Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • 12 apostoli, altre sei ragazze accusano Capuana Le testimonianze in aula interrotte dalle lacrime

    12 apostoli, altre sei ragazze accusano Capuana Le testimonianze in aula interrotte dalle lacrime

    Circa cinque ore per raccogliere le rivelazioni delle presunte vittime dell’arcangelo, al vertice di quella che è stata ribattezzata come la congrega degli orrori. Attesa anche per la decisione del tribunale del riesame per tre indagati, tra cui l’ex assessore regionale Rotella. Per loro la procura di Catania ha chiesto gli arresti domiciliari.

    Fuori dall’aula la solita folla di congiunti, mentre dentro c’è sempre lui. Il 73enne Pietro Capuana, accusato di essere al vertice della cosiddetta congrega degli orrori di Aci Bonaccorsi. Trascorsa una settimana dall’ultima udienza, l’uomo, che si trova detenuto in carcere, è ritornato nel palazzo di giustizia di Catania per ascoltare le rivelazioni di altre sei testimoni. Ragazze che gli puntano il dito contro, accusandolo di avere mischiato preghiere e violenze sessuali nelle tre case utilizzate dall’associazione cattolica Cultura e ambiente. Ribattezzato «l’arcangelo» dai suoi adepti, Capuana, secondo la procura etnea, avrebbe «soddisfatto le sue pulsioni sessuali definendosi pervaso dallo Spirito santo». Un soggetto «speciale», lo definivano le sue tre collaboratrici che adesso si trovano agli arresti domiciliari, tanto da ritenerlo particolarmente «vicino a Dio».

    Le sei ragazze chiamate oggi a testimoniare, dopo le tre che si erano alternate in tribunale la scorsa settimana, hanno parlato nascoste dietro un paravento in legno, interrompendo spesso tra le lacrime le deposizioni. L’udienza, svolta a porte chiuse con l’ingresso dell’aula presidiato dai carabinieri, si è conclusa dopo quasi cinque ore e ha come obiettivo quello di raccogliere le dichiarazioni da utilizzare come prove, nonostante manchi un vero e proprio rinvio a giudizio, essendo le indagini ancora aperte.

    A denunciare tutto è stata la madre di una presunta vittima. Che nel 2016 ha deciso di recarsi dalle forze dell’ordine segnalando che la ragazza, fin da quando aveva 11 anni, sarebbe stata destinataria di abusi sessuali da parte di Capuana. Nelle carte dell’inchiesta viene tratteggiato un periodo, quello successivo alla prima denuncia, fatto di timori e difficoltà della vittima che sarebbe stata anche avvicinata da una delle componenti della setta, ricevendo rassicurazioni su quell’esperienza mistica «fatta di amore dall’alto», che la stessa collaboratrice aveva provato da giovane.

    Passaggio preliminare a una serie di lettere che le ragazze avrebbero scritto con lo scopo di scagionare il vertice dell’associazione in caso di grane giudiziarie. Una situazione in cui si sarebbero mischiate anche pressioni e paure ma che però non hanno intimorito un’altra madre, che ha deciso di denunciare fatti analoghi a quelli subiti dalla prima vittima. Inizia così l’indagine della procura che porta a ricostruire quello che gli inquirenti hanno definito «un plagio di massa, fondato su argomenti di carattere religioso».

    La vicenda giudiziaria prosegue anche sul fronte del tribunale del Riesame. Negli scorsi giorni la procura di Catania ha fatto ricorso ai giudici per ottenere la misura degli arresti domiciliari nei confronti di altri tre indagati: Mimmo Rotella, Orazio Caputo e Salvatore Torrisi. Il primo, marito dell’indagata Rosaria Giuffrida, è accusato di avere «rivelato a Katia Scarpignato (indagata pure lei, ndr) la sussistenza di indagini in corso». C’è poi la posizione di Caputo, di professione prete. L’uomo, secondo la ricostruzione dei magistrati, avrebbe violato il segreto del confessionale. Rivelando all’ex presidente dell’associazione, Torrisi, la volontà della mamma di una presunta vittima di rivolgersi agli inquirenti.

    http://catania.meridionews.it/articolo/60383/12-apostoli-altre-sei-ragazze-accusano-capuana-le-testimonianze-in-aula-interrotte-dalle-lacrime/

  • FERRARA; nuova denuncia per don Andrea Margutti  “dichiarazioni mendaci e diffamazione a mezzo stampa”

    FERRARA; nuova denuncia per don Andrea Margutti “dichiarazioni mendaci e diffamazione a mezzo stampa”

    A pochi giorni dalla conclusione del processo che ha visto Francesco Zanardi e Damnjan Mitrovic assolti dalle accuse di diffamazione avanzate nel 2014 da don Andrea Margutti, proprio mentre Zanardi stava preparando la sua difesa per quell’udienza, sono emersi nuovi fatti.

    Tra il materiale raccolto dall’Associazione Rete L’ABUSO dopo i vari eventi, che siano incontri pubblici, processi o altre iniziative, spesso arrivano a vario titolo anche gli articoli di giornale legati all’evento, materiale che spesso non viene guardato ma semplicemente archiviato come rassegna stampa.

    Ed è proprio tra questo materiale, mentre si preparava all’udienza dello scorso 3 novembre, che cercando le parole chiave Andrea Margutti spunta dall’archivio un articolo de “Il resto del Carlino” del 29 marzo del 2017, il giorno successivo all’udienza che vide deporre in aula a Ferrara, proprio il Presidente della Rete L’ABUSO.

    Un articolo sfuggito all’attenzione di Zanardi che il giorno successivo a quell’udienza era in viaggio verso Verona dove aveva una conferenza stampa relativa al caso dell’Itituto Antonio Provolo, per poi rientrare solo il giorno successivo nella sede di Savona.

    Nell’articolo apparso a pagina 3 a firma del giornalista Nicola Bianchi dal titolo “Io parroco reietto della Chiesa. Scaricato per quelle accuse false”, subito nelle prime righe si legge alla domanda “don MARGUTTI come sta” – “Male malissimo. La mia vita, dal giorno in cui quei delinquenti hanno inventato quelle storie contro di me è totalmente cambiata. Distrutto”.

    Dopo la grave affermazione, l’articolo continua riportando una serie di dichiarazioni mendaci da parte del Margutti, il quale piangendosi addosso, si dice ridotto allo stremo economico, imputando l’intera responsabilità a quelli che lui definisce essere “delinquenti”.

    Ma il Margutti mente, e lo fa senza alcun ritegno perché sa bene, almeno quanto lo sappiamo noi della Rete L’ABUSO, che la sua sospensione a divinis non è affatto dovuta a quelle accuse di pedofilia, lo conferma anche la diocesi, ironia della sorte proprio nella stessa pagina dell’articolo in oggetto.

    Quanto apparso su “Il resto del Carlino” era già più che sufficiente per l’accusa di diffamazione aggravata a mezzo stampa, tanto più che i due “delinquenti” risultano incensurati.

    Ma come dice il detto “il diavolo fa le pentole e non i coperchi” così, mentre Zanardi per rispolverare i passaggi di quell’indagine continua a leggere i documenti del caso, nelle trascrizioni delle fonoregistrazioni dell’udienza avvenuta il giorno precedente alla pubblicazione dell’articolo, si accorge di un’altra dichiarazione non corrispondente al vero, questa volta però fatta da Margutti durante l’udienza e di fronte al Giudice.

    A pagina 15 della trascrizione infatti, alla domanda dell’avvocato Debora Grigolato (difensore di Zanardi) “lei è stato sospeso? (…)”, il teste Andrea Margutti risponde: “io posso anche rispondere, io sono stato sospeso a divinis a seguito della condanna di primo grado perché lo prevede il diritto canonico, non è che lo hanno fatto perché io sono pelato, sono brutto, è perché il diritto canonico prevede che in caso di una condanna, in questo caso poi era una condanna per pedofilia, quindi la cosa più brutta…”.

    Infatti, presumibilmente al fine di aggravare la posizione degli imputati, al fine di giustificare la propria sospensione a divinis e probabilmente al fine di legittimare e rafforzare la richiesta di risarcimento danni insita nella propria costituzione di parte civile, don Andrea Margutti effettua delle dichiarazioni nei fatti non corrispondenti al vero.

    Nei giorni scorsi è stata depositata formale querela per i fatti che riteniamo gravi, diffamatori e lesivi non solo dell’onorabilità del presidente Francesco Zanardi, ma della stessa associazione che si ritrova lesa per quelle dichiarazioni, in un articolo che di fronte alle pesanti affermazioni del sacerdote, non ha ritenuto opportuno, almeno per una doverosa replica, di interpellare i diretti interessati.

    L’ufficio di Presidenza

  • Capo scout pedofilo: sesso con l’allieva 15enne. Nei guai un insospettabile

    Capo scout pedofilo: sesso con l’allieva 15enne. Nei guai un insospettabile

    L’uomo, Andrew Ranyard, che vive nella cittadina inglese di East Halton, nella contea del Lincolnshire, sembrava davvero un insospettabile: era noto per avere un pub e per l’impegno sociale negli scout ed era molto stimato dai suoi concittadini. L’intera comunità, quindi, era rimasta sotto choc dopo la prima denuncia della ragazzina, che oggi ha 16 anni: Ranyard l’avrebbe corteggiata e circuita portandola con sé a provare le corse dei kart e a romantiche serate al cinema. Alla fine, l’uomo l’avrebbe baciata e da lì sarebbe nata la relazione, fatta di sesso consumato diverse volte alla settimana e in vari luoghi: dall’auto di Ranyard ad alcuni hotel, passando anche per il tavolo di un rifugio di proprietà dell’associazione di scout.

    Secondo la denuncia della ragazzina, il sesso tra i due sarebbe stato consenziente ma negli ultimi tempi Ranyard era diventato geloso e minaccioso, dal momento che sospettava che l’adolescente avesse un altro. L’uomo si è difeso davanti al giudice sostenendo di aver fatto sesso con la ragazzina solo una volta, quando questa aveva già compiuto 16 anni (l’età minima per il consenso secondo la legge), ma ora è in attesa di sapere la sentenza che rischia di mandarlo in carcere per diverso tempo. Lo riporta il Telegraph.

    http://www.leggo.it/esteri/news/capo_scout_pedofilo_sesso_29_ottobre_2017-3332857.html

  • Rete L’ABUSO; Prima riunione del Consiglio Direttivo, le nuove nomine.

    Rete L’ABUSO; Prima riunione del Consiglio Direttivo, le nuove nomine.

    In data 17 ottobre 2017, nella sua prima riunione l’Assemblea ha nominato il primo Consiglio Direttivo in carica fino al 2021 che vede rinnovata la fiducia al fondatore dell’associazione, Francesco Zanardi riconfermato nella carica di Presidente, affiancato dalla dottoressa  Elena Peruzzini che riveste la carica di vice Presidente e dal dott. Riccardo Di Rella Tomasi di Lampedusa, con la carica di Segretario.

    Uno sconvolgimento notevole ma doveroso per una associazione che in sette anni ha assunto dimensioni notevoli diventando sia in Italia che all’estero un punto di riferimento concreto per centinaia di vittime di abusi sessuali, in particolare modo quelli commessi dai membri del clero.

    Nei suoi primi sette anni di vita la rete L’ABUSO ha anche ottenuto diversi riconoscimenti per il suo impegno in questa battaglia di civiltà, creando diversi precedenti giudiziari, oltre ai riconoscimenti che rimarranno nella storia e che la vedono citata in libri di autori importanti come Federico Tulli, Gianluigi Nuzzi, Emiliano Fittipaldi, Carmelo Abbate.

    Per il Presidente Francesco Zanardi, la concretizzazione di un sogno, quello di poter dare alle vittime come lui la possibilità di guardare avanti, il diritto ad avere una difesa legale che troppo spesso non possono permettersi, o che non è equiparabile a quella della controparte.

    Un progetto che qualcuno nel 2010 definì “folle” ma che oggi trova il consenso e l’appoggio di due degli avvocati che sin dall’inizio hanno contribuito al progetto, la dottoressa Elena Peruzzini e il dottor Riccardo Di Rella che hanno scelto non solo di scendere in campo in questa battaglia di civiltà, ma di intensificare il loro contributo professionale nella tutela e nei diritti di chi ha subito abusi.

    Una svolta storica, molto importante per la Rete L’ABUSO e per tutte le vittime che troppo spesso non trovano i mezzi per reagire restando nell’ombra.

    Un distacco puramente burocratico da Christian Abbondanza e la Casa della Legalità e della Cultura Onlus, con la quale continueremo in sinergia le nostre battaglie.

    Il Presidente Francesco Zanardi

  • Sesso con una 13enne, condannato a sei anni l’ex parroco. “Fatta giustizia”

    Sesso con una 13enne, condannato a sei anni l’ex parroco. “Fatta giustizia”

    Larino. Don Marino Genova, 62 anni, ex parroco di Portocannone, è stato condannato a 6 anni di reclusione per atti sessuali su minorenne. 

    La vittima degli abusi, che oggi il giudice Russo del tribunale di Larino ha riconoscuro al termine di un processo lungo è pieno di colpi di scena, si chiama Giada Vitale.
    Ha 22 anni, ma all’epoca dei fatti non mi aveva ancora compiuti 14. Una età troppo tenera per poter anche lontanamente essere consapevole di quello che le stava accadendo nel momento in cui ha iniziato una relazione con colui che era il suo parroco. 

    Una relazione che si è protratta dal 2009 fino al 2012, anno in cui la ragazzina, non ancora diciottenne, ha sporto querela. Ma il processo penale di primo grado è stato incentrato solo sui rapporti sessuali tra il sacerdote e la giovanissima parrocchiana in un mese e mezzo precedente il compimento del quattordicesimo anno di età di Giada.

    Il filone relativo agli atti sessuali dai 14 ai 17 anni è stato infatti archiviato, come aveva chiesto l’ex Pubblico Ministero del caso Luca Venturi e come aveva disposto con ordinanza il giudice Daniele Colucci.

    Oggi 3 ottobre 2017 in aula è stato rischiato il non luogo a procedere perché la difesa di Marino Genova, rappresentata da Ciro Intino, ha sollevato un problema di improcedibilità. Ma dopo la rilettura e la verifica del fascicolo relativo alla precedente archiviazione, e al termine di una doppia camera di consiglio che si è protratta dalle ore 18 alle 20, è arrivato un verdetto che ha incontrato il favore di Giada Vitale e del suo difensore, Giuseppe d’Urbano il quale si è dichiarato soddisfatto per la decisione assunta dal magistrato.

    Il sacerdote, che all’epoca dei fatti aveva 55 anni e che oggi vive in una casa di clausura vicino Roma, era stato sospeso a divinis dal tribunale ecclesiastico al termine del processo religioso. Gli è stato impedito cioè di somministrare i sacramenti.

    Oggi Don Marino Genova, che nella scorsa e penultima udienza aveva rilasciato delle dichiarazioni spontanee, non era presente in aula.

     Il suo difensore al termine della requisitoria che ha preceduto la camera di consiglio ha chiesto la sua assoluzione. 

    Ma i giudici hanno condannato Don Marino secondo la richiesta avanzata dal Pm Ilaria Toncini, la quale ha chiesto 6 anni di reclusione ai sensi di quanto previsto dal codice penale per il 609 quater, ovvero il reato di atti sessuali con minorenne, con l’aggravante che in quel frangente il parroco era anche il tutore di Giada Vitale, che aveva perso il padre e stava attraversando un momento particolarmente difficile della sua esistenza.

    “Sento che è stata fatta giustizia dopo tanti anni di tensioni e patimenti” ha commentato con le lacrime agli occhi la giovane donna, che ora proverà a lasciarsi alle spalle gli abusi subiti. A darle sostegno e ad aspettare fino alla fine la lettura del dispositivo, al quale ora dovranno seguire le motivazioni, le donne della associazione vittime di violenza arrivate da L’Aquila. 

    Non è escluso invece che Don Marino possa fare ricorso in Appello contro la sentenza di primo grado.

    http://www.primonumero.it/attualita/primopiano/articolo.php?id=26110

  • PAROLE DI PAPA FRANCESCO: QUANDO I FATTI? – Riflessioni di un lettore cattolico sul caso di Rozzano

    PAROLE DI PAPA FRANCESCO: QUANDO I FATTI? – Riflessioni di un lettore cattolico sul caso di Rozzano

    Buonasera, sono un lettore cattolico, praticante, attivo nella vita parrocchiale. Da qualche tempo leggo spesso tutti gli articoli che riguardano la pedofilia clericale perché nella mia Parrocchia vi è stato un caso di abuso su un minore, un caso che la vostra Associazione sta seguendo.

    Anche a nome di tanti amici credenti vi ringrazio per la chiarezza e l’onestà con la quale trattate questo tema così delicato e così drammatico.

    Questa sera mi sono deciso a scrivere perché in questi giorni ho letto sui giornali l’ennesima richiesta di perdono di Papa Francesco a qualche vittima di prete pedofilo, addirittura avrebbe sussurrato al Presidente di una Associazione di vittime “perdonatemi”.

    Così come il 2 febbraio 15 nella “LETTERA DEL SANTO PADRE FRANCESCO AI PRESIDENTI DELLE CONFERENZE EPISCOPALI E AI SUPERIORI DEGLI ISTITUTI DI VITA CONSACRATA E LE SOCIETÀ DI VITA APOSTOLICA CIRCA LA PONTIFICIA COMMISSIONE PER LA TUTELA DEI MINORI” Papa Francesco ha  scritto: “…Le famiglie devono sapere che la Chiesa non risparmia sforzi per tutelare i loro figli e hanno il diritto di rivolgersi ad essa con piena fiducia, perché è una casa sicura. Non potrà, pertanto, venire accordata priorità ad altro tipo di considerazioni, di qualunque natura esse siano, come ad esempio il desiderio di evitare lo scandalo, poiché non c’è assolutamente posto nel ministero per coloro che abusano dei minori…”

    Il 7 luglio 2014 durante la “SANTA MESSA NELLA CAPPELLA DELLA DOMUS SANCTAE MARTHAE
    CON ALCUNE VITTIME DI ABUSI SESSUALI DA PARTE DI ESPONENTI DEL CLERO

    OMELIA DEL SANTO PADRE FRANCESCO” Papa Francesco ha detto:

    “…So che le vostre ferite sono una fonte di profonda e spesso implacabile pena emotiva e spirituale e anche di disperazione. Molti di coloro che hanno patito questa esperienza hanno cercato compensazioni nella dipendenza. Altri hanno sperimentato seri disturbi nelle relazioni con genitori, coniugi e figli. La sofferenza delle famiglie è stata particolarmente grave dal momento che il danno provocato dall’abuso colpisce queste relazioni vitali…”

    “…Alcuni hanno anche sofferto la terribile tragedia del suicidio di una persona cara. La morte di uno di questi amati figli di Dio pesa sul cuore e sulla mia coscienza e di quella di tutta la Chiesa. A queste famiglie offro i miei sentimenti di amore e di dolore…”

    “…I peccati di abuso sessuale contro minori da parte di membri del clero hanno un effetto dirompente sulla fede e la speranza in Dio. Alcuni si sono aggrappati alla fede, mentre per altri il tradimento e l’abbandono hanno eroso la loro fede in Dio…”

    “…Davanti a Dio e al suo popolo sono profondamente addolorato per i peccati e i gravi crimini di abuso sessuale commessi da membri del clero nei vostri confronti e umilmente chiedo perdono…”

    “…Chiedo perdono anche per i peccati di omissione da parte dei capi della Chiesa che non hanno risposto in maniera adeguata alle denunce di abuso presentate da familiari e da coloro che sono stati vittime di abuso. Questo, inoltre, ha recato una sofferenza ulteriore a quanti erano stati abusati e ha messo in pericolo altri minori che si trovavano in situazioni di rischio…”

    “…Non c’è posto nel ministero della Chiesa per coloro che commettono abusi sessuali; e mi impegno a non tollerare il danno recato ad un minore da parte di chiunque, indipendentemente dal suo stato clericale. Tutti i Vescovi devono esercitare il loro servizio di pastori con somma cura per salvaguardare la protezione dei minori e renderanno conto di questa responsabilità…”

    “…Per tutti noi vale il consiglio che Gesù dà a coloro che danno scandalo, la macina da molino e il mare (cfr Mt 18,6)…”

    Il 22 luglio 2017 a Santa Marta il Papa indica le qualità del bravo sacerdote: “Il buon prete sa denunciare con nomi e cognomi”.

    “…Essere appassionato. Saper discernere. Avere la forza di denunciare il male, “con nomi e cognomi”. Sono le tre caratteristiche del buon prete che Papa Francesco indica nella Messa di questa mattina…”

    “…La capacità di denunciare. Un apostolo non può essere un ingenuo: “Ah è tutto bello, andiamo avanti, eh?, è tutto bello… facciamo festa, tutti… tutto si può…”. Perché c’è la fedeltà all’unico sposo, a Gesù Cristo, da difendere. E lui sa condannare: quella concretezza, dire “questo no”…”

    “…Il buon prete sa denunciare, con nome e cognome…”

    “…I preti devono quindi saper denunciare ciò che “va contro la tua vita”. Molte volte perdiamo questa capacità di condanna e vogliamo portare avanti le pecore un po’ con quel buonismo che non solo è ingenuo ma fa male, è un buonismo dei compromessi, finalizzato ad attirarsi l’ammirazione o l’amore dei fedeli lasciando fare…”

    COSÌ IL PONTEFICE DURANTE IL VOLO DI RITORNO DALLA TERRA SANTA, PAPA FRANCESCO: “LA PEDOFILIA COME LE MESSE NERE”

    “…Il prete deve portare il bambino o la bambina alla santità. E questo si fida di lui. Invece di portarlo alla santità, lui lo abusa. È gravissimo, è come fare una messa nera. Invece di portarlo alla santità lo porti a un problema che avrà per tutta la vita…”

    “…Non ci sono privilegi su questo tema di minori. In Argentina dei privilegiati diciamo: questo è un figlio di papà. Ecco – promette il Papa – su questo tema non ci saranno figli di papà. È un problema molto grave. Un sacerdote che compie un abuso, tradisce il corpo del Signore…”

    Il 4 giugno 2016 LETTERA APOSTOLICA IN FORMA DI «MOTU PROPRIO»

    DEL SOMMO PONTEFICE FRANCESCO: COME UNA MADRE AMOREVOLE

    Papa Francesco ha scritto:

    “…Il Diritto Canonico già prevede la possibilità della rimozione dall’ufficio ecclesiastico “per cause gravi”: ciò riguarda anche i Vescovi diocesani… Con la presente Lettera intendo precisare che tra le dette “cause gravi” è compresa la negligenza dei Vescovi nell’esercizio del loro ufficio, in particolare relativamente ai casi di abusi sessuali compiuti su minori ed adulti vulnerabili…”

    “…Il Vescovo diocesano… può essere legittimamente rimosso dal suo incarico, se abbia, per negligenza, posto od omesso atti che abbiano provocato un danno grave ad altri…”

    “…Nel caso si tratti di abusi su minori o su adulti vulnerabili è sufficiente che la mancanza di diligenza sia grave…”

    E potrei continuare a citare tanti altri esempi. Papa Francesco parla molto, dice tante cose interessanti ed importanti. La mia impressione però è che nel campo della pedofilia ad esse non seguano molti atti concreti. Per quanto riguarda la nostra Parrocchia, in tanti sappiamo che il parroco ha segnalato subito il fatto al Vescovo (o meglio al Vicario Episcopale) che ha pensato bene di spostare subito il sacerdote in un’altra Parrocchia ad occuparsi dei minori di 4 oratori.

    Scelta molto discutibile, direi!

    Abbiamo saputo direttamente dai sacerdoti della nostra Parrocchia, che il processo canonico è iniziato dopo 4 anni dalla prima segnalazione e comunque in seguito alla denuncia alle Autorità Civili.

    Che tempismo!

    Nella nostra Parrocchia molte persone conoscono bene i fatti relativi al caso di abuso al quale mi riferisco perché la famiglia del ragazzino è credente e praticante; potete facilmente immaginare come risulti a loro assolutamente incomprensibile vedere nominato a capo della Diocesi il Vescovo che aveva gestito così male tutta la vicenda!

    Premiato con una promozione nonostante il Papa e la Congregazione per la Dottrina della fede fossero stati completamente e tempestivamente informati, e da molto tempo per giunta.

    Mi chiedo invece cosa sia stato fatto per il ragazzino ed i suoi familiari da parte della Diocesi e del Vaticano; a quanto mi risulta assolutamente nulla!

    Il Parroco ha informato anche il Consiglio Pastorale del fatto che sia la Diocesi che la Parrocchia sono state citate come Responsabilità Civile nel Processo, come atto dovuto, e ha chiesto di stare vicino alla famiglia del ragazzino.

    Credo che ciò sia veramente il minimo che ci si possa attendere così come sia da ritenersi doveroso che il Papa chieda perdono.

    Io, pur non essendo né vittima né familiare ma semplice cristiano cattolico praticante, mi aspetto ben altro.

    Commettere un abuso sessuale su un minore è un reato che va assolutamente denunciato affinché possa essere adeguatamente gestito e la giustizia faccia il suo corso. Perché un sacerdote dovrebbe essere impunito e trattato diversamente da qualsiasi altro cittadino? Anzi, riflettendo meglio, che l’abuso sui minori lo commetta un Sacerdote deve essere considerata una cosa ancor più grave perché alla infamia dell’atto si aggiunge l’evidente tradimento della fiducia delle famiglie che gli avevano affidato i loro figli, facendo perciò leva su un’innegabile posizione di forza …..
    Scusate lo “sfogo”, ma è davvero troppa questa ostentazione di grandi manovre nella Chiesa rispetto alla pedofilia, a fronte di un colpevole e consapevole immobilismo.
    E’ inaccettabile questa manifesta ipocrisia: mi chiedo per quale ragione da un lato il Papa proclami di essere intollerante verso i Vescovi che non rispondono in modo adeguato alla denuncia di un reato di pedofilia da parte di un sacerdote, chiedendo perdono egli stesso per questi gravi reati di omissione, e dall’altro, lo stesso Papa che era adeguatamente informato di tale comportamento omissivo del Vicario generale di Milano, lo promuova a Vescovo della stessa diocesi.

    Cosa mi sfugge? C’è qualche elemento che non riesco a capire oppure forse la strada da percorrere è ancora lunga affinché la Chiesa sia considerata la comunità di tutti i battezzati e non la comunità dei soli sacerdoti, religiosi e religiose.

    Io, pur riconoscendo il doveroso diritto alla difesa da parte di coloro che sono accusati di avere commesso abusi, mi sarei aspettato e continuo ad aspettarmi dalla Chiesa una completa ed assoluta vicinanza ed attenzione nei confronti delle vittime.

    Continuo a sperare che le cose possano migliorare e continuo a rimanere ottimista perché credo profondamente che la chiesa si fondi su Gesù.

    Riflessioni di un lettore cattolico

  • Il Papa chiede “perdono” alle vittime del Forteto: l’abbraccio in piazza S. Pietro

    Il Papa chiede “perdono” alle vittime del Forteto: l’abbraccio in piazza S. Pietro

    Bergoglio sussurra la parola all’orecchio del presidente Pietracito accompagnato dal vescovo Betori all’udienza

    Un lungo abbraccio al presidente Sergio Pietracito e una parola sussurrata all’orecchio: “perdonatemi”. Così Papa Francesco ha accolto ieri mattina in piazza San Pietro l’associazione delle vittime del Forteto, 20 persone arrivate a Roma dal Mugello insieme col cardinale di Firenze Giuseppe Betori per l’udienza generale del Pontefice in Vaticano. “Eravamo tutti commossi “, racconta il presidente Sergio Pietracito, che ha raccolto quella richiesta di perdono. “Credo che il Papa volesse in qualche modo sottolineare come anche una parte del mondo cattolico abbia avuto poca attenzione nei nostri confronti. D’altronde anche la Curia ha ammesso di aver commesso alcuni errori con noi”.
    L’idea dell’incontro, organizzato dalla Curia fiorentina e durato una ventina di minuti, era nata con la recente visita di Bergoglio a Barbiana: l’associazione aveva scritto al cardinale chiedendogli di poter partecipare alla visita papale sulle orme di Don Milani per raccontare a Francesco la vicenda. Betori aveva promesso un incontro a Roma. E così è stato. “Adesso speriamo che quanti non hanno ancora trovato il coraggio di ammettere a se stessi la verità su questa storia, lo trovino”, commenta Pietracito. Una verità, ha dichiarato il cardinale Betori, che “va sancita nelle aule della giustizia ma deve anche diffondersi nella coscienza della collettività, sopratutto di coloro che hanno responsabilità nella conduzione della vita della società e devono assumere decisioni che riportino la legalità dove essa è stata così gravemente offesa, impedendo la reiterazione dei crimini”. Betori, secondo i partecipanti, non avrebbe taciuto al Papa neppure “le responsabilità di uomini della magistratura e della politica” sulla vicenda.
    Pietracito ricorda però anche le responsabilità dela Chiesa: “Un gruppo di parrocchiani bolognesi ha raccolto l’eredità dei sodali di Fiesoli, sono loro le nuove leve del Forteto. E non dimentico la simpatia per la comunità-setta da parte di alcuni ambiti parrocchiali fiorentini, nonché il fatto che diversi sacerdoti frequentassero il Forteto. Come don Benuzzi della diocesi di Bologna, insegnante di religione in un liceo, che al processo testimoniò a favore di Fiesoli. Il quale oggi fa il chierichetto “. Nel corso dell’incontro, vittime e cardinale hanno testimoniato al Papa anche “l’affronto alla figura di don Milani” da parte di Fiesoli che ha cercato per decenni di accreditarsi come prosecutore dell’esperienza pastorale di Barbiana.
    Intanto il consigliere regionale Paolo Bambagioni (Pd) è tornato a chiedere al ministro Calenda “il commissariamento della cooperativa, per rimuoverne i responsabili della comunità”. E ora l’associazione delle vittime lancia un nuovo allarme: “Non sappiamo se il progetto “Oltre” della Regione Toscana per il reinserimento sociale e lavorativo delle vittime, cioè i fondi ad Artemisia e alle altre associazioni coinvolte, verrà rinnovato”.
     http://firenze.repubblica.it/cronaca/2017/08/31/news/il_papa_chiede_perdono_alle_vittime_del_forteto_l_abbraccio_in_piazza_s_pietro-174277317/
  • Inchiesta 12 Apostoli, udienza choc  “Un magistrato sapeva degli abusi”

    Inchiesta 12 Apostoli, udienza choc “Un magistrato sapeva degli abusi”

    Un’ipotesi inquietante emerge dagli atti dell’inchiesta sugli abusi della setta di Aci Bonaccorsi.

    CATANIA – Un magistrato oggi in pensione sarebbe stato a conoscenza, negli anni scorsi, degli abusi che si sarebbero consumati nella setta guidata “dall’arcangelo” Pietro Capuana sotto le spoglie dell’Associazione Cultura e Ambiente di Aci Bonaccorsi. E’ la rivelazione choc emersa nel corso delle udienze che si sono svolte davanti al Tribunale del Riesame di Catania che ieri ha confermato l’ordinanza di custodia cautelare nei confronti dei quattro indagati: Pietro Capuana, Fabiola Raciti, Rosaria Giuffrida e Katia Concetta Scarpignato. La Procura ha portato davanti ai giudici questo nuovo e agghiacciante elemento. Questo colpo di scena potrebbe aver influito sulla decisione dei giudici di confermare il carcere per Capuana e i domiciliari per le tre donne indagate.

    Si aggiunge un altro tratto inquietante alla delicata inchiesta che ha portato alla luce un sistema di plagi e manipolazioni ai danni di vittime innocenti. Minorenni soggiogate e costrette a consumare rapporti sessuali con il leader della Comunità di Lavina che conta 5000 adepti. Attorno all’associazione si sarebbe creato una sorta di velo di silenzio e di copertura composto da uomini che hanno ricoperto ruoli pubblici, da religiosi e forse anche da un magistrato. Un particolare da brividi. Intanto, questo muro, grazie al coraggio di alcune delle vittime, è stato abbattuto.

    Il magistrato in questione avrebbe gestito un luogo che ospitava i ritiri estivi della setta guidata da Capuana. Il magistrato sarebbe venuto a conoscenza degli abusi e non avrebbe denunciato. Secondo quanto abbiamo verificato, tra il magistrato e il gruppo “religioso” guidato da Capuana ci sono stati dei contatti, ma non risulterebbe che il togato fosse a conoscenza degli abusi.

    http://catania.livesicilia.it/2017/08/25/inchiesta-12-apostoli-udienza-choc-un-magistrato-sapeva-degli-abusi_429609/

  • Gli abusi e gli orrori nella setta  Fissata l’udienza al Riesame

    Gli abusi e gli orrori nella setta Fissata l’udienza al Riesame

    Le accuse della magistratura, le indagini della difesa e i retroscena.

    CATANIA – Si apre un nuovo capitolo giudiziario dell’indagine “12 Apostoli” sui presunti abusi che si sarebbero susseguiti da due decenni all’interno dell’associazione “Cultura e Ambiente” di Aci Bonaccorsi. Gli indagati saranno davanti al Tribunale del Riesame il prossimo 22 agosto. L’udienza è stata fissata a seguito del ricorso dell’avvocato Mario Brancato che assiste Pietro Alfio Capuana e dei difensori di Fabiola Raciti, Rosaria Giuffrida e Katia Concetta Scarpignato. La pm Laura Garufi porterà ai giudici della Libertà le testimonianze, le intercettazioni, gli esiti investigativi della delicata inchiesta condotta dalla Polizia Postale che fotografa venti anni di orrori, di plagio, di manipolazioni ai danni di ragazzine, scelte e selezionate per gratificare “l’arcangelo” Capuana. La difesa, dal canto suo, cercherà di smontare le accuse una per una. Sin dall’interrogatorio di garanzia infatti sia il 73enne che le tre donne arrestate hanno contestato gli addebiti e si sono proclamati “innocenti”.

    LE ACCUSE. Sono 50 pagine che fanno accapponare la pelle quelle dell’ordinanza firmata d Gip Francesca Cercone. I racconti delle vittime, alcune minorenni, altre oggi maggiorenni, sono vere storie dell’orrore. Ragazzine soggiogate dalla promessa “dell’amore puro”, trasformate all’occorrenza in “geishe” che avrebbero dovuto (a turno) pulire, vestire e offrire prestazioni sessuali al leader dell’associazione laica. Una di loro sarebbe stata costretta a prendere la pillola del giorno dopo per evitare una gravidanza indesiderata. Negli atti della magistratura ci sono stralci delle centinaia di lettere sequestrate dagli inquirenti in cui le “ancelle” dichiaravano il loro sentimento “all’arcangelo”. Non mancano poi le intercettazioni che hanno permesso di scoprire agli investigatori come il marito di una delle indagate, Mimmo Rotella, politico catanese ed ex assessore comunale, fosse a  conoscenza dell’inchiesta in corso. Lo avrebbe saputo perché un prete avrebbe violato il segreto confessionale. Retroscena che rendono ancora più inquietante questa pagina di cronaca giudiziaria.

    L’INDAGINE DIFENSIVA. “Noi abbiamo depositato da tempo delle indagini difensive che avevamo avviato dopo una perquisizione. E’ un processo difficile, con molti lati oscuri da chiarire e solo il tempo farà giustizia”. Queste le parole di Mario Brancato dopo l’interrogatorio di garanzia di Pietro Capuana, accusato di violenza sessuale. Il difensore ha avviato un’indagine di parte che servirebbe a confutare la ricostruzione dell’accusa. Il leader della Comunità di Lavina, che conta 5000 adepti, ha ribadito la sua innocenza e ha “risposto puntualmente a tutte spiegazioni e alle contestazioni che gli sono state mosse dal Gip Cercone”. Nel corso dell’udienza davanti al Tribunale del riesame l’avvocato sicuramente porrà in evidenza l’incompatibilità della detenzione carceraria con le condizioni di salute del suo assistito. “E’ una persona anziana gravemente malata – sottolinea – è un invalido al 100% che soffre di una grave forma di diabete ed è cardiopatica: le sue condizioni di salute non sono compatibili col la detenzione, in carcere rischia la vita”. Il difensore aveva già depositato una istanza di scarcerazione e in subordine la detenzione domiciliare. Le tre donne accusate di aver “convinto” le giovani vittime ad avere rapporti sessuali con Capuana hanno definito “false” le accuse nei loro confronti. E già in sede di interrogatorio di garanzia hanno fornito la loro versione dei fatti in merito alle intercettazioni contenute nel fascicolo.

    I RETROSCENA. L’inchiesta 12 Apostoli ha portato diversi strascichi, molti che esulano dalla cronaca giudiziaria. Ha dovuto dire la sua anche Daniele Capuana, figlio del “padre spirituale” accusato degli abusi sessuali. L’ex assessore provinciale è fiducioso nell’operato della magistratura, così come lo è Domenico Rotella. Candida Fassiolo, assessore alla famiglia del comune di Motta Sant’Anastasia, ha deciso di dimettersi dal suo ruolo politico dopo che sono stati pubblicati passaggi delle intercettazioni che la vedono tra le protagoniste anche se non in veste di indagata. E infine sono arrivati gli insulti, le offese e le minacce ad alcune delle vittime che hanno deciso di denunciare. Sono state accusate di essersi inventate tutto. Dalla comunità di Lavina ci sono stati molti giorni di silenzio, poi è arrivata ai media una breve nota.L’associazione sceglie di non prendere le distanze, anzi. “Il direttivo auspica che si possa arrivare presto alla verità, nella convinzione dell’estraneità degli attuali indagati”, scrivono.

    Scritto da Laura Distefano

  • Scandalo in Vaticano, un vescovo sotto processo canonico per pedofilia

    Scandalo in Vaticano, un vescovo sotto processo canonico per pedofilia

    Per la prima volta il Vaticano potrebbe condannare e ridurre allo stato laicale un alto prelato, monsignor Apuron, accusato di aver molestato dei chierichetti negli anni Settanta.

    Per la prima volta nella storia il Vaticano potrebbe condannare un vescovo accusato di pedofilia: se ritenuto colpevole, potrebbe essere dimesso allo stato laicale, subendo la più grave sanzione per un religioso comminata dalla Chiesa. A finire sotto processo è Anthony S. Apuron, di 72 anni, l’arcivescovo di Guam, una isola dell’Oceano Pacifico. Apuron era, forse, l’uomo più potente dell’isola: “avere problemi con Apuron voleva dire avere problemi con Dio” ha detto uno dei suoi accusatori.

    Le norme canoniche sono chiare: solo la Congregazione per la Dottrina della Fede può indagare su arcivescovi e vescovi, per questo il processo deve tenersi a Roma. Norme che sono state rafforzate, a tutela delle possibili vittime, sotto il pontificato di Benedetto XVI e che vengono seguite anche da papa Francesco. Al momento, non si conosce lo stato né la tempistica della procedura, che avrà conseguenze esclusivamente sotto il punto di vista canonico e non civile, cioè non comporterà una condanna al carcere a danno dell’arcivescovo. La conclusione del processo era attesa per l’inizio dell’estate, ma sembra che i tempi si siano allungati.

    Monsignor Apuron, che tuttora è a capo dell’arcidiocesi di Agana anche se il Vaticano lo ha già privato di ogni potere reale, deve rispondere di decine di accuse di stupro ed abuso sessuale nei confronti di chierichetti, avvenuti soprattutto negli anni Settanta. Oltre cento i casi finora denunciati a Guam, una isola con circa 180mila abitanti, in cui l’85 percento della popolazione è cattolica ed in cui si trovano 26 parrocchie. La Chiesa cattolica, dunque, ha un enorme potere nell’isola pacifica. Quattordici i religiosi coinvolti dalle accuse. Finora monsignor Apuron ha negato ogni implicazione personale, dicendo no a qualsiasi ipotesi di accordo con le presunte vittime o di patteggiamento nelle numerose cause civili che lo riguardano.

    Negli scorsi mesi papa Francesco ha spedito a Guam il cardinale Raymond Leo Burke per effettuare delle investigazioni. E’ evidente che il risultato del processo canonico influirà enormemente nella direzione che prenderanno le cause civili che, in realtà, vanno molto a rilento perchè un giudice dopo l’altro, in un territorio così piccolo, ha dovuto rinunciare a presiedere la corte avendo legami diretti con l’Arcidiocesi, con l’arcivescovo o con le vittime.

    Qualsiasi sia la conclusione del processo, monsignor Michael Jude Byrnes, che sta sostituendo Apuron nelle sue funzioni, ha già spiegato che è impossibile che quest’ultimo torni alla guida della Chiesa di Guam. “Sarebbe un disastro” ha detto, riferendosi al fatto che ormai il danno di immagine all’Arcidiocesi ha raggiunto dimensioni enormi. “Sono convinto – ha continuato – che questa arcidiocesi non riuscirà a trovare pace finchè non sarà chiaro che Apuron non è più il vescovo.” In realtà, i tentativi di far rimuovere Apuron dal Vaticano sono stati infruttuosi: a Roma si pretende che ci sia una formale condanna prima di costringerlo a farsi da parte.

    Intanto, negli scorsi giorni, è scoppiato uno scandalo nello scandalo. Uno degli inviati del Vaticano a Guam per indagare sul caso Apuron, è stato a sua volta accusato di molestie sessuali. Si tratta di padre Justin Wachs, che nel 2014 avrebbe toccato le parti intime di altro uomo e gli avrebbe inviato messaggi dal testo spinto. Padre Wachs, che aveva l’incarico di incontrare gli abitanti di Guam che avevano accusato Apuron si è subito dimesso dall’incarico ed è rientrato a Roma. “E’ una orribile rottura del patto di fiducia, questo potrebbe gettare il processo canonico in uno stato di limbo. – ha detto il rappresentante di una associazione che cura gli interessi di vittime di pedofilia, il Survivor Network of those Abused by Priests – Come si può credere che sia un processo giusto se questi sono gli uomini che se ne devono occupare? Alle vittime era stato detto che gli uomini che li interrogavano in assenza dei loro avvocati erano degni di fiducia.”

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