Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • SAVONA – Padre Luca Bucci abusò di un 12enne. Chiuso uno dei due fascicoli aperti sul frate genovese

    SAVONA – Padre Luca Bucci abusò di un 12enne. Chiuso uno dei due fascicoli aperti sul frate genovese

    Mentre si attende l’esito della doppia indagine avviata dalla procura di Genova che per competenza territoriale aveva delegato a quella di Savona la parte di indagine relativa alle accuse avanzate da un assistito della Rete L’ABUSO, un uomo all’epoca dei fatti 12enne, per i presunti abusi sessuali che aveva subito da parte del frate Luca Maria Bucci appartenente all’ordine dei cappuccini, commessi nel 94 presso la chiesa Santa Maria Immacolata a Loano.

    Dalle indagini espletate dal pubblico ministero savonese Giovanni Battista Ferro che dopo una prima valutazione aveva poi formalmente indagato il Bucci per le ipotesi di reato di violenza sessuale su minore continuata e aggravata (art. 81 c. II, 609 bis e ter c.p.). I fatti sarebbero avvenuti ma per quanto concerne la sola sede penale, risultano estinti in base alla prescrizione .

    Ben differente lo scenario di quello che potrebbe accadere sul versante genovese, dove il nostro assistito diventa da vittima testimone oculare e dove lo stesso Luca Bucci in una conversazione telefonica registrata con il presidente di Rete L’ABUSO Francesco Zanardi, oggi agli atti delle due procure – Savona e Genova – non solo confessa l’esistenza di altre 2 denunce – 2013 e 2017 – glissando su una terza, che dalle indagini svolte dalla Rete L’ABUSO e confermate successivamente da altri collaboratori esterni, a differenza delle due che il Bucci tranquillamente ammette – in quanto a danno di persone maggiorenni – la terza sarebbe relativa a un presunto abuso su un minore, denunciato dalla madre all’autorità ecclesiastica.

    E qui un altro riscontro importante raccolto durante le indagini dalla Rete L’ABUSO e che potrebbe vedere coinvolti anche l’ex arcivescovo di Genova Angelo Bagnasco, oltre ai vertici degli stessi frati cappuccini.

    A tirare in ballo proprio le gerarchie ecclesiastiche, è di nuovo lo stesso Bucci, che nella conversazione registrata tra lui e Zanardi, lo rassicura dicendogli che è costantemente monitorato dai superiori, al corrente delle sue problematiche.

    Questa affermazione, all’apparenza rassicurante, in realtà innesta una grossa mina in quanto, se quello che Bucci dichiara risultasse come sembra vero, le stesse gerarchie che lo hanno coperto limitandosi a controllarlo, sarebbero responsabili di omissione (comma 2 art. 40 c. p.) dei reati reiterati che lo stesso Bucci dichiara. Quelli del 2013 e del 2017, che a differenza di quelli subiti dal nostro assistito, non sono affatto prescritti.

    Dall’atro frangente si coglie la prontezza del pubblico ministero savonese Giovanni Battista Ferro, che  invia gli atti sulla base dell’articolo 2, par B del Protocollo addizionale dei Patti Lateranensi, attenzionando la Diocesi che al momento ha in carico Frate Bucci, dalla quale in quanto associazione di sopravvissuti agli abusi del clero, ci si aspetta rigore assoluto riguardo ai proclami di tolleranza zero di papa Francesco, anche se da quanto emerge dai verbali della Polizia, al momento i Cappuccini Liguri interrogati sull’esistenza di altre segnalazioni, non hanno risposto alla richiesta.

    Francesco Zanardi

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  • Di fronte agli scandali, i piccoli passi del papa

    Di fronte agli scandali, i piccoli passi del papa

    Le questioni finanziarie e sessuali continuano ad agitare il Vaticano, spesso nascondendo lotte di potere ai vertici della Chiesa. Papa Francesco prosegue nonostante la forte opposizione sul suo percorso di riforme verso una maggiore trasparenza

    Un sacerdote condannato in primo grado dalla giustizia milanese a 6 anni e 4 mesi di reclusione per pedofilia viene assolto da un tribunale ecclesiastico. La notizia è data il 25 novembre dall’associazione delle vittime italiane di abusi sessuali nella Chiesa, “L’Abuso”. Solo un giornale transalpino riporterà l’informazione il giorno successivo. Così, il religioso “resta sacerdote” e sarà “reinserito in parrocchia”, traduce in altri termini Francesco Zanardi. Nella lotta della Chiesa contro la pedofilia, “non rimettere i condannati tra i bambini dovrebbe essere la prima cosa da fare, giusto?” il fondatore della rete delle vittime è arrabbiato. “In Italia, la Chiesa prosegue impunemente”. L’istituzione religiosa ha perso ogni credibilità ai suoi occhi. Al telefono, la sua rabbia è acuta. Lui stesso vittima di abusi commessi da un uomo di fede, ha creato L’Abuso dieci anni fa. Comincia a raccontare la sua storia dopo le rivelazioni del Boston Globe all’inizio degli anni 2000 sulla violenza sessuale nella diocesi americana.

    L’attivismo virulento prende il posto del silenzio. “Bergoglio inganna i cattolici”, aveva denunciato sul sito dell’associazione lo scorso luglio. Denuncia le riforme annunciate da Francesco ma mai concretizzate. Il pontefice sarebbe aiutato anche da una stampa italiana “complice e compiaciuta”.

    Esercizio di trasparenza senza precedenti

    È, tuttavia, un esercizio di trasparenza senza precedenti quello che il Vaticano ha svolto il 10 novembre pubblicando il rapporto McCarrick, intitolato all’ex cardinale americano spretato all’inizio del 2019. Il testo coordinato dal Segretario di Stato del Santo -Siege, lungo circa 450 pagine, racconta ad esempio che lettere anonime che accusavano Theodore McCarrick di pedofilia e una testimonianza della sua “attività sessuale” con almeno un sacerdote, erano già state portate all’attenzione di Giovanni Paolo II.

    Ma il diniego dell’arcivescovo al segretario privato del Papa, le testimonianze “imprecise e incomplete” di tre vescovi e la mancanza di “notizie dirette dalle vittime, maggiori o minori”, avevano consentito la nomina del uomo a Washington alla fine del 2000 e la sua creazione cardinale pochi mesi dopo.

    Il caso McCarrick è solo uno dei tanti scandali sessuali che hanno sconvolto il Vaticano negli ultimi anni. Le chiese negli Stati Uniti o in Australia, comprese quelle in Cile e Germania, stanno crollando sotto la schiacciante testimonianza. La Chiesa sta vivendo “la più grave crisi degli ultimi 500 anni”, afferma lo storico e teologo Massimo Faggioli dell’Università americana di Villanova. “Questa è un’ampia crisi di autorità su questioni morali e sessuali. Le risposte sono diverse in giro per il mondo “, prosegue l’esperto, riferendosi a testimonianze e indagini in Pennsylvania sul silenzio assordante in Italia. “La grave instabilità sulla questione degli abusi all’interno delle chiese nazionali ha fatto esplodere gli scandali, afferma lo storico. La situazione non si riduce a poche mele marce, ma indica un movimento traumatico più complicato che è destinato a durare “.

    Questi scandali diventano anche la scusa di uomini di Chiesa per condurre campagne contro il loro sovrano pontefice. L’affare McCarrick, ad esempio, spinge l’arcivescovo italiano Carlo Maria Viganò, ex nunzio apostolico – o ambasciatore – a Stati Uniti, per chiedere le dimissioni nel 2018 di Francesco. Lo accusa di essere stato informato di fatti del passato. La sua posizione è quindi smentita dal rapporto McCarrick. Ma Mons. Viganò resta uno dei principali oppositori di Francesco. Anche quest’anno lui fomenta quello che diventerà per lo storico Massimo Faggioli un vero “scandalo” politico: lo scorso giugno ha inviato una lettera di sostegno al presidente in cui indirettamente scredita le azioni del Papa. Donald Trump e Francesco sembrano quindi essere in due campi separati, come lo sono “Dio e Satana”. E attenti a non scegliere la battaglia sbagliata, la “dannazione eterna”si annida.

    Il pontificato di Francesco “ha portato alla luce questioni a lungo negate o nascoste”, relativizza il teologo. Il primo Papa dell’America Latina favorisce così la lotta alla povertà, la difesa degli esclusi, come i migranti, o addirittura l’ecologia, a scapito di temi più tradizionali come la vita o la famiglia. “Con l’arrivo di questo cattolicesimo latinoamericano a Roma, molte cose sono state ridefinite”, continua Massimo Faggioli. Italiani, europei e americani non sono quindi più al centro della Chiesa universale, che ha causato un periodo di instabilità su molte questioni “. Queste lotte possono quindi essere intraviste anche dietro gli scandali finanziari.

    “Nel suo desiderio di riformare la Chiesa, Francesco si è trovato di fronte a un’opposizione interna composta da cardinali in lotta per la gestione dei tesori del Vaticano”, scriveva il settimanale L’Espresso nel 2015. “Le riforme economiche e la trasparenza finanziaria volute dal successore di Pietro incontrarono ogni tipo di resistenza. Non solo all’interno della vecchia guardia che non vuole abdicare, rinunciare al potere, ma anche tra il nuovo popolo portato a Roma dallo stesso Francesco”.

    Dopo la sua elezione, il Papa argentino, ad esempio, si è trovato di fronte alle finanze vaticane composte da più bilanci separati da ministeri ed enti al servizio della Chiesa, e con una gestione opaca. Da questa realtà è nato lo scandalo di Sloane Avenue, scoppiato in seguito alle rivelazioni di investimenti della Santa Sede attorno a un edificio londinese. I magistrati del piccolo Stato stanno indagando sui sospetti di corruzione ed estorsione in particolare. La vicenda, con le sue molteplici ramificazioni, ha provocato le dimissioni del cardinale Angelo Becciu, uno degli alti funzionari della Segreteria di Stato. La gestione dei fondi di questo ramo esecutivo della Santa Sede è stata trasferita all’inizio di novembre all’APSA, l’amministrazione del patrimonio della Sede apostolica, guidata da un vescovo vicino a Francesco.

    Questo scandalo ha quindi permesso al Papa di portare avanti la sua riforma dell’accentramento delle finanze. “L’idea è nata già durante il conclave tra gli elettori” di Bergoglio, ricorda Emiliano Fittipaldi, giornalista e autore del libro Avarice, pubblicato nel 2015 e che dettagliava gli scandali finanziari dell’epoca. Questo progetto di centralizzazione doveva infatti essere portato avanti dal cardinale George Pell, nominato nel 2014 prefetto di una nuova Segreteria per l’Economia. Ma l’australiano fallisce rapidamente: i suoi modi descritti come “brutali” gli impediscono di affermarsi nel cuore del potere della Chiesa e un processo per pedofilia lo costringe a tornare in patria nel 2017.

    Il cardinale è riuscito da solo a cristallizzare gli scandali finanziari e sessuali e le lotte di potere sottostanti. Ha rivelato la resistenza anche all’interno della Curia romana, il governo della Chiesa, avendo spinto il Papa a fare affidamento su un consiglio di nove cardinali chiamato al suo fianco piuttosto che al suo esecutivo. Francesco ha così sfidato molti leader, incoraggiati a cambiare radicalmente la cultura della Chiesa e il loro comportamento sulle questioni finanziarie come sulla gestione degli abusi sessuali, ma allo stesso tempo provocando forti resistenze e opposizioni.

    Maggiore attenzione alle vittime?

    “L’introduzione di nuove leggi non preverrà i crimini”, avverte padre Hans Zollner. Queste parole del presidente del Centro per la protezione del bambino, dell’Università Gregoriana di Roma, e membro della Pontificia Commissione per la Tutela dei minori, creata nel 2014, sono pronunciate con riferimento alla pedofilia, ma possono essere applicata all’economia e alla finanza. Il sacerdote tedesco chiede quindi un cambio radicale di mentalità e cultura, a partire da una maggiore attenzione alle vittime.

    Francesco Zanardi scoppia a ridere. No, non ha mai visto l’ombra del sostegno da parte di un religioso. Il presidente de L’Abuso ha invece preso atto dei sacerdoti condannati per pedofilia. Assicura che questi ultimi siano ospitati in 23 “case di cura” sparse attraverso l’intera penisola per evitare la prigione. Questa è la tesi sviluppata in Giustizia Divina, un’opera che dettagliava la protezione di cui godono i sacerdoti in Italia. Delle centinaia di sacerdoti denunciati o condannati per pedofilia, gli autori, aiutati da Francesco Zanardi, hanno trovato solo cinque sacerdoti nelle 192 carceri italiane, solo uno dei quali è stato imprigionato per abusi sessuali. Queste “case di cura” sono per il presidente dell’associazione delle vittime italiane il simbolo della totale mancanza di trasparenza di un papa che difende la tolleranza zero. ■

    (traduzione con Google da https://www.letemps.ch/monde/face-aux-scandales-petits-pape-francois)

  • Con l’assoluzione di don Galli Delpini demolisce in un nanosecondo qualunque eventuale buon proposito del Papa (video)

    Con l’assoluzione di don Galli Delpini demolisce in un nanosecondo qualunque eventuale buon proposito del Papa (video)

    Che la “tolleranza zero” di Papa Francesco fossero solo belle parole, che finiscono per arenarsi nei sacri palazzi al cospetto dei vescovi, era già molto chiaro nel luglio 2019 quando, nel chiaro tentativo di insabbiare il caso di don Franco Castagneto, il cardinal Angelo Bagnasco si vide revocare dalla CDF l’autorizzazione al processo penale canonico trasferendolo a Torino, da dove poi come consuetudine non si è saputo più niente.

    Invece si è saputo di don Vincenzo Calà, condannato dal tribunale italiano a tre anni con l’annullamento per intervenuti termini prescrittivi – dei soli effetti penali – che vedrà ribaltata la sentenza in sede canonica con la piena assoluzione da parte del vescovo di Acireale Antonino Raspanti.

    Di pochi giorni fa il caso analogo di don Mauro Galli. Questa volta il vescovo è Mario Delpini che, proprio sulle omissioni in fase di indagine ecclesiastica sul caso Galli, raccolse persino l’ammonizione del cardinale Scola che le definì già all’epoca le sue “scelte maldestre”.

    Ora Scola non c’è più e Delpini è diventato il suo successore, ma il “vizietto” di fare scelte maldestre pare che gli sia rimasto. Vediamo infatti, nell’esito del processo italiano a don Mauro Galli, la condanna in primo grado a sei anni e quattro mesi per aver dormito nello stesso letto e aver violentato Alessandro Battaglia, all’epoca 15enne.

    In quella sede, con tanto di competenze in quanto da 15 anni avvocato della diocesi di Milano, oltre che membro della neonata commissione per la tutela dei minori della stessa diocesi, riferendosi al processo canonico l’avvocato Mario Zanchetti – difensore in questo caso di don Galli – disse rivolgendosi ai Giudici “Non sto bagatellizzando la situazione, sto dicendo che ciò che ha fatto don Mauro è stato profondamente sbagliato e che le conseguenze non saranno piacevoli” in quanto anche non fosse avvenuta la violenza, il solo fatto che il Galli abbia dormito con un minore è gravissimo per la chiesa.

    Invece scopriamo che, zitti zitti, il processo canonico a don Galli non solo è stato celebrato, ma è l’ennesima assoluzione dalla chiesa in prima istanza.

    A prescindere dal fatto che nel processo canonico la massima pena che la chiesa può infliggere è la dimissione dallo stato clericale, non possiamo però non renderci conto che gli interventi della campagna di tolleranza zero, posti in essere da Papa Francesco per contrastare la pedofilia, vengono disattesi totalmente se viene assolto in sede canonica chi è stato condannato da un tribunale laico, cosa che non rende neppure giustizia a Dio.

    Sorgono spontanee diverse riflessioni, in quanto con l’assoluzione canonica si crea un macroscopico problema perché vengono meno tutti i provvedimenti che dovrebbero intervenire in caso di condanna. Sorge spontanea la domanda: quanto deve essere grave la violenza, per la sede canonica, affinché chi ha commesso uno stupro su un minore sia condannato?

    Sempre nel caso Galli / Delpini la vittima ha non solo chiesto di essere informata, ma come decine di altri nostri assistiti ha richiesto gli atti senza ottenere risposta.  Vengono così meno anche alla tanto proclamata “trasparenza” dopo la presunta abolizione del segreto pontificio. Apprendiamo infatti la notizia che il tribunale canonico ha assolto Galli da un’indiscrezione uscita dai sacri palazzi lombardi. Nessuna comunicazione ufficiale neppure alla vittima.

    Ma la tolleranza zero, tanto acclamata da Papa Francesco, non era solo verso i preti pedofili, ma anche verso i vescovi che insabbiano i casi. Ebbene, vediamo quello di Delpini, che stiamo discutendolo in questo articolo che ne da notizia, ma anche in quello insabbiato da Bagnasco: per esempio è la stessa Santa sede tramite la CDF a revocargli l’incarico, ma non si ha notizia di alcun provvedimento, dopo la revoca, nei confronti del cardinale.

    Siamo onesti, qui non viene meno solo la presunta buona fede di Papa Francesco, ma anche l’efficacia reale dei provvedimenti intrapresi dalla Santa Sede che in Australia citano a rispondere in giudizio proprio Papa Francesco che, alla luce dei fatti, continua ad avviare politiche fallimentari. Politiche che, nel fallimento, producono altre vittime perché non basta risolvere un caso su centinaia di casi nel mondo, quando va bene e nessun vescovo insabbia, per poter dire di aver risolto il problema e reso le parrocchie luoghi sicuri.

    Questo è estremamente disonesto e possibile solo in Italia, e solo grazie alla maggior parte di stampa, genuflessa come i lacchè in protezione del Papa e che, puntualmente, censura tutto quanto di negativo emerga alla cronaca.

    Come Presidente dell’Associazione Rete L’ABUSO esprimo a nome dei più di 900 nostri associati in Italia, rammarico e disgusto. Non solo per l’ennesimo fallimento delle politiche della Santa Sede che, ad oggi neppure le prende in considerazione e che se non dai tribunali civili, dalla chiesa non hanno mai ricevuto giustizia umana, ma anche nei confronti dello Stato italiano, da dieci anni totalmente complice consapevole: come conferma il Comitato ONU per la tutela dell’infanzia, reo, a differenza degli altri paesi, di aver scelto di non mettere mano a un problema sociale che ogni anno rende vittime decine di centinaia di cittadini.

    Francesco Zanardi

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  • Terremoto fra i focolarini di Francia: coperti decenni di abusi sessuali

    Terremoto fra i focolarini di Francia: coperti decenni di abusi sessuali

    40435 PARIGI-ADISTA. Dopo l’affare Preynat, che ha sconvolto la diocesi di Lione, un altro caso di pedofilia seriale si è aperto in Francia. La vittima che lo ha portato alla luce si chiama Christophe Renaudin, ha 54 anni, oggi fa il musicista e il clown, ed è la prima volta che si squarcia il velo di una serie di casi di pedofilia consumatisi all’interno del movimento dei Focolari in Francia. Christophe è stato abusato da un laico consacrato, e da quando ha sporto denuncia, nel 1994, altre tre persone hanno testimoniato contro l’uomo, ma almeno una trentina sono le vittime, tra ragazzi e bambini oggi in età matura, per ammissione dei Focolari stessi. Il “lupo” si chiama Jean-Michel Merlin e oggi ha 80 anni. Nel movimento dei Focolari ha passato la sua vita, dagli anni ‘60 fino al 2016, quando ne è stato cacciato. Renaudin, ascoltato all’inizio dell’anno dalla Commissione indipendente sugli abusi sessuali nella Chiesa, incaricata dalla Conferenza episcopale francese, la Ciase, si sta battendo perché una commissione esterna indaghi sulla reale portata del fenomeno abusi all’interno del movimento. Nel frattempo, a occuparsi attivamente del fenomeno è il giornale francese Les Jours, (16/10) che ha persino attivato una casella mail per chiunque volesse offrire, nella massima riservatezza, la propria testimonianza (temoignage@lesjours.fr).

    L’ex ingegnere colto e magnetico

    Renaudin era un preadolescente che studiava in un collegio della Vandea quando, racconta Les Jours, alla fine degli anni ‘70 il direttore propose alla sua famiglia di portarlo agli incontri dei Focolari, attivi in Francia dagli anni ‘50 dove ora contano 2.000 membri e 15.000 simpatizzanti. Christophe e i suoi due fratelli, dunque, trascorreranno i fine settimana nella comunità focolarina, dove avviene l’incontro con Merlin, un uomo sulla quarantina, ex ingegnere brillante e colto che ha preso i voti e dirige la casa editrice del movimento, ma è anche responsabile dei giovani adulti (con una mezza dozzina dei quali convive in una comunità a Châtillon, nella regione parigina). Anche la famiglia di Renaudin, di modeste risorse, è stregata dal suo carisma e lo accoglie in casa: l’ex ingegnere insegna ai ragazzi il suo lavoro di editore, fa conoscere loro il cinema d’autore. Ma con il tempo l’entusiasmo viene meno, le frequentazioni si diradano e su Merlin, in famiglia, piomba il silenzio, finché, all’inizio degli anni ‘90, Christophe esplode. Quando aveva tra i 14 e i 16 anni, Merlin entrava nella sua camera da letto, costringendolo a baci, masturbazioni, tentativi di fellatio, per poi, alla fine, pregare per il perdono. «Non potevo chiedere aiuto – racconta Christophe nella testimonianza resa su Les Jours – perché Merlin sapeva come farlo in modo che non potessimo agire. Aveva avuto cura in anticipo di ottenere la fiducia e la simpatia delle famiglie». Anche i suoi fratelli e un amico sono sottoposti alle stesse violenze. Il giornale francese ha cercato invano di ottenere da Merlin un commento alle accuse mosse contro di lui.

    Nel 1993, a 27 anni, Renaudin chiede a Merlin un incontro, che avviene in un caffè a Parigi: l’uomo tace e chiede perdono. Non solo a lui, anche ai suoi genitori, in una lettera: «Vorrei che la pace del Natale entrasse e cambiasse ognuno dei nostri cuori», scrive. «So che il crocifisso può dare a ciascuno di noi la sua pace». Ma è poco dopo che, di fronte a un programma televisivo in cui una vittima di incesto offre la propria testimonianza e in cui si parla di termini di prescrizione, il giovane decide di sporgere denuncia per violenza sessuale e tentato stupro su un minore di età inferiore ai 15 anni, per mano di persona con autorità morale. Dal canto loro i fratelli e l’amico testimoniano sotto giuramento agli investigatori della brigata per la protezione dei minori di Parigi. Il predatore, sotto custodia, confessa i suoi atti negando però il tentativo di fellatio, considerato stupro e quindi diverso reato. La prescrizione, a quell’epoca, era tuttavia di soli tre anni, per cui il caso si conclude con un non luogo a procedere confermato in appello. La questione dello stupro viene liquidata con il fatto che l’aggressore si era fermato dopo il rifiuto del ragazzo. Tuttavia, la questione prosegue a livello civile con la condanna a un risarcimento, nel 1998, di 50mila franchi a Renaudin, pari a circa 10mila euro di oggi. Ma alla fine del procedimento, Christophe sente che c’è qualcosa di incompiuto e la lunga terapia psichiatrica per tentare di superare il trauma non riesce a rimetterlo in piedi.

    È solo nel 2015 che la vittima viene a sapere che il predatore è ancora membro dei Focolari (dai quali verrà escluso un anno dopo). Christophe va avanti. Ed è così che, il 22 ottobre scorso, sotto la pressione delle vittime, la leadership francese dei Focolari, i due co-responsabili per la Francia, Christiane-Marie Goffinet e Bernard Bréchet, dà le dimissioni, dopo aver annunciato di rivelare un bilancio provvisorio delle vittime, dopo decenni di silenzio.

    È un vero terremoto nei Focolari francesi, e non solo. In un comunicato pubblicato il 22 ottobre scorso, la presidente mondiale del movimento, Maria Voce, facendo riferimento all’inchiesta di Les Jours, esprime «Immenso dolore e incondizionata collaborazione del Movimento affinché venga fatta piena luce» e annuncia l’intenzione di istituire «un organo d’indagine indipendente dopo un incontro con alcune vittime di un ex-membro consacrato dei Focolari». «Di fronte a questo immenso dolore – afferma la presidente – siamo convinti che l’unica strada da percorrere sia quella di offrire alle vittime pieno ascolto e riconoscimento dei danni subiti. Per questo, l’organo indipendente che si sta istituendo condurrà un’indagine straordinaria raccogliendo ulteriori testimonianze e scavando sulle omissioni e le omertà. Anche il Co-presidente Jesús Morán ha stigmatizzato gli abusi compiuti dal laico consacrato, «cosi?come il silenzio o la mancata iniziativa mantenuti per anni da parte di diversi responsabili».

    Ma molti sapevano

    E fin qui tutto corretto, se non fosse che, secondo le informazioni raccolte da Les Jours, in realtà la leadership focolarina era a conoscenza delle accuse contro «Jean-Michel M». fin dalla fine degli anni ‘70, motivo per il quale la decisione di cacciarlo dal movimento 35 anni dopo non può che apparire evidentemente tardiva.

    Nel 2015, Renaudin riceve infatti la chiamata di Maxime Fouanon, 70 anni, focolarino dagli anni ‘70, il quale, venuto a conoscenza della sua storia, lo informa del fatto che il predatore continua indisturbato la sua attività in seno al movimento. Egli stesso vittima di abusi per mano di un prete, Fouanon scopre che nel movimento esiste «un’autentica omertà». «Ho cominciato a parlarne ai responsabili intorno a me», racconta a Les Jours, «ma non mi credevano».

    Le due vittime uniscono le loro forze: i dirigenti non potevano non essere al corrente, dal momento che Merlin era stato anche in custodia cautelare, durante il processo del 1994. «Posso dirvi – sostiene ora Bréchet – che i “focolarini” non hanno saputo nulla, a parte probabilmente qualcuno vicino alla gerarchia, a cui è stato chiesto di tacere»; gerarchia che non poteva non rendersi conto che non si trattava di fatti isolati dal momento che altri tre ragazzi avevano testimoniato contro il laico consacrato. Le misure contro quest’ultimo si sarebbero limitate, secondo una prassi quanto mai comune in questi casi, al suo allontanamento da incarichi che lo ponessero a contatto con minori: tutto qui.

    Renaudin e Fouanon, dunque, si rivolgono al responsabile per l’Europa occidentale, Henri- Louis Roche. Costui rivela che il consacrato pedofilo era stato oggetto di accuse da parte di quattro persone già prima del caso di Renaudin, alla fine degli anni ‘70, ma che nessuno si era sognato di denunciarlo: «Ho il massimo disgusto per gli atti di pedofilia ma non posso, per quanto riguarda fatti presunti o immaginati, in nessun caso comprovati, che lasciare Jean-Michel alla sua coscienza e ai suoi confessori», conclude Roche nella sua risposta alle due vittime. Le quali, a quel punto, consapevoli del muro di omertà, informano l’allora responsabile del Consiglio episcopale per i movimenti e le associazioni, mons. Michel Pansard, vescovo di Évry-Corbeil-Essonnes, l’unico che li ascolta e agisce. Interessa il Vaticano, il Pontificio Consiglio per i laici, che nel 2016 esige dalla cupola focolarina che il predatore venga allontanato dal movimento.

    Le solite giustificazioni all’omertà

    Dopo decenni di immobilismo e segretezza, durante i quali Jean-Michel Merlin ha goduto della protezione della gerarchia focolarina – forse anche di quella della fondatrice e prima presidente Chiara Lubich – il movimento si è insomma adattato alla tolleranza zero richiesta da papa Francesco, ma l’atteggiamento imperante è quello di ricondurre l’omertà e la copertura al clima e al contesto dell’epoca, in cui, come afferma Bréchet, «non si era coscienti della pericolosità di questi atti». Ma il silenzio è durato fino a molti anni dopo, quando ormai quella consapevolezza era più che consolidata: «Lo riconosco», ammette l’ex responsabile territoriale; «Col senno di poi, ci si rende conto che non siamo stati all’altezza. Dobbiamo umilmente riconoscere che abbiamo fallito nella nostra missione educativa. C’è la constatazione dolorosa di un nostro fallimento».

    Totale libertà di movimento

    Fallimento che, osserva Les Jours, è tanto più gigantesco se si pensa che nemmeno la misura minimale dell’allontanamento del predatore seriale dai giovani fu realizzata: Jean- Michel Merlin continuò a viaggiare per il mondo per conto del movimento, indisturbato, soprattutto all’inizio degli anni 2000, senza essere monitorato da nessuno. Senza dire che, tra il 1998 e il 2016, sono arrivate altre accuse contro di lui. Nel 2015, le due vittime hanno incontrato Bréchet, Roche e lo stesso Jean-Michel Merlin, il quale ha confessato l’esistenza di altre vittime: «Ha detto che ce n’erano otto – ricorda Renaudin – ma si aveva l’impressione che avesse tirato un numero a caso, che avrebbe potuto dirne un altro». Comunque, dopo l’espulsione del 2016, lentamente la cappa di silenzio pare creparsi lentamente: il numero delle vittime note sale, e nel novembre 2019 la Commissione indipendente sugli abusi nella Chiesa ne cita 25, ma anche in quel caso nessuna iniziativa viene intrapresa, accusa Renaudin, per identificarle tutte. Fino allo scorso 25 settembre, quando i Focolarini, in una mail inviata a centinaia di membri, citano le molteplici accuse contro l’abusatore: siamo arrivati a una trentina. È solo la punta dell’iceberg, secondo la responsabile della Commissione ad hoc del movimento nata nel 2012, Marie-Anne Guillet. Ed è da capire quanti dei casi siano ormai caduti in prescrizione; forse tutti tranne uno, quello di un trentenne che però, al momento, non intende sporgere denuncia. Domani, chissà. Certo è che nel 2017 la Procura della Repubblica, a cui si sono rivolti Renaudin e Fouanon, non era ancora stata interessata dal movimento. Ora si attende la creazione della Commissione indipendente, lontana dalle logiche e dai condizionamenti del movimento.

    Nel frattempo, la leadership cerca di correre ai ripari. In una lettera ai membri del movimento datata 25 settembre – indirizzata solo agli abbonati al Servizio di Informazione dei Focolarini francesi e in un secondo tempo fatta girare nel web – e firmata da Bréchet e da Christiane-Marie Goffinet, viene data notizia di un incontro svoltosi pochi giorni prima a cui hanno partecipato tre vittime di Merlin, tre accompagnatori e, per l’appunto, la leadership territoriale focolarina, oltre al co-presidente Jesús Morán. Nella lettera si fa il punto sulla situazione, e si dà il nome completo di Merlin (che invece non compariva integralmente né sull’inchiesta di Les Jours né nel comunicato ufficiale dei focolarini del 22 ottobre), citando la sua condanna e la sua esclusione dal Movimento; quantificando il numero delle vittime; ammettendo che non vi è certezza sul fatto che non ve ne siano altre e sollecitando a testimoniare, anche in forma anonima, alla CIASE o all’AVREF (Associazione di aiuto alle vittime delle derive dei movimenti religiosi in Europa e alle loro famiglie), e fornendo tutte le coordinate perché chi sia stato in contatto con Merlin possa collaborare. Si chiede dunque ai membri di diffondere il più possibile il contenuto della lettera per collaborare alla ricerca di altri eventuali casi: «È un passo che desideriamo fare e che le vittime attendono e richiedono».

    https://www.adista.it/articolo/64395

  • Un prete attacca le vittime: ma perché?

    Un prete attacca le vittime: ma perché?

    Ancora una volta. Ma quante volte ancora? Le pugnalate alle spalle fanno male, ogni volta la ferita si riapre. Tu che leggi, riesci ad immedesimarti in una vittima di prete pedofilo? Riesci ad immedesimarti in un familiare di una vittima? Forse no, sicuramente no. Non puoi avere idea di quanto la ferita sia profonda.

    Ricevere “quella” mail lapidaria: una sola frase. “VI DA FASTIDIO ANCHE METER?”

    È una mail indirizzata a Rete L’ABUSO, in risposta ad un articolo pubblicato poco prima. Ma non è una mail qualunque, è scritta da un sacerdote. Quelle cinque parole e la sua firma, nulla più.

    “ANCHE” presuppone che alle vittime dia fastidio “altro”. Eh sì, evidentemente per questo sacerdote le vittime, cioè quei bambini o ragazzini abusati (=violentati) dai sacerdoti cattolici, dovrebbero stare zitte e buone, far finta di nulla, stare male e basta, così, gratuitamente, senza alcuna colpa… e invece le vittime qualche volta trovano il coraggio di parlare, di denunciare, di esprimere tutto il loro dolore e disperazione. Ed è a quel punto che la Chiesa le allontana, in mille modi, ma ogni vicenda sembra un copione, una storia che si ripete. L’Associazione Rete L’ABUSO le supporta, le sostiene, le accompagna. Cosa c’è di sbagliato o di scandaloso a denunciare? Non è forse scandaloso e terribile essere chi ABUSA, ovvero il prete? È questo che bisogna tacere? Quanta ipocrisia in quell’ “anche”.

    Questo prete ha mai parlato con una vittima? Ha mai vissuto con qualcuno che ha più volte tentato di suicidarsi perché il dolore e la disperazione erano troppo grandi?

    Un prete che ha il coraggio di scrivere che alle vittime “dà fastidio” lo sporco che c’è nella chiesa, impressionante! A lui invece va bene così?

    Perché, se non è ancora chiaro, è bene chiarire. NON SONO LE VITTIME CHE ATTACCANO LA CHIESA, bensì il contrario: È LA CHIESA CHE ATTACCA LE VITTIME E SI SCHIERA CON IL PRETE PEDOFILO.

    Questo accade praticamente sempre, soprattutto quando la vittima trova il coraggio di denunciare e si arriva al processo in Tribunale.

    Come cattolica, praticante, mamma di una vittima di un prete pedofilo, non posso tacere. Quando ho conosciuto, qualche anno fa, questa Associazione, ho fatto subito una domanda a Francesco Zanardi: “Guardi che io sono credente e voglio continuare ad esserlo. Se questo è un problema, o se la finalità dell’Associazione è un attacco alla Chiesa cattolica, io non posso e non voglio farne parte”.

    Alle rassicurazioni hanno fatto seguito i fatti concreti di ogni giorno, e in un tempo ragionevolmente breve ho avuto la possibilità di sentirmi assolutamente a mio agio, compresa e accolta, tanto da ricevere la proposta di far parte dei Soci Volontari attivi, e di scrivere la biografia di Francesco Zanardi. La mia Fede non è stata giudicata o intaccata in alcun modo, ma ho scelto di non chiudere gli occhi. Nella Chiesa il Male è tanto, quel Male che percepisci in OGNI racconto di ogni vittima, quel Male che viene tollerato e coperto dalle gerarchie ecclesiastiche nonostante i proclami di cambiamento che vengono sbandierati dalla stampa che non approfondisce. È questo il Male che “dà fastidio” (per usare le parole di quel sacerdote) alle vittime, non la Chiesa stessa o la Fede.

    È un sogno sperare che un giorno i preti non pedofili si prendano cura delle vittime, accolgano il loro dolore e prendano posizione denunciando i loro “colleghi” che compiono reati?

    È un sogno sperare che non vi siano più Parrocchie che organizzano fiaccolate in sostegno del prete pedofilo passando sotto le finestre della vittima?

    Non si può tacere. Scegliere di chiudere gli occhi o di girarsi dall’altra parte, così come schierarsi dalla parte del prete a priori, fa male a tutti. Gesù Cristo ha parlato di macina al collo, non si può cancellare questa pagina di Vangelo.

    Cristina Balestrini

  • La Chiesa cattolica tedesca fornirà un risarcimento fino a 50.000 euro alle vittime di abusi sessuali

    La Chiesa cattolica tedesca fornirà un risarcimento fino a 50.000 euro alle vittime di abusi sessuali

    Le associazioni per la difesa delle vittime denunciano che il risarcimento è “simbolico” e “non le aiuta”, e annunciano il lancio di una petizione per organizzare un dibattito sulla questione al Parlamento tedesco, sperando di fare finalmente luce su questi casi .

    Giovedì i vescovi cattolici tedeschi hanno concordato di concedere un risarcimento fino a 50.000 euro (circa 58.000 dollari) alle vittime di abusi sessuali da parte di membri del clero, importo considerato “simbolico” dalle associazioni delle vittime che vogliono che ci sia un dibattito in Parlamento. .

    L’importo per ogni vittima sarà fissato da una commissione indipendente. Le richieste possono essere presentate da gennaio 2021, anche da chi ha già ricevuto in passato un compenso economico. Finora, nessuno ha superato i 5.000 euro ($ 5.800).

    “Questo è un processo rivolto alle vittime … un grande passo avanti”, ha detto Georg Bätzing, presidente della conferenza episcopale autunnale a Fulda, in Germania. Bätzing ha anche ricordato che la Chiesa ha anche coperto le spese di terapia.

    Le associazioni per la difesa delle vittime denunciano che il risarcimento è “simbolico” e “non le aiuta”, e annunciano il lancio di una petizione per organizzare un dibattito sulla questione al Parlamento tedesco, sperando di fare finalmente luce su questi casi .

    “Le vittime hanno aspettato per 10 anni”, quando sono stati scoperti i primi casi di abuso sessuale, “un equo risarcimento, non solo per i crimini commessi in passato, ma anche per il sistematico insabbiamento di questi atti e la protezione fornita a loro autori “, secondo il testo della domanda pubblicato dall’associazione Eckiger Tisch.

    Due anni fa, uno studio condotto da ricercatori indipendenti, ma commissionato dalla Chiesa, ha stabilito che 3.677 minori erano stati vittime di abusi sessuali da parte di oltre 1.000 membri del clero dal 1946.

    Gli autori dello studio, che non avevano accesso a tutti gli archivi della Chiesa, ritenevano che il numero delle vittime fosse probabilmente più alto.

    La Chiesa cattolica, che, nonostante la crisi di fiducia che sta attraversando, è ancora la più importante della Germania, con quasi 23 milioni di fedeli, si è ufficialmente scusata e ha promesso di aumentare i risarcimenti.

    https://www.elmostrador.cl/dia/2020/09/24/iglesia-catolica-alemana-entregara-indemnizaciones-de-hasta-50-000-euros-a-victimas-de-abuso-sexual/

  • La Corte ha confermato le condanne dei sacerdoti che hanno abusato di bambini sordi presso l’istituto Próvolo

    La Corte ha confermato le condanne dei sacerdoti che hanno abusato di bambini sordi presso l’istituto Próvolo

    Il più importante caso di abuso ecclesiastico nella storia di Mendoza ha già la sua ferma condanna. Questa mattina il tribunale provinciale ha ratificato le condanne elevate (45 e 42 anni per i sacerdoti Corbacho e Corradi) che erano state annunciate nel processo di novembre dello scorso anno. Le parti possono ancora presentare ricorso alla Corte Suprema della Nazione.

    La Suprema Corte di Giustizia di Mendoza ha confermato questa mattina le condanne contro i sacerdoti Horacio Corbacho (a 45 anni di carcere) e Nicola Corradi (42 anni di carcere) per gli abusi sessuali e gli episodi di corruzione su minori da loro commessi nell’istituto religioso per l’educazione dei ragazzi sordi Antonio Próvolo (Luján de Cuyo). Ha anche ratificato la condanna dell’ex giardiniere Armando Gómez , condannato a 18 anni di carcere.

    La risoluzione della Corte, firmata dal presidente Dalmiro Garay e con il ministro Pedro Llorente e il giudice di camera Alejandra Orbelli come preopiners, ratifica all’unanimità la sentenza che i magistrati avevano annunciato il 25 novembre dello scorso anno nella risoluzione tribunale del più grande scandalo di abusi ecclesiastici nella storia di Mendoza. In questo senso, conferma le condanne e le assoluzioni del tribunale. Il più alto organo giudiziario di Mendoza dovrebbe essere emesso a questo proposito prima del 30 settembre.

    Inoltre, non c’è spazio per le cassazioni depositate sia dalla difesa dei condannati che dagli avvocati delle vittime (soprattutto a causa di uno dei fatti per i quali la Giustizia ha assolto il sacerdote Corbacho ); quindi è praticamente un dato di fatto che entrambe le parti si appelleranno alla Corte Suprema della Nazione per insistere su queste richieste. Nel caso degli avvocati dei sopravvissuti , sebbene la sentenza condanni gli autori dei reati; Insisteranno per un appello federale straordinario poiché il tribunale ha assolto Corbacho per uno degli aberranti atti di stupro (anche questo è stato ratificato dalla Corte).

    I fatti

    La mattina del 25 novembre 2019 è stata storica nei tribunali di Mendoza. Con le alte condanne dei tre imputati giunti in giudizio nel primo dei casi del caso Provolo a Mendoza – a cui si aggiunge quella di Jorge Bordón , condannato nel settembre 2018 nell’ambito dello stesso caso e 10 anni di prigione -; i sopravvissuti agli abusi hanno trovato un po ‘di pace . C’erano stati innumerevoli anni di sofferenza, sofferenza e incubi che includevano stupri, toccamenti, maltrattamenti e persino episodi in cui erano costretti a guardare video pornografici.. E con le sentenze a Mendoza, c’era giustizia; non solo per gli ex studenti del Provolo Mendoza , ma anche per quelli dei campus di La Plata e Italia , dove altri giovani avevano denunciato in precedenza di aver subito abusi , anche se i casi non sono stati processati . E con un dettaglio fondamentale: in quelle due località , come a Mendoza, Corradi era tra gli accusati.

    Corradi ha già 84 anni e sta eseguendo la sua condanna (la stessa confermata questa mattina) sotto forma di arresti domiciliari , in una casa per anziani . Corbacho ha scontato i suoi 60 anni nella prigione di Boulogne Sur Mer ; lo stesso luogo in cui Gomez ha festeggiato il suo 50 ° compleanno all’inizio di settembre.

    Dei 25 fatti con cui sono arrivati ​​i tre imputati al momento della sentenza, i giudici hanno condannato per 20 i due sacerdoti e l’ex funzionario amministrativo . Così, dei 16 atti per i quali Corbacho è stato accusato , è stato condannato per 13 . Nel frattempo, Corradi è stato condannato per le 5 accuse che stava portando con sé; e Gómez – che era arrivato alla sentenza con 4 accuse – è stato condannato per 2 . Tutto questo è stato ratificato dalla Corte di Mendoza.

    A Mendoza Justice si è ottenuto quello che era un debito pesante e doloroso per gli ex studenti del Provolo ; non solo dalla nostra provincia, ma anche da Verona (sede) e La Plata . E la notizia ha oltrepassato ogni confine, tanto da essere stata celebrata – con emozione – da una delle vittime di Corradi nella città italiana di Verona .

    Era Gianni Bisoli (61), uno degli ex studenti della sede di Próvolo che aveva denunciato il prete ottuagenario per abusi e maltrattamenti tra gli anni Sessanta e Settanta . Nonostante il fatto che ci fosse un caso legale nella giustizia italiana, il processo era nullo; e la rete dei sopravvissuti agli abusi sessuali in Argentina – insieme alla loro controparte nel paese europeo, La Rete – hanno denunciato e dimostrato che per far “crollare” il processo in quel paese, le autorità ecclesiastiche hanno alterato la documentazione chiave riferita alle date. .

    Quella mattina di Mendoza del 25 novembre (pomeriggio in Italia), Bisoli e altre vittime seguirono online la lettura della sentenza . E l’ emozione dopo la condanna è stata indiscutibile.

    “Finalmente … Grazie, alla giustizia argentina! Grazie!” Bisoli riuscì a dire con voce rotta prima di mettersi a piangere eccitato quando fu informato che Corradi era stato condannato a 42 anni di carcere ; come si può vedere in un video caricato sulla pagina Facebook dell’Associazione Sordi “Antonio Próvolo” (dall’Italia).

    Sulla spianata dei tribunali provinciali , quella mattina c’era anche – accompagnando i sopravvissuti di Mendoza – Daniel Sgardelis, uno dei querelanti a La Plata e la cui causa venuta alla luce dopo che lo scandalo era noto a Mendoza è stata riattivata in per mano del procuratore Cecilia Corfield .

    La seconda prova

    Il caso Provolo non si è concluso con la sentenza del novembre dello scorso anno, quella che comprendeva le tre condanne che oggi sono state ratificate dal Tribunale di Mendoza.

    Fatto sta che tra gli eventi figurano anche altre 9 donne accusate e che hanno già iniziato a percorrere la strada prima del secondo processo per gli abusi all’istituto Carrodilla . Tra di loro ci sono due suore : la giapponese Kumiko Kosaka , e che era la sua superiora per la custodia del rifugio delle ragazze, Asunción Martínez .

    Sebbene l’inizio del processo non abbia una data confermata, a febbraio sono iniziate le udienze preliminari . Prima di forma del viso e in questi giorni con udienze remote , gli avvocati delle vittime e gli imputati sono stati incaricati di fare la presentazione delle prove, la dichiarazione dei fatti ; oltre a richiedere annullamenti . Da diverse settimane, infatti, le udienze a distanza (virtuali) presiedute dal giudice Horacio Cadile sono state prorogate fino al sabato mattina .

    Quanto agli accusati , otto di loro sono in libertà ; mentre la suora Kosaka ottempera agli arresti domiciliari . La suora giapponese ha le accuse più aberranti: un totale di 7 accuse formali , tra cui alcune spiccano come autore di eventi e altre come partecipante (tra l’altro, è accusata di essere la “consegna” di alcune vittime in modo che siano umiliate da sacerdote Corbacho).

    Nel frattempo, la suora Martínez, l’ex rappresentante legale del Próvolo, Graciela Pascual , quattro ex direttori dell’istituto, una psicologa ed un’ex cuoca , sono accusati come partecipanti per omissione (senza riportare i fatti accaduti al Próvolo). Alle due suore e Pascual si uniscono gli ex direttori Gladis Pinacca, Cristina Leguiza, Valesca Quintana e Laura Gaetan ; la psicologa Cecilia Raffo e l’ex cuoco Noemí Paz .

    L’ accusa della Procura della Repubblica contro i nove imputati -come formalizzata- prevede ulteriori pene detentive all’interno del caso Próvolo. Secondo l’accusa con cui sono pervenute a questa istanza, le donne potrebbero ricevere condanne elevate simili a quelle degli autori (il massimo è di 50 anni di reclusione ).

    Mendoza, 22 de octubre de 2018 Sociedad
    Provolo Graciela Pascual Tribunales
    En Sala de audiencias 4 de Tribunales de Mendoza se reralizo la audiencia para ver si podia quedar libre la ex representante legal del Provolo Graciela Pascual.
    El Tribunal colegiado numero 2 decidio que Graciela Pascual siga con su prision domiciliaria
    Foto: Ignacio Blanco / Los Andes

    Da parte della difesa , secondo quanto evidenziato sinora nelle udienze preliminari, la strategia mira ad esonerare gli interessati . Oppure, se c’è una condanna, è per “copertura” . In questo caso, le sanzioni sono inferiori.

    Tuttavia, questa missione non sarà facile per gli avvocati della difesa. È che ogni volta che qualcuno degli imputati che stanno o stavano scontando la detenzione preventiva ha chiesto il recupero della libertà da considerare come insabbiamenti e non partecipanti, la Giustizia non ha dato spazio al cambio di qualifica .

    https://www.losandes.com.ar/sociedad/la-corte-confirmo-las-historicas-condenas-a-los-curas-que-abusaron-a-ninos-en-el-instituto-provolo/

  • Al Direttore di Cinque Quotidiano. Diritto di replica ex art. 8 l. 47/1948

    Al Direttore di Cinque Quotidiano. Diritto di replica ex art. 8 l. 47/1948

    In riferimento all’articolo dal titolo “Abusi sui neonati e 19 milioni di pedofili in Europa, la denuncia di don Di Noto, prete da decenni sul fronte antipedofilia” pubblicato dalla Vostra testata a firma di Gilda Tucci, per il quale si chiede diritto di replica secondo ex art. 8 l. 47/1948.

    TESTO DI RETTIFICA

    -Premesso che nell’articolo in oggetto non viene citata fonte alcuna del dato da voi divulgato a mezzo stampa ovvero, che in Europa ci siano 19 milioni di pedofili (dato che richiediamo per il momento in sede bonaria di documentare) facciamo notare, secondo i dati diffusi da Telefono Azzurro nel maggio 2019 che le cifre della pedofilia, non solo online, ma abusi in generale (casa, chiesa, ambienti sportivi ecc.), parlano di 18 milioni di vittime in Europa e non di 19 milioni di pedofili, che produrrebbero qualora il dato fosse vero ben più vittime che gli abitanti dell’intera Europa.

    A produrre questo dato non siamo noi, ma due studi fatti da due colleghi del sacerdote da voi intervistato. Il primo è Richard Sipe, secondo il quale un pedofilo, è in grado di produrre 200 vittime. Il secondo è Andrew M. Greeley secondo il quale ne produrrebbe 50. Facendo il calcolo, sulla base del dato “terroristico” da voi fornito (19.000.000 di pedofili), nel primo caso otterremo 3.800.000.000 vittime e nel secondo 950.000.000. Solo per avere un’idea e poter fare un riscontro, la penisola italiana ha poco più di 60.000.000 di abitanti, l’Europa 741.000.000.

    -In riferimento alla dichiarazione secondo la quale “grazie a papa Benedetto XVI”… si fa notare che allo stato attuale non solo la situazione non è affatto cambiata, il rapporto del Comitato Onu sui diritti dell’infanzia del 2014 lamenta che «La Commissione è fortemente preoccupata perché la Santa Sede non ha riconosciuto la portata dei crimini commessi, né ha preso le misure necessarie per affrontare i casi di abuso sessuale e per proteggere i bambini, e perché ha adottato politiche e normative che hanno favorito la prosecuzione degli abusi e l’impunità dei responsabili». L’Onu si riferisce al periodo che va dal 1991 al dicembre del 2013 quindi è molto azzardato affermare che “grazie a papa Benedetto XVI, per la prima volta la Chiesa  ,come Stato sovrano,  è  intervenuta in maniera forte ,chiara , trasparente ,celere” visto che tra il 1991 e il 2013 lui è stato prima prefetto della Congregazione per la dottrina della fede e poi pontefice. Riguardo a Bergoglio sottolinerei il fatto che la Santa Sede avrebbe dovuto presentare il primo settembre 2017 una memoria difensiva per le accuse del 2014, che a Ginevra stanno ancora aspettando.

    Le attuali norme introdotte da Papa Francesco, omettono al momento la denuncia alle autorità civili, quindi gli abusi continuano ad essere gestiti internamente, con la complicità delle gerarchie. Le stesse direttive non prevedono alcun indennizzo alla vittima.

    A fronte di tutto ciò e contrariamente alle raccomandazioni dell’ONU, ci troviamo nella più totale assenza di provvedimenti in aiuto alle malcapitate vittime, come documentato ampliamente nel libro edito da CHIARELETTERE “Giustizia divina”, in tutela dei preti criminali, la chiesa ha realizzato sul solo territorio italiano, la bellezza di 23 centri per la loro accoglienza, cura e recupero. Nulla invece per le vittime. I dati statistici prodotti nei vari paesi ove sono state fatte commissioni di inchiesta, valutano la pedofilia nella sola categoria dei preti cattolici, tra il 4 e l’8% contro l’1,2% delle altre categorie. In Italia, tolto il sommerso, contiamo circa 150 preti cattolici condannati in via definitiva e altrettanti in attesa di giudizio.

    Il Presidente della Rete L’ABUSO (Associazione sopravissuti agli abusi sessuali del clero)

    Francesco Zanardi

  • Vi dà fastidio anche Meter? La frase shock di don Alessio Magoga alle vittime dei preti pedofili

    Vi dà fastidio anche Meter? La frase shock di don Alessio Magoga alle vittime dei preti pedofili

    Cinque parole e quel “anche” di troppo che non lascia dubbi su quale sia la posizione di don Alessio Magoga, direttore del giornale L’AZIONE e dell’Ufficio diocesano per le Comunicazioni Sociali della diocesi di Vittorio Veneto.

    È proprio gente come don Magoga a far sì che ci si domandi a chi lasciamo in mano i nostri figli, a chiedersi quale educazione possano mai avere da uomini di chiesa come lui e ancor peggio, quale è il livello di tutela quando li affidiamo nelle loro mani.

    Quell’infelice “Vi dà fastidio anche Meter?” detto da un prete ad una associazione di vittime di preti pedofili, esterna tutta l’irritazione sul fatto che chi ha subito un crimine così efferato da parte del clero, sia per lo stesso solamente irritante nel reclamare legittima giustizia.

    Purtroppo ci sono tanti don Alessio Magoga, basta ricordare le dichiarazioni di don Gino Flaim, di Padre Benedict Groeschel e via dicendo.

    L’infelice affermazione di don Alessio Magoga arriva a seguito di un articolo nel quale la Rete L’ABUSO sottolineava la strumentalizzazione da parte dell’associazione METER, riguardo ai dati della pedofilia online, utilizzati sulla pelle delle stesse vittime, come uno specchietto per le allodole per minimizzare sul problema dei preti pedofili.

    Un atteggiamento che per la chiesa è diventato una triste abitudine, basti vedere quello che le gerarchie cattoliche stanno facendo in Polonia, dove a fronte dello scandalo che come in tutto il mondo sta facendo emergere anche li, i crimini e gli insabbiamenti del clero a danno di minori, la chiesa, anziché fare pulizia e chiarezza sui propri crimini, ha dato vita ad un altro specchietto per le allodole, la crociata contro l’omosessualità, da sempre per la chiesa, un crimine ben più grave che lo stupro sistematico di minori.

    Il dato davvero triste che insistentemente emerge, è che malgrado i sacerdoti non siano tutti pedofili, oltre all’impossibilità di documentarne almeno uno che per amore dei minori abbia mai denunciato un collega pedofilo, troppo spesso li troviamo compatti solo contro chi ha subito molestie e reclama giustizia, mai in favore delle vittime o quanto meno nell’esigere pulizia in quella chiesa che li vede suoi ministri.

    Redazione Web
    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webp2020/09/22/abusi-sui-neonati-e-19-milioni-di-pedofili-in-europa-come-meter-onlus-strumentalizza-ad-hoc-i-dati/

  • Padre Luca Bucci denunciato per molestie. È il fratello del sindaco della città di Genova

    Padre Luca Bucci denunciato per molestie. È il fratello del sindaco della città di Genova

    (di Paolo Frosina – Il Fatto Quotidiano) – Un nuovo caso di abusi su minori rischia di scuotere la Curia genovese. Accanto alla vicenda, svelata dal Fatto, di don Franco Castagneto – l’ex parroco della chiesa di Santa Teresa, accusato di molestie su cui ora indaga la magistratura –, ci sono due fascicoli aperti dai pm di Genova e Savona su una nuova denuncia della Rete l’Abuso, associazione fondata da Francesco Zanardi a tutela delle vittime di violenze del clero.

    Nell’esposto datato 30 luglio, si riporta la testimonianza di A.C., 38 anni, operaio in un piccolo comune del Savonese. Racconta di aver subito nell’estate del 1994, quando aveva 12 anni, ripetuti abusi da “padre Luca”, uno degli educatori dei campi dei frati cappuccini a Loano. Contatti proibiti, fino alla masturbazione. Tutto, dice, sarebbe riemerso dopo tanti anni in cui il trauma rimosso lo ha portato a sviluppare disturbi psichici e tossicodipendenza. Tramite una foto, A. riconosce l’accusato in padre Luca Maria Bucci, frate nel convento di Santa Margherita Ligure, medico e cappellano all’ospedale di Rapallo. E fratello minore del sindaco di Genova, Marco.

    Venerdì 4 settembre, la Squadra Mobile di Savona, su delega del pm Giovanni Battista Ferro, ha ascoltato la presunta vittima in audizione protetta, alla presenza di uno psicologo. Anche se i fatti del 1994 sarebbero prescritti, gli investigatori vogliono vagliare l’attendibilità della denuncia e ricostruire i contorni della vicenda, che potrebbe dar luogo a responsabilità civile.

    Non solo. Nell’esposto, Zanardi fa riferimento a una segnalazione più recente che coinvolgerebbe sempre padre Bucci, arrivata – dice – alla sua associazione all’inizio del 2017: “La sottovalutammo in quanto a Genova si svolgevano le elezioni comunali e pensammo a una strumentalizzazione di carattere politico”, scrive. Inoltre, “per i presunti fatti (…) che si sarebbero consumati in Genova, non avevamo nessun nominativo di presunte vittime”.

    Ora che una presunta vittima è venuta allo scoperto, è proprio su possibili episodi più recenti – forse denunciati alle gerarchie ecclesiastiche – che indaga per competenza la Procura del capoluogo guidata da Francesco Cozzi.

    Sabato Zanardi è stato ascoltato dai carabinieri e ha prodotto alcune registrazioni audio. Si tratta di telefonate in cui l’attivista, fingendosi la vittima, incalza il frate chiedendogli conto dei fatti del 1994.

    Dialoghi che, per il modo in cui sono stati carpiti, non possono avere valore di prova, ma nel corso dei quali Bucci avrebbe fatto alcune importanti ammissioni. Anche quelli saranno valutati dai pm.

    Raggiunto dal Fatto, padre Luca nega qualsiasi coinvolgimento nella vicenda e di essere a conoscenza di accuse a suo carico. Già nei prossimi giorni potrebbe formalizzarsi un’ipotesi di reato.

    IL FATTO QUOTIDIANO del 8-9-20