Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Al DIG Festival la docu-inchiesta sulla pedofilia nella Chiesa

    Al DIG Festival la docu-inchiesta sulla pedofilia nella Chiesa

    Behind The Altar – Dietro l’Altare, rivelazioni ed evidenze che hanno scosso la comunità cattolica e non solo.

    Nei suoi primi quattro anni di pontificato Francesco I ha fatto molto poco per punire preti pedofili e vescovi che ne hanno coperto gli abusi. Il regista messicano Jesus Garcel Lambert racconta attraverso l’investigazione dello storico inglese John Dickie i motivi di un problema che ha il suo cuore nella Chiesa. Da Behind The Altar – Dietro l’Altare arrivano rivelazioni ed evidenze che hanno scosso la comunità cattolica e non solo. Una produzione GA&A Productions, in co-produzione con ZDF/Arte, EO, Witfilm, e in associazione con EFFE TV – media hub del Gruppo Feltrinelli e altri nove broadcasters internazionali, il documentario verrà presentato in anteprima mondiale giovedì 23 giugno in occasione del DIG Festival di Riccione: introduce l’anteprima un incontro di approfondimento moderato da Marco Nassivera di ARTE, che vede protagonisti John Dickie e il giornalista Emiliano Fittipaldi, scelto da Feltrinelli con la produzione per introdurre la versione italiana del documentario e voce autorevole delle tematiche affrontate in questo lavoro d’inchiesta.

    Il DIG Festival, giunto alla sua terza edizione, si apre quest’anno con un’anteprima esclusiva, segno dell’impegno dell’associazione nel sostenere e promuovere brillanti lavori d’inchiesta e giornalismo di qualità. Da venerdì 23 a domenica 25 giugno nel centralissimo piazzale Ceccarini di Riccione, quartier generale dell’evento, tre giorni di incontri con i migliori reporter del mondo, talk, proiezioni in prima assoluta, spettacoli, incontri di formazione per professionisti e freelance, che si chiuderanno con l’assegnazione dei prestigiosi DIG Awards, riservati alle migliori inchieste e reportage televisivi dell’anno. La cerimonia di premiazione è in programma per sabato 24 giugno alle ore 21.30, sempre in piazzale Ceccarini.

    Quest’anno DIG Festival propone un programma particolarmente ricco di appuntamenti, completo di workshop, accreditati ai fini della formazione continua dall’Ordine dei Giornalisti. Cybersecurity, censura, democrazia e diritti umani. DIG continua a scavare e a lavorare sui temi più caldi dell’attualità: dai vizi del sistema economico finanziario ai debiti delle banche, dall’impatto delle tecnologie digitali sulla privacy all’analisi dei fenomeni migratori tramite data journalism, fino ai black file della Repubblica italiana. Tra le novità, i laboratori per bambini (radiofonici e di carta stampata) e una Hacking Room completamente ridisegnata, dove imparare tutti i trucchi per difendersi dalle più invasive forme di controllo digitale.

    http://www.riminitoday.it/cronaca/al-dig-festival-la-docu-inchiesta-sulla-pedofilia-nella-chiesa.html

  • Papa Francesco accusato di avere protetto sacerdoti sospettati di pedofilia in Argentina e in Italia. LE MONDE

    Papa Francesco accusato di avere protetto sacerdoti sospettati di pedofilia in Argentina e in Italia. LE MONDE

    Lo scandalo a seguito della rivelazione degli stupri subiti da decine di bambini sordomuti in un istituto religioso in Argentina coinvolge Papa Francesco.

    LE MONDE, di Christine Legrand (Mendoza (Argentine) e Jérôme Gautheret à Rome)

    Papa Francesco ha ignorato diversi avvertimenti circa la presenza in un istituto per i bambini sordomuti in Argentina ­ (paese di origine )­ di preti che erano stati accusati di pedofilia quando lavoravano per lo stesso istituto l’Italia?

    Così dicono gli avvocati che rappresentano i bambini che hanno denunciato di essere stati vittime di abusi sessuali nell’istituto cattolico Provolo di Mendoza, ai piedi delle Ande, 980 chilometri ad ovest di Buenos Aires.

    Secondo Carlos Lombardi, consigliere della Federazione degli ecclesiastici vittime di abusi sessuali e della Rete L’ABUSO, associazione vittime di pedofilia, è stato fornito a Jorge Mario Bergoglio nel 2014, ­ pochi mesi dopo l’elezione a papa del 13 marzo 2013, ­un elenco di quindici sacerdoti che hanno lasciato l’Istituto Provolo di Verona (Italia), il sede generale dello stabilimento di Mendoza, che erano stati coinvolti in scandali di abusi sessuali.

    Tra questi, Nicola Corradi, trasferito in Argentina nel 1984 presso l’Istituto Provolo di La Plata (capitale della provincia di Buenos Aires) prima di dirigere quello di Mendoza nel 1996.

    Due sacerdoti, una suora e tre dipendenti arrestati. Lo stesso Nicola Corradi, 82 anni, è stato arrestato nel novembre del 2016 e posto agli arresti domiciliari a causa della sua età. E ‘accusato di abusi sessuali nei confronti dei bambini sordomuti presso l’Istituto di Mendoza. Insieme a lui sono stati arrestati il sacerdote Horacio Corbacho (56) e tre dipendenti dell’istituto, Jorge Bordon, assistente dei sacerdoti, José Luis Ojeda, troppo stupido, e giardiniere Armando Gomez. Il 5 maggio, una suora giapponese Kumiko Kosaka, è stata arrestata per concorso.

    Il Carlos Lombardi Giudice avvocato “impossibile che il Papa non ha avuto informazioni su Nicola Corradi, o non ha chiesto il suo trascorso.” Sergio Salinas, un altro avvocato …

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  • Pedofilia al Provolo in Argentina, una lettera getta ombre sul Vaticano

    Pedofilia al Provolo in Argentina, una lettera getta ombre sul Vaticano

    Nel messaggio inviato anche a Papa Francesco si leggono i nomi dei religiosi accusati degli abusi al Provolo di Verona. Tra questi figura quello di don Nicola Corradi, poi arrestato per il caso scoppiato a Mendoza.

    Un lettera datata 20 ottobre 2014 e inviata dall’Associazione Sordi Antonio Provolo al vescovo di Verona Giuseppe Zenti, alla Congregazione della Fede e a Papa Francesco. Su questo documento si sta concentrando la stampa argentina e in particolare La Izquierda Diario nel racconto dello scandalo che riguarda gli abusi sessuali subiti dai bambini sordomuti dell’istituto Provolo di Mendoza, scandalo che ha portato all’arresto e all’incriminazione di sei persone, tra cui il religioso veronese don Nicola Corradi.

    Proprio il nome di don Corradi figura nella lettera con cui l’associazione informava il Vaticano di 14 uomini di chiesa che si sarebbero macchiati di violenze su minori. Uomini che non sono stati fermati, dato che Corradi è ora in carcere in Argentina per gli abusi al Provolo di Mendoza. Ed è questo ad alimentare l’indignazione, il sospetto che le autorità cattoliche non abbiano fatto abbastanza per fermare gli abusi. Tra gli altri nomi presenti sulla lettere, ci sono anche quelli di Giovanni Granuzzo, rimpatriato in Italia, Giuseppe Spinelli, morto a Mendoza, ed Eliseo Primati, rifugiato nel Provolo di La Plata.

    Questa lettera è stata consegnata alla magistratura argentina, ai media ed è stata pubblicata anche da la Rete L’Abuso Onlus.

    Altro dettaglio su cui si concentrano le critiche del giornale La Izquierda Diario sono le indagini parallele condotte dei due religiosi incaricati da Papa Francesco. Pare che i due, non solo abbiano collaborato solo in parte con gli inquirenti, ma abbiano anche vantato privilegi per visionare parte del fascicolo d’indagine. Il sospetto del giornale argentino è che le reali intenzioni dei due inviati del Papa non siano scoprire la verita per rendere giustizia alle vittime, ma aiutare i preti accusati.

    http://www.veronasera.it/cronaca/pedofilia-provolo-lettera-papa-francesco-25-maggio-2017.html

  • Ultime notizie dal paradiso degli abusatori (o del Vaticano)

    Ultime notizie dal paradiso degli abusatori (o del Vaticano)

    Lo scandalo dei preti abusatori nell’istituto Provolo di Mendoza coinvolge ogni volta sempre di più Bergoglio. Quello che sta anticipando La Izquierda Diario da alcuni mesi comincia ad avere un peso specifico nella causa giudiziaria per la quale sono detenuti i preti Nicola Corradi e Horacio Corbacho, la suora Kosaka Kumiko e tre impiegati del collegio.

    Nell’ultima settimana il caso è uscito su tutti i mezzi di comunicazione per il fatto che gli avvocati che rappresentano le vittime hanno consegnato alla magistratura che sta indagando sul caso un documento che dimostra che Joerg Bergoglio non poteva non sapere almeno dal 2014 che Corradi di 82 anni ha un terrificante passato come abusatore sessuale e che era stato inviato in Argentina dove, come direttore delle sedi del Provolo di La Plata e Mendoza ha continuato ad avere sotto di se centinaia di minori .

    La carta che certifica

    Questo documento è in verità una lettera datata 20 ottobre 2014 che conferma quanto è stato detto dall’Associazione Sordi Provolo che raccoglie gli ex alunni. In molte altre occasioni, ma in questo caso, era stata inviata in particolare alle più alte gerarchie ecclesiastiche, dal vescovo di Verona, a papa Francesco. Una lettera che Bergoglio ha ricevuto alla quale non ha mai risposto.

    La lettera dice in oltre che Corradi è stato inviato a La Plata insieme ad altri tre preti italiani, citati con nome e cognome e accusati a Verona per reiterati abusi sessuali e violenza su minori. Era logico che la presentazione ufficiale di questa lettera causasse una bufera mediatica. Tuttavia la querela che è stata presentata giovedì in sede giudiziaria era già stata reso pubblico dall’associazione dei sordi di Verona e divulgato dalla Rete L’ABUSO che raccoglie le vittime di abusi sessuali da parte del clero di tutta Italia. Fu poi pubblicata da alcuni giornali impegnati nella causa con le vittime, tra questi Izquierda Diario. Tutte queste informazioni sono disponibili dal 12 di gennaio per esempio in una nota di questo sito intitolata “prove di una santa associazione illegale per difendere i preti pedofili”.

    Quello che è grave dell’assunto è che se Joseph Ratzinger prima e Joerg Bergoglio dopo, con la sua corte di segretari e funzionari avessero consegnato all’autorità giudiziaria in Italia i criminali sessuali quando sono stati denunciati pubblicamente, molto probabilmente decine di bambine e di bambini sordi tra i 4 e i 17 anni di La Plata e Mendoza non avrebbero subito vioenze, torture fisiche e psicologiche e situazioni che li hanno portati vicino alla morte, o almeno, non le avrebbero subite da parte di Nicola Corradi, ora in carcere, di Giovanni Granuzzo che è stato rimpatriato in Italia poco tempo fa, di Giuseppe Spinelli morto a Mendoza sei mesi fa, il cui decesso non è mai stato reso pubblico dalla chiesa e Eliseo primati, attualmente rifugiato nel Provolo di La Plata .

    Tutti sono stati denunciati nel 2009 e i nomi appaiono elencati nella denuncia del 2014. In una nota del quotidiano Clarin dello scorso venerdì, si è cercato di minimizzare la forza della prova depositata nel fascicolo di Mendoza.

    Secondo la cronaca la lettera cerca di dimostrare che papa Francesco sapeva dei preti denunciati. Come cerca di dimostrare? No lo dimostra. Il tentativo di disturbare il meno possibile sua santità rasenta il ridicolo.

    Simón linviato del signore

    In questo contesto, dalla rete L’ABUSO e anche dalle querele depositate si evince che il Vaticano starebbe avanzando nella sua strategia per intervenire passando dalla prima tappa, la raccolta delle informazioni a una seconda più attiva, cercando di mettersi in mezzo alla causa.

    Da questa prospettiva interpretano l’arrivo già da varie settiamane a Mendoza, di una commissione di indagine formata da 2 preti cordobesi inviati da Bergoglio. Si tratta di Dante Simòn e Juan Martínez, il cui arrivo non sta passando per niente inosservato a Mendoza. Simòn, vicario giudiziale del Vaticano, un specie di pubblico ministero interno che la chiesa usa per indagare su se stessa, ha dichiarato ai media mendocini che vuole proteggere le vittime e che prova vergogna per tutto quello che è successo, anche se pero fa tutto il contrario.

    Da un lato la prima cosa che ha fatto quando è arrivato a Mendoza è stata quella di dedicare ore ai suoi colleghi Corradi e Corbacho in incontri segreti nelle quali senza dubbio ha comunicato loro una strategia per tirali fuori dai guai il più possibile. Poi ha chiesto alla procura di Mendoza di poter accedere al fascicolo utilizzando privilegi ecclesiastici degni della santa inquisizione. La richiesta inizialmente negata dal pm alla fine è stata concessa dal Procuratore di Mendoza Alejandro Gullé. Fonti giudiziarie hanno dichiarato a questo quotidiano che l’accesso al fascicolo non sarebbe stato totale ma bensì con riserve, comunque sia il Vaticano ha già messo il naso nella causa e ora ha una carta privilegiata per organizzare pressioni sulle vittime oltre che inquinare le prove.

    Come se non bastasse Simòn cerca anche di inquinare lo scenario, di fronte al fallimento del tentativo di cercare di incontrare di nascosto le vittime, l’inviato di Bergoglio ha ammesso alla stampa che il centro delle loro indagini sono le persone denuncianti e non i sacerdoti denunciati, sollevando anche degli interrogativi sul team di avvocati che difendono le famiglie querelanti. È tanto sicuro del buon esito della sua strategia che Simòn ha anche messo in dubbio l’attendibilità dei bambini e delle bambine che hanno raccontato le aberrazioni subite da Corradi Corbacho la suora Kumiko e alcuni dei suoi impiegati.

    Sul sito Mendoza Post è arrivato a spiegare in modo temerario che ci sono persone spregiudicate, per esempio, una bambina o un bambino si innamorano di un sacerdote e di fronte al suo rifiuto restano deluse e così decidono di denunciarlo.

    Non mentire, dice il comandamento.

    Non finisce qui, la settimana scorsa la magistratura di Luján de Cuyo, attraverso il pm Flavio D’Amore ha sollecitato esplicitamente a entrambi gli immissari del Vaticano di collaborare con la causa e di consegnare entro la fine della settimana tutta la documentazione che è in possesso della santa sede e riferiscano dei casi di abuso sessuale commessi dai coinvolti nella causa, soprattutto se ci sono stati precedenti a La Plata e in Italia.

    Di fronte alla richiesta del pm Simòn e Martínez prima hanno detto di non potere in quanto erano documenti sottoposti al segreto pontificio, poi dietro agli avvertimenti del funzionario giudiziale sulle conseguenze che può avere una denuncia per falsa testimonianza, hanno risposto dicendo che portare tutta questa documentazione potrebbe essere un processo lento e che potrebbe servire molto tempo. Al momento non hanno rispettato l’ordine del pm di consegnare il materiale entro venerdì e per quanto dicono loro stessi è probabile che non consegneranno niente.

    Paola González, madre di una delle bambine che hanno denunciato Corradi Corbacho Kumiko e i suoi complici chiede pubblicamente che i preti inviati dal Vaticano restituiscano la documentazione perché li ci sono tutti i dati della vittime e hanno già ricevuto chiamate con prefisso di Córdoba e “quando rispondiamo dall’altra parte restano in silenzio. Ci vogliono spaventare ma non staremo zitti, ci hanno toccato ciò che per noi è più sacro”.

    Perché nessuno dei giornalisti amici di Bergoglio o nessuno dei mezzi di comunicazione argentini intervista papa Francesco e gli chiedono, carte alla mano, che dia una spiegazione dell’agire del Vaticano davanti a un fatto così grande che si è già trasformato nel maggior scandalo della storia in materia di crimini sessuali commessi dai preti nella chiesa argentina.

    A volte essere più papisti del papa può trascendere ciò che è meramente simbolico e convertirsi in una aperta complicità.

    Tradotto per Rete L’ABUSO da Roberta Pietra

    http://www.laizquierdadiario.com/Ultimas-noticias-del-paraiso-de-los-abusadores-o-del-Vaticano

  • Delegati del diavolo

    Delegati del diavolo

    Il caso Provolo ha riconfermato che al Santa Sede non solo mantiene la rete di pedofilia istituzionalizzata ma che oltretutto continua con la sua prolissa pratica di violare il diritto internazionale dei diritti umani.

    Non si accontenta di non garantire i diritti di bambine e bambini e adolescenti all’interno degli spazi ecclesiastici, ma nega di informare le autorità statali e gli organismi internazionali dello stato dei suoi procedimenti interni.

    Un esempio di questo è come ha agito la delegazione che la Santa Sede ha inviato a Mendoza per indagare parallelamente allo stato sui fatti accaduti nel summenzionato istituto.

    Interessi vaticani.

    In ogni momento è stato evidente quali fossero gli interessi degli inviati papali, quelli di uno stato straniero che su più di 100 norme internazionali sui diritti umani ne ha ratificate poco più di una decina.

    In relazione al caso Provolo la questione si aggrava perché oltre alla Dichiarazione Universale di Diritti dell’Uomo, la chiesa cattolica non ha firmato ne ratificato la convenzione sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne e la convenzione internazionale sui diritti delle fasce più deboli mentre la convenzione contro la tortura o altri trattamenti come pene crudeli, inumane e degradanti, è stata solo firmata ma mai ratificata, ciò vuol dire che non si è ancora assunta gli obblighi che ne derivano.

    In quanto alla convenzione sui Diritti del Bambino (CRC) non la attua sistematicamente dalla sua firma e ratifica, sia per non aver presentato in tempo le informazioni quinquennali che gli stati che ne fanno parte ne hanno l’obbligo (14 anni di inadempienza), sia per non aver applicato le nove esortazioni urgenti che il comitato Onu per i diritti del bambino ha fatto alla Santa Sede nel 2014.

    Basta leggere il punto 43b delle osservazioni finali sulla seconda informativa periodica della Santa Sede elaborata dal comitato per i diritti del bambino.

    Nonostante la Santa Sede abbia stabilito la sua piena giurisdizione sui casi di abuso sessuale ai bambini da parte di chierici nel 1962 mettendolo sotto la competenza esclusiva della congregazione per la dottrina della fede nel 2001, si è rifiutata di fornire al comitato Onu i dati su tutti i casi di abuso sessuale su minori che sono stati segnalati alla loro attenzione durante il periodo in esame e il risultato del relativo procedimento interno.

    In sostanza siamo di fronte ad uno stato che è un violatore seriale dei diritti umani, nel quale donne e bambini sono le categorie più pregiudicate.

    Contumacia clericale fondata su una prebenda legale.

    Il rifiuto della delegazione vaticana di rilasciare le informazioni alla giustizia penale mendocina dimostra la continuità di quella politica. In’oltre e per non perdere il vizio di utilizzare i privilegi che le dittature militari le hanno concesso, portando alla luce lo stesso argomento che gli è servito per non rispettare le leggi della repubblica: la vigenza del concordato del 1966.

    Il trattato è un vero e proprio fossile normativo che crea in favore della chiesa un enclave giuridico dentro l’ordinamento giuridico nazionale che ha come obbiettivo principale la garanzia da parte dello stato, di non intromettersi negli argomenti che riguardano la chiesa (la reciprocità non esiste giacche la chiesa si intromette invece negli affari della repubblica e nella vita privata dei cittadini).

    Due questioni che vale la pena di far notare, la prima che gli aspetti interni della chiesa, non si limitano a ciò che è strettamente religioso, molti di essi si intrecciano con gli effetti civili e penali, la seconda è non comune impunità che esiste e apre all’istituzione religiosa, poiché siccome lo stato non si immischia, si violano diritti alle persone a più non posso.

    E’ oscurantismo medioevale e l’abuso di potere nel pieno del ventunesimo secolo.

    Quello del concordato è uno dei demoni ecclesiastici scatenati dal caso Provolo, che prima o poi lo stato Argentino dovrà valutare se mantenere o meno.

    Non in vano Antonio Gramsci ha definito l’attitudine di uno stato firmante di capitolazione, la capitolazione dello stato moderno che si verifica attraverso i concordati, si maschera identificando verbalmente concordati e trattati internazionali: Nel concordato si realizza di fatto un’interferenza di sovranità nello stesso territorio giacchè tutti gli articoli del concordato si riferiscono ai cittadini di uno solo degli stati firmatari al di sopra di qui il potere sovrano di uno stato straniero giustifica e rivendica determinati diritti e poteri di giurisdizione (anche se di una speciale e determinata giurisdizione). Cit.

    Ma la contumacia della delegazione vaticana non si è esaurita col rifiuto a fornire informazioni invocando i privilegi del concordato ed ostentando la sua ripugnante impunità, ma sono anche arrivati a sostenere l’indifendibile innocenza dell’arcivescovato di Mendoza, uno dei responsabili civili del danno, fisico, morale e psicologico sofferto da bambini, bambine e adolescenti del Provolo.

    Stato e chiesa, eterni adlàteres.

    Non determinato lo stato provinciale in materia di responsabilità e fa orecchie da mercante di fronte alle inadempienze della delegazione vaticana, che comunque nemmeno favorisce, al contrario, starebbe convalidando il comportamento illegale di uno stato straniero che viola in modo seriale i diritti umani.

    Non aver verificato l’applicazione dei trattati sottoscritti e la legislazione complementare (convenzione di Belem do Parà e  legge 26.485), aver omesso direttive imposte dal pubblico ministero davanti alla Corte Suprema della giustizia della nazione, che tutelano i diritti delle persone più fragili, sommato al ridicolo fatto dalle due commissioni della legislatura mendocine, concorrendo così a genuflettersi al domicilio del vescovo cattolico in riunione a porte chiuse e alle spalle dei genitori dei bambini abusati, sono fatti che dimostrano la complicità.

    In modo che acquisisce fondamentale importanza l’attuazione del potere giudiziale in quanto l’impegno dei suoi funzionari e magistrati potrebbe aggravare o meno l’evidente responsabilità internazionale di Mendoza, costituita prolissamente per le omissioni dell’esecutivo e il servilismo clericale del legislativo.

    La giustizia provinciale ha avuto l’opportunità di evadere nel conflitto suscitato tra diritti umani e il diritto canonico che ha dato origine all’atto n. 86.326, il fascicolo “G.I.R.” contro A.M. per D. e P.” e dove la Suprema Corte di giustizia di Mendoza ha sostenuto che considerare che la chiesa cattolica nella sua qualità di persona pubblica non statale si trova obbligata a compiere con il dovere di informare che rispettano i trattati internazionali dei diritti umani, non implica in alcun modo vulnerare il diritto canonico nel concordato firmato con la Santa sede.

    Il potere giudiziale della Provincia ha l’opportunità di essere all’altezza del rispetto dei diritti umani attuando con indipendenza e imparzialità senza dare ascolto a una corporazione religiosa alla quale non sono mai interessate le vittime di abuso da parte di religiosi, al contrario il caso Provolo sarà un altro esempio che conferma la affectio societatis dello stato con l’eterna aguzzina dell’umanità.

    Avvocato Carlos Lombardi

    Procuratore;

    della Rete dei sopravvissuti all’abuso sessuale ecclesiastico (Argentina)

    e della Rete L’ABUSO, associazione italiana vittime di preti pedofili

    Tradotto per Rete L’ABUSO da Roberta Pietra

    http://www.mdzol.com/opinion/734928-delegados-del-diablo/

  • Abusi sessuali all’istituto Provolo di Mendoza, s’indaga anche sulla Chiesa

    Abusi sessuali all’istituto Provolo di Mendoza, s’indaga anche sulla Chiesa

    Gli inquirenti vogliono cercare di capire se in Vaticano erano al corrente della situazione e i motivi di un eventuale mancato intervento.

    Passa al livello successivo l’indagine sugli abusi sessuali inflitti da religiosi e laici all’istituto Provolo di Mendoza, in Argentina. Dopo aver ascoltato le persone informate sui fatti, compresi gli ispettori inviati da Papa Francesco, l’attenzione degli inquirenti è passata dai presunti colpevoli alle istituzioni, e quindi alla Chiesa, cercando di comprendere se fosse al corrente della situazione e i motivi di un eventuale mancato intervento.A riportarlo è la Rete L’Abuso Onlus, il cui legale in Argentina, l’avvocato Carlos Leonardi, ha cominciato a fornire agli investigatori i primi documenti provenienti dall’Italia e forniti dall’Associazione Sordi Provolo. Questi documenti, secondo la Rete L’Abuso, dovrebbero dimostrare che in Vaticano erano noti gli abusi subiti dai bambini dell’istituto Provolo di Verona, anche per mano di don Nicola Corradi, al centro anche dello scandalo pedofilia scoppiato a Mendoza.

    https://www.veronasera.it/cronaca/scandalo-pedofilia-provolo-indagini-chiesa-18-maggio-2017.html

  • Provolo, gli «007» del Papa rischiano una denuncia per falsa testimonianza

    Provolo, gli «007» del Papa rischiano una denuncia per falsa testimonianza

    Il pm agli ispettori vaticani : fuori tutte le carte o sarete incriminati

    Abusi sui sordomuti al Provolo: a Mendoza, dove la magistratura argentina ha aperto un’inchiesta in parallelo con gli inquirenti veronesi, non sono ancora finiti i colpi di scena dopo l’arresto della suora Kosaka Kumiko, accusata non solo di aver taciuto le violenze ma anche di aver assistito in prima persona e di aver «coadiuvato» il veronese don Nicola Corradi e gli altri arrestati mentre perpetravano gli aberranti soprusi sugli alunni della sede del Provolo a Luján de Cuyo.

    L’ultima novità dall’Argentina, stavolta, coinvolge direttamente il Vaticano: a inizio aprile, infatti, la Santa Sede decise di inviare due sacerdoti delegandoli a «indagare » per conto della Chiesa come previsto dalle disposizioni del diritto canonico. I religiosi mandati dal Papa sono di Córdoba e hanno come primario il compito di seguire da vicino il processo che comincerà tra poche settimane. Adesso però i due sacerdoti potrebbero rischiare l’incriminazione per falsa testimonianza se non collaboreranno con il pubblico ministero. A riferirlo è stato l’avvocato Carlos Lombardi, che cura gli interessi di Rete L’Abuso Onlus, associazione italiana delle vittime dei preti pedofili.

    Stando all’avvocato delle future parti civili al processo, martedì pomeriggio il pm Flavio D’Amore ha ricevuto uno dei due 007 vaticani, il Vicario Giudiziale padre Dante Simon, convocato come persona informata sui fatti e lo ha interrogato per circa 5 ore. Alle domande del magistrato però, il sacerdote si è rifiutato di rispondere appellandosi al segreto pontificio. A quel punto il pm lo ha informato che stava rischiando l’incriminazione per «falsa testimonianza» in base all’articolo 275 del codice penale argentino e il sacerdote, allora, ha accettato di rispondere ad alcune domande.

    Ma non è tutto perché dopo l’audizione il magistrato ha anche intimato formalmente al religioso di provvedere entro venerdì, domani, al deposito presso la procura di tutto il materiale in suo possesso oltre a una relazione completa sull’indagine interna che la chiesa sta conducendo. In caso contrario sarà formalmente incriminato per falsa testimonianza.Padre Dante Simon, uscendo dal palazzo di giustizia, davanti ai giornalisti ha sottolineato che «la sua indagine non include i fatti avvenuti all’Istituto Provolo di Verona» e che «la chiesa non indagherà né sui tre laici coinvolti insieme a Corradi e Corbacho, né sulla suora giapponese Kumiko, in quanto questi non sono religiosi consacrati». E ha aggiunto: «Papa Francesco non è ignaro di quello che sta succedendo, la prova è questa indagine che ci ha ordinato di fare».

    Corriere di Verona https://www.pressreader.com/italy/corriere-di-verona/20170518/281779924057850

  • Pedofilia al Provolo in Argentina, ispettore del Papa interrogato dal pm

    Pedofilia al Provolo in Argentina, ispettore del Papa interrogato dal pm

    Uno dei due religiosi inviati dal pontefice per indagare sullo scandalo scoppiato all’istituto di Mendoza è stato chiamato a collaborare in quanto persona informata sui fatti

    Erano stati incaricati da Papa Francesco di condurre delle indagini sullo scandalo pedofilia dell’istituto Provolo di Mendoza, in Argentina. Sono due sacerdoti che potrebbero rischiare l’incriminazione per falsa testimonianza se non collaboreranno con il pubblico ministero.

    A riferirlo è stato l’avvocato Carlos Lombardi, legale che cura gli interessi di Rete L’Abuso Onlus, associazione italiana delle vittime dei preti pedofili. Lombardi ha raccontato che il pm ha convocato uno dei due sacerdoti inviati dal pontefice e lo ha interrogato per circa 5 ore in quanto persona informata sui fatti.

    Pare che il religioso all’inizio si sia dimostrato reticente, poi la possibile accusa di falsa testimonianza lo ha indotto a parlare con il pubblico ministero, che gli ha dato tempo fino a venerdì 19 maggio per fornire alla magistratura tutto il materiale raccolto durante la sua indagine.

    https://www.veronasera.it/cronaca/pedofilia-provolo-ispettore-papa-interrogato-17-maggio-2017.html

     

  • Forteto, la lettera di protesta delle vittime

    Forteto, la lettera di protesta delle vittime

    “Setta di Stato” escluso dal salone del libro di Torino. Giornalisti e vittime protestano

    Setta di Stato. Il caso Forteto (Ab edizioni, 2015) è stato escluso dallo spazio riservato alla Toscana al Salone del libro di Torino (18-22 maggio). Lo stop era arrivato dal consiglio regionale ad aprile: dove una proposta di risoluzione, a firma dei sei componenti della seconda commissione d’inchiesta, era stata bocciata da tutta la maggioranza (Pd).

    Questa mattina, a Firenze, durante la conferenza stampa di presentazione dello stand torinese, gli autori Francesco Pini e Duccio Tronci – in un gesto di contestazione davanti ai colleghi presenti –  hanno regalato una copia del volume alla vicepresidente regionale, Monica Barni. Proprio la Barni, infatti, aveva giustificato la scelta affermando che il Forteto è «fuori tema». E dunque fuori dai canoni individuati per la selezione dei testi. A margine della mattinata ha poi ribaditio che si è «cercato di evitare di mettere insieme un’accozzaglia di presentazioni che non avesse un filo conduttore. Non ci sono censure né altro, semplicemente abbiamo dovuto dire di no a molte richieste». I due giornalisti, però, hanno consegnato anche una lettera firmata dall’associazione vittime del Forteto. Si denuncia, con parole forti, la mancanza di «un riconoscimento netto e chiaro» di un blackout istituzionale durato quasi 40 anni. Affari Italiani la pubblica integralmente.


    Alla vicepresidente,

    assessore alla cultura

    della Regione Toscana

    Gentile vicepresidente,

    abbiamo letto sugli organi di informazione le sue parole circa la motivazione che vi ha portato ad escludere il libro “Setta di Stato” fra quelli ammessi allo stand che la Regione Toscana allestirà il prossimo fine settimana al Salone del libro di Torino. Non sappiamo quanto lei conosca di una vicenda che, oltre a raccontare di pesantissimi abusi, parla di persone annullate, coscienze plasmate, vite umane distrutte. In caso contrario la invitiamo a leggere quantomeno le relazioni delle due commissioni d’inchiesta istituite dallo stesso Consiglio regionale della Toscana.

    La cosa che ci addolora maggiormente è che tutto ciò è stato possibile e perpetrato per decenni a causa di un muro costruito dalle complicità, ma anche dai silenzi, degli attori in campo: dalla politica, alla magistratura, passando per i funzionari che hanno avuto fra le mani le carte e il destino di decine di uomini e donne che sono stati costretti a subire senza avere possibilità di difendersi. Un oscurantismo che osserviamo ripetersi di tanto in tanto, e verificatosi anche nella scelta di escludere il libro “Setta di Stato”. Neanche ci pare il caso di intervenire sulle motivazioni tecniche addotte, relative all’attinenza al tema che porterà la Regione al salone: invocate la libertà, la battaglia contro l’omologazione, parlate di muri da distruggere senza seguire coi fatti le parole. La funzione principale della cultura, in fondo, dovrebbe essere proprio questo: educare alla conoscenza.

    Aver impedito ciò è un’offesa a chi ha avuto la forza di denunciare, un colpo a tutti coloro che sono stati segnati pesantemente, da quella che è stata una vera e propria setta. Riteniamo questa scelta, come altre che si sono verificate in passato e alle quali speravamo di non assistere più, l’ennesima mancanza di rispetto per tutti coloro i quali si sono battuti e si stanno battendo per ottenere giustizia e per far sì che fatti del genere non accadano mai più. Manca ancora un riconoscimento netto e chiaro nei confronti delle vittime; un vuoto che solo con la conoscenza e l’approfondimento può essere colmato. Della verità non si deve avere paura, solo con la verità si può costruire la giustizia: noi continueremo a lottare per rivendicare i nostri diritti.

    Sergio Pietracito

    Presidente Associazione vittime del Forteto

    http://www.affaritaliani.it/cronache/forteto-la-lettera-di-protesta-delle-vittime-479153.html?refresh_ce

  • L’équipe di Trento che cura i sacerdoti pedofili e alcolisti

    L’équipe di Trento che cura i sacerdoti pedofili e alcolisti

    Chi c’è dietro il portone del centro di Trento. Oltre agli psichiatri, il recupero passa attraverso studio e lavoro

    Trento -L’impressione è quella di un altro mondo in questo mondo. Una strada stretta dal nome gentile, via dei Giardini, che curva dopo curva sale verso un quartiere residenziale di Trento, case non lussuose ma tranquille e a pochi passi dal centro storico. Il cancello è sempre aperto. Non si esce dalla città, il castello del Buonconsiglio è proprio ai piedi della collina a qualche centinaio di metri, ma si entra in uno spazio diverso, silenzioso, appartato, dove i guai del mondo vero vengono visti da un punto di vista differente.

    Una targa di pietra indica che la vasta proprietà (villa Mezzena) chiusa in una cinta di pietre bianche, siepi e filo spinato, ospita la Congregazione di Gesù sacerdote fondata un centinaio d’anni fa da padre Mario Venturini. Su un’altra lapide appesa al muro di fronte sopra tre fioriere di pietra è scolpito un passo del Vangelo di Matteo: «Non preoccupatevi né del cibo né del vestito – si legge tra l’altro – cercate prima il Regno di Dio e la sua giustizia e avrete tutto il resto di soprappiù». È un bel viatico per chi varca questa soglia. La vocazione dei padri Venturini è di sostenere la vocazione dei preti. Nei loro statuti primeggia l’impegno ad accogliere «tutti i sacerdoti che desiderano rivivere con rinnovato slancio la loro consacrazione». A partire da quelli in crisi: l’Annuario statistico vaticano segnala 43 sacerdoti nel 2013 e altrettanti nel 2014 (su quasi 32mila preti diocesani) che hanno chiesto la dispensa dal ministero per sposarsi o perché si ritrovano incapaci di reggere le responsabilità di una parrocchia. La dispensa consente loro di restare nella Chiesa e accedere ai sacramenti, matrimonio compreso. In Italia sarebbero tra gli ottomila e i diecimila i preti sposati.

    L’ANONIMATO

    Ma poi c’è il sommerso di chi non arriva a un passo così estremo per irrisolutezza, vergogna, ritrosia, e magari ottiene semplicemente periodi sabbatici per superare difficoltà e dubbi. Fino ad arrivare ai disagi più gravi, perché i consacrati non sono così diversi dai poveri cristi che dovrebbero guidare alla fede: preti pedofili, ludopatici, depressi, alcolisti, con disturbi della personalità. Oppure in crisi a causa di una donna, o più di una. Nei mesi scorsi era girata la voce che nella casa madre dei Venturini fosse ospitato anche don Andrea Contin, la tonaca di Padova che collezionava amanti e orge.

    I vertici della congregazione trentina negano che il prete veneto sia stato mandato da loro. Non gradiscono la pubblicità e in generale non amano che si parli di loro. Aprono le porte più volentieri a un prete zoppicante che a un giornalista. Tuttavia la statua di Gesù che troneggia nel giardino davanti all’ingresso benedice tutti, la cappella è aperta a chiunque per gli appuntamenti liturgici: la messa e le lodi alle 7, l’ora media alle 12, l’adorazione alle 18.30 seguita dai vespri. Il sabato la messa è alle 7.30 e la domenica alle 9; ci si riposa un po’ di più. Per il resto, il superiore generale padre Carlo Bozza congeda gli indesiderati con un «pace e bene» cordiale ma irremovibile. Preferisce garantire la piena riservatezza degli ospiti che raccontare il percorso di recupero che lui e i confratelli predispongono per i preti più peccatori. In curia a Trento riferiscono che i Venturini non sono molto coinvolti nella vita della diocesi. Anche il settimanale diocesano, Vita trentina, e Avvenire, il quotidiano dei vescovi, sono stati tenuti alla larga. Il riserbo è assoluto. Nemmeno i religiosi che vivono nella casa madre di Trento conoscono quale storia abbiano alle spalle gli ospiti.

    Il sostegno ai preti in crisi (compresi quelli che hanno lasciato la tonaca o vogliono farlo) non è l’unica attività dei Venturini, anche se la vicinanza ai sacerdoti è il loro compito principale. Sono anche confessori e predicatori di esercizi spirituali. Nelle altre nove case della congregazione, sei in Italia e tre in Brasile, nello stato di São Paulo, si tengono corsi di spiritualità per religiosi e laici, si accolgono gruppi parrocchiali, si assistono preti anziani e malati, si fanno ritiri per i movimenti e riunioni di preti diocesani.

    LE CLINICHE

    L’istituto ha missioni, riviste, pubblicazioni; esiste anche un ramo femminile di suore, le Figlie del cuore di Gesù. «È riduttivo parlare di noi soltanto perché accogliamo preti depravati», fa sapere padre Gino Gatto, assistente generale e superiore della casa di Zevio (Verona), un’altra oasi di tranquillità stavolta però in piena campagna dove si formano i seminaristi della congregazione.

    I Venturini rifiutano queste etichette sbrigative di cliniche per preti gay o pedofili; è una questione di rispetto per chi arriva da loro per problemi meno gravi. D’altra parte, in Italia non sono gli unici ad affrontare queste situazioni. A Roma hanno sede l’associazione Ministri della misericordia e l’Oasi di Elim dell’Apostolato salvatoriano; a Collevalenza (Perugia) la Comunità della famiglia dell’Amore misericordioso ha una casa con 25 posti letto destinati a preti in crisi.

    La comunità Monte Tabor di Pomezia (Roma) è stata visitata da Papa Francesco il 17 giugno dell’anno scorso nell’ambito dei Venerdì della misericordia durante il giubileo straordinario. Al santuario di Caravaggio (Bergamo) è aperto un «consultorio» per consacrati accanto al più tradizionale consultorio familiare, che è punto di riferimento per i preti in crisi delle diocesi di Milano, Crema, Cremona, Bergamo, Lodi, Brescia. Anche in questo caso l’attività non si limita a fornire sostegno ai religiosi in difficoltà ma anche a formare laici, catechisti, direttori spirituali, psico-pedagogisti.

    «Nel paradiso, dove spero un giorno di essere ammesso per la infinita misericordia di Gesù – scrisse padre Mario Venturini in una lettera del 1943 -, non mi riposerò finché ci sarà un sacerdote da aiutare sulla terra». Fedeli a questa consegna, i religiosi trentini sono diventati negli anni una comunità specializzata nell’affrontare i casi più difficili. Pochissimi altri nella Chiesa hanno maturato queste competenze. Padre Venturini, il fondatore nato a Chioggia (Venezia) nel 1886 e morto a Trento nel 1957, sintetizzò così lo scopo della congregazione che prese avvio nel 1912: «Aiutare con ogni mezzo i membri del clero a vivere all’altezza della loro dignità».

    L’ACCOGLIENZA

    Nei testi fondativi si parla di accoglienza, «aiuto fraterno di conforto e ripresa» in campo spirituale e psicologico, fatto di alternanza tra preghiera, studio e lavoro. La casa di Trento ospita una grande biblioteca ma anche un laboratorio di cellofanatura; dietro la casa madre si estende un vigneto e c’è da curare anche il giardino. Il lavoro è sia un mezzo per sostenere l’opera sia uno strumento educativo. Ma il recupero di preti ed ex preti è affidato anche a psicologi e psichiatri specializzati nell’affrontare il male di vivere dei religiosi. Uno di loro è padre Gianluigi Pastò, superiore generale dal 2010 al 2016. «La difficoltà che c’è sempre stata e che oggi si sente di più – ha detto a Telepace in una delle rarissime interviste concesse – è un senso di solitudine, anche pastorale. Il prete si trova con varie realtà, con più parrocchie da seguire e da accompagnare, e non trova sempre un referente anche nei superiori o nei confratelli per potersi confrontare». Preti soli, carichi di responsabilità, con chiese quasi vuote ma richieste di aiuto sempre più numerose. «Le altre realtà di sofferenza e difficoltà – aggiungeva padre Pastò – sono comuni a ogni persona del nostro tempo, legate all’affettività e alle relazioni non sempre facili con il mondo giovanile o altri aspetti della società di oggi. Noi offriamo accoglienza nelle nostre comunità, tutte disponibili a dare aiuto, alcune anche per tempi più lunghi con un accompagnamento specifico adatto alla situazione personale e ai problemi psicologici di ciascuno. Non neghiamo conforto a nessuno».

    I preti che arrivano qui vengono quasi sempre indirizzati dalle diocesi e il superiore ha un rapporto diretto con i vescovi, i primi a valutare la gravità del caso anche se spesso non sanno che cosa fare. L’approccio dei Venturini è soft, si cerca di conoscere chi si ha di fronte per capire se si è in grado di prestare un aiuto efficace. In certi casi l’accoglienza equivale a una custodia: è capitato che l’istituto sia stato indicato come luogo dove un prete potesse scontare gli arresti domiciliari per avere commesso abusi o irregolarità economiche nella gestione della parrocchia. E la prima terapia è quella di ritrovarsi non più da soli, ma in una comunità di persone che non giudicano il passato di chi hanno davanti.

    http://www.ilgiornale.it/news/cronache/l-quipe-trento-che-cura-i-sacerdoti-pedofili-e-alcolisti-1391690.html