Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: associazione

  • La Chiesa risarcirà le vittime di un prete pedofilo francese

    La Chiesa risarcirà le vittime di un prete pedofilo francese

    La Chiesa vuole istituire al più presto una scala di compensazione del dolore per coloro che hanno subito gli abusi di padre Bernard Preynat nella chiesa di Saint-Luc, vicino a Lione

    di 

    A Lione sta per finire dopo anni di attesa il processo canonico a padre Bernard Preynat, accusato di violenza sessuale su dozzine di minori, dagli anni ’70 in poi. Lo riferisce la rivista online francese Mediapart che sottolinea che “entro due mesi” sarà consegnata la sentenza. Successivamente la Chiesa deciderà l’importo del risarcimento per ciascuna vittima, una procedura ritenuta “straordinaria”.

    Non solo: il giornale annuncia anche che la Chiesa vuole istituire al più presto una scala di compensazione del dolore. Il processo canonico a Preynant – che non è stato mai giudicato in un processo civile – sarebbe ripreso a settembre “dopo oltre tre anni di colpi di scena”, scrive Mediapart che aggiunge: “L’istruzione del dossier è terminata a fine aprile”.

    Caso emblematico dello scandalo della pedofilia nella Chiesa francese, la vicenda ha coinvolto l’arcivescovo di Lione, il cardinale Philippe Barbarin, condannato nel marzo scorso da un tribunale francese a sei mesi con la condizionale per non aver denunciato gli abusi sessuali perpetrati da padre Preynat e di cui era a conoscenza.

    Barbarin in seguito ha anche presentato le proprie dimissioni a Papa Francesco. In una udienza privata, il Pontefice le ha rifiutate, invitandolo a lasciare la diocesi lionese. Ora Barbarin e’ in un luogo di ritiro lasciando la guida della diocesi al vicario generale moderatore, padre Yves Baumgarten.

    Il sacerdote Preynat, ora 72enne, ha officiato nella chiesa di Saint-Luc, di Sainte-Foy-les-Lyon, comune della metropoli di Lione, dal 1971 al 1991. Considerato un prete dinamico e carismatico, Preynat sovrintese centinaia di giovani scout (dai 7 ai 10 anni) della parrocchia e durante i numerosi campi estivi, primaverili e le attività del sabato e della domenica, abusò di loro.

    Storie drammatiche e dolorose che le vittime – ora anche padri di famiglia – sono riuscite a esternare, solo dopo 30-40 anni, grazie all’aiuto ricevuto dall’associazione La parole libérée. Del caso Preynat era a conoscenza la diocesi di Lione ma il sacerdote, nonostante le denunce dei molti genitori, continuò la sua attività in parrocchia. Venne anche trasferito in altre chiese ma proseguì a occuparsi di catechismo e a celebrare messe con i cori.

    Nel 2011 gli fu assegnata perfino la supervisione di una parrocchia più grande dal cardinale Philippe Barbarin, arcivescovo di Lione dal 2002, che in seguito lo nominò decano nel 2013. La drammatica e scioccante storia, che ancora deve venire totalmente alla luce, ha toccato profondamente l’opinione pubblica francese. Grazie al coraggio delle vittime molti particolari sono stati svelati, anche con indagini giornalistiche e un libro inchiesta di Marie-Christine Tabet ‘Grace a’ Dieu, c’est prescrit – L’affaire Barbarin’. Anche il regista Francois Ozon ha realizzato un film “Grace a Dieu”, presentato allo scorso Festival di Berlino. La pellicola ha vinto l’Orso d’argento – Gran premio della Giuria.

    Tornando alla fine del processo canonico per padre Bernard Preynat, la rivista francese rivela che alcune vittime hanno già inviato le loro richieste al tribunale ecclesiastico. Ma occorre quantificare il danno di anni di sofferenza. Pierre-Emmanuel Germain-Thill, dell’associazione La parole libérée afferma che chiederà tra i 50 mila e i 100 mila euro: “È molto difficile stimare i danni subiti. Ho aggiunto l’infortunio fisico e morale per oltre 30 anni. Ho usato droghe a causa del trauma, ho avuto delle spese mediche. Ho anche considerato i miei fallimenti scolastici, negli anni delle aggressioni”.

    Un’altra vittima – che preferisce rimanere anonima – precisa che farà richiesta di 100 mila euro così dipartite: 10 mila euro alla diocesi per non aver fatto ciò che era necessario per fermare il massacro di bambini innocenti, 90 mila euro a padre Bernard, 50 mila euro per il danno subito per diversi anni e 40.000 euro per mancato guadagno nella sua vita professionale a causa di conseguenze psicologiche.

    Ma c’è anche chi, come Didier Bardiau, non rende pubblica la cifra, che si presuppone alta, che vuole però devolvere alle associazioni che si occupano di supportare le vittime di pedofilia. “Mi è stato chiesto di dare un prezzo alla mia vita – sottolinea -. Non posso quantificarla..”. E poi Laurent Duverger, che rimane dubbioso sulla procedura. “Potrei facilmente stimare i miei costi dalle sedute psicologiche. Ma un divorzio, una famiglia finita all’aria, tre anni e mezzo di violenza sessuale, quanto valgono?”.

    https://www.agi.it/estero/pedofilia_risarcimento_chiesa_preynat-5639425/news/2019-06-12/

  • TG Tele Bari. Incontro UAAR

    TG Tele Bari. Incontro UAAR

    Questo pomeriggio nel centro polifunzionale degli studenti un convegno sul fenomeno della pedofilia clericale organizzato dal circolo unione degli atei e degli agnostici razionalistici di paris in chianti una conferenza dal titolo pedofilia clericale non nascondiamo la quella che questo pomeriggio si è tenuta nel centro polifunzionale degli studenti organizzata dal circolo unione degli atei e degli agnostici razionalisti di bari.

    Tanti gli interventi che hanno affrontato un tema di triste attualità come quello della pedofilia clericale esploso in modo vertiginoso al centro di numerosi interrogativi e indagini nel nostro paese l’italiano è stato denunciato dalla mia associazione alle nazioni unite c’è stata la seduta al 21 e 22 gennaio scorsi il 7 febbraio e l’onu ha rilasciato un report pesantissimo contro italia e attacca pesantemente innanzitutto l’autorità giudiziaria colpevole secondo le nazioni unite e anche secondo noi che l’abbiamo deportato di non fare indagini nei confronti dei sacerdoti e quando le fa purtroppo le condanne sono sempre veramente molto lievi.

    L’argomento è stato analizzato nel corso dell’incontro da più punti di vista dal report dell’onu sulla chiesa sulla pedofilia di francesco zanardi fondatore delle reti l’abuso e ca global ad un focus sulla tutela del minore tra legislazione italiana e disposizioni pontificio dalla coordinatrice regionale dell’osservatorio nazionale diritto di famiglia marilena lanzellotto analisi inoltre anche sui danni subiti dalle vittime minorenni a causa delle violenze tema affrontato dalla dottoressa maria grazia foschini queste esperienze possono essere alla base delle problematiche di tipo mentale più importanti dal disturbo da stress post traumatico depressione ansia problematiche di adattamento di relazione con gli altri però dobbiamo intervenire precocemente e precocemente mettere in atto tutti i processi riparativi e la crescita può riprendere tranquillamente

  • Bimbi sordi abusati da preti pedofili: si riscoperchia lo scandalo insabbiato in Italia

    Bimbi sordi abusati da preti pedofili: si riscoperchia lo scandalo insabbiato in Italia

    Un prete italiano dichiarato latitante. Oltre venti religiosi arrestati. In Argentina le indagini travolgono un istituto religioso di Verona. Dove un’istruttoria ecclesiastica ha ignorato le denunce di decine di vittime rivelate dall’Espresso. Ecco la nuova inchiesta giornalistica internazionale in edicola da domenica 9 giugno

    Un prete italiano dichiarato latitante. Oltre venti arrestati tra sacerdoti, chierici, suore, educatori e guardiani. E centinaia di vittime: bambini sordi, spesso orfani e poverissimi, che denunciano anni di violenze e abusi sessuali nei collegi argentini dell’istituto religioso italiano Antonio Provolo. Una congregazione che ha il quartier generale a Verona, dove si è rifugiato il prete italiano ora ricercato dai giudici argentini, che ne hanno chiesto l’estradizione per una lunga serie di abusi raccapriccianti su minorenni invalidi.
    L’Espresso, nel numero in edicola da domenica 9 giugno e online su Espresso+ , pubblica un’inchiesta giornalistica internazionale sul più grave scandalo di pedofilia nella Chiesa cattolica italiana e argentina. Gli atti giudiziari su decine di casi di pedofilia emersi a Buenos Aires a partire dal 2016, quando furono arrestati i primi religiosi dell’istituto Provolo, riguardano i collegi di La Plata e Mendoza, fondati e diretti da sacerdoti italiani ora inquisiti. Nelle ordinanze d’arresto, finora inedite, i giudici argentini scrivono che i piccoli sordomuti senza famiglia venivano sottoposti a violenze e maltrattamenti che «in nulla si differenziano dalla tortura» e «riduzione in schiavitù». Gli abusi sui bambini, secondo le testimonianze delle vittime, sono «iniziati più di 50 anni fa e proseguiti fino al 2015 almeno».
    L’inchiesta, realizzata da L’Espresso in collaborazione con i cronisti argentini della testata investigativa Perfil, documenta che per decenni i vertici dell’istituto Provolo, sia in Italia che in Argentina, si limitavano a trasferire i sacerdoti sospettati di pedofilia, senza punirli né denunciarli alla giustizia. Per questo gli abusi sui bambini hanno potuto ripetersi in altre scuole e collegi, dagli anni ’70 fino agli arresti di questi mesi, spesso con gli stessi protagonisti. Che dall’Italia hanno contagiato l’Argentina. Le violenze nei collegi di La Plata e Mendoza iniziano in coincidenza con l’arrivo di religiosi italiani trasferiti da Verona per «immoralità sessuale», ma rimasti sacerdoti e mandati a dirigere i centri argentini per minorenni sordi.
    In Italia lo scandalo degli abusi sui bambini nei centri veronesi dell’istituto Provolo era stato scoperchiato nel gennaio 2009 da un’inchiesta giornalistica dell’Espresso, firmata da Paolo Tessadri, che aveva pubblicato le prime testimonianze, scritte e firmate, di 15 vittime.
    La successiva istruttoria ecclesiastica, condotta dalla Congregazione per la dottrina delle fede, è stata chiusa però nel 2011 con risultati quasi totalmente assolutori: gli atti, finora inediti, documentano che è stato giudicato colpevole un solo sacerdote, su un totale di 26 accusati, mentre decine di vittime non sono state mai ascoltate. Tra i religiosi scagionati da quell’inchiesta religiosa compaiono anche preti italiani ora agli arresti in Argentina. Le carte inoltre mostrano che per cancellare ogni accusa su uno storico vescovo veronese, morto nel 1980 e dichiarato beato nel 2015, è stato utilizzato un documento-chiave che oggi risulta «falsificato». Mentre l’attuale vescovo Giuseppe Zenti, aperto sostenitore dei cattolici ultra-integralisti e della Lega, è stato interrogato in gran segreto nel 2017 sul caso Provolo dal procuratore di Verona e ha ammesso di aver dovuto patteggiare una condanna per aver diffamato l’associazione delle vittime.
    Papa Francesco Bergoglio non è in alcun modo coinvolto nello scandalo e non è mai citato nelle indagini italiane e argentine. Anzi, nel 2017 ha sanzionato e commissariato la congregazione del Provolo.
    http://espresso.repubblica.it/attualita/2019/06/07/news/bimbi-sordomuti-abusati-da-preti-pedofili-in-argentina-esplode-lo-scandalo-insabbiato-in-italia-1.335817?ref=HEF_RULLO&fbclid=IwAR2EhfNJbMzTKOo1_aIWCPx9NX_0FBjRay67uVymjInPv6kbmetrfnkuAn4
  • Abusi in Chiesa, Giada denuncia: “Insulti e bullismo contro di me, ma la vittima sono io”

    Abusi in Chiesa, Giada denuncia: “Insulti e bullismo contro di me, ma la vittima sono io”

    Quando Giada Vitale ha denunciato il parroco di Portocannone (oggi condannato a 4 anni in appello) per abusi sessuali, il paese si è schierato con lui. “Nonostante le sue ammissioni mi accusavano di aver inventato o di essere stata consenziente, mi hanno aggredita, insultata, giudicata. “Una volta un gruppo di ragazzini ha cominciato a prendermi in giro davanti alla scuola, gli insegnanti sono rimasti a guardare”.

    Aggredita, insultata, isolata. Così è stata trattata dai suoi compaesani Giada Vitale, la ragazza di 23 anni che ha denunciato i presunti abusi subiti da don Marino Genova, oggi condannato in appello a 4 anni di carcere. Lo scenario è il comune di Portocannone, duemila anime a un’ora da Campobasso, in Molise, una piccola comunità che conserva ancora una forte dimensione di tradizione e folklore, una comunità chiusa che nutre per il sacerdote una inossidabile e cieca reverenza, così assoluta da vedere di lui solo l’abito e non l’uomo.

    È in questo contesto che Giada Vitale, che ha denunciato il suo presunto abusatore all’età di 17 anni, è stata isolata, giudicata, insultata, tacciata di essere una calunniatrice. “La maggior parte dei miei compaesani mi accusava di aver inventato tutto – dice Giada a Fanpage.it – nonostante ci fossero le ammissioni di don Marino, mentre una parte di loro, quella che credeva realmente a quanto si diceva, mi incolpava di aver voluto quei contatti sessuali, di averli cercati, di aver condiviso quello che stava accadendo”. “Hanno perfino tentato di organizzare una fiaccolata di solidarietà, ma per lui”.

    “Una volta – continua – sono stata aggredita da una parrocchiana mentre mi trovavo in compagnia di Francesco Zanardi, dell’associazione ‘L’abuso’, in quell’occasione sono stata costretta a chiamare i carabinieri. In un’altra occasione sono stata anche bullizzata da alcuni ragazzi davanti a una scuola. Io mi trovavo da quelle parti perché ero appena uscita dallo studio del medico, appena mi hanno visto hanno cominciato a insultarmi e prendermi in giro, addirittura in presenza dei loro insegnanti, che sono rimasti a guardare senza intervenire”.

    All’epoca Giada era solo un’adolescente ed era all’inizio del percorso di denuncia, tuttavia, anche oggi che è una adulta e che le sue accuse hanno trovato conferme in due gradi di giudizio, le persone continuano a insultarla. “La maggior parte mi critica per non essermi ribellata, mi accusa di essere consenziente, so che queste persone non conoscono i meccanismi dell’abuso e ignorano totalmente le dinamiche”.


    https://www.fanpage.it/abusi-in-chiesa-giada-denuncia-insulti-e-bullismo-contro-di-me-ma-la-vittima-sono-io/

  • Processo al ‘Santone’ per pedofilia a Catania, si farà a porte chiuse

    Processo al ‘Santone’ per pedofilia a Catania, si farà a porte chiuse

    Si svolgerà a porte chiuse, per la delicatezza dei temi trattati dal procedimento, il processo ’12 apostoli’ per presunti abusi sessuali su minorenni consumati in una comunità di ispirazione cattolica. Lo ha deciso, accogliendo la richiesta della Procura, il presidente della seconda sezione penale del Tribunale di Catania, Ignazia Barbarino, che ha rinviato per un difetto di notifica la prima udienza, prevista per oggi, al 14 ottobre. Tra i quattro imputati il ‘santone’ Piero Alfio Capuana, 75enne bancario in pensione, alla guida della comunità che avrebbe abusato di ragazzine tra i 13 e i 15 anni, in alcuni casi con la complicità delle madri delle vittime. Con lui a processo anche tre presunte fiancheggiatrici: Katia Concetta Scarpignato, Fabiola Raciti e Rosaria Giuffrida Secondo l’accusa, gli abusi erano presentati come purificazione compiuti da un ‘arcangelo’ reincarnato, plagiando le ragazze. Nel processo alcune delle giovani vittime si sono costituite parte civile assistite dagli avvocati Tommaso Tamburino e Salvo Pace. In aula era presente anche l’avvocato Giampiero Torrisi legale della Diocesi di Acireale che alla prossima udienza chiederà di costituirsi in processo come parte civile. Intanto ha avuto accesso al rito abbreviato uno dei tre indagati per favoreggiamento: l’ex presidente dell’Associazione cattolica cultura ed ambiente di Aci Bonaccorsi, Salvatore Torrisi, con la prima udienza fissata per il 28 ottobre. Per gli altri due – l’ex deputato e assessore regionale, Domenico ‘Mimmo’ Rotella, marito di Rosaria Giuffrida, e il sacerdote, padre Orazio Caputo – è in corso l’udienza preliminare per la richiesta di rinvio a giudizio avanzata dalla Procura. Da intercettazioni della polizia postale di Catania emergerebbe che il sacerdote avrebbe appreso nel segreto della confessione delle indagini avviate su una denuncia per abusi sessuali e avrebbe avvisato dell’attività in corso Torrisi e Rotella. Nell’inchiesta sono confluiti gli incidenti probatori con gli interrogatori delle vittime. Titolari dell’inchiesta ’12 apostoli sono il procuratore Carmelo Zuccaro, l’aggiunto Marisa Scavo e il sostituto Agata Consoli.

    https://www.nuovosud.it/articoli/92669-cronaca-catania/processo-al-santone-pedofilia-catania-si-far%C3%A0-porte-chiuse

  • SAVONA: Abusi nella Chiesa, il vescovo apre uno sportello per le denunce

    SAVONA: Abusi nella Chiesa, il vescovo apre uno sportello per le denunce

    Il servizio sarà gestito da una neuropsichiatra infantile. Marino:«Noi siamo storicamente in difetto»

    Nel difficile rapporto tra Chiesa e pedofilia, ancor più in una diocesi come quella savonese, dove gravi episodi hanno lasciato un segno indelebile, il vescovo Calogero Marino compie un passo significativo verso le vittime. Da venerdì prossimo verrà attivato un servizio per le segnalazioni di abusi subiti in ambito clericale. Minori e soggetti adulti fragili, che ritengano di essere stati vittime di abusi fisici o psicologici, potranno trovare un punto di ascolto a cui rivolgersi, all’interno della diocesi. L’ha annunciato monsignor Marino che, per l’iniziativa, è stato citato positivamente dalla stampa cattolica nazionale, in occasione della trentatreesima giornata dei “Bambini vittime di pedofilia”, promossa da Meter Onlus in Sicilia.

    Un evento, celebrato lo scorso 5 maggio ad Avola, a cui monsignor Marino ha aderito idealmente inviando, a sua volta, un messaggio di solidarietà ribadendo l’adesione personale e della diocesi. Lo sportello savonese avrà come referente la neuropsichiatra infantile Maria José Baldizzone. Chi abbia bisogno di aiuto potrà stabilire un primo contatto tramite email scrivendo a tutelaminori@diocesisavona.it. Accanto alla Baldizzone ci saranno altri esperti, competenti in vari ambiti, di supporto per approfondire il problema. «Su questo terreno – ha detto il vescovo Marino- la Chiesa è stata storicamente in difetto. Il desiderio è quello della assoluta trasparenza e il servizio ha anche lo scopo di salvaguardare il lavoro encomiabile e generoso di quanti, inambito ecclesiale, si spendono nell’educazione dei minori». La diocesi ha precisato che lo sportello risponde a una duplice finalità: «Offrire iniziative di formazione e momenti di riflessione per gli operatori pastorali. Ma anche accogliere – garantendo ovviamente la riservatezza segnalazioni di eventuali casi di abuso, che si verifichino in ambito ecclesiale».

    Sulle modalità operative dello sportello non sono stati, ad oggi, forniti ulteriori dettagli né sulle modalità dell’assistenza al percorso legale, da intraprendere in caso di presunte violenze. Un passaggio nuovo e importante, all’interno di una diocesi, quella savonese, dilaniata da drammatici casi di pedofilia che hanno sconvolto per anni l’intero territorio.

    Era il 2012 quando la Procura della Repubblica acquisì dalla Curia savonese una serie di documenti nell’ambito di un’indagine sui casi di pedofilia, avvenuti nella diocesi ligure. Denunce che coinvolsero i sacerdoti, Nello Giraudo, poi condannato per pedofilia, e don Giorgio Barbacini. Una battaglia contro l’omertà, condotta dal savonese Francesco Zanardi, presidente dell’associazione Rete L’abuso, che due anni fa,nel gennaio del 2017, incontrò monsignor Gero relazionandolo sui singoli casi verificatisi sul territorio e sulla condizione delle vittime.

  • Casapesenna, Papa Francesco riduce allo stato laicale il prete accusato di violenza sessuale

    Casapesenna, Papa Francesco riduce allo stato laicale il prete accusato di violenza sessuale

    Don Barone, arrestato insieme ad un poliziotto e ai genitori di una ragazzina sulla quale praticava esorcismi senza alcuna autorizzazione del vescovo, è  ancora in carcere e sotto processo al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere

    Papa Francesco ha ridotto allo stato laicale don Michele Barone, il prete di Casapesenna, appartenente alla diocesi di Aversa e membro dell’Associazione “Piccola Casetta di Nazareth”. Don Barone, arrestato  il 23 febbraio del 2018, insieme ad un poliziotto e ai genitori di una ragazzina sulla quale praticava esorcismi senza alcuna autorizzazione del vescovo, è  ancora in carcere e sotto processo al Tribunale di Santa Maria CV  perché accusato di violenza sessuale aggravata e di maltrattamenti.

    A dare comunicazione del provvedimento nei confronti di don Michele Barone, è stata la stessa Diocesi di Aversa. “con Decreto della Congregazione per la Dottrina della Fede, il Santo Padre Francesco – è scritto nella nota – con suprema e inappellabile decisione, ha decretato la dimissione dallo stato clericale del Rev. Michele Barone, di questa Diocesi di Aversa e membro dell’Associazione “Piccola Casetta di Nazareth”.

    In conseguenza del provvedimento adottato don Barone “non potrà più esercitare il ministero sacerdotale ed è dispensato dagli obblighi e dagli oneri derivanti dalla Sacra Ordinazione”.

    “La Chiesa – fa sapere l’ufficio comunicazioni della Diocesi di Aversa –  anche quando applica la legge canonica nella sua legittima severità, ha come fine la salvezza delle anime, rimane in preghiera continuando a sostenere con fraterna carità quanti sono nella sofferenza”.

    https://napoli.repubblica.it/cronaca/2019/05/06/news/casapesenna_papa_francesco_riduce_allo_stato_laicale_il_prete_che_praticava_esorcismi-225579171/
  • 5 maggio, giornata dell’ipocrisia della chiesa sulla pedofilia.

    5 maggio, giornata dell’ipocrisia della chiesa sulla pedofilia.

    Da Avvenire al Faro di Roma, spopolano, almeno così dicono, le lettere di elogio e ringraziamento in vista della 33esima giornata dei “bambini vittime di pedofilia”, iniziativa promossa da Meter Onlus, fondata da don Fortunato di Noto, un prete che da 30 anni combatte la pedofilia, ma non quella dei preti, quella su internet…

    Certo la cosa fa specie, dopo 20 anni di fallimento della chiesa cattolica in materia e, soprattutto, dopo che lo scorso 7 aprile anche il pontefice ha riconfermato, nel Motu Proprio, la regola dell’omertà !

    I vescovi dovranno continuare a denunciare all’autorità ecclesiastica, non a quella civile.

    Gli accrediti citati sono quanto meno dubbi; dall’arcivescovo di Milano Mario Delpini, protettore di don Mauro Galli, condannato in primo grado per abuso di minore a 6 anni e 4 mesi, a mons. Giampaolo Crepaldi, subito seguita dal vescovo di Savona, Calogero Marino, che offrì alle vittime, come indennizzo, un numero verde gestito dalla chiesa e dove le vittime non avrebbero neppure potuto lavorare.

    Ma l’ipocrisia arriva da nord a sud della penisola italiana, dall’arcivescovo di Torino Cesare Nosiglia, a mons. Tommaso Valentinetti, mons. Giovanni Paolo Benotto… insomma la creme della creme dell’omertà cattolica italiana.

    Da vittima e da presidente di un’associazione di sopravvissuti agli abusi sessuali del clero, mi oltraggia vedere ancora una volta la chiesa, farsi propaganda sulla pelle delle proprie vittime…

    Buona giornata dell’ipocrisia a tutti voi !

    Francesco Zanardi

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webpwp-content/uploads/2025/02/chiesa-e-pedofilia-la-condanna-del-card-pell-in-australia-lalto-prelato-mai-sfiorato-dalla-magistratura-ecclesiastica.webpgli-insabbiatori/
    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webpwp-content/uploads/2025/02/chiesa-e-pedofilia-la-condanna-del-card-pell-in-australia-lalto-prelato-mai-sfiorato-dalla-magistratura-ecclesiastica.webposservatorio-permanente/mappa-casi/

  • Santa Sede – Le vittime dell’abuso di preti argentini chiedono “tolleranza zero” all’ambasciatore in Vaticano

    Santa Sede – Le vittime dell’abuso di preti argentini chiedono “tolleranza zero” all’ambasciatore in Vaticano

    Hanno consegnato una lettera in cui richiedono la nullità del Concordato pontificio. Qual è questo trattato con l’Argentina che risale al 1966.

    Sostengono che la lotta contro gli abusi sessuali all’interno della Chiesa non deve rimanere nelle intenzioni. La questione è critica e mette in discussione un vasto mondo di usi e costumi. Contro quella struttura, le associazioni in difesa delle vittime di questi abusi cercano di essere ascoltate, come è successo lunedì quando membri dell’Ending Clergy Abuse (ECA) hanno consegnato una lettera in Vaticano sostenendo “tolleranza zero” contro i casi di abusi da parte di sacerdoti argentini. Hanno indirizzato la loro lettera al rappresentante locale presso la Santa Sede, Rogelio Francisco Emilio Pfirter, con il quale avevano in programma di incontrarsi. Ma, come la burocrazia a volte agisce, hanno dovuto rassegnarsi a un incontro di seconda linea, con due collaboratori dell’ambasciatore.

    “Comunque, la lettera potrebbe essere consegnata”, ha detto Peter Isely, membro fondatore di ECA. Spiegando a Clarin che “non è chiaro perché Pfirter non ha partecipato all’incontro”, ha detto che, così era stato organizzato da rappresentanti da ECA in Italia, potrebbe esserci stato un malinteso. “Non penso che non avrebbe partecipato” ha detto, ottimista.

    L’incontro anticipa una serie di proteste che si svolgeranno questa settimana a Buenos Aires e Mendoza, nel contesto della visita che 106 vescovi argentini stanno facendo a Papa Francesco, in quello che è inteso come un “rinnovamento” della loro relazione con la Santa Sede.

    Va notato che i vescovi e le associazioni contro gli abusi nella Chiesa sono uniti da uno stendardo: chiedere a Francesco di visitare l’Argentina, cosa che non ha fatto nei sei anni in cui è stato Papa.

    Julieta Anazco, fondatrice dell’associazione civile Iglesia sin Abuso, ha spiegato che ciò che viene richiesto è “porre fine al segreto pontificio e all’insabbiamento: che la tolleranza zero venga instaurata da Papa Francesco e una chiara politica per porre fine agli abusi. Da quando la causa del prete Grassi è esplosa e fino a due anni fa, c’erano 62 denunce registrate. In questi due anni sappiamo che ce ne sono stati molti di più.”

    Nella lettera che ECA e altre associazioni collegate potrebbero consegnare questo lunedì, sono state sollevate una serie di misure concrete. La più rilevante – e quella che offre maggior resistenza – è la richiesta di nullità del trattato internazionale noto come “Pontificio Concordato”.

    Qual è il Concordato pontificio? Secondo l’avvocato Juan Manuel Lavado (un membro di Xumek, una ONG che rappresenta i sopravvissuti abusi sessuali all’Istituto Próvolo di Mendoza), “durante la dittatura di Onganía, nel 1966, l’Argentina ha firmato un Concordato con la Santa Sede, che si trova nella legge nazionale 17.032. Lì, la Chiesa cattolica ha la propria giurisdizione, cioè possono giudicare e investigare se stessi”.

    “La Chiesa ha fatto storicamente affidamento sul Concordato per non fornire informazioni. Quando vengono indagati, la procedura che eseguono è “segreta”, in base all’articolo 1.717 del Codice di Diritto Canonico, che non ha nulla a che fare con l’Argentina “, ha detto, e ha continuato:” Ora, il Concordato, in particolare, non dice nulla sul non dare informazioni; è un’interpretazione che fa la Chiesa. La verità è che si basano su un trattato internazionale, quindi ha una gerarchia più alta delle leggi e quindi non forniscono informazioni “.

    Secondo Lavado, “sostengono che la Chiesa è una persona pubblica, ma non statale, e che quindi non ha alcun obbligo di informare, come lo farebbe lo stato. Ignorando tutte le regole stabilite da trattati sui diritti umani che hanno anche una gerarchia costituzionale”.

    Poi, in ECA, chiedono di “sollevare” quel trattato contro i casi di abusi sessuali. “Crediamo che il Papa dovrebbe escludere l’uso del Concordato quando si tratta di casi di abusi sessuali e le denunce alle autorità aprono inchieste per procedimenti penali o civili o le azioni dei sopravvissuti durante la ricerca di documenti e file”, ha spiegato Isely.

    Un altro dei presenti al breve incontro con i collaboratori dell’ambasciatore Pfirter è stato Francesco Zanardi, anch’egli membro fondatore di ECA. Da Roma, in dialogo con Clarín, ha evidenziato alcuni punti della sua affermazione: “È essenziale che vengano presentate denunce nei paesi in cui vengono commessi i crimini. Secondo, che gli archivi del Vaticano e le Conferenze episcopali siano aperti nei diversi paesi, in modo che la giustizia locale abbia accesso a tali informazioni e possa indagare. Terzo, che la Chiesa smetta di coprire i vescovi accusati di abuso: che li denunciano dinanzi alle autorità competenti di ciascun paese “.

    Isely ha chiarito meglio il motivo per cui hanno indicato Pfirter: “Il suo ruolo è di aiutare ad affrontare e risolvere il problema degli abusi nel clero in Argentina. Vogliamo che sia coinvolto con i sopravvissuti, che li incontri e che ascolti le loro storie ed esperienze. L’ambasciatore deve rappresentare le legittime preoccupazioni delle vittime argentine davanti alla Santa Sede perché sono tutti cittadini argentini i cui diritti umani sono stati violati dalle azioni, dalle politiche e dalle pratiche della Chiesa “.

    Ancora ottimista, ha aggiunto: “Supponiamo che questo sia anche il suo desiderio: incontrare, comprendere e difendere il Papa a nome dei sopravvissuti, e articolare e guidare lo sforzo per apportare i necessari cambiamenti e riforme nella chiesa in Argentina”.

    (traduzione con Google)
    https://www.clarin.com/sociedad/victimas-abusos-curas-argentinos-piden-tolerancia-cero-embajador-vaticano_0_KD-dvXBoS.html

  • “Perchè i preti abusatori sfuggono alla giustizia italiana?”

    “Perchè i preti abusatori sfuggono alla giustizia italiana?”

    A cura di UAAR Brescia, contributi di Alessandro Cirelli – laicità nel diritto penale – Francesco Zanardi – Presidente di Rete L’Abuso (associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero) , Rete L’ABUSO Human Rights Connect (avvocatura specializzata in diritti umani) , membro fondatore di ECA Global, presente in 18 paesi e 4 continenti