendenti, con le conferenze episcopali locali, in Italia delega totalmente il problema al Vaticano e alla CEI.

    Le stesse direttive europee in Italia sono state recepite all’italiana e in modo direi alquanto originale, vanificandone totalmente la natura e l’ utilità. E’ qui che vediamo il perché dell’affermazione che la chiesa in questo ha avuto un grave peso, ed un ruolo attivo, a danno della prevenzione e della tutela dei minori. Naturalmente non solo quelli affidati alle sue cure, ma tutti i minori, anche quelli abusati in contesti estranei al clero, come famiglia, ambienti sportivi  ecc.

    Come la Rete L’ABUSO ha fatto notare nel 2019 alle Nazioni Unite attraverso il “Report giustizia sul caso Italia” – integralmente approvato dal Comitato durante le sedute del 23 e 24 gennaio 2019 – nel nostro paese esiste una carenza strutturale che impedisce di fatto persino il normale operato della magistratura, alla quale il Comitato ONU si rivolge così; “il Comitato è preoccupato per i numerosi casi di bambini vittime di abusi sessuali da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica nel territorio dello Stato Membro e per il basso numero di indagini criminali e azioni penali da parte della magistratura italiana.” (par. 21)

    La Carta di Lanzarote per esempio, introduce in tutela della vittima l’audizione protetta (ovvero in presenza di un tecnico psicologo che la assista durante l’audizione degli inquirenti) utilizzata oramai dai tribunali civili, ma totalmente inapplicata (se pur sul suolo italiano) nei processi canonici o penali canonici, dove la vittima, a sua insaputa, si trova senza alcuna tutela. Problema grave, denunciato al Garante per la protezione dei dati personali, che a oggi non ha mai risposto ai legali dell’Associazione.

    Se per esempio prendiamo un’altra norma preventiva, il c.d. Certificato antipedofilia introdotto in Italia nel 2014 e ne vediamo l’applicazione, ci rendiamo immediatamente conto di come la norma sia stata applicata anche qui in modo abominevole dal legislatore.

    Il certificato, che a livello europeo viene applicato a tutti coloro che operano con minori, solo nel nostro paese lascia scoperta l’intera fascia del volontariato. Quello che appare immediatamente nell’assurdità dell’applicazione stessa della norma, è che la lacuna, paradossalmente, indica ai predatori il terreno di caccia dove da pregiudicati non serve presentare il certificato, convogliandoli di fatto in una categoria, quella da sempre più a rischio.

    La domanda è scontata: perché?

    La risposta è tanto semplice quanto banale. I sacerdoti sono inquadrati nella categoria del volontariato e non potendo passare la norma al vaglio dell’approvazione costituzionale con la sola esclusione dei sacerdoti, il Legislatore ha esonerato l’intera categoria e il suo indotto.

    Se pur vero che nell’Unione Europea solo l’Italia al momento non ha voluto produrre un dato governativo, è anche vero che l’unica Associazione italiana di sopravvissuti uno lo ha prodotto, ed è persino difficilmente opinabile in quanto decisamente in difetto, perché a differenza di una commissione di inchiesta, la Rete L’ABUSO non ha accesso agli archivi giudiziari e si è limitata per forza alla cronaca degli ultimi soli 16 anni, ottenendo un dato tuttavia spaventoso… (vedi mappa dei casi a lato)

    Un dato introvabile persino nelle statistiche percentuali di Telefono Azzurro, che non prende in considerazione la categoria del clero. Quello dell’Osservatorio della Rete L’ABUSO, purtroppo è da definirsi oggi, l’unico dato attendibile sulla pedofilia del clero in Italia.

    Membro della Pontificia commissione per la tutela dei minori e presidente del Centre for child protection (Ccp) della Pontificia università gregoriana, padre Hans Zollner, nell’agosto 2018 ha dichiarato all’agenzia dei vescovi Sir, «Troppi sacerdoti, tra il 4 e il 6 per cento nell’arco di 50 anni (negli Usa, ndr), hanno agito contro il Vangelo e contro le leggi. Sarebbe stupido pensare che in altri Paesi come l’Italia non sia accaduto lo stesso».

    Una affermazione che non ha avuto alcuna risonanza mediatica in Italia ma sarebbero, secondo le percentuali dichiarate dallo stesso Hans Zollner (4 – 6 %) 750.000 le vittime del clero italiano negli ultimi decenni. (vedi tabella a lato)

    Questo è il dato inquietante elaborato dallo statistico irlandese Mark Vincent Healy per la Rete L’ABUSO il quale, sull’assenza italiana del dato governativo, ma sulla base dei risultati delle commissioni di inchiesta effettuate negli altri paesi, ha potuto produrre delle proiezioni attendibili sul dato che in Italia nessuno vuole produrre e che molti censurano affermando che non esista.

    Quello della Rete, costantemente monitorato dall’Osservatorio permanente conta ben 157 procedimenti ancora in attesa di giudizio; più 159 casi giudicati in via definitiva; almeno 10 fuggitivi nascosti in Italia; ben 22 strutture sul territorio per curare i preti, nessuna per le loro vittime. Tutto in soli 16 anni.

    Criminale affermare che in Italia non vi siano dati e omettere questi, che se pur in difetto, di suo superano abbondantemente persino l’indagine del Team Spotlight dove in 50 anni emergevano solo 70 casi. In Italia, in soli 16 anni, più di 320.

    Le soluzioni ci sarebbero e sono davvero banali, basterebbe volerle attuare ma anche qui, a differenza del resto dell’Europa, in Italia non esiste forza politica che voglia farsi carico del problema e soprattutto, che reclami la Sovranità del paese, sottomessa/compromessa al punto tale da essere incapace di recuperare persino gli arretrati dell’ICI.

    Per quanto concerne il certificato anti pedofilia, come chiesto nell’interrogazione parlamentare e successivamente dalle Nazioni Unite, basterebbe che questo venisse esteso a tutte le categorie.

    Sull’obbligo della denuncia invece, l’avvocato Mario Caligiuri presente al simposio di Berna in rappresentanza della Rete L’ABUSO (Italia), ha esposto altre efficacissime quanto semplici soluzioni come l’estensione dell’obbligo della denuncia che in Italia lascia la facoltà a civili e clero, di non denunciare un abuso su un minore, anche qualora si sia informati.

    Carenze gravi e discriminanti, in quanto mentre l’Europa tende a recuperare i reati pregressi e progredire nell’ulteriore innalzamento della prevenzione, in Italia nel 2021, si nega ancora il diritto del minore ad essere tutelato, costringendolo a farlo da se solo una volta raggiunta la consapevolezza e spesso purtroppo, quando oramai il reato si è estinto.

    Uno studio realizzato dalla Commissione australiana d’inchiesta pubblicato nel 2017 sugli abusi di matrice clericale, su un campione di 4.445 persone, dimostra che sono passati in media 33 anni prima che le vittime riuscissero a parlare della violenza.

    Caligiuri spiega che “la soluzione capirete bene che In pratica la norma ex art. 364 c.p., limitata ai delitti contro la personalità dello Stato, andrebbe solo integrata inserendo per le ragioni enunciate i reati indicati nei 10 articoli così come denominati, riportati in corsivo ed evidenziati in grassetto. Non si determinerebbe alcuna antinomia né con le altre norme del codice penale né conflitto con le disposizioni dell’intero sistema.

    Art. 364 c.p. OMESSA DENUNCIA DI REATO DA PARTE DEL CITTADINO

    Il cittadino, che avendo avuto notizia di un delitto contro la personalità dello Stato (241-313) per il quale la legge stabilisce l’ergastolo, nonché dei delitti di violenza sessuale in danno di minore (artt. 609 bis, 609 ter, 609 octies) di atti sessuali con minorenne (art. 609 quater) quando procedibili d’ufficio, di corruzione di minorenne (art.609 quinquies),di adescamento di minorenni (art.609 undicies), di prostituzione minorile (art. 600 bis), di pornografia minorile e di detenzione di materiale pornografico (art. 600 ter, 600 quater e 600 quater1) non ne fa immediatamente denuncia all’Autorità indicata nell’articolo 361 è punito con la reclusione fino ad un anno e con la multa da euro 103 a euro 1032.

    Nulla di più o di diverso.”

    Se pur con l’approvazione di tutti i presenti in sala a Berna, nessun mezzo di informazione purtroppo ha citato la semplice soluzione dell’avvocato. In Italia nessuno ha neppure parlato del Simposio di Berna a seguito del quale consigliere nazionale Pierre-Alain Fridez, presidente della delegazione svizzera a Strasburgo, consegnerà al Consiglio d’Europa una mozione basata sulle relazioni degli esperti intervenuti al Simposio dal titolo “Iniziativa per la giustizia” . Questo perché l’Europa si impegni ancor di più nella prevenzione e il contrasto dei crimini contro i minori. La mozione è per far sì che il CdE stili un rapporto sulla situazione nei diversi Paesi membri della UE, ai quali verranno poi rilasciate specifiche raccomandazioni.

    L’Italia oramai è l’unico paese tra i più industrializzati dove le vittime sono costrette dall’inerzia dello Stato a cercare la giustizia da sole in quanto manca nel paese una coscienza civile che le supporti. Un paese dove oramai non hanno più parola, neppure come vittime di un contesto sociale grave e distorto dai mezzi di informazione, che non fanno più inchieste giornalistiche, non chiedono spiegazioni alle parti, soprattutto se a doverle dare è il clero.

    Più che mezzi di informazione, agenzie che decidono quali notizie dare e quali invece no, limitandosi a fare copia incolla del comunicato del padrone di turno, evitando minuziosamente qualunque contraddittorio. Ed ecco che il problema sparisce.

    In Liguria, la sezione Human Right della Rete L’ABUSO ha condotto nei mesi scorsi un interessante sondaggio per testare sia la consapevolezza del problema dei minori in Italia, sia per testare l’interesse della politica al problema. In occasione delle elezioni amministrative del 3 e 4 ottobre, abbiamo proposto ai candidati Sindaco di ben 52 comuni liguri l’iniziativa chiamata #PARTIAMODALBASSO. Un semplice protocollo di sicurezza, riguardante l’integrazione del certificato anti pedofilia nelle zone rimaste esenti dall’esibirlo, alle quali spesso, le amministrazioni comunali affidano i minori per ragioni di sport, studio ecc.

    Ebbene non c’è stato neppure l’interesse politico di “vendere fumo” in campagna elettorale. Su 52 amministrazioni, solo 6 hanno aderito al protocollo. Le restanti, non hanno neppure voluto sapere di cosa si trattasse.

    Nel frattempo, nel più totale silenzio dall’ONU arriva un altro sollecito al Vaticano datato 21 giugno 2021. Mentre il paese diventa nel frattempo meta dei tour operator non più per la fede, ma per la pedofilia e gli insabbiamenti nella chiesa italiana.

    Una pandemia nota ovunque tranne in Italia, dove vescovi come Valentino di Cerbo accusano noi sopravvissuti e il nostro BLOG  “La Chiesa viene presentata come un’Associazione a delinquere….“.

    Francesco Zanardi

  • Il tour operator Ottravel “Esplora Roma” e il controverso tema dei preti pedofili in Italia, con Francesco Zanardi

    Il tour operator Ottravel “Esplora Roma” e il controverso tema dei preti pedofili in Italia, con Francesco Zanardi

    Il programma del famosissimo tour operator Ottravel propone ai turisti (specie americani ma non solo) in visita a Roma, il tema controverso dei preti pedofili e i silenzi delle Istituzioni che con la complicità dei mezzi di informazione italiani, negano il problema nel paese con il più alto potenziale al mondo. Questo quanto emerge dalle proiezioni dell’esperto di statistiche Mark Vincent Healy, proprio riferite all’Italia.

    Questo è il programma del tour operator di cui si è occupato anche il Washington Post nel servizio di Stefano Pitrelli

    “All’arrivo, intorno alle 15:30, incontreremo Francesco Zanardi, fondatore e presidente di Rete L’Abuso, un’associazione dedicata a perseguire giustizia per gli italiani che sono stati abusati sessualmente dal clero cattolico. Essendo lui stesso un sopravvissuto, purtroppo Francesco è molto adatto a parlare con noi dell’argomento controverso di come il Vaticano e le autorità italiane hanno gestito decenni di accuse di abusi. Anche se l’ora che trascorriamo con Francesco sarà molto emozionante, farà luce anche su una questione importante che spesso viene nascosta sotto il tappeto in Italia, dove la Chiesa è profondamente venerata e più o meno immune dalla supervisione del governo.

    Francesco è cresciuto, come quasi l’80% degli italiani, nella fede cattolica. Nel 1980, quando Francesco aveva 11 anni, il parroco della sua parrocchia iniziò a molestarlo. Di conseguenza, ha lottato per decenni per venire a patti con il trauma a cui è stato sottoposto da bambino, sapendo per tutto il tempo che il suo aggressore non avrebbe mai dovuto affrontare alcuna conseguenza.

    A differenza di molti paesi di lingua inglese ed europei, dove gli abusi del clero sono ampiamente segnalati e la giustizia è regolarmente servita, l’Italia è stata estremamente riluttante a perseguire il clero colpevole. Ciò è dovuto in parte al modo in cui la Chiesa cattolica è venerata nella società italiana, e in parte ai Patti Lateranensi del 1929, che istituirono un Vaticano indipendente e sostanzialmente esentarono la Chiesa cattolica romana dalle leggi italiane.

    La Chiesa è responsabile di svolgere le proprie indagini in Italia e nel mondo. Tuttavia, poiché considera la pedofilia un crimine morale contro Dio piuttosto che un crimine fisico con vittime umane, raramente persegue la punizione penale. Invece, i sacerdoti accusati vengono mandati in centri di riabilitazione, trasferiti in diverse parrocchie, posti agli arresti domiciliari o, solo nei casi più gravi, sconsacrati. (Almeno 11 chiese italiane hanno offerto asilo agli abusatori stranieri che sono indagati nei loro paesi d’origine.)

    Ma le autorità italiane non sono esenti da colpe: quando lo scandalo degli abusi sessuali ha raggiunto il culmine in Europa nel 2010, il presidente italiano, Giorgio Napolitano, ha definito le accuse “un attacco senza riserve alla Chiesa e al Papa”. Anche i media italiani sono stati praticamente in silenzio sullo scandalo, riportando occasionalmente casi esteri ma raramente nazionali. Di conseguenza, esistono pochissimi dati sull’entità degli abusi clericali in Italia. Nel 2014, le Nazioni Unite hanno pubblicato un rapporto feroce accusando il governo italiano e il Vaticano di promuovere un “codice del silenzio” e di proteggere la reputazione della Chiesa sul benessere delle vittime di abusi in Italia.

    A causa di questa estrema mancanza di trasparenza, è molto difficile per le vittime italiane trovare sostegno. In tutto il Paese, infatti, esiste una sola associazione di vittime: Rete L’Abuso. Francesco è stato ispirato a creare l’organizzazione nel 2010, dopo aver assistito a una protesta di un gruppo di vittime americane a Roma. Rete L’Abuso tiene traccia di tutti i sacerdoti italiani accusati e condannati dal 2000. L’elenco comprende attualmente 151 sacerdoti indagati o in attesa di processo o condanna, e 154 condannati dallo Stato. Rete L’Abuso ha sostenuto fino ad oggi 930 vittime e, con l’aiuto di 20 avvocati che lavorano pro bono, l’associazione ha aperto 15 processi contro il clero abusivo. Francesco ha anche citato l’Italia alle Nazioni Unite per violazione dei diritti dei bambini.

    Dopo che Francesco avrà condiviso con noi la sua commovente storia, avremo circa 45 minuti per porre qualsiasi domanda. Francesco è desideroso di sensibilizzare sui blocchi stradali che le vittime italiane stanno affrontando, quindi le sue risposte saranno senza dubbio sincere.”

    https://www.oattravel.com/trips/small-ship-cruise-tours/europe/italy-western-coast-islands-a-voyage-from-rome-to-valletta/2021/itineraries

  • #PARTIAMODALBASSO – Il candidato Aureliano Pastorelli rompe il silenzio di tutti i candidati sindaco

    #PARTIAMODALBASSO – Il candidato Aureliano Pastorelli rompe il silenzio di tutti i candidati sindaco

    Aureliano Pastorelli a oggi è l’unico candidato di centro sinistra a dimostrare con i fatti che a certe cose crede.

    Nell’iniziativa ai candidati promossa in Liguria dalla Rete L’ABUSO HRC #PARTIAMODALBASSO, viene citata un’associazione lodevole e promotrice dell’Iniziativa, la Polisportiva di Quiliano, dai 450 ai 600 minori girano nella struttura.

    È proprio Aureliano Pastorelli il pioniere  e in tempi non sospetti, che con grande buonsenso ha introdotto da tempo (tre anni fa) nella sua associazione il protocollo #PARTIAMODALBASSO e che oggi si smarca dal silenzio dei candidati Sindaco sull’iniziativa. Ieri, è venuto nella sede della Rete L’ABUSO proprio per chiarire la sua posizione, indubbiamente integerrima che non ha visto da molti, neppure l’interesse per capire cosa fosse l’iniziativa.

    Un problema enorme in Italia quello della pedofilia, soprattutto negli ambienti del volontariato, scoperti dal certificato e quindi unico terreno di caccia rimasto.

    Un altro, non candidato ma avvocato del finalese, Luca Battaglieri che da anni sente il problema nello sport e più volte ci siamo confrontati. Qui il volantino che lui stesso ha prodotto e che entra più approfonditamente nella materia.

    Di seguito la lettera inviata qualche giorno fa alla lista, ma alla quale per il momento, tranne Aureliano Pastorelli, nessuno ha risposto.


    “Gentile Sig. Russo,

    mi permetto di contattarla nuovamente attraverso questo canale, per sottoporre ancora alla sua attenzione il protocollo che l’associazione Rete L’Abuso sta proponendo a tutti i candidati sindaco della Regione Liguria. 

    Il protocollo ‘Partiamo dal Basso’ prevede l’estensione della richiesta del certificato anti-pedofilia alle attività di volontariato, che al momento ne risultano escluse dalla attuale normativa. 

    Proprio tale esclusione, determina evidentemente uno spostamento dei condannati o indagati per abusi sui minori, verso quelle aree che non prevedono alcun controllo all’accesso, quindi proprio le attività di volontariato o le attività nelle quali prestano la propria collaborazione i volontari.

    E’ di qualche giorno la pubblicazione della sua ‘Lettera aperta agli studenti’, nella quale propone un interessante progetto di inclusione sociale che, attraverso lo sport, possa ridurre la dispersione scolastica, attivando progetti di collaborazione scuola-associazioni sportive.

    Ecco, il progetto, sicuramente interessante e dall’elevato potenziale, potrebbe rappresentare un corridoio aperto, per i pedofili verso la scuola dalla quale sono esclusi a causa di una lacuna normativa.

    Pur nelle migliori intenzioni, i ragazzi più esposti, sarebbero proprio i più fragili, quelli che con il suo programma desidera aiutare, quelli che cercano e hanno bisogno di una figura di riferimento che li possa guidare e sostenere, e che più di altri sono proprio per questo le prede ideali del pedofilo, il quale avrebbe il tempo di osservare, conoscere, acquisire fiducia e colpire. 

    Il Protocollo proposto dalla Rete l’Abuso è uno strumento di prevenzione incredibilmente semplice, che sta attirando l’attenzione di diversi candidati in tutta la provincia di Savona e la regione. 

    Sono quindi nuovamente a rinnovare la mia disponibilità per fornirle le informazioni che ritiene necessarie oltre ad auspicare una sua adesione.

    Allego anche il link a una breve presentazione del protocollo e rimango in attesa di un gentile riscontro.

    Cordialità,

    Luisa Sicorello”

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webpassociazione-sopravvissuti/panchina-viola/

  • “La Chiesa viene presentata come un’Associazione a delinquere…. “ – Monsignor Valentino Di Cerbo

    “La Chiesa viene presentata come un’Associazione a delinquere…. “ – Monsignor Valentino Di Cerbo

    Queste non sono parole nostre ma la critica alla sana informazione della Rete delle vittime italiane, ovvero di chi è vittima sopravvissuta agli abusi sessuali del clero italiano e che mons. Valentino Di Cerbo vescovo emerito della diocesi di Alife-Caiazzo affida ad un  commento sulla pagina ufficiale della Rete L’ABUSO.

    Un post dove l’associazione italiana dei sopravvissuti diffida dall’uso dell’immagine e dal rappresentarla, gli organi di informazione vaticani e italiani.

    Tutto ciò a seguito della disinformazione che la stampa italiana divulga dalla nomina di Bergoglio e che già nel 2018 spinse la Stampa Estera in Italia a convocarci, per capire i fatti sulla pedofilia dei preti censurati dagli italiani. Unico paese tra i più industrializzati a non aver mai sollevato il pandemico problema stimato solo in Italia, con un milione di vittime e come censura la stampa italiana, ma non quella estera, persino il Washington Post riporta che Roma oggi è meta turistica anche per i preti pedofili.

    Quasi divertente il lapsus freudiano del vescovo che scrive “associazione a delinquere” con la A maiuscola, forse in segno di rispetto tra popoli e culture, forse in virtù dell’ecumenismo di cui lo stesso parla.

    Certo impossibile non apprezzare il fatto che Di Cerbo abbia espresso il proprio pensiero sulla pagina ufficiale dei sopravvissuti, di certo indice che a differenza di Bergoglio, almeno il vescovo emerito provi un tentativo di dialogo, se pur così goffo e sconnesso nelle affermazioni in quanto basterebbe vedere il servizio di Pablo Trincia (LE IENE) dove la chiesa ufficiale deride i cronisti che chiedono proprio durante il conclave che ha eletto Bergoglio, cosa ne pensano dei preti pedofili e dell’insabbiatore, cardinale Domenico Calcagno, ex vescovo di Savona.

    E quì, viene quasi da dare ragione a alcune affermazioni del monsignore emerito…

    Ma eccellenza, la colpa non è delle vittime sopravvissute o della Rete L’ABUSO, se i suoi colleghi non si sono neppure vergognati di sfottere di fronte alle telecamere di Mediaset i sopravvissuti.

    Nemmeno sono nostre dichiarazioni, tutto al più noi le abbiamo subite dolorosamente come un secondo stupro, ma stia sereno,  ci siamo vergognati noi per voi tutti, ai quali ancora sfugge molto di più, la civiltà ed e la parola di Dio che vorreste professare nella più aberrante ipocrisia.

    Quel breve scritto eccellenza, dimostra l’arretratezza della chiesa e la sua più totale mancanza di coscienza cristiana. Una carenza grave che grida da se che la chiesa, anche volesse, è ad un livello giurassico che dista anni luce dalla civiltà e dallo stesso cristianesimo che professa. Sembra quasi colpa nostra se in Italia ci sono così tanti preti pedofili, guardi noi siamo solo le loro vittime.

    Una chiesa che non è proprio nulla culturalmente all’altezza di porre rimedio agli abusi dei preti, dal momento stesso in cui non riesce neppure a rinsavire se stessa. Sopravvive oramai grazie alla complicità di Stato e stampa italiani; uno che la lascia fare, l’altra, che censura la voce delle vittime, così evita che qualcuno contraddica il papa.

    Non si può non notare il piedistallo sul quale crede di ereggersi appollaiato il vescovo emerito di Alife-Caiazzo, che non spende una sola parola (come i suoi colleghi) per tutti coloro che sono stati vittima dell’omicidio psichico (papa Francesco anni dopo Federico Tulli) di chi ha subito abusi durante l’infanzia, e ci accusa persino di avere noi !!! dei pregiudizi contro la chiesa.

    Nel calderone poi tenta squallidamente di diluire l’endemico problema della pedofilia nella chiesa, facendo notare che la pedofilia esiste anche altrove. E certo, anche se non con 8% del personale pedofilo e comunque noi siamo un’associazione di vittime dei preti e sarebbe responsabile se la chiesa pensasse ai suoi crimini e non quelli commessi da altri.

    Questo conferma l’ottima scelta della Rete, quella di diffidare dall’uso della nostra immagine certa stampa legata al Vaticano, che al momento, può essere accreditato solo da una stampa che disonora se stessa e i principi Costituzionali e che offende chi è sopravvissuto a questi crimini.

    Ma non siamo soli, ci sono persone come l’ex Procuratore Michele Del Gaudio, che se pur non credente come me, racconta di parla tutti i giorni con Gesù…

    Zanardi