Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Al Direttore del settimanale cattolico “Settegiorni” – Diritto di replica ex art. 8 l. 47/1948

    Al Direttore del settimanale cattolico “Settegiorni” – Diritto di replica ex art. 8 l. 47/1948

    In riferimento alla petizione in favore della diocesi, più precisamente in favore del vescovo di Enna, mons. Rosario Gisana, lanciata da Carmelo Cosenza sulla piattaforma Change.org , si chiede a nome della stessa presunta vittima in carico alla Rete L’ABUSO e a nome della stessa “Associazione italiana dei sopravvissuti agli abusi sessuali del clero”, diritto di replica.

    Premesso che non si tratta affatto di alcun blogger, ma della Rete L’ABUSO, Associazione italiana dei sopravvissuti agli abusi sessuali del clero, che se pur non espressamente citata nella petizione, tuttavia vede configurare ampiamente a nostro danno gli estremi per la diffamazione, teniamo a precisare che l’affermazione calunniosa nella quale, insieme alla stessa presunta vittima ci vedrebbe “tendenti a denigrare e screditare – anche attraverso calunnie – l’operato del vescovo Gisana nella vicenda del sacerdote Giuseppe Rugolo” è procedibile e per questo vi invito caldamente a querelarci presso il più vicino ufficio di polizia o carabinieri e a non limitarsi a invitare a firmare petizioni in sostegno di un vescovo che ha violato palesemente lo stesso volere di Papa Francesco, espressamente messo nero su bianco, nell’ultimo Motu proprio Vos estis lux mundi.

    Lo stesso documento papale, che ricordiamo ha valore di legge per la chiesa e le sue gerarchie dal 1 giugno 2019, recita all’Art. 2 – Ricezione delle segnalazioni e protezione dei dati – “ §3. Salvo quanto stabilito dall’articolo 3 §3, l’Ordinario che ha ricevuto la segnalazione la trasmette senza indugio all’Ordinario del luogo dove sarebbero avvenuti i fatti, nonché all’Ordinario proprio della persona segnalata, i quali procedono a norma del diritto secondo quanto previsto per il caso specifico.”

    Contrariamente alla norma in vigore dal 1 giugno, nell’ottobre 2019  invece monsignor Rosario Gisana trasferisce “furtivamente” il sacerdote accusato a Ferrara dove viene accolto dal vescovo locale e ancora una volta, gli verranno affidati minori e adolescenti. Fatti denunciati dall’associazione alla Procura di Enna.

    Il Presidente – Francesco Zanardi

  • Prete arrestato: impedito accesso cronista a Tribunale Enna

    Prete arrestato: impedito accesso cronista a Tribunale Enna

    (ANSA) – ENNA, 03 MAG – “A una giornalista di Enna è stato impedito l’accesso al Palazzo di giustizia per svolgere il suo lavoro, in base a presunta norma anti Covid, nella giornata dell’interrogatorio di garanzia del sacerdote Giuseppe Rugolo, a carico del quale il 27 aprile è stato eseguito un ordine di custodia cautelare agli arresti domiciliari per violenza sessuale aggravata su minori”.

    Lo rende noto l’Assostampa provinciale.

    “La collega, alla quale l’Ordine dei giornalisti di Sicilia, l’Associazione Siciliana della stampa e la segreteria provinciale di Enna del sindacato dei giornalisti esprimono solidarietà – si legge in una nota congiunta – ha fatto presente di essere consapevole di non poter assistere all’interrogatorio, che si tiene a porte chiuse, ma di voler semplicemente attendere l’uscita delle parti. Invece le è stato impedito l’accesso all’atrio del palazzo, in base ad una norma anticovid citata dal presidente del Tribunale Cesare Zucchetto, norma che tuttavia sino a oggi non era mai stata resa esecutiva: i giornalisti sono sempre entrati nei locali del Palazzo di Giustizia di Enna per svolgere il proprio diritto dovere di cronaca, anche durante il periodo di emergenza pandemica.

    Sorprende perciò questa decisione improvvisa anche in considerazione del fatto che la collega era l’unica giornalista presente”.
    “E’ inaccettabile che si tirino in ballo le norme anticovid per vietare l’ingresso a un Palazzo di Giustizia a una professionista sola, con la mascherina, che di certo non avrebbe creato alcun tipo di assembramento – affermano Ordine e Assostampa -.

    Chiediamo al presidente del tribunale di rivedere la sua decisione, consentendo alla collega di essere subito ammessa all’interno del palazzo di giustizia, per esercitare correttamente il proprio lavoro al servizio di una corretta informazione”. (ANSA).

  • Don Giuseppe Rugolo; “Il Ministero dell’Istruzione faccia un’ispezione” – Si dissocia anche “Progetto 360°”

    Don Giuseppe Rugolo; “Il Ministero dell’Istruzione faccia un’ispezione” – Si dissocia anche “Progetto 360°”

    Grosso guaio a Piazza Armerina dopo l’ordinanza che ha costretto don Giuseppe Rugolo agli arresti domiciliari e che di certo ha chiarito le idee a chi aveva ancora dei dubbi sulle accusa partite da una presunta vittima, che con la sua determinazione ha dato il coraggio ad altri di farsi avanti.

    I primi a dissociarsi sono i ragazzi del Progetto 360°, fondato proprio da don Rugolo e che questa mattina, in una nota stampa fanno pesanti accuse alla chiesa ennese.

    Si legge “La nostra associazione è stata tenuta all’oscuro di tutto e solo dalla stampa abbiamo appreso delle indagini e del contesto accusatorio. 

    Ribadiamo la nostra massima e piena fiducia nella Magistratura e negli inquirenti, affinché venga fatta luce su una vicenda che ci addolora fortemente e facciamo nostri i loro appelli.”

    Proseguono poi dichiarando  “Chiediamo alla città ed alla comunità vicinanza e comprensione: il nostro dolore non è neanche lontanamente paragonabile a quello delle parti in causa ma anche noi, inconsapevolmente, indirettamente e nostro malgrado, siamo vittime di questa triste vicenda.”

    Ma i ragazzi di Progetto 360° non sono gli unici a prendere una forte posizione.

    Da questa mattina ci sono pervenute diverse segnalazioni, il cui contenuto nella sostanza è lo stesso e in tutte si lamenta l’inerzia del Ministero dell’Istruzione e dell’ufficio scolastico regionale della Sicilia, al quale sollecitano anche attraverso la Rete L’ABUSO, l’avvio di una ispezione nelle scuole statali in cui ha operato come insegnante di religione nonché, di intraprendere i provvedimenti disciplinari di rito a tutela degli stessi studenti.

    Nelle missive a noi inviate ricordano che “Solo due anni fa  la professoressa Rosa Maria Dell’Aria, fu illegittimamente sospesa dal servizio di insegnamento per una presentazione in PowerPoint realizzata autonomamente dagli studenti, nell’ambito della quale confrontavano alcuni elementi delle leggi sulla sicurezza l’immigrazione con alcune leggi razziste del fascismo. Mi senta assurdo che in questo caso non siano già intervenuti o solerti  ispettori dell’ufficio scolastico regionale della Sicilia.”

    Segnalazioni di cui la Rete L’ABUSO si farà carico, ma dato il tempo trascorso, oggi riteniamo sia importante formalizzare all’Autorità Giudiziaria, che ha tutti gli strumenti per indagare ed evitare possibili inquinamenti.

    Francesco Zanardi

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  • Enna, chi è il prete arrestato per violenza sessuale: almeno 3 le vittime di don Giuseppe Rugolo

    Enna, chi è il prete arrestato per violenza sessuale: almeno 3 le vittime di don Giuseppe Rugolo

    ENNA – Sono almeno tre le presunte vittime, all’epoca dei fatti tutti minorenni, del sacerdote ennese della Diocesi di Piazza Armerina arrestato oggi dalla polizia a Ferrara (dove il prete si era trasferito)  su disposizione del Gip di Enna che ha concesso i domiciliari. In manette è finito don Giuseppe Rugolo, parroco che ha gestito un’associazione con centinaia di giovani dai 12 ai 20 anni – Progetto 360 – e che ha sempre riscosso un particolare plauso per le attività svolte, dai 12 ai 20 anni.

    Inizialmente il trasferimento da Enna del sacerdote, avvenuto nell’ottobre del 2019, si era detto collegato a problemi di salute. Poi negli ultimi mesi sono venuti fuori i reali motivi del suo spostamento in Emilia Romagna.

    L’arcidiocesi di Ferrara Comacchio, che si è messa a disposizione della magistratura una volta appreso delle indagini a carico del prete di Enna, con una nota aveva precisato che al momento dell’arrivo del sacerdote non esisteva alcun impedimento canonico per il completamento del suo curriculum universitario nella facoltà teologica di Padova e che la permanenza a Ferrara era stata accuratamente concordata con il vescovo della diocesi di Piazza Armerina. Lì il sacerdote è stato apprezzato per la sua disponibilità e nessun dubbio era sorto sulla sua condotta.

    L’indagine, che ha scosso la comunità ennese, ha avuto origine da un esposto dettagliato che la presunta vittima ha consegnato alla squadra mobile. Il giovane che ha anche scritto a Papa Francesco per raccontare quanto accaduto, aveva appena 15 anni quando sarebbero avvenuti «in parrocchia ed anche nei campi organizzati dal prete» i fatti adesso al centro delle attività di approfondimento investigativo. La lettera avrebbe aperto ad una richiesta di chiarimenti alla diocesi da parte del Vaticano.

    Ma ci sarebbero anche altri due ragazzini vittime di abusi. Il primo caso come detto è emerso dopo la denuncia della vittima alla squadra mobile di Enna, gli altri due durante le indagini. Per questo la Procura di Enna ha lanciato un appello «invitando le eventuali altre presunte vittime a denunciare».

    Il giovane, nella sua denuncia, ha raccontato di violenze subite tra il 2009 ed il 2013, da quando aveva appena compiuto 16 anni e fino ai 20 anni. La Procura ha delegato le indagini alla squadra mobile che ha svolto attività tecnica, sentendo decine di persone informate sui fatti, trovando elementi di riscontro alla ricostruzione della vittima. Diversi potenziali testimoni da anni non vivono più ad Enna per studio o lavoro e sono stati sentiti da personale delle squadre mobili di varie Questure d’Italia.

    Oltre a intercettazioni ed alle tecniche investigative di tipo tradizionale, la polizia ha effettuato perquisizioni domiciliari e accertamenti informatici alla ricerca di elementi di prova. Grazie al prezioso lavoro della Polizia Postale i contenuti dei numerosi supporti di memoria, computer e telefono cellulare sono stati sequestrati, duplicati da un consulente tecnico nominato dalla Procura e analizzati dalla squadra mobile di Enna. E questo, secondo l’accusa, ha permesso agli investigatori di trovare ulteriori riscontri al racconto del denunciante.

    Durante le indagini sono emerse come detto nuove ipotesi di reato, abusi, che sarebbero stati commessi dal sacerdote nei confronti di altri due minorenni, per i quali l’indagato svolgeva il ruolo di guida spirituale. La Procura di Enna «non esclude che possano esserci altre potenziali vittime» e ha rivolto loro «un appello» invitandoli a «denunciare alla polizia quanto eventualmente subito».

    Mentre i fatti che hanno fatto partire l’indagine  e che la presunta vittima aveva già denunciato al vescovo Gisana,  si sarebbero svolti dal 2008 al 2013, gli altri sarebbero, invece, più recenti. Da indiscrezioni, oltre al vescovo di Piazza Armerina, Rosario Gisana, sarebbero state sentite dalla squadra mobile di Enna decine di persone tra cui anche alcuni sacerdoti della città ai quali il giovane ormai maggiorenne avrebbe chiesto aiuto, raccontando le violenze subite. La presunta vittima avrebbe trovato sostegno in un solo sacerdote.

    La denuncia formalizzata alla squadra mobile sul finire dello scorso anno dal giovane assistito dall’avv. Eleanna Parasiliti, seguirebbe nel tempo un processo al tribunale ecclesiastico di Palermo che si sarebbe però concluso con un archiviazione motivata da, un “difetto di competenza” poiché al momento dei fatti contestati, il prete era ancora seminarista.

    Recentemente un gruppo di mamme ennesi i cui figli hanno partecipato alle tante attività organizzate da padre Rugolo – che dal 2018 fino al trasferimento a Ferraro è stato parroco della chiesa di San Cataldo a Enna  per aggregare i più giovani –  hanno espresso solidarietà al prete e hanno sottolineato tutta la loro incredulità di fronte alla accuse che oggi hanno portato all’arresto. Ed alla loro incredulità si è unita anche quella di numerosi fedeli che raccontano di avere trovato nel tempo, in padre Rugolo un amico ed un alleato nei momenti più difficili, fedeli che hanno affidato i propri figli al prete per partecipare ai tanti Grest da lui organizzati e che stanno adesso vivendo con profondo dolore questa vicenda.

    Eppure si pensa che ci possano essere altri vittime dei presunti abusi. «Dall’inchiesta, oltre a quella su cui la polizia indagava, sono emersi due casi – il procuratore di Enna, Massimo Palmeri -. Questo e altri elementi ci inducono a ritenere probabile che ci siano altre vittime delle attenzioni sessuali del sacerdote. Li invitiamo a farsi avanti, a denunciare».

    «C’è da sottolineare – ha osservato il magistrato – il ruolo di educatore e formatore spirituale religioso dell’autore dei fatti contestati che ha un compito molto delicato nella società. Educatori a cui i genitori si rivolgono e affidano speranzosi i loro figli, credendoli veicolatori di una formazione, di un’educazione e di principi. Questi comportamenti rappresentano una sorta di tradimento per i genitori che si sono fidati».

    Il procuratore Palmeri sottolinea come «in questa indagine sono comparse le difficoltà classiche che gli investigatori incontrano in una città come Enna, non abituata a fatti del genere».

  • ENNA – Agli arresti don Giuseppe Rugolo

    ENNA – Agli arresti don Giuseppe Rugolo

    La Procura della Repubblica lancia un appello invitando le eventuali altre presunte vittime a denunciare.

                     La Polizia di Stato – Squadra Mobile di Enna – ha eseguito la misura cautelare degli arresti domiciliari, disposta dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Enna su richiesta del Procuratore della Repubblica, dott. Massimo Palmeri, e dei Sostituti Procuratori, Dr.ssa Stefania Leonte e Dott. Orazio Longo.

                     La misura cautelare è stata applicata ad un sacerdote della diocesi di Piazza Armerina, indagato per aver commesso i reati di violenza sessuale ed atti sessuali con minori sia quando era ancora seminarista, sia dopo essere stato ordinato sacerdote; reati aggravati dal fatto di essere stati consumati in danno di minori a lui affidati per ragioni di istruzione ed educazione alla religione cattolica.

                     Lo scorso mese di dicembre un giovane ha chiesto aiuto agli uomini della Squadra Mobile della Questura di Enna denunciando le violenze subite ad opera di un seminarista (poi ordinato sacerdote), educatore di una associazione cattolica.

                    Gli investigatori della Polizia di Stato, ascoltati i gravissimi fatti denunciati dal ragazzo, hanno immediatamente avvisato la Procura della Repubblica che ha coordinato le complesse ed articolate indagini con Magistrati altamente specializzati in reati contro la persona.

                  Il giovane ha raccontato ogni dettaglio circa gli atti subiti tra il 2009 ed il 2013, ovvero da quando aveva appena compiuto 16 anni e fino ai 20. I Pubblici Ministeri hanno delegato ogni attività investigativa alla Squadra Mobile ennese che ha curato l’espletamento delle attività tecniche, esaminando altresì decine di persone informate sui fatti, molte delle quali hanno fornito elementi di riscontro a quanto denunciato dalla vittima.

                   Molte delle persone a conoscenza dei fatti da anni non vivono più ad Enna per motivi di studio o di lavoro e, pertanto, è stata richiesta la collaborazione delle Squadre Mobili di varie Questure d’Italia.

                 Oltre alle intercettazioni ed alle tecniche investigative di tipo tradizionale, gli uomini della Polizia di Stato hanno effettuato perquisizioni domiciliari accertamenti informatici, utili per ricercare elementi di prova. Grazie al prezioso lavoro della Polizia Postale, i contenuti dei numerosi supporti di memoria, computer e telefono cellulare, sono stati sequestrati, duplicati da un consulente tecnico nominato dalla Procura della Repubblica e analizzati dalla Squadra Mobile di Enna.

                In tal modo ogni dettaglio raccontato dalla presunta vittima ha trovato riscontro all’esito dell’attività investigativa, a conferma della piena genuinità dei fatti denunciati.

                  Nel corso delle indagini sono emersi ulteriori reati commessi ai danni di altri due minori, nei confronti dei quali l’indagato ha svolto ruolo di guida spirituale.

                 Alla luce delle numerose e concordanti risultanze emerse dalle indagini della Squadra Mobile, la Procura della Repubblica di Enna non esclude che possano esserci altre potenziali vittime.              L’appello dei Magistrati è, quindi, rivolto a tali soggetti, che sono invitati a recarsi presso gli Uffici della Polizia di Stato per denunciare quanto eventualmente subito.

                 A tale proposito, è opportuno ricordare che presso le Squadre Mobili delle Questure italiane prestano servizio uomini e donne specializzati in materia di reati contro la persona, pronti ad ascoltare le potenziali vittime, avvalendosi anche del supporto di psicologi specializzati.

                  Nelle prime ore della mattinata odierna, personale della Squadra Mobile della Questura di Enna, coadiuvato dai colleghi della Squadra Mobile della Questura di Ferrara, ha dato esecuzione alla misura cautelare disposta dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Enna. Il sacerdote, dopo essere stato sottoposto ai rilievi foto-dattiloscopici dalla Polizia Scientifica e dopo le incombenze di rito, è stato ristretto in regime di arresti domiciliari per rimanere a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

    Comunicato stampa Squadra Mobile

  • Abusi nella comunità religiosa, aperta e subito rinviata l’udienza preliminare

    Abusi nella comunità religiosa, aperta e subito rinviata l’udienza preliminare

    Aperta e chiusa oggi, mercoledì 21 aprile, l’udienza preliminare per discutere la richiesta di rinvio a giudizio per i religiosi finiti sotto inchiesta lo scorso anno dopo la denuncia di abusi sessuali presentata da uno dei due fratelli, oggi trentenne ma minorenne all’epoca dei fatti collocati a partire dal 2008, che hanno raccontato ciò che avrebbero subito nella comunità a cui entrambi erano stati affidati dalla famiglia.

    Sul banco degli imputati due appartenenti alla comunità “I discepoli dell’Annunciazione”, soppressa dal Vaticano per irregolarità: il fondatore don Giglio Gilioli, 74 anni, e un suo ex collaboratore, 38 anni, tornato a vita laica. Il giudice delle udienze preliminari del tribunale di Prato, Francesco Pallini, ha formalizzato la costituzione di parte civile della presunta vittima e dei suoi genitori, e poi ha rinviato al 14 luglio per decidere se ammettere anche Rete l’Abuso, “associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero”.

    A determinare il rinvio è stato il fatto che questa associazione, che ha sede a Savona, risulta costituita successivamente ai fatti contestati ma sarebbe espressione de ‘La casa della legalità’ che invece già esisteva. Si tratta, dunque, di accertare i presupposti della continuità e, nel caso, valutare l’ammissione come parte civile.

    Un’inchiesta molto delicata quella dei sostituti Laura Canovai e Valentina Cosci che si è divisa in due filoni: quello arrivato davanti al tribunale oggi, e un altro con diversi indagati, anche loro ex Discepoli dell’Annunciazione, per i quali si profila la richiesta di archiviazione.

    La comunità religiosa aveva diverse sedi: la principale a Prato, in via Bologna, e le altre in Garfagnana e in Lunigiana. La scorsa estate, la vittima dei presunti abusi fu sentita in sede di incidente probatorio: il giovane parlò di approcci da parte di don Gilioli sfociati in toccamenti e di atti sessuali con l’altro imputato.

    http://www.notiziediprato.it/news/abusi-nella-comunita-religiosa-aperta-e-subito-rinviata-l-udienza-preliminare

  • La Semina invita l’intellettuale don Pezzini. ”Il passato è noto, ma ha pagato il suo conto”

    La Semina invita l’intellettuale don Pezzini. ”Il passato è noto, ma ha pagato il suo conto”

    Non è passato inosservato uno degli ultimi incontri organizzati dalla Semina, prestigiosa associazione nata a Merate da un gruppo di appassionati di cultura e del sapere in generale, che ha all’attivo diverse decine di conferenze e incontri con personaggi di spicco, anche di rilievo internazionale.

    Una decina di giorni fa, infatti, ospite di una serata via zoom, è stato l’intellettuale don Domenico Pezzini che ha offerto una riflessione pacata e profonda su Giuliana di Norwich, una mistica inglese vissuta tra la metà del 1300 e gli inizi del 1400. Un “personaggio” da raccontare non alla portata di tutti e che don Pezzini ha sviscerato seguendo una traccia in più punti e con filo conduttore “La luce sulla croce”.
    La serata, al solito apprezzata per la lucidità dell’esposizione e la sua chiarezza, ha attirato però l’attenzione di qualche lettore che ha chiesto spiegazioni sulla scelta del relatore.
    Don Pezzini, infatti, dalle cronache facilmente riscontrabili in rete, risulta essere stato implicato in una storia di pedofilia, conclusasi con una condanna in Cassazione.
    Una vicenda per la quale il sacerdote (noto anche per le sue aperture verso gli omosessuali) ha già saldato il conto con la giustizia e che La Semina, da noi interpellata, ha deciso di lasciarsi alle spalle per poter avere con sé l’intellettuale e il suo contributo sulla mistica inglese.

    “Il passato di don Domenico Pezzini è noto, e certo non nascosto in alcun modo. Ed in effetti Don Domenico ha anche abbondantemente pagato il suo debito con la giustizia.La Semina ha sempre apprezzato il valore dello studioso, dello scrittore e del conferenziere. Don Domenico è un intellettuale molto stimato, anche a livello internazionale, come dimostrato dalle numerose e qualificate partecipazioni ai suoi incontri.Le questioni giudiziarie, ormai passate, non rientrano nelle competenze della nostra associazione e non ci arroghiamo il diritto di giudicare in un ambito che non è di nostra competenza.”Tutto qua. Non ci sembra ci sia altro da aggiungere.

    Pierangelo Marucco e Stefano Covino (Presidente)
  • Vittima (ora maggiorenne) scrive al Papa: sono stato abusato e il prete trasferito a Ferrara

    Vittima (ora maggiorenne) scrive al Papa: sono stato abusato e il prete trasferito a Ferrara

    Città del Vaticano – «Padre Santo, mi rivolgo a lei come capo della Chiesa a cui credo e mi affido sempre. Mi rivolgo a lei come ultima possibilità». Era il 20 ottobre 2020 e Alessandro (il nome è di fantasia), firmandosi con nome e cognome, scriveva una lettera terribile a Papa Francesco per riferire degli abusi subiti per anni, quando era minorenne, da parte di un prete di Enna (all’epoca seminarista). Era l’ultima possibilità che concedeva a se stesso prima di andare dritto in Questura. Voleva metterlo a conoscenza che il vescovo di Piazza Armerina, la diocesi siciliana dove si sono svolti i fatti risalenti a dieci anni fa – monsignor Rosario Gisana – pur «sapendo ogni cosa» decise di traccheggiare e trasferire per due anni il prete al Nord, a Ferrara, con la motivazione ufficiale che doveva terminare gli studi teologici. Nel frattempo visto che la giustizia ecclesiale si impantanava, e non vedendo nemmeno arrivare una risposta dal Papa, la vittima si è rivolta ai magistrati italiani. Ora la Procura di Enna sta indagando e il vescovo Gisana è stato ascoltato per ore dai magistrati il 21 gennaio.

    Alessandro, 27 anni, nella lettera al pontefice descrive con dovizia di particolari il calvario burocratico al quale è stato sottoposto dalla Chiesa: «Nel 2018 ho presentato una denuncia scritta a monsignor Rosario Gisana, il quale era già stato informato dai miei genitori che si erano recati da lui». La madre e il padre di Alessandro, infatti, ebbero un lungo incontro con il vescovo di Piazza Armerina l’anno prima, ma anche in quella occasione non successe nulla. Come spesso accade invece che tutelare le vittime, tante diocesi sono ancora orientate a fare quadrato sull’istituzione. Le conseguenze psicologiche per le vittime però sono devastanti.

    «Mi sono ritrovato a percorrere un inutile calvario di udienze private, interrogatori, incontri che hanno portato all’avvio di una indagine previa che ha coinvolto il Tribunale ecclesiastico di Palermo». Di quella indagine canonica però «non se ne è più saputo nulla» e, allo stato attuale, sembrano risultati vani tutti i tentativi della vittima, della sua famiglia e dei suoi legali di avere informazioni. Insomma, il solito muro di gomma.

    Intanto il presunto prete abusatore, don Giuseppe Rugolo, dopo essere stato ordinato sacerdote – e continuando a gestire una associazione di ragazzini da lui creata – nell’ottobre 2019 per tacitare la bufera fu spedito per due anni «in un luogo adatto, e affidato alle cure da chi avrebbe potuto aiutarlo ad emendarsi». La meta prescelta era Ferrara, dove arrivò con la benedizione del vescovo locale, monsignor Perego. Il sacerdote (che ha continuato a presenziare a cerimonie religiose anche perchè, come ha fatto sapere la diocesi di Ferrara «al momento della sua venuta – nel 2019 – non esisteva alcun impedimento canonico, affinché potesse completare a Padova il curriculum universitario».

    I genitori del ragazzo hanno fatto sapere che intanto venivano contattati dalla diocesi siciliana, attraverso la Caritas che ha offerto loro dei “soldi in cambio di una clausola di riservatezza e di silenzio”. Cosa che è stata subito scartata perchè quello che vuole la presunta vittima è il riconoscimento degli abusi.

    Alessandro al Papa manifesta solo sgomento: «Il mio dolore si è ripresentato anche quando ho visto che don Rugolo veniva intervistato da Tv2000, la tv dei vescovi, in prossimità della Pasqua, durante il lockdown dell’anno scorso per raccontare la realtà di aggregazione giovanile di Enna». Mesi dopo il sacerdote ha fatto anche rientro a Enna «come se nulla fosse», partecipando persino alle processioni. La vittima implora il Papa di prendersi carico di questo caso «e per il bene della Chiesa che si ponga rimedio al comportamento negligente e rischioso per i giovani». Visto che don Rugolo continua a frequentare i giovani.

    La Procura di Enna va avanti con gli interrogatori e le indagini ed è decisa, secondo quanto afferma l’Ansa, a non lasciare correre. La associazione nazionale delle vittime della pedofilia, l’Abuso ha denunciato per reato omissivo i due vescovi – quello di Enna e quello di Ferrara – anche se al momento non risultano iscritti al registro degli indagati perché la denuncia è stata inserita dai magistrati nella indagine principale. Dalle indagini condotte risulterebbe che il tribunale ecclesiastico avrebbe archiviato il caso del parroco autore di abusi presunti sul minorenne per difetto di competenza tecnico giuridica visto che all’epoca dei fatti il prete era ancora seminarista.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/pedofilia_abusi_lettera_papa_vittima_enna_inchiesta_procura_gisana_vescovo_ferrara_perego-5887697.html

  • L’INCHIESTA | ‘Ndrangheta, abusi e processi: le ombre sulla Diocesi di Mileto

    L’INCHIESTA | ‘Ndrangheta, abusi e processi: le ombre sulla Diocesi di Mileto

    Dalla tentata estorsione al concorso esterno. E c’è anche un prete accusato di molestie mandato a insegnare in un liceo di Vibo: diverse le vicende giudiziarie che interessano la Chiesa vibonese, con i sacerdoti coinvolti che, però, mantengono il loro “potere”

    Immaginate il sindaco della vostra città che scelga come assessore, e segretario personale, una persona sotto processo per tentata estorsione aggravata dalle modalità mafiose. Poi, non contento, nomini come ulteriore assessore un uomo sotto processo per concorso esterno in associazione mafiosa. E, giusto per chiudere il cerchio, decidesse di non seguire del tutto la legge contro gli abusi sessuali e di mandare a scuola, come insegnante, un uomo accusato di molestie in una vicenda non ancora ufficialmente chiarita. Nessuna condanna definitiva, è vero. Ma forse anche i più garantisti inizierebbero a chiedere una maggiore attenzione alla legalità. Senza scomodare Paolo Borsellino – con il suo noto “non bisogna soltanto essere onesti ma anche apparire onesti, facendo pulizia di tutti coloro che sono raggiunti da episodi o da fatti inquietanti anche se non costituenti reati” – appare infatti evidente il gravissimo danno per l’Ente in sé, e per tutte le persone coinvolte, nel caso in cui dovesse arrivare una condanna. Adesso, sperando ci perdonerete, cambiamo i protagonisti di questa storia: non c’entra nessun sindaco, nessun assessore, alcun uomo politico. Facciamo riferimento in realtà a un’istituzione che – in teoria – dovrebbe fare più attenzione alla moralità, alla “santità”, di qualunque amministrazione comunale: la Chiesa. O meglio, ad essere precisi, la Diocesi vibonese di Mileto-Nicotera-Tropea.

    Le pesanti accuse al segretario del vescovo.
    Monsignor Luigi Renzo – vescovo in un territorio che di ‘ndrangheta ci muore e che chiede, a gran voce, una presa di posizione forte anche da parte della Chiesa – ha nominato come segretario particolare don Graziano Maccarone, anche direttore dell’Ufficio pastorale per i pellegrinaggi. Il sacerdote, insieme a don Nicola De Luca è stato rinviato a giudizio recentemente, lo scorso 21 gennaio, per tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. Nonostante questo, però, resta saldamente al proprio posto accanto al vescovo. Anche, si legge sul sito dell’Ente, all’interno del Consiglio diocesano: l’organo che supporta il vescovo nel governo della Diocesi.

    Messaggi hot, Luigi Mancuso e Nicola Gratteri.
    Il rinvio a giudizio era stato chiesto a maggio del 2019 quando, dopo una prima levata di scudi da parte della Diocesi (che ha poi ritrattato), era intervenuto Nicola Gratteri in persona per ribadire che le indagini della Dda di Catanzaro erano trasparenti e si basavano su prove concrete. Secondo gli inquirenti i due sacerdoti, dopo aver erogato un prestito, avrebbero usato minacce e raggiri per tentare di ottenere più di quanto dovuto. Don Graziano, in particolare, avrebbe anche invocato la sua parentela con il boss di ‘ndrangheta Luigi Mancuso (“quello che è uscito adesso a luglio, il capo dei capi… Luigi…”). E il tenore delle intercettazioni è infatti di questo tipo, tra “cugini” che “si sporcheranno le mani” e il debitore che “verrà comunque picchiato”. Tanto che poi lo stesso, ha denunciato, avrebbe effettivamente ricevuto il messaggio di fare attenzione perché “avrebbe fatto una brutta fine”. E, anche se alla fine il comportamento non dovesse costituire reato, rimangono comunque i fatti che la pubblica accusa sostiene di poter provare. Come i numerosissimi messaggi a sfondo sessuale mandati da Maccarone a una parente del debitore. Un comportamento non certo da portare come esempio all’interno dell’ambiente ecclesiastico. Che ne pensa, a riguardo, il vescovo Renzo?

    L’aiuto alla “famiglia” mafiosa.
    Non è però l’unico caso in cui sacerdoti del Vibonese, con vicende giudiziarie pendenti, rimangono saldamente ancorati al proprio posto di responsabilità all’interno della Diocesi. A guidare l’Ufficio pastorale della Famiglia c’è, infatti, don Salvatore Santaguida, accusato di aver aiutato un’altra “famiglia”: quella dei Patania di Stefanaconi. Santaguida è attualmente sotto processo per concorso esterno in associazione mafiosa ma, nonostante questo, continua a dirigere l’organo della Diocesi che si occupa della cura dei fedeli in ambito familiare, tra cui rientrano, ad esempio, gli importanti corsi prematrimoniali in cui lo stesso sacerdote tiene alcune lezioni. Santaguida è accusato – nel filone processuale dell’inchiesta “Romanzo Criminale” – di essere stato a disposizione del clan dei Patania quando era sacerdote a Stefanaconi. Un’accusa che, per non farsi mancare nulla, non ha impedito a don Salvatore anche la nomina a coordinatore della 5° commissione del sinodo diocesano.

    Insegna a Vibo nonostante un’accusa di molestie sessuali.
    Le vicende giudiziarie, però, non sono ancora finite. Papa Francesco, sul tema degli abusi sessuali, ha intrapreso la linea della “tolleranza zero”. Chissà cosa ne penserebbe allora del fatto che un sacerdote della Diocesi vibonese, accusato di molestie, sia stato mandato ad insegnare religione in un liceo di Vibo. La vicenda non è stata ancora ufficialmente chiarita: le indagini che dovevano far luce sugli abusi, o sull’eventuale diffamazione del giovane denunciante, non sono arrivate a una conclusione conosciuta. Nè i due sacerdoti coinvolti né il giovane, infatti, hanno ricevuto alcuna notizia sulla chiusura delle indagini. Con una vicenda non ancora chiarita, quindi, perchè non essere prudenti? Che una maggiore cautela fosse necessaria è inoltre testimoniato dal fatto che il prete sia stato rimosso dall’incarico dopo che, sui social, qualche studente aveva fatto notare le accuse a suo carico. E, a proposito degli abusi sessuali, questa non è l’unica mancanza della Diocesi vibonese: il motu proprio “Vos estis lux mundi” – emanato da papa Francesco il 7 maggio 2019 – prevede all’articolo 2 che: “Le diocesi devono stabilire, entro un anno dall’entrata in vigore delle presenti norme, uno o più sistemi stabili e facilmente accessibili al pubblico per presentare segnalazioni, anche attraverso l’istituzione di un apposito ufficio ecclesiastico”. Non sappiamo se la Diocesi di Mileto abbia adempiuto a tale obbligo, ma sicuramente, cercando sul sito, non sembra essere presente alcun sistema “facilmente accessibile al pubblico”. Perchè l’Ente ecclesiastico è rimasto inerte di fronte a un tema così delicato?

    La (mancata) versione della diocesi.
    Per i singoli sacerdoti, è importante precisare, vale sempre la presunzione di innocenza e spetta ad ognuno di loro difendersi nelle sede opportune. Il punto qui, però, è un altro: separare la posizione personale dall’istituzione che rappresentano. E offrire una tutela massima ai fedeli: se veramente i religiosi risulteranno colpevoli di quanto accusati, chi ripagherà coloro che sono stati seguiti da modelli non certamente “cristiani”? Perchè continuare a far occupare ruoli di “potere” anche davanti ad accuse molto gravi? Perche la Diocesi non agisce in autotutela davanti a comportamenti che sembrano non proprio “in odor di santità”? Alla Diocesi abbiamo posto quattro domande (che potete leggere QUI) alle quali il “portavoce” don Gaetano Currà, in qualità di responsabile per le Comunicazioni sociali, ci ha informato di non voler rispondere. In mancanza di sentenze definitive, quindi, la Chiesa preferisce – in piena trasparenza – mantenere il silenzio.
    Nicola Gratteri, Papa Francesco e la diocesi di Mileto.
    Troppo facile, però, agire dopo, quando la magistratura ha fatto il suo corso (specie se i processi vanno per le lunghe): in un territorio come il Vibonese serve una presa di posizione forte contro ogni presunta forma di illegalità. In fondo non si chiede certo di “spretare” i sacerdoti in questione, solo sorge spontanea la domanda sul perchè ricoprano ancora ruoli di potere all’interno della Diocesi, non certo obbligatori per adempiere alla loro missione divina nel mondo. “Quando cerchiamo di farci vedere nella Chiesa per avere una carica, quella è la strada del mondo non è la strada di Gesù. E anche ai pastori può accadere questa tentazione di arrampicamento, ma se un pastore segue questa strada, non è discepolo di Gesù: è un arrampicatore con la veste talare”. A dirlo non siamo noi di Zoom24, ma papa Francesco. Rinascita Scott e Nicola Gratteri hanno ricordato a tutti che è arrivato il momento delle forti assunzioni di responsabilità: nel Vibonese la Chiesa vuole essere luce, speranza, o diventare ufficialmente parte del problema?
    https://www.zoom24.it/2021/03/03/linchiesta-ndrangheta-abusi-e-processi-le-ombre-sulla-diocesi-di-mileto/
  • ENNA – Denunciato dalla Rete L’ABUSO s.e. Rosario Gisana e altri tre monsignori per presunti reati omissivi

    ENNA – Denunciato dalla Rete L’ABUSO s.e. Rosario Gisana e altri tre monsignori per presunti reati omissivi

    Una serie di foto acquisite nel ferrarese, dove don Rugolo, malgrado le denunce, era stato furtivamente trasferito da mons. Rosario Gisana verso la fine del 2019, asserendo problemi di salute e assegnato a al vescovo di Ferrara Gian Carlo Perego, il quale come si evince chiaramente dal materiale acquisito, permetteva di organizzare addirittura incontri per ragazzi dai 14 ai 17 anni, come quello organizzato dal Gruppo Giovani Vigarano della parrocchia Natività della Beata Vergine Maria (foto a lato).

    Certamente ora va verificato se mons. Gian Carlo Perego fosse stato informato da mons. Rosario Gisana dei reali motivi del trasferimento, che in caso emergesse fosse informato lo vedrebbero implicato nel favoreggiamento di don Rugolo.

    Ma le accuse formalizzate oggi alla procura della Repubblica di Enna dalla Rete L’ABUSO vanno ben oltre, in quanto nei giorni scorsi sono emerse altre presunte vittime di don Rugolo, abusate dopo il 2015 che metterebbero nei guai non solo il vescovo Rosario Gisana, ma altri due monsignori ai quali la prima presunta vittima aveva denunciato nel 2014.

    Infatti, anche se pur vero che in Italia i vescovi non hanno l’obbligo della denuncia, è anche vero che non possono sottrarsi come qualunque altro cittadino, alle responsabilità di cui al 2° comma dell’art. 40 c.p. che recita “non impedire un evento che si ha l’obbligo giuridico di evitare, equivale a cagionarlo”.

    Ed è proprio la situazione che emergerebbe stando a quanto dichiarato dalle altre vittime, che se la curia fosse intervenuta dopo le prime segnalazioni fatte nel 2014, molto probabilmente non si sarebbero prodotte. Anche l’accusa della presunta offerta economica avanzata dalla Diocesi alla presunta vittima attraverso la Caritas Diocesana, certo vista con gli occhi della Rete L’ABUSO, che qualche caso giudiziario in materia lo ha affrontato, appare verosimile e ultimamente non isolato.

    Stessa situazione per quanto concerne la Diocesi di Ferrara, che coscientemente o meno, ha di fatto favorito don Rugolo, per la quale nella denuncia odierna l’Associazione Rete L’ABUSO chiede alla procura di identificare e sentire tutte le persone ritratte nelle varie foto acquisite, tra le quali potrebbero esserci altre vittime.

    Naturalmente l’Associazione invita tutti coloro che sia a Enna che nel ferrarese sono vittime oppure “persone informate sui fatti” , a rivolgersi a Polizia e Carabinieri o direttamente alla Rete L’ABUSO portavoce@retelabuso.org.

    Francesco Zanardi

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webp2021/03/04/mons-perego-sapeva-di-don-rugolo-a-ferrara-lo-conferma-lavvocato-della-diocesi-barbara-grandi/